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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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ò  3  7<^é 


DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE     INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SAirri,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  COHCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NO!f 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA     PONTIFICIA,    EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA  SANTITÀ  PIO   IX. 


VOL.  LVI. 


IN     VENEZIA 

DALLA     TIPOGRAFIA     EMILIANA 
MDCCCLII. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIOx\E 


S  T OR  I CO -ECCLESI ASTICA 


PRO 


PRO 


rROTONOTARI  APOSTOLICI, 

Protonolariis  apostoUcis.  Sono  di  3  spe- 
cie. I.*  I  piotonotari  apostolici nwmer^ri 
e  partecipanti,  così  delti  dal  loro  stabile 
numero  e  dagli  emolumenti  che  parteci- 
pano, formanti  il  cospicuo  collegio  prela- 
tizio di  primo  rango,  tanto  celebre  per  la 
sua  antichità  ,  come  per  le  distinte  pre- 
minenze e  rare  prerogative  di  cui  venne 
fi-egiato  in  ogni  tempo.  2.^  I  protonotari 
apostolici  soprannumerari  non  parteci- 
panti che  non  fanno  parte  di  detto  illu- 
stre collegio,  né  godono  veruno  emolu- 
mento, bensì  posseggono  tutti  i  privilegi 
de'partecipanti,  tranne  alcuni  particolari 
propri  del  collegio,  essendo  chiamati  ad 
instar partecipantium,  cioè  a  gu\sa  e  simi- 
litudine de'partecipanti.  3.^1  protonotari 
apostolici  titolari  o  di  onore,  differiscono 
dagli  altri  protonotari  che  sono  veri  pre- 
lati, ed  essi  non  lo  sono,  anche  nell'abito 
prelatizio  che  è  nero,  mentre  i  nominati 
l'hanno  paonazzo.  I  notari  furono  così 
detti  perchè  in  origine  servivansi  delle 
abbreviature  o  sieno  note  per  scrivere  ve- 
locemente, quindi  Protonotaro,  Prolono» 


la rius,  con  voce  greco-latina  fu  dello  il 
primo  notaro.  Nella  chiesa  di  Costanti- 
nopoli il  protonotaro  era  il  primo  ufficia- 
le del  secondo  ordine  clericale,  a  cui  toc- 
cava esaminare  i  lettori  della  chiesa,  scri- 
veva i  testamenti  e  le  manumissioni  degli 
schiavi,  non  che  scriveva  le  lettere  e  man- 
dava gli  ordini  del  patriarca  agli  altri  pa- 
triarchi, agli  arcivescovi  ed  ai  vescovi  che 
riconoscevano  la  sua  autorità.  Io  che  ri- 
levasi da  Macri,  Noi.  de'vocab.  ecclesia' 
stici^e  da  altri.  Osserva  Tomassini,  che 
a  tempo  di  Carlo  Magno,  quello  che  pri- 
mo era  tra'notari  della  chiesa,  appella- 
vasi  Arcinotaro  o  Protonotaro.  Marini 
negli  Archiatri,  fa  menzione  del  Protono- 
/ano  delia  curia  Capitolina,  ch'era  nomi- 
nato dal  Papa.  Dipoi  il  protouotarato  ca- 
pitolino, ossia  delia  civica  magistratura 
romana,  venne  dai  Papi  attribuito  al 
Senatore  di  Roma,  il  quale  Io  faceva  e- 
sercitare  mediante  corrisposta  da  un  no- 
taro del  suo  tribunale,  che  perciò  pren- 
deva il  nomedii.°  notaro  0  protonotaro, 
e  durò  finché  nell'ottobre  1847  '"'^  eoa 
detta  curia  soppresso,  quando  il  regnante 


4  PRO 

Pio  IX  ristabilì  il  Municipio  romano. 
Nel  1 83 1  si  slam  pò  in  Roma  :  Statala  ven. 
Collega  dd.  Notarioruni  Curiae   Capi- 
tolinae  eorumqiie  facullas  et  privilegia. 
Air  articolo  Notaro,  come  di  quello  che 
scrive  e  nota  le  cose  e  gli  atti  pubbli- 
ci, parlai  meglio  delle  sue  diverse  eti- 
mologie, denomÌDi)zioni  e  modi  di  scri- 
vere; rilevando  ancora  l'antichità  e  im- 
portanza del  nobile  e  grave  officio,  il  qua- 
le Io  fu  di  dignità  nella  chiesa  romana 
fino  dai  primi  secoli  e  di  due  sorta,  cioè 
ordinari  e  regionari,  venendo  promossi 
a  questi  gradi  quelli  che  li  meritavano 
pei  servigi  resi  alla  stessa  chiesa,  narran- 
do altresì  a  chi  in  progresso  di  tempo  fa 
dato  il  privilegio  di  crearli  e  come  ne  ve- 
nivano investiti.  Fu  sempre  in  tanta  esti- 
mazione e  singolare  pregio  il  grado  di  prò- 
tonotario  apostolico,  anche  come  dignità 
della  chiesa,che  nella  gerarchia  della  pre- 
latura, dopo  i  vescovi  è  il  più  onorevole 
e  distinto;  ondei  Papi  volendo  levare  al 
cardinalato  senza  precedente  carriera  pre- 
latizia i  propri  nipoti  (come  per  l'ultimo 
fece  Clemente  XII), ed  i  figli  o  parenti  di 
sovrani  o  grandi  principi,  ovvero  qualche 
ragguardevolissimo  personaggio,  o  con- 
giunto di  quel  Papa  che  gli  ave^no  crea- 
ti cardinali,  per  restituzione  dell'onorifì- 
cenza,  senz'altro  prima  espressamente  li 
dichiararono  prelati  protonotari  sopran- 
numerari, di  che  si  può  vedere  moltis- 
simi esempi  nelle  biografìe  de'cardinali, 
ritenendolo  degno  della  graduazione  per 
l'immediata  promozione  alla  sublime  di- 
gnità cardinalizia.  Riferisce  Marchesi, De/ 
proto  notariato  p.  i6,  che  Leone  X  nel- 
la celebre  promozione  di  3o  (3 1)  cardi- 
nali, senz'altro  requisito  e  graduazione 
vi  comprese  i4  protonotari  per  chiarez- 
za di  sangue  (3  erano  suoi  nipoti),  per 
autorità  e  per  virtù  meritevoli  di  essere 
a  quell'eminente  posto  esaltati,  né  con  al- 
tra qualificazione  vennero  promossi,  a  ri- 
serva di  due  poc'anzi  entrati  nell'ordine 
episcopale  e  riportandone  i  nomi,coiros- 
servazione,  che  forse  non  si  leggerà  ac- 


PUÒ 
daduto  il  somigliante  nelle  altre  classi  del- 
la prelatura.  Veramente,  avendo  esami- 
nato detta  Promozione  (f^.),  trovai  che 
IO  propriamente  non  aveano  altra  qua- 
lifica, anzi  Cesi  era  pure  reggente  nellii 
cancelleria.  Noterò  ancora,  che  Alessan  - 
dro  Vili  nel  suo  breve  pontificato  creò 
1 4  cardinali  in  3  promozioni;  nella  i."  il 
proprio  pronipote  senza  essere  investito 
di  alcuna  carica;  nella  -2.'  di  i  i  cardinali 
fra'(|uali  un  altro  pronipote  e  5  chierici 
di  camera,  però  uno  era  divenuto  teso- 
riere; nella  3."  un  chierico  di  camera,  ed 
un  affine  senza  carica.  Si  disse,  che  tanti 
chierici  di  camera  promossi  in  breve  tem- 
po, ebbe  per  fine  di  fare  introitare  alla 
camera  buona  somma  di  denaro,  essen- 
do allora  uffizi  venali  e  Placabili  (f^.),  Olì' 
de  il  successore  Innocenzo  XII  ne  abolì 
la  vendita.  Marchesi,oltre  l'antipapa  Cle- 
mente VII,  riporta  i  seguenti  Papi  stati 
protonotari  apostolici. Adriano  l,cioèno- 
taro  apostolico  regionario,BonifacioVIII, 
Gregorio  XI,  Bonifacio  IX,  Giovanni 
XXIII,  Martino  V,  Eugenio  IV,  Paolo 
II,  Pio  IH,  Leone  X,  Paolo  III,  Marcello 
li,  Pio  IV,  Paolo  V,  Urbano  VIII,  In- 
nocenzo XI.  Aggiungerò,  oltre s.  Damaso 
Idei  367,Clemente XIII  del  1758,6 quei 
Papi  che  per  essere  stati  canonici  delle 
Basiliche  patriarcali  di  Roma,  andaro- 
no fregiati  del  protonotariato  prima  del 
pontificato,  per  privilegio  concesso  a  quel- 
le insigni  chiese. 

L'origine  del  nobilissimo  collegio  dei 
protonotari  apostolici  di  i."  classe,  detti 
partecipanti  o  di  numero,  la  riportai  al  ci- 
tato articolo  NoTARO,  e  meglio  ed  anche 
coH'autorità  di  Cenni  e  Galletti  a  Primi- 
cerio DELLA  s.  Sede,  insieme  alle  impor- 
tanti notizie  de'  primiceri  e  secondiceri 
della  stessa  sede  apostolica,  ragguardevo- 
li e  amplissime  dignità  della  chiesa  roma- 
na, come  de'selte  notari  regionari  e  altri 
notai  i  apostolici,  loro  molteplici  e  auto- 
revoli incombenzee  preminenze,  quali  uf- 
fiziali  del  sagvo  PalazzoLateranense{P^.), 
piiaieggiaodo  tra  gli  uffizi  palatini  quelli 


PRO 

del  primicerio,  e  del  seconcliceno,  il  qua- 
le essendo  custode  de'sagri  scrigni  o  Ar- 
chivio della  s.  Sede  (F.),  divenne  anco- 
ra Bibliotecario  di  s.  Chiesa  (F.).  Nei 
medesimi  articoli  dichiarai,  che  a  sì  co- 
spicui notari   nel  secolo  XIV  successe- 
ro i  protonolari  apostolici  per  consen- 
so de*  tanti  scrittori  che  vanta  il  colle- 
gio de'  Protonolari  apostolici  di  nume- 
ro fisso,  ad  instar  de'  quali  i  Papi  isti- 
tuirono i  soprannumerari;  indi  istituiro- 
no ancora  gli  onorari  o  titolari,  e  quel- 
li vacabili,  de'quali  lutti  infine  ne  darò 
le  notizie.  Adunque  l'origine  antichissi- 
ma de'protonotari  apostolici,  come  gli  ac- 
cennati ed  altri  scrittori,  la  feci  derivare 
dalle  disposizioni  del  4-°  Papa  s.  Clemen- 
te I  del  93,  quando  divise  Roma  in  7  re- 
gioni ecclesiastiche,  perchè  reputando  ne- 
cessaria e  utile  la  compilazione  degli  atti 
àe" Martiri  (V.)^  per  eccitare  i  fedeli  a 
seguirne  l'eroico  esempio,  a  ciascuna  po- 
se un  nolaro,  che  perciò  si  chiamò  nota- 
vo regionario j  per  raccoglierli,  sceglien- 
do a  questo  geloso  uffizio  persone  di  pro- 
vala integrità,  diligenza  e  fedeltà,  deno- 
minandosi il  loro  capo  Priniicero,  quan- 
do formarono  collegio  o  scuola  (Zaccaria 
ritiene  che  nel  544  8'^  fosse  formata).  A 
questi  ordinò  scrivere  con  pubblica  fede 
le  genuine  gesta  de'primi  gloriosi  cara- 
pioni  del  cristianesimo,  le  loro  azioni  più 
eroiche,  la  specie  de'supplizi,  la  qualità 
delle  morti,  il  luogo  del  martirio,  il  sito 
del  sepolcro  o catacombe,  acciò  per  la  fu- 
ria delle  Persecuzioni  [P^.)  non  se  ne  per- 
desse la  memoria,  e  per  la  varietà  e  vi- 
cende de'tempi  non  se  ne  confondessero 
le  testimonianze  sincere, ondePiazza  chia- 
mò i  notari  regionari,  primogeniti  pre- 
lati della  chiesa  universale,  DeWEusevo- 
logio  romano  trai.  5,  cap.  26:  Del  col- 
legio de'protonotari  apostolici.  Zaccaria, 
Disseri.  t.  I  ,  dissert.  9,  Sopra  i  notai 
ecclesiastici ,  citando  Zornio  :  De  nota- 
rionini  in  prima  ecclesia  iisu,  crede  che 
s.  Clemente  I  scegliesse  i  7  notari  regiona- 
ri da  que'uolari  cristiani  che  periti  nello 


PRO  5 

«cri  vere  con  note,  si  frammischiavano  tra 
gli  altri  spettatori  de'  giudizi,  e  con  gran- 
dissima celerità  quanto  ai  martiri  acca- 
deva, extra  cancellos  obduclo  velo  scri- 
vevano, e  poi  con  bel  carattere  lo  rico- 
piavano per  uso  delle  chiese.  Si  chiama- 
vano Exceptores  e  pare  che  V Ecceltora- 
to  fosse  il  1 .°  grado  nel  chiericato.  Indi 
Papa  s.  Antero  per  ricercare  con  diligen- 
za e  riporre  negli  archivi  delle  chiese  gli 
atti  de'marliri,  che  i  notarr  raccoglieva- 
no con  somma  fedeltà,  patì  il  marlirio 
nel  2  38.  Gli  successe  s.  Fabiano,  il  quale 
per  maggiore  precauzione  e  scrupolosa 
esattezza,  destinò  7  suddiaconi,  uno  per 
regione,  affinchè  soprintendessero  e  ve- 
gliassero sui  notari  e  gli  assistessero  in 
opera  tanto  santa,  ed  ancora  perchè  scri- 
vessero gli  atti  distesamente  e  non  con 
iscrittura  accorciata  e  abbreviature  co- 
me solevano  fare,  donde  ebbero  princi- 
pio i  Martirologi  [F.),  e  quindi  li  depo- 
nessero nello  sciinio santo o archivio,  del 
quale  divennero  custodi  con  altri  mini- 
stri notari,  ma  detti  scrinari,  che  più  tar- 
di furono  I  2,  e  poi  essendosi  aumentati, 
verso  il  secolo  IX  ebbero  a  capo  il  Pro- 
toscrinario[F.).  In  questo  archi  vio  o  seri - 
nio  ben  presto  si  formò  un  prezioso  te- 
soro e  miniera  inesausta  della  chiesa,  per- 
chè eziandio  vi  si  posero  gli  atti  de'con- 
cilii,  l'epistole  indirizzateai  Papi,  e  le  co- 
pie di  quelle  che  essi  scrivevano  per  re- 
gola di  fede  e  di  disciplina  ecclesiastica. 
Cessate  le  persecuzioni  della  chiesa,  e  per- 
ciò l'occasione  di  scrivere  le  passioni  dei 
martiri, s.  Giulio  I  del  336  diede  ai  notari 
regionari  nuove  incombenze  e  pubblica 
autorità  in  servigio  della  s.  Sede  e  dei  Pa- 
pi, e  per  le  cause  degli  ecclesiastici,  doven- 
do scriverne,  registrarne  e  conservarne  i 
documenti,  le  ordinazioni  e  lelettere  pon- 
tificie, e  tener  conto  di  tutto  quanto  spet- 
tava alla  chiesa  romana;  essendo  in  se- 
guito impiegati  in  gravissimi  affari,  nel 
governo  Ae.  Patrimoni  della  s.  Sede  (^'.), 
e  spediti  legati  e  nunzi  della  medesima 
in  diverse  regioni.  Anche  questa  istitu- 


6  PRO 

zionedeifa  chiesa  romana,  fu  imitala  dal- 
le altre  chiese  d'oriente  e  d'occidente,  le 
quali  talvolta  fecero  da  essi  correggere  i 
codici  mss.  A.  Martire  celebrai  la  dili- 
genza de' vescovi  in  far  registrare  ne'Dìt' 
liei  [F.)  e  sagre  tavole  i  martiri,  anche 
al  tempo  delle  persecuzioni.  Inoltre  par- 
lai a  Martire  dei  differenti  awirfe^wtìtr- 
liri,  come  di  quelli  proconsolari  o  presi- 
diali, di  cui  trattai  anche  a  Provincia  par- 
landode'proconsoli, dicendo  legali  gli  at- 
ti scritti  dai  notari  gentili  e  perchè.  la 
seguito  dai   notari  regionari  derivò  la 
Cancellerìa  apostolica  [F .),  della  quale 
fanno  parte  tuttora  i  protonotaridi  nu- 
mero, essendo  notaro  della  s.  Sede  e  del 
sagro  Concistoro  il  cardinal  Fice- Can- 
celliere. Nel  più  volte  citato  articolo  Pri- 
micerio DELLA  s.  Sede,  narrai  ch'egli  col 
secondicerio  e  coi  notari  regionari  inter- 
veniva alle  elezioni  de'  Papi,  ed  a  tutte 
le  funzioni  che  celebravano  pubbliche  e 
palatine.  Di  più, che  il  primicerio  ne'pri- 
mi  secoli  fece  parie  del  sagro  triumvira- 
to che  governava  la  Chiesa  in  sede  va- 
cante, nell'assenza  del  Papa,  e  finché  il 
nuovo  eletto  non  era  ordinato,  come  ca- 
po delle  dignità  palatine,  avendo  pure 
luogo  ne'concilii.  Un  notaro  regionario, 
la  festa  innanzi  che  si  avesse  la  Stazione, 
l'intimava  e  avvertiva  in  qual  luogo  do- 
vesseadunarsi  il  popolo' e  il  clero,  e  do- 
ve sarebbe  andata  la  processione  col  Pa- 
pa. Vi  sono  esempi  che  un  notaro  regio- 
nario esercitò  anche  1'  uffizio  di  scrina- 
rio.  Accresciuto  poi  iu  Roma  di  molto  il 
numero  de' notari  comuni,  quelli  della  s. 
Sede,  cioè  i  7  notari  regionari,  per  la  toro 
antichità  e  per  il  lustro  delle  loro  beneme- 
renze egrado  eie  vato,per  distinzione  ed  ec- 
cellenza furono  purechiamali  Protonota- 
ri,  ed  eziandìo  Protonotari apostolici, heU' 
che  come  osserva  Cassaneo,  j«  Syntagm. 
jur.  univ.  lib.  if,  cap.  4 1  >  n.°  8,  nelle  boi  - 
le  e  costituzioni  pontificie  si  sottoscrives- 
sero col  solo  nome  di  notaro.  Con  Gal- 
letti a  Protoscrinario  potei  registrarne 
due  col  titolo  di  protouolario;  Giorgio 


PRO 

dell'827  prolonotariì  patriarchio  Late- 
ranensij  Melchisedech  del  go5,  protone- 
tarli  s.  Sedis aposlolìcae:  di  più  dice  Gal- 
letti, che  protonolario,  protoscrinario  e 
primiscrinio  vuol  dire  una  slessa  cosa.  Os- 
serva inoltre  Galletti  che  il  decano  del 
collegio  degli  attuali  protonotari,  rappre- 
senta l'antico  Primicerio,  il  quale  era  il 
decano  dell'antico  collegio  de'nolari  re- 
gionari, e  sembra  che  ci  di  venisse  per  an- 
zianità; e  Nardi,  De'parrochi  t.  2,p.  2o4, 
celebrando  i  protonotari  apostolici,  ritie- 
ne che  da'  primi  tempi  della  Chiesa,  dac- 
ché cominciaronoaservivla,con  serienon 
interrotta  tuttora  fioriscano.  Riganti,  De 
protonotarii  p.  22,  n."  97,  Protonotarii, 
idest,  primi  notarli,  seu  principes  /iota- 
riorum,  Jiierunt  appellati.  A  p.  2.5,  n.° 
128  aggiunge  che  compete  loro  il  titolo 
di  Magistri,  e  scrivendo  Innocenzo  III 
a  Massimo  notaro,  lo  chiamò  Magistro 
Maximo  notario  nostro. 

Dopo  il  lungo  e  funesto  scisma,  deri- 
vato dalla  lunga  assenza  de'Papi  da  Ro- 
ma che  soggiornarono  in  Avignone,  elet- 
to Martino  V  nel  i4'7  «'idonò  la  pace 
alla  Chiesa  e  riordinò  gli  uffici  della  cu- 
ria romana.  Quindi  colla  hoWa  In  A  pò- 
stolicae  saedis,  stabilì  a  favore  de'prolo- 
notari  partecipanti  le  tasse  sulla  spedizio- 
nedelle  bolle  di  provvista  delle  chiese  ve- 
scovili e  abbazieconcisloriali,  per  la  sot- 
toscrizione delIebolleapostoliche.Da  tem  • 
pò  immemorabile  godendo  i  protonotari 
partecipanti  la  precedenza  sugli  arcive- 
scovi e  vescovi,  anche  nelle  cappelle  pon- 
tificie, nel  celebre  congresso  convocato 
in  Mantova  [F^)  da  Pio  li  insorsero  di- 
vette questioni  di  preminenze  sui  posti 
da  sedere,  e  gli  arcivescovi  e  vescovi  ri- 
corsero al  Papa  per  vedersi  preceduti  dai 
protonotari  partecipanti,  mentre  nel  sa- 
gro ministero  erano  successori  degli  apo- 
stoli. Pio  II  prendendo  in  considerazio- 
ne le  loro  rimostranze,  colla  bolla  Cuin 
servare  in  rebus  ordìneni,  data  in  Man- 
tova a' 12  giugno  14^9»  Bull.  lioni.  t.  3, 
par.  3,  p.  Q7, accordò  agli  arcivescovi  e 


PRO 
vescovi  la  precedenza  sui  prolonolari,  i 

quali  sono  da  lui  chiamati:  »»  Notariorum 
nostrorum.quo  vulgo  Piotonolarios, qua- 
si per  excellentiam  quamdatn,  non  ab  re, 
consuetudo  vocitat".  Su  di  che  osservò 
CoheUio,  Notilia  cardi nalaius^cap.  i8  : 
De  protonolariis  apostolicis ,  per  dare 
maggiore  risalto  all'eminenza  del  proto- 
notariato:  •»  Dignitas  veroadeoexcellens 
in  ecclesia  Dei  fui  tjUtusque  ad  Pii  II  tem- 
pora episcopos  praecessisse  ex  ejusdem 
Pontificissanclione  innotescal".  Cheru- 
bini giuniore  ecco  come  spiegala  disposi- 
zione di  Pio  1 1,  nel  compend.  addici.  Bui- 
lam  Schol.  2:  Citr  episcopis  haec  prae- 
cedentia  debetiir?  Quia  episcopi  locuni 
tenent  Apostolorum,  protonolarii  aiiteni 
assìniilantur  Evangelistis,  ciini  sint  de- 
pittati  ad  scribenda  acta  Pontijicis.  Per 
compensare  Pio  II  il  discapito  de'proto- 
notari,  colla  stessa costituzionestabiPi, che 
4  de'piìi  anziani  del  numero  ne'concistori 
pubblici  e  seraipubblici  vi  dovessero  as- 
sistere in  luogo  più  decoroso  presso  il  Pa- 
pa, ed  in  loro  assenza  altrettanti  de'so- 
prannumeri  li  supplissero:  presentemen- 
te i  soprannumerari  non  suppliscono  a 
quelli  di  numero.  »  In  consistoriis  vero 
publicis  (  ubi  de  rebus,  quae  geruntur, 
ut  aulhentica  conficiant  ìnstrumenta  ro- 
gari  consueverunt  )  quatuor  ex  iis,  qui 
numerarli  dicuntur,  et  eisdem  absenti- 
bus,  totidem  ex  aliis  secundura  institu- 
tionera  eorum  seniores  juxta  gradum  a- 
postolici  soliìhonorabìliorem  teneant  lo- 
cum,  sedique  noslrae  proximiores  assi- 
deaut".  Oltre  a  ciò,  Pio  lì  dopo  la  pro- 
mulgazione della  bolla,  a  decoro  del  col- 
legio de'protonotari,  conferì  il  protono- 
tariato a  Lodovico  d'Albret  della  regia 
stirpe  di  Francia,  ed  a  Francesco  Gon- 
zaga figlio  del  marchese  di  Mantova, clie 
poco  dopo  creò  cardinali.  Paolo  II  sta- 
bilì che  non  si  potessero  creare  protono- 
tari  se  non  di  20  anni,  costumandosi  di- 
spensare dall'età  i  nipoti  de'Papi,  e  dei 
principi  o  loro  figli;  ma  il  rocchetto  solo 
compiti  i  10  anni  potessero  assumerlo. 


PRO  7 

Nel  voi,  VII,  p.  180  notai  che  Alessan- 
dro VI,  in  virtù  di  santa  obbedienza  e  sot- 
to pena  di  scomunica,  proibì  agli  uffiziali 
di  cancelleria  di  sottoscrivere  le  lettere 
di  spedizione  di  bolle  pei  benefizi  con- 
cistoriali, come  vescovati  e  abbazie  aim/- 
liiiSjSe  prima  non  avesse  posto  la  sua  fir- 
ma un  protonotaro  partecipante;  e  che 
la  disposizione  avendola  approvata  Giu- 
lio II  nel  i5o6  con  costituzione  de'  17 
marzo,  si  eseguisce  ora  dal  segretario  del 
collegio.  Adriano  VI  col  moto-proprio 
che  ricordai  nel  voi.  Vili,  p.  253,  dispo- 
se che  3  protonotari  apostolici  parteci- 
panti intervenissero  sempre  alle  cappel- 
le, sotto  pena  di  scomunica,  e  quando  il 
Papa  celebrare  personaliter  contingente 
vi  debbono  assistere  lutti.  Sisto  Vnel  ri- 
formare e  ampliare  gli  uffizi  f'acabUi, 
colla  bolla  Romanus  PonlifeXjde  1 6  no- 
vembre  i585,  Bull.  Rom.  ì.  4,  par.  4» 
p.  1 6  r ,  al  numero  de'7  protonotari  par- 
tecipanti aggiunse  altri  5,  formando  il 
collegio  di  1 2  prelati,  CoUegiuni  notario' 
rum  sedis  apostolicae  de  numero  par- 
tecipantium,  ordinando  che  ogni  prolo- 
notariatosi  dovesse  comprare  collo  sbor- 
so di  scudi  1 2, 5oo,  laonde  introitò  il  te- 
soro pontificio  scudi  62,5oo,  aggiungen  - 
do  al  collegio  l'annua  rendita  dì  scudi 
1980  da  pagai-si  dalla  camera  apostoli- 
ca, cioè  da  prelevarsi  dai  dazi  delle  do- 
gane e  tesorerie  della  provincia  del  Pa- 
trimonio di  Viterbo  ossia  di  Bieda,eda 
quella  di  Spoleto.  Osserva  il  commenta- 
tore della  Relazione  della  corte  di  Ro- 
ma ne!  I  774>chequantunque  ii2  proto- 
notariati  erano  venali  per  acquistarsi  me- 
diante il  pagamento  della  nominala  som- 
ma, però  non  si  soleva  concederli  che  a 
ragguardevoli  e  idonei  personaggi;  ed  in 
fatti  il  cardinal  Petra,  Comment.  ad  Con- 
stit.  Pii  II,  t.  5,  n.  22  e  2g,  encomia  il  col- 
legio con  queste  splendide  parole. "Hujus- 
modi  protonolariorum  collegiura  semper 
fuit  in  maxima  veneratione,  lum  quiii 
ut  plurimum  nobiliores  ex  familiìs  Ila- 
iiac,  dum  praelaliliura  gradura  assum- 


8  PRO 

psere,  Ingiedi  solebant,  tum  quia  ex  eo 
ingei)s  cai'dinalium  nutnerus,  et  derauin 
ex  lionorabiliori  loco,quem  obtinent  su- 
per omnes  praelalos".  Vedasi  il  Rigan- 
ti, De  protonotariisy  p.  53,  n.°  2,  p.  76, 
n.°  I  :  »  Suuima  tamen  praefatae,  non 
obdignitalem  protonolariatus  persolvi- 
tur,  sed  proptertemporalia  emolumenta 
ofBcioadnexa".  Inoltre  Sisto  V  colla  bol- 
la Laudahilissedis  apostolicae,  de'5  feb- 
braio i586,  presso  detto  Bull.  p.  i63, 
confermò i  tanti  privilegi  (eccettuati  i  re- 
vocati dal  concilio  di  Trento),  emolu- 
luenli  e  prerogative  del  collegio  de'pro- 
tonolari  apostolici  partecipanti,  ed  altri 
molti  benignamente  concesse.  11  Luna- 
dorochequalcheanno  dopo  scrisse  la  Re- 
lazionedella  corte  di  Roma,  riferisce  che 
1'  offizio  di  protonotario  partecipante  si 
comprava  per  settemila  scudi  d'oro  (cioè 
1 2,55o  d'argento)  e  fruttava  4oo  annui 
scudi  d'oro  (660  d'argento),  narrando 
che  quando  Clemente  Vili  in  Ferrara 
(/^.)  congiunse  in  matrimonio  1' arcidu- 
chessa d'Austria  Margherita  con  Filippo 
III  re  di  Spagna  per  procura,  ne  fece  ro- 
gare solenne  islrumentoda  mg/  Barbe- 
rini protonotario  partecipante,  poi  Ur- 
bano Vili,  come  afferma  anche  Amyde- 
nio,  Depielate  romana  p.  2  1 7,  De  prò- 
thonolariis  apostolicis.  Aggiungerò  che 
rogò  pure  l'atto  dello  sposalizio  tra  l'ar- 
ciduca d'Austria  yVlberto  e  Isabella  so- 
rella di  detto  re,  fatto  dallo  stesso  Papa. 
Volendo  Clemente  Vili  innalzare  al  car- 
dinalato il  gran  Baronio  annalista  e  suo 
confessore,  sapendo  quanto  abborrisse  le 
dignità  ecclesiastiche,  pochi  mesi  prima 
e  sedente  in  trono  lo  dichiarò  protono- 
tario apostolico,  con  precetto  rigoroso 
d'ubbidienza; ed  irremovibile  nelsuo  in- 
tendimento, non  cedendo  dlle  angoscio- 
se preghiere  e  ragioni  di  Baronio,  a  for- 
za lo  fece  spogliare  degli  abiti  e  vestire 
i  prelatizi  che  appositamente  avea  ordi- 
nati. Non  si  può  leggere  senza  edificazio- 
ne morale  il  bel  contrasto  tra  il  saldo  Pon- 
tefice e  il  ripugnante  Baronio,  la  cui  te- 


PRO 

nacità  dovette  suo  malgrado  cedere,  ri- 
portandone la  descrizione  dello  stesso  Ba- 
ronio il  p.  Menoehio,  Sttiore  t.  3,  cent. 
9,  cap.  66. 

Gregorio  XVnell'istituire  la  beneme- 
rentissi  ma  Congregazione  de  propaganda 
fide  (/^.)  vi  annoverò  il  prelato  Agucchi 
protonotario  apostolico  ,  come  dissi  nel 
voi.  XVI,  p.  243  e  254»  parlando  dell'  i- 
stituzione  fatta  dal  successore  Urbano 
Vili  dell'  intervento  d''un  protonotario 
partecipante  a  detta  congregazione ,  per 
registrare  gli  atti  di  quelli  che  soffrirono 
il  martirio  per  la  propagazione  della  fede 
e  compilarne  il  processo  ,  come  pratica- 
vano gli  antichi  protonolari  :  aggiungerò 
le  promesse  notizie  sul  protonotario  sta- 
tuilo da  Urbano  Vili,  importanti  nel  ri- 
flesso della  rinnovazione  dell'  originario 
olfìzio  e  per  esercitarsi  nella  vastissima 
e  immensa  giurisdizione  del  cosmopoli- 
tico sagro  istituto.  L'elezione  del  proto- 
notario apostolico  della  s.  congregazio- 
ne di  propaganda  si  trova  registrata  ne- 
gli atti  dell'  adunanza  o  congregazione 
generale  tenuta  avanti  Urbano  Vili  ai 
6  febbraio  1626  col  seguente  decreto, 
nel  quale  viene  specificalo  anche  1'  og-- 
getto.  M  Quoniam  freqnenter  in  eccle- 
ya  Dei ,  et  potissimum  haec  nostra  ae- 
tate  propter  diversas  haereses  pessimo- 
rum  hominum  malitia  exortas,  calholici 
diris  infidelium,  vel  haereticorum  perse-» 
cutionibus,  exilia,  carceres,  aliasquepoe- 
nas  ,  et  denique  mortem  ipsam  fortiter 
sustinent  prò  calholica  fide,  et  multoties 
contingit,  ut  in  sagra  congregatione  de  il- 
lorum  confessionibus,  gestis  ac  martyriis 
fiat  relatio.  Patres  veterum  Poulificum 
permotiexeraplo,  unanimi  consensu  cen- 
suerunt  unum  ex  protonotariis'apostoli- 
cis  in  ipsa  congregatione  ad  scribendum 
esse,  qui  confessorum,  et  marlyruui  ge- 
sta quae  in  ea  referentur,  scribat,  ut  et 
tantorum  virorum  praestanlissima  virtus 
ad  Dei  gloriam,ipsorumque  laudem  itn- 
mortalitati  consecretur,  et  posteris  exem- 
pla  verae  fortitudinis  ad  imitanduw  re- 


PRO 

linquantiir,  et  cum  iuter  Palres  diiccpta- 
'relnr  de  protonotario  apostolico  in  eoa- 
gregatiune  adsciscendo  SS.  D.  N. Caidi- 
nalibus  omnibus  approbantibus,elegit  in 
ptolonotiuiutn  s.  Congregalionis  R.  D. 
Pelrum  Sanesiuui".  Di  poi  Urbano  Vili 
nella  congiegazione  generale  de'3o  giu- 
gno 1626,  udito  il  parere  de'cardioali,  so- 
stituì a  detto  prelato  mg/  Antonio  San- 
tacroce, e  nella  congregazione  de'  9  no- 
vembre ordinò  la  spediaioue  del  breve, 
nel  quale,  premessa  la  succinta  storia  dei 
7  notari  istituiti  da  s.  Clemente  1,  si  con- 
cessero in  perpetuo  dal  Papa  quelle  fa- 
coltà che  esercitavano  tali  notari,  e  quel- 
la fede  in  loro  sì  riponesse,  che  a  quelli 
si  avea.  »  i.°Ut  facilius, et  certius  rela- 
tionem  in  eadera  s.  cong.  facere  valeat 
de  gestis  martyrum,  qui  quocumque  in 
loco  Orbis  terrarum  a  die  institutae  cong. 
de  prop.  (Ide  passi  sunl,  aut  infuturum 
patientur,  testisin  romana  curia  repertos, 
aut  reperiendos  d.  ptis"  gestis  informatos 
recipeie,  et  examiuare  possit,  eorumque 
examina  seu  processus  in  publicam  ,  et 
aulheuticam  forniam  redigere.etexami- 
nibus,  ac  processibus  praefatisabeo  sub- 
scriptis,  et  subsignatis,  piena  fìdes,  sicut 
ptor  septera  notariorum  a  Clemente  I 
praefato  institutorum  atte  stationibu.s,  et 
scripluris  habeatur.  2. °Quod  de  ptis' ge- 
stis martyrum  scripturas  quascumque 
undequaque  Romani  altatas  examinare, 
et  illas,  cum  opus  fuerit,  in  curia  reco- 
gnosci  facere  per  habentis  notas  maous, 
et  sigilla  in  eadem  curia  repertos. 3.°  Quod 
quarumcumque  scripturarura  ad  mar- 
tyrum gesta  pertinentium,  quae  ad  ejus 
manus  pervenient,  transumpta  cooficere, 
illasque  authenticare  possit,  et  valeat, 
transumptisqué  ptis"  ab  eo  subscriptis,  et 
subsignatis  piena  fides,  sicut  origioalibus, 
penes  ipsum  existentibus  adhibeatur  ". 
Al  prelato  Santacroce  successe  mg. ^  Rai- 
mondi, al  quale  Urbano  VIU  nella  con- 
gregazione de'6  settembre  1 63 o,  nel  ca- 
so d'impedimento  o  di  assenza,  surrogò 
mg.'  Coi  si.  Dell'adunanza  de'  i4  luglio 


PRO  9 

1643  si  legge  :wSS.  D.  N.  ne  s.  congre- 

gatiodiutius  prothonotario  apostolico ca- 
reat,  mandavit  R.mo  Aloisium   Homo- 
daeum  prothonotarium  apostolicum  ex 
collegio  partecipantium  intimari, ut  eidem 
congregationi,  duranti  absentia  RR.DD. 
Corsii,  et  Raimondi,  iuterveniat".  In  se- 
guito variato  il  sistema  di  adunare  la  con- 
gregazione di  propaganda  avanti  il  Pa- 
pa^  sembra  che  il  protonotario  apostoli- 
co fosse  nominato  dal  Pontefice  prima 
nelle  udienze  del  prelato  segretario,  quin- 
di con  biglietto  di  segreteria  di  stato.  Nel- 
l'udienza de' ig  gennaio  1682  Innocenzo 
XI  a  proposizione  del  segretario  nominò 
mg."^  Farsetti.  A'22  novembre  1 697  prin- 
cipiò la  serie  de'protonotari  apostolici  del- 
la congregazione  nominati  dal  Papa  In- 
nocenzo XII  con  biglietto  di  segreteria 
di  slato  ,  cioè  da  mg.*"  Costaguti   all'o- 
dierno mg.r  Prospero  Caterini  nominato 
da  Gregorio  XVI  anche  consultore  della 
medesima  congregazione,  come  si  legge 
nel  n.°i6  del  Diario  di  Roma  iS^3,oia 
decano  dell'illustre  collegio,  ed  esercente 
questa  onorifica  carica.  iSeliSiy  per  as- 
senza da  Roma  del  protonotario  mg.' U- 
golini,  con  bigliellode'  1 1  maggio  fu  sur- 
rogalo mg.'Riario,  ambedue  al  presente 
cardinali.  Ho  letto  in  alcune  memorie, 
che  per  assenza  o  infermità  de'prelati  se- 
gretari di  propaganda,  ne  fece  le  veci  mg.* 
protonotario  apostolico  di  propaganda. 
Inoltre  Urbano  Vili  nell'attribuire  alla 
Congregazione  de'riU[F'.)  la  compilazio- 
ne degli  atti  del  martirio  de'23  Martiri 
del  Giappone  (/^.),  chefulai.' causa  dei 
martiri  dalla  medesima  trattata  e  con- 
chiusa, secondo  Lambertiiii  poi  Benedet- 
to XIV,  De  canon.  SS.  Febr.  t.  i,lib. 
ijCap.  3o,n.°7,  stabilì  che  di  essa  faces- 
se sempre  parte  un  prelato  protonotario 
apostolico  partecipante,   come  dissi  an- 
cora nel  voi.  VII,  p.  3  1 3,  onde  esercita- 
re l'antichissimo  officio.  Gli  atti  del  loro 
martirio  si  vedono  ne'Bollandisti,.r^cf.  SS. 
Febi\  l.  \,  p.  740.  Marcliesi,  p. io, dice 
che  spetta  ai  protonotari  partecipanti  la 


IO  PRO 

struttura  de'processi  della  Beatificazione 
e  Canonizzazione  (F'.)  de'sanli,  avendo 
a  questo  eflelto  decretato  Urbano  Vili 
a*  12  marzo  1642  (come  affermano,  De 
Luca,  Relat.  Curiae  rom.  disc.  44-  "-"s^ 
e  Matta,  De  canoniz.  sanclor.  par  3,  cap. 
2,  p.  4^7)»  ^^^  '3  fabbrica  de'processi  e 
l'esame  de'testimonisi  dovesse  fare  avan- 
ti un  protonotario  del  numero  de' parte- 
cipanti; che  per  maggior  cautela  fossero 
.sottoscritti ,  e  che  il  notaro  destinato  a 
ricevere  le  deposizioni  de'  testimoni  ed  a 
metterle  in  iscritto,  esser  dovesse  in  tut- 
to a  disposizione  e  subordinalo  al  proto- 
notario. A  Ili  Scapi  che  abbracciai!  det- 
to decreto,  ne  aggiunse  altro  il  cit.  Lam- 
l)ertini,  1. 1,  cap.  7,  ciocche  deve  farsi  la 
scelta  del  protonotario  dal  Papa,  cui  si  ap- 
partiene di  conoscere  il  fondo  della  dot- 
trina e  il  merito  del  soggetto,  e  che  per 
taleelezione  egli  acquista  il  grado  di  con- 
sultore della  stessa  congregazione  de'ri- 
ti,  dimodoché  senza  la  di  lui  presenza  e 
ratifica  sarebbe  invalido  ogni  atto ,  e  le 
prove  in  una  materia  così  gelosa  verreb- 
bero come  insussistenti  e  illegittime  ri- 
gettate. In  mancanza  del  segretario  della 
congregazione  de'riti,  supph  il  protono- 
tario, come  sotto  Clemente  XI  fece  Col- 
Jicola,  per  l'infermità  del  segretario  In- 
ghirami.  Il  protonotario  interviene  alla 
funzione  della  Beatificazione  e  della  Ca- 
nonizzazione, ricevendo  le  vite  e  le  im- 
magini del  beato  o  santo,  e  per  la  cano- 
nizzazione anche  un  quadro  grande  del 
medesimo  dipinto  a  olio,  come  lo  ricevono 
gli  altri  consultori.  Attualmenteè  proto- 
notario apostolico,  per  scelta  fatta  dal  re- 
gnante Pio  IX,  mg.^  Stefano  Bruti,  co- 
me si  legge  neWeNotizie  di  Roma  del  1 852. 
Alessandro  VII  col  breve  jElr  romani 
Pontlficis,  de'  4  settembre  i  &5&  ,  Bull. 
Rom.  t.  6,  par.  4>  p»  37, confermò  i  pri- 
vilegi, onori,preminenze  e  prerogaii  ve  dei 
protonotari  apostolici  de  numero  par  le- 
cipantiuntj  particolarmente  quelli  con- 
cessi da  Sisto  V  nel  1 586  e  da  Urbano 
Vili  con  breve  de'5  settembre 1 639,000- 


PRO 

cedendo  le  medaglie  d'oro  e  di  argen- 
to a  ciascuno  de'  11  prelati  del  collegio, 
che  si  sogliono  incidere  e  dispensare  nel- 
la funzione  del  possesso,  e  per  la  festa  dei 
ss.  Pietro  e  Paolo  in  signum  honoris.  Nel 
n.°  8234  del  Diario  di  Roma  del  1771 
si  riporta  che  mg. "^  Gio.  Archinto  (perchè 
divenuto  maggiordomo  ,  come  nel  voi. 
XLI,p.  272),  avendo  venduto  il  suo  pro- 
tonotariato apostolico  partecipante,  Io 
comprò  l'ab.  Giuseppe  Pignattelli,  cugi- 
no di  mg."^  Francesco  (poi  cardinale)  pa- 
rimenti del  medesimo  collegio,  e  ne  pre- 
se colle  solite  formalità  il  possesso,  ed 
assunse  1' abito  prelatizio.  Il  collegio  al- 
l'epoca dell*  invasione  francese,  in  virtù 
della  bolla  di  Sisto  V  godeva  annui  scu- 
di 1 584,  più  dalle  porzioni  delle  tasse  chia- 
vaaleseruilia  minuta (pvovenìenl'ì  dall'an-  ; 
nate  e  da  altro,  e  di  cui  a  Dateria  e  al- 
trove), scudi  649.  Essendo  gli  uffici  dei 
protonotari  partecipanti  vacabili ,  i  pos- 
sessori di  essi  a  seconda  delle  leggi  di  quel 
governo  liquidarono  i  loro  crediti, ed  eb- 
beognuno  pelcapitaledi  franchi  i  3,586, 
la  rendita  assegnata  di  franchi  i  358.  Sic- 
come questa  rendita  consisteva  in  cartel- 
le di  rescrizione  (^lìeWequaVi  nel  voi.  XL, 
p.  159),  col  mezzo  delle  quali  furono  com- 
prati beni  delle  corporazioni  religiose  det- 
te mani  morte  (per  quanto  dissi  nel  voi. 
XLII,  p.  i3o  e  i3i),  così  dopo  il  ripri- 
stinamenlo  del  governo  pontificio  avendo 
dovuto  la  camera  apostolica  competìsare 
i  proprietari  di  que'beni, fece  sue  le  ren- 
dite de' vacabili  liquidati,  in  conseguenza 
di  che  tutti  i  proventi  certi  del  collegio 
divennero  camerali. Non  successe  però  lo 
stesso  degl'incerti  derivanti  dalle  lauree, 
mentre  essendo  abolito  a  quel  tempo  il 
collegio  de'  protonotari,  non  si  esercita- 
vano più  gli  antichi  privilegi ,  ne  la  ca- 
mera li  poteva  esercitare.  Ma  quando  nel 
1814  dopo  il  ritorno  di  Pio  VII  il  colle- 
gio rientrò  nel  rango  primiero, cominciò 
nuovamente  ad  esercitare  que'  privilegi 
che  gli  furono  conservati,  e  far  sue  le  re- 
lative propine,  come  ancora  ottenne  che 


k 


I 


PRO 
a  lilolo  di  esercizi  fossero  prelevali  dalle 
somme  de'vacabili  scudi  2^:  5o,  ed  a  que- 
sti siaggiungesseroaltriscudiio.perchèsi 
credè  lipi istillato  all'assistenza  incancel- 
leiia.  Per  non  dire  altro ,  la  quota  che 
il  collegio  ritrae  dalla  camera,  ad  essala 
riversa  come  succeduta  ai  diritti  de'va- 
cabilisti,  detratti  gli  esercizi  e  le  tasse  di 
cancelleria,  e  l'emolumento  mensile  del 
segretario  del  collegio.  Laonde  gli  emo- 
lumenti restati  al  collegio  sono  circa  scu- 
di 638  annui,  ripartiti  come  segue.  Scu- 
di 168  pel  mensai^ato  di  quel  prelato  che 
assiste  alle  cappelle  (sebbene  i  protono- 
tari  partecipanti  v'intervengono  in  mag- 
gior numero,  ed  anche  a  tutte  le  proces- 
sioni, concistori  e  altre  solenni  funzioni), 
126  per  l'assistenza  in  cancelleria,  i44 
per  6  lauree  a  scudi  24  per  ciascuna,  200 
per  tasse  di  canceileriaoconcistoriali.il 
prolonotariato  partecipante  vacava   per 
morte,  per  professione  religiosa,  per  ma- 
trimonio, per  libera  dimissione,  per  pro- 
mozione al  cardinalato  ed  alle  chiese  ve- 
scovili o  abbaziali  administraùonemha- 
benteni,  dice  Riganti.  Per  l'accennata  li- 
quidazione de'vacabili,  il  cospicuo  colle- 
gio de''protonotari  apostolici  partecipan- 
ti formandosi  soltanto  de'  superstiti  pre- 
Iati  Pialletti  e  Ugolini,  che  avendo  liqui- 
dali i  loro  vacabili  colla  loro  promozio- 
ne si  andava  ad  estinguere  il  collegio  rae-» 
desimo,  il  PonteficeGregorioXVI  a  man- 
tenere il  lustro  di  questo  ceto  de  Prelati 
(^.),  4  giorni  prima  di  elevare  al  cardi- 
nalato mg.'"  Ugolini,  coir  autorità  della 
costituzione  Ncminem  certe  lalel,Ae°\\% 
febbraio  i838,  dopo  aver  celebrato  l'o- 
rigine e  le  beuemerenze  del  collegio, de- 
rogando alle  costituzioni  di  Sisto  V  ,  lo 
ripristinò  nel  suo  primiero  splendore  e  nel 
numero  della  sua  antica  istituzione,  for- 
uiandolodiy  prelati ecol  titolo:  Collrg'min 
Protonotarioruni  aposlolicorum  parleci- 
pantiuntj  dichiarando  che  vi  ammette- 
rebbe,  «  viris,  qui  et  laudem  virtutum, 
et  eximiis   in  rem  ad  sacram  et  publi- 
cam  oieritis  probatissimi,  a  i>^ubis ,  et  a 


PRO  1 1 

Romanis  Pontificibus  successoribus  No- 
stris  erunt  adlegendi.  Tis  vero  sic  adle- 
ctis  et  renunciatis,  omnia  et  singula  jura, 
privilegia,  indulta,honores,  et  emolumen- 
la,  quibus  «idem  Protonotarii  apostolici 
partecipantes,  exercitii  titulo,  adhuc po- 
titi sunt,  omnino  conferimus,  atljicimue, 
et  attribuimus".  Nel  n.°i  6  del  Diario  di 
Roma  i838  si  pubblicò  questa  pontifi- 
cia disposizione,dicendosicheil  Papa  con 
biglietti  della  segreteria  per  gli  affari  di  sta- 
to interni  nominò  a  tale  ecclesiastica  di- 
gnità i  mg.i  Mangelli-Orsi,  Nardi-Valen- 
tini,  Vannicelli-Casoni,  Meli -Lupi -Sor.!- 
gna,  Cagiano  de  .Azevedo,  Medici  di  Otta- 
jano,  i  quali  6  prelati  sono  stati  ammessi 
in  esso  collegio,  dopo  averne  otlenutodat- 
la  dateria  apostolica  la  corrispondente 
schedola  di  molo  proprio  :  così  preceden- 
do ad  essi  nig.^  Pianetti  vescovo  di  Vi- 
terbo e  Toscanella,  già  appartenente  al 
prefato  collegio,  fu  completo  il  numero  dei 
7  protonotari  apostolici  partecipanti,  ri- 
pristinato colla  prefata  costituzione.  Tut- 
ta la  curia  romana  applaudì  all'operato 
dal  gran  Pontefice,  per  aver  conservato 
il  1°  collegio  de'prelati  della  s.  Sede,  le 
cui  glorie  sono  congiunte  con  quelle  del- 
la venerabile  antichità  che  vanta,  e  ven- 
ne solennizzato  l'avvenimento  con  quel- 
l'accademia di  cui  parlai  nel  voi.  XLVII, 
p.  58,  leggendosi  nella  dissertazione  che 
■vi  fu  pronunziata  gli  encomi  per  la  ri- 
prìstinazione  d'  un  collegio  così  nobile  e 
che  per  primo  fu  fondalo  in  Roma,  al- 
l'antico numero  di  soli  7  protonotari, 
de'  quali  era  principale  ufficio  raccoglie- 
re, trascrivere  e  custodire  le  memorie 
e  i  fatti  de'  prodi  atleti  di  Gesù  Cristo, 
perchè  Roma  cristiana  fiooda'primi  tem- 
pi conobbe  assai  bene  quanta  verace  glo- 
ria e  utilità  a  lei  derivasse  dai  trionfi  di 
que'magnanimi  e  fu  sollecita  de'suoi  fa- 
sti. "Collegio,  che  eziandio  ne'secoli  a  noi 
vicini  è  stalo  illustrato,  per  tacer  d'altri 
molti,  dai  nomi  di  s.  Gaetano  da  Tiene 
fondatore  de'7e^^>»'(^.),  dis.  CarloBor- 
romeo  cardinale  (nipote  di  Pio  IV  che 


ri  PRO 

con  bolla  degli  8  novembre  1 564  aumen- 
tò i  privilegi  del  collegio),  del  ven.  car- 
dinal Baronio,  e  del  ven.  Innocenzo  XI  ". 
Indi  Gregorio  XVI  nominò  mg.''  Meli- 
Lupi-Soragna  (ora  uditore  della  camera 
apostolica  e  qua] pretato  di  fioccheUi  non 
appartiene  più  al  collegio)  consultore  del- 
la s.  e.  de'riti  e  protonotario  apostolico  di 
essa  congregazione,  e  mg,'"  Cagiano  de  A- 
zevedo  consultore  della  s.  e.  di  propagan- 
day?fi?e  e  protonotario  apostolico  della  me- 
desima congregazione.  Non  contento  Gre- 
gorio XVI  di  avere  quasi  richiamato  a 
nuova  vita  l'antichissima  istituzione,  be- 
nignamente esaltò  al  cardinalato  diversi 
personaggi  del  novello  collegio,  cioè  nel 
1839  i  mg.i  Pianetti  e  Vannicelli  ;  nel 
1843  mg. "^  Mangelli;  nel  1844  »  mg. i  Ca- 
giano e  Simonctti;  inoltre  ammise  nel 
collegio  i  prelati  Antonelli,  Roberti  e  Viz- 
zardelli  che  meditarono  il  cardinalato  dal 
regnante  Pio  IX  {^■),  laonde  l'odierno 
collegio  rapidamente  va  ad  emulare  le 
glorie  dell'antico. 

Prerogative,  privilegi  e  altre  notizie  sul 
collegio  de'  protonolari  apostolici  par- 
tecipanti. 

L'  abito  de'  protonotari  apostolici  è 
quello  del  Prelato,  che  prima  era  distin- 
to dagli  altri  prelati,  non  essendo  a  tut- 
ti concesso  il  co/ore  paonazzo  e  il  rocchet- 
to, sopra  il  quale  assumono  la  ww/zfe//ef- 
ta  o  la  cappa.  Prima  dalla  camera  apo- 
stolica alla  morte  del  Papa  ricevevano  le 
vesti  prelatizie  di  lutto  o  coruccio  nere, 
per  la  coronazione  del  nuovo  quelle  pao- 
nazze, con)e  pure  attestano  Lunadoro  e 
Piazza.  Leggo  nel  Bovio,  La  pietà  trion^ 
fante,  p.  192,  parlando  degli  ufUìziali  di 
cancelleria  apostolica:  Protonotari  apo- 
stolici partecipanti  ^  che  usando  al  cappel- 
lo il  cordone  e  fiocco  nero,  citando  Co- 
hellio  che  ne  fu  testimonio  contempora- 
neo ,  Paolo  V  glieli  concesse  paonazzi , 
quando  cioè  gli  altri  prelati  li  portavano 
neri.  Ciò  e  meglio  notai  a  Cappello  dei 
PRELATI,  riportando  il  decreto  e  dicendo 


PRO 
ancora,  che  per  avere  Alessandro  VII  ac- 
cordalo eguali  cordoni  e  fiocchi  paonazzi 
agli  Uditori  di  rota  (^.)e  Clemente  X 
ai  Chierici  di  camera  {V.),  prerogativa 
sino  allora  goduta  dai  soli  protonotari  , 
vedendosi  questi  privali  del  particolare 
distintivo, domandarono  al  Papa  d'intar- 
siare l'argento  nel  cordone  e  fiocchi;  ma 
la  congregazione  de'cardinali  perciò  de- 
putata, con  quella  discussione  e  decreto 
che  riprodussi,  dispose  che  potessero  u- 
sare  il  cordone  ed  i  fiocchi  rosacei  o ros- 
si ,  quali  tuttora  adoffferano  ne' cappelli 
usuali  e  ne' cappelli  pontificali  che  assu- 
mono nelle  cavalcate;  ma  ivi  pure  rimar- 
cai, che  le  concessioni  pontificie  ai  diver- 
si collegi  e  ceti  prelatizi  pel  colore  de'cor- 
doni  e  fiocchi,  non  fu  pei  cappelli  usuali, 
sibbene  pei  pontificali  e  semi-pontificali, 
e  neaddussi  le  prove,  per  dichiararne  l'in- 
valsa consuetudine  dell'  uso  domestico. 
Marchesi  a  p.  29, discorrendo  delle  que- 
rele fatte  dai  protonotari  quando  videro e- 
stesa  ad  altri  ciò  ch'era  loro  privativa  ono- 
rificenza, diceche  mosso  Clemente  X  da  sì 
giuste  doglianze,  e  dal  riflesso  che  merita- 
va il  protonotariato  di  essere  distinto  an- 
cora nel  seguo, essendo  già  stato  accorda- 
to il  cordone  e  fiocco  d'oro  ai  cardinali 
(con  fettuccia  rossa, e  al  cappello  nero,  sen- 
za farsi  innovazione  al  vero  Cappello  car- 
dinalizio, Fe^//),  per  l'a vanti  da  essi  usa- 
to di  seta  color  porporino,  diede  ai  pro- 
tonotari così  cospicuo  distintivo.  Questo 
stesso  cordone  e  fiocco  senz'  oro,  alcuni 
cardinali  sogliono  usarlo  in  campagna  e 
ne'  viaggi,  portando  in  sede  vacante  la 
semplice  fettuccia  rossa  senza  oro,  anche 
nel  cappello  rosso;  nel  qual  tempo  e  come 
dissi  nel  luogo  citato  e  altrove,  tutti  i  pre- 
lati ad  eccezione  dei  vescovi  sostituiscono 
al  cappello  una  fettuccia  di  seta  nera  per 
segnale  di  lutto;  e  che  però  i  soli  mag- 
giordomo e  maestro  dicamera,  ed  i  pro- 
tonotari apostolici  continuano  a  portare 
l'usuale,  finché  il  cadavere  del  Papa  non 
è  sepolto.  Questa  particolarità  ne'proto- 
notari  apostolici  sarà  derivata  dall'esse- 


PRO 
re  eglino  stali  i  più  antichi  prelati  della 
Famiglia  ponlificia  (f^.J,  e  consideran- 
dosi tuttora  famigliari  e  commensali  del 
Papa  ,  come  dichiarano  le  bolle  spedile 
in  loro  favore,  per  cui  sino  a  che  non  fu 
abolita  neil'incominciar  del  corrente  se- 
colo la  parte  di  palazzo  (  di  cui  nel  voi. 
L,  p.  2o5  ),  ogni  protonotario  riceveva 
dalla  panetterìa  e  tinello  del  palazzo  a- 
postolico  quotidiane  distribuzioni  di  pa- 
ne, ciambelle  e  vino.  Distintivo  de'pro- 
tonotari  è  pure  1'  Anello  (P' .)  d'  oro  ,  il 
quale  non  possono  usare  i  prolonotari  so- 
prannumerari, di  cui  parlerò  poi,  cele- 
brando la  messa.  Intervengono  in  cappa  a 
tutte  ìeCappelle  pontificie, aWeProcessio- 
ni,  alle  Cavalcate  come  dei  Possessi  e  ad 
alcune  Cappelle  prelatizie  i»\  modo  e  con 
quelle  particolarità  che  descrissi  con  det- 
taglio a  tali  articoli.  Alle  cappelle  e  altre 
funzioni  pontifìcie,  colla  distinzione  d'es- 
sere intimati ,  come  pure  rilevò  Piazza, 
dal  Cursore  apostolico  (/■^)  ,  nella  per- 
sona del  decano  del  collegio.  Questo  di- 
vide l'assistenza  e  il  servigio  che  i  prolo- 
notari partecipanti  prestano  in  dette  cap- 
pelle e  finzioni  al  Papa  in  quattro  trime- 
stri, in  ognuno  de'quali  tre  protonotari 
disimpegnano  le  onorevoli  incombenze, 
benché  v'  intervengano  in  numero  mag- 
giore, massime  nelle  solennità  e  processio- 
ni. Siedono  nel  decoroso  banco  dietro  ai 
cardinali  diaconi ,  e  nell'ordine  gerarchico 
sono  dopoi  vescovi  consagrati,  ed  i  4p'e- 
lati  di  fiocchetti;  ma  a'  tempi  del  Mar- 
chesi, che  pubblicò  l'opera  nel  i  yS  r ,  non 
\i  era  compreso  il  maggiordomo.  Questi, 
al  dire  di  Riganti  e  prima  che  fosse  anno- 
■verato  tra'prelati  di  fiocchetti,  s'era  pro- 
tonotario soprannumero, sedeva  pel  t  ."nel 
banco  de'prolonotari  partecipanti  :  a  suo 
tempo  (lySi)  i  protonotari  cedevano  la 
precedenza  ai  soli  prelati  di  fiocchetti  go- 
vernatore, uditore  della  camera  e  tesorie- 
re, oltre  i  vescovi.  I  detti  pielali  di  fioc- 
chetti quando  devono  cedere  il  loro  po- 
sto ai  vescovi,  in  occasione  che  vestono 
gli  abiti  sagri,  si  recano  al  banco  de'pro- 


PRO  i3 

tonotari  e  siedono  prima  di  loro,  come  il 
banco  più  onorifico  della  prelatura,  della 
quale  tranne  ì  banchi  de' vescovi  ed  i  del- 
ti prelati  di  fiocchetti,  le  altre  classi  sie- 
dono in  banchi  minori  o  sopra  gli  ultimi 
gradini  del  trono  papale  o  del  presbite- 
rio. Nel  voi.  XLI,  p.  142  dissi  perchè  Gre- 
gorio XVI  stabilì, che  quando  il  maestro 
di  camera  non  è  vescovosia  fatto  subilo 
protonotario  soprannumero  e  sieda  do- 
po il  I  ."protonotario  partecipole.  Mar- 
chesi a  p.  2  3  crede  che  sarebbe  dovuta 
ai  protonotari  la  precedenza  sui  nunzi , 
quando  sono  fuori  di  loro  giurisdizione  o 
non  fossero  consagrati  vescovi;  di  più  ri- 
ferisce, che  fu  posta  in  dibattimento  e  de- 
cisa la  precedenza  ,  che  controversa  ad 
essi  veniva  dal  Sagrista  del  Papa  [P'.) 
quando  non  è  ve$co\o,l^e\i' incensazione, 
nel  ricever  la  pace,  ìe  candele,  \e  ceneri, 
mediante  il  decreto  della  congregazione 
de'riti  de' 12  febbraio  1098,  confermato 
a'27  luglio  1601.  In  questo  venne  Fiso- 
luto,  che  non  solo  si  compete  ai  protono- 
tari la  preferenza  dal  sagrista  in  tutti  t 
mentovati  atti,  ma  per  troncare  ogni  fu- 
tura vertenza  anche  dal  commendatore 
dis.  Spirito ,àa\\  archimandrita  di  Messi' 
na,  e  dagli  aZiia/i  generali  che  hanno  l'u- 
so della  mitra  nella  cappella  papale,  de- 
creto che  fu  poiratificatoa'i  Sluglio  1 65 1. 
I  protonotari  partecipanti  nelle  pontificie 
funzioni  attendono  il  Papa  nella  Carne» 
ra  de' paramenti  {f.),  ove  assunti  il  Pa- 
pa gli  abiti  sagri  al  Letto  de'  paramenti 
{/'.),  il  prefetto  de'mae5/r/</e//e  crremo- 
nie  pontificie  consegna  a  due  de'detli  pro- 
tonotari i  lembi  o  fimbrie  anteriori  della 
pontificia  veste  chiamata  Falda  (F.),  le 
quali  lasciano  giunto  che  sia  il  Papa  al 
GemiflessorÌG[T'' .),  detto  pure  Faldisto- 
rio {1^-),  da  CUI  alzandosi  il  Papa  suben- 
trano a  prendere  i  lembi  della  falda  gli 
uditori  di  rota  quali  suddiaconi  aposto- 
lici ecappellani  del  Papa,  che  perciòfan- 
no  altrettanto  alle  occorrenze  del  rima- 
nente della  funzione.  Terminata  la  qua- 
le, nell'alzarsi  il  Papa  dal  genuflessorio, 


1 4  PRO 

i  mentovali  prolouotari  riprendono  ilein* 
bi  della  falda  e  la  sorreggono  sino  al  let- 
to de'paiauienti.  In  t(iancanza  de'prolo* 
notali  partecipanti  non  suppliscono  i  so- 
prannumerari, ma  gli  uditori  dirota.L'e* 
sercizio  di  questo  uffizio  è  assai  onorevo- 
le pei  protonotari,  perchè  incedono  im- 
mediatamente a  fianco  del  Papa,  proce- 
dendo appresso  di  loro  i  due  cardinali 
primi  diaconi  sostenitori  delle  fimbrie  del 
Manto  ponlificale{V .).  Affermano  Piazza 
ap.^S  I , e  Marchesi  a  p.26,che  in  mancan- 
za del  Principe  assistente  al  soglio,  degli 
.•^///^fl.yt'/Vz/or;  (quando  intervenivano  alle 
cappelle)  ode' vescovi(temo  ch'equivochi- 
no per  quando  ilPapa  assumeva  la  C^y^^rt, 
Fedi),  sostenitoi'i  dello  strascico  o  estre- 
mità posteriore  della  falda  (che sostengo- 
no \\  Senatore  e  Conservatori)^  spetta  a 
sorieggerlo  a'protonotari  apostolici.  Deve 
notarsi  che  nella  funzione  della  Lavan- 
da de' piedi  (/^.)  che  fa  il  Papa  nel  gio- 
vedì santo,  non  essendo  propriamente  dai 
liturgici  considerata  per  finizione  eccle- 
siastica, si  appartieneai  protonotari  apo- 
stolici il  sostenere  i  lembi  della  falda  pa- 
pale dal  letto  de'paramenli  al  trono  del 
luogo  della  lavanda  ,  così  nel  regresso. 
Leggo  nel  Gardellini,  Decreta  s.  Riluuni 
t.  7,  Siippl.  p.  S5  :  Feria  FI  in  Para- 
sceve  SS.  D.  N,  fimbrias  deferre  ad  cn- 
bicnlarios  intimos  periinet,  cimi  eo  die 
smnnius  Pontifex  sìt  absqué  pluviali  j 
qua  in  re  nulluni  proionotariis  praej'u- 
diciunt  vidttur  afferri,  qui  solemnitati- 
bus  aliis  eidem  summo  Pontifici cum  plu- 
viali, et  mitra  eo  in  ministerio  solentin- 
servire.  Che  quando  il  Papa  indossava 
la  cappa,  come  nel  venerdì  santo,  due  ca- 
merieri segreti  sostenevano  le  fimbrie  an- 
teriori della  falda  e  leposteriori  collo  stra- 
fici co  i  vescovi  assistenti  al  soglio,  lo  dissi 
nel  voi.  Vili,  p.  84-  Se  il  Papa  dalla  ca- 
mera de' paramenti  recasi  alla  Sedia  gC' 
slatoria  (^.),comee  particolarmente  nei 
pontificali,  egualmente  sostengono  i  lem- 
bi della  falda  i  protonotari  partecipanti; 
indi  essi  precedono  di  poco  la  sedia  gè- 


PRO 

slatoria,  al  modo  che  ai  rispettivi  luoghi 
dichiarai,  per  esser  pronti  a  riprenderli 
nel  discendere  che  fa  il  Papa  dalla  sedia 
per  recarsi  al  genuflessorio  per  venerare 
il  ss.  Sagramento.  Indi  alzatosi,  i  proto- 
notari tornano  a  pigliar  V  estremità  an- 
teriore della  falda  ,  ed  accompagnano  il 
Papa  alla  sedia  :  altrettanto  praticano  nel 
recesso. 

1  protonotari  apostolici  non  s'ingeri- 
scono del  servizio  ecclesiastico  delle  cap- 
pelle pontificie  e  pontificali,  nondimeno 
ho  osservato  e  descritto  quanto  qui  ri- 
cordo. Nelle  due  benedizioni  che  dà  il  Pa- 
pa nelle  cappelle  dopo  l'evangelo  e  il  ser- 
mone, ascende  al  trono  il  i.°  de'protono- 
lari  partecipanti  e  gli  sostiene  genuflet- 
tendo (  che  tutti  debbono  genuflettere 
quando  il  Papa  benedice  in  cappella^ 
lianne  i  cardinali,  ed  i  vescovi  e  gli  ab- 
bati se  sono  in  paramenti  sagri,  lo  ripor- 
tai ne'vol.  XXIX,  p.  23,  e  XXX VII,  p. 
189)  una  parte  della  fimbria  del  manto 
dalla  parte  sinistra, ed  altrettanto  ha  luo- 
go nelle  solenni  benedizioni  che  il  Papa 
comparte  dalle  loggie  maggiori  delle  ba- 
siliche patriarcali.  Ne'vol.  V,p.  72,XXI, 
p.  iS'j,  col  Moretti  dichiarai  che  non  si 
può  darne  una  ragionevole  spiegazione,  e 
forsericorda  il  sollevar  quella  borsa  o  sac- 
cone che  il  Papa  portava  perfare  elemo- 
sina, la  quale  recava  qualche  impedimen- 
to all'alzamento  delle  braccia,  come  si  usa 
senza  bisogno  alzar  la  Pianeta  (F.)  nel 
tempo  dell'elevazione,  benché  cessata  la 
causa  della  sua  antica  ampiezza  che  im- 
pediva alquanto  1'  azione  delle  braccia. 
Alcuni  opinano,  che  accedendo  il  proto- 
notario  al  trono  a  sostenere  il  lembo  del 
manto,  nell'atto  della  benedizione,  la  di 
lui  presenza  venga  ritenuta  conveniente 
per  la  legalità  dell'atto  medesimo.  Sicco- 
me anticamente  i  protonotari  precede- 
vano ai  vescovi  assistenti  al  soglio,  e  in- 
combendo a  questi  di  sostenere  la  can- 
dela quando  legge  il  Papa  (il  perchè  lo 
notai  nel  voi.  XL,  p.  i33),  se  non  inter- 
vengono supplisce  un  protouotario  par- 


PRO 
tecipante ,  come  accennai  nel  voi.  XLI, 
p.  I  7  3,  per  cui  siede  nel  loro  banco  :  nel  - 
l'anniversario  de' defunti  i844  ^'ò  fece 
mg.""  MeliLupi-Soragna  ,  che  vidi  e  re- 
gistrai, onde  qui  ne  fo  memoria.  Inoltre 
ili  mancanza  del  necessario  numero  dei 
vescovi  assistenti  al  soglio,  per  portare  le 
iisle  del  Baldacchino  (  del  quale  parlai 
il  oche  a  OMBEEtLiyo),  quando  il  Papa  por- 
ta il  ss.  Sagramento,  suppliscono  i  proto- 
iiotari  apostolici  come  il  collegio  più  de- 
qno  della  prelatura.  I  protonotari  inter- 
\  engono  alle  cavalcate  pel  Possesso  dei 
Papi  [f-".) ,  e  nelle  relazioni. raccolte  da 
Cancellieri  nelle  più  antiche  li  trovo  com- 
presi tra  il  generico  nome  di  Praelati. 
La  I.' volta  che  sono  espressamrtile  no- 
minali,  fu  nel  possesso  di  ìXicolò  V  nel 
i447-  Id  quello  d'  Innocenzo  Vili  del 
1 484  si  legge:  Prolonolarii  in  eoriim  cap- 
pis,  cavalcando  dopo  il  vice-camerlengo 
e  seguiti  dall'  uditore  e  correttore  delle 
contraddette.  Nel  i5i3  per  Leone  X  in 
cappa  e  galerati.  Nel  1  Sgo  nel  possesso  di 
Gregorio  XIV  in  mantelletti  e  rocchetti, 
preceduti  dai  vescovi  assistenti  al  soglio, 
e  seguiti  da  molti  prelati  e  referendari. 
Per  Paolo  V  neh  60  5,  enei  162  i  per  Gre- 
gorio XV,  Prolonotarii  de  numero  cum 
magnis  mantelUs ,  el  caputiis  circa  hu- 
meros,  et galeris pontifìcalibus.  Nel  1 644 
per  Innocenzo  X,  numerum  protonotarii 
apostolici ,  quibus  capita  violacei  galeri 
tegebant.  Per  Clemente  X  nel  1670,  do- 
po i  vescovi  assistenti,  Prolonotarii  denU' 
mero  partecipantiunifindutiniagnis  mari' 
lelliy  et  caputiis  violaceis ,  et  pileis  ponti' 
ficalibus  saprà  bireta  in  capite,  equitan- 
tes  mulas  phaleratas  stragulis,  et  habe- 
nis  de  lana  violacea,  indi. cavalcando  gli 
arcivescovi  e  i  vescovi  non  assistenti.  Nel 
1691  pel  possesso  d'Innocenzo  XII,  con 
mantelloni,  rocchetti  e  cappucci  al  collo 
e  cappelli  iu  testa,  cavalcando  mule  con 
gualdrappe  pontificali.  Nel  voi.  XLI,  p. 
286  riportai  diversi  posteriori  esempi,  in 
cui  il  maggiordomo  cavalcò  in  mezzo  a 
due  protouotari.  Per  Clemente  XIV  nel 


PRO  i5 

1 769 incedevanoi protonotari  dopoi  pre* 
lati  di  fiocchetti  con  ampli  mantelli, cap- 
pucci e  cappelli  pontificali  ,  sopra  mule 
bardate  di  paonazzo  e  finimenti  dorati, 
seguiti  dai  vescovi  non  assistenti  e  refe- 
rendari; così  per  Pio  VI  e  Pio  VII.  Nel- 
la cavalcata  del  1846  pel  possesso  di  Pio 
IX,  dopo  gli  arcivescovi  e  vescovi  assi- 
slenti  al  soglio,  seguivano  i  protonotari 
apostolici,  tan  to  partecipanti  che  sopi-an- 
numerari,  vestiti  incappa  con  cappuccio 
e   cappello  pontificale  nero,  foderato  di 
seta  paonazza,  con  cordoni  e  fiocchi  dì 
seta  rossi,  cavalcando  cavalli  con  gual- 
drappa di  panno  paonazzo  e  testiera  guar- 
nita di  seta  simile  ,  con  guarnimenti  di 
metallo;  indi  procedevano  gli  uditori  di 
rota  etì  i  chierici  di  camera.  Osserva  Mar- 
chesi a  p.  28,  che  nellesolenni  Cavalca' 
te  {^F.)  per  l'incontro  di  qualche  potenta- 
to o  de'cardinali  che  vengono  in  Roma 
a  prendere  il  cappello  cardinalizio,  i  pro- 
tonotari precedevano  gli  arcivescovi  e  ve- 
scovi non  assistenti  al  soglio,  e  ciò  per  due 
motivi  che  adduce  de  LucaiVi  Relat.rom. 
cur.  disc.  44j  cioè  dalla  rappresentanza 
di  famigliari  pontificii  edalla  qualità  del 
vestitOjporlando  in  quel  la  funzione  la  cap. 
pa  magna  col  cappello  rosso  (cioè  rosaceo 
o  di  seta  cremisi  )  in  capo,  mentre  i  ve- 
scovi non  assistenti  cavalcano  in  abito  pri- 
vato, e  colla  semplice  mantelletta  sopra 
il  rocchetto.  F.  Ingressi  solenni  ts  Ro- 
MA.Nelle4  annue  cavalcateper  lecappel- 
le  della  ss.  Annunziata,  s.  Filippo,  Nati- 
vità della  B.  Vergine,  e  s.  Carlo,  i  proto- 
notari cavalcavano  nel  modo  che  descrissi 
nel  voi.  Vili,  p.  i5i,  dopo  i  prelati  di 
fiocchetti,  seguiti  dagli  arcivescovi  e  ve- 
scovi non  assistenti.  Nel  voi.  X,  p.  3o5, 
3o6,  3o8,  XXYIlI,p.  53  e  54  riportai  il 
ceremoniale  col  quale  i  protonotari  par- 
tecipanti intervennero  alle  cavalcate  fu- 
nebti,  pei  sovrani  e  persone  reali  tiefim- 
te  ,  e  pei  cardinali  decano,  camerlengo, 
penitenziere  maggiore,  e  vice- cancellie- 
re. I  protonotari  partecipanti  hanno  luo- 
go ne'  concilii  ;  neh'  ultimo  celebralo  iu 


1 6  PRO 

Roma  da  BenedeUo  XIII,  mg.»'  Farsetti 
chiamò  prima  a  nome  tutti  i  cardinali  e 
gli  altri  intervenuti;  egli  con  mg."^  Ceva, 
quali  notavi  del  concilio,  rogarono  l'atto 
delle  celebrate  sessioni,  e  si  sottoscrissero 
per  r  autenticità,  cloche  narrai  nel  voi. 
XV,  p.  173,  174,  179;  e  Marchesi  ne  fa 
parola  a  p.  1  o,  essendo  necessaria  la  loro 
presenza,  non  meno  ne'concilii,  che  nei 
concistori  pubblici  e  semi-pubblici,  e  v'in- 
cedono incappa.  Nel  voi.  VII,  p.  290, 
291,  3oi  parlai  del  luogo  chene'conci- 
slori  per  la  Canonizzazione  occupano  i 
protonotari  partecipanti,  secondo  il  dispo- 
sto di  Pio  II  (anche nel  voi.  XV,  p.  2  55, 
nelle  seguenti  riportando  le  schednle  ove 
sono  nominati  i  protonotari  per  l'invito 
e  per  l'esercizio  del  loro  ministeit));  di- 
cendo pure,  che  votala  la  canonizzazione, 
dal  procuratore  fiscale  si  fa  istanza  ai  pro- 
tonotari che  se  ne  stipuli  pubblico  istro- 
mento  ,  rispondendo  il  protonotario  più 
anziano:  Confìcienius ,  chiamando  i  ca- 
pierieri  segreti  ivi  presenti  in  testimoni. 
Che  nel  giorno  della  solenne  canonizza- 
zione, dopo  che  il  Pontefice  ne  •ha  pro- 
nunziato il  decreto,  l'avvocato  concisto- 
rialechenehafatlola  postulazione,  rivol- 
to ai  protonotari  con  formola  li  pregaa 
rogare  il  pubblico  islroraento  per  eterna 
memoria,  per  cui  il  decano  o  più  anziano 
de'  preiati  protonotari  risponde  :  Con/i- 
ciemus,  e  prende  i  detti  camerieri  segreti 
per  testimoni ,  con  che  si  compie  1'  atto 
solenne.  Anticamente  i  protonotari  par- 
tecipanti ne'concistori  registravano!  pon- 
tificii decreti,  ciò  che  fa  ovaW  Segretario 
del  concistoro.  Prima  cheSistoV  istituis- 
se le  nuove  Congregazioni  cardinalizie 
(f^),  trattandosi  ne  Concistori  [f^.)  tutti 
gli  affari,  assai  frequente  era  l'accesso  in 
quelli  pubblici  de' protonotari  partecipan- 
ti, ond'essere  pronti  pei  rogiti  occorren- 
ti; ed  è  perciò  che  si  trovavano  presenti 
eziandio  ne'  concistori  in  cui  i  Papi  for- 
malmente ricevevano  gli  ambasciatori 
nella  presentazione  delle  credenziali  ,  o 
davano  l'investiture  dei  domiuii  tempo- 


PRO 
rali  della  «.Sede,  per  farne  il  rogito, co- 
me ri|ìortai  nel  voi.  XV,  p.  209.  Pertan- 
to neir  articolo  Concistoro  trattai  dei 
protonotari  apostolici  partecipanti  come 
ministri  del  sagro  concistoro, di  cuiedel- 
la  s.  Sede  n'è  primario  notaro  il  cardi- 
nal/^/ce-crtt/jce//jere^£  s.  Chiesa,  il  quale 
ne'concistori  segreti  registra  e  fa  fede  del- 
le creazioni  e  pubblicazioni  de'cardiuali, 
e  delle  provviste  de'  vescovati  e  abbazie 
nuUius,  la  quale  serve  di  base  alla  spedi- 
zione delle  bolle;  avvi  pure  il  notaro  del 
concistoro  pei  processi  de' vescovi.  Nel  me- 
desimo articolo  Concistoro  o  voi.  XV,  p. 
288,  248,  25 1,  dissi  come  i  protonotari 
partecipanti  vi  hanno  posto  distinto,  e 
che  eziandio  vi  rogano  gli  atti  per  la  so- 
lenne rinunzia  della  sagra  Porpora  car- 
dinalizia, con  ceremoniale  che  riportai  a 
questo  articolo,  come  per  altri  atti;  ed  è 
perciò  che  nelle  note  delle  tasse  che  pa- 
gano i  novelli  vescovi,  ve  ne  sono  in  fa- 
vore de'protonotari  partecipanti.  Ne'con- 
cistori dal  letto  de'  paramenti  al  trono 
pontificio  dell'  aula  concistoriale,  sì  nel- 
l'egresso che  nel  regresso,  due  protono- 
tari partecipanti  sostengono  le  estremità 
anteriori  della  falda.  Chiapponi,  Acta  ca- 
noniz.,  tratta  degli  uffizi  de'protonotari, 
tanto  per  la  falda,  che  pei  rogiti  de'con- 
cistori  semipubblici ,  pei  voti  e  sentenze 
pronunziate  dai  cardinali,  patriarchi,  ar- 
civescovi e  vescovi,  come  del  decreto  del- 
la celebrata  canonizzazione.  I  protonota- 
ri partecipanti  nella  funzione  per  l' in- 
gresso de'cardinali  in  Co«c/rtve(/^.)  giu- 
rano per  la  dilìgente  custodia  delie  rote 
del  medesimo,  ed  ordinariamente  hanno 
quelle  sotto  il  palazzetto  del  segretario  del- 
la cifra,  nell'estremità  del  Palazzo  Qui- 
rinale verso  le  4  fontane,  ene'giorni  che 
esercitano  tale  custodia  sono  trattali  a 
mensa  dal  maggiordomo,  come  governa- 
tore del  conclave. 

A  Cappelle  prelatizie  e  meglio  a  Pre- 
lato parlai  della  cappella  che  celebra- 
no i  protonotari  apostolici  nell'ottava  dei 
ss.  Pietro  e  Paolo ,  come  delle  cappelle 


PRO 
pei  funerali  de'prolonolari  defunti  col- 
l'intervento del  collegio, nel  voi.  XX VI 1 1, 
p.  68.  Inoltre  il  collegio  sempre  intervie- 
ne, ed  assiste  in  decorosi  stalli  alla  nriessa 
pontificata  da  un  vescovo  nella  Chiesa 
di  s.  Andrea  della  Falle  de'leatini,  per 
la  solenne  festa  di  s.  Gaetano  Tiene  pa- 
triarca di  tutto  il  clericato  regolare,  pa- 
dre e  principale  intercessore  della  divina 
provvidenza  (si  celebra  ancora  in  s.  Do- 
rotea,  di  cui  nel  voi.  XXVI,  p.i  66,  per 
avervi  il  santo  istituito  l'oratorio  e  soda- 
lizio del  Divino  amore,  pei  prelati,  secon- 
do r  Einerologìo  di  Piazza),  che  appar- 
tenne al  medesimo  collegio  e  n'è  protet- 
tore, come  si  pubblica  dai  giornali  uffi- 
ciali di  Roma,  per  cui  citerò  il  n."  65  del 
Diario  di  RomaìSoS,  in  cui  si  parladel- 
la  consueta  oblazione  che  i  protonolarì 
partecipanti  fanno  al  santodi  12  torcie; 
il  n."  65  del  Diario  di  Roma  i843;  ed 
ed  il  u."]  82  del  Giornale  di  Roma  i85i, 
ove  puie  si  dice  che  vi  assiste  ancora  il 
capitolo  de'canouici  della  basilica  e  chie- 
sa di  s.  Lorenzo  in  Daniaso  y  per  avere 
ufìiziato  in  detta  chiesa  de'teatini  quan- 
do si  restaurava  la  loro  basilica.  Abbia- 
mo dal  p.  Hartmann,  l'ila  di  s.  Gaeta- 
no, n.°  4?  e  seg.  (dell'edizione  di  Roma 
a  me  dedicata  nel  noverobrei846),  che 
Giulio  II  venuto  in  cognizione  de'gran- 
di  meriti,  santità  di  vita  e  profonda  dot- 
trina di  Gaetano  Tiene  lo  chiamò  a  se  e 
potè  in  lui  ammirarvi  maggiori  virtù  di 
quelle  celebrate  dalla  fama;quindi  lo  vol- 
le nel  palazzoapostolico  per  suo  famigliare 
eprelato  domestico  (nella  biografia  lo  dis- 
si anchechierico  di  camera,  per  quanto  les- 
si nel  citato  Diario  del  1 808),  sperando  la 
riformadella  corte  pel  suoesempio.  Il  san- 
to benché  presto  divenuto  in  grazia  e  con- 
fidenza del  gran  Pontefice,  si  mantenne  u- 
mile,  né  si  lasciò  abbagliare  dai  seducenti 
splendori  della  corle.Vacato  per  morie  un 
sublime  grado  di  protonotariato  parteci- 
pante, benché  fosse  vagheggiato  da  mol- 
ti anziani  e  benemeriti  della  corte,  Giu- 
lio Il  verso  il  i5o8  io  conferì  al  giova- 


PRO  17 

ne  Gaetano,  conoscendovi  un  merito  su- 
periore e  da  essei  e  preferito  agli  altri,  an- 
che per  servirsene  per  coadiutore  nel  go- 
verno di  s.  Chiesa.  Questa  prelatura  era 
in  que'tempi  in  tanta  stima,  che  chi  n'era 
investito  credeasi  prossimo  al  cardinala- 
to. Accettò  s.  Gaetano,  benché  con  ri- 
trosia del  suo  genioumile,  per  non  resi- 
stere alla  volontà  di  Dio  e  per  non  dis- 
gustare il  Papa  da  cui  era  tanto  amato 
(per  sua  morte  nel  1 5 1  3  ottenne  da  Leo- 
ne X  di  rinunziare  la  prelatura  e  ritirar- 
si dalla  corte  ).  Però  in  questo  grado  si 
portò  con  tanta  modestia,  e  con  un  tiat- 
to  sì  affabile  e  dimesso,  che  non  potevasi 
distinguere  se  non  per  l'abito  prelatizio, 
abbassandosi  sotto  gli  altri  protonotari 
suoi  colleghi,  come  di  tutti  servo  e^di  tulli 
il  minimo.  IVIa  dispose  Iddio,  in  premio 
di  quella  sua  umiltà,  che  l'eccelso  colle- 
gio de'prolonolari  partecipanti,  per  de- 
creto a  tutti  voti  emanato  nel  1676  (per 
averlo  canonizzato  nel  1671  Clemente 
X),  ogni  anno  nella  festa  del  santo  assista 
alla  messa  solenne  cantala  nella  chiesa 
teatina  di  s.  Andrea,  con  rocchetto  e  cap- 
pa magna,  e  coll'ofFerla  annua  di  12  lor- 
de di  cera  veneta  di  buon  peso,  in  ossequio 
e  venerazione  del  loro  santo  collega,  ripu- 
tandosi per  molto  avventurati  è  gloriosi 
d'aver  avuto  nel  loro  nobilissimo  ordine 
un  sì  gran  santo. 

Il  novero  dellealtre  prerogative  e  pri- 
vilegi con  cui  i  Papi  fregiarono  questo  col- 
legio prelatizio,  riuscirebbe  troppo  lun- 
go se  potessi  farlo,  e  suppliranno  i  molti 
trattatisti  che  citerò  in  fine,  quindi  mi 
limiteròad  accennarne  i  principali, anche 
per  quanto  mi  resta  a  dire  de'prolono- 
lari soprannumerari  e  de'prolonolari  ti- 
tolari. Leone  X  ne  confermò  i  privilegi 
colla  hoWaRtgìrnini  universalis  ecclesiae; 
Paolo  III  avendone  concesso  de'singolari 
ai  Referendari  {T'.),  Sisto  V  colla  bolla 
Laitdabilis,  li  eslese  ai  protonotari  par- 
tecipanti, la  cui  sostanza  è  che  i  prelati 
cociore  benefìzi,  prebende,  beni,  cappel- 
lanij  famigliari  e  servi,  debbano  andare 


.8  PRO 

esenti  dalla  visita, correzione,  superiorità 
e  dal  dominio  degli  ordinali  locali,  du- 
rante il  corso  di  loro  vita,  non  dovendo 
soggiacere  alle  pubbliche  decime,  gabelle 
e  dazi,  se  non  imposti  dall'autorità  della 
s.SedejComechè a  questa  immediatamen- 
te soggetti  e  perciò  liberi  da  qualunque 
altra  giurisdizione.  Né  solamente  gli  esen- 
tò dalla  spirituale  giurisdizione  che  si 
compete  ai  vescovi  e  altri  prelati,  ma  an- 
cora dalla  temporale  de'presidi,  de'gover- 
natori  e  di  qualunque  superiore  per  di- 
gnità ecclesiastica  e  ci  vile  costituita,  come 
de'delegati,suddelegati  della  s.  Sede,  non 
dovendosi  riconoscere  che  il  supremo  tri- 
bunale pontificio.avanti  il  quale  si  doves- 
sero convenire,  incorrendosi  pena  di  nul- 
lità e  attentato  chi  fabbricasse  processi 
contro  i  prelati.  ìNon  solo  Sisto  V  colla 
comunicazione  de'privilegi  de'prelali  re- 
ferendari, come  osserva  Marchesi,  accor- 
dò a'protonotari  apostolici  l'mdulto  del- 
l'altare portatile,  che  per  concessioni  gra- 
tuite e  rimuneratorie  si  estende  ai  pro- 
tonotari  soprannumerari,  che  entrano  a 
parte  delle  prerogative  onorifiche,  non 
delle  lucrative;ma  volle  ampliarne  la  fa- 
coltà. Ai  protonotari  dunque  è  permes- 
so d'innalzare  l'altare  portatile  in  qua- 
lunque luogo  idoneo  benché  non  sagro, 
ed  anche  ne'tempi  deW Interdetto  (>^  .), 
purché  essi  non  siano  stati  provocatori  o 
abbiano  data  occasionea  quella  grave  pe- 
na ecclesiastica;  non  chedi  trasferirlo  ove 
loro  piace,  senza  ingerenza  degli  ordina- 
vi: secondo  Macri,  con  l'intervento  alla 
messa  de'loro  famigliari,  la  quale  posso- 
no anticipare  prima  dell'aurora  e pospor- 
la  dopo  mezzodì.  Opina  Marchesi  p.  4^, 
che  sebbene  questo  privilegio  fu  nel  lyoS 
da  Clemente  XI  ristretto,  col  moto- pro- 
prio che  vieta  ai  vescovi  e  altri  prelati 
maggiori  l'erezione  degli  altari  fuori  del- 
le loro  abitazioni  nelle  case  laicali,  cui  se- 
guì la  restrittiva  del  memoralo  concilio 
romano,  per  altro  moderato  pei  vescovi, 
cioè  che  non  si  debba  intendere  de'Iuo- 
ghi  dove  per  viaggi  o  per  la  visita  fosse - 


PRO 

ro  ospitati,  nondimeno  la  legge  crede  nou        j 
debba  estendersi  sopra  le  persone  non 
espresse;  laonde  avendo  i  protonotari  ac-        ! 
quislalo  per  titolo  oneroso  e  rimunera- 
torio tale  prerogativa,  crede  non  potersi 
togliere  o  diminuire  senza  speciale  di- 
chiarazione del  Papa,  per  cui  anche  in 
Roma  i  protonotari  continuaronoa  frui- 
re dell'indulto.  In  questi  oratorii  viene  lo- 
ro permesso  di  celebrare  o  di  ascoltare 
la  messa,  anche  ne'giorni  più  solenni  e 
che  si  sogliono  eccettuare  ai  nobili  laici, 
spiegando  pure  in  senso  favorevole  il  con- 
trario decreto  riferito  da  Merati.  Egual- 
mente Sisto  V,  come  avea  fatto  Paolo  III 
coi  referendari,  che  loro  concesse  le  in- 
segne pontificali  dentro  le  chiese  abba- 
ziali  da  loro  tenute  in  commenda,  per 
meglio  condecorare  il  protonotariato,      m 
diede  facoltà  agl'insigniti  del  grado  sa-      I 
cerdotale  di  pontificare  nelle  messe  so- 
lenni in  qualunque  chiesa  ancorché  cal- 
leàva\e,mitra  et  (fuibuscumg  ne  aliis  pori' 
tìficalihus  insignibus,  fuori  della  romana 
curia,di  consenso  del  vescovo  qualora  fos- 
se presente.  In  Roma  poi  ed  in  ogni  luo- 
go assumono  e  depongono  i  paramenti 
sagri  all'altare,  usano  il  canone  e  l'istro- 
mento  palmatoria  delta  bugia,  portano 
l'anello  con  gemma  nel  celebrare,  ser- 
vendosi alla  lavanda  delle  mani  del  ba- 
cile e  boccale  d'argento  o  altro  metallo, 
tutte  antiche  prerogative,  che  vennero 
riconosciute  dai  cardinali  e  dal  segreta- 
rio Febei  della  congregazione  de'riti,  e 
da  una  dichiarazione  di  mg.'^Gambarucci 
prefetlodelle  ceremonie  pontificie.  Inol- 
tre Sisto  V compartì  facoltàa'protonolari 
partecipanti  di  creare  in  Roma  collegial- 
mente adunati,  e  fuori  in  ogni  parte  per 
commissione  e  in  nome  comune  e  anche 
proprio,  dottori  di  legge  civile  e  canoni- 
ca, e  d'ogni  allra  facoltà  e  scienza  lette- 
raria; d'istituire  notari  senza  numero  li- 
mitato, per  fare  autentici  documenti;  di 
cancellare  le  macchie  del  nascimento, con 
tibilitare  per  l'illegittimità  de'natali  gli 
spuri  alle   cariche  pubbliche  e  alle  sue- 


PRO 
cessióni,  purcliè  l'abilitazione  non  sia  in 
pregiudizio  de'Iegittimi,  oè  si  tratti  d  en- 
liteusi  o  altri  beni  dipendenti  dalle  chie* 
se;  di  eleggere  ogni  anno  un  protonota - 
rio  di  titolo  o  d'  onore  ,  extra  iirbem  , 
la  nomina  del  quale  andar  dovesse  per 
turno  tra'r  più  antichi;  e  di  spedire  le 
lettele  declaratorie,  per  l'esenzioni  spet- 
tanti a  questi  protoiiotari; diede  loro  l'au- 
torità di  formare  nuovi  statuti,  pel  buon 
regola  mento  e  decoro  del  collegio,  dichia- 
rando, che  nell'atto  stesso  in  cui  sono  atn- 
iDessi  nel  numero,  si  riputassero  descritti 
nel  ruolo  ùe'preluli  domestici,  de'fami- 
gliari  poutiGciie  de'referendari  di  segna- 
tura, entrando  a  parte  delle  loro  esen- 
zioni e  prerogative;  che  ad  essi  si  doves- 
se somminisli-are  la  poi*zione  giornaliera 
del  pane  chiamalo  onorario, ^a/iem  Ao- 
itoiisj  che  nella  cappella  si  dassero  loro 
le  cancLle,ìe palme  e  gli  Agnus  /)e/,del- 
la  stessa  qualità  che  si  distribuisce  ai  ve- 
scovi; che  non  solo  accordava  loro  l'uso 
del  rocchetto  e  della  cappa  magna,  ma 
anche  come  gli  altri  della  famiglia  pon- 
tilicia  le  vesti  lugubri  alla  morte  de'  Pa- 
pi e  le  violacee  nella  crea/ione  de' suc- 
cessori ;  che  quando  il  Papa  con  solenne 
pompa  cavalca^  dovessero  intervenire  al- 
la cavalcata  immediatamente  dopo  e  nel 
modo  stesso  che  i  vescovi  assistenti  al  so- 
glio; di  potersi  eleggere  un  confessore 
approvato,  cui  il  Papa  conferisce  la  fa- 
coltà di  assolverli  una  volta  l'anno da'casi 
riservati  alla  s.  Sede,  tranne  5;  di  libe- 
rarli dalie  censure  incorse  e  di  cui  fos- 
sero allacciati,  e  di  commutar  loro  i  voti 
in  altre  opere  pie;  l'abilitazione  di  con- 
seguire benefizi  e  prebende  di  paesi  stra- 
nierij  come  fossero  nazionali.  Ai  proto- 
notari  furono  conce-^^e gratis  le  spedizio- 
ni delle  bolle  apostoliche  per  qualunque 
beneficio  ecclesiastico  e  pontificia  prov- 
vista; venne  dato  il  permesso  di  tenere 
armi  per  loro  ed  affini  e  pei  propri  do- 
mestici, dato  l'indulto  di  poter  disporre 
anche  de'beni  di  chiesa  sino  alla  somma 
di  7.000  ducali  d'oro,  come  affermano 


PRO  19 

Riganti,  Lunadoro  e  Piazza:  il  i."  ag- 
giunge chea  veano  luogo  neWeàixc  segna- 
ture, il  2.°  che  il  più  anziano  avea  luo- 
go in  quella  di  grazia,  e  quelli  che  citi- 
no dottori  dell'una  e  1'  altra  legge  veni- 
vano ammessi  nel  numero  de'referenda • 
ri.  Quantoalla  facoltà  di  conferire  la  lau- 
rea dottorale,  dopo  avere  nel  concorso 
scandagliato  il  fondo  del  sapere  de'lau- 
reaudi,  nelle  materie  legali  e  canoniche, 
i  protonotari  ne  furono  privati  da  Cle- 
mente YIII  per  Roma  e  suo  distretto, 
concedendone  la  privativa  agli  avvoca- 
ti concistoriali;  ma  Uibano  Vili  nel 
1629  ai  5  settembre  modificò  il  divieto, 
accordando  loro  la  creazione  di  quattro 
dottori  nella  curia  di  Pioma  per  ogni  an- 
no, ma  famigliari  o  di  condizione  po- 
vera. Poscia  Benedetto  XIV  colla  costi- 
tuzione Inter  co^picuos  ^  de'  29  agosto 
1744»  ch'è  la  106  del  t.  i  del  suo  Bul- 
lar.,  per  terminare  le  controversie  perciò 
insorte  ti-a'collegi  de'protonotari  e  degli 
avvocati  concistoriali,  avendo  avocalo  a 
se  la  causa  e  la  decisione,  dopo  aver  loro 
imposto  silenzio,  a  quello  de'protonotari 
tolse  la  facoltà  di  creare  dottori  gli  as- 
senti dalla  curia  romana,  per  ovviare  a 
qualunque  pericolo  cagionalo  da  lontane 
relazioni  di  laureare  qualche  eterodosso 
o  non  idoneo  sojzgetto,  ed  in  vece  rirao- 
vendo  la  clausola  imposta  daUrbanoVI  II, 
concesse  al  ColUgiuni  Nostroruni  et  Sedis 
apostolicae  Notariorum,  Prolonotarìo- 
rum  nuncupaloruni  de  numero  parleci- 
pantium,  di  poter  promuovere  in  Roma 
ogni  anno  con  diligente  esame  personale 
sei  soggetti  al  grado  dottorale  in  altero 
velutroquejure,  e  fossero  riconosciuti  co- 
me laureati  dall'università  romana.  An- 
che il  privilegio  di  potere  eleggere  e  inve- 
stire i  Dotaridel  loro  uffìzio  fu  contraria- 
to, dappoiché  sembrando  al  collegiode- 
gli  archivi  pregiudizievole,  in  forza  delle 
disposizioni  di  Giulio  li  a  suo  favore  fece 
le  sue  rimostranze.  Tultavollaead  onta 
della  riforma  fatta  da  Paolo  V  ,  ove  si 
vieta  ai  protonotari  di  creare  notari  (t  di 


9.0  PRO 

esercitare  in  Roma  e  sue  dipendenze  la 
giurisdizione ,  ne  fu  reintegrato  per  un 
chirografo  dello  stesso  Piipa.  «Perla  pre- 
sente ordiniamo,  che  essendo  stati  li  det- 
ti NostriProlonotari  apostolici  in  tale  pos- 
sesso avanti  la  nostra  Riforma,  per  l'av- 
venire tanto  il  detto  Collegio  congrega- 
to, quanto  ciascuno  de' Nostri  Protono- 
tari  apostolici  partecipanti,  possa  conti- 
nuare di  crear  Notavi  tanto  in  Roma, 
quanto  fuori,  conforme  ai  suddetti  loro 
indulti  e  privilegi,  siccome  per  il  passalo 
hanno  fatto,  e  non  altrimenti,  nonostan- 
te I9 suddetta  Riforma".Ne'vol.  XLVIII, 
p.  122,  L,  p.  189  ed  in  altri  luoghi  ri- 
cordai l'eccessive  facoltà  concesse  a  molti 
di  creare  notari  con  degradamento  del 
nobile  e  delicato  ufllzio  e  pregiudizievoli 
conseguenze.  Oltre  quanto  ho  detto  di 
sopra  sulle  precedenze  de'protonolari.di- 
ce  il  Marchesi  a  p.  23,ch'è  rimarcabile 
quella  che  essendo  alcuno  di  loro  cano- 
nico d'una  delle  3  patriarcali  basiliche 
di  Roma  che  hanno  capitolo  di  clero  se- 
colare, loro  è  dovuta,  quando  però  vo- 
gliono intervenirvi  nell'abito  proprio  dei 
proloootari,  come  consta  da  vari  decreti 
della  congregazione  de'riti,e  in  partico- 
Iaredaquellode'4niaggioi6i  7.  II  decre- 
to secondo  Ferrari,  ^iZ'//o/.,  verbo  Proto- 
notarli, è  AeXiGi  3,  appi-ovato  da  Paolo  V 
econcepiloin  questi  termini: »Itemprae- 
cedunt  omnes  canonicos  patriarchalium 
Urbis,  tam  in  ipsispatriarchalibus,  quam 
in  quibuscumquecalhedralibus  extra  Ur- 
bem".  B.ìganli  tratta  della  precedenza  dei 
protonotari  partecipanti  sopra  i  canoni- 
ci delle  basiliche  patriarcali  di  Roma  , 
ed  altri  canonici  e  dignità  capitolari  sì  in 
Roma  che  altrove;  come  pure  sopra  i 
generali  degli  ordini  regolari  a  p.  loi, 
n."  38  e  seg.  Nel  voi.  XVI,  p.  i35,  no- 
tando l'ordine  gerarchico  come  siedono 
i  consultori  della  congregazione  del  s.  uf- 
fizio, che  serve  di  norma,  rimarcai  la  pre- 
cedenza del  protonotario  partecipante: 
che  questa  nel  caso  e  per  promozione  car- 
dinalizia noD  godono  i  non  partecipanti 


PRO 
sì  può  vedere  il  voi.  L,  p.  84-  Dice  Ma- 
cri,  che  i  protonotari  partecipanti,  rinun- 
ziando l'uHicio  colla  pontificia  annuen- 
za,  dopo  il  possesso  di  i  o  anni,  godono  i 
medesimi  privilegi  per  lo  spazio  di  5  an- 
ni; ma  però  non  possono  adoprare  il  roc- 
chetto in  Roma,  ed  in  cappella  devono 
sedere  dopo  gli  uditori  di  rota  ed  i  chie- 
rici di  camera,  a  tenore  della  costituzio- 
ne di  Sisto  V.  Quindi  Urbano  Vili  am- 
pliò tal  facoltà,  con  dichiarare  nel  1629, 
che  rinunziando  dopo  3  anni,  godino  gli 
accennati  privilegi.  Non  solo  i  protono- 
tari dopo  la  professione  di  fede  prescrit- 
ta da  Pio  IV  prestano  il  giuramento  di 
fedeltà  ,  di  difendere  le  ragioni  della  s. 
Sede,  e  di  bene  esercitare  l'offizio,  ma  al- 
tro giuramento  prestano  nelle  mani  del 
cardinal  prefetto  di  segnatura,  quali  re- 
ferendari della  medesima. 

Prelati  protonotari  apostolici  soprannu- 
merari non  partecipanti,  che  godono 
tutti  i privilegi  degli  altrlpartecipanli. 

Nella  Relazione  della  corte  di  Roma 
di  Lunadoro, accresciuta  da  Zaccaria,  si 
legge  :  »»  Oltre  i  protonotari  partecipan- 
ti vi  sono  i  protonotari  soprannumerari 
non  partecipanti j  che  il  Papa  crea  a  suo 
piacere,  accordando  loro  tutti  gli  onori 
de' protonotari  partecipanti,  onde  siedo- 
no in  cappella  con  esso  loro,  portano  le 
medesime  insegne,  e  trattine  gli  emolu- 
menti, godono  de'  medesimi  privilegi  e 
piecedono  come  essi  tutti  i  prelati  non 
consagrati  vescovi.  Il  quale  distintivo  di 
onore  d'ordinario  suol  darsi  al  nipote  del 
Papa  (lo  dichiarai  di  sopra), all'uditore 
santissimo,  al  segretario  di  consulta,  e  ad 
altri  qualificati  prelati".  Lunadoro  nel- 
r  edizione  del  1646  a  p.  242,  parlando 
delle  precedenze,  riferisce:  che  dopo  i  pro- 
tonotari partecipanti,  gli  uditori  di  rota, 
i  chierici  di  camera  ed  i  referendari,  ven- 
gono i  protonotari  non  partecipanti,  i 
quali  precedono  i  protonotari  fatti  dai  le- 
gati ancorché  10  anni  prima  :  i  prelati  noa 
partecipanti  sono  noraiuali  dal  Papa  it^ 


PRO 

due  modi,  per  bolla  con  la  spesa  dì  scu- 
di 200,perbieve  segreto  qual  grazia  sin- 
golare. Bergamaschi,  Óello  sprone  d'oro 
p.  4i)«>eldifenderei  cavalieri  di  tale  or- 
dine, censurati  pel  loro  eccessivo  numero 
(prodotto  da  quelli  ch'erano  autorizzati 
a  conferirlo),  difende  pure  il  prolouota- 
riato  soprannumeraiMO,  che  a  suo  tempo 
e  nel  1695  era  giunto  a  pari  condizione. 
>j Corre  a  questo  proposilo  la  parità  del 
protonotarialo  apostolico,  che  si  sa  esse- 
re una  delle  più  antiche  prelature  della 
s.  romana  chiesa.  Che  se  bene  il  di  lei 
splendore  si  conservi  più  decorosamente 
ne'protonotari  partecipanti,  cioè  in  quei 
12  che  costituiscono  il  collegio  de'proto- 
notari  chiamati  partecipanti  dalla  parte 
o  sia  entrata  che  partecipano,  e  questi 
per  ordinario  sono  persone  non  solamen- 
te di  qualificata  condizione,  ma  di  rag- 
guardevole entrata  ;  non  è  però,  che  gli 
altri  protonotari  apostolici  ,  i  quali  non 
sono  nel  numero  di  que'  1  2,  non  sieno  ve- 
ri protonotari,  e  che  non  abbiano  l'istes- 
so  protonotariato  come  quelli  del  colle- 
gio, tuttoché  non  godino  le  medesime  en- 
trale e  tutti  i  medesimi  privilegi,  e  conse- 
guentemente questi  protonotari  strana- 
merari  o  d'onore,  come  vogliam  chiamar- 
li, sono  senza  dubbio  veri  protonotari, 
veri  prelati,  costituiti  in  dignità  ecclesia- 
stica, capaci  delle  Commissioni  (l.)  apo- 
stoliche ,  solite  a  delegarsi  solamente  a 
persone  che  sieno  titolate  di  dignità  ec- 
clesiastica, che  però  la  s.  chiesa  conferisce 
loro  le  vere  insegne  e  ornamenti  di  pre- 
lato, come  il  cappello  col  cordone  e  fioc- 
co all'uso  degli  altri  prelati  della  roma- 
na corte,  la  mantelletta,  fascia,  soltana 
e  abili  paonazzi,  l'uso  del  rocchetto  col- 
le maniche  strette,  la  precedenza  sopra 
le  altre  dignità  ecclesiastiche,  che  non  so- 
no prelature,  sopra  lutti  i  canonici  e  pie- 
posti  ,  decani ,  arcipreti  o  altri  ofliciali, 
tanto  di  collegiale,  quanto  di  cattedrali, 
quando  però  non  vanno  iu  corpo  colle- 
gialmente; sopra  i  provinciali  e  generali 
delle  religioni,  eccettuati  quelli  che  sodo 


PRO  ai 

prelati  di  mitra  e  bastone  pastorale,  tan- 
to nelle  processioni,  sessioni,  incensatu- 
re, nelle  distribuzioni  delle  candele,  cene- 
ri e  palme,  quanto  iu  altre  funzioni;  on- 
de come  osserva  il  Fabri,  De  protonota- 
ri apostolici,  per  1'  uso  e  stile  della  ro- 
mana corte,  si  nominano  anche  nelle  pub- 
bliche scritture  col  titolo  di  Reverendis- 
simi, e  nelle  sinodi  diocesane  o  provincia- 
li, almeno  con  que' titoli ,  con  i  quali  si 
sogliono  onorare  le  maggiori  dignità  del- 
la diocesi  o  provincia.  E  tutto  questo  si 
è  più  volte  dalle  supreme  congregazioni 
di  Roma  dichiarato,  e  in  fatti  si  stila  ap- 
presso delle  curie  perite,  e  si  deve  per  ra- 
gione della  vera  e  indubitata  prelatura, 
per  la  quale  vengono  i  protonotari  non 
partecipanti  e  stranumerari  ad  esser  an- 
cora veri  domestici  e  famigliari  del  Pa- 
pa, eziandio  nelle  materie  riguardanti  le 
affezioni  e  riserve  de  benefizi,  acni  sono 
soggetti  gli  altri  prelati.  E  pure  non  si 
può  negare,  che  anche  questa  prelatura 
non  sia  molto  decaduta  di  stima,  per  la 
moltitudineequalità  de'protonotari,che 
non  tengono  conto  della  lorodignità.Con 
tultociò  sarebbe  solennissimo  sproposito 
il  dire  ch'il  protonolariato  non  è  quel- 
l'antica prelatura  e  dignità  e  che  il  pro- 
tonotaro  non  è  degno  d'alcuna  stima,  né 
onore  nella  romana  chiesa,  e  che  non  se 
gli  deve  ne  ornamento  prelatesco,  né  o- 
nore,nè  precedenza,  né  privilegio,  ne  no- 
me di  protonotario  ,  né  distinzione  al- 
cuna sopra  i  semplici  ecclesiastici, contro 
la  disposizione  de'sacri  ceremoniali  e  di 
tanti  decreti  de'supremi  tribunali  di  Ro- 
ma, e  che  si  possono  tra'  ridìcoli  nume- 
rare tanti  personaggi  qualificali,  i  quali 
s'ornano  con  quella  prelatura, e  vili  mol- 
ti offici  della  romana  corte,  che  dai  som- 
mi Pontefici  alla  medesima  vengono  an- 
nessi, e  che  i  Papi  hanno  avviliti  i  sog- 
getti destinati  alla  porpoia  cardinalizia, 
col  dichiararli  prima  espressamente  pro- 
tonotari  apostolici   solamente   onorari. 
Può  ben  dirsi,  che  qualche  protonotaro 
apostolico  non  si  rende  stinìabile  e  ono- 


22  PRO 

levole  ,  e  che  avvilisce  ia  se  ii  prolono- 
tariato,  ma  giammai  si  potrà  dire,  che  la 
dignità  di  protonotaro  sia  vile  e  non  de- 
gna d'essere  venerala  e  counumerala  fra 
le  prelature  e  dignità  della  Chiesa.  Inol- 
tre, se  non  ci  uianca  la  fede,  potressimo 
mai  noi  dire  essere  vile  ,  né  indegno  di 
stima  il  sagtosanto  sacerdozio,  perchè  a 
persone  di  bassi  natali  vien  conferito?  o 
pure  perchè  da  alcuni  sacerdoti  viene  av- 
vilito? "  Il  libro  fu  stampato  in  Torino,  e 
dal  Bergamascliiprioredi Cambiano  de- 
dicato al  nunzio  apostolico  mgT  Strozzi. 
Pio  VII  nella  bolla  Cum  iimunieripe'ì 
prolonotari  titolari,  ecco  come  si  espri- 
me sui  pronotari  soprannumerari.  >'§3. 
Cum  vero  praeter  slatos  hosce  protono- 
larios, qui  deimmero  partaci pantium  vo- 
cati  sunt,  alios  eliam,  qui  iisdem  forsitan 
adjutoies  adstarent,  viros,  et  laude  vir- 
tulum,  et  nobilitali  generis,  et  meritis  in 
rem  ,  et  sacram  ,  et  publicam  probalis- 
siuaos  in  Urbe  elegerinl  Romani  Pontifl' 
cis,  eos  etiam  omnibus,  quibus  prolono- 
tariorum  collegium  potitur  privilegiis  , 
honorisque  iosignibusauctos  decrevere". 
Il  Riganti,  De  protonotariis  :  De  proto- 
notarii  apostolici  supra  ntimeruni,  dice 
che  sogliono  i  Pontefici  nominarvi  qual- 
che benemerito  e  insigne  prelato  della  cu- 
ria per  condecorarlo  d'una  maggiore  o- 
norifìcenza,  Prae-mles  forniti  di  virtù, di 
sangue  illustre,  e  tali  furono  Baronio,  no- 
minato in  principio,  e  Sirleto,  poi  cardi- 
nali. Che  questi  prolonotari  godono  tul- 
le le  prerogative,  le  preminenze,  i  privi- 
legi de'protonotari  partecipanti, eccettua- 
ta la  partecipazione  degli  emolumenti.  In 
cappella  pontificia  siedono  nel  banco  dei 
prolonotari  partecipanti, cioè  dopo  di  lo- 
ro, avanti  1'  uditore  delle  contraddette, 
del  presidente  del  piombo  e  del  commen- 
datore di  s.  Spirilo.  »  Sed  protonotariis 
partecipantibus  reservalur  hoccasu  pri- 
valivum   munus  accedendi    ad  soliiim 
Ponlificium,  et  exercitiumquarumcuro- 
que  aliarum  funclionum,  quae  per  ipsos 
soiilae  suol  exetceri",  tranne  il  sosleui- 


P  R  O 
mento  della  falda,  come  già  notai.  Fuori 
della  cappella  pontificia   i   prolonotari 
soprannumerari  cedono  la  precedenza  ni 
chierici  di  camera.  Dimesso  l'offizio  col 
permessodel  Papa,  godono  i  privilegi  per 
un  quinquennio,  ma  senza  l'uso  del  roc- 
rhelto,  ed  in  cappella  debbono  cedere 
la  precedenza  agli  uditori  di  rota  ed  ai 
chierici  di  camera.  Il  prefetto  de'  Mae- 
stri delle  ceremonie  pontificie  (/'.)  si  eie  - 
de  prolonolario  apostolico  nato,  perchè 
v\t\V Elezione  del  Papa  (^.),  appena  ha 
dato  il  consenso,  roga  il  solenne  atto  di 
acccttazione  alla  presenza  del  s.  collegio, 
ed  io  ebbi  la  consolazione  di  trovarmi 
presente  a  quello  rogato  da  mg.^  Zucche 
per  il  sommo  Pontefice  Gregorio  XVI. 
Nel  voi.  VII,  p.  29  «raccontai  che  nel  con- 
cistoro semipubblico  per  la  canonizzazio- 
ne de'sauti  decretata  da  Benedetto  XIV, 
per  mancanza  de'protonotari  partecipan- 
ti rogò  l'alto  il  prefetto  de'maestri  delle 
ceremonie.  I  canonici  delle  patriarcali  ba- 
siliche di  s.  Giovanni,  di  s.  Pietro  e  di  s. 
Maria  Maggiore  ritengono  godere  il  pri- 
vilegio del  protonotario  apostolico,  pe'pri - 
Vi legi  loro  concessi  da'Pa pi.  I  canonici  di  s. 
Giovanni  sono  prolonotari  per  bolla  di 
Paolo  IH  (che  colla  costituzione  Sanctis- 
si/nns,  de'22  dicembre  1 534,  Bull.  Rom. 
t.  4>  pa''-  i>P-  '  '9>  nel  dichiararci  fami- 
gliari e  continui  commensali  del  Papa,  vi 
comprese i  p«'olonotari),ma  non  prestaro- 
no mai  al  cardinal  camerlengo  il  giura- 
mento: nel  voi.  XXXII,  p.  82  i  dissi  che 
Gregorio  XVI  confermò  tulli  i  privilegi 
della  basilica  ecapitoloLaleranense. Nel- 
l'opuscolo di  Profili  per  l'esaltazioue  al 
cardinalato  di  Antonio  Pallotla,  a  p.  1  7 
si  legge,  che  essendo  canonico  col  suo  in- 
stancabile zelo  rivendicò  ai  suoi  colleghi  i 
canonici  di  s.  Pietro,  in  vigore  della  bol- 
la di  Sisto  IV,  Licei  ex  debito  (che  ho 
riscontrato  nel  Bull.  Vat.  t.  2,  p.  206,  in 
cui  creò  i  canonici  notari  e  cappellani  del- 
ia s.  Sede,  dichiarandoli  fimigliari  e  com- 
mensali del   Papa,  con  T  obbligo  di  do- 
ver prestare  il  consueto  giuramento  di 


PRO 

I     fedeltà  al  cardinal  camerlengo),  il  privi- 
legio del  piotonotariato  apostolico,  abs- 

:  que  ulto  onere,  et  soluùone,  e  ,da  potersi 
godere,  etiamsi  canonici  esse  desierUit, 
tostochè  abbiano  prestalo  il  loro  giura- 
mento avanti  il  cardinal  camerlengo,  a- 
vendone  riportato  l'opportuno  attestato, 
di  cui  si  prevalsero  i  mg."  Baglioni,  Gi- 
gliati, Guerrieri,  Mastai,  Merli,  Benigni, 
Clarelli  ora  cardinale,  e  altri  successiva- 
mente  con  carriere  che  li  portò  al  cardi- 
nalato. Anche  Riganti  rileva  l'indulto  di 
Sisto  IV  in  favore  de'canonioi  Vaticani, 
di  poter  ritenere  il  protonotariato  ,  di- 
ìiiisso  etiarn  canonicalu.  I  canonici  di  s. 
Maria  Maggiore  si  considerano  protono- 
tari  apostolici,  in  forza  della  cumulativa 
de'privilegi  delle  nominate  basiliche,  lo- 
ro conferita  dai  Papi,  confermata  e  am- 
pliata da  Gregorio  XPV  (F.)  nel  1 838. 
Afferma  Riganti  a  p.  1 34  che  »  Prolonota- 
rii  partecipanti, soli sunt  sedis  npostolicae 
ofHciales,  qui  juramentum  praestare  nou 
tenentur.  Repraehenditque  Vitalinus  pro- 
lonolarios  illos  qui  jurant,et  cappam,  et 
rocchettum  e  manibus  Camerari!  Papae 
accipiunt".  Parlando  poi  de'protonota- 
ri  titolari,  del  giuramento  e  professione 
di  fede  che  debbono  emettere,  dice  a  p. 
i65:  >•  Omissio  praefdta  non  impedii, 
quod  illius  beneficia  sint  reservationi  a- 
postolicaeobnoxia  ".  Indi  a  p.  86:  "  O- 
missa  a  protonotario  partecipante  profes- 
sione fldei,  protonotariatus  privilegium 
non  amittitur".  Il  novero  de' protooota- 
ri  soprannumerari,  col  nome  e  cognome 
secondo  l'epoca  del  conferito  protonota- 
riato e  del  giuramento  fatto,  si  legge  nel- 
le annuali  Notizie  di  Roma^  ed  al  pre- 
sente sono  circa  80. 

Dei  protonotari  apostolici  titolari 
o  onorari,  e  de' protonotari  vacabilisti. 

Gli  scrittori  de'  protonotari  apostoli- 
ci li  divisero  in  3  classi  e  categorie.  Nel- 
la i.' pongono  il  collegio  de' protonotari 
partecipanti,  composto  di  prelati  di  di- 
gnità detti  maggiori ,  nou  che  dell'illustre 


PRO  a3 

ceto  de'  protonotari  soprannumerari, ex- 
tranumerari,  extra  nuineruni.  Nella  2.' 
considerano  i  protonotari  creati  dai  Pa- 
pi e  dai  diversi  privilegiati,  che  denomi- 
nano minori,  litolari,  onorari.  Nella  3.* 
i  protonotari  divenuti  tali  in  ragione  de- 
gli uffizi  P''acabili  da  loro  acquistati.  A- 
vendo  parlato  della  i.'  classe, dirò  delle 
altre  due.  ^a^vàx, De  parrocchia.  2,p.4i9, 
ragionando  della  gerarchia  ecclesiasti- 
ca, pone  i  protonotari  apostolici  non  par- 
tecipanti, e  creati  ad  instar  partecipati- 
tiiirrij  nella  gerarchia  di  grado  (posto  di 
onore  e  coudizione  diversa   dagli  altri), 
dopo  i  canonici  delle  cattedrali  e  colle- 
giate; aggiungendo,  che  a  tale  gerarchia 
non  appartengono  che  ole  persone  in  giu- 
risdizione, o  in  prelatura  maggiore  oaii- 
nore,  anche  senza  giurisdizione  ;  e  quelli 
che  sono  in  dignità  o  quasi dignitas, co- 
me si  esprimono  i  canonisti  parlando  dei 
canonici,  e  tutti  coloro  che  appartengo- 
no realmente  come  membri  ad  un  cor- 
po che  abbia  o  giurisdizione,  o  prelatura, 
o  dignità;  quindi  conchiude,  che  i  pro- 
tonotari vi  appartengono  solo  per  la  pro- 
venienza dalla  chiesa  madre  o  maestra. 
Nella  Relazione  della  corte  di  Roma  di 
Lunadoro,  con  noie  di  Zaccaria,  parlan- 
do nel  e.  37  del  Collegio  de' protonotari, 
dice  che  vi  sono  x protonotari  apostolici 
titolari  o  sia  di  mero  titolo,  e  sono  quelli 
a'quali  è  pur  concesso  vestire  abito  pre- 
latizio nelle  funzioni  ecclesiastiche  anco- 
ra, ed  un  conveniente  posto  secondo  le 
regole  del  ceremoniale.   Eglino  godono 
inoltre  il  privilegio  del  foro  nelle  cause  ci- 
vili e  criminali,  ed  esenti  sono  dalla  giu- 
risdizione dell'  ordinario  per  quello  ap- 
partiensi  a  cause  nou  eccedenti  la  som- 
ma di  scudi  25  a  norma  della  costituzio- 
ne 1  o."  di  Leone  X,  Reginiini.  Tali  pro- 
tonotari non  solo  possono  essere  creali  dal 
Papa,  ma  dai  cardinali  ,  ed  eziandio  da 
que'  molti  che  il  Riganti  annovera  ,   in 
CoinmenL  ad  Reg.  Cancel.,  reg.  i,  §  4» 
n.  45.  Il  Lunadoro  nell'edizione  del  1 646, 
a  p.  24^  riferisce,  che  iprolonotaii  fatti 


k 


24  PRO 

dai  cardinali  legati  cedevano  la  prece- 
denza a  quelli  filili  dal  l^apa;  che  fuori  di 
Berna  possono  usare  le  vesti  paonazze  col 
rocchetto ,  ma  in  Roma  devono  andare 
vestiti  di  nero,  pur  da  prelati,  ma  senza 
rocchetto.  Osserva  Marchesi,  Del  prolO' 
notariato,  p.56, che  questi  protonotari  so- 
no creati  coll'autorità  pontificia  da'cardi- 
uali  LegatiyAaxP  escavi  assistenti  al  soglio 
(A^.), dal  collegio  de'notari  partecipanti,  e 
da  altri  privilegiati,  e  perciò  erano  sparsi 
in  numero  prodigioso  per  le  città  eie  pro- 
vincie ,  imperocché  gli  autorizzati  a  no- 
minarli non  aveano  sempre  le  dovute  cir- 
cospczioni in  ricercarne  le  qualità  ed  i 
requisiti,  e  sebbene  godano  nobili  privi- 
legi, sono  però  sottoposti  alla  giurisdizio- 
ne de*  vescovi  nel  civile  e  nel  criminale, 
e  come  scrive  de  Luca,  Helat.  Roin.  Ciir. 
disc.  44»  "O"  hanno  rango  di  prelatura  : 
prolonotariis  sirnplicis  absqiie  praelatU' 
/YZ,  come  lichiama  il  Papa  nel  distingue- 
re i  partecipanti  e  soprannumeri.  Rigan- 
ti, dice  che  il  Protonolarialus  apostoli- 
CHS  titularis  licei  non  sit  dignìlas  in  ca- 
thedrali,  aitt  collegiata,  est  tamen  dignì- 
las in  ecclesia  romana,  et  quidetn  cuni 
honore  conjuncta.  Nella  dissert.  4  i  Pfo- 
tonotari  apostolici  a  quihiis  creari  pos- 
simi, dichiara  che  il  solo  Papa  crea  eco- 
slituisce  i  protonotari  apostolici,  sieno  di 
numero  partecipanti, sieno  soprannumeri 
seu  extraordtnarios,^\e\\o\\\.o\in\  seti  ho- 
Aior<7noi',mediante  breve  apostolico.  Par- 
ticolarmente nomina  protonotari  litolari 
o  onorari  quegl' individui  della  Famiglia 
pontificia  (  nel  quale  articolo  riprodussi 
il  breve  di  Pio  VI)  a  lui  piti  intimi  o  più 
accetti,  come  ancora  i  Conclavisti  (^^.), 
ed  i  Dapiferi  {F.)  de'cardinali  che  inter- 
vennero al  conclave  in  cui  fu  elevato  al 
pontificato,  oltre  altri  privilegi  che  ripor- 
tai a  tali  articoli.  E  inoltre  annesso  il  pro- 
tonotarialo  titolare  a  diverse  prelature 
e  altre  dignità,  come  i  prelati  referenda- 
ri, abbreviatori  e  altri  ;  come  a  diverse 
dignità  e  canonici  delle  cattedrali,  per  cui 
Riganti  nota ,  che  Clemeule  Vii  lo  con- 


PRO 

cesse  air  arcidiacono,  dignità  e  canonici 
della  metropolitana  di  Firenze;  s.  Pio  V 
ai  canonici  della  metropolitana  di  Napo- 
li; Benedetto  XIV  alledignilà  e  canonici 
di  Padova.  Qui  noterò  che  in  alcune  catte- 
drali, come  rimarcai  ai  loro  articoli,  tra 
ledignità  del  capitolo  vi  è  quella  del  Pro- 
tonotario,  così  a  Gerace.  Urbano  Vili  fe- 
ce protonotario  d'  onore  1'  archivista  di 
Monte  Cassino,  poiché  i  regolari  con  pon- 
tificio indulto  possono  esserlo.  Per  ponti- 
fìcia, facoltà  prima  creavano  protonota- 
ri apostolici  i  cardinali  capi  d'  ordine  in 
Conclave ,  cioè  que' conclavisti  che  cre- 
devano degni  dell'onore;  i  cardinali  £e- 
gati(F.)alatere\t\\\al\  ai  sovrani,  opre- 
posti  al  governo  delle  Provincie,  autoriz- 
zati ancora  a  creare  i  conti  Palatini (f'^.), 
ordinariamente  col  numero  determinato 
di  1 5,  la  cui  facoltà  per  breve  si  rinnovava 
ogni  triennio.  I  legati  al  di  là  de'  monti 
godevano  illimitala  facoltà,  così  i  legati 
di'  Avignone  {^.),  ed  anche  i  prò- legali 
ed  i  vice-legati  di  tal  dominio  della  chie- 
sa romana  :  Sisto  IV  al  nipote  cardinal 
Rovere  ,  poi  Giulio  II  ,  senza  restrizione 
amplissima  facoltà  gli  concesse.  Sembra 
che  eziandio  godessero  il  privilegio  i  car- 
dinali legali  deputati  all'apertura  e  chiu- 
sura delle  Porle  sanie  [f^.),  I  f^escovias- 
sislenli  al  soglio  (/^)  eranofacoltizzatia 
nominare  3  protonotari  apostolici  titolari. 
I  iVi<«z/(/^.)godevano  eguale  prerogati  va, 
con  numero  determinalo.  Il  collegiodei 
protonotari  partecipanti  a  mezzo  di  questi 
collegialmente  uniti, uno  l'anno, per  indul- 
to di  Sisto  V.  Tra'tanli  privilegi  che  Pao- 
lo IH  concesse  agli  Sforza  conti  di  s.  Fio- 
ra, ora  duca  Sforza  Ceitìfrm/,  insieme  al 
cavalierato  dello  speron  d'oro  e  al  titolo 
di  conte  palatino,  l'autorizzò  in  perpetuo 
a  creare  protonotari,  prerogative  che  il 
duca  esercitò  fino  agli  ullimi  tempi,  con 
diplomi  dati  in  Genzano.  11  privilegio  lo 
riprodusse  Ratti,  Della  famiglia  Sforza, 
1. 1,  p.  264  e  seg.  Trovo  notato  nelle  mie 
memorie  mss.  die  la  congr.  de'riti  in  una 
Tiburliua,coudecretode'2  1  murzoi  744 


PRO 

permise  l'uso  delle  vesti  violaceecol  roc- 
chello  nelle  funzioni  ecclesiastiche  all'ar- 
cipiete  di  Casape  d.  Giacinto  M.*  Bezzi, 
die  li  duca  Sforza-Cesarini  avea  nomi- 
nalu  pi'otonolario  apostolico.  Kolò  Fer- 
rari in Bibliolheca :  "Pi oloiìolav'iaius  ve- 
ro, qui  concedi  solet  Comitibus  domus 
Sfoitiae,  reser?ationemnon  inducit,  Nec 
cum  admillìt  secietaria  Brevium  ".  1  car- 
dinali, ed  i  vescovi  e  aicivescovi  assisten- 
ti al  soglio,  conferivano  i  pictonotariati 
(ed  i  cavalierati  con  titolo  di  conte  pala- 
lino)  con  lettere  patenti ,  la  cui  foroiola 
riporta  Parisi  (quella  pei  cavalierati  a  p. 
5),  a  p.  8  del  t.  4  j  Istruzioni  per  la  se- 
greUiria,  con  l'avvertenza  che  la  decora- 
?ione  del  piotonotai iato  non  poteva  con- 
cedersi che  a  persone  ecclesiastiche.  Nella 
forniola  era  citato  il  breve  facoltativo  e 
si  diceva  che  per  autorità  di  esso,  in  di- 
Cloe  s.   Stdif  Notarios ,   Protonotarios 
nuncupatos  creandi,  recipiendi  et  adtnit- 
tendi  ...  cum  faculUile  ulendi  dumtaxat 
extra  Urbeni  hahilu  praelatitio,  ir/  vio- 
lacei coloriSy  et  rocchetto,  galeroque  prae- 
latitio in  stemmate,  sii'e stemma tibus  ap- 
ponendi  ....  concedendogli  tavi  dejure 
(juani  de  consuetudine,  tutti  gli  onori,  pri- 
vilegi, prerogative,  indulti,  favori,  grazie, 
esenzioni  dalla  s.  Sede  accordate  ai  prò- 
tonotari  apostolici,  colla  condizione  di  fa- 
re il  giuramento  o  professione  di  fede  nel- 
le mani  di  persona  costituita  in  dignità 
ecclesiastica.  Se  il  diploma  o  lettera  pa- 
tente si  spediva  in  Roma,  la  data  si  face- 
va sempre  come  scritta  fuori  d'una  por- 
ta dell'alma  città  :  Extra  Portam  Fla- 
miniam  o  altra  che  portava  alla  legazio- 
ne o  al  vescovato  di  chi  nominava,  come 
si  pratica  per  le  \e\.\.evt  Pastorali  [J'.),  q 
ciò  in  riverenza  alla  suprema  autorità  del 
Papa,  niuno  potendo  esercitarla  nel  luo- 
go di  sua  residenza.  Riganti  a  p.  86,  n.° 
64  riporta  la  disposizione  di  Alessandro 
VII  colla  quale  prescrisse  la  suddetta  for- 
mola  pel  protonotariato  da  conferirsi  dai 
privilegiati,  colla  clausola  di  far  la  pro- 
lc»siooe  di  fede  e  il  giurameulo  di  fedel- 


PRO  a5 

tà  dentro  il  termine  di  3  mesi,  sotto  di- 
verse pene  in  caso  d'inadempimento,  e 
prima  di  esercitare  rutfizio,  come  dice  a 
p.  i65,  n.°  59  e  seg.  riparlandone. 

Alacri  nella  Not.  dcvocaboli  eccl.,  a 
ProtonotariuSy  riferisce  che  la  3."  specie 
de' protonotari  è  quella,  la  quale  viene 
unitaconqualchecaricaed  officio,di  que- 
sta specie  sono  protonotari  tutti  i  concla- 
visti ecclesiastici,  i  cavalieri  della  Can- 
celleria apostolica  ( F^.),  gli  Scrittori  apo- 
slolici(P\),  i  famigliari  del  Papa,  non  am- 
mogliali, ma  chierici.  Parlando  di  tal  tri- 
bunale il  Bovio  p.   192  ,  dice  che  la  2.* 
specie  de' protonotari  apostolici  è  quella 
de' creati  dal  Papa,  dai  cardinali  legnti 
elatere,  odai  medesimi  protonotari  par- 
tecipanfi,anlicaraenleinstimae  moltobe- 
ne  appiezzati,  ma  presentemente  (i  729) 
sono  resi  vili ,  come  osservò  Sisto  IV  in 
Extravag.  1  ,§  Quoniam  de  fregna  et  pa- 
ce, per  la  gran  moltitudine  :  Hodie  tamen 
proptermoltiludineniviluerunt.D\ce\ao\- 
tre,  che  la  3.'  specie  de'protonotari,  so- 
no quelli  cui  a  motivo  dell'ufiìzio  il  pro- 
tonotariato è  congiunto,  come  sono  gli 
scrittori  apostolici,  i  cavalieri  di  s.  Pie- 
tro (/'.),  quelli  del   Giglio  (/".),  ed  al- 
tri  fcimigliari  del  Papa,  i  quali  dal  Cas- 
saneo  in    Gloria  mundi   sono  chiamali 
straordinari,  molto  accreditali,  mentre 
si  preferiscono  ad  ogni  altro  del  clero,  ed 
hanno  il  privilegio  di  portare  il  rocchet- 
to, purché  arrivino  all'età  di  20  anni,  al- 
trimenti non  erano  né  dell'offizio,  nédel 
privilegio  capaci, giusta  il  dispostodi  Pao- 
lo II.  Anche  Piazza  qualifica  per  2.* sor- 
te de'protonotari  i  creati  dal  Papa  odai 
cardinali  legati  a  latere,e  talvolta  dal  col- 
legio de'partecipanti,  ma  essendone  cre- 
sciuto (nel  1698)  mollo  il  numero,  si  era 
non  poco  diminuita.  Per  3.'  sorte  quali- 
fica i  protonotari  cui  va  annesso  di  sua 
natura  qualche oQìzioocarica^  come  negli 
scrittori  apostolici,  ne'soldati  o  cavalieri 
di  s.  Pietro,  del  Giglio,  e  altri  famigliari 
del  Papa,  che  ne  sieno  capaci.  Hanno  tut- 
te queste  due  specie  di  protonotari  la  pre- 


26  PRO 

Jazione  ad  ogni  altro  chierico  secolare  , 
essendo  questa  dichiara  la  per  vera  digni- 
lìi,  e  possono  portare  il  rocchetto  e  man- 
lellelta  breve  ,  colla  veste  eziandio  pao- 
nazza, ma  fuori  di  Roma;  devono  perciò 
avere  20  anni,  e  dopo  un  anno  dell'ot- 
tentita  dignità  dei  protonotariato  devo- 
no promuoversi  al  suddiaconato,  sotto  pe- 
na di  nullità  di  detto  privilegio.  Riganti, 
tra'protonotari  che  vi  divenivano  in  vir- 
tù degli  uflìzi  Placabili,  ohvegVi  scritto- 
ri e  cavalieri  del  Giglio,  vi  novera  i  ca- 
valieri Pìi,  Lauretani,  di  s.  Paolo  (F.) 
e  simili.  À  comodo  de'litigandi  avendo  i 
Papi  permesso  che  si  giudicassero  le  cau- 
se ecclesiastiche  fuori  della  curia  roma- 
na, di  frequente  si  commettevano  a  per- 
sone che  mancavano  di  capacità  e  buo- 
na fede,  abusi  che  derivavano  dal  gran 
numero  de'  protonotari  titolari,  a'quali 
ancorché  non  forniti  derequisiti  oppor- 
tuni, si  affidavano  come  costituiti  in  di- 
gnità ecclesiastica.  A  rimediarvi ,  Bene- 
detto XIV  considerando  che  altri  Papi 
e  il  concilio  di  Trento  aveano  procurato 
di  piovvedervicon  prescrivereclienefos- 
scro  eletti  i  giudici  ne' sinodi  diocesani  e 
provinciali,  riflettendo  che  questi  soleva- 
no differirsi,  autorizzò  i  vescovi  coi  capi^ 
toli  a  eleggerli,  colla  bolla  Quamvis,  dei 
26  agosto  1 74 1>  ^^'^  '^  28  del  suo  Bull, 
t.  r.  Dovendo  riportare  la  bolla  di  Pio 
VII,  anche  per  coii-ispondere  alle  richie- 
ste fattemi,  mi  limiterò  a  qualche  cenno 
delle  cose  principali  e  degli  antichi  pri- 
vilegi de'  protonotari  titolari  detti  anche 
f.r/rfl!/iHnierK//i,coirautorità  del  Ferrari 
e  del  Macri,  essendo  loro  vietato  benedi- 
re i  paramenti  sagri ,  e  di  prenderli  al- 
l'altare per  la  celebrazione  della  messa, 
ma  in  sagrestia,  né  possono  portare  l'a- 
nello con  gemma  mentre  celebrano  la 
messa,  bens'i  quello  di  semplice  oro  come 
dissi  ad  Anello.  Precedono  i  canonici 
nelle  cattedrali ,  non  quando  sono  con- 
gregali capitolarmente,  ed  Urbano  Vili 
confermò  il  decreto  de'ri  ti,  col  breve  Ciwi 
sicut,  de'5  settembre  164^,  Bull.  Rem. 


PRO 

t.  6,  par.  2,  p.  341.  Il  canonico  prolo- 
notario  può  in  coro  adoprare  la  soltana 
paonazza,  mentre  però  porla  gli  altri  a- 
biti. canonicali.  Essendo  canonici  devono 
in  coro  portare  gli  abiti  degli  altri  cano- 
nici, e  non  quelli  di  protonotario ,  altri- 
menti non  partecipano  delle  distribuzio- 
ni. Dopo  gli  abbati  e  non  sopra  debbono 
sedere.  Possono  predicare  in  manlelletta 
e  rocchetto.  I  benefìzi  de'prolonotari  so- 
no riservati  alla  s.  Sede.  Possono  essere 
deputali  in  giudici  apostolici  e  sinodali, 
in  conservatori  de'  privilegi  de' regolari, 
ed  in  altre  cause  che  loro  commette  las. 
Sede,e  per  delegati.  £a:^rac«riar7i  e  sen- 
za il  pregiudizio  de'  partecipanti  scrivono 
gli  attide'marliri,  i  processi  per  lecanoniz- 
zazioni,  e  possono  rogare  altri  atti  eccle- 
siastici. Siccome  nell'offizio  sono  come  i 
partecipanti,  ed  essendo  costituiti  in  di- 
gnità ecclesiastica,  possono  ottenere  ed  e- 
sercitare  qualunque  uffìzio,  non  che  ri- 
cevere le  professioni  di  fede.  Tanto  i  ti- 
tolari creati  dal  Papa,  che  da  quelli  che 
ne  aveano  il  privilegio,  o  per  conseguen- 
za del  loro  offizio  ,  sono  offìziali  della  s. 
Sede.  Sono  veri  fam  ìgliari  del  Papa .  Nei 
Decreta  della  congregazione  de'riti,  molti 
riguardano  i  protonotari, esono  citati  nel 
l.  6,  par.  I  ,p.  57.  Pio  VII  rivocòai  privile- 
giati di  creare  protonotari  titolari,  tranne 
al  collegio  de'prolonotari  partecipanti. 

Pio  VII  volendo  rimuovere  gli  abu- 
si invalsi  tra'  protonotari  litolari,  stabi- 
lire migliori  norme  sulla  loro  elezione 
e  sui  privilegi  in  loro  favore,  emanò  la 
bolla  Cum  innumeri  a'  1 5  dicembre  1818, 
riportata  nel  detto  t.  6,  p.  Sj  e  seg.  dei 
Decreta  aulhentica  e.  s.  Rituum  ,  e  nel 
Bull.  coni.  t.  i5,  p.  i4i>  confermando 
quanto  la  particolare  congregazione  dei 
riti  da  lui  incaricata  avea  stabilito.  De- 
crelumde  privilegiis  Protonotariorum  ti- 
tularium  seu honorariorum. »§  5. Quam- 
quam plura  de  protonolariis,  quos  litu- 
lares,  seu  honorarios  dicunt,  a  s.  Rituum 
congregatione  decreta  edita  sint ,  prout 
videre  est  in  nuperrima  decretorunvejus- 


PRO 

dem coUectione; eipeiienlia lamen  com- 
perlum  est ,  compluies  abusus  percre- 
buis.'e  illorum  culpa,  qui  nullis,  licei  ut 
plurimum  nominibus  commendati ,  ta- 
lem  honorem  asseqiiutijVel  jura  sibi  ?in- 
clicareaiidenf,quibiis  careni omnino,  vel 
clelalaedignilalisinsigniaiudecoreadmo- 
dumadhibeiiljUlnedum  ipsorum  splen- 
dorem  haud  referant  prò  dignitate,  sed 
labem  poliusordini  specialissimo parent. 
Cum  ilaque  crebrae  de  iis  ex  poslulatio- 
iies  ad  vSS.  D.  N.  Piiim  VII,  burnii  iter 
ttiam  nomine pluriura  episcoporum  sint 
perlalae,  Sanctitassua  rem  universam  di- 
sculiendam  commisit  congregationi  par- 
liculari  Eminentissimorum  et  RR.  DD. 
cardiuaiiuro  de  Somalia  s.  Riluiira  con- 
picgalionis  praefecli, Lilla, et  Antonii  ab 
A  uria,  qui  una  cum  ejusdem  s.  Rituum 
congregalionis  assessore,  et  altero  ex  a- 
posto! iairum  caeremoniarum  magislris, 
meqne  jnfrascripto  secrelario  ,  omnibus 
pi  aedili  facultalibusnecessariis,  et  oppor- 
timis,  remedia  proponerenl,  quae  expe- 
dire  magis  viderentur ,  et  cerlas  praefe- 
nirenl  condiliones,  et  leges  ,  quibus  eo- 
nundtm  privilegiorum  modus,  et  usus 
conlineretur  ". 

»  §  6.  Quare  habito  ad  infrascriptiim 
die  conventu  in  aedibus  memorati  EE. 
et  RR.  DD.  cardinalis  de  Somalia  prae- 
fedo,  omnìbusque,  serio  ,  diligenterfjue 
perpensis,  id  in  primis  communi  senten- 
tia  visum  est  decernere,  ut  nimirum  per- 
sonarum  delectus  baberetur  in  protono- 
tariatushonore  deferendo,  ut  nonnisi, qui 
rite,  booeste,  ac  prò  dignitate  id  honoris 
sustinere  valeant,  eodem  ornentur.  Pro- 
ferantur  idcirco  testimonia,  quibus  con- 
stet  indubie.  i."  De  nobili,  vel  honesla 
familiae  conditione.  i.°  De  aetale  saltem 
annorum  viginliquinque.  3."  De  stalu 
clericali,  et  caelibi.  4-°  De  laiu'ea  doclo- 
ratus  in  utroque  jure,  vel  in  s.  theologia 
a  probata  uni  versitate,  vel  a  collegio  prò- 
.  tonolariorum  partecipantium  vile  tribu- 
ta. 5.°  De  morum  honestate,  et  gravita- 
te, ac  de  bona  apud  omnes  exisliinattO' 


PRO  27 

ne.  6."  De  annuo  censo  sculoruro  saltem 
bìscentum,  vel  ex  patrimonii  bonis,  vel 
ex  perpetuispensionibus,  vel  execclesia- 
sticis  beneficiis.  Sitpraetereapetitio  testi- 
monio commendata  ordinarii,qui,  et  de 
rebus  hicadnotati$,ob  sibi  tradita  docu- 
menta edoceat,  et  personara  idoneamse 
censere  testelur,  quae  officium  protono- 
tarli  titularis  assequatur,  illudque  cum 
decore  substineat.  Quae  quidem  omnia 
liiculenterprobandaessecautum  est;quo- 
ties  de  honorario  protonotarialu  asse- 
quendo  postulatio  praebeatur,sive  pera- 
poslolicas  literas,  si  ve  per  diploma,  quod 
a  collegio  protonotariorum  partecipan- 
tium tribuatur,  seu  a  caeleris  quibusli- 
bet,  qui  jure  gaudent  illum  conferendi". 
>^§  r.  Hisce  de  electione  protonotario- 
rum titularium  constitutis,  cura  eos  lon- 
ge  differre  palam  sit  ab  illis,  qui  sunt  de 
collegio  parteci pantium, vel  ad  instar  par- 
tecipantium a  SS.  Domino  Nostro  ex  ro- 
raanae  curiae  piaelati  adsciscuntur,  de- 
cretum  est  ea  dumtaxat  privilegia, jura, 
exempliones,  praeeminentias,  praeroga- 
tivas  iisdem  competere, quae  intra  singit- 
lalim  enumerantur  :  aliis  proinde  qui- 
buscuraquepraesenli decreto  non  descri- 
ptis,  irriti?  declaratis,  et  deleli*,  et  ahva- 
gntis,  nipote  quae  ex  falsa  plerumque 
dìplomatum  interpretalione,vel  ex  prava 
consuetudine,  vel  alio  quovis  praelextu 
usurpabanlur,  iisque  insuper  moderalis, 
ac  reformalis,  quae  licei  alias  Iribueren- 
tur,gliscenlibus  lamen  malis,occasionem 
praebuisse  dignoscunlur.  [r.°  Igitur  jus 
erit  protonotariis  apostolicis  tìtularibus 
extra  url)emdumlaxnt,  et  quando  eo  lo- 
ci ubi  degunt,  oonadsit  summus  Ponti- 
fex,  uti  habito  praelatitio,  videlicet  veste 
talari,  et  palliolo  nuncupato  mantelletto 
nigri  coloris.  2°  Eo  habitu  praelatitio 
nigri  coloris  cum  rocchetto  subtus  pal- 
liolum  uti  poterunl  protonotarii  in  pu- 
blicis  supplicationìbus,  aliisque  ecclesiae 
functionibus;in  reliquisverorccchettum 
dimittant,siniulque  sciant  sese,  licei  for- 
te, plures  insiroui  couveniant  nonexin- 


28  PRO 

de  consti luere  collegium,  nec  corporatos 
ceiiseri.  3."  Usus  collaiis,  et  calìgaruin 
coloris violacei omninointei'dicitui',  ilein 
et  vitta  seu  cordula  in  pileu  coloris  vio- 
lacei, seu  etiam,  quo nonnullorutn  auda- 
cia eiupit,  rosacei,  aut  rubei,  quae  nigii 
diinitaxalcolorisessepoterunt:  ejusdem 
coloris  sii  pariler  pileum  cum  lemni- 
scis  steiutualibus  imponendum.  4-°Pi"o* 
tonotarii  titulaies,  qui  dignitate,  uutca- 
nonicatu  potiiuitur,  habilum  geslent  sui 
ot'dinis,  non  vero  piaelalitium  in  choro, 
coque  consideant  in  loco,  queiu  ex  be- 
neficio eos  cleceat:  quodsihabitu  prae- 
lalitio  uti  velini,  distributionibus  quoti- 
dianis  piivenlur,  quae  sodalibus  accre- 
scaiit.  S.^Habitupraelatitio  induli  omni- 
bus clet'icis  ,  sacerdotibus  simplicibus  , 
el  etiam  canunicis  praefetendi  sunt  sin- 
gulatim  sumptis,  non  vero  in  collegium 
coeunlibus.  Neutiquam  etiam  praeferen- 
dos  se  esse  arbilrentur,  aut  apostolicis 
nunciis,aul  ulriusquesignatui'aet'efei'en- 
daiiis,  aliisve  ex  romanae  curiae  prae- 
sulibus,  etiamsi  nulluni  ex  sui  mimeris 
insignibus  il  geslent,  dummodode  ipso- 
rum  gradu  non  latealj  iteni  nec  antecel- 
lanl  vicaiiisgeneralibus,  aut  capitulari* 
bus,  aut  abbalibus.  6.°  Sacrum  operan- 
tes  a  simplicibus  sacerdotibus  minime 
dilTerunt;  idciccosacrasvestesinduant  in 
sacrario,  uno  tantum  ministro  utantur, 
ipsique  calicem  deferant,  detegant,  eoo- 
periant:  ilem  libri  missarum  fbiia  evol- 
vant;  vetanlur  praelerea  palmatoriam, 
canonem,  annulum,  pìioleum  adhibere. 
y." Quando  adstant  ad  sacra  cum  habitu 
praelatitio  non  genufleclant,  sed  caput 
inclinent,  uti  in  more  est  apud  canonicos 
cathedralium  :  duplici  duclu  ihurifìcen- 
tur:  consideant  vero  in  loco  per  caerimo- 
Diale  episcoporum  constitulo.  8.°  Confi- 
cere  possunt  acta  de  causis  beatificatio- 
nis,et  canonizationisServorum  Dei:  quo 
tamen  privilegio  utinequeantsieoloci  al- 
tersit  e  protonotariis  partecipantibus.  g." 
Item  rite  eliguntur  in  conservatores  or- 
dinum  regularium,  io  judices  syuodalcs, 


PRO 
incommissarios  apostolicos,  et  judices,  a 
summo  Ponlifice  adsciscendos  prò  causis 
ecclesìaslicis,  et  beneficiariis.  Item  apud 
ipsos  professionem  fidei  recte  emittunt, 
qui  ex  officio  ad  eamdem  astringuntur. 
Item  coram  Ipsispensiones  transferri  pos- 
sunt ab  iis,  qui  eo  gaudent  pri  vilegio.  i  o." 
Beneficia  eorum,qui  protonolarialum  ti- 
tularem  per  apostolicas  literas,  vel  per 
diploma  collegi  protonotariorum  parte- 
ci pantium  assequutisunt,nonnisi  ab  apo- 
stolica sede  conferri  possunt.  i  i.°  Io  ci- 
vilibusnegotiis,  nec  non  in  criminalibus, 
alque  in  vitae  disciplina,  ordinariis  lo- 
corum  obnoxios  piane  se  esse  noverinl, 
nullaque  ratione  ab  ipsorum  jurisdictio- 
ne  liberos  se  comminiscantur.  i2.°Etsi 
habitum  praelalitium  non  geslent,  gau- 
dent tamen  privilegio  fori,  dummodo 
in  hubitu,  et  tonsura  incedant.  i3.°  Fa* 
tuiliarìbus  Papae  minime  accensentur, 
cum  hoc  privilegio  gaudeanlprolonotarii 
dimitaxale partecipantibus,  vel  romanae 
curine  preiati  qui  ex  Ponlifiois  benigni- 
tate  iisdem  aequiparantur.  1 4-°  Quae  hic 
percensenlur  privilegia  ea  sunt,  quibus 
dumtaxal  protonolani  titulares  donatos 
se  sciant,  qui  secus  facere,  aliisque  prae- 
ter  memorata  privilegiis  ac  juribus  uti 
auserint,  si  ab  ordinario,  tamquam  ab 
apostolica  sede  delegalo,  semel,  et  bis  ad- 
moniti  non  paruerint,  eo  ipso  privatos 
delato  honore  se  sciant.  i5.°  Tandem  qui 
protonotarialu  titulari  donati  sint,vel  per 
apostolicas  literas,  vel  alio  legitimo  diplo- 
mate, nequeantuti  ipsius  juribus  ab  hu- 
jusce  decreti  praestitutum  conslabilitis, 
nisi  antea,  vel  apostolicas  literas,  vel  di- 
ploma ipsum  in  officio  secretarli  collegi! 
protonotariorunì  de  numero  partecipan- 
tiumexhibuerinl,  qui  in  codicem  referat 
nomen,cognomen,aeta  lem,  patria  ai,qua- 
litates  novi  protonotarii  titulans,ac prae- 
lerea diem  ad  quam,  vel  breve,  vel  di 
ploma  datum  est.  Idem  porro  protono 
tariatus  privilegium  in  secretaria  proto- 
notariorum parteoipantium  recognilum 
exhibeaut  ordinario,  apud  quem,  vel  a- 


PRO 
pud  alinm  personam  in  eccleslasllca  di- 
giiitate  conslitutam  fidei  piofessionem 
(cioè  quella  di  Pio  IV  di  cui  parlai  a  Pbo- 
FEssio.vE  DI  FEDE,  chiamata  volgarmente 
Piana),  et  fjdelitatis  juramentum  erait- 
tanl  (la  formola  sta  nel  iib.  2  delle  De- 
cretali a\  titolo  24  De  jurej tirando,  cap. 
4 ,  che  incomincia  Ego  N.  Episcoptis,  con 
variare  il  titolo  e  alcune  parole).  Quibus 
peractis  fas  ipsis  si  habitum  sui  gradus 
iliduere,  ofFiciuro  tenere,  uli  privilegiis, 
honoribus  ,  praerogativis,  quorum  no- 
tula fypis  impressa  (si  deve  intendere  dei 
ripoitali  1 5  articolij  non  esistendo  stam- 
pata a  parte),  et  ab  alìquo  ex  protouoia- 
nis  partecipantibus  subscripta,  et  obsi- 
pnata  iisdem  tradetur,  ne  quid  adversus 
liaec  decreta,  ex  ipsorum  ignoratione  pe- 
ragi  contingat.  Quare  tum  literae  apo- 
slolicae  in  forma  brevis,  tum  diplomata, 
quibus  protonotarii  titulares  creantur 
concinnanda  erunt  juxla  hujusce decreti 
sententiam,  ne  qua  ibidem  ab  eo  aliena 
describantur  ". 

*  §  8.  KLhiI  autem  hoc  decreto  immu- 
tatum  censeatur  de  ampliorìbus  privile- 
giis,quibus  collegia  quaedam,  et  capitu- 
la  ex  apostolico  indulto,  etiam  ad  instar 
protonotariorum  partecipantium  alicubi 
gaudeant.  Leges  tamen,etconditiones  in 
iisdem  indultis  praefinitae  accurate, reti- 
gioseque  serventur;  ncque  ulti  fassitcon- 
cessionis  limitespro  suo  arbitrio  praeter- 
gredi,  vel  in  romana  curia  id  genus  in- 
signia  deferre,  vel  sibi  singulatim,  et  ex- 
tra collegii  functìones  attributaexistima- 
re,  quae  corpori  tantummodosunt  col- 
lata. Demum  eadem  particularis  congre- 
gatiocensuit  rogandumesse  Sanctitatem 
suam,  ut  singola  hoc  decreto  propesila 
dignelur  consti  tutione  apostolica  confir- 
mare.  Die  2 7  aprilis  1818.  Qui  segue  la 
sottoscrizione  del  cardinal  Somaglia,  di 
mg.''  Sala  segretario  de'riti,  il  decreto  e 
l'approvazione  di  Pio  VII,  colla  deroga- 
zione delle  clausole  necessarie  e  oppor- 
tune. »>Si  quisautem  hoc  attentare  prae- 
sumpserit,  iodignalionem  omnipotentìs 


PRO  29 

Dei,  ac  BB.  Petri  et  Pauli  apostolorum 
ejus  se  noverit  incursurura  ".  Trattano 
dei  protonotari  apostolici:  P.  Vincenti, 
Teatro  degli  nomini  illustri  che  furono 
protonotari  nel  regno  diNapoli,  ivi  1607. 
Hier.  Fabri,  Tractalus  de  protonotariis 
apostolicis  eorumque  dignitale  etnninere, 
Rononiae  1 672.  Plettemberg,iVo/.  Con- 
gregalionum  et  Tribunalium  p.  34c)eseg. 
Ciampini,  De  P^ice-  Cancella  rio,  p.  i  1 1. 
Jo.  Battista  Sacchetti,  Privilegia  protho- 
notarioruni  apostolicoruni  tani  de  nume- 
ro  partecipantium  nuncupat.  Roniae  exi- 
stentmm,  quani  exiraordinariorum  seii 
honorariorum  uhique  terranim  degen- 
tium  cumprimaei'a  eorumdem  insti  tulio- 
ne, ipsis nontantuni sedEpiscopis  eorum- 
que f'icariisy  omnibusquejurisdictioneni 
ecclesiasticani  exercentibus  e/c.,Romae 
1 6()3.  Jos.  h'ìganù,  De  protonotariis  apo- 
stolicis tani  de  numero  partecipantium, 
quam  supranumenim ,  nec  non  tittiUt- 
ribus  seu  non  partecipantibus,  Romae 
1751.  Giorgio  Viviano  Marchesi  Buo- 
naccorsi,  /antichità  ed  eccellenza  del  pro- 
tonotariato apostolico  partecipante,colle 
pili  scelte  notizie  de'santi,  sommi  Ponte- 
fici, cardinali  e  prelati  che  ne  sono  stati 
insigniti  sino  al  presente.  Faenza  1751. 
A.  H.  Andreucci,  Hier.  eccl.  t.  i,p.  99. 
De  protonotariis  apostolicis  e  numero 
partecipantium. 

PROTO  PAPA,  Proiopapas.  Titolo 
della  chiesa  greca,  in  significato  di  pri- 
mo padre,  priuìo  prete,  cioè  Arciprete^ 
ed  anche  il  i.°  dignitario  d''una  comuni- 
tà religiosa,  d'una  chiesa  parrocchiale.  Il 
protopapa  nella  chiesa  di  s.  Sofia  di  Co- 
stantinopoli era  in  tal  pregio  d'onore, che 
nelle  funzioni  eccle>iastiche  occupava  do- 
po il  patriarca  il  i.°luogo,  essendo  capo  del 
tribunale  ecclesiastico,  ed  era  chiamato 
flJagnus  Piotopapas.  L'imperatoregre- 
co  in  della  metropoli  avea  ancor  lui  nel- 
la sua  cappella  la  dignità  di  protopopa, 
che  presiedeva  al  clero  patriarcale  e  al 
clero  palatino.  Il  Carafa,  De  captila  re- 
gis,  cap.  3  :  De  magno  capellano,  tiat- 


3o  PRO 

10  del  prolopapa  del  palazzo  degl'impe- 
ratori d'Oliente,  seti  primis  palatìi  pre- 
sbyter.  I  greci  scismatici  danno  il  nume 
di  Papas  ai  loro  preti ,  ai  loro  vescovi 
ed  ai  patriarchi;  ed  i  turchi  chiamano 
Papassi  i  sacerdoti  cristiani,  come  notai 
a  Papa  ,  col  qual  titolo  s'intende  gene- 
ralmenteperanlonoinasia  il  sommo  Pon- 
lefìce,  capo  della  chiesa  cattolica  roma- 
na. Dice  Bergier  alla  voce  Papa,  che  il 
prelato  greco  della  chiesa  di  Corfìi  pren- 
de il  nome  di  Protopnpa;  e  che  Scali- 
gero osservò  costumare  gli  etiopi  di  ap- 
pellare Papasath  i  loro  preti ,  Episco- 
pasalh  i  loro  vescovi,  nondimeno  fa  no- 
tare che  tali  termini  sono  della  lingua  e- 
tiope.  Gl'indiani  del  Perù  chiamavano 
il  loro  sominosacerdotePdf^aj.  Delle  vo- 
ci Papa  e  Protopapa  usate  dai  greci  di- 
scorre eruditamente  Pauli  nella  Dissert. 
de  ritu  ecclesiae  Ne.rilinae  p.  i  oi5  e  seg. 

11  can.  Morisani  pubblicò  la  Diatriba  de 
Prolopapis,mpoì\  i  yGB.Nel  vol.XXXII, 
p.  i52,  ed  a  Messina  descrìssi  il  proto- 
papa,dignità  della  collegiata  dis.  Maria 
del  Grafleo.  Rodotà,  Del  rito  greco  in  I- 
talia  t.  I,  p.  265,  diceche  nel  governo 
de'vescovi  greci  si'inlrodusseronellechie- 
se  delle  provincie  napoletane  quelle  gre- 
che costumanze,delle  quali  ancora  si  con- 
servano le  vestigie.  Ritengono  alcune  i 
nomi  greci  denotanti  dignità  e  uffizi.  Reg- 
gio (^'".),  con  molte  chiese  di  sua  dipen- 
denza,quelle  di  Messina, à\  Dova, iì'\  Op- 
pido,  di  Nardo  ed'ì  Belmonle  fanno  pom- 
pa del  greco  nome  di  protopapa  che  ar- 
ciprete dinota.  Aggiunge  Rodotà,  che  di 
questa  eminente  dignità  narrano  le  pre- 
rogative e  ne  descrivono  il  ministero  e 
l'uffizio,  Codino,  Gretsero,  Goar,  Meur- 
sio,  Ducange,  Allazio.  La  chiesa  del  pro- 
topapa di  R.eggio  è  dis.  Agata  della  stessa 
diocesi,  la  quale  in  uno  a  quella  di  Mes- 
sina con  greco  nome  s'intitolano  ctìJ//o/i- 
<7ie,  voce  altre  volte  adoperala  per  espri- 
mere la  cattedrale,  ed  anche  la  chiesa  ma- 
trice o  parrocchiale;  laonde  convien  di- 
re, che  parrocchiali  fossero  le  chiese  di 


PRO 

Reggio  e  di  Messina  e  altre  dai  greci  sta- 
bilite nelle  provincie  de'due  regni  di  Na- 
poli e  Sicilia,  col  nome  di  cattoliche. 

PROTOSCRLMARIO,  Profó5c/m/Vr- 
rius^Priniiscrinius.  Ilcapo degli  Scriniari 
della  sede  apostolica.  Ad  Archivi  e  Ar- 
chivisti DELLA  s.  Sede  dissi  che  l'arcliivio 
ne'primi  tempi  della  Chiesa  fu  detto  an- 
che Biblioteca  della  s.  Sede  (T-^.)  ,  chia- 
mato ancora  Scrigno  e  Scrinio santo,  in- 
cominciato da  s.  Pietro  e  poi  aumentato 
cogli  atti  che  vi  deposero  i  Notari  regio- 
nari istiluiti  da  s.  Clemente  I,edailoro 
successori  essendosi  aumentate  di  mollo 
le  gravi  incombenze,  furono  dati  in  aiu- 
to 1  2  notari  per  custodia  dell'archivio  o 
scrinio  santo,  che  come  gli  archivisti  de- 
gli antichi  romani  furono  denominati 
Scriniari.  Che  questi  eziandio  esercitaro- 
no l'ufficio  di  notari  sotto  la  dire/ione  dei 
medesimi  notari  regionari,  con  iscrivere 
anch'essi  gli  atti  de'  martiri,  e  poi  finite 
le  Persecuzioni  della  Chiesa  (f^.),  impie- 
gati a  scrivere  l'epistole  pontificie,!  pub- 
blici istromenti,  leggevanoe  pubblicava- 
no gli  altide'concilii,  ed  esercitavano  al- 
tri onorevoli  uffizi.  Soggetti  prima  al  Pri- 
micerio della  s.  Sede  {F'.)  ossia  de'nota- 
ri  regionari,  più  tardi  e  nel  IX  secolo  eb- 
bero per  capo  il  Protoscriniarìoo Primi' 
scrinio,  appellato  pure  Archivista  e  Bi- 
bliotecario (J^.).  Rimarcai  in  fine,  che  il 
protoscriuariato  o  primiscrinialo  diven- 
ne un  rispettabile  uffizio  tra'  primi  7  uf- 
flziali  maggiori  del  sagro  palazzo  Lateia- 
uense,  chiamando  Macri  il  protoscrinia- 
rio,  gran  cancelliere.  A  Protonotari  a- 
posTOLici ,  comechè  successi  ai  notari  re- 
gionari ,  dichiarai  che  dalla  loro  impor- 
tante officina  derivò  la  Cancelleria  apo- 
stolica [F.)j  ma  Galletti  non  crede  che 
il  cancelliere  di  s.  Chiesa  fosse  il  proto- 
scriniariooprimiscrinio,  il  quale  spesso  e- 
ziandiofu  chiamato  Bibliotecario,  finché 
poi  le  due  ragguardevoli  cariche  furono 
separate  affatto, per  molto  tempo  eserci- 
tando l'uflizio  di  bibliotecario  il  Secon- 
dicero  notaio  regionario,  di  cui  parlai 


PRO 

al  citalo  arlicolo  Primicero.  Nondimeno 
Zaccaria,  neWa  Dissertazione  sopra  i  no- 
tai ecclesiastici, chiama  il  proloscriniario 
anche  Cancelliere^  coli' autorità  di  Pau- 
vinio,  dicendo  che  i  12  scriniari  aggiunti 
ai  notali  regionari  aveano  per  loro  impie- 
go lo  scrivere  soltanto  quegli  atti  eccle- 
siastici che  dal  protoscrioiarioocancellie' 
re  erano  a  nome  del  Papa  dettali  ,  come 
bollé,privilegi,altide'conciliiesomiglian- 
ti.  Parlando  Zaccaria  degli  sa'iniari,  dice 
che  tale  fu  sotto  Papa  Marino  lo  scriniario 
Gioigio  scrittore  della  pontifìcia  lettera 
a  Gerardo  vescovo  di  Lodi  ;  tale  sotto  s. 
Leone  IVneU'SSc  Stefano; talenelioi 3 
Roccione;  tale  nel  1079  Angelo,  neli  i5g 
Andrea^  nel  1 191  Crescenzio,  nel  1204 
Giovanni. Conviene  conPanvinio,  che  non 
di  rado  si  unirono  in  una  sola  persona  i 
due  impieghi  di  notaio  regionario  e  di 
Scriniario  della  chiesa  romana.  Una  bol- 
la di  s.  Leone  IV  deir852  fu  scritta  per 
inanus  Nicolai  Nolarii  atqueRegionariì, 
et  Scriniarii  Sanctae  nostrae  romanae 
Ecclesìae.  Un'altra  di  Benedetto  Vi  11  del 
101 3  è  dala  per  manus  Benedicti  Rfgio' 
nariìNotarii^etScriniariis.  romanae Ec' 
ctfsiae.  Da  quanto  dissi  a  Nome  dei  Pa- 
pi sul  nome  imposto  a  Pasquale  11,  pare 
cheMacri  la  ritenesse  prerogativa  del  Ca- 
poscrinario,  cioè  de'protonotarii  egli  di- 
ce. Riganti  citandolo,  nel  suo  dotto  trat- 
tato de  Proionotariis  a  p.  3o,  n.°  2  3  ri- 
ferisce: Aderat  quoque  inter  Notarios  se- 
dis  aposlolicae  Primoscrinius,qui  eliam 
Proloscriniarìus  dìcehalur ^  prima  rius 
nempe  Archivista,  cui  in  romana  eccle- 
sia  archivii  cura  inerat,  et  sub  se  duode- 
cim  habeat  Scriniarios,  qui  omnium  quo- 
que actorum  civilium  instrumenta  forma- 
bant.  Nec  adalium,quam  ad  Primiscri- 
uium  spectabat  Pontifici noviterelectono- 
men  in  baptismate  sortitum  ad  ejus  libi- 
tum mutare.  Intieramente  non  posso  con- 
venirvi, per  quanto  dissi  a  Nome  dei  Pa- 
pi. Riganti  dice  del  Protoscriniarius,  seu 
Primoscrinius  Aotarionim ,  qui  archivio 
romanae  ecclesiae  praesidebaL 


PRO  3  r 

Galletti,  Del  primicero  della  s.  Sede 
e  di  altri  uffìziali  maggiori  del  sagro  pa- 
lagio Lateranense,  a  p.  i33  discorre  del 
Pratose  rimario  e  riporta  la  seguente  se- 
rie.Intendevano!  romani  per  iScr/gnoquel 
luogo,  in  cui  erano  custodite  le  scrittoi  e 
di  qualunque  genereesse  si  fossero.  Quei 
scrigni,  che  servivano  alla  conservazione 
delle  carte  spettanti  al  pul^blico,  aveano 
i  suoi  uffìziali,  ì  quali  iS'cnn/an  si  appeU 
lavano.  Nella  chiesa  romana,  dice  il  Pan  • 
vinio,  erano  12  scriniari,  i  quali  avevano 
in  mano  lo  scrigno  della  sede  apostolica, 
e  servivano  a  formare  gli  atti  pubblici. 
Galletti  senza  affermare  sul  preciso  nu- 
mero, soggiunge  che  certamente  scrive- 
vano le  lettere  apostoliche,  e  questa  era 
privata  loro  incombenza,  poiché  s.  Nico- 
lò I  dell'  858  nella  sua  epistola  27  dice 
che  non  avea  potuto  dare  certa  risposta 
in  un  preciso  tempo,  perchè  i  suoi  scri- 
niari aveano  le  vacanze.  Quegli  che  pre- 
siedeva a  questi  scriniari  dicevasi  prolo- 
scriniario o  primiscriuio,priinoscrinio,o- 
pinando  Galletti  che  questa  non  fosse  una 
carica  delle  più  antiche,sebbene  da  Gio- 
vanni diacono  si  faccia  precedere  al  primi- 
cerio de' Difensori  [f^.)  ed  al  Nomencla- 
tore (/^.) ,  poiché  in  progresso  di  tempo 
gli  scriniari  si  staccarono  dal  corpode'no- 
tai  regionari  e  se  ne  formò  un  collegio  a 
parte  col  suo  capoprotoscriniario,  il  quale 
talvolta  fu  denominato  semplicemente 
Proto.  Neir82  7  Galletti  per  i .°  pone  Gre- 
gorio protoscrinario,  perché  si  nomina  ia 
una  bolla  di  Gregorio  IV',  presso  Mura- 
tori :  Scripta  per  manus  Gregorii  pro- 
toscrinani  patriarchio  Lateranensi,  Nel 
Bollarlo  romano  in  vece  si  legge  :  Scripta 
per  manum  Gregorii  prothonotarii  in  pa- 
triarchio Lateranensi.  Indi  Giuseppe pri- 
miscrinio  deir862  che  intervenne  al  con- 
cilio di  s.  Nicolò  I,  e  si  soltoscrissepnV/K- 
scrinius  romanus  immediatamente  dopo 
Elia  oblazionario  e  dopo  tutti  i  suddia- 
coni. Anastasio  primiscrinii  dell' SrS, 
sottoscritto  in  una  boHadata  per  lui:  for- 
se era  anche  bibliotecario,  0  passò  a  que- 


3i  P  R  O 

sto  uffizio  òaprimiscvìniQ.  Benedetto  dei' 
1*897,  ed  era  visitatore  del  monastero  di 
s.  Erasmo  al  Monte  Celio  :  intervenne  al 
concilio  deirSpB  di  Giovanni  IX,  in  cui 
furono  cassati  gli  alti  contro  Form  oso,  ed 
è  chiamato  protoscrìniariiis.  fllelckise- 
dechde]  c)0 5 protonotario,  leggendosi  nel 
privilegio  di  Sergio  III  al  vescovo  di  Sel- 
va Candida  :  Scriptum  per  nianus  Mei- 
chisedech  protonotarii  s.  Sedis  apostoli' 
cae.  Forse  questi  è  quel  medesimo  Mel- 
chisedech  che  da  scriniario  passò  a  proto- 
scrìniario  e  che  scrisse  una  bolla  di  Ser- 
gio II  deir847,  quindi  piotonotario,  che 
da  un  documento  si  vede  di  verso  dal  can- 
celliere ch'era  Teofilatto.  Qualche  vol- 
ta il  cancelliere  si  chiamò  archicancel- 
liete  e  archiscriniario  j  e  bibliotecario ^ 
ufiizio  che  talora  simultaneamente  fun- 
se. Tuttavolta  Galletti  non  conviene  che 
l'archiscriniario  fosse  il  cancelliere,  per- 
chè protonotaio,  protoscrinarìo  e  primi- 
scrinio  dice  che  vuol  dire  una  stessa  co- 
sa, ed  udQzin  li  diversi  dal  cancelliere.  Pie- 
tro  del  940  arciscriniario  v.  roinanaeeC' 
clesiae.  Nel  94'2  Leone protoscrinario,  poi 
antipapa  Leone  FUI ,  si  sottoscrisse  in 
una  carta  :  Leo  Dei  pietale  prolhoscri- 
niaritis  s.  Sedis  apostolicae.  Nelg58  an- 
dò a  Subiaco  con  Giovanni  XII,  ed  è  no- 
minato Leonent  venerabdein  s.  romanae 
tcclesiae  protoscriniariiwi,  mine  in  ea- 
detìi  sedi  Petri  vicarium,  ed  era  laico 
quantunque  per  la  carica  dovesse  essere 
chierico.  Nel  963  si  trova  Gregorio  archi' 
notaio,  lo  stesso  che  protoscriaiario.  y^zo- 
«cdel  c)65  protoscrinario  fu  spedito  dai 
romani  col  vescovo  diSutri  legato  all'im- 
peratore Ottone  I  per  trattare  del  suc- 
cessore da  darsi  a  detto  antipapa,  e  per- 
ciò partigiani  degli  scismatici;  ma  l'eletto 
Giovanni  XIII  fece  tagliare  ad  Azone  la 
lingua  ,  il  naso  e  due  dita.  Stefano  del 
978  arch  scrinio  j  lo  stesso  che  protoscri- 
niario,  ed  era  nolaro  regionario.  Azone 
del  983  che  si  sottoscrisse: /^zo  Dei  pietà- 
te  proloscriniarius et  apocrisariiis  roma' 
nae  ecclcsiae,  essendo  anche  nunzio  apo- 


PRO 

stolico.  Stefano  del  989  primiscrinio  s.  ^ 
r.  ecclesiae.  Nel  992  Leone  ,  Dei  pietà-  1 
te  prothoxcriniarius.  Indi  Stefano  proto- 
AcnViirtno  sotto  Giovanni  XIX  detto  XX 
del  1024'.  viveva  ancora  neh  o38.  Ser- 
gio del  1039  protoscriniario :  in  un  pri- 
vilegio si  legge:  scriptum  per  manum  Ser- 
gii  archiscrivii  sacri  pala  ti i.  Nel  i  o44 
Giovanni  priniiscriniiLateranensis  pala- 
ta, ^eì  lo'ì'j  Pietro,  archiscriniarii  s.  r. 
ecclesiae.  Nel  1 060  Giovanni,  Dei  gratin 
Proto;  ed  in  altro  documento  :  Ego  Jo' 
hannes  Dei  gralia  s.  apostolicae  sedis 
Proto.  Nel  1073  Pietro  protoscriniario 
della  sede  apostolica.  Mardone  del  1 1  Sg 
protoscriniario.  Giovanni  del  i  igS  pro- 
toscriniario/Wea:;  dipoi  ascese  al  grado 
di  secondicero.  Poscia  i  notari  si  nomi- 
navano ancora  àa\  Prefetto  di  Roma[F  .\ 
onde  s'intitolava  :  Ego  N.  Deigratia  s.  . 
romanae  praefectura  Judex  et  Scrina^  1 
rius. 

PROTOSINCELLO,  Protosyncellus. 
Dignità  ecclesiastica  della  chiesa  greca, 
capo  óe'sincelli  o  di  quelli  che  abitavano 
e  alloggiavano  nel  patriarchio  di  Costan- 
tinopoli. Era  come  il  vicario  del  patriar- 
ca, anzi  destinato  suo  successore ,  e  per- 
ciò eletto  dal  capitolo  e  dall'imperatore.  .| 

PROTOTRONO.  Primo  trono,  pri-  \ 
ma  cattedra  o  sede.  Nella  chiesa  greca 
chiamavasi  prototrono  il  primo  vescovo 
d'una  provincia  ecclesiastica, ovvero  quel- 
lo che  occupava  il  r."  posto  presso  il  pa- 
triarca, o  dopo  il  metropolitano.  Gugliel- 
mo die  il  titolo  di  prototrono  al  patriar- 
ca d'Antiochia,  perchè  fra'  i3  arcivesco- 
vi che  sino  dal  tempo  degli  apostoli  a- 
veanooccupato  quella  sede,  quello  di  Ti- 
ro ottenne  il  i.°  luogo. 

PROVA.  F.  Giudizi  DI  Dio,  Purga- 

ZIONI. 

PROVENZA.  Antica  provincia  della 
Francia  (^.),  limitata  al  nord  dal  Dc/- 
/?«fl;o(A^),  al  nord  ovest  dal  contado  Fé- 
naissin  (F.),  all'ovest  dalla  Linguadoca, 
al  sud  dal  Mediterraneo,  ed  all'  est  «lal- 
l'italia  :  suoi  limiti  naturali  fuiooo  oltre 


PRO 

ii  mare,  il  Rodano,  il  Varo,  le  Alpi, la  Du- 
lenza.  Sua  capitale  Àix  (/^'.),  tlivideva- 
si  in  Alla-Piovenza  e  in  Bassa  Proven- 
za ;  comprendeva  1 1  vicariali,  coi  quali 
si  formarono  i  dipartimenti  delle  Boc- 
che del  Rodano,  del  Varo  e  delle  Bas- 
se Alpi ,  la  parte  orientale  di  quello  di 
Valchiusa,  ed  una  piccolissima  parte  del- 
l'altro della  Dróme.  L'  Alta-Provenza  è 
montagnosa,  con  buoni  pascoli,  nume- 
rosi bestiami,  con  clima  temperato  nelle 
valli,  freddissimo  sulle  alture.  La  Bassa- 
Provenza  ha  temperatura  calda,  e  som- 
ministra olio  rinomato.  I  provenzali  so- 
no dotati  di  gran  vivacità  di  spirito.  La 
lingua  romano-provenzale  fiorì  moltis- 
simo in  Italia  ne'secoli  XI,  XII,  XIII,  e 
da  cui  tutta  s'informò  la  lingua  e  poesia 
toscana.  Neh  723  in  Avignone  si  pubbli- 
cò di  Saverio  Andrea  Pellas:  Diclionnaire 
proi'encal  elfrancois.  Degli  antichi  e  fa- 
mosi poeti  provenzali  delti  Trovatori  ^ 
parlai  a  Poesia  e  in  altri  articoli.  I  pochi 
galli  che  anlicamenle  abitarono  qtiesla 
regione,  furono  gli  anatilii,  i  desuviates, 
i  vulgienles,  i  salyes  o  salici,  i  suelteri,  i 
camalullici,  i  deceates,  i  suetri,  i  nerusi, 
i  sanili  ed  i  verucini.  1  focesi  usciti  dal- 
l' Asia  minore  vi  fondarono  Marsiglia 
{f-).  Suscitate  discordie  tra'  marsigliesi 
ed  i  salii,  domandarono  i  primi  aiuto  ai 
romani  e  fu  mandato  da  Roma  a  soste- 
nerli il  console  Fulvio  verso  l'anno  \i5 
avanti  la  nostra  era.  D'allora  in  poi  i 
conquistatori  del  mondo  gettarono  le 
fondamenta  del  loro  dominio  nella  Gal- 
lia,edil  paese  che  fu  da  prima  loro  sotto- 
posto chia  mossi  Provincia  romana,  Aon- 
de  venne  poi  il  nome  di  Provenza.  Que- 
sta Provincia  ebbe  in  seguito  la  denomi- 
nazione di  Narbonese  e  fu  suddivisa  in 
5  Provincie  :  la  i  .^  Narbonese,  la  2.*  Nar- 
bonese, la  Viennese,  le  Alpi  Marittime, 
e  le  Alpi  Greche  o  Pennine  ;  ed  è  alle 
parli  meridionali  della  Viennese,  della 
2.'  Narbonese  e  delle  Alpi  Marittime  che 
corrispondeva  la  Provenza  qual  era  sta- 
ta nel  secolo  XVIII.  f^.  Galiu.  Nel  se- 

VOL.    LVI. 


PRO  33 

colò  V  s'impadronì  del  paese  Enrico  II  re 
de'visigoti,  e  suo  figlio  Alarico  ne  godet- 
te sino  alla  battaglia  di  Vouillé,  dove  fu 
vinlo  ed  ucciso.  Tecdorico  re  de'  goti  o 
ostrogoti  ricevette  la  Provenza  dai  visi- 
goti ,  e  le  impedì  di  cadere  in  potere  di 
Clodoveo  I  ;  ma  non  tardarono  molto  gli 
ostrogoti  a  vedersi  forzati  a  cederla  ai 
re  franchi.  All'epoca  del  partaggio  del- 
l'impero di  Luigi  il  Dabbene,  toccò  a  Lo- 
tario, il  quale  lasciatala  a  Carlo,  uno  dei 
suoi  figliuoli,  fece  parte  del  regno  della 
^o/gog/jfl-Cisjurana.  Divenuto  padrone 
della  regione  Carlo  il  Calvo,  ne  affidò  il 
governo  a  Rosone,  che  se  ne  fece  elegge- 
re re,  e  poi  d'allora  lo  sialo  prese  il  nome 
di  regno  à'yirles  o  di  Provenza  e  sussi- 
stette sinoal  secolo  XI,  che  si  fusenell'/m- 
pero  [V.)  di  Germania  (/^•),  nel  quale  a- 
vea  la  Provenzali  titolodi contea.  La  se- 
rie de'conli  ereditari  di  Provenza  inco- 
mincia nel  I  o63  con  Bertrando  o  Ber- 
tranno  che  neh  08  r  offrì  tutta  la  contea 
a  s.  Pietro,  facendola  tributaria  della  s. 
Sede,  come  aHerma  Borgia,  Memorie  di 
Benevento  t.  1 ,  p.  106,  e  riportai  a  Re- 
galia. Gli  successero,  nel  logS  Stefa- 
nelto,  nel  i  i  3o  Gerberga  o  Gilberto, 
nel  I  1 1 2  Raimondo  Berengario  I ,  nel 
ii3o  Berengario,  nel  i  r44  Raimon- 
do Berengario  II,  nel  1  166  Alfonso  I  e 
Raimondo  Berengario  III,  nel  i  ig6  Al- 
fonso II,  nel  1209  Raimondo  Berenga- 
rio iV  {V.  Innocenzo  IH),  che  altri  chia- 
mano VI  [V.  Avignone),  famoso  soste- 
nitore degli  albìgesi,  per  cui  lo  combat- 
terono diverse  crociale j  perdette  diversi 
stati,  e  la  contea  f'enaissina  diventò  do- 
minio della  chiesa  romana,  con  altre  terre. 
Nel  1245  divennero  conlessa  e  conte 
di  Provenza,  Beatrice  erede  del  bel  pae- 
se, e  Carlo  I  d'Angiò  re  di  Sicilia,  il  qua- 
le n'ebbe  l'investitura  nel  1278  dall'im- 
peratore Rodolfo  I ,  e  fu  lo  stipite  degli 
Angioini  signori  di  Provenza.  Nel  i285 
successe  Carlo  II  re  di  Napoli,  a  tempo 
del  quale  Papa  Clemente  V  neXi'òoS  coti 
stupore  di  tutto  il  mondo  stabilì  la  resi- 

3 


34  PRO 

ileuza  pontificia  in  Provenza,  ove  resta- 
rono altri  sei  Papi, cioè  Giovanni  Ji XI ly 
Benedetto  Xll,  Clemente  FI,  Innocen- 
zo FI,  Urbano F,  Gregorio'XI.CÌemen- 
te  V  prima  dimorò  nel  Fenaissine  poi 
passò  in  Avignone  che  fu  il  luogo  della 
slabile  residenza,  ed  ove  venne  a  render- 
gli omaggio  nel  iSog  il  nuovo  conte  di 
Provenza  Roberto  pel  regno  di  Napoli. 
Divenuta  contessa  di  Provenza  Giovan- 
na 1  regina  di  Napoli  neh  343, e  trovan- 
dosi poi  in  Avignone  nel  i348  lo  vendè 
a  Clemente  VJ,  coli'  approvazione  del- 
l'imperatore Carlo  IV,  con  che  liberò  lo 
stato  Avignonese  e  la  Provenza  dal  lega- 
me dell'impero.  Nel  i377  Gregorio  XI 
restituì  a  Roma  la  residenza  papale;  ma 
alcuni  cardinalf,  preferendo  il  delizioso 
soggiorno  di  Provenza, restarono  in  Avi- 
gnone. Al  successore  Urbano  VI  si  ribel- 
larono diversi  cardinali  che  sospiravano 
le  delizie  di  Provenza,  onde  avendo  elet- 
to l'antipapa  Clemente  FU,  con  questi 
tornarono  a  dimorare  in  Avignone,  ove 
successe  nell'  antipoutificato  Benedet- 
to XIII.  Col  soggiorno  lunghissimo  di 
più  d'un  secolo  di  7  Papi  e  di  2  Antipa- 
pi in  Provenza,  la  regione  fu  testimone 
di  grandi  avvenimenti  ,  moltissiuri  pro- 
venzali furono  creati  cardinali  e  alcuni 
anche  Papi;  quindi  immenso  ne  fu  il  lu- 
stro e  i  vantaggi  che  derivarono  alla  Pro- 
venza, giunta  a  tanta  potenza  e  ricchez- 
za, ed  ove  furono  eretti  sontuosi  monu- 
menti,in  gran  parte  distrùtti  dal  fanati- 
smo antireligioso  de'crudeli  ugonotti.  Nel 
i382diventòconledi  Provenza  il  re  Lui- 
gi I,  nel  1 384  Luigi  II,  nel  i4'7  Luigi 
III,  neli434Renato,  neli48o  Carlo  III, 
tutti  Angioini,  per  la  morte  del  quale  nel 
1481  Luigi  XI  re  di  Francia  pretese  che 
quel  principe  lo  avesse  istituito  suo  erede, 
e  dichiarò  la  Provenza  riunita  alla  mo- 
ìiarchia  francese.  Dopo  la  morte  del  re, 
Renalo  di  Lorena\o\\e  far  valere  le  sue 
pretensioni  sudila  successione  diRenatosuo 
avo  materno,  ma  indarno  perchè  re  Carlo 
Vili  unì  in  perpetuo  la  provincia  alla  co- 


PRO 
rona  nel  «487.  Siccome  la  Provenza  non 
era  ancora  riunita  a  tal  corona  all'epoca 
della  Prammatica  sanzione  [F.) ,  cui  si 
riferiscono  le  disposizioni  del  Concorda- 
to tra  Leone  X  e  Francesco  I  (  F.),  così  i 
Papi  protestarono  perchè  dovea  restare 
paese  d'obbedienza,  cioè  nella  medesima 
sommessione  in  cui  era  sotto  i  conti  di 
Provenza  verso  la  s.  Sede.  Inconseguen- 
za di  queste  proteste  re  Francesco  I  ri- 
cevè nel  1 5 16  da  Leone  X  un  indulto 
per  la  nomina  de' vescovati  e  altri  bene- 
fizi concistoriali  di  Provenza.  Quell'  in- 
dulto conteneva  una  clausola  particola- 
re sull'obbligo  di  nominare  nello  spazio 
di  6  mesi  a  die  vacationis.  La  Provenza 
era  soggetta  alla  legazione  apostolica  di 
Avignone;  l'espeltativa  de'graduati  non 
avea  luogo  in  questa  provincia.  Nel  de- 
clinar del  secolo  passato  la  rivoluzione 
francese  tolse  alla  sovranità  della s.  Sede 
gli  stati  temporali  di  Provenza,cioè  lo  sta- 
to d'Avignonee  il  contado  Venaissin, col- 
le città  vescovili  di  Carpentrasso,  Cavail- 
lon  e  Faison.  Per  la  Provenza  ci  ripas- 
sò Pio  FU  [F.)  nel  1809  pel  suo  -vio- 
lento trasporto  in  Francia,  il  quale  Papa 
fece  solenni  proteste  per  la  ricupera  de- 
gli stati  provenzali. 

PROVIDENCE  (Providen).  Città  eoa 
residenza  vescovile  dell'America  setten- 
trionale degli  Slati  Uniti,  nell'Ohio  o  se- 
condoaltri  nellostato  dell'Isola  di  Rodi  o 
Rhode-Islaud  con  porto,  uno  de'due  suoi 
capoluoghi,  e  capoluogo  della  contea  del 
suo  nome,  a  1  20  leghe  da  Washington, 
sul  fiume  Pro  vidence  che  immediata  men- 
te sotto  riceve  a  sinistra  il  Seekhonk.  a  4 
leghe  dalla  baia  di  Naragansett.  £'  be- 
ne fabbricata,  e  molte  case  ne  sono  ele- 
ganti, ed  in  bella  situazione.  Un  grandio- 
so ponte  lungo  90  piedi  congiunge  le  due 
parti  della  città,  che  ha  la  corte  di  giu- 
stizia. La  cattedrale  è  sotto  l'invocazione 
de'ss.  Pietro  e  Paolo.  Vi  hanno  templi  i 
battisti,  i  congregazionalisti ,  gli  episco- 
pali, i  quacherì,  i  metodisli,  gli  univer- 
salisti e  la  setta  degli  africani  :  tra'  tem- 


PRO 

pli  congregazionalisti,  quelli  de'melodisli 
e  degli  episcopali  sono  i  più  belli  edifizi  di 
questo  genere  che  esistano  negli  Stati  U- 
nili.  L'università  è  frequentatissima;  fon- 
data nel  1764  a  Varren,  qui  fu  traspor- 
tata nel  17 70, ed  haunbell'edifizio.  Hav- 
vi  biblioteca  pubblica,  collegio  di  qua- 
cheri  ,  accademie,  banche,  compagnie  di 
assicurazioni.  Vi  sono  fabbriche  e  mani- 
fatture, con  estesissimo  commercio,  che 
lende  la  città  sommamente  fiorente.  Il 
fiume  è  navigabile,  ed  il  canale  di  Mas- 
sachusets  ne  aumentò  il  commercio.  Un 
poco  all'  est  della  città  si  attraversa  il 
Seekhonk  sopra  due  belli  ponti.  IN'e'con- 
torni  si  osserva  il  fenomeno  delle  rupi 
tremule;  una  di  esse, ch'eia  maggiore, for- 
masi d'un  masso  di  granito  di  1 80^000 
libbre,  cui  s'  imprime  con  piccola  leva 
un  moto  d'oscillazione,  del  qual  fenome- 
no ha  Viterbo  iu  Europa  l'esempio.  La 
città  fu  fondata  nel  1 636  da  Rodger  Vil- 
liams,  che  potè  formare  ili."  stabilimen- 
to ,  in  cui  venne  introdotta  una  perfetta 
tolleranza  religiosa  nel  nuovo  emisfero. 
La  sede  vescovile  di  Providence  o  Prov- 
videnza, ad  istanza  del  6.°  concilio  di  Bal- 
timora la  istituì  il  regnante  Pio  IX  con 
breve  deh  ."  maggio  1847,  dichiaiandola 
suffraganea  dell'arcivescovo  di  Baltimo- 
ra,  e  trasferendovi  il  vescovo  che  Grego- 
rio XVI  avea  dato  ad  Harffoid[f^.). 

PROVliVCIA,  Proi'/ncza.  Regione , 
spazio  di  paese  contenuto  sotto  un  nome. 
I  romani  chiamarono  provincie  tutti  gli 
stati  o  paesi  da  essi  conquistati  fuori  del- 
l'Italia, poiché  PfOi'inda  è  cosi  detta  da 
procitt  vincendo ,  da  procnl  miscere,  o 
secondo  Pesto  da  provincere  o  antiviri' 
cere.  Si  chiamò  Provenza  quella  prima 
provincia  meridionale  di  Francia  che  i 
romani  conquistarono  nelle  Gallie,  per- 
chè l'avevano  denominata  provincia.  Pe- 
rò la  prima  provincia  o  regione  cui  im- 
posero tal  nome  fu  la  Sicilia ,  dicendo 
suburbane  quelle  d'  Italia.  1  romani  ri- 
ducevano in  provincia  il  paese  del>ella- 
to  togliendogli  le  sue  leggi,  assoggettao- 


PRO  35 

dolo  alle  romane  e  mandandovi  un  Pro- 
console^uB  Pretore,  ed  un  Questore (P^.). 
Dice  Cicerone  che  provincia  è  una  re- 
gione, la  quale  il  popolo  provicit  o  prò- 
cui  vicilj  e  perchè  ogni  anno  si  dava  fa- 
coltà a  qualcheduno  di  governarla,  per- 
ciò fu  presa  la  voce  per  ogni  ufficio.  Il  no- 
me di  Proconsole  pressoi  romani  fu  dato 
a  colui  che  governava  una  provincia  col- 
la stessa  autorità  come  se  fosse  console; 
aveano  il  comando  della  milizia, e  lagiu- 
risdizione  e  cognizione  delle  cause,  il  go- 
verno e  l'amministrazione  di  tuttociòche 
apparteneva  alla  provincia,  nella  quale  si 
regolavano  a  similitudine  dell'ammini- 
strazione di  Roma.  Sotto  la  repubblica 
erano  fatti  proconsoli  dei  privali;  ed  ai 
tempi  degl'imperatori  romani  chiamossi 
proconsole  colui,  ch'era  scelto  dal  senato 
per  governare  una  delle  provincie  dette 
senatorie o del  popolo. Iproconsolisichia- 
maronoancl>e  Propretori,  i  quali  aveano 
subordinali  i  Questori,  ed  i  Legali  che 
non  erano  meno  di  tre,  ed  esercitando 
l'uffìzio  di  vicari  de'loro  presidi.  La  dif- 
ferenza tra  i  proconsoli  ed  i  propielori 
consisteva  che  i  primi  aveano  12  littori, 
i  secondi  6,  quindi  proporzionati  erano  la 
corte  e  l'esercito.  I  proconsoli  derivando 
dal  consolato  e  da  quelli  ch'ei-ano  stati 
consoli  in  Roma, aveano  il  governo  d'una 
delle  provincie  consolari  tratta  a  sorte. 
Amministra  vano  giustizia,  e  comandava- 
no quell'armata  ch'era  loro  toccata  pa- 
rimenti in  sorte.  L'estate  ordinariamen- 
te era  destinalo  alla  guerra,  e  l'inverno 
era  impiegato  agli  esercizi  della  loro  giù- 
lisdizione.  La  lorocarica  non  duravache 
un  anno,  a  meno  che  il  senato  non  giu- 
dicasse espedienledi  prolungarla;ma  non 
giudicavano  da  se  solii  processi,  ed  avea- 
no seco  loro  degli  assessori  osìia  degli  al- 
tri giudici, ch'erano  perciò  stipendiali  dal 
pubblico.  Quantunque  i  proconsoli  a  ves- 
serò nelle  rispeltive  provincie  la  stessa 
autorità,  le  slesse  insegue,  gli  stessi  uflì- 
ziali,  ed  il  numero  slesso  di  littori  e  di 
fasci  che  aveano  i  consoli,  nondimeno 


36  PRO 

quando  erati  colà  un  console  essi  non  a- 
veano  autorità  alcuna,  e  la  loro  autorità 
non  eslenclevasi  fuori  del  loro  governo, 
quando  che  i  consoli  aveano  un'autorità 
assoluta  in  tutte  le  provincie  dell'impe- 
ro romano.  Allorché i  consoli  erano  lon- 
tani da  Roma^  nella  loro  assenza  i  pro- 
consoli aveano  l'autorità  di  convocare  il 
senato  e  il  popolo.  I  proconsoli  avanti  di 
par  li  re  per  le  Provincie  olFri  vano  nel  Cam- 
pidoglio, e  poi  vestiti  col  paludamento, 
ch'era  la  veste  imperatoria,  si  accinge- 
vano al  viaggio  accompagnati  dai  littori 
coi  fasci  e  dagli  amici  che  li  corteggia- 
vano per  qualche  spazio  fuori  della  cit- 
tà. L'annuo  ufficio  computandosi  dal 
giorno  dell'ingresso  nella  provincia,  ter- 
minato che  fosse,  il  proconsole  consegna- 
va al  successore  la  provincia  e  l'esercito; 
se  il  successore  non  era  giunto,  partiva 
lasciando  il  questore  che  suppliva  sino 
alla  venuta  del  nuovo  proconsole.  La  par- 
tenza onninamente  doveasi  effettuare 
dentro  il  termine  di  3o  giorni,  deponen- 
do il  proconsole  in  due  città  della  pro- 
vincia tutte  le  ragioni  di  essa.  Giunto  in 
Roma  vi  entrava  privatamente,  se  non 
richiedeva  il  trionfo,nel  qual  caso  restan- 
do fuori  della  città,  convocato  il  senato 
nel  tempio  di  Bellona  o  in  altro  luogo, 
gli  esponeva  tutto  quello  che  avea  ope- 
rato nella  provincia.  Se  aveano  ben  go- 
vernato, venivano  molto  onorati,  fino  ad 
innalzar  loro  statue  e  trofei.  Avendo  Au- 
gusto diviso  l'impero  romano  in  due  par- 
ti, ritenne  per  se  le  provincie  più  forti, 
le  altre  affidò  al  governo  del  senato  e  po- 
polo romano.  Le  provincie  imperiali  fu- 
ronodiviseinaSdiocesi,  in  1 4  delle  quali 
Augusto  mandò  procuratori  o  Rettori, 
i  quali  nell'assenza,  impotenza  o  morie 
de'proconsoli  li  supplivano  per  interim; 
le  più  importanti  erano  la  Spagna,  con 
Tarragona  e  la  Lusitania,  tutta  la  Gal- 
lia,  con  Narbona,  Lione,  Aquitania,  Cel- 
tica co'loro  popoli  e  colonie,  la  cui  di- 
visione si  può  vedere  ai  loro  articoli:  più 
la  Celisiria,  Cilicia,  Cipro,£gitto.  Le  prò- 


PRO 
vincie  senatorie  o  del  popolo  erano  A- 
frica,  Numidia,  Asia,  Epiro,  (irecia, Dal- 
mazia, Macedonia,  Sicilia,  Creta,  Cire- 
ne, Bilinia,  Ponto,  Sardegna  e  la  Spagna 
Betica.  In  seguilo  crebbe  e  variò  il  nu- 
nièro  e  la  divisione  delle  provincie:  fu- 
rono distinte  in  grandi  e  piccole;  deno- 
minate I.'  2.*  e  3.%  orientale  ed  occi- 
dentale, maggiore  e  minore,  citeriore  ed 
ulteriore,  esterna  ed  interna  :  alcune  fu- 
rono chiamate  salutari,  per  le  acque  me- 
dicinali che  contenevano.  Si  dissero  pro- 
vincie fruméntarie  quelle  fertili  di  biade 
che  ne  provvedevano  Roma,  come  Sici- 
lia, Africa,  Sardegna, Spagna, Beozia, Ma- 
cedonia, Chersoneso,  Asia,  A.ssiria,  Egit- 
to. Suburbane  furono  dette  le  provincie 
d'Italia  (A'.),  ed  anche  Annonarie  per 
contribuire  veltovagHeall'AnnonadiRo- 
ma:  a  PlCE^o  parlai  dell'Annonai-io  e  del 
Subuibicario.  Ai  Prefelli  del  Pretorio 
(f^-)  erano  subordinati  i  vicari  dello  sles- 
so prefetto  ed  i  proconsoli.  Adriano  per 
l'Italia  destinò  4  proconsoli  con  pienis- 
sima giurisdizione,  anche  sopra  le  cose 
sagre,  anzi  la  prima  cosa  loro  era  visi- 
tare d'ufficio  i  sagri  templi,  onde  per- 
seguitarono crudelmente  i  cristiani,  an- 
che senza  editto  dell'imperatore.  Si  chia- 
maronoatti  proconsolari  de' Martiri^  F.)^ 
quelh  ch'erano  fatti  dai  proconsoli,  pre- 
sidenti, procuratori  o  prefetti  nelle  pro- 
vincie. Sarnelli, ZrC/^  eccl.  t.  7,  lett.  53: 
Degli  alti  proconsolari  de  santi  martiri. 
Questi  atti  li  scrivevano  e  raccoglievano 
i  Notari  i^V.)  cristiani^  istituili  in  Roma 
da  s.  Clemente  I  e  poi  propagati  nelle 
altre  chiese.  Eranvi  anche  i  notari  gen- 
tili che  scrivevano  gli  atti  avanti  il  giu- 
dice che  esaminava  i  Confessori  della  fe- 
de e\\  condanxìava  a\  tormenti  e  alla  mor- 
te; e  siccome  nelle  provincie  questo  giu- 
dizio spettava  ai  proconsoli,  così  questi 
atti  si  denominarono  proconsolari.  Que- 
sti atti  de'nolari  gentili  erano  verissimi, 
perchè  lo  scrivere  falsità  sulle  pubbliche 
tavole  era  delitto  di  lesa  maestà,  e  sic- 
come tornavano  a  gloria  de'cristiaui,mol- 


PRO 
ti  ne  fece  bruciare  Diocleziano  :  di  quelli 
che  restarono  se  ne  giovò  Baronie,  ripor- 
tandone qualche  saggio  Sarnelli.  Di  que- 
sti alti  proconsolari  o  presidiali  meglio 
ne  parlai  a  Martire.  Degli  avvocati  pro- 
vinciali parlai  a  Curia,  e  de' magistrati 
provinciali  ai  loro  articoli:  dal  celo  dei 
primi  si  eleggevano  i  prefetti  esottopre- 
fetli  delle  Provincie. 

In  processo  di  lerapo  leprovincie  cam- 
biarono denominazione,  come  in  tanti 
luoghi  rimarcai,  cosi  da  Ducato  venne 
la  dignità  del  Duca  governatore  dell'o- 
monima provincia.  Marca  fu  della  una 
gr.Tu  provincia,  ed  anche  frontiera, e  chi 
vi  sovrastava  si  disse  Marchese,'\n  Ger- 
mania margravio.  Negli  articoli  de'ri- 
'  spettivi  stali  riportai  i  diversi  nomi  cui 
I  furono  e  sono  qualificate  le  provincie,  col 
novero  di  quelle  d'ognuno.  Delle  pro- 
vincie temporali  della  s.  Sede,  loro  an- 
tica e  odierna  divisione,  parlai  a  De- 
tEGAziopri  e  Legazioni  APOSTOLICHE,  Pre- 
siDATi,  Patrimoni,  Pentapoli,  in  uno  al- 
la più  recente  nel  voi.  LIII^  p.  229,  go- 
vernate dai  Legati,  Delegati,  Governa- 
tori e  Presidi,  Cardinali,  Prelati  e  al- 
tri, l  cardinali  legati  preposti  al  gover- 
no delle  provincie  pontificie,furouo  pa- 
ragonati agli  antichi  proconsoli,  ed  il  Ri- 
ganti, De  Protonotarii  p.  54,  tratta  di 
tutte  le  onorificenze  e  autorità  loro  con- 
cesse. Borgi.a  nelle  Memorie  di  Benevento 
\.  3,  p.  297,  parlando  dell'anlicadivisio- 
ne  delle  provincie  della  chiesa  romana, 
dice  che  il  cardinal  Bertrando  nel  1  347 
da  Avignone  Clemente  VI  lo  mandò  in 
Italia  con  titolo  di  vicario  generale  delle 
terre  e  provincie  della  Chiesa,  cioè  »  in 
Urbe  ejusque  dislriclu,  Campania,  INla- 
ritima.  Patrimonio  b.  Petriin  Tuscia,du- 
calu  Spoletano,  Marchiae  Anconilanae, 
et  Romandiolae  piovinciis,  ac  civitalibus 
et  terris  omnibus  romanae  ecclesiae  me- 
diate vel  immediate  subjectis  perllaliam 
conslilutis".  Così  Clemente  \1  ridusse  a 
sei  le  provincie  pontificie,  oltre  Roma  e 
suo  disUelto,  non  compreso  Benevento, 


PRO  37 

Avignone  e  la  contea  Venalssinn,  ed  al- 
tri luoghi.  Anche  Innocenzo  VI,  allorché 
costituì  vicario  generale  di  tutto  lo  sialo 
ecclesiastico  il  celebre  cardinal  Albornoz, 
contò  sei  provincie,  cioè  il  Patrimonio  di 
s.  Pietro,  la  Marca  d'Ancona,  il  ducato 
di  Spoleti,  la  Romagna,  la  Campagna  e 
la  Maremma.  Avverte  Borgia,  che  non 
deve  recar  meraviglia,  che  in  altre  carte 
di  que'tempi  si  mentovino  come  provin- 
cie della  chiesa  il  Montefeltro,  la  Massa 
Trabaria  (di  cui  a  Presidati),  e  le  Terre 
Arnolfe,  poiché  queste,  sebbene  tali  fos- 
sero, non  formavano  ad  ogni  modo  corpo 
a  parte,  ma  d'ordinario  dipendevano  il 
Montefeltro  dal  relloie  di  Romagna,  la 
Massa  Trabaria  da  quello  della  Marca, 
e  le  Terre  Arnolfe  da  quello  del  ducato 
di  Spoleti.  Gli  antichi  presidi  di  queste 
Provincie  si  chiamavano  Rettore  (^.). 

A  Diocesi  ecclesiastica  parlai  delle  pro- 
vincie ecclesiastiche,  e  dissi  di  quelledio- 
cesi  formate  di  più  provincie  e  soggette 
ad  un  Primate  o  Metropolitano  [V.); e- 
gualmeute  chiamasi  Patriarcato  [V .)  la 
riunione  di  diverse  diocesi  sotto  la  giu- 
risdizione del  Patriarca.  Nella  chiesa  o- 
rienlale  Esarcato  ecclesiastico  o  Diocesi 
(/'.)  fu  delta  la  riunione  di  più  provin- 
cie ecclesiastiche  presiedute  dal  vescovo 
Esarca,  Primate  o  Metropolitano  di  più 
provincie.  Anche  diverse  provincie  eccle- 
siastiche furono  dette  dalla  loro  divisio- 
ne i.^e  2.^  come  in  molle  d'Oriente,  ed 
in  Eurppa  particolarmente  nelle  Gallie. 
Nell'ordine  civile  il  regno  delle  due  Si- 
cilie tuttora  ce  ne  dà  esempi.  Nei  citali 
e  altri  articoli  narrai  che  Costantino  sta- 
bilì grandi  diocesi,  che  comprendevano 
parecchie  provincie  e  parecchi  governi. 
h' Impero  (^'.),  compresa  Roma  e  le  cit- 
tà e  luoghi  suburbaui,  fu  diviso  in  i4pi"0- 
vincie,  le  quali  contenevano  120  provin- 
cie o  paesi  geografici  :  a  ciascuna  provin- 
cia era  preposto  un  proconsole  che  risie- 
deva nella  C/«à  capitale  oMetropoU  (  f^ .), 
avente  ciascuna  diocesi  un  vicario  del- 
l'iniperalore,  che  abitava  nella  cillà  prin  • 


38  PRO 

cipale  del  suo  distretto:  anche  i  governa- 
tori delle  Provincie  risiedevano  nella  ca- 
pitale di  esse,  donde  recavansi  a  visitare 
personalmente  le  altre  cittadella  provin- 
cia. Quindi  l'ordine  ecclesiastico  fu  rego- 
lato sovente  sul  governo  civile,  la  Chiesa 
adottò  tali  divisioni  per  armonizzare  col 
governanaento  temporale.  A  Pentavoli 
parlai  de'vocaholi  con  che  venne  espres- 
sa la  riunione  di  più  città.  Negli  ordini 
e  congregazioni  religiose  fu  imitata  la  di- 
visione della  Chiesa,  con  distribuire  i  loro 
conventi,  monasteri  e  case  regolari  per 
Provincie.  Fu  verso  il  secolo  XIII  circa 
che  gli  ordini  religiosi  cominciarono  a  di- 
vidersi in  Provincie,  alle  quali dierono  per 
titolo  e  nome  quello  d'un  santo  che  pren- 
devano per  pro^c/tore,  o quello  della  pro- 
vincia civile  o  ecclesiastica  in  cui  erano 
i  detti  conventi,  monasteri  o  case,  ed  an- 
phe  alla  B,  Vergine,  al  suo  Divin  Figlio, 
•nlla  ss.  Trinità:  dal  che  derivò  il  nome 
di  Provinciale  o(\'\  superiore  al  capo  della 
medesima  provincia,  A'oWnc?a/j.9j stabi- 
lito al  disopra  de'superiori  particolari  e 
locali.  Il  provinciale  ha  però  maggiore 
o  minore  autorità  secondo  le  disposizio- 
ni delle  regole  e  costituzioni  di  ciascun 
prdine  o  congregazione.  Sulla  divisione 
degli  ordini  militari  e  regolari  si  possono 
vedere  i  loro  articoli,  come  Gerosolimi- 
tano. Inoltre  provinciale  si  dice  per  abi- 
tatore in  provincia, a  differenza  di  chi  abi- 
ta nella  metropoli,  prov'/«cirt/w.  Anche 
le  Provincie  furono  personificale  :  nel- 
l'antico Campidoglio  erano  tante  statue 
quante  le  provincie  del  mondo  soggio- 
gate da' romani,  e  ognuna  con  qualche 
attributo  esprimente  la  sua  più  partico- 
lare proprietà.  Se  vinte  furono  rappt'e- 
seutate,  in  segno  di  dolore  e  di  mestizia, 
pon  la  guancia  o  il  viso  appoggiato  sulle 
mani  o  sui  gomiti;  furono  collocale  ac- 
canto le  statue  degl'imperatori  in  atto  di 
portar  loro  de'doni  o  prodotti  principali 
del  loro  suolo,  ovvero  ai  loro  piedi  in  se- 
gno di  ossequio  e  di  debellamento.  Nelle 
medflglie  precipuamente  vennero  figura- 


PRU 

te  le  Provincie  co'  loro  straordinari  avve- 
nimenti. 

PROVINCIALE.  F.  Provincia,  Or- 

DIM  RELIGIOSI,  RELIGIOSO. 

PROVINS.  Città  di  Francia,  diparli, 
mento  di  Senna  e  Marna,  capoluogo  di 
circondario  e  di  cantone,  in  una  valle  a- 
mena,  in  riva  al  Durtein  e  alle  Vouzie. 
E  sede  di  varie  autorità, «ha  belle  piazze, 
con  diversi  stabilimenti  scientifici  e  reli- 
giosi, ed  è  cinta  di  alte  e  grosse  mura  e 
da  baloardi.  Sotto  i  romani  la  città  alta 
fu  pregievole  e  ne  conserva  memorie. 
Considerabile  n'èil  commercio,  rinoma- 
te le  rose.  Fu  patria  di  uomini  illustri, 
come  di  Tebaldo  IV  duca  di  Sciampa- 
gna e  di  Brie,  e  re  di  Navarra.  L'origine 
è  antichissima,  ed  a  tempo  di  Carlo  Ma- 
gno eravi  una  fabbrica  di  monete;  Abe- 
lardo vi  riparòper  qualche  tempo.  I  coni» 
di  Vermandois,  di  Blois,  di  Chartres  la 
possederono  a  lungo.  Presto  fiori  pel  sog- 
giorno de'conti  di  Sciampagna,anche  nel- 
le manifatture,  ma  la  sua  posizione  van- 
taggiosa le  riuscì  fatale  nelle  gnerie;  pre- 
sa e  ripresa  diverse  volte,  soggiacque  a 
gravi  danni.  Vi  fu  tenuto  un  concilio  nel 
i25i  sulla  scomunica:  Marlene,  Colle' 
zi  OH  e,  7. 

PRUDENZIO  (s),  vescovo  di  Troyes. 
Nativo  di  Spagna,  passò  in  Francia  per 
sottrarsi  al  furore  degl'infedeli,  cangian- 
do il  suo  nome  di  Galindo  in  quello  di 
Prudenzio.  Pel  suo  merito  neir84o  o  845 
fu  collocato  sulla  sede  episcopale  di  Tro- 
yes, e  fu  uno  de'più  dotti  prelati  della 
chiesa  gallicana.  Ebbe  molla  parte  alla 
disputa  che  suscitossi  al  suo  tempo  sulla 
grazia  e  sulla  predestinazione, ed  otten- 
ne da  Papa  s.  Nicolò  I  neir859  la  con- 
ferma dei  6  canoni  stabiliti  nel  concilio 
di  Valenza  deir855  sopra  questo  argo- 
mento. Temendo  inoltre  che  si  abusasse 
a  favore  del  pelagianismo  degli  articoli 
ch'egli  stesso  aveva  approvati  nel  sino- 
do di  Quercy  delI'SSS,  scrisse  per  con- 
futare il  cattivo  senso  che  sarebbesi  po- 
tuto dar  loro,  e  per  solidamente  dichia- 


PRU 

rare  la  credenza  della  Chiesa  sopra  la  gra- 
zia di  Gesù  Cristo.  Lo  zelo  che  s.  Pru- 
denzio avea  sempre  mostrato  pel  man- 
tenimento della  disciplina  e  per  l'aboli- 
zione degli  abusi,  gli  procacciò  una  par- 
ticolare venerazione,  e  Io  fece  eleggere, 
insieme  a  Lupo  da  Ferrieres,  per  dar  o- 
pera  alla  riforma  di  lutti  i  monasteri  di 
Francia  ;  alia  quale  importante  commis- 
-  one  soddisfece  con  pari  ardore  e  sag- 

zza.  Cessò  di  vivere  a'6  d'aprile  86  j. 
'  onservansi  a  Troyes  le  sue  reliquie,  e 
il  di  lui  nome  è  inserito  nei  martirologi 
di  Francia.  Gli  scritti  che  ci  rimangono 
di  s.  Prudenzio  sono  :  un  Trattato  sopra 
In  predestinazione ,  contro  Giovanni  Sco- 
to detto  l'Erigena;  molte  Lettere;  un  Di- 
scorso in  onore  di  s.  Maura,  vergine  di 
Troyes.  Furono  stampati  nella  Bibliote- 
ca del  Padri. 

PRUSAoBURSAfPnwe/?;.  Città  con 
residenza  vescovile,  già  capitale  dell'an- 
tica Bitinia,  ora  delIaTurchia  asiatica  nel- 
l'Anatolia, capoluogo  del  sangiacato  di 
Rhodavendkiar  a  17  leghe  da  Nicome- 
dia  e  1-2  da  Costantinopoli, chiamata  an- 
cora Brousse,  e  Prusaad  Olynipiim  per- 
chè costruita  in  parte  sul  monte  Olim- 
po. Domina  una  bella  e  fertile  pianura 
coperta  di  gelsi  e  irrigata  da  molli  ru- 
scelli. Ha  due  leghe  di  giro,  compresi  i 
sobborghi,  ed  è  cinta  di  mura  antichis- 
sime. Sopra  una  roccia  apicco,Ìa  quale 
s'innalza  qua«i  nel  centro  della  città,  ev- 
vi  un  castello  che  si  crede  occupare  il  luo- 
go dell'antica  Prusa  :  una  delle  torri  di 
questo  castello  si  dice  eretta  da  Comneno 
Lascaris.  Le  moschee  inn.°  36  5  circa  so- 
no il  principale  ornamento  della  città, 
massime  quelle  de'sultani  Achmed  ed  O- 
smano:  diverse  altre  moschee  racchiu- 
dono i  sepolcri  de'principi  ottomani  che 
quivi  regnarono  prima  della  presa  di  Co- 
stantinopoli. Si  contano  in  Prusa  7  ba- 
gni pubblici, oltre  quelli  d'acque  termali, 
i  cui  edifìci  sono  assai  beili:  ha  pure  mol- 
le fontane,  bazari,  fondaclii  e  manifat- 
ture d'oro  e  d'argento,  tappeti,  tessuti  di 


PRU  39 

seta  e  di  cotone:  il  suo  commercio  dì  seta 
grezza,considerata  la  migliore  della  Tiu-- 
chia,  è  significante.  Conta  5o, 000  abitan- 
ti, turchi,  greci,  armeni  ed  ebrei.  I  greci 
abitano  un  sobborgo,  con  3  chiese  ed  il 
metropolitano.  Gli  armeni  dimorano  in 
altro  sobborgo, con  chiesa  e  arcivescova- 
to: gli  ebrei  hanno  4  sinagoghe.  Ad  una 
lega  circa  Irovansi  que'bagni  caldi  tanto 
celebri.  Il  re  Prusia  o  Prusa  I  è  riguar- 
dato come  fondatore  di  questa  città, che 
divenne  la  capitale  e  residenza  de' re  di 
Bitinia' che  in  n."  di  39  regnarono  sulla 
i*egione,  fino  a  Nicomede  III  che  lasciò 
suo  erede  il  popolo  romano.  Dopo  la  con- 
quista del  paese  fatta  dai  romani  piìinon 
si  parla  di  Prusa  nella  storia,  che  all'epo- 
ca dei  suo  splendore  sotto  i  greci  impe- 
ratori. Nel  94?  Seid-ed-Deoulet,  principe 
della  casa  di  Hadaman  in  Arabia,  la  pre- 
se d'assalto  e  la  saccheggiò.  I  greci  se  ne 
resero  padroni  di  nuovo  e  la  ritennero 
sino  al  i356,  nel  quale  si  rese  dopo  un 
lungo  assedio  ad  Orcano  figlio  di  Otto- 
mano, il  quale  la  fece  sua  residenza  e  cit- 
tà capitale  di  tutto  il  suo  regno.  Timur 
se  ne  impadronì  dopo  la  battaglia  d'An- 
cira.  Fu  quasi  del  tutto  ricostruita  da 
Maometto  II, e  servì  di  residenza  ai  pri- 
mi sovrani  della  casa  ottomana  sino  al 
regno  d'Amurat  I,  che  trasportò  la  sede 
dell'impero  ad  Adrianopoli.  E"  celebre 
ancora  questa  città  pel  tradimentodiPru- 
sa  o  Prusia  II  re  di  Bitinia,  famoso  per 
la  sua  servile  divozione  al  senato  roma- 
no, poiché  quando  Annibale  si  ritirò  nei 
suoi  stati,  Roma  gl'intimo  odi  consegnar- 
lo odi  ucciderlo,  al  che  stando  il  re  per 
uniformarsi,  Annibale  lo  prevenne  av- 
velenandosi: gli  successe  Nicomede  II  suo 
figlio,  1 48  anni  avanti  la  nostra  ei'a.  Pru  - 
sa  èpur  memorabile  pel  supplizio  di  Ba- 
jazet I  imperatore de'turchijviutoda Ta- 
merlano  in  quella  terribile  battaglia,  una 
delle  più  sanguinose  che  conosca  la  sto- 
ria, che  avendo  rinchiuso  il  prigioniero 
Bnjazet  1  in  una  gabbia  di  fèiTO,  contro 
questa  si  ruppe  la  testa. 


k 


4o  PRU 

Prusa  appartenne  alla  provincia  odio- 
cesi  ecclesiastica  o  esarcato  di  Ponto,  eret- 
ta in  sede  vescovile  nel  I V  secolo,  suffraga - 
nea  di  Nicoinedia,  nell'XI  divenne  arci- 
vescovato onorario,  ciò  che  Comraanvil- 
Je  protrae  al  secolo  XIII.  Negli  alti  dei 
concilii  sì  chiama  anche  Therpoli.  11  i.° 
vescovo  fu  Alessandro  chiamato  col  tito- 
lo di  martire  ne'Menei  greci  sotto  li  io 
giugno.  Gli  successe s./'a/r/c/of'^.^  mar- 
tire. La  sede  fu  poscia  occupata  da  Gior- 
gio, che  fu  al  concilio  di  Nicea,  ed  a  lui 
succedette  s.  Timoteo  che  ricevala  co- 
rona del  martirio  sotto  Giuliano  1  apo- 
stata, che  i  Menci  greci  nominano  ai  io 
giugno  :  era  onorato  a  Costantinopoli  in 
cui  forse  patì  il  martirio,  venerandosi  già 
le  sue  reliquie  nella  chiesa  del  suo  nome. 
Eostazio  è  nominato  fra'padii  del  con- 
cilio generale  di  Costantinopoli.  Nel  voi. 
XVIlI,p.i  I  3  raccontai,  che  Maometto  li 
dopo  aver  preso  Costantinopoli  neh  453 
vi  fece  trasportar  Gioacchino  arcivesco- 
vo armeno  di  Prusa,  con  buon  numero 
di  famiglie  di  sua  nazione.  II  p.  LeQuien 
ut\V Oriens  chr.  t.  i,  p.  6i6,  registra  22 
tra  vescovi  e  arcivescovi  inclusive  a  Ci- 
rillo metropolita  Prusae  del  1721.  Nel 
detto  voi.  p.  109  e  125  riportai  alcune 
notizie  sul  pro-vicariato  de'  latini  e  sul 
vicariato  degli  armeni  cattolici.  Ne' voi. 
LI,  p.  324,  LUI,  p.  225  dissi  che  il  re- 
gnante Pio  IX  a'3o  aprile  i85o  ripristi- 
nò o  istituì  la  sede  vescovile  armena  di 
Prusa  o  Bursa,  suflfraganea  del  primate 
di  Costantinopoli,  nominandovi  per  ve- 
scovo mg."^  Gregorio  Bahadur.  L'attuale 
monarca  ottomano  con  firmano  del  19  a- 
goslo  i85r,gli  concesse  pieno  potere  ci- 
vile sopra  i  diocesani  armeni  cattolici;  al- 
trettantoaccordòai  vescovi  armeni  d'An- 
cira,  Eizerum  e  Trebisonda  nel  Ponto. 
Leggo  nel  n."  44  <^^^'  Giornale  di  Roma 
i852,  che  nella  tliocesi  di  Bursa  o  Prusa 
si  è  manifestato  un  movimento  religioso 
in  favore  del  cattolicismo:  già  nel  villag- 
gio GolKazasy  circa  200  tiftuiglie  arme- 
ne scismatiche  si  dichiararono  cattoliche; 


PRU 

in  quello  di  Murat  già  altri  armeni  sci- 
smatici aveano  firmato  un  atto  pel  me- 
desimo scopo,  e  simili  buone  disposizio- 
ni aveano  luogo  in  altri  prossimi  villag- 
gi. Mg.*"  vescovo  Bahadur  si  adopera  a 
tal  uopo  con  molto  zelo  e  concertandosi 
pure  con  mg.^Hassun  arcivescovo  prima  • 
te  degli  armeni  di  Costantinopoli,  onde 
que'connazionali  abbianoidonei  sacerdo- 
ti per  istruttori,esieno  tutelati  dalla  per- 
secuzione del  patriarca  scismatico. 

PRUSA  o  PRUSIA,  Sec\e  vescovile 
dell'Asia  minore  nell'interno  della  Bili- 
nia  (oveeranvi  5  città  omonime  con  que- 
sta, secondo  Mazocchi,  citalo  dal  Zacca- 
ria, Storia  lelter.  t.  3,  p.  44^)»  provin- 
cia d'Onoriade  nell'esarcato  di  Ponto, 
presso  il  fiume  Ippio,  nel  paese  degli  E- 
racleoti.  Fu  eretta  nel  IV  secolo  sotto  la 
metropoli  di  Claudiopoli.  Ne  fui. "vesco- 
vo Esichio  o  Ischio  che  fu  al  concilio  Ni- 
ceno  I:  quinto  vescovo  fu  s.  Paolo  che 
i  Menologi  greci  ricordano  a'7  maggio. 
Leone  fu  il  7.°  de' vescovi  che  registra  l'O- 
riens  chr.  l.  i,  p.  58o.  Prusa,  Prnssen,  è 
un  titolo  vescovile  in partibus,  suffraga- 
neo  dell'arcivescovo  pure  mpa/V/Aus  di 
Claudiopoli.  Ne'  voi.  XXXI V,  p.  237, 
XLVI,p.  1 4  riportai  che  lo  fu  Sierakow- 
ski,  ora  lo  è  mg.''  Marion. 

PRUSSIA,  Borussìa.  Regno  dell'Eu- 
ropa centrale  tra  49°  i  o'e  55°  52'  di  latitu- 
dine nord  e  tra  3"^  35'  e  20°  3  \  di  longi- 
tudine est.  Questa  monarchia  si  compo- 
ne degli  stali  prussiani  che  si  dividono  in 
due  parti  principali,  una  orientale,  l'al- 
tra occidentale:  la  i."*  è  la  più  ragguar- 
devole e  forma  il  nucleo  del  regno,  ab- 
bracciando le  Provincie  della  Prussia  o- 
rientale,  una  volta  Prussia  Ducale,  del- 
la Prussia  occidentale,  un  tempo  Prus- 
sia Reale  o  Polacca,  di  Posnania  o  Po- 
sen,  di  Biandeburgo,  di  Pomerania  ,  di 
Slesia  o  Silesia,  e  di  Sassonia,  le  4  ulti- 
me delle  quali  sono  in  Germania;  i  suoi 
limiti  sono  al  nord  il  granducato  di  Me- 
cklenburgo  e  il  Baltico  ;  all'est  Cracovia 
e  l'impero  russo,  principalmenle  la  parte 


PRU 

formante  il  regno  di  PoIonia,»erso  il  quale 
vieneil  limite  formatodalla  Prosna, dalla 
Dre-wenz,  dalla  Soldau  e  dalla  Szeszuppe; 
al  sud  il  granducato  di  Sassonia  Weimar, 
1  ducali  di  SassoniaCoburgo-Gotha  e  di 
Sassonia  Hidelburghausen  ,  il  regno  di 
Sassonia  e  l'imperod'Austria;  finalmente 
all'ovest  l'Assia  Elettorale,  il  regno  di  Au- 
nover  e  il  ducatodi  Biunswickjda  questa 
parte deglislali  prussiani  dipendono  i  pae- 
si diZiegenriick  e  di  Schleusingen,  inca- 
strati ira'ducatidi  Sassonia,  ed  i  principali 
di  Schwarzburg  e  di  Reuss.  La  parte  oc- 
cidentale che  si  ebbe  il  nome  di  grandu- 
cato del  Basso-Reno,  sta  intieramente 
compresa  nella  Germania,  ed  abbraccia 
le  Provincie  di  Westfalia,  di  Cleves-Berg 
e  del  Basso-Reno,  viene  limitala  al  nord 
dall' Annover,  all'est  dai  principali  di  Lip- 
pa, dal  ducato  di  Brunswick,  dall'  Assia 
Elettorale  ,  dal  principato  di  Waldeck, 
dall'Assia  Darmstadt  e  dal  ducatodi  rs'as- 
sau;alsudestdai  possedimenti  del  ducalo 
d'Oldenburgo,  dal  ducalo  di  Sassonia-  Co- 
burgo-Golba,  e  dall'Assia-Homburgojal 
sud  dalla  Francia,  ed  all'ovest  dai  Pae- 
si Bassi  ;  a  questa  divisione  attaccandosi 
il  territorio  di  Welzlar ,  incastrato  tra 
l'Assia-Darmstadt  ed  il  ^Nassau,  e  quello 
di  Liide,  tra'principati  di  Waldeck  e  di 
Lippa.  Oltre  le  provincie  suindicate,  il  re 
di  Prussia  possiede  il  principato  diNeuchà- 
tel,  il  quale  però  ultimamente  si  sottrasse 
dal  suo  dominio,  e  non  avea  per  l'arami- 
nistrazionenessunarelazione  col  resto  del- 
la monarchia,  formando  un  cantone  del- 
la confederazione  svizzera.  Questo  prin- 
cipato dopo  il  1707  riconobbe  in  re  Fe- 
derico I  il  più  prossimo  erede  degli  estin- 
ti suoi  signori,  percui nella  pace d  Utrecht 
fu  riconosciuto  principe  di  Neuchàtel  e 
di  Valengin.  La  costituzione  di  Neuchà- 
tel  fu  dal  re  sanzionata  ,  confermale  le 
franchigie  de'sudditi,  e  i  diritti  del  prin- 
cipe vi  furono  esercitati  da  un  governato- 
re reale  e  da  un  consiglio  di  stalo  scelto 
tia'cittadini  del  paese.  I  diritti  del  redi 
Prussia  furono  sempre  esercitati  con  mi- 


PRO  4. 

te  e  paterna  autorità.  Nel  181 5  ammesso 

il  principato  nella  confederazione  sviz- 
zera in  qualità  di  cantone,  il  re  di  Prus- 
sia ne'  rapporti  federali  non  si  riservò 
alcuna  ingerenza,  lasciando  al  principa- 
to ne'  suoi  doveri  federali  piena  libertà 
d'  azione.  Lontano  dalla  Prussia  e  con- 
giunto alla  Svizzera,  il  vincolo  del  re  col 
principato  era  di  atfelto  e  di  beneficen- 
za :  nominava  il  governatore,  non  perce- 
piva tributi,  soccorreva  ne'bisogni  il  pic- 
colo stato  e  gli  elargiva  molti  vantaggi, 
massime  commerciali.  La  fazione  radica- 
le sciolse  e  conculcò  senza  diritto  i  rap- 
porti di  legittima  dipendenza  del  canto- 
ne di  Neuchàtel  dal  redi  Prussia.  L'en- 
tusiasmo prodotto  negli  animi  dalla  ri- 
voluzione di  Parigi  del  24  febbraio  1848, 
indussea'28  il  comitato  patriottico  di  La- 
Chauxde-Fondsa  convocarepel  i .°  mar- 
zo tutti  gli  altri  comitati  del  cantone;  ma 
senza  aspettare  tal  tempo  innalzò  la  ban- 
diera federale  e  si  dichiarò  in  rivolta  con- 
tro il  governo  del  cantone  principato:  al- 
trettanto si  fece  in  Lode  e  altrove.  I  regi 
rappresenlaiili  vedendo  ripugnante  la 
municipalità  a  contribuire  alla  difesa,  tra- 
sportarono via  dal  castello  quanto  vi  si 
trovava  ,  indi  partirono  per  Berlino,  ed 
il  consiglio  di  slato  si  sciolse.  Però  nel  de- 
corso maggio  i85a  le  5  grandi  potenze 
hanno  in  Londra  firmato  un  protocollo, 
in  cui  riconoscendo  il  celebre  trattato  di 
Vienna  del  i  8 1 5  pegli  affari  di  Svizzera, 
segnatamente  si  sono  occupati  di  Neu- 
chàtel, dichiarando  che  la  confederazio- 
ne Elvetica  deve  reintegrare  la  Prussia 
di  quel  cantone  nella  sua  legittima  au- 
torità sovrana.  F.  Svizzera.  Nel  passa- 
to anno  la  monarchia  prussiana  si  è  au- 
mentata coU'incorporazione  de  principa- 
ti d'  Hohenzollern,  cioè  d*  Hechingen  e 
di  Sigmariiigen,  essendo  i  principi  com- 
pensati con  pensioni  oltre  i  beni  privati, 
che  in  caso  di  estinzione  delle  loro  linee 
mascoline  passano  in  proprietà  del  redi 
Prussia  come  capo  di  tutta  l'illustre  ean^ 
lichissirao  stirpe  degli  Hoheuzollein.   Il 


42  PRU 

re  alliiale  Federico  Guglielmo  IV  si  re- 
eòa  prentleie  possesso  de'principali,  ed 
ai  23  agosto  1 85 1  ebbe  luogo  in  Hechin- 
gen  la  fesla  d'  omaggio,  ove  il  re  asceso 
il  Irono  sotto  la  quercia  ricevè  l'omaggio 
de' deputali  de' due  paesi  e  pei  primi  Io 
piestarono  i  principi  di  Furstenberg  ,  e 
di  Tliurn  e  Taxis.  Il  re  pronunziò  un 
commovente  discorso ,  per  trovarsi  nel 
luogo  nativo  di  sua  nobilissima  prosapia 
quale  sovrano,  benché  da  5  secoli  il  suo 
ramo  era  divenutostraniero  al  paese;  in- 
di seguirono  il  giuramento  di  fedeltà  e 
fragorosi  applausi.  Lo  stato  d'Hohenzol- 
leru  si  trova  ne'limiti  dell'antico  circolo 
di  Svevia,  con  territorio  montuoso  e  fo- 
l'ondo,  avente  circa  67,000  abitanti,  la 
maggior  parte  cattolici  sotto  la  giurisdi- 
zione ecclesiastica  del  vescovo  di  Costan- 
za, con  5  città,  8  borgate  e  92  villaggi. 
I  due  principali  prendono  nome  dalle  lo- 
ro capitali,  Hechingen  e  Sigmaringen. 

L'estensione  della  monarchia  prussia- 
na è  bizzarramente  frastagliata  ;  la  sola 
«livisioneorientale  viene  bagnala  dal  ma- 
re, e  possiede  sul  Baltico  un*  estensione 
di  circa  180  leghe,  colle  isole  Wolin,  U- 
.sedom,  e  Riigen  che  lo  stretto  di  Stral- 
.suiida  separa  dal  continente.  In  dette  co- 
ste sono  frequenti  e  comode  baie.  Il  Re- 
no, il  Weser,  roder,  il  Vistola,  il  Pregel, 
ed  il  Meinel  o  Niemen,  arricchiti  per  via 
da  copiosi  affluenti  ,  recano  all'  Oceano 
abbondante  tributo,  ed  i  4  ultimi  forma- 
no colle  loro  foci  i  tre  considerabili  am- 
massi d'acqua  dolce,  che  laghi  si  polreb- 
bono  chiamare  e  si  denominano  Stetti- 
ner-Haff,  FrichHaff,  CurischeHaff,  i 
quali  per  la  loro  comunicazione  col  ma- 
re possono  considerarsi  per  golfi.  Nota- 
bile è  anche  il  fiume  Roer  ,  che  appar- 
tiene al  bacino  della  Mosa.  Si  numerano 
a  centinaia  i  laghi ,  specialmente  nella 
Prussia  propria  o  orientale,  e  nella  Po- 
merania,  essendo  i  pih  ragguardevoli  lo 
Spirding,  il  Drausen,  il  Ruppin,  l'Uker, 
il  Madue,  due  di  Mansfeld.  La  naviga- 
zione interna  da  Thornfìnoad  Àmbur- 


PRU 
go  viene  agevolala  per  vari  canali  co- 
struiti alla  comunicazione  del  Pregel  col 
Memel,  del  Vistola  col  Nelze  e  coU'Oder, 
deirOder  collo  Spree,  e  dello  Spree  col- 
l'Elba.  L'Oder  è  quello  che  ha  il  più  lun- 
go corso  negli  stati  prussiani,  e  che  può  es- 
sere considerato  come  il  corso  d'acqua  più 
importante  della  monarchia.  Le  coste  del- 
la parie  orientale  sono  passabilmente 
fredde;  la  stagione  vi  è  navigabile,  spesso 
rigida  e  umida,  chei  venti  freddi  del  nord 
spogliano  delle  sue  qualità  nocive.  Sic- 
come l'estate  vi  è  caldissimo,  gli  anni  u- 
midi  sono  più  produttivi  degli  asciutti. 
Le  Provincie  non  marittime,  Posnania, 
Brandeburgo,  Slesia,  Sassonia  e  tutta  la 
parte  occidentale  degli  stati  prussiani , 
posseggono  in  generale  un  clima  più  mite 
e  meglio  eguale;  ciò  nondimeno  la  lem- 
peratura  varia  colle  diverse  posizioni  del 
paese.  Tuttavolta  non  è  in  parte  alcuna 
nocevole  alla  salute  o  alla  vegetazione, 
e  pochi  slati  europei  vi  sono  dove  la  po- 
polazione sia  più  favorita  :  rare  sono  le 
malattie  epidemiche.  In  generale  il  suo- 
lo non  è  per  tutto  produttivo  ,  fertile  e 
fecondo;  alcune  parti  sono  paludose,  al- 
tre sabbionive.  Molte  selve  sono  in  Prus- 
sia; proprietà  private  o  nazionali,  sono 
tutte  soggelteall'amministrazione de'bo- 
schi,  essendo  più  boschive  le  provincie  del- 
le due  Prussie,  la  Pomerania  e  il  Bran- 
deburgo. Leproduzioni  agricole  sono  ab- 
bondanti, ma  la  vile  è  più  ben  coltivata 
sulle  sponde  del  Renoedella  Mosella.  Vi 
sono  molte  piante  che  rendono  utile  al- 
l'industria e  al  commercio.  La  Prussia  si 
può  dire  paese  agricola ,  sebbene  i  pro- 
dotti del  suolo  non  sieuo  svariatissimi  , 
i  più  essenziali  tra  essi  sono  assai  abbon- 
danti per  bastare  ai  bisogni  delle  popo- 
lazioni.;!! secondo  ramo  dell'industria  ru- 
rale, il  mantenimento  de'besliami,  viene 
curato  in  Prussia,  f.ivorila  in  più  provin- 
cie di  belle  praterie,  ed  avendosi  in  altre 
ricorso  a  prati  arlifiziali.  Traglianima- 
li  domestici, si  notano  icavalli:  quellidel- 
la  Prussia  orientale  -iescouo  vigorosi   e 


PRU 

pieni  d'ardore,  ottimi  per  la  cavalleria  ; 
quelli  della  Prussia  occidentale  soppor- 
tano meno  la  fatica.  In  poco  numero  si 
trovano  i  buoi,  ne  servono  in  generale  che 
all'agricoltura  per  arare.  Yi  sono  in  ab- 
bondanza le  pecore,  le  capre  ,  i  porci  di 
cui  si  fa  molto  uso,  essendo  rinomati  i  pro- 
sciutti di  Weslfalia  edi  Pomerania.  Co- 
piosi sono  gli  animali  selvatici ,  come  la 
selvaggina,  sulle  coste  e  ne'fiumi  i pesci, 
essendo  importanti  i  prodotti  delle  api, 
della  cocciniglia  polacca  ede'bachida  se- 
f  T.  Non  manca  di  ricchezze  minerali.  Nel- 
le Provincie  sassoni  trovasi  molto  sale,  e 
carbone  fossile;  rare  e  non  ricche  sono  le 
miniere  di  ferro,  rame,  piombo,  vitriolo, 
allume  e  nitro.  Taluna  offre  poco  argen- 
to. Verso  la  Slesia  incontrasi  agate,  dia- 
spri e  cristalli  di  quarzo  che  diconsi  din- 
l'.innli.La  produzione specialedella  Prus- 
sia però  consiste  nell'ambra  gialla,  di  cui 
è  ampia  sorgente  nello  Smaland,esi  pe- 
sca alla  profondità  di  circa  loo  piedi  in 
un  banco  di  terra  formalo  dal  Frich-Haft'. 
La  Slesia  ha  pureil  benefìciodelle  acque 
minerali,  ed  un  bagno  caldo  gode  rino- 
manza presso  Francfort  sull'Oder.  Si  tro- 
vano ancora  diaspri,  onici ,  serpentino  , 
marmo,  ocria,  creta  rossa,  tripoli,  mar- 
na, terra  da  porcellane,  terra  da  follone, 
pietre  da  macina.  Le  raanifalture  prus- 
siane sino  agli  ultimi  tempi  non  hanno 
occupato  in  Europa  considerevole  ra  ngo, 
ma  successivamente  si  sviluppò  grande 
attività  industriale  in  molti  distretti,  on- 
de riesce  importantissima  l'industria.  Si 
distinguono  le  tele  di  Weslfalia  e  di  Sle- 
s  a,  ed  i  tessuti  di  lana  de' paesi  renani. 
\  i  sono  filature  di  cotone,  fabbriche  no- 
tabili di  cuoi,  stoviglie,  vetro,  carta,  ta- 
bacco, amido,  potassa,  birra;  bellissimi  la- 
vori di  ferro,  pregiati  panni  fini  e  di  al- 
tra specie;  lavori  di  rame,  di  ottone,  di 
oro  e  d'argento  ;  rafllnerie  di  zucclieru; 
grande  estensione  iia  preso  da  molli  anni 
la  fabbricazione  della  seta  ;  Berlino  pos- 
siede una  superba  manifattura  di  porcel- 
lana ;  sono  segnalate  le  oriuolerie  di  tal 


PRU  41 

città  e  di  Friedriechstal.  Vanno  pur  nomi- 
nale le  manifatture  i\e\\' azzurro  o  hlenii 
di  Prussia  di  Querbncli,  Hasserod  e  Al- 
lent>crg;  il  hleau  di  Prussia  fu  scoperto  a 
Berlino  neh  7  io  daDippel  celebre  chimi- 
co, ovvero  secondo  altri  da  Diesbach  fab- 
bricatore di  colmi:  il  processo  di  questa 
fabbricazione  nel  1724  fu  pubblicato  in 
Francia  da  Woodward.  Vi  sono  ancora 
ii\hh\\c\^eAe\pnissiato  di  ferro  per  tinge- 
re la  seta  col  bleau  di  Prussia  j  e  i\tWÌ acido 
prussico  scoperto  nel  i  780  da  Sheele,  che 
gli  die  questo  nome  per  averlo  ottenuto 
i\aì  bleau  di  Prussia.  Altre  principali  ma- 
nifatture sono  quelle  della  cerusa  di  Ber- 
lino e  altri  luoghi,  e  quelle  della  robbia  dì 
Slesia.  E'  ragguardevole  il  commercio  di 
spedizione,  di  transito  e  di  commissione. 
Favorisce  il  commercio  interno  ima  bella 
navigazione  di  corsi  d'acqua  e  di  canali, 
come  le  strade  ferrate  e  le  linee  telegrafi- 
che, che  per  la  loro  unione  colie  austria- 
che, mediante  l'estrema  stazione  telegra- 
fica di  Colonia  sul  Reno,  si  comunica  da 
Berlino  con  Parigi  circa  in  2^  ove.  Berli- 
no è  il  centro  comune  e  il  punto  di  par- 
tenza della  gran  rete  delle  ferrovie  del 
Nord.  Delle  7  grandi  linee  che  si  dirigo- 
no da  quella  capitale, 6 sono  ora  in  eser- 
cizio e  compiutamente  terminate.  Lai. 
lega  Berlino  con  Amburgo;  la  2.'  col- 
l'Annover  e  Dusseldorf;  la  3.^  con  Halle 
e  Cassel,  e  per  un  tronco  con  Lipsia;  la 
4.'  si  du'ige  nell'Alta-Slesia,  con  un  tron- 
co sopra  Cracovia;  la  5.^  segue  a  setten- 
trione il  corso  deU'OJer  sino  a  Stellino  : 
le  altre  due  linee  vanno,  una  a  Strelilz, 
e  l'altra  a  Broncherg  nel  ducato  di  Po- 
sen.  In  Prussia  lo  stalo  evitò  sempre  di 
prendere  parte  diretta  s\  alla  costruzio- 
ne, che  air  esercizio  delle  ferrovie  ;  ma 
incoraggiò  le  compagnie,  e  aiutò  i  priva- 
ti con  sovvenzioni,  riservandosi  il  diritto 
di  riprenderle  dopo  3o  anni.  La  costru- 
zione delle  strade  ferrale  in  Germania  , 
per  le  sue  condizioni  economiche,  nel 
costo  è  comparativamente  meno  eleva- 
lo che  nelle  altre  parti  d'Europa.   Le 


44  PRU 

principali  piazze  coinmercianli  sono  Ber- 
lino, Breslavia  ,  Magdebuigo,  Colonia, 
NaiiQjburgo,  Franclòrl  suirOder,  Thoin, 
PosnaniajEifuit,  Norclhaosen,  MiilUau- 
scn,  Minden,  Muiislei',  Aqiiisgiana,  Co- 
bU;n7,a,  Elberfeld,  ee.  11  commercio  ester- 
no liakiogoprincipalmenle,  per  terra  col- 
la Russia,  Austria,  regno  di  Polonia, sta- 
li di  Germania  centrale,  Francia  e  Pae- 
si Bassi;  per  mare  colla  Russia,  Svezia, 
Danimarca,  Ingbilterra,  Paesi  Bassi,  Spa- 
gna, Stali  Uniti.  Le  piazze  e  porli  raa- 
rillìmi  più  importanti  sonoDanzica,  Rò- 
nigsberga ,  Elbinga,  Meme!,  Stellino, 
Slralsunda  e  Colberga  e  la  monarchia  ha 
una  suflìcienle  marineria  mercantile  e  di- 
versi legni  da  guerra,  dappoiché  il  nasci- 
mento della  tnarina  da  guerra  devesi  al- 
la risoluzione  presa  dal  governo  nel  1 84B, 
di  non  più  pagai  e  alla  confederazione  ger- 
manica la  sua  tangente  per  la  marina  te- 
desca, ma  d'impiegare  direttamente  tali 
somme  alle  costruzioni  di  navi  per  la  di- 
Tesa  delle  coste  e  deporti  del  mare  Balti- 
lico,  come  pei  bisogni  del  commercio  ma- 
rittimo e  della  emigrazione  in  America. 
Laonde  si  convertirono  alcune  navi  mer- 
cantili in  navi  da  guerra,  altre  se  ne  co- 
struirono di  nuovo  anche  a  vapore. 

distati  prussiani  sono  divisi  in  lopro- 
vincie,  non  compreso  il  principato  di  Neu- 
chàlel,  né  i  recenti  d'  Hohenzollern.  Le 
Provincie  sono  divise  in  27  reggenze,  le 
quali  abbracciano  337  circoli:  ecco  il  pro- 
spetto delle  Provincie,  reggenze  e  capo- 
luoghi, avendo  articoli  in  questo  mio  Di- 
vonario  que'  luoghi  ove  fu  o  esiste  sede 
vescovile  o  se  vi  fu  tenuto  qualche  conci- 
lio; di  altri  ne  parlo  in  quelli  che  vi  han- 
no relazione,  oltre  Germania  (^■).  Pro- 
vincia di  Prussia  occidentale  o  reale  ,  o 
già  Prussia  degli  antichi  re  di  Po/o'uVz  (/^.), 
capoluogo Rònigsberga,  reggenze Rònig- 
bberga  e  Gumbinnen.  Provincia  di  Prus- 
sia orientale  già  de'ca  valieriTeutonici  vas- 
salli degli  antichi  re  di  Polonia,  capoluo- 
go Danzica,  reggenze  Danzica  eMarien- 
^«erdei.  Provincia  di  Posuania  o  Pose», 


PRU 

capoluogo  Posnania,  reggenze  Posnania 
e  Bromberga.  Provincia  di  Brandebui-go, 
capoluogo  Berlino  e  capitale  della  mo- 
narchia, una  delle  più  belle  città  d'  Eu- 
ropa, residenza  ordinaria  del  re,  sede  dei 
ministri  e  delle  amministrazioni  e  tribu- 
nali superiori;  reggenze  Berlino,  Potsdam 
e  Francfort  suH'  Oder.  Provincia  di  Po* 
merania  ,  capoluogo  Stellino  ,  reggenze 
Stellino, Còsiin,  Slralsunda.  Provincia  di 
Slesia  o  Silesia,  capoluogo  Breslavia,  reg- 
genze Breslavia,  Oppeln,  Liegnitz.  Pro- 
vincia di  Sassonia,  capoluogo  Magdebur- 
go,  reggenze  Magdeburgo,  Merseburgo, 
Erftu't.  Provincia  di  Weslfalia,  capoluogo 
IMiiiister,  reggenze  Miinster,  Minden,  A» 
iensberga.ProvinciadiCleves-Berg,capo- 
luogo  Colonia, reggenze  Colonia,  Dussel- 
ford.  Provincia  del  Basso- Reno, capoluo- 
go Aquisgrana,  reggenze  Coblenza,  Tre- 
veri,  Aquisgrana.  Talune  di  queste  città 
come  Colonia,  Aquisgrana,  Treveri,  si 
fanno  distinguere  per  alta  antichità  e  il- 
lustri memorie  storiche  :  parecchie  sono 
delle  più  belle  d'Europa,  come  Berlino, 
Potsdam  ,  Dusseldorf  Secondo  il  docu- 
mento autentico  pubblicato  nel  i85i  sul 
censimento  della  monarchia  prussiana  , 
per  la  statistica  incominciala  nel  1849, 
non  compresi  i  principali  d' Hohenzol- 
lern,quasi  un  3.°della  popolazione  abita  i 
borghi  che  sono  347  >  '  ^'"^SS'j  '  casali, 
le  colonie,  il  resto  dimora  nelle  980  cit- 
tà, gli  altri  accennati  luoghi  abitati  som- 
mando a  79,942.  In  tutto  gli  abitanti  e- 
rano  i6  milioni  e  più  di  3ii  mila,  dei 
quali  IO  milioni  professano  la  religione 
protestante  evangelica  ,  6  milioni  la  cat- 
tolica, 2  r  9,000  la  mosaica,  i4,odo  la  me- 
nonnita,  laoo  la  sisteiiialica.  Si  osservò, 
che  dal  1846  il  totale  della  popolazione 
erasi  aumentata  di  circa  220,000  anime, 
ad  onta  dell'emigrazione  e  de'clamorosi 
avvenimenti  politici  che  rapidamente  si 
succedettero.  Nel  1837,  secondo  il  rappor- 
to ofììciale  di  Von  HofFmann  direttore 
della  statistica  del  regno  ,  la  popolazione 
prussiana  si  componeva  di  14,098,125 


anime:  delle  quali  8,6o4,748  apparte- 
nevauoalla  chiesa  unita  evangelica  opius- 
i^iaiia,  per  la  maggior  parte  abitanti  lun- 
go il  Basso  Reno,  in  Lituania,  in  West- 
lalia  e  in  gran  parte  di  Slesia;  5,294,008 
appartenevano  alla  chiesa  cattolica  roma- 
na; i,3oo  alia  chiesa  greca;  1 4,49^  ^^'^' 
no  mennonitì  o  fratelli  moravi;)  88,579 
erano  giudei,  nella  priucipal  parte  dimo- 
lanti  nell'antico  suolo  polacco,  de' quali 
I  02,917  godevano  de'  diritti  civili,  come 
sudditi  prussiani.  La  nazione  che  abita  gli 
stati  prussiani,  si  compone  di  due  razze 
primarie  :  la  razza  tedesca,  che  v'  entra 
per  quasi  6  settimi  e  la  razza  slava  di- 
visa in  più  rami,  come  i  polacchi,  i  wen- 
dij  i  lituani,  i  lettoni,  i  curi  e  gli  hallo- 
ni  :  vi  hanno  pure  de'francesi  che  vi  ri- 
pararono in  conseguenza  della  ri  vocazio- 
ne dell'  editto  di  JNantes  già  emanato  in 
favore  de'proteslanli,  massime  calvinisti 
e  ugonotti,  e  da  ultimo  se  ne  calcolava- 
no più  di  10,000.  La  lingua  tedesca,  di 
cui  pallai  a  Germania  e  a  Lingua,  gene- 
ralmente usata  in  Prussia,  ha  due  dialetti, 
l'alto  e  il  basso  tedesco;  questo  ultimo  si 
parla  tra  il  Reno  e  l'Elba,  e  in  una  par- 
te del  Brandeburgo;  l'alto  tedesco  che  vie- 
ne parlato  a  Berlino  è  l'idioma  più  dif- 
fuso :  è  quello  delie  alte  classi  della  so- 
cietà, delle  scienze  e  del  foro,  tra  le  qua- 
li è  pur  famigliare  la  favella  francese.  I 
lituani  e  slesiani  si  valgono  del  loro  idio- 
ma polacco;  nella  Lusazia  e  Misnia  il  ser- 
bo o  wendo  prevale,  derivando  dal  ramo 
slavo  occidentale.  INe'contorni  delle  Ar- 
denne  si  parla  un  dialetto  misto  di  fran- 
cese e  tedesco.  Diversi  dialetti  slavi,  co- 
me il  polacco  e  il  lettone,  Irovansi  in  uso 
nella  parte  orientale.  1  prussiani  sono  di- 
visi in  5  classi  :  nobili,  cittadini,  conladi- 
ni, militari  ed  ecclesiastici,!  quali  ultimi 
sono  più  di  5o,ooo.  I  nobili  iPormano  in- 
torno a  20,000  famiglie;  quelli  che  sono 
proprietari  di  beni  signoriligià  immedia- 
ti, godono  di  vari  privilegi  ,  i  principali 
tra'quali  sono:  l'eguaglianza  di  nascita  coi 
principi  sovrani,  il  titolo  d' altezza  negli 


PRU  4"J 

atti  pubblici  ,  r  esenzione  dal  servizio  e 
dagli  alloggi  militari  ,  dalle  tasse  perso- 
nali, dal  diritto  di  bollo  e  dall'  imposta 
prediale;  l'esercizio  della  giurisdizione  ci- 
vile, criminale,  fondiaria  e  di  polizia,  se- 
condo le  leggi  vigenti;  l'esenzione  per  es- 
si dalla  giurisdizione  de'tribunali  ordina- 
ri negli  affari  civili,  ed  il  diritto  di  essere 
giudicati  dai  loro  pari  in  materia  crimi- 
nale; il  diritto  di  riscuotere  imposte  di- 
rette :  ma  il  contadino  può  liberarsi  da 
questi  oneri  annui  e  diventare  proprie- 
tario assoluto  del  terreno  che  possiede, 
pagando  un  capitale  equivalente  ai  ca- 
richi dé'quali  si  trovano  aggravati  i suoi 
beni.  Inoltre!  nobili  non  possono  aliena- 
re le  loro  signorie  se  non  ad  individui  di 
nascita  eguale  e  col  consenso  dei  re  ,  al 
quale  il  nuovo  proprietario  prestar  de- 
ve il  giuramento. 

Si  professano  dai  prussiani  quattro  re- 
ligioni :  il  PioleslantisTìio  {V.)  o  la  reli- 
gione Ei'angelica  (/^.)  ,  che  annovera  il 
massimo  numero  di  settatori  e  compren- 
de i  Luterani  e  i  Calvinisti[P'.),  cui  so- 
no uniti  e  quasi  confusi  gli  hermiUi^  gli 
ussiti)  i  gichteliani,  ec;  il  Caltolicisnio, 
professato  da  ben  più  d'  un  terzo  degli 
abitanti;  la  religione  Mennonita  (A^.),  ol- 
tre i  sociniani;  e  finalmente  la  religione 
degli  Ebrei  [F.).  Prima  della  costituzio- 
ne del  1848  il  protestantismo  era  la  re- 
ligione dello  stato  ;  però  i  settatori  delle 
altre  religioni  erano  egualmente  aniniis- 
sibili  agl'impieghi,  poiché  libero  era  ed 
è  l'esercizio  del  cullo  per  tutte  le  profes- 
sioni religiose.  Vi  sono  due  vescovi  evan- 
gelici, r  uno  a  Berlino,  l'altro  a  Rònig- 
sberga  :  la  gerarchia  ecclesiastica  evan- 
gelica offre  quindi  de'soprintendenti  ge- 
nerali, de'soprintendenti  arcipreti,  ispet- 
tori, decani,  pi  epostì,  ministri  di  parroc- 
chie. Ogni  provincia  ha  un  sinodo,  ed  ha 
pure  il  suo  ciascun  circolo.  Tiensi  a  Ber- 
lino ogni  5  anniunsinodogenerale,  e  un 
concistoro  in  ogni  provincia.  Layng  cal- 
vinista scozzese,  nelle  Osservazioni  d'un 
viaggiatore j  riprodotte  nel  1. 1 5,  p.  1 6  de- 


4G  p  n  u 

gli  Annali  (Ielle  scienze  reHgioseji]€Scr\- 
vendo  l'amalgama  delle  chiese  luterana 
e  calvinista,  per  compone  l'evangelica, 
riferisce.  •>  Il  dì  3o  giugno  1817  un  or- 
dine del  ministro  degli  alFari  interni  a- 
boli  i  nomi  delle  chiese  luterana  e  rifor» 
mata  (o  calvinista),  ed  eziandio  Io  stesso 
distintivo  nome  ò\  eh  io,  a  pio  (  està  n  te,  che 
aveva  un  significato  storico,  ed  ingiunse 
e  comandò  che  tulli  facessero  uso  del  so- 
lo nome  dì  chiesa  evangelica.  Avendo  già 
una  chiesa,  e  anche  denominata  con  un 
proprio  nome,  i  pochi  che  si  prendevano 
pensiero  di  (juesle  cose  cominciarono  a  ri- 
flettere in  che  cosa  stesse  la  dilFerenza  tra 
<]uesta  nuova  chiesa  prussiana,  e  tra  le 
chiese  di  Lutero  e  di  Calvino.  Queste  due 
chiese  sono  separate  non  solamente,  come 
diceva  il  regio  editto, acagionediesteriore 
diversità,  ma  per  di.screpanze  dottrinali 
ed  esienziali.  11  calvinismo,  tal  quale  e- 
sisle  nella  Svizzera  e  nella  Scozia,  diver- 
sifica e  nelle  dottrine  e  ne'  riti  ecclesia- 
stici dal  luteranismo,  tal  quale  esiste  nel- 
la Danimarca  e  in  altre  contrade  pura- 
mente luterane  della  Germania,  assai  più 
di  quello  che  diversifica  il  luteranismo 
stesso  dalla  chiesa  caltolica  romana.  Ma 
in  quali  cose  concorda  o  discorda  la  nuo- 
va chiesa  prussiana,  da  questi  due  princi- 
pali ran)i  della  religione  protestante?  Ben 
presto  si  scoprì  che  il  sinodo  di  Berlino, 
il  quale  abolendo  il  luteranismo  e  il  cal- 
\inisn)o,  ed  il  protestantismo  fin  anche 
del  medesimo  nome,  aveva  raflàzzonato 
questa  terza  cosa  solo  per  condiscendere 
al  volere  del  re  j  non  considerò  adatto  i 
principii  di  dottrina,  ma  solo  la  dill'eren- 
za  de'riti  esteriori;  e  rendendosi  colpevo- 
le di  un  equivoco  indegno  di  ministri  cri- 
stiani e  di  nomini  chesiedono  a  consiglio 
per  deliberare  di  cose  ecclesiastiche ,  com- 
pilarono un  codice  di  questi  riti  esterio- 
ri in  guisa,  cheogni  uomo  luterano  ocal- 
vinisla  potesse  con  coscienza  tranquilla 
(  per  quanto  vi  possa  esseie  tranquillità 
di  coscienza  do\e  non  havvi  libertà  elet- 
ti va)  partecipare  ul  sagramculo  della  Ce- 


PBU 

7ia  del  Signore  in  questa  nuova  chiesa  e- 
vangelica  prussiana,  senza  lasciar  di  es- 
sere per  questo  né  luterano  né  calvinista 
com'era  per  lo  innanzi.  Questa  maniera 
di  racconciar  le  cose  di  religione  forse  sa- 1 
rà  frullo  di  abile  destrezza,  ma  non  sarà* 
mai  onesta  ".  Altri  brani  daW Osserva- 
zioni d'ìhayn^  li  riportai  nel  voi.  XXXV, 
p.  1 5o.  1  n  conseguenza  del  concordato  del 
i8ai  I  tra  Papa  Pio  VII  e  re  Federico  Gu- 
glielmo III,  di  cui  parlerò  verso  il  fine,  la 
chiesa  caltolica  tiene  negli  stali  prussiani 
due  arcivescovati,  Colonia  e  Posnania  o 
Posen,  e  sei  vescovati;  cioè  Mnnslcr,  Pa- 
(lerhona  e  Z'/ew/7  su  draga  nei  di  Colonia; 
Cnlrna  sudi-aganeo  di  Posnania;  Bresla- 
via  e  IVarniia  o  Ermolund  immediata- 
mente soggetti  alla  s.  Sede,  alla  quale  è 
pure  soggetto  il  vescovato  di  Supraslia 
di  ritom/e«oo  greco-unito.  Le  già  mis- 
sioni settentrionali  di  Germania  e  dipen- 
tlenli  dalla  Congregazione  de  propagan- 
da fide, coinpvendevauo  nella  monarchia 
prussiana  il  governo  spirituale  de'catlo- 
lici  delle  vaste  provincie  di  Brandcbitr' 
go,  di  Ponierania,  della  Lusazia  nel  cir- 
colo di  Sassonia.  In  forza  di  detta  con- 
venzione e  delia  pontifìcia  bolla  De  sa- 
lute aninianini ,  quelle  di  Brandeburgo 
e  di  Pomerania  furono  riunite  alla  dio- 
cesi di  Bresla  via  della  anche  PVratisla- 
via,  lullavolta  ancora  conservano  qual- 
che rapporto  e  relazioni  dirette  con  pro- 
paganda fide.  Oltre  quanto  dissi  nel  voi. 
XXIX,  p.  102,  parlando  delle  missioni 
di  Germania,  su  quelle  sottoposte  al  ve- 
scovo di  Breslavia  di  Brandeburgo  e  Po- 
merania, aggiungerò  che  ne  parlai  anco- 
ra quanto  alla  prima  anche  a  Brande- 
burgo, ed  a  Berlino  che  n  è  la  capitale, 
a  Francfort  sul  Meno  dicendo  di  quello 
suir  Oder,  i\  Magdeburgo  e  ad  Hal  o 
Halla  ,  in  Berlino  essendovi  un  preposto 
delegato  del  vescovo  di  Breslavia.  Quan- 
to alla  Pomerania,  la  Svezia  aveva  una 
7.''  parte  di  questa  provincia,  e  l'isola  di 
Bugcn  nel  Baltico,  ma  la  cedette  alla  Da- 
ìùniarca  in  compenso  della  Norvegia.  11 


PRU 

re  dì  DaniiDorca  le  lasciò  intieramente 
alla  Prussia ,  prendendosi  il  ducalo  di 
Lauemburgo.  In  Slralsunda  ,  in  cui  nel 
I  i4<'  si  trovava  un  vescovo  cattolico,  la 
casa  parrocchiale  con  orto  nel  1780  la 
propaganda  l'acquistò  per  6000  talleri, 
e  pel  vescovo  di  Breslavia  vi  esercitò  la 
f^iurisdizione  il  detto  preposto  di  Derli- 
110.  Si  venera  apostolo  della  Pomerania 
s.  Ottone  vescovo  di  Bamberga  ,  poiché 
(juando  Boleslao  I  Vduca  di  Polonia  con- 
(juistò  parte  della  regione,  pregò  il  santo 
(li  recarsi  ad  ammaestrare  nelle  verità 
del  cristianesimo  gì'  idolatri  pomerani. 
Portatosi  nella  Pomerania  orientale  vi 
battezzò  Uratislao  II  duca  dell'alta  Po- 
merania nel  I  1 24  colla  maggior  parte  dei 
suoi  sudditi.  Ma  essendo  poi  ricaduti  Stet- 
tino e  Giuliers  nell'idolatria,  ad  onta  dei 
preti  che  ovunque  area  lasciati  pei  biso- 
gni de'converfiti,  traversata  di  nuovo  la 
Polonia  e  la  Prussia,  vi  tornò  nel  i  128, 
e  non  solo  richiamòla  professione  del  cri- 
stianesimo nelle  due  città  ,  ma  portò  la 
luce  del  vangelo  ad  altri  popoli  barbari. 
j  Quanto  poi  alla  Lusazia,  cìvco\o  d\  Sas- 
I  Sonia,  oltre  quanto  dissi  nel  voi.  citato, 
p,io3,  meglio  ne  parlai  a  Meissen  oMi- 
sNUj  perchè  un  tempo  fece  parte  di  que- 
sto vescovato,  ed  ora  vi  è  il  vicario  apo- 
stolico dei  vicariato  di  Misuia  e  Lusazia. 
Dal  I .°  fascicolo  degli  Annali  di  Berli- 
no per  la  educazione  e  l' insegnamento , 
si  apprende  che  nel  declinar  del  «847 
r  odierno  re  avea  intenzione  di  fondare 
una  università  puramente  cattolica.  Allo- 
ra esistevano  per  gli  studi  d^l  cleio  catto- 
lico i  seminari  di  Miinsfer,  Paderbona, 
Treviri,  Posnania,  Pelplin,  e  Braunsberg 
oBrunsberga  collegio  pontificio  islituilo 
da  Gregorio  XIII, e  mantenutodalla  da- 
teria apostolica,  come  dissi  altrove,  nella 
diocesi  di  Warmia.  Altri  sludi  cattolici 
sono  le  cattedre  di  teologia  cattolica  al- 
le università  di  Breslavia  e  di  Bona  o  Ben- 
iia  {V.).  Si  diceva  che  Miinster  proba- 
bilmente diventerebbe  la  sede  delia  nuo- 
va università  cattolica.  Quando  la  Prus- 


P  R  II  47 

sìa  s'impossesso  di  quella  parte  di  Polo- 
nia che  tuttora  domina,  tolse  ai  cattolici 
I  3o  chiese  e  le  diede  ai  protestanti  ,  fra 
le  quali  quella  bellissima  di  s.  Croce  fon- 
dala in  Breslavia  da  s.  Edwige  duchessa 
di  Slesia  e  legina  di  Polonia.  In  Roma 
l'ordine  Teutonic8  vi  teneva  un  oratore 
o  rappresentante  ,  come  quello  che  era 
sottopostoall'immediata  dipendenza  del- 
la s.  Sede,  per  cui  ne'  Possessi  de'  Papi 
tali  procuratori  intervenivano  alla  solen- 
ne cavalcata:  per  quello  d'Innocenzo  Vili 
neh  484)  e  pei' quel  Io  di  LeoneXneliSi  3 
cavalcarono  col  vessillo  dell'ordine,  in- 
sieme col  Gerosolimitano.  Gli  elettori  di 
Colonia  e  gli  altri  principi  ecclesiastici 
de'dominii  formanti  parte  della  monar- 
chia egualmente  tenevano  in  Roma  pres- 
so la  s.  Sede  un  agente  d'affari.  Nel  pon- 
tificalo di  Pio  VI  il  re  di  Prussia  inco- 
minciò a  tenervi  un  residente  regio,  in- 
caricato di  trattare  gli  affari  ecclesiasii- 
ci;  ed  in  quello  di  Pio  VII  un  invinio 
straordinario  e  ministro  plenipotenziario 
con  legazione,  che  prima  tenne  residen- 
za nel  Palazzo  Savelli  o  Orsini,  poi  nel 
Palazzo  Caffarelli  ove  tuttora  dimora. 
Nel  voi.  XXIX,  p.  io5  ei  I  I  parlai  de- 
gli ospedali  nazionali  esistenti  in  Roma 
pei  teutonici  e  per  le  teutoniche.  Inoltre 
la  Prussia  tiene  consoli  residenti  nello  sla- 
to pontificio,  cioè  in  Roma,  in  Civitavec- 
chia, in  Ancona. 

La  Prussia  è  uno  di  que' paesi  d'Eu- 
ropa dove  meglio  sono  coltivate  le  lette- 
re e  le  scienze,  e  più  dal  governo  favo- 
rite :  il  sovrano  suole  incoraggire  e  ono- 
rare anche  i  letterati  egli  artisti  esteri. 
L'accademia  reale  delle  scienze  di  Berli- 
no la  fondò  nel  1744  ^'^^^'"^0  ''  ilg/r/zi- 
de,  che  da  prima  la  compose  in  gran  par- 
te di  forastieri  e  con  biblioteca.  Trova'^i 
nella  slessa  città  l'accademia  regia  delle 
belle  arti,  quella  delle  scienze,  una  so- 
cietà di  geografia,  il  ginnasio  Joachiin- 
sthal,  così  chiamato  dalla  città  omonima, 
ove  fu  fondato  dall'elettore  Gioacchino 
e  inaugurato  nel  1607,  ed  in  Berlino  tra- 


48  PRU 

sferilo  nel  1 685.  Il  ginnasio  lulerano  fon- 
dato in  un  antico  convento  di  francesca- 
ni, cui  fu  riunito  nel  1767  quellodi  Coln. 
La  biblioteca  reale  ricca  di  più  di  1 80,000 
volumi,  e  dove  si  depongono  due  esem- 
plari di  tutte  le  opere  che  si  pubblicano 
negli  slati  prussiani.  L  università  istituita 
nel  paliizzo  Enrico  nel  18  io,  con  4  fa- 
coltà. L'osservatorio,  un  teatro  e  musei 
d'anatomia  e  zoologia,  un  gabinetto  di 
medaglie,  altro  di  mineralogia,  il  collegio 
di  medicina,  seminari  di  teologia  e  filo- 
sofìa, accademie  e  scuole  militari,  scuole 
di  disegno  e  architettura,  istituto  de'sor- 
do-muli  e  pei  ciechi.  Per  la  più  parte 
le  grandi  città  della  monarchia  hanno 
anch'esse  molti  de'  nominati  stabilimen- 
ti e  dotte  società.  Le  università  sono  7, 
compresa  la  memorata  di  Berlino,  per  le 
quali  il  governo  impiega  annualmente 
circa  franchi  1 ,800,000  ;  le  altre  sono 
Kònigsberga,IBreslavia,  Bona,  Mùuster, 
Halla  ,  Greiswald;  Halla  ha  inoltre  di 
rendita  112,000  franchi,  e  Greiswald 
225,000.  Nelle  Provincie  vi  sono  pure  un 
certo  numero  di  ginnasi,  più  o  meno  ce- 
lebri; società  nelle  diverse  reggenze  fa- 
cilitano l'istruzione  ai  giovani  senza  for- 
tuna, dappoiché  un'ordinanza  obbliga  i 
parenti  a  far  fiequentare  le  scuole  ai  fan- 
ciulli sino  dall'età  di  5  o  6  anni.  In  Bre- 
slavia  ed  a  Kònigsberga  vi  sono  istituti 
pei  sordo-muti  :  due  case  di  educazione 
pegli  orfani  militari  a  Potsdam  e  ad  A  nna- 
burgo;  una  scuola  di  navigazione  a  Dan- 
zica,  con  scuole  d'industria,  di  veterina- 
ria ,  di  militari,  e  medico-chirurgica.  Il 
carattere  e  il  costume  della  nazione  o  mo- 
narchia varia  a  norma  de'popoli  che  la 
compongono.  Vivaci  ed  ingegnosi  i  sas- 
soni, robusti  eattivi  islesiani,  che  coi  boe- 
mi fraternizzano,  alquanto  gravi  e  taci- 
turni gli  abitanti  della  vera  Prussia,  più 
colti  que'che  dimorano  sul  Reno.  Poco 
familiarmente  usano  gli  alemanni  co'sle- 
siani,  è  meno  ancora  co'polacchi.LaPrus- 
sia  essendo  essenzialmente  militare,eseb- 
bene  questo  spirito  abbia  considerabil- 


PRU 
mente  nociuto  a'progressi  della  scientifica 
educazione,  pure  le  classi  colte  hanno  in 
pochi  anni  percorso  rapidissima  carriera, 
e  l'istruzione  è  ormai  operosa  da  per  tut- 
to. Nelle  astronomiche  e  geografiche  co- 
gnizioni si  distinsero  i  prussiani,  ed  il  so- 
lo Copernico  valse  per  renderli  a  niun  al- 
tro popolo  secondi.  Dai  diversi  paesi  cui 
si  forma  la  possente  monarchia  prussia- 
na, fiorirono  un  gran  numero  d'illustri 
e  celebri  personaggi,  per  santità  di  vita, 
dignità  ecclesiastiche, nelle  scienze,  nelle 
lettere,  nelle  arti  e  nelle  armi,  de'prin- 
cipali  avendone  parlato  a'Iuoghi  loro,  ed 
a  Germania  con  l'elenco  de'Papi  e  cardi* 
nali  tedeschi,  de'quali  tutti  scrissi  la  bio- 
grafia, comede'santi  e  beati  riportati  da 
Butler,  mentrea  Promozione  registrai  gli 
ultimi  elevati  alla  sagra  porpora.  I  più 
distinti  prussiani,  oltre  quelli  già  nomi- 
nati e  che  nominerò,  nelle  scienze,  arti, 
politica  e  nella  guerra,  sono  i  seguenti. 
Adelung,  Aldegrever,  Ancillon,  Archen- 
holtz,  Arndt,  Beethoven, Boehm.Bulow^, 
Burger,  Buch-Hufeland,  Chladni,  Clo- 
vtz,  Cornelius,  Diebitsch-Zaballzunski  , 
Diesbach,  Fahrenheit,  Fichte,  Forster, 
Garve,  Gleim,  Goerres,  Goltsched,  Ha- 
chert,  Hamatm,  Hardenberg,  Haugwitz, 
Herder,  Hertzberg,  Hippel,  Hoffmann 
Federico,  HofFmann  Enrico  Teodoro, 
Humboldt  Cristiano  Guglielmo,  Hum- 
boldt Alessandro,  Jacobi,  Jahn  ,  Kant, 
Kleist  de  Nollendorf,  Lutzow,  Mechel, 
Meyerbeer,  Mùller,  Nicolai,  Niemeyer, 
Potter,  Ramler,  ReinhardtjScharnhorst, 
Schill,  Schlejrmacher ,  Schvrerin  ,  Sey- 
dlilz,  Spurzheim,  Stein,  Trench,  Wer- 
ner, Winckel  ma  nn,Wolf  Cristiano,  Zie- 
then,  ec.  ec.  I  principali  storici  degli  stati 
prussiani  sono:  il  nominato  Archenholtz, 
Pòlitz,  IManso,  Rancke,  e  Voigt  storico 
eziandio  di  s.  Gregorio  VII. 

Il  governo  era  una  monarchia  assolu- 
ta, poiché  non  era  il  potere  sovrano  limi- 
tato dagli  stati  provinciali.  Dell'atto  costi- 
tuzionale concesso  dal  monarca  regnan- 
te parlerò  in  fine.  La  corona  è  ereditaria 


PRU 

pei  due  sessi;  l'erede  presuntivo  porta  il 
lifolo  di  principe  di  Prussia,  o  più  di  so- 
vente di  principe  reale,  o  luogotenente  di 
Prussia  ,  ed  all'età  di  i8  anni  diviene 
maggiore.  Fino  al  1848  appartenendo  il 
governo  al  re  esclusivamente,  lo  eserci- 
tava col  concorso  del  consiglio  di  stato, 
delministerodislatoedel  nainislero  par- 
ticolare. Il  consiglio  di  stato  era  compo- 
sto del  presidente  e  del  2.°  presidente, 
de'principi  della  casa  reale  dell'età  di  18 
anni,  de'ministri  privati  di  stato,  de'co- 
mandanti  generali  e  de'presidenli  supre- 
mi delle  Provincie,  di  60  uffiziali  di  sta- 
to, a'quali  la  confidenza  del  governo  ac- 
cordava volo  e  seduta  nel  consiglio.  Il  mi- 
nistero di  stato  si  componeva  del  princi- 
pe reale  di  Prussia,  e  di  tutti  i  ministri 
di  slato  privati  in  attività  di  servigio.  I 
ministeri  particolari  erano  nove,  cioè:  1 ." 
il  ministerodella  casa  del  re,divisoin  due 
dipartimenti;  2. "della  guerra,  in  due  di- 
partimenti; 3.°  deicidio,  istruzione  pub- 
blica e  allari  di  medicina,  in  Irediparli- 
inenti;  4-°  l'amministrazioue  del  tesoro 
e  delle  zecche;  5.°  della  revisione  delle 
leggi;  6.°  degli  affari  esteri  ;  7.°  degli  af- 
fari interni;  8.°  della  giustizia;  9.°  delle 
finanze,  diviso  in  4  direzioni.  La  corte  ha 
le  sue  grandi  cariche,  comedi  granciam- 
berlano,  di  gran  maresciallo,  ec.  Vi  sono 
inoltre  delie  autorità  centrali  o  superio- 
ri, subordinate  o  coordinate  ai  vari  di- 
partimenti del  ministero,  secondo  le  loro 
rispettive  attribuzioni.  Ogni   provincia 
viene  amministrata  da  un  presidente  su- 
periore; alla  testa  di  ciascun  circolo  tro- 
vasi un  collegio  di  reggenza,  diviso  in  due 
parti,  una  delle  quali  intende  ai  parti- 
colari dipendenti  dalle  attribuzioni   dei 
ministeri  dell'interno, della  polizia,  della 
guerra  e  degli  affari  esteri,  l'altra  a  quan- 
to concerne  le  finanze,  il  commercio  e  gli 
edifizi;  ciascuna  ha  il  suo  direttore,  as- 
sistito da  numeroso  consiglio.  Anche  i  cir- 
coli hanno  de'consigli,  formati  dagl'im- 
piegati superiori.  Il  codice  generale  che 
segue  la  giustizia  degli  stati  prussìani,è  il 
voi.  LVI. 


PRU  49 

landrecht  pubblicato  nel  1 794»  P^''^  al'a 
sinistra  del  Reno  si  servono,  con  alcune 
modificazioni,  del  codice  francese.  Il  i.° 
grado  dell'amministrazione  giudiziaria 
consiste  in  giurisdizioni  patrimoniali  pei 
conladmi,  giustizie  urbane  e  territoriali 
pei  cittadini,  ed  alcune  corti  di  baliaggi 
ereditari  pei  nobili.  La  giurisdizione  di 
1.'  istanza  componesi  di  corti  superiori  ; 
ve  ne  ha  generalmente  una  per  reggen- 
za. Siede  a  Berlino  un  tribunale  supre- 
mo di  appello.  Imponente  potenza  mili- 
tare ha  la  Prussia: sul  piede  di  pace  com- 
ponesi di  122,000  uomini,  sul  piede  di 
guerra  può  facilmente  mettere  sotto  le 
armi  5oo,ooo  uomini.  Alia  morte  del  gran 
Federico  li  l'esercito  prussiano  contava 
200,000  uomini,  la  piti  parte  disertori 
di  tutte  le  nazioni  o  arruolati  volontari, 
radunati  in  lutti  i  circoli  dell'impero: al- 
la guerra  del  1806  annoverava  25o,ooo 
uomini.  La  landwehr  di  i .'  e  2.^  cateso- 

o 

ria  è  composta  di  cavalleria  ,  fanteria  e 
artiglieria, e  forma  36 reggimenti:  questa 
landwehr  è. una  specie  di  guardia  na- 
zionale. Dicesi  landslurm  la  leva  in  mas- 
sa degli  uomini  dall'età  di  i  7  anni,  sino 
a  quella  di  5o,  capaci  di  portar  le  armi; 
viene  richiesta  in  caso  di  pericolo  immi- 
nente, mediante  ordinanza  regia.  Tutti 
i  prussiani  sono  tenuti  al  servigio  mili- 
tare dai  20  ai  5o  anni,  ma  non  fanno 
servigio  regolare  che  ne'primi  5  anni, an- 
zi non  passano  se  non  i  primi  3  sotto  le 
bandiere,  venendo  in  seguito  in  tempo 
di  pace  rimandati  alle  case  loro,  donde 
non  escono  che  per  un  servigio  tempo- 
raneo sino  al  termine  del  5.°  anno,  ed 
allora  sono  isprilji  sulla  landwehr.  11  re 
è  il  capo  supremo  di  tutto  l'esercito.  La 
monarchia  prussiana  è  spartita  in  8  cir- 
coscrizioni-territoriali, ciascuna  addetta 
al  reclutamento  d'un  corpo  di  esercito. 
Le  rimonte  della  cavalleria  nulla  costa- 
no allo  stato,  ad  eccezione  de'reggimenli 
de'corazzieri;  chi  possiede  3  cavalli  è  ob- 
bligato a  somministrarne  uno  allo  squa- 
drone del  suo  circolo;  se  il  numero  dei 

4 


So  P  R  U 

cavalli  nccessfiri  nonècompilo,  leaulori- 
tà  legali  obbligano  i  proprietari  di  teiie 
a  fornirli,  oppure  fanno  pagare  ai  con- 
tribuenti la  corrispondente  quota.  La 
Prussia  è  dopo  la  Francia  lo  stato  d'Eu- 
ropa die  possiede  maggior  numero  di  for- 
tezze. Oltre  Berlino,  residenza  regia,  an- 
che Rònigsberga  e  Breslavia  godono  tal- 
volta di  simile  vantaggio.  I  principali  ca- 
stelli del  re  sono  San  Souci  presso  Pots- 
dam, e  Charlotlemburgo  nella  slessa  reg- 
genza, ambedue  nella  provincia  di  Bian- 
deburgo.ll  castello  reale  di  San  Souci  so- 
pra un'amena  altura,  presenta  un  bell'a- 
spetto, non  ha  che  un  piano,  ed  a  ciascu- 
na estremità  un  padiglione  rotondo,  in 
uno  de'quali  si  trova  la  biblioteca  di  Fe- 
derico II  e  contiene  una  galleria  di  qua- 
dri: un  bel  parco  ne  dipende,  dove  si  os- 
serva il  palazzo  di  marmo.  Ivi  mori  detto 
principe  che  l'avea  fatto  edificare  e'fut- 
tone  il  suo  ritiro  favorito.  Charlottem- 
burgo  sulla  riva  sinistra  della  Sprée,  de- 
ve la  sua  origine  a  Sofia  Carlotta  2.' con- 
sorte di  re  Federico  F,  che  \i  fece  erigere 
un  superbo  castello,  che  in  progresso  ri- 
cevè sempre  accrescimenti  e  abbellimen- 
ti, massime  sotto  Federico  li,  che  lo  for- 
ni di  stupende  collezioni  in  ogni  genere 
di  antichità,  di  giardini,  di  parchi:  nei 
giardini  si  alzò  un  bel  monumento  alla 
regina  Luigia  sposa  di  Federico  Gugliel- 
mo III. 

A  Elettori  del  s.  romano  impero,  e 
ad  Imperatore,  parlai dell'originedi  quel 
supremo  collegio  di  principi  sovrani,  del- 
l'elezione che  facevano  dell'imperatore, 
come  dell'estinzione  dell'impero  e  del  col- 
legio avvenuta  nel  1 80.6. 1)issi  ancora  che 
l'elettore  di  Brandeburgo,che  avea  il  i  ° 
marchesato  della  cristianità  per  dominio, 
era  arcicameriere dell'imperatore,  e  per- 
ciò appena  eletto  gli  poneva  in  dito  l'a- 
nello ov'era  l'imperiale  sigillo;  che  por- 
lava  lo  scettro  imperiale  innanzi  l'impe- 
ratore ,  alla  destra  del  duca  ed  elettore 
di  Baviera,  il  quale  avea  a  sinistra  l'elet- 
tor«  PalalÌD0}che  ne'solenni  con  vili  por- 


PRU 

geva  l'acqua  alle  mani  dell'imperatore: 
in  detta  elezione  avea  il  6.°  voto,  ed  i  suoi 
sudditi  non  potevano  appellare  all'im- 
pero. A  Branpeburgo  e  altrove  narrai, 
che  l'eccelsa  dinastia  degli  Hohenzollerii 
a'24  ottobre  1273  ebbe  la  dignità  di  Z»k/'- 
gravio  (di  cui  nel  voi.  XLII,  p,  3oi)di 
Norimbeiga,  celebre  città  ora  della  Ba- 
viera, che  nel  medio  evo  fu  residenza  im- 
periale e  perciò  vi  si  custodiva  il  manto 
dell'imperatore;  quella  di  principe  del- 
l'impero a' 16  marzo    1872;   ([uella   di 
margravio  (di  cui  nel  voi.  XLII,  p.  3oo) 
o  marchese  di  Brandeburgo  nel    i4i5; 
quella  di  e/eWore  dell'impero  a' 18  aprile 
14 1  7; quella  dirediPrussiaa'i8gennaio 
1701.  Triplice  titolo  ha  il  monarca  di 
Prussia  ,  quello  di  re  di  Prussia,  ch'è  il 
maggiore,  di  margravio  di  Brandeburgo, 
sovrano  e  signore  di  Slesia  e  della  contea 
di  Glalz,  di  granduca  del  Basso-Reno  e 
di  Posnania,  duca  di  Sassonia;  burgravio 
di  Norimberga, /rt/ir/graf/o  (di  cui  nel  voi. 
XLII,  p.  3oo)  di  Turingia,  margravio 
dell'Alta  e  Bassa  Lusazia,  principe  d'O- 
range,  Neuchàtel  e  Vallengin;  conte  di 
Hohenzollern,  signore  del  paese  di  Ro- 
stock,  Stargard,  Lauemburgo  e  Butow, 
ec.  Cornell  titolo, cosi  triplici  sono learmi 
regie:  l'oggetto  principale n'è  l'aquila  (di 
cui  nel  voi.  XXXI  V,p.  1 15)  di  Prussia, 
colla  corona  regia  in  capo  e  la  cifra  F. 
R.  in  oro  sul  petto,  tenendo  fra  gli  arti- 
gli, a  diritta  lo  scettro  d'oro,  a  sinistra  il 
globo  imperiale,coirepigrafeGo/«2i7fi«y. 
Secondo  l'ordinanza  regia  de'  22  mag- 
gio 1818,  la  bandiera  ordinaria  del  re- 
gno è  bianca  e  nera,  in  modo  che  la  ban- 
da bianca  si   trovi   lia  due  bande  nere, 
senz'aquila:  è  libero  ai  capitani  dei  ba- 
stimenti mercantili  di  scrivere  sulla  ban- 
da bianca  il  nome  della  città  e  della  pro- 
vincia alla  quale  appartengono;  ma   la 
bandiera  regia  è  tutta  bianca  e  porta  in 
mezzo  r  aquila  regia,  e  sulla  parte  sini- 
stra dell'alio  una  croce  di  ferro.  Vi  sono 
otto  ordini  equestri  e  cavallereschi,  i  ."del- 
la FtdcUà  0  Àquila  Nera  (^.);  1°  del- 


PRU 

V Àquila  rossa  islituilo  nel  16G0  col  no- 
me di  Concordia  da  Cristiano  Erneslo 
margravio  di  Brandeburgo-Bayreuth,  il 
distintivo  del  quale  portavasi  pendente 
al  collo,  appeso  ad  un  nastro  turchino. 
Lo  fondò  per  piemiare  i  suoi  sudditi,  dai 
quali  fu  mirabilmente  aiutato  nella  pa- 
cificazione de'suoi  stati,  ed  acciocché  da 
loro  si  ricordasse,  che  solo  dalla  Concor- 
dia polevasi  sperar  la  page  e  la  forza  do- 
mestica. A  Cristiano  succedette  nel  mar- 
£:raviatoGiorgioGuglielrao,che  nel  gior- 
no di  sua  inaugurazione  del  17  12  rifor- 
Ilio  l'ordine  e  lo  chiamò  della  Sincerità, 
volendo  che  la  croce  avesse  nastro  rosso 
i  un  filo  d'oro  all'intornoe  nel  mezzo,  tes- 
ato a  foggia  di  catena.  I  cavalieri  por- 
tavano al  collo  la  decorazione  e  ne'gior- 
111  solenni  la  ponevano sull'abito.Nel  1 784 
il  margravio  Federico  Carlo,  che  riunì 
il  territorio  di  Bayreuthalla  linea  colla- 
terale di  Culmbach,  cambiò  «ome  all'or- 
ci me  e  l'appellò  ùeW  Jqidla  rossa  di Bran- 
dtburgOf  formando  la  decorazione  con 
croce  d'orosmaltatainbianco,avente  nel 
mezzo  un'aquila  rossa  col  motto:  Toujnrs 
le  nicme,  e  nel  rovescio  la  cifi-a  del  prin- 
cipe regnante  coU'attuale  leggenda:  Sin- 
cere el  conslanter.  Il  successore  margra- 
vio Federico  aggiunse  al  numero  dei  ca- 
valieri 12  giancroci.  In  seguito  sotto  gli 
ultimi  raargrav-  della  linea  Bayreulh- 
Cuimbach  venne  meno  di  lustro,  per  la 
facilità  cui  fu  concesso  anche  a  persone  che 
non  lo  meritavano,  per  cui  il  margravio 
Cristiano  Federico  Carlo  Alessandro,  vo- 
lendo ripristinarne  lo  splendore,  lo  rifor- 
mò con  nuovi  statuti  de'aS  giugno  i  777, 
cambiandone  il  nastro  in  color  bianco 
trapuntato  in  color  d'  arancio.  Il  re  di 
Prussia  Federico  li  nel  1791,  divenuto 
proprietario  de'  ricordati  principali ,  lo 
divenne  ancora  dell'ordine,  che  con  di- 
ploma de'  1 1  giugno  1 792C0II0CÒ  in  digni- 
tà dopo  quello  àéX  Aquila  nera,  con  un 
piccolo  cambiamento  nelle  insegne.  Il  re 
Federico  Guglielmo  111  con  diploma  dei 
I  o geunalo 1 8 1  o  aggiunse  all'ordine  due 


PRU  5i 

nuove  classi  e  una  medaglia  di  Merito 
ili  altre  due.  Dipoi  a' 18  gennaio  i83o 
con  regia  ordinanza  divise  iu  due  parti 
la  2.*  classe,  e  alla  i.*  di  queste  assegnò 
ima  piastra  o  placca  per  distintivo  par- 
ticolare.Quanto  alle  medaglie,quella  del- 
la I.'  classe  era  d'oro,  la  2.'  d'argento; 
nel  181 4  la  medaglia  d'oro  il  detto  re 
la  mutò  in  una  croce  d'argento,  e  questa 
classe  per  la  detta  sua  ordinanza  del  1 83o 
diventò  la  4-"  classe  dell'ordine  dell'A- 
quila rossa.  !Neir  ordinanza  del  18  «o  il 
re  ha  stabilito  che  chiunque  ottiene  un 
ordine  prussiano  come  distinzione  di  me- 
rito, debba  incominciare  da  questa  4-* 
classe,  e  se  passa  alla  3.'  la  riceve  con 
una  rosetta.  Con  ordinanza  inoltre  del  18 
gennaio  181  i  il  re  avea  decretato,  che 
un  cavaliere  passando  da  classe  inferio- 
re ad  altra  superiore,  porterebbe  3  fron- 
de di  quercia  unite  all'anello  da  cui  pen- 
de la  croce.  La  2.'  classe  della  medaglia 
d'argento,  che  si  porta  alla  bottoniera  col 
nastro  dell'ordine  dell'Aquila  rossa,  sus- 
siste come  decorazione  geiwrale.  Tanto 
leggo  neW  AlmanachdeGothapour  Tan- 
«te  1 8  3  7 .  Ordres  de  cìievalerie  p  •  4  "  •  ^  ■* 
del  Merito  {l\);  4-°  di  s.  Giovanni  (/''.)  in 
luogo  del  soppresso  ordine  G  e  roso  li  mila- 
no,HÌ  modo  che  dissi  nel  voi.  XXIX,  p.276 
e  agS;  5."  di  Luigia  j  6°  Croce  di  Ferro 
(/'.).  Inoltre  Federico  Guglielmo  III  il  i .' 
febbraio  i835  istituì  la  decorazione  del 
inerito  per  quelli  che  avessero  salvato  al- 
cuno da  qualche  grave  pericolo.  Alma- 
nach  p.  5o.  7.°  Il  re  Federico  Guglielmo 
I V  nel  1 843  ristabilì  l'ordine  delCigno  già 
istituito  da  Gioacchiuo  I  elettore  di  Bran- 
deburgo  del  i499j  po' abolito  nel  i53o 
da  Gioacchino  II  quando  abbracciò  l'ere- 
sia di  Lutero,  in  onore  della  B.  Vergine 
Maria,  la  cui  immagine  in  rilievo  fu  po- 
sta nella  placca  di  decorazione,  per  ricom- 
pensare le  virtù  religiose.  Nel  ripristinar- 
lo il  monarca  regnante, e  perchè  acqui- 
stasse maggior  lustro,  di  propria  mano  e 
con  solennità,  in  presenza  di  tutta  la  cor- 
te, ne  decorò  con  l'insegna  iu  brillaoU  la 


52  P  R  U 

regnante  regina  sua  consorte,  Elisabetta 
Luisa  figlia  del  i .°  re  di  Baviera  Massimi - 
lianoGiuseppea  lui  maritata  nel  1 8?.3.  Vi 
fu  gi?i  alti'o  ordine  del  Cigno  (f^.),  nel  du- 
cato di  Cleves,  che  alcuni  attribuirono  n 
Beatrice  duchessa  di  Cleves,  forse  ripristi- 
nalo da  Gioacchino  I.  Neln,°fì5del  Dia- 
rio di  Roma  i  847  si  legge,  che  il  re  Fe- 
derico Guglielmo  IV  ha  creato  un  nuo- 
vo ordine  o  piuttosto  decorazione  cavai- 
]eresca,desti  nata  esci  usi  va  mente  all'agri- 
coltura, ossia  a  rimunerare  lepersoneche 
si  distinguono  maggiormente  nella  parte 
teorica  o  pratica  di  questa  scienza,  o  con 
nuove  invenzioni  e  scoperte,  o  con  intro- 
durre miglioramenti. La  medaglia  o  deco- 
razione ha  da  un  lato  l'effigie  del  re  e  dal- 
l'altra l'iscrizione  :  Per  merito  agrario^ 
dentro  una  ghirlanda  intrecciata  di  spi- 
ghe di  grano,  di  pampini  di  viti  e  di  rami 
d'olivo. 8. "Finalmenteil n.°248del  Gior- 
nale di  Roma  i85i  riporta, che  il  gior- 
nale ufficiale  del  governo  a  Berlino  pub- 
blicò gli  statuti  dell'ordine  della  Casa 
reale  d' Hohenzolletn,  creato  dal  re  Fe- 
derico Guglielmo  IV  a'2 3  agosto,  che  fu 
il  giorno  in  cui  gli  prestarono  giuramen- 
to i  principati  d'Hohenzollern.  Quest'or- 
dine si  è  consagrato  a  perpetuar  la  me- 
moria delsuccessivo  ingrandimento  del- 
la signoria  della  regia  stirpe  prussiana,  e 
perciò  porta  per  di  visa  il  molto:  VomFels 
zwn  Meer.  11  re  è  il  gran  maestro  del- 
l'ordine, il  quale  si  divide  in  due  sezioni, 
ciascuna  delle  quali  èsuddivisa  in  3  clas- 
si speciali.  Tra  i  primi  ad  essere  stati  de- 
corati del  nuovo  ordine  sono,  il  i."  mi- 
nistro Manteuffel,  e  l'ex  ministro  gene- 
rale Radowitz,  entrambi  nominati  dal  re 
commendatori.  Di  tutti  i  nominati  ordi- 
ni il  re  ne  è  il  gran  maestro. 

Il  nome  di  Prussia  viene  da  quello  dei 
borussi,  popolo  sarmata  che  con  altri  a- 
bitava  la  regione  oggi  formante  la  Prus- 
sia orientale  e  la  Prussia  occidentale,  i 
quali  abitanti  erano i  più selvaggidi  lutti 
i  pagani  del  settentrione.  Essi  si  piglia- 
vano poca  cura  della  bellezza  de'templi, 


PRU 
adoravano  i  loro  idoli  sotto  le  querele, 
ed  immolavano  loro  i  prigionieri.  Altri 
riferiscono,  che  la  gotica  tribù  degli  oe- 
stiì,che  dell'Elettro  faceva  antichissima- 
mente  co'circostan ti  popoli  mercato,tras- 
se  lo  sguardo  degli  europei  su  questo  an- 
golo di  terra  selvaggio  ed  ignoto.  Si  con- 
fusero questi  primitivi  abitatori  colle  pur 
barbare  tribù  de' peucini,  de'sudavii  edei 
gnlindi,  e  furono  poi  vittime  delle  san- 
guinose incursioni,  che  i  venedi-slavi  e- 
sercitarono  in  quella  contrada.  Verso  il 
secolo  X  s'incominciò  a  darsi  il  nome  di 
Prussia  al  suolo  di  questi  popoli  ragu- 
nalicci,  quasi  Pro- Russi,  per  essere  alla 
Russia  [P'.)  propinqui.  Nelle  Memorie 
sopra  la  casa  di  Brandeburgo,  di  Fede- 
rico II  re  di  Prussia,  si  legge  che  la  con- 
versione al  cristianesimo  di  Brandebur- 
go  fu  cominciata  dal  zelo  di  Carlo  Ma- 
gno, che  mori  neir8i4,  e  terminata  nel 
9-28  sotto  l'imperatore  Enrico  I  l'Uccel- 
latore, il  quale  sottomise  intieramente  ii 
paese,  come  toccai  a  Bratjdeburgo.  Alcu- 
ni attribuiscono  a  s.  Remberto  arcivesco- 
vo di  Brema  di  aver  pel  i,°  incominciata 
la  predicazione  del  vangelo  in  questi  pae- 
si, poiché  la  sede  d'Amburgo  essendo  sla- 
ta unita  a  quella  di  Brema,  questa  ultima 
chiesa  era  divenuta  metropoli  di  tutta  la 
Germania  settentrionale,  laonde  s,  Rem- 
berto predicò  la  fede  di  Gesù  Cristo  agli 
slavi,  e  ai  vandali  abitanti  della  regione 
di  Brandeburgo:  il  santo  mori  nell'SSS. 
A  PoLOMA  narrai  come  s.  Adalberto  ve- 
scovo di  Praga  (/^,),  vedendo  l'ineffica- 
cia delle  sue  ardenti  sollecitudini  per  la 
sua  diocesi,  pel  vivo  zelo  da  cui  era  ani- 
mato per  la  gloria  di  Dio,  e  pel  vantag- 
gio spirituale  di  quelli  che  viveano  nelle 
infelici  tenebredell'idolatria,  col  permes- 
so di  Papa  Giovanni  XV  si  assentò  dal 
vescovato;  quindi  nel  suo  ritorno,  veden- 
do rinnovarsi  le  persecuzioni,  si  recò  in 
Polonia  alla  conversione  de'superstiti  i- 
dolatri.  Passò  poscia  con  suo  fratelloGau- 
denzio  e  conBenedetto  compagni  delle  sue 
fatiche  apostoliche  nella  Prussia,  la  qua- 


PRU 

le  secondo  diversi  scrittori  non  era  siala 
ancora  illuminata  dalla  lucedell'evange- 
lo.  Dopo  l'esito  felicissimo  che  le  sue  pre- 
dicazioni ebbero  in  Danzica,  si  portò  in 
una  piccola  isola  ove  fu  gravemente  mal- 
trattato: trasferitosi  in  altro  luogo  non 
fu  meglio  accolto,  e  mentre  stava  per  par- 
tirne a'  23  aprile  pg"  fu  martirizzato; 
Benedetto  e  Gaudenzio  furono  condotti 
in  ischiavitù.  Il  suo  corpo  si  venera  nella 
cattedrale  di  Gnesna,  ed  ha  il  titolo  di 
apostolo  di  Prussia,  sebbene  non  abbia 
seminalo  la  fede  che  in  Danzica. 11  p.  Pau- 
re mWe Annotazioni  alle  Tab.  Clironol.  p. 
178  di  Musanzio,dice  che  nel  pontificato 
di  Gregorio  V, cui  si  attribuisce  l'istituzio- 
ne del  collegio  degli  elettori  dell'impero,  il 
duca  Voldimiro  di  Prussia  co'suoi  vassalli 
si  convertissero  alla  fede  verso  il  997  per 
Io  zelo  del  vescovo  Adalberto.  Forse  s. 
Ottone  di  Bamberga  nelle  due  volte  che 
traversò  la  Prussia  ne'primi  anni  del  se- 
colo XII,  per  evangelizzare  la  Pomera- 
nia,  siccome  convertì  pure  altri  popoli 
barbari  di  quelle  regioni,  probabilmen- 
te anche  in  questo  paese  avrà  esercitato 
il  suo  apostolico  ministero.  Nondimeno 
al  principio  del  secolo  XIII  quasi  tutti  gli 
abitanti  della  Prussia  gemevano  nella  più 
stupida  pagana  superstizione,  ed  erranti 
pei  boschi  uccidevano  gli  hnimali,  ne  tra- 
cannavano il  sangue,  acquistando  ripro- 
vevole rinomanza  per  la  molestia  di  a- 
troci  scoi  rerie  sui  popoli  circostanti,  non 
essendo  riuscito  a  tre  re  di  Polonia  chia- 
mali Boleslao  di  soggiogarli,  finché  vi  po- 
sero fine  i  cavalieri  teutonici,  conquistan- 
done il  paese  e  procurando  loro  missio- 
nari che  gl'istruirono  nella  religione  cri- 
stiana. 

L'insigne  e  potente  ordine  militare  e 
regolare  Teutonico  ebbe  l'origine  prin- 
cipalmente dai  tedeschi  neh  «'27  in  Ge- 
rusalemme,indi  da  diversi  ulìizialidi^Ae- 
Hirte di  LubeccaóvcaWi  190 in  Acri  colla 
regola  di  s.  Agostino^quaudo  fu  canonica- 
mente approvato  nel  I  192  da  Papa  Cele- 
stino 111,  coi  privilegi  de'templuri  e  altri 


PRU  53 

ospedalieri,  permettendo  al  gran  maestro 
di  prendere  per  arme  una  croce  di  panno 
nero  in  campo  bianco.  Oltre  l'ospitalità  e 
l'assistenza  degl'  infermi,  i  cavalieri  teuto- 
nici fecero  volo  di  difendere  la  Chiesa  e 
la  Palestina  o  Terra  santa,  ove  ben  pre- 
sto divennero  formidabili  ai  saraceni. Nar- 
ra il  p.  Helyot,  Storia  degli  ordini  reli- 
giosi e  militari,  che  essendo  la  Prussia  a- 
bitata  da  popoli  barbari,  i  quali  non  a- 
vendo  alcunacognizionedel  vero  Dio  sa- 
grificavano  agl'idoli.  Cristiano  1  dell'or- 
dine cistcrciense  e  primo  vescovo  di  Prus- 
sia ,  fu  mandalo  in  questo  paese ,  acciò 
dalla  stolta  idolatria  richiamasse  alla  ve- 
la religione  i  suoi  abitatori  ;  ma  ciò  fu 
invano,  anzi  si  crede,  che  perciò  inaspri- 
ti perseguitassero  i  cristiani  loro  vicini, 
coi  quali  fino  a  quel  tempo  era  passata  ami- 
chevole corrispondenza.  In  questo  tem- 
po regnavano  sul  paese  di  Brandeburgo  i 
discendenti  di  Alberto  l'Orso  dello  il  Bel' 
lo,  margravio  di  Brandeburgo  e  fondato- 
re di  questa  illustre  stirpe,  il  quale  popolò 
i  suoi  stati  di  olandesi,  fiamminghi  e  altri 
stranieri  rovinati  nelle  fortune, come  pure 
introdusse  nel  margraviato  i  cavalieri  ge- 
rosolimitani, essendo  morto  fin  dal  1 170. 
Pertanto  gl'idolatri  della  Prussia  entra- 
rono impetuosamente  nel  territorio  di 
Culma,e  uccidendo  o  imprigionando  qua- 
si lutti  gli  abitanti,  convertirono  la  pro- 
vincia in  ispavenlosa  solitudine.  Corrado 
duca  di  Masovia  e  di  Cujavia,  cui  alcuni 
danno  il  titolo  di  duca  di  Polonia,  cono- 
scendosi impotente  di  fare  argine  al  fu- 
rore  de'barbari  prussiani,  per  non  essersi 
subito  opposto  alle  loro  violenze,  fu  ca- 
gione che  si  rendessero  più  indolenti  e 
piombassero  sulla  Polonia,  ove  commi- 
sero orribili  crudeltà.  Incenerirono  i  più 
magnifici  edifizi,  uccisero  tutti  gli  uomini 
in  età  avanzata,  e  condussero  prigionieri 
gli  altri  uomini  ed  i  fanciulli.  Traùne 
Plosko,  forte  castello,  non  vi  fu  paeseche 
andasse  esente  da  tante  calamità.  Peri- 
rono pel  fuoco  i5o  chiese  parrocchiali  e 
moltissimi  monasteri  d'ambo  isessi:a  pie 


54  1*  K  U 

tlegli  altari  trucidarono  que'  sacerdoti  e 
religiosi  che  vi  si  erano  rifugiati,  non  ri- 
spettando i  feroci  invasori  neppur  quelli 
che  celebravano  i  divini  misteri,  empia- 
mente strappando  dalle  loro  mani  l'Ostia 
sagra  che  calpestarono  coi  piedi.  Rapiro- 
no i  sagri  vasi  per  servirsene  in  usi  pro- 
fani, e  dalle  clausure  trassero  a  forza  le 
sante'  vergini,  che  sagrifìcaronoalle  loro 
brutali  passioni.  La  colluvie  di  tante  or- 
ribili crudeltà  costrinse  il  duca  Corrado 
a  .seguire  il  consiglio  del  vescovo  Cristia- 
no e  d'alcuni  signori  della  corte,  e  ad  i- 
«tituire  l'ordine  militare  à' Obi'iìio[T^.), 
asoaiiglianzade'cavalieridi  Lh>onia[r.) 
delti  anche  Porla  spade  o  Spadaccini 
(di  poi  ambedue  gli  ordini  si  unirono  al 
Teutonico),  il  cui  principale  istituto  fosse 
quello  di  difendere  il  paese  dalle  frequen- 
ti e  desolanti  incursioni  degl'idolatri  prus- 
siani, le  terre  de'quali  se  a  vesserò  conqui- 
stato dovessero  con  lui  dividersi.  Ciò  sa- 
pulo dai  prussiani,. con  poderoso  esercito 
assediarono  il  castello  d'Obrino,  residen- 
za de' cavalieri,  i  quali  avviliti  non  osa- 
rono uscirne,  tollerando  gl'insulti  e  le  pro- 
vocazioni anche  de'pochi  idolatri  che  re- 
cavaiisi  sino  sotto  le  mura.  Non  avendo 
potuto  i  (Cavalieri  d'Obrino  corrisponde- 
re alle  speranze  del  duca  Corrado,  e  ve- 
dendo questi  i  suoi  dominii  bersaglio  del- 
la rabbia  e  furorede'prussiani,  spedì  una 
solenne  ambasceria  ai  celebri  cavalieri 
teutonici,  pregando  il  gran  maestro  Her- 
man de  Salza  ad  allearsi  con  lui  e  sommi- 
nistrargli validi  soccorsi  nell'estrema  ne- 
cessità in  cui  Irovavasi,  con  trasferire  la 
principale  residenza  dell'ordine  ne' suoi 
stati ,  cedendo  a  lui  le  proviucie  di  Cal- 
ma e  Lubonia  o  Livonia,  insieme  a  quan- 
to conquistasse  sui  prussiani,  per  posse- 
derlo con  dominio  assoluto  e  indipenden- 
te. Accettate  dal  gran  maestro  le  offerte, 
anche  per  gli  stimoli  di  Papa  Onorio  111, 
dell'  iujperatore  Federico  li  e  di  molti 
principi  di  Germania,  i  quali  gli  promise- 
ro soccorso  di  truppe  e  di  consiglio,  man- 
dò in  Polonia  Landisberg  con  altro  cavu- 


PPiU 
licre  per  verificare  le  proposte  degli  am- 
basciatori e  riconoscere  le  provincie  di 
Culma  e  Lubonia.  I  cavalieri  trovarono 
la  .sola  duchessa  Aglasia,  perchè  il  mari- 
to duca  Corrado  erasi  portato  a  visitare 
alcune  lontane  provincie.  Poco  dopo  il 
loro  arrivo  i  prussiani  tornarono  a  met- 
tere a  ferro  e  fuoco  il  paese,  onde  a  pre- 
mura della  duchessa  unitisi  i  cavalieri  al- 
le truppe,  ad  onta  della  loro  perizia  e  mi- 
litare valore,  i  prussiani  le  disfecero  e  fu- 
garono ,  ne  imprigionarono  il  capo,  re- 
stando mortalmente  feriti  i  due  cavalie- 
ri. Questa  sconfitta  obbligò  Conado  a 
nuovamente  domandare  e  con  maggior 
ellicacia  il  soccorso  de'cavalieri  teutonici, 
e  fece  loro  spedire  lettere  patenti  sulla 
cessione  delle  provincie  di  Culma  e  Lu- 
bonia, come  di  quanto  conquistassero  nel- 
la Prussia, con  documento  approvalo  dal 
Papa  cui  l'ordine  era  immediatamente 
soggetto.  Intanto  guariti  Laiidisberg  col 
compagno,  Corrado  fece  per  loro  edifi- 
care il  castello  o  fortezza  di  Vogelsank, 
onde  opporsi  ai  prussiani  e  avere  un  luo- 
go di  difesa.  Il  gran  maestro  avendo  de- 
lìnitivamente  accettato  le  offerte,  spedì 
in  Polonia  il  cav,  Herman  Balka  col  gra- 
do di  provveditore  e  maestro  provincia- 
le. Quindi  i  teutonici  con  esercito  di  cir- 
ca 20,000  uonfini  presero  possesso  delle 
provincie,  e  coll'aiuto  de'polacclii  sot;gio- 
garono  i  prussiani  idolatri  del  palatina- 
to  di  Culma  ,  oude  incominciarono  con 
successo  a  farvi  predicare  il  vangelo. 

L'annalista  Rinaldi  all'anno  1220,  n." 
4o ,  racconta  che  Onorio  III  ammonì  i 
novelli  cristiani  di  Prussia,  che  di  fresco 
aveano  ricevuto  il  battesimo,  che  doves. 
sero  essere  riconoscenti  a  Dio  per  tanto 
benefìcio,  conservassero  la  ricevuta  fede, 
\i vesserò  virtuosamente,  né  si  contristas- 
sero per  le  tribolazioni  cui  erano  espo- 
sti ai  nemici,  dovendo  gioire  di  essere  ol- 
traggiati per  Gesù  Cristo,  il  quale  gli  a- 
VI  ebbe  immancabii  mente  assisti  ti,  com'e- 
gli promise  loro  aiuto  e  protezione.  Indi 
Onorio  III  neh  2  25  spedì  Gugluiiiio  ve- 


PRU 
«covo  di  Modena  legaloaposlolico,  a  pro- 
pagar l'evangelo  nella  Li  venia  o  Lubo-' 
jiia  e  nella  Prussia.  Nel  i23o  i  teutonici 
lipoiiarono  altre  villorie  ed  estesero  le 
loro  conquiste  sui  prussiani  o  pruteni  i- 
(lolatii,  capitanati  dal  cav.  Teodorico  di 
J^ernlieim  maresciallo  generale,  che  fece 
fabbricare  il  forte  di  Kessow.  Gregorio 
IX  con  autorità  apostolica  confermò  il 
convenuto  tra'teulonici  e  il  duca  Corrado, 
fece  pubblicarla  crociata  contro  detti  ido- 
latri, concedendo  a  quelli  che  prendereb- 
1  )ero  la  croce  e  combattessero  contro  Prus- 
•-a,  le  stesse  ind  ulgenze  accordate  alle  Cro  ■ 
date  (f^\)  di  Palestina  :  di  più  il  Papa 
commutò  il  voto  fatto  dai  boemi  di  anda- 
re oltre  mare,ordinandolorochesi  recas- 
sero a  combattere  i  prussiani,  in  soccorso 
de'leufonici.  Rinaldi  all'anno  i232,n.°6 
e  j,  riporta  la  commovente  lettera  di  Gre- 
gorio IX  sulle  atrocità  commesse  da  det- 
ti idolatri,  sapule  da  quello  che  gli  avea- 
no  scritto  i  vescovi  IMazoviese  e  Wrati- 
slaviese,  i  loro  capitoli  ed  altri,  in  cui  si 
dice  che  aveano  arso  ne'confìni  di  Prus- 
sia dai 0,000  e  più  ville,  ucciso  20,000 
fedeli  e  5j000  fatti  prigioni,  onde  i  cri- 
stiani si  erano  nascosti  nelle  selve.  Que- 
sti racconti  debbono  piuttosto  riferirsi  ai 
tempi  precedenti  e  successivi.  11  maestro 
provinciale  Balka,  con  l'aiuto  de' croce- 
signati,  in  poco  tempo  fece  grandi  pro- 
j^ressi  nella  Prussia,  imperocché  con  nu- 
merosa armata  passò  la  Vistola,  riportò 
tliversi  vantaggi,  nel  paese  di  Culm  get- 
tò le  fondamenta  del  castello  di  Tliorn, 
che  poi  divenne  città;  indi  proseguendo 
le  conquiste,  nel  i23r  ridusse  Culma  a 
città,  ed  armate  delle  barche  scendendo 
per  la  Vistola  s'impadronì  dell'isola  Quid- 
zin,  ove  avendo  fabbricalo  un  forte,  nel 
12  33  chiamò  l'isola  s.  Maria.  In  seguito 
pegli  aiuti  di  Burcardo  burgravio  di  Mag- 
deburgo,di  Corrado  duca  di  Masoviajdel 
suo  figlio  ^liezka  duca  di  Cujavia,  di 
Enrico  duca  di  Cracovia,  di  Ottone  du- 
ca di  Gnesna,  e  di  Svventopolo  duca  di 
Pomerania ,  riportò  nuove  vittorie  sui 


PRU  55 

prussiani  e  fece  costruire  una  città  presso 
il  forte  dell'  isola  s.  Maria.  Quasi  nello 
stesso  tempo  gì'  irritati  prussiani  riuni- 
l'ono  un  forte  corpo  di  truppe  per  attac- 
care i  cavalieri  col  favore  de'  ghiacci  e 
rigori  della  stagione:  ma  il  maestro  pro- 
vinciale co'  suoi  li  prevennero,  entrando 
nel  territorio  diReysen  in  cui  fecero  dei 
prigioni  e  uccisero  moltissimi  paesani;  in- 
di si  scagliarono  sui  prussiani  e  gli  scon- 
fissero in  modo  che  ne  morirono  5,ooo. 
Abbandonata  del  tutto  dai  prussiani  la 
provincia  di  Culma,  Herman  Balka  fece 
sulle  frontiere  fabbricare  il  castello  di  Pic- 
den  qualbaloardoalleloroincursioni.  Al- 
l'anno 1234  riporta  Rinaldi  al  n.°  44'^ 
incessanti  premure  di  Gregorio  IX  pei 
convertili  prussiani  e  peicrocesignati,  in- 
viando per  legato  a'quei  popoli  il  suddet- 
to Guglielmo  vescovo  di  Modena,  o  con- 
fermandolo nella  legazione,  ingiunta  già 
al  vescovo  di  Semìgallia  nelle  provincia 
di  Livonia,  Prussia,  Gollandia,  Vinlan- 
dia,  Estonia,  Semìgallia,  Curlandia  e  al- 
tre convicine  parti,  dandogli  autorità  di 
unire  o  dividere  i  vescovati,  di  crear  ve- 
.scovi  e  consagrarli,  o  di  trasferirli  da  una 

chiesa  ad  altra.  Inoltre  Gresorio  IX  di 

o 

questa  missione  ne  scrisse  ai  popoli  del  set- 
tentrione, ordinando  loro  di  ricevere  o- 
norevolraente  il  pontificio  legato,  il  quale 
lasciata  la  sede  di  Modena,  con  acceso  zelo 
si  esponeva  volontieri  a  qualunque  peri- 
colo per  acquistare  anime  a  Dio.  All'an- 
no 1236,  n.°  6r,  aggiunge  Rinaldi,  che 
nella  Prussia  avendo  ricevuto  tanti  po- 
poli il  battesimo,  onde  polevansi  erigere 
vescovati,  scrisse  aGuolielmo  legato  e  già 

0  DO 

vescovo  di  Modena  ,  che  col  consiglio  di 
uomini  esperti  e  prudenti ,  assegnasse  a 
ciascun  vescovato  i  confini,  e  consagrasse 
vescovi  tre  frati  domenicani  acciò  promo- 
vessero il  bene  di  que'  popoli.  In  questo 
tempo  i  prussiani  o  pruteni  idolatri  fe- 
cero grande  uccisione  di  crociati  e  altri 
chesi  erano  portati  a  predicar  la  fede  nel- 
la Livonia  verso  la  festa  di  s.  Maurizio, 
essendo  cagione  di  questa  calamità  la  di- 


56  PRU 

scordia  nata  tra  il  re  di  Danimarca  ed  i 
cavalieri,  per  una  rocca  posta  in  talecon- 
trada  già  spettante  al  re,  onde  Gregorio 
IX  ordinò  ai  teutonici  la  restituzione, ed 
al  re  danese  di  rimborsare  l'ordine  di 
(pianto  vi  avea  speso.  All'anno 1 244)  o." 
52,  Rinaldi  racconta,  che  il  duca  d'Au- 
stria vedendo  che  nella  Prussia  gl^idola- 
tri  tenevano  i  teutonici  in  agitazione,  e 
pieno  di  desiderio  di  propagare  il  nome 
cristiano,  preparò  un  forte  esercito,  per 
cui  Innocenzo  IV  concesse  a  chi  ne  se- 
guiva le  bandiere  le  indulgenze  proposte 
dal  concilio  generale  a  chi  andava  in  aiuto 
di  Terra  santa.  Ma  perchè  gl'infedeli  si 
debbono  non  tanto  abbattere  colle  armi, 
quanto  allettare  alla  cognizione  delie  ve- 
rità cattoliche  colla  predicazione,  vi  man- 
dòdiversi  missionari,  e  Domenico  d'Ara- 
gona frate  minore  di  singoiar  virtù.  Al- 
l'anno 1245,  n."  82,  lo  slesso  Rinaldi  ci 
(lice  che  Sw^antopelcoduca  di  Pomerania 
avendo  tirannescamente  usurpalo  quel 
ducato ,  ed  i  cavalieri  religiosi  teutonici 
combatluto  i  prussiani  o  pruleni  pagani, 
nemici  della  nazione  polacca, conquistato 
più  città  e  luoghi,  come  indotto  molti  a 
ricevere  il  battesimo,  questi  il  duca  pro- 
curò di  sedurre  per  farli  ritornare  all'er- 
rore, onde  invasi  di  furore  improvvisa- 
mente tagliarono  a  pezzi  e  uccisero  tulli 
i   polacchi  e  tedeschi  cattolici  dimoran- 
ti nella  Prussia,  eleggendosi  a  principe 
Swantopelco  stesso.  Questi  per  equilibra- 
re le  sue  fori.e  a  quelle  de' polacchi  e  dei 
teutonici,  fece  lega  coi  lituani, coi  jaczvin- 
ghi  e  con  altri  pagani;  indi  rolla  la  con- 
chiusa pace  corsero  su  Culuia  che  tante 
spese  e  sangue  avea  costalo  a'  cavalieri, 
la  manomisero  e  costrinsero  i  convertiti 
a  tornare  al  paganesimo.  Venuto  di  tut- 
to in  cognizione  Innocenzo  IV.,  ne  fu  af- 
flitto, vedendo  pericolare  la  religione  cri- 
sliana  in  Prussia,  laonde  invitò  i  cava- 
lieri   tedeschi   ed  i  crocesignati  a  repri- 
mere i  comuni  nemici  ,  scrivendo  ai  se- 
dodi  perchè  si  ritirassero  dal  duca  diPo- 
»nerauia.  O  lire  a  ciò,  eccitò  lo  zelo  dcll'ur- 


PRU 

civescovodi  Gnesna  e  quello  de'suoi  suf- 
fragane!, ad  ammonirlo  onde  riparasse  il 
mal  fatto,  e  se  non  si  correggeva  lo  sco- 
municassero solennemente  col  consueto 
rito  ecclesiastico.  Aggi  unse,  che  se  il  mal- 
vagio principe,  già  altra  volta  scomuni- 
cato pe'suoi  enormi  misfatti,  restasse  in- 
sensibile a  tali  ammonizioni,  disprezzan- 
do le  chiavi  della  Chiesa,  e  continuasse  a 
perseguitare  i  fedeli,  invocassero  contro 
di  lui  il  braccio  secolare.  Non  andò  guari, 
che  Casimiro  duca  di  Cujavia,  con  eser- 
cito vittorioso  percorse  la  Pomerania  e 
mise  in  rotta  il  duca  ed  i  prussiani  con 
grande  strage.  Ma  il  duca  avendo  giurato 
ad  Opizo  abbate  di  Mezano  e  legato  del- 
la s.  Sede  in  Polonia,  ch'erasi  portato  in 
Prussia  ed  in  Pomerania,  di  ritirarsi  dai 
prussiani  e  mai  più  danneggiare  i  cristia- 
ni, fu  assolto  dalle  censure.  Nel  1  247  In- 
nocenzo IV  spedi  legato  apostolico  in  Po- 
merania, Polonia  e  Germania  il  cardinal 
Capocci;  indi  nel  i25r  egualmente  per 
legato  inviò  in  Pomerania  ,  Livonia  e 
Prussia  Jacopo  Panlaleone  che  nel  1 261 
divenne  Urbano  IV.  Nell'anno  prece- 
dente riporta  Rinaldi  al  n.°  22 ,  die  aven- 
do i  cavalieri  fallo  una  rocca  sul  monle 
s.  Giorgio,  riuscendo  gravissimo  ai  prus- 
siani infedeli  ed  ai  lituani,  questi  con  due 
eserciti  si  portarono  in  Curlandia  a  com- 
batterli; li  vinsero  e  obbligarono  alcune 
rocche  ad  arrendersi.  Avvisato  Alessan- 
dro IV  dai  cavalieri,  secondo  le  loro  pre- 
ghiere fece  in  queste  regioni  predicare  dai 
chierici  dell'  ordine  la  croce  contro  i  ne- 
mici della  s.  fede;  e  per  meglio  determi- 
nare i  popoli  a  combattere,  promise  loro 
di  ricevere  sotto  la  sua  papale  prolezione 
le  terre  che  avessero  conquislale.  Contem- 
poraneamente Mendoco  MendoK'o  princi- 
pe di  Lituania, con  vigoroso  esercito  piom- 
bò sulle  terre  cristiane, guastò  Masovia  e 
arse  Plosko;quindi  passando  in  Prussia  ne 
uccise  i  cattolici,  diroccò  le  recenti  chiese 
e  fece  copiosissitna  preda.  Eurico  mar- 
chese di  Misnia  nello  slesso  armo  si  por- 
tò con  5oo  guerrieri  valorosi  ìu  soccorso 


PRU 

de'cavalieri,  per  adempiere  il  volo  fallo 
rli  combattere  per  la  lede;  entrò  in  Po- 
tiierania  e  postala  a  ferro  e  fuoco,  obbligò 
quegli  abitanti  che  non  lo  professavano  ad 
abbracciare  il  cristianesimo,  ed  a  sotto- 
mellersi  a!  dominio  de'teutonici.  Armati 
pui  due  vascelli  scorse  il  golfo  di  FriscbalF 
per  rendere  sicura  la  navigazione,  resa  pe- 
licolosa  dai  corsari  idolatri,  che  d'allora 
in  poi  non  osarono  più  infestare.  Enrico 
tornò  in  Misnia,  lasciando  ai  cavalieri  i 
enliluoniini  che  l'aveano  seguito,  con 
aiuto  de'quali  i  teutonici  soggiogarono 
I  pogesani  e  fabbricarono  nel  1827  El- 
Ijiuga. 

Frattanto  i  teutonici  portarono  le  glo- 
riose loro  armi  contro  i  vermalandesi,  i 
bartesi  ed  i  natangeni,  popoli  della  Prus- 
sia; ma  nella  spediiione  marittima  del  gol- 
fo di  Frischaff  restarono  uccisi  quelli  che 
l'aveano  intrapresa.  Per  vendicarsene,  il 
maestro  provinciale  con  poderosa  arma- 
la navale  nel  i33q  fece  prendere  la  for- 
tezza di  Balga.  Conoscendo  i  prussiani 
rimportauza  di  essa,  risolvettero  di  ricu- 
perarla, recandosi  all'assedio  con  Piopso 
loro  capitano  che  vi  perde  la  vita,  onde 
dovettero  ritirarsi ,  e  molte  famiglie  di 
Barga  e  della  provincia  di  Verraanlanda 
abbracciarono  iicrislianesimo.Indi  i  prus- 
siani fabbricarono  nelle  vicinanze  i  forti 
di  Partegal  e  Strandon  per  circondare  i 
teutonici,  i  quali  invece  altro  ne  costrui- 
rono e  nominaronlo  Schinkenberg.  Con 
l'aiuto  di  Pomraado  che  segretamente  a- 
\ea  abbracciato  la  fede,  i  cavalieri  coi  rin- 
forzi condotti  dal  duca  di  BrunsAvick  e 
Luneburgo  disfecero  i  nemici  fieramen- 
te, ed  occuparono  Partegal,  indi  conqui- 
starono le  Provincie  di  Vermanlanda,di 
Natangen  e  di  Barto,i  cui  abitanti  rinun- 
ziato il  falso  cullo  degl'  idoli  riceverono 
il  battesimo  :  i  cavalieri  per  assicurare  il 
conquistalo,  eressero  le  fortezze  di  Cris- 
bur^o,  Barlenstein,  Wisemburgo,  Resel, 
Brumberg  ed  Helberg.  Queste  conquiste 
resero  assai  potente  l'ordme  Teutonico, 
ma  lo  divcQue  ancor  più  quando  vi  riunì 


PRU  57 

quello  de'cavalieri  Porla  spade  che  lo  rese 
padrone  della  Livonia.  Oltre  quanto  dissi 
agliarlicoli  citali  de'cavalieri  Portaspade 
o  Spadaccini  o  di  Livonia,  a  maggiore  in- 
telligenza aggiungerò  col  p.  Helyot.  Avea- 
no  i  re  di  Danimarca  e  di  Svezia  inutd- 
mente  tentato  nel  corso  di  più  secoli  di 
soggiogare  la  Livonia,  e  rimuovere  i  po- 
poli dall'idolatria,  le  loro  conquiste  aven- 
do poca  durata;  ma  questa  gloria  era  ri- 
servata all'inclita  nazione  alemanna,  che 
intieramente  li  soggiogò  e  guadagnò  al- 
la religione  cattolica.  Circa  il  i  i  58  al- 
cuni mercanti  di  Brema  e  di  Lubecca  na- 
vigando a  Wisby,  allora  piazza  di  grau 
commercio  nell'isola  di  Gothland,  furo- 
no spinti  ove  il  Duna  mette  foce  nel  ma- 
re, e  vi  si  stabilirono  pel  traflìco  che  gli 
permisero  gli  .abitanti.  Avendo  fabbrica- 
to una  cappella  in  cui  facevano  celebi-a- 
re  i  divini  misteri,  a  loro  esempio  eper- 
suazione  alcuni  signori  di  que' paesi  pro- 
fessaropo  il  cristianesimo,  onde  l'arci- 
vescovo di  Brema  consagrò  vescovo  di 
Livonia  Meoardo  per  istruire  e  propagar 
la  fede  ,  cui  successe  Bertoldo  ucciso  dai 
pagani  nel  i  iqi;  indi  Alberto  I  che  dif- 
fuse il  cristianesimo  e  per  assicurare  que- 
sto e -il  conquisto  della  Livonia  fondò  il 
detto  ordine  militare,  lo  pose  colla  pro- 
vincia sotto  la  protezione  di  Maria  Ver- 
gine, con  l'obbligo  ne'cavalieri  di  difen- 
dere la  s.  Sede,  avendogli  il  Papa  Inno- 
cenzo ili  coir  approvazione  dell'ordine 
concesso  lultociòche  avessero  conquista- 
to sugi'  infedeli ,  essendo  precipuo  scopo 
di  questa  cavalleresca  milizia  la  difesa  dei 
cristiani.  In  falli  s'impadronirono  di  mol- 
te Provincie  della  Livonia  propngandovi 
il  cristianesimo,  profittando  delle  conqui- 
ste che  ^Valdemaro  II  re  di  Danimarca 
avea  fatte  e  perdute  per  causa  turpe;  ma 
ai  danesi  unitisi  i  livonii,  per  far  loro  va- 
lida resistenza  i  Poita  spade  si  trasfuse- 
ro coll'ordine  Teutonico,  ciò  che  appro- 
vò Gregorio  IX,  ma  conservando  il  loro 
particolare  gran  maestro.  Divenuti  per» 
ciò  poleulissimi  i  teutonici,  poterono  cuin* 


58  PRU 

pieie  il  conquisto  di  Prussia,  fonclaivi  4 
vescovati  e  5  in  Livonia,i  quali  coi  loro 
canonici  vestirono  l'abito  dell'ordine,  di- 
\idendo  la  sovianilà co' cavalieri  dellelo- 
ro  diocesi,  piincipalniente  nelle  città  ve- 
scovili :  il  solo  arcivescovo  di  iViga  eser- 
citava pieno  diritto  temporale  sopra  io 
fortezze  o  castelli,  lo  che  in  parte  cagio- 
nò la  rovina  dell'ordine,  per  le  intestine 
guerre  che  insorsero  tra' vescovi  e  cava- 
lieri, succèdendo  frequenti  e  sanguinose 
battaglie.  Quantunque  i  cavalieri  impie» 
gasserò  tutte  le  loroforze  e  valore^e  ve- 
nissero di  continuo  soccorsi  dalla  Germa- 
nia, e  dai  Papi  che  di  tanto  in  tanto  ac- 
cordarono in  loro  favore  lecrociate,  non- 
dimeno convenne  loro  molto  fiticare  e 
spargere  sangue  per  mantenere  sotto  l'ub- 
bidienza dell'  ordine  i  prussiani  ,  i  quali 
di  sovente  ne  scuotevano  il  giogo,  col- 
l'aiuto  de*  principi  vicini  ingelositi  della 
gloria  e  somma  potenza  de'cavalieri,  ri- 
tornando quindi  all' adorazione  elei  falsi 
Dei.  La  prima  apostasia  di  questi  popoli 
successe  nel  1240,  onde  i  cavalieri  pote- 
rono con  3  anni  di  tremenda  guerra  in- 
fienarli.  Nel  1260  ribellatisi  di  nuovo, 
durò  la  guerra  i5  anni.  Seguì  la  3.*  in- 
surrezione sotto  il  gran  maestro  Annone, 
e  durò  7  anni;  la  4-' cominciata  nel  1286, 
ebbe  fine  in  un  anno;  la  5.*  e  ultima  suc- 
cesse nel  1295,  con  la  quale  avendo  i  ca- 
valieri nuovamente  soggettato  i  prussia- 
ni, pel  gran  numero  di  fortezze  e  castelli 
che  fabbricò  1'  ordine  non  poterono  più 
sottrarsi  dal  suo  dominio.  Grandi  ancora 
fiuono  i  pr.ogressi  dell'  ordine  nella  Li- 
vonia,  che  dopo  averla  per  intiero  sog- 
giogata, conquistò  pure  la  Curlandia  eia 
Semigailia;  dopo  di  che  i  cavalieri  impie- 
garono tutte  le  loro  cure  per  mantenersi 
in  pacifico  possesso  di  quanto  a  veano  col- 
le armi  conquistato,  dovendo  far  fronte 
alle  aggiessioni  freq'uenti  de' confinanti, 
massime  russi  e  moscoviti ,  con  gloriose 
vittorie.  Però  nel  1291  sotto  l'X!  gran 
niaestro  Corrado,  Acri  (V.)  principal  ca- 
sa dell'ordine  fu  presa  dal  soldano  d'E- 


PRO 

gitto,  onde  il  restante  de'cavalieri  fu  ob- 
bligato ad  abbondonarla  Palesùna[y.). 
Dimorarono  per  qualche  tempo  in  Ve- 
nezia, indi  scelsero  la  città  di  Marburgo 
nell'Assia  che  dichiararono  principale  re- 
sidenza; ma  il  gran  maestro  Goffredo  di 
Hohenlohe  nel  1 3 06  la  trasferì  nella  Prus- 
sia occidentale, nella  città  di  Marienbur- 
go,  ove  nel  vecchio  castello  fecero  la  re- 
sidenza i  gran  maestri,  già  capoluogo  del 
palatinato  del  suo  nome,  avendovi  l'or- 
dine edificato  una  fortezza.  Da  quel  tem- 
po in  poi  non  vi  furono  in  Prussia  mae-  • 
stri  provinciali,  imperocché  il  gran  mae- 
stro governò  dasela  provincia.  Dali292 
fino  al  i34i  fuvvi  quasi  sempre  guerra 
ostinala  tra' cavalieri  ed  i  vescovi  di  Li- 
vonia,  questi  per  volersene  intieramente 
impadronire,  quelli  perimpedirlo  e  dimi- 
nuirne l'autorità;  però  per  respingere  il 
comune  nemico  vi  fu  unione,  e  sospen- 
devano le  loro  pretensioni.  Da  una  bol- 
la di  Clemente  V  si  apprende,  che  l'ar- 
civescovo di  Riga  avea  i4  vescovati  suf- 
fraganei,che  i  teutonici  ne  aveano  deso- 
lati 7,  che  degli  altri  restati  4  piuvvede-  i 
vano  i  commendatori  chi  loro  piaceva  ,  " 
facendoli  eleggere  dai  propri  cappellani 
che  aveano  sostituiti  ni  canonici,  talvolta 
impadronendosi  anche  delle  rendite,  on- 
de il  Papa  ordinò  un'esatta  inquisizione. 
Verso  il  I  369  ordinò  Urbano  Vche  l'or- 
dine rinunziasse  a  qualunque  pretensio- 
ne sull'arcivescovo  di  Riga,  e  che  questi 
non  pili  esigesse  giuramento  dal  maestro 
di  Li  vonia,  Bonifacio  IX  io  favore  de'ca- 
valieri decise  che  l'arcivescovo  ed  i  ca- 
nonici riprendessero  l'abito  dell'ordine 
che  aveano  deposto,  e  per  contentare  l'ar- 
civescovo lo  dichiarò  patriarca  di  Litua-' 
nia  {f^-)j  ma  gli  altri  vescovi  non  vollero 
sottomettersi,  ed  alleati  coi  lituani,  russi  e 
samogizii,  nel  i3g4  ebbe  luogo  sanguinosa 
battaglia,  tuttavia  si  riunirono  nel  1395. 
Sotto  il  governo  del  gran  maestro  Corra- Jj 
do  de  Jungingeu,  il  re  di  Polonia  Jagel-  ^ 
Ione  profittando  delle  turbolenze  che  tra- 
vagliavano i  teutonici,  con  Witoldo  du- 


PRU 

ca  di  Lituania  allaccò  la  Prussia,  ma  fu 
respinto  e  nel  1 4o3  si  segnò  !a  pace.  Qne- 
'•ìiì  ruppe  il  nuovo  gran  maeslro  Uirico 
tialello  del  precedente:  ciò  obbligò  Ja- 
ctllone  ad  unir  le  sue  foi-zecon  Witojdo, 
formando  un  esercitodiiSo, eoo  combat- 
tenti, mentre  il  maestro  ne  avea  83, ooo: 
labaltagliadeli5luglioi4i  i  presso Tim- 
iieberg  fu  tanto  sanguinosa  che  vi  resta- 
rono sul  campo  1 00,000  morti,  cioè 
60,000  regi,  e  4o,ooo  teutonici  co!  grnn 
maestro  e  lutti  i  generali.  Tutta  volta  Ja- 
gellone  dovè  far  la  pace.  Fino  dal  i  3-8 
il  glande  scisma  affliggeva  la  Chiesa, sos- 
tenuto prima  dall'  antipapa  Clemente 
VII  residente  \n  Avignone  C^.),  poi  dal 
successore  Benedetto  XIII  :  Germania  , 
Polonia,  Prussia  e  1' ordine  Teutonico  si 
mantennero  nell'ubbidienza  de'Iegitlimi 
Pontéfici,  tanto  residenti  in  Avignone,  che 
in  Pioma, tenendovi  in  ambedue  le  città 
i  loro  rappresentanti  piesso  la  s.  Sede  ; 
quindi  a  por  fine  allo  scisma  si  celebra- 
rono! conciiii  di  Pisae  di  Costanza  C^.). 
Ora  passo  a  narrare  la  serie  degli  e- 
Icltori  di  Brandeburgo,  da  cui  di-icesero 
i  re  di  Prussia  della  regnante  stirpe,  a- 
vendo  detto  a  Bra.'Tdeburgo  quali  dina- 
stie fino  a  questo  tempo  lo  dominarono, 
esercitando  la  dignità  elettorale.  Fede- 
I  ico  1  figlio  di  Federico  V  burgravio  di 
Norimberga  della  casa  di  Huhenzolleru, 
per  le  sue  ricchezze  e  capacità,  per  tem- 
po si  procacciò  gran  credito  nell'impero 

e  molto  contribuì   all'  elezione  di  Si"i- 

o 

sraondo  imperatore,  che  in  ricompensa 
gli  cede  tutto  il  paese  di  Brandeburgo  col 
titolo  di  margravio,  riservandosi  la  di- 
gnità elettorale.  Federico  1  si  portò  nei 
nuovo  dominio  a  prenderne  possesso, ri- 
cevè a  Neubrandeburgo  l'atto  del  giura- 
mento dalla  maggior  parte  dei  signori, 
e  coloro  che  si  ricusarono  furono  costret- 
ti in  breve  dalla  fcyza  delle  iirmi.  Chia- 
mato nel  i4i5  alla  dieta  di  Costanza  il 
nuovo  margravio  vi  esercitò  la  più  gran- 
de influenza  e  diresse  il  consiglio  dell'im- 
peraloie.  Avendo  Sigismondo  bisogno  di 


PRU  59 

denaro,  Federico  I  gli  prestò  4o,ooo  scu- 
di d'oro  e  ottenne  in  ricambio  per  una 
dichiarazione  sottoscritta  ai  3o  aprile 
i4'5,  meglio  convalidata  nel  1417,  i  ti- 
toli di  elettore  di  Brandeburgo  e  di  ar- 
ciciamberlano  del  sagro  impero.  A  Co- 
STAXZA  dissi  che  accompagnò  l'imperato- 
re al  concilio,  e  con  esso  addestrò  nel  pos- 
sesso il  cavallo  del  Papa  Martino  V  che 
vi  fu  eletto  nel  1417-  Questi  della  fìimi- 
glia  Colonna,  che  si  diceva  imparentata 
cogli  Hohenzollern,  lo  colmò  di  contras- 
segni d'onore.  Ritornato  nell'elettorato, 
s'impegnò  a  indurre  i  boemi  a  riconosce- 
re per  re  Sigismondo ,  colla  condizione 
che  questi  l'aiuterebbe  a  conquistar  la 
Matx^a  Uckerana,  invasa  dai  duchi  di  Po- 
merania,  e  gli  riuscì;  non  però  fu  felice 
coi  boemi.  Per  compere  e  trattali  ingran- 
dì le  sue  conquiste,  morendo  nel  i44o 
in  Cadoltzburgo,  dopo  aver  diviso  i  suoi 
stali  tra'4  figli. Gli  successe  il  secondogeni- 
to Federico  1 1  detto  Dente  di  ferro  a  mo- 
tivo della  sua  forza,  ma  Fedeiico  II  scris- 
se che  doveasi  chiamare  il  Magnanimo, 
perchè  ricusò  la  corona  di  Boemia  che  ii 
Papa  gli  offrì  per  ispogliarne  Giorgio  Po- 
diebi-ad,  e  la  corona  di  Polonia  cui  di- 
chiarò non  accettare  se  non  la  rifiutasse 
prima  Casimiro  iV.  Tale  generosità  tro- 
vò ammiratori,  e  un  ingiato:  i  primi  fu- 
rono i  popoli  della  Lusazia,  i  quali  toc- 
chi dalle  virtù  di  Federico  II  si  diedero 
a  lui,  il  secondo  fu  Giorgio  che  portò  la 
guerra  ne!  Brandeburgo,  perchè  la  Lusa- 
zia  era  feudo  della  Boemia;  ma  pel  trat- 
tato del  1462  di  Guben  ,  fu  costretto 
Giorgio  a  cedergli  ColbuSjPeitZjSommer- 
feld  e  molte  altre  città;  inoltre  acquistò 
altri  dominii.  Nel  i4^3  nuova  contro- 
versia insorse  tra'teutonici  ed  i  vescovi  a 
cagione  dell'abito,  ma  Silvestro  arcive- 
scovo di  Riga  co'  suoi  canonici  si  obbli- 
gò anche  pei  successori  a  non  lasciarlo 
giammai.  La  Prussia  era  sotto  il  domi- 
nio della  sede  apostolica, ed  ii  Papa  vi  te- 
neva un  commissario, e  di  tempo  in  tem- 
po ne  concedeva  il  godimento  all'ordine 


6o  P  R  U 

<;U'eia  sotto  l'immediata  protezione  del- 
la chiesa  romana  ;  ed  è  perciò  che  verso 
questo  tempo  per  le  dissensioni  nate  tra' 
teutonici  ed  i  prussiani,  Nicolò  V  man- 
dò in  Prussia  legato  il  celebre  cardinal 
CJiisa,  il  quale  esaminate  le  ragioni  del- 
le parli,  condannò  i  prussiani  e  li  costrin- 
se colla  scomunica  ad  ubbidire  a'cavalie- 
ri.  Nel  medesimo  anno  le  principali  città 
di  Prussia  si  ribellarono  unite  alla  nobil- 
tà, ed  in  un  sol  giorno  s'impadronirono  di 
j  3  castelli  fortissimi, ed  a  poco  a  poco  del- 
le altre  città  e  fortezze,  Casimiro  IV  re  di 
Polonia  profittandone  si  avanzò  con  po- 
derosa armata  nella  Prussia, ed  i  prussia- 
ni prestarono  a  lui  omaggio,  e  le  città 
colle  truppe  il  giuramento  di  fedeltà.  La 
guerra  durò  i  3  anni  e  fini  colla  pace  ver- 
gognosa all'ordine,  che  nel  1^66  fu  ob- 
bligato cedere  alla  Polonia  la  Pomera- 
nia  con  tutte  lecittà  e  forti  che  da  lei  di- 
pendevano, Marienburgo,  Elbinga,  con 
tutti  i  paesi  e  città  di  Culma  e  d'Obern. 
Con  detto  trattato  la  Prussia  fu  divisa  in 
occidentale  o  reale,  ed  in  orientale  o  citi' 
cale  per  la  denominazione  che  poi  prese, 
lai. ''appartenente  al  re  di  Polonia,  la  2."' 
ai  cavalieri  teutonici,  essendone  allora 
gran  maestro  Erlischhausen:  la  sede  del- 
l'ordine venne  fissata  a  Rònigsberga,  ve- 
nendo inoltre  l'ordine  obbligato  fare  o- 
maggio  della  Prussia  ducale  al  re  polac- 
co, divenendo  i  cavalieri  vassalli  feuda- 
tari di  Polonia. 

Travagliato  F"'ederico  II  dalla  vecchiaia 
e  dalle  infermità,  per  riposo  lo  determi- 
narono neli46q  a  rinunziare  in  favore 
del  fratello  A lberto,riserbandosi  una  pen- 
sione di  6000  fiorini,  e  mori  neli47i  a 
Plassenburgo.  Alberto  fu  soprannomina- 
to {'Achille  e  \' Ulisse  della  Germania  a 
cagionedellasua  prudenza  e  valore.  Que- 
sto'dimostròneli438al  servigio  dell'im- 
peratore nella  campagna  contro  i  polac- 
chi, con  Luigi  il  Barbuto  duca  di  Bavie- 
ra che  fece  prigioniero, con  Norimberga, 
e  quando  resistè  contro  16  nemici  dicen- 
do; dove  potrei  io  più  gloriosa  mente  mo- 


PRU 

rire?  All'assedio  di  Groenfeherg  montò 
2.°  all'assalto,  si  lanciò  1 ."  nella  città  e 
vi  si  tenne  sino  all'arrivo  de'suoi  soldati. 
Di  7  battaglie  ne  vinse  6.  Nel  i  4^4  '^ 
morte  del  fratello  primogenito  Giovan- 
ni V Alchimista,  lo  rese  padrone  del  suo 
principato  di  Bareuth,  e  nel  1469  diven- 
ne come  dissi  elettore.  Trovandosi  pos- 
sessore di  tutti  i  paesi  che  appartenevano 
al  padre  suo,  nella  Franconia  e  nell'  al- 
ta Sassonia,  neli474  si  fece  capo  dell'e- 
sercito imperiale  contro  Carlo  di  Borgo- 
gna, ma  la  contesa  si  compose.  Nel  1476 
abbandonò  al  figliosuoGiuliooGiovan- 
ni  Cicerone  l'amministrazione  degli  sta- 
li, riservandosi  la  dignità  elettorale  e  il 
diritto  di  consiglio;  visse  ancorato  anni 
a  Francfort  sul  Meno  :  al  secondogenito 
lasciò  il  principato  ti' Anspach,  al  terzo- 
genito quello  di  Culmbach.  Dal  1482  al 
149^  passarono  altre  differenze  tra've- 
scovi  ed  i  teutonici;  vennero  sovente  al- 
le mani  e  nel  1487  in  una  battaglia  i  cit- 
tadini di  Riga  riportarono  vittoria  sui  ca- 
valieri. Ad  onta  delle  considerabili  per- 
dite fatte  dai  cavalieri  nella  disastrosa 
guerra  con  Casimiro  IV,  col  loro  corag- 
gio si  opposero  agi'  invasori  delle  terre 
dell'ordine,  e  Waltero  di  Plettemberg 
maestro  provinciale  di  Livonia  potè  glo- 
riosamente trionfare  con  14,000  uomini, 
sui3o,ooo  moscoviti  e  tartari  scaricati 
sulla  Livonia, con  un  3.°  odue  di  morti 
per  parte  de'nemici,  un  solo-restando  uc- 
ciso dell'ordine.  Nel  1 498  il  gfan  maestro 
Federico  duca  di  Sassonia  volle  cancel- 
lare dall'ordine  1'  infamia  della  pace  di 
Thorn  del  1 9  ottobre  1 466  colla  Polonia, 
con  ripetere  da  questa  colla  mediazione 
de!  Papa  e  dell'imperatore  la  restituzio- 
ne di  quanto  1'  ordine  dovette  cederle  , 
ma  senza  successo.  Neli5io  fu  eletto  dai 
cavalieri  gran  maestro  Alberto  de' mar- 
giavi  o  marchesi  di  Brandeburgo,  cano- 
nico di  Colonia  e  figlio  della  sorella  di  Si- 
gismondo 1  re  di  Polonia  ;  lusingandosi 
che  questo  principe  perciò  si  sarebbe  pie- 
galo di  restituire  all'ordine  gli  usurpati 


PRU 

domìniij  ma  reslarono  ingannali  e  per- 
derono  tutta  la  Prussia. Questo  gian  mae- 
stro, come  il  predecessore,  ricusò  rendere 
omaggio  per  la  Prussia  al  re  suo  zio,  il 
quale  perciò  sdegnato  gli  mosse  guerra. 
Alberto  per  qualche  tempo  la  sostenne 
eoo  vigore,  facendo  ogni  sforzo  e  venden- 
do persino  i  suoi  beni,  tentando  inutil- 
mente soccorso  dalla  dieta  dell'  impero, 
perchè  l'ordine  avea  peixluto  di  conside- 
razione e  di  potere  ;  il  Papa  fece  esorta- 
zioni al  re,  che  nulla  i?alsero  ,  solo  con- 
cesse ad  Albeilo, che  ne  avea  implorato 
la  clemenza,  una  tregua  di  4anni.  Intanto 
avendo  Alberto  abbracciato  gli  errori  di 
Lutero,  si  maneggiò  col  re  di  Polonia  per 
leodersi  assoluto  padrone  di  quanto  re- 
stava all'ordine  nella  Prussia,  con  l'ag- 
gravio di  possederla  dipendentemente 
dalla  corona  di  Polonia.  Si  portò  a  Cra- 
covia nel  I  523  a  firmarne  il  trattato  de- 
gli 8  aprile,  prestò  a  Sigismondo  I  fede 
ed  omaggio  per  la  Prussia,  ne  fu  dichia- 
rato I .°  duca,  e  perciò,  detta  Prussia  du- 
rale,chepìù  tardi  fu  eretta  in  regno,  per 
distinguerla  dalla  Prussia  polacca.  Ri- 
nunziò Alberto  alla  dignità  di  gran  mae- 
stro dell'ordine  Teutonico,  cacciò  dalla 
Prussia  tutti  i  commendatori,  i  cavalieri 
e  gli  ufiìziali  dell'ordine,  rimasti  costanti 
nella  fede  cattolica  ;  quindi  violati  i  so- 
lenni voli,  nel  seguente  anno  sposò Doro- 
tea  figlia  del  re  di  Danimarca, da  cui  eb- 
be un  figlio.  Alberto  converti  in  uso  suo 
particolare  le  ricchezze  comuni  dell'or* 
diue,edispregiando  l'autorità  di  Leone X 
e  de'Papi  successori,  come  dell'impera- 
tore, divise  la  Prussia  coi  polacchi,  dopo 
aver  favorito  i  cavalieri  che  con  lui  avea- 
no  abbracciata  l'eresia,  per  la  cupidigia 
di  usurpare  le  commende  e  farle  eredi- 
tarie. Narra  il  p.  Helyol,  che  Alberto  le- 
vatasi la  maschera  neliSaS  e  dichiara- 
tosi luterano,  divenne  pure  aperto  nemi- 
co di  quella  religione  di  cui  avea  giurata 
la  difesa  :  toltasi  la  croce  dal  collo,  l'ap- 
l)ese  alle  pareti  e  la  fece  bersaglio  delle 
sue  frecce  e  de'  moschetti,  finché  rebl)e 


PRU  6i 

ridotta  in  pezzi.  A  Livottta  notai ,  che 
Waltero  di  Plettemberg,  allora  maestro 
provinciale  della  medesima  e  uno  de'piìi 
valorosi  capitani,  per  timore  che  l'eresia 
infettasse  la  Livonia,  volle  sottrarla  dal- 
la soggezione  d'Alberto,  mentre  ancoiti 
n'era  "ran  maestro,  con  offrirgli  una  som- 
ma  pel  diritto  di  sovranità  ,  onde  restò 
sciolto  dal  giuramento  di  fedeltà.  Quin- 
di A\  altero  per  esercitare  la  soTranltà  di 
Livonia  fece  battere  moneta,  e  l'impera- 
tore Cado  V  lo  dichiarò  principe  dell'im- 
pero, con  gius  di  voto  e  posto  nella  dieta 
dell'impero,  concedendo  a  tutte  le  pro- 
vincie  della  Livonia, cioèa  Lettonia,  Cur- 
landia,  Estonia  e  SemigaHia,come  mem- 
bri dell'impero,  il  privilegio  di  appellare 
dal  loro  principe  alla  camera  imperiale 
di  Spira  :  così  l'ordine  de'cavalieri  di  Li' 
vonia  o  Porta  spade,  dopo  essere  stalo 
per  quasi  3oo  anni  incorporalo  all'ordi- 
ne Teutonico,  nel  1 525  ne  fu  disunito  e 
smembrato.  Il  nuovogran  maestro  Wal- 
tero  che  a^ea  preteso  con  questo  tempe- 
ramento preservarlo  dall'eresia,  la  vide 
penetrare  nelfa  Livonia,  peraverla  scan- 
dalosamente in  segreto  favorita  non  pochi 
vescovi  e  poi  professata  sfacciatamente. 
L'arcivescovo  di  Rig«T  Guglielmo  di  Bran- 
debnrgo  si  dichiarò  pel  luteranismo,  e  il 
popolo  mosso  dal  suo  esempio  ne  abbrac- 
ciò gli  errori,  ^'ell557  il  gran  maestro 
Guglielmo  di  Furstemberg  assediò  Gu- 
glielm.o  e  il  suo  coadiutore  Cristoforo  di 
Mecklenbur"o  nella  fortezza  di  Rocken- 
husen,li  fece  prigioni  e  poi  li  liberò  a  me- 
diazione dell'imperatore.  In  quell'anno  i 
moscoviti  in  numero  di  100,000  entra- 
rono in  Livonia,  e  vicommisero  tali  cru- 
deltà che  abbatterono  l'animo  di  lutti  :  il 
vecchio  Furstemberg  rinunziò  la  dignità 
a  Guglielmo  Keller,  il  quale  implorando 
indarno  il  soccorso  de'principi  tedeschi  e 
siccome  inclinava  alle  false  opinioni  di  Lu- 
tero, cede  la  Livonia  al  redi  Polonia, men- 
tre lievel  con  parie  dell'Estonia  suo  mal- 
grado si  die  alla  Svezia.  Guglielmo  Kel- 
ler indusse  l'arcivescovo  di  Risa  e  la  no* 


f)?.  PRO 

billH  a  concludere  il  Iratlato  colla  Polo- 
nia, idi  cui  principali  articoli  furono,  che 
laLivoniareslasse  annessa  alla  corona  po- 
lacca e  al  granducato  di  Lituania,  e  che 
il  gran  maestro  avesse  in  avvenire  per  se 
V  porgli  eredi  suoi  maschi  il  titolo  di  du- 
ca di  Curlandia  e  Semigailia,  con  patto 
che  li  possedessero  come  feudi  dipendenti 
da  Polonia,  ed  oltre  a  ciò  fu  dichiarato  go- 
vernatore perpetuo  del  resto  di  Livonia. 
Solloscriltoil  trattato  in  Wilna  a'28  no- 
vembre i56i,il  gran  maestro  rinunziò 
sill'ordine,  si  spogliò  dell'abito,  come  fe- 
cero altri  principali  cavalieri  dell'ordine, 
e  violando  la  fede  de'solenni  voti,  sposò 
Arma  diMecklenburgo,  da  cui  ebbe  mol- 
li figli.  In  questo  modo  ebbe  fine  l'ordi- 
ne di  Livonia  o  Porta  spade ,  cheavea 
avutoSgran  maestri, dopo  la  sua  separa- 
zione dall'ordine  Teutonico.  Questo  non 
restò  abolito  per  l'apostasia  d'Alberto, 
ina  perduta  la  Prussia  e  la  Livonia,  un' 
ombra  restò  dell'essere  suo  antico.  I  ca- 
\alieri  che  non  seguirono  il  sacrilego  e- 
.sempio  del  loro  gran  maestro,  perseve- 
rando nella  fede  cattolica, trasferirono  nel 
1527  lasededell'ordinein  Mergenlheim 
o  Marienthal  nella  FranconiajCd  elesse- 
ro gran  maestro  Wallero  di  Cromberg, 
che  avendo  ricorso  al  consiglio  aulico  di 
Carlo  V  contro  l'operato  da  Alberto, il 
trattato  con  Sigismondo  I  restò  annulla- 
to, ed  Alberto  posto  al  bando  dell'im- 
pero, senza  effetto  per  la  potenza  del  re 
di  Polonia.  I  successori  fecero  inutili  ten- 
tativi per  ricuperare  la  Prussia  e  la  Li- 
vonia già  feudi  ecclesiastici,  quantunque 
fossero  delle  più  polenti  case  di  Germa- 
nia, riduceudosi  l'ordine  alle  commende 
di  1 1  Provincie,  coi  provinciali  commen- 
datori. Perle  altre  notizie  dell'ordine  ve- 
dasi Teutomco.  Quanto  ad  Alberto  di- 
venuto duca  di  Prussia,  per  le  rappresen- 
tanze del  re  di  Polonia, godè  paci liaunen- 
teil  principato,  v'introdusse  da  per  tutto 
la  confessione  d'Ausburg,  di  cui  parlai  a 
Confessione  di  fede  e  articoli  relativi,  si 
tqiplicòa  migliorare  la  sorte  dc'suoi  sud- 


! 


PRU 

diti  nel  commercio  e  nell'agricollnra,  e 
fondò  l'università  di  Kònigsberga.  Alcu- 
ne dispule  teologiche  intorbidarono  il 
termine  di  sua  vita  ch'ebbe  fine  neh  568, 
lasciando  gli  stati  al  figlio  Alberto  Fe- 
derico. 

L'elettore  Gioacchino  1  Nestore,  suc- 
cesso a  suo  padre  Giovanni  Cicerone  fin 
dal  i499,con  suo  fralelloAlberto  dìBraii- 
(leburgo  (F.)  elettore  di  Magonza,  fon- 
darono l'università  di  Francfort.  Il  2." 
Leone  X  creò  cardinale  e  incaricò  della 
promulgazione  A*A\e  indulgenze,  la  qua- 
le servì  a  Lutero  di  pretesto  per  pubbli- 
carci suoi  perniciosissimi  errori  e  la  pre- 
lesa riforma,  con  quelle  lagrimevoli  e  fu- 
nestissime conseguenze  che  in  tutti  gli  a- 
naloghi  articoli  dichiarai:  quantunque 
zelantissimo  della  fede  cattolica,  non  po- 
tè impedire  la  rapida  propagazione  del 
luteranismo,  né  agli  abitanti  di  Magde- 
burgoed'Alberstadt  il  libero  esercizio  del 
nuuvoculto,e  cheil  nipote  Gioacchino  II 
o  Giorgio  poi  elettore  di  Brandeburgonc 
professasse glierrori.  Questoultimo nella 
dieta  di  Spira  del  iSs-g  con  altii  prin- 
cipi e  città  tedesche,  protestando  contro 
il  decreto  imperiale  di  Worms.si  disse- 
ro Prolestanti.  L'esempio  di  Gioacchino 
li  fu  imitato  da  tutta  la  sua  famiglia  e 
dai  più  de'suoi  cortigiani,  con  abbraccia- 
re la  sedicente  riforma  dell'apostata  Lu- 
tero,con  che  s'introdusse  ancora  Ira'prus- 
siani  e  negli  altri  suoi  dominii.  Veramen* 
te  dopo  che  nel  i535  divenne  elettore, 
non  prese  parte  alle  turbolenze  religiose 
che  tanto  agitarono  la  Germania,  e  non 
entrò  nella  lega  che  fermarono  a  Smal- 
kalde  gli  altri  principi  protestanti,  per 
l'amicizia  cheavea  per  Carlo  V,cui  avea 
ben  servito  nella  guerra  co' turchi, a  vendo 
ottenuto  da  esso  piena  libertà  di  coscien- 
za anche  pe'suoi  stati;  tutlavolta  rifiutò 
di  adottare  Vlnteriin  (r.)  pubblicato  dal- 
l'imperatore. Nel  1569  ottenne  da  suo 
cognato  Sigismondo  II  Augusto  redi  Po- 
lonia il  diritto  di  succedere  ad  Alberto 
Federico  duca  di  Prussia  e  figlio  dell'ex 


PRU 

gran  maestro  teutonico,  ivel  caso  che  mo» 
risse  senza  eredi.  Si  legge  nella  Fita  di 
s.  Pio  V,  di  Catena,  p.  i  22,  che  nella  die- 
ta di  Lublino  il  Papa  fece  protesta  con 
rogito  notarile,  contro  il  detto  duca  Al- 
berto Federico  che  v'intervenne;  iinpe- 
rocche  la  Prussia  era  sotto  il  dominio  del- 
la s.  Sede  che  vi  teneva  un  commissario 
pontifìcio,  ed  essendo  divenuto  eretico  a- 
vea  usurpato  i  beni  de'vescovati  e  delle 
abbazie,  laonde  non  poteva  concedergli 
quell'investitura  che  la  sede  apostolica 
dava  all'ordine  Teutonico  e  rinnovava 
ogni  tanto.  A  p.  161  si  dice  che  a  Dan- 
zica  fu  restituito  il  culto  cattolico,  già  a- 
bolito  dall'eresia  luterana,  come  la  chiesa 
e  convento  ai  domenicani,  inviandovi  s. 
Pio  V  predicatori  per  convertire  alla  fede 
tjue'sedolti  che  se  n'erano  allonlaiuiti. 
Gioacchino  li  mori  nel  1071, dicesi  av- 
velenato da  un  ebreo  di  sua  coiie,  che  te- 
meva essere  chiamato  a  render  conto.Pri- 
ma  di  lui  era  morto  Alberto  il  Bellicoso 
detto  pure  {'Alcibiade  della  Germania 
a  cagione  di  sua  bellezza, figlio  di  Casimi- 
ro d'Hohenzolleru  margravio  di  Culm- 
bach;  mostrò  sommo  valore  ne'falli  d'ar- 
mi cui  prese  parie,  ma  per  la  sua  biasi- 
mevole condotta  fu  privato  degli  stati  pa- 
terni. Divenne  elettore  nel  iSyi  Giovan- 
ni Giorgio,  e  regnò  fino  al  i  SgS.  Per  sua 
morte   Gioacchino  Federico  nipote  di 
Gioacchino  II,  da  arcivescovo  di  INFagde- 
burgo,divenneelettore  di  Brandeburgo, 
ove  stabilì  pel  i.°  un  consiglio  di  stato, 
ponendo  parlicolar  cura  nella  pubblica 
educazione,  e  pubblicando  rigorose  leg- 
gi statutarie.  Morì  nel  1608  nella  sua 
carrozza  presso  Roepinck,  sobborgo  di 
Berlino.  L'elettore  Gio.  Sigismondo,  che 
ascese  al  trono  nel  1608,  unì  ai  suoi  stati 
il  ducato  di  Prussia,  in  virtù  del  suo  ma- 
trimonio eoa  Anna  primogenita  del  sud- 
detto Alberto  Federico,  pel  quale  acqui- 
stò anche  i  diritti  alla  successione  di  Cle- 
ves,  composta  de'paesi  di  Juliers,  Berg, 
Cleves  ealtre  piccole  sovianità,  ma  gli  fu- 
rono contrastali  da  Guglielmo  \Yollàng 


P  R  U  63 

duca  di  Neuburgo;  morì  nel  1619.  Gli 
successe  il  figlio  Giorgio  Guglitlmo  nel 
16  ig,  che  vide  i  suoi  stati  devastali  dai 
suoi  amici  e  nemici,  per  la  successione 
di  Cleves  e  per  la  guerra  de'3o  anni  cui 
prese  parte.  Disgustato  dell'imperatore 
Ferdinando  li,  ilquiile  esigeva  dai  prin- 
cipi protestanti- la  restituzione  di  tutti  i 
beni  ecclesiastici,  di  cui  si  erano  impa- 
droniti, si  volse  al  partito  di  Gustavo  A- 
dolfo  re  di  Svezia,  perla  morie  del  qua- 
le si  pacificò  coH'imperalore;  morì   nel 
1640,  lasciando  a  suo  figlio  Federico  Gu- 
glielmo il  Grand' Eletlore,  un  paese  de- 
solalo in  possesso  de'nemici,  poche  trup- 
pe e  niun  mezzo  per  riaversi  da  tantescia- 
gure.  Pento  nel  mestiere  delle  armi  il 
nuovo  eletlore,  lutto  si  dedicò  all'infelice 
condizione  de'suoi  dominii,  riprese  le  for- 
tezze dagli  svedesi,  introdusse  ordine  ed 
economia  nelle  finavize, conchinse  tregua 
colla  Svezia,  alleanza  coll;>  Polonia, e  vi- 
de alfine  pel  trattato  di  TVestfalia  (F.) 
slabilile  le  sue  frontiere,  il  suo  territorio 
libero  dai  nemici  e  la  sua  situazione  ab- 
bastanza tranquilla  per  poter  aspirare  al- 
la gloria  senza  mettere  in  compromesso 
la  sua  sicurezza.  Per  detto  famoso  trat- 
tato di  pace  fu  riconosciuto  signore  del- 
l'eredilato  ducalo  di  Cleves,  delle  contee 
della  Marca  e  di  Ravensbeig,e  del  terri- 
torio dei  soppressi  vescovati  di  Mindeiiy 
Halbersladt,  Magdeburgo  e  di  Camino 
(/'.),  come  pure  notai  a  Germania.  Riu- 
scì valente  nel  formare,  cambiare  e  ab- 
bandonare le  sue  alleanze;   profittò  di 
quelle  colla  Svezia  e  Luigi  XIV,  per  im- 
padionirsi  contro  gli  stessi  svedesi  di  par- 
tedella  Pomerania,indi  nel  1 658  nel  trat- 
tato di  Weiau  costrinse  la  Polonia  a  ri- 
nunziare alla  sovranità  della  Prussia,  ed 
a  riconoscere  su  questa  la  sua  e  qual  so- 
vrano indipendente,  a  tenore  dei  preli- 
minari del  trattalo  di  Broaiberga. Quin- 
di si  dedicò  a  ristabilire  la  prosperità  ii»- 
terna  de'suoi  siali,  a  rialzare  le  mura  di- 
strutte delle  città,  a  ridurre  i  deseiti  in 
campi  coltivati, a  mutar  le  foreste  in  vii- 


64  P  u  u 

laggi  :  per  Berlino  fece  scavare  un  cnnale 
che  giunge  fino  n  Francfort,  gellandosi  da 
una  palle  suIl'Oder  e  dall'altra  sboccan- 
do srill'Elba.  Si  trovò  a  parte  delle  guer- 
re coll'Olanda,  riportò  vittorie  e  vantag- 
gi sugli  svedesi,  accordò  asilo  a'protestan- 
ti  banditi  di  Francia  per  la  revoca  del- 
l'editto di  Nantes,  fece  grandi  cose  con 
tenui  mezzi  e  morì  nel  1688.  Qui  noterò 
due. conversioni  alla  chiesa  cattolica  de- 
scritte dal  p.T!he'\nev,  Storia  del  ri  torno 
alla  chiesa  delle  case  regnanti,  p.  1 64  e 
166.  La  prima  fu  quella  del  margravio 
Cristiano  Guglielmo  di  Brandeburgo,  ve- 
scovo luterano  di  Magdeburgo,  che  me- 
nò gran  rumore  dalle  avverse  parti,  di 
cui  lodò  lo  zelo  Alessandro  VII,  quale  si 
ammira  nel  rarissimo  libro,  Speculuni 
Brandebnrgìcuni.  La  seconda  di  Carlo 
Guglielmo  margravio  di  Brandeburgo,  e 
figlio  del  suddetto  Federico  Guglielmo 
1.°  duca  indipendente  di  Prussia. 

Federico  III,  terzogenito  del  grand'e- 
lettore,  ne  occupò  il  trono.  Egli  da  gio- 
vane-delia storia  avea  fatto  il  suo  princi- 
palestiidio,  considerandola  come  la  mae- 
stra della  politica,  ed  il  mezzo  più  gran- 
de e  più  proprio  per  conoscere  il  mondo, 
cosa  tanto  necessaria  ad  un  principe.  Li- 
na delle  sue  prime  cose  fu  l'incomincia- 
nienlo  del  F'riedrichstadt,  il  più  grande 
e  più  bello  de'quartieri  di  Berlino.  Non 
fece  guerra  alcuna  per  proprio  conto,  ma 
prese  gran  parte  per  le  giuste  cause  del- 
l'impero germanico,per  l'imperatore  e  al- 
tri principi, contro  l'arroganza  de'turchi, 
e  la  prepotenza  di  Luigi  XIV,  per  cui  si 
pose  alla  testa  dell'esercito  de'coalizzati 
per  punire  ledepredazioni  commesse  dai 
francesi  sull'Alto  Reno,  e  preservò  da  lo- 
l'o  i  Paesi  Bassi.  Come  il  padre  avea  prò- 
fittatodella  guerra  fra  la  Svezia  eia  Po- 
lonia, scosse  la  feudalità  della  seconda  e 
divenne  assoluto  signo/e,  così  l'elettore 
credette  assumere  il  titolo  di  re,  di  cui 
non  mancava  che  del  nome,  nella  guer- 
ra per  la  successione  di  Spagna,  i  conten- 
denti della  quale  ne  cercavano  l'appog- 


PUU 
gio.  Inoltre  si  narra,  che  l'elcllore  nella 
conferenza  ch'ebbe  con  Guglielmo  d'O- 
range  già  divenuto  re  d'Inghilterra,  que- 
sti gli  ricusò  la  seggiola  elettorale,  e  che 
punto  da  questa  offesa  risolvette  di  porsi 
nel  numerodei  re.  Pertanto  a'  1 8  gennaio 
1701  in  Kònigsberga  capitale  della  Prus- 
sia,con  pompa  veramente  reale,  dichiarò 
regno  il  ducato  e  assunse  il  nome  di  Fe- 
derico I  e  il  titolo  di  re,  alla  presenza 
d'un  gran  numero  di  forestieri  accorsivi 
e  degl'inviati  della  maggior  parte  delle 
corti  d'Europa,  che  con  lui  si  congratu- 
larono. Si  cinse  di  propria  mano  la  co- 
rona, e  fu  unto  da  due  vescovi,  uno  lu- 
terano, l'altro  riformato,  che  fatti  avea 
appositamente  per  tal  cerimonia,  il  nuo- 
vo re  domandò  all'imperatore  Leopoldo 
I  la  conferma  del  titolo  preso, offrendo  il 
mantenimento  di  10,000  uomini  al  suo 
servizio  contro  Francia, e  di  concedere  ai 
cattolici  del  regno  libero eserciziodella  lo- 
ro religione.  L'imperatore  con  diploma 
tutto  approvò,  e  fu  riconosciuto  dai  suoi 
alleati.  Clemente  XI  offeso  perchè  ciò  si 
operò  senza  il  consenso  della  s.  Sedeecon 
pregiudiziodell'antico  diritto  dell'ordine 
Teutonicosu'dominii  prussiani.fece  quel- 
lesolenniriraostranzeche  riportai  nel  voi. 
XXI,  p.  ig  I .  Federico  I  formò  una  corte 
chedivenneunadellepiù  brillanti  e  sfar- 
zose d'Europa, modellata  su  quella  di  Lui- 
gi XI V,  nondimeno  seppe  bilanciare  l'u- 
scita coll'entrata:  secondo  il costuipe  d'al- 
lora teneva  ancora  due  buffoni, che  se  pa- 
re usanza  ridicola  e  indecente,  tutta  volta 
i  sovrani  ne  ricavavano  vantaggio,  come 
registrò  la  storia  di  molti.  La  verità  che 
tanto  di  rado  penetra  alle  orecchie  dei 
principi,  parte  per  cabale  d'alcuni  mini- 
strie  cortigiani,  parte  per  timore  in  molti 
di  palesarla,  e  parte  perchè  talvolta  non 
si  vuole  almeno  tutta  ascoltare,  sortiva 
im|)unenìenle  e  con  franca  ischiettezza 
dalla  bocca  del  bullone,  onde  era  una  re- 
mora e  un  freno  pei  tristi,  ed  ognuno  te- 
meva d'essere  feritoda  essa. In  talequalità 
si  prcridevanoin  corte  persone  facete,  uia 


PPiU 

(li  svf  glialo  e  perspicace  ingegno,  i  tìeUi 
(le'cpictii  sentenziosi  e  pieni  di  snie,  a  un 
tempo  istiuivano  e  dilettaTano.  Di  que- 
sti bulFoni  parlai  in  diversi  luoghi,  e  nel 
voi.  XXXI,  p.   174-  La  fama  del  giusto 
e  saggio  governo  di  Federico  I  trassemi- 
gliaia  di  famiglie  in  Prussia,  e  fra  esse  ec- 
cellenti artefici  e  uomini  scientifici,  tutti 
ben  accolti  e  provveduti  proporzionata- 
mente alla  loro  cnpacilà,  onde  istituì  di- 
versi di  quegli  stabilimenti  artistici  e  scien- 
tifici memorati  di  sopra.  Abbellì  gran- 
demente Berlino,  v'innalzò  una  sfatua  e- 
fneslie  al  genitore  sul  ponte  reale,  in- 
rand"i  il  palazzo  regio  che  ornò  di  pit- 
ture, d'arazzi  e  suppellettili  preziose,  es- 
^endovi  poi  stato  aggiunto  un  gabinetto 
(li  antichità,  museo  di  storia  naturale,  e 
galleria  di  quadri.  La  sua  magnificenza 
in  fabbricare  l'estese  anche  ad  altre  par- 
ti del  reame:   fece  nuove  strade  e  nuo- 
vi canali,  ed  eresse  spedali  e  scuole.  Si 
•fece  amare  e  temere,  ed  ingrandì  con  di- 
versi acquisti  i  suoi  stali,  vegliantlo  con 
accorta    politica   alla    loro    tranquillità. 
Fondatore  della   monarchia  prussiana  , 
fu  insieme  origine  di  quanto  servì  poi 
a  collocarla  fra  le  grandi  potenze  d'Eu- 
ropa. Morì  nel  17  i3  e  gli  successe  il  fi- 
glio re  Federico  Guglielmo  I,  che  subito 
fece  le  più  severe  riforme,  disapprovan- 
do il  fasto  del  genitore.  Di  costumi  du- 
I  i,  due  cose  sempre  curò,  il  tesoro,  e  l'e- 
sercito che  amava  fosse  composto  di  uo- 
mini i  più  alti  nella  statura  e  sottoposti 
a  severa  disciplina;  nondimeno  non  fu 
guerriero  e  costantemente  preferì  la  pa- 
ce. Rispettato  dalle  potenze,  ne'  trattati 
d'Utrecht  e  di  Kastadt,nel  17  i3  e  I7i4> 
fu  riconosciuto  da  tutte  per  re,  tranne 
il  re  di  Polonia  e  il  Papa,  come  i  nuc- 
lei acquisii  fulti  dalla  sua  casa ,   insie- 
me a  parte  del  ducato  di  Gheldria  ed 
al  ducato  di  Limburgo.  Unitosi  agli  al- 
leati contro  la  Svezia,  in  forza  del  trat- 
tato conchiuso  col  re  nel  1720  ottenne 
parte  della  Pomerania  svedese,  pagando 
però  due  milioni  di  scudi.  Da  Sofia  Do- 

VOt.    IVI. 


PRU 


65 


rotea  sorella  di  Giorgio  II le  d'Inghilter- 
ra, ebbe  Carlo  Federico  chedivenne  tan- 
to celebre  col  nome  di  Federico  li,  il  qua- 
le mostrando  un  genio  deciso  per  la  let- 
teratura e  le  arti,  non  dissimulò  l'avver- 
sione pel  padre  nemico  delle  arti  e  delle 
lettere.  Il  principe  reale  formò  il  proget- 
to di  sottrarsi  dai  mali  trattamenti  del 
genitore,  ma  questi  glielo  impedì.  Lo  fe- 
ce porre  in  carcere,  giudicare  e  condan- 
nare alla  decapitazione  col  complice  Katt; 
però  la  sentenza  venne  eseguila  solo  su 
questo  infelice,  ad  onta  che  il  principe 
avea  fatto  di  tutto  per  salvarlo,  rinun- 
ziando anche  alla  successione.  La  fami- 
glia reale  in  costernazione,  il  reimpla- 
cabilealle  lagrime  della  regina  e  di  tutti, 
solo  si  scosse  dalle  rappresentanze  delle 
corti  straniere  e  da  una  lettera  delTim- 
peratore,  che  gli  diceva  dipendere  il  prin- 
cipe  dall'impero. Calmatosi  alquanto,pro- 
mise  perdono  se  il  principe  si  umiliasse; 
questi  Io  fece  per  lettera,  ma  ciò  non  o- 
stanle  per  un  anno  lo  tenne  qual  privalo 
a  Custiin.  Chiamatolo  a  se,  gli  affidò  un 
reggimento  e  cominciò  ad  apprezzarne  i 
talenti  ed  il  genio,  per  cui  caduto  in  lan- 
guore voleva  rinuuziargli  l'amministra- 
zione, quando  la  morte  lo  colse  a'3  i  mag- 
gio I  740)00"  f^o™P'3nlo  per  l'eccessiva 
sua  severità  ;  lasciando  florido  lo  stato, 
ordinata  l'amministrazione,  potente  l'e- 
sercito d'8o,ooo  uomini,  pingueil  tesoro 
pei  60,000  scudi  di  Germania  che  ogni 
mese  avea  messo  a  parte,  elementi  tutti 
che  servirono  a  consolidar  la  possanza  di 
sua  casa  e  ad  agevolar  le  grand'imprese 
del  figlio  che  stupefecero  l'Europa. 

Federico  1 1  il  Grande  nacque  a  Ber- 
lino ,  ed  ebbe  a  precettori  due  francesi 
che  gl'ispirarono  amore  a  quanto  appar- 
teneva alla  Francia ,  onde  attinse  i  suoi 
principii,  ed  i  modi  dolci  e  urbani  che  lo 
distinsero,  da'libri  francesi, con  dispiace- 
re del  padre  che  di  lui  voile  formare  un 
soldato,  amando  di  preferirgli  il  secondo- 
genito,onde  più  volte  fu  eccitato  a  riuun- 
ziargli  i  suoi  diritti.  Contrariato  in  ispo- 
5 


66 


PRU 


sare  una  principessa  inglese,  venne  con  ri- 
pugnanza obbligalo  ad  unirsi  con  Elisa- 
bella  di  Brunswick-Wolfenbutlel, savia, 
pia,  virtuosa  e  colta;  la  trailo  con  tulli  i 
riguardi,ma senza  tenerezza,  comechc av- 
verso alledonne.  Da  principe  reale,  del  ca- 
stello diRbinsberg  formò  il  soggiorno  del  - 
le  muse,  la  scuola  delle  arti  e  dell'urbani- 
tìi.  Vi  riceveva  gli  uomini  celebri  di  tutti  i 
paesi  e  si  pose  in  carteggio  con  Mauper- 
tuis,  Algarolli,esoprallultocon  Voltaire, 
il  quale  fu  costantemente  l'oggetto  della 
sua  ammirazione  e.di  cui  gli  scritti  contri- 
buirono a  formar  il  suo  gusto  e  le  sue  o- 
pinioni.  Asceso  al  Irono,  bandi  i  gusti  e 
le  occupazioni  frivole,  persino  la  caccia, 
però  conservando  passione  pei  cani,  dedi- 
cando l'intiero  suo  tempo  all'ammini- 
strazione e  alla  politica,  tutto  con  inva- 
riabile metodo:  la  sua  attenzione  si  fermò 
da  principio  sopra  le  finanze  e  l'esercito 
che  aumentò,  onde  fece  scorgere  l'istinto 
di  conquistatore.  Il  i."  passo  lo  fece  con 
una  esecuzione  militare  sul  vescovo-prin- 
cipe di  Liegi.  Morto  l'imperatore  Carlo 
VI,  l'unica  figlia  Maria  Teresa  fu  l'ere- 
dedell'immensasua  potenza, quindi  mol- 
li principi  vi  aspirarono, al  modochenar- 
rai  ad  Austria,  Germania  e  relativi  ar- 
ticoli. Federico  II  diede  il  i."  segnale  di 
tale  guerra  di  spogliazione^  ed  invase  la 
parte  delia  Slesia  su  cui  pretendeva  aver 
diritti,  riportando  vittoria  inMolwitz  nel 
j  74i;  ma  mostrò  più  valore  nella  batta- 
glia di  Czaslau  contro  il  principe  di  Lo- 
rena (F.).  Ciò  destò  l'ammirazione  d'Eu- 
ropa, e  le  potenze  rivali  dell'  Austria  si 
aUVeltarono  di  secondar  le  mire  del  re  ca- 
valleresco, con  formidabile  alleanza.  Col- 
la pace  di  Eresia  via  del  i  ^4^  ottenne  gran 
parte  della  Slesia,  senza  curar  gli  alleali. 
11  trattato  con  M.'"  Teresa  fu  ne'prelimi- 
nari  sottoscrilto  in  detta  città,  nella  con- 
clusione a  Berlino  il  28  luglio.  Per  ga- 
ranzia della  religione  cattolica  venne  sta- 
bilito e  accettato  da  Federico  II  :  di  con- 
.servare  la  religione  cattolica  nella  Slesia 
in  stata  cfuo ,  e  che  il  re  di  Prussia  non 


PRU 
si  servirà  de'  suoi  diritti  sovrani  in  pre- 
giudizio i\c\\o  stalli  quo  *\A\?k  religionecat- 
tolica  in  Slesia.  Di  conservare  le  posses- 
sioni ,  le  libertà  ed  i  privilegi  a  chi  ap- 
partengono legittimamente, non  che  la  li- 
bertà.di  coscienza  ai  protestanti.  Indi  tor- 
nò a  dedicarsi  all'amministrazione, rista- 
bilì r  accademia  delle  scienze  fondata  a 
Berlino  da  Lei bnitzio,  e  ordinò  che  tutto 
vi  si  facesse  in  francese,  sempre  scrivendo 
in  questa  lingua  e  disprezzando  la  tede- 
sca. Vedendo  che  Maria  Teresa  si  prepa- 
rava a  riconquistar  la  Slesia  ,  si  collegò 
con  Francia  ,  e  nel  1744  ricominciando 
la  guerra  contro  l'  Austria  piombò  con 
60,000  uomini  su  Praga;  voleva  marciar 
su  Vienna,  ma  il  principe  di   Lorena  lo 
fece  deviare.  Aiutata  l'Austria  dalla  Rus- 
sia, si  volle  ridurre  Federico  II  all'ere- 
dità de'padri  suoi,  quand'egli  nel   174'* 
guadagnò  la  battaglia  di  Hohenfriedberg, 
con  singoiar  perizia  militare;  questa   fu 
maggiore  a  Soor  allorquando  sbaragliò 
l'esercito  aggressore,  seguendo  vari  fal- 
li d'arme  e  l'occupazione  di  Dresda;  per 
cui  si  trovò  padrone  di  4^,000  prigio- 
nieri, ed   assicurossi  per  sempre  la  Sle- 
sia. In  mezzo  ai  campi  governava  il  re- 
gno e  dirigeva  la  sua  politica.  La  pace  di 
Dresda  conchiusa  con  l'imperatore  Car- 
lo VII  durò  IO  anni,  ne' quali  Federico 
II  si  adoperò  con  zelo  alla  prosperità  dei 
suoi  stali,  all'ingrandimento  e  ornamen- 
to di  Berlino  sua  capitale,  fondando  nel 
174B   fuori  della  porla  d'  Orianenburg 
la  grande  e  magnifica  casa  degl'  invalidi, 
con  due  piccole  thiese,  una  pei  caltolici, 
l'altra  pei  luterani. Ne' voi.  V,  p.  1  38,  XV, 
p.  208  parlai  dell'altra  chiesa  eretta  in 
Berlino  in  onore  di  s.  Edwige  con  per- 
messo del  re,  che  non  solo  ne  promise  la 
conservazione,  ma  vi  contribuì  e  si  trovò 
presente  quando  il  vescovo  di  Breslavia 
solennemente  vi  gettò  la  i.'  pietra.  Be- 
nedetto XIV  esorlò  icardinali  e  l'episco- 
pato ,  nonché  i  fedeli  a  concoirervi  con 
limosinepernon  recareaggravioalla  con- 
gregazionedi  propagandayi'r/p,  ed  il  mar- 


PRU 

(liese  Belloni  ngenle  in  Roma  del  clero 
caltolico  degli  slati  prussiani  pubblicò  uua 
Itllei  a  di  6  canonici  per  la  colletta  di  que- 
stua. Dirò  qui  ,  che  avendo  Federico  li 
accolto  de  Prades  sacerdote  francese,  le 
cui  proposizioni  erano  stale  condannate 
da  Benedetto  XIV  ,  pel  suo  spinto  forte 
il  re  gli  conferì  un  canonicato  in  Islesia, 
ma  Scafforsck  vescovo  di  Eresia  via  gli  ne- 
gò il  possesso;  ravveduto  il  sacerdote  sot- 
toscrisse solenne  ritrattazione,  onde  il  Pa- 
pa confermò  la  collazione  del  beneficio. 
Pubblicò  Federico  li  un  codice  di  uni- 
formi leggi,  e  assicurò  ai  prussiani  libera 
navigazione.  Continuò  a  vivere  nel  mo- 
do il  più  semplice; coltivando  la  musica 
scrisse  parecchie  composizioni,  suonando 
jier  eccellenza  il  "flauto  j  per  la  quale  a- 
hiludine  teneva  il  capo  un  poco  inclina- 
to a  diritta.  Nel l'jSo  ricevè  per  la  2. 'vol- 
ta e  con  viva  gioia  Voltaire  ;  tuttavia  poi 
si  disgustarono,  anche  per  avere  il  lette- 
rato vantato,  che  il  re  colla  revisione  di 
sue  operCj  gli  avea  commesso  d'imbian- 
car i  suoi  panni  sporchi,  per  non  dire  di 
altri  piccanti  motteggi  :  Voltaire  pubbli- 
cò poi  con  calunnie,  rila  prh'ata  del  re 
di  Prussia.  Si  diceche  la  prosa  di  Fede- 
rico II  ha  maggior  merito  che  la  sua  poe- 
sia :  le  sue  Memorie  per  servire  alla  sto- 
ria della  casa  di  Brandebitrgo,  sono  lo- 
date perl'imparzialità.  Le  occupazioni  let- 
terarie, le  cure  amministrative,  non  gli 
fecero  mai  perder  di  vista  l'esercito,  che 
ridusse  il  migliore  d'  Europa  ,  godendo 
rinomanza  del  più  gran  capitano  del  suo 
tempo  ,  come  di  esimio  nella  strategica 
e  ne  migliorò  1'  arte.  Avendo  ingelosito 
tutti  i  potentati,  si  trovò  colla  sola  allean- 
za inglese  alle  prese  con  tutte  le  forze  del 
continente.  Senza  dichiarazione  di  guerra 
incominciò  quella  de'7  anni  con  invader 
la  Sassonia,  onde  prender  parte  per  l'In- 
ghilterra, indi  sostenne  i  conati  della  lega 
anli-prussiana  ,  formata  dalla  Francia, 
Russia  e  Austria.  Neh  757  entrò  in  Boe- 
miae  vinseacaro  prezzola  battaglia  sotto 
Praga,  indi  per  lai."  volta  fu  vinto  a  Rol- 


PRU  67 

lÌD.Inlantoavendorimperomessoa!  ban- 
do il  re  di  Prussia,  4  eserciti  marciaro- 
no su  di  lui.  Nondimeno,  riusciti  inuti- 
li i  tentativi  per  la  pace,  con  vigore  pro- 
segui la  guerra;  ma  mentre  egli  vinceva 
da  una  parte,  dall'altra  perdevano  i  suoi 
generali  :  ridotto  agli  estremi  e  tutto  di- 
pendendo dalla  battaglia  di  Lissa ,  con 
nuovi  trionfi  si  mostrò  veramente  gran- 
de; quindi  ricevette  nuovi  linfoizi  dagli 
inglesi  e  12  milioni  l'anno  di  sussidio. 
Vinto  e  ferito  dagli  austriaci  non  senza 
gloria  a  Hohenkirchen,  colla  perdita  dei 
migliori  generali^  più  infelice  fu  la  cam- 
pagna del  I  759  a  Kunnersdorff  per  opera 
de'russi  e  degli  austriaci,  onde  il  re  temè 
che  Berlino  fosse  presa  dal  nemico,  men- 
tre in  diversi  punti  altri  corpi  d'armale 
patirono  disfatte.  Fece  tentativi  di  pace, 
ma  nulla  valse  a  far  desistere  Francia  e 
Austria  dalla  speranza  d'annientarlo,  on- 
de fu  forza  riprendere  le  armi  nel  1760, 
che  incominciò  col  disastro  di  Landshul, 
sempre  e  in  tutto  però  spiccandola  rara 
sua  abilità,  in  mezzo  a  tanti  eserciti  che  lo 
minacciavano;  a  Lignitz  superò  se  slesso, 
ma  aTorgan  ottenne  una  vittoria  delle  più 
sanguinoseche  gli  lasciò  in  mani  due  ter- 
zi di  Sassonia.  Rifinito  nelle  forze,  passò 
ih  761  con  mosse  e  accampamenti, el'In- 
ghillerra  cessò  i  sussidii;  a  questa  perico- 
losa posizione  e  ad  altre  sciagure,  si  ag- 
giunse una  cospirazione  per  darlo  in  mano 
de'nemici,  quando  la  morte  dell'impera- 
trice di  Russia  Elisabetta  lo  liberò  da  uno 
de'più  formidabili  avversari,  indi  potè  pa- 
cificarsi con  quella  possente  nazione,  an- 
zi stringervi  alleanza  col  trattalo  di  Pie- 
troburgo. Perciò  la  campagna  del  1762 
si  aprì  con  migliori  auspiciij  sebbene  per 
la  tragica  morte  dell'imperatore  Pietro 
III  suo  amico  i  russi  si  ritirarono.  Colla 
pace  d'  Amburgo  conchiuse  un  trattato 
collaSvezia;  altro  fu  quello  del  i  763d'Hu- 
bertsburg,  in  cui  si  pacificò  colla  Sasso- 
nia, e  l'Austria  perla  3.'  volta  cede  la  Sle- 
sia, promettendo  il  re  il  suo  voto  per  l'ele- 
zione di  Giuseppe  II  .Giunto  Federico  II  a 


68  P  R  U 

tanta  gloria  e  potenza,  il  suo  regno  era  ca- 
duto nella  più  deplorabile  condizione  , 
conseguenza  di  tante  guerre,  laonde  depo- 
se ogni  pensiero  di  altre,  sempre  pili  ricon- 
ciliandosi con  Piussia  e  Austria  ,  e  lutto 
dedicandosi  a  riparare  i  bisogni  de.lla  mo- 
narchia. Gli  si  attribuisce  l'idea  della  divi- 
sione di  Polonia, che  nel  i  764  Io  riconob- 
be per  re,  ina  sembra  che  la  1  ."proposizio- 
ne provenisse  da  Caterina  1 1  imperatrice  di 
Russia,  Essa  si  elfettuò  nel  1  772,pel  trat- 
tato tra  le 3 grandi  potenze  del  nord,  Au- 
stria, Russia  e  Prussia,  al  modo  detto  a 
Polonia,  ed  a  Federico  1 1  toccò  gran  par- 
ie del  paese  chiamalo  oggi  Prussia  occi- 
dentale, il  meno  esteso  degli  altri,  n)a  il 
più  commerciante.  Nel  corrispondente 
trattato  conchiuso  a  Varsavia  a'  18  set- 
tembre 1773,  fra  il  re  di  Prussia  Fede- 
rico II,  ed  il  re  e  la  repubblica  di  Polo- 
nia, fu  stabilito.  I  cattolici  romani  esislen- 
ti  nelle  provincie  cedute  con  questo  trat- 
talo nel  regno  di  Prussia,  e  ne' distretti 
di  Lauenbourgh,  Butow  eDraheim, con- 
tinueranno a  godere  le  loro  proprietà  e 
diritti  quanto  al  civile;  per  rapporto  alla 
religione  sarà  intieramente  conservato  lo 
stala  quo,  cioè  il  medesimo  esercizio  del 
libero  loro  culto  cattolico  e  delia  disci- 
plina della  chiesa,  ed  i  beni  ecclesiastici 
esistenti  nel  settembre  i  772;  e  che  tanto 
Federico  li  che  i  suoi  successori  non  si 
serviranno  punto  de'dirilti  sovrani  in  pre- 
giudizio dello  5to^«/7«o  della  religione  cat- 
tolica romana  ne'  paesi  summentovati. 
Tra'paesi  che  nella  divisione  della  Polo- 
nia toccarono  a  Federico  II ,  vi  fu  pure 
buona  parte  del  vescovato  sovrano  di 
Warmia,  per  cui  s'in>padronì  di  que'do- 
minii.  Si  narra  che  un  giorno  trovando- 
si il  re  a  colloquio  col  vescovo  di  War- 
mia  Ignazio  Kraficki ,  uomo  dotto  e  di 
spirito,  in  aria  scherzevolegli  disse:  Mon- 
signore, sento  che  vi  lagnate  di  me,  non- 
dimeno per  le  vostre  virtù  spero  che  sot- 
to il  vostro  mantello  mi  porterete  in  cie- 
lo. Prontamente  il  vescovo  rispose  :  Si- 
re ciò  è  impossibile,avendolo  vostra  Mae- 


PRU 

.sta  tanto  falcidiato,  eh' è  restalo  insnrti 
ciente  a  ricoprire  un  contrabbando!  Con 
queste  parole  volle  tare  allusione  al  lol- 
togli,  e  che  senza  professale  la  fede  catto- 
lica in  Paradiso  non  ci  si  entra,  ludi  l*'e- 
derico  II  cumulò  un  gran  lesone,  venen- 
do tacciato  d'avarizia;  e  tenne  in  tempo 
di  pace  200,000  armati,  considerati  il  mi- 
glior esercito  d'  Europa,  che  lui  stesso  i- 
slruivae  manovrava  :  tutti  i  momenti  di 
cui  poteva  disporre  erano  c;onsagrali  nel 
coltivamento  delle  lettere,  della  poesia, 
delle  arti  e  della  filosofia  nel  suo  |);duzzo 
di  SauSouci,  senza  lusso  e  senza  guardie, 
godendo  la  brillante  conversazione  dei 
letterati  e  non  ini  più  cospicui  che  vi  ac- 
correvano, non  senza  fare  talvolta  uso  di 
ironie  in  mezzo  ad  enciclopedici  ragiona- 
mentij  pronunziali  con  dolcezza  e  grazia. 
Ad  istanza  di  Clemente  XIV  permise  al 
vescovo  di  Breslavia  di  visitare  una  par- 
te de'suoi  diocesani,  privi  da  mollo  tem- 
po della  visita  del  loro  pastore ,  ciò  che 
avea  negalo  a  Benedetto  XIY  e  Clemen- 
te XIII  che  gliene  avevano  fitto  istanze, 
essendovi  stato  un  carteggio  fra  il  re  e  il 
Papa.  A  Gesuiti  narrai  come  il  gran  re 
li  conservò  ne'suoi  stati  dopo  la  soppres- 
sione di  Clemente  XIV,  a  cui  scrisse  cal- 
damente in  loro  favore,  lodandone  l'in- 
segnamento  scientifico  e  chiamandoli  : 
Guardie  del  corpo  dei  Papa.Sct\sse  pu- 
re a  Pio  VI,  pregandolo  a  conservarli  nei 
suoi  stati,  pel  bene  che  vi  facevano,  ed  il 
Papa  come  quello  che  amava  i  gesuiti  l'e- 
saudì. Fece  di  tutto  per  prolungare  la  sua 
esistenza,  ma  spirò  a'  i  7  agosto  1  786  d'i- 
dropisia. R.e  guerriero,  filosofo,  fu  chia- 
malo dai  tedeschi  Federico  l' Unico,  ven- 
ne paragonato  a  Cesare  come  generale  e 
come  uomo  di  stato;  tollerante  con  (ulti 
i  culti,  molti  ne  celebrarono  i  fasti,  come 
Paganel,  Histoirc  de  Frédéric  le  Grand, 
Paris  i83o.  La  più  compiuta  edizione  di 
sue  opere  è  quella  d'Amsterdam  (Liegi) 
1790  in  23  vol.,fra  le  qualimolteriguar- 
dano  la  Storia  di  Prussia  ,  massime  del 
suo  tempo.  Sulla  più  bella  piazza  di  Ber- 


PRU 

lino  s'erge  il  grandioso  marmoreo  monu- 
menlo  eiettoalgraii  re,  da  Federico  Gu- 
glielmo IV,  in  cui  è  rappresentato  in  ista- 
tua  equestre  di  bronzo  con  1'  epigrafe  : 
Fecìericus  viagnusRex  Boriissorum  Pa- 
ter Patriae,  Ne  fu  scultore  il  valentissi- 
mo Rauch,ed  estimato  il  più  grandemo- 
numento  del  mondo ,  in  questo  genere. 
Federico  Guglielmo  II  suo  nipote  gli 
surcesse, nato  dal  fratello  principe  reale, 
il  quale  morì  di  pena, perchè  dopo  la  per- 
duta battaglia  di  Koliinjavendo  fatto  con- 
siderabili perdite  nella  ritirata  ,  il  re  gli 
scrisse  acri  rimproveri  ;  però  a  riparare 
lo  sdegno,  mostrò  sempre  molto  affetto  pel 
nipote  e  successore.  Lo  avviò  Federico  II 
soprattutto  per  l'aringo  delle  armi,  espo- 
nendolo nelle  guerre  ai  più  gravi  pericO' 
li,  senza  riguardo.  Il  nuovo  re  mostrò  in- 
tenzìoni  benefiche,  e  riparò  a  molte  in- 
giustizie del  zio  predecessore  ;  si  mostrò 
geloso  di  sua  autorità,  ed  assai  propenso 
per  le  donne;  fatalmente  venne  sagrifi- 
calo  da^V illuniì nati  tedeschi  eh'  egli  ac- 
colse nel  suo  palazzo,  con  tristi  risultati. 
Tuttavolta  per  l'opposizione  spiegata  in 
Germania  contro  il  Nunzio  [F.)  di  Mo- 
naco istituito  da  Pio  VI,  invece  Federi- 
co Guglielmo  11  principe  tollerante,  di- 
chiarò che  il  nunzio  di  Colonia  poteva 
liberamente  esercitare  l'ecclesiastica  giu- 
risdizione co'cattolici  de'suoi  stati,  nella 
stessa  maniera  praticata  sotto  il  prede- 
cessore Federico  II.  Ai  cattolici  polac- 
chi accordò  la  sua  prolezione,  rispettò  i 
diritti  della  s.  Sede,  e  volle  che  le  no- 
mine de' vescovati  e  altri  benefizi  prima- 
ri vacanti  le  facesse  liberamente  il  Papa, 
e  che  fossero  a  lui  graditi  que'  che  gli  si 
proponevano.  Clemente  XI  ed  i  succes- 
sori, nel  re  di  Prussia  non  riconobbero  che 
l'elettore  di  Braiideburgo;  ma  Pio  VI  vo- 
lendo usare  gratitudine  e  condiscenden- 
za conquesto  sovrano, riconobbe  formal- 
ineute  la  reale  sua  dignità,  onde  avendo 
sino  dal  1786  l'abbate  Ciofani,  agente 
di  sua  Maestà  Prussiana, ricevute  nuove 
regie  credenziali,  0611787  venne  dicliia- 


PRU  69 

rato  Residente  del  re  di  Prussia  in  Roma 
presso  la  s.  Sede,  unitamente  all'agenzia 
per  le  provviste  ecclesiastiche,  ed  alla  sua 
abitazione  fu  innalzato  lo  stemma  del  re 
prussiano  ,  ciò  che  destò  generale  sensa- 
zione non  essendo  allora  abituati  i  roma- 
ni a  vedere  le  armi  gentilizie  de'  princi- 
pi acattolici.  Il  tesoro  cumulato  e  l'eser- 
cito formato  da  Federico  II,  aodaronodis- 
sipati  e  scoraggiati.  Nel  1792  il  re  si  pose 
alla  direzione  dell'alleanza  che  dovea  ri- 
stabilire Luigi  XVI  sul  trono  di  Francia 
[V.) ,  ove  penetrò  con  80,000  uomini. 
Giunto  nella  Sciampagna,  a  3o  leghe  di- 
stante da  Parigi,  esitò,  indi  negoziò  col 
partito  rivoluzionario  e  ritornò  sul  Re- 
no. In  pari  tempo  si  occupò  colla  Russia 
d'una  nuova  divisione  di  Polonia,  al  1° 
e  3.°  suo  smembramento,  eh'  ebbero  ef- 
fetto nel  1 798  e  i  795.  Nel  trattato  per- 
ciòconchiuso  in  Grodno  a'aS  settembre, 
fra  il  re  di  Prussia  Federico  Guglielmo 
II,  ed  il  re  e  la  repubblica  di  Polonia  si 
convenne:  Che  i  cattolici  romani,  come 
quelli  che  già  erano  passati  sotto  la  do- 
minazione prussiana,  abitanti  nelle  Pro- 
vincie cedute  nel  presente  trattato  ,  con- 
tinueranno a  godere  de'loro  diritti  e  pro- 
prietà quanto  al  civile;  per  rapportoalla 
religione  si  conserverà  loro  il  medesima 
esercizio  libero  di  cultoe  didisciplina  del- 
lo stato  attuale,  in  uno  alle  chiese  e  beni 
esistenti.  Dichiarò  il  re,  che  né  lui,  né  i  suoi 
successori  giammai  eserciteranno  i  diritti 
di  sovranità  in  pregiudizio  dello  stato  at- 
tualedella  religione  cattolica  ne'paesi  pas- 
sati sotto  il  suo  dominio  pel  presente  trat- 
tato. Inoltre  si  recò  al  suo  esercito  che 
combatteva  sulle  sponde  della  Vistola  , 
trionfò  del  prode  Rosciuskoe  s'impadro- 
nì di  Cracovia,  mentre  le  sue  truppe  del 
Reno  non  operavano  che  debolmente  e 
con  molta  lentezza,  quantunque  riceves- 
se da  Inghilterra  considerabili  sussidii.  In 
fine  si  ritirò  affatto  dall'alleanza  e  sotto- 
scrisse la  pace  a  Basilea  il  1 5  aprile  i  79'?, 
con  abbandonare  alla  repubblica  france- 
se i  suoi  stati  della  spoada  sinistra  del  Re- 


70  P  R  U 

no.  In  tal  guisa  lasciò  l'Ausilia  quasi  so 
la  alle  prese  con  quella  potenza,  dopo  a- 
ver  colle  sue  niinacce  e  aggressione  prò- 
Tocalo  il  partito  rivoluzionario  a  pone 
in  armi  un'immensa  popolazione,  donde 
conseguitarono  all'Europa  tante  sciagu- 
re. Moria'iG  novembrei  797,  lasciando 
la  corona  al  figlio  FedericoGuglielmo  III, 
che  rappresentò  una  memorabile  parte 
per  quasi  mezzo  secolo.  Essendo  i  suoi 
fasti  e  quelli  della  Prussia  collegati  con 
quelli  strepitosi  d'Europa,  che  descrissi 
a  Gebmania,  Fbancia,  Inghilterra,  Pae- 
si-Bassi, si  possono  vedere  questi  artico- 
li, anche  pel  termine  della  dignità  elet- 
torale, per  cui  qui  mi  limiterò  a  qualche 
generico  cenno.  11  re  ne'primordi  del  re- 
gno operò  di  concerto  con  Francia ,  ed 
accreditò  in  Roma  presso  Pio  VII  un  mi- 
nistro residente.  Artaud  nella  Storia  di 
Pio  f^Il ^  t.  2,  p.  8,  riferisce  nel  i8o5', 
che  di  Humboldt  che  sino  allora  era  in  Ro- 
ma semplice  residente  di  Prussia, non  ri- 
conosciuto pubblicamente,  perchè  dice 
che  le  bolle  vietavano  che  non  si  doves- 
se mal  lasciare  accreditare  in  Roma  un 
ministro  protestante,  e  sul  qual  punto  fu 
sempre  circospetta  la  cortedi  Roma,pre- 
.se  officiaimcnte  il  titolo  di  ministro  resi- 
dente, essendo  successo  all'altro  residen- 
te di  Prussia  Uhden  che  visse  {|uasi  sco- 
nosciuto. Che  la  corte  di  Berlino  prese 
questa  risoluzione  in  vista  della  grande 
quantità  di  sudditi  cattolici  che  le  ven- 
nero per  le  divisioni  della  Polonia,  e  vol- 
le stabilire  in  Roma  una  rappresentanza 
più  diretta  e  più  maestosa;  e  che  lo  stes- 
so Huinboldt  spiegò  il  carattere  di  mini- 
stro d'Assia,  piccolo  potentato  tedesco  pu- 
re protestante,  per  aver  egli  condotto  i 
negoziati  con  molta  prudenza  e  saviezza. 
Nel  1 806  il  re  cercò  di  opporre  una  diga 
alle  conquiste  dell'  imperatore  Napoleo- 
ne, il  quale  vinta  sui  prussiani  a'  i4  ot- 
tobre la  segnalala  battaglia  diJena,a'23 
coll'esercito  entrò  nella  capitale  Berlino, 
donde  decretò  il  famoso  blocco  continen- 
tale. Corsero  i  russi  in  aiuto  di  Prussia, 


P  R  li 

ma  Napoleone  coi  combattimeflti  di  Ey- 
lau  a'  7  e  8  febbraio  1807  ,  sconfisse  le 
due  armate  coti  azioni  sanguinose:  altra 
gran  vittoria  i  francesi  riportarono  sui 
prusso-russi  a  Friedland  a'i4giugno,  ca- 
pitanati da  Napoleone.  Questi  in  Tilsit 
a' 21  giugno  accordò  un  armistizio,  ed 
abboccatosi  con  Alessandro  I  imperatore 
di  Russia,  ivi  a'7  e  9  luglio  conchiusero 
la  pace  tra  Francia,  Russia  e  Prussia,  le 
quali  potenze,  tra  altre  clausole,  accede- 
rono al  blocco  continentale  ;  la  Prussia 
rinunziò  a  tutti  i  possedimenti  tra  il  Re- 
no e  r  Elba  ,  ed  alla  quasi  totalità  della 
Polonia -Prussiana,  in  favore  del  grandu- 
cato di  r'tìfr^flti'/rtjdato  all'elettore  di  Sas- 
sonia divenuto  re.  Pistoiesi  nella  f^iln  di 
Pio  Vili  *•  2,  p.  254,  riporta  un  ordine 
emanato  dal  re  Federico  Guglielmo  HI  1 
nc'primi  del  1809,  il  quale  commosso  dal 
grande  attaccamento,  che  gli  aveano  di- 
mostrato i  sudditi  cattolici  nelle  ultime 
catastrofi  coi  francesi,  dichiarò  che  in  av- 
venire non  abbiasi  più  riguardo  alle  dif- 
ferenze di  religione  tra'caltolici  e  prote- 
stanti, promettendo  di  render  migliore  la 
dotazione  de'sacerdoti  cattolici.  Nel  1 8  1 3 
il  re  entrò  nella  coalizione  per  annienta- 
re la  gigantesca  potenza  di  Napoleone, 
fomentò  e  protesse  la  società  patriottica 
Tugend's-bund,  o  federazione  della  vir- 
tù, stabilita  nel  1808  a  Ronigsberga,  con 
che  formò  molti  corpi  volontari.  Inoltre 
colla  promessa  di  organizzare  nuove  isti- 
tuzioni sociali  adatte  all'indole  e  al  desi- 
derio de'siioi  popoli,  accese  mirabilmen- 
te r  entusiasmo  nazionale.  Ebbe  quindi 
gran  parte  ne'successi  de' confederali,  al 
rovesciamento  del  trono  di  Napoleone  nel. 
i8i4j  entrando  colla  sua  armata  in  Pa- 
rìgi  {V\  ove  conchiuse  il  celebre  trat- 
tato; quindi  intervenne  al  famigerato  con- 
gresso di  ^/e/2«rt,  e  contribuì  a  rovesciar 
di  nuovo  Napoleone  ne'campi  di  Water- 
loo, a  mezzo  del  valoroso  feld- marescial- 
lo LebrechtdeBlucherdi  Rostock.  Il  con- 
gresso di  Vienna  reintegrò  la  Prussia  de- 
gli stati  perduti,  ad  eccezione  d'una  parte 


PRU 
lidia  Polonia,  per  l'equivalente  delia  qua- 
le le  venne  data  una  porzione  della  Sas- 
sonia e  la  provincia  del  Basso-Reno,  en- 
trando a  parte  della  formidabile  santa 
alleanza,  per  l'equilibrio  politico  e  quiete 
d'Europa.  Inoltre  ricuperò  tutti  gli  og- 
getti di  belle  arti,  trasportati  da  Berlino 
a  Parigi  nel  1806,  insieme  alla  famosa 
(juadriga ,  che  decora  la  porta  di  Bran- 
<!eburgo  di  delta  capitale.  Vedasi  1'  Hl- 
stoire  de  la  Priisse  depuìs  la  fin  du  re- 
iine  de  Frédéric  le  Grande  fusquau  trai- 
le de  Paris  de  i8i5,  Paris  1828. 

L'illustre  Artaud,  citato  storico  di  Pio 
VHj  a  p.  372  parla  della  venuta  in  Ro- 
ma neli82i  del  principe  d'Hardemberg 
i.°  ministro  (e  gran  cancelliere,  reduce 
dalle  conferenze  di  Lubiana  ,  accompa- 
gnato dal  pubblicista  Schoell)  di  Federi- 
co Guglielmo  III,  e  che  il  concordato  col- 
la Prussia  da  tanto  tempo  preparato  per 
cura  del  cav.  INiebuhr  inviato  straordina- 
rio e  ministro  plenipotenziario  ,  fu  con- 
chiuso e  sottoscritto  in  3  giorni  nella  se- 
greteria distalo,  colla  piena  soddisfazio- 
ne de'due  governi;  quindi  a  p.  38i  ci  di- 
ce, che  Pio  VII  lo  annunziò  con  allocu- 
zione nel  concistoro  de'3  agosto,  indican- 
do la  regia  sollecitudine  in  favore  dei  cat- 
tolici e  la  nuova  circoscrizione  delle  dio- 
cesi. Altra  indicazione  l'abbiamo  da  Cop- 
pi, Annali  d'Italia,  anno  1821,  n.°  83, 
che  dichiara,  a  vere  il  principe  in  una  con- 
ferenza tenuta  col  cardinal  Consalvi  ai 
25  marzo,  convenuto  nel  modo  di  sta- 
bilire la  istituzione  pei  vescovi  degli  stati 
prussiani.  Bellomo,  Continuazione  della 
storia  di Bercastel,  1.  2,  p.  i85,  racconta, 
che  il  principe  Hardemberg,  avendo  in- 
tavolate trattative  per  riordinar  la  chiesa 
cattolica  negli  stati  prussiani  ,  mediante 
convenzione  de'  25  marzo,  che  tenne  le 
veci  di  concordato,  fu  pubblicata  da  Pio 
VII  colla  bolla  De  salute  aniniarum,  dei 
16  luglio  1821,  ed  annunciata  al  sagro 
collegio  con  allocuzione  che  riproduce  del 
I  3  agosto  (ch'è  la  vera  data),  leggendosi 
ancora  nel  u.°  GG  del   Diario  di  Roma 


PRU  71 

dello  slesso  anno.  Disse  il  Papa:  «Que- 
sto monarca  (  Federico  Guglielmo  III  ), 
benché  non  professi  la  religione  cattoli- 
ca, tuttavia  per  la  benignità  colla  quale 
riguarda  i  cattolici  suoi  sudditi  (il  cui  nu- 
mero dalle  ultime  guerre,  e  dopo  resti- 
tuita la  pace  d'Europa  s'è  considerabil- 
mejiteaccresciuto),  ci  ha  volentierissiraa- 
menle  prestato  la  sua  mano  adiutriceper 
sistemare  e  riordinare  le  chiese  del  suo 
regno,  e  quantunque  indebolite  si  fosse- 
ro le  forze  del  regio  erario  pe'  mali  gra- 
vissimi a'  quali  quel  regno  fu  soggetto  ; 
nulladimeno  conregal  munificenza  ci  ha 
largamente  somministrati  i  mezzi  atti  a 
fornire  unaconvenientee  stabile  dotazio- 
ne alle  mense  vescovili,  a'capitoli,  a' se- 
minari. Così  fucili  e  benevole  disposizio- 
ni in  favore  della  cattolica  religione,  han- 
no, come  doveasi,  chiamata  tutta  la  no- 
stra gratitudine, ed  incontriamo  colla  più 
viva  sodddisfuzione  la  opportunità ,  che 
ora  ci  offre,  per  dare  una  pubblica  testi- 
monianza di  questi  nostri  sentimenti.  Ad 
oggetto  pertanto  di  stabilire  quelle  cose, 
che  la  liberalità  del  re  ci  pose  in  grado 
di  mandare  ad  effetto,  abbiamo  emanalo 
una  bolla,  colla  quale  si  decretano  la  si- 
stemazione e  la  circoscrizione  di  quelle 
diocesi ,  afUnchè  (ciò  che  sommamente 
interessa)  dati  da  noi  alle  chiese  soprad- 
dette i  pastori,  reintegrati  i  capitoli,  e  re- 
stituiti o  più  stabilmente  sistemati  per 
l'avvenire  i  seminari  de'chieiici,  il  gover- 
no e  r  amministrazione  de'  quali  dovrà 
essere  presso  il  vescovo diocesanojciascu- 
na  di  quellediocesi,  che  negli  ultimi  tem- 
pi furono  tanto  agitate  ed  afflitta,  vada 
a  richiamarsi  ad  un  miglior  ordine,  e  go- 
da di  uno  stato  più  felice.  Tralasciamo 
qui  di  enumerarvi  le  disposizioni  dell'e- 
nunciata bolla,  le  quali  tutte  potretea  suo 
tempo  conoscere.  Grato  però  vi  sia  il  sa- 
pere sin  da  ora  la  reintegrazione  della 
chiesa  di  Colonia  tanto  illustre  e  antica, 
al  primario  grado  di  chiesa  metropolita- 
na, e  la  ripristinazione  de' vescovi  di  lut- 
to il  regno  da  farsi,  come  già  sole  vasi,  dai 


72  PRO 

capitoli,  e  trovali  gli  eletti  idonei  a  for- 
ma (Ic'iiacii  canoni  pei"  mezzo  del  consue- 
to informativo  processo,  verranno  dalla 
medesima  confermati".  La  bolla  De  sa- 
lute animariim  si  legge  nel  Bullarium 
de  propaganda  fide,  Jppendix  t.  2,  p. 
329.  Le  principali  disposizioni  di  essa  bol- 
la sono  le  seguenti.  Fu  di  nuovo  eretta 
la  chiesa  di  Colonia  che'  le  infelici  circo- 
stanze dell 80 1  a veano  indotto  la  s.  Sede 
a  sopprimere,  e  fu  ripristinata  all'anti- 
co grado  di  metropolitana  ,  assegnando 
ad  essa  in  sulTraganee  le  chiese  di  Tre- 
veri,  Miinslere  Paderbona  oPaderborn. 
Fu  elevata  al  grado  di  metropolitana  la 
chiesa  di  Posnania,  riunendo  ad  essa  co- 
me concattedrale  la  chiesa  di  Gncsna,  ed 
assegnando  in  suffraganea  dell'arcivesco- 
vo di  Posnania  e  di  Gnesna,  la  chiesa  di 
Culma,  rimanendo  le  due  chiese  di  Bre- 
slavia  ediWarmiaiinmediataoienle sog- 
gette alias.  Sede,  dimodoché  le  sedi  del  re- 
gnodi  Prussia  si  stabilirono  in  numero  di 
8.  Fu  ripristinato  in  ciascuna  di  esse  chie- 
se un  capitolo  con  le  dignità  del  proposto 
e  del  decano,  con  un  numero  convenien- 
te di  canonici  tantodi  numero  quanto  o- 
norari,  e  di  prebendati  coH'obhligo  della 
residenza  e  del  servizio  corale.  Quanto 
alla  provvista  delle  8  chiese,  fu  stabilito 
che  la  elezione  de' vescovi  si  faccia  dai  ri- 
spettivi capitoli  nelle  forme  canoniche, 
trasmettendo  alla  s.  Sede  gì'  istromenti 
autentici  delle  seguite  elezioni ,  che  dal 
sommo  Pontefice  verranno  confermate 
col  mezzo  di  bolle  apostoliche,  quante  vol- 
le riconosca  le  elezioni  suddette  canonica- 
mente tilte,  e  la  idoneità  dell'eletto  ri- 
sulti dal  processo  da  commettersi  dal  Pa- 
pa in  ciascun  caso  ad  un  vescovo  del  re- 
gno ,  0  forma  della  notissima  istruzione 
di  Urbano  VllL  Quanto  alla  collazione 
delle  prebende  capitolari,  fu  decretato  che 
per  questa  volta  il  vescovo  esecutore  a- 
poslolico  della  suddetta  bolla  nomini  sog- 
getti, e  componga  i  capitoli;  nelle  future 
vacanze  poi,  riservala  sempre  alla  s.  Se- 
de la  collazione  della  1/  dignità,  e  quel- 


PRU 

la  de'canonicali  che  vacheranno  in  6  me» 
si  dell'  anno,  si  prescrisse  che  la  dignità 
del  decanato,  ed  i  canonicati  che  vache- 
ranno negli  altri  6  mesi  si  conferiscano 
dai  vescovi  rispettivi.  Tutte  le  mensear- 
civescovili  e  vescovili ,  i  capitoli,  i  semi» 
nari  diocesani,  ed  i  vescovi  sufT'raganei  di 
ogni  diocesi,  che  in  gran  parteerano  sta- 
ti nei  passati  sconvolgimenti  privati  dei 
loro  beni,  sono  stati  dotati  con  rendile  si- 
cure, somministrate  dalla  munificenza  e 
liberalità  del  redi  Prussia.  Sono  stati  for- 
niti a  tutti  i  vescovi  gliepiscopii,  eie  con- 
venienti abitazioni  alle  dignità,  canonici 
e  prebendati,  ed  altri  locai  i  per  le  cure  ec- 
clesiastiche, pei  capitoli  e  pegli  archivi , 
dopo  che  il  reFedericoGuglielino  III  die 
a'23  agosto  1821.  la  sua  sovrana  sanzio- 
ne al  convenuto,  ed  insieme  assegnò  i  fon- 
di necessari.  Finalmente  alla  metropoli- 
lana  di  Colonia  fu  riunita  l'illustre  sede* 
vescovile  di  Aquisgrana  o  Aixla  Chapel- 
le,  sopprimendosi  il  vescovato.  La  catte- 
drale dedicata  alla  B.  Vergine  fu  dichia- 
rata collegiata  ,  con  capitolo  composto 
della  dignità  del  preposto  e  di  G canoni- 
ci, ili.°  di  collazione  della  s.  Sede,  i  ca- 
nonicati coU'alternativa  de'6  mesi  tra  la 
slessa  sede  apostolica  e  1'  arcivescovo  di 
Colonia;  per  grazia  speciale  il  Papa  con- 
cesse al  capitolo  d'Aquisgrana  l'uso  della 
cappa  magna  di  seta  paonazza  con  pelli 
d'armellino  nell'  inverno,  e  nell'estate  la 
mozzettasimilesopra  il  r'occhetlo.  Per  or- 
dine di  tempo  qui  ricorderò,  che  nel  voi, 
LUI,  p.  168  dissi,  che  nel  1822  il  resi 
recò  in  Roma  co'  reali  figli,  accollo  con 
gioia  da  Pio  VII,  e  potè  rivedere  il  fia- 
tello  principe  Enrico  ch'erasi  stabilito  in 
detta  città  (ove  mor'i  nel  luglio  1846  co- 
me si  ha  dal  n.°  28  delle  Notizie  del  gior- 
no,  che  descrive  la  pompa  funebre). 

La  grande  opera  del  riordinamento  ec- 
clesiastico nella  Prussia  ebbe  compimen- 
to nel  1824,  col  ristabilimento  della  dio-    J 
cesi  di  Miinster  (con  giurisdizione  sui    1 
cattolici  del  granducato  d'Oldembuigo), 
cui  Leone  XI 1  die  in  vescovo  il  sutira- 


PRU 

ganeo.  Pei  lauto  nel  n."  2  i  del  Diario 
di  rwma  di  dello  anno  si  legge  un  ri- 
sliello  del  risultato  delle  lipoitateami- 
clievoli  trattative  tra  la  santa  ^tn\e  e  la 
real  corte  di  Prussia,  quindi  si  dice:  Che 
la  esecuzione  della  L)olla  di  Pio  VII  fu  da 
lui  commessa  a  mg/  Giuseppe  de' prin- 
cipi di  Hohenzollern  principe  vescovo  di 
Warmia,  prelato  distintissimo  non  nieno 
per  la  nascita  che  per  le  rare  sue  virtù 
e  devozione  verso  la  s.  Sede.  Questa  ope- 
razione essendo  assai  vasta  e  complicata, 
attesa  anche  la  grande  estensione  del  re- 
gno, il  principe  vescovo  di  mano  in  ula- 
no che  l'andava  eseguendo  ne  rese  conto 
alla  s.  Sede,  trasmettendo  ad  essa  i  rispet- 
tivi suoi  alti  esecutoriali.  Cheavea da  mol- 
to tempo  ordinato  la  diocesi  di  Culma  e 
cominciato  a  sistemarnediversealtre,  di- 
modoché j  capitoli  di  Culraa  e  di  Bre- 
slavia  già  potevano  celebrare  1'  elezione 
de'Ioro  vescovi,  la  i.' delie  quali  elezioni 
era  stala  già  confermala  dalla  s.  Sede, 
venendovi  promosso  l'eletto  come  perso- 
na riconosciuta  degna  del  vescovato.  A- 
vendo  il  medesimo  principe  vescovo  ese- 
guila la  slessa  operazione  nella  chiesa  di 
IMiiiister  in  Weslfàlia,  sottopose  a  Leone 
Xil  gli  atti  esecutoriali,  quali  riuscirono 
di  piena  soddisfazione  del  Papa  anche  per 
l'egregia  scelta  de'capilolari,  dì  cui  si  ri- 
porta il  novero,  colle  dignità,  e  preben- 
de del  leologoe  del  penitenziere.  Nel  1825 
segui  la  conversione  al  catlolicismo  del 
duca  d'Auhalt-Coethen  e  della  virtuosis- 
sima sua  moglie  e  sorella  del  redi  Prus- 
sia ,  di  die  e  della  grande  stima  che  ne 
fece  Gregorio  XVI  parlai  ne' voi.  XIV^  p. 
233,  XX  iX,p.  IO  3,  nel  soggiorno  che  fece 
in  Uoma.  In  quest'ultimo  vol.,p.  2  ip,  toc- 
cai come  Gregorio  XVI  nel  1 835  condan- 
nò le  opere  di  Ermes  o  Hermes,  delle  cui 
dottrine  trattai  a  Ermtsiaiii  (/''.)  o  Her- 
inesiani,  perchè  teneva  in  dissensione  reli- 
giosa Varie  proviucie  della  Prussia  e  spe- 
cialmente la  Weslfàlia,  accennando  pure 
le  gravi  vertenze  insorte  tra  las.  Sede  e  il 
regio  goveruu  prussiano  per  l'aposlolico 


PRU  73 

zelo  dell'arcivescovo  di  Colonia  [y.)Qìs^.^ 
Gleniente  Augusto  libero  barone  di  Dio- 
ste  e  Vischering,  per  cui  provvide  quel- 
la sede  di  coadiutore  nella  persona  dell'e- 
simio porporato  che  ora  la  governa,  en- 
comiando la  benevolenza  per  della  chie- 
sa del  regnante  monarca. 

La  questione  gravissima  colla  Prussia 
che  tanto  afUisse  l'animo  paterno  del  Pa- 
pa Gregorio  /Y^^7,  che  per  dovere  del  suo 
pontifìcio  ministero  dovette  sostenere  ai 
modo  che  narrai  nella  sua  biografia,  eb- 
be la  seguente  origine.  Secondo  la  costan- 
te e  universale  disciplina  della  chiesa  cat« 
tolica,  contraendo  i  cattolici  matrimonio 
coi  profestanti,  perquanto  riportaia  ÌMa- 
TRiMONio§  V  trattando  de'matrimoni  mi- 
sti, devono  educare  la  prole dell'unoedel- 
l'allro  sesso  nella  religione  cattolica.  Fe- 
derico II  redi  Prussia  allorquandoacqui- 
slò  alcune  provi  ncie  polacche,  fece  pub- 
blicare una  dichiarazione,  secondo  la  qua- 
le ne'matrimoni  misti  i  maschi  fossero e- 
ducati  nella  religione  del  padre  e  le  fem- 
mine  in  quella  della  madre.  Il  re  Fede- 
rico Guglielmo  III  nel  i8o3  p'resciisse, 
che  tulli  i  figli  si  dovessero  educare  nel- 
la religione  del  genitore,  e  nessuno  dei 
coniugi  dovesse  per  un  contralto  qualun- 
que obbligar  l'altro  ad  allontanarsi  da 
queste  legali  prescrizioni.  Simile  prescri- 
zione promulgò  neh  852  nelle  provincia 
renane,  unite  alla  sua  monarchia  col  me- 
morato trattato  di  Vienna.  In  tale  con- 
trasto fra  le  leggi  ecclesiastiche  e  civili, 
i  vescovi  prussiani  della  provincia  eccle- 
siastica di  Colonia  ,  col  consenso  del  re- 
gio governo  ,  ricorsero  al  Pontefice  Pio 
f^III  [f^.),  il  quale  fece  compilare  dal 
cardinal  Cappellari  ,  poi  suo  successore 
Gregorio  XVI,  quel  breve  apostolico, 
che  celebrai  nel  voi.  XLIII,  p.  294  ('"• 
sieme  ai  detto  arcivescovo,  ed  a  quel- 
lo di  Posnania),  che  neli83o  inviò  loro 
con  analoghe  istruzioni,  nelle  quali  si  con- 
discese fino  dove  lo  permetteva  la  Disci- 
plina ecclesiastica  (/^.).  Ma  il  governo 
prussiano  nou  lo  credette  suOìcieule  e 


74  P  R  u 

crebbeto  perciò  le  angustie  di  que'caUo- 
liei,  fra  i  contrasti  delle  due  autoritù.  Le 
vive  dissensioni  che  seguirono  tra  il  mi- 
nistero de' culti  e  l'arcivescovo  di  Colo- 
nia Droste,  non  tardarono  ad  eccitarsi 
vieppiù,  per  essersi  questi  ricusato  di  u- 
niformarsi  alla  convenzione  conchiusa  a' 
19  giugno  1834  dal  suo  predecessore 
col  governo  riguardo  ai  matrimoni  mi- 
sti. L'arcivescovo  conosceva  tutta  la  for- 
za di  siffatta  convenzione,  la  quale  avea 
per  iscopo  d'introdurre  il  protestantesi- 
mo nelle  provincie  renane  della  Prus- 
sia moltiplicandosi  que'  matrimoni.  La 
resistenza  dell'arcivescovo  di  Colonia  fu 
tenace  e  insuperabile.  Intimatogli  lospo- 
gliamento  de'beni,  mirò  con  ripugnan- 
za tal  deliberazione,  la  quale  non  presen- 
tava che  una  manifesta  violazione  del 
concordato  vigente  tra  la  s.  Sede  eia  Prus- 
sia :  provocalo  a  rinunziare  almeno  tem- 
poraneamente la  sua  giurisdizione  epi- 
scopale, ed  allontanarsi  dalla  sua  metro- 
poli ,  rispose  non  potersi  separare  dalla 
sua  chiesa  ch'era  sua  sposa:  minacciato 
di  restarùe  diviso  per  via  di  forza,  pre- 
sentò le  sue  sagre  uiani  ai  ferri  della  cat- 
tività ,  ed  il  20  novembre  1837  egli  fu 
j)reso  nel  suo  palazzo  e  racchiuso  nella 
fortezza  di  Minden.  Quattro  anni  consu- 
mati nel  presentar  l'esempio  d'un'eroica 
pazienta  edificarono  tutta  la  Chiesa ,  la 
quale  ebbe  a  gloriarsi  di  così  magnani- 
mi sagrifizi,  e  scrisse  il  nome  del  grande 
eroe  nel  lungo  novero  de'suoi  più  gene- 
rosi difensori,  venendo  distinto  col  titolo 
di  Atanasio  della  Germania.  Presso  a 
poco  tal  fu  pure  la  condotta  ecclesiastica 
di  mg.'"  Martino  di  Dunin  arcivescovo  di 
Gnesnae  Posnania  (f^.)-  Avendo  il  mi- 
nistro de'cultia'19  luglioi837  dichiara- 
lo, che  anco  nelle  due  diocesi  di  Posna- 
nia e  Gnesna  debbano  i  matrimoni  mi- 
sti essere  celebrati  dal  clero  cattolico,  coi 
bandi  e  colia  ecclesiastica  benedizione , 
senza  esigere  una  promessa,  e  senza  insi- 
nuare un  accordo  intorno  all'educazione 
della  prole  nella  fede  cattolica,  il  zelante 


P  R  U 
arcivescovo  a' 2  i  ottobre  con  ragionala 
lettera  ricorse  al  re.  Gli  rappresentò  es- 
sere nella  sua  ardiocesi  in  vigore  il  bre- 
ve Magna  di  l'enedelto  XIV  sui  mairi- 
Ili  misti,  a  norma  del  quale,  in  confor- 
mità degli  antichissimi  canoni  della  chie- 
sa cattolica,  i  matrimoni  misti  non  pos- 
sono essere  in  caso  estremo  dichiarati  le- 
citi se  non  sotto  la  condizione,  che  la  par- 
te cattolica  si  obblighi  a  procurare  di  ri- 
chiamare con  tutte  le  sue  forze  la  non  cat- 
tolica nel  seno  della  chiesa  cattolica ,  e 
far  che  i  figli, che  nascerannoda  tale  ma- 
trimonio, sieno  educali  nella  credenza  cat- 
tolica. Rammentò  la  conclusione  de' so- 
lenni trattati  in  cui  i  re  di  Prussia  pro- 
misero di  non  esercitare  la  loro  sovra-' 
nità  sul  culto  cattolico  e  sulla  disciplina 
ecclesiastica  de' cattolici  romani  passali 
sotto  il  loro  dominio.  Che  la  disciplina 
della  Chiesa  sui  matrimoni  misti  era  in 
armonia  e  coerente  al  breve  di  Benedet- 
to XIV,  ai  sinodi  diocesani  di  Posnania 
del  1720,  di  quello  di  W^armia  nel  1726, 
di  quello  di  Culma  del  17451,  e  del  bre- 
ve apostolico  di  Pio  Vili.  Che  il  re  nel 
proclama  del  1  8  1  5,  nel  rientrare  in  pos- 
sesso del  granducato  di  Posnania,  solen- 
nemente si  degnò  annunciare:  La  vostra 
religione  sarà  conservata  intatta.  Suppli- 
care riverentemente  la  Maestà  sua  a  gra- 
ziosamente permettere,  che  in  riguarda 
ai  matrimoni  misti  nelle  diocesi  arcive- 
scovili di  Gnesna  e  Posnania,  si  proceda 
in  avvenire  come  prima.  Rispose  il  re  non 
poterlo  permettere. Quindi  l'arcivescovo 
a' 3o  gennaioi838  pubblicò  una  detta- 
gliata lettera  a  tutto  il  clero  delle  sue  ar- 
cidiocesi ,  esortandolo  a  osservare  stret- 
tamente la  dottrina  cattolica,!  sagri  ca- 
noni e  la  disciplina  della  chiesa  cattoli- 
ca sui  matrimoni  misti,  mentre  né  la  car- 
cere, né  la  fame  non  lo  farebbero  devia- 
re dalla  s.  fede.  Seguirono  n»olte  altre  let- 
tere e  dichiarazioni  tra  le  due  autorità, 
ciascuna  nel  senso  loro ,  venendo  la  re- 
ligiosa costanza  dell'  arcivescovo  corro- 
borata dalie  proteste  dei  diversi  decani 


PRU 

delle  chiese;  ma  il  governo  rilegò  l'arci- 
vescovo a  Colberg  dopo  averlo  piocessa- 
tcGregorio  XV I  pronunziò  ne'concislori 
quelle  allocuzioni  indicatealla  citata  bio- 
grafia sua,  protestando  sui  casi  avvenuti, 
depluiando  la  prigionia  degl'  illustri  due 
arcivescovi^  ed  encomiandone  altamente 
Io  zelo  pastorale.  Quindi  fece  pubblicare 
colle  stampe  i  seguenti  due  libri.  Esposi' 
zione  di  fallo  documentala  su  quanto  ha 
precedalo  e  seguito  la  deportazione  di 
riìg.''  Di  oste  arcivescovo  di  Colonia.  E- 
sposizione  di  diritto  e  di  fallo  con  autert' 
liei  documenti  in  risposta  alla  dichiara- 
zione e  memoria  del  governo  prussiano 
pubblicate  nella  Gazzella  di  stalo  di  Ber- 
lino il  3 1  dicembre  i838.  Nel  Supplì  men- 
to al  n,°  3  I  del  Diario  di  Roma iS3g  fu 
pubblicalo  il  testo  dell'Esposizione  om- 
iiiessi  i  documenti;  e  nel  Supplimeolo  al 
ììf  55  l'allocuzione  degli  8  luglio  tradot- 
ta in  italiano  ,  in  cui  dice  il  Papa  :  che 
per  l'obbligo  imposto  col  pontificato,  di 
sostenere  e  difendere  i  diritti  della  Chie- 
sa sull'afFare  de'matrimoni  misti  e  la  cau- 
sa de'due  arcivescovi,  non  avea  mancato 
di  reclamare  con  ripetute  rimostranze 
presso  il  regio  governo, perla  libertà  dei 
due  pastori  e  per  l'esercizio  della  loro  au- 
torità ;  essere  eziandio  colpito  da  nuovo 
acerbissi  mo  cordogl io,per  la  sentenza  pro- 
nunziata contro  r  arcivescovo  Dunin,  di 
rifondere  le  spese  del  processo  fatto,  e  ad 
essere  detenuto  per  6  mesi  in  una  fortez- 
za ,  con  dichiarazione  che  lo  qualificava 
inciipace  di  qualunquecarico e  officio  nel 
1  egno  di  Prussia  ,  con  grave  lesione  dei 
diritti  divini  della  Chiesa,  e  in  detrimen- 
to della  cattolica  religione.  Pertanto,  que- 
relandosi di  tutte  le  cose  avvenute  ,  de- 
cretò che  mg.^  Dunin  era  il  vero  e  unico 
arcivescovodi  Gnesna ePosnania, dichia- 
rando irrita  e  nulla  per  legge  canonica, 
anzi  per  la  stessa  legge  divina,  la  senlen- 
ya  emanata  dai  giudici  laici.  Fece  gran- 
dissimi encomi  per  l' invitta  costanza  del 
prelato,  congratulandosi  seco  lui  di  patir 
coulumclic  per  Gesù  Cristo.  Altro  iiou 


P  R  U  7? 

bramare,chesicno  restituiti  alle  loro  chie- 
se i  due  arcivescovi,  e  levali  per  tutto  il 
regno  gli  ostacoli  ond'è  vincolato  l'eser- 
cizio dell'ecclesiastico  potere,  onde  cessi 
fiuaitnente  ogni  motivo  di  dissensione. 
Ammoni  i  figli  della  Chiesa  esistenti  nei 
regno  di  Prussia  a  osservare  le  leggi  dei 
sagri  canoni,  e  nelle  altre  cose  d'  ordine 
civile  ubbidiscano  fedelmente  ai  coman- 
di del  serenissimo  re.  Su  questo  argomen- 
to, si  stamparono  parecchi  opuscoli  :  la 
Germania  pi-incipalmente  fu  spettatrice 
di  un'attivissima  disputa,  nella  quale  con 
molto  coraggio  religioso  e  ingegno  si  di- 
fese la  causa  cattolica  dai  campioni  della 
Chiesa,  che  si  segnalarono  coi  loro  scritti, 
fra'quali  noterò  i  seguenti.  M.  Lieber,  La 
carcerazione  dell'arcivescovo  di  Colonia, 
ed  i  motivi  di  essa  giuridicamente  disctcs- 
si  da  un  giureconsulto  pratico,  Francfort 
1 837.  Dilucidazione  del  libretto  intitola- 
to :  La  Chiesa  cattolica  in  Prussia,  IMa- 
gonzai83-.  Giuseppe  Gorres,  Atanasio, 
Regensburg  i838.  La  Chiesa  e  lo  Stalo 
aliarne  della  contestazione  di  Colonia: 
nel  t.  1 7  degli  Annali  delle  scienze  reli- 
giose,'^. 1 6 1 ,  vi  è  l'estratto.  Clemente  Au- 
gusto imprigionato  e  deportato  nella  for- 
tezza di  Minden,  Augusta  1837.  Monta- 
lembcrt,  LeWre.y  sur  la  conduite  du  gouver- 
nement  Prussien  envers  Varchev.  de  Co- 
logne,  Parisi  838.  L'arcivescovo  pubbli- 
cò questa  opera,  tradotta  dal  conte  d'Hoc- 
rere  e  da  d.  Ferdinando  Mansi  :  Della 
pace  tra  la  Chiesa  egli  Stati,  Parigi  1 844> 
Nel  1. 1,  p.  94  di  detti  .^n/ia// se  ne  leg- 
ge il  sunto. 

A'7  giugno  i84o  mori  il  re  Federico 
Guglielmo  III,  e  gli  successe  il  figlio  re- 
gnante Federico  Guglielmo  IV,che  ricevè 
il  giuramento  di  fedeltà  a'iosettembrein 
Ròuigsberga,  a  Berlino  il  i  5  ottobre.  Su- 
bito il  nuovo  re  procurò  di  mitigare  le 
spinose  questioni  ch'erano  insorte  peidue 
arcivescovi,  tra  il  regio  governo  di  Prus- 
sia e  la  s.  Sede.  Permise  pertanto  che  i 
vescovi  della  moiiarcliia  potessero  comu- 
nicare liberameule  col  Papa.  Mitigò  i  ri- 


76  PRU 

goii  verso  i  due  prelati  di  Colonia  e  di 
i'ugnania,  indi  nel  i84i  si  concerie)  Ira 
il  real  goverjio  e  ih  slessa  s.  Sede,  che  il 
I,"  per  molivi  di  salute  chiedesse  ed  a- 
vesse  un  coadiutore  con  futura  succes- 
sione, Io  che  tlFelluò  Gregorio  XVI  con 
breve  del  2 1  settembre  1 84  • ,  con  piena 
adesione  di  mg/Droste.  A  questi  il  nuovo 
re  scrisse  benigna  lettera,  in  cui  lo  di- 
chiarò libero  di  poter  dimorare  in  Co- 
lonia, assicurandolo  di  non  aver  mai  te- 
muto ch'egli  avesse  partecipato  o  fomen- 
talo in  alcuna  guisa  sovvertimenti  poli- 
tici, di  che erastalo  accagionalo  lui  e  mg/ 
Dunin.  Pieso  così  tranquillo  l'arcivesco- 
vo di  Colonia,  consegnò  nelle  mani  del 
suo  degno  coadiutore  la  direzionédel  suo 
greggecon  lettera  pastorale  piena  di  gran 
sentimento.  Come  notai  ne'vol.XLII,  p. 
i52,  XLIII,  p.  294» '"g-'  Di'oslesi  recò 
a  Roma  nel  settembre  i844  P^'"  venera- 
re la  tomba  del  principe  degli  apostoli, 
ed  ossequiare  con  animo  riconoscente  il 
magnanimo  Gregorio  XVI  che  con  tan- 
ta sacerdotale  costanza  l'avea  vigorosa- 
mente difeso.  Il  Papa  Io  accolse  a' 18  set- 
tembre coi  modi  i  pili  aileltuosi  e  frater- 
ni, ed  ai  28  dello  stesso  mese  si  portò  a 
visitarlo  in  Via  Gregoriana  nella  casa  in 
cui  alloggiava.  Il  proprietario  di  questa 
e  agente  dell'arcivescovo,  sacerdote  d. 
Carlo  de  Agostinis  beneficiato  vaticano  e 
cavaliere  dell'Aquila  rossa,  a  perpetua- 
re il  singolarissimo  onore  fatto  al  prelato 
dall'augusto  supremo  capo  della  Chiesa, 
ne  fece  scolpire  la  memoria  in  marmo- 
rea iscrizione  e  collocò  sul  ripiano  della 
scala.  R.ilornatomg.''  Drosle  alla  sua  pa- 
tria Miinster,  dopo  travagliosa  malattia, 
sempre  cogli  alFetti  e  colla  mente  a  Dio, 
gli  rese  l'anima  a'ig  ottobre  i843-  U* 
niversalmente  lamentata  la  sua  perdita, 
ne  resta  a  conforto  la  metnoria  di  sue  su- 
blimi azioni  che  lo  fai  anno  vivere  ira- 
mortale.Il  Pontefice  Gregorio  XVI  a'24 
novembre  con  commovente  allocuzione 
in  concistoro  ne  pianse  la  morte  (si  legge 
nel  n.°  97  del  Diario  di  lloina),  ne  esaltò 


PRU 

le  insigni  virtù,  con  nuove  manifesta/io- 
ni  di  lodi,  per  le  quali  avea  intenzione 
di  crearlo  cardinale,  ma  la  sua  edificante 
umiltà  con  ogni  studio  avea  procurato 
sottrarsi  a  tanto  onore.  Nulladimeno,  se 
la  divina  provvidenza  avesse  disposto  che 
il  prelato  fosse  restato  in  Roma,  il  Papa 
era  onninamente  risoluto,  a  malgrado 
della  sua  modestia,  d'indurlo  ad  accettare 
la  cardinalizia  dignità,  a  ornamento  del 
s.  collegio  e  della  Sede  apostolica. Ne  pub- 
blicò la  Necrologia  il  t.  i,  della  2.'  serie 
de'notninati  Annali  a  p.  4^6,  quindi  nel 
f.  3,  p.  218  si  riporta  un  ristretto  del  li- 
bro: Clemente  augusto  barone  Drosle  a 
rischering  arcivescovo  di  Colonia  e  le- 
galo nato  della  s.  Sede  apostolica,  dot- 
tare  in  teologia  e  cavaliere  dell'  ordine 
dell'  Aquda  rossa  ec.  descritto  nella  sua 
vita ,  azioni  e  morte  al  popolo  tedesco  , 
da  Arminio  Sloeveken  cappellano  in  Co- 
lonia ,  Magonza  1846.  Di  recente  nella 
Lcllcra  pastorale  al  clero  e  arcidiocesi 
d' A rmach.  (idi  suo  dotto  e  virtuoso  arci- 
vescovo mg.*"  Cullen  primate  d'Irlanda, 
riportala  tìaW Osservatore  Romano  del 
1 85  I ,  n.°  79  e  seg.  è  detto  :  »  Intorno  a 
tale  argomento  si  può  aggiungere  le  te- 
stimonianze del  grande  arci  vescovo  di  Co- 
lonia Droste  di  Vischering,  l'Atanasio 
de'giorni  nostri,  il  quale  ebbe  la  gloria 
di  far  cessare  le  difficoltà  che  incessan- 
temente si  creavano  ai  cattolici  in  Ale- 
magna,  e  che  sebbene  ne'ceppi  esso  me- 
desimo, sostenne  e  ristorò  i  diritti  della 
chiesa  della  sua  contrada.  Uno  dei  capi, 
su  cui  ebbe  a  pugnar  colla  Prussia,  fu 
quello  della  educazione  de'giovanettijSul- 
la  quale  egli  impavidamente  sostenne  le 
ragioni  della  Chiesa".  Dopo  i  narrati  av- 
venimenti,la  disciplina  sui  matrimoni  mi- 
sti negli  stati  prussiani  attualmente  con- 
siste :  che  il  prete  cattolico  dà  la  bene- 
dizione, colla  condizione  che  la  prole  si 
educhi  nel  callolicismo;  assiste  poi  pas- 
sivamente al  matrimonio,  quando  non 
si  fa  tal  promessa.  Leggo  pure  nell'Oc- 
sei  valore  Romano  deli  852,  n."!  1 1,  che 


PRU 
le  persecuzioni  di  cui  i  cattolici  furono 
l'oggetto  nelle  discussioni  de'  matrimoni 
misti,  non  fecero  che  aumentare  il  loro 
•j  fervore;  i  pellegrinaggi  d' Aix-la-Cha- 
pelle,  ec.  Io  provano.  Nel  n.°i33  poi  si 
riporta  l'edificante  ritrattazione  del  d/ 
Munchen  can."  di  Coionia  ,  il  quale  ri- 
prova la  convenzione  del  i  834  tra  la  cu- 
ria ecclesiastica  della  sua  chiesa  e  il  go- 
verno di  Berlino,  siccome  CQntraria  ai 
breve  di  Pio  VIIF,  non  che  rigetta  quan- 
lo  fece  e  scrisse  a  danno  della  Chiesa  e 
de'suoi  diritti  per  l'esilio  di  mg.'"  Droste 
e  conseguenze;  ed  inoltre  riprova  le  dot- 
trine d'Ermes,  aderendo  puramente  e 
sinceramente  al  giudizio  portato  su  quel- 
le dalla  sa.  me.  di  Gregorio  XVI  coi  bre- 
vi apostolici  del  26  settembre  i  835  e  del 
y  gennaio  1 837,  ai  quali  si  dichiara  sog- 
getto colln  dovuta  ubbidienza  e  rispetto. 
Nel  n.°  7  delle  Nolizie  del  giorno  ili 
Roma  del  1847  è  riportala  la  lettera  pa- 
tènte del  re  Federico  Guglielmo  IV,  re- 
lativa all'organizzazione  del  sistema  rap- 
presentativo in  Prussia.  In  essa  fra  le  al- 
tre cose  si  dice,  che  l'ordinanza  sulla  for- 
mazione della  dieta  riunita  di  Prussia, 
riserva  al  re  il  diritto  di  convocai  la  ogni 
qualvolta  i  bisogni  dello  stato  l'erigano, 
od  importanti  questioni  lo  rendano  ne- 
cessario. Al  re  spetta  fissare  in  ogni  caso 
speciale  il  luogo  della  riunione,  la  dura- 
ta, l'apertura  e  la  chiusura  della  dieta. 
I  principi  della  casa  reale  fatti  maggio- 
renni, hanno  diiitto  di  sedere  nella  dieta 
nella  classe  de'principi,  conti  e  signori. 
Questa  classe  è  composta  inoltre  tle'prio- 
cipi  e  conti  membri  degli  antichi  stati 
dell'impero  germanico,  de' proprietari 
dell'alta  nobiltà  slesiaua,  nonchedi  tutti 
i  capitoli,  principi,  conti  e  signori  delle 
alte  diete  provinciali  che  hanno  diiitto 
di  voto.  I  principi  della  casa  reale  pos- 
sono votare  per  procura.  1  deputati  del- 
l'ordine equestre, delle  città  e  de'comuni 
rui  ali  delle  8  Provincie  staranno  nella  die- 
ta riunita  in  egual  numero  che  nelle  die- 
te provinciali.  iSel  t.  4  de'citati  Annali 


PRU  77 

serie  2.»  p.  \i^  sono  riprodotte  le  regie 
patenti  di  Federico  Guglielmo  IV  riguar- 
danti le  selle  religiose  che  si  formano  al - 
l'infuorì  de'culti  riconosciuti  dalle  leggi 
del  paese,  ossia  un  editto  di  tolleranza. 
In  esse  si  legge:  »  Ci  stimiamo  obbligati 
dichiarare  colle  presenti,  che  come  sia- 
mo per  una  parte  risoluti  di  assicurare 
per  l'avvenire,  a  guisa  del  passato,  la  no- 
stra più  ferma  protezione  di  sovrano  alle 
due  chiese  Evangelica  e  Cattolica  roma- 
na, chiese  privilegiate  in  forza  del  pas- 
sato e  pel  diritto  pubblico,  e  a  mantener- 
le nel  godimento  de'Ioro  diritti;  così  d'al- 
tra parte  ella  è  nostra  volontà  immuta- 
bile di  conservare  pienamente  a'  nostri 
sudditi  la  libertà  religiosa  pronunziata 
dal  codice  nazionale,  e  accordare  loro  la 
facoltà  di  riunirsi  in  una  confessione  co- 
mune, e  praticare  il  culto  divino  nel  mo- 
do compatìbile  colle  leggi  del  regno  ". 
All'articolo  PiolX,  agosto  1848,  parlai 
del  6.°  centenario  celebrato  dalla  metro- 
politana di  Colonia  per  la  sua  fondazio- 
ne, del  dono  fatto  con  breve  al  rispetta- 
bilearcivescovoGeissel,e  del  libro  al  Pa- 
pa umiliato  sul  compito  edifizio.  Ne|  n." 
265  della  Gazzetta  di  Roma  1 848  venne 
riprodotto  VAlto  cosliluziona  le  per  lo  ^ta- 
to prussiano,  dato  dal  re  Federico  Gu- 
glielmol  Va  Potsdam  5 dicembre  1848. 
In  esso  si  dice,  the  i  prussiani  sono  eguali 
davanti  alla  legge,  ed  egualmente  am- 
missibili a  tutti  gli  impieghi.  La  libertà 
de'culti  è  garantita,  permesse  le  associa- 
zioni religiose.  Lo  stalo  civile  è  indipen- 
dente dal  culto  religioso.  L'esercizio  della 
libertà  religiosa  non  può  recare  danno  ai 
doveri  civili  e  politici.  Il  culto  evangeli- 
co e  cattolico  romano  sono  indipendenti 
per  l'amminislrazionedepropri  affari.  Lo 
slato  non  ha  diritto  di  proposizione  d'ele- 
zione e  di  conferma  per  le  cariche  eccle- 
siastiche. Il  matrimonio  religioso  noti  può 
essere  celebrato  che  dopo  il  matrimonio 
civile.  La  scienza  e  il  suo  insegnamento 
sono  liberi.  La  persona  del  re  inviolabile 
e  sacra.  I  ministri  sono  responsabili, e  pos- 


78  PRU 

sono  essere  messi  in  islalo  d'accusa  dalle 
camere.  II  solo  re  ha  il  potere  esecutivo  ; 
egli  nomina  e  revocai  ministri,  fa  promul- 
gare ed  eseguire  le  leggi.  Egli  è  il  capo 
dell'esercito;  egli  nomina  a  lutti  gl'impie- 
ghi civili  e  militari;  ha  ildiritlodi  farpa- 
cCjdichiarareguerraecoiichiudere  tratta- 
ti colle  potenze  estere;  proroga  le  camere. 
L'eredità  della  corona  è  stabilita  nella  li- 
nea mascolina,  e  secondo  il  diritto  di  pri- 
mogeniturain  linea  agnatica.  Il  re  è  mag- 
giore a  i8  anni  compili;  ei  presta  il  giu- 
ramento di  mantenere  la  costituzione,  e 
di  governare  secondo  le  leggi.  Senza  il 
consenso  delle  camere  il  re  non  può  es- 
sere sovrano  d'uno  stato  estero.  In  caso 
di  minorità  del  re,  le  due  camere  si  ri u- 
niraiuio  per  regolare  il  regno  e  la  tutela. 
Se  il  re  non  può  governare,  l'erede  pre- 
suntivo, o  quegli  che, secondo  le  leggi  del- 
la casa  reale,  lo  rimpiazza,  convoca  le  ca- 
mere. La  reggenza  non  può  essere  affi- 
data che  a  una  sola  persona.  Il  potere  le- 
gislativoè  esercitato  dal  re  e  da  due  ca- 
mere. Là  I ."  camera  si  compone  di  180 
membri  eletti  dai  rappresentanti  de'di- 
slrelti  e  dc'circondari.  Ogni  pru^^siano  è 
eleggibile  dopoil"4o.°anno.  La  :i.''camera 
si  compone  di  35o  membri.  Ogni  prussia- 
no in  età  d'anni  3o  può  essere  eletto  depu- 
talo di  detta  2. "camera.  I  pubblici  funzio- 
nari possono  far  parte  delle  camere  senza 
autorizzazione.Però  rilevasi  dagli  atti  del- 
la conferenza  episcopale  di  Vienna,  ripor- 
tati (\n\y Osservatore  Romano  del  i85o, 
n.**  84.  "  In  Prussia  ove  i  cattolici  sono 
presso  a  poco  i  cinque  dodicesimi  della 
popolazione,  il  12.°  articolo  della  costi- 
tuzione del  5  dicembre  1848,  pronun- 
ziando sui  diritti  delle  società  religiose, 
eguaglia  la  chiesa  cattolica  alla  protestan- 
te, e  negli  schiarimenti  di  questa  costi- 
tuzione cheil  ministeroprussianoha  fatti 
slauìpare,  si  dichiara  che  questa  menzio- 
ne dettagliata  e  slata  fatta  permostiare 
che  queste  società  non  avranno  a  soffrire 
pregiudizio  alcuno  nella  posizione  che  lo- 
ro è  dovuta  egaraulila  solennemente  ". 


PRU 

Nello  slesso  Osservatore  de\  1 8^  t ,  n.  1 58, 
in  proposito  si  legge.  »  La  costituzione 
approvata  nelle  camere  di  Berlino  san- 
ziona, che  la  chiesa  cattolica  romana, co- 
me le  altre  comunioni  religiose,  regola  e 
amministra  da  se  stessa  i  propri   alfari, 
e  conserva  il  possesso  degli  stabilimenti, 
dotazioni  e  fondazioni,  che  hanno  di  mi- 
ra il  culto,  l'insegnamento  e  la  beneficen- 
za :  inoltre  può  comunicare  col  suo  capo 
liberamente". Si  aggiunge:  »che  il  denaro 
dello  di  s.  Pietro  (oblazioni  al  Papa  Pio 
IX,  V.)  fu  raccolto  in  gran  somma  nella 
Prussia:  re  Federico  Guglielmo  IV  non 
cattolico  ,  saputo  1'  esilio  volontario  di 
Pio  IX, gli  offrì  per  asilo  il  suo  real  ca- 
stellodi  Brìihl  sul  Reno".  A.  maggior  glo- 
ria di  Dio,  Roma  con  tutti  i  cattolici  giu- 
bilò, quando  apprese  che  per  la  i  .'^  volta 
tlacchèOerlinosi  allontanò  dalla  fede  cat- 
tolica, vide  nella  domenica  fra   l'ottava 
della  festa  del  Corpus  Domini  del  18110, 
la  processione  del  ss.  Sagramento,  ese- 
guita con  gran  pompa  e  divozione.  Uscì 
dalla  chiesa  di  s.  Edwige  e  traversando 
la  grande  strada  di  Linden,  passò  per  la 
porta diBrandeburgo,mo vendo  per  Char- 
lottenburgo  verso  Spandau.  I  chierici  a- 
privano  il  piocorteggio  edopo  lungostuo- 
lo  veniva  il  R.mo  preposto,  il  quale  ac- 
compagnalo dai  sagri  ministri  portava 
l'augustissimo  Sagramento.  Oltre  1200 
cattolici  vi  presero  parte.  Allorché  il  pre- 
posto ne  rese  consapevole  il  governo,  que- 
sto si  compiacque  di  provvedere  acciò  il 
cattolico  rito  non  venisse  in  alcuna  guisa 
turbato;  ma  neppure  vi  fu  d'uopo  di  que- 
sto, imperocché  l'ecclesiastica  funzione 
riuscì  così  commovente  e  nuova,  cheat- 
trasse  a  se  gli  sguardi  di  tutti,  ed  i  me- 
desimi protestanti  commossi  fermavansi 
silenziosi  a  rimirare  il  venerando  rito,  ed 
unanimi  scoprivansi  il  capo  in  segno  di 
riverenza.  Tanto  leggo  nel  n."  \^o  del 
Giornale  di  Roma  del  1 85o.  Nel  vol.LI  I F, 
p.  228  narrai  che  Pio  IX  nel  settembre 
di  tale  anno  innalzò  alla  dignità  cardi- 
nalizia due  prelati  di  Prussia  mg.'  Geis- 


PRU 

se]  arcivescovo  di  Colonia,  e  mg/  Die- 
penbt'ock  vescovo  di  Bieslavia:  le  festive 
ncclamazioni,  anche  per  parie  del  gover- 
no, furono  veramente  straordinarie,  ed  il 
re  diproprio  pugno  scrisse  ringraziamenti 
alPapadi  tanto  onore  conferito  allaPrus- 
sia  cattolica.  Il  santo  Padre  nominò  la 
guardia  nobile  conte  Leoncilli  a  portare 
le  notizie  dell'esaltazione  al  cardinalato 
coi  berrettini  rossi,  ablegato  apostolico 
per  la  tradizione  delle  berrette  cardina- 
lizie mg.*"  Prosperi  Buzi,  e  delegato  apo- 
stolico per  imporle  mg.'"ViaIe-Prelà  nun- 
zio di  Vienna,  il  quale  pontificò  messe 
solenni  nel  la  cattedrale  diBreslavia  e  nel- 
la metropolitana  di  Colonia,  ove  si  vide- 
ro due  troni,  uno  pel  delegato,  l'altro  pel 
cardinale,  dopo  lequali  impose  ai  novelli 
porporati  le  berrette  cardinalizie.  Con 
mio  rincrescimento  non  mi  è  dato  ripor- 
tarne le  belle  e  consolanti  relazioni,  per 
la  compendiosa  condizione  di  questa  mia 
opera,  le  quali  riuscirebbero  di  grande 
onore  tanto  ai  cattolici  che  agli  acatto- 
lici prussiani,  essendo  riuscite  di  vero  e 
splendido  trionfo  di  nostra  s.  religione. 
Sono  però  riportale  sì  interessanti  de- 
scrizioni nel  n."  i6q  tlel  Giornale  di  Ro' 
mrti85o,  e  nel  t.  3,  p.  4^^,  t.  4>  p-  ^36 
della  tanto  benemerita  Civiltà  cattolica, 
con  preziosi  dettagli.  Alle  mense  fiwono 
fatte  atfettuose  e  riverenti  acclamazioni 
convivali,  a  Pio  IX,  a  Federico  Gugliel- 
mo IV,  ed  all'episcopato  germanico.  Che 
il  regnante  re  di  Prussia  con  saggia  bene- 
volenza ed  equità  favorisce  i  cattolici  l'ho 
indicato;  in  conferma  aggiungerò  ancora 
ciò  che  leggo  nell'  Osservatore  Romano 
del  1 85 1 ,  p.  -237,6  nella  Civiltà  cattolica, 
t.  5,  p.  1 33,  che  il  degno  vescovo  di  Bre- 
slavia  ora  cardinal  Melchiorre  Diepeo- 
brock,  scomunicò  un  grande  e  potente 
signore  violatore  de'sagri  vincoli  del  ma- 
trimonio, la  burocrazia  andò  in  collei-a 
e  minacciava;  ma  la  giustizia  e  il  buon 
senso  del  re  difese  l'atto  ilrlsuo  Melchior- 
re, com'egli  lo  chiama  per  l'alfelto  che 
gli  ha.  Un  uffiziale  superiore  dell'esercito 


PRU  79 

prussiano  abiurato  il  protestantismo  era 
caduto  in  odio  de'suoi  fratelli  d'arme,  che 
quasi  lo  fuggivano,  il  th  della  Pasqua  di 
risurrezione,  il  reFedericoGuglielmolV, 
cui  quell'uflìziale  era  stato  accusato  d'es- 
sere ito  in  grande  uniforme  a  baciare  il 
ss.  Crocefisso  nel  venerdì  santo  in  pubbli- 
ca chiesa,  per  mostrare  agli  accusatori  il 
suo  giudizio  sopra  tale  atto,  andò  a  strin- 
gergli la  mano  pubblicamente  in  occasio- 
ne d'una  rivista.  Il  re  è  inoltre  assai  sol- 
lecito nelcondiscendere  a  tutteledoman- 
de  de'vescovi,  riguardanti  l'educazione 
morale  e  religiosa,  in  guisa  che  le  mis- 
sioni ubertose  che  con  indicibile  frutto 
e  bene  grandissimo  si  fecero  dai  zelanti 
gesuiti  e  redentoristi  nella  \Veslfalia,  a 
Coblentz,  nel  Brandeburghese,  in  Pome- 
rania  e  altrove,  con  numerose  conversio- 
ni al  cattulicismo,  furono  esplicitamente 
permesse  e  approvate  da  lui.  Per  cura  di 
questo  sovrano  i  soldati  cattolici  hanno 
nell'esercito  i  loro  cappellitni,  mostran- 
dosi egli  sempre  e  in  ogni  incontro  ri- 
spettoso verso  Dio.  Nel  quartiere  Roep- 
nick  di  Berlino  e  sulla  piazza  del  campo 
si  volle  edificare  una  2."  chiesa  cattolica 
in  onore  dell'onnipotente  Iddio  e  sotto 
l'invocazione  di  s.  Michele,  sul  modello 
e  forma  della  magnìfica  basilica  di  s.  An- 
tonio in  Padova  (^.).  Non  solo  il  re  lo 
permise,  ma  autorizzò  di  procedere  ad 
una  questua  ne'suoi  stali,  contribuendo 
egli  10,000  talleri.  A  pag.  677  poi  del- 
l'Owen'fl/ore/iomrt/jo  del  1 85 1,  appren- 
do, che  agli  Il  luglio  il  re  comparve  sul- 
la piazza  del  così  detto  campo  di  Roep- 
nick,  ad  assistere  alla  funzione  colia  quale 
fu  posta  la  I.'  pietra  al  nuovo  sagro  edi- 
fizio  cattolico.  Siccome  il  cardinal  di  Bre- 
slavia  fu  impedito  d'intervenire  a  questo 
allo  solenne,  la  ceremonia  della  benedi- 
zione fu  disimpegnata  dal  suo  delegalo 
parroco  della  chiesa  di  s.  Edwige,  assisti- 
to dai  suoi  4  cappellani  e  da  parecchi  sa- 
cerdoti stranieri. Oltre  al  re  assistettero 
alla  funzione  diversi  principi  della  real 
casa.  Ciascun  battaglione  prussiano  della 


8o  VSE 

guarnigione  vi  depulòroiiominl  per  com- 
pagnia, e  cinscunsqiiadi'one  3  uomini  per 
rappresentar  le  (Ile  de'loro  soldati  catto- 
lici, in  gran  parata.  Le  generalità,  gl'im- 
piegati, i  membri  del  magistratoe  del  mu- 
nicipio,appartenenti  alia  confessione  cat- 
tolica, circondavano  più  da  vicine  il  luo- 
go ove  si  posò  la  pietra  fondamentale.  Mi- 
gliaia di  persone  d'ogni  ceto,  s'i  cattoliche 
che  protestanti  vi  vollcio  assistere  colla 
massima  quiete,  per  cui  tutta  la  solennità 
ebbe  il  carattere  della  pace  e  dell'amore 
veramente  cristiano.  Di  recente  si  è  for- 
mata la  camera  de'pari,  votata  dalla  i.' 
camera  prussiana  d^l  5  marzo  i852.  La 
1 .'  camera  è  formata  dal  re,  con  suode- 
cieto,  e  composta  de'principi  della  fami- 
glia reale,  de'capi  delle  case  d'HohenzoI- 
lern,  de'capi  delle  famiglie  prussiane  giù 
immediate  dell'impero,  de'capi  delle  fa- 
miglie ai  quali  il  re  conferisce  sede  e  voto 
nella  t/  camera,  de'membri  che  il  re  no- 
mina a  vita  fra 'grandi  proprietari  fon- 
diari delle  grandi  città  e  delle  università 
del  regno.  La  Prussia  postasi  a  capo  del- 
lo Zollverein  (associazione  doganale)  ac- 
quistò per  esso  una  grande  influenza  po- 
litica. L'Austria  che  non  ne  fa  parte,  ora 
sollecita  di  esservi  ammessa,  come  par- 
te importantissima  della  confederazione 
germanica. 

PSEUDO.  Falso,  e  deriva  dal  greco 
pseudos  che  significa  menzogna.  Perciò 
si  (ì'ìce pseudo  apostoH,f^iììsi  a])osloì\; pseu- 
do  Cristi^  falsi  Cristi  ;  pseudo  profeti^  fal- 
si profeti.  La  denominazione  di  Pseudo- 
nimi si  applica  tanto  agli  autori  di  libri 
il  di  cui  frontespizio  contiene  un  nome, 
che  non  è  quello  del  loro  autore;  come 
si  applica  agli  editori  calle  traduzioni. 

PSIMO.  Sede  vescovile  della  i.'  Te- 
baide  sotto  il  patriarcad'Alessaudria.Due 
vescovi  ricorda  VOrienschr.  t.  2,  p.  6i6. 

PUBBLICANI.  F.  Poplicani. 

PUB  LIO  (s.),  vescovo  di  Atene,  mar- 
tire. Si  apprende  da  s.  Dionisio  di  Co- 
rinto, citato  da  E^usebio  ,  che  Publio  fu 
incaricalo  del  governo  della  chiesa   di 


PUC 
Alene  dopo  la  morte  di  s.  Dionisio  Areo- 
pagita,  il  quale  ne  fu  il  primo  vescovo, 
proclamato  dall'apostolo  s.  Paolo.  Altro 
non  sappiamo  di  questo  santo,  se  non  che 
egli  terminò  gloriosamente  la  vita  col 
martirio.  La  sua  festa  è  segnata  a^2  i  di 
gennaio. 

PUBLIO  (s.),  abbate.  Figlio  di  un  se- 
natore della  città  di  Zeugma  ,  dispensò 
a'poveri  tutto  il  suo  avere,  e  cominciò  a 
condurre  vita  anacoretica;  poscia  imprese 
a  governare  un  monastero  numeroso,  l 
suoi  monaci  non  mangiavano  che  erbe,  le- 
gumi, panebigio,e  non  bevevano  che  ac- 
qua. Publioper  animarsi  a  nuovi  progres- 
si nel  fervore  e  nella  carità,  aumentava  o- 
gni  giorno  le  sue  mortificazioni  ed  i  suoi  e- 
sercizi  di  pietà,  e  metteva  singolare  atten- 
zione nello  schivare  l'ozio.Ri porta  Teodo- 
reloches.  Publio  fondò  due  congregazio- 
ni, una  di  greci,  l'altra  di  siri,  e  che  cia- 
scuna celebrava  i  divini  offizi  nella  sua 
lingua.  Questo  santo  fioriva  verso  il  369; 
è  onoralo  dai  greci,  ed  il  Butler  ne  po- 
ne la  festa  a'aS  di  gennaio. 

PUCCI  Lorenzo,  Cardinale.  Fìoven- 
tino  che  recatosi  a  Roma  occupò  le  ca- 
riche di  abbreviatore,  chierico  di  came- 
ra, e  datario  di  Giulio  11,  chegli  confe- 
rì la  coadiutoria  di  Pistoia.  Intervenne 
al  concilio  Lateranense  V,  ove  nella  ses- 
sione XI  fu  deputato  a  leggere  le  sche- 
dule. Divenne  anche  datario  di  Leone  X, 
il  quale  lo  fece  pure  suo  segretario,  ed 
a'23  settembre  01. "oltobreiSi  3  lo  creò 
cardinale  prete  de'ss.  Quattro  e  vescovo 
di  Melfi, nonchèamministratore  di  Van- 
nes  nel  i5i5,  e  vescovo  di  Montefiasco- 
ne.  Divenuto  vescovo  di  Pistoia  nel  1 5 1 8, 
cede  la  sede  al  nipote  Antonio.  Adriano 
VI  nel  i522  lo  preconizzò  alla  chiesa  di 
Capaccio.  Clemente  VII  lo  nominò  ve- 
scovo di  Paleslrina  nel  1 524,  e  penitenzie- 
re maggiore, avendo  descritto  il  suo  stem- 
ma e  da  che  originato,  nel  voi.  XXXV H, 
p.  286,  ed  a  Porte  sante.  Comechè  di 
genio  sublime  Giulio  1 1  non  volle  che  mai 
si  allontanasse  dal  suo  fianco,  se  non  quan- 


PUC 

do  l'inviò  ai  floreDlini  percotlegarli  con* 
tio  i  francesi,  nella  qual  circostanza  pro- 
nunziò in  senato  eloquente  orazione.  Lo 
stesso  praticarono  Leone  X  e  Clemente 
VII,  i  quali  sene  prevalsero  negli  atiari 
i  pi  il  gelosi  della  s.  Sede,  e  per  giudicare 
e  decidere  le  cause  più  ardue  e  interes- 
santi della  curia  romana,  onde  alcuni  lo 
tacciarono  di  avere  abusato  del  potere 
sotto  kI  I .°,  quindi  venne  incolpato  ad  A- 
di  iano  VI  di  venalità  e  peculato,  per  cui 
esigendo  il  Papa  che  rendesse  conto  del 
MIO  ministero,  lo  giovò  col  suo  credito  il 
rardiual  Medici,  che  divenuto  Clemente 
\  II  Io  ristabilì  nel  primiero  credito  e  au- 
torità. La  specchiata  sua  innocenza,  le  al- 
trui testimonianze  e  il  tempo  dileguaro- 
no le  calunnie.  Fu  a  due  conclavi.  Era- 
smo gli  dedicò  le  sue  annotazioni  sulle 
opere  di  s.  Cipriano,  e  Battista  Pianto- 
vano  la  vita  di  s.  Basilio.  Mori  in  Roma 
nel  1 53 1,  di  ySannijC  fu  sepolto  nella  ba- 
silica Vaticana,  donde  fu  trasferito  nella 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva  presso 
il  mausoleo  di  Leone  X,  con  raagnilìco 
elogio.  Del  suo  palazzo  feci  parola  nei 
voi.  LUI,  p.  83. 

PUCCI  Anto.mo,  Cardinale.  Paliizio 
fiorentino,  nipotedel  precedente,  ne'ver- 
di  anni  compose  egregiamente  in  versi. 
Alla  poesia  aggiunse  la  letteratura, e  di- 
venne profondo  nelle  facoltà  legali,  teo- 
logiche e  nelle  sagre  scritture  in  cui  si 
dice  non  avesse  pari  nell'età  sua,  e  che 
essendo  canonico  della  metropolitana  di 
Firenze,  con  somma  lode  pubblicamente 
interpretò:  fu  al  concilio  di  Laterano  V 
e  nella  sessione  IX  pronunziò  un'orazio- 
ne avanti  Leone  X.  Questi  nel  i5i8  lo 
fece  chierico  di  camera,  e  vice  legato  con- 
tro i  francesi  che  occupavano  lo  stato  di 
Modena  e  altri  luoghi, con  l'incarico  d'in- 
trodurre le  milizie  svizzere  negli  stati  pon- 
tificii, ove  vennero  in  servigio  della  Chie- 
sa. Nello  stesso  anno  ebbe  il  ves^covato 
di  Pistoia,  per  rinunzia  dello  zio  Loren- 
zo. Né  minor  stima  ebbe  di  lui  Adriano 
VI,  che  si  prevalse  della  sua  opera  e  con- 

VOL.   IVI. 


PUC  8i 

sigilo  nel  governo  della  Chiesa.  Nel  fu- 
nesto sacco  di  Roma  poco  mancò  che  i  fu- 
riosi soldati  non  l'impiccassero,  poiché  ca- 
rico di  catene  co'suoi  colleghi  veniva  con- 
dotto alla  forca  in  Campodifìore,  quan- 
do lo  liberò  con  uno  strattagemma  il  car- 
dinal Pompeo  Colonna.  Poco  dopo  Cle- 
mente VII  lo  spedi  nunzio  agli  svizzeri, 
all'imperatore  e  al  redi  Francia  per  paci- 
ficarli. Nel  i528  lo  fece  vescovo  diRa- 
polla,  che  però  subito  rassegnò  a  Gian- 
nozzo  suo  nipote.  Le  sue  rilevanti  fatiche 
Clemente  VII  premiò  a'25  settembre 
1  53  I  creandolo  cardinale  prete  de'ss. 
Quattro, colla  caricadi  penitenzieremag- 
giore  e  la  protettoria  de'minimi.  Paolo 
111  nel  I  536  lo  dichiarò  vescovodi  Vao- 
nes  per  nomina  del  redi  Francia  (che  poi 
nel  i54i  cede  al  nipote  Lorenzo)  e  nel 
I  537  gli  die  in  amministrazione  Melfi, 
che  rinunziò  ad  Acquaviva  poi  cardina- 
le. Ricevè  nella  sua  villa  di  Toscana  il 
Papa,  reduce  da  Lucca,  e  scrisse  alcune 
dotte  ed  erudite  omelie,  ed  altre  opere 
in  verso  e  in  prosa.  Morì  a  Bagnorea  o 
in  Roma  nel  i544j essendo  vescovodi  Sa- 
bina; certo  è  che  fu  sepolto  nel  coro  di 
s.  Maria  sopra  Minerva,  con  isplendido 
elogio  postovi  dal  zio  cardinal  Roberto. 
PUCCI  Roberto,  Cardina le.  Dì  fami- 
glia  patrizia  fiorentina,  fratello  del  car- 
dinal Lorenzo,  dopo  aver  amministrato 
con  lode  di  giustizia,  pietà  e  prudenza 
nella  repubblica  di  Firenze  i  più  splen- 
didi carichi,  come  di  gonfaloniere  e  prio- 
re, tolta  in  moglie  Eleonora  Lesia,  nobile 
e  onoratissima,  riportò  numerosa  prole. 
Rapita  quella  dalla  morte,  abbracciò  lo 
stalo  ecclesiastico,  quindi  Paolo  III  am- 
miratore di  sue  singolari  doti,  gli  conferì 
il  vescovato  di  Pistoia  che  nel  i54i  avea- 
gli  rinunziato  il  nipote  cardinal  Antonio, 
in  grazia  del  quale,  che  col  suo  sutFragio 
avea  contribuito  alla  sua  esaltazione,  ai 
1 7,  dicembre  i  539  Io  creò  cardinale  pre- 
tede'ss.  Nereo  ed  Achilleo,  e  poi  nel  ì5^6 
amministratore  di  Melfi  e  Rapolla,  colla 
cospicua  carica  di  penitenziere  maggiore 
6 


82  P  U  D 

dopo  la  morie  tli  detto  nipote.  Avendo 
disimpegnato  tulio  con  particolare  inno- 
cenza e  fedeltà,  mori  in  Roma  nel  i547, 
di  83  angli,  e  fu  tumulato  nel  coro  di  s. 
Riaria  sopra  Minerva  con  breve  iscrizio- 
ne, la  quale  fu  replicata  nella  chiesa  del- 
l'Annunziata di  Firenze  nella  cappella 
Pucci,  sulla  base  di  un  bellissimo  e  ma- 
gnifico a  vello,i  vi  eretto  alla  sua  memoria, 

PUDENZIANA  (s.),  vergine.  Sorella 
di  s.  Prassede  (^.),  e  figlia  di  Pudente 
senatore  romano,  che  fu  convertito  alla 
fede  dai  ss.  apostoli  Pietro  e  Paolo.  La 
sua  festa  si  celebra  il  19  maggio  ,  ed  è 
notata  nel  Sagramentaiiodi  s.  Gregorio. 
Havvi  una  chiesa  in  Roma  a  lei  intito- 
lata. V.  Chiesa  di  s,  Pudenziana,  e  Pu' 
lazzo  apostolico  di  s.  Pudenziana  j  ove 
riporto  altre  notizie. 

PUEBLADELOSANGELOSoAN- 
GELOPOLI.  r.  Tlascala. 

PUERI  DE  CHORO.  Fanciulli  ad- 
detti al  coro  delle  cattedrali,  massime  di 
Francia,  checanlano  le  glorie  di  Dio  nel- 
la ufììziatura  ecclesiastica,  ed  esercitano 
diversi  uflìzi  de'chierici  in  diverse  chie- 
se. Vedi  Piier  in  Macri,  lYot.  de  vocah. 
eccl.  Zaccaria  neh'  Onomasticon  lìilua' 
le,  alla  voce  Puer,  Pueri,  ecco  quanto 
dice.  »  Pueros  olim  cantasse  in  ecclesia 
palei  ex  Venantio  Fortunato  sic  loquea- 
te:  Hinc  puer  exiguis  adtemperat  orga- 
na cannis;  —  Inde  senexlargara  ructat 
abore  tubam.  — Tympana  rauca  senum 
puerilis  fistula  mulcet,  •=—  Alque  homi- 
num  reparant  verba  canora  Lyram". 

PUGLA.Sede  vescovile  della  a.^Para- 
filia,  sotto  la  metropoli  di  Pirgi,  eretta 
nel  V  secolo.  Due  vescovi  registra  l'O- 
riens  dir.  t.  i,  p.  1028. 

PUGLIA,  Apulia.  Patrimonio  della 
s.  Sede,  la  quale  già  lo  possedeva  nel  Sgo 
sotto  s.  Gregorio  I  che  ne  fa  menzione, 
ed  al  quale  si  mandava  dal  Papa  un  am- 
ministratore col  titolo  di  difensore  o  ret- 
tore, che  soleva  essere  uno  de' primari 
chierici  della  chiesa  romana.  Notai  a  Pa- 
trimoni DELLA  s.  Sede,  che  il  patrimonio 


PUG 

^pulo,  si  disse  Beneventano  dalla  sua 
principale  città.  Borgia,  Memorie  di  Be- 
nevento t.  I,  p.  106,  dice  che  la  Puglia 
e  il  suo  ducato  fu  offerto  alla  s.  Sede,  ci- 
tando Gretsero,  De  munificentiaprinci' 
punì.  Il  medesimo  ne  tratta  meglio  nel- 
la Breve  istoria  del  dominio  della  s.  Se- 
de  nelle  due  Sicilie,  e  dice  che  pei  pu- 
gliesi, che  secondo  Malaterraealtri  si  of- 
frirono alla  s.  Sede  ed  a  s.  Leone-lX,  si 
devono  intenderei  popoli  del  principato 
di  Benevento,  come  oppressi  e  minacciati 
dai  normanni,  mentre  già  Carlo  Magno 
avea  donato  a  s.  Pietro  il  ducato  di  Be- 
nevento, onde  i  Pontefici  vi  esercitarono 
subilo  gli  atti  di  sovranità,  ed  anche  so- 
pra le  parli  che  poi  si  dismembrarono  dal 
principato  per  formarne  altri ,  cioè  Sa- 
lerno, Capita,  ec.  {^.).  Anticamente  era- 
no chiamati  pugliesi  i  regnicoli ,  anzi  le 
terre  di  qua  dal  Faro  prima  che  la  non- 
cupazione  di  Sicilia  di  qua  dal  Faro  si 
rendesse  famigliare  e  comune,  erano  voi- 
garmenledeltedai  latini  Piigliae(\a\  gre- 
ci Italia,  laonde  presso  gli  scrittori  si  ha 
per  rex  Apuliae  e  rex  Ilaliae  i  principi 
di  queste  terre,  e  da  INiceforo  Grecora  Io 
stesso  Carlo  I  d'Angiò  viene  sempre  ap- 
pellato rex  Ilaliae.  1  Normanni  [F.)  nel- 
la metà  del  secolo XI  a  mezzo  di  Gugliel- 
mo I  e  di  Drogone  impadronitisi  della 
contrada,  s'intitolarono  conti  della  Pu- 
glia. In  questa  si  recò  s.Leone  IX  neh  o5i 
e  vi  assolvè  i  beneventani  che  avea  sco- 
municati per  macchinare  ribellione.  Vi 
tornò  colle  sue  milizie  nel  io53  per  fre- 
nare i  normanni  che  guastavano  la  Pu- 
glia, la  Calabria  {/^.),  e  altre  terre  della 
Chiesa,  indi  nel  io54  in  Benevento  [F.) 
ne  investì  il  normanno  conte  di  Puglia 
Umfredo  e  vi  comprese  l'isola  di  Sicilia 
per  quelle  terre  che  vi  avrebbe  acquista- 
te. La  Puglia  non  ebbe  il  titolo  di  du- 
cato, che  parecchi  anni  dopo  s.  Leone  IX. 
Il  i.°  che  s'intitolò  duca  di  Puglia  e  di 
Calabria  fu  Roberto  Guiscardo,  dopoché 
Nicolò  II  nel  loSg  lo  investì  di  Puglia, 
Calabria  e  Sicilia  con  giuramento  di  iie- 


PUL 

dellàqual  feudatario  e  vassallo  della  clile- 
sa  romana  e  con  annuo  censo;  furono 
quindi  duchi  di  Puglia  R.uggieio  e  Gu- 
glielmo li  normanni,  Ruggiero  II  conte 
di  Sicilia  nel  i  127  impadronitosi  della 
Puglia,  dopo  la  morte  di  Rainolfo  duca 
di  Puglia  e  feudatario  della  s.  Sede,  prese 
il  nome  di  re  di  Puglia  e  di  Sicilia,  con- 
fermatogli dall'antipapa  Anacleto  II,  eie- 
galmenle  da  Papa  Innocenzo II  neh  i  3g, 
col  ducato  di  Puglia  e  il  principato  di 
Capua.  Clemente  IV  riserbandosi  per  la 
chiesa  il  ducalo  di  Benevento,  nel  17.65 
investì  della  Puglia,  Calabria  e  regni  di 
Napoli  e  Sicilia  (F.)  Carlo  I  d'  Angiò, 
col  feudo  annuale  d'8000  oncie  d'oro  e 
della  Chiiiea  (f.).  Il  figlio  di  questi  Car- 
lo II  nel  1289  fu  coronato  in  Rieti  {P'.) 
da  Nicolò  IV,  re  di  Sicilia,  Puglia  e  Ge- 
rusalemme.Del  ducato  Beneventano  par- 
lai a  LoxGODABDi,  a  Italia,  a  Por«TE- 
coRvo,  e  negli  articoli  che  lo  riguarda- 
no, ed  anche  nel  voi.  LUI,  p.  217.  L'an- 
tica contrada  d'Italia  chiamata  Puglia, 
oggi  forma  le  provincie  di  Capitanata, 
della  Terra  di  Bari  e  della  Terra  d'O- 
tranto nel  regnodelledue  Sicilie.  La  por- 
zione della  Capitanata,  situata  tra'fiuini 
Ofanto  e  Fortore,  viene  spesso  chiamata 
Puglia  propria.  Il  suolo  vi  è  piano,  con 
numerosi  ed  eccellenti  pascoli, ed  in  ab- 
bondanza produce  grani,  vini,  olio,  frut- 
ti, lana  ec.  Si  chiamò  ordine  di  Pulsano 
un  ordine  religioso  istituito  nelsecolo  XII 
sul  Monte  Gargano  in  Puglia,  nel  luogo 
chiama  lo  Pulsano,  fondato  da  s.  Giovan- 
ni di  blatera. 

Tl]L\T\{Pulalen).  Città  vescovile  di 
Albania  con  residenza  ordinaria  in  Giua- 
gni  parrocchiaj  capoluogo  del  distretto 
del  suo  nome,  sangiacato  della  Turchia 
europea,  a  12  leghe  al  nord-est  da  Scu- 
tari.  Questo  è  piuttosto  un  grosso  borgo, 
con  circa  10,000  abitanti,  situato  in  re- 
gione montagnosa,  e  nello  spirituale  di- 
pende dalla  congregazione  di  propagan- 
da fide.  Oltre  la  chiesa  di  Gioagni,  vi  so- 
no altre  8  chiese  parrocchiali  ammini- 


PUL  83 

strale  dai  minori  osservanti,  non  essen- 
dovi clero  secolare;  cioè  Pianti,  Scialla, 
Sciosci,  Nicai,  Aragna,  Dusraani,  Jopla- 
na  e  Ghiri,  che  sono  i  luoghi  ove  esisto- 
no. Dalla  parrocchia  di  Gioagni  dipendo- 
no 3  villaggi,  ed  è  amministrata  per  lo 
più  dal  vescovo  prò  tempore.  Ogni  par- 
rocchia ha  il  suo  ospizio  per  abitazione 
del  missionario.  Questi  popoli  costitui- 
vano aulicamente  la  diocesi  di  Chiros,  di 
cui  non  rimane  vestigio.  Vi  è  anche  un 
prefetto  della  missione.  Trovandosi  la 
chiesa  di  Pulati  in  decadenza,  la  congre- 
gazione di  propaganda  a'2omaggio  1 833 
decretò  di  dare  la  diocesi  in  amministra- 
zione al  vescovo  di  Scutari,  assegnando 
annui  scudi  100  da  impiegarsi  ne'neces- 
sariristauri;  questi  eseguiti, ripristinò  nel 
1847  ^'^^  luglio  il  vescovo  nella  persona 
di  mg."^  Paolo  Dodmassei,nato  in  Alba- 
nia [f^.),c\\t  fa  parte  del  r/t'^tro(/'),  col 
solito  annuo  assegno  di  scudi  200.  La  me- 
desima congregazione  nel  1837,  per  ot- 
tenere nel  paese  qualche  riforma  e  sal- 
vare i  cattolici  dalle  vessazioni  delle  au- 
torità ottomane,  pregò  l'imperiai  corte 
d'  Austria  di  prendere  sotto  la  sua  pro- 
tezione i  cattolici  dell'Albania.  La  sede 
vescovile  pretende  Comman  ville, Hi5/.  f/e 
ioni V ève sche.z,c\\e  sia  stata  eretta  suffra- 
ganea  d'Antivari  nel  secolo  X.  Forse  sa- 
rà stata  l'antica  Chiros,  imperocché  è  cer- 
to che  la  istiluzione  del  vescovato  fu  sta- 
bilita nel  1654  da  Innocenzo  X,  che  la 
dichiarò  suffioganea  dell'arcivescovo  di 
Anti  vari,  l^e  Notizie  di  Roma,  o\\.ve  l'o- 
dierno, riporta  i  seguenti  vescovi.  1731 
Mario  de  Luchi.  i  746  Fr.  Serafino  Ter- 
nani della  stretta  osservanza  di  Bergamo. 
1737  Giorgio  Giunchi  di  Livari  diocesi 
d'Antivari.  1766  Alessandro  Bianchi  di 
Morcio  diocesi  d'Alessio,  1781  Giovanni 
Logorezzi  di  Bria  diocesi  di  Scutari.  1 79 1 
Marco  JNegri  di  Sappa.  1817  Pietro  Gin- 
nayoPinni  barbaramente  assassinato  da 
un  suo  domestico  nella  propria  abitazio- 
ne, i833  Fr.  Benigno  Albertini  minore 

O 

osservante  vescovo  di  Sculari,  amiuìni* 


84  PUL 

stratore  apostolico,  ed  in  tutto  nel  184*2 
gli  successe  mg.rLuigi  Guglielmi.  Il  Par- 
lalo, lllyrici  sacri  t.  i,  p.  161,  chiama 
Puliiti,  Pulatium,  pagus  nobilis  Dalma- 
tiae  ad  radices  niontis  Scardi,  lungi  3o 
miglia  da  Drivasto. 

PULCHERIA  (s.),  imperatrice.  Fi- 
gliadiArcadioediEudossia, nacque  l'an- 
no 399.  L'imperatore  suo  padre  morì  nel 
408,  lasciando  il  figlio  Teodosio  1 1  in  età 
di  8  anni,  cui  assegnò  per  tutore  Anti- 
mo; e  nel  4^4  Pulcheria  fu  dichiarata 
augusta,  per  dividere  col  fratello  la  di- 
gnità imperiale:  anzi  s'incaricò  ella  stes* 
sa  della  sua  educazione,  benché  non  aves- 
se che  due  anni  più  di  lui.  Ella  diede  al 
fratello  i  più  abili  e  virtuosi  maestri,  e 
procurò  sopra  tutto  d' inspirargli  gran 
sentimenti  di  pietà.  Pose  egualmente  cu- 
ra nell'educare  le  due  sorelle  minori  Ar- 
cadia e  Marina,  ed  ebbe  la  consolazione 
di  vederle  seguire  costantemente  la  vir- 
tù. Il  palazzo  imperiale  sotto  la  sua  con- 
dotta rassomigliava  ad  un  chiostro,  ed 
essa  praticava  mortificazioni  ed  austerità 
sconosciute  nelle  corti  dei  principi.  Non- 
dimeno Pulcheria  non  trascurava  nessu- 
no dei  più  piccoli  afifari  di  governo;  con- 
sultava le  persone  più  sagge  e  più  vir- 
tuose che  formavano  ilsuo  consiglio;  nul- 
la deliberava  se  non  dopo  le  più  mature 
disamine;  indi  faceva  eseguire  i  suoi  or- 
dini in  nome  del  fratello,  ond'egli  nea- 
vesse  l'onore.  Versata  nella  letteratura 
e  nelle  lingue  greca  e  latina,  si  dichiarò 
protettrice  delle  scienze  e  delle  arti.  Al- 
lorché suo  fratello  giunse  all'età  di  20 
anni,  ella  combinò  il  di  lui  matrimonio 
con  Atenaide  figlia  d'un  filosofo  atenie- 
se, la  quale  ricevette  prima  il  battesimo 
e  prese  il  nome  di  Eudocia.  L'influenza 
di  Pulcheria  fece  assai  presto  ombra  alla 
cognata,  la  quale  mediante  gl'intrighi 
dell'eunucoCrisaflìo  riuscì  di  farle  perde- 
re la  fiducia  di  Teodosio  II;  quindi  Pul- 
cheria si  vide  obbligata  ad  allontanarsi 
dalla  corte  nel447-Non  tardò  molto  Teo- 
dosio II  ad  aprire  gli  occhi,  e  richinmò 


PUL 

Pulcheria.  Essendo  poi  morto  a'29  luglio 
45o,  essa  fu  ad  unanime  voce  proclama- 
ta imperatrice  d'oriente.  Per  rassodare 
la  sua  autorità,  ella  pensò  di  dividerla 
con  Marciano,  cui  offrì  la  sua  mano,  a 
condizione  di  osservare  il  votocheavea 
fatto  di  vivere  vergine.  Pulcheria  e  Mar- 
ciano non  si  occuparono  che  del  modo 
di  rendere  felici  i  loro  popoli,  e  di  far  fio- 
rire la  religionee  la  pietà.  Avendo  s. Leo- 
ne I  mandato  4  legati  a  Costantinopoli, 
questi  furono  accolli  dall'imperatore  e 
dall'imperatrice  con  giubilo  e  rispetto.  U 
loro  zelo  per  l'ortodossia  fece  ad  essi  me- 
ritare i  più  grandi  elogi  del  Pontefice  e 
del  concilio  diCalcedonia,che  nel  4^1  con- 
dannò l'eutichianisrao.  Pulcheria  fece  un 
gran  numero  di  utili  stabilimenti,  e  fon- 
dò molti  ospedali,  ai  quali  assegnò  con- 
siderabili fondi.  Tra  le  chiese  che  fab- 
bricò, le  principali  furono  quelle  di  Bla- 
querna,A\  Chalcopratutn  e  di  Hodegus, 
dedicate  alla  Madre  di  Dio.  Le  gravi  cure 
dello  stato  non  le  impedivano  di  conser- 
vare il  fervore,  e  tutti  i  momenti  che  po- 
tea  involare  agli  affari  del  governo  spen- 
devali  ad  orare,  a  leggere  ed  a  servire  i 
poveri  colle  proprie  mani.  Ella  fu,a(|uan- 
to  ne  dice  Sozomeno,  favorita  da  Dio  di 
molte  grazie  straordinarie;  e  in  conse- 
guenza di  una  visione  fece  fare  la  solen- 
ne traslazione  delle  reliquie  dei  ss.  Qua- 
ranta martiri,  che  furono  rinchiuse  in 
una  magnifica  cassa.  Lasciò  per  testamen- 
to alla  chiesa  ed  ai  poveri  tutti  i  beni  di 
cui  poteva  liberamente  disporre,  e  mori 
ai  IO  settembre  del  453. 1  greci  ed  i  la- 
tini onorano  s.  Pulcheria  del  titolo  di  ver- 
gine, e  Papa  Benedetto  XIV  aveva  una 
venerazione  singolare  per  questa  santa. 

PULCHERIO  (s  ),  abbate  in  Irlanda, 
detto  Mochoenioc  dagl'  irlandesi.  Fu  e- 
ducato  sotto  il  governo  di  s.  Congallo  nel 
monastero  di  Benchor,  e  fondò  l'abba- 
zia di  Lialh-Mochoemoc,  presso  alla  qua- 
le venne  fabbricata  la  città  omonima. 
Questo  santo  morì  ai  1 3  di  marzodel  655. 

PULPITO,  Suggesuwt,Puipitum.  Per- 


PUL 

gamo  o  luogo  rilevato,  fatto  di  legname 
o  di  pietra ,  proprio  principalmente  pei 
Predicatori [P'^.)j  avendo  parlato  a  Pre- 
dica (  /^.  )  ed  a  Predicatore  apostolico 
(y.)  delle  diverse  ceremonie  che  dai  pre- 
dicatori si  devono  fare  sul  pulpito,  e  co- 
me vestiti  vi  debbono  ascendere.  Nelle 
chiese  che  posseggono  pulpiti  di  singola- 
re bellezza,  lidescrivoai  loroarticoli, co- 
me a  Pisa  per  quello  del  celebre  Batti- 
stero:  nel  voi.  L,  p.  2  «4  parlai  del  pul- 
pito nobilissimo  di  marmo  fatto  da  Bo- 
nifacio Vili  nel  Laterano,  per  darvi  la 
benedizione.  Si  dice  pulpitino  il  leggio, 
la  cattedra,  la  bigoncia  ove  gli  antichise- 
natori  e  altri  salivano  a  pronunziare  il 
loro  parere  quando  arringavano  il  popo- 
lo in  piazza,  o  in  ringhiera  ne' consigli, 
eh'  era  un  pergamo  in  terra  a  foggia  di 
bigoncia  :  tribuna  oggi  si chiamaquel  luo- 
go nelle  camere  ove  ascendono!  deputa- 
ti ed  i  ministri  ne'  paesi  di  regime  costi- 
tuzionale e  parlamentare,  per  dichiarare 
i  prim  i  i  loro  sentimenti,  i  secondi  per  ma- 
nifestare qualche  cosa  o  rispondere  alle 
iiiterpellazioni.  Pulpito  vale  anche  palco, 
e  precisamente  fu  detto  del  palco  de'tea- 
tri.  Ad  Ambone  dissi  ch'era  la  tribuna 
delle  chiese  antiche,  ove  si  leggevano  e 
cantavano  alcune  parti  dell' uiiizio  divi- 
no, massime  {'Evangelo  (al  quale  arti- 
colo ne  resi  le  ragioni)  acciocché  meglio 
s'intendesse.  Degli  amboni  e  de'pulpili, 
delti  ancora  Analogiiwi,  Dictorium,  Le- 
ctrnm,  Lampiurn  (per  la  moltitudine  del- 
le lampade  accese  che  lo  circondavano), 
Lectricium,  Lectoriuni, meglio  ne  parlai 
a  Chiesa,  onde  piacque  al  eh.  Ratti  di  a- 
dottarlo  e  pubblicarlo  a  p.  85  del  suo 
Trattato  per  V  erezione  de'  sagri  templi. 
Questo  ingegnere  architetto  milanese  di- 
ce: »Che  se  si  deve  costruire  un  solo  am- 
bone lo  si  ponga  a  fianco  del  vangelo  e 
si  procuri  di  porvi  due  gradinate,  l'una 
per  ascendere  volta  all'oriente,  l'altra  per 
discendere  volta  all'occidente.  Se  devonsi 
costruire  due  amboni,  1'  uno  sarà  donde 
si  legge  l'  Epistola  {V.)  e  si  porrà  a  lato 


PUL  85 

dell'epistola  ;  l'altro  donde  il  vangelo,  a 
lato  del  vangelo  stesso;  cosicché  il  diaco- 
no che  leggerà  il  vangelo  sia  rivolto  alla 
parte  meridionale  della  chiesa  cui  gli  uo- 
mini concorrono.  Si  costruiranno  o  di 
marmo  o  di  altro  sasso,  ornandoli  di  sa- 
gre sculture,  e  si  possono  anche  edificare 
di  mattoni,  ma  conviene  adornarli  di  la- 
stre di  marmo  o  di  pietre  elegantemen- 
te lavorate  ,  o  di  bronzi  dorati  come  si 
pratica  oggi.  In  qualunque  chiesa  parroc- 
chiale poi  dove  non  possa  erigersi  ambo- 
ne ,  si  costruisca  un  pulpito  tutto  di  ta- 
vole (ordinariamente  di  noce)  levigate 
delle  più  forti,  di  conveniente  lavoro  e  for- 
ma, pure  a  fianco  dell'evangelo,  affinché 
possa  farvisi  la  lezione  del  vangelo  o  la 
sagra  concione.  La  sua  figura  può  essere 
rotonda  e  poligona  e  mista,  secondo  può 
meglio  convenire  al  luogo.  La  sua  gran- 
dezza sia  comoda,  ma  limitata  al  biso- 
gno. Si  può  erigere  unito  al  muro  e  iso- 
lato. Nel  I  °  modo  si  può  sostenere  con 
mensole,  con  cariatidi,  con  termini,  o 
anche  con  colonne  o  con  altri  ornamen- 
ti, secondo  la  sua  grandezza  e  la  sua  fi- 
gura. Ma  nel  2.°  luogo  non  può  soste- 
nersi che  con  colonne  e  somiglianti  cose, 
ma  è  più  maestoso  potendosi  costruire 
vicino  al  muro.  Il  parapetto  si  forma  al 
modo  di  piedistallo  o  di  attico  con  orna- 
menti convenevoli  di  risalti  e  d' intagli  , 
o  di  pitture  o  di  sculture.  Non  mai  però 
si  faccia  a  balaustri,  non  mostrando  eoa 
ciò  la  gravità  che  vi  si  richiede.  Si  abbia 
in  fine  in  vista  che  tanto  l'ambone  quan- 
to il  pulpito  siano  debitamente  collocati 
in  grembo  alla  chiesa,  in  luogo  esposto 
alla  vista,  donde  il  predicatore  o  il  letto- 
re possa  da  tutti  essere  veduto  ed  inteso, 
non  molto  lontano  dall'altare  maggiore, 
e  ciò  per  maggior  comodo  del  sacerdote 
che  predica  fra  la  celebrazione  della  mes- 
sa giusta  i  decreti  ecclesiastici  ".  Nel  ri- 
portare questa  magistrale  artistica  descri- 
zione sui  pulpiti, mi  tengodispensato  dal 
parlare  delle  antiche,  come  dell'odierne 
loro  forme  ,  tutto  e  bene  essendo  ktato 


86  PUL 

detto  tlall'encomiato  Ratti.  Solo  aggiun- 
gerò, che  comuneraenle  i  pulpiti  sono 
sovrastati  da  una  copertura  o  specie  di 
baldacchino,  sotto  al  qualeè  la  figura  rag- 
giante della  colomba,  simbolo  dello  Spiri- 
to santo,  dal  quale  dev'essere  ispirato  il 
sagro  oratore;  che  al  lato  destrosi  suole 
porre  l'immagine  del  Crocefisso, cui  il  pre- 
dicatore rivolge  qualche  supplicazione  e 
col  quale  benedice  il  popolo.  Nelle  feste 
solenni  in  cui  si  adornano  le  chiese  con 
addobbi  ed  arazzi ,  si  suole  ornarne  il 
pulpito,  quando  non  sia  d'un  superbo  la- 
voro, in  modo  di  particolare  eleganza, 

Il  Piazza  nella  Gerarchia  cardinali' 
zia,  p.  761,  descrivendo  i  due  amboni 
della  chiesa  di  s.  Maria  in  Ccsmedin,  av- 
verte che  impropriamente  alcuni  li  dis- 
sero pulpiti ,  leggendosi  anticamente  in 
uno  l'epistola,  nell'altro  l'evangelo  posto 
sopra  un  Z^fggro(/^.),  osservando  che  que- 
sto non  è  rotondo  a  guisa  di  colonna,  ma 
angolare,  rappresentando  il  Redentore 
chiamato  figuratamente  pietra  angolare, 
perchè  insegnando  colla  sua  celeste  dot- 
trina incontrò  travagli  e  morte,  ovvero 
per  denotare  che  nel  magistero  del  van- 
gelo si  uniscono  in  uno  le  dottrine  del  vec- 
chio e  nuovo  Testamento  ,  esposte  alla 
continua  contraddizione  degli  eretici  ne- 
mici della  fede.  Che  1'  uso  di  leggere  in 
pubblico  l'evangelo  e  in  luogo  eminente 
è  funzione  piena  di  misteri,  usata  princi- 
palmente dalla  chiesa  greca  ,  anche  per 
dimostrare  che  la  dottrina  di  Gesù  Cristo 
devesi  confessare  cortìiw  hoininibiis,  e  sen- 
za verun  timore  o rispetto  difendere.  Che 
dai  medesimi  amboni  si  pubblicavano  le 
Profezie  [f^.)  del  vecchio,  nell'evaugelo 
del  nuovo  Testamento.  Cheil  pulpitodif- 
ferisce  dall'  ambone,  perchè  in  esso  non 
si  canta  o  legge  l'evangelo,  ma  si  spiega 
dai  predicatori.  Nel  voi.  XI,  p.  227  no- 
tai,  che  nella  primitiva  chiesa  i  vescovi 
predicavano  ordinariamente  sui  gradini 
dell'altare,  ma  s.  Gio.  Crisostomo  pre- 
feriva l'ambone.  Leggo  in  Rinaldi,  all'an- 
no 40 7>  »-°i  7j  che  a  gran  lode  del  Cri-' 


PUL 

soslomo  tornò  a  collocarsi  il  pulpito  nel 
mezzo  della  chiesa;  tultavolta  s.  Grego- 
rio Nazianzeno  vescovo  predicava  infra  i 
cancelli  (di  cui  nel  voi.  XI, p.  i'ò^),  co- 
m'egli stesso  testifica,  quando  (il  menzio- 
ne della  moltitudine  degli  uditori,  che 
si  spingeva  ai  cancelli  per  udire  il  ser- 
mone. Ma  in  Roma  si  usava  per  antico  , 
che  il  Papa  predicasse  al  popolo  da  un  e- 
minente  pergamo,  onde  Prudenzio  in  Ip- 
polito, hymn.  i  i,  così  disse  :  Fronte  sub 
adversa gradibiis  sublime  tribunal — Tol- 
litur,  Antisles  praedicatunde Deitni.  Al- 
l'anno poii  i77,n.''69,  narrando  Rinal- 
di la  dimora  in  f^enezia  di  Alessandro 
III  e  di  Federico  I  ,  dice  che  mentre  il 
Papa  nella  chiesa  di  s.  Marco  andava  so- 
lennemente e  processionalmente  all'  al- 
tare per  cantarvi  messa,  a  istanza  dell'im- 
peratore nella  festa  di  s.  Bartolomeo,  l'i- 
slesso  Federico  I  facendo  ruificio  di  pa- 
lafreniere, pose  giù  il  manto ,  prese  una 
veiga  in  mano,  scacciò  di  coro  i  laici,  co- 
me se  slato  fosse  un  osliario,e  fece  fare  ala 
al  Papa.  Dipoi  rimanendo  in  coro  cogli 
arcivescovi,  co' vescovi  e  co'chierici  d'A- 
lemagna,  ai  quali  era  stato  commesso  l'uf- 
ficio di  cantare  in  quel  gioino,  udì  divo- 
tamente  la  messa.  Ed  essendo  il  Pontefi- 
ce salilo  in  pulpito  dopo  il  vangelo  per 
scrmonare  al  popolo,  l'imperatore  acco- 
standosi più  dappresso  si  mise  ad  ascol- 
tarlo con  attente  orecchie.  La  cui  divo- 
zione osservando  Alessandro  III,  fece  che 
il  patriarca  d'Aquileia  gli  sponesse  in  lin- 
gua tedesca  le  parolech'egli  latinamente 
proferiva.  Chardon  ,  Storia  de'  sagra- 
menti,  t,  I  I ,  p.  1 78,  discorre  de'pulpili  o 
cattedre  o  tribune  antiche  e  della  loro  si- 
tuazione nelle  chiese,  e  di  quelli  di  diver- 
se, dicendo  che  i  penitenti,  i  catecumeni 
e  gli  eneiguraeni  occupavano  nelle  chie- 
se il  luogo  o  spazio  che  percorreva  dalla 
porta  al  pulpito,  gli  altri  fedeli  quello  ch'e- 
ra fra  il  pulpito  ed  i  cancelli  cui  era  pros- 
sima la  Soloa  (  di  cui  nel  voi.  XI,  p.  2?.6 
ed  altrove)  ;  che  ne'  pulpiti  si  leggevano 
le  scritture,  si  cantavano  i  salmi,  il  vesce- 


PUL 

vo  predicava  e  si  facevano  molte  funzio- 
ni, siccome  luogo  al  popolo  più  vicino  e 
meno  discosto  dall'ingresso  della  chiesa, 
ed  ai  cancelli  i  quali  oltrepassar  non  po- 
teva. Apprendo  da  Gavarap'ì,  Memorie, 
p.  33,  che  Pergola  o  Pergamo  si  disse  il 
luogo  ove  stanno!  predicatori  ad  annuo- 
:  ziar  la  parola  di  Dio  al  popolo.  Nella  vita 
(li  Cola  di  Rienzo  si  descrive  un  pergolo 
fallo  erigere  in  chiesa  per  tenere  un  pub- 
hlico  consiglio  col  popolo  romano,  e  si 
chiamò  parlatorio  di  tavole  e  vi  salì  so- 
pra quel  famoso  tribuno  e  agitatore  e|o- 
«juetite.  Negli  atti  mss.  della  chiesa  di  Cit- 
tà di  Castello  si  legge  una  scomunica  da- 
la  da  Nicolò  vescovo  della  medesima  a- 
s.;li  8  settembre 1 269,  inler  missarum  so- 
Itinnìa  ad  Pergolum  canonicati,  contro 
;  gli  usurpatori  de'  beni  di  quella  chiesa. 
Siccome  anche  leggesi  fatta  a'5  febbraio 
1 2G8  una  monizione  al  popolo  dallo  stes- 
so vescovo  citmessetadPergulunicano- 
nonicaes.  Floridiet  praedicarelec.  Que- 
sti pergami  o  pergoli  erano  e  dentro  le 
chiese  e  fuori  di  esse,  come  in  Perugia  e 
i  altrove. AggiungeGarampi,chenonè ve- 
'  roche  nelle  chiese  si  predicasse  solo  in  lin- 
[  gua  latina,  come  taluno  ha  preteso,  ma 
anche  in  volgare,  non  solo  nel  secolo  XV, 
ma  anche  sul  principio  del  secoloXl  V.Nel 
'  concilio  generale  Niceno  II  del  787,  col 
canone  i4  fu  proibito  di  leggere  nella 
chiesa  sul  pergamo,  senza  avere  ricevuto 
l'imposizione  delle  mani  dal  vescovo,  cioè 
l'ordine  di  £e«ore(F.),  quantunque  ab- 
biasi la  tonsura. 

Nel  t.  12,  p.  259  degli  Annali  delle 
scienze  religiose,  si  riporta  un  bel  sunto 
della  dissertazione  letta  in  Roma  nell'ac- 
cademia di  liturgia  nel  1841,  da  d.  Fi- 
lip[K)  Arcangeli  professore  di  s.  liturgia 
nel  pontificio  seminario  romano:  Delle 
funzioni  solile  praticarsi  dagli  antichi 
cristiani  nelle  due  parti  de'  loro  templi 
Ambone  e  Solea.'^e  farò  un  estratto  del- 
le cose  principali.  Uno  de'precipui  uffi- 
zi di  santa  Chiesa  è  il  pascere  e  nutrire 
i  suoi  fedeli,  così  adempie  ella  mirabil- 


PUL  87 

mente  airiraposlo  carico  coli'  esalta  du- 
plice dispensazione  del  pane  della  paro- 
la e  del  pane  della  grazia  ;  quello  cioè 
nelle  lezioni  e  concioni  sagre,  l'altro  nel- 
l'amministrazione della  ss.  Eucaristia.  La 
prima  si  soleva  eseguire  dagli  antichi  cri- 
stiani in  quella  parte  de'templi  che  no- 
mavasi  Ambone,  la  seconda  nella  Solca, 
non  essendo pienamen  teconcordi  gli  scrit- 
tori nello  stabilire  il  luogo  preciso  dai 
medesimi  rappresentato,  d' altronde  nei 
diversi  luoghi  diverse  funzioni  si  celebra- 
vano. Per  ambone  s'intende  pulpito  o  pul- 
piti esistenti  nel  coro.  Le  funzioni  solite 
praticarsi  sull'ambone  erano  il  canto  del 
graduale  o  responsorio  Allelujaj  la  \e- 
zxonQàtW epistola  e àtWevangeloAa prò* 
clamazione  degli  editti  q  decreti  de'Papi, 
delle  censure  ecclesiastiche j  la  recita  dei 
dittici  e  le  prediche  al  popolo  :  inoltre 
l'ambone  fu  luo^o  destinato  agli  esorci- 
smi^nWa  coronazione  anche  degV  impera- 
tori,  e  finalmente  alla  pubblica  professio- 
ne di  fede  ne'  Giudizi  di  Dio  o  Purga- 
zioni (/^.)  I  lettori  e  cantori  sull'ambone 
eseguivano  il  canto  del  graduale;  i  cou- 
cilii  Trullano  e  di  Laodicea  proibirono 
questo  officio  ai  laici,  essendo  pur  vietato 
a  qualsiasi  chierico;  anticamente  il  sal- 
mo graduale  si  cantava  per  intiero,  tro- 
vandosi già  scorciato  sotto  s.  Gregorio  I, 
Le  lezioni  dell'  epistola  e  del  vangelo  si 
facevano  sopra  l'ambone  dai  lettori,  co- 
me praticasi  dalla  chiesa  ambrosiana. 
Quanto  ai  discorsi  tenuti  al  popolo  sopra 
del  pulpito,  ove  anche  i  vescovi  soleva- 
no predicare,  questi  ordinariamente  pre- 
dicavano da  una  cattedra  posta  ne'  gra- 
dini del  santuario  entro  i  cancelli;  sul- 
l'ambone predicarono  i  ss.  Gio.  Crisosto- 
mo e  Agostino,  Macedonio  patriarca  di 
Costantinopoli,  Pelagio  I  e  s.  Leone  lU, 
ed  a'terapi  di  Piteo  era  consuetudine  tra' 
vescovi  delle  Gallie.  Comunemente  si  er- 
geva un  solo  ambone  nelle  chiese,  e  il  più 
delle  volte  nel  mezzo  di  esse,  così  in  s. 
Ambrogio  di  Milano,  in  s.  iSevero  di  Ra- 
venna, e  nelle  cattedrali  di  Parigi,  Bajo- 


88  PUL 

na  e  Noyon  :  nella  parte  superiore  ter- 
minava in  due  scalini,  uno  più  elevato, 
l'altro  meno.  Dove  n'esistono  due,  uno  si 
vede  più  elevato  e  ornalo  posto  alia  de- 
stra del  sacerdote  celebrante  o  parie  me- 
ridionale, 1'  altro  più  basso  e  disadorno 
collocato  nella  parte  settentrionale.  Nel- 
le chiese  d'un  solo  ambone  l'epistola  si 
cantava  nel  gradino  più  basso,  nel  più  e- 
levato  l'evangelo.  Ove  poi  n'erano  due, 
l'epistola  leggevasi  in  quello  boreale,  col- 
la faccia  rivolta  verso  l'  altare,  come  lo 
indica  la  posizione  del  leggio;  la  mancan- 
za di  questo  negli  amboni  più  elevati  o 
meridionali,  sebbene  sembra  che  il  van- 
gelo non  vi  fosse  cantato,  essendo  anche 
consuetudine  di  collocare  il  libro  degli  e- 
vangeli  sul  dorso  d'un'aquila,  nondime- 
no non  si  può  asserire  il  contrario,  per 
l'accordo  de'doltori  nel  sostenere  la  pri- 
ma sentenza.  Quanto  alla  Solca  s'igno- 
ra il  luogo  preciso  ove  esisteva  e  la  sua 
forma  certa  ;  non  era  un  pavimento  con- 
tiguo al  santuario  entro  i  cancelli,  né  il 
trono  ove  soleva  sedere  l'imperatore, 
era  però  prossima  ai  cancelli  dalla  par- 
te di  fuori  ,  il  più  delle  volte  ornata  di 
metalli  e  pietre  preziose;  locuni  inter- 
medium  iiiler  chorutn  et  saiictuariiim  : 
era  rilevata  di  alcuni  gradini  sopra  il  ri- 
manente del  coro,  e  si  estendeva  dall'u- 
na all'altra  parete.  Ivi  ricevevano  la  ss. 
Eucaristia  i  laici  e  que'chierici  che  per 
qualche  delitto  erano  stali  ridotti  alla  co- 
munione laicale  ;  fra'laici  al  solo  impera- 
tore era  permesso  passare  per  la  solca  , 
onde  incontrare  il  patriarca  esistente  nei 
cancelli  del  santuario.  Tultavolla  non  è 
improbabile  che  ivi  avessero  sede  gl'im- 
peratori, in  Costantinopoli  avendo  il  tro- 
no entro  i  cancelli  e  più  eminente  della 
sede  patriarcale;  ivi  finalmente  dimora- 
vano i  chierici  che  custodivano  il  santua- 
rio, e  quelli  che  doveansi  ordinare  in  dia- 
coni. Nel  voi.  XV,  p.  I  74  parlai  del  pul- 
pito che  si  usa  ne'  concilii,  e  che  Bene- 
detto XIII  dal  pulpito  lesse  l'allocuzio- 
ne nell'ultimo  coucilioLatcraneuse.  Inoi- 


PUR 

tre,  una  specie  di  pulpito  o  ambone  si  e  • 
levava  ne'battisteri  pel  battesimo  d'im- 
mersione ,  come  in  quello  di  Ravenna 
(^.).  Talvolta  dagli  amboni  vi  si  mostra- 
rono le  s.  Reliquie  (^.).  Anche  nel  Re- 
fettorio [V.)  si  eleva  il  pulpito,  per  la  sa- 
gra e  morale  lettura  che  si  fa  durante  la 
mensa. 

PUPITANO  o  PtJPPUT.  Sede  ve- 
scovile della  provincia  di  Cartagine  pro- 
consolare nell'Africa  occidentale,  solto  la 
metropoli  di  Cartagine.  Di  3  vescovi  par^ 
la  Morcelli,  Africa  chr.  t.  i.  ^ 

PURGATORIO,  Purgalorius,  Fiam- 
ma expiatrix,  Purgatorius  ignis.  Luogo 
di  espiazione  e  di  patimenti.  La  morte  del 
giusto  è  preziosa  nel  cospetto  del  Signo- 
re, pessima  è  quella  del  peccatore.  Nel 
momento  che  l'anima  si  separa  dal  suo 
corpo  è  già  gi  udicn  la  da  Gesù  Cristo.Que- 
sto  è  il  giudizio  che  si  chiama  particola- 
re, di  cui  la  sentenza  sarà  solennemente 
ratificata  nel  giudizio  universale.  I  teo- 
logi non  definiscono  con  certezza  se  l'ani- 
ma nel  separarsi  dal  corpo  sarà  trasferita 
dinanzi  al  diviu  Giudice,  o  se  ivi  è  giu- 
dicata dove  lascia  il  suo  corpo;  se  sarà 
giudicata  immediatamente  da  Gesù  Cri- 
sto pronunziante  sentenza  informa  uma- 
na, o  per  la  divina  onnipossente  virtù 
ch'è  presente  per  tutto;  o  se  si  manife- 
sterà la  sentenza  per  mezzo  degli  angeli. 
Tuttoquesto  poco  importa  che  si  sappia. 
E'  certo  che  il  giudizio  avverrà,  e  che  la 
potenza,  sapienza  e  giustizia  divina  saprà 
renderlosollecito,  profondo,  inappellabi- 
le. E'  di  fede,  che  subito  dopo  la  morie, 
e  compito  il  giudizio,  l'anima  va  al  luo- 
go che  le  vienedestinatodalladivina  sen- 
tenza. Oltre  i  molti  passi  della  s.  scrittu- 
ra, gli  esempi  di  Lazzaro  e  di  Epulone, 
elasolennedefinizionedel  concilio  di  Fi- 
reme  [V.)  stabiliscono  questo  domma. 
Il  detto  luogo  di  nostra  destinazione,  se- 
condo l'operato, è, o  il  Purgatorio,  o  Y In- 
ferno {f^.)j  o  il  Paradiso  (/^.).  Ecco  il 
canone  di  detto  concilio,  corroborato  da 
Eugenio  IV  col  decreto,  Laetantur  Coe» 


PUR 

li.  »  Noi  dichiariamo  ,  che  le  anime  dei 
veri  penitenti,  morti  nella  carità  di  Dio, 
prima  di  aver  fatto  finiti  degni  di  pe- 
tiitenta  in  espiazione  de'  loro  peccati  di 
conxnissione  o  di  onimissioue,  sono  pu- 
rificate dopo  la  morte  loro  con  le  pe- 
ne del  purgatorio,  o  che  sono  sollevate 
da  quelle  pene  pei  sulFragi  de'fedeli  vi- 
venti; come  sono  il  sagrilizio  della  mes- 
sa, le  preghiere,  le  limosine  e  altre  opere 
di  pietà,  che  i  fedeli  fìinno  pegli  altri  fe- 
deli secondo  le  regole  della  Chiesa;  e  che 
le  anime  di  quelli  che  lian  peccato  do- 
po il  battesimo,  o  di  quelli  che  essendo 
caduti  in  peccato,  se  sono  stati  purifìcati 
ne'corpi  lóro,  prima  di  uscirne,  nel  mo- 
do che  si  è  detto,  entrano  subito  in  cie- 
lo, e  veggono  puramente  la  Trinità,  gli 
udì  piìi  perfettamente  degli  alti  i,  secon- 
do la  dilìerenza  de'meritiloio;  (Inalmen- 
le,  che  le  anime  di  quelli  che  sono  morti 
in  peccato  mortale  attuale,  o  nel  solo  ori- 
ginale precipitano  nell'inferno  per  esser- 
vi puniti,  quantunque  inegualmente  ". 
A  Limbo  dissi  quali  sono  le  anime  che  vi 
vanno.  Il  s.  concilio  di  Trento  nella  ses- 
iione  23  decretò.»  I  vescovi  avranno  par- 
ticolare cura,  che  la  fede  e  la  credenza 
de'tédeli  intorno  al  purgatorio  sianocon- 
formi  alla  sana  dottrina,  che  ci  è  stata 
data  dai  ss.  Padri,  e  che  sia  lor  predicata 
secondo  la  dottrina  di  quelli,  e  de'concilii 
precedenti;  sbandiscano  dalle  predicazio- 
ni che  si  fanno  al  popolo  rozzo  le  questio- 
ni difficili  e  troppo  sottili  intorno  questa 
materia,  che  niente  servono  alla  edifica- 
zione ;  non  permettano  nemmeno  che  si 
avanzino  né  si  agitino  in  tal  proposito 
cose  incerte,  né  tutt'altro  che  può  aver 
aria  di  curiosità  o  di  tal  quale  supersti- 
zione, o  che  ha  sentore  di  sordido  lucro 
o  indecente".  La  Chiesa  sempre  ci  ram- 
menta, che  le  anime  de'fedeli,  che  nel  se- 
pararsi dal  loro  corpo,  e  nel  partire  da 
questo  mondo,  benché  ottenuta  l'assolu- 
zione delle  loro  colpe  e  costituite  in  gra- 
zia del  Signore,  non  abbiano  però  intie- 
ramente soddisfatto  la  divina  giustìzia  per 


PUK  89 

la  pena  dovuta  a'Ioro  peccati, sono  daDio 
mandate  nel  purgatorio  ad  iscontarla  fi- 
no ali'ullimo  centesimo.  L'esistenza  del 
purgatorio  è  undommadi  nostra  religio- 
ne, ed  è  altresì  verità  di  fede, che  quelle 
anime,  che  morte  nella  pace  del  Signore 
penano  in  quel  carcere  tenebroso,  pos- 
sano sollevarsi  con  sagrifizi,  colle  elemo- 
sine, colle  orazioni,  e  con  altre  tali  opere 
di  cristiana  pietà.  Quindi  è  che  la  stessa 
Chiesa  mostra  tutto  l'impegno,  ed  invita 
ed  esorta  noi  suoi  fìglij  ad  interessarsi  per 
quelle  benedette  anime,  principalmente 
di  quelle  cui  siamo  legati  pei  vìncoli  di 
sangue  e  riconoscenza,  onde  abbreviate 
le  loro  pene  possano  presto  essere  intro- 
dotte a  godere  la  visionebeatifìca  di  Dio. 
Animati  da  questo  spirito  i  romani  Pon- 
tefici, sempre  sono  slati  zelantemente  im- 
pegnati ad  accorciare  le  pene  delle  ani- 
me purganti,  ed  a  liberarle  anche  dai  tor- 
menti che  soffrono,  con  concedere  il  te- 
soro delle  indulgenze,onde  lucrarle  a  van- 
taggio delle  medesime,  come  a  procurar 
meriti  ai  fedeli  loro  tìgli. 

Il  dotto  mg."^  Bronzuoli,  ora  vescovo 
di  Fiesole,  nelle  sue  preziose  JslUuzioni 
caltoliche,  definisce  il  purgatorio,  luogo 
in  cui  le  anime,  che  si  separano  dai  loro 
corpi  in  istato  di  grazia  e  di  carità,  ma 
macchiate  di  qualche  peccato  veniale,  o 
ancor  debitrici  di  pene  dovute  ai  peccati 
già  rimessi,  quanto  alla  colpa  calla  pena 
eterna,  soddisfano  alla  divina  giustizia  il 
resto  dei  loro  debiti,  prima  di  essere  am- 
messe nel  paradiso. Cheildommadelpur- 
gatorio  è  stato  costantemente  tenuto  dal 
popolo  ebreo  prima  della  venuta  di  Gesù 
Cristo;  che  si  fonda  sulle  parole  del  vec- 
chio Testamento  e  specialmente  sul  libro 
de'Maccabei,  si  deduce  dal  Testamento 
nuovo  in  cui  chiaramente  leggesi  che  vi 
sono  peccati  che  si  rimettono  nell'altra  vi- 
ta, i  quali  non  possono  essere  che  i  ve- 
niali, e  le  pene  temporali  de'peccati.  Si 
conferma  con  la  liturgia  di  tutti  i  tempi, 
perché  per  testimonianza  di  s. Gio.  Cri- 
sostomo fino  dal  tempo  degli  apostoli  la 


90  PUR 

Chiesa  ha  ofTerlo  la  Messa (F.)  pei  Morti 
(/^'.).  Domma  che  è  stalo  [irofessalo  in 
ogni  epoca  della  Chiesa,  fino  al  punto  che 
ne'primi  secoli  alcuno  ne  spinse  tanl'ol- 
Ire  la  credenza  da  insegnare, che  tranne 
Gesù  Cristo,  tutti,  compresi  pure  i  gran 
santi,  bisognava  di  necessità  che  vi  pas* 
gasserò  prima  di  entrare  in  paradiso.  Ag- 
giunge l'encomiato  prelato,  che  nella 
somma  giustizia  di  Dio,  anche  la  ragione 
trova  un  argomento  dell'esistenza  del  pur- 
gatorio. E"  di  fede  che  Iddio  renderà  a  cia- 
scuno secondo  leopere  sue;  quindi  non  sa- 
rebbe giusto,  secondo  questo  principio, 
che  un  peccatore  il  quale  procrastinasse 
fino  alla  morte  la  sua  conversione,  e  allo- 
ra avesse  solamente  quella  disposizionedi 
cuore,  quanta  è  necessaria  per  ottenere 
la  giustificazione,  fosse  subito  ricompen- 
salo con  1'  eterna  beatitudine,  come  un 
giusto  che  visse  tutti  i  suoi  anni  nell'eser- 
cizio delle  virtù  in  grado  eroico,  e  morì 
nello  stalo  di  perfella  carità.  Le  anime 
del  purgatorio solì'roiio  assai,  perchè  è  pe- 
na certa  per  loro  il  ritardo  della  ])eali' 
fica  visione  di  Dio,  e  il  desiderio  più  in- 
tenso di  questa  le  cruccia  vivamente.  Pa- 
tiscono anche  al  tre  pene,  quelle  colle  qua- 
li la  giustizia  di  Dio  ha  prefisso  di  volerle 
punire.  La  Chiesa  però  nulla  ha  deciso 
sulla  qualità  di  queste  pene.  E'  sentimen- 
to più  comune  che  siavi  quella  del  fuo- 
co, chiamata  di  senso  ;  e  i  Padri  che  la 
tengono,  i  quali  sono  moltissinu,  la  dedu- 
cono specialmente  da  queste  parole  del- 
Y  k^o%\.Q\o^saranno  salvati  quasi  perniez- 
zod'e///<oca.Leanimedel  purgatorio  non 
possono  fare  alcun'azione  che  torni  loro 
a  merito  o  a  demerito,  richiedendosi  per 
questo  lo  stato  di  viatore  (chi  fa  viaggio 
in  questo  mondo).  Sono  certe  della  loro 
eterna  salute;  così  ha  sempre  pensato  la 
Chiesa.  Ritengono  viva  la  fede  infusa; 
sono  animate  dalla  più  sicura  speranza 
di  conseguire  il  paradiso;  ardono  della 
più  viva -carità,  lodano  ebenedicono  Id- 
dio con  la  più  feroìa  rassegnazione. Quan- 
to tempo  le  anime  de'  fedeli  Defunti  (F.) 


PUR 

rimangano  in  purgatorio,  non  può  dirsi 
con  precisione;  su  di  che  si  può  vedere 
Berlendi,  Oblazioni  all'altare  p.  347  ^ 
seg.  Vi  rimarranno  più  o  meno  tempo, 
a  misura  che  più  o  meno  olfesero  Iddio, 
che  piùo  meno  fecero  Penitenza  (F.)  in 
questa  vita,  che  piùo  meno  vengono  dal- 
la pietà  de'fedeli  viventi,  massime  dagli 
amici  e  congiunti,  aiutate  colie  Preghiere 
(/^.),  colle  Uleinosine,  coli' applicazione 
delle  Indulgenze,  e  con  altre  opere  me- 
ritorie e  di  suffragio,  in  espiazione  delle 
loro  pene.  La  carità  pegli  amici,  la  gra- 
titudine pei  benefattori,  la  giustizia  e  l'af- 
fetto pei  nostri,  l'amore  pel  nostro  simile 
tanto  inculcatoci  da'di  vini  comandijc'im- 
pegnanoa  porgere  aiuto  a  queste  anime, 
sollevandole  con  quei  mezzi  che  sono  in 
nostro  potere.  Se  poi  i  suflragi  sono  di- 
sposti con  ultime  volontà  de' defunti,  e 
per  questi  hanno  determinata  parte  dei 
loro  averi,  allora  si  aggiunge  la  più  vigo- 
rosa giustizia,  la  quale  vuole  onninamen- 
te che  con  precisione  si  adempiano  solle- 
citamente e  nel  mododelerminalo.L'om- 
missione  eanche  la  negligenza  nell'adem- 
pirli,  è  forse  l'ingiustizia  più  grave  che 
possa  crudelmente  commettersi,  consi- 
derato lo  stato  penosodi  loro  che  nesono 
creditrici,  e  particolarmente  la  loro  im- 
possibilità di  reclamare  e  sostenere  i  pro- 
pri diritti.  Finalmente  il  domma  del  pur- 
gatorio reca  ai  viventi  molti  vantaggi: 
precipuamente  contribuisce  al  buon  co- 
stume, perchè  è  un  potente  freno  alle  pas- 
sioni della  nostra  fragilità  il  credere,  che 
anco  per  le  minime  colpe  non  espiate,  vi  è 
un  luogo  di  tormenti  nell'altra  vita,  in  cui 
\ianderà  chi  nonavrà  intieramente  com- 
pita la  penitenza  de'suoi  peccati  prima 
della  morte:  è  un  conforto  dolcissimo  nel- 
la morlede'parentie  degli  amici,  perché 
sicuri  per  fede  che  in  paradiso  non  si  am- 
mette minima  colpa  nel  debito  di  pena, 
e  che  una  contrizione  perfetta  che  rista- 
bilisca l'uomo  nello  stato  d'innocenza  bat- 
tesimale, sia  difficilissima  e  rarissima;sen- 
za  una  troppo  mal  fonduta  fiducia  e  una 


PUR 
presunzione  eslremaoienle  teraerarla,tld- 
vrcrauio  leslaie  nell'angoscioso  dubbio 
tiella  dannazione  di  cbiunque,  se  non  fos- 
simo certi  della  esistenza  d'un  terzo  luo- 
go di  purgazione  :  in  ultimo  è  un  forte 
argomento  di  consolazione,  perchè  ci  fa 
sicuri  che  la  memoria  de'nostri  cari  tra- 
passati non  è  sterile  e  inutile  per  loro, 
e  siamo  in  grado  di  sovvenirli  ne'mag- 
giori  loro  bisogni.  Il  purgatorio  avrà  esi- 
stenza fino  alla  generale  risurrezione  del- 
la carne.  Per  quelle  anime  che  aggra- 
vate dimoiti  debiti  vi  anderanno  quan- 
do prossimo  sia  il  suo  termine,  mediante 
la  onnipotenza  divina  l'intensità  delle  pe- 
ne supplirà  alla  durata  delle  medesime. 
ISel  1 33  I  eccitatasi  fia'  teologi  la  que- 
stione, se  le  anime  purgate  da  ogni  col- 
pa, ed  entrate  nel  cielo  godessero  prima 
de!  giorno  finale  la  vista  chiara  di  Dio, 
Giovanni  XXlIcome  dottore  privato  co- 
minciò a  cercare  argo m etiti  perla  parte 
negativa,  affinchè  i  dottori  più  diligente- 
niente  li  esaminassero, quindi  in  Avigno- 
ne nella  festa  d'Ognissanti,  nella  3.'  do- 
menica dell'avvento  e  nell'Epifania  pre- 
dicò: che  l'anime  de'beali  non  arrivava- 
no a  goder  l'essenza  divina,  se  non  dopo 
la  generale  risurrezione  de'corpi,  appog- 
giato alle  opinioni  di  molti  ss.  Padri.  Ciò 
fece  grande  rumore  e  ne  profittarono  gli 
eretici  da  lui  condannali.  Il  Papa  alieno 
da  questa  sentenza,  prima  di  morire  di- 
chiarò al  s.  collegio:  che  le  anime  pur- 
gate passavanoagoderechiaramente  l'es- 
senza divina,  protestando  che  su  ciò  non 
avea  egli  inteso  di  dir  cosa  contro  la  fe- 
de, e  che  se  qualche  espressione  avesse 
detto  che  a  questa  fosse  sembrata  con- 
traria, lari  voca  va.  Il  successore  Benedet- 
to XII, colla  bolla  Denediclus  Deus,  dei 
29  febbraio  1 336,  Bull.  Roni.  1. 1  ,p.  24  '  » 
aliJne  di  estinguere  la  questione,  dopo  a- 
verla  diligentemente  esaminata,  dichia- 
rò: che  le  anime  de'giusli,  appena  sono 
sciolte  dal  corpo,  se  non  hanno  che  pur- 
gare nel  purgatorio,  passano  subito  alla 
celeste  beatitudine,  la  quale  consiste  nel- 


pua  9( 

la  vista  di  Dio,  cos'i  quelle  purgaleda  o- 
gni  colpa,  vietando  sotto  pena  di  scomu- 
nica d'insegnare  il  contrario.  Trattano 
della  questione:  Coti,  Theol.  dogm.  t.  2, 
p.  177;  Muratori,  De  Paradiso,  cap.  2; 
Schelstrate,  in  Praef.  tract.  de  sensu  et 
aut.  decreto r.  conc.  Constantientes  p.  7; 
Petra,  Comment.  ad  Conslilnt.  apost.  t. 
4,  p.  80;  Rinaldi,  Annal.  eccl.  an.  i33g, 
rì°^5,^6.  Sulla  questione  della  bolla  Sa- 
cratissimo  dello  stesso  Giovanni  XXI f, 
sull'essere  liberati  dal  purgatorio  il  i  ."sab- 
baio dopo  la  loro  morte,  gli  ascritti  alla 
fratellanza  dell'abitino  della  B.  Vergine 
del  Carmine,  parlai  nel  voi.  X,  p.  57.  Iit 
qual  maniera  la  Chiesa  accorda  le  indul- 
genze ai  fedeli  defunti  che  sono  in  pur- 
gatorio, lo  dichiarai  nel  voi.  X'XXIV,  p. 
283. A  Commemorazione de'fedelidf.fuji- 
Ti  parlai  de'Ioro  suffragi,  Per  questi  fu- 
rono istituite  molle  Arciconfralernite  e 
Confralernite,ai\c\ì&cox\  titolo  corrispon- 
dente, come  V Arciconfraternila  della  B, 
y^ergine  del  Sitffragio,  di  cui  anche  nel 
voi.  LI,  p.  328,6  come  Y Arciconfraler- 
niladelle  anime  più  bisognose  del  purga- 
torio, di  cui  nel  voi.  XVI,  p.  1 3o.  Per  ec- 
citare la  pietà  de'fedeli  a  suffragare  le  a- 
nime  purganti, ne' C///»/en  di  Roma  fu- 
rono istituite  quelle  rappresentazioni  che 
ivi  descrissi;  così  \' OtlaK'ario[F.),  il  Mese 
di  novembre [f^.)  sl  loro  suffragio,  e  tante 
pie  pratiche  e  orazioni ,  che  descrivo  ai 
loroluoghi.  Si  pilo  anche  vedere  Uffizio, 
De  profundis,  Miserere,  Requiem  aeter- 
NAM,  Dittici,  Memento.  Ad  Anni  santi 
dissi  quali  indulgenze  restano  a  vantag- 
gio delle  benedette  anime  del  purgato- 
rio. Sull'esservi  stato  condannato  Inno- 
cenzo  111,  si  veda  il  voi.  XXXV,  p.  289; 
e  Menochio,  Stuore  t.  2,  cent.  8,  cap.  54; 
Della  morie  e  lungo  purgatorio  di  Papa 
Innocenzo  IH.  Saruelli,  £e//.  ecc/.,  trat- 
ta: nel  t.  3,  leti.  4^,  Spiegazione  dell'of- 
fertorio della  messa  de'fedeli  defunti  j 
nel  t.  6,  lelt.  5o,  Come  e  perchè  si  di- 
pingono nelle  tavole  degli  altari  le  anime 
del  purgatorio  Ira  le  fiamme  j  nel  t.  8, 


92  PUR 

leti.  27,  Perchè  il  corpo  che  fu  organo 
dell'anima  purgante  non  e  cruccialo  nel 
purgatorio.  A.  Oblazione, Legati  ni,  ed 
altri  relativi  articoli,  parlai  delle  pie  do- 
nazioni e  pie  lascite,  per  la  redenzione 
de'peccati,  pel  rimedio  della  propria  ani- 
ma, colle relativeformole.  Ne  trattai  an- 
cora a  Regalia,  dicendo  clie  per  la  re- 
denzione de'peccati,  molti  beni  passaro- 
no alle  chiese  e  sagri  luoghi  :  prò  remis- 
sione peccatonimj  prò  reinedio  o  redeni- 
ptione  animae  nieae.  Reda  nel  suo  trat- 
tato. De  remediis  peccatorum,  insegna 
la  maniera  di  redimere  i  peccati.  Vedasi 
Muratori,  Dissert.  t.  3,dissert.  68  :  Della 
redenzione  de'  peccali.  Inoltre  sul  pur- 
gatorio si  possono  consultare:  Petii,  f^i- 
nea  Domini  cuni  brevi  descriplione  sa- 
cranienloruni  et  Paradisi^  Limbi,  Pur- 
gatoriiyatquelnferni  ,Weneiì'i$\  SSS.Havi- 
tino,  Patrocinio  delle  anime  del  purga- 
torio, Milano  1 672.  Martino  de Roa, Sla- 
to delle  anime  del  purgatorio,  de  beati 
in  cielo,  de'  fanciulli  in  limbo,  de'  dan- 
nati all'  inferno,  e  di  tutto  l'universo  do- 
po la  risurrezione  ed  il  giudizio  uni- 
versale, Venezia  1672.  f^'ita  di  s.  Cate- 
rina Fiesca,  col  trattato  del  purgatorio 
della  medesima,  Roma  1738.  De  Azeve- 
do, Decathol.  eccles.  pielate  erga  aninias 
in  purgatorio  degeates ,  Romae  1748. 
Piazza,  //  purgatorio,  istruzioni  catechi- 
stiche dello  slato  e  pene  del  purgatorio 
e  de' rimedi  apprestatici  da  Dio  in  que- 
sta vita,  Palermo  i  754.  Bolgeni,  Slato 
de'  bambini  morti  senza  battesimo,  Ma- 
cerata  1787.  C.  J.  Ansaldi,  Della  spe- 
ranza di  rivedere  i  cari  nostri  nell'altra 
vita,  Venezia  1788.  Valletta,  Discorsi 
sullo  stato  delle  anime  purganti  nella  vi- 
ta futura, Koma  1 83o.  LavedovaWool- 
frey  o  il  pregare  pei  morti,  Londra  1 83g. 
Distinta  idea  della  dottrina  delpurga- 
torio,  in  che  si  mostra  essere  ella  pa- 
triarchica,  scrillurale,  ecclesiastica,  prò- 
testantica  e  razionale,  e  insignita  in  lutti 
/juesti  appetti  del  carattere  di  universa- 
lità; di  un  sacerdote  cattolico,  Londra 


PUR 

i'846.  Sul  divino  poema  di  Dante,  quan- 
to al  purgatorio  che  descrisse  con  aurei 
versi,  si  può  leggere  Cancellieri,  Osser- 
vazioni della  Divina  Commedia ,  ove  a 
p.  geseg.  parla  del  Pozzo (^.)  dis.  Patri- 
zio, nel  qual  luogo  si  vede  le  pene  del  pur- 
gatorio e  le  gioie  del  paradiso  j  che  Be- 
nedetto XIII  recitò  un  sermone  sul  Pur- 
gatorio di  s.  Patrizio  che  i'u  stampato;  e 
che  il  p.  de  Burgo  descrive  le  severissi- 
me penitenze  che  in  detto  pozzo  o  pur- 
gatorio vi  fanno  i  pellegrini  per  9  giorni 
per  risparmiarsi  il  purgatorio  postumo, 
anticipandoselo  in  vita. 

PURGAZIONEo  PROVA,£Lr-yt7/rt//o, 
Probatio,  lentamen  experimentuni.  La 
purgazione  canonica  e  la  purgazione  vol- 
gare. Si  dhie  purgazione  canonica  il  giu- 
ramento col  quale  purgavasi  da  qualun- 
que accusa  l'incolpato,  in  presenza  d'un 
numero  di  persone  degne  di  fede,  le  quali 
adermavano  che  credevano  verace  quel 
giuramento.  Chiamavasi  purgazione  ca- 
nonica, perchè  si  faceva  secondo  il  dirit- 
to canonico  e  per  distinguerla  dalla  pur- 
gazione volgare.  La  purgazione  volgare 
si  disse  anche  prova  o  giudizi  di  Dio,  spe- 
rimenti usati  dagli  antichi  per  indagare 
i  delitti  o  l'innocenza  delle  persone.  Sif- 
fatti azzardosi  sperimenti  di  prove  o  giu- 
dizi di  Dio  furono  istituiti  dal  volgo  de- 
gl'ignoranti o  temerari  cristiani,  con  in- 
vocare l'assistenza  divina,  per  iscoprire, 
allorché  alcuno  veniva  accusato  di  qual- 
che occulto  delitto,  se  questi  era  vera- 
mente reo  o  innocente;  figurandosi  essi, 
che  Dio  vendicatore  delle  azioni  peccami- 
nose e  difensore  dell'innocenza,  con  qual- 
che prodigio  rivelerebbe  al  loro  capric- 
cio quella  verità,  cui  non  poteva  natu- 
ralmente arrivare  l'occhio  degli  uomini. 
A  Giuramento  lo  dissi  atto  religioso  col 
quale  si  prende  in  testimonio  Dio.per  cor- 
roborare il  proprio  detto,  antichissima 
purgiizione  canonica  ancora  in  vigore.  1 
giuramenti  si  facevano  in  diversi  modi 
e  riti,  come  avanti  la  ss.  Eucaristia  (^.), 
gli  ecclesiastici  celebrando  la  Messa  (f^-), 


I 


PUR 
sulla  tomba  di  s.  Pietro,  OTanti  i  -sepol- 
cri e  le  reliquie  de'  Martin,  sugli  Am- 
boni delle  chiese,  de'quali  parlai  anche 
all'articolo  Pulpito,  onde  purgarsi  gli  ac- 
cusati dalle  calunnie.  Di  altra  specie  di 
giuramenti  trattoaPEOFESSiowEDi  fede, 
la  quale  fu  equivalente  alla  purgazione 
canonica.  A  Giudizi  di  Dio,  Pbova  o  Pur- 
gazione parlai  del  loro  antico  e  comune 
uso,  e  delle  ceremonie  che  le  accompa- 
gnavano; che  consistevano  nel  rimettere 
l'accusato  e  incolpato  a  Dio  la  controver- 
sia e  la  cura  di  punire  il  falso  asserto,  ov- 
vero nell'ofFrirsi  a  mostrare  la  sua  inno- 
cenza con  piove  ed  esperimenti  che  si  fa- 
cevano innanzi  ai  giudici  per  indagare  la 
verità  e  conoscere  l'incolpabilità  o  la  rei- 
tà, sia  col  duello,  sia  coWacqua  fredda 
o  bollente,  sia  col  ferro  e  col  fuoco,  sia 
con  quelle  altre  prove  che  riportai  nel  ci- 
tato articolo,  le  quali  alfrontavansi  dal 
supposto  reo  per  purgarsi  dai  delittiattri- 
buitigli.  Che  questi  giudizi  di  Dio  e  que- 
ste prove,  coraechè  non  istituzione  del- 
la Chiesa,  ma  solo  derivanti  da  ignoran- 
za e  superstizione,  per  cui  furono  dette 
purgazioni  volgari,  non  solamente  i  Pa- 
pi non  approvarono,  ma  riprovarono  e 
proibirono, così  gl'imperatori  ed  i  re,  al- 
cuno de'quali  però  limitò  il  giudizio  di 
Dio  alle  sole  controversie  ecclesiastiche, 
per  cui  notai  quelle  purgazioni  e  giudizi 
di  Dio,  che  praticarono  i  chierici.  Tutti 
poi  sembrano  terminati  nel  secolo  XIII, 
tranne  qualche  eccezione.  Bernino, /rto- 
ria  dell'eresie,  dicendo  delle  purgazioni 
d'olio,  di  ferro  o  d'acqua  bollente,  le  cre- 
de proibite  fino  da  s.  Gregorio  1,  da  Ste- 
fano VI  o  da  Stefano  VII,  e  più  moder- 
namente da  Innocenzo  Vili,  in  occasio- 
ne che  nelle  diocesi  di  Magonza,  Treve- 
ri,  Colonia ,  Salisburgo  e  Erema,  gran 
quantità  di  maghi  con  ispaventosi  por- 
tenti si  acquistavano  seguaci;  proibendo 
ancora  a  tenore  degli  antichi  canoni  il 
far  prova  di  stringere  un  ferro  infuoca- 
to, come  que'raaghi  senza  lesione  a  foi'za 
d'incantesimi  facevano.  Riporta  poi  i  se- 


P  U  R  0,3 

guanti  tratti  sulle  purgazioni  canoniche 
e  volgari.  Un  cattolico  non  potendo  in 
una  disputa  persuadere  un  eretico  delle 
verità  della  fede,  per  maggiormente  con- 
vincerlo, cavatosi  l'anello  dal  dito  lo  git- 
tò  nel  fuoco  finché  divenne  rovente,  poi 
disse:  si  recto  est  fides  mea  nihil  prae- 
valebunt  haec  incendia,  e  cos'i  impune- 
mente lo  ripigliò.  Altercando  un  diacono 
cattolico  di  Ravenna  con  un  sacerdote  a- 
riano,  per  dar  fine  alla  disputa  posero  un 
anello  in  una  grande  caldaia  di  acqua 
bollente,  concertando  che  chi  di  loro  l'a- 
vesse cavato  colla  mano  nuda  senza  of- 
fesa, la  sua  fede  sarebbe  stata  la  vera; 
ma  quando  si  venne  alla  prova,  il  diaco- 
no intiepidito  erasi  unto  di  unguenti,  on- 
de il  popolo  accorso  lo  accusava  per  ma- 
go; ma  sopraggiunto  altro  diacono  cat- 
tolico di  Ravenna  e  intesa  la  controver- 
sia, subito  pose  il  braccio  nell'acqua  bol- 
lente, dove  lauto  lo  tenne,  sinché  trovato 
l'anello, questo  col  braccio  intatto  mostrò 
ai  circostanti.  Non  così  riuscii  all'eretico, 
a  cui  appena  immerso  il  braccio  nell'ac- 
qua ,  y\  restò  tutto  spolpato.  Narra  an- 
cora che  Sibicone  vescovo  di  Spira  essen- 
dosi voluto  discolpare  sacrilegamente  col- 
la celebrazionedelia  messa,  gli  si  contor- 
se una  gauassa  in  pena  del  suo  spergiu- 
ro. R^iporta  inoltre  che  s.  Gregorio  VII 
prima  di  assolvereEnrico  IV,  che  Ioavea 
calunnialodisimonia  ealtri  delitti,al  pun- 
to di  comunicarsi  nella  messa  disse:  Dio 
mi  fulmini  di  morte  se  sono  reo  delle  ac- 
ciisedatemi,  uell'  alto  d'inghiottire  par- 
te della  s.  Eucaristia;  l'altra  esibì  all'impe- 
ratore, affinchècomprovasse  con  la  sun- 
zione, non  esser  egli  riu)postore,ma  i  suoi 
fautori.  Enrico  IV  si  scusò  per  allora  non 
essendo  presenti  i  suoi  accusatori,  per  cui 
non  avrebbe  avuto  la  dovuta  fòrza,  di- 
chiarando di  farein  altro  tempo  lalepur- 
gazioiie  del  sagrifizio;  ed  il  Papa  vi  ac- 
consentì.   Meglio  lo  descrissi   nel    voi. 
XXXII,  p.  228. 

Diversi  esempi  di  purgazioni  canoni- 
che e  volgari  riportai  ne'ci tali  Giudizi  di 


94                     PUR  PUR 
Dio,  Giuramento,  ed  in  altri  articoli.  A  colo  fu  quella  dell'acqua  bollente,  poiché 
quest'ultimo  citai  la  38.^  Disserl.  di  Mii-  se  il  tull'ato  in  essa  si  scottava,  pei-  certa 
raion:  D/giudizi  di  Dio,  o  sia  degli  spe-  si  teneva  la  di  lui  colpa,  all'incontro  u- 
ìiinenti  usati  dogli  antichi  per  indagare  scendone  sano  e  salvo,  la  sua  innocenza 
i  dt'lillie  l'innocenza  delle  persone.  An-  era  in  sicuro,  ma  la  sola  mano  non  già 
ch'egli  riprodusse  molti  esempi,  notando  tutto  il  corpo  si  metteva  nella  caldaia  boi- 
che  qualora  a'  vescovi  ed  agli  slessi  Pa-  lente;  altrettanto  narra  sul  prendere  un 
pi  era  imputato  qualche  delitto,  non  al-  ferro  ardente,  sul  camminare  sui  vomeri 
tra  via  più  spedila  aveano  essi,  che  quel-  roventi,  sul  giudizio  e  sperimento  della 
la  del  giuramento,  per  provare  la  loro  in-  croce,  che  consisteva  nel  tenere  in  alto  o 
Docenza;  purgazione  riguardata  sempre  in  forma  di  croce  le  braccia  per  deter- 
dai  Padri  per  legittima  e  canonica.  Inol-  minato  tempo,  esulla  prova  di  passar  tra 
tre  fu  appiovata  anche  Ptirgatioper Eu'  le  fiamme.  Quindi  Giuratori  deplora  la 
charisliani,  che  l'accusato  di  qualche  mi-  misera  condizione  dc'mortali  per  tenere 
sf'HttOjche  non  si  poteva  provare  o  levare  infallibili  questi  stravaganti  e  fallaci  giù- 
con  ragioni  manifeste,  prima  di  ricever-  dizi,  colla  credenza  che  in  essi  vi  concor- 
la,  protestava  chiaramente  l'intenzione  resse  la  occulta  mano  di  Dio,  mentre  era 
sua  dicendo:  Corpus  Domini  siimiliiad  un  manifestamente  forzarlo  a  far  mira- 
purgatiouem  /iO(/fc,o  pure  in  altra  simile  coli,  rallegrandosi  che  i  Papi  ed  i  con- 
forma. Il  che  fatto,  niuno  più  gli  recava  cilii  estirpassero  queste  follie  divenute  in 
molestia,  lasciando  la  cura  a  Dio  dipu-  tanto  credito  e  famigliari,  chiamate  voi - 
Dire  colui,  se  falsamente  avea  negato  il  gari  perchè  inventate  dal  volgo  e  non  già 
commesso  delitto,  ofintamentepromes-  prescritte  dalla  Chiesa,  il  cardinal  Laiu- 
so  qualche  altra  COSSI.  Ricevette  questa  bertini  poi  Benedetto  XI V,  Oe//rt[*. /lie.?- 
mnniera  di  purgarsi  Papa  Adriano  II  nel-  sa,  sez.  2,  cap.  6,  §  5,  parla  della  pur- 
r86c)  da  Lotario  re  di  Lorena  e  da'snoi  gazionejoer  ac/uanifrigidam,  nella  qua- 
compagni,  ed  il  re  e  gli  altri  da  lì  a  non  le  si  celebrava  dal  sacerdote  il  sacrificio 
mollo  finirono  i  loro  giorni,  percossi,  co-  chiamato  Missa  judicii,  nella  quale  gli 
me  giustamente  si  credette,  dal  divino  infamali  di  qualche  delitto  prima  che  si 
giudizio.  Aggiunge  Muratori,  che  parti-  gettassero  nell'acqua  venivano  comuni- 
colarmente  vescovi  e  preti,  imputali  di  cali,  previa  l'intimazione  di  non  riceve- 
qualche  colpa,  costumarono  di  celebrar  re  il  Sagramenlo  se  rei.  Ma  come  le  ai- 
messa,  e  alia  comunione  di   protestarsi  tre  purgazioni  volgari  fu  abrogata  anche 
innocenti,  con  invocar  Dio  vendicatore,  questa,  non  essendo  stata  istituita  l'Eu- 
seessi  mentivano.  Murq^tori  colla  sua  va-  caristia  da  Cristo  per  ritrovare  i  delin- 
staerudizioneriportalecerimonie,Iefoi'-  quenti,  non  tulli  potendo  essere  s.  Gre- 
mole  e  le  benedizioni  ecclesiastiche,  co-  gorio  VII,  od  Enrico  IV  che  sapendo  co- 
me si  eseguivano  questi  spuri  giudizi  o  me  stava  in  coscienza  non  accettò  l'of- 
pui'gazioni  volgari  ;  dell'  acqua  fredda,  feria.  Si  può  vedere  anche  Rodotà,  Dei 
nella  sommersione  dell'accusato  in  un  la-  giuochi,de  sogni  jCabale  e  astrologia, che 
go,  che  se  stava  per  affogarsi  era  segno  a  p.gS  e  seg.  discorre  eruditamente  delle 
d'innocenza,  perchè  l'acqua  non  lo  riget-  purgazioni  volgari  de'secoli  passali  per 
tava,  e  subilo  si  accorreva,  per  cni  qua-  iscoprire  gli  occulti  delitti,  chiamate  an- 
lifica  furbissima  impostura  silfalta  prova,  che  giudizi  di  ///o,  delle  loro  varie  spe- 
come  le  altre;  così  quella  del  giudizio  del  eie  e  superstizioni,  e  chelra'Papiche  l'e- 
^;flr«eec<3Cio,chese  l'incolpalo  pelea  man-  stinsero,  nomina  Stefano  V  detto  VI  nel 
giare  e  inghiottire  era  dichiarato  inno-  secolo  IX, Innocenzo  III  e  Onorio  111  nel 
cenle,  se  no  colpevole.  Di  maggior  peri-  XIII.  Vermigliolì,  Lezioni  dì  diritto  ca- 


PUR 

nonico  lib.  5,  ne  parla  nella  lez.  34=  Del' 
Li  purgazione  canonica,  che  definisce, 
dimostrazione  fatta  a  tenore  de'canoni, 
dell'innocenza  su  qualche  delitto,  per  cui 
uno  è  dilFamato.  Beroinochiaraa  purga- 
zione degli  altari  quella  che  si  fa  per  la 
polluzione  degli  eretici,  ed  abluzione  di 
essi  nomina  la  Lavanda  degli  altari  (/'.). 

PURIFICATORIO  o  PURIFICA- 
TORE, Purifìcaloriuni  linleiim.  Panno- 
lino o  piccolo  fazzoletto,  che  ripiegalo  si 
pone  sul  calice  per  asciugarlo  e  purifi- 
carlo dopo  l'abluzione.  Serve  altres'i  ad 
asciugare  le  dita  e  la  bocca  del  celebran- 
te la  Messa  (^'^•)-  Macri  dice  che  non  si 
deve  benedire,  citando  Suarez,  p.  3,  de- 
cis.  8i,sect.  8,  perchè  anticamente  non 
era  in  uso,  adoprandosi  per  tale  efl'elto  il 
Manipolo  {f-^.)'  Altri  opinano,  che  seb- 
l>cne  non  sia  necessario,  è  però  conve- 
niente che  il  purificatorio  sia  benedetto, 
come  Pannolino  sagro  [f^-)-  Nel  mezzo 
del  purificatore  si  suole  rimarcare  una 
crocetta,  per  distinguerlo  dagli  altri  faz- 
zoletti o  piccoli  asciugamani  che  si  ado- 
perano dal  celebrante  nella  Lavanda  del- 
le  mani  [f^.). Zaccaria,  Onomaslicon  ri' 
luale,  ecco  quanto  dice  del  Purificato- 
riunì.  !>  Ejus  ncque  apud  antiquos  sci  i- 
ptoreSj  neque  in  Ordine  Romano  ulla  fit 
mentio.  Monachi  olim  ad  tergendum  ca- 
licem  linteolo  ulebantur  incornu  episto- 
laecnjusqueallarisadpenso,  ubieral  par- 
ta piscina  in  quam  secundam  calicis  a- 
blutionem  projiciebant.  Graecispongiam 
ad  calicem,  etdiscumdetergendum  adhi- 
beni".  Si  suole  anche  porre  il  purificatore 
su  quel  vasetto  d'acqua,  che  si  colloca  ac- 
canto il  ciborio,  per  purificarsi  le  dita  il 
sacerdote  che  comunica  colle  particole  i 
fedeli.  Per  la  purificazione  del  sacerdote 
nella  messa,  e  dell'uso  del  purificatorio, 
Tedasi  Diciich,  Diz.  sacro-liturgico. 

PURIFICAZIONE  DELLA  B.  VER- 
GINE MARIA  ,  Purificaiio  B.  V.  Ma- 
riae  puerperae  perlilanti.  Festa  che  si 
celebra  a'a  febbraio  in  memoria  della  pu- 
rificazione di  Maria  Vergine  al  tempio, 


PUR  9^ 

la  quale  non  era  sottoposta  a  tale  legge, 
né  al  riscatto  prescritto  dall'  Esodo,  es- 
sendo la  purificazione  obbligatoria  perle 
donne  comuni  ;  tuttavolta  non  on)mise 
di  adempierla  per  umiltà  e  perchè  gli  e- 
brei  ignoravano  il  miracoloso  suo  conce- 
pimento ,  per  opera  dello  Spirito  santo 
senza  perdimento  di  sua  virginità,  onde 
non  era  tenuta  a  tal  ccremonia.  Volen- 
do Iddio  dare  a  vedere  agli  uomini,  che 
quali  figli  d'Adamo  erano  concepiti  e  na- 
ti tutti  in  peccato,  avea  stabilito,  che  la 
donna  che  di  fresco  avesse  partorito  fos- 
se riputata  impura,  e  che  durante  la  sua 
impurità  non  comparisse  al  pubblico,  ne 
toccasseniunacosasagraal  Signore.  Que- 
sto leuìpo  era  prescritto  a  4o  giorni  (al- 
tri dicono  33)  per  aver  partorito  un  ma- 
schio, e  So  (altri  credano  66)  per  una 
femmina,  contando  dal  giorno  della  loro 
natività:  compiuto  il  quale,  la  madre  do- 
vea  recare  alla  porta  del  tabernacolo,  e 
dipoi  a  quella  del  tempio  un  agnello  d'un 
anno,  cui  il  sacerdote  offriva  in  olocau- 
sto, per  riconoscere  il  sovrano  dominio 
di  Dio,  e  per  ringraziarlo  del  felice  par- 
to della  madre.  Ella  dovea  altresì  pre- 
sentare un  piccioncino  o  una  tortorella, 
che  si  offrivano  pel  peccato.  Dopo  questo 
doppio sagrificio,  veniva  purificata  di  sua 
legale  impurità  e  rimessa  ne'suoi  primie- 
ri diritti.  I  poveri  che  non  potevano  som- 
ministrare l'agnello,  supplivano  con  altro 
piccioncino ,  o  con  altra  tortorella  che 
fornivano  la  materia  all'olocausto. Maria 
essendo  povera,  recossi  al  tempio  con  due 
torlorelle.  Altra  leggestabiliva  che  il  pri- 
mogenito dovesse  offrirsi  al  Signore  con 
ceremonie  particolari,  e  si  riscattasse  poi 
con  poco  denaro.  Maria  portò  il  suo  di- 
vin  Figliuolo  al  tempio  per  offrirlo  al  Si- 
gnore per  le  mani  del  sacerdote,  e  diede 
quindi  i  5  sicli  per  redimerlo.  Perciò  la 
Chiesa  in  questo  giorno  celebra  altresì  la 
festa  della  presentazione  al  tempio  di  Ge- 
sù. La  ceremonia  di  questo  giorno  fu 
compita  con  un  terzo  mistero,  per  rin- 
contro nel  tempio  del  vecchio  Simeone 


96  PUR 

e  della  profetessa  Anna,  con  Gesù  Cri- 
sto ed  i  parenti  di  lui,  per  cui  i  greci  ap- 
pellarono questa  festa  Hypanle  o  Ipa- 
panle,dahypo,  sotto,  e  da  antao,  incon- 
tro ,  incontrare.  Simeone  avendo  preso 
fra  le  braccia  il  celeste  Bambino,  scopo 
delle  piti  ardenti  sue  brame,  si  abbando- 
nò a'seiisi  della  più  viva  riconoscenza  e 
con  cantico  benedì  Iddio,  per  avergli  da- 
ta la  consolazione  di  vedere  il  Messia  da 
sì  gran  tempo  aspettato.  Egli  predisse  a 
Maria  ch'ella  sarebbe  stata  trapassata  da 
un  coltello  di  dolore  a  pie  delia  croce,  su 
cui  sarebbe  morto  il  suo  figliuolo  dilet- 
to, il  quale  a  un  tempo  sarebbe  stato  ca- 
gione di  salvezza  e  di  risorgimento,  per 
coloro  cheavesseroavuto credenza  in  lui, 
e  di  rovina  e  riprovazione  per  quelli  che 
avessero  ricusato  di  liconoscerio,  o  che 
avendolo  già  riconosciuto,  non  avessero 
secondo  le  sue  massime  menato  la  loro 
vita.  Anna  sopraggiunta,  lodò  anch'ella 
il  Signore,  e  parlava  di  Gesù  a  tulli  gli 
spettatori  della  redenzione.  Questa  pro- 
fetessa era  una  santa  vedova,  la  quale, 
morto  il  marito,  sfavasi  di  continuo  ser- 
vendo a  Dio  nel  tempio  di  giorno  e  di 
notte,  orando  e  digiunando.  Tra  tutti  gli 
ebrei  solo  Simeone  e  A  nna  allora  ebbero  la 
ventura  diconoscere  GesùCrisloperquel- 
lo  che  era.  Nel  n."  1 2  del  Diario  di  Roma 
i83o  si  dice  che  nella  Chiesa  di  s.  Gia- 
como Scossacavalli  [f^.)%\  vede  una  pie- 
Ira  in  forma  d'ara,  nella  quale  vuole  la 
pia  tradizione  che  fosse  posto  Gesù  nella 
presentazione  al  tempio,  da  Gerusalem- 
me  fatta  trasportare  in  Roma  da  s.  Eie- 
no.  Altrettanto  dissi  nel  voi.  II,  p.  3oo, 
aggiungendo  il  prodigio  perchè  ivi  fu  col- 
locata :  del  sodalizio  della  chiesa  parlai 
in  più  luoghi. 

Cominciòquesla  festa  a  celebrarsi  nel- 
la chiesa  greca  ne'primi  secoli  della  Chie- 
sa, e  secondo  Niceforo,  Hisl.  eccl.  lib.  1 7, 
cap.  aS,  Giustiniano  I  del  Say  la  dichia- 
rò solenne  per  tutto  il  mondo.  Già  verso 
la  metà  del  precedente  secolo  era  in  uso 
nella  chiesa  di  Gerusalemme,  come  ri- 


PUR 
sulta  dalla  vita  di  Teodosio  abbate.  Mol- 
tissime sono  le  omelie  de'  padri  greci  per 
questa  ft-sta,  facendone  il  novero  Fabri- 
cio,  in  Bibl.  gr.  t.  9,  p.  87  e  1 1  5.  Nella 
chiesa  Ialina  incominciò  per  ordine  di  s. 
Gelasio  I  nel  494>  secondo  Baronio  e  No- 
vaes  per  l'abolizione  delle  riprovevoli  fe- 
ste Lupercali  che  la  superstizione  avea 
ricevute  da  Evandro  e  faceva  nel  febbra- 
io al  dio  Pane,  chiamato Luperco  perchè 
custodiva  le  greggie  dagli  assalti  del  lu- 
po, le  quali  consistevano  nel  correre  che 
facevano  uomini  (per  cui  alcuni  credette- 
ro s.  Gelasio  I  anche  istitutore  della  pro- 
cessione) nudi  o  travestiti  (onde  alcuni 
fecero  derivare  il  Carnevale,  Vedi)  per 
la  città,  percuotendo  con  pelli  di  capre  il 
ventre  delle  donne  che  incedevano  con 
fiaccole  e  candele  accese,  credendo  che 
questo  mollo  conferi.sse  alla  loro  fecon- 
dità e  alla  facilità  del  parto.  Indi  il  Pa- 
pa confutò  con  libro ,  di  cui  nel  voi. 
Vili,  p.  266,  il  senatoreAndromaco  che 
ne  avea  mostrato  rammarico.  Questa  o- 
pinione  del  Baronio  fu  contraddetta  da 
molli  gravi  scrittori  sagri  e  profani,  i  qua- 
li insegnano  che  le  feste  Lupercali  si  ce- 
lebravano a'i5  febbraio;  e  che  piutto- 
sto la  festa  della  Purificazione  fu  istituita 
in  luogo  dì  quella  chiamata  dai  gentili 
Amburbìale,  nella  quale  il  popolo  con 
candele  accese  circondava  la  città,  in  me- 
moria delle  ricerche  che  fece  Cerere  per 
trovare  Proserpina  sua  figlia  rapila  da 
Plutone,  come  dissi  nel  voi.  X,  p.  97  e 
98, discorrendo  dell'  origine  del  sollazzo 
de'moccoletti  che  ha  luogo  in  Roma  con 
tanta  pubblicità  e  tripudio  l'ultima-sera 
di  carnevale.  Di  tale  parere  fu  Innocen- 
zo III,  circa  l'istituzione  della  festa:  »  In 
principio  mensìs  februarii  Proserpina  ra- 
pta  fuit  a  Plutone,  quam  facibus  accen- 
sis  in  Aethna  tota  nocte  per  Siciliani 
quaesisse  credebalur.  Ipsi  ad  commemo- 
rationem  ipsius  facis  accensis  in  princi- 
pio mensis  Urbem  de  nocte  lustrant,  un- 
defeslumistud  Amburbialedictam.Cum 
autem  s.  Palres  consuetudinem    iilani 


PUR 
non  possent  penilus  estirpare, conslllue- 
runt,  ut  io  honorem  lì.  Mariae  Virginis 
ceieos  portantes  acceusos  et  sic  quod  fie- 
bat  ad  honorem  Proserpinae  modo  fit  ad 
laudeni  Mariae".  Di  questo  medesimo 
sentimento  furono  Durando  lib.  7,0.  7; 
Babano  hb.  2,  cap.  33j  Beda,  De  temp., 
ed  altri,  oltre  che  il  portare  candele  ac- 
cese ha  maggiore  similitudine  alla  festa 
Amburbiale,che  alla  Lupercale.  Le  due 
opinioni  le  riportai  a  Canuela,  dicendo 
che  questa  festa  è  chiamata  anche  Can- 
delorao  Candelaia.Beda,\a\\h.Detemp. 
attribuisce  a  s.  Gregorio  I  l'aggiunta  pro- 
cessione. Certo  è  che  la  festa,  come  dice 
Zaccaria,  dissert.  5  sulle  feste  in  onore  di 
Maria,  n."  12,  la  ricorda  il  martirolo- 
gio Geronimiano,  era  divulgata  a'tempi 
di  Cassiodoro,  e  si  trova  ueSagramen- 
tari  di  s.  Gelasio  I  e  di  s.  Gregorio  I.  Ve- 
dasi alartene,  De  antiq.  eccl.  discipl.j  E- 
veillon,  De  process.  eccl.j  Saad'ìw,  Hist. 
familiae  sac.  cap.  5,  De  parla  etpurifi- 
catione  flrginis  p.  372.  Che  s.  Sergio  I 
del  687  y\  aggiunse  la  processione  colle 
candele  accese  in  mano,  o  meglio  deter- 
minò il  luogo  ove  dovea  farsi  la  proces- 
sione, lo  dissi  a  Candela,  insieme  al  si- 
gnificato di  questa  e  della  processione;  al- 
tri li  riporta  Butler,  a'2  febbraio.  Baro- 
nie nelle  annotazioni  al  Martirologio,  s. 
Eligio  vescovo  di  Noyon  e  di  Touinay, 
Semi.  2,  ed  altri  santi;  quanto  allacere- 
raouia  delie  candele  pare  sia  più  antica 
di  s.  Sergio  I.  La  slessa  ceremonia  e  pro- 
cessione si  attribuisce  al  medesimo  s.  E- 
ligio  che  morì  nel  665.  In  Roma  si  ce- 
lebra la  festa  con  digiuno  per  voto  solen- 
ne fatto  per  un  secolo  nel  1703  da  Cle- 
mente XI  e  dal  popolo  romano  per  la  li- 
berazione dal  terremoto  (il  citato  Diario 
riporta  l'iscrizione  marmorea  posta  in 
Campidoglio),  indi  nel  1802  perpetuato 
da  Pio  VII.  Per  lo  stesso  motivo  nella 
cappella  pontificia  che  in  Roma  si  cele- 
bra in  questo  giorno,  dopo  la  messa  il  Pa- 
pa intuona  il  solenne  Te  Deuni.  La  de- 
scrizione di  delta  funzione  la  feci  nel  voi. 

VOL.  LVI. 


PUR  97 

VlII,p.  260;  aggiungerò:  che  il  baldac- 
chino essendo  prima  bianco,  lo  stabilì 
rosso  Clemente  XIII  nel  1761. Le  due  so- 
le orazioni  che  il  Papa  dice  nella  bene- 
dizione, furono  credute  sufllcienti  pel  ri- 
sultato d'una  congregazione  del  1 640.C0- 
me  talvolta  è  stata  accorciata  la  distri- 
buzione che  fa  il  Papa  delle  candele,  agli 
altri  dispensandole  i  ceremonieri,  lo  dissi 
nel  •voi.  LI,  p.  70.  Prima  del  pontificato 
di  Pio  VI,  cominciando  dal  governatore 
sino  e  inclusive  ai  ministri  sagri,  nel  loi"0 
ritorno  dal  trono,  passando  avanti  l'al- 
tare, da  un  ceremoniere  che  stava  sulla 
predella,  si  consegnava  a  lutti  una  can- 
dela di  libbra.  Tutti  i  mazzi  delle  cande- 
le che  restavano  erano  del  prefetto  dei 
maestri  di  ceremonie,  che  soleva  darne  4 
a  ciascun  ceremoniere.  Della  distribuzio- 
ne delle  candele  che  si  fa  dopo  la  funzio- 
ne dal  Maggiordomo  alla  Famiglia  pon- 
tificia e  ad  altri ,  vedasi  tali  articoli.  A 
Carnevale  di  Eoma  parlai  de'  giorni  di 
esso  che  s'incontrano  colla  vigilia,  in  cui 
non  ha  luogo. 

Quantunque  questa  festa  sia  intitola- 
ta Festa  della  Puri ficazione  della  B.  Ver- 
gine i'I/anVz,  tutta  voi  la  viene  riconosciu- 
ta dalla  cliiesa  ambrosiana  o  milanese 
per  Festa  della  presentazione  al  Tempio 
di  Gesìi,  come  la  riconosce  la  greca  che 
celebra  l' incontro  o  Hypante.  Quindi 
cadendo  eziandio  in  domenica  (se  non  è 
una  delle  3  che  precedono  alla  quadra- 
gesima), se  ne  recita  l'utììzio  e  la  messa. 
Ciò  che  rende  più  osservabile  la  presente 
solennità  si  èia  benedizione  delle  candele 
e  la  processione,  venendo  le  candele  ac- 
cese non  dal  fuoco  comune,  ma  da  quello 
consagrato  nella  chiesa  dalla  benedizio- 
ne del  sacerdote.  Singolare  poi  era  la  ma- 
niera che  anticamente  si  praticava  dal  ri- 
to ambrosiano  nella  slessa  funzione.  Nel- 
l'ordine di  Beroldo  del  i  i  3o  è  prescrit- 
to, che  nella  vigilia  della  festa  della  Pu- 
rificazione della  B.  Vergine,  dovea  l'ar- 
civescovo distribuire  le  candele  a  tutto  il 
clero  della  metropolitana,  compresa  la 


98  PUR 

scuola  di  s.  Ambiogio,  ossia  de' vecchioni 
e  delle  vecchione,  n  chi  più  ed  a  chi  me- 
no secondo  il  grado.  Dovea  somministrar 
pure  7  candele  per  la  croce  d'oro  e  nl- 
Iretlante  per  quella  d'  argento,  e  5  per 
quella  de'  vecchioni.  Nella  mattina  poi 
•Iella  fesla  si  portavano  l'arcivescovo  e  il 
clero  nella  chiesa  di  s.  Maria  Bertrade, 
che  per  questa  funzione  de' cerei  fu  detta 
s.  Maria  Cerealis.  Ai  preti  di  questa  chie- 
sa era  riserbato  di  far  la  benedizione  dei 
cerei,  molti  de'quali  erano  dati  dall'arci- 
vescovo al  primicerio  de'  decumani  per 
farne  a  questi  la  distribuzione,  ed  avendo 
tutti  le  candele  accese  in  mano  la  proces- 
siones'incamminava  alla  metropolitana. 
Precedeva  la  croce  de'vecchioni  colle  5 
candele,  indi  la  croce  d'argento  avanti  il 
detto  primicerio  colle  7  candele,  poscia  la 
croce  d'oro  avanti  i  sacerdoti  e  leviti,  do- 
po i  quali  veniva  V Idea  o immagine  della 
B.  Vergine,  affidata  con  correggie  a  una 
scala,  portata  dai  due  decumani  che  avea- 
no  assistito  al  battesimo  dell'ultimo  sab- 
ba to  santo,  cui  spettava  riportarla  a  s.  Ma- 
ria Berlrade.  Questa  immagine  con  can- 
dela accesa  in  cima  si  portava  nel  medesi- 
mo giorno  per  la  metropolitana  in  proces- 
sione. Anticamente  per  la  benedizione  fu 
prescritta  una  sola  orazione,  poi  vene  fu- 
rono aggiunte  diverse  ingiunte  dai  decre- 
ti sinodali  di  s.  Carlo,  oltre  il  canto  di 
diverse  antifone,  durante  la  distribuzio- 
ne e  processione  delle  candele.  Quanto 
alla  chiesa  latina,  Diclich,  Diz.  sacro-li- 
turgico,  riporta  nel  t.  3,  p.  i56  e  seg.  la 
descrizione  della  festa,  de' riti  e  della  fun- 
zione, tanto  per  le  chiese  maggiori,  che 
per  le  minori.  Avverte, che  se  la  festa  ver- 
rà nelle  domeniche  di  settuagesima  ,  di 
sessagesima  e  di  quinquagesima,  si  farà 
soltanto  la  benedizione  delle  candele  e  la 
processione,  e  si  dirà  la  messa  della  do- 
menica ;  quella  poi  della  festa  si  trasferi- 
rà nel  giorno  che  segue,  per  decreto  di 
Clemente  VI,  purché  la  chiesa  non  sia  e- 
retta  sotto  il  titolo  della  Purificazione, 
perchè  la  allora  si  dirà  la  messa  della  fé- 


PUR 
sta.  Vedasi  Rocca,  Opera  omnia  t.  t,  p. 
2  T  4  :  De  origine^  et  instiliilione  benedi' 
clionis  candelarum,  vel  cereoruni  in  fe- 
stività te  Purifìcatìonis  b.  Marine  semper 
Firginis.  Inoltre  si  dice  Purificazione 
quella  ceremonia  che  si  fa  nella  chiesa 
quando  una  donna  vi  entra  per  la  i  .'volta 
dopo  aver  partorito,  che  volgarmente 
chiamasi  andare  in  sanctis.  Questa  pia  e 
lodevole  consuetudine  fu  introdotta  nella 
chiesa  per  imitare  la  B.  Vergine,  la  quale 
andò  a  purificarsi  sebbene  non  ne  aves- 
se bisogno,  ed  a  presentare  il  suo  divin 
Figlio  al  tempio,  ed  affinchè  tutte  le  don- 
ne, dopo  il  loro  puerperio,  possano  ren- 
der grazie  a  Dio  del  felice  parto  e  pre- 
garlo che  faccia  crescere  la  prole  nel  san- 
to suo  timore.  Questa  purificazione  non 
è  di  precetto,  ma  di  consiglio  soltanto  e 
di  divozione,  ed  ecco  perchè  non  venne 
prescritta  in  molti  rituali,  come  nel  ro- 
mano di  Paolo  V;  ma  vi  è  nel  Rituale 
Bonianum  aumentato  e  corretto  da  Be- 
nedetto XIV  :  De  benedictione  mulierifs 
post  partum.  Consiste  la  ceremonia  nel 
portarsi  la  donna  alla  chiesa  accompagna- 
ta. Si  pone  verso  la  porta  o  il  pilo  dell'ac- 
qua santa  in  ginocchioni, con  candela  ac- 
cesa in  mano.  Il  sacerdote  con  colta  e  sto- 
la, servito  dal  chierico,  l'asperge  coll'ac- 
qua  benedetta,  le  recita  alcune  preci,  in- 
di porge  alla  donna  una  parte  estrema 
della  stola  e  l'introduce  nell'interno  del- 
la chiesa  pronunziando  analoghe  parole. 
Giunti  all'altare,  la  donna  torna  a  ge- 
nuflettere,  ed  il  sacerdote  dice  altre  ora- 
zioni, e  dopo  V Oremus  torna  a  benedirla 
coll'aspersorio,  e  riceve  l'oblazione  della 
candela,  figura  di  quella  fatta  dalla  Bea- 
ta Vergine  al  tempio.  Questa  funzione 
spetta  al  parroco,  come  decise  la  s.  con- 
gregazione oe'  riti  il  r.°  dicembre  1705, 
ed  approvò  la  santa  Sede.  Se  le  femmi- 
ne ■vogliono  rendere  grazie  a  Dio,  en- 
trando nella  chiesa  non  viene  loro  vie- 
tato, né  imputato  a  colpa,  dichiarò  Inno- 
cenzo 1 1 1  nel  caput  unicum  «  Valens  »  ex 
Decretai.  Vedasi  Vermiglioli,  Lezioni  di 


PUR 
(lir'illo  canonico  lib.  3,  lez.  47»  Infila  pu- 
rificazione dopo  il  parto. 

PURIFICAZIONEDELLA  B.  VER- 
GINE MARIA.  Congregazione  di  mona- 
che. Esiste  in  Roma  nel  rione  Monli  sul- 
l'Esquilino  un  monastero  con  chiesa,  la 
quale  si  vuole  claGalletli,Z?<'//jrm2/cerop. 
248,  sia  succeduta  a  quella  antichissima 
intitolata^.  Maria  in  Monaslerio,  s.  Ma- 
riaeante  venerabilem  titulmn  Eudoxiae, 
ch'esisteva  nel  i  o  1 4>con  abbate  monastico 
d'una  delle  più  celebri  abbaile  di  Roma, 
GÌoèdelIe2o  privilegiate  i  cui  abbati  inter- 
venivano alle  funzioni  del  Papa.  Egli  dice, 
essere  opinione  che  questo  monastero  fos- 
se ove  ora  è  quello  detto  della  Purificazio- 
ne, e  si  vuole  che  una  piccola  cappella,  ch'è 
innanzi  la  moderna  chiesa,  sia  un  vestigio 
dell'antica.  Qualche  scrittore  ha  credulo, 
che  presso  il  monastero  vi  fosse  l'abita- 
zione del  cardinal  vescovo  d'Albano,  co- 
me notai  nel  voi.  I,  p.  i85,  nella  quale 
imbandiva  una  cena  nella  vigilia  di  Na- 
tale al  Papa  ed  a  tutta  la  curia,  restan- 
dovi il  Papa  per  totani  noctemj  di  che 
parlai  a  Presbiteeio.  Sembra  che  poi  la 
chiesa  col  monastero  fossero  da  Onorio 
111  concessi  al  cardinal  vescovo  di  Fra- 
scati per  sua  residenza,  secondo  quanto 
riportai  nel  voi.  XXVI I,  p.  2 1 3,  e  vi  di- 
morarono fino  a  Martino  V  che  die  chie- 
sa e  monastero  ai  girolaminì.  Il  p.  Casi- 
miro, Memorie  d'Araceli  p.  1 4,  dice  che 
la  chiesa  di  s.  Maria  in  Monaslerio  fu  de- 
stinata altre  volte  pei  vescovi  Tusculani, 
ed  ora  appartiene  alle  monache  che  vivo- 
no sotto  la  regola  di  s.  Chiara,  dette  del- 
la Purificazione,  ovvero  non  era  dal  pre- 
sente monastero  e  chiesa  molto  lontana. 
Panciroli  che  nel  1600  pubblicò  i  Te- 
sori nascosti,  a  p,  558  tratta  di  s.  Ma- 
ria della  Purificazione  nel  rione  Mon- 
ti ,  e  della  chiesa  di  s.  Maria  della  Pu- 
rificazione o  della  Candelora  in  Bandii, 
della  quale  parlai  nel  voi.  XXVI,  p.  23o. 
Descrivendo  quella  de'  Monti,  la  chia- 
ma opera  santissima  di  Mario  Ferro  Or- 
sini nobile  romano,  quando  agli  8  febbra- 


PUR  f).) 

io  1589  compro  questo  sito  dai  certosini 
di  s.  Maria  degli  Angeli  alle  Terme,  per 
farvi  gli  odierni  chiesa  e  monasterodi  mo- 
nache osservanti  la  regola  di  s.  Chiara, 
con  farle  eredi  di  tutto  il  suo,  che  si  cre- 
dette ascendere  a  scudi  3ooo  annui  d'en- 
trata. Al  mistero  della  Purificazione  del- 
la Beata  Vergine^V.),  volle  il  fondatore 
dedicar  questa  chiesa  per  esser  egli  nato 
in  lai  giorno,  e  per  ogni  modoancor  que- 
sto luogo  si  doveva  alla  memoria  della  ss. 
Vergine,  poiché  già  vi  era  altro  mona- 
stero che  fu  una  delle  20  abbazie  di  Ro- 
ma sotto  il  nome  di  s.  Maria  in  Monasle- 
rio. «Passatoi!  giorno  della  Purificazio- 
ne di  questo  anno  santo  1600  ,  si  sono 
qui  rinchiuse  le  novelle  serve  di  Dio  e 
di  s.  Chiara  imitatrici,  e  si  ricevono  tutte 
senza  dote  e  senza  elemosina  alcuna,  per 
essere  fatto  questo  monastero  per  povere 
e  bisognose,  ma  nate  di  legittimo  matri- 
monio, da  buoni  e  nobili  parenti  in  Ro- 
ma :  si  possono  anche  ricevere  forestiere, 
massime  se  fossero  nobili,  perchè  così  ha 
lasciato  il  fondatore".  Martinelli,  Roma 
sacra  p.236,  parla  della  chiesa  e  monaste- 
ro, che  dice  posti  in  Carinis,  già  s.  Maria 
in  Monaslerio,  riportando  le  iscrizioni  del 
fondatore  Orsini  morto  nel  1 59  r,  e  della 
sua  moglie  Giulia  Cinquina  romana  di 
gran  pietà,  morta  nel  1607,  erette  dagli 
amministratori  del  mona>.tero  in  chiesa 
sopra  i  loro  sepolcri.  Piazza,  Opere  pie 
di  Roma  p.  1 77,  e  Venuti,  Roma  modeC' 
nrtp.97,riferisconoche  l'Orsini  nel  1 589 
eresse  dai  fondamenti  la  chiesa  e  il  mo- 
nastero di  s.  Maria  della  Purificazione, 
siluatodietro  la  chiesa  di  s.  Pietro  in  Vin- 
coli e  lo  dotò  di  sufficienti  entrate,  per 
un  determinato  numero  di  monache  eia- 
risse  della  regola  rifondata  di  s.  Chiara, 
e  che  prima  era  stata  abbazia  privilegia- 
ta, poi  data  in  commenda  e  abitata  dai 
certosini  che  venderono  il  luogo  all'Or- 
sini. Chele  monache  dipendono  nelle  co- 
se temporali  danna  congregazione  di  de- 
putati, fra'quali  per  disposizione  del  fon- 
datore dev'esser  sempre  un  religioso  bar- 


I  oo  PUR 

nabila  di  s.  Carlo  a'Catinari,  ed  hanno 
il  cardinal  protetlore  per  le  cose  spiri- 
tuali. La  chiesa  è  graziosa  e  pulita,  ed 
ogni  quadriennio  riceve  dai  senato  ro- 
iTinno  nel  giorno  della  festa  l'oblazione 
d'un  calice  d'argento  con  4  torcie  di  ce- 
ra. A  queste  monache,  aggiunge  Piav.za, 
si  permettono  le  sole  spese  della  vesti- 
zione e  professione,  con  moderazione. 
Sì  astengono  dal  mangiare  carne  il  lu- 
nedì e  mercoledì, digiunano  tutti  i  mer- 
coledì e  venerdì  dalla  festa  d'Ognissanti 
sino  a  Pasqua,  per  obbligo  delle  loro  re- 
gole, alle  quali  non  sono  tenute  sotto  pe- 
na di  colpa  mortale,  solo  quanto  le  ob- 
blighi la  legge  di  Dio,  ovvero  per  ragio- 
ne de'voti  fatti  nella  professione.  Per  ob- 
bligo delle  costituzioni  dovevano  esse- 
re tutte  coriste,  ma  a  tempo  del  Piazza 
(1679)  vi  erano  state  introdotte  alcune 
zitelle  povere  per  servigio  delle  inferme. 
Gregorio  XVI  fu  amorevole  di  queste 
monache,  che  visitò  alcune  volte,  e  fece 
costruire  il  lungo  muro  del  loro  orto  dal- 
la parte  del  vicolo  che  conduce  a  s.  Pie- 
tro in  Vincoli,  anche  in  riflesso  d'essere 
stato  elevato  al  ponlifìcato  nel  memora- 
bile giorno  della  festa  della  Purificazio- 
ne della  B.  Vergine,  di  cui  fu  sempre  te- 
neramente divoto.  Capparoni,  Raccolta 
degli  ordini  religiosi  a  p.  82,  riporta  la 
figura  di  queste  monache  francescane  eia- 
risse  (di  cui  nel  voi.  XXVI,  p.  179),  ri- 
producendo quanto  di  quelle  di  cui  vado 
a  parlare  disse  il  p.  Bonanni,  Catalogo 
degli  ordini  religiosi,  par.  2,p.  86,  il  cui 
vestiario  e  professione  rei igiosa  sono  affat- 
todiversi,  riportandone  Bonanni  eziandio 
l'immagine. 

In  Àrona  piccola  città  degli  stati  sardi, 
già  del  Milanese,  celebre  per  aver  dato 
i  natali  a  s.CarloBorromeo,  onde  ne  par- 
lai nel  voi.  XLV,  p.  53,  fu  istituita  una 
com unità  o  congregazione  di  vergini,  sot- 
to l'invocazione,  il  patrocinio  e  il  titolo 
della  Purificazione  della  B.  Fergine.  Eb- 
be principio  dai  fratelli  Gio.  Antonio  e 
Gio.  Battista  Serafini  d'Arona,  ammo- 


PUR 
gliati  e  senza  prole.  Vedendo  essi  che  nel- 
la città  non  eranvi  che  i  francescani,  ed 
i  gesuiti  introdottivi  da  s.  Carlo,  risolvet- 
tero d'impiegare  le  loro  sostanze  nel  fon- 
dare una  congregazione  di  religiose,  le 
quali  avessero  cura  d'istruire  le  fanciulle, 
finche  fossero  queste  giunte  all'età  di  sce- 
gliere unostato,  cioè  odi  dedicarsi  alla  vi- 
ta religiosa,  ovvero  di  maritarsi.  Pertanto 
offrirono  la  loro  casa  al  p.  Gio.  Mellini 
rettore  del  collegio  de'gesuiti,  il  quale  ne 
compilò  le  costituzioni  sullo  spirito  su- 
blime di  quelle  di  sua  compagnia  ,  che 
furono  approvate  dall'arcivescovo  dio- 
cesano, e  nel  1590  collocò  in  detta  casa 
alcune  donzelle  a  professare  il  novello  i- 
stituto,  cioè  in  n.°  24,  oltre  6  serventi  o 
converse.  Presero  il  nome  di  Figlie  della 
Purificazione,  fecero  il  solo  voto  di  ca- 
stità, promisero  di  vivere  e  perseverare 
sempre  nella  congregazione,  di  osserva- 
re esattamente  la  povertà  e  l'ubbidienza, 
e  senza  clausura.  Presero  a  pensione  di- 
verse fanciulle  per  istruirle,  in  che  am- 
misero altre  gratuitamente  e  senza  mer- 
cede, per  insegnar  loro  quanto  si  convie- 
ne alle  donzellecrisliane.  Assunsero  abito 
di  color  nero  senza  ornamento,  con  pic- 
colo collaro  e  manichetti  bianchi,  cuo- 
prironoilcapo  con  velo  pur  bianco  e  scen- 
dente per  la  schiena,  terminando  in  pun- 
ta. Recandosi  alla  chiesa,  stabilirono  di 
usare  il  manto  nero  ampio^  onde  ben  cuo* 
prirsi,  lasciando  in  vista  solo  la  metà  del 
volto.  Di  queste  religiose  trattano  il  p. 
Helyot,  Storia  degli  ordini,  t.  8,  p.  44  J 
ed  il  p.  da  Latera,  Compendio  degli  or- 
dini, par.  3,  p.  2  38. 

PURITANI.  Calvinisti  rigidi,  perchè 
si  vantano  d^essere  più  puri  degli  altri 
nella  loro  dottrina,  seguendo  essi  alla  let- 
tera le  opinioni  erronee  di  Calvino  ere- 
siarca, e  rigettando  assolutamente  tutti 
i  venerabili  riti  della  chiesa  romana.  Es- 
si godono  gran  credito  a  Ginevra  (F.). 
Neil'  Inghilterra  (F.)  i  puritani  sono  ne  • 
mici  degli  episcopali  e  dePuseisti{F.)f 
e  condannano  la  liturgia  anglicana,  co- 


PUS 

me  una  invenzione  umana.  I  puritani  co- 
minciarono a  mostrarsi  in  Inghilterra 
verso  il  1 565  o  più  tardi,  e  sono  chiamati 
anche  Presbiteriani  [V.).  I  teologi  stessi 
delia  sedicente  chiesa  anglicana  hanno 
combattuto  i  falsi  principi   de'puritani, 
'      come  si  può  vedere  nella  Storia  eccl.  del' 
\      la  Gran  Brettagna  di  Collier.  Scrisse  la 
,       storia  de'puritani  Daniele  Neal  ;  li  coni- 
i       battè  Luigi  Cappel.  F.  Calvinisti. 
j  PUSEISMO.  Tendenza  d'una  frazio- 

ne della  chiesa  anglicana  al  ravvicina- 
,  mento  del  cattolicismo,  di  cui  all'articolo 
Inghilterra  ne  celebrai  i  meravigliosi 
,  progressi,  siccome  professante  dottrine  se* 
mi-cattoliche,  e  perciò  senza  volerlo,  me- 
diante lo  studio  della  religione  cattolica  e 
delle  antichità  ecclesiastiche,  venne  a  per- 
suadersi da  per  se  delle  verità  eterne  e 
sagre  costumanze,  che  si  professano  dalla 
chiesa  romana.  Dìo  faccia  che  la  nostra 
sia  epoca  gloriosa  per  la  chiesa  anglicana, 
ed  argomento  di  letizia  per  tutta  quan- 
ta la  grande  famiglia  cattolica  composta 
di  oltre  200  milioni  di  fedeli,  compresi 
in  un  solo  ovile  e  veneranti  un  solo  pa- 
store Vicario  di  Gesù  Cristo,  il  ritorno 
ad  esso  di  sì  nobilissima  e  ragguardevole 
parte  dell'antica  greggia  di  Cristo,ora  che 
Pio  IX  (F.)  vi  ha  ripristinata  la  gerar- 
chia ecclesiastica,  ed  ora  che  alla  testa 
dell'eccellente  clero  cattolico  d'I  nghil  ter- 
ra e  d'Irlanda  vi  sono  i  dotti,  infaticabili 
e  zelanti  cardinale  Wiseman  e  primate 
Ciillen.  A  Oxford  parlai  delle  tendenze 
cniloliche  di  quella  celeberrima  univer- 
sità e  dello  stesso  vescovoanglicano, molti 
dotti  e  illustri  membri  delia  quale,  per 
convinzione,  tornarono  al  materno  grem- 
bo della  sede  apostolica.  Imperocché  in 
Oxford,  essendovi  più  avanzi  cattolici, 
che  qualunque  altra  istituzione  d'Inghil- 
terra, luogo  più  acconcio  non  poteasi  tro- 
vare ove  raccogliersi  insieme  contro  gli 
ulteriori  guasti  della  pretesa  riforma. 
Questo  portentoso  movimento  di  riconci- 
liazione dell'anglicanismo  ai  dommi  cat- 
tolici si  dilatò  anche  alla  linomalissima  u- 


PUS  loi 

Diversità  di  Cambridge,  ed  eziandio  viep- 
più mirabilmente  si  propagò  nell'  India 
Brita  nnica.e  negli  StatiUniti  dell'immen- 
sa America. Era  riservato a'nostri  giorni  il 
vedere  infranto  il  legame  d'unione  Ira  le 
sette  de'protestanti,  che  sebbene  dissen- 
zienti tra  loro  in  diversi  punti,  era  stato 
sempre  loro  comune  in  protestar  contro 
la  chiesa  cattolica;  e  ciò  poi  nell'Inghil- 
terra, che  da  molto  tempo  si  riguarda- 
va come  capo  del  mondo  protestante,  a 
lei  rivolgendosi  tutte  le  altre  nazioni  pro- 
testanti per  averne  il  patrocinio.  Fu  ap- 
punto in  questo  paese,  che  sorse  un  par- 
tito, che  non  del  tutto  separandosi  dal 
protestantismo,  locossi  in  una  cotal  po- 
sizione di  mezzo,  e  piegando  verso  il  cat- 
tolicismo, cominciò  ad  amare  e  rispetta- 
re quanto  i  loro  antenati  meno  antichi 
o  per  circa  3oo  anni  odiavano  e  anate- 
matizzavano. Bergiernel  Dizionario  en- 
ciclopedico ,  parlando  del  Culto  angli- 
cano,  osserva  che  di  tutte  le  comunioni 
cristiane  non  cattoliche,  gli  anglicani  so- 
no quelli  che  meno  si  allontanano  dalla 
credenza  della  chiesa  romana,  ne  riget- 
tano nondimeno  un  gran  numero  di  arti- 
coli essenziali:  così  i  Protestanti (F.)  rim- 
proverano loro  di  pendere  sempre  verso 
il  papismo  o  cattolicismo,  e  di  non  aver 
fatta  la  pretesa  riforma  che  per  metà.  En  - 
rico  Vili  non  toccò  i  punti  di  dottrina, 
né  di  culto  esterno.  Edoardo  VI  pretese 
di  riformare  la  disciplina  e  la  forma  del 
culto,  che  abrogato  dalia  cattolica  Ma- 
ria, ristabilì  Elisabetta;  quindi  in  un  .se- 
dicente sinodo  tenuto  a  Londra  nel  1 562 
fu  in  39  articoli  stesa  la  confessione  di 
fede  anglicana  con  moltissimi  errori;  pu- 
re vi  si  regolano  le  funzioni  e  la  giuris- 
dizione del  pseudo-episcopato  e  della  ge- 
rarchia del  clero,  vi  si  tratta  delle  feste 
e  de'digiuni,  le  vigilie,  le  ceremonie,  le 
pratiche  del  culto.  Indi  i  Presbiteriani  o 
Puritani (F.)  furono  detti  riformati,  per- 
chè non  vollero  uniformarsi  alla  gerar- 
chia e  alla  liturgia  della  chiesa  anglica- 
na. Essendo  molti  inglesi  fuggiti  sotto  Ma- 


102  PUS 

ria.npulrianclo  vi  pollarono  gli  enori  di 
Calvino  e  Zuiiiglio  che  aveano  abbrac- 
cialo, cos'i  pretesero  che  la  riforma  della 
chiesa  anglicana  fosse  iinperfella  e  mac- 
chiata di  paganesimo,  non  polendo  sof- 
frire che  preti  cantassero  l'uifizio  in  cot- 
ta, onde  impugnarono  principalmente  la 
gerarchia  e  l'autorità  de'vescovi,  che  vo- 
levano laicale  e  con  presbilerii  o  conci- 
stori protestantijcome  rigettarono  quella 
parie  di  ceremonie  della  chiesa  romana, 
che  riguardavano  come  superstiziose  e 
contrarie  alla  purità  del  culto,  come  lo 
pretendevano  loro,  che  l'aveano  ridotto 
conmaggior  semplicità-  Per  avere  adun- 
que contrariato  la  gerarchia  e  la  liturgia, 
e  voluto  i  presbilerii  e  il  culto  puro  se- 
condo il  loro  intendimento,  furono  detti 
Presbiteriani  e  Puritani,  mentre  (juelli 
che  seguitarono  a  riconoscere  la  gerar- 
chia e  le  ceremonie,  si  denominarono  E- 
piscopali,  al  modo  che  meglio  dichiarala 
fjsGHiLTEBRA,  parlando  di  loro  e  delle  tan- 
te sette  che  la  lacerano  e  straziano  con 
continueconlraddizioni.  Quindi  illangui- 
dite anche  le  superstiti  pratiche  religio- 
se, surse  per  ristabilirle  il  celebre  dot- 
loveE.  B,  Pu^ey,  uno  de'più  dotti  e  sti- 
mali scienziati  inglesi,  professore  d'ebrai- 
co in  Oxford,  il  quale  a  poco  a  poco  am- 
mise tutte  le  pratiche  della  chiesa  roma- 
na, col  solo  studiare  nelle  antichità  ec- 
clesiastiche, ed  affrontando  il  sistema  e- 
vangelico,  fece  abbracciare  le  sue  tenden- 
ze a  moltissime  persone,onde  tali  seguaci 
di  Pusey  furono  detti  Puseìstij  ed  il  suo 
principio  Puseisnio  che  fece  rapidi  pro- 
gressi, i  quali  fruttarono  alla  chiesa  cat- 
tolica splendide  e  ubertose  conquiste.  Pu- 
sey senfi  il  vuoto  e  il  mostruoso  della 
religione  d'EnricoVIIl,ammise  per  prin- 
cipio non  poche  pratiche  della  chiesa  ro- 
mana, molte  parti  della  quale  innestò  nel 
suo  simbolo  di  fede  ;  e  sdegnato  delle  a- 
berrazioni  dottrinali  e  liturgiche  dell'an- 
glicanismojcredette  di  avere  in  forza  del- 
la riforma,  la  facoltà  di  pensar  tutto  que- 
sto e  di  poterlo  bandire  pubblicamente. 


PUS 

Dell'origine  del  puseismo  qualche  cosa 
ci  disse  l'Artaud,  nella  Storia  di  Leone 
XII,  t.  3,  p.  48.  Nel  voi.  XXXI V,  p.  3 1 8 
e  seg.  parlai  della  Dissertazione  sul  si- 
stema teologico  degli  anglicani  delti  Pw 
scisti  dinig.''  Carlo  Baggs  rettore  del  col- 
legioingle se,  Koma  1842.  Inoltre  ripor- 
tai un  brano  dello  slesso  Pusey,  sull'an- 
damento secolaresco  della  chiesa  angli- 
cana etrascuranza  delle  pratiche  religio- 
se, con  diverse  analoghe  osservazioni. 

Ripristinando  i  puseisti  molte ceremo- 
niee  liturgie  della  chiesa  romana, si  rav- 
vicinarono di  molto  al  cattolicismo,  pro- 
gredendo a  gran  passi  a  riunirsi  al  me- 
desimo, come  già  fecero  in  gran  numero. 
Nel  voi.  XXXV,  p.  1 43  registrai  la  trion- 
fante conversione  del  celebre  d.*"  New- 
man,  capo  della  scuola  teologica  d'Ox- 
ford  e  de'puseisti,  cioè  in  fatto  di  sape- 
re, d'ingegno  e  di  morale  influenza,  non 
che  di  altri  distinti  dotti.  Negli  Annali 
delle  scienze  religiose  t.  1 6,  p.  4^8,  si  leg- 
ge la  Ritrattazione  del  d,^  Newnian  dei 
12  dicembre  1842,  sopra  alcune  propo- 
sizioni contenute  nelle  sue  opere,  con- 
tro Pioma  e  la  s.  Sede.  Ne'  voi.  L,  p. 
79,  LUI,  p.  192  parlai  della  venula  ia 
Roma  del  doti.  Newman,  dell'abito  as- 
sunto óe'filippini  in  uno  ad  altri  illustri 
puseisti,  per  fondare  l'istituzione  in  In- 
ghilterra ,  onorati  d'  una  visita  del  Pa- 
pa. Ne' delti  Annali  t.  i4,  p-  267  e  273, 
si  discorre  della  nuova  scuola  teologica 
dell'univeìsità  d'Oxford,  che  dal  suo  ca- 
po ebbesi  il  nome  di  Puseitla,  e  de'pro- 
gressidel  Puseisnio.  Ivi  è  la  seguente  sin- 
golare definizione  delle  religiose  dottri- 
ne mantenute  da  detta  scuola,  tolta  dal 
giornale  protestante  o  Cronaca  dOx- 
ford,  che  apparisce  alla  luce  nella  mede- 
sima città.  «  Che  cosa  è  adunque  il  Pu- 
seismo? E  niente  altro  che  dire  anateuia 
al  principio  vitale  del  Protestantesimo,  il 
dipartirsi  sempre  più  dalle  dottrine  del- 
la riforma  anglicana,  il  piangere  pensan- 
do all'essere  separati  da  Roma,  il  riguar- 
dure  Roma  come  madre,  per  cui  siamo 


PUS 
generati  in  Cristo.  Il  Puseiìtno  sta  nel 
denunziare  la  chiesa  anglicana,  siccome 
stretta  in  servitù  e  in  catene,  e  siccome 
insegnante  con  labbra  balbuzienti  for- 
raolari  ambigui;  è  l'encomiare  la  chiesa 
di  Roma,  siccome  quella  che  dà  libero 
sfogo  ai  sentimenti  di  timore,  mistero, 
tenerezza,  riverenza  e  divozione;  sicco- 
me dotata  di  altri  doni  e  validissimi  ti* 
Ioli  ad  esiger  da  noi  ammirazione,  rive- 
renza, amore  e  gratitudine.  Il  Puseismo 
sta  nel  dichiarare  che  gli  articoli  di  fede 
anglicana  ebbero  la  loro  origine  in  un'e- 
poca anti- cattolica,  e  che  il  rituale  per 
la  comunione  eucaristica  è  un'  espressa 
condannazione  della  chiesa  anglicana;  sta 
iiell'insegnare,  che  il  Rituale  romano  è 
un  prezioso  tesoro;  che  il  Messale  è  un 
sagi'o  e  preziosissimo  monumento  degli 
Apostoli.  Il  Puseismo  afferma  che  leScrit- 
ture  non  sono  regola  di  fede; che  la  tra- 
dizione orale  della  Chiesa  è  anche  un'e- 
sposizione delle  verità  rivelate  da  Dio; 
che  la  Bibbia,  senza  note  o  commenti, 
posta  nelle  mani  di  persone  ignoranti, 
non  è  adatta,  ne'casi  ordinari, a  renderle 
savie  in  ordine  alla  eterna  salute.  Il  Pu- 
seismo insegna,  che  nella  Cena  eucari» 
stica  Cristo  è  presente  sotto  la  foi*ma  di 
panee  di  vino;  ch'Egli  è  allora  personal- 
mente e  corporalmente  insieme  con  noi; 
e  che  i  sacerdoti  hanno  il  fremendo  e  mi- 
sterioso potere  di  cambiare  il  pane  e  il 
vino  nel  Corpo  e  Sangue  di  Cristo.  Il  Pu- 
seismo sostiene  essere  legittimo  usoil  pi  e- 
gar  pe'defunli,  il  fare  distinzione  da  pec- 
cato mortale  a  veniale;  e  afferma  che  si 
può  credere  l'esistenza  del  Purgatorio, 
che  le  reliquie  possono  essere  venerate, 
che  i  santi  possono  essere  invocati,  che 
vi  sono  sette  sagramenti,  e  che  ciò  non- 
ostante gli  anglicani  possono  con  buona 
coscienza  sottoscrivere  i  Sg  articoli  di  fe- 
de della  chiesa  anglicana".  Quello  poi  che 
è  più  rimarchevole  si  è,  che  ogni  propo- 
sizione di  questa  definizione  è  ricavata 
da  opere  puseistiche  fedelmente  citate, 
come  sono,  Letlera  di  Palmer,  Il  Cri- 


PUS  io3 

tico  Britannico,  Tratlatelli  pei  Tempi, 
Lettera  di Newman  a  Jelf,  Opuscoli  po- 
stumi di  Froude,  Sermoni  di  Linwood, 
Dottrina  della  chiesa  anglicana  intorno 
all'Eucaristìa. 

Nel  voi.  i6de'citati/^/i/jaà'p.  457  sul 
progresso  del  puseismo,  che  descrive  il 
giornale  protestante.  Critico  Britannico, 
iieir esprimere  le  dottrine  del  puseismo 
contiene  un  bellissimo  articolo  intorno 
alla  intercessione  de'santi.Si  nota  la  serie 
delle  opericciuole  divulgate  colle  stam- 
pe dai  puseisti,  in  cui  esposero  le  loro 
dottrine  semi-cattoliche,  e  quelle  che  an- 
davano a  pubblicare,  come  la  Polluzione 
del  tempio ,  in  cui  si  lamenta  1'  assenza 
del  sagrifizio  ne'templi  protestanti;  il  ri- 
provevole uso  di  tenerli  chiusi  sempre 
tranne  la  domenica,  e  la  scandalosa  ne- 
gligenza de'ministri  nel  pregare  giorno 
e  notte;  si  afferma  che  il  culto  divino  è 
cotanto  disformato,  che  riducesi  solo  al- 
la lettura  d'una  bella  predica,  ma  priva 
di  unzione  ed  efficacia.  Nel  voi.  18  ,  p. 
355  de'medesimi.^/j/K7/ij  vi  è  un  impor- 
tante articolo:  Movimento  Puseislico nel 
V  America  settentrionale.  Il  n.°  60  del 
Diario diRoma  i845  discorre  della  dis- 
sertazione del  dotto  e  profondo  teologo 
p.  Perrone  gesuita:  Sulla  pastorale  ema- 
nata dal  sinodo  della  chiesa  episcopale 
degustati  Uniti  d' America  nell'ottobre 
i844-  Quest'assemblea  ebbe  luogo  in  Fi- 
ladelfia, onde  opporsi  ai  progressi  del  pu- 
seismo che  grandeggia  sul  suolo  d'Ame- 
rica. Nella  1.^  serie  degli  Annali  delle 
scienze  religiose  t,  2,  p.  i53  di  d.  Ales- 
sandro Grani  si  legge  un  dotto  lagiona- 
mento  :  Sullo  slato  passalo  ed  attuale 
del  puseismo  in  Inghilterra.  Più  a  p.  454 
si  dà  ragione  della  Lettera  al  rct*.  dolt. 
E.B.  Pusey,  conlenente  un  critico  esa- 
me di  parecchi  punti  trattati  in  alcuni 
de' suoi  recenti  scritti  j  del  rev.  J,  Lecuo- 
na  missionario  cattolico  spagnuolo,  Lon- 
dra 1846.  Con  sode  ragioni  espii  ito  con- 
ciliativo, l'autore  eccita  quegli  anglicani 
puseisti,  che  si  rimangono  quasi  sul  limi- 


lo^  PUS 

tare  della  chiesa  cattolica  romana,  senza 
ancora  risolversi  ad  entrarvi. L'autore  in- 
tende convincere  il  leggitore,  che  il  cri- 
stiano e  il.dotloal  quale  Dio  ha  dato  gra- 
zia per  sentirla  forza  della  dottrina  cat- 
tolica, e  vedere  i  divini  caratteri  dell'u- 
nica vera  Chiesa  nelle  essenziali  fattezze 
sue,  invano  si  va  lusingando  ch'egli  è  di 
quella  Chiesa,  se  non  entra  veracemente 
in  lei;  invano  si  dà  a  pensare  che  il  ra- 
mo divelto  dall'albore  e  senza  vi  tal  suc- 
co, ritenga  virtù  di  germinare,  e  cresca 
e  fiorisca  separato  com'è  dalla  materna 
pianta.  Dicendo  al  dott.  Pusey:  »»  Voi  non 
siete  nemico  della  chiesa  romana,  anzi 
ne  ammirate  la  disciplina  sublime,ne  con- 
template la  bellezza  e  il  saldissimo  or- 
dinamento, e  ravvisate  in  esso  lei  una  roc- 
ca inespugnabile;  fate  un  passo  di  più, 
e  tutto  sarà  finito;  non  esitate.  Tutte  le 
braccie  stanno  aperte  a  ricevervi;  tutti 
gli  occhi  fìssati  in  cielo,  in  calda  espetta- 
zione.  Deh!  consumate  un  atto  degno  del- 
la grandezza  vostra  1  "  Nel  1846  in  Pa- 
rigi fu  pubblicato  :  Conversione  di  60  mi- 
nistri anglicani  0  membri  delle  univer' 
sita  inglesi^  e  di  5o  persone  distinte,  con  li- 
na notizia  riguardante  Newnian^  Picard 
e  Oakeley ,  per  Giulio  Gondon.  Dalle 
pubblicazioni  della  Civiltà  cattolica  n^- 
prendo  (t.  3,  p.  4  •  6  e  665)  che  i  pusei- 
sti  vanno  passo  passo  adottando  tutte  le 
pratiche  romane.  Il  loro  manuale  di  pre- 
ghiere contiene  quasi  tutte  le  divozioni 
praticate  ad  onore  della  B.  Vergine  e  dei 
santi,  non  ommesse  alcune  con  indulgen- 
ze. Si  dice  pure  che  in  s.  Barnaba  e  in 
altre  chiese  de'puseisti,  si  conservi  il  Sa- 
gramento  come  fra'cattolici.  I  propaga- 
tori dell'  aperto  romanismo,  come  vien 
chiamato  in  Inghilterra  il  cattolicismo, 
praticano  suffragi  alle  anime  del  purga- 
torio, e  la  recita  dell'uffizio  dell'Imma- 
colata Concezione  e  di  quello  de'morti. 
J  puseisti  tengono  con  venerazione  nelle 
loro  camere  domestiche  leimraagini  della 
ss.  Vergine  e  de'  santi.  Il  governo  ingle- 
se essendosi  allarmato  de'progressi  del 


PUS 

puseismo,  vedendo  in  pericolo  la  chiesa 
anglicana,  nel  i85o  incominciò  la  per- 
secuzione de'puseisti,  ne'quali  in  Inghil- 
terra è  personificata  la  dottrina  e  la  scien- 
za; sospese  a  Pusey  il  predicare,  toglien- 
dogli il  liberissimo  attributo  della  favella, 
eccitò  i  vescovi  a  sbarazzarsi  degli  uomini 
di  chiesa  con  tendenze  romanistiche,  con 
espellerli  dalle  parrocchie;  ma  i  vescovi 
stessi  eransigià  mostrati  e  si  mostrano  a- 
mici  e  patroni  de'puseisti,  ed  il  vescovo 
di  Londra  chiamò  modello  d" un  ecclesia- 
stico inglese,  Bennet  capo  del  partito  e 
caldo  sostenitore  del  romanismo  di  quel 
clero.  Apprendo  ancora,  insieme  ad  al- 
cuni nomi  illustri  passati  alle  filede'cat- 
tolici,  che  nel  1 85  r  (t,  4,  P-  2  1  6)  il  pu- 
seismo sempre  più  veniva  in  Inghilterra 
sottoposto  alle  vessazioni, con  essere  i  suoi 
seguaci  deposti  dalle  cure  o  parrocchie, 
o  forzati  a  dimettersi  da  loro,  o  costretti 
a  lasciar  le  pratiche  e  ceremonie.  Bennet 
zelante  puseista  si  dimise  dagl'impieghi 
ecclesiastici  e  fu  imitato  da  3  de'  4  suoi 
vicari.  Il  sistema  di  persecuzione  del  go- 
verno e  dell'episcopato  anglicano  contro 
il  puseismo,  spaventati  dal  dilfondersi  le 
sue  dottrine  che  si  avvicinano  assai  alle 
cattoliche  romane,  produsse  nuove  con- 
versioni (t.  5,  p.  377)  e  disgustò  sempre 
più  questa  parte  del  protestantismo,  ch'è 
insieme  la  più  dotta  e  la  più  stimata  del 
clero  anglicano  e  riformato,  solo  perchè 
collo  studio  delle  antichità  ecclesiastiche 
venne  a  persuadersi  da  per  se  della  ve- 
rità di  molte  dottrine  e  costumanze  cat- 
toliche, per  cui  veramente  ogni  d'i  s'av- 
vicina di  più  ad  un  ritorno  in  comune 
alla  fede  romana,  fuori  della  quale  non 
vi  è  l'eterna  salvezza.  Anche  in  America 
si  guarda  in  cagnesco  il  puseismo,  come 
quello  che  va  scalzando  le  fondamenta 
dell'anglicanismo,  con  vantaggio  del  cat- 
tolicismo. Terminerò  col  ripetere,  con  l'e- 
gregio Allies, autore  d'opera  di  cui  par- 
lai a  Primato  :  Piaccia  alia  divina  prov- 
videnza che  il  dott.  Pusey  siabbia  la  sor- 
te anch'cgli  di  riparare  nell'unità  catto- 


PUS 

lica,  pel  gran  bene  fallo  col  solo  dire  stu- 
diale  la  religionej  cioè  levale  quell'ini pe- 
ditueiilo  che  sta  dalla  parte  vostra  all'o- 
perazione della  grazia  che  viene  in  aiuto. 

PUSIJNNA  (s.).  Si  ritirò  dopo  la  mor- 
te di  suo  padre  nel  villaggio  di  Bansion 
in  Picardia.  La  sua  virtù  trasse  a  lei  un 
gran  numero  di  donzelle  che  tendevano 
alla  perfezione;  ma  non  si  trova  che  fon- 
dasse alcun  monastero.  Fu  sepolta  a  Ban- 
sion,eiiell'86o  lesuereliquiefurono  por- 
tate all'abbazia  di  Herwoden  in  Weslfa- 
lia.  Questa  santa  è  onorata  in  Francia, 
e  la  sua  festa  principale  è  segnata  ai  ^3 
ili  aprile, 

PLTEA.  Sede  vescovile  della  Bizace* 
Ila  neir  Africa  occidentale  ,  sotto  la  me- 
tropoli d'  Adruuieto,  ch'ebbe  a  vescovo 
Serbando,  Morcelli,  africa  dir.  t.  i. 

PUTEA.  Sede  vescovile  di  ÌN'umidia, 
nt^Il'Afiica  occidentale,  sotto  la  metropo- 
li di  Cirta.  Morcelli  registra  due  vesco- 
vi, africa  dir.  t.   i. 

PCJY  (du)  Umberto,  Crtrr/mrf /e.  Chia- 
malo pure  Del  Pozzo,  nacque  in  Montpel- 
lier, e  soltanto  peresserecongiuntoa  Gio- 
vanni XXII  e  senza  alcun  merito,  dopo 
averlo  fatto  prolonotarioapostolico,  a'  1 8 
dicembrei327  locreòcardinale  prete  dei 
ss.  Apostoli, altri  diconoche  prima  lo  po- 
se nell'ordine  de'diaconi.  Ebbe  la  prepo- 
silura  della  chiesa  di  Presburgo,  diocesi 
di  Strigonia,  che  rinunziò  per  la  chiesa 
parrocchiale  di  s.  Paolo  di  Frontignano 
nella  diocesi  di  Maguelona.  Fu  ai  concla- 
^'\  di  Benedetto  XII  e  Clemente  VI,  mo- 
rendo assai  vecchio  nel  i  348. 

PUy-(Du)  Gherardo,  C^/f/ùw/e./^''.  Du 
PuY.  Siccome  fu  abbate  di  s.  Pietro  del 
Monte  diocesi  di  Chalons,  monastero  cui 
presiedè  per  i4  anni,  donde  neh  363  fu 
trasferito  al  governo  del  Monastero  Mag- 
giore di  Tours,  così  molti  storici  lo  de- 
signano col  nome  di  Abbate  di  Monte 
fllaggiore.D'ì  sua  legazione  a  Perugia  par- 
lai a  tale  articolo,  mentre  a  Prefetto  di 
I  Roma  dissi  che  gli  consegnò  Castel  s.  An- 
gelo. 


PUY  io5 

PUY  (de)  Jacopo  ,  Cardinale.  Deno- 
minato Dal  Pozzo  o  Puleo,  originario  di 
Alessandria,  nacque  a  Nizza  di  Provenza 
da  nobili  genitori,  e  riuscì  tanto  nello  stu- 
dio delle  leggi, che  fu  stimato  uno  de'  più. 
eccellenti  avvocali  del  suo  tempo.  Picca- 
tosi in  Roma,  il  cardinal  Accolti  lo  prese 
per  uditore  e  Paolo  III  lo  annoverò  al 
tribunal  della  rota,  che  peri 5  anni  illu- 
strò colle  sue  celebri  decisioni,  e  ne  di- 
venne decano.  Giulio  IH  che  da  cardi- 
nale era  stalo  suo  amico  intrinseco,  nel 
i55o  lo  promosse  all'arcivescovato  di 
Bari ,  se  ne  prevalse  utilmente  negli  af- 
fari più  ardui  e  interessanti  del  pontifi- 
calo, ed  a'ao  dicembre i  55 1  lo  creò  car- 
dinale prete  di  s.  Simeone.  Paolo  IV  Io 
fece  prefetto  delle  due  segnature,  lo  ag- 
gregò alla  congregazione  del  s.  oflìzio,  e 
gli  conferì  leprotettorie  del  regno  di  Po- 
Ionia  ,  dell'  ordine  gerosolimitano  e  del 
carmelitano  ;  quindi  lo  associò  al  cardi- 
nal Cicala,  por  esaminare  ed  abolire  le 
alienazioni  de'beni  ecclesiastici  falle  con- 
tro la  costituzione  di  Paolo  li,  non  che 
per  liberare  i  beni  enfiteulici  ed  i  censi  del 
patrimonio  della  chiesa  romana.  Desti- 
uato  da  Pio  IV  legatoalconcilio  di  Tren- 
to, mentre  si  disponeva  pel  viaggio,  morì 
in  Roma  nel  1 563,  d'anni  Qq,  e  fu  ono- 
revolmeiile  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Ma- 
ria sopra  Minerva,  avanti  i  gradini  del- 
l'altare maggiore,  con  nobile  epitaffio  po- 
stovi dal  nipote  Antonio  e  successore  nel- 
l'arcivescovato di  Bari,  Questa  governò 
12  anni  sempre  assente,  la  regalò  di  pre- 
ziose suppellettili  e  rinunziò  a  dello  ni- 
pote.Intervennea'conclavi  di  Marcello  II, 
Paolo  IV  e  Pio  IV,  nell'ultimo  de'quali 
poco  vi  mancò  che  non  fosse  eletto  Pa- 
pa, per  la  somma  riputazione  che  gode- 
va, pel  candore  de'  costumi  e  per  l'emi- 
nente sua  dottrina.  Scrisse  alcune  opere, 
ed  una  specialmente  sulla  variazione  del- 
le monete,  e  più  altre  a  schiarimento  del 
diritto  canonico  e  civile,  diversi  scrittori 
avendone  celebrati  i  pregi  della  mente  e 
del  cuore. 


io6  PUY 

PUY  {LE),y4nicien.  Città  con  residen- 
za vescovile  di  Francia  ,  capoluogo  del 
dipartimento  dell'Alta- Loira,  di  circon- 
dario e  di  due  cantoni,  circa  1 1 3  leghe 
da  Parigi ,  ha  corte  d'  assise,  i  tribunali 
di  I.'  istanza  e  di  commercio,  altre  au- 
torità, società  d'agricoltura,  scienza  e  ar- 
ti, già  antica  capitale  del  Velay  in  Lin- 
guadoca.In  pittoresca  posizione,  è  fabbri- 
cata ad  anfiteatro  sulla  cresta  meridio- 
nale del  Monte  Anis,  la  cui  vetta  vedesi 
coronata  dalle  rovine  del  vecchio  castel- 
lo del  suo  nome,  e  tra  due  piccoli  fiumi, 
la  Donne  e  la  Dolaison  che  riunitisi  get- 
tansi  nella  Loira,  domina  tre  ridenti  val- 
li, al  fondo  di  ciascuna  serpeggiate  dalla 
riviera  ,  che  attraversandole  le  irriga  e 
fertilizza  il  bel  territorio.  E'  divisa  in  3 
quartieri,  cioè  la  città  verso  la  sommità 
(Iella  collina,  la  città  bassa  ed  i  sobbor- 
ghi. Le  strade  sono  mal  distribuite  e  sco- 
scese nella  parte  alla  della  città.  Ha  3  sob- 
borghi, d'Aiguilles,  s.  Bartolomeo  e  s.  Lo- 
renzo. Le  case  in  generale  non  sono  di 
buon  gusto,  tranne  quelle  nobili  moder- 
ne; vi  sono  diverse  piazze  pubbliche,  es- 
sendo le  più  belle  quelle  dell'Ostello  del- 
la città  e  del  Breuil, oltre  un  ameno  pas- 
seggio pubblico.  La  cattedrale  fondata  nel 
X  secolo,  è  notabile  per  l'  arditezza  e  la 
bizzarria  della  sua  mista  costruzione,  non 
meno  che  per  l'efFelto  della  sua  facciata, 
il  cui  disegno  pubblicò  V Album  di  Roma 
l.  IO,  p.  20,  venendo  considerato  come 
uno  de'più  vasti  e  maestosi  monumenti 
gotici cheesislanoinEuropa.  Tutti  i  viag- 
giatori e  intelligenti  in  archeologia  non 
lasciano  di  visitare  questa  basilica ,  che 
yd  onta  dello  ascendere  difficile  e  peno- 
so, pure  presto  colle  sue  bellezze  ne  fa  di- 
menticare la  fatica.  E'  sotto  l'invocazio- 
ne della  B.  Vergine,  con  baltislerio,  e  cu- 
ra d'anime  amministrata  dal  canonico  ar- 
ciprete, avendo  annesso  il  conveniente  e- 
piscopio.  Ivi  si  venera   una  sagra  Spina 
della  corona  di  Gesù  Cristo ,  donata  da 
s.  Luigi  IX  con  lettera  che  si  conserva.  Le 
ossa  di  s.  Tertulliano  prete  romauorìn- 


PUY 

chiuse  in  magnifico  reliquiario  e  dono  di 
re  Lotario.  Altri  magnifici  reliquiari  do- 
narono al  tesoro  di  questa  chiesa  ,  Cle- 
mente IVe  Giovanni XXII,  Carlo  Magno 
e  Filippo  IV  il  Bello;  mentre  Filippo  III 
l'Ardito  regalò  una  croce  d'oro,  con  en- 
tro un  pezzetto  della  vera  Croce.  Il  ca- 
pitolo si  compone  di  8  canonici  titolari  e 
altrettanti  onorari,  insieme  ad  altri  chie- 
rici, ed  ai  pueri  de  choro,  ai  quali  nelle 
feste  solenni  si  aggiungono  gli  alunni  del 
gran  seminario  pel  divioo  servigio.  Que- 
sto capitolo  avea  il  dominio  della  città  al- 
ta ,  la  quale  perciò  chiamavasi  il  Chio- 
stro. Fu  già  uno  de'più  illustri  del  regno 
e  numeroso,  contando  4  dignità,  5  uffl- 
ziali,  43  canonici  e  molti  altri  beneficia- 
ti. Inoltreavea  l'onore  di  contare  tra'suoi 
canonici  i  re  e  i  delfìni  di  Francia.  Car- 
lo VII  dopo  essere  stato  proclamato  re  nel 
castello  di  Espalay  presso  Le  Puy,  assi- 
stette ai  primi  vesperi  dell'Ascensione  in 
abito  corale;  Luigi  XI  suo  figlio,  Carlo 
Vili  e  Francesco  I  assistettero  all'uffizio 
nella  stessa  chiesa  e  nella  stessa  maniera. 
I  canonici  hanno  l'uso  della  mitra  quan- 
do uffiziano  nelle  grandi  feste,  ed  un  ce- 
remoniale  del  secolo  XIII  parladi  questo 
uso  come  di  privilegio  antico.  Nel  14^6 
o  più  tardi,  Luigi  XI  accordò  ai  canoni- 
ci di  portare  la  pelle  di  vaio  al  cappe- 
ruccio  (la  parte  della  cappa  che  cuopre 
il  capo)  nell'inverno,  la  quale  decorazio- 
ne era  allora  considerata  come  segnale 
di  dignità.  Non  si  sa  1'  origine  della  così 
detta  in  francese  /mg^areZ/di  o  piccolo  sca- 
polare, che  ì  canonici  portano  in  tutta 
18."  di  Pasqua ,  ornamento  che  sembra 
cominciato  nel  secolo  XI  e  per  conserva- 
re la   memoria  di  Ayraardo  di   Monteil 
vescovo  di  Puy,  nominato  pel  i."  legato 
della  s. Sede  a  condurre  lai.'  spedizione 
o  Crociata  di  Palestina.  Clemente  IV 
con  sua  bolla  scioglie  per  sempre  dall'in- 
terdetto i  4  ebdomadari  ,  acciò  in  tanta 
chiesa  non  cessi  mai  la  divina  ufficiatura. 
Una  prova  dell'antichità  della  chiesa  di 
Puy,  è  il  nominare  a  titolo  di  beneficio 


PUY 

un  prete  per  battezzare  i  fanciulli  di  tut- 
te le  parroccliie  della  città,  nella  cappella 
di  s.  Gio.  Battista,  contigua  e  dipenden- 
te dalla  cattedrale:  fino  agli  ultimi  anni 
ivi  si  conservò  1'  urna  e  il  cammino  clie 
si  usava  ne'primiti vi  tempi  pelbattesim-) 
d'immersione.  Altro  singoiar  privilegio 
di  questa  illustre  chiesa  è  il  giubileocbe 
gode  quando  la  fesla  dell'Annunziazioiie 
cade  nel  venerdì  santo.  Nel  prezioso  ar- 
chivio della  cattedrale  si  conserva  un  at- 
to del  12  34  di  Bernardo  di  Veutadour 
\t  scovo  di  Puy,  che  fonda  un  anni  ver- 
>  io  pel  riposo  delle  anime  di  quelli, che 
M  giubileo  e  la  presenza  di  s.  Luigi   IX 
a\ea  tratti  a  questa  chiesa  ,  e  eh'  erano 
^lati  vittima  della  loro  pia  curiosità.  Ad 
istanza  di  Luigi  XIll  accordò   8  giorni 
di  proroga  al  giubileo  Gregorio  XV.  Io 
l'etto  archivio  o  tesoro  furono  deposti,  u- 
ua  carta  di  Curio  xMagno  che  fonda  nella 
chiesa  di  Puyio  prebende  perpetue;  un 
nuovo  Testamento  greco  della  più  rimo- 
ta antichità  ;  una  Bibbia  donata  da  Teu- 
dolfo  vescovo  d'  Orleans,  in  pergamena 
a  lettere  d'oro  e  argento;  la  corona  d'o- 
ro di  Margherita  moglie  di  s.  Luigi  IX; 
la  corona  d'  oro  di  Carlo  Magno,  ornata 
di  pietre  preziose  e  di  lavori  curiosi  ;  la 
cappella  d'argento  doralo  diCarlo  di  Bor- 
bone; la  corona  di  Giovanni  Sluardodu- 
ca  d'Albania;  molti  stendardi  che  Carlo 
VII  depose  nella  cattedrale,  dopo  le  vit- 
torie riportale  sugl'inglesi.  In  Le  Puy  vi 
sono  altre  4  chiese  parrocchiali,  munite 
del  s.  fonte.  La  chiesa  di  s.  Lorenzo  è  un 
vasto edifizio,  il  cui  esterno  noncorrispon* 
de  alla  maestà  dell' interno,  e  dove  sono 
deposte  le  spoglie  dell'illustre  Duguesclia 
grandeamujiiaglio  e  conquistatore. Quel- 
la di  s.  Michele  Arcangelo,  fondata  ver- 
so il  fine  del  secolo  X,  è  sopra  l'alto  del- 
la rupe  0  roccia  di  granito  d'Aiguille  pres- 
so la  riviera  di  Bonne,  che  ha  forma  di 
un'alta  torre  conica  o  campanile,  perchè 
sormontata   da  un  campanile  a  guglia  , 
che  confusa  di  lontano  colla   rupe  ulTrc 
l'aspello  d'  un  superbo  obelisco,  ^el  u." 


P  C  Y  107 

1  g5  del  Giornale  di  Roma  1 85 1 ,  si  leg- 
ge come  l'odieino  vescovo  ha  pienamen- 
te riedi&cato  l'antica  cappella  di  s.  Mi* 
chele,  alla  quale  si  ascende  per  220  gra- 
dini. Un  antico  autore  la  collocò  fra  le 
meraviglie  della  natura.  Il  suo  spazio  è 
di  ?i2  piedi.  Due  altari  consagrati  agli 
altri  aiv,-"^el'  Gabriele  e  PialTaele,  ed  al 
martire  s.  Guineforl  figlio  d'un  redi  Sco- 
zia, .sono  collocati  a  piedi  della  roccia.  La 
I .'  pietra  di  questa  monumentale  cappel- 
la fu  collocala  nell'agosto  962  dal  can." 
Gotescale.  Vi  sono  diverse  confraternite, 
alcune  case  religiose,  ospedali,  seminario 
grande  e  piccolo.  Il  nuovo  palazzo  della 
prefetturaèbellissimojcome  sono  rimar- 
chevoli le  fabbriche  del  collegio  del  tri- 
bunale di  commercio  e  delle  due  giudica- 
ture, l'ospedale  dell'Hotel  Dieu,  l'ospe- 
dale generale  e  le  caserme  di  cavalleria. 
Havvj  la  prigione  assai  vasta  nell'antica 
monastero  della  Visitazione,  il  gabinetto 
di  storia  naturale,  un  museo  di  pregie- 
vuli  quadri,  statue  ed  antichità;  biblioteca 
con  circa  6,000  volumi,  sala  per  gli  spet- 
tacoli, ed  un  semenzaio  dipartimentiile. 
Le  fiibbriche  principali  sono  quelle  dei 
merletli  di  filo,  e  di  blonde  nere  e  bian- 
che, di  sonagli  e  campanelli  pei  mulat- 
tieri, di  panni  e  altro;  vi  sono  concie  con- 
siderabili per  tutte  le  specie  di  cuoi ,  fi- 
latoi, birrerie,  ec:  grande  è  il  commercio 
che  vi  si  fa  di  merletti  e  granaglie.  Sopra 
un  vulcano  estinto  da  tempiremolissimi, 
lungi  circa  una  lega  dalla  città,  vi  è  l'an- 
tico castello  de'  Poliguac,  già  signori  di 
questo  luogo.  Siccome  la  città  è  detta  in 
latino  Aniciutn  dalla  montagna  Anis,  e 
Podiiun  che  significava  nella  buona  lati- 
nità un  pogginolo,  un  appoggio,  e  ne'bas- 
si  secoli  uu'eminenzaj  un' altezza,  coù  la 
signoria  di  s.  Pauliano  o dell'antica  Rues- 
siuiiiy  appartenente  ai  Polignac ,  dal  ca- 
stello della  quale  essa  porta  il  nome,  du 
Podinni  venne  Podemniacunt  e  mutata- 
si la  3."  lettera  in  L  per  raddolcire  la  pro- 
nunzia, se  ne  formò  Poliguac.  I  contonu 
SODO  fertili  in  grani  e  legumi,  e  nelle  bue- 


.o8  PUY 

ne  esposizioni  de'poggi  si  coltiva  la  vite. 
Anche  le  creste  delle  altre  montagne  so- 
no gremite  di  vulcani.  Le  Puy  fu  patria 
di  diversi  uomini  illustri:  tali  furono  il 
celebre  cardinal  Po/'g''iac(^.),  il  d.''Bal- 
ine,  il  letterato  Agostino  Simone  Irail,  il 
pittore  Boyer,  il  prof,  di  bellelettere  Gu- 
glielmo Tardif.  Negli  scavi  furono  trovale 
medaglie  e  iscrizioni  romane.  Si  vuole 
che  la  cappella  di  s.  Clair  sia  fabbrica- 
ta sopra  le  rovine  d'un  antico  tempio  di 
Diana.  Di  Le  Puy  scrissero  :  Gisseyo,  la 
Sloriaj  Lebeuf  sulle  antichità,  Tl/e//».  del- 
VAccad.  delle  iscriz.j  e  Baunier,  Race, 
ist.  de^  vescovati,  riportandola  serie  dei 
vescovi  Chenu  ,  Ardi,  et  episcop.  Gal- 
line, p.  4o  I  e  seg. 

La  fondazione  di  Puy  rimonta  all'epo- 
ca de'celli,  ma  chiamata  Ruessiuni.  I  ro- 
mani dopo  l'invasione  delle  Gallie  vi  fon- 
darono una  colonia, ed  il  nome  di  Pof/mw, 
donde  si  fijrmò  Puy, provenne  da  quan- 
to dirò  parlandode'vescovi.  Dopo  la  con- 
quista de' romani  il  paganesimo  continuò 
a  regnare  in  tutta  la  provincia  del  Ve- 
ìay,  finoal  principio  del  IV  secolo.  Quan- 
do però  i  cristiani  straziati  dai  galli  offri- 
rono il  loro  sangue  per  la  verità  evange- 
lica, Puy  abbracciò  il  loro  culto  con  gran- 
de ardore.  Come  le  altre  città  meridio- 
nali di  Francia  ,  Puy  ebbe  a  soffrire  in- 
numerevoli devastazioni  dai  vandali,  dai 
borgognoni,  dagli  eruli  e  dai  germani,  i 
quali  davano  saccheggio  a  tutto:  Atti- 
la preservò  Puy  da  quello  de'suoi  unni,  I 
visigoti  furono  più  umani  o  almeno  piìi 
intelligenti,  ed  in  questo  luogo  vennero 
a  fondare  la  loro  dominazione,  ed  a  for- 
mare il  nucleo  in  Puy  di  quell'  impero. 
Dopo  la  vittoria  di  Voville  riportata  da 
Clodoveo  1,  la  Francia  cacciò  i  goti,  e  ne 
conservò  il  dominiosino  all'irruzione  dei 
«araceni,  epoca  in  cui  Puy  fu  obbligata 
B  chinar  la  fronte  sotto  il  vessillo  mus- 
sulmano. Appena  Carlo  Martello  fugò  i 
saraceni  verso  i  Pirenei,  la  città  ritornò 
«otto  il  potere  de' franchi.  Carlo  Magno 
etabiPi  Puy  vice- contea  e  ne  accordò  il 


PUY 

dominio  a  dei  signori  ed  ai  vescovi,  pren- 
dendo i  primi  dalla  dinastia  de' conti  di 
Tolosa  ,  onde  il  vescovo  di  Le  Puy  ha  i 
titoli  di  conte  di  Velay  e  Brioude.  Alla 
città  Ugo  Capeto  concesse  degli  stemmi 
verso  il  992  ,  a  sollecitazione  di  Guido 
Folco  vescovodel  Velay,  di  cui  Puy  come 
capitale  era  la  sede  degli  stati  del  paese. 
Un  tempo  fu  fortificata,  patì  molto  nelle 
guerre  civili  e  religiose,  ed  Enrico  IV  so- 
lo vi  fu  riconosciuto  nel  1596,  Nel  j65o 
quivi  fu  fondata  la  congregazione  delle 
religiose  di  s.  Giuseppe  dal  vescovo  En- 
rico de  Maupas  de  la  Tour,  e  dal  p.  Me- 
daille  gesuita.  Nel  suo  stato  florido,  Puy 
giunse  ad  avere  4o>ooo  abitanti  circa. 

La  sede  vescovile  di  Podiiim  o  Ani- 
<:iuni  della  r,"  Aquitania,  secondo  Com- 
manville  fu  eretta  nel  VI  secolo  (  cioè 
successe  al  vescovato  di  Ruessium  o  Fe- 
/«j'),  e  volle  godere  l'  esenzione,  benché 
nella  provincia  ecclesiastica  di  Bourges, 
per  aver  la  città  domandato  e  ottenuto 
direttamente  dal  Papa  il  vescovo.  Certo 
è  che  antichissima  fu  la  dipendenza  di 
Puy  immediatamente  dalla  s.  Sede,  es, 
Leone  IX  nella  sua  bolla  la  suppone  già 
antica.  Come  soggetta  alla  sede  apostoli- 
ca, il  vescovo  Conflans  fu  invitato  da  Be^ 
nedeltoXIll  neliyaS  al  concilio  di  La- 
terano.  Soppressa  la  sede  da  Pio  VII  pel 
concordato  del  1 80  r ,  dipoi  nel  1 8  1  7  nel 
ristabilirla  tolse  tale  prerogativa  e  la  di< 
chiaro  suffraganea  di  Bourges,  come  lo  è 
tuttora.  Per  remota  consuetudine  il  ve- 
scovo di  Le  Puy  gode  la  singolare  distin- 
zione dell'insegna  del  Pallio  (^.).  Nella 
bolla  col  quale  nelio5os.  Leone  IX  l'aC' 
cordò  al  vescovo  Stefano  II,  sembra  sem< 
plicemenle  rinnovare  una  prerogativa 
ch'era  stata  conceduta  in  avanti,  per  gra- 
zia speciale  della  s.  Sede.  Alcuni  vescovi 
degli  ultimi  secoli  o  ignorandola  o  tras- 
curandola non  ne  fecero  istanza.  Ma  Giù 
seppe  de  Galard  nel  1 744  ^^^^^  vescov( 
da  Benedetto  XIV,  lo  domandò  e  trovò 
non  pochi  ostacoli.  Colla  sua  costanza  su- 
però le  difficoltà  el'ottenne,  venendo  sta* 


PUY 

bilito  pel  futuro  che  sarebbe  sialo  con- 
cesso, s'intende  colla  solila  clausola  a  be- 
neplacilodel  Papa.  Avendo  il  vescovo  co- 
Hìunicato  al  capitolo  il  risultato  di  sue 
pratiche,  i  cauotiici  ne  furono  tanto  lie- 
ti ,  che  per  eternare  la  memoria  di  loro 
gratitudine,  ed  il  ristabilimento  dell'  in- 
signe privilegio  ,  fondarono  una  messa 
perpetua  pel  rispettabile  prelato.  Però 
questo  pallio  è  di  sua  natura  personale, 
giacché  avendolo  Pio  VII  nel  1 8 1  7  accor- 
dato a  Gio.  Pietro  de  Galiende  Chabons, 
nel  1823  glielo  ritolse  quando  lo  trasferì 
ad  A  miens,  invece  lo  conferì  al  successore 
mg.'  Lodovico  deBonald,  che  poi  Gre- 
■  gorio  XVI  traslatò  a  Lione  e  creò  car- 
dinale. Per  questo  trasferimento,  Grego- 
rio XVI  nel  preconizzare  neli84o  mg '^ 
Pietro  Darcimoles  ,  esaudì  l'istanza  del 
pallio  ,  dicendo  il  n.°  56  del  Diario  di 
Romaj  personale  accordato  dalla  San- 
ti  là  sua  per  grazia  speciale.  Pio  IX  nel 
trasferire  questo  prelato  all'arcivescova- 
.  lo  d'Aix  a' 12  aprile  1847 ,  dichiarando 
[  vescovo  di  Le  Puy  l'attuale  mg, ''Giusep- 
I  pe  Augusto  Vittorino  de  Morlhon,  di  La- 
I  bessa  diocesi  di  Rhodez,  già  vicariogene- 
rale  d' Auch,  a  sua  istanza  egualmente 
l'accordò,  per  beneplacito  distia  Santi- 
tà, si  legge  nel  h.°  3o  del  Diario  di  Ro- 
ma, espressione  cumulativa  ad  altri  pallii 
concessi  ad  arcivescovi.  Il  1°  vescovo  di 
\t\ay,Felaitnorumepiscopus,  fu  s.  Gior- 
gio, il  quale  dicesi  venne  da  s.  Pietro,  con 
Frontone  vescovo  di  Perigueux,  manda- 
lo da  Roma  nelle  Gallie^  ond'è  conside- 
rato come  l'apostolo  de'  velausiani  e  di 
quelle  contrade -.le sue  reliquie  si  conser- 
vano nella  chiesa  sotto  l' invocazione  de! 
suo  nome  e  sono  in  gran  venerazione  per 
tutta  la  diocesi.  Oltre  la  festa  che  si  ce- 
lebra a' IO  novembre,  si  fa  ancora  quel- 
la dell'invenzione  di  sue  reliquie  a'29  di 
detto  mese,  e  quella  della  traslazione  dal- 
la chiesa  di  s.  Pauliano  a  quella  d'Anis 
il  2  I  dicembre.  Gli  successe  Macario,  in- 
di s.  Marcellino  celebre  perla  purezza  dei 
suoi  costumi  e  per  lo  splendore  de'mira- 


PUY  1 09 

coli  :  le  sue  reliquie  riposano  a  IVIunster 
e  si  celebra  la  festa  a'7  giugno.  Dopo  Ro- 
ricio  ed  Eusebio,  fiori  s.  Pauliano,  il  qua- 
le fu  sì  zelante  nell'esercizio  delle  funzio- 
ni del  suo  ministero  e  della  dignità  ve- 
scovile, che  l'antica  città  de'  velausiani 
Riiessiiun  dove  sedeva,  per  onorare  la 
sua  memoria,  lasciò  il  proprio  suo  no- 
me per  prendere  quello  di  s.  Pauliano: 
il  suo  corpo  riposa  nella  chiesa  a  lui  in- 
titolata ,  colle  reliquie  de'  ss.  Valenti- 
no e  Albino,  e  se  ne  celebra  la  festa  ai 
24  febbraio.  L' immediato  successore  s. 
Evodio,  dai  francesi  chiamato  Vo>y,  per 
avere  Ruessinni  o  Paulianiini  perduto 
il  suo  splendore,  alla  distanza  di  due  le- 
ghe sulla  montagna  di  Anis  o  Aniciuni 
fabbricò  la  chiesa  cattedrale  della  B.  Ver- 
gine nel  Puy  ,  la  quale  divenne  celebie 
e  iucui  fu  trasferita  la  sede  episcopale  nel 
VI  secolo:  Lebeuf  melle  questa  trasla- 
zione circa  il  56o  o  S^o,  ed  èquesta  pro- 
priamente l'origine  della  città  di  Le  Puy, 
che  divenne  considerevolissima  in  Lin- 
guadoca.  II  corpo  di  s.  Evodio  ritrovato 
a'28  febbraio  17  12,  riposa  nella  chiesa 
che  in  Le  Puy  ne  porta  il  nome,  ed  è  ve- 
neratoaglii  i  novembre. Tra'suoi  succes- 
sori nornineiò  i  piii  distinti: s.  Scrutai  io, 
s.  Suacrio,  s.  Armentario,  s.  Aurelio,  s. 
Benigno  fondatore  dell'ospedale  attiguo 
alla  chiesa  di  s.  Evodio,  ordinalo  in  llo- 
ma  da  s.  Martino  I,  indi  decapitato  da- 
gli ariani  per  averne  sempre  combattuto 
gli  errori.  Altro  martire  fu  s.  Agrippano. 
Ad  Adelardo  il  re  Raolfo  con  diploma 
nel  928  diede  la  signoria  della  città.  Gui- 
do o  Wido  de  Lestrange  nel  984  eresse 
la  suddetta  chiesa  di  s.  Michele.  Stefano 
I  nipote  di  Gregorio  V.  Stefano  II  nipo- 
te di  s.  Odilone  ebbe  l'esenzione  dalla 
metropolitana  di  Bourges  e  il  pallio  da 
s.  Leone  IX.  Stefano  111  nel  1076  fu  sco- 
municato da  s.  Gregorio  VII.  Ponzio 
ÌVJaurizio  nelioiS  da  Pasquale  II  ricevè 
la  conferma  dell'esenzione  da  Bourges,  e 
dell'uso  del  pallio,  colla  bolla  Inter  cae- 
teras,  presso  Cheuu.  Roberto  de  Mehua 


no  PUY 

affine  di  Filippo  II  Augusto,  molto  sof- 
frì per  la  libertà  ecclesiastica,  per  aver- 
gli lanciato  le  censure  ecclesiastiche.  Ar- 
mando de  Polignac  del  i  aSy.  Guido  Cross 
figlio  diFuIcodio,  fatto  vescovo  nel  12  5g, 
poi  arcivescovo  di  Narbona  ,  cardinale  e 
Papa  Clemente  IV  [V.)  nel  i265.  Gio- 
vanni de  Cumenis,  ni  quale  Filippo  IV 
pariagiOy  seu  parie  altera  cwitatis  Ani- 
ciensis  donavit.  Bernardo  de  Castagneto 
{V.)  cardinale.  Bertrando  de  Chanac  nel 
i383  amministratore,  fatto anlicardina- 
ledali'antipapa  Clemente  VII,  di  cui  par- 
lai nel  voi.  Ili,  p.  3.1 4-  Pietro  Gerardl 
(V.)  anticardinale  ,  poi  riconosciuto  per 
vero  nel  concilio  di  Pisa.  Gli  successe  E- 
gidio  Issalmi  deBellamera  uditore  di  ro- 
ta, traslato  ad  Avignone.  Pietrode  Alia- 
co  di  Compiegne,  dottissimo,  traslato  a 


PUY 

Cambray.  Giovanni  Borboni  cluniacen- 
scornato  di  moltevirtìi.  Antonio  de  Cha- 
banis  nel  i5ii5  ricevè  il  pallio  da  Leone 
X.  Giacomo  de  Serre,  neli6o4  fondò  la 
chiesa  e  il  collegio  pei  gesuiti.  Con  que- 
sto Chenu  termina  la  seriede'vescovi;  la 
Gallia  dir.  t.  2,  la  compie  con  Claudio 
de  la  Roche  Aymond del  1708, prosegui- 
ta dalle  Notizie  di  Roma.  La  diocesi  si 
forma  del  dipartimento  dell'Alta-Loira, 
Ogni  nuovo  vescovo  è  tassato  in  fiorini 
370.  In  Le  Puy  furono  tenuti  i  seguen- 
ti concilii.  Nel  990,  nel  994  ,  nel  i2o5^ 
Gallia  chr.  t.  6,  p.  618.  Nel  i  i3o  con- 
tro l'antipapa  Anacleto  II  e  per  la  con- 
ferma o  riconoscimento  d'Innocenzo  li. 
Labbé  t.  IO,  Arduino  t.  6.  L'ultimo  nei 
1222.  Gallia  chr.  p.  1 3o. 


QUA 


QUA 


Q 


ijUACQUERI  o  QUACCHERI  o 
TREMOLANTI.  Giorgio  Fox  calzola- 
io del  villaggio  di  Drelon  di  Leicester, 
mentre  l' Inghilterra  abbandonata  allo 
spirilo  dello  scisma  e  di  sviamento  pro- 
i  duceva  di  giorno  in  giorno  nuove  sette, 
USCI   momentaneamente  dalla  sua  bot- 
tega e  dando  sfogo  alla  sua  sregolata  im- 
maginazione, sprovveduto  d'ogni  talen- 
to e  parlando  anche  male,  si  disse  susci- 
tato dal  cielo  per  riformare  il  genere  n- 
mano.  Annunziava  con  tuono  enfulicoe 
aria  di  profeta,  che  lutti  gli  uomini  a- 
\eano  abbandonata  la  via  di  Dio,  e  non 
i'aveano  risparmiata  a  nulla,  né  nella 
dottrina,  né  nei  costumi.  La  singolari- 
tà della  persona  trasse  a  se  un  gran  con- 
corso diascoltatoriie  fra  popoli  che  nul- 
la aveano  di  fermo  nella  loro  religione, 
il  preteso  illuminato  Fox  giunse  a  farsi 
ben  tosto  vari  proseliti,  da  farne  una  set- 
ta formale.  Animato  da  questi  successi , 
e  bramandone  la  conservazione,  diede  i 
suoi  vaneggiamenti  per  rivelazioni,  le  sue 
convulsioni  per  rapimenti  estatici,  e  pub- 
blicò delle  guarigioni   miracolose  ,  che 
diceva  essersi  operate  per  le  sue  orazio- 
ni. Ad  esempio  di  lui,  tutti  i  fanatici  se- 
guaci, qualificandoloapostolodi  prim'or- 
dine  e  glorioso  stromento  della  mano  di 
Dio,  si  crederono  altrettanti  organi  dello 
spirito  divino;  e  dal  mezzo  delle  loro  a- 
dunanze,  i  cui  riti  si  riducevano  a  una  te- 
tra taciturnità  aspettando  l'effusione  del- 
lo Spirito  santo,  si  levava  ora  un  uomo, 
ora  una  femmina,  ora  un  fanciullo  ,  per 
annunziare  gli  ordini  del  cielo ,  che  ve- 
nivano con  rispetto  ascoltati.  Margheri- 
ta moglie  di  Fox  divenne  uno  de'perso- 
oaggi  pi  ù  celebri  dello  setta  per  le  sue  pre- 


diche. Questi  predicanti  d'ogni  sesso,  con- 
dizione e  mesliere,entravano  arditamente 
ne'templi  e  interrompendo  i  predicatori 
ordinari,  spacciavano  una  dottrina  tutta 
opposta,  e  mettevano  in  rivolta  il  popolo 
contro!  minislii.Ve ne furonoche corsero 
le  strade  e  le  piazze,  coperti  d'abiti  ridico- 
li, affettando  voce  lugubre,  alzando  talvol- 
ta grida  e  urli  orribili,  screditando  i  mogi- 
strati,e  promulgando  la  dissoluzione  pi  os- 
simadel  regno,  llgovernosi  contentava  di 
farli  mettere  in  arresto,  come  persone  in- 
sensate attaccate  da  mania,,  lasciandoli  in 
libertà  con  promessa   di  contenersi   per 
l'avvenire.  Bensì  fece  frustare  Taylor  co- 
me bestemmiatore  e  perchè  avea  lascialo 
eleggersi  re  d'Israele  dalla  folla  che  lo  se- 
guiva,echiamavalosole  di  giustizia, figlio 
unico  di  Dio,  acclamandolo  nell'ingresso 
a  Bristol:  Osanna,  figlio  di  Davide. Ti\- 
venendo  pel  loro  entusiasmo  convulsi  e 
tremolanti,  furono  delti  Quakers,  Quac' 
queri  cioè  tremanti.  Nondimeno  questo 
partilo  fantastico  fece  progressi  considera- 
bili, anche  con  persone  distinte  per  for- 
tune, per  nascita,  per  cognizioni   ed  in- 
gegno. Guglielmo  Penn  tra  gli  allri,  fi- 
glio d'un  viceammiraglio  d'Inghilterra 
e  più  distinto  ancora  pe'suoi  talenti,  en- 
trò in  questa  sella,  ne  divenne  ardente 
protettore  e  le  ottenne  la  tolleranza,  che 
già  non  avea  più  limiti  tra 'sudditi  d'In- 
ghilterra, se  non  per  la  religione  de'Ioro 
padri.  Egli  si  abbagliò  dall'incorrultibi- 
le  probità  che  affettavano  questi  settari, 
dallo  spirito  di  concordia  e  di  fratellan- 
fa,  per  cui  si  chiamano  ^mzW,  che  ren- 
deva i  beni  comuni  fra  loro,  dalla  sem- 
plicità delle  loro  maniere,  delle  loro  ta- 
vole e  dei  loro  vestili;  dalla  comunanza 


112  QUA 

fra  gli  uomini  di  lulte  le  cose  ,  cbe  uno 
non  potesse  avere  autorità  sull'  altro  ,  e 
che  nessuno  fosse  chi  a  ma  lo  padrone  o  si- 
gnore ;  che  non  si  cavasse  il  cappello  a 
nessuno,  che  ninno  usasse  segni  d'onore, 
dandosi  reciprocamente  il /f<  invece  di  voi 
o  /f^t.  La  filantropia,  prima  base  del  quac- 
cherismo ,   indusse  Penn  a  comprare  in 
America  un  terreno  nella  Nuova  Jersei, 
per  aprirvi  un  asilo  a  tutte  le  credenze, 
massime  a'suoi  settari.  Indi  dal  governo 
liritaimico  si  fece  cedere  a  titolo  di  com- 
penso, per  lespese  fatte  dall'ammiraglio 
suo  padre  nella  guerra  contro  gli  olan* 
desi,  la  proprietà  e  la  sovranità  del  terri- 
torio contiguo  e  posto  all'ovest  del  De- 
lawarc,  il  quale  paese  come  abbondan- 
te di  selve,  si  chiamò  Perni- Sylvania,  Pen- 
sihania.  Ivi  allargato  il  suo  diseguo,  in- 
vitò con  nuovi  e  acconci  mezzi  i  coloni, 
e  potè  nel   1G82  làr  loro  accellare  una 
costituzione  o  Carla  di  Penn,  la  quale  poi 
servì  nel  1776  di  base  alla  costituzione 
che  regge  gli  Stali  Uniti  :  fabbricò  anche 
per  capitale  Filadelfia  (/^.).  Morì  sme- 
morato nel  17  18,  chiamato  il  buono  dai 
selvaggi,  benedetto  dai  suoi  settari,  per  la 
sua  saviezza,  carità  e  animo  pacifico,  ma 
non  del  tutto  disi  ni  eresse  to,  anzi  Fran- 
klin dice  che  corbellò  gli   americani.  Di 
molli  suoi  opuscoli  il  più  Oiinoso  è  ()uel* 
lo  intitolalo  :  Non  croce, non  corona.  La 
Pcnsilvania  oggi  si  divide  iu 5 1  contee,  e 
fa  parte  degli  Slati  Uniti,  dopo  essere  sia- 
la la  culla  dell'emancipazione  americana 
dall'Inghilterra,  dalla  Spagna  e  da  allri 
stali;  olile  Filadelfia,  ha  l'altra  sede  ve- 
scovile di  Pittsburg  {F.).  Inoltre  i  quac- 
queri si  dilìusero  in  altre  parti  d'America, 
oltre  l'Inghilterra,  in  Olanda  ed  in  altre 
parti.  1  quacqueri  riconoscono  Dio  in  tre 
persone,  la  caduta  d'Adamo,  la  promessa 
del  Redentore, la  salute  pei  meriti  di  Gesù 
Cristo,  e  allri  punii  di  credenza.  Escludo- 
no la  dottrina  d'elezione,  di  reprobazione, 
senza  previsione  de'meriti.  INon  anunet• 
tonocuIloesleriore,nè  ritijuèsagramenli, 
neppure  ilbaltesimoe  lasagra  cena;  non 


QUA 

condannano  però  il  battesimo  d'acqua, 
sebbene  lo  credono  superfluo.  Formano 
le  basi  della  sella  4  m^s'^ime  fondamen- 
tali, i."  L'autorità  civile  non  può  eserci- 
tar alcun  diritto  sulla  credenza  religiosa. 
2."  1  giuramenti  prescritti  dall'autorità 
civile  sono  illeciti.  3."  La  guerra  è  ille- 
cita, per  conseguenza  contrappongono  es- 
si a  qualunque  violenza  la  rassegnazio- 
ne; la  loro  difesa  non  è  mai  spinta  fino 
al  punto  di  versare  il  sangue,  odi  met- 
tere in  pericolo  la  vita  del  nemico;  pre- 
feriscono di  lasciarsi  uccidere.  4-  Uno 
stabilimento  per  stipendiare  o  ricompen- 
sare il'  clero,  sembra  loro  illecito;  per  con- 
seguenza ricusanodi  pagar  le  decime, per- 
chè sono  esse  destinale  pel  mantenimen- 
to d'un  corpo  sacerdotale;  ma  i  precet- 
tori che  vanno  nelle  loro  case  ne  perce- 
piscono l'equivalente  senza  provare  op- 
posizione alcuna.  Il  loro  costume,  le  loro 
abitazioni,  i  mobili  presentano  tuttociò 
che  esigono  la  decenza,  la  necessità,  l'u- 
tilità; ma  niente  di  superfluo.  I  quacque- 
ri condannano  le  rappresentazioni  sceni- 
che, i  giuochi  d'azzardo,  le  carte  da  giuo- 
co, le  lotterie,  i  vani  discorsi,  le  futili  let- 
ture, il  canto,  la  caccia,  ed  hanno  bandi- 
to dal  loro  linguaggio  i  vocaboli  azzar- 
do, caso,  sorte,  destino,  fortuna,  ec.  co- 
me altrettanti  insulti  alla  provvidenza. 
Vedasi  Bercaslel,  Storia  del  cristianesi- 
mo t.  25,  n.°  255,  Contin.  Diz.  dell'ere- 
sie, nell'articolo  Quakeri.  Croesi,  H isto- 
ria Quakerana,  Amslelodumi  i6q5. 

QUADRAGESIMA.  La  domenica  pri- 
ma di  Quaresima  (^'.)j  e  fu  così  detta 
perchè  da  quel  giornofino  al  giovedì  san- 
to, ch'era  la  Pasqua  (F.)  degli  Ebrei[f^.), 
vi  corrono  4°  giorni. 

QUADRATO  (s.),  vescovo  di  Alene. 
Discepolo  degli  apostoli,  si  mostrò  vero 
erede  del  loro  spirito,  e  si  adoperò  con 
mollo  successo  alla  propagazione  del  van- 
gelo. Eusebio  gli  dà  il  titolo  di  uomo  di- 
vino ,  ed  assicura  che  fu  in  grado  emi- 
nente dolalo  del  dono  della  profezia  e 
dei  miracoli.  Dopo  che  s.  Publio  (/'.)  fu 


QUA 

inarlirizzato  neh  25,  s.  Quadrato  fu  in- 
nalzalo alla  sede  episcopale  di  Atene,  e 
per  la  sua  bonlìi  e  sommo  sapere  si  me- 
ritò la  stima  fino  dei  pagani.  Colla  sua 
pietà  e  col  suo  zelo  radunò  i  fedeli  che 
la  persecuzione  aveva  disperso,  e  ravvivò 
l'ardore  della  fede.  Essendosi  l'impera- 
tore Adriano  nel  1 24  fatto  iniziare  in  A- 
tene  nei  misteri  eleusini,  in  occasione  di 
questa  cerimonia  superstiziosa  si  accreb- 
be la  persecuzione  contro  i  cristiani.  S. 
Quadrato,  senza  curarsi  del  pericolo  al 
quale  si  esponeva,scrisse  un'apologia  del- 
la religione  cristiana  ,  che  presentò  al- 
l'imperatore poco  dopo  essere  stato  elet- 
to vescovo,  e  contribuì  a  spegnere  il  fuo- 
co della  persecuzione.  Di  quesl'  opera  , 
che  s.  Girolamo  appella  uno  scritto  uti- 
lissimo e  degno  della  dottrina  apostoli- 
ca ,  non  ci  resta  più  che  un  Q'am mento 
conservatoci  da  Eusebio,  nel  quale  si  tro- 
vano le  note  che  distinguono  essenzial- 
mente i  miracoli  di  Gesù  Cristo  dalle  im- 
posture dei  maliardi.  Non  si  conosce  l'e- 
poca della  morte  di  s.  Quadrato.  Il  suo 
nome  è  inserito  nel  martirologio  roma- 
no ai  26  di  maggio. 

QUADRO ,  Tabula  pietà.  Pittura  in 
legname,  o  in  tela  accomodata  in  telaio, 
o  propriamente  la  rappresentazione  d'un 
soggetto,  che  l'autore  racchiude  in  uno 
spazio,  ornato  d'ordinario  d'una  cornice; 
esecondo  il  Baldinucci,  quadro  dicesi  fra  i 
pittori  ogni  sorta  di  dipinto,  fatto  sul  le- 
gno, sulla  tela  o  su  tult'  altra  materia 
che  sia  quadra  o  di  altra  figura.  Quadro 
si  dice  anche  pala  e  tavola,  massime  quel- 
lo deW altare  (^  .).  Ne  tratto  agli  artico- 
li relativi,  come  Immagine,  Pittura,  Dit- 
tici, Altare  e  altri. 

QUALIFICATORE  ,  Quali/icator , 
Censor.  Teologo  incaricato  di  qualifica- 
re o  sia  dichiarare  la  qualità  delle  propo- 
sizioni che  sono  deferite  ad  un  tribunale 
ecclesiastico,  e  soprattutto  a  quello  del- 
y Inquisizione  (/^^.),  e  della  Congregazio- 
ne del  s.  offizio(J^.).  I  qualificatori  non 
SODO  giudici,  essi  non  fanno  che  palesare 

VOt.   LVI. 


QUA  ii3 

la  loro  opinione  agl'inquisitori.  Vengo- 
no scelti  fra  il  clero  secolare  e  il  clero  re- 
golare, e  non  intervengono  a  detta  con- 
gregazione ,  se  non  che  per  riferire  sul- 
le cose  che  vennero  commesse  al  loroe- 
same. 

QUARANT'ORE.  Orazione  od  espo- 
sizione solenne  della  ss.  Eucaristia  per  io 
spazio  continuo  di  quarant'ore.  Suppli- 
caliones adhoras  XXXX. Supplicaliones 
per  horas  quadraginta.  Supplicaliones  in 
dient  quartum  per  horas  quadraginta  a 
solis  orla  in  occasum.  Istituzione  delle 
quarant'ore  in  ^oma. Supplicaiiones per- 
petuae  circa  Urbis  Tempia  ad  Iwras 
^A'.Y^  per  vices  instilntae.  Così  Morcel- 
li.  All'articolo  Eucaristia  §  IW,  Dell'  e- 
sposizione  del  ss.  Sagramento  dell' Eu- 
caristia ,  principalmente  con  l'autorità 
di  Thìers,  di  Chardon  e  di  Lupo,  trattai 
della  origine  di  tal  divozione  verso  l'  a- 
dorabile  mistero,  cioè  della  solenne  pro- 
babilmente derivata  dalla  Processione 
del  Corpus  Domini  (in  cui  dalla  Chiesa 
è  portato  in  trionfo  per  le  pubbliche  vie, 
a  ricevere  concordi  onori ,  benedizioni 
e  ringraziamenti  dal  clero  e  dal  popo- 
lo; nel  quale  articolo,  oltre  delle  proces- 
sioni, parlai  ancora  delle  antichissime  e- 
sposizioni  della  ss.  Eucaristia),  come  si 
portava  prima  nelle  processioni,  quindi 
quando  cominciò  la  pubblica  esposizio- 
ne o  dimostrazione  scoperta  della  sa- 
gra Ostia  (/^.)  negli  Ostensori  (F.)  o  in 
vasi  trasparenti  :  delle  diverse  specie  di 
esposizioni  per  quarant'  ore,  da  chi  isti- 
tuite e  per  quali  memorie  del  Redento- 
re; come  dell'approvazione  e  indulgenze 
concesse  dai  Papi,  non  che  delle  diverse 
rubriche  riguardanti  il  tempo  della  espo- 
sizione ,  rimarcando  come  per  singoiar 
privilegio  ,  nella  sontuosa  cappella  Bor- 
ghesiana  nella  Chiesa  di  s.  Maria  I\Iag- 
giorCy  ha  luogo  l'esposizione  coU'imma- 
gine  della  B.  Vergine  scoperta.  Qui  nel 
brevemente  riepilogare  alcuna  parte, 
chiarirò  qualche  punto.  Ne'primi  tempi 
della  Chiesa  si  usò  la  precauzione  di  non 

8 


I  i4  QUA 

esporre  la  ss.  Eurarislin,piirua  n  molivo 
ilelle  nei'Scr;U7Ìoni ,  poi  per  la  disciplina 
(leiraicano,  colla  quale  si  occultavano  i 
ili  vini  misteri,  per  rpjelle  saggie   ragioni 
die  riportai  altrove.  Già  però  nel  V  sc- 
orilo trovnnsi  testimonianze  della  esposi- 
zione, e  nel  VII  della  processione,  finché 
eniristitii7.ione  della  festa  iìelCorpus  Do- 
mini nel  1264,  contemporaneamente  o 
non  molto  dopo  cominciò  la  solenne  pro- 
cessione, in  vasi  chiusi  o  trasparenti,i  qua- 
li ultimi  in  processo  di  tempo  prevalse- 
ro,  di  varie  forme  e  con  nomi  diversi, 
gli  Ostensori  essendo  stati  gli  ultimi.  Si 
espose  la  ss.  Eucaristia  sotto  Tabernaco- 
li (/^.)  egualmente  di  dillèrenli  specie  e 
denominazioni, secondoi  luoghi  ed  i  tem- 
pi, appartenendo  ad  epoca  recentissima 
r  uso  di  porre  il  ss.  Sagramento  in  tro- 
no elevato  .sulT  Aliare  (F.) ,  sotto  Bal- 
dacchino di  cui  parlo  anche  a  Ombrel- 
T,mo,  eziandio  per  quello  che  si  usa  nelle 
processioni.  Le  prime  quaranl'ore  o  ora- 
zione continua  per  4»  ore  innanzi  il  ss. 
Sagramento  in  memoria  delle  altrettan- 
te che  il  sagro  corpo  di  Gesù  Cristo  stet- 
te nel  sepolcro,  ebbero  principio  in  Mi- 
lano circa  il  1 534,  come  vogliono  diversi 
scrittori,  e  il  Gardellini  iu  Coninientariis 
ad  TnstiditionemClementis  XI  latam  pri- 
ma vice  die  11  jannarii  ì']o5  prò  ex- 
positione  ss.  Sacramenti  in  oratione  40 
AortìfrH/7i,Romaei  8 19.  Quanto  all'istitu- 
tore, gli  uni  l'attribuiscono  al  cappucci- 
no p.  Giuseppe  Ferni,  che  mor^i  in  Mi- 
lano neli56o,  come  Spondano  all'anno 
i556,  n.°i;  Thiers,  De  Euch.Wh.  4,  cap. 
17;  Lambertini,  Notificazione  3o,t.  i,  e 
neh556.  A  Un  col  milanese  Piazza  e  con 
Bovio,  ed  una  volta  il  mese,  la  dicono  in- 
trodotta nella  chiesa  di  Lombardia,  nel 
tempo  di  Galeazzo  M."  Visconti  duca  di 
Milano  (/^^.) ,  per  cui  sarebbe  più  anti- 
ca, da  un  sacerdote  cremonese,  il  quale 
secondo  Ughelli,7/tìr//Vz  sagra,  si  chiama- 
va Boiìo  e  nel  1  534;  "^^  allora  era  duca 
Francesco  11  Sforza  e  fu  l'ultimo.  Si  pro- 
pagò la  bella  divozione  in  ailre  città  d'I- 


QUA 

talia,  ed  in  Roma  s'introdusse  in  ogni  1 .' 
domenica  del  mese  tìnW Arciconfraterni' 
ta  della  ss.  Trinità  de'  pellegrini ,  nella  j 
chiesa  che  descrissi  al  suo  Osrizio;  edin 
ogni  3." domenica  del  mese  nel  1  55 1  dal- 
V /freiconfraternita  dis.  Maria  dell'Ora- 
zione delta  la  Morte  {f^.).  Osserva  il  ci- 
tato Lambertini,  che  Pio  IV  nella  bolla 
22  del  I  5Go  in  cui  si  approvava  il  soda- 
lizio,nel  quale  gli  uomini  e  donne  aggre- 
gate con  altre  persone  oravano  4o  ore  ad 
imitazione  de'4o  giorni  che  Gesù  Cristo 
digiunò  nel  deserto,  e  de' ss.  Apostoli  e 
primi  padri  della  Chiesa,  i  quali  conti- 
nuamente oravano;  non  si  parla  della 
pubblica  esposizione  del  ss.  Sagramento, 
ma  belisi  si  diceche  i  confratelli  ogni  me- 
se nella  penultima  domenica  o  altro  gior- 
no ,  portavano  processionalmenle  eoa 
pompa  decente  il  Venerabile,  come  an- 
che io  notai  a  detto  articolo,  portando  la 
ragione  del  silenzio  del  Papa.  Ivi  pure 
dissi  e  nel  voi.  XLI,  p.  i  r,  che  i  gesuiti 
neh  556  introdussero  in  Macerala  l'espo- 
sizione del  ss.  Sagramento  ne'tre  ultimi 
giorni  di  carnevale,per  contrapporla  al- 
le dissolutezze  del  tempo.  Bercaslel,  tSifo- 
ria  del  cristianesimo  t.  2  i,  n.°  88,  cre- 
dette che  questa  fosse  Io  stabilimentodel* 
la  divozione  delle  4©  ore.  Meglio  ne  par- 
lai nel  voi.  XXX,  p.  12  I,  ove  notai,  che 
piacque  tanto  al  loro  fondatore  s.  Igna« 
zio  ,  che  volle  fosse  ogni  anno  praticata 
in  tutte  le  case  del  suo  ordine  nel  car- 
nevale: delle  solenni  esposizioni  che  in 
questa  circostanza  si  fanno  in  Uomo,  neh 
la  chiesa  del  Gesù  con  cappella  cardina- 
lizia, e  nell'oratorio  del  p.  Caravita  pn« 
re  de'  gesuiti  ,  alle  quali  suole  recarsi  il 
Papa,  ne  trattai  ne'  voi.  IX,  p.  i34,  X, 
p.  83,  84,  XIV,  p.  193,  XXX,  p.  1 79 
181.  Nel  voi.  XV III  ,  p.  69  narrai  pel 
quali  bisogni  s.  Pio  V  nel  1 56G  istituì  U 
4o  ore,  come  scrisse  Novaes  nella  sua  StO' 
ria.  Piazza  e  Bovio  riportano  che  le  4** 
ore  s'introdussero  propriamente  in  Roms 
la  i."  volta  nella  basilica  e  Chiesa  di s 
Lorenzo  in  Dama  so  [/  ),  a  spese  dell'ar- 


QUA 

ciconfraleiriitadella  Morte,  poi  si  trasferii 
la  divozione  per  cura  e  spese  dello  slesso 
sodalizio,  alla  cliiesa  filiale  di  della  ba- 
silica di  s.  Giovanni  in  Aino  (di  cui  nel 
voi.  LI,  p.  244)>  Jnf'i  '"  strada  Giulia 
nella  propria  chiesa  dell' arciconfratcr- 
nila,  e  perciò  venne  denominata  anclie 
Compagnia  dì  s.  Maria  ddV  Orazione. 
Forse  in  memoria  di  questa  i.'' introrlu- 
7Ìone  delie  4o  ore  in  Roma  e  nella  del- 
ta basilica,  ebbe  origine  la  solenne  espo- 
sizione nel  giovedì  di  carnevale  con  cap- 
pella cardinalizia  (di  cui  nel  voi.  IX,  p. 

I  33)  nella  stessa  chiesa  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso  ,  che  costuma  visitare  il  Papa. 

II  suddetto  Pio  IV  nell'approvarela  di  vo- 
la istiluzionedel  sodalizio  lo  eresse  in  ar- 
(  ironfralernita  ,  con  molte  indulgenze  e 
privilegi,  fra'quali  è  rimarchevole  quel- 
lo di  esporre  in  ogui  3.^  domenica  di  cia- 
scun mese  il  Santissimo,  il  che  ricorila 
l'anzidetto  antico  uso,  del  quale  gode  co- 
li possesso,  come  notai  al  suo  articolo. 

\  edasi.  Statuti  della  ven.  arcicoufratcr- 
lilla,  ec,  Koma  iSpo.  Carlo  Ussleoghi, 
La  vera  idea  del  sollievo  a'  defonti ^  ec, 
liouia   1709. 

Questa  pia  pratica  forse  in  altri  lem* 
pi  dell'anno  si  sarà  usata  in  altre  chiese 
I    per  divozione  al  ss.  Sagramento,  sotto  la 
i    cui  invocazione  sono  in  Roma  tante y^r- 
ciconfraternite  e  Confraternite  iP'.)^  Cn^- 
I    che  venne  poi  da  Clemente  Vili  perpe- 
I     tua  mente  stabilita  ed  estesa  nelle  chiese 
\     di  Roma  in  tutto  il  corso  dell'anno,  con 
I     ordine  comandato  e  successivo,  incomin- 
ciandosi il  giro  dal  Papa  nella  1.'  dome- 
nica dell'avvouto  nella  magnifica  cappel- 
la Paolina  del  palazzo  apostolico  Vatica- 
no, ove  nel  giovedì  santo  si  ri  pone  la  stes- 
sa ss.  Eucaristìa  in  forma  di  sepolcro.  Per- 
tanto Clemente  Vili  per  quelle  calami- 
tà e  con  quella  bolla  del  i5gi  che  dissi 
a  Eucaristia,  ordinò  che  notte  e  giorno 
nelle  chiese  principali   innanzi  Gesù  sa- 
gramentato e. solennemente  esposto,  si  fa- 
cesse da'fedeli  continuata  orazione,  e  per 
implorare  sempre  le  sue  misericordie,cou- 


QUA  1 1 7 

cedendo  anche  le  s.  Indulgenze  ^f.)  a 
quei  che  avessero  fatta  orazione  nel  tem- 
po della  prescritta  esposizione.  Quindi 
Clemente  Vili  pel  i."  principiò  il  turno 
con  porlaredallacappcllaSistina  alla  Pao- 
lina con  solenne  rito  il  ss.  Sagramento  , 
lasciandolo  decorosamente  esposto  tra 
moltissimi  Lumi  (^.),  nella  i."  dell'av- 
vento di  detto  1592,  ciò  che  fu  sempre 
praticato  dai  successori,  come  descrissi  in- 
sieme alla  cappella  nobilmente  restaura- 
ta da  Gregorio  XVI,  anche  con  rimuo- 
vere l'antica  macchina  e  sostituendo  al- 
tra decorosa  esposizione,  ne'vol.  Vili,  p, 
I  35,  2c)3,  IX,  p.  95  e  96,  avendo  dello 
pure  della  funzione  della  reposizione.  Il 
Papa  suole  la  sera  visitarvi  il  ss.  Sagra- 
mento, tanto  esposto  che  nel  sepolcro,  in- 
nanzi al  quale  fanno  continua  e  alterna 
la  orazione  in  cappa,  i  camerieri  segie 
ti,  i  camerieri  d'  onore,  i  cappellani  se- 
greti, i  bussolanti,  un'ora  per  cadauno. 
IVell'istessa  ora  che  si  ripone  il  ss.  Sagra- 
mento nella  cappella  Paolina,  si  espone 
nell'arcibasilica  Lateranense,  alla  cui  prò 
cessione  intervengono  gli  ordini  mendi- 
canti come  cattedrale  del  Papa;  quindi 
si  pongono  alle  basiliche  Vaticana  e  Li- 
beriana, e  successivamente  alleallrechie 
se  di  Roma.  Suole  il  Papa  intervenireal- 
le  processioni  di  queste  ultime  due  basi- 
liche, cioè  nella  i.'^  se  risiede  nel  propin- 
quo palazzo,  nella  2.'' se  abita  il  Quiri- 
nale, lo  che  notai  nel  voi.  XLl,  p.  i43e 
9,89,  a  Camerieri  dei  Papa  e  Bussolan- 
ti. Questo  giro  delle  4o  ore  in  R.oma  du- 
ra fino  a  Pentecoste  ,  nel  qual  giorno  si 
l'innova  incominciando  dalla  basilica  La- 
teranense. Pei  due  annuali  turni  si  stam- 
pa il  libretto  :  Chiese  ove  si  farà  F  ora- 
zione  delle  quarant'ore  in  onore  di  Ge- 
sù sagramentato,  colle  preci  da  recitai  si 
nel  visitarlo.  Per  la  disposizione  di  Cle- 
mente Vili,  il  lodevolissimoesercizioe.s-' 
seiidosi  propagato  in  Italia  eoltremonli, 
sebbene  in  diversi  luoghi  già  fosse  stalo 
adottalo,  Paolo  V  col  breve  Cnm  felici. i 
recordationis.  de' 10  maggio  lOoG,  con- 


ii6  QUA 

fermò  il  decretato  di  Clemente  VITI  e  le 
indulgenze,  cioè  :  la  plenaria  a  chi  con- 
fessato e  comunicato  visiterà  divotamen- 
te  per  quello  spazio  di  tempo  che  potrà, 
ciascuna  delle  chiese  durante  l'esposizio- 
ne del  ss.  Sagramentoj  e  di  i  o  anni  e  al- 
trettante quarantene  per  ciascuna  visita 
con  fermo  proposito  di  confessarsi.  Inno- 
cenzo XI  provvide  al  maggior  decoro  e 
splendore  di  questa  sagra  funzione,  aven- 
do ordinato,  che  non  si  ammettano  i  po- 
veri a  questuare,  secondo  il  divieto  di  s. 
Pio  V,per  non  distogliere  il  raccoglimen- 
to de'fedeli  ;  che  non  si  permettano  ser- 
moni o  discorsi ,  per  non  interrompere 
l'orazione  de'divoti;  che  tutti  ilumi  deb- 
bano essere  di  cera,  e  che  avanti  le  por- 
te delle  chiese,  dove  sta  esposto  il  ss.  Sa- 
gramento,  si  metta  una  tenda  o  tappeto 
o  antiporta,  che  ne  impedisca  la  vista  dal- 
la strada,  per  maggiore  riverenza  e  rispet- 
to. Inoltre  Innocenzo  XI  permise  che  i 
ciechi  d'  ambo  i  sessi  con  bussolette  po- 
tessero questuare  sulle  porte  delle  chiese 
ove  si  fa  l'esposizione,  che  in  seguito  fu- 
rono stabiliti  in  numero  di  4o,  fra'quali 
molti  non  sono  ciechi, ma  storpi  o  impediti 
nelle  membra,  insieme  a  diverse  povere 
donne,  a  ciò  autorizzati  dal  cardinal  vi- 
cario con  patente  introdotta  da  Leone 
XII,  la  quale  pure  si  concede  a'di  versi  po- 
Teri  accattoni  che  stanno  sulle  porte  del- 
le chiese,  venendo  sorvegliati  da  un  ca- 
porale de' veterani  assegnato  pel  buon  or- 
dine alle  4o  ore  :  questa  patente  si  rin- 
nova ogni  anno,  mediante  attestato  del 
parroco  de'buoni  costumi  e  di  avere  rice- 
vuto i  sagramenti. Dell'antica  confrater- 
nita de*  ciechi  e  storpiati  de' due  sessi,  e 
delle  vecchie  inabili,  come  de' ciechi  che 
con  permesso  della  polizia  cantano  e  suo- 
nano per  Roma,  trattai  a  Povero. 

Affinchè  in  nessun'ora  di  questa  espo- 
sizione mancasse  il  debito  culto  alla  ss. 
Eucaristia^  nello  stesso  pontificato  d'In- 
nocenzo XI,  eda'aS  novembre  1678,  coi 
debiti  pei'messi ,  il  sacerdote  d.  Giulio 
Natalino  di  Foligno,  che  godè  concetto 


QUA 
di  servo  di  Dio  e  operaio  infaticabile  di 
carità  e  pazienza,  rinnovò  il  pio  istituto 
delle  veglie  notturne,  ad  esempio  di  quelle 
dell'antica  chiesa  sine  intermissione^  in  cui 
da  molti  monaci  e  altri  religiosi  si  salmeg- 
giava pure  la  notte,  come  si  apprende  da- 
gli Annali  delBaronio;  non  potendo  tol- 
lerare che  l'Augustissimo  Sagramento 
nella  notte  fosse  privo  del  dovuto  osse- 
quio, e  restasse  esposto  con  poco  o  niuu 
culto.  A  questa  divozione  egli  eccitò  tut- 
ti con  sermoni  pieni  di  spirito  evangeli- 
co, col  quale  seppe  convertire  molti  pec- 
catori ostinati ,  cui  invitava  loro  a  por- 
tarsi nella  chiesa  ove  si  faceva  l'  esposi- 
zione, mentre  di  giorno  non  si  sarebbe- 
ro potuti  indurre,  allettandoli  ancora  con 
qualche  sagro  canto  di  mottetti  in  musi- 
ca di  lodi  al  Signore  eh'  è  voluto  restare 
tra  noi  nelle  specie  sagramentali  per  trat- 
to di  grande  amòre.  Il  Natalino  prescris- 
se pel  divoto  esercizio  notturno  alcune  o- 
razioni  vocali ,  1'  esame  delia  coscienza  , 
per  muovere  l'animo  a  ringraziar  Dio  dei 
benefizi  ricevuti,  ed  a  detestare  la  propria 
ingratitudine  per  le  colpe  commesse  ;  il 
leggere  o  udire  in  piedi  per  evitare  il  son- 
no o  il  tedio  un  libro  spirituale,  poi  fare 
un'ora  d'orazione  mentale,  aiutata  da  di- 
versi religiosi  sentimenti  suggeriti  dall'as- 
sistente e  con  vari  affettuosi  colloqui  ;  il 
canto  alternato  di  qualche  lode  spiritua- 
le tra  idi  voti  della  pia  istituzione,  imitan- 
do gli  spiriti  celesti  che  lodano  incessante- 
mente il  Signore;  la  recita  del  rosario  in 
onore  di  que'  misteri  che  si  operarono 
per  la  nostra  salute;  quindi  nel  decorso 
della  notte  si  udivano  da  appositi  sacer- 
doti le  loro  confessioni,  verso  l'aurora  si 
dava  loro  la  comunione  della  ss.  Euca« 
ristia,  trattenendosi  l'adunanza  che  tal- 
volta arrivava  a  200  persone,  col  canto 
delle  lodi  spirituali,  d'inni  e  salmi  ana- 
loghi al  gran  mistero,  ed  a  rendere  gra- 
zie a  Dio  pel  ricevuto  pane  degli  Angeli, 
licenziandosi  colla  benedizione.  Il  Piazza 
che  tutto  ci  narra  nelle  Opere  pie  di  Ro- 
ma ivi  stampale  nel  1 679,  a  p.  7G  i  :  Del- 


QUA 

V orazione  continua  delle  ^o  ore;vie\XEu' 
sevologio  romano  che  pubblicò  nel  1 6g8, 
nel  trai,  i  o,  cap.  1 1  :  DeW orazione  con- 
tinua avanti  il  ss.  Sacramento  nel  giro 
delle  guarani' ore,  aggiunge  che  da  poco 
tempo  e  dopo  la  morte  del  Natalino,  per 
giuste  cagioni  fu  levato  il  trattenimento 
spirituale  notturno  per  venerazione  del  ss. 
Sagramento,  ma  si  compensò  da  Innocen- 
zo XII  col  fervore  promosso  nel  portar- 
lo per  Viatico  {V.)  agl'infermi  delle  par- 
rocchie processionalmente,  con  santa  e- 
"  muiazione  e  religiosa  gara,  continuando- 
si la  splendida  e  maestosa  esposizione  quo- 
tidiana in  tutte  le  chiese  con  gran  con- 
corso, dal  buon  mattino  sino  a  due  ore  di 
notte,  sopra  di  che  stampò  un  volume 
Giuseppe  Solimeno  prete  napoletano.  Il 
Bovio  che  pose  in  luce  nel  1 729,  La  pie- 
tà  trionfante  nella  fondazione  di  s.  Lo- 
renzo in  Daniaso,  riporta  a  p.  1 4^  il  nar- 
rato dal  Piazza,  ed  aggiunge  che  il  Nata- 
lino apparteneva  al  collegio  de'penilen- 
zieri  di  detta  chiesa,  e  che  il  gran  concor- 
so a  venerare  Gesù  Sagramentato  arri- 
vava siuo  alle  4  ore  di  notte.  Ambedue 
questi  scrittori  paragonarono  questa  ve- 
glia notturna  ni  fedele  Uria,  che  stando 
al  campo,  fu  stimolato  da  Davide  ai  ri- 
posi nella  sua  propria  casa,  rispondendo 
con  generoso  rifiuto  :  Che  ciò  non  era  do- 
vere ,  stando  1'  Arca  del  Signore  sotto  i 
padiglioni  nel  campo,  edivi  il  suo  gene- 
rale Gioab  giaceva  scoperto  sopra  il  nu- 
do terreno.  Dipoi,  e  perchè  in  nessun'ora 
di  questa  esposizione  mancasse  il  conve- 
niente cullo  al  ss.  Sagramento,  venne  sta- 
bilito, che  ogni  ora  si  dia  la  mula  a  una 
o  due  diverse  persone,  le  quali  subentri- 
iK)  ad  orare  l'una  all'altra,  se  chierici  in 
colla,  e  stola  se  sacerdoti,  col  sacco  se  con - 
irati  di  qualche  sodalizio,  od  in  cappa  se 
canonici  o  beneficiati  se  ne  hanno  l'uso. 
Questo  rito  vuoisi  che  corrisponda  a  quel- 
lo degli  ebrei,  presso  de'  quali  io  uomini 
ingenui,  chiamali  i  dieci  oziosi  dt Ila  Si- 
nagoga,  aveano  l'inoombeoza  di  orare  a 
vicenda  coutinuameule. 


QUA 


117 


Clemente  XI  con  editto  de'20  gennaio 
1705,  Bull.  Roni.  t.  8,  prescrisse  in  32 
capitoli  quanto  si  deve  osservare  nella 
esposizione  del  ss.  Sagramento.  A  tenore 
delle  istruzioni  e  ordini  di  Clemente  XII, 
emanate  dal  cardinal  vicario  Marefoschi, 
il  i."  settembre  1730,  innanzi  al  ss.  Sa- 
gramento esposto  debbono  sempre  arde- 
re 20  lumi,  e  almeno  IO  e  di  cera  nella 
notte  quando  è  chiusa  la  chiesa;  ed  inol- 
tre, che  si  dia  il  segno  colla  campana  mag- 
giore d'ogni  ora,  sì  di  giorno  che  di  not- 
te ,  ancorché  siavi  l'  orologio  pubblico  , 
per  eccitare  i  fedeli  con  divote  giacula- 
torie a  venerare  l'esposto  Signore  de'Si- 
gnori,  ed  a  ricordare  loro  che  nella  vi- 
cina chiesa  è  esposto  solennemente,  onde 
visitarlo.  Che  sopra  la  porta  della  chiesa 
dove  sarà  l^  esposizione,  si  metta  un  se- 
gno del  ss.  Sagramento  ornalo  di  festoni, 
come  pure  a  capo  della  strada  vicina,  per- 
chè sia  noto  a  chi  passa  esservi  l'esposi- 
zione del  ss.  Sagramento.  Che  questo  do- 
vrà esporsi  sull  altare  maggiore  (  eccet- 
tuale le  basiliche  patriarcali,  nelle  quali 
si  suole  esporre  sopra  altro  altare  ),  e  si 
cuoprirà  l'immagine  o  statua  che  vi  sia  ; 
cos\  pure  le  pareli  della  tribuna  e  le  vi- 
cine all'altare,  se  non  vi  sono  ornamenti 
fissi  si  cuopriranuo  con  drappi ,  avver- 
tendosi che  i  parati  non  contengano  sto- 
rie profane.  Che  sopra  l'altare  non  si  pon- 
gano reliquie  de'sanli  o  statue  de'mede- 
simi,  non  escludendosi  però  quelle  degli 
angeli,  che  facciano  figura  di  candellieri, 
e  mollo  meno  si  pongano  figure  dell'a- 
nime del  purgatorio  ,  il  che  si  proibisce 
anche  nelle  esposizioni  particolari.  Che  si 
chiudino  o  coprino  le  finestre  vicino  al- 
l'altare dell'esposizione,  ad  effetto  di  rac- 
cogliere la  mente  de'fedeli  all'  orazione. 
Che  nell'altare  dove  sta  esposto  il  San- 
tissimo non  si  celebri  altra  messa,  chela 
solenne  per  1'  esposizione  e  reposizione  : 
quelle  che  si  debbono  cantare  in  altri  alta- 
ri,i  ministri  sienoparali,escludendo  quelle 
de'morti.  Che  il  celebrante,  dovendo  por- 
tare il  Santissimo  in  processione,  sarà  ve- 


ji8  QIJA 

siilo  con  piviiile  bianco,  ijiiaudo  uoii  ab- 
bia celebralo  con  alili  coloii,  poiché  in 
tal  caso  conlinuei  à  il  colore  della  messa; 
il  velo  umerale  però  >arà  di  color  bian- 
co, e<l  i  parainenli  de'  sagri-  ministri  sa- 
rantiodcl  colore  del  celebrante:  parimen- 
ti il  padiglione  o  canopeo  dell'altare  sarà 
sempre  bianco,  benché  la  inessa  solenne 
del  giorno  sia  d'altro  colore,  come  bian- 
co dev'essere  il  baldacchino  e  l'ombrel- 
lino. Prescrive  il  modo  come  si  deve  fare 
la  processione  dell'esposizioue  e  della  re- 
posizione,  e  tulli  i  riti  e  le  rubriche  che 
ficcompagrlano  l'augusta  futrzione.  w  La 
processione  sarà  composta  di  tulio  il  cle- 
ro della  chiesa,  ed  il  crocifero  in  questa 
funzione  non  sarà  paralo  con  abito  sud- 
diaconale,  ma  vestito  con  colta.  V'inter- 
verranno 8  sacerdoti  vestiti  di  colla,  e 
colle  lovcie  accese  in  mano,  i  cpiali  pre- 
cederanno dai  lati  avanti  il  baldacchino  ; 
e  dopo  di  essi  seguiranno  due  accoliti  coi 
lóro  turiboli,  i  quali  per  la  strada  incen- 
seranno continuamente  il  ss.  Sagrameu- 
to,  e  durante  la  processione  si  suonerau- 
|io  le  campane  solennemente.  La  proces- 
sione si  farà  entro  la  chiesa,  ed  al  più 
per  la  piazza, se  la  ristrettezza  della  chie- 
sa lo  esige  ;  e  prima  che  la  processione 
esca  di  chiesa,  si  farà  ben  pulire  la  stra- 
da della  piazza,  dove  se  vi  sarà  qualche 
bottega,  dovrà  tenersi 'chiusa  durante  la 
processione.  Se  vi  saranno  istituite  con- 
fraternite de'secolari,  o  sieno  vestite  di 
sacco  o  no  ,  tanto  i  guardiani  e  uljìziali 
di  esse,  quanto  i  confratelli,  tulli  ande- 
janno  unitamente  in  corpo  innanzi  al 
tlero  secolare  e  regolare  che  vi  .sarà ,  al 
quale  dovranno  sempre  cedere  il  luogo 
più  degno.  Di  più  espressamente  si  co- 
uianda,  che  i  guardiani  o  altri  uflìziuli  di 
esse,  non  ardiscano  sotto  qualunque  pre- 
testo di  consuetudine,  o  altro, di  andare 
dopo  il  baldacchino  ,  sotto  la  pena  ,  ec. 
Possono  bensì  delti  ulfiziali  portar  le  a- 
sle  del  baltlacchino,u(lizio  ujolto  decoro- 
so e  proprio  de'baroni  e  de'nobili".  Vie- 
la  al  celebrante  co  lutti  le  sedie  camerali, 


QUA 

ma  banchi  senza  braccia;  senzii  genufles- 
sorii  e  cuscini ,  ai  superiori  de' sodalizi. 
Proibisce  durante  l'esposizione  l'uso  del- 
le sedie,  come  le  questue  per  la  chiesa  a 
chiunque  ,  ed  il  predicare  senza  licen/,a. 
Noterò,  che  di  ilelle  disposizioni  di  Cle- 
mente XII  alcune  furono  modificate,  al- 
meno colla  consuetudine,  altre  ne  furo- 
no aggiunte.  Inoltre  qui  ricordo,  come 
dissi  air  articolo  Protettore,  che  si  so- 
gliono nelle  chiese  esporre  le  /jorticrc  dei 
cardinali  prolettori  ,  titolari ,  diàconi  e 
altri  superiori,  coi  ritratti  laro  e  quello 
del  Papa.  Benedetto  XIV  colla  bolla /^c- 
ccpimim,  de'iG  aprile  174O,  Bull,  cit.  l. 
17,  in  risposta  al  vescovo  di  Vartnia,  di- 
chiarò che  si  acquistano  le  indulgenze  da 
quelli  che  visitano  le  chiese  ove  sono  le 
4o  ore,  benché  nel  tenq)o  dell'adorazio- 
ne non  sia  per  qualche  cagione  esposto 
il  ss.  Sagramcnto,  ma  rincliiuso  per  po- 
che ore  nel  Ciborio  (f^.)-  Di  fre([uente 
questo  Papa  si  recava  a  visitare  le4o  ore, 
ed  era  dispiacente  se  impedito  dagli  af- 
fari o  dalla  podagra  o  dall'intemperie  dei 
tempi  non  visi  poteva  recare.  Dissi  già  che 
nelle  settimane  di  setluagesima  e  conse- 
cutive fu  da  qualche  secolo iulrodollodu 
pii  fedeli,  non  solo  in  R.oma  nelle  ricor- 
dale chiese,  nelle  basiliche  patriarcali  e 
in  altre  chiese,  ma  altrove  la  divozione 
di  esporre  alla  pubblica  adorazione  Gesù 
sagramenlalo  in  forma  di  /{.o  ore  ,  e  di 
larvi  orazione  in  riparazione  in  qualche 
parte  delle  olfese  che  si  flinnoa  Dio  nel 
tempo  del  carnevale,  e  per  impetrare  i 
suoi  divini  aiuti  e  misericordie.  Ad  aui- 
mare  i  fedeli  medesin)i  ad  un  esercizio  sì 
santo  e  .sì  gradito  a  Dio,  Clemente  XI  II 
con  decreto  della  congregazione  delle  in- 
dulgenze de'aS  luglio  lyGS,  concesse  iu 
perpetuo  l'indulgenza  plenaria  a  chi  con- 
fessalo e  comuni-calo  visiterà divotamen- 
te  iu  qualunque  chiesa  del  mondo  catto- 
lico il  ss.  Sagramenlo  esposto  per  3  gior- 
ni in  una  o  ciascheduna  delle  setlintanc 
di  seltuagesima,  di  sessagesima  e  di  quin- 
quagesima fìuo  al  giorno  delle  Ceneri  e- 


QUA 

sclusive  ,  ovvero  esposto  nella  sola  feria 
5/  di  sessagesima  volgarmeiile  della  il 
giovedì  grasso.  Detta  indulgenza  pel  so- 
lo stalo  pontifìcio  l'avea  conceduta  Be- 
nedetto XIV  il  1  ."gennaio  1748 colla  co- 
stituzione Inter  caetera.  Clemente  XIII 
era  solilo  ogni  giorno  di  recarsi  alla  visi- 
ta delle  4o  ove;  gli  altri  Papi  fanno  al- 
trettanto nella  propria  cappella  segreta, 
ove  y\  è  sempre  la  ss.  Eucaristia  nel  ci- 
borio. 

Ad  Adorazione  DEL  ss.  Sagramesto  par- 
lai delle  congregazioni  di  monaehe  per- 
petue adoralrici  del  medesimo,  e  di  quel- 
la approvata  da  Pio  VI.  Questi  ad  islan- 
7a  de'teatini  di  Roma,  a' 17  ottobre  1796 
concesse  indulgenza  plenaria  perpetua  a 
chiunque  de'  fedeli  cristiani,  che  confes- 
salo e  comunicato,  neh."  giovedì  di  cia- 
scun mese  visiterà  il  ss.  Sagramento  o  e- 
sposto  o  anche  chiuso  nel  tabernacolo  o 
ciborio,  ed  ivi  reciterà  l'orazione  :  Respi- 
Ci,  Domine, de  Sancluario  tuo.  A  quelli 
poi  che  in  qualunque  giovedì  confessati 
e  comunicati  reciteranno  tale  orazione 
genuflessi  innanzi  il  Santissimo,  concesse 
7  anni  e  7  quarantene  d'indulgenze,  e 
100  giorni  in  qualunque  giorno,  quali 
indulgenze  si  possono  applicare  a'  fedeli 
defunti.  Ne'  primordi  del  pontificato  di 
Pio  VII  s'introdusse  in  Roma  le  mona- 
che A dorntrici perpetue  dtldi\'in  Stigm- 
rnenlo  (^  .),  che  nella  loro  chiesa  di  s.  M.^ 
Maddalena  [^\ìì de' Predicatori,  ledi),  in 
ogni  giorno  lo  tengono  decorosamente 
esposto  alla  pubblica  venerazionecon can- 
tarne dolcemente  le  ludi,  e  adorarlo  co- 
>lanleniente  anche  la  uotle  chiuso  nel  ci- 
borio. Vedasi,  Z?e//t;  sagre  funzioni  soli- 
le a  farsi  nella  chiesa  delle  religiose  per- 
petue adoratrici  del  divin  Sagramento 
delV altare  avanti  l'  esposizione  e  reposi- 
zione del  medesimo  nelle  mattine  e  sere 
deir  anno,  Roma  1827.  Nel  novembre 
1810  fu  istituita  in  Roma  la  Pia  unione 
di  adoratori  del  ss.  Sagramento,  per  pre- 
starsi tutta  la  notte  alla  continua  orazio- 
ne in  quelle  chiese  ove  ha  (.uogoTespo^ 


QUA  119 

sizione  delle  ^o  ove,  chiamala  Adorazio- 
ne notturna,  la  quale  è  un  bel  testimo- 
nio della  sempre  viva  fede  e  pietà  di  Ro- 
ma. Ella  s'impiega  nelle  singole  notti  ia 
pregare  con  orazioni  mentali  e  vocali  in- 
nanzi al  divin  Sagramento  nel  così  detto 
giro  delle  quaraul'ore.  Parecchi  edifican- 
ti laici,  senza  curare  la  perdita  del  sonno 
e  l'intemperie  delle  stagioni ,  presieduti 
da  un  sacerdote  restano  in  questo  santo 
esercizio  a  più  ore.  L'origine  eie  notizie 
di  questi  adoratori  notturni  del  ss.  Sa- 
cramento si  leggono  ancora  nelle  Brevi 
notizie  di  Leopoldo  Dourlie ,  di  mg.^Fa- 
bi  Montani.  Ivi  dunque  si  apprende  a  p. 

2  i ,  che  il  principio  vero  della  pia  unione 
fu  nel  1 809 quando  nella  Chiesa  dis.  3Ja 
riain  Fia  Lata  face  vasi  l'esposizione  del- 
le 4o  ore.  Solendosi  nella  notte  velare  il 
Santissimo,  il  can.  Giacomo  Sinibaldi  (poi 
canonico  Liberiano,  presidente  dell'acca- 
demia ecclesiastica  e  patriarca  di  Costan- 
tinopoli) ebbe  in  pensiero  di  formare  una 
società  di  divoti,  i  quali  anco  in  tale  tem- 
|)0  a  porle  chiuse  adorassero  il  Venera- 
bile. Manifestato  il  suo  disegno  ad  alcu- 
ni, trovò  a  compagni  il  collega  canonico 
d.  Raffaele  Bonouii,  il  cav.  Lorenzo  dei 
principi  Giustiniani,  il  marchese  Patrizi 
poi  senatore,  il  conte  F.  Saverio  Parisani 
e  Angelo  Raudanini.  Nel  principio  l'ado- 
razione era  solo  in  qualche  chiesa,  finché 
cresciuto  il  numerosi  estese  regolarmen- 
te in  ogni  notte.  La  pia  unione  è  gover- 
nala da  un  presidente,  alternativamente 
ecclesiastico  e  laico,  da  un  segretario,  due 
consiglieri,  il  camerlengo,  l'archivista,  il 
sindaco.  Ogni  notte  vi  sono  due  v^lie; 
ognuna  di  esse  dura,  nell'inverno  4  ove, 
nell'estate  3,  nella  primavera  e  autunno 

3  1/2.  Ogni  volta  vi  assistono  un  diret- 
tore sacerdote  e  3  fratelli.  Pio  VII  oltre 
l'averla  approvata  a'6  agostoi8  i4> con- 
cesse in  perpetuo  agli  ascritti  alla  ineile- 
sima  o  esercenti  o  contribuenti  o  coulri- 
bucnti  esercenti  ,  per  le  spese  che  vi  oc- 
corrono della  carrozza  ue'Ioro  traspoitì 
dalle  case  alla  chiesa  e  vii^vcrsa,  alcuni 


120  QUA 

privilegi  e  indulgenze,  onde  in  breve  creb- 
be oltre  modo  il  numero  dei  fratelli;  or- 
dinando, che  tulle  le  chiese  ove  si  farà 
delta  esposizione,  dovranno  ammettere 
gli  aggregati  della  benemerita  pia  unione 
per  le  veglie  notturne,  non  ostante  qua- 
lunque privilegio  o  costituzione  in  contra- 
rio. Quindi  nel  1 8  I  5  fu  sta  rapato  in  Roma 
dal  Puccinelli  :  Direitorio  delle  preci  per 
le  veglie  notturne  a  Gesù  sagramentalo. 
Lo  stesso  Pio  VII,  perchè  le  visite  a  Ge- 
sù sagramentalo  chiuso  nel  sepolcro  nel 
giovedì  e  venerdì  santo  si  facciano  con 
vero  spirilo  di  fede,  con  cuore  penetrato 
di  dolore  pei  peccati,  con  sentimenti  di 
gratitudine  per  quanto  ha  sofferto  per  la 
nostra  salvezza  ,  ed  anche  per  maggior 
vantaggio  spirituale,  a'7  marzo  1 8 1 5  con- 
cesse in  perpetuo  a  tutti  i  divoli  cristiani 
che  visiteranno  il  s.  Sepolcro  in  delti  gior- 
ni, ed  ivi  si  tratterranno  per  un  discreto 
spazio  di  tempo  a  pregare  secondo  l'in- 
tenzione del  Papa  ,  le  slesse  indulgenze 
che  si  conseguiscono  visitando  il  ss.  Sa- 
gramenlo  esposto  solennemente  per  l'o- 
razione delle  4o  ore,  cioè  una  volta  l'in- 
dulgenza plenaria  confessali  e  comunicati 
o  nel  giovedì  santo  o  nel  giorno  di  Pa- 
squa, e  l'indulgenza  di  IO  anni  eie  qua- 
rantene ciascuna  volta  che  visiteranno  il 
s.  Sepolcro  con  proposito  di  confessarsi, 
le  quali  indulgenze  sono  anche  applicabili 
alle  anime  del  Purgatorio  {f^.).^d  me- 
desimoanno  colle  stampe  del  Sai  vioni  usc\ 
il  libretto:  Divota  maniera  di  visitare  iss. 
Sepolcri  nel  giovedì  e  venerdì  santo.  Nel 
voi.  Vili,  p.  289  e3i  I  descrissi  le  funzio- 
ni e  processioni  per  la  esposizione  del  Se- 
polcro e  quando  si  leva,  che  fa  il  Papa.  In 
questo  il  pio  autore  consiglia  5  visite  ,  e 
propone  per  ognuna  3  brevi  considerazio- 
ni, su  chi  giace  nel  Sepolcro  e  perchè.  Inol- 
tre Pio  VII  a' 12  maggio  181  7  dichiarò 
che  l'indulgenze  concesse  perla  visita  del- 
le 4o  ore,  si  possono  eziandio  applicare  ai 
fedeli  defunti,  come  pure  decretò  in  per- 
petuo privilegiati  lutti  gli  altari  di  quel- 
le chiese,  ove  si  fa  l'esposizione,  durante 


QUA 

la  medesima.  A  supplica  poi  di  molli  ve- 
scovi e  del  collegio  de'parrochi.  Pio  VII 
per  sempre  più  destare  la  divozione  ver- 
so l'adorabile  Gesù  sagramentalo  e  spes- 
so adorarlo  in  ispirilo  e  verità,  ed  a  rin- 
graziarlo dell'immenso  beneficio  di  aver- 
ci lascialo  tutto  se  slesso  nell'augusti  ssi • 
moSagramento,  con  decreto  Urbis  ti  Or- 
bis ,  de'25  agosto  18  18,  concesse  in  per- 
petuo per  una  volta  al  giorno  l'indulgen- 
za di  giorni  3oo  a  chi  con  cuore  con- 
trito reciterà  il  divoto  e  commovente  in- 
no Pange  lingua  (^■),  col  versetto  e  o- 
razione  al  ss.  Sagramento;  e  giorni  1 00  a 
quei  che  soltanto  reciteranno  il  Tantum 
ergo  {F.)  col  detto  versetto  e  orazione.  A 
quelli  poi  che  frequentemente,  o  alme- 
no per  IO  volle  in  ciascun  mese  recite- 
ranno 'i\  Pange  lingua  o  il  solo  Tantum 
ergo,  concesse  in  ogni  anno  l' indulgen- 
za plenaria  nel  giovedì  santo,  e  nella  fe- 
sta del  Corpus  Domini,  ovvero  in  un  gior- 
no di  della  8."  e  si  ancora  in  altro  gior- 
no ad  arbitrio,  purché  in  tali  giorni  con- 
fessati e  comunicati  visitino  qualunque 
chiesa  e  preghino  secondo  l' intenzione 
del  Papa  ,  le  quali  indulgenze  sono  ap- 
plicabili a  sulìragio  delle  anime  del  pur- 
gatorio. Pio  VII  concesse  altresì  indul- 
genze  per  la  recita  di  atti  di  adorazione 
ed  ammende  a  Gesù  sagramentalo,  non 
che  per  divote  giacidatorie,  confermate 
in  perpetuo  da  Leone  XII.  Questo  Papa 
concesse  in  perpetuo  100  giorni  d'indul- 
genze applicabili  alle  anime  del  purgato- 
rio, per  la  recita  con  cuore  contrito  del- 
le giaculatorie  :  »  Vi  adoro  ogni  momen- 
to, o  vivo  pan  del  ciel  gran  Sagramenlo. 
Gesù,  cuor  di  Maria,  Vi  prego  a  bene- 
dir l'anima  mia.  A  voi  dono  il  mio  cuo- 
re. Santissimo  Gesù  mio  Salvatore.  Sia 
da  tutti  conosciuto,  adorato  e  ringrazia- 
to ogni  momento  il  ss.  edivinissimo  Sa- 
gramenlo ".  f^.  Sagro  Cuore  di  Gesù". 
A  p.  325  dell'  Osservatore  romano  del 
i85ij  si  legge.  »  Inghilterra.  Siamo  lie- 
ti di  annunziate  che  a  Londra  ,  dietro 
l'esempio  di  Parigi,  va  a  mettersi  in  u^o 


QUA. 

la  bella  e  santa  pratica  tielle  4o  ore" de- 
scrivendo le  chiese  in  cuieiasi  fatta. Nel- 
la cliiesa  ambrosiana  perciò  che  riguar- 
da il  rito,  non  si  celebra  in  tempo  delle 
4o  ore  messa  alcuna,  e  l'ostensorio  non 
è  a  raggi  come  nel  rito  romano ,  ma  a 
torricella,  come  quelli  antichi  di  simili 
torme,  in  alcuni  de' quali  si  vedeva  rap- 
presentato quel  sepolcro  ove  fu  posto  il 
corpo  di  Cristo  defunto.  Entro  una  pro- 
{)orzionala  campana  cilindrica  di  vetro 
sta  riposta  la  sagra  Ostia,  ed  il  colore  nei 
paramenti  è  ros^o,  come  lo  è  nelle  altre 
funzioni  a  questa  analoghe.  Diclich  nel 
Diz.  sagro-lilurgico,  riporta  all'articolo 
Esposizione  di  Gesìi  Cristo  detta  delle  \o 
ore,  le  Istruzioni  ed  ordini  del  cardinal 
Marefoschi  ;  e  nell'articolo,  Esposizione 
di  Cesie  Cristo,  avverte  che  non  si  può  fa- 
re di  frequente,  secondo  il  decreto  de's. 
liti,  riporta  diverse  opinioni  prò  e  cori' 
tra ,  e  concliiude  che  esige  1'  espressa  li- 
cenza dell'ordinario  per  la  pubblica  espo- 
sizione con  r  ostensorio.  Si  possono  leg- 
gere: Girolamo  Mascardi,  Racconto  del' 
le  ceremonie  da  usarsi  nella  solennitàdel' 
le  4o  ore,  Palermo  1 632.  Francesco  Cor- 
neo, Origine  dell'istituzione  dell'orazio- 
ne delle  4o  ore,  Milano  1649.  Chr.  Lu- 
pi, Dissertalio  de  ss.  Sagranienti  puhli' 
cu  expositione ,  et  de  sacris  processioni- 
bus,  in  quibus  circumfertiir  ,  cuni  sacris 
nliqniis,  et  immaginibus  venerabile  al- 
tnris  Sacramentuni,  in  t,  xi  Operiun,  p. 
335.  Thiers,  De  l'exposition  da  Sacre- 
ment ,  Paris  167 3,  1677.  Sarnelli,  Leti, 
eccl.  t.  5,  lett.  37  :  Degli  undici  miraco- 
li che  si  considerano  nella  ss.  Eucaristia  j 
e  della  esposizione,  processione  ed  ado- 
razione delle  ^o  ore.  Dinouart,  Joiirnel 
eccles.  t.  60,  p.  i65.  Zaccaria,  Bibl.  ri- 
tuale, p.  338,  352. 

QUARANTOTTI  Gio. Battista,  Car- 
dinale. Nacque  in  Roma  a'27  settembre 
I  733  dal  marchese  Lodovico  e  dalla  mar- 
chesa Marianna  Leonori  d'  Ancona  ,  es- 
sendo la  sua  nobile  famiglia  originaria  di 
Norcia,  che  Clemeute  XIII  ammise  fra  le 


QUA  121 

romane,  di  cui  fu  stipite  Vannuccio  di 
Petronio  fiorito  nel  secolo  XIV,  illustre 
e  benemerito  cittadino  di  Norcia,  come 
sapiente  legislatoredella  patria.  I  suoi  di- 
scendenti si  distinsero  nell'esercizio  delle 
magistrature,  ambascerie  e  nella  giuris- 
prudenza: Sertorio  fu  detto  lumee  orna- 
mento della  patria  per  esserne  stato  ma- 
gistrato e  riformatore  dello  statuto  ,  di- 
chiarato dal  cardinal  legato  dell'Umbria 
conte  palatino;  Gianfelice  neh 54 1  spo- 
sò Cencenna  Quarantotti;  Giulio  Cesare 
nel  i  739  istituì  una  primogenitura  co- 
spicua ;  il  suddetto  Lodovico  fu  fatto  da 
Benedetto  XIV  marchese  di  Casciolino, 
marchesato  che  Clemente  XIII  ornò  di 
privilegi;  di  cui  altro  figlio  fu  Carlo  M.* 
de'  chierici  regolari  minori,  de'quali  di- 
venne generale,  e  fu  professore  nell'uni- 
versità romana.  Gio.  Battista  fino  da'suoi 
verdi  anni  fu  decorato  dell'oidioe  gero- 
solimitano, dopo  aver  compito  i  suoi  stu- 
di nel  collegio  romano,  essendosi  poi  pro- 
iundito  nella  giurisprudenza.  Entrato  in 
prelatura.  Clemente  XIII  lo  fece  prelato 
domestico  e  ponente  del  buon  governo, 
abbreviatore  del  parco  maggiore  ,  am- 
mettendolo tra'prelati  delle  congregazio- 
ni dell'immunità  e  del  concilio.  Egli  sod- 
disfece con  tal  prudenza  e  perizia  a  tut- 
te le  relative  incombenze,  che  ne  riportò 
applausi  ed  encomi,   onde  meritò  il  ca- 
nonicato Lateranen.se,  di  cui  più  tardi 
gli  fu  dato  a  coadiutore  lo  zio  cugino  Giu- 
lio (morto  nel  1 8o3  e  tumulato  nella  cap- 
pella gentilizia,  come  si  ha  dal  n.°  2  5o  del 
Diario  di  Roma).  Clemente  XIV  l'ebbe 
familiarissimo  e  lo  promosse  a   volante 
di  segnatura  ,  nel  quale  tribunale  restò 
3o  anni,  esercitandone  l'  uffizio  con  abi- 
lità e  rettitudine,  meritando  elogi  dalla 
curia  romana:  frequentarono  il  suo  stu- 
dio molti  personaggi,  diversi  de'quali  fu- 
rono in  seguito  decorati  della  porpora. 
Pio  VII  finalmente  Io  tolse  dall'eterna 
segnatura  ,  nominandolo  chierico  di  ca- 
mera e  prefetto  dell'annona,  laqnaleam- 
raiaislrò  cou  avvedutezza  e  vigilanza,  cu- 


i?.2  QUA 

jando  gl'interessi  della  camera  apostoli- 
ca; indi  nel  1 807,  come  dissi  nel  voi.  XVI, 
j).  7,Go,Io  dichiarò  segretario  della  con- 
gregazione di  propaganda,  ed  agli  8  mar- 
701816  lo  creò  cardinale  prete,  pubbli- 
candolo a'11  luglio  col  titolo  dis.  Maria 
il)  Araceli,  nel  quale  anno  donò  due  pic- 
coli candellieri  d'ambra  al  santuario  di 
Loreto.  Inoltre  Pio  VII  lo  elesse  prefet- 
to di  segnatura  e  della  celebre  stampe- 
ria di  propaganda.  Morì  in  Roma  a'  i5 
selletnbre  1820,  nell'età  d'anni  87  meno 
I  0.  giorni,  e  gli  fu  celebrato  il  funerale 
nella  sua  titolare ,  cantando  la  messa  il 
suo  amico  cardinal  de  Gregorio,  indi  fu 
tumulato  nella  cappella  del  s.  Bambino 
padronato  di  sua  famiglia.  A[)partenne  a 
«liverse  congregazioni  cardinalizie,  e  fu 
j)rotetlore  di  Viterbo  e  di  quel  monastero 
di  s.  Rosa,  della  città  di  Norcia,  di  Monte 
Leone  in  Sabina,  non  che  protettore  e  vi- 
sitatore della  confraternita  dis.  Lorenzo 
in  Lucina.  Il  n.^yG  del  Diario  di  Roma 
ili  detto  anno  ne  riporta  le  notizie  e  gli 
rende  questoclogio.  "Alla  grande  perizia, 
massime  nella  giurisprudenza, accompa- 
gnava la  piìi  specchiata  integrità  e  ret- 
liludine;  ad  una  soda  pietà  la  modestia, 
ad  un  animo  nobile  e  generoso  una  pro- 
fonda umiltà;  nò  lo  abbagliò  lo  splendo- 
re della  porpora,  mentre  la  stessa  affabi- 
Jilà  e  piacevolezza,  che  dimostrò  ne'pri- 
mi  suoi  anni ,  costantemente  mantenne 
lino  agli  estremi  del  viver  suo  ". 

QUARESIMA,  Quadragesima.  Hoc 
dicjfjunium  quadragenariu'H  occipit.Je- 
jiinia  et  status  conciones  incipiunt.  Spazio 
de'giorni  di  digiuno  che  precedono  la  festa 
di  Pasqua.  Apprendo  da  Lambertini,  poi 
Cenedelto  XI V,  Notificazione  1 4, 1. 1  :  La 
s.  Chiesa  e  il  secolo  ci  vanno  disponen- 
do alla  quaiesioia  con  strade  differenti  e 
opposte.  La  Chiesa  ci  dispone  alla  s.  qua- 
resima nelle  tre  domeniche  antecedenti 
di  Settuagesima  y  Sessagesima  e  Quin- 
qaagcsiina  (  /■'.),  alle  quali  furono  dati  ta- 
li nomi  perchè  precedono  la  domenica  di 
Quadragesima,  (/.)o  quaresima  ,  chia- 


QU  A 

mala  così  pel  susseguente  digiuno  di  4^ 
giorni.  Perciò  era  conveniente  chiamare 
la  pili  rimota  delle  3  antecedenti  col  no- 
me di  settuagesima,  quella  di  mezzo  col 
nome  di  sessagesima,  e  l'ultima  col  nome 
di  quinquagesima.  Il  secolo  poi  ci  dispo- 
ne alla  santa  quaresima  col  Carnevale 
(/^.),  l'etimologia  del  quale  nome,  che 
riportai  a  tale  articolo  ,  secondo  alcuni 
scrittori  si  desume  dall'essere  questo  tem- 
po quello  nel  cui  fine  si  lascia  di  man- 
giar carne.  Nella  settuagesima,  sessagesi- 
ma e  quinquagesima  è  la  Chiesa  ripiena  di 
mestizie,  sottraendo  dai  divini  ufllzi  il  fe- 
stivo Allcluja  (F.)  e  sostituendo  il  Z^rt«5 
libi  Domine  {f'^.),  preghiera  ben  propor- 
zionata all'  umiltà,  e  alla  nostra  caduta 
neli."  padre  Adamo.  Ne'medesimi  divini 
uffizi  si  levano  i  salmi  Doniinus  regna- 
vit,cJuhilale,  come  salmi  di  allegrezza  ; 
sostituendosi  i  salmi  Miscrere  {f^.)  e  Con- 
filemini ,  quali  salmi  di  penitenza  :  pren- 
desi dalla  Chiesa  il  segno  del  duolo  nel  co- 
lore paonazzo,  sopprime  i  cantici  e  il  suo- 
no dell' 0/'g<2«o(/^.).  Ella  copre  i  suoi  al- 
tari e  veste  i  suoi  ministri  con  ornamen- 
ti che  ispirano  sentimenti  di  tristezza.  Al 
s.  sagrificio  il  diacono  assiste  il  sacerdo- 
te senza  la  Dalnialica[F.),  e  il  suddiaco- 
no senza  la  ToniceUa  (f'.)  dissono  abi- 
ti di  allegrezza  ,  usando  le  Piane  te  (F.) 
piegate.  Gli  altari  non  sono  più  oroat'i 
con  fiori,  ne  si  espongono  fra  i  candel- 
lieri le  immagini  o  reliqtiie  de*  santi.  In 
([ueste  3  domeniche  inculca  la  Chiesa  ai 
suoi  fedeli  gli  atti  di  maggior  pietà,  ed  è 
appunto  perchè  la  divina  grazia  operi  in 
noi  felici  impressioni  per  le  anime  nostre, 
onde  mutar  vita  e  meditare  la  passione  di 
Gesù  Cristo, che  la  Chiesa  per  eccitare  iu 
noi  le  convenienti  disposizioni,  ci  esorla 
colle  sue  preghiere ,  colle  sue  istruzioni, 
colle  sue  ceremoiiie,  e  cogli  emblemi  mi- 
steriosi dieci  presenta  in  queste  3  setti- 
mane. La  Chiesa  per  far  meglio  conosce- 
re la  soppressione  che  si  è  per  fare  delle 
dossologie  di  allegrezza  ,  ai  vesperi  che 
precedono  la  settuagesima,  dice  due  voi- 


QUA 

le  XAlltliija,  ilopo  il  Bencdicaniiis  Do 
mino  (f  ■),  ed  anco  dopo  il  Dco  gralias 
(/'.).  Da  qnesli  giorni  di  domenica  inco- 
niinciavanouna  volta  idigiutii  nella  Chie- 
sa, ed  i  polacclii  continuarono  1'  wsanza 
duo  a  Itmocenzo  IV, il  quale  permise  lo- 
ro, come  già  praticavano  gli  alili  callo- 
liei,  il  mangiar  carne  fino  al  giorno  del- 
le Ceneri  (y.),  eh'  è  il  l.°  di  quaresima 
ilcllo  Caput  je/unii.  In  questo  la  Chiesa 
ci  as[Hn-ge  di  cenere  la  fronte,  e  quasi  al- 
Turecchioe  al  cuore  di  ognuno  colla  no- 
ia formola  ci  dice  affeltuosa  :  Ricordali, 

0  uomo,  che  tratto  dalla  poU'ere,  dovrai 

1  itornarc  in  polvere.  Questa  formola  non 
si  pionunzia  dal  cardinal  Penitenziere  , 
per  r|uanto  dissi  a  Ceneri,  ed  iu  sua  man - 
tiuiza  il  Papa  se  le  impone  da  perse.  Nei 
3  giorni  di  quinquagesima,  che  precedo- 
no il  merculed'i  delle  Ceneri,  per  devia- 
re i  fedeli  dalle  opere  della  carne  a  quel- 
le dello  spirilo,  e  [ìev  placare  l'ira  divi- 
na irritala  dai  peccali  del  (taruevale ,  s. 
Filippo  Neri  introdusse  in  Roma  la  visi- 
la  delle  iSe£/e  Chiese  (F.)  con  gran  comi- 
tiva di  persone,  indi  s'istituirono  le  espo- 
sizioni delle  Quarant'ore  (f^.)e  quegli  e- 
scrcizi  di  pietà  che  riportai  a  C.abseva- 
LE,  ed  a  Carnevale  di  Roma.  A  Cai-pel- 
le l'oXTiFiciE  e  ne'relalivi  articoli  trattai 
delle  altre  Domeniche  [f^.) dì  (\\iMti\mi\ 
e  particolarmente  della  4-*  detta  Laela- 
re,  in  cui  si  benedice  la  Rosa  doro  (f  .), 
chiamala  ancora OoHi/M/'c-a  panis  pel  van- 
gelo che  narra  la  moltiplicazione  de'pa- 
ni  ,  e  viene  significala  la  liberaziune  del 
popolo  cristiano  dalla  tirannica  servitù 
degl'  idoli,  onde  in  segno  d'  allegrezza  si 
usa  il  colore  rosaceo  e  si  suona  l'organo, 
come  nella  3."  dell'avvento  ;  della  5/  di 
Passione  {f  ■)  ,  della  cui  settimana  Me- 
diana e  sabbato  Silientes  parlai  in  più 
luoghi,  come  ne' voi.  XX,  p.  i83,  X\l, 
[).  137,  e  ad  Ordine;  della  G.' delle  Ai/- 
me  ^f^.^.  Egualmente  preziosa  è  la  Noti- 
ficazione i  5  <\tz\\ij  slcsiu  Lanibertini,  sul 
l'osservanza  del  digiuno  quaresimale,  che 
dice  ridotto  a  poco  e  quasi  nulla  in  prò- 


QLA  ii3 

porzione  di  quello  rigoroso  praticalo  da- 
gli antichi  cristiani.  Ma  del  Z?/gfH«o  qua- 
resimale, sua  origine,  durala  e  quanti)  lo 
riguarda,sìdeiranlicochedelmoderno,a 
quell'articolo  ne  trattai.  La  chiesa  ambro- 
siana incomincia  il  digiuno  quaresimale 
nella  i /domenica  di  quaresima.  La  chiesa 
greca  principia  l'astinenza  delle  carni  dopo 
la  sessagesima,  e  nel  lunedi  dopo  la  quin- 
quagesima incomincia  la  quaresima,  du- 
rante la  quale  i  greci  si  astengono  non  sola- 
mente dalle  uova  e  dai  latticini,  ma  ezian- 
dio da!  pesce  e  daH'olio.Oltre  questa  qua- 
resima di  Pasqua  i  greci  ne  osservano  4  al  - 
tre,  cioè  degli  Apostoli,  dell'Assunzione,  di 
Natalee  della  Trasfigurazione,  ma  qucsle 
di  soli  7  giorni  per  ciascuna:  i  greci  chiama- 
nOilA'iO'ieifemo  il  digiuno;  così  nella  litur- 
gia di  s.  Gio.  Crisostomo  chiamasi  la  setti- 
mana media  del  digiuno  quaresimale  dei 
greci,  ossia  la  4-' la  quale  corrisponde  al- 
la 3.'  de'lalini,  perchè  come  ho  detto,  la 
loro  quaresima  incomincia  una  sellima- 
nu  prima  della  nostra.  Osserva  il  p.  Ber- 
nardo da  Venezia,  annotatore  di  Char- 
don,  che  3  quaresime  anticamente  osser- 
vava la  chiesa  Ialina,  cioè  la  maggiore  a- 
vanti  Pasqua,  altra  prima  di  Natale  det- 
ta di  s.  Mai  lino  (della  festevole  ricreazio- 
ne nel  giorno  di  sua  festa  e  perciò  pre- 
cedente questa  quaresima,  ne  tenni  pro- 
posito nel  voi.  XLIII,  p.  i85),  e  la  3/ di 
4q  giorni  innanzi  la  festa  di  s.  Gio.  Batti- 
sta. Di  queste  3  quaresime  ne  fanno  men- 
zione i  Capitolari  di  Carlo  Magna,  lib 
G,  e.  184,  Broccardo  lib.  5c),  ciip.  5  ,  e 
inoltissiuii  autori ,  e  quasi  tulli  gli  anli- 
c\\\ penitenziali.  Furono  [K)Ì  per  la  umana 
debolezza  ridottea  due,  quella  di  Pasqua, 
e  quella  deW Avvento  prima  del  Natale,  la 
qualedagli  ordini  regolari  ancorasi  osser- 
va. Crede  inoltre  il  p.  Bernardo,  che  final- 
mente per  maggiore  indulgenza  furono 
diminuite  e  divise  in  que'  digiuni  chia- 
uiali  Quattro  Tempora  {/'•).  Di  queste 
e  altre  particolari  quaresime,  qualche  e- 
rudizione  riportai  nel  voi.  XX,  p.  ^5  e 
56.  Gaiauq>i,  Memorie,  p.  540,  parla  dei 


124  QUA 

iliversi  digiuni  denominali  quaresime, 
ed  opina  che  questa  raoitiplicitù  di  qua- 
resime fosse  introdotta  ad  intuito  di  sod- 
disfiire  \e  Penùenze  [F.)  canoniche,e  ne 
adduce  le  prove.  Del  digiuno  che  prece- 
deva la  Pentecoste  [V.),  come  una  delle  3 
principali  feste  dell'anno,  e  di  altri,  par- 
lai a  Digiuno.  Il  digiuno  quaresimale  fu 
attaccato  dagli  eretici  antichi  e  moderni, 
con  tanta  furia,  quanto  con  erudizionee 
sodezza  fu  sostenuto  e  difeso  dai  nostri 
controversisti,  e  particolarmente  dai  car- 
dinali Baronie,  Annali,  anno  5'j  ;  Bel- 
larmino, Controversia r.  t.  4;  Cozza,  De 
p'junio;  Gotti,  Oper.  t.  i. 

Durante  il  corso  della  quaresima,  dal 
1.°  all'ultimo  giorno  le  pratiche  di  reli- 
giosa penitenza  si  celebrano  con  più  o  me- 
no ardore  ed  esemplarità  a  seconda  del- 
la religione  che  professano!  cattolici.  Non 
vi  è  chiesa  nelle  principali  città  e  luoghi 
che  a  se  non  attiri  affluenza  di  concorso 
di  gente  bramosa  di  ascoltare  le  Prediche 
quaresimali [P^.);  i  Catecldsnii jdeWdiCm 
origine  parlai  nel  voi.  XX,  p.  24^5  g'» 
Esercizi  spiriliiali{^F.)j  in  sostanza  e  se- 
gnatamente in  Roma  si  può  dire,  che  non 
vi  è  sagro  Pulpito  (J^.),  da  cui  non  sia 
banditala  parola  evangelica  a  condanna 
del  peccato,  a  stimolo  della  tiepidezza,» 
conforto  della  pietà  ,  a  gloria  della  fede 
Citttoliea,  sempre  eoa  buoni  effetti;  im- 
perocché il  fecondo semedella  divina  pa- 
rola, poi  germoglia  ,  fiorisce  e  fruttifica 
nel  cuore  degli  uomini.  Nella  quaresima 
Ì4i  Roma  la  visita  delle  sagre  Stazioni  è 
ilcquente,  così  quella  della  Scala  santa 
(A^.).  Siccome  la  quaresima  fu  riguardata 
dai  Padri  come  tempo  il  più  proprio  alla 
confessione  e  penitenza  de'peccati, cornee- 
sorta  va  S.Cirillo  di  Gerusalemme, m  Ca- 
teck.,  considerando  la  quaresima  come 
tempo  di  accettazione,di  propiziazione  e  di 
salute,  così  tutticercano  il  conforto  e  la  sa- 
lute che  deriva  dalla  penitenza,  quale  vie- 
ne regolata  dagli  ammonimenti  de'  sagri 
ministri,  dalla  riconciliazione  con  Dio,  e 
con  ricevere  Gesù  Cristo  nella  Co/wf^/zio/ie 


QUA 

(K)  pasquale  nelle  proprie  Parrocchie 
(>^'.)in  adempimento  del  precetto.  Inco- 
minciata la  quaresima coHe  ceneri,  termi- 
na colla  Pasqua  di  risurrezione,  preceduta 
dalla  Settimana  santa  (  ^.),che  in  Roma 
si  celebra  con  quella  maestà  che  si  addice 
alla  capitale  del  cristianesimo  ,  alla  sede 
del  sommo  Pontefice  che  ne  celebra  le 
commoventi  funzioni  che  descrissi  a  Cap- 
pelle PONTIFICIE,  avendo  parlato  a  Ore- 
mus delle  formole  :  Humiliate  capita  ve- 
strn  Deoj  Flectamus genua  e  Levate.  Sar- 
nelli  nelle  Lettere  eccl.  ci  diede  nel  t.  4 
la  leti.  i6:  Delle domenicJie di  Settuage- 
simaySessagesimajQuincfuagesima^Qua- 
regima.  E  nel  t.  6,  leti,  io  :  Se  imitiamo 
Cristo  Signor  Nostro  nel  digiuno  della 
Quaresima,  perche  non  V imitiamo  anco- 
ra  nel lempo.^  D'icUch  nel  Diz.  sacro  litur- 
gico aìV  avticolo  Quaresima  riporta,  che 
la  sua  I.'  domenica  è  di  i.*  classe,  onde 
qualunque  festa  che  occorra  in  essa  ,  e- 
ziandio  del  patrono  o  del  titolare,  ovvero 
della  dedicazione  della  propria  chiesa,  si 
trasferisce  al  i.°  giorno  che  segue  non  im- 
pedito. Tutte  le  altre  domeniche  poi  che 
seguono  ,  sono  di  2.'^  classe  ,  e  perciò  si 
può  celebrare  in  esse  soltanto  la  festa  del 
patrono,  ec,  ma  senza  ottava.  Butler  nel- 
le Feste  mobili,  tratta  come  ci  dobbiamo 
apparecchiare  alla  quaresima  con  ispiri- 
lo di  compunzione ,  facendo  delle  solle- 
renze  patite  dal  Redentore  nella  sua  pas- 
sione un  soggetto  delle  nostre  medita- 
zioni, sforzandoci  per  rientrare  in  grazia 
con  lui  per  mezzo  de'nostri  gemiti,  ora- 
zioni e  digiuni.  Il  prepararsi  alla  quare- 
sima colla  confessione  è  pratica  eccellen- 
te e  bene  spesso  anche  necessaria,  mas- 
sime a  que'cristiani  che  vivono  abituati 
nel  peccato  mortale;  poiché  se  non  si  rom- 
pono le  catene  che  tengono  l'anima  nel- 
la schiavitù  della  colpa,  il  digiuno  della 
quaresima  e  tutte  le  altre  opere  buone 
sono  inutili  e  senza  merito  innanzi  a  Dio, 
perchè  non  sono  fatte  in  istalo  di  grazia, 
secondo  molti  teologi.  Ne'primi  secoli  del- 
la Chiesa  questa  confessione  era  eziandio 


QUA 

una  proTa  o  un  esame ,  per  mezzo  cìel 
quale  il  confessore  diceva  al  penitente  se 
i  suoi  peccali  fossero  tali  da  obbligarlo 
ad  andare  a  ricevere  dal  vescovo  la  pe- 
nitenza canonica,  11  concilio  di  Parigi  del 
1420  proibì  ai  sagri  ministri  di  ammet- 
tere alla  comunione  pasquale  quelli  che 
;  non  si  fossero  confessati  al  cominciamen- 
I  te  della  s. quaresima.  Ogni  cristiano,  di* 
I  ce  Alcuino,  deve  confessare  i  suoipecca- 
I  ti  ne'  primi  giorni  della  s.  quarantena. 
Teodolfo  vescovo  d'  Orleans  voleva  che 
ognuno  si  confessasse  avanti  il  i .°  giorno 
I  di  quaresima,  affme  di  prepararsi  a  questo 
sagro  corso  di  penitenza.  La  vita  de'pri- 
'  mi  cristiani,  specialmente  religiosi,  era  sì 
austera,  che  lutto  l'anno  era  per  essi  un 
continuo  digiuno  ,  il  quale  poi  raddop- 
piavano all'avvicinarsi  la  quaresima,  ed 
era  spinto  tant'oltre  nella  s.  quarantena, 
ch'è  diflìcile  comprendere  come  vi  potes- 
sero sopravvivere.  Tratta  ancora  Butler 
della  mortificazione  interiore  ed  esterio- 
re, ad  esempio  della  Chiesa  che  ricuopre 
gli  altari  e  veste  de'  suoi  abili  di  peni- 
tenza i  sagri  ministri;  sospende  i  cantici, 
e  frammischia  a  quelle  parole  d'allegrez- 
za e  di  laudi  che  non  può  sopprimere  del 
tutto,  i  sospiri  e  le  lagrime  della  sua  tri- 
stezza; non  che  come  dobbiamo  passare 
la  quaresima  ,  essendo  tutta  particolar- 
mente consagrata  a  onorare  e  a  medita- 
re i  patimenti  e  la  morte  del  Salvatore. 
Mamachi  ,  De  cosliimì  de  primitivi  cri- 
stiani t.  3,  discorre  del  digiuno  quaresi- 
male come  tradizione  apostolica  ;  con 
quanta  divozione  si  celebrava  dai  primi 
cristiani,  osservato  esattamente  in  tuttala 
Chiesa,  ognuno  rallegrandosi  nel  riceve- 
re l'ordine  di  digiunare;  che  niuno  ardi- 
va di  violarlo.  Quali  cibi  i  cristiani  in  ta- 
le tempo  usassero  e  quanto  si  mortificas- 
sero, celebrando  più  di  frequente  le  sagre 
adunanze.  Non  bevevano  fuori  del  tempo; 
que' ch'era  no  di  debole  complessione  fa- 
cevano ciò  che  le  loro  forze  porta  vano.Tra 
giorno  i  fedeli  non  prendevano  veruna 
sorta  di  cibo  ;  furono  ripresi  dai  vescovi 


QUA  125 

que*  che  usavano  varietà  di  vivande.  Ri- 
serbavano  ciò  che  avrebbero  speso  in  al- 
tri tempi,  per  alimentare  i  poveri.  Erano 
esotlali  a  impiegare  il  tempo  in  opere 
di  pietà.  Il  digiuno  quaresimale  era  di 
preparazione  al  baitesinio  óeratectinìeni, 
e  per  i  Penitenti  [/^  .)  à\  disposizione  per 
ricevere  il  Sagramenlo  dell'altare.  Oltre 
le  opere  che  citai  a  digiuno ,  nella  bio- 
grafia di  Concina  sono  quelle  da  luicom- 
poste.  Da  ultimo  neli845  fu  pubblicalo 
a  Messma  e  dedicalo  al  cardinal  arcive- 
scovo :  Considerazioni  sul  digiuno  esul- 
ta Quaresima  nt'loro  rapporti  colla  sa- 
nità, del  prof .  Giovanni  Sannicola. 

Non  solo  la  Chiesa  ha  di  vinamenle  stabi- 
lito questo  tempo  sagro  al  riconcentramen- 
to, al  digiuno,al!a  penitenza,  ma  perchè  i 
suoi  figli  aprano  gli  occhi  alla  luce,  ed  a- 
scollino  l'eterne  verità,  colle  memorate 
prediche  e  istruzioni  si  occupa  di  richia- 
mar tutti  ad  un  salutare  riordinamento 
di  massime  e  di  operazioni.  Oltre  quan- 
to dissi  a  Predica  sullequaresimali  e  sui 
predicatori  di  Roma,  ed  olire  agli  auto- 
ri che  scrissero  su  questa  specie  di  sagre 
concioni,  aggiungeròi seguenti:  Bretevil- 
le,  Saggi  di  discorsi  per  ciaschedun  gior- 
no di (fuaresinìa,Padoyai  749-  Granelli, 
Prediche  quaresimali  e  panegirici.  Giu- 
liano Sabbatini  ,  Prediche  quaresimali^ 
Venezia  1708,  Modena  1771.  S.  Vana- 
lesti ,  Prediche  quaresimali  j  Venezia 
J772.  Badia,  Prediche  quaresimali  e  il 
Catechista  m  pulpito,\eiìez\a.  B on a v i a, 
Diario  quaresimale  ad  uso  delle  reli- 
giose. Malmusi ,  Analisi  del  celebratissi- 
mo  quaresimale  del  p.  Paolo  Segneri  ge- 
suita, Torino  1 844-  Quaresimale  forma- 
to delle  prediche  pili  scelte  de"  migliori 
autori  sagli  italiani,  Parma  1 844-  Ign^" 
zioVenini,  Quaresimale,  panegirici  e  di- 
scorsi sagri,  Livorno  1849-  Neil 85 1  si 
dispose  in  Roma  e  neh  852  si  ripetè,  che 
in  alcune  chiese,  alle  quali  concorre  la  par- 
te più  colla  e  civiledellapopolazione,al- 
le  consuete  quaresimali  prediche  morali, 
fossero  soslituilì  ragionamenti  o  conferen- 


j  'J.G  QUA 

7e  iiUoino  «  inalerietlorniniilitlie, emns- 
simamenle  intorno  a  que'cipi  dell.i  fede 
callolica  che  dalla  miscredeuza  o  dalla 
pervicacia  eterodossa  più  sono  chiamali 
in  contiovcrsia  o  dinegali  apeilamcnle 
nelle  slesse  famigliari  conversazioni.  Il 
fjiiale  provvedimento  la  Ch'Illa  Cai  Ioli- 
ra  reputò  santissimo,  con  fiducia  che  non 
andrà  disgiunto  da  salutevoli  risultali. 
l*ur  troppo  anche  in  mezzo  alle  ortodos- 
se popolazioni  vi  sono  degrintellelti  illusi 
o  traviati  rispello  a  ciò  che  fa  d'uopo  cre- 
dere per  arrivare  a  salvamento,  unico  e 
precipuo  noslro  fine;  il  che  principalmen- 
te si  verifica  nel  tempo  noslro  ,  quando 
nomini  scelleratissimi  con  artificiosi  di- 
scorsi ,  con  libri  e  scritture  bellamente 
condite  di  sale  samosaleno,  dierono  ope- 
ra di  corrompere  il  senso  cristiano  e  di 
falsare  le  credenze  religiose.  Il  perchè 
tanto  più  si  rende  necessario  che  i  sacer- 
doti di  Dio  espongano  epartilamente  di- 
mostrino Iq  regola  non  solo  de'coslumi, 
ma  della  fedeeziandio  per  la  quale  siatno 
cattolici,  e  non  cessino  dallo  impugnare 
le  cavillazioni  e  scoprir  le  fallacie  dello 
spirito  miscredente  o  eterodosso.  E  sic- 
come a  questo  è  anche  inlenta  l'applau- 
dilissima  Cwillà  Caltolica ,  fece  opera 
santa  e  meritoria  in  pubblicare  nei  t.  5, 
T)  e  7  le  Conferenze  delle  nella  chiesa 
(lei  Gesù  in  Roma  la  fjuarcsinia  del 
i85i,  in  cui  magistralmente  dal  profon- 
do teologo  p.  Carlo  Passaglia,  uno  dei 
pi  imari  ornamenti  dell'  inclita  compa- 
gnia di  Gesù,  furono  trattati  e  svolti  con 
U)olleplice  dottrina  e  con  lucida  chiarez- 
za i  seguenti  io  argomenti,  i.  La  libertà 
del  pensiero.  2.  La  legge  del  credere.  3. 
L'intellello  umano  e  il  vero  soprarazio- 
nale. 4-Verisimiglianze  del  fatto  della  ri- 
velazione. 5.  Certezza  di  fatto  della  rive- 
lazione. 6.  Verilàdelcrislianesimo  dimo- 
strata da'  suoi  effetti,  y.  Verità  del  cri- 
stianesimo pi  ovato  dai  mezzi  adoprati  per 
j)ropagarlo.  8.  Valore  de'  miracoli  e  dei 
vaticini  a  piovare  l'origine  divina  del  cri- 
stianesimo. IO.  11  crisliancsimo  divino  e 


QUA 

celeste,  pwchè  divino  e  celeste  ne  fu  l'i- 
sti tutore. 

QUARTA  CANONICA  o  Funerale. 
K  di  due  sorte,  quella  dovuta  al  vescovo 
0  porzione  canonica  episcopale,  quella  do- 
vuta al  parroco  o  porzione  canonkc.-i  p.ir 
rocchiale.  Sono  dette  quarta ,  perdi»*- 
quanto  al  vescovo  e  al  parroco,  la  porzio- 
ne canonica  è  la  quarta  parte  de'  beni 
lasciati  da  ciascun  defunto,  donde  venne 
il  nome  di  quarta  funerale.  La  quarta  fu- 
nerale episcopale,  che  non  si  deve  confon- 
dere colla  quarta  delle  Oblazioni  (/^•)e 
delle  Decinie[f^.),eva  ima  certa  porzio- 
ne di  tulli  i  Legali  e  Beni  [F.)  lasciali 
alla  chiesa.  La  quarta  canonica  Funcra' 
le  {F.)o  parrocchiale  era  la  porzione  do- 
vuta al  curato  della  parrocchia  o  alla  sua 
chiesa,  sui  legali  pii  falli  dai  parrocchia- 
ni defunti,  ovvero  sulle  spese  de'loro  fu- 
nerali, in  considerazione de'sagramenti  e 
altre  cose  spirituali  che  ne  ricevono.  La 
quarta  funeraria  de'parrochi  sembra  ri- 
dotta alle  candele  e  torcie  ,  con  quelle 
particolarità  secondo  i  luoghi,  f^.  Vesco- 
vo, Paruoco.  Muratori  nella  Dissert.  36, 
Delle  decime,  tratta  delle  Quarle,  coxne 
4.''partede'fruUi  de'beni  ecclesiastici,  co- 
me 4.'^  porzione  che  s'impiegava  in  fìivo- 
redella  chiesa,  de'suoi  ministri, per  ospi- 
tare e  albergare  i  pellegrini, e  per  soccor- 
rere i  poveri. 

QUARTODECIMANI,  (^Hrt<»orf/ea. 
mani.  Con  questo  nome  si  chiamarono 
quelli  che  pretendono  dov.ersi  celebrare 
la  Pasqua  [f.)  di  risurrezione  nel  gior- 
no 14."  della  luna  di  marzo,  qualunque 
fosse  il  giorno  della  settimana  iucui  ca- 
deva. F.  s.  Vittore  L 

QUATTRO  TEMPORA,  Qualuor 
Tempora,  Jejunium  quaternarium.  I 
quattro  tempi  o  stagioni  dell'anno,  Pri- 
mavera, Estate,  Autunno,  Inverno;  di- 
giuni che  si  fanno  in  tali  tempi ,  come 
primizie  de'  1 1  mesi  dell'anno,  e  per  .sod- 
disfare le  colpe  commesse  nelle  dette  sta- 
gioni ;  in  uno  alle  sagre  ordinazioni  die 
lumno  luogo  nelle  slesse  epoche,  per  cui 


QUA 

si  Lh\acaaExtraTenipora[f".)ìaòìsp€ììsa 
che  concede  il  Papa  per  ricevere  gli  ordi- 
ni sagri  fuori  di  questo  tempo.  A  Digiuno 
dissi  che  il  digiuno  fu  introdotto  da  s.  Ca- 
listo I  del  22  1,  però  essere  di  tradizione 
npostolica,  secondo  s.  Leone  1^  Sena,  de 
jejunio  decimi  mcnsis,  et  collectis  in  cui 
inculca  l'osservanza  in  questi  giorni  par- 
ticolari delle  4  parli  che  dividono  1*  an- 
no ,  in  riconoscenza  della  cura  paterna 
rolla  quale  Dio  ti  somministra  regolar- 
mente i  frulli  della  terra.  Novaes  nella 
Slon'a  di  s.  Clemente  I,  dice  che  decretò 
>i  osservasse  il  digiuno  delle  quattro  tem- 
pora dell'  anno,  oidinato  dagli  apostoli, 
che  alcuni  popoli  trascuiavano,  come  no- 
tano diversi  scrittori  presso  Ferrali,  Bi- 
//.  Can.,  verbo  Qiiotuor  lenipora,  citan- 
do ancora  Lamberlini,  Indit.  4j  P-  'o  > 
l'ellarmino,  De  bori.  c>y:«'r.  lib.  2,  cap,  ig; 
Pillale  Alessandro  ,  Z?mer/.  4j  saec.  2, 
art.  4  :  aggiungerò,  Zaccaria,  Storia  leti. 
t.  7,  p.  5i7,  che  parla  della  gran  dissen- 
sione che  tì  è  fra  gli  eruditi  su  questo 
digiuno,  avvertendo,  che  sebbene  nel  de- 
creto di  s.  Calisto  I  riportato  dal  libro 
Pontificale,  si  usa  non  la  voce  instituit , 
ma  il  verbo  constiluit,  non  facendo  men- 
zione della  tradizione  apostolica, conchìu- 
de  che  per  asserire  questa  ,  basta  che  a 
tale  tradizione  sia  conforme.  Il  sagro  di- 
giuno ne'4  tempi  dell'anno  fu  giustamen- 
te nella  Chiesa  introdotto,  in  primo  luo- 
go ,  acciocché  non  sieno  i  cristiani  nella 
virtù  \leir  astinenza  inferiori  agli  ebrei, 
che  4  volteì'anno  aveano  un  solenne  di- 
giuno, come  si  vede  nel  cap.  8  di  Zac- 
caria. In  secondo  luogo  perchè  essendo 
stato  necessario  per  la  moltiplicità  degli 
ordinandi,  recedere  dall'antica  disciplina, 
a  tenore  della  quale  non  si  facevano  le 
sagre  ordinazioni  che  nel  mese  di  dicem- 
bre, ed  essendo  slato  d'  uopo  aggiunge- 
re per  le  medesime  altri  tempi ,  uno  in 
prinjavera,  l'altro  di  estate,  il  3."  d'  au- 
tunno, eome  attesta  Aninlario  Fortuna- 
to, De  offìciis  eccles.  lib.  2,  cap.  5,  non 
era  doveroso  che  le  sagre  ordinazioni  si 


QUA  127 

celebrajserosenzadigiuno,  poiché  pai  laft- 
dosi  negli  j4lti degli  /iposloli cap.  1  3,  del- 
le ordinazionidi  Saulo  e  di  Barnaba,  di- 
cesi :  Ttinc  jejimanles^  et  orantes  impo- 
nentesnue  eis  inannx ,  dlmiserunl  illof. 
In  terzo  luogo,  per  pregare  o  per  rende- 
re grazie  a  Dio  pei  frulli  della  terra,  im- 
perocché nelle  quattro  tempora  i  frut- 
ti e  le  biade  o  si  seminano,  o  nascono,  o 
maturano,  o  si  raccolgono.  E  finalmen- 
le,  acciocché  conosciamo  che  in  tutto  il 
decorso  dell'anno abbiauìo  bisogno  di  re- 
dimere i  nostri  peccali  coi  digiuni  ed  o« 
pere  buone;  riflessioni  lulteche  tratta  dif- 
fusamente Bellarmino,  De  contro\er.  i. 
4,  lib.  2,  e.  2g.  Questo  digiuno  si  osser- 
va ogni  3  mesi  nel  mercoledì,  venerdì  e 
tabbato  della  settimana  prossima  alla 
nuova  stngione ,  ed  oltreché  é  diretto  a 
ringraziare Diu  debenefizi  che  ci  accorda 
io  ciascuna  stagione  e  a  richiamar  sopra 
sopra  di  noi  le  celesti  benedizioni  median- 
te la  penitenzr.  altres'i  è  prescritto  ad  ot- 
tenere dallo  .Spiiito  santo  le  grazie  ne- 
cessarie per  ben  esercitare  i  ministeri  ec- 
clesiastici, ai  chierici  che  nel  sabbato  di 
questi  digiuni  ricevono  i  sagri  Ordini{P^.\ 
i  quali  in  quei  tempi  vengono  ad  essi  con- 
feriti^quanto  al  digiunopremesso  alla  sa- 
gra ordinazione  de  sacerdoti,  é  certo  che 
pratica  vasi  dagli  aposlolij  come  dal  cita- 
to passo  degli  Alti.  Ora  altribuendosi  a 
S.Calisto  I  questo  sagro  digiuno  delle  quat- 
tro tempora,  o  che  almeno  ai  3  digiuni 
per  avanti  introdotti  aggiungesse  il  4>  se- 
condo le  testimonianze  del  nominalo  li- 
bro Pontificale  e  di  Mario  Mercatore,  si 
conferma  pure  dalla  decretale  del  mede- 
simo Papa  al  vescovo  Benedetto,  soste- 
nendo col  comune  de' critici  moderni  ii 
Constant,  nella  Raccolta  delle  lettere  dei 
romani  Pontefici,  non  essere  tal  decreta- 
le di  S.Calisto  I,  o almeno  esseredubbio- 
sa,comediceBaronio  all'anno  57, n.''2o6, 
senza  punto  derogare  al  credito  del  libro 
Pontificale;  quindi  osserva  Novaes,che  di- 
giunandogli ebrei  ne'4  tempi  dell'anno,  e 
non  essendo  questo  loro  rito  puramente 


128  QUA 

ceiemoniale  e  indicativo  della  venuta  del 
Messia,  ma  piuttosto  morale  e  apparte- 
nente alla  virtù  dell'astinenza,  fu  per  a- 
poslolica  tradizione  introdotto  nella  nuo- 
va chiesa  de'cristiani,  ed  a  noi  traman- 
dalo, come  dice  chiaramente  s.  Leone  I, 
anche  nel  Senno  dejejunio  septimimensij 
in  che  concorda  Tomassini  nel  suo  Trat- 
talo del  digiuno  par.  i,  e.  21,  n.°  7.  Es- 
sendo poi  nata  qualche  varietà  nella  di- 
sciplina e  molle  dinicollà,  perchè  in  al- 
cune chiese  senjpre  si  celebrava  il  digiu- 
no della  primavera  nella  i ."  settimana  del 
mese  di  marzo,  senza  alcun  riguardo  al 
tempo  quaresimale  ,  talvolta  accadendo 
che  bisognava  digiunare  nel  tempo  del 
carnevale;  e  quello  d'estate  nella  2."  set- 
timana del  mese  di  giugno,  s.  Gregorio 
VII  nel  1078  fissò  il  I ."  di  questi  due  di- 
giuni nella  i."  settimana  di  quaresima, 
ed  il  2.°  nella  settimana  o  ottava  di  Pen- 
tecoste; quello  di  autunno  che  si  celebra- 
va nella  3/  settimana  di  settembre,  e  quel- 
lo dell'  inverno  nella  3/  settimana  del 
mese  di  dicembre,  ne' giorni  in  cui  era- 
no osservati  li  conlermò,  come  attesta  lo 
scrittore  contemporaneo  Micrologo  ,  De 
ecclcsias .  ohservaLionib .  cap.  24  e  25,  ol- 
tre ham\ìtiv\\n\,NolifìcazioiìC  4, 1. 1 .  Que- 
sto ottimo  provvedimento  di  s.  Gregorio 
VII  venne  poi  confermato  in  Italia  <]al 
concilio  di  Piacenza,  e  nella  Francia  da 
quello  di  Clermont,  celebrati  da  Urbano 
li,  come  si  può  vedere  in  Baìllet,  V^itc  dei 
santi,  t.  4,  P-' 44} 0^6 '^'Scorre  sulla  varia 
disciplina  de'4  tempi.  Si  conosce  quando 
cadono  questi  4  lenipi  dal  verso:  Post 
Cai.,  et  post  Pen.,  post  Crii.,  etpost  Lii.j 
cioè  nella  i  .^  settimana  dopo  le  Ce«er/, do- 
po la  festa  di  Pentecoste,  dopo  la  Croce  ó'i 
seltenibre,  edopos.  Lucia  in  dicembre.  A 
Ordinazioni  de'  Pontefici  notai  che  le 
stabilì  per  tulli  i  sabbati  delle  quattro 
tempora  s.  Gelasio  1,  eoa  decreto  ripor- 
talo da  Labbé,  Concilior.  t.  4,  P'  19'» 
e  da  Graziano  disi.  75,  cap.  Ordinatio- 
nes  7;  e  che  Sisto  V  ripristinò  l'antica 
disciplina  di  fare  le  promozioni  de'  car- 


QUE 
dinali  nella  feria  4*  delle  settimane  delle 
quattro  tempora,  quale  poi  non  fu  osser- 
vata.A  Deoghatias  accennai  in  quali  del- 
le quattro  tempora  si  tralascia  in  alcune 
parti  dell' uffiziatura.  Se  nelle  loro  ferie 
cade  una  festa  di  rito  doppio  o  semidop- 
pio, o  un  giorno  ottavo,  si  dicela  messa 
della  detta  festa  o  deir8.^  colla  comme- 
morazione e  ultimo  vangelo  della  feria. 
Scrissero  inoltre  sulle  quattro  tempora 
eruditamente:  Fr.  Giangiacinto  Sbara- 
glia, De  ffjnnii  Quatuor  Tenipornm  a- 
rigine,  ac  institutore  dissertatio,  eh'  è  la 
4.''  della  sua  opera  :  Disputatio  de  sa- 
crìs  pravoruni  ordinalionibus,Fìorenl\ae 
1750;  ed  è  la  12.*  nella  bella  raccolta 
fatta  da  Zaccaria  e  intitolata  :  Disciplina 
populi  Dei,  p.  1 73.  Muratori,  Deiy  Teni- 
poruni  jejuniis  dissertatio  ,  eh*  è  la  11. 
nella  citata  raccolta.  Boiler,  Vile  de  san' 
tij  come  dobbiamo  passare  le  quattro  tem- 
pora, Feste  mobili,  p.  116. 

QVEBF.C  (Qitebecen).  Città  con  re- 
sidenza arcivescovile^  capitale  del  Basso 
Canada  (F.), nell'America  settentriona- 
le, dominio  dell'  Inghilterra,  capoluogo 
di  distretto  e  di  contea,  sede  pure  d'  un 
vescovo  anglicano.  Giace  alla  estremità 
della  lingua  di  terra  prodotta  dal  con- 
fluente del  S.  Lorenzo  che  la  bagna,  e  del 
S.Carlo,  nel  sito  in  cui  quello,  allargan- 
dosi considerevolmente,  comincia  a  for- 
mare il  suo  estuario.  Scoscesissima  èia  ri- 
pa, ed  all'estremità  meridionale  della  cit- 
tà presentasi  il  capo  del  Diamante  che  toc- 
ca 340  piedi  sopra  il  fiume  ;  da  questo 
capo  distcndesi  al  nord  una  linea  forti- 
ficata, che  chiude  all'ovest  il  terreno  sul 
quale  sta  fabbricato  Quebec,  e  che  può 
avere  una  lega  di  circuito.  Si  può  consi- 
derare questa  città  come  una  fortezza 
della  prima  importanza,  tanto  a  motivo 
delle  opere  che  la  circondano, quanto  in 
riguardo  alla  sua  cittadella  o  castello  di 
s.  Luigi,  il  quale  tra  per  la  sua  posizio- 
ne sulla  cima  del  capo  del  Diamante  , 
intorno  al  quale  predomina  un  precipi- 
zio d'olire  a  200  piedi  di  profóndi  là  ,  e 


QUE 

jjei  le  molteplici  opere  che  coilegansi  al- 
le roiiificatioui delia  piazza,  la  leude qua- 
si inespugnabile.  Trovasi  divisa  in  alta  e 
bassa:  l'alia  cittàali'ovesl  sia  elevata  cir- 
ca I  5  piedi  sopra  l'altra,  e  n'è  separata 
da  una  linea  di  roccie  scoscese;  la  città 
bassa  è  costruita  sopra  un  terreno  cui  un 
tempo  bagnava  1'  acqua  del  fiume  nelle 
alle  maree  :  nelle  parti  più  basse  si  sono 
alzate  delle  riviere  per  contenere  le  ac- 
que ,  e  fatte  delle  fondazioni  solide  per 
stabilire  le  strade.  Le  strade  più  alle  so- 
no laighe  e  guernite  di  case   spaziose  e 
comode;  quelle  che  trovansi  più  vicine  al 
fiume  hanno  vasti  magazzini  in  cui  le  na- 
vi, potendo  approdare  alle  riviere,  ven- 
gono a  caricare  e  scaiicaie  con  facilità. 
La  comunicazione  della  bassa  coli' alta 
città  ha  luogo  per  una  via  inclinata,  alla 
sommità  della  quale  è  una  porta  fortifi- 
cata, la  quale  ultima  parie  riesce  inegua- 
le. La  via  s.  Luigi  ,  più  alta  e  in  situa- 
zione più  1  idente,  è  gueruita  d'  un  gran 
numero  di  case  moderne,  dove  risiedono 
i  primari  ufBzìali  del  governo  e  i  ricchi. 
I  piincipali  edifizi  di  Quebec  sono:  la  cit- 
tadella donde  si  gode  di  estesissima  pro- 
spettiva ;  il  palazzo  di  giustizia   di  bella 
architettura  moderna;  la  cattedrale  an- 
glicana, edifizio  bellissimo,  notabile  per 
la  sua  guglia    alta   e  leggera  coperta  di 
stagno.  La  cattedrale  cattolica,  spazioso  e 
altissimo  fabbricato  in  pietra,  ma  senza 
!     oruamenlo  esterno,  eretto  nel  1674  e  de- 
'     dicalo  all'  Immacolata  Concezione  della 
B.  Vergine  :  vi  fu  costituito  un  capitolo 
di  9  canonici  eSdignità,  ma  qualche  an- 
no addietro  cessò  di  esistere.  Il  monaste- 
ro e  la  bella  chiesa  delle  orsolioe,  la  chie- 
sa degli  scozzesi,  quella  della  città  bassa;  le 
carceri  nuove  in  pietra,  lodate  per  le  sue 
proporzioni  e  per  le  disposizioni  interne; 
;     r  ospedale  ,  il  seminario  di  s.  ^'icola  ;  il 
[     collegio  de'gesuìti  convertito  in  caserma; 
'     le  belle  caserme  dell'artiglieria,  le  quali 
senza  dire  degli  alloggiamenti  de'solda- 
ti,  sono  magazzini  di  munizioni,  oihcine 
pei  lavori,  ed  un  arsenale  ragguardevo» 

VOL.  LVI. 


QUE  129 

le  di  armi  per  allestire  20,000  uomini. 

Lan  lieo  palazzo  vescovile  degrada  tissimo 
è  occupato  dagli  utìlzi  del  governo.  Vi 
sono  3  piazze  da  mercato,  piazza  d'armi 
e  altre.  11  porlo  di  Quebec  è  vastissimo, 
pub  contenere  100  vascelli  di  fila.  11  com- 
mercio vi  è  florido.  I  suoi  abitanti,  per 
due  terzi  cattolici,  discendono  dai  france- 
si. Freddissimo  è  il  clima,  nondimeno  il 
fiume  non  gela  tulli  gli  anni.  La  città  è 
ben  provveduta  di  vettovaglie  d'ogni  sor- 
ta,non  così  l'inverno,  impeditala  naviga- 
ziouedel  S.  Lorenzoda  banchi  di  ghiaccio. 
Ad  AmericacCa.vada'  parlai  della  sco- 
perta e  della  conquista  effettuata  da  Ve- 
razzano  per  la  Francia.  Siccome  la  pri- 
ma scoperta  1'  avt-a  fatta  Cabot  per  la 
Spagna,  quando  ne  fu  portata  la  notizia 
a  Francesco  I  re  di  Francia,  si  vuole  che 
dicesse  :  »  Perchè  il  re  di  Spagua  e  quel 
di  Portogallo  si  sono  divisi  placidamente 
tra  loro  il  nuovo  Mondo ,  senza  averne 
fatto  parte  alcuna  al  re  di  Francia?  Vor- 
rei vedere  l'articolo  del  testamento  d'A- 
damo, che  lascia  loro  i'  America  in  ere- 
dità !  "Quindi  mandò  ancor  lui  per  lecoa- 
quistee  s'impadronì  della  vasta  regione. 
Pretendesi  che  il  nome  di  Quebec  deri- 
vi da  un  vocabolo  algonchino  che  signi- 
fica contrazione,  il  quale  indica  il  ristrin- 
gimento che  vi  si  nota  nel  S.  Lorenzo,  al- 
lorché lo  si  riascende;  taluni  suppongo- 
no eh'  esso    nome  provenga   dall'  escla- 
mazione francese,  Quel  beo  (Che  becco  !  ), 
la  quale  indicherebbe  la  punta  sulla  qua- 
le sta  la  città  fabbricala.  I  francesi  gui- 
dati da  Samuele  di  Champlain  ,  che  vi 
mori  nel  i635  ,  scelsero  questo  sito  del 
Canada  nel  1  6ó8  per  formarvi  un  glan- 
de stabilimento,  ma  contrariati  dagl'  in- 
diani, lenti  ne  furono  i  progressi.  Quebec 
fu  preso  dagl'inglesi  ueliGsg,  restituito 
3  anni  dopo  pel  trattato  di  s.  Germain, 
e  da  essi  assediato  indarno  nel  1690:  fu 
allora  fortificato  e  pi  ese  grande  incremen- 
to. ÌVuùvamente  l'attaccarono  gì'  inglesi 
senza  effetlo  nel  17  1 1  ,  ma  più  tardi  Io 
presero  nel  17  59  dopo  vigorosa  difesa, 
9 


i3o  QUE 

durnnle  la  quale  peri  il  loro  generale 
Wolf;  l'onno  seguente  i  francesi  lenlaro- 
no  di  riprenderlo, ma  inutilmente:  la  pa- 
ce di  Versailles  e  di  Parigi  nel  1763  per 
cessione  di  Luigi  XV  lo  assicurò  ai  vin- 
citori, come  anche  il  resto  del  Canada. 
Gli  americani  fecero  un  tentativo  infrut- 
tuoso contro  questa  piazza  nel  17 76,  e  vi 
perdettero  il  bravocomandante  Montgo- 
mery. Indi  Quebec  succossivamente  si  ac- 
crebbe. Però  nel  1845  due  furiosi  incen- 
di arsero  e  rovinarono  Quebec  a'28  mag- 
gio ed  a' 28  giugno.  In  questo  secondo 
disastro  Sooo  case  divennero  preda  del- 
le fiamme,  che  divampate  nel  sobborgo 
di  s.  Giovanni  presso  la  cinta  esteriore 
della  spianata,  ove  crasi  estinto  nella  vol- 
ta precedente ,  come  allora  furono  ali- 
mentale da  un  incessante  vento,  laonde 
lutto  quel  sobborgo  andò  distrutto,  con 
una  partediquello  di  s.  Luigi.  Quantun- 
que l'incendio  si  fosse  manifestato  la  not- 
te, pure  il  più  degli  abitanti,  fatti  accor- 
ti da  una  crudele  esperienza,  fuggirono 
trasportando  parte  de  loro  averi,  Persoc- 
correre  le  vittime  furono  aperti  i  pubblici 
edifici.  Non  valgono  le  parole  a  descrivere 
la  desolante  scena,  la  quale  fu  una  fedelis- 
sima riproduzione  di  quella  del  28  mag- 
gio, se  non  che  i  danni  di  questa  secon- 
da furono  maggiori.  Il  sobborgo  che  con- 
tava 10,000  abitanti,  de' quali  in  gran 
parte  appartenenti  a  quel  di  s.  Rocco  e- 
ransi  là  rifugiati  dopo  il  i."  incendio,  si 
ridusse  quale  era  mezzo  secolo  addietro, 
tanto  poche  furono  le  case  superstiti.  Im- 
mensi furono  i  disastri  che  ne  consegui- 
tarono, anche  alle  compagnie  d'assicura- 
,  zioni.  Da  tutte  le  parli  si  presero  provve- 
dimenti in  soccorsode'danneggiati.  Il  ve- 
scovo cattolico,  il  seminario  ,  l' ospedale 
dierono  ciascuno  1 2, 5oo  franchi.  Mont- 
real 1  7,5oo  ,  il  governo  della  provincia 
5o,ooo  ,  indi  si  aprirono  soscrizioni  di 
soccorso.  A'  1 3  giugno  1 846  altro  spaven- 
tevole incendio  scoppiò  durante  la  rap- 
presentazione, al  teatro  regio  di  Quebec. 
£'  indicìbile  il  tumulto  degli  spettatori 


QUE 

per  salvarsi  ;  l'edifizio  divenne  un  muc- 
chio di  rovine,  donde  furono  tratti  46  ca- 
daveri. 

La  fede  cattolica,  come  notai  ne'citati 
articoli,  vi  fu  predicata  prima  nel  i6i5 
da  quei  missionari  che  nominai,  poi  nel 
1637  dai  gesuitiche  vi  stabilirono  un  col- 
legio, e  dai  recolletti ,  introduceodovisi 
pure  le  orsoline,  con  numerose  conver- 
sioni. La  congregazione  di  propagandasi 
propose  dopo  l'istituzione  di  GregorioX  V 
di  mandarvi  im  vicario  apostolico,  e  l'ef- 
fettuò sotto  Alessandro  VII  che  vi  man- 
dò Francesco  di  Lavai  Montmorency  ve- 
scovo in  partibus  di  Petra  o  Petrea  ,  il 
quale  vi  approdò  nel  1659.  In  seguilo  ad 
istanza  del  re  di  Francia,  Clemente  X  nel 
i.°  ottobre  1674  l'eresse  in  sede  vesco- 
\ile  per  le  colonie  del  Canada  e  dichiarò 
immediatamente  soggetta  alla  s.  Sede,  no- 
minandovi a  i.°  vescovo  il  detto  vicario 
apostolico,  e  formando  la  mensa  di  1 2,000 
lire  coll'abbazia  di  s.  Benedetto  di  Bour- 
ges assegnata  dal  re,ondela  religione  cat- 
tolica vieppiù  si  dilatò  e  si  eressero  mol 
te  chiese.  Indi  furono  vescovi  di  Quebec 
o  Nuova  Francia ,  come  fu  anche  chia 
mata,  Gio.  Battista  de  la  CroixdeClie- 
vriers  de  s.  Valier  ,  Luigi  Francesco  di 
Marnay  ,  Pietro  Ermanno  Dosquet.  Le 
Notizie  di  Romax\^ovl?(rìo  i'seguenli.  Nel 
1741  Enrico  M."  de  Breil  dePombriand; 
1757  Oliviero  du  Brand  ,  al  quale  Cle- 
mente XIII  diresse  Whveve  Si  quanluHi^ 
de'9  aprile  1 766,  Bull,  de  propag.  fide 
t.  4jP-  io5,  in  cui  fa  un  magnifico  elogio 
di  tal  vescovo.  Dopo  notabile  sede  vacan- 
te, nel  1788  Gio.  Francesco  Hubert  suc- 
ceduto per  coadiutoria.  A  questi  nel  i8o6 
PioVIIdièpercoadiutoreBernaidoClau- 
dioPanet  vescovo  m^^/'f/it/.? di  Salda.  Lo 
stesso  Papa  non  solo  somministrò  molli 
mezzi  per  conservare  e  propagare  la  fe- 
de nel  vastissimo  vescovato  di  Quebec, 
e  nelle  adiacenti  provincie  e  isole  del- 
l' America  ,  ma  col  breve  In  suinmo  a- 
posiolatus,  de*  12  gennaio  1819,  citato 
Bull.  p.  375,  riportato  ancora  nel  l.  «5 


QUE 

p.  I  J4  del  Bull,  cont.y  elevò  Quebec  al 
grado  di  sede  arcivescovile.  Ma  il  vesco- 
vo protestante  di  Quebec,  riguardando 
questa  promozione  come  un'ingiuria  fat- 
ta a  lui,  mentre  era  arcivescovo  Giusep- 
pe Ottavio  Plessis,  reclamò  al  segretario 
di  stato  delle  colonie  inglesi,  per  la  mag- 
eiore  dis:nità  conferita  al  vescovo  cattoli- 
co,  e  siccome  l'arcivescovo  ha  dal  gover- 
no l'annua  pensione  di  scudi  4ooo  con 
diritto  di  sedere  al  consiglio  legislativo, 
egli  ed  i  successori  si  astennero  di  esle- 
riornienle  usare  il  titolo  arcivescovile.  Di 
questo  arcivescovo  furono  vicari  generali, 
nel  Canada  superiore  Alessandro  Mac  Do- 
nell  vescovo  di  Resina  in  partibusj  del- 
la Nuova  Brunswick  e  nelle  Isole  del  Prin- 
cipe Edoardo  e  della  Maddalena  ,  Ber- 
nardo Agostino  Mac-Eeacben  vescovo  ili 
parlibiis  di  Rosen.  iVeliSao  divenne  ef- 
fettivo arcivescovo  Panetj  ch'ebbe  a  coa- 
diutore Giuseppe  Signay  vescovo  di  Fus- 
sula  iVi  partibusj  ed  a  vicari  generali,  di 
^lontreal,  Gio.  Lalirgne  vescovo  di  Tel- 
messa  in  parlibus,  e  del  distretto  del  Ca- 
nada settentrionale  Giuseppe  Provencher 
\escovodiGiuliopoliiVj/7a/'ròH5.  PioV  III 
col  breve  Inter  mulùplìces^  de'  4  setlern- 
brei  8ac),  Bull,  de  prop.  fideX.  5,  p.  52, 
smembrò  dall'ampia  diocesi  la  Nuova  Sco- 
zia e  la  cpslituì  in  vicariato  apostolico. 
Neil 833  Signay  divenne  arcivescovo,  e 
Gregorio  XVI  gli  die  in  coadiutore  nel 
1834  mg.'  Pietro  Flavio  Turgeon  ve- 
scovo di  Sidimo  in  parlibus,  e  nello  stes- 
so anno  il  Papa  sanzionò  il  decreto  di  pro- 
paganda J?rf<rj  per  rendere  regolare  Te- 
lezione  de'coadiutoii  di  Quebec.  A'6  ot- 
tobre i85o  mg.'^  Turgeon  diventò  ar- 
civescovo. Formandosi  l'immensamente 
vasta  arcidiocesi  dell'alto  e  basso  Cana- 
da, della  Nuova  Brunswick,  della  Nuova 
Scozia  e  dell'isola  di  Terranuova,  a  poco 
a  poco  vennero  smembrati,  oltre  Nuova 
Brunswick  e  Oregon,  eretti  in  sedi  vesco- 
vile la  i.^e  in  arcivescovile  la  2.*, essendo  i 
seguenti  IO  vescovati  tutti  sulTraganei  di 
Quebec.  Kingston  (eretto  da  Leone  XI 1); 


QUE  i3i 

CharlolteloT\D(erelto  da  PioVIIl);  Mont- 
real, Toronto,  Arichat,  Frederictown , 
Halifax  o  Nuova  Scozia  (eretti  da  Grego- 
rio XVI  );  Bytown,  NordOvest,  Terra 
Nuova  (eretti  da  Pio  IX).  Qui  il  culto 
cattolico  è  libero, il  clero  è  rispettato  an- 
che didle  autorità  inglesi.  Neli85i  i  io 
vescovi  della  provincia  ecclesiastica  di 
Quebec,  presieduti  dall'arcivescovo,  ce- 
lebrarono il  concilio  provinciale,  ed  è  il 
I.  tenuto  da  essa.  Alla  processione  della 
chiusura  si  trovarono  presenti  circa  3oo 
preti. 

Nel  n."  254  del  Giornale  di  Roma  del 
i85i  vi  è  un  interessante  documento  sullo 
stato  presente  dell'arcivescovato  di  Que- 
bec e  delle  sedi  vescovili  della  provincia, 
donde  si  apprende  quanto  vi  fiorisce  lo 
spirito  di  caritàjd'insegnameuloedi  pro- 
pagazione della  fede.  Quebec  nella  giu- 
risdizione spirituale  ora  abbraccia  i  di- 
stretti di  Quebec,  cioè  di  Trois-Rivieres, 
Caspe,  e  una  porzionedi  s.  Francesco.  La 
popolazione  cattolica  è  di  circa  3oo,ooo 
anime.  Il  clero  dell'arcidiocesi  si  compo- 
ne di  220  preti  incaricati  a  dirigere lao 
parrocchie,  20  missioni  e  gii  studi  in  3 
vasti  stabilimenti  di  educazione.  L'istru- 
zione .secondaria  è  insegnata  iie'collegi  di 
Quebec,  s.  Nicolò  e  s.  Anna.  Queste  isti- 
tuzioni contengono  5o  professori  eccle- 
siastici, 700  allievi  e  43  studenti  in  teo- 
logia. I  fratelli  della  dottrine»  o  scuole  cri- 
stiane hanno  scuole  fiorenti,  ove  i  fanciulli 
ricevono  l'istruzione  primaria. Eglino  in- 
segnano :'a  Quebec  a  85o,  a  Trois-Ri- 
vieres a  ;ì8o,  a  Kamouraska  n  200,  e  a 
s.  Tommaso  a  180  fanciulli.  Le  sorelle 
della  congregazione  di  Nostra  Signora 
hanno  7  case  di  educazioiie  perlegiovi- 
nelte.Nel  bello  stabilimento  del  sobbor- 
go di  s.  Rocco,  elleno  contano  già  7^5 
allieve.  Tra  le  altre  istituzioni,  le orsoli- 
ne  a  Quebec  e  a  Trois-Rivieres  ,  e  le  so- 
relle del  grand' ospedale  danno  alle  gio- 
vani una  vigilante  educazione  :  contano 
in  tulio  6 1  o  donzelle.  Tre  ospedali  sono 
affidali  alle  religiose  claustiali  :  quello  di 


i32  QUE 

TroiS'Rivleres,  sotto  la  direzione  delle  or- 
soline,  riceve  i  malati  della  città  e  del  di- 
stretto. L'ospedale  generale  di  Quebec  è 
un  asilo  a  6'j  vecchi  de'  due  sessi.  Una 
succursale  di  sorelle  Grigie  di  Montreal 
venne  recentemente  fondata  in  un  sob- 
borgo di  Quebec  damgjTurgeon.  Que- 
ste pietose  dame  divennero  sorelle  del- 
la carità  ,  e  si  occupano  in  tutte  sorte  di 
buone  opere  :  visitano  i  malati  a  domi.» 
cilio  e  ammaestrano  t25o  fanciulli  ;  mal- 
grado la  loro  povertà  e  la  ristrettezza  del- 
la loro  dimora  ,  esse  tengono  36  orfani 
che  educano  alla  virtù  e  al  lavoro;  e  sì  gli 
sforzi  de'  fondatori  sono  incoraggiati  da- 
gli abitanti  di  Quebec,  che  un  vasto  edi- 
fìcio destinato  alle  sorelle  Grigie  era  in 
corso  di  esecuzione  e  sarà  stato  nell'esta- 
te di  detto  anno  terminato,  e  loro  permet- 
terà ancora  di  rendersi  più  utili  alle  classi 
povere  della  società.  Nel  i85o  Quebec  vi- 
de pure  il  cominciamento  d'  una  istitu- 
zione di  rifugio.  Alcune  dame  cantate- 
Toli  si  stabilirono  in  società  ,  senza  però 
obbligarsi  con  voti,  ed  esse  sono  di  già  riu- 
scite a  togliere  dal  vizio  1 8  povere  crea- 
ture, ch'esse  si  studiano  di  tornare  all'o- 
nore e  alla  religione.  La  società  per  la  pro- 
pagazione della  fede  stabilita  nel  iBSy  , 
novera  16,000 sottoscrittori.  £'  suo  ogget- 
to fondare  nuovi  stabilimenti,  ed  evan- 
gelizzare gli  aborigeni.  A  proporzione  dei 
mezzi  che  questa  procura,  missionari  vi- 
sitano ciascun  anno  i  selvaggi  Abbitibi  e 
Mosse,  lontani  900  miglia  da  Quebec;  le 
Teste  Rotonde  alla  sorgente  del  s.  Mauri- 
zio, a  600  miglia  da  Quebec  ;  i  Monta- 
gnoli e  i  Naskapis,  che  abitano  al  nord 
dell'  imboccatura  di  s.  Lorenzo.  Queste 
tribù,  benché  parlino  differenti  dialetti, 
appartengono  alla  grande  nazione  Algon- 
quine  che  occupava,  dopo  la  scoperta  del 
Canada,  la  parte  nord -ovest  dell'Ameri- 
ca. In  questi  ultimi  anni  tre  società  dì  co- 
lonizzazione sono  state  fondate  sotto  gli 
auspicii  del  clero  cattolico.  L'una  di  que- 
ste cominciò  le  sue  operazioni  sulle  rive 
del  lago  s.  Giovanni.  Questi  lavori  veu- 


QUE 

gono  diretti  da  d.  Boucher  curato  di  s. 
Ambrogio,  e  l'altra  società  da  d.  Hebert 
curalo  di  s.  Pasquale.  Un  vasto  territo» 
rio  sarà  tra  poco  in  istatodi  ricevere  una 
parte  della  sovrabbondante  popolazione 
deiriclet,  di  Kamouraska  e  di  Saguenay. 
La  3."  società  sotto  la  direzione  del  can. 
Mailloux,  ha  cominciato  il  dissodamen- 
to al  sud  del  s.  Lorenzo.  Da  un'altra  re- 
lazione meno  recente  leggo  che  in  tutto 
il  basso  Canada  eranvi  22  monasteri  di 
donne,  un  convento  di  francescani ,  un 
seminario  francese  per  le  Missioni  stra- 
niere (F.)  dotato  di  ricche  rendite  dal 
parlamento  britannico,  malgrado  le  op- 
posizioni de'protestanti .  Uno  de'semina- 
ri  di  Quebec  parimenti  diretto  da  preti 
francesi  delle  missioni  straniere,  egual- 
mente fu  ben  dotato  da  detto  parlamen- 
to^ ad  onta  delle  contrarietà  dell'  angli- 
canismo:  sono  questi  preti  che  tengono 
il  gran  studio  teologico.  Otto  scuole  sono 
tenute  dalle  sorelle  della  congregazione, 
di  cui  la  casa  principaieè  a  Afonfred!/(^.). 
QUEDLIMBURGO ,  Quedelimbur- 
glint,  Quintinelburgum.  Città  degli  stati 
prussiani,  provincia  di  Sassonia,  reggen- 
za, adi  I  leghe  da  Magdeburgo.  Cinta  di 
mura,  è  circondata  da  3  sobborghi.  Sulla 
montagna  vi  è  il  castello  con  biblioteca 
ragguardevole ,  e  al  quale  appprtiene  la 
bella  chiesa  dell'antica  abbazia  di  dame 
luterane ,  che  aveano  il  titolo  di  princi- 
pesse, l'abbadessa  delle  quali  prendeva 
posto  nelle  diete  dell'  impero,  tra'prelati 
del  Reno  :  in  questa  chièsa  si  vede  il  se- 
polcro dell'imperatore  Enrico  I  l'Uccel- 
latore. Quivi  si  trovano  7  altre  chiese,  4 
ospedali,  orfanotrofio,  ospizio  ,  ginnasio, 
scuole  urbane  ed  elementari,  diverse  fàb- 
briche. Fu  patria  di  alcuni  illustri,  fra  i 
quali  del  celebre  Klopslock.  Presso  la  cit- 
tà è  il  Druhl,con  passeggi  e  sorgente  mi- 
nerale. Ne' contorni  sonovi  minieredi  le- 
gno fossile,  e  cave  di  gesso  e  pietre.  1 1  detto 
imperatore  die  principio  a  questa  città 
e  alle  sue  fortificazioni,  quando  nel  919 
0  920  fu  fatto  re  di  Germania.  L'impe- 


QUE 

retore  Ottone  I  regalò  alla  badia  nel  987 
la  città ,  coir  abitazione  imperiale.  Nel 
I  326  la  città  vecchia  di  propria  autorità 
Sì  sottopose  alla  protezione  del  vescovo  di 
Halberstadt ,  e  contra  la  volontà  della 
l)adessa  si  uni  alla  lega  anseatica  ,  cercò 
di  separarsi  dalla  badia  sotto  la  prote- 
zione forastiera, massime  dacché  avea  ot- 
tenuta in  pegno  la  giurisdizione  da'conti 
di  Rheinstein,  e  dipoi  nel  1 896  dalla  rae- 
desinaa,  cominciando  allora  a  sbilanciare 
l'autorità  de'tribunali  della  badia.  Ma  nel 
1477  ^^  presadall'elettoreErnesloedal 
duca  Alberto  di  Sassonia,  e  per  forza  sog- 
gettata all'  ubbidienza  della  badessa  ,  la 
quale  vi  ordinò  un'altra  forma  di  gover- 
no. Nel  15^3  vi  fu  conchiusa  una  con- 
venzione riguardante  il  vescovo  d'///7/7e- 
sheim  (^'.).  JN'eli  583  fu  nella  casa  del  ma- 
gistrato tenuto  un  congresso  teologico, 
tra'teologi  pretesi  riformali  palatini,  sas- 
soni, brandeburghesi  e  di  Braunschweig. 
Quivi  furono  tenuti  tre  concilii.  lli.° 
nel  io85  a'20  aprile  prima  di  Pasqua,  di 
cui  parlili  ne'  voi.  XXn,p.  83,  XXIX, 
p.  187,  XXXVI,  p.  67,  importantissimo 
pe'  suoi  7  canoni  di  disciplina,  ne' quali 
si  condannarono  le  Im-estiture  ecclesia- 
stiche, famosa  vertenza  tra  s.  Gregorio 
ni  {^y.)  e  r  imperatore  Enrico  IV;  si 
condaunaiono  gli  enricliiani  seguaci  del- 
l'imperatore,i  quali  ereticamenteosa  vano 
affermare,  non  doversi  far  contodelle  sco- 
muniche de^Papi  contro  i  re,  e  che  l'im- 
peratore avea  somma  autorità  sull'ele- 
zione degli  abbati,  de' vescovi  e  del  Papa. 
Da  questa  condanna  e  da  quanto  operò 
l'eroico  S.Gregorio  VII  ebbe  termine  l'in- 
trusione degl'imperatori  neW  Elezione  dei 
/Vr/?/,  solo  restando  tolleiata  dalia  s.  Sede 
l'avvertenza  pacifica  àeW Esclusiva.  Bella 
è  la  descrizione  che  di  parte  di  questo 
concilio  fece  Voigt ,  Storia  di  Papa  s. 
Gregoiio  f'II,cap.i  i  :  eccola.  "  Nemici 
mortali  di  Enrico  IV,  i  vescovi  di  Magde- 
buigo,  Salisburgo,  Halberstadt  ,  Wurz- 
burgo,  Merseburgo  e  Zeitz,  Misnia.Ver- 
den,  Minden,  e  Worms;  i  principi  Egber- 


QUE  i33 

to  luringio,  Enrico  Nordheiro, suo  fratello 
Corrado  di  Beichlingen,  ed  altri  nobili 
SI  svevi  che  delle  provincie  renane,  con- 
gregatisi per  Pasqua  a  Quediimburgo,  vi 
tennero  una  numerosa  assemblea, presie- 
duta da  Ottone  d'Ostia  (cardinale  e  poi 
Urbano  II)  legato.  Nel  tempo  stesso  i 
partigiani  d'Enrico  IV,  per  conlrabbi- 
lanciare  l'importanza  della  dieta  di  Que- 
diimburgo ,  si  radunarono  a  Magoaza 
vei*so  la  fine  d'aprile.  In  tutta  la  pienezza 
de'poteri  apostolici  Ottone  aprì  la  dieta, 
che  riuscì  frequente  di  vescovi  e  princi- 
pi; essendoché  lutti  i  fautori  del  Papa  vi 
aveano  mandati  legati.  Ermannodi  Lus- 
semburgo sedeva  alla  destra  del  legalo 
apostolico.  Il  vescovo  d'  Ostia  rizzossi  e 
con  eloquenza  attraente  parlò  non  senza 
maestà,  vigore  e  dottrina  de'  canoni  in- 
torno al  Primato  [P'.)  della  chiesa  di  Ro- 
ma, stabilendo  questo  principio  :  Nessun 
moi  taleaverdirilto  di  revocare  un  decre- 
to pontificio,  e  di  giudicare  i  giudizi  del 
Papa.  L'intera  assecnblea  fece  plauso  alla 
proposizione  del  vescovo  e  sanzionolla 
con  autorità  di  concilio.  Questo  dardo  era 
direttamente  scoccato  contro  i  partigiani 
d'Enrico  IV.  Allora  un  chierico  bamber- 
ghese,  Cuniberto,  uomo  impudente  e  te- 
merario, gridò  :  >»I  vescovi  di  Roma  si  so- 
no da  se  stessi  arrogata  questa  suprema- 
zia che  voi  volete  canonica  :  i  libri  sagri 
non  parlano  di  tale  sovranità  inerente  alla 
sede  romana;  ed  é  falso  che  nessun  uomo 
possa  rivedere  le  sentenze  del  vescovo  di 
Roma  ,  e  che  il  Papa  non  sia  soggetto  a 
veruna  giurisdizione".  Tutto  il  concilio 
bcandalezzato  diede  su  la  voce  all'  ereti- 
co audace;  ed  un  laico  lo  confuse  col  ci- 
tare il  testo  evangelico:  Il discepolonon 
sovrasta  al  maestro.  Fu  quindi  proposta 
a  trattare  la  questione  del  matrimonio  di 
Ermanno  con  Adelaide  figlia  del  conte 
Ottone  d'Orlaraundo.  Il  legato  apostoli- 
co, che  avea  inteso  parlare  di  un'affinità 
fra  gli  sposi,  minacciò  di  scomunica  il  re, 
se  non  si  fosse  astenuto  da  queste  nozze 
incestuose.  Ma  lutti  i  congregati  votare- 


i34  QUE 

no  che  si  dovesse  ad  alito  tempo  aggior- 
nar la  disamina  delia  scabrosa  questione, 
non  essendo  allora  comparso  un  accusa- 
tore legale.  La  stessa  pena  fu  da  Ottone 
niinacciata  a  que'principi  sassoni,  i  quali, 
avendo  nella  guerra  usurpalo  i  beni  ec- 
clesiastici, non  li  restituissero  con  un'atu- 
iiienda  entro  l'anno  :  né  fu  possibile  d'in- 
durre il  legato  a  temperare  il  rigore  del- 
la sua  sentenza.  1  vescovi  stati  eletti  da 
Cesare,  Wezel  di  Magonza,Sigofredodi 
A  ugusta,  Norberto  di  Coirà,  vennero  pro- 
nunciati rei  di  simonia  e  falsi  pastori,  e 
ne  furono  aboliti  gii  alti.  Ma  contro  We- 
zel di  Magonza  e  tutti  coloro  i  quali  al 
concilio  di  Berka  aveano  sostenuto  l'ere- 
sia del  vescovo  Corrado  d*  [Tiretto  fu  sca- 
gliato il  fulmine  della  scomunica.  Al  chiu- 
dere del  sinodo.  Ottone,  messa  la  stola  e 
fallo  accendere  i  cerei,  lesse  la  sentenza 
di  eterna  condanna  contro  l'antipapaGui- 
berto{C7ewe/i/e///),  Ugod'Albano,Gio- 
vanni  di  Porlo,  Pietro  arcicancelliere, 
LiemarodiBrema,UdonediliiIdeslieim, 
Ottone  di  Costanza,  Burcardo  di  Basilea, 
Huzmanuo  di  Spira,  Norberto  di  Coirà, 
Sigofredo  d'Augusta  e  Wezel  di  Magou- 
za;  i  quali,  radunati  a  IVIagonza,  scomu- 
nicarono alla  loro  volta  lutti  i  vescovi  fe- 
deli a  s.  Gregorio  VII,  pronunciarono  di 
bel  nuovo,  per  un  ordine  venuto  d'Ita- 
lia ,  la  deposizione  di  s,  Gregorio  VII  e 
l'esaltazione  di  Guiberlo,  e  tulli  segna- 
rono di  propria  mano  il  decreto  del  con- 
ciliabolo ".  Regia  t.  26;Labl)dl.io;  Ar- 
duino t.  6.  Presso  questi  collettori  dei 
concili!  sono  pure  gli  atti  degli  altri  di 
Quedlimburgo;  cioè  del  2.°  tenuto  nel 
1  io5  per  la  riforma  de'coslumi;  del  3.° 
adunato  nei  1 1 2  i  sullo  stato  dell'impero 
e  sulle  investiture  ecclesiastiche. 

QUENTJ  ^s.),s.Quinlmo,Augusla  Ve- 
ronianduorum.  Città  vescovile  di  Fran- 
cia, dipartimento  dell'Aisne ,  capoluogo 
di  circondario  e  di  cantone  a  g  leghe  da 
Laon,  sopra  un'altura,  alla  destra  della 
Stmma,  e  sul  canale  del  suo  nome.  Se- 
de  di  tribunali  e  di  autorità.  Gli  antichi 


QUE 

suoi  bastioni  sono  convertili  m  ameni  pas- 
seggi, con  strade  larghe  e  case  ben  fab- 
bricate, essendo  la  Grande  piazza  quadra- 
ta e  assai  vasta,  in  mezzo  alla  quale  è  un 
pozzo  profondissimo  e  curiosissimo,  e  di 
cui  forma  un  lato  il  palazzo  della  città, 
bello  edifizio  gotico.  Ivi  è  l'antica  chiesa 
cattedrale,  ampio  e  bel  monumento  go- 
tico, del  quale  ammirasi  l'ardire  e  l'al- 
tezza, sormontato  da  un  campanile  don- 
de si  vede  Laon.  Vi  sono  in  gran  venera- 
zione le  reliquie  di  s.  Q«mZiVio, che  viene 
riguardato  come  1'  apostolo  d'  Amiens  e 
del  Vermandese,  onde  questa  città  ne  as- 
sunse il  nome  fino  da  mollo  tempo,  e  fu 
delta  Quinlinopolis ,  Quintini  Fammi. 
Vari  pozzi  suppliscono  alla  deficienza  del- 
le fontane.  Vi  sono  stabilimenti  scienti- 
fici e  commerciali,  biblioteca  pubblica  e 
sala  per  gli  speltacoli.E' la  città  più  impor- 
tante del  di[>artimenlo,  per  l'industria  e 
per  popolazione;  patria  di  diversi  celebri, 
come  del  dolio  benedettino Dachery,  del 
gesuita  Charlevoix  storico  e  letterato,  di 
Omero  Talon  prof  d'eloquenza  a  Pari- 
gi, di  Pietro  Ilamus  grande  oratore  e  fi- 
losofo, di  Bleville  rinomato  pittore  sul  ve- 
tro, d'Allard  celebre  scultore  ,  del  pub- 
blicista Baboeuf,  forse  di  Condorcet.  Que- 
sta antica  città,  /augusta  Feronianduo- 
rum,  chiamata  pure  Ftvinand  ,  fu  sede 
vescovile  dal  IV  al  VI  secolo  nel  quale  fu 
trasferita  a  Noyon  (/^.)  ;  verso  la  fine 
dell' Vili  divenne  capitale  della  contea  di 
Vermandese  in  Picardia,  e  godette  sot- 
to i  suoi  conti  dell'  immunità  da  tutti  i 
carichi  feudali, franchigia  che  molto  con- 
tribuì alla  sua  prosperità  e  allo  svolgi- 
mento del  suo  commercio.  Alomero  che 
n'era  vescovo,  nel  527  vi  fondò  un  col- 
legio che  fu  lungamente  celebre  e  nel  qua- 
le fece  i  suoi  studi  s.  Medardo.  Nel  1 2  1 5  fu 
riunita  alla  corona,conservandoisuoì  pri- 
vilegi ;  quindi  fu  munita  di  fortilìcazioni 
considerabili,  e  divenne  uno  de'punti  più 
importanti  della  frontiera.  Assediata  epre- 
sa dagli  spagnuoli  neh  557,  dopo  la  disa- 
strosa sconfitta  del  contestabile  di  Moni- 


QUE      ' 

morencyj  che  poitaTa soccorsi  all'ammi- 
raglio Coligny,  e  vi  fu  fallo  prigioniero 
col  figlio  e  co'principali  capi  dell'eserci- 
to, fa  resliluila  poi  alla  Fi  ancia  col  Irai- 
lalo  di  Cbateau'Cambresis.  Gli  alabar- 
dieri di  s.  Quintino  goderono  riputazio- 
ne di  bravi  e  fedeli.  Vi  si  tennero  5  con- 
cilii, di  alcuni  de'quali  parlai  a /?e///i5  (  ^.). 
Il  •."nel  1225  sulle  reliquie  di  s.  Quin- 
tino, e  ne  tratta  Rinaldi  a  tale  anno.  Ila." 
neh  23 1  in  favore  di  Milooe  vescovo  di 
Beauvais,  ch'era  in  processo  cogli  abitan- 
ti della  sua  città.  Labbé  t.i  i  ;  Arduino 
t.  7.  Il  3.°  neli256.  GalUachr.  t.  3.  Il 
4.°neli27i,incui  si  fecero  alcuni  regola- 
menti relativi  ai  privilegi  delle  chiese  e 
degli  ecclesiastici.  Regia  t.  28;  Labbé  t. 
I  I  ;  Arduino  t.  8.  11  5."  nel 1 349-  Gal- 
li a  dir.  l.  3. 

QUERCl  A ,  Ordine  equestre,  istituito 
secondo  il  p.Borìamì'ì,  Catalogo  degli  or- 
ditti  equestri,  p.  92,  da  d.  Garzia  Xinie- 
nes  nobilissimo  e  gran  capitano,  il  quale 
ritiratosi  dalle  armi  a  vivere  romito,  sti- 
molato da  molli  a  liberare  Xavarra  sua 
patria  dal  giogo  de'mori, mentre  accom- 
pagnava un  esercito,  vide  il  segno  salu- 
liferodella  crocesopraun  alberodi  quer- 
cia adorata  da  molti  angeli.  Ne  prese  fe- 
lice presagio  per  la  vittoria,  onde  assun- 
to coi  soldati  il  segno  della  croce,  debel- 
lò i  mori,  e  fu  chiamato  liberatore  della 
patria  e  i.°  re  diNavarra;quindi  nel  722 
sotto  s.  Gregorio  II  istituì  per  memoria 
della  visione  1'  ordine  de'  cavalieri  delti 
della  Quercia,  perchè  stabili  per  insegna 
di  decorazione  una  croce  gigliata  di  co- 
lore rosso  sopra  una  quercia,  posta  sopra 
un  abito b'anco corto. In  seguito  conque- 
sto ordine  venne  ristorato  l'ordine  di  s. 
Giorgio  Costantiniano,  che  se  ne  appro- 
priò i  privilegi,  restando  abolito  questo 
della  Quercia.  Osservo  però,  che  i  critici 
non  ammettono  ordini  equestri  innanzi  le 
crociate,  come  meglio  più  volte  dichiarai 
altrove, echei  cronisti  registrano  l'assun- 
zione di  d.  Garzia  I  Ximenesal  trono  di 
Navarra  all'anno  858. 


QUE  i35 

QUESNELLO  Pascasio.  T.  Giasse 

MSMO  e  gli  articoli  relativi ,  non  che  le 

Dissertazioni  scelte  del  p.  Onoralo  da 

s.  Maria,  Foligno  1793. 

QUESTIONI.  Delle  più  celebri  ne  par- 
lo  ai  rispettivi  articoli,  come  Purg\torio, 
Coj^cezio.\e,Sakgue  di  Gesù  Ceisto,  Stim- 
mate. Sulla  povertà  a  Povero  ,  ad  Ago- 
stiniani per  quella  coi  Canonici  regolari 
Lateranensi  ,  a  Carmelitani  sull'indul- 
genza del  Carmine,  sulla  grazia  e  libero 
arbitrio  di  cui  parlai  a  Molina,  ec.  Dice 
s.  Paolo,  che  si  sfuggano  le  vane  questio- 
ni, e  quelle  dispute  che  sono  atte  a  scan- 
dalezzare  piuttosto  ehe  a  edificare. 

QUESTORE,  Quaestor.  Amministra- 
tore del  denaro  pubblico  presso  gli  anti- 
chi romani  ;  quindi  si  disse  Questura  o 
Questoria,  Quaeslura,\a  dignità  e  l'uf- 
fìzio del  questore,  il  quale  fu  così  deno- 
minato a  quaerenda  pecunia,  el  malefi- 
cor  uni  quaestione.  Questo  ufliziale  che 
nell'antica  Roma  avea  cura  del  tesoro  o 
erario  pribblico,  equivale  ai  moderni  te- 
sorieri e  ministri  delle   finanze.  Le  opi- 
nioni sono  diverse  intorno  all'origine  di 
questa  carica;  alcuni  ne  fanno  risalire  l'i- 
slituzione  fino  a  Romolo,  altri  pretendo- 
no clie  fosse  creata  da  Tullio  Ostilio.  Non- 
dimeno, convenendosi  che  i  questori  esi- 
sterono sotto  i  re  di  Roma  ,  e  che  colla 
proclamazione  della  repubblica  fu  data 
facoltà  ai  consoli  di  crearli,  altri  opina- 
no che  può  ripetersi  la  certa  e  prima  o- 
rigiue  della  questura  da  Publio  Valerio 
Publicola  console,  che  avendo  slimalo 
conveniente  di  riporre  il  tesoro  pubblico 
nel  tempio  di  Saturno,  scelse  per  custo- 
dirlo due  senatori,  che  chiamò  questori, 
e  ne  lasciò  in  appresso  la  scelta  al  popolo 
romano  1'  anno  2  3  dopo  l'espulsioive  dei 
re.  Ma  il  popolo  ,  avendo  poscia  voluto 
che  quelli  del  suo  corpo  avessero  parte  a 
questoimpiego,  l'anno  33 1  o  333  di  Ro- 
ma ne  creò  4»  due  per  la  città ,  i  quali 
aveano  la  custodia  del  tesoro  pubblico 
e  ricevevano  le  imposte  che  riscuolevan- 
si  dalle  proviucie  ;  e  due  altri  i  quali  e* 


i36  QUE 

rano  sempre  coi  consoli  quando  andava- 
no in  guerra.  Soggiogata  Italia  tutta,  si 
aggiunsero  altri  4  questori,  per  le  4  re- 
gioni d'Italia.  Le  rendite  della  repubbli> 
ca  essendodivenutepiù  considerabili  per 
l'estensione  delle  sue  grandi  conquiste,  il 
numero  de' questori  da  Siila  fu  aumen- 
tato fino  a  20  ;  in  tempo  di  Giulio  Ce- 
sare giunsero  a  4o,  e  sotto  gl'imperatori 
il  numero  loro  era  arbitrario.  Questi  e- 
rano  in  obbligo  di  accompagnare  i  con- 
soli, i  pretori  e  gli  altri  generali  dell'ar- 
mata quando  uscivano  in  campo.  Tene- 
vano registro  delle  spoglie  de'  nemici  ; 
vendevano  il  bottino;  ricevevano  i  tribu- 
ti e  le  gabelle,  che  le  provincie  pagavano; 
aveano  in  custodia  le  insegne  e  gli  sten- 
dardi militari^  ch'erano  d'oro  e  d'argen- 
to; e  quandoiconsoli  partivano  per  qual- 
che guerresca  impresa,  i  questori  traeva- 
no dall'erario  pubblico  tali  insegne  e  le 
consegnavano  ai  consoli.  Davano  la  paga 
e  distribuivano  i  viveri  ai  soldati;  e  quan- 
do i  comandanti  delle  armate  romane  a- 
vevano  guadagnato  qualche  battaglia  , 
presa  qualche  città  considerabile,  e  con- 
quistata qualche  provincia  ,  per  cui  do- 
mandavano in   compenso  1'  onore  del 
li'ionfo,  i  questori  assicuravano  con  giu- 
ramento al  senato  la  verità  del  fatto  e- 
«posto  dai  medesimi  duci.  I  questori  a- 
veano  seco  loro  de'  segretari,  ch'erano 
ordinariamente  d'una  probità  conosciu- 
ta e  d'una  sperimentata  fedeltà.  Ed  ecco 
perchè  quelli  stessi  ch'erano  stati  consoli, 
credevansi  onorati  esercitando  questo  im- 
piego. In  Boma  e  nelle  provincie  erausi 
ancora  stabiliti  altri  questori  per  registra- 
re e  ricevere  le  multe  ed  il  prodotto  delle 
conquiste.  A  veano  altresì  l'incarico  di  ri- 
cevere gli  ambasciatori  ed  i  principi  stra- 
nieri, di  accompagnarli  per  onore, di  tro- 
var loro  abitazione,  di  far  loro  portare  i 
donativi  della  repubblica,  di  condurli  alle 
udienze  nel  senato,  e  di  eseguii'e  tuttociò 
che  in  tali  occasioni  veniva  ordinato  dal 
senato.  Eravi  altresì  un'altra  specie  di 
questori,  che  il  senato  di  tempo  in  lem- 


QUE 

pò  mandava  nelle  provincie  per  assume- 
re informazioni,  e  per  giudicare  dagli  af- 
fari criminali ,  chiamati  pretori  provin- 
ciali. Tali  questori  aveano  grandi  privi- 
legi ,  ed  autorità  maggiore  di  quella  dei 
questori  della  città;  imperciocché  pote- 
vano fare  uso  della  sedia  curule,  de'  lit- 
tori e  di  altre  insegne  di  onore,  che  avea- 
no i  primari  magistrati  nelle  loro  provin- 
cie, ed  essi  hanno  pure  qualche  volta  co- 
mandato le  armate.  I  questori  delle  pro- 
vincie esercitavano  l'uffizio  di  soprinten- 
denti degli  eserciti,  somministra  vano  il  de: 
naro  e  le  vettovagliealle  milizie.  Di  tutti 
i  mentovati  questori,  i  due  ch'erano  detti 
urbani,  aveano  la  cura  dell'erario,  e  gli 
altri  si  dicevano  provinciali  o  militari.  I 
questori  urbani  non  aveano  né  littori  , 
né  viatori  ;  i  pretori  militari  in  as;>enza 
de'pretori  provinciali  aveano  i  littori.  E- 
ravi  pure  il  questore  del  parricidio  ,  il 
quale  veniva  nominato  dal  popolo,  ed  a- 
vea  l'autorità  di  giudicare  del  parricidio 
e  de'delitti  che  si  commettevano  in  Ro- 
ma. Laquestura  non  durava  che  un  an- 
no, sebbene  alcuni  questori  abbiano  tal- 
volta continuato  sino  a  tre  anni;  ed  era 
il  1°  passo  per  arrivare  alle  altre  digni- 
tà della  repubblica  ;  ma  ninno  poteva  do- 
mandare questa  carica,  se  non  era  di  27 
anni  compiti:  chiunque  veniva  eletto  pre- 
tore poteva  entrare  in  senato. 

QUESTORI  A  o  QUESTORI  O.  Sede 
vescovile  della  Bizacena  nell'Africa  occi- 
dentale, eretta  nel  V  secolo  sotto  Adrume- 
to,  detta  anche  Questoriana.  Si  conoscono 
due  vescovi.  Arduino,  Conci.  S^p.  740. 

QUESTUA  e  QUESTUANTI,  r. 
Cerca  e  Cercanti,  Colletta  di  questua, 
Elemosina,  Povero,  Predica. 

QUEVA,  Cardinale.  V.  Cueva. 

QUEVEDO  Y  QUINZANO  Pietro, 
Cardinale.  Di  nobile  famiglia  spagnuola , 
nacque  a'  12  gennaio  1736  in  Villanova 
del  Fresno  diocesi  di  Badajox.  Dopo  i 
suoi  regolari  studi ,  abbracciato  lo  stato 
ecclesiastico,  per  le  sue  virtù  e  dottrina 
meritò  che  Pio  VI  nel  concistoro  de'i5 


QUI 

aprile  1776  lo  promulgasse  vescovo  O- 
lense  nella  Spagna,  e  si  distinse  come  il 
cardinal  Loienzana  {V.  ),  in  accogliere 
ospitalmente  nella  sua  diocesi  i  sacerdo- 
ti francesi  che  nel  declinar  del  passato 
secolo  ripararono  in  [spagna  dopo  la  ri- 
voluzione di  Francia.  Vescovo  zelante  e 
pienodi  benemerenze,  Pio  VII  volle  pre- 
miarlo, creandolo  cardinale  dell'oidine 
de'  preti  nel  concistoro  degli  8  marzo 
1816  e  riservandolo  in  petto,  quindi  in 
quello  de'23  settembre  lo  pubblicò,  in- 
viandogli la  notizia  col  berrettino  cardi- 
nalizio pel  guardia  nobile  d.  Luigi  dei 
principi  Spada, il  quale  ebbe  lo  stesso  in- 
carico pel  cardinal  CthrianiJ^ ),  e  dal  re 
Ferdinando  VII  fu  decorato  dell'ordine 
dicavaliere  della  Concezione.  Poco  godet- 
te delia  sublime  dignità,  poiché  colto  dal 
male  morì  nella  notte  del  27  al  28  mar- 
zo 1818  in  Orensed^anni  82,  esposto  e 
sepolto  nella  sua  cattedrale  ,  compianto 
per  le  sue  prerogative. 

QUI  DA  o  QUIZA.  Sede  vescovile 
d'Africa,  nella  Mauritiana  Cesariense,  e- 
ietta  nel  V  secolo  sotto  la  metropoli  di 
C.iulia  Cesarea,  che  Commanville  crede 
Orano  sulle  coste  di  Barberia  nel  regno 
d'  Algeri ,  e  Tolomeo  la  dice  distinta  da 
municipio.  Ebbe  per  vescovi  Prisco  del 
i  r  I ,  e  Tiberiano  del  4^4-  Noi.  Afr. 

QUIERCY.  /^^.Chiersy. 

QUIETISMO.  V.  MoLixosisMO,  ed  il 
voi.  Lll,  p.  25o. 

Q  U  l  G  NONES  Francesco,  Cardinale. 
>fibilissimo  spagnuolo  de' conti  di  Luna 
nel  tegno  di  Leon  ,  erede  dell'  immense 
1  icchezze  di  sua  casa,  rinunziato  con  e- 
iDica  generosità  quanto  aveva,  e  ritira- 
tosi dalla  corte  del  cardinal  Ximeoes,  volle 
piofessare  nell'ordine  di  s.  Francesco,  in 
(Ili  fece  SI  rapidi  progressi  nell'acquisto 
(Ielle  religiose  virtù,  che  in  tempo  d'una 
orribilepestilenzanell'Estreraadura,  non 
ebbe  difficoltà  di  esporre  la  propria  vita 
inservigiodegli  appestati,  di  amministrar 
loro  gli  ultimi  sagramenti  e  di  seppellir- 
ne i  cadaveri.  Una  virtù  tanto  luminosa 


QUI  137 

non  poteva  non  diffondere  da  per  lutto 
i  suoi  laggi  ,  laonde  obbligato  dai  supe- 
riori di  condursi  al  capitolo  generale  che 
tenevasi  in  Barcellona  ,  o  in  Burgos  co- 
me vuole  Fleury,  rimase  eletto  nel  1 522 
a  pieni  voti  generale de'minori  osservan- 
ti, di  (iesco  separati  dai  conventuali,  la 
questa  dignità  comparve  un  perfetto  mo- 
dello di  mortificazione  e  di  zelo,  iniperoc- 
chè  oltre  a  fare  a  piedi  scalzi  la  visita  dei 
suoi  conventi,  prendeva  il  suo  riposo,  che 
non  oltrepassava  lo  spazio  d'un'ora,  so- 
pra la  nuda  terra,  occupandosi  nel  rima- 
nente della  noi  te  nella  preghiera  e  nel- 
la contemplazione  delle  cose  celesti.  .Alie 
vigilie  aggiungeva  l'astinenza  e  l'inedia, 
trattando  il  suo  corpo  quale  odiato  ne- 
mico. Assegnò  in  ciascuna  provìncia  un 
determinalo  numero  di  conventi,  ne'qua- 
li  fosse  con  rigore  nella  sua  piena  ed  esat- 
ta osservanza  la  regola  francescana,  affin- 
chè chiunque  volesse  appigliarsi  a  quel  te- 
nore di  vita,  avesse  agio  di  trovar  la  ma- 
niera, onde  al  suo  fervore  compiutamen- 
te soddisfare.  La  fama  costante  della  san- 
tità di  sì  grand'  uomo  rendè  chiaro  e  ce- 
lebrato il  suo  nome  presso  i  principi  ,  i 
quali  lo  aveano  in  alto  concetto,  e  tra  gli 
altri  Carlo  V  imperatore  e  re  di  Spagna 
lo  scelse  a  suo  confessore  e  consigliere. 
Dopo  il  capitolo  d'Asisi,  in  cui  supplicò 
vivamente  gli  elettori  a  volerlo  esimere 
dalla  generale  prefettura  deirordine,por- 
tatosi  a  Roma  per  baciare  i  piedi  a  Cle- 
mente VII  che  era  dagl'imperiali  asse- 
diato in  Castel  s.  Angelo  (/^.),  ebbe  da 
lui  ordine  di  trattare  con  Carlo  V  di  sua 
libera7Ìonee  riconciliazione.  Perubbidi- 
re  al  Papa,  per  ben  due  volte  si  portò  nel- 
la Spagna  a  piedi  con  un  bastoncello,  in 
cui  cadde  in  potere  de'corsari;  riporlo  alfi- 
ne la  bramata  liberazione, ondeClemeiite 
VII  in  Viteibo  a'7  dicembre  1  527  o  me- 
glio nel  1 028  lo  creò  cardinale  prete  di  s. 
Croce  in  Gerusalemme,  protettore  del  suo 
ordine,e  vescovo  di  Coirà;  dipoi  neli53t> 
Paolo  III  lo  fece  amministratore  di  R>- 
vello.  PiÀi  volle  da  Clemente  VII  e  da 


i38  QUI 

Paolo  IIF,  al  cui  conclave  si  Irovò  pre- 
sente, fu  impiegalo  in  gravissime  lega- 
zioni, come  in  Germania,  specialmente 
a  Carlo  V,  quali  tutte  sostenne  con  de- 
coro e  vantaggio  della  s.  Sede,  ed  in  una 
di  esse  fu  fatto  ai  restare  da  Napoleone 
Orsini  abbate  di  Farfa  e  guardato  nella 
fortezza  di  Bracciano,  donde  fu  tratto  per 
opera  del  s.  collegio.  Si  dice  che  Clemen- 
te VII  per  l'opinione  che  avea  dell'ec- 
cellente pietà  e  sua  insigne  dottrina,  gli 
<tassela  commissione  di  disporre  un  nuo- 
vo Breviario  (J^.)  ad  uso  degli  ecclesia- 
stici che  sono  tenuti  a  recitarlo,  com'egli 
eseguì  disponendolo  in  maniera,  che  nel 
corso  dell'annosi  veniva  a  leggere  tutta 
quanta  la  s.  Scrittura,  ed  in  quello  della 
settimana  lutto  il  Salterio  senza  ripeli- 
7.ione  d'alcun  salmo,  e  ciò  non  ostante  era 
assai  più  breve  di  quello  che  si  usa  di 
presente  nella  recita  delle  Ore  canoniche. 
Sopra  di  che  è  degno  d'essere  letto  il  giu- 
dizio sopra  le  ore  canoniche  del  p.  Sa- 
lamanca, nella  Biblioteca  francescana,  t. 
i,p.  4'?'9  >  dove  in  poche  linee  espresse 
i  pregi  di  detto  breviario ,  di  cui  molti 
parlarono  svantaggiosamente,  tacciando- 
lo di  soverchia  brevità  e  come  troppo  di- 
scordante dagli  antichi  riti.  La  facoltà  teo- 
logica di  Parigi  nel  1 535  lo  censurò  gra- 
vemente e  lo  giudicò  degno  di  soppres- 
sione, non  però  come  eretico  al  modo  che 
scrisse  per  enorme  calunnia  lo  Sleidano; 
ma  poi  nel  i54o  risolvè  di  lasciarlo  cor- 
rere e  di  approvarlo.  Per  la  sua  brevità 
gli  ecclesiastici  con  trasporto  l'adottaro- 
no, e  sebbene  dai  Papi  non  fosse  mai  con 
generale  approvazione  per  tutta  la  Chie- 
sa conceduto,  né  comandato,  pure  in  soli 
4o  anni  fu  stampato,  oltreché  in  Roma,  3 
volte  a  Venezia,  altrettante  a  Parigi,  e6 
a  Lione.  La  sola  condiscendenza  de'Pa pi 
ili  permetlerne  la  stampa,  e  di  dare  ogni 
volta  licenza  ad  ogni  ecclesiastico  in  par- 
ticolare che  volesse  servirsene,  bastò  per 
renderne  T  uso  assai  comune.  Nelle  bi- 
blioteche Casanateuse  e  Angelica  di  Ro- 
ma ve  ne  sono  esemplari,  e  molli  scritto - 


QUI 

ri  ne  fanno  lodevole  menzione.  Nondime- 
no s.  Pio  V  colla  bolla  Quod  a  nobis  pò- 
slnlat,  nel  1 568  stimò  bene  che  si  doves- 
se sopprimere  e  ritenere  l'antico  brevia- 
rio, per  non  introdurre  nella  Chiesa  no- 
vità ,  singolarmente  in  ciò  che  riguarda 
il  culto  divino.  Consumato  il  cardinale 
dalle  fatiche  e  dalle  austerità,  si  riposò 
nel  Signore  in  Veroli  nel  settembre  1 54o, 
dov'erasi  fabbricalo  un  palazzo.  Trasfe- 
rito in  Roma  il  suo  corpo  fu  sepolto  nel 
suo  titolo  da  lui  restaurato,  presso  la  tri- 
buna e  il  tabernacolo  del  ss.  Sagraraen- 
to,  che  avea  fatto  costruire  con  ecclesia- 
stica magnificenza  e  secondo  l'antico  ri- 
to, nel  sepolcro  ch'erasi  preparato  col  so- 
lo nome  e  titolo  cardinalizio  scolpito  sul 
marmo.  Riferisce  Ughelli  neW Italia  sa- 
cra ,  che  la  di  lui  anima  da  Bernardino 
Haredo  suo  compagno  e  uomo  di  santa 
vita,  fu  veduta  ascendereal  cielonel  mo- 
mento in  cui  morì.  Lasciò  alcuni  scritti 
sul  suo  generalato  e  sui  privilegi  conces- 
si ai  minori  francescani,  oltre  il  Brevia- 
riiiin  Rontamun  ex  sacra  potissimum 
Scriptura  et  probatissanctoriun  historiis 
nuper  confectiun,  Romaei  535,  con  altre 
edizioni. 

QUIMPER.  F.  CORNOVAILLES. 

QUINDENNIOoQUINTADECIMA. 

Metà  de' fruiti  d'un  anno  che  si  paga  sul- 
la rendita  di  que'  Benefizi  ecclesiastici 
(^.) ,  che  per  concessione  apostolica  si 
applicano  ai  seminari,  orfanotrofi,  capi- 
toli, ec,  lo  che  viene  contribuito  alla  ca- 
mera apostolica  ogni  1 5  anni,  non  vacan- 
do più  silFatti  benefizi.  Dice  il  Novaes , 
Storia  de' Pontefici  1. 1 2,  p.  Sj,  che  quau* 
do  si  provvedono  i  benefizi  ecclesiastici 
vacanti,  le  persone'provvistedebbono  pa- 
gare alla  camera  apostolica,  prima  della 
spedizione  delle  bolle,  le  rispettiveanna- 
te  di  detti  benefizi,  cioè  la  metà  de'frut- 
ti  d'un  anno.  Essendo  poi  molti  di  que- 
sti benefizi  uniti  ai  monasteri  e  luoghi  pii, 
siccome  questi  non  muoiono  mai,  cosi  noa 
vagano  i  benefizi  ad  essi  uniti.  Per  non 
defraudare  dunque  la  delta  camera  di 


QUI 

queste  annate,  fu  convenuto  che  ì  luoghi 
pii  le  pagassero  ogn'n5  anni,  ond'ehbe- 
10  il  nome  iWquindeimioquiiitadeciinaj 
cuQipulandosi  che  per  lo  più  ogni  i  5  an- 
ni sarebbero  i  benefizi  vacanti,  se  prov- 
\ìsti  in  ecclesiastici  secolari ,  i  quali  ne 
pagherebbero  le  annate  nel  loro  posses- 
so. Ne  parlai  nel  voi.  XIX,  p. i  i6  et 56, 
dicendo  pure  del  succoUettore  de'oiede- 
siini.  Originati  i  quiudenni  da  GioTanni 
\XII,  Paolo  li  costituì  nel  1470  questi 
quiiidenni  pei  soli  benefìzi  ecclesiastici 
uniti  dai  Papi  dopo  il  i^i'j  ;  ma  Paolo 
IV  l'ampliò  a  tutti  i  benefizi  uniti  eziao" 
dio  avanti  tale  tempo,  e  Sisto  V  com- 
prese non  solo  gli  uniti  alla  s.  Sede,  ma 
ancora  quelli  che  fossero  uniti  dai  lega- 
li, nunzi,  vescovi  ed  altri.  Gregorio  XHI 
donò  all'ospedale  della  Pietà  di  Venezia 
1  0,000  scudi,  che  in  quel  dominio  si  do- 
vca no  riscuotere  de'passali  quindeuni.Nel 
pontificato  diCSemenleXI  vi  fu  una  ver- 
tenza col  Portogalio  {V,) ,  perchè  il  re 
si  credeva  esente  dal  pagare  i  quindenni 
di  quei  benefizi  ch'erano  suo  padronato, 
ina  poi  si  riprese  l'uso  di  soildisfìuli,  on- 
de la  s.  Sede  vi  teneva  un  collettore  per 
riscuoterli. 

QUINID10(s.),  vescovo  di  Vaison. 
JN'ato  a  Vaison, ed  informalo  alle  virtù  da 
pii  ecclesiastici,  s.  Teodosio  suo  vescovo 
l'oidinò  diacono,  e  lo  mandò  in  qualità 
di  deputato  al  concilio  d'Arles  del  SSa. 
In  seguito  gli  affidò  l'amministrazione 
della  diocesi,  eleggendolo  suo  coadiuto- 
re. Morto  s.  Teodosio  ,  governò  egli  la 
chiesa  di  Vaison  con  tutta  la  vigilanza 
d'un  pastore  caritatevole  e  zelante.  Fu 
assai  indegnamente  trattato  daMommoI 
conte  d'Auxerre,  generale  dell'armata 
francese,  sotto  il  pretesto  che  non  gli  a- 
vea  resi  tutti  gli  onori  che  si  credea  do- 
vuti per  la  vittoria  da  sé  ottenuta  nel 
Delflnato  sopra  i  longobardi.  Quinidio 
soiliì  tutto  con  esemplare  pazienza;  ma 
MommoI  appena  uscito  da  S^aison,  fu  as- 
salito da  violentissimo  male.  Le  sue  gen- 
ti lo  portarono  moribondo  a'picdi  del  san- 


QUl  .3f) 

lo  vescovo,  il  quale  pregò  per  la  guarigio- 
ne dell'  ammalato  ed  instantaneamenle 
l'ottenne.  Poco  dopo  assistette  al  concilio 
di  Parigi  del  Sya;  e  passò  della  presente 
vita  il  1 5  febbraio  del  SyS  o  579.  La  sua 
festa  è  notata  a  questo  giorno  nel  mar- 
tirologio romano,  non  che  in  quello  d'A- 
done e  d'Usuardo.  La  città  di  Vaison  lo 
scelse  per  suo  secondo  prolettore. 

QUINQUAGESIMA.  Settima  dome- 
nica prima  di  Pasqua ,  cosi  chiamata 
perchè  da  questo  giorno  a  detta  solenni- 
tà vi  sono  5o  giorni  o  7  settimane.  An- 
ticamente si  chiamò  pure  quinquagesi- 
ma la  domenica  di  Pentecoste,  perchè  vie- 
iieSogiorni  dopo  Pasqua, onde  per  distin- 
guere  la  prima  si  disse  Quinquagesima 
pasquale, come  nota  Macri.DiceSarnel- 
li  che  prima  volendosi  fare  42  giorni  di 
vero  Digiuno  {f''.),  si  cominciava  questo 
dalla  quinquagesima;eohe  quanto  al  no- 
me la  quinquagesima  per  constare  di  5o 
giorni  dalla  Pasqua,  aggiunta  la  morti- 
ficazione de'5  sensi  per  l'osservanza  del 
decalogo  ,  conseguiamo  il  giubileo  della 
remissione,  perchè  il  numero  quinqua- 
genario è  di  giubileo.  Lambertini,  Noti- 
ficazione i4)  1. 1,  osserva  che  la  Chiesa  ci 
dispone  alla  Quaresima  [F.)  anche  per 
la  domenica  di  quinquagesima,  e  ne'di- 
vini  uffizi  ci  propone  la  separazione, che 
X)io  iii  degli  eletti ,  da  quelli  del  mondo 
corrotto  ,  figurata  nella  vocazione  di  A- 
brauio,  che  liberalo  dalle  tenebre  dell'i- 
dolatria ,  abbandonò  il  proprio  paese  ed 
i  parenti  per  andarlo  a  servire  in  un  pae- 
se forestiero.  Nel  vangelo  di  questa  do- 
menica Gesù  Cristo,  pochi  giorni  dopo 
di  avere  risuscitato  Lazzaio,  predisse  ai 
suoi  discepoli  le  principali  circostanze  del- 
la sua  passione.  La  domenica  di  quin- 
quagesima nel  messale  e  liturgia  moza- 
rabica  è  chiamata  Doniinica  ad  carnes 
tollendas,  e  nelle  Storie  di  Matteo  Pari- 
sio,  Carnis  privium,  per  la  ragione  che 
da  essa  anticamente  incominciava  il  di- 
giuno, come  ancor  oggi  si  costuma  dalla 
chiesa  orientale,  ed  in  alcune  famiglie  di 


i4o  QUI 

religiosi.  E  poiché  questo  tempo  ci  chia- 
ma  ai  conviti,  ai  divertimenti,  alle  MU' 
schere  (^.), ed  all'altre  allegrezze  di  Car- 
nevale [F.) ,  s' introdusset'o  diverse  pie 
piatiche,  che  ricordai  nel  voi.  X,  p.  80, 
e  le  QuaranCore  (f^.)  ne'3  giorni  di  quin- 
quagesima che  precedono  il  mercoledì 
delle  CenerH^f^.).  A  Domenica  notai  che 
si  chiamò  pure  Excarnali o rum.  Il  But- 
ler,  Feste  mobili,  p.  148  :  De'  tre  giorni 
di  Quinquagesima  o  del  Carnevale,  dice 
che  sono  un'immediata  preparazione  al- 
la quaresima,  ne'quali  i  fervorosi  cristia- 
ni raddoppiano  il  loro  zelo,  o  aggiungo- 
no nuove  opere  di  penitenza  ai  loro  e- 
sercizi  ordinari,  e  la  Chiesa  ci  fa  vedere 
nel  linguaggio  de'suoi  santi  ufHzi,  quan- 
to desideri  che  tutti  i  suoi  fìgli  sieno  pie- 
ni dello  spirito  di  compunzione  e  di  rac- 
coglimento.IVe'tempi  andati  in  questa  set- 
timana della  quinquagesima  tutti  i  fedeli 
confessavano  i  loro  peccati  e  praticava- 
no particolari  mortidcazìoni.  Tutti  quel- 
li i  quali  per  aver  violato  certe  leggi  ec- 
clesiastiche aveano  incorso  le  pene  por- 
tate dai  s.  canoni,  venivano  nel  t .° giorno 
di  digiuno  della  quaresima  a  ricevere  u- 
milmente  la  penitenza  che  si  avevano  me- 
ritata,alla  presenza  del  vescovo  o  al  suo 
penitenziere.  Le  orazioni  che  meglio  si 
adattano  alle  circostanze  del  tempo  so- 
no i  7  salmi  penitenziali,  le  litanie,  i  trat- 
tenimenti die  sì  trovano  in  molti  libri  sui 
patimenti  del  Redentore  e  sul  ss.  Sagra- 
mento  dell'altare. 

QUINTILI  AiNI.  Eretici  motttóww// che 
adottarono  le  illusioni  di  Quintilla,  fem- 
mina di  cattivi  costumi ,  sedicente  pro- 
fetessa ed  amica  di  Montano.  Essi  com- 
parvero nel  1 89,  e  l'errore  che  li  distinse 
dalle  altre  sette  montaniste  era  quello 
d'insegnare,  che  si  dovevano  innalzare  le 
donne  al  sacerdozio  e  al  vescovato,  per- 
chè Gesù  Cristo,  com'essi  dicavano,  era 
comparso  a  Priscilla  sotto  l'aspetto  di  u- 
na  donna.  Il  concilio  di  Laodicea  con- 
dannò i  quintiliani  nel  320,  e  s.  Epifa- 
nio scrisse  contro  di  essi. 


QUI 

QUINTINIANI.  r.  Libertini. 

QUINTINO  (s.).  r.  s.  QuENTiN. 

QUINTINO  (s.),  martire.  Romano  di 
nascita,  e'di  famiglia  senatoria.  Anima- 
to d'ardente  zelo  per  la  propagazione  del- 
la fede,  si  recò  nelle  Gallie  con  s.  Lucia- 
no di  Beauvais  per  predicarvi  il  vangelo. 
Quintino  scelse  Amiens  per  esercitare  il 
suo  zelo  apostolico.  Diversi  miracoli  ag- 
giunsero nuova  forza  a'  suoi  discorsi,  i 
quali  erano  inoltre  sostenuti  da  una  san- 
ta vita  e  mortiticata.  Il  prefetto  Rizio  Va- 
ro, il  cui  odio  contro  il  nome  cristiano 
produsse  tanti  martìri,  lo  fece  imprigio- 
nare, e  dopo  averlo  fatto  tormentare  in 
diversi  modi  crudelissimi,  ordinò  che  gli 
fosse  tagliata  la  testa.  Così  s.  Quintino 
consumò  il  suo  glorioso  martirio  il  3 1  ot- 
tobre del  287,  nella  città  dì  Augusta,  nel 
Vermandese  ,  ov'  era  stato  tradotto.  Le 
sue  reliquie  riposano  nella  detta  città,  che 
chiamasi  oggidì  s.  Quintino.  V.%.  Quen  - 

TIN. 

QUINTINO  (s.),  martire  in  Turena. 
Originario  di  Ville-Parisis ,  borgo  della 
diocesi  di  Parigi.  Egli  era  iu  alto  stato  sot- 
to Gontrano,  che  ignorasi  se  fosse  il  re  di 
questo  nome,  o  Gontrano  Bosone  genera- 
le del  re  Sigeberto  I.  Una  femmina,  inna- 
moratadi  lui, lo  istigò  ad  acconsentire  ai 
suoi  infami  desiderii  ;  ma  trovò  in  esso  un 
altro  Giuseppe.  Divenuta  furibonda  per 
esserestata  disprezzata,  lo  fece  assassinare 
sulle  sponde  dell'  Indro,  nella  Turena  , 
verso  la  metà  del  secolo  VI.  Si  custodi- 
sce nella  cattedrale  di  Meaux  parte  del- 
le reliquie  di  questo  santo  martire  della 
castità,  la  cui  festa  è  segnata  ai  4  d'ot- 
tobre. 

QUINTODECIMO.  r.  Eclana;  U- 
ghelli,  Italia  sacra  t. io,  p.  6;  Sarnelli, 
Memorie  degli  arcivescovi  di  Benevento 
p.  2  34;  Borgia,  Memorie  sloriche  di  Be- 
nevento 1. 1 ,  p.  225.  Fu  tra'due  fiumi  Ar- 
vio  e  Calore,  i5  miglia  distante  da  Be- 
nevento. Ne  fu  vescovo  Giuliano  ordina- 
to da  Innocenzo  I  nel  4'6jefu  antago- 
nista di  s.  Agostino  per  la  causa  di  Pe- 


QUI 

lagio  e  Celestìo.  Sainelli  riporta  le  di- 
verse opinioni  ,  che  Quinto  Decio  riedi- 
ficò Eclana  ,  e  da  lui  ne  prese  il  nome , 
ovvero  per  la  detta  sua  distanza  da  Be- 
nevento. Distrutta  dall'eretico  impeiato- 
re  Costante  nel  663,  si  vuole  che  gli  a- 
bitanti  colle  rovine  fabbricassero  Acqua- 
putrida  ,  cos^i  delta  per  le  fetide  lagune 
e  mofete  di  Ampsanlo,  le  cui  acque  sul- 
furee e  puzzolenti  favoleggiarono!  poeti 
che  fossero  gli  spiraceli  dell'inferno.  Pe- 
lò Acquaputrida  già  esisteva  col  nome 
di  Mirabella  e  con  sede  vesqovile,  onde 
piuttosto  sarà  stata  aumentala,  ed  il  ve- 
scovato fu  unito  prima  a  Frigenlo,  poi 
ad  A^'eWno.  La  cattedra  Eclanese  o  di 
Qiiintodecimo  esisteva  ancora  nel  io54 
sufTraganea  di  Benevento ,  indi  ebbe  e- 
gual  sorte  di  Mirabella. 

QUINZIANO  (s.),  vescovo.  Nato  nel- 
r  Africa,  lasciò  il  proprio  paese  per  sot- 
trarsi al  furore  degli  ariani,  che  perse- 
guitavano i  cattolici.  Passato  in  Francia 
verso  la  fine  del  V  secolo,  fu  eletto  vesco- 
vo di  Rhodez,  ove  si  fece  ammirare  per 
l'illibatezza  de'suoi  costumi,  pel  suo  zelo 
e  carità.  JVel  5o6  fu  al  concilio  d'Agde, 
e  5  anni  dopo  al  i .°  d'Orleans.  La  città 
di  Rhodez  essendosi  divisa  in  due  fazioni, 
dopo  la  morte  del  re  Clodoveo  I,  coloro 
che  parteggiavano  pei  visigoti  insidiaro- 
no alla  vita  del  santo  vescovo,  il  quale  per 
sottrarsi  al  pericolo  che  lo  minacciava,  si 
ritirò  in  Alvergna,ove  fu  onorevolmen- 
te accolto  dal  vescovo  s.  Eufrasio.  Circa 
il  5i5  successe  al  medesimo  nella  sede 
d'Alvergna.  Sofferse  con  pazienza  le  tri- 
bolazioni suscitategli  da  un  cattivo  pre- 
te chiamato  Procolo,  il  quale  non  con- 
tento di  attraversare  le  buone  intenzio- 
ni del  suo  vescovo,  usurpò  ancora  le  ren- 
dite del  vescovato.  Devesi  alle  sue  pre- 
ghiere la  conservazione  della  città  di  Al- 
vergna,  che  il  re  Teodorico  avea  giurato 
di  atterrare.  Mon  il  i  3  novembre  delSiy, 
ed  è  onorato  a  Rhodez  il  1 4  giugno,  gior- 
no in  cui  trovasi  il  suo  nome  in  parec- 
chi martirologi. 


QUI  i4i 

QUIRICO  E  GIULITTA  (ss.),  martiri. 
Giulilta,  uscita  del  sangue  de^e  d'Iconio 
nell'Asia  ed  assai  ricca,  per  la  persecuzio- 
nech'erasi  destata  contio  il  cristianesimo, 
fuggì  da  Iconio  con  Quirico  suo  figlio  di 
circa  3  anni,  e  con  due  serve.  Giunta  a 
Seleucia,  credette  meglio  di  ripararsi  a 
Tarso  nella  Cilicìa  ;  ma  essendo  stata  ri- 
conosciuta venne  arrestata  in  un  col  fi- 
glio, e  condotta  dinanzi  al  tribunale  del 
governatore  Alessandro,  il  quale  ordinò 
che  fosse  distesa  e  battuta  con  nervi  di 
bue.  Frattanto  il  governatore,  invaghito 
del  piccolo  Quirico, se  lo  fece  portare  per 
fargli  carezze;  ma  il  fanciullo  ognor  ri- 
volto cogli  occhi  alla  madre,  sforzavasi 
di  scappargli  dalle  mani,  graffiandogli  il 
viso  ;  ed  allorché  Giulitta  in  mezzo  ai 
tormenti  gridava  :  io  sono  cristiana,  egli 
pure  ripeteva  :  io  sono  cristiano,  il  giu- 
dice fuor  di  se  stesso,  lo  prese  per  un  pie- 
de e  lo  gittò  in  terra,  sicché  cadendo  sui 
gradini  del  tribunale  si  sfracellò  la  testa 
e  morì  immerso  nel  proprio  sangue.  Giu- 
litta ringraziò  Iddio  di  aver  accordato  a 
suo  figlio  la  gloriosa  palma  del  martirio, 
e  perciò  il  giudice  vieppiù  furente,  le  fe- 
ce squarciare  le  coste  con  unghie  di  fer- 
ro, e  versare  sui  piedi  della  pece  bollen- 
te; quindi,  persistendo  essa  nel  confessa- 
re Gesù  Cristo,  ordinò  che  le  fosse  moz- 
zata la  testa.  Per  tal  guisa  ella  consumò 
il  suo  martirio  nel  3o4  o  3o5.  Le  due 
donne  che  la  servivano,  portarono  via  se- 
gretamenteil  suo  corpo,insiemecoo  quel- 
lo del  figlio,  e  li  seppellirono  in  un  cam- 
po non  lungi  dalla  città.  Una  di  esse  pa- 
lesò il  luogo  in  cui  erano,  allorché  Co- 
stantino ebbe  dato  la  pace  alla  Chiesa. 
S.  Quirico  e  s.  Giulitta  sono  nominati  nel 
martirologio  romano  a'  1 6  di  giugiio;  ma 
è  più  probabile  che  sieno  stati  martiriz- 
Mti  ili 5  luglio,  in  cui  si  celebra  la  loro 
festa  presso  i  greci  ed  altri.  In  Roma  ha 
luogo  a'i6  giugno;  ivi  sono  le  loro  reli- 
quie, venerandosi  un  braccio  d'ambedue 
nella  Chiesadess.  Quirico  e  Giuliitaff.). 
QUlKliM  Pietro,  Cardi/iale.Paivhio 


i4?-  Q  u  I 

\eneIo,  dopo  onorate  cariche  palrie  ed 
ambascerie  presso  quasi  tulli  i  principi 
del  suo  tempo,  nel  i5ii  si  fece  eremila 
camaldolese,  ove  fiorì  per  santilìi  di  vita, 
per  dottrina,  e  per  l'erudizione  nelle  lin- 
gue ebraica,  greca,  latina  e  volgare.  Dal- 
la solitudine  lo  chiamò  Leone  X  a  Roma 
per  crearlo  cardinale,  ma  la  morte  Io  ra- 
pì nel  palazzo pontificionel  r5  i4, lascian- 
do il  Cantico  de  Cantici  e\[  librodi  Giob- 
be tradotti  dal  latino,  olire  quelle  opere 
notale  dagli  Annali  camaldolesi .  Aven- 
dolo riportato  tra' cardinali  il  Ciacconio 
e  il  Cardella,  altrellanto  ho  fallo  io,  e  ne 
parlai  pure  nel  voi.  VI,  p.  2C)5. 

QUIRINI  Angei,o  Maria,  Cardinale. 
D'illuslreanticafamigliaveoela,nel  i  687 
fu  mandato  al  colh'giode'gesuiti  di  Bre- 
scia col  fratello  maggiore,  ove  passò  9  an- 
ni allosludio  delle  umane  lettere  e  filoso- 
fìa, sostenendo  con  lustro  varie  tesi  pub- 
bliche. Per  altre  cognizioni  che  andò  ac- 
quistando, ben  presto  fece  conoscere  in 
lui  un  letterato  preclaro.  Ad  onta  della 
contrarietà  de'genitori,  di  16  anni  andò 
a  Firenze  a  vestir  l'abito  de'cassinesi,  e 
dopo  iSue  anni  fece  professione  ilr.°  del 
1698.  Applicato  agli  sludi  di  scienze  gra- 
vi, aggiunseaquelli  della  teologia  e  del- 
le matematiche,  quello  delle  lingue  gre- 
ca ed  ebraica;  il  suo  amore  per  la  geo- 
metria annunziava  Io  spirito  giudizioso 
e  l'esattezza  metodica  che  avrebbe  por- 
lato  in  tutte  le  altre,  onde  divenne  let- 
tore nell'abbazia  fiorentina.  Strinse  rela- 
zioni con  diversi  dotti  di  sua  epoca,  ed 
i  colloqui  col  suo  confratello  Montfau- 
con  gl'ispirarono  l'araoredeirerudizione. 
Nel  1704  ritornò  in  seno  alla  famiglia 
in  Venezia,  quindi  per  ampliare  le  sue 
cognizioni,  insieme  col  fratello  Giovanni 
intraprese  un  viaggio,  che  durò  dal  set- 
tembre 17  IO  all'aprile  1  7  i4,  a  visitare 
ed  a  studiare  la  Germania,  i  Paesi  Bassi, 
l'Inghilterra  e  la  Francia  ove  si  tratten- 
ne più  di  tutto,  contraendo  ovunque  di- 
stinte e  letterarie  relazioni.  A  fronte  delle 
discrepanze  di  opinioni  teologiche  d'al- 


QUI 

cuni,  trovava  diletto  nella  loro  società, 
compiangendo  i  loro  errori,  lodando  la 
loro  urbanità,  dottrina  e  virtù.  Reduce 
al  monastero,  il  suo  ordine  l'incaricò  di 
scrivere  gli  Annali  benedettini  d'Italia, 
ma  egli  non  pubblicò  che  una  specie  di 
programma, ad  onta  che  impiegò  diversi 
anni  in  frugare  negli  archivi  di  Venezia, 
di  Napoli,  diRoma,di  Monlecassino  e  al- 
tri luoghi,  e  benché  la  parte  più  dilFicile 
fosse  slata  esaurita  daMabillon.  Nel  suo 
soggiorno  in  Roma  e  nel  1714»  Clemen- 
te XI  infarinato  de'suoi  talenti  lo  fece 
considlore  dell'indice  e  de'riti,  ed  abba- 
te del  suo  ordine,  stringendo  amicizia  con 
Lambertini  poi  Benedetto  XIV.  Tutta- 
volta  il  Papa  non  credette  di  potere  per- 
mettere la  pubblicazione  di  quanto  avea 
fallo  sugli  Annali,  con  memorie  estrat- 
te  da  r\»rfa.  Allora  intraprese  un'edizio- 
ne di  libri  liturgici  della  chiesa  greca  e 
de'crisliani  orientali.  Dal  successore  In- 
nocenzo XllI,  benché  ricevesse  la  dedica 
del  I ."  tomo,  pure  gli  fu  proibito  di  pio- 
seguire,come  vuole  Cardella, onde  si  con- 
dusse in  patria  e  die  alla  luce  la  Vita  di 
s.  Benedetto,  allribuita  a  s.  Gregorio  I, 
colla  versione  greca  che  vuoisi  di  Papa 
s.  Zaccaria.  Innocenzo  XlII  ne  accettò 
rinlitolazione,  e  nel  17^3  lo  elesse  ar- 
civescovo di  Coifù,  ove  fu  ricevuto  con 
distinzione  e  con  quegli  onori  che  dai 
magistrati  erano  stati  disputali  ai  pre- 
decessori, ed  ebbe  la  ventura  di  conci- 
liarsi la  stima  de'greci  scismatici  e  del  lo- 
ro Protopapa  (V.).  Adempiendogli  uf- 
fici di  sollecito  pastore,  si  pose  ancora  a 
studiare  le  antichità  dell'isola,  onde  in- 
traprese l'opera  :  Priniordia  Corcyrae, 
dedicandola  a  Benedetto  XlII.  Recalosi 
in  Roma  nel  1726  ad  Li  mina  ^'ìncoiAib 
talmente  la  grazia  di  lai  Papa,  che  lo  fe- 
ce consultore  del  s.  ofGzio,  accettò  la  de- 
dica deW Enchiridion  Graeconini  che  a- 
vea  raccolto  pei  suoi  diocesani,  lo  trasfe- 
rì alla  chiesa  di  Brescia,  ed  a'9  dicembre 
lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Agostino,  e 
nel  I  7'?.8  lo  nominò  commendatario  del- 


QUI 

l'abbazia  di  Vangedizza, nella  quale  eres- 
se poi  il  seminario,  costruì  l'altare  raag- 
giore  della  chiesa  con  fìnissimi  marmi  e 
ne  rinnovò  il  pavimento.  Per  compiace» 
re  il  Papa  curò  una  nuova  edizione  di 
PietroComestore,  cioè  \'His(oria  scìiola- 
stica,  che  intitolò  al  concilio  di  Beneven- 
to. Si  occupò  quindi  a  ultimare  la  sua  ma- 
gnifica cattedrale,  ed  in  seguilo  contri- 
buì ad  un  gran  numero  di  costruzioni  e 
di  fondazioni  utili,  tanto  nella  sua  dioce- 
si, che  in  altri  luoghi  d  Italia,  trovando 
i  mezzi  col  vivere  assai  parco  e  ristretto. 
In  Roma  ve  ne  sono  splendide  testimo- 
nianze, nelle  restaurate  e  nobilmente  ab- 
bellite Chiese  di  s.  Gregorio,  di  s.  Pras- 
sede^  di  s.  Alessio,  e  di  s.  Marco  (/^.) 
divenuto  suo  titolo,  con  immense  spese 
e  ad  onore  di  Dio.  In  Brescia  eresse  pu- 
re pegli  ordinandi  un  collegio  in  s.  Eu- 
stachio; ebbe  cura  speciale  del  seminario, 
in  cui  chiamò  dotti  professori,  affinchè  i 
suoi  chierici  fossero  meglio  istruiti  nelle 
lettere;  visitò  la  diocesi,  ed  esaurì  le  parti 
tutte  di  zelante  e  provvido  vescovo.  Cle- 
nienteXIInel  1780  lo  promosse  a  biblio- 
tecario di  s.  Chiesa,  come  notai  ne' voi.  V, 
p.  229,  VI,  p.  109,  dicendo  pure  quan- 
to operò  nella  biblioteca  Vaticana,  e  co- 
me arricchì  quella  da  lui  fondata  in  Bje- 
scia,  col  dono  della  propria,  con  avver- 
tireciòchediversamenteavea  scriltoNo- 
vaes  circa  il  dono  alla  Vaticana.  Per  con- 
tentare i  suoi  diocesani  vi  passava  9  mesi 
dell'anno,  e  non  faceva  chedue  gite  a  Ro- 
ma di  6  settimane,  per  disimpegnare  le 
incombenze  a  lui  aflidate.  Benedetto  XIV 
Tole va  conferirgli  la  chiesa  di  Padova;  ma 
il  cardinale,  ad  onta  della  pingue  men- 
sa, per  amore  ai  bresciani  ricusò,  onde  fu 
fatto  prefetto  dell'indice.  Volendo  quin- 
di non  solo  coll'opera,  ma  eziandio  coi 
frutti  di  sua  applicazione  e  dottrina  gio- 
vare a  Brescia,  pubblicò  le  opere  de'ss. 
Gaudenzio  e  Filastrio,  del  b.  Ramperlo, 
e  del  ven.  Adelmanno  suoi  predecessori 
nel  vescovato,  e  quelle  di  s.  Efrem  siro. 
Scrisse  la  vita  di  Paolo  II  {F.),  vendi- 


Q  U  I  .43 

candola  dalle  calunnie  di  Platina,  celebrò 
Paolo  IJI{P'.),e(\\è  alla  luce  le  lettere 
del  cardinal  Polo  (F.), e  alt  re  opere  piene 
di  erudizione,  come  sono  principalmen- 
te :  A niniadversicnes  in  propositioneni 
XXI  libri  rn  Euclidis,  cani  demonstra- 
tione,  et  demonstralionum  algebricanini 
specimine.  Diatriba  prelimìnaris  ad Fr. 
Barbari,  et  aliorum  adipsuniepistolas. 
Specimen  litteratiirae  Brixianae.  Fita 
del  cardinal  Gaspare  Contareno.  Epi- 
stola de  Herculaneo.  Commentarius  de 
rebus  perlinentibiis  ad  Ang.  lìJ.  Quiri- 
num,  Ùrixiae  i  749,  ossia  la  storia  di  sua 
vita  fino  al  i  740  scritta  da  se  medesimo, 
di  cui  abbiamo  diverse  edizioni.  Ficeri' 
naliaBrixiensia.  Tiara  etPurpura  Fé- 
neta.  Venne  associato  alle  primarie  ac- 
cademie di  R.oma,  Bologna,  Vienna,  Ber- 
lino, Pietroburgo,  Parigi,  ec.  Favorì  o- 
gni  genere  di  lavori  letterari,  e  rese  gran- 
di servigi  a  quelli  che  visi  dedicavano; 
per  essi  investigava  mss.,  raccoglieva  le 
note  che  loro  potevano  essere  più  utili, 
e  facilitava  la  pubblicazione,  non  meno 
che  la  composizione  delle  loro  opere.  Gli 
scrittori  di  tutte  le  sette  l'hanno  colmato 
di  elogijperchèsapeva  far  giustizia  a  tulli 
i  talenti,  ed  usare  fino  nelle  controver- 
sie la  più  dolce  e  la  più  benevola  urba- 
nità. Mentre  il  cardinale  più  altre  cose 
meditava  a  vantaggiodi  sua  chiesa  e  del- 
le lettere,  colpito  da  mortale  accidente, 
cessò  di  vivere  in  Brescia  all'  improvvi- 
so a'  6  del  1^55,  d'anni  75  non  compi- 
ti. Ebbe  onorevole  sepoltura  avanti  l'ai- 
tar maggiore  della  cattedrale,  con  breve 
iscrizione  da  lui  composta,  fa  Ita  vi  scoi  pi- 
re dalla  congregazione  apostolica  di  Bre- 
scia istituita  da  lui  sua  erede.  Non  man- 
cò di  sollevare  le  indigenze  de'poveri,e 
di  esercitarsi  in  altre  belle  virtù.  La  sua 
gran  dottrina  e  profonda  erudizione  fu 
celebrata  daZaccaria  lìcWaStoria  lett.  d  I' 
talia,\.  I,  p.  i83,  t.  2,  p.  297,1.  i4»  P- 
33  I  ;  da  Gradenigo,  nella  Brescia  sagra, 
p.  4^4  J  ^'^  Mazzucchelli,  Hlitseo  t.  2,  p. 
273;  da  d.  Antonio  Sambuca,  Lettere  in- 


i44  Q^i 

torno  la  morte  del  card.  A.  M.  Qiiirìni, 
Brescia  1757,  che  si  trovano  nella  Bi- 
blioteca Angelica  di  Roma,  insieme  ad 
altre meniorierìguardanti  questo  insigne 
porporato,  come  al  Catalogo  di  tutte  le 
sue  opere  stampato  in  Brescia  da  Gian- 
maria Rizza  rdi. 

QUIRINO  (s.),  vescovo  di  Siscia  nel- 
la Pannonia,  martire.  Venne  arrestato 
per  ordine  di  Massimo  primo  magistra- 
to della  città,  il  quale  gl'intimo  di  sagrifl- 
care  agli  dei  o  di  prepararsi  a  sollrire  la 
morte  più  torenentosa  ;  e  non  potendo 
vincere  la  costanza  del  santo  vescovo,  lo 
fece  dapprima  battere  crudelmente  con 
l)astoni,e  poi  condurre  in  carcere  carico 
di  catene.  Quirino  pregò  tosto  Iddio  di 
farsi  conoscere  da  quelli  che  si  trovavano 
seco  in  prigione,  e  questa  preghiera  ven- 
ne esaudita.  A  mezza  notte  si  vide  splen- 
dere una  gran  luce  nel  carcere,  il  che  pro- 
dusse la  conversione  del  carceriere  chia- 
mato Marcello,  che  fu  battezzato  tlal  san- 
to. Dopo  tre  giorni  Massimo,  non  avendo 
il  poter  di  condannare  a  morte  Quirino, 
Io  fece  condurre  ad  Amanzio  governa- 
tore della  provincia,  che  chiamavasi  la 
prima  Pannonia,  il  quale  dopo  avere  in- 
vano adoperato  lusinghe  e  minacce,  lo 
condannò  ad  essere  gittato  nel  fiume  con 
Ulta  macina  di  molino  al  collo,  e  la  sen- 
tenza fu  sul  punto  eseguita.  Ciò  avvenne 
a  Sabaria,  oggidì  Sarwar,  a'4  giugno  del 
3o3  o  3o4, nel  qual  giorno  è  indicata  la 
sua  fesla  dai  martirologi  latini.  Ruinart 
colloca  il  di  lui  martirio  all'anno  809. 
Essendosi  trovato  il  corpo  del  santo  mar- 
tire, fu  interrato  in  una  cappella  fabbri- 
cala sulla  riva  de!  fiume,  e  non  molto 
dopo  venne  deposto  in  una  magnifica 
chiesa  che  si  edificò  presso  Sabaria.  Al- 
lorché i  barbari  invasero  la  Pannonia  le 
di  lui  reliquie  furono  trasportate  a  Ro- 
ma e  collocate  nelle  catacombe,  vicino  a 
quelle  di  s.  Sebastiano  ;  poscia  nel  i  i4o 
.si  poseio  nella  chiesa  dis.  Maria  in  Tras- 
tevere. Questo  santo  è  patrono  della  dio- 
cesi di  Veglia. 


QUI 

QUIRINO  o  CIRINO  (s.),  martire  in 
Roma.  V.  s.  Basilide. 

QUIROGA  Gaspare,  Cardinale.  Nac- 
que nobilmente  nel  castello  di  Madri- 
gale, diocesi  d'Avila  nella  Castiglia  Vec- 
chia, e  siccome  uomo  di  segnalata  virtù 
e  chiaro  nella  scienza  delle  leggi,  di  ven- 
ne vicario  generale  dell'  università  d'Al- 
calà,  ma  avendo  probabilmente  per  ina  v- 
vertenza  lacerati  alcuni  brevi  apostolici, 
dovette  portarsi  in  Roma  a  pie  di  Giulio 
III  per  ottenerne  l'assoluzione.  Inoltre  il 
Papa  ad  istanza  di  re  Filippo  II,  lo  am- 
mise tra  gli  uditori  di  rota  e  fece  cano- 
nico di  Toledo.  In  Roma  strinse  amici- 
zia intrinseca  con  s.  Ignazio,  ai  cui  reli- 
giosi fondò  poi  due  collegi  in  Talavera 
e  in  Toledo.  In  nome  del  re  di  Spagna  vi- 
sitò i  regni  di  Napoli  e  di  Sicilia,  a  fine 
d'informarsi  se  i  popoli  venivano  anga- 
riati da  imposizioni  e  gabelle  contro  la 
mente  regia.  Dopo  essere  stato  presiden- 
te dell'inquisizione  inlspagna,  fu  promos- 
so da  s.  Pio  V  nel  1571  al  vescovato  di 
Cuenca,  dove  celebrò  il  sinodo,  e  poi  con- 
tro sua  volontà  fu  trasferito  nel  1 578  da 
Gregorio  XIII  all'arcivescovato  di  Tole- 
do, colle  dignità  di  supremo  inquisitore 
e  presidente  regio  di  tutti  i  dominii  e  stati 
d'Italia,  e  di  cancelliere  di  Castiglia.  Il 
Papa  inoltre  a'i5  dicembre  lo  creò  car- 
dinale prete  di  s.Balbina.  Celebrò  in  To- 
ledo il  sinodo,  e  accrebbe  notabilmente 
le  rendite  de'benefìzi  detti  di  s.  Clena, 
ed  altri  ne  fondò  nella  cattedrale  di  Sa- 
lamanca. Fece  costruire  il  monasterodel- 
le  monache  della  Madonna  del  Refugio, 
assegnando  loro  scudÌ2O0o  d'annua  ren- 
dita. Amministrò  il  battesimo  e  la  con- 
fermazione a  Filippo  HI;  e  con  solenne 
ecclesiastica  pompa, alla  presenza  dell'im- 
peratore, del  re,  della  famiglia  reale,  del 
clero  e  del  popolo,  accolse  nella  metro- 
politana il  corpo  di  s.  Leocadia  vergine 
e  martire  trasportatovi  da  Fiandra,  e  col- 
locato in  prezioso  avello.  Nel  i584  <l'è 
«Ila  luce  gli  Uffìzi  propri  de' santi  della 
chiesa  di  ToWo,  approvati  da  Gregorio 


QUI 

XIII.  Compi  gloriosamente  la  sua  iuuga 
carriera  nunagenario  inMadrid  nel  t  594> 
Tenendo  trasferito  il  cadavere  in  Madri- 
gale feudo  di  sua  famiglia,  nella  chiesa 
di  s.  Agostino,  da  lui  insieme  al  contiguo 
mouastero  edificata,  con  annua  rendita 
di  scudi  2000,  in  sontuoso  mausoleo  e 
con  magnifico  elogio.  Lasciò  pressoché 
tutte  le  sue  sostanzea'poveri,  ai  quali  nel- 
le città  di  Toledo,  Madrid  e  Alcalà  fu- 
rono subito  da^li  esecutori  testamentari 
distribuiti  60,000  scudi;  avendo  ancora 
ordinalo  la  fondazione  di  parecchie  san- 
te opere  e  luoghi  pii,  e  tra  le  altre  una 
distribuzione  di  grano  a'poveri  di  sua  pa- 
tria,nella  quale  stabili  un  maestro  di  scuo- 
la con  perpetua  conveniente  mercede,  ol- 
tre  avere  in  vita  erogato  in  limosina,  fab- 
briche di  chiese  e  altre  opere  di  pietà  più 
di  200,000  scudi.  Pietramellara  dice  che 
lasciò  un  milione  e 4oo,ooo  scudi, da  im- 
piegarsi in  opere  pie.  Le  sue  decisioni  ro- 
tali sono  registrate  dal  Torrigio,  De  seri' 
ptoribus  Cardi nalibus  p.  Dy. 

QUITO  (Quùen).  Città  con  residenza 
arcivescovile  del  Perù,  nell'America  me- 
ridionale, nella  regione  della  Colombia, 
capoluogo  del  dipartimento  dell'Equa- 
toree  della  provincia  di  Pichincha,a  i65 
leghe  da  s.  Fede  di  Bogota,ed  a  3oo  da 

,  Lima,  sopra  un  piccolo  affluente  dell'A- 
maguana,  appiè  del  vulcano  di  Pichin- 

[      cha,  in  aria  dolce  e  salubre,  ma  soggetta  a 

ì  frequenti  intemperie  e  scosse  di  terremo- 
to che  riescono  funeste,  poiché  nella  re- 
gione per  quello  deh  797  vi  trovarono  la 
tomba  piùdi  4o,ooo  persone.  E'  sede  del 

,  presidente  della  repubblica  dell'Equato- 
re e  delle  principali  autorità.  La  situa- 
lione  di  questa  gran  città  sopra  un  ter- 
reno disuguale  ne  rend^  irregolarissime 
le  vie,  ad  eccezione  delle  4  che  mettono 
capo  alla  Placa  Mayor  ch'é  un  grande 
quadrato.  Vastissime  le  case  e  ben  distri- 
buite internamente,  hanno  di  rado  più 
d'un  solaio  e  sostengono  un  terrazzo  cui 
guerniscono  di  fiori  e  sul  quale  vanno 
gli  abitanti  a  prender  aria:  sono  di  mai- 

VCL.  LVI. 


QUI  145 

toni  seccati,  talmente  bene  cementali,  ed 
insieme  congiunti  mediante  una  specie 
particolare  di  calce  usata  dagli  antichi 
indiani,  che  durano  lunghissimo  tempo. 
Nella  Placa  Mayor  vi  sono  la  cattedra- 
le metropolitana,  incontro  il  palazzo  ar- 
civescovile bel  fabbricato,  il  palazzo  del- 
la città,  quello  della  ragione  o  giustizia 
che  oggi  é  abitato  dal  presidente,  tutti 
belli  edilìzi, decorando  il  centro  una  fon- 
tana di  eleganti  forme.  Sulle  altre  piaz- 
ze trovansi  per  la  più  parte  situati  i con- 
venti e  monasteri,  le  cui  facciate  servono 
ad  esse  di  ornamento.  Le  acque  non  so- 
no buone,  discendono  dalle  montagne  e 
formano  il  fìumìcello  Machangara,  che 
bagna  la  parte  meridionale  della  città, 
nella  quale  lo  si  valica  sopra  un  ponte 
di  pietra.  La  cattedrale,  buon  edifizio,è 
sacra  a  Dio  sotto  l'invocazione  di  s.  Fran- 
cesco d'  Asisi ,  con  molte  sagre  relìquie 
e  con  due  organi,  avente  in  nobile  cap- 
pella il  battisterio, esercitandovi  la  cura 
d'animedueparrochi.  Il  capitolo  si  com- 
pone della  dignità  del  decano,  dei  canoni  - 
ci  colle  prebende  del  penitenziere  e  del 
teologo,  di  4  beneficiali,  e  di  altri  preti 
e  chierici  addetti  al  divino  servigio.  Pri- 
ma il  capitolo  era  composto  di  5  digni- 
tà, di  altri  6  canonici,  di  5  prebendali 
o  semi-prebendati.  Vi  sono  altre  5  chie- 
se parrocchiali  munite  del  s.  fonte,  9  con- 
venti di  religiosi,  fra'  quali  rimarcabi- 
li sono  quello  dì  s.  Diego,  e  quello  di  s. 
Francesco  per  la  sua  bella  chiesa,  esten- 
sione e  architettura;  5  monasteri  di  reli- 
giose, essendo  singolare  la  chiesa  di  quel- 
lo di  s.  Chiara  per  la  sua  cupola  elilti- 
ca;  conservatorii  per  le  donzelle ,  con- 
fraternite, ospedale,  seminario,  ospizio 
pei  poveri,  e  pegli  orfani  di  bella  archi- 
tettura e  bene  servito,  scuole  e  altri  sta- 
bilimenti. Nel  I  85 1  la  repubblica  dell'E- 
quatoreabrogandola  pi-ammalica diCar- 
lo III,  ristabilì  i  benemeriti  gesuiti  con 
decreto  del  i5  marzo,  restituendo  loro 
la  chiesa  e  il  collegio,  che  tosto  aprirono 
per  dare  al  popolo  gli  esercizi  spirituali. 


i46  QUI 

La  chiesa,  veramente  sontuosa,  è  consi- 
derata la  più  bella  della  città,  con  im- 
ponente facciata  di  squisito  lavoro,  con 
pilastri  d'ordine  corintio  e  formati  con 
un  sol  masso  di  pietra  bianca.  L'interno 
è  costruito  sul  modello  della  chiesa  del 
Gesù  di  Roma,  e  sopra  una  tavola  d'a- 
labastro con  tiene  scolpita  un'iscrizione  la* 
tina  in  onore  di  Godin,  Boguer  e  Con- 
damine matematici  francesi  e  spagnuoli 
che  misurarono  in  questa  contrada  dal 
1736  al  1742  un  grado  di  meridiano, 
onde  sopra  una  cima  delle  Cordigliere 
occidentali  si  eleva  la  croce  che  servì  di 
segnale  a  tale  operazione.  Vi  è  pure  nel 
collegio  l'università  istituita  con  autori- 
tà apostolica,  con  le  stesse  disposizioni  e 
indulti  concessi  per  quella  di  s.  Fede  di 
Bagola  [V.)  da  Clemente  X  e  Innocen- 
zo Xn.  Altra  università  e  assai  ftimosa 
fu  fondata  nel  i586  da  Filippo  li  re  di 
Spagna,  molto  frequentata  dagli  studen- 
ti. La  biblioteca  pubblica  è  considerata 
come  la  più  ricca  di  tutta  la  Colombia.  Le 
arti  liberali  e  industriali  vi  si  esercitano, 
e  tra  le  manifatture  quella  de'passamani 
è  perfetta.  La  massima  parte  del  com- 
mercio si  fa  con  Guayaquil  e  col  Perù. 
La  popolazione,  che  si  fa  ascendere  a  cir- 
ca 70,000  abitanti,  è  composta  di  bian- 
chi o  spagnuoli,  di  meticci,  d'indiani,  di 
negri  e  di  altre  caste.  Una  delle  bevande 
più  comuni  è  quella  del  mate  o  thè  dei 
Paraguay.  Le  fiorenti  colline  di  Panecil- 
lo  circondano  la  parte  orientale,  e  nel  re- 
sto vi  spaziano  due  feraci  pianure. 

Quito  o  s.  Francesco  di  Quito  è  capi- 
tale della  repubblica  dell'Equatore,  la 
quale  fu  riconosciuta  da  Gregorio  XF I 
nel  i838,  onde  incominciò  a  tenere  un 
rappresentante  diplomatico  presso  la  s. 
Sede,  e  tuttora  vi  è  in  Roma  un  mini- 
stro residente,  il  paese  corrisponde  agli 
antichi  territorii  indipendenti  che  venne- 
ro invasi  nella  conquista  del  Perù  e  vi  ri- 
masero  compresi  sino  al  1718.  Fece  al- 
lora parte  del  vicereame  di  Nuova  Gra- 
nata, e  ne  formò  una  udienza.  Cooperò 


QUI 

altivamentealla  emancipazione  delle  co- 
lonie spagnuole,  e  comprese  i  3  diparti- 
menti dell'Equatore,  di  Guayana  e  di 
Asnay  nella  repubblica  di  Colonjbia.  Nel- 
lo scioglimento  della  medesima  manten- 
ne la  propria  indipendenza, si  costituì  in 
separala  repubblica  colle  stessepreceden- 
ti  dipartimentali  divisioni,  e  congiunta 
insalda  alleanza  colle  repubbliche  sorel- 
le, fiorisce  polente.  Quito  ebbe  i  suoi  re 
nell'antico  stato  d'indi  pendenza. Tupach- 
Japanchi  dal  Perù  vi  estese  il  dominio, 
e  quindi  Uama-Capac  vi  comandò  paci- 
ficamente. Alla  sua  morte  egli  dispose, 
anzi  richiese  ad  Uascar-lnticasa-Ualpa 
erede  del  trono  peruviano,  che  fosse  con- 
tento di  cedere  il  Quito  ad  Alabalipa  fra- 
tellosuo,  come  materno  retaggio.  Morì  il 
re  nel  iSaS,  ne  l'invasione  di  Pizzarro 
vi  era  nota  ancora,  ma  nel  seguente  an- 
no v'irrupperogli  europei.  Delle  due  pia- 
nure prossime  a  Quito,  la  meridionale 
dicesiTuru-Pampa,  eia  boreale  Ina-Qui- 
to,  celebre  perla  battaglia  del  1 546,  nella 
qualeGonzalo  Pizzarro  vinse  e  uccise  Bla  • 
sco-Nunez-Vela  viceré  del  Perù,  e  di- 
strusse la  regia  armata.  Conquistato  Qui- 
to dagli  spagnuoli  nei  i534,  compreso 
lungo  tempo  nel  Perù,  ne  venne  stacca- 
to come  dissi  nel  1718  per  formar  parte 
della  Nuova  Granata;  nel  1735  fu  ro- 
vescialo da  un  orrendo  terremoto;  a'a 
agosto  1 8  I  o  vi  fu  tremendo  massacro  del- 
la nobiltà,  non  risparmiati  nemmeno  le 
donne  ed  i  fanciulli,  dicesi  d'ordine  del 
governo  della  città;  finalmente  nel  1829 
separandosi  la  repubblica  dell'Equalore, 
da  quelle  di  Venezuela  e  Nuova  Grana- 
ta, Quito  ne  divenne  la  metropoli.  Vi  fio- 
rirono diversi  illustri  personaggi,  e  nel 
i85o  la  s.  Sede. decretò  di  poter  proce- 
derealla  solenne  beatificazione  della  ven. 
serva  di  Dio  Maria  Anna  di  Gesù  di  Pa- 
redes  da  Quito,  per  due  prodigiose  sa- 
nazioni operate  da  Dio  a  sua  interces- 
sione. 

La  sede  vescovile  l'eresse  Paolo  III  a- 
gli  8  gennaio  i545  o  i546,  ad  istanza 


QUI 

di  Carlo  V,  e  la  dichiarò  suffragaoea  di 
Lima,  con  i  8,000  pezze  di  mensa  e  sotto 
la  protezione  di  s.  Maria.  Il  i.°  vescovo 
fu  Garcidia,  cui  successe  Pielro  della  Pe- 
gna  domenicano  nel  io63,che  nior"ì  nel 
i583.  Indi  lo  furono,  Antonio  di  s.  Mi 
chele  francescano,  morto  nel  ogsjLuig 
Lopez  agostiniano;  Salvatore  Ribera  do 
menicano  che  mori  nel  16 12;  Ferdinan 
do  d'Arias;  Alfonso  di  Sautilliana  dome 
nicano  nel  1 6 1 5;  Francesco  de  Solo-Ma 
jorfrancescano,ec.ClemenleXInel  17  i  i 
negò  al  vescovo  di  Quito  viceré  del  Pe- 
rù di  poter  celebrare  la  messa  non  digiu- 
no, quando  dovea  conferire  gli  ordini  sa- 
gri, ad  onta  di  sua  debole  salute.  Le  A'o- 
tizie  di  Roma  registrano  i  seguenti  ve- 
scovi. I  y46  Giovanni  Nido  Polo  dell'A- 
quila di  Popayan,  traslato  da  s.  Marta. 
1762  Pielro  Ponce  y  Carrasco  di  Sivi- 
glia, traslato  d'Adrumeto  in  partibus. 
1 776  Biagio  Sobrio  y  Mynago  di  Palen- 
cia,  traslato  da  Cartagena  d'America. 
I  789  Giuseppe  Perez Calamad'Alberca. 
1  795MicheleAlvarezCortesdiMartil  dio- 
cesi di  Granata,  traslato  da  Cartagena. 
1801  Giuseppe  de  Cuero  y  Caicedo  di  Mar- 
t il,  traslato  daCuenca  di  Perù.  18 18  Leo- 
nardo Santander  y  Villavicencio  di  Si- 
viglia. 1 828  Raffaele  Laso  de  la  Vega,  tra- 
slato da  Merida.  i833  Nicola  Gioacchi- 


QUI  14- 

no  de  Arteta  di  Quito,  già  i.*  dignità  del 
capitolo  e  vicario  generale.  Il  regnante 
Pio  IX,  ad  istanza  della  repubblica  del 
l'Equatore,  colla  bolla  Mos  semper  Ro 
manis  Pontificibus ,  a'  1  3  gennaio  1 848 e 
levò  Quito  all'onore  di  arcivescovato,  e  la 
cattedrale  a  quello  di  metropolitana,  as 
segnando  all'arcivescovo  per  suffragane! 
ì  vescovi  di  Cuenca  d'America,  e  di  Gua 
yaquil.  Quindi  nel  concistoro  de'5  set 
tembre  i85i  preconizzò  l'attuale  i.°ar 
ci  vescovo  mg.*"  Francesco  Saverio  de  Ga 
raycos  di  Guayaquil,  che  Gregorio  XV! 
nel  i838  avea  fatto  vescovo  della  prò 
pria  patria.  L'arcidiocesi  è  amplissima 
contenendo  diverse  Provincie  e  molti  luo 
ghijOnde  suole  avere  un  vescovo  ausiliare 
e  perla  biia  grande  ampiezza  Pio  VI  per 
le  domande  di  Carlo  III  ne  smembrò  u 
na  parte  e  vi  formò  il  vescovato  di  Me 
rida  di  Maracaibo,  che  gli  era  stato  riu 
nilo,  poiché  la  sua  istituzione  è  più  anli 
ca.  Lo  stesso  Papa  autorizzò  il  vescovo 
di  Popayan  Girolamo  de  Obregon-y 
Mena,  di  segregare  da  Quito  la  città  d 
Cuenca  nella  stessa  America  e  di  formar 
ne  un  vescovato  cou  corrispondente  ter 
ritorio.  Ogni  nuovo  arcivescovo  è  tassa 
to  ne'libri  della  camera  apostolica  in  fio 
rini  33,  essendola  mènsa  di  10,000  mo 
nete. 


RA  A 


RAD 


R 


R- 


-A  AB.    V.  GlAVARINO. 

RA BALDO,  Cardinale.  Diverso  dal 
vescovo  di  Modena  di  lai  nome,  e  proba- 
bilmente piacentino,  da  canonico  di  Pia- 
cenza  Innocenzo  II  nelle  tempora  del  di- 
cembre 1 138  lo  creò  prete  cardinale  di 
s.  Anastasia.  Fu  amorevole  e  generoso 
col  monastero  di  s.  Savino,  e  di. piti  colla 
cattedrale  piacentina,  cui  lasciò  un  pode- 
re pel  mantenimento  de'libri  della  chie- 
sa, morendo  nel  maggio  i  \/\i. 

RABASTENSPeloforte,  Cardinale. 
Di  Rapistaguo  diocesi  d'  Alby,  de'  conti 
di  s.  Giorgio,  vescovo  di  Pamiers,  inter- 
venne nel  1 3 1 9  al  sinodo  di  Tolosa.  Tras- 
ferito alla  sede  di  Rieux,  a'20  dicembre 
i32o  Giovanni  XXII  lo  creò  cardinale 
prete  di  s.  Anastasia  e  mori  nel  suo  pon- 
tifìcato. 

RABBINO.  Nome  di  dignità  fra  gli 
Ebrei  (F'.).  Vi  sono  molli  gradi  per  giun- 
gere alla  qualità  di  rabbino.  Chiamasi  Ca- 
cham  o  sapiente  il  capo  della  scuola;  Ba- 
chur  o  eletto  quello  che  aspira  al  dotto- 
rato; Cabardi  rab  il  compagno  del  mae- 
stro e  che  è  più  avanzato;  finalmente 
Rab  o  Rabbino  e  Moreno,  nostro  mae- 
.Siro,  quello  il  quale  è  piìi  versato  nelle 
scienze  della  legge  e  della  tradizione.  Il 
rabbino  tra  gli  ebrei  decide  qualunque 
questione,  predica,  è  il  capo  delle  acca- 
demie, occupa  il  i.°  posto  nelle  ly/rt^go- 
ghe  (f^.),  e  può  scomunicare  i  disubbi- 
dienti. Secondo  gli  studi  che  fanno  vi  so- 
no diverse  specie  di  rabbini. 

R ACCA.  Sede  vescovile  di  Mesopota- 
mia,  nella  diocesi  de'caldei,  corrispon- 
dente a  Callinico  de'greci.  Ne  fu  vesco- 
vo Elia.  Oriens  chr.  t.  3,  p.  i328. 

RACHILDE  (s.).  F.  Guibobata  (s.). 


RACHLENA.Sedevescoviledella  i.' 
Fenicia,  sotto  la  metropoli  di  Tiro,  eret- 
ta nel  XII  secolo,  è  chiamata  pure  /ira- 
elea  o  Maraclea,  secondo  Commanville. 
Tu' Oriens  chr.  t.  3,  p.  83i,la  dice  isti- 
tuita nel  VI  secolo  e  registra  2  vescovi. 

RADAN.  Sede  vescovile  di  Babilonia, 
nella  diocesi  de'caldei.  Ebbe  3  vescovi» 
Oriens  chr.  t.  "z,  p.  iij5. 

RADANTS,  Rhadantziuni.  Sede  ve- 
scovile di  Moldavia,  il  cui  vescovo  Ana- 
stasio nel  1642  intervenne  al  concilio  di 
Jassi.  Oriens  chr.  t.  i,  p.  \i56. 

RADBODO  (s.),  vescovo  di  Utrecht. 
Francese  di  nascita  dal  canto  del  padre, 
ma  da  quello  della  madre  era  originario 
della  Frisia,  e  fu  chiamato  Radbodo  dal 
nome  dell'avolo,  ultimo  reo  principe  dei 
frisoni.  Educato  sotto  gli  occhi  di  Gon- 
tiero  vescovo  di  Colonia,  suo  zio  mater- 
no, si  recò  poscia  presso  Carlo  il  Calvo  e 
il  di  lui  figlio  Lodovico  il  Balbo  per  per- 
fezionarsi nelle  scienze,  che  alla  corte  di 
questi  principi  venivano  insegnate  da  e- 
sperti  maestri.  Si  dedicò  specialmente  alle 
scienze  ecclesiastiche  ,  e  ci  rimane  qual- 
che sua  opera  ed  alcuni  poemi  sopra  ar- 
gomenti di  pietà.  Fu  eletto  vescovo  di 
Utrecht  nel  960 ,  sebbene  la  sua  umiltà 
lo  rendesse  ripugnante  ad  accettare  l'e- 
piscopato. A  somiglianza  della  maggior 
parte  de'suoi  predecessori  ch'erano  stati 
monaci,  prese  l'abito  religioso.  Non  volle 
più  mangiar  carni,  si  cibava  assai  parca- 
mente, e  digiunava  sovente  due  otre  gior- 
ni di  seguito.  Si  dimostrò  pieno  di  carità 
pei  poveri.  Forzato  ad  allontanarsi  da  U- 
trecht,persottrarsi  alla  persecuzione  mos- 
sagli da  alcuni  peccatori  indurati^  si  riti- 
rò a  Deventer,  ed  ivi  morì  a'29  novera- 


RAD 

bre del  9 1 8,  sotto  il  qual  giorno  il  Butler 
riporta  la  sua  festa. 

RADEGONDA  (s.),  regina  di  Frau- 
eia.  Era  figlia  di  Berlario  re  d'una  parte 
della  Turingia  nella  Germania,  principe 
pagano.  In  età  di  io  anni  fu  condotta  via 
prigioniera  da  Clotario  re  di  Soissons,che 
la  fece  istruire  nella  religione  cristiana. 
Ricevuto  ch'ebbe  il  battesimo,  si  consa- 
grò intieraraenteal  servigiodiDio:  la  pre- 
ghiera, le  umiliazioni  e  le  austerità  del- 
la penitenza  formavano  le  sue  piti  care 
delizie.  Ella  voleva  vivere  in  perpetua  vir- 
ginità, e  non  si  condusse  che  a  mala  pe- 
na  a  soddisfare  il  desiderio  che  aveva  il 
re  di  sposarla.  La  sua  esaltazione  nulla 
cangiò  ne' suoi  primitivi  sentimenti,  e 
Clotario  lasciolla  dapprima  attendere  con 
libertà  a  tutti  i  suoi  esercizi.  Ma  diverse 
passioni  essendosi  impossessale  del  di  lui 
cuore  ,  gii  fecero  divenire  odiosa  la  sua 
santa  donna;  la  quale  tuttavia  cercando 
tutti  i  mezzi  possibili  e  legittimi  per  cat- 
tivarsi l'animo  del  re,  sopportava  i  ma- 
li trattamenti  con  eroica  pazienza,  e  non 
opponeva  alle  ingiurie  che  la  dolcezza  e 
la  compiacenza.  Egli  fu  SI  barbaro  da  far- 
le trucidare  il  fratello,  con  intendimen- 
to di  rendersi  padrone  degli  stati  ch'esso 
possedeva  nella  Turingia.  Questo  atto 
crudele  riempì  Radegonda  di  tanta  in- 
dignazione e  di  tanto  orrore,  che  doman- 
dò la  permissione  di  lasciare  la  corte. 
Clotario  vi  accondiscese  facilmente,  e  la 
mandòa  Noyon,  aftinché  vi  ricevesse  il  ve- 
lo dalle  mani  di  s.  Medardo.  Il  santo  ve- 
scovo fece  delle  difficoltà  perchè  Rade- 
gonda era  maritata;  ma  poi  si  arrese  alle 
reiterate  preghiere  di  essa,  e  la  fece  diaco- 
nessa. Radegonda  si  ritirò  dapprima  nel- 
la terra  di  Sais,che  il  re  le  aveva  assegna- 
to nel  Poitou,  dove  menò  austerissima  vi- 
ta; poscia  si  recò  a  Poitiers,  ed  ivi  fondò 
un  monastero  di  religiose  ,  di  cui  diede 
il  governo  ad  una  vergine  virtuosa,  no- 
mata Agnese,  alla  quale  restò  soggetta 
ella  medesima.  Ottenuta  la  conferma  del- 
ia sua  fondazione  dai  padri  del  concilio 


RAD  149 

radunati  a  Tours  nel  566,  Radegonda  in- 
titolò il  monastero  alla  ss.  Croce,  per  la 
preziosa  reliquia  che  ricevette  dall'  im- 
peratore Giustino  II,  e  v'introdusse  la  re- 
gola di  s.  Cesareo  d'Arles.  Questa  santa 
principessa  passò  della  presente  vita  l'an- 
no 587,3'!  3  di  agosto,  giorno  in  cui  o- 
norasi  dalla  Chiesa.  In  assenza  del  vescovo 
di  Poitiers,  fece  la  cerimonia  de' suoi  fu- 
nerali s.  Gregorio  vescovo  di  Tours,  du- 
rante la  quale  un  cieco  riebbe  la  vista;  e 
molti  altri  miracoli  furono  operati  da  Dio 
alla  sua  tomba.  Le  sue  reliquie  rimasero 
nella  chiesa  di  Nostra  Donna  a  Poitiers, 
sino  al  1 562  in  cui  furono  disperse  dagli 
ugonotti.  Venanzio  Fortunato,  che  fu  suo 
cappellano,  ne  scrisse  la  vita,  cui  la  reli- 
giosa Bandonivia  ,  la  quale  era  stata  al- 
levata sotto  la  santa,  aggiunse  un  secon- 
do libro. 

RADICALISMO.  F.  Panteismo. 

RADICOFANI.Castello  con  Terra  già 
dominio  della  s.  Sede,  nei  granducato  di 
Toscana,  fra  la  Val  d'Orcia  e  la  Valle 
Paglia,  le  cui  fiumane  bagnano  le  oppo- 
ste falde  della  montagna,  capoluogo  di 
comunità  e  di  giurisdizione,  diocesi  di 
Chiusi,  compartimento  di  Siena  ;  altra 
parte  di  territorio  è  sottoposta  a  quella 
di  Pieuza.Sede  del  vicario  regio,  del  do- 
ganiere edialtreautorità,  trovasi  su  d'al- 
ta montagna  erta  e  scoscesa,  ove  fu  in 
tempi  remotissimi  un  vulcano,  come  vul- 
caniche sono  le  rocce.  Per  quanto  il  pae- 
se sia  alto  va  soggetto  alle  nebbie,  è  u- 
n)ido,ed  in  parte  dominato  dai  venti  au* 
strali,onde  gli  abitanti  sono  esposti  a  qual- 
che incomodo;  le  sue  acque  però  sono 
limpide  e  leggiere.  Ne'suoi  piccoli  torren- 
ti si  trovano  pietre  d'ogni  grandezza  e 
colore,  e  alcune  agatizzate  che  s'impie- 
gano ne'musaici.  E  questo  il  i.°  paese, 
ne'cui  confini  a  Ponlecentino  presso  la 
Novella,termina  lo  sta  to  pontificio  e  prin- 
cipia il  toscano.  Sembra  che  la  natura 
abbia  voluto  ivi  dividere  i  due  stati,  con 
fiapporvi  idirupieleasprezzedella  mon- 
tagna per  la  loro  comune  difesa.  La  chie* 


i5o  RAD 

sa  pori-occhiale  e  arcipretale  di  s.  Pietro 
esisteva  ne'primi  del  secolo  XI H,  ed  era 
intitolata  a  s.  Gio.  Battista  come  chiesa 
battesimale;  ne'  territorii  dipendenti  di 
Castel  vecchio  e  di  Con  tignano  vi  sono  le 
pievi  di  s.  Eustachio  e  di  s.  Mai-ia  As* 
sunla.  In  detto  secolo  si  eresse  il  convento 
de'minori  conventuali;  ora  sussiste  sol- 
tanto quello  de'cappuccini  fuori  di  Ra- 
dicofani,  presso  la  strada  regia,  ov'è  la 
posta  delle  lettere  e  de'cavalli,  eoa  locan- 
da. Questo  luogo  die  Guasta  sperimenta- 
to militare  del  comune  di  Firenze,  Dino 
arcivescovo  di  Genova  e  poi  di  Pisa.  Fu 
questo  luogo  uno  degli  antichi  feudi  dei 
monaci  dell'abbazia  di  i.  Salvatore  di 
Mont'Araiata,  ai  quali  nel  ii43  Cele- 
stino!! confermandone  i  possessi,  vi  coni' 
prese  il  castello  di  Radicofani,  dichiaran- 
do il  monastero  immediatamente  sog- 
getto alla  s.  Sede,  con  retribuire  annui 
210  denari  d'oro.  Da  un  documento  del 
1 1 53  si  apprende  che  l'abbate  Ranieri  ed 
i  monaci,  col  consenso  scritto  de'vassalli 
di  Radicofani,  cederuno  la  metà  di  que- 
sto paese  ad  Eugenio  1 1 1  e  successori,  in* 
sieme  alla  sua  corte  e  col  sottostante  bor- 
go di  Callemala,  compresi  i  diritti  dei 
bandi,  placiti,  ec;  ad  eccezione  però  del 
padronato  delle  chiese  situate  nel  castel- 
lo e  nel  borgo,  di  cui  i  monaci  si  riser- 
varono le  rendite  e  pensioni  dovute  a 
quelle  chiese.  In  vigore  di  tale  conven- 
zione sottoscritta  in  Roma  a'ag  maggio 
e  riportata  da  Ughelli  neWJtalia  sacra, 
sotto  i  vescovi  di  Chiusi,  la  camera  apo- 
stolica si  obbligò  pagare  ai  monaci  amia- 
tini  l'annuo  censo  di  6  marche  d'argen- 
to, a  condizione  che  mancando  le  paghe 
successive,  nel  4-°  a"no  s'intendesse  an- 
nullato il  trattato;  quindi,  al  dire  di  No- 
vaes,  Adriano  IV  nel  i  iSq  cinse  di  mu- 
ra e  di  torri  Radicofani,  o  come  scrive 
Tolomeo  da  Lucca,  fece  il  girone  o  cas- 
sero, che  munì  di  torri. PressoCastel  Mor- 
rò esisteva  un  fortilizio,  e  la  chiesa  par« 
rocchiale  di  s.  Andrea,  soggetti  alla  ba- 
diadiMont'Araiata.CIementelllneli  187 


RAD 
confermando  alla  badia  i  privilegi  con- 
cessi dai  predecessori,  riconobbe  i  mona  - 
ci  signori  della  metà  del  castello  di  Ra- 
dicofani, e  la  s.  Sede  debitrice  di  detto 
censo  per  l'altra  metà.  Celestino  III  nel 
1 196  a  difesa  de'monaci,  vietò  a  quelli 
della  badia  di  s.  Pietro  in  Campo  di  edi- 
ficare una  chiesa  nel  distretto  di  Radi- 
cofani.  Da  una  bolla  d'Innocenzo  III  del 
1200  si  rileva,  che  già  risiedeva  in  Ra- 
dicofani un  castellano  pontificio,  eserci- 
tandone l'uHìzio  un  accolito  ;  Rinaldi  al* 
l'annoi  ig8,n.°  25, dice  che  questo  Pa- 
pa ricuperò  Radicofani,  Acquapendente 
dagli  orvietani,  Montefiascone  e  la  To- 
scana pontificia,  e  che  cinse  di  nuove  mu- 
ra Radicofani. Narra Novaes,  che  Onorio 
musando  della  consueta  caritàdella  chie- 
sa romana,  per  sostentare  Giovanni  di 
Brenna  spogliato  del  regno  di  Gerusa- 
lemme (^.),  gli  die  in  governo  la  provin- 
cia del  Patrimonio  {f^.),  da  Radicofani 
fino  a  Roma.  Per  avere  i  sanesi  danneg- 
giato in  una  scorreria  i  sudditi  pontificii 
di  Radicofani,  Gregorio  IX  fulminò  la 
scomunica,  poi  nel  1  235facollizzò  il  ve- 
scovo di  Palestrina  ad  assolverli,  previa 
cauzione  pel  rifacimento  de'danni,  onde 
il  sindaco  del  comune  di  Siena  sborsò  a 
quello  di  Radicofani  lire  1  257.  Nel  124B 
signoreggiava  il  casserodiRadicofaniGhi- 
no  di  Tacco  da  Torri ta.  Nel  12 56  Si- 
mone Albo  castellano  di  Radicofani,  di 
Proceno  e  Acquapendente,  di  commis- 
sione avuta  da  Leone  Fortebracci  retto- 
re del  Patrimonio  di  s.  Pietro  nella  To- 
scana pontificia,  facoltizzò  i  monaci  amia  • 
tini  a  ricostruire  un  mulino  sul  Paglia, 
portato  via  dall'inondazione.  Tornati  i 
sanesi  colle  loro  masnade  a  infestare  il 
Radicofanese,  Urbano  IV  del  1 26 1 li  con- 
dannò a  pagare  alla  s.  Sede  8000  mar- 
che d'argento,  e  2000  al  comune  di  Ra- 
dicofani. Nel  distretto  di  Radicofani  era  vi 
il  feudo  Bocchette  di  Radicofani,  che  in 
parte  spettava  ai  monaci.  Nel  1276  nei 
ponlificalid'InnocenzoVeGiovanniXXI, 
insorse  lite  tra*  monaci  e  lu  ».  Sede  pei 


RAD 
duìtti  sul  castello  e  corte  di  Radicofani. 
Nel  laSa  si  trova  un  conte  in  Radicofani, 
torse  costituito  dai  monaci  per  la  loro 
porzione.  ÌNel  i  294}  come  io  altri  prece- 
denti tempi,  i  monaci  riceverono  dalla 
camera  apostolica  il  censo  delle  6  marche 
d'argento;  allora  era  castellano  e  gover- 
natore del  Patrimonio  Foitebraccio,  che 
abitava  il  palazzo  del  vicario  di  Radicofa- 
ni. Avendo  i  sanesi  di  nuovo  gravemente 
diinneggialo  il  territorio  di  Radicofani, 
delio  stato  della  chiesa  romana,  Bonifacio 
Vili  nel  laggcomandòai  signori  di  Nove 
(liSienadi  pagare  alla  camera  apostolica 
Id  multa  imposta  da  Urbano  IV, edi  com- 
porsi col  comunedi  Radicofani  perquella 
delle  2000  marche,  essendo  il  luogo  già 
costituito  in  comune  e  con  palazzo  civico. 
Chei  Papi  anche  dopo  la  metà  del  secolo 
XIV  seguitassero  a  tenere  giurisdizione 
in  Radicofani,  e  che  i  suoi  soldati  col  po- 
destà ne  custodissero  le  fortezze  a  spese 
comuni  coi  monaci,  lo  dimostrano  anche 
documenti  del  i  369,  esistenti  tra  le  carie 
<li  detta  badia,  come  afferma  Repetti  al- 
l'articolo/?ac?/cq/^'j/,  nell'importanteZ^t- 
zionario  della  Toscana.  Dai  medesimi 
«i  rileva,  che  il  Papa  teneva  soldati  di 
guardia  pure  alla  Rocchetta,  onde  i  mo- 
naci per  non  sopportar  l'aggravio  dello 
stipendio  loro  spettante,  cederono  alla  s. 
Sede  il  diritto  di  abbattere  e  diroccare 
quel  fortilizio.  Pochi  anni  avanti  i  fuo- 
rusciti di  Radicofani,  senza  urtare  l'au- 
torità papale,  tentarono  di  togliere  la  lo- 
ro patria  alla  giurisdizione  de'monaci  a - 
miatini  e  sottometterla  alla  repubblica 
sanese,  tranne  la  rocca  e  il  cassero,  e  di 
ubbidirle,  salve  le  ragioni  del  Papa  e  del 
capitano  del  Patrimonio  di  s.  Pietro  in 
Toscana,  obbligandosi  i  radicofanesi  di 
mandare  a  Siena  per  s.  Maria  d'agosto 
un  palio  di  seta  del  valore  di  1  5  fiorini. 
Leggo  in  Novaes,  che  nel  1 4  •  '  essendosi 
accesa  guerra  tra'saoesi  e  Ladislao  re  di 
Napoli,  appena  entrato  in  campo  il  fa- 
moso generale  Tartaglia  prese  il  castello 
eli  Radicofimi,e  messo  che  l'ebbe  a  sacco 


RAD  i5£ 

lo  vendè  ai  sanesi,  ai  quali  a'24  maggio 
prestarono  giuramento  di  sudditanza  i 
radicofanesi,  ottenendo  dalla  repubbli- 
ca larghi  privilegi.  Trovandosi  Giovanni 
XXllI  in  gran  bisogno  di  denaro  per  so- 
stenersi contro  Gregorio  XII  e  l'antipa- 
pa Benedetto  XIII,  ed  essendo  in  Siena, 
con  bolla  de'a-T  maggio  convalidò  tal  de- 
dizione, concedè  al  comune  per  60  anni 
in  vicariato,  da  incominciarsi  dal  \\ii, 
il  castello  e  distretto  di  Radicofani,  col- 
l'obbligo  di  pagare  alla  caraei-a  apostoli- 
ca l'annuo  censo  di  lire4o  e  per  una  vol- 
ta 6000  fiorini.  Laonde  Siena  nel  i4'7 
incominciò  l'edificazione  di  una  nuova 
fortezza  sopraRadicofani, poscia  nel  i44'^ 
fece  guastare  sotto  la  rocca  la  strada  po- 
stale che  guidava  a  Roma,  sostituendo 
l'attuale  che  passa  sotto  la  Terra  di  Ra- 
dicofani,affine  d'impedire  che  le  compa- 
gnie di  ventura,  dallo  stato  pontificio  in- 
festassero il  terriloriosanese.  Fiaalmenle 
PioIIsanese recandosi  a'2  5fcbbraioi459 
in  Siena,  le  confermò  in  perpetuo  vica- 
riato Radicofani  col  suo  distretto,  senza 
mentovar  nella  bolla  i  monaci  antichi 
padroni,  col  consueto  annuale  tributodi 
scudi  29  e  bai.  4o  per  Radicofani  e  Cam- 
porsevoli,  che  il  comune  di  Siena  pagò 
sino  al  declinar  del  secolo  passato,  come 
dichiarò  Novaes  tanto  bene  informato 
delle  cose  sanesi.  die  anche  Camporse- 
voli  fosse  dominio  della  chiesa  romana, 
lo  dissi  altrove  e  nel  voi.  VI,  p.  192,  l'i- 
cordando  l'infeudazione  che  ne  fece  Bo- 
nifacio IX dell  389.  Imperocché  fuCam- 
porsevoli  parte  del  contado  di  Chiusi,  ret- 
to prima  a  cou)une  dagli  orvietani,  po- 
scia dominato  dai  Papi,  finché  Pio  li  as- 
segnò come  vicariato  perpetuo  della  s. 
Sede  il  diroccato  castello  di  Camporse- 
voli  ai  suoi  nipoti  Jacopo  e  Andrea  Pie- 
lolomini  {f''.),  da'  quali  fu  ceduto  con 
r  annuenza  dello  zio  alla  repubblica  di 
Siena  con  l'annuo  censo  di  scudi  29  da 
pagarsi  alla  camera  apostolica,  mediante 
la  sua  bolla  de'2  i  maggio  1 464>  emanata 
dai  bagni  di  Pelriolo  D'alloi  a  in  poi  Radi 


i52  RAD 

cofani  seguì  i  destini  politici  di  Siena,  sof- 
frì molto  nel  i555  allorché  Chiappino 
Vitelli  generale  di  Cosimo  I  tentò  con 
grossa  artiglieria  ogni  maniera,  sebbene 
inutilmente,  di  espugnarlo.  Caduta  però 
con  Montolcino  l'ultima  sede  de'repub- 
blicani  sanesi,  anche  gli  abitanti  di  Radi- 
cofani  a*  1 7  agosto  1 559  prestarono  giu- 
ramento a  Cosimo  1,  che  rese  più  forte 
la  fortezza sanese,  fatta  saltare  in  aria  nel 
decorso  secolo.  Nel  i58o  Gregorio  XIII 
col  granduca  Francesco  I  rinnovò  il  trat- 
tato sui  pagamento  del  censo  alla  camera 
apostolica.  Diversi  Papi  e  altri  sovrani, 
come  luogo  di  passaggio,  onorarono  di  lo- 
ro presenza  Radicofani.  Nel  voi.  LUI,  p. 
io4  ricordai  il  passaggio  nel  1798  del 
detronizzato  Pio  VI,  ed  a  p.  126  dissi 
che  vi  pernottò  a'3  novembre  i8o4Pio 
VII,  ricevuto  al  di  là  del  fiume  Paglia, 
confine  de'due  stati,  dal  senatore  Salvetti 
e  dai  dragoni  toscani,  ed  in  Radicofani 
dal  maggiordomo  Corsini, dal  nunzio  di 
Firenze,  e  dai  vescovi  di  Chiusi  e  Soana: 
nella  mattina  seguente,  dopo  celebrata  la 
messa,  benedì  dalla  loggia  della  locanda 
il  plaudente  popolo  e  proseguì  il  viaggio 
per /^/rewze. Nel  citato  voi. p.  \^\  ripor- 
tai come  Pio  VII  deportato  dai  francesi 
nel  1809  vi  ritornò  a'6  luglio,  pernot- 
tando alla  locanda,  e  nella  sera  del  7  ne 
partì;  laonde  dal  trono  di  Roma, passò 
alla  frugale  stanza  di  questa  locanda,  i 
cui  particolari  narra  il  cardinal  Pacca 
compagno  di  viaggio.  Memorie  t.  2,  e.  r. 
Nel  ridetto  voi.  p,  i  Sg,  dicendo  del  viag- 
gio del  Papa  a  Genova  nel  1  8  1 5,  indicai 
che  traversò  Radicofani  a'22  marzo,eche 
nel  ritorno  a'5  giugno  volle  rivedere  le 
stanze  in  cui  abitò  prigioniere,  regalan- 
do la  serva  che  lo  avea  assistito,coraeno- 
tò  Pacca,  Eelazione  del  viaggio  p.  124. 
RADOLOVIC  Nicolò,  Cardinale.  O- 
riundo  da  famiglia  di  Ragusi  trasferita 
in  Napoli,  nacque  in  Polignano.  Fino  dal- 
l'adolescenza die  chiari  segni  di  elevato 
ingegno.  D'  anni  22  recatosi  in  Roma, 
Ui  bano  Vili  gli  affidò  successivamente  il 


RAD 

governo  d'alcune  città,  indi  lo  fece  com- 
missario sanitario  pei  timori  dì  pestilen- 
za. Alessandro  VII  nel  1  GSq  lo  promosse 
ad  arcivescovo  di  Chieti,  ove  si  mostrò 
zelante  dell'immunità  ecclesiastica, in  di- 
fesa della  quale  più  volte  lanciò  la  sco- 
munica contro  i  governatori  della  pro- 
vincia. Adempiendo  tutte  le  parli  di  sol- 
lecito e  vigilante  pastore,  visitò  l'arcidio- 
cesi,  celebrò  due  sinodi,  perfezionò  e com  • 
pi  il  seminario,  restaurò  diverse  chiese, 
arricchì  di  preziose  suppellettili  la  metro- 
politana, fondò  un  conservatorio  alle  ver- 
gini orfane  e  sovvenne  i  poveri  con  ab- 
bondanti limosine.  Innocenzo  XII  lo  ri- 
chiamò a  Roma,  lo  fece  segretario  della 
visita  apostolica,  poi  della  congregazione, 
de' vescovi  e  regolari,  dove  meritossi  l'ap- 
plauso non  meno  della  curia,  che  de're- 
ligiosi  che  ne  celebrarono  altamente  il 
sapere;  laonde  in  premio  di  tante  bene- 
merenze, il  Papa  ai  1 4 novembre  1  699  lo' 
creò  cardinale  prete  di  s.  Bartolomeo  al- 
l'Isola, ed  in  sua  morlecon  grave  discor- 
so determinò  i  cardinali  alla  pronta  ele- 
zione del  successore.  Morì  in  Roma  nel 
1 702,  d'anni  76,  e  fu  sepolto  nel  suo  ti- 
tolo sotto  semplice  lapide  col  solo  suo  no- 
me, lasciando  delle  opere  mss. 

RADZIEJOV^SKI  oRADZIEWSKI 
Michele  Stefano  ,  Cardinale.  Nacque 
nell'omonima  contea,  feudo  di  sua  nobi- 
lissima famiglia  in  Polonia.  Caduloin  mi- 
seria per  essere  stato  il  padre  spogliato 
de'beni  dal  reGio.  Casimiro,  pel  sospet- 
to di  aver  favorito  gli  svizzeri  allorché 
ostilmente  entrarono  ne'  confini  del  re- 
gno, si  portò  a  Parigi  applicato  allo  stu- 
dio nell'università  di  Sorbona.  Tiasferi- 
tosi  in  Roma,  dopo  esservisi  distinto  pei 
suoi  talenti,  vi  prese  la  laurea  dottora- 
le. Istruito  nell'erudizione,  nella  scienza 
e  nella  cognizione  delle  lingue,  ripatriò 
quando  già  era  stato  reintegrato  nelle  so- 
stanze dai  re  Michele  e  Giovanni  III,  il 
primo  de'quali  conferitogli  un  canonica- 
to nella  cattedrale  di  Cracovia,  lo  ado- 
però in  gravissimi  affari, come  nel  conci- 


1 


RAD 

liarei  paìallni  discordi  Ira  loro. GioTan- 
ni  III  suo  zio  materno  a  compensaiae  i 
meriti  lo  nominò  ve-scovo  di  Riovia,  poi 
di  Varmia,  e  con  pontifìcia  dispensa  lo 
promosse  a  gran  cancelliere  del  regno,  ed 
a  sua  istanza  Innocenzo  XI  con  gran  pia- 
cere a'2  settembre  1 686  lo  creò  cardina- 
le prete  di  s.  Maria  della  Pace.  Da  Var- 
mia il  re  lo  fece  trasferire  all'arcivesco- 
vato primaziale  di  Gnesna,  dove  oltre  la 
sollecita  cura  che  si  prese  nel  restaurar 
le  chiese ,  fondò  una  casa  pei  sacerdoti 
della  missione,  dotandola  con  munifìcen- 
a  ,  facendo  altrettanto  coi  carmelitani 
>calzi.  Per  soccorrere  il  re  nella  guerj'a 
coi  turchi,  più  volte  portò  i  suoi  argenti 
al  nunzio  perchè  fossero  ridotti  in  mo- 
neta. Nell'elezione  del  nuovo  re,  avendo 
il  primo  luogo  nella  dieta,  mostrò  tutto 
l'impegno  per  l'esaltazione  del  principe 
di  Conty,  Io  che  fu  cagione  di  tante  dis- 
tensioni, che  poco  mancò  non  iscoppias- 
sero  in  aperta  guerra.  Ad  onta  che  dif- 
ferisse ad  altro  tempo  l'elezione,  per  se- 
dare i  tumulti  e  aumentare  il  partito  al 
Conty,  a  suo  dispetto  fu  elevato  al  tro- 
no l'elettore  di  Sassonia  Augusto  11,  con- 
Iro  il  quale  si  mostrò  tanto  avverso  sino 
ad  unirsi  al  suo  nemico  re  di  Svezia,  a- 
zione  che  irritò  altamente  Clemente  XI, 
che  gli  scrisse  risentito  breve  ,  ordinan- 
dogli di  recarsi  in  Ronia  entro  tre  mesi. 
L'effervescente  e  inconsiderato  cardina- 
le, nondimeno  si  riconciliò  col  nuovo  re 
a  LoAvicz  nel  1 699.  Influenzato  dall'acat- 
tolico re  di  Svezia,  trascurò  la  cura  del- 
l'arcidiocesi  e  forse  per  dannevole  tolle- 
ranza vi  lasciò  correre  infiniti  piegiudi- 
zi,  contrari  alle  leggi  del  regno  e  della 
cattolica  religione,  per  la  sua  conniven- 
za in  permettereai  luterani  di  congregar- 
si e  insolentire  a  danno  de' cattolici.  Iddio 
lo  chiamò  a  render  conio  nel  1 7o5,  d'an- 
ni 60,  e  fu  sepolto  nella  metropolitana 
di  Gnesna. 

RADZWIL  Giorgio,  Cardinale.  Na- 
to nel  granducato  di  Lituania,  dalla  no- 
bile prosapia  de'duchi  d'Olikae  Nieswiz, 


RAD  j53 

ebbe  la  disgrazia  di  perdere  i  genitori  di 
anni  i  2  ,  ed  insieme  la  gran  ventura  di 
abiurare  l'eresia  luterana.  Datosi  allosta- 
to  ecclesiastico  e  fatti  non  ordinari  pro- 
gressi nella  pietà  e  nelle  lettere,  fu  richie- 
sto a  coadiutore  da  Valeriano  vescovo  di 
Vilna  ormai  decrepito,  che  col  consenso 
di  re  Stefano  l'ottenne  da  Gregorio  XIII, 
però  a  condizione  che  Giorgio  senza  in- 
dugio si  trasferisse  in  Roma  a  prosegui- 
re gli  sludi,  come  eseguì  col  minor  fra- 
tello divenuto  a  suo  esempio  cattolico. 
Affidali  ambeduealla  direzione  del  p.  .\- 
chille  Gagliardi  religioso  di  sperimenta- 
ta bontà  e  dottrina,  fu  loro  assegnata  per 
estiva  abitazione  la  villa  di  Papa  Giulio 
III.  Dopo  alcuni  anni,  Giorgio  per  divo- 
zione da  Roma  si  recò  a  piedi  vestito  da 
pellegrino  al  santuario  di  Compostella, 
con  generale  edificazione. Consagrato  ve- 
scovo ,  si  adoperò  con  tutto  1'  impegno 
perchè  la  città  di  Vilna  e  la  diocesi  fos- 
sero immuni  dal  contasiio  dell'eresia,  da 
cui  coll'efllcacia  di  sue  esortazioni  ritirò 
molti  eterodossi,  con  coraggio  purgando 
una  libreria  dai  libri  contenenti  dottri- 
ne eretiche,  che  bruciò  alla  presenza  dei 
primari  settari.  Ebbe  pure  sotto  la  sua 
giurisdizione  la  Livonia,  ricuperata  dai 
moscoviti,  della  quale  da  re  Stefano  fu 
fatto  viceré  con  immenso  vantaggio  del 
cattolicismo,  abbracciato  da  parecchi  e- 
relici.  Provvide  alla  pudicizia  delle  po- 
vere vergini  e  vedove  insidiate  dai  nova- 
tori, con  fondar  monasteri  e  luoghi  pii, 
dotandoli  largamente.  Assegnò  al  colle- 
gio de'  gesuili  una  rendita  perpetua  di 
lOjOoofiorini.  Ai  ruteni  scismatici  di  sua 
giurisdizione  die  facoltà  di  tornare  alla 
comunione  della  chiesa,  o  di  andarsene 
e  perdere  i  propri  beni;  ed  agli  ebrei  di- 
strusse le  sinanoglie.  Dal  fratello*  ottenne 
l'espulsione  dal  castello  d'Olika  di  quelli 
che  si  mostravano  alieni  dalla  cattolica 
credenza.  Gregorio  XI lì  a  premio  di  tan- 
ti meriti,  a'  12  dicembre  i583  lo  creò 
cardinale  prete  di  s.  Sisto.  Dipoi  Sisto  V 
lo  trasferì  al  vescovato  di  Cracovia  col 


t54  RAF 

consenso  di  re  Sigismondo  III,  al  qua- 
le e  all'imperatore  Rodolfo  II  lo  de- 
fiulò  legato  a  Intere  per  pacificarli ,  ciò 
che  ottenne  colla  eflicace  e  principale 
cooperazione  dell'altro  legato  cardinal 
Aldobrandini ,  poi  Clemente  Vili,  con 
unire  in  matrimonio  nel  i^^i  il  primo 
colla  figlia  del  secondo.  Intervenne  ai  soli 
conclavi  d'Innocenzo  IX  e  di  Clemente 
Vili.  Tornò  in  Roma  nell'anno  santo 
1600, e  vi  fece  risplendere  nell'acquisto 
del  giubileo  la  magnificenza  e  maestà  del 
grado,  la  gravità  de'costumi  e  la  cogni- 
zione delle  lettere.  Ma  sorpreso  da  ma- 
lattia, attribuita  a  potente  veleno  datogli 
dagli  eretici,  visitato  da  Clemente  Vili, 
da  tutti  compianto  morì,  d'anni  44>^fi* 
sepolto  nella  chiesa  del  Gesù,  avanti  la 
cappella  di  S.Francesco  d'Asisi,  con  la- 
pide fregiala  del  suo  stemma  e  col  solo 
di  lui  nome. 

RAFFAELE  (s  ).  Pia  opera  istituita 
dai  celanti  e  benemeriti  sacerdoti  e  fra- 
telli conti  Luca  e  Marco  Passi  di  Bergamo, 
fondatori  pure  della  pia  opera  di  s.  Doro- 
tea(f^.).Fi\  approvala  e  lodata  da  Grego- 
rio XVI,  il  quale  concesse  indulgenze  ple- 
narie a  questa  pia  opera, con  rescritto  del 
1  Sluglio  r833,onde  mirabilmente  in  mol- 
le città  d'Italia  fiorisce,  ed  in  Roma  nel 
1846  fu  introdotta  nella  Chiesa  de'  ss. 
Carlo  e  5//7g/ode*barnabili,  dal  parroco 
p.d.  Carlo  Capelli  con  copiosi  frutti, come 
si  legge  nel  n.°63  del  Diario  di  Roma,  nar- 
rando come  i  congregati  per  la  i  ."volta  ce- 
lebrarono nella  i .'  domenica  d'agosto  la 
festa  del  glorioso  protettore  arcangelo  s. 
Radaele  (di  cui  a  Coro  degli  Angeli,  a 
Medico  e  altrove),  da  i3o  fanciulli,  che 
in  vece  di  vagare  per  le  pubbliche  vie,  si 
esercitavano  in  divote  pratiche.  Scopo  di 
questa  pia  opera  è  di  prendere  una  spe- 
ciale e  amorevolissima  cura  di  que'mi» 
«eri  garzoncelli  della  povera  plebe,  che  o 
per  impotenza,  o  per  incapacità,  o  per  in- 
curia de'genitori, crescono  del  tutto  igna- 
ri de'doveri  di  nostra  s.  religione,  non 
che  di  quelli  d'un  buon  cittadino.  Abban  • 


RAG 
donati  eglino  sin  dalla  tenera  età  alla  pro- 
pria inclinazione,  ingrandiscono  insensi- 
bilmente ne'vizi,  senza  che  mai  odano  u- 
na  voce  che  li  riprenda,  né  trovino  giam- 
mai una  mano  pietosa  che  li  tragga  dalla 
via  di  perdizione,egrindirizzi  nel  sentiero 
delle  virtù  civili  e  morali.  A  questo  gravis- 
simo male  a  meraviglia  provvede  la  detta 
pia  opera,  che  ripartendo  lo  stuolo  de'gio- 
vanetti  in  più  distinti  drappelli,  assegna 
loro  zelanti  ecclesiastici  e  secolari  col  tito- 
lo di  sorveglianti,  perchè  appunto  sorve- 
gliandoli con  singolarissimo  amore,  quasi 
fossero  loro  propri  figliuoli,  ora  gli  eccita- 
no a  portarsi  alle  pubbliche  scuoledi  ele- 
mentari istituzioni  per  esservi  istruiti,  o- 
ra  gli  stimolano  a  condursi  alle  botteghe 
per  apprendervi  un  qualche  mestiere,  ora 
gli  esortano  a  frequentar  la  parrocchia 
per  impararvi  il  catechismo,  ora  gli  al- 
lettano a  radunarsi  nell'oratorio  per  eser- 
citarvi gli  atti  delle  cristiane  virtù.  Fac- 
cia Iddio  che  il  nuovo  istituto  accenda 
sempre  più  nel  cuore  de'fedeli  lo  spirito 
di  carità,  e  che  propagato  in  altre  par- 
rocchie di  Roma  e  d'Italia,  i  buoni  ne  e- 
sultino  per  la  certa  fiducia  di  vedere  un 
giorno,  che  anche  dalla  ìnfima  classe  del 
popolo  sorgere  potranno  di  voti,  onorati  e 
utili  cittadini. Di  quanto  riguarda  questa 
pia  opera, il  regolamento,leistruzioni  per 
dirigerla  e  relative  agli  ascritti,  col  meto- 
do di  vita  cristiana  pei  fanciulli  che  ne 
fumo  parte,  ne  tratta  l'opuscolo:  Pia  a- 
pera  di  s.  RaJ^,iele  es.  Dorotea  da  iritro' 
darsi  nelle  cillàe  campagne  per  riforma- 
re il  costume,  ed educarecrislianamente  i 
fanciulli j  in  ispecie  poveri  e  abbandonali, 
Genova  i835,  tipografia  Fernando.  In 
Roma  pel  1 84^  la  pia  opera  fece  stampa- 
re la  Novena  di  s.  Rajfiele  arcangelo , 
pel  Marini. 

RAGGI  Ottaviano  ,  Cardinale.  Pa- 
trizio genovese  e  ricco^  dotato  di  virtù, 
candore  di  costumi  e  scienza,  si  portò  in 
Roma, ove  nel  16 16  Paolo  V  lo  fece  prò- 
lonotarioapostolico.  Nel  1622  dal  prelato 
bolognese  Benli  voglio  comprò  un  chien- 


RAG 

catodi  camera  ed  ebbe  la  presidenza  della 
grascia  e  poi  dell'annona,  ed  in  assenza 
delcardiual  Aldobrandinicameilengogli 
fu  sosliluito  neir  ufficio  e  incaricato  di 
gravi  incurabenze,  principalmente  l'ag- 
giustamento delle  strade  dello  stalo  per 
l'anno  santo  162 5,  che  mediante  autori- 
tà illimitata,  ad  onta  dello  scabroso  uf- 
ficio, ne  riuscì  destramente.  Con  egual  fe- 
licità compose  inCeprano  le  vertenze  in- 
sorte, tra  molti  sudditi  pontificii  e  il  con- 
testabile Colonna.  Urbano  Vili  lo  elevò 
a  uditore  generale  della  camera,  ove  si 
distinse  per  la  giustizia,  temperata  colla 
clemenza  e  carità  cui  era  naturalmente 
inclinato,  essendo  benefico  anche  cogli 
emuli.  Prediligeva  gli  uomini  pii  edotti, 
,  per  la  gran  stima  che  fece  de'letterali  di 
!  cui  fu  impegnalissimo  mecenate,  onde 
molti  gli  dedicarono  le  proprie  opere. 
Nella  carestia  del  1 63o  che  afflisse  l'Italia, 
colla  sua  previdente  industria  provvide 
Roma  di  grano,  non  che  le  città  e  pro- 
I  vincieche  ne  penuria  vano.  In  ricompensa 
di  tante  benemerenze.  Urbano  Vili  a' io 
o  16  dicembre  1641  lo  creò  cardinale 
prete  di  s.  Agostino,  conferendogli  4  pin- 
gui abbazie,  e  posto  in  diverse  congrega- 
zioni, ove  con  sincerità  e  prudenza  profe- 
riva il  suo  parere.  Nel  i643  fatto  vescovo 
d' Aleria,  ne  visitò  la  diocesi  diligente- 
mente, promovendo  nel  clero  la  decaduta 
disciplina  con  le  parole  e  coli' esempio, 
togliendo  abusi,  restaurando  e  ornando 
la  cattedrale  e  le  altre  chiese,  distribuen- 
do generose  limosine  ai  poveri,  massime 
se  vergognosi. Richiamato  in  Roma,  lasciò 
la  Corsica,  tra  il  pianto  de'suoi  diocesani  : 
dopo  fiera  burrasca  fu  accolto  in  Genova 
coi  più  grandi  onori,  ma  giunto  in  Roma 
una  febbre  violenta  lo  balzò  nella  tomba 
nel  1643,  nel  giorno  e  ora  in  cui  5i  anni 
prima  era  nato.  Fu  sepolto  nella  chiesa 
del  Gesù  innanzi  l'altare  di  s.  Ignazio  , 
sotto  iscrizione  onorevole  fregiata  delle 
insegne  cardinalizie,  postavi  dal  seguente 
nipote. 

RAGGI  LoBExzo,  Cardinale.  Geno- 


R  A  G  1 ?? 

vese  di  senatoria  famiglia,  lo  zio  cardinal 
Raggi  gli  aprì  !a  porta  agli  onori  nel  fiore 
dell'  età,  mentre  le  sue  belle  qualità  gli 
guadagnarono  il  comune  affetto.  Per  più 
giorni  sostenne  inRoraa con  applauso  una 
conclusione  di  filosofia  dedicata  al  car- 
dinal Francesco  Barberini ,  assistendovi 
quasi  tutto  il  s.  collegio.  Urbano  Vili  nel 
giorno  in  cui  esaltò  alla  porpora  lo  zio, 
d'anni  276  senza  essere  prelato,  lo  fece 
chierico  di  camera,  e  passati  1 8  mesi  pro- 
tesoriere generale  in  supplenza  di  Rapnc- 
cioli.  Neil'  esercizio  della  carica  die  tal 
saggio  di  maturo  senno,  prudenza,  vivace 
talento  e  attitudine  al  governo,  che  il  Pa- 
pa nel  1643  lo  dichiarò  tesoriere  e  pro- 
maggiordomo,  indi  maggiordomo.  Per  la 
guerra  di  Castro  trovandosi  esausto  l'e- 
rario di  moneta,  a  mezzo  di  Gio.  Battista 
suo  fratello  capitano  delle  milizie  ponti- 
ficie e  di  altri  parenti ,  fece  da  Genova 
por'.ure  in  Roma  tanta  quantità  di  de- 
naro, che  pagati  i  soldati  ne  avanzò  per 
le  altre  spese  guerresche.  Mentre  Urbano 
Vili  voleva  compensarlo  col  cardinalato, 
restò  assai  dolente  per  averglielo  impe- 
dito la  morte,  sebbene  Lorenzo  con  di- 
sinvoltura sopportò  l'avversocaso.  In  se- 
de v.qcante  vegliòalla conservazione  della 
pubblica  quiete  e  mantenne  l'ordine  tra 
le  truppe  specialmente  estere  assoldale, 
pagando  esattamente  i  frutti  de'Iuoghi  di 
monte  a  fronte  della  scarsezza  di  denaro. 
Finalmente  Innocenzo  Xa'yoltobre  1 647 
locreòcardinalediaconodis.IMariainDu- 
mnicae  nel  i65o  pro-camerlengo  in  luo- 
go dell'assente  cardinal  Barberini,  co'di- 
ritti  ed  emolumenti  annessi.  Filippo  IV 
lo  nominò  alla  chiesa  di  Salerno,  poi  a 
quella  di  Taranto,  colla  protettoriadi  Si- 
cilia. Passò  al  titolo  di  s.  Lorenzo  in  Lu- 
cina, e  nel  1680  a  vescovo  di  Palestrina, 
alla  cui  chiesa  donò  ricche  suppellettili. 
Fu  a  4  concia  vi,  favorendo  efficacemente 
l'elezione  d'Innocenzo  XI,  che  lo  destinò 
legato  di  Romagna,  provincia  che  gover- 
nò per  io  anni  con  giustizia  e  discrezione, 
ad  onta  del  suo  temperamento  caldo  che 


.56  RAG 

poco  durava, con  generale  soddisfazione. 
Morì  nel  1687,  d'anni  72,  in  Ravenna, 
assai  compianto  dai  romagnoli  che  lo  a- 
mavano  qual  padre,  celebrato  con  Elo- 
gio funebre  da  Levini,  slanapato  in  Ge- 
nova nel  1687,  che  rimarcò  i  crediti  da 
Idi  condonati ,  la  considerabile  somma 
d'oro  posta  a  disposizione  del  Papa  per 
la  guerra  d' Ungheria,  le  beneficenze  com  - 
partite  a  quasi  tutti  i  luoghi  pii  di  Roma. 
Ebbe  sepoltura  nella  basilica  di  s.  Apol- 
linare nuovo,  sulla  quale  il  nipote  ed  ere- 
de Gio.  Antonio  pose  un  monumento  con 
epitaffio. 

UAGIONE,  Ordine  etjueslre  di  Spa- 
gna, istituito  da  Giovanni  I  re  di  Leone 
e  di  Castiglia,  dopo  aver  nel  iSgo  fon- 
dalo quello  della  Colomba  (^.).  In  que- 
sto ordine  della  Ragione  non  erano  rice- 
vuti per  cavalieri  se  non  persone  di  nota 
nobiltà, che  avesseroguerreggiatopel  re, 
o  reso  ad  esso  qualche  particolare  servi- 
gio. Allorché  erano  creati  cavalieri  si  da- 
va loro  una  lancia  con  piccola  banderuo- 
la, ondedivenivano  cavalieri  banderesi^ 
cioèconseguivano  il  diritto  di  alzar  ban- 
diera per  radunare  i  loro  vassalli,  poiché 
ve  n'erano  in  altri  regni  fuori  de'nomi- 
nati.  Questa  specie  di  banderesi  furono 
anche  in  altri  stati,  massime  in  Francia, 
ove  anticamente  davasi  tal  nome  ai  soli 
gentiluomini  possessori  di  molti  feudi,  o 
che  avessero  diritto  di  spiegar  bandiera 
negli  eserciti  regi,  sotto  la  quale  milita- 
vano 5o  uomini  d'arme,  con  copioso  se- 
giiilodi  arcieri  e  balestrieri. L'ordine  poi 
si  estinse,  e  ne  parlano  Giustiniani,  Hist. 
degli  ord.i  ed  il  p.  Helyot,  Storia  degli 
ordini. 

RAGUSI  o  RAGUSA  [Ragusin).  Cit- 
là  con  residenza  vescovile  di  Dalmazia, 
capoluogo  del  circolo  omonimo,  sull'A- 
driatico a  65  leglte  daZaru, a  pie  del  mon- 
te Sergio  sopra  una  piccola  penisola  che 
vi  forma  due  porti  ampi  e  comodi.  Non 
è  grande,  ma  è  circondata  da  doppia  cin- 
ta di  grosse  mura,  con  bastioni,  torri  e 
due  porte;  quella  di  Pille  al  nord,  che 


Rag 

conduce  dal  sobborgo  di  questo  nome  al 
forte  s.  Lorenzo,  situata  sopra  uno  sco- 
glio di  mare;  e  quella  di  Ploce  all'ovest, 
facente  comunicare  il  sobborgo  omoni- 
mo col  forte  Mollo;  dirimpetto  a  questo 
ultimo  i  francesi  eressero  un  3.°  forte, 
suH'isoletta  Lacroma.  Ragusa  è  inoltre 
difesa  dal  forte  che  i  francesi  edificaro- 
no sulla  sommità  della  montagna  sco- 
scesa di  Sergio,  ed  al  quale  aveano  dato 
il  nome  di  forte  Napoleone.  Le  strade  so- 
no anguste,  tranne  quella  che  percorre 
la  città  dal  nord  al  sud;  le  case  assai  ben 
fabbricate  sul  gusto  italiano.  Il  palazzo 
del  governo,  la  cattedrale  e  alcune  altre 
chiese,  sono  i  soli  edifizi  notabili;  belli 
sono  i  suoi  cantieri  da  costruzione.  La 
cattedrale  è  buon  edificio  dedicato  alla 
B.  Vergine  Assunta, con  cura  parrocchia- 
le esercitala  per  4  sacerdoti  cooperato- 
ri, e  battisterio,  eh 'è  l'unico  della  città. 
Tra  le  reliquie  è  in  gran  venerazione  il 
corpo  di  s.  Biagio  vescovo  e  martire,  pa- 
trono della  città;  l'episcopio  è  alquanto 
distante  dalla  cattedrale.  Il  capitolo  ha 
due  dignità  e  per  i.'  il  preposto,  4  ca- 
nonici, altrettanti  vicari,  con  altri  preti 
e  chierici  addetti  al  divino  servigio.  Vi 
sono  3  altre  cliiese  parrocchiali,  la  col- 
legiata di  s.  Biagio,  3  conventi  di  reli- 
giosi, una  confraternita,  l'ospedale,  l'o- 
spizio de'trovatelli:  dall'ultima  proposi- 
zione concistoriale  si  apprende  che  man- 
cava di  seminario  e  del  monte  di  pietà. 
Vi  è  pure  una  chiesa  greca  ed  una  si- 
nagoga. 1  liguorisli  sono  incaricati  della 
pubblica  istruzione,  per  la  quale  vi  è  il 
ginnasio  e  la  scuola  normale;  ev  vi  uno  sta- . 
bilimento  sanitario, il  lazzaretto,  alquan- 
te fabbriche  di  stoffe  di  seta  e  di  tessuti 
di  lana.  Fa  un  commercio  considerabile 
di  trasporto  tra  il  Levante  e  l'Italia.  Fu 
patria  di  moltissimi  uomini  illustri,  fra 
i  quali  del  celebre  matematico  Boscovich 
gesuita, di  cui  il  mausoleo  si  eleva  nella 
cattedrale,  di  Zamagna  traduttore  d'O- 
mero, di  Stay,  di  Cunich,  di  Baglivi,  di 
Resti  e  di  altri  sommi  letterati  e  poeti, 


RAG 

come  della  famiglia /?rt^o/ot'/c/t,  che  die 
un  cardinale  al  s. collegio,  e  diGio.  Fran- 
cescoGondola  autore  i.\eì\' Omanide poe- 
ma slavo;  alili  in  questa  lingua  avendo- 
ne composti  diversi  illustri  ragusei,  ed 
anche  poemetti  satirici,  burleschi,  di  e- 
gloghe,  idilii,  canzoni.  Ragusa  ebbe  pure 
pregiati  istorici,  antiquari,  biografi,  me- 
dici, filosofi,  teologi,  canonisti  autori  di 
belle  opere^  onde  con  ragione  fu  delta 
Ragusi  ['Alene  delP  Jlliria.  Ne  celebra  i 
vanti  il  p.  A  ppendini  delle  scuole  pie,  nel- 
le Notizie  ìstorico' cri  lidie  sulle  anlichità, 
storia  e  letteratura  dei  Ragusei,  e  dedi- 
rate  all'eccelso  senato  della  repubblica 
di  Ragusa,  ivi  i8o3.  Queste  si  leggono 
con  piacere,  anche  dopo  i  molteplici  eru- 
diti e  dotti  lavori  di  Cervario  Tubero- 
ne,  di  Mauri  Orbìni,  di  Luccari,  di  Ra- 
gnina,  di  Razzi,  di  Bauduri,  di  Resti,  di 
Giorgi,  di  Cerva  e  di  Dolci.  Ih  esse  si  trat- 
ta delle  anlichità  dell'illiricaEpidauro, 
i  cui  avanzi  sodo  nella  prossima  peniso- 
la, nel  villaggio  detto  T^ecchia  Ragusi^ 
ov'è  un  altro  comodo  porlo.  Egli  vuole 
che  lutto  quello  che  intorno  a  Cadmo  e 
alla  moglie  Armonia  dopo  la  fuga  da  Te- 
be, gli  autori  lasciarono  scritto,  avvenis- 
se De'contorni  d'Epidauro  e  nel  pianodei 
Canali  centro  dell'antica  Enchelia  o  Il- 
lirico propriamente  detto;  che  da  una  co- 
lonia di  greci  Iaconi  fosse Epidauro fonda- 
ta, e  che  in  fine  divenisse  colonia  roma- 
na.Discorre  della  lingua,  de'costumi,  del- 
l'antica religione,  della  conversione  al 
cristianesimo  degli  epidauri,  de'vari  sac- 
cheggi e  della  distruzione  di  quella  no- 
bilissima città. 

Dopo  che  Epidauro  fu  presa  dagli  sla- 
tini, col  massacro  e  la  schiavitù  di  molti 
de'suoi  abitanti, quelli  che  poterono  sal- 
varsi si  ritirarono  sopra  uno  scoglio,  ove 
nel  656  fondarono  Ragusa,  la  quale  do- 
po la  rovina  di  Salona  fu  per  qualche 
tempo  la  sola  metropoli  civile  della  Dal- 
mazia (/^.),  onde  sempre  più  i  ragusei, 
pel  loro  fervido  zelo  per  la  religione  cat- 
tolica, per  la  legislazione  e  forma  di  go- 


RAG  1 57 

verno  aristocratico,  per  la  loro  coltura, 
divennero  celebri  pel  terrestre  e  marilli- 
mo  commercio,  facendo  incidere  nelle  lo- 
ro monete  le  figure  del  Salvatore  in  pie- 
di, e  quella  di  s.  Biagio  in  abito  ponti- 
ficale e  in  alto  di  benedire.  liagusa  dopo 
essersi  emancipa  la  dagl'imperatori  greci, 
che  ne  a  veano  ricevuto  il  dominio  dai  ro- 
mani, si  eresse  in  repubblica,  e  benché 
piccola  divenne  celebre  per  tulli  gli  ac- 
cennati elementi.  Il  p.  Appendini  sostie- 
ne, chei  ragusei  ebbero  intimi  efrequenli 
rapporti  coi  veneziani,  ma  che  di  essi 
giammai  non  furono  sudditi.  Certo  è  che 
ne'priroi  del  secolo  Xll  recandosi  a  Co- 
stantinopoli il  nuovo  patriarca  Tommaso 
Morosini  colla  flotta  de'suoi  veneti,  di  cui 
avea  il  coniando  nel  tragitto,  viaggio  fa- 
cendo sottomise  Ragusa,  la  quale  preferì 
il  patrocinio  della  potente  repubblica  di 
Venezia  alle  interne  zulle  da  cui  allora 
era  lacerata, perdispularsi  dalle  famiglie 
più  autorevoli  la  signoria  della  patria, 
come  attesta  Engel  nella  Storia  della  re- 
pubblica  di  RagusijWtnna  1807.  Que- 
sta repubblica  formavasi  pressoché  dal 
circolo  di  Ragusa,  isolato  dal  resto  del 
regno  di  Dalmazia,  tra  la  Turchia  euro- 
pea e  l'Adriatico  da  per  tutto  altrove.  Si 
compone  d'una  lingua  di  terra  rinserrata 
tra  il  mare  e  una  catena  dì  montagne, 
e  di  parecchie  i»ole,  tra  le  quali  primeg- 
giano Cursola,  Meleda,  Lagosta,Giupa- 
na,MezzoeCalaraata.Ha  9  distretti,  cioè 
Canali,  Breno,  Ombla,Malfi,Valdinoce, 
Canosa,Prinioria,  Stagno  PiccolOjC  Pun- 
ta, con  23  comuni,  comprese  le  isole,  a- 
bitati  a. tempo  della  repubblica  da  circa 
80,000  persone.  Ha  molti  porti  di  mare 
formati  dalla  natura, suoloper  lo  più  cal- 
care e  pietroso,  con  valli  coltivatissime. 
Inoltre  la  repubblica  di  Ragusa  per  man- 
tenersi indipendente  pagò  lievi  tributi  ai 
turchi  ed  ai  veneti,  non  prendendo  mai 
parte  alle  guerre  tra  le  due  potenze,  ciò 
che  giovò  a  Ila  sua  durala.  Quando  la  cri- 
stianità era  minacciata  dagli  ottomani, 
tuttavia  all'appello  di  Pio  li,  uelcongret- 


m 


RAG 


so  di  Mantova  e  pei  che  Ragusa  era  in  pe- 
ricolo d'essere  conquistata,  si  collegò  alle 
altre  nazioni  nel  1^60,  promettendo  con- 
corrervi  coi  richiesti  aiuti.  Nel  i634  e 
nel  1667  soggiacque  a  rovine  pei  terre- 
moti che  la  funestarono,  più  delle  altre 
volte.  Nel  1 697  fu  presa  dai  francesi,  che 
poi  l'abbandonarono.  Essendosi  obbliga- 
ta di  pagare 5oo  annui  ungheri  all'im- 
peratore di  Germania,  per  essere  protet- 
ta dalle  molestie  de'lurchi,  nel  1701  a 
mezzo  di  ClementeXI  fu  dispensata,  sen- 
za che  venisse  meno  tal  patrocìnio.  Nel 
1797  i  francesi  portarono  la  guerra  an- 
che in  questo  paese,  e  soppressero  la  re- 
pubblica di  Ragusa  nel  1798,  e  definiti- 
vamente se  ne  impadronì  il  general  Mar- 
mont a'i4  agosto  1807,  per  cui  Napo- 
leone elevò  Ragusa  a  ducato  e  ne  conferì 
il  titolodiducaa  detto  generale,  poi  ma- 
resciallo di  Francia,  morto  nel  i852  iu 
Venezia.  Riunita  Ragusa  al  regno  d'Ita- 
lia, poco  dopo  lo  fu  alle  provincie  illiri- 
chesottoil  dominio  dell'impero  francese, 
quindi  i  russi  uniti  ai  montenegrini  as- 
sediarono Ragusa  e  arsero  i  sobborghi; 
ma  dopo  I  3  giorni  di  bombardamento, 
furono  costretti  levarne  l'assedio  per  l'a  v- 
"vicinamento  d'una  divisione  francese  co- 
mandala dal  general  Molitor.  Nel  i8i4 
venne  tutto  il  circolo  in  potere  dell'Au- 
stria. 

La  sede  vescovile  d'Epidauro,  fondala 
ne'primi  secoli  della  Chiesa,  dice  Com- 
raanville  che  fu  trasferita  in  Ragusa  nel 
VII, quindi  per  esservisi  rifugialo  nel9go 
l'arcivescovo  di  Dioclea,  nel  seguente  se- 
colo il  vescovo  divenne  arcivescovo,  con- 
fermato dal  Papa,  malgrado  le  opposi- 
zioni degli  arcivescovi  di  Spalatro  e  di 
Antivari.  Farlato,  Illyricì  sacri,  chiama. 
antichissima  la  sede  d'Epidauro,  facendo 
menzione  s.  Gregorio  l  nelle  sue  epistole 
del  vescovo  Fiorenzo;  che  fu  prima  suf- 
fraganea  di  Salone,  poi  di  Spalatro,  indi 
trasferita  in  Ragusi  ottenne  la  dignità 
metropolitica.  In  seguilo  le  furono  as- 
segnate per  sufFragaoee  le  sedi  vescovili 


R.\G 
di  Trebigno,  Marcana,  Stagno,  Narenla, 
Cursola, Risano. Il p.  Appendini  avverte, 
che  anche  dopo  lo  smembramento  eccle- 
siaslico  della  provincia  della  Dalmazia 
romana,essendosuccedutaaSalona,cioè 
dopo  l'istituzione  di  altri  arcivescovati, 
il  metropolita  ragusino  non  ebbe  alcuna 
dipendenza  dal  patriarca  di  Grado  e  dal- 
l'arcivescovo di  Spalatro  come  primate, 
ma  dal  solo  Papa.  Di  molli  illustri  arci- 
vescovi parlai  in  più  luoghi ,  poiché  la 
maggior  parte  furono  eccellenti  perso- 
naggi,onde  i  Papi  gl'impiegaronoin  gra- 
vi alFari  :  di  4  arcivescovi  parlai  airar-" 
liccio  Recanati.  Il  b.  cardinal  Giovan- 
ni Domenici  [F.),  da  Gregorio  XII  fu 
fatto  arcivescovo,  indi  lo  nominò  a  rap- 
presentarlo al  concilio  di  Costanza  (^•), 
e  gli  ri  uscì  con  altri  persuaderlo  di  ri- 
nunziare il  papato:  nel  1882  Gregorio 
XVI  ne  riconobbe  il  culto  immemora- 
bile, ed  i  Bollandisti  ne  pubblicarono  la 
■vita  a' IO  giugno.  Giannangelo  Medici, 
Paolo  III  lo  creò  arcivescovo  e  cardina- 
le, poscia  nel  1 559  divenne  ^^^  ^^  i^-)' 
Questo  Papa  fece  amministrare  l'arcive- 
scovato di  Pisa  da  Lodovico  Beccadelli 
bolognese  arcivescovo  di  Ragusi:  ^u  im- 
piegato in  gravi  affari,  e  nel  i8o4in  Bo- 
logna si  pubblicarono,  Monunientidi  va- 
ria  letteralura,  tratti  dai  suoi  mss.  e  de- 
dicati all'odierno  cardinal  Opizzoni  arci- 
vescovo di  quell'illustre  città.  Clemente 
XI  benché  si  fosse  adoprato  in  favoredel- 
la  repubblica  di  Ragusi, nel  1710  forte- 
mente  con  essa  si  lamentò  per  aver  cac- 
ciato dalla  città  d.  Michele  Manzolinì  vi- 
cario generale  dell'arcivescovo,  e  per  al- 
tre offese  fatte  alla  immunità  ecclesiasti- 
ca. Neil'  islesso  tempo  prevenne  il  senato 
di  aver  ordinato  all'arcivescovo  di  pro- 
cedere a  norma  de' .sagri  canoni  contro  i 
colpevoli,  e  perciò  l'invitava  ad  evitare 
il  giudizio  ecclesiastico.  Nel  171  i  altri 
rimproveri  Clemente  XI  diresse  ai  sena- 
lori,  per  avere  violata  nuovamente  l'im- 
munità della  Chiesa,  coll'espulsione  di 
due  benedettini;  assegnò  ai  senatori  3 


RAI 
mesi  per  riparare  al  mal  fatto  e  dare  sod- 
disfazione alla  Chiesa,  altrimeoli  avreb- 
be proceduto  secondo  le  censure  prescrit- 
te dai  canoni  :  nel  seguente  anno  la  re- 
pubblica eseguì  quanto  bramava  il  Pa- 
pa. Le  Notizie  di  Roma  riportano  i  se- 
guenti arcivescovi  e  vescovi.  I  72^  Fr.  Fi- 
lippo Yturbide  carmelitano  di  Tudela, 
traslato  da  Sida  in  parùbus.  lyaS  Fr. 
A  Dgelo  Franchi  minore  osservante  d)Ra-> 
gusi.  1752  Fr.  Giacinto  M.'  Milcovich 
,     domenicano  di  Ragusi,  trasiato  da  Sta- 
gno,  1757  Fr.  Arcangelo  Lupi  domeni- 
cano di  Raglisi.  1767  Nicola  Pugliesi  di 
Ragusi,  traslato  da  Nicopoli.  1777  Gre- 
gorioLazzari  benedetlinodiRagusi.  i  7^2 
Fr.  Luigi  Spagnoletli  minore  osservan- 
te di  Stagno.  1800  Nicola  Bani  di  Ra- 
gusi, ultimo  arcivescovo.  Divenuta  la  se- 
de vacante,  l'imperatore  d'Austria  Fran- 
cesco 1  domandò  a  Pio  VII  di  poter  no- 
i     minare  i  vescovati  delle  repubbliche  dì 
'     Venezia  e  di  Ragusi,  ma  il  Papa  solo  Io 
concesse  per  privilegio  e  indulto  aposto- 
lico della  bolla  Nihil  Romani  Ponli/ice.f, 
de'3o  settembre  iHìj,  Buil.  cont.l.  i  4, 
p.  389,  colla  clausola  »  che  la  nomina 
si  facesse  nel  tempo  stabilitodat  diritto, 
ed  i  nominati  per  ottenere  l'istituzione  ca- 
nonica dovessero  adempire  a  tuttequel- 
le  cose  alle  quali  per  legge  e  consuetu- 
dine erano  obbligali."  Dipoi  ad  istanza 
del  medesimo  imperatore,  la  s.  Sede  di- 
chiarò Ragusi  sede  vescovile  e  lafecesuf- 
fraganea  della  metropoli  di  Zara.  Dopo 
lunga  sede  vacante,  Pio  Vili  a'5  luglio 
i83o  preconizzò  vescovo  Antonio  Giu- 
riceo  di  Veglia;  e  per  sua  morie  Gre- 
gorio XVI  nel  1843  dichiarò  l'attuale 
ing.^  Tommaso  Jederlinich  diVeglia  pro- 
fessore di  teologia.   Ampia  è  la  diocesi, 
comprendendo  5  isole  e  altri  luoghi.  O- 
gni  nuovo  vescovo  è  lassato  in  fioriuÌ2oo, 
ascendendo  le  rendile  della  mensa  a  scu- 
di 2800. 

RAIMONDI  GiovA!«!ii,  Cardinale.  Dei 
conti  di  Comminges  e  perciò  chiamalo 
pure  con  tal  Dome;  alla  Dobiità  ddiapro- 


RAI  1 59 

sapie  seppe  unire  candore  di  costumi  e 
straordinaria  prudenza,  che  gli  merita- 
rono il  vescovato  di  Maguelone,e  fregia  • 
to  di  tal  dignità  fu  al  concilio  generale  di 
Vienna.  Trasferito  a  Tolosa,  ne  divenne 
il  i.°  arcivescovo  e  vi  celebrò  il  sinodo. 
Indi  Giovanni  XX 11  a' 18  dicembre 1 327 
lo  creò  caidinale  prete  di  s.  Vitale,  poi 
vescovo  di  Portoedi  Sabina;  per  sua  mor- 
te fu  eletto  in  successore,  a  patto  che  giu- 
rasse di  non  partire  da  Avignone,  e  nou 
restituisse  a  Roma  la  residenza  papale, 
come  toccai  ne'vol.  Ili,  p.  1  78,  V,  p.  6.  Il 
magnanimo  cardinale,  oife^oda  tali  bia- 
simevoli condizioni,  rispose  essere  inde- 
gno QOD  meno  del  suo  rango  che  del  suo 
carattere  l'ascendere  alla  suprema  digni- 
tà della  Chiesa  con  promessa  tanto  incou- 
venienle  e  uregolare;  protestando  che  a- 
vrehbe  anche  rinunziato  il  cardinalato, 
anziché  ammelteie  trattato  alcuno  o  sti- 
pular convenzione  per  e<seie  eletto  Pa- 
pa ,  essendo  la  lontananza  della  s.  Sede  da 
Roma  troppo  funesta  alla  Chiesa;  laonde 
con  immortal  sua  gloria  rinunziando  il 
pontificato  contribuì  alla  creazione  di 
Benedetto  XII, e  intervenne  poi  a  quella 
di  Clemente  VI.  Portandosi  Alfonso  IV 
re  d'Aragona  con  gran  comitiva  ad  Avi- 
gnone,  il  cardinale  con  22  colleglli  l'in- 
contrò al  passo  del  fiume  Drosne,  e  nel- 
r  ingresso  d'  Avignone  gli  fu  a  lato  col 
cardinal  Napoleone  Orsini.  In  concistoro, 
e  alla  presenza  di  Clemente  VI  acremen- 
te rimproverò  il  cardinal  Talleyrand  de 
Perigord,  imputandolo  di  aver  cospirato 
alla  morte  d'Andrea  re  di  Napoli, come 
zio  di  Carlo  Durazzo  pretendente  a  quel 
regno,e chiamandolo  traditore dellaChie- 
sa.  Morì  nel  i  348  o  i349  '1  §''8n  ripu- 
tazione, ordinando  nel  testamento  che  si 
fondasse  un  monastero  di  200  vergini 
colla  regola  di  s.  Agostino,  in  onore  di  s. 
Pantaleone  martire,  il  cui  braccio  donò, 
con  I  2  canonici  regolari  pei  divini  uffici. 
R  A I MONDO  DI  Penxafobt  (*.).  Nac- 
que nel  proprio  castello  di  questo  nome,iu 
Catalogna,  nel  1 1 7  5.  La  sua  famìglia  di- 


i6o  RAI 

scendeva  dai  couli  di  Barcellona,  ed  era 
stielta  di  sangue  alla  casa  reale  di  Ara- 
gona. Raimondo  fece  sì  rapidi  progressi 
nello  studio,  che  all'età  di  20  anni  inse- 
gnò  fllusoHa  a  Barcellona  ;  ciocche  fece 
gratuitamente  e  con  somma  riputazione. 
In  età  di  3o  anni  si  recò  a  Bologna  per 
perfezionarsi  nello  studio  del  diritto  ca- 
nonico e  civile,  e  ricevuto  in  quali*  uni- 
versità il  grado  di  dottore,  v'insegnò  eoa 
pari  zelo  e  disinteresse,  couieaveva  fatto 
in  patria.  Berengario  vescovo  di  Barcel- 
lona, reduce  da  Roma  nel  i  2  19,  lo  tolse 
ai  bolognesi ,  lo  fece  canonico  della  sua 
cattedrale,  e  gli  confeiì  successivamente 
le  dignità  di  arcidiacono,  di  gran  vicarfo 
e  d'uifiziale.  Raimondo  era  l'esempio  di 
tutto  il  clero  di  Barcellona  colla  pratica 
di  tutte  le  virtù,  distinguendosi  special- 
mente per  fervore,  tuodeslia,  zelo  e  cari- 
tà verso  i  poveri.  A  vendo  (atto  conoscen- 
za co'fra  li  del  l'ordine  de'predicatori  stabi- 
liti a  Barcellona,  ne  prese  l'abito  nel  1 222, 
8  mesi  dopo  la  morte  del  fondatore  s.  Do- 
menico.Egli  volledipendere  in  tutto  dalla 
Tolonlà  del  suo  direttore,  e  lo  pregò  d'im- 
porgli  qualche  penitenza  con  cui  espiare 
le  vane  soddisfazioni  che  qualche  volta 
avea  preso  nell'insegnare.  Gli  fu  pertanto 
ordinato  di  comporre  una  raccolta  di  ca- 
si di  coscienza  per  istruzione  dei  confes- 
sori. Questa  raccolta  è  detta  la  Somma 
di  s.  Raimondo,  ed  è  la  prima  opera  che 
sia  stata  scritta  in  questo  genere.  Egli  si 
dedicò  con  ardore  alla  salute  delle  ani- 
me ,  e  si  adoperò  alla  conversione  degli 
eretici,  dei  giudei  e  dei  mori,  predicando 
ne'diversi  regni  di  Spagna.  Ebbe  l'inca- 
rico di  predicare  la  crociata  contro  i  mo- 
ri, locchè  eseguì  con  tanto  zelo,  che  si  può 
dire  aver  egli  data  la  prima  scossa  alla 
formidabile  potenza  di  quegl'infedeli.  Nel 
i23o  Papa  Gregorio  IX  lo  chiamò  a  Ro- 
ma, lo  fece  suo  confessore  e  penitenziere,  e 
gli  commise  il  grave  incarico  di  raccogliere 
i  decreti  dei  Papi  e  dei  concilii  dopo  l'an- 
no I  i5o  ,  ove  finiva  la  compilazione  di 
Graziano.  Raimondo  spese  3  anni  nel  fare 


RAI 

questa  collezione,  conosciuta  sotto  il  no- 
raedi  Decrelnli[F.),G\\  Papa  ordinò  che 
fosse  seguita  in  tutte  lescuole  ene'tribu- 
uali.  Lo  stesso  Gregorio  IX  nel  1 235  no- 
minò Raimondo  all'arcivescovato  diTar- 
ragona;ma  l'umile  religioso  ottenne  col- 
le sue  preghiere  di  essere  esonerato  da 
tale  dignità,  e  col  consenso  del  Papa  ri- 
tornò in  patria,  ove  riprese  i  suoi  primi 
esercizi,  e  volle  fare  un  secondo  novizia- 
to.Nel  capitolo  tenuto  in  Bologna  nel  1 238 
fu  eletto  3."  generale  del  suo  ordine,  né 
valsero  le  sue  preghiere  per  ischermirsi  da 
questa  carica;  sicché  gli  convenne  cede- 
re e  soltomettervisi  per  obbedienza.  E- 
gli  fece  a  piedi  la  visitadelle  case  del  suo 
ordine,  senza  punto  scemare  le  sue  auste- 
rità, né  ommettere  alcuno  de'suoi  ordi- 
nari esercizi.  Sua  primiera  cura  fu  d'in- 
spirare a'suoi  figli  spirituali  l'amore  del- 
la regolarità,  della  mortificazione,  dell'o- 
razione ,  e  soprattutto  della  predicazio- 
ne. Diede  miglior  forma  alle  costituzioni 
del  suo  ordine,  e  rischiarò  con  annota- 
zioni alcuni  passi  che  offrivano  qualche 
oscurità  :  questa  opera  fu  approvata  in 
tre  capitoli  generali.  In  quello  tenuto  a 
Parigi  nel  1 239,  fece  decretare  che  si  do- 
vesse ricevere  la  dimissione  d'un  superio- 
re che  producesse  giuste  ragioni  per  ot- 
tenerla; quindi  Tanno  appresso  rinunziò 
il  generalato  a  motivo  della  sua  età  trop- 
po avanzata.  Sempre  acceso  di  zelo  per 
la  salute  delle  anime  ,  ripigliò  i  suoi  la- 
vori evangelici,  e  colla  mira  di  agevola- 
re la  conversione  degl'  infedeli ,  mosse  s. 
Tommaso  a  scrivere  il  suo  celebre  trat- 
tato contro  igentilij  introdusse  inoltre  lo 
studio  della  lingua  araba  ed  ebraica  in 
molti  conventi  del  suo  ordine,  e  ne  fece 
fondare  due  tra'morijl'unoa  Tunisi,  l'al- 
tro a  Murcia.  11  viaggio  che  Raimondo 
fece  a  Maiorica  con  Giacomo  I  re  d'  A- 
ragona,  gli  porse  occasione  di  consolida- 
re la  fede  cattolica  in  quell'isola;  poi  ri- 
tornò prodigiosamente  a  Barcellona, men- 
tre il  re  non  voleva  lasciarlo  partire.  Sen- 
tendo frattanto  il  santo  uomo  avvicinarsi 


RAI 
il  suo  fine,  vi  si  preparò  con  raddoppia- 
mento  di  fervore,  consacrando  i  giorni  e 
le  nolti  negli  esercizi  della  penitenza  e 
dell'orazione.  Durante  1'  ultima  sua  ma- 
lattia, i  re  di  Casliglia  e  d'Aragona,  Al- 
fonso X  e  Giacomo  I,  lo  visitarono  con 
tutta  la  loro  corte,  e  si  riputarono  felici 
di  riceverne  la  benedizione.  Finalmente 
morì  nel  centesimo  anno  di  sua  vita  a'6 
gennaio  1270  ,  dopo  d'essere  stalo  mu- 
nito dei  ss.  Sagramenti.  Moltissimi  mi- 
racoli furono  da  Dio  operali  al  suo  se- 
polcro, parecchi  de'quali  sono  riferiti  nel- 
la bolla  della  sua  canonizzazione,  datada 
Clemente  VI  11  neh  601.  Clemente  X  fis- 
sò la  festa  di  s.  Raimondo  di  Penuafort 
ai  2 3  di  gennaio.  Innocenzo  XI  nel  1687 
concesse  lo  stesso  uffizio  prescritto  da 
Clemente  X,  e  col  rito  doppio  di  2.^ clas- 
se e  8.*  ai  frali  dell'ordine  della  Merce' 
de  (^•),  i  quali  già  lo  facevano  col  rito 
doppio  maggiore,  per  essere  stato  questo 
santo  loro  confondatore  con  s.  Pietro  No- 
lasco  e  il  re  Giacomo  1  d'  Aragona.  E 
notabile,  come  avvertì  Lambertini,  De 
canon,  ss.  lib.  2,  cap.  3,  n.°  4?  cbe  ili.° 
processo  fatto  dall'ordinario  per  la  cano- 
nizzazione d'un  servo  di  Dio,  fu  quello 
di  s.  Raimondo,  perchè  4  a'ioi  dopo  la 
sua  morte,  Pietro  HI  re  d'Aragona  e  il 
concilio  di  Tarragona,  ne  domandarono 
la  canonizzazione  a  Nicolò  III. 

RAIMONDO,  Cardinale.  Denomina- 
lo il  maestro  e  scrittore  apostolico,  nel 
marzo  i  1 58  Adriano  IV  lo  creò  cardina- 
le diacono  di  s.  Maria  in  via  Lata,  indi 
legato  nella  Spagna.  Aderì  allo  scisma 
dell'antipapa  Vittore  V,  quindi  sembra 
che  ravvedutosi  ritornasse  all'obbedien- 
za d'Alessandro  III,  morendo  nel  i  164. 

RAIMONDO  (s.)  NosxATo,  Cardina- 
le. V.  NoNNATO. 

RAINGARDA  (la  veo.),  vedova.  Im- 
parentata colle  principali  case  di  Alver- 
gna  e  di  Borgogna,  conobbe  fino  da  fan- 
ciulla il  nulla  delle umanegrandezze,  ed 
altro  non  sospirava  che  la  libertà  dei  san- 
ti. I  suoi  genitori  la  diedero  in  isposa  a 

VOL.  LVI. 


RAI  161 

Maurizio ,  uomo  di  nascita  illustre  e  di 

esimia  pietà,  ed  ella  adempiendo  i  dove- 
ri di  una  donna  maritata,  attendeva  agli 
esercizi  della  maggiore  divozione  ed  alle 
pratiche  di  pietà,  senza  perdere  il  tempo 
in  frivoli  divertimenti.  L'educazione  dei 
suoi  figliuoli  le  parve  mai  sempre  uno 
de'suoi  principali  doveri,  e  li  accostuma- 
va alla  temperanza ,  alla  mortificazione 
ed  alla  penitenza,  aggiungendo  forza  alle 
sue  istruzioni  co'propri  esempi.  Avendo 
adempiuto  i  doveri  della  sua  famiglia  , 
cercava  occasione  di  non  più  vivere  clie 
per  Iddio.  Una  conferenza  col  b.  Roberto 
di  A  rbrissel  le  inspirò  un  ardente  desiderio 
di  ritirarsi  nel  di  lui  monastero  di  Fon - 
tevrault.  Suo  marito,  avendo  avuta  una 
eguale  inspirazione  ,  si  pose  in  cuore  di 
andare  a  vivere  fra  i  religiosi  del  mede- 
simo ordine;  ma  la  morte  lo  impedì  di 
effettuare  il  suo  pio  divisamento.  Rain- 
garda  tostoch'ebbe  ordinati  gli  affari  del- 
la casa,  rinunziò  al  secolo,  ed  entrò  in  re- 
ligione poco  dopo  la  morte  del  b.  Roberto 
di  Arbrissel;  ma  preferì  l'altro  monaste- 
ro di  Marsignya  quello  di  Fontevrault. 
Nel  rimanente  di  sua  vita  rese  estenuato  il 
suo  corpo  colle  austerità  della  penitenza, 
e  si  adoperò  con  tutte  le  sue  forze  a  man- 
tenere quello  spirito  di  compunzione  che 
porgeva  ai  suoi  occhi  una  continua  fonte 
di  lagrime.  Serviva  alle  sorelle  con  tanta 
affezione,  come  fossestata  l'ultima  di  tut- 
te. Rendè  lo  spirilo  a  Dio  ai  24  giugno 
i  i35,dopoaverricevuloroliosantoedil 
Viatico,  ed  essersi  falla  mettere  sulla  ce- 
nere. Non  si  vede  ch'ella  sia  stata  mai  o- 
norata  di  un  pubblico  culto  per  alcun 
decreto  solenne;  ma  viene  riguardata  co- 
me santa  nell'ordine  de'cluniacensi,  e  da- 
gli scrittori  delle  vite  dei  santi  di  Alver- 
gna.  La  sua  vita  è  slata  scritta  con  mol- 
ta eleganza  da  suo  figlio  Pietro  Mauri- 
zio, prima  monaco,  poscia  abbate  di  Clu- 
ny,  soprannominalo  il  VenerahUe  per  la 
santità  di  sua  vita. 

R AlNlERI  DEL  Borgo  s.  Sepolcro  (b.), 
cappuccino.  Nacque  nella  cillà  di  Borgo 
1 1 


i62  RAI 

s.  Sepolcro  in  Toscana,  tli  genitori  vir- 
tuosi e  poveri,  circa  il  1 5io,  e  ricevette  al 
sagro  fonte  il  nome  di  Santo.  L'  educa- 
zione cristiana  aiulò  s'j  bene  le  sue  felici 
disposizioni  ,  che  fin  dai  più  verdi  anni 
l'orazione  formava  le  sue  più  care  deli- 
zie. Egli  avrebbe  desiderato  di  vivere  ce- 
libe, ma  per  obbedire  al  padre  si  con- 
giunse in  matrimonio  nell'età  di  1 8  anni. 
Dio  però  permise  che  una  subitanea  mor- 
te gli  rapisse  la  sua  sposaj  laonde  sciolto 
da  questi  legami,  egli  ne  cercò  di  più  du- 
revoli,  e  postosi  in  cuore  di  abbracciare 
l'istituto  di  s.  Francesco ,  si  presentò  ai 
cappuccini  del  convento  di  Monte  Cas- 
sale, due  miglia  lungi  dalla  città,  ove  era 
solito  recarsi  ad  orare,  vi  fu  ammesso  e 
prese  il  nome  di  Rainieri.  11  demonio, 
geloso  dei  progressi  del  novello  religioso 
nella  vita  spirituale,  agitò  l'anima  di  lui 
con  violente  tentazioni;  ma  Rainieri,  colla 
resistenza  che  vi  fece,  ne  uscì  vittorioso, 
e  si  rassodò  sempre  più  nella  virtù.  Pie- 
no di  rispetto  per  la  regola  a  cui  erasi  sot- 
toposto, r  osservava  in  tutti  i  punti  col- 
la più  scrupolosa  esaltezza.  Nulla  gli  pa- 
reva impossibile  allorché  si  trattava  di 
praticar  l'obbedienza;  ed  era  tanto  umi- 
le ,  che  per  sottrarsi  ne'  suoi  viaggi  alle 
testimonianze  della  pubblica  venerazione, 
che  la  filma  della  sua  santità  gli  procac- 
ciavo, usciva  innanzi  giorno  da'luoghi  in 
cui  avea  passato  la  notte,  per  timore  che 
la  moltitudine  di  popolo  ond'era  segui- 
to, e  le  benedizioni  che  gli  si  davano  fa- 
cessero entrare  la  vanità  nel  suo  cuore. 
Lo  spirito  d'orazione  lo  innalzò  fino  ai 
rapimenti,  e  riempì  l'anima  sua  delle  più 
ineffabili  dolcezze.  Avendo  per  rivelazio- 
ne conosciuto  il  tempo  della  sua  morte, 
■vi  si  apparecchiò  con  tranquillità,  e  nul- 
la trascurò  perchè  essa  corrispondesse  al- 
la santità  della  sua  vita.  Volle  ricevere 
in  chiesa  la  comunione  in  forma  di  Via- 
tico, poi  si  recò  all'  infermeria  ,  dove  gli 
fu  amministrata  l'estrema  unzione,  e  Io 
stesso  giorno,  sul  finire  di  compieta,  re- 
se tranquillamentelospirito  alsuoCrea- 


RAM 
tore  l'annoi 589.  Il  popolo,  sapula  la  di 
lui  morte,  fece  a  gara  per  impossessarsi 
di  qualche  brano  de'suoi  abiti;  ed  il  cor- 
po medesimo  non  sarebbe  rimasto  intie- 
ro, se  il  vescovo  del  luogo  non  avesse  or- 
dinato che  venisse  rinchiuso.  L'odore  soa - 
ve  ch'egli  esalò  da  quel  momento ,  ed  i 
miracoli  operati  per  sua  intercessione  fe- 
cero pensare  di  dar  opera  alia  sua  beatifi- 
cazione. Papa  Pio  VII  approvò  il  di  lui' 
culto. 

RAlNOoRAlNERlOoRENIO,G//- 
dinale.  Fu  creato  cardinale  prete  de' ss. 
Marcellino  e  Pietro  da  Pasquale  II  del 
1099,  e  intervenne  ai  coiicilii  di  Guastal- 
la e  di  Laterano.  D'ordine  del  Papa  con- 
fermò con  giuramento  l'estorto  privile- 
gio delle  investiture  ecclesiastiche,  poscia, 
approvò  co'suoi  colleghi  residenti  in  Ro- 
ma l'elezione  di  Calisto  li  fatta  in  Clu- 
ny,  e  sottoscrisse  la  bolla  da  questi  spedi- 
ta in  Laterano  a  favore  de'vescovi  di  Cor- 
sica. 

RAJA  o  RAY.Sede  arcivescovile  del- 
la  diocesi  de'caldei, situata  a'confini  della 
Persia  nelTabarislan.Credesi  chesia  l'an  • 
tica  Ilages  de'medi,  e  Tolomeo  Seleuco 
Nicatore  passa  per  suo  fondatore,  perchè 
la  fece  ristabilire  e  ingrandire.  Fu  una 
delle  città  più  considerevoli  e  più  popo- 
late d'oriente,  dopo  Bagdad.  Registra  4 
arcivescovi  VOriens  dir.  f.  2,  p.  1292. 

RAM  Domenico,  Cardinale.  Nato  iu 
Alcanitz, castello  d'Aragona,  per  la  sua 
somma  saviezza  e  profondità  nel  diritto 
civile  e  ecclesiastico  fu  fatto  vescovo  di 
Hoesca,  poi  di  Lerida,  indi  arcivescovo 
di  Tarragona.  Morto  senza  figli  Martino 
re  d'Aragona,  ebbe  il  primo  luogo  tra  i 
giudici  per  decidere  sulla  successione  del 
regno,  a  cui  fu  nominato  l'infante  di  Ca- 
stiglia  Ferdinando  I,che  lo  mandò  am- 
basciatore ne'regni  di  Napoli  e  di  Casli- 
glia,  quindi  viceré  di  Sicilia.  Nominato 
legato  dall'antipapa  Benedetto  XIII  per 
la  convocazione  d'un  concilio  ecumeni- 
co, ben  presto  conobbe  i  sotterfugi  del- 
l'ambizioso pseudoponlefìce.Mosso  Mar* 


RAM 
lino  Vdal  suo  distinto  merito,  neh  43o 
lo  creò  cardinale  prete  de'ss.  Gio.  e  Pao- 
lo. Fu  ai  comizi  di  Eugenio  IV  che  nel 
I  443  lo  ti  a>fen  al  vescovato  di  Porto,  do- 
po averlo  il  cardinale  valorosamente  dife- 
so nel  conciliodi  Ilasilea, opponendosi  an< 
che  nei  conci  liod' A  ries  all'erronea  opinio- 
ne della  superiorità  del  conciliosul  Papa, 
con  trionfale  successo.  Pieno  di  beneme- 
renze morì  in  Roma  nel  144^)  ^'  circa 
100  anni,  e  fu  sepolto  nella  basilica  La- 
leranense,  avanti  l'altare  de'ss.  Gio.  Bat- 
tista e  Gio.  Evangelista,  con  breve  iscri- 
zione. 

RAMATA.  Sede  vescovile  di  Palesti- 
ne,  sotto  il  patriarcato  di  Gerusalemme, 
giace  alle  falde  del  monte  Efraim.  Fu  pa- 
tria di  Elcana  e  Anna  genitori  del  pro- 
feta Samuele  che  quivi  eresse  un  altare 
al  Signore,  e  di  GiosefFo  e  Nicodemo  che 
deposero  Gesù  Cristo  dalla  croce. Il  du- 
ca di  Borgogna  Filippo  vi  eresse  un  tem- 
pio ai  ss.  Quaranta  martiri,  che  die  ai 
francescani.  Altro  sontuoso  tempio  fu  e- 
difìcato  in  onore  di  s.  Gio.  Battista.  E- 
retla  la  sede  vescovile  sotto  i  crociali,  nel 
secolo  XI l  ne  fu  vescovo  Roberto  delia 
regia  stirpe  de'normanni,  ornato  di  emi- 
iienli  virili.  Terzi,  Siria  sagra  p.  2  32. 
Ramata,  Ranialen,  è  ora  un  titolo  vesco- 
vile m/7rtr/ii«^  sotto  il  patriarcato  di  Ge- 
rusalemme, ed  a'27  marzo  1846  Gre- 
gorio XVI  lo  confeiì  al  coadiutore  del 
vicario  apostolico  del  Siam  occidentale, 
alunno  del  seminario  delle  missioni  stra- 
niere. 

RAMPINO  Enrico,  Cardinale.  Di 
Tortona,  per  la  straordinaria  sua  dottri- 
na e  prudenza  nel  i4i3  fu  fatto  da  Gio- 
vanni XXIII  vescovo  della  propria  pa- 
tria,e  nel  1437  da  Eugenio  IV  di  Pavia, 
ove  si  occupò  con  istupore  universale  a- 
gli  studi  della  giurisprudenza  e  della  teo- 
logia. Trasferito  neli443  all'arcivesco- 
vato di  Milano  da  detto  Papa ,  a'  6  di- 
cembre 1446  'o  creò  cardinale  prete  di 
s.  Clemente  e  legato  di  Lombardia.  Ve- 
ro padre  de^poveri,  in  tempo  di  fame  e 


RAN  i63 

di  peste  singolarmente  distribuì  tutti  i 
suoi  denari  ai  bisognosi,  spogliando  ge- 
nerosamente l'abitazione  delle  suppellet- 
tili di  valore  e  del  vasellame  d'oro  e  d'ar- 
gento. Contribuì  a  molle  opere  pieemorj 
in  Roma  nel  i  -^oo,  d'anni  60,  sepolto  nel 
suo  titolo,  dove  sotto  l'arco  posto  al  man- 
co lato  vedesi  1'  avello  e  nel  pavimento 
l'effigie  scolpita  in  marmo  cogli  abiti  pon- 
tificali, con  lungo  epitafllo  in  versi  nella 
vicina  parete. 

RAiXALDOoRAlXALDO,  Car^mrt- 
le.  Pasquale  II  del  1  099  lo  creò  cardinale 
prete  di  s.  Clemente,  e  sottoscrisse  il  con- 
cilio Laterano  deh  i  12. 

RAiNDOALBOoRANDOALDO(b.). 
P^.  Gekma\o(s.),  martire. 

RANGERIO  o  RAUGERIO,  Cardi- 
nale. Francese  e  monaco  di  s.  Benedetto 
di  Tours,  passò  per  alcun  tempo  nel  mo- 
nastero della  Cava  presso  Salerno.  Te- 
nulo  in  grande  estimazione  da  Urbano  II 
deh  088,  lo  creò  cardinale  prete  e  verso 
ih  090  arcivescovo  di  Reggio.  Neh  091 
si  trovò  alla  solenne  dedicazione  della 
chiesa  della  ss.  Trinità  di  Cava,  fatta  dal 
Papa,  per  commissione  del  quale  consa- 
grò r  altra  chiesa  di  s.  Maria.  Dipoi  fu 
al  concilio  di  Clermont,  ed  a  quello  di 
Guastalla  deh  106.  Ignorasi  l'epoca  del- 
la sua  morte. 

Pi  ANCONE  LAyDoiTo,Cardinale.  Mo- 
denese, Urbano  II  deh  088  lo  creò  car- 
dinale prete  di  s.  Lorenzo  in  Lucina,  co- 
me fornito  di  eccellenti  talenti,  di  virtù 
e  di  cristiana  pietà.  Sottoscrisse  le  bolle 
di  Pasquale  II,  neh  106  pel  monastero 
di  s.  Egidio,  nel  i  i  07  per  quello  di  s. 
Benedetto  di  Mantova. 

RANGONl  Gabriele,  Cardinale.Nac- 
que  da  onesti  genitori  in  Chiari,  diocesi 
di  Brescia,  e  non  furtivamente  dal  conte 
Rangoni  di  Modena,  essendo  sua  madre 
di  casa  Fogliati  delle  prime  famiglie  del 
luogo.  Vestito  l'abito  francescano,  con  s. 
Giovanni  da  Capistrano  passò  in  Unghe- 
ria, dove  avendo  fatto  progressi  sotto  tal 
direttore  nelle  virtù  e  nella  scienza,  di- 


i64  R  A  N 

venuto  celebre  oraloie,  nusci  graditissi- 
mo a  re  Mattia,  il  quale  nelle  guerre  in- 
sorte tra  gli  ungheri,  i  polacchi  e  i  boe- 
mi, come  suo  indivisibile  compagno  lo 
dichiarò  consigliere  e  spedì  ambasciato- 
re ai  Papi  e  altri  principi.  Ne'  viaggi  e 
nelle  guerre  pei  di  lui  savi  e  opportuni 
consigli  ne  trasse  il  re  profìtto,  e  attri- 
buì l'esito  felice  della  vittoria  riportata 
contro  i  polacchi  e  i  boemi  presso  Urati- 
slavia.  Divenuto  vicario  del  suo  ordine 
nella  provincia  d'Austria,  Pioli  neh  460 
Io  deputò  inquisitore  della  fede  in  Boe- 
mia contro  gli  ussiti,  ove  con  rischio  della 
vita  potè  conquidere  1'  eresia  e  ridurre 
molti  al  seno  della  vera  chiesa.  Conchiu- 
se la  pace  Ira  l'Ungheria,  la  Polonia  e  la 
lioemia,  ed  in  premio  di  tante  beneme- 
renze il  re  Mattia  lo  nominò  vescovo  di 
Alba  nella  Transilvaiiia  e  Sisto  IV  l'insti- 
tuì,  trasferendolo  poi  a  Agria  ;  quindi  pei 
suoi  meriti  e  ad  istanza  di  tal  sovrano,  ai 
10  dicembre  147  7  lo  creò  cardinale  prete 
de' ss.  Sergio  e  Bacco,  chiesa  che  restaurò 
con  magnificenza  dai  fondamenti.  Venne 
spedito  legato  a  Napoli  con  gran  somma 
di  denaro,  perchè  con  re  Ferdinando  I 
si  opponesse  ai  progressi  de'turchi  e  ri- 
cuperasse Otranto,  segnando  di  croce  i 
fedeli  contro  il  comune  nemico.  Dopo 
aver  concorso  all'elezione  d'Innocenzo 
Vili,  mori  in  Roma  nel  i486  e  fu  sepolto 
nella  chiesa  di  s.  Maria  d'  Araceli,  nella 
cappella  dis.  Bonaventura  da  lui  fondata. 
Tanta  perdita  fu  assai  deplorata  per  l'in- 
nocenza de'  suoi  costumi ,  per  la  pielà , 
dolcezza  e  mansuetudine  del  carattere 
che  lo  rese  a  tutti  venerando.  Ingenua- 
mente egli  stesso  dichiarò,  che  in  3o  an- 
ni non  rammentava  di  aver  disgustato 
alcuno. 

RANGONI  Ercole,  Cardinale.  No- 
bilissimo  conte  modenese,  istruito  nelle 
scienze  da  Lelio  Giraldi,  uomo  di  quella 
erudizione  che  si  ammira  nelle  sue  opere, 
divenuto  famigliare  del  cardinal  Medici 
volevaseguirlo  in  Francia  quando  diven- 
ne prigiouiero  de'franoesi,  ma  non  gli  fu 


RAN 
accordato  pei  pericoli  cui  poteva  esporsi, 
onde  con  pena  doveva  separarsi  da  lui. 
Però  essendo  il  cardinale  fuggito  segre- 
tamente con  Ercole  a  Modena,  privo  di 
tutto,  fu  accolto  decorosamente  e  con  a- 
more  nel  suo  palazzo,  ove  la  madre  Bian- 
ca Bentivoglio  lo  ristorò  de'patiti  danni 
e  sofferenze,  subito  provvedendolo  di  ve- 
sti, denari,  cavalli  e  di  elegante  e  copio- 
so vasellame  d'argento.  Dopo  pochi  mesi 
il  cardinale  divenuto  Leone  ^,  grato  al- 
l'ospitalità edonativi  ricevuti  incasa  Rao- 
goni,  subito  lo  dichiarò  i."  cameriere  se- 
greto, indi  protonotario  apostolico,  nel 
I .°  luglio  1 5 1 7  lo  creò  cardinale  diacono 
di  s.  Agata,  e  nell'ollobreiSig  vescovo 
d'Adria.  Intervenne  alle  elezioni  d'Adria- 
no VI  e  Clemente  VII,  il  quale  nel  1  St.^ 
(non  prima,  come  con  Ughelli  riportai  a 
Modena)  lo  fece  vescovo  della  patria,  o« 
ve  nel  1527  pel  suo  vicario  Giandome- 
nico Sigibaldi  radunò  il  sinodo  diocesa- 
no e  fu  ili.°di  Modena  stampato.  Fu  an- 
cora vescovo  di  Cava  e  di  Nazareth,  lo- 
dato grandemente  dal  Bembo  e  da  altri 
scrittori  come  mecenate  de'  letterati,  di 
soavissimi  costumi,  d'indole  benigna  e  ta- 
le che  fu  tenuto  la  delizia  del  s.  collegio 
che  ne  pianse  la  morte,  che  lo  colpì  d'an- 
ni 36,nel  1 52  7, mentre  trova  vasi  prigione 
in  Castel  s.  Angelo  con  Clemente  VII, 
assediati  dall'esercito  di  Borbone.  Venne 
sepolto  nella  sua  diaconia  da  lui  magni- 
ficamente restaurata,  insieme  al  palazzo 
diaconale  ed  ai  giardini ,  senza  alcuna 
iscrizione,  come  afferma  Laurenti,  Sto- 
ria della  diaconia  di  s.  Agalaj  che  ri- 
porta i  versi  dal  cardinale  posti  sotto  l'ef- 
figie della  santa,  fatta  dipingere  sulla 
porta  maggiore.  Vedriani  ne'  Cardinali 
modenesi,  fa  menzione  del  cardinal  O- 
linipio  Rangoni  creato  da  Gregorio  IV, 
ma  non  gli  fanno  ecogli  scrittori  de'car- 
dinali. 

RANIERI,  Cardinale.  Abbate  del  mo- 
nastero de' ss.  Cosimo  e  Damiano,  fu  for- 
se creato  cardinale  da  Stefano  X  del  i  o57, 
e  nel   i  o58  fatto  vescovo  di  Palestrina 


RAN 

dall'antipapa  Benedetto  X,  come  suoa- 
deiente,  morendo  nell'ottobre,  secondo 
Card  ella. 

RANIERI  oRAlNERIO  Teodorico, 
Cardinale.  Orvietano  di  grande  spirito 
e  di  egregie  •virtù  adorno,  nipote  del  ve- 
scovo di  Piacenza  ,  priore  secolare  di  s. 
Andrea  d'Orvieto,  indi  uditore  di  rota  e 
collettore  apostolico  in  Germania,  Boni- 
facio Vili  nel  i2C)5  lo  fece  arcivescovo 
di  Pisa  e  a'4  dicembre  o  nelle  tempora 
del  1 298  creò  cardinale  prete  di  s.  Croce 
in  Gerusalemme,  e  nel  1299  vescovo  di 
Civita  Papale  o  di  Paleslrina  [V.)  e  Ca- 
merlengo di  s.  Chiesa  (f^.)-  Portò  in  A- 
vignone  la  tiara  a  Clemente  V,  alla  cui 
elezione  e  a  quella  di  Benedetto  XI  in- 
tervenne. In  Bolsena  fabbricò  la  chiesa 
di  s.  Cristina  e  il  contiguo  palazzo,  ed  una 
torre  in  Orvieto.  Dopo  avere  egregiamen- 
te quale  legato  o  rettore  governato  la 
provincia  del  Patrimonio,  mori  verso  il 
i3o6. 

RANIERI  Rodolfo,  Cardinale.  V.  i 
voi.  Ili,  p. .  46;1X, p. .  90,  3 1 3;  XLVIII, 
p.  270,  3i4,  ed  i  relativi  articoli. 

RANIERO,  Cardinale.  Cicalo  cardi- 
nale prete  da  s.  Leone  IX  del  i  049,  assi- 
stè nel  1 071  alla  dedicazione  della  chiesa 
di  Monte  Cassino  fatta  da  Alessandro  II, 
e  pel  I  /  ne  sottoscrisse  la  bolla,  ed  ebbe 
lungo  cardinalato. 

RANIERO,  Cardinale.  V.  Pasquale 
II  Papa. 

RANIERO,  Cardinale.  Urbano  II  dei 
1 088  lo  creò  cardinale  prete  de'ss.  Mar- 
cellino e  Pietro,  trasandato  da  Laderchi. 
Sottoscrisse  diverse  bolle  di  detto  Papa  e 
di  Pasquale  II. 

RANIERO,  Cardinale.  Di  Borgogna, 
nel  1  1 22  o  I  1 23  Calisto  II  lo  creò  cardi- 
nale diacono  di  s.  Maria  Nuova  e  arcipre- 
te di  s.  Chiesa.  Impegnato  partigiano  del- 
l'antipapa Anacleto  lì,  fu  fatto  arciprete 
di  s.  Maria  Maggiore,  e  fu  tra 'cardinali 
scismatici  che  scrissero  all'imperatore  Lo- 
tario II. 

RANIERO,  Cardinale.  Il  Cresceuzi, 


RAN  i65 

nella  Corona  ^//a/joWtó, pretende  che 
appartenga  alla  famiglia Crescenzi, onde 
ne  parlai  nel  voi.  XVIII,  p.  i84- 

RANIERO  ,  Cardinale.  Celestino  II 
nel  dì  delle  Ceneri  1 144  lo  creò  cardinale 
preledi  s.  Stefano  in  Monte  Celio.  Sot- 
toscrisse due  bolle  di  Lucio  II  pel  vesco- 
vo della  chiesa  Castellana  e  pei  canonici 
di  s.  Frediano. 

RANIERO,  Ctìrr^i>za/e.Di  Pavia,  Ales- 
Sandro  III  neli  171  oneli  173  lo  creò  car- 
dinale diacono  di  s.  Giorgio  in  Velabro, 
quindi  col  cardinal  Allucignoli  lo  spedi 
all'imperatore  Federico  I  in  Lombardia, 
per  prendere  il  salvacondotto  pel  Papa 
e  la  corte,  onde  convenire  insieme  in  de- 
terminato luogo,  per  trattare  e  conchiu- 
dere la  pace.  In  Modena  Cesare  accolse 
con  ogni  onore  i  legati, e  con  solenne  giu- 
ramento rilasciò  quanto  chiedevano,  do- 
po di  che  tornarono  in  Roma.  Fu  all'e- 
lezione di  Lucio  IH, che  nel 1 182  lo  tra- 
sferì al  titolo  de'ss.  Gio.  e  Paolo,  e  morì 
in  tale  anno. 

RANIERO,  Cardinale.  D'  Orvieto  e 
di  Castelvecchio  diocesi  di  Todi,  cheVin- 
cioli  chiama  Vincenzo, canonico  regolare 
della  congregazione  renana  o  di  s.  Fre- 
diano di  Lucca,  Innocenzo  III  o  Onorio 
HI  lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Lucia  ia 
Selci,  nel  12  16  vice  cancelliere  di  s.  Chie- 
sa e  nel  1220  patriarca  d'Antiochia.  Morì 
neh  221  dopo  aver  consagrato  la  chiesa 
di  s.  Frediano.  Penuolti  non  conviene  sul 
cardinalato,  e  Trombelli  non  crede  che 
Raniero  d'  Orvieto  sia  lo  stesso  che  Ra- 
niero di  Castelvecchio  governod'Orvieto. 

RANUZZI  Angelo  Maria,  Cardinale, 
Patrizio  bolognese  de'conti  della  Porret- 
ta,  compiti  con  successo  gli  studi  nell'uni- 
versità di  Padova^  viaggiò  in  diverse  par- 
ti d'Europa  per  istruzione,  e  fermatosi  ia 
Roma  si  dedicò  al  servigio  della  s.  Sede, 
venendo  deputatosuccessivameute  al  go- 
verno di  Rimiui,  Rieti,  Camerino  e  An- 
cona, ove  acquistò  fama  di  somma  giu- 
stizia esaviezza.  Alessandro  VII  lo  nomi- 
nò vice  presidente  d' Urbino ,  indi  com- 


i66  RAN 

missaiio  generale  delle  milizie  papali  a- 
duna  le  pei  timori  di  guerra  insorti  per 
l'avvenuto  del  duca  di  Crecquy  ambascia- 
tore di  Francia.  Adempite  con  valore  tali 
ingerenze,  nel  1667  fu  fatto  inquisitore 
di  Malta  ,  e  da  Clemente  IX  nunzio  di 
Torino,  donde  passò  alla  nunziatura  di 
Polonia  ,  ove  colla  sua  industria  e  pru- 
denza sedò  le  civili  discordie  clie  lacera- 
vano il  regno,  con  gran  piacere  di  Cle- 
mente X.  Eccitò  i  magnati  a  volgere  le 
armi  contro  i  turchi,  dai  quali  la  Polo- 
liia  era  travagliata,  e  mancandosi  di  de- 
naro ,  pel  i.°  contribuì  duemila  scudi  e 
l'argenteria  perchè  fosse  convertita  in  mo- 
neta :  questo  generoso  contegno  indusse 
il  clero  a  somministrare  l'occorrente  per 
la  guerra.  Nondimeno,annoiato  dalle  rin- 
novala intestine  inimicizie  de'  nobili,  ot- 
tenne d'essere  richiamato,  e  nel  1678  da 
arcivescovo  di  Damiata  fu  dichiarato  ve- 
scovo di  Fano  da  Innocenzo  XI,  il  qua- 
le considerando  i  tanti  servigi  resi  alla 
saula  Sede  lo  spedì  nunzio  a  Parigi,  co- 
me quello  che  avea  mente,  capacità  e  at- 
titudine per  ben  disimpegnarsi  nelle  gra- 
vi cose  commessegli,  cioè  di  comporre  la 
vertenza  delle  regalie  e  franchigie,  e  di 
pacificare  il  re  cogli  austriaci,  spagnuoli 
e  alemanni,  onde  questi  potessero  difen- 
dersi dai  turchi  minacciosi.  Richiamato 
a  Roma  per  suppHre  il  cardinal  Paluz- 
zi  nella  presidenza  d'Urbino,  gli  fu  dato 
pure  il  governo  della  Marca.  Zelante  pa- 
store di  Fano,  ne  visitò  la  diocesi,  fondò 
il  seminario,  riparò  perfettamente  l'epi- 
scopio da  certa  rovina  ,  riducendo  a  flo- 
rido stato  i  trascurati  terreni  della  men- 
sa. Divisando  opere  piìi  gloriose  ,  come 
dissi  nel  voi.  XXIII ,  p.  226,  fu  inviato 
iu  Francia  colle j^^cfe  benedette  ,  termi- 
nando le  differenze  tra  le  due  corti.  Per 
tanti  meriti  Innocenzo  XI  a'2  settembre 
1 686  lo  creò  cardinale  prete(non  mi  è  riu- 
scito trovarne  il  titolo,  giacché  non  l'eb- 
be essendo  morto  in  sede  vacante)  e  nel 
1 688  arci  vescovo  di  Bologna. Morto  il  Pa- 
pa, partì  da  Parigi  pel  conclave,  nel  Delfi- 


RAN 

nato  fu  spogliato  da'malandrini  di  lutto  il 
suo  ricco  equipaggio,  insieme  ai  preziosi 
scritti  del  suo  ministero,  con  estremo  do- 
lore del  suo  animo. Giunto  a  Roma  voi-  • 
le  dare  l'addio  alia  sua  diletta  Fano  ,  in 
cui  sorpreso  da  repentino  male  ne  morì 
nel  1689,  d'anni  y3,con  generale  ram- 
marico, ed  ebbe  onorala  sepoltura  nella 
cattedrale. 

R  ANUZZl  Vincenzo,  Cardinale.  Nac- 
que  nobdmente  in  Bologna  ili."  ottobre 
I  726.Ricevuta  un'educazione  convenien- 
te alla  sua  illustre  condizione,  fece  egre- 
giamente il  corso  degli  studi,  dopo  i  quali 
risolvette  di  dedicarsi  allo  stato  chierica- 
le  e  al  servigio  della  s.  Sede.  Ammesso 
nella  romana  prelatura, dopo  diverse  ca- 
riche, fu  nominato  ponente  di  consulla 
e  ne  divenne  il  sotto  decano,  essendoarli 
pure  conferito  il  canonicato  dell'arciba- 
silica  di  s.  Giovanni  in  Laterano.  Pio  VI 
prendendo  in  considerazione  la  sua  lode- 
vole condotta,  il  suo  ingegno  e  le  acqui^ 
stale  cognizioni,  lo  reputò  degno  di  di-  • 
chiararlo  il  i.°  ottobre i  775  arcivescovo 
di  Tiro  in  partibns,  enunzio  apostolico 
presso  la  repubblica  di  Venezia.  Disira- 
peguando  egregiamente  la  nunziatura  , 
nel  1782  lo  promosse  a  quella  di  Lisbo- 
na in  Portogallo  ;  quindi  nel  concistoro 
de'  i4  febbraio  1785  lo  creò  cardinale 
dell'oidiue  de'preti  e  vescovo  d'Ancona 
e  Umana;  gli  spedì  il  corriere  pontifìcio 
Ambrogio  Faini  colla  notizia  di  sua  esal- 
tazione e  il  berrettino  cardinalizio,  de- 
stinando per  ablegato  apostolico  delia 
berretta  mg.*^  Luigi  Gregori  di  Foligno. 
Nel  n.°i  1 02  del  Diario  di  Roma,  si  leg- 
ge che  a'  22  giugno  il  re  di  Portogallo 
Pietro  HI  eseguì  la  funzione  della  ber- 
retta cardinalizia, con  tutte  lesolenni  for- 
malità di  quella splendidacorle,  con  im- 
porla al  cardinale.  In  tale  occasione  l'ab- 
legato,  dopo  avere  effettuato  la  presen- 
tazione della  berretta  in  nome  del  Papa, 
oltre  le  distinzioni  ricevute  dalla  corte  , 
ebbe  in  regalo  dal  cardinale  un  grosso 
biillante  conloruato  da  altri,  ed  una  sca- 


RAP 

loia  d'oro  smaltata  di  bellissimo  lavoro. 
Recatosi  in  Roma  il  cardinale,  ricevè  da 
Pio  VI  il  cappello  cardinalizio,  per  titolo 
la  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva,  e  le 
congregazioni  de' vescovi  e  regolari,  del- 
l'inimunilà,  del  concilio,  dell'indulgenze 
e  s.  reliquie.  Indi  si  portò  al  suo  vesco- 
vato d'Ancona,  ove  nel  declinar  del  se- 
colo passato,  dopo  proclamala  la  repub- 
blica, fu  insultato  il  suo  stemma  e  sotFii 
altri  dispiaceri,  fino  a  dover  prestare  il 
giuramento  di  fedeltà  alla  repubblica 
liancese  e  alla  democrazia,  come  ripor- 
ta il  Leoni,  Ancona  illusCraia ,  p.  877, 
lodandolo  ottimo  vescovo,  il  quale  però 
costantemente  si  ricusò  ad  altre  esigenze 
democratiche,  avendo  patito  tutte  le  con- 
seguenze degli  assedi  e  altro  di  quella  in- 
felice epoca,  per  cui  non  potè  recarsi  al 
conclave  di  Venezia  per  l'elezione  di  Pio 
VII,  lo  che  apprendo  da  Artaud.  Bensì 
fu  rallegrato  dalla  venuta  del  nuovo  Pa- 
pa  in  Ancona  a'21  giugno  1800,  che  po- 
tè ospitare  nel  palazzo  che  abitava,  ora 
Mei.  Afflitto  da  tante  vicende  politiche  e 
guerresche, il  buon  cardinal  vescovo  mo- 
rì in  Ancona  di  74.  anni   passati ,  nella 
notte  del  27  ottobre  di  detto  anno  1800, 
come  si  ha  dal  n.°  8q  del  Diario  dì  Ro- 
ma, riferendo  le  successive  iVo^zJer// /io - 
ma,  che  fu  esposto  e  sepolto  in  quella  cat- 
tedrale. 

RAPACCIOLI  AxGELo  Francesco  , 
Cardinale.  Nato  in  Roma  e  oriundo  di 
Collescipoli,  diocesi  di  Narni,  fece  rapidi 
progressi  nelle  lettere  ,  che  congiunti  a 
cuore  leale  gli  acquistarono  molti  amici  e 
gli  aprirono  l'adito  alle  primarie  dignità. 
Nel  1634  Urbano  Vili  lo  fece  reggente 
della  cancelleria,  nel  1636  chierico  dica- 
mera  e  presidente  degli  archivi,  indi  te- 
soriere e  commissario  delle  milizie  papali 
arrolate  per  le  discordie  insorte  colla  ca- 
sa Farnese  pel  ducalo  di  Castro  e  Ron- 
ciglione,  nelle  quali  importanti  incum- 
benze  fu  commendabile  per  probità  e  giu- 
stizia. Laonde  Urbano  Vili  a' 1 3  luglio 
1643  lo  creò  cardinale  preledi  $. IMaria 


RAP  167 

in  V^ia,  ed  fnnoceozo  X  di  cui  fu  irape- 

gnatissimo  promotore  gli  conferì  la  pin- 
gue abbazia  di  s.  Anastasio  di  Carbone 
nella  diocesi  di  CIermont,e  neh  646  il  ve- 
scovato di  Todi.  In  questo  oltre  l'avervi 
celebrato  il  sinodo,  fece  spiccare  noume- 
no la  sua  prudenza  e  mansuetudine,  che 
rinnocenza  e  integrità  de'costumi,  rifor- 
mando il  gregge  alla  sua  cura  commesso 
e  singolarmente  gli  ecclesiastici,  più  col 
proprio  esempio  e  dolcezza,  che  coU'im- 
peroe  la  forza  delle  leggi,  soprattutto  con 
essere  generosissimo  co'  poveri  massime 
nel  giubileo  i65o,  facendo  a  mezzodì  sa- 
cerdoti adunare  nel  proprio  palazzo  in 
quantità  i  poveri  pellegrini,  cui.  sommi- 
nistrava l'alimento  colle  sue  mani.  Deco- 
rò con  elegante  fabbrica  la  chiesa  ,  recò 
grandi  vantaggi  alla  diocesi  con  impie- 
garvi eziandio  considerabili  sommedi  de- 
naro; ma  per  le  sue  abituali  infermità  da 
cui  era  ammalorato, la  rinunziò  neh  656 
ad  Alessandro  VII,  nel  cui  conclave,  al 
modo  che  narrai  nel  voi.  XII,  p.  87,  non 
pochi  cardinali  onninamente  lo  volevano 
Papa,  perchè  fornito  di  gran  senno  go- 
deva la  stima  del  s.  collegio.  Morì  in  Ro- 
ma nel  1 657,  d'anni  62,  e  fu  sepolto  in  s. 
Maria  sopra  Minerva  presso  la  cappella 
del Rosaiio,  sotto  semplice  lapide, col  suo 
nome  e  insegne  gentilizie.  Il  Mandosio , 
Bihl.  romana  cen.  9,  p.  76,  fece  il  catalo- 
go di  sue  opere. 

RAPHANEA  o  RAFANEA.  Sede  ve- 
scovile della  2."  Siria,  sotto  la  metropoli 
d'Apamea,  eretta  nel  IV  secolo,  presso  il 
fiumeEleutero. Persiloeperartefu  tan- 
to ben  munita,  che  nel  regno  de'latinì 
servì  di  ritirata  ai  saraceni, onde  per  espu- 
gnarla re  Baldovino  eresse  contro  di  essa 
un  castello,  ed  avendola  presa  l'unì  alla 
contea  di  Tripoli.  L'Oriens  chr.  l.  2,  p. 
822  riporta  6  vescovi;  ne  parla  Tei'zi, 
Siria  sagra  a  p.  102. 

RAPHI.A.  Sede  vescovile  della  Pale- 
slina  I.",  sotto  la  metropoli  di  Cesarea, 
eretta  nel  VI  secolo.  Presso  questa  città 
Tolomeo  IV  Filopalore  vinse  Antioco  il 


i68  RAP 

Grande.  Tre  vescovi  registra  l' Oriens 

chr.  l.  3,  p.  63o. 

RAPHOE  {Rapoten).  Città  con  resi- 
denza vescovile  d'Irlanda  o  grosso  borgo 
o  castello  nella  provincia  d'Ulster,  con- 
tea diDonegal.La  cattedrale  vi  fu  eretta 
nel  secolo  XI,  ed  il  palazzo  vescovile  sotto 
il  regno  di  Carlo  I,  ma  ambedue  occu- 
pati dal  vescovo  anglicano.  Nella  ribel- 
lione del  1641  sostenne  un  assedio  lun- 
go e  rigoroso;  dipoi  fu  restaurato  ed  ab- 
bellito: tiene  4  fiere  all'anno.  La  sede  ve- 
scovile, secondo  Commanville,  fu  eretta 
nel  VI  secolo,  sudraganea  della  metro- 
poli d'Armagh,  come  lo  è  tuttora,  e  che 
a  cagione  del  suo  territorio  si  chiama  pu- 
re Tirconnel  e  Rafoa.  La  città  di  Letter- 
Kenny  è  propriamente  la  residenza  or- 
dinaria del  vescovo,  nella  contea  di  Do- 
negai,  sulla  Swilly:  vi  si  tengono  6  an- 
nue fiere.  LetterKenuy  con  le  parrocchie 
unite  conta  1 3,ooo  cattolici;  tutta  la  dio- 
cesi 1 5o,ooo  e  comprende  quasi  tutta  la 
contea  di  Donegal.  Le  parrocchie  sono 
34, delle  quali  8  hanno  due  chiese,  4  ne 
hanno3:  le  principali  sono  BalySannon, 
Estranorlac  e  Donegal.  Manca  il  capito- 
lo, e  vi  sono  il  decano,  il  vicario  generale 
e  circa  70  preti:  quasi  tutti  i  parrochi 
hanno  coadiutori.  11  seminario  di  Letter- 
Kennyècapacedi  18  alunni,  che  si  man- 
tengono colle  pensioni  che  pagano.  Vi  si 
studiano  le  lettere  latine  e  greche,  le  ma- 
tematiche, la  geografia,  la  storia;  di  qua 
per  l'acquisto  delle  facoltà  superiori  gli 
alunni  passano  al  collegio  di  Maynooth, 
ove  sono  alcune  borse  a  favore  di  questa 
diocesi,  ed  una  nel  Collegio  Irlandese  di 
Roma.  Ogni  parrocchia  ha  le  sue  scuo- 
le: i  fratelli  della  dottrina  cristiana  istrui- 
scono il  popolo  ne'doveri  religiosi,  nelle 
domeniche  e  altre  feste.  Niun  cattolico 
abbandona  la  fede,  invece  molti  prote- 
stanti l'abbracciano:  nel  i836  vi  erano 
33,000  acattolici.  Il  clero  è  esemplare, 
e  tiae  la  sua  sussistenza  dalle  oblazioni 
de'fedelie  dalle  rendite  delle  parrocchie: 
il  vescovo  per  provvista  ha  la  sola  par- 


RAP 

rocchla mensale,chegli  rendeannui  3oo 
scudi  d'oro.  Sei  volle  l'anno  si  tengono 
le  conferenze  de'casi  :  vi  assistono  tutti  i 
sacerdoti ,  parte  in  Donegal  e  parte  in 
Letter-Renny,e  suole  intervenirvi  anche 
il  vescovo.  Le  chiese  mancano  di  orna- 
menti, come  sono  prive  di  rendite.  Gli 
ultimi  vescovi  furono  Antonio  Coyle  del- 
la stessa  diocesi,  fatto  nel  1778  da  Pio 
VI.  Il  successore  Pio  VII  fece  vescovo 
PietroMac-Langlin,  della  medesima  dio- 
cesi; e  suo  coadiutore  Giovanni  Mac-El- 
voy,  eletto  vescovo  in  partibiis  di  Nilo- 
polinel  1 80 1. Dipoi  nel  182  i  agli  1 1  lu- 
glio fece  vescovo  l'attuale  mg."  Patrizio 
Mac-Geltingan,  chenel  i836  tenne  il  si- 
nodo diocesano. 

RAPOLLA  {Rapollen).  Città  con  re- 
sidenza vescovile  nel  regno  delle  due  Si- 
cilie, nella  provincia  di  Basilicata,  distret- 
to e  cantone  a  una  lega  e  mezza  da  Melfi, 
tra  gli  Apennini  e  propriamente  alle  ra- 
dici del  Vulture,  alla  sinistra  dell'Oli  ven- 
ta influente  dell'Ofanto.  Un  tempo  era 
tutta  cinta  di  mura,con  torri  e  un  castello. 
Presentemente  i  migliori  suoi  edifizi  sono 
la  bellissima  cattedrale,  e  il  convento  di 
s.  Francesco.  La  cattedrale  dedicata  alla 
B.  Vergine  Assunta/ sembra  edificata  al 
tempo  de'Iongobardi  di  Benevento,  ed  è 
l'unica  parrocchia  della  città,  con  batti- 
sterio,esercitando  l'uffizio  di  parroco  l'ar- 
cidiacono; ivi  si  venera  il  corpo  dì  s.  A- 
lessandro  martire  patrono  della  città.  Il 
capitolo  si  compone  delle  dignità  dell'ar- 
cidiacono, del  cantore  e  del  primicerio, 
di  6  canonici  comprese  le  prebende  del 
teologo  e  del  penitenziere,  di  3  altri  so- 
prannumeri, di  4sacerdoli  partecipanti, 
e  di  altri  ecclesiastici  per  l'unizialura.  Vi 
sono  due  confi-aternite  ed  i  minori  os- 
servanti. L'agricoltura  vi  fiorisce,  con  co- 
piose raccolte  di  ottimo  olio  e  di  eccel- 
lente vino.  Pare  di  fondazione  lon«[obar- 
da,  e  fu  già  colonia  greca.  Nel  io.\i  i  nor- 
manni la  tolsero  al  greco  impero  e  for- 
tificarono. Dopo  averlaconqnistala  Rug- 
giero, nel  1 1 37  Innocenzo  11  la  die  al  te- 


RAP 

desco  Rodolfo  fratello  di  Lolario  II,  ma 
Ruggiero  i  nel  seguente  anno  la  ricu- 
pero. Nel  I  i83  molto  sofTiì  con  Melfi, 
a  cagione  de'  noioianni.  Ribellatasi  nel 
1253,  fu  ripresa  a  forza  e  posta  a  sacco 
ed  a  fuoco  ;  nel  1 355  molto  ancora  soffri 
per  le  violenze  de'soldati  del  conte  Lan- 
dò. In  seguito  fu  dominala  dai  nobilis- 
simi Caracciolo,  principi  di  Torcila.  Ai 
i4  agosto  i85i  il  terremoto,  accompa- 
gnato da  diversi  fenomeni, distrusse  Mel- 
iti, Rionero  colla  collegiata,  e  Barile  neU 
la  diocesi  di  Ra polla.  Grandemente  dan- 
neggiò Ripacandida,  pure  di  questa  dio- 
cesi, Lavello,  e  Rapolla  stessa,  la  qua- 
le deplora  i  danni  reparabili  della  sua 
antica  cattedrale,  ricca  di  memorie  e  di 
marmi  ,  come  pure  quelli  di  molte  case 
nella  linea  del  santuario.  Melfi  divenne 
un  inuccliio  di  rovine:  episcopio,  semi- 
nario, casa    comunale,  quartiere    della 
guardia  di  sicurezza  pubblica,  monaste- 
ro delle  Clarisse,  onde  le  claustrali  pas- 
sarono ad  Avigliano, altri  edifizi  pubbli- 
ci e  privati, furono  convertiti  in  rottami. 
Le  mura  di  Melfi  rovinatissime  e  caden- 
ti. Per  IO  minuti  secondi  la  terra  s'in- 
tese come  sollevare:  quasi  tutte  le  volte 
delle  chiese  e  delle  case  di  Melfi  sprofon- 
(.larono.  La  sommità  del  maestoso  cam- 
panile di  Melfi  schiacciò  cadendo  il  sotto- 
posto duomo.  Altra  scossa  durata 60  mi- 
nuti secondi   distrusse  quanto  eravi  re- 
stalo di  fabbricato:  le  22  chiese  che  con- 
tava Melfi,  divennero  mucchi  di  pietre; 
delle  case  ne  restarono  200  crepolate  e 
crollanti,  le  altre  allatto  diroccate.  Nel 
quartiere  di  s.  Lorenzo  non   ne  rimase 
vestigio  alcuno.  Melfi  deplorò  inoltre  la 
terribile  sciagura  di  circa  1000  morti, 
per  lapiìipartedisotterratidallerovìne,e 
(juasi  60  feriti,  il  vescovo  di  Melfi  e  Ra- 
polla fece  tutto  quanto  gli  fu  possibile; 
tliè  1 000  ducati,  e  ne  avrebbe  sommini- 
strati di  più, se  non  avesse  dovuto  accor- 
rere a  tantialtri  urgenti  bisogni, massime 
della  cattedrale  ed  episcopio  di  Melfi,  il 
terremoto  aIìlisse,oltre  la  Basilicata,  an- 


R  A  P  I 69 

Cora  le  provÌDcie  di  Terra  di  Lavoro  e 
del  Principato  Citeriore,  principalmen- 
te Avellino,Monteverde,Lacedonia,  Car- 
bonara e  Calilri,  in  cui  diversi  edilizi  pa- 
tirono legioni,  ed  in  Monteverde  vi  eb- 
bero due  villime.  Anche  a  Foggia,  Bo- 
vino, Ascoli, Lucerà, s.  Severo, ealtri  luo- 
ghi di  Capitanata,  si  senfi  il  traballamen- 
to  della  teira.  Cosi  nella  provincia  di  Ba- 
ri si  lamentarono  non  pochi  danni:  Chic- 
li e  Terra  d'  Otranto  altrettanto.  Ma  la 
Basilicata  fu  il  centro  massimo  del  ter- 
remoto, singolarmente  il  Vulture  colle 
adiacenze,  quindi  molte  rovine  desolanti 
e  morti.  Sulle  falde  del  Vultureappnnlo 
sonol'infeliceMelfi,  Rapolla,  Barile,  Rio- 
nero, e  Alella  nella  diocesi  di  Rapolla: 
interessanti  notizie  naturali  fisico-geolo- 
giche sul  Vulture  e  suo  antico  estinto  vul- 
cano, i  cui  crateri  si  mutarono  in  bacini 
d'acque,  si  leggono  nel  n.°24odel  Giof 
naie  di  Roma  i85i.  Questa  Iliade  di 
sventure,  ricorda  quelle  de'tremuoli  del 
1703,  e  lacera  il  cuore  ai  più  insensi- 
bili :  orribili  uragani  qua  e  là  fecero  eco 
a  tanto  crudele  flagello.  Lo  spavento  del- 
le popolazioni  fu  immenso,  come  gran- 
di furono'  i  provvedimenti  del  governo 
del  caritatevolee  pio  monarca  Ferdinan- 
do li,  onde  attenuarne  i  tristi  effetti,  eoa 
molteplici  soccorsi  e  ogni  maniera  di  aiuti 
elargiti  con  effusione  d'animo  veramente 
paterno  e  munifico.  Le  autorità  civili  ed 
i  ministri  del  Signore  gareggiarono  in  ze- 
lo, abnegazione  ed  operosità.  Le  altre 
popolazioni  fecero  collette  di  soccorsi,  e 
porsero  preci  a  Dio  per  implorare  mi- 
sericordia; la  pubblica  e  privala  carità 
fece  lodevoli  sforzi.  Il  re  non  curando  i 
disastri  del  viaggio,  a'i5  settembre  coi 
reali  princìpi  di  Calabria  e  di  Trapani, 
accompagnato  da  alcuni  ministri,si  portò 
in  Melfi  a  recarvi  conforti  e  consolazio- 
ni, le  sue  beneficenze:  sul  piano  di  s.  Mar- 
co fece  erigere  80  baracche,  ed  altre  in 
sostituzione  delle  chiese;  ne  visilògli  spe- 
dali, s'interessò  di  tulto.  Fu  quindi  a  Ra- 
polla, Barile,  Riouero  ove  pernottò,  ed 


170  RAP 

in  alili  luoghi.  Ogni  passo  fu  contrasse' 
guato  da  grazie  e  da  geneiosissiuii  soc- 
corsi, cui  concorse  la  regina,  laonde  l'en- 
tusiasino  de'suddili  fu  commovente  spet- 
tacolo. Ordinò  soccorsi  pel  restfiuro della 
chiesade'cappuccinidiMelfijdalcui  mon- 
te frumeiitario  fece  dispensare  il  grano. 
Gli  orfani  e  le  orfane  collocò  in  diversi 
stabilimenti:  ordinò  strade  e  altri  lavori 
per  dar  pane  agl'indigenti,  come  le  stra- 
tte da  Melfi  a  Lacedonia,  ed  a  Lavello. 
Creò  cousigli  edilizi  per  fare  risorgere 
i  fabbricati  delle  comuni  di  Melfi,  Ka- 
polla  e  altri  luoghi  ;  sgravò  i  dazi,  parti- 
colarmente a  Melfi,  Rapolla,  Rionero  e 
Barile.  Fece  erigere  una  temporanea  ca- 
setta presso  il  celebre  tempio  edificato 
da  s.  Francesco  d'Asisi  in  Melfi,  per  ri- 
jìristinarvi  il  divin  culto,  tanto  bramato 
dalla  divota  popolazione,  disponendo  la 
completa  restaurazione  del  santo  luogo. 
1  timori  si  rinnovarono  senza  aversi  a 
piangerne  le  conseguenze,  poicliè  scosse 
di  terremoto  si  ripeterono  nel  i85i  in 
Melfi  a'27  e  28  settembre,  agli  i  i  no- 
vembre come  a  Rapolla  e  Rionero.  An- 
che nel  i852  nel  declinar  di  febbraio  u- 
iia  veementissima  scossa  fu  preceduta 
da  orribile  rombo,  che  fu  inteso  anche 
a  Rapolla,  Barile  e  Rionero:  nell'aprik 
in  Melfi  si  ripeterono  gagliarde  sussulto- 
rie  e  ondulatorie  per  4  minuti  secondi. 
Dipoi  l'inesauribile  benignità  del  re  per 
ollrire  onesta  e  sicura  sussistenza,  e  dar 
vita  di  virtli  a  1 3o  povere  famiglie  di  co- 
loni in  Melfi,  a  ciascuna  di  loro  assegnò 
una  quota  di  terreno  demaniale  ed  una 
comoda  capanna  in  ubertosa  campagna. 
A'7  giugno  fece  il  re  aprire  in  Melfi  la 
traccia  della  strada  di  Macera  che  dirà 
sentire  alle  circostanti  terre  i  vantaggi  i- 
nestimabìli  del  commercio  con  le  Puglie, 
onde  la  popolazione  con  gioia  inesprimi- 
bile benedi  1'  adorato  monarca,  che  ha 
per  guida  la  carità  e  la  sapienza.  Nuove 
e  più  recenti  scosse  di  terremoto  non  pro- 
dussero danni. 

La  sede  vescovile  di  Rapolla  non  fu 


RAP 
istituita  da  s.  Gregorio  VII  nel  loycj, 
ma  in  tale  anno  quel  Papa  a  postulazio- 
ne del  capitolo  di  Bari  trasferì  il  suo  ve- 
scovo Orso  a  quella  metropoli,  non  co- 
noscendosi altro  vescovo  prima  di  lui.NeJ 
1092  era  vescovo  Giovanni,  nel  i  i43Nij 
che  intervenne  inTrani  alla  traslazione' 
delle  reliquie  di  s.  Nicola  pellegrino.  N. 
ebbe  lettera  nel  1200  da  Innocenzo  111. 
Nel  i23y  Gregorio IX riprovò  l'elezione 
di  Giovanni  canonico  di  Rapolla  fatta 
dal  capitolo.  Nel  1265  il  vescovo  Gio- 
vanni pose  la  I."  pietra  nella  chiesa  di 
s.  Maria  di  Monteverde,  diocesi  di  Bo- 
vino.Bartolomeo  eletto  dal  capitolo  scris- 
se per  la  conferma  a  Clemente  IV.  Nel 
1275  ad  istanza  de' canonici,  Gregorio 
X  trasferì  da  Lacedonia  Ruggiero.  A  que- 
sti per  egual  postulazione  Nicolò  III  die 
insuccessorelluggieroPvuggieri.Nel  1 3o5 
divenne  vescovo  fr. Pietro  de'minori, con- 
fessore e  consigliere  di  Roberto  duca  di 
Calabria  figlio  di  Carlo  11.  Neh  3  16  gli 
successe  Berardo  Palma;  nel  i  34'^  Gio- 
vanni traslato  da  Lavello;  nel  1  346  fr. 
Gerardo  domenicano,  già  di  Vico  ;  nel 
i349  fi".  Nicola  de'minori  trasferito  da 
Nicornedia;  nel  1370  fr.  Benedetto  Ca- 
valcanti nobilissimo  fiorentino,  insigne 
teologo  minorità,  consagrato  da  s.  An- 
drea Corsini:  morì  nel  137  i,  indi  fu  ve- 
scovo Nicola,  e  dopo  di  lui  nel  1 376  An- 
gelo. L'antipapa  Clemente  VII  nominò 
nel  1387  Antonio;  indi  fu  vescovo  Luca, 
morto  nel  1398.  In  questo  anno  Boni- 
facio IX  elesse  Luca  che  morì  nel  i44^> 
cui  successero:  Francesco  Oli  veto  già  di 
Val  va;  nel  1455  Pietro  Minutolo  nobilis- 
simo napoletano,  illustre  anche  per  pru- 
denza; nel  i48r  Colanlonio  Lentulo  di 
Sulmona;  neli482Malizia  Gesualdo  no- 
bile napoletano,  segretario  d'Innocenzo 
VIII,  virtuoso  e  sapieute; nel  i488Troi- 
lo  Caraffa,  poi  traslato  a  Gerace;  nel  1 497 
Luigi;  nel  i5o6  da  Lipari  vi  fu  traslato 
Francesco,  che  nel  1 5 1 4  passò  a  Vesti,  e 
gli  fu  surrogato  Giberto  Senili  di  Monte 
Falco  ueirUmbria,che  intervenne  al  con- 


I 


RAS 
cilio  «li  Lalerano  V,  dolio  e  di  severi  co- 
stiitiii  :  nel  i5io  con  legiesso  si  dimise 
dal  vescovato  in  favore  del  nipote  Rai- 
mondo Senili,  che  morì  neliSaS,  5  mesi 
dopo  lo  zio.  Clemente  VII  conferì  que- 
sta chiesa  in  amministrazioneal  cardinal 
Antonio  Pucci[f^'.),  chela  cede  al  nipote 
Giannollo,sotto  il  quale  e  neli'istesso  an- 
no Clemente  VII  unì  Rapolla  in  perpe- 
tuo a  Melfi,  confermandole  ambedue  ini- 
mediatamente  soggette  alla  s.  Sede,  co- 
me lo  sono  tuttora.  Per  regresso  il  car- 
dinalAntouioneliSSjfu  vescovodi  Melfi 
e  Rapolla,  cui  successe  Acquavi  va  e  gli 
akri    vescovi  che  riportai  a  Melfi,  col- 
!.     rautorità  di  Ughelli,  Italia  sacra,  che  nel 
'     t.  7,  p.  878  tratta  del  vescovato  di  Ra- 
[     polla.  Per  morte  del  vescovo  Bovio,  ilre- 
i     gnante  Pio  IX  a'5  novembre  1849  '^''' 
chiaro  vescovo  di  Melfie  R.apolla  l'odier- 
I     uo  mg.'  Ignazio  Sellitti  di  Lecce,  già  ca- 
'     nonico  teologo  nella  patria  cattedrale. 
RASPOiNI  Cesare,  Cardinale.  Di  di- 
stintissima nobile  famiglia  di  Ravenna, 
attinente  per  sangue  alla  Barberini,  por- 
tatosi  in  Roma  ottenne  un  canonicato 
<]i  s,  Lorenzo  in  Damaso,  donde  Urba- 
no \III  lo  trasferì  ad  altro  nella  basili- 
ca Lateranense(della  quale  come  del  pa- 
triarchio ne  scrisse  l'istoria,  al  «nodo  det- 
to a  Chiesa  di  s.  Giovanni,  nel  voi.  Lj 
p.  22  3  ed  altrove)  nominandolo  udito- 
re del  nipote  cardinal  Francesco,  abbre- 
viatore  di  parco  maggiore,  lefeienda- 
rio  e  ponente  di  consulta,  di  cui  nel  1654. 
Innocenzo  X  lo  fece  segretario  e  consul- 
toredels.  oflizio.  Alessandro  VII  lo  die  in 
uditore  al  nipote  cardinal  Chigi,  e  nella 
Pestilenza  (^.)di  Roma  lo  deputò  segre- 
tario della  congregazione  di  sanità  ,  per 
cui  sostenne  gravi  pericoli  e  immense  fa- 
tiche. Due  volle  si  recò  in  Fiancia  inser- 
vigio  di  sua  chiesa  e  della  s.  Sede.  Lai.'^ 
come  canonico  lateranense  con  snpreaia 
autorità  del  capitolo  per  accomodare  af- 
fari riguardanti  l'abbazia  di  Clairac  di 
ragione  del  medesimo;  la  2.'  qual  pleni- 
[l'jtenziario  pontifìcio  per  comporre  le 


RAS  171 

controversie  insorte  colla  corte,  e  con  sod- 
disfazione delle  parti.  Per  questi  e  altri 
meriti,  Alessandro  VII  lo  creò  cardinale 
prete  nel  1664  e  pubblicò  a' 1 5  febbraio 
1 666,  col  titolo  di  s.  Giovanni  a  Porta  la- 
tina :  gli  conferì  subito  la  legazione  d'Ur- 
bino, edeputòallafaniosacausadi  Gian- 
senio  e  alle  primarie  congregazioni  car- 
dinalizie. Restaurò  la  sua  titolare,  la  or- 
nò di  pitture  e  abbellì  di  sofiilto ,  oltre 
il  dono  d'una  mula  di  carìdellieri  e  cro- 
ce d'argento  bellissimi  e  di  mollo  valore. 
Godendosplendida  riputazione,  ancheco- 
me  erudito,  e  dopo  essere  intervenuto  a 
due  conclavi,  morì  in  Roma  nel  1675,  di 
anni  60.  Il  Cornaro  nella  Relazione  del' 
la  corte  di  Roma,  p.  878,  lodisse  di  giu- 
dizio sincero,  di  gran  destrezza  nel  ma- 
neggio degli  affari,  regolando  le  sue  opi- 
nioni colla  ragione,  e  che  Alessandro  VII 
pel  buon  concetto  che  ne  avea  divers.T 
volte  lo  consultò  in  affari  scabrosi.  Ste- 
fano Grandi  fece  l' Orazione  funebre,  Ro- 
ma 1676.  Lasciò  in  parte  erede  di  sue 
facoltà  r  Ospizio  de'  convertendi  {f^-)  e 
mille  scudi  alla  basilica  Lateranense,  o- 
ve  fu  sepolto  nella  tomba  della  propria 
madre,  da  lui  stesso  preparata,  sulla  qua- 
le si  legge  magnifico  elogio  postovi  dai 
deputali  dell'ospizio,  che  per  gratitudi- 
ne gli  eressero  nobile  ed  elegante  mau- 
soleo in  ampia  nicchia  sotto  la  nave  del 
destro  lato,  decorato  da  un  gruppo  di  sta- 
tue, una  delle  quali  esprimendola  Fama 
tiene  nelle  mani  1'  efiigie  in  marmo  del 
cardinale.  Nel  n,°54  della  Civiltà  cattoli- 
ca del  3."  «abbaio  di  giugno  1 852  si  leg- 
ge a  p.  71  i.  L'istituto  di  pubblica  bene- 
ficenza de'  Convertendi,  colla  loro  casa 
(ampliata  con  quelle  abitazioni  ch'erano 
occupate  dagl'inquilini)  e  rendite,  dal  re- 
gnante Pio  IX  vengono  applicate  a'mi- 
nistri  e  prebendali  che  dallo  scisma  an- 
glicano deli'  Inghilterra  (/^.)  sono  con- 
vertiti al  callolicisino, con  tanta  edifican- 
te frequenza  e  in  gran  numero  (come  ce- 
lebrai eziandio  a  Pkotestaivti),  i  quali 
per  elfetto  della  loro  generosa  abiura  si 


172  RAS 

trovano  in  qualche  strettezza.  Così  delle 
nominate  classi,  coloro  che  vorranno  ar- 
ruolarsi al  clero,  saranno  accolti  in  que- 
sto istituto,  e  quivi  troveranno  direzio- 
ne, sussistenza  e  comodità  di  attendere 
alia  scienza  delle  cose  divine.  Potranno 
ancora  esservi  ammesse  persone  di  altre 
nazioni,  che  si  trovassero  nelle  medesime 
condizioni  che  gl'inglesi. 
RASSEGNAZIONE  DE' BENEFIZI. 

V.  RlNirNZIA. 

RATISBONA  {Raiisboneu).  Città  con 
residenza  vescovile  del  regno  di  Baviera, 
nel  Palatinato  superiore,  capoluogo  del 
circolo  di  Regen,  a  28  leghe  da  Monaco, 
sulla  destra  sponda  del  Danubio  che  vi 
forma  un'isola  assai  grande,  rimpetto  al- 
la città  di  Stadtam-Hof,  che  viene  con- 
siderala come  uno  de'sobborghi,ed  alla 
(|uale  comunica  mediante  un  ponte  di  pie- 
tra di  considerabile  lunghezza,  e  dove  il 
fiume  riceve  la  Regen,  a  cui  Ralisbona 
deve  il  suo  nome  tedesco  Regeiishurg.  E' 
sede  del  commissariato  del  circolo,  della 
corte superioreedelleallre  autorità.  Cin- 
ta da  vecchi  bastioni  poco  suscettibili  di 
difesa,  trovasi  divisa  in  9  quartieri  con 
parecchi  sobborghi;  le  strade  sono  strette 
e  tortuose,  e  le  case  fabbricate  in  pietra 
sul  gusto  antico:  vi  si  notano  nondime- 
no di  belli  edifìzi,  come  il  palazzo  della 
cillà,  tetro  e  d'un'architettura  mediocre, 
ove  un  tempo  teneasi  la  dieta;  l'arsena- 
le, l'antico  collegio  de'gesuiti,  la  chiesa 
dis.  Emmerano  adorna  di  molte  pitture 
pregievoli,  i  grandi  fabbricati  dell'antica 
abbazia  di  s.  Emmerano;  sopra  tutti  la 
magnifica  cattedrale  di  stile  gotico,  sagra 
ai  ss.  Pietro  e  Paolo,  con  battisterio  e 
parrocchia,  che  si  amministra  dal  cano- 
nico curato,  non  mollo  distante  sorgen- 
do il  bell'episcopio.  Il  capitolo  si  com- 
pone delle  dignità  del  preposto  e  del  de- 
cano, di  6  vicari,  di  8  canonici  compresi 
il  teologo  e  il  penitenziere,  e  di  altri  chie- 
rici pel  di  vin  servigio.  Vi  sono  altre  4chie- 
se  parrocchiali  munite  del  s.  fonte,  due 
collegiale,dueconveuli  di  religiosi,  3  mo- 


RAT 

nasteri  di  religiose,  ospedale,  diverse  con- 
fraternite, seminario,  monte  di  pietà.  Vi 
sono  pure3  templi  luterani, scuola  di  di- 
segno, società  di  botanica,  ragguardevole 
biblioteca,  altra  essendovene  in  s.  Em-  j 
merano,  museo  d'istrumenti  di  fisica  e 
di  matematica,  galleria  di  quadri.  Qui  i 
benedettini  scozzesi  aveano  un  antico  mo- 
nastero dedicato  a  s.  Giacomo.  Per  ripa- 
rare alle  perdite  fatte  dalla  religione  nel? 
la  Scozia,  il  p.  Flaminio  abbate  del  mo- 
nastero nel  1711  volle  erigervi  un  semi- 
nario e  chiamò  io  giovani  dalla  patria 
per  istradarli  al  santuario  e  rimandarli 
nella  Scozia  abiti  operai  evangelici.  Il  ve- 
scovo d'Eichstadt  promise  pel  loro  man- 
tenimento 1000  annui  fiorini  sua  vita 
naturale  durante.  L'elettore  di  Baviera 
applicò  a  quest'opera  uncapitaledi  16,000 
fiorini  prò  venienti  dall'eredità  del  duca 
Massimiliano  lasciata  ad  pias  causas.  Il 
suffraganeo  di  Ralisbona  fabbricò  il  co- 
modo seminario  a  sue  proprie  spese  nelle 
adiacenze  del  monastero,  contribuendo 
i  suoi  avanzi  al  mantenimento  degli  a- 
lunni,chesul  principio  furono  29, ridotti 
a  12  nel  1787  per  la  morte  del  vescovo 
d'Eichstadt.  Ad  oggetto  di  conservare 
questa  profittevole  fondazione,  nel  1719 
cominciarono  i  monaci,  non  escluso  l'ab- 
bate, nella  sua  elezione  a  prestar  giura- 
mento di  conservare  e  mantenere  i  beni 
del  seminario,  anzi  di  accrescerli.  Com- 
pilarono le  regole,  la  formola  del  giura- 
mento, aggiungendo  il  4-°  voto  di  ritor- 
nare alle  missioni  della  patria.  Furono 
approvale  nel  1720  dalla  congregazione 
di  propaganda  fide,  e  Clemente XII  nel 
1787  con  apposito  breve  confermò  l'e- 
rezione del  seminario,  e  lo  sottopose  ad 
istanza  de'monaci  alla  protezione  della  s. 
Sede  e  di  detta  congregazione.  Però  gli 
alunni  scozzesi  non  emettevano  il  voto 
di  missione,  che  nell'entrare  nella  con- 
gregazione de'benedetlini,  senza  di  che 
non  erano  astretti  a  veruna  obbligazio- 
ne. Quando  poi  emesso  il  giuramento  ri- 
tornavano nella  Scozia,  entravano  nella 


RAT 
dipendenza  de' vicari apostolìci.E'^isle  tut- 
tora il  monastero  e  collegio  scozzese  di 
Ratisbona,  e  nel  i838  a  richiesta  del  re 
di  Baviera  vi  furono  spedili  8  alunni  dal- 
la Scozia,  sotto  la  condotta  di  d.  Giovan- 
ni Maelachlan.  Possiede  Ratisbona  diver- 
se fabbriche  di  manifatture,  di  birra  e 
.  acquavite  importanti;  attiva  vi  è  la  co- 
;  struzionede'battelli  e  degli  schiffi.  Il  suo 
ponte  è  il  più  sodamente  fabbricato  di 
quanti  ve  ne  hanno  sul  Danubio  e  sul 
I  Reno:  cominciato  da  Enrico  X  duca  di 
Baviera  e  dai  cittadini  di  Ratisbona  nei 
j  1 135,  e  terminato  neh  i46,  ha  aS  piedi 
di  larghezza,  e  i, reo  di  lunghezza,  ed  è 
'  sostenuto  da  i5  archi  altissimi  con  pila- 
stri a  triangolo  per  rompere  la  rapidità 
'  del  fiume  ed  i  ghiacci  che  convoglia.  Go- 
i  dea  questa  città  esclusivamente  della  na- 
vigazione del  Danubio,  da  Ulma  sino  a 
Vienna;presentemente  non  vi  prende  più 
che  una  parte,  però  assai  ragguardevole, 
facendovi  trasportar  legname,  grani  e  sa- 
le. Gli  abitanti  nella  maggior  parte  sono 
cattolici. 

Ratisbona  ricevette  primieramente  il 
nome  di  Castra  Regìna,po'ìque\\o  di  y^U' 
gusta  Tiberii,  dissentendo  gli  autori  tra 
loro  intorno  alla  prima  origine:  al  prin- 
cipio del  VI  secolo  assunse  quello  di  Re- 
ginemburgo  o  Regmenbiirg,  dal  quale  de- 
riva il  suo  nome  attuale.  JNel  loSas.  Leo- 
ne IX  da  Roma  si  portò  in  Germania,  ed 
in  Ratisbona  vi  canonizzò  i  ss.Wolfangoo 
Wolfgangoed  Erardo,  già  vescovi  di  que- 
sta diocesi. Il  successoreVittorellnel  i  o56 
si  recò  in  Germania  per  visitarvi  l'impe- 
latore Enrico  1 1 1  che  lo  avea  invitato; ma 
si  trovò  alla  sua  morte,  onde  passato  poi 
in  Ratisbona  vi  celebrò  le  feste  di  Natale 
col  nuovo  imperatore  Enrico  IV,  con  di- 
versi de'principali  signori.  Divenne  città 
libera  imperiale,  capitale  dell'elettorato 
di  Baviera,  e  fino  al  1662  vi  si  celebra- 
vano le  diete  dell'impero.  Nel  1 524  Cle- 
mente VII  sped'i  legato  in  Germania  il 
cardinal  Lorenzo  Campeggi,  per  opporsi 
alla  crescente  eiesia  de  Luterani (^.).  lì 


RAT  173 

cardinale  in  Ratisbona  convocò  un  par- 
lamento o  dieta,  cui  intervennero  Fer- 
dinando I  fratello  di  Carlo  V,  il  cardinal 
arcivescovo  di  Salisburgo,  ed  alcuni  altri 
vescovi  e  principi:  vi  promulgò  un  editto 
di  riforma  pel  cleio, compreso  in  25ar- 
ticoli,  e  sullo  stabilimento  dellafedecat- 
tolica^  ed  il  piocedere  con  severità  giu- 
diziale contro  i  luterani,  la  forza  del  quale 
provvedimento  valse  assai  a  preservarci 
principati  di  casa  d'Austria  dalla  corru- 
zione del  luteranismo.  A  correggerei  bia- 
simevoli costumi  de'chierici  che  recavano 
pubblico  scandalo  e  avvilimento  alla  re- 
ligione cattolica,  il  cardinal  legato  fece 
una  costituzione,  in  cui  tra  le  altre  cose 
proibì  il  predicare  senza  licenza  del  vesco- 
vo; che  l'interpretazione  della  Scrittura 
si  pigliassedai  santi  padri;  la  conservazio- 
ne de'sagri  jiti;  che  nell'esequie  e  ingres- 
so alle  confraternite  non  si  facessero  con- 
viti; che  all'ordinazione  si  dovesse  pre- 
mettere l'esame;  che i matrimoni  si  cele- 
brassero da'sacerdoti  ne'  tempi  permessi 
dalla  Chiesa  esenza  il  consenso  del  vesco- 
vo; tolse  la  scomunica  dalla  denunzia  del 
digiuno;  impose  gravi  penea'sacerdoti  a- 
postati;  comandò  che  ogni  anno  si  adunas- 
sero sinodi,  per  ripristinare  la  disciplina 
nel  suoantico  vigore.  Megliosi  può  vedere 
in  Rinaldi  all'annoi  524,  n.  23  6  2.5,  ed  in 
Bzovio,  come  in  Pallavicini,  Storia  del 
concilio  di  Trento  t.  6,  par.  i,lib.  2.  Inol- 
tre in  Ratisbona  Carlo  V  promulgò  r/«- 
terini  (^.)j  o  costituzione  di  tolleranza 
da  osservarsi  fino  al  concilio  generale,  ac- 
ciò ninno  fòsse  molestato  nell'abbraccia- 
ta pretesa  riforma  luterana,  con  funeste 
conseguenze,  perchè  gli  eretici  imbaldan- 
zirono e  si  aumentarono.  Nel  i54i  ebbe 
luogo  in  Ratisbona  un  colloquio,  nel  qua- 
le Giovanni  Groppero  di  Westfalia  ar- 
cidiacono di  Colonia,  peritissimo  nelle 
controversie  e  nella  difesa  della  fede,  vi 
convinse  e  confuse  Bucero  coi  suoi  par- 
tigiani protestanti,  onde  in  premio  Paolo 
IV  lo  creò  poi  cardinale.  Dopo  lai  col- 
loquio Paolo  IH  si  abboccò  in  Lucca  con 


174  RA.T 

Carlo  V  e  si  convenne  alla  celebrnzione 
del  concilio  genei-ale,e  di  coireggere  quel- 
lecose  della  dieta  di  lìalisbona,  non  con- 
formi agli  antichi  canoni  della  Cliiesa.  Ra- 
lishona  seguì  i  destini  della  Germania^ 
dellai5tì;t';er<7  e  del  Pa/^//»flto(/^'.),  quin- 
di nel  1806  perdette  il  pregio  di  capi- 
tale della  Baviera.  Quivi  i  francesi  e  gli 
austrìaci  si  sono  dati  parecchi  combatti- 
menti, in  imo  de'quali  a'2g  aprile  1809 
\inlo  da  Napoleone,  che  vi  restò  ferito 
in  un  piede,  sforzò  gli  avversari  a  ritirar- 
si in  Boemia. 

La  sede  vescovile  fu  istituita  terso  il 
54osun"niganea  di  Salisburgo  e  ne  fu  ve- 
scovo Paolino.  Dipoi  circa  il  ^38  fu  ri- 
pristinata da  s.  Bonifacio  legato  aposto- 
lico, enei  7  39  confermala  da  Papa  s.  Gre- 
gorio III.  Alcuni  vogliono I. "vescovo  do- 
po il  ristabilimento  Wicterpo,  altri  s, 
Gariboldo  morto  nel  752.  Dopo  il  972 
lo  fu  s.  Wollgango  eletto  canonicamente 
dal  clero  e  dal  popolo;  gran  parte  della 
Boemia  si  trovava  allora  nella  sua  dio- 
cesi, ed  egli  acconsentì  che  fosse  divisa  e 
se  ne  facesse  un  nuovo  vescovato,  il  cui  go- 
verno venne  commesso  a  s.  Adelberto: 
il  suo  corpo  si  venera  nella  chiesa  di  s. 
Emmerano.  La  serie  de'vescovi  di  Piati- 
sbona  si  legge  nella  Storia  ecclesiastica 
di  Germania  t.  1,  p.  27  e  seg.  II  vesco- 
vo divenne  esente  e  principe  dell'impe- 
ro, assai  potente  pel  dominio  temporale. 
Prima  vi  erano  3  celebri  abbazie,  cioè  di 
s.  Emmerano  de'benedettini,  e  di  mona- 
che dell'alio  e  basso  Munster,  che  diven- 
tarono capitoli  di  canonichesse,  lecuiab- 
badesse  aveano  rango  tra'principi  sovra- 
ni dell'impero. Gregorio XIII coi»  dispen- 
sa permise  che  Filippo  Guglielmo  di  Ba- 
viera,  secondogenito  del  duca  Guglielmo 
V,  ancor  bambino  fosse  eletto  vescovo  dì 
Ralisbona;  poscia  Clemente  Vili  lo  creò 
cardinale.  Clemente  XI  neh  7  19  fece  ve- 
scovo Gio.Teodorode'duchidi  Baviera  di 
I Canni,  e  Benedetto  XI  li  nel  1727  lo  no- 
minò amministratore  di  Frisinga:  Bene- 
dclloXl  V  ad  istanza  dell'imperatore  Car- 


R  AT 

lo  VII  suo  padre,  nel  1 743I0  ere?)  cardina- 
le e  poi  vescovo  di  Liegi  colla  ritenzione 
delle  altre  chiese. Le  Notizie  di  Romavegi- 
strano  i  seguenti  succQSSori.  i  756 Antonio 
deFuggerd'Innspruck,cuinel  i  770  Cle- 
mente XIV  die  in  coadiutore  Clemen- 
te Wenceslao  de' duchi  di  Sassonia,  ar- 
civescovoe  elettore  di  Treveri.  1788  Mas- 
similiano de  Toerring  di  Monaco  e  am- 
ministratore di  Frisinga.  1790  Giusep- 
pe de  Schrosenberg  di  Costanza  vesco- 
vo di  Frisinga  e  amministratore  di  Ra- 
lisbona. Nella  divisione  che  ne'primi  del 
secolo  corrente  si  fecero  i  principi  seco- 
lari de'  dominii  temporali  che  in  Ger- 
mania godevano  i  vescovi,  solo  vi  restò 
Ralisbona,  elevata  da  Pio  VII  nel  iHoj 
ad  arcivescovato,  con  bolla  che  citai  nel  j 
voi,  LUI,  p.  125,  che  fu  conferito  a  Carlo  ; 
diDalberg  con  dignità  di  primate  di  Ger- 
mania, e  coi  titoli  di  elettore  del  s.  im- 
pero e  di  erainentjssimo,  con  immensa 
giurisdizione  ecclesiastica,  e  con  sovrani- 
tà su  Ralisbona  e  altri  luoghi:  tutto  con 
dettaglio  narrai  ne' voi. XV,  p.  2  i4>XLlI, 
p.  i5eseg.,LIII,p.  1 25, dicendo pureche 
morendo  in  Ralisbona  nel  18  17,  con  lui 
terminò  l'arcivescovato.  Dappoiché  pel 
Concordalo  tra  Pio  VII  e  Massimilia' 
no  Giuseppe  re  di  Baviera  {V-),  nel  det- 
to anno  il  Papa  dichiarò  Ralisbona  ve- 
scovato sulfraganeo  di  Monaco-Frisioga 
e  ne  stabilì  la  mensa,  insieme  a  quella 
del  capitolo;  indi  a'6  aprile  1818  pre- 
conizzò Gio.  Nepomuceno  de  Wolf,  già 
vescovo  di  Dorila  in  partibus.  Pio  VIII 
nel  1829  riconobbe  vescovo  Gio.  Miche- 
le Sailer  d'Aresinga, succeduto  per  eoa- 
diutoria.  Gregorio  XVI  nel  1 833  dichia- 
rò successoreFrancescoSaverioSachvvoe- 
bel  di  Reisbach  diocesi  di  Ralisbona;  in- 
di per  sua  morte,  nel  1  84^  l'attuale  mg.''' 
Valentino  Riedel  di  Lamertingen  dioce- 
si d'  Augusta,  già  professore  di  teologia. 
La  diocesi  è  estesa  e  contiene  diversi  luo- 
ghi. Ogni  vescovo  è  tassato  in  600  fiori- 
ni, essendo  1 0,000  la  mensa,  pari  a  scudi 
4750. 


RAT 

Concila  di  Ratìshona. 
li  I .°  nel  768  proibì  ài  coiepiscopi  di 
fare  qualunque  funzione  episcopale,  se 
prima  non  erano  slati  ordinali  a  questo 
elTetlo  da  3  vescovi.  Mansi,  Suppl.  t.  r, 
p.  625.  Il  2."  nel  792  condannò  Felice 
d'Urge!  convinto  d'errore,  e  fu  spedito 
a  Roma  al  Papa  Adriano  I  a  confessare 
i  suoi  errori,  abiurando  in  s.  Pietro.  A- 
vea  sostenuto  che  Gesù  Cristo  uomo  non 
era  figlio  di  Dio  che  per  adozione.  Reg. 
t.  20  ;  Labbé  t.  7  ;  Arduino  t.  4-  H  3." 
neir8o3  determinò,  che  i  corepiscopi  es- 

(  sendo  semplici  sacerdoti,  non  potevano 
fare  le  funzioni  episcopali;  e  che  tutte 

'  quelle  che  avessero  fatte,  sarebbero  di- 
chiarale nulle.  Diz.de  concila.  Il  4-°  "et 
I  I  o4  fissò  un  onorario  agli  avvocali,  per 

;  rimediare  e  moderare  la  loro  eccessiva 
avidità.  Mansi. 

RATTA  Uberto,  Cardinale.  Pisa  no,  o 
bolognese  secondo  il  Sigonio ,  chiamato 

r  ancora /i0550  Lanfranchi  e  Dardi,  cano- 

I  nico  di  Pisa.  Onorio  li  nelle  tempora  di 
dicembre I  i25locreò  cardinale  pretedi  s. 

I    Clemente  e  legalo  a  lalere  di  Spagna,  ove 

■  tenne  un  concilio  in  Placencia[f^.).  In- 
nocenzo li  lo  consagrò  arcivescovo  di  Pi- 
sa Dell  i32  e  dichiarò  vicario  apostolico 
d'Italia,  ed  egli  unito  a  lui  con  sincerità 
di  cuore  non  cessò  d'animarlo  nello  sci- 
sma dell' antipapa,  contro  il  quale  con- 
vocò in  Pisa  un  concilio  coli' intervento 
del  Pontefice  e  di  s.  Bernardo  ;  ma  do- 
vette partirne  e  ramingo  con  gran  slento 
e  disagiopassarle  Alpi.  Altro  concilioce- 
lebrò  in  Sardegna  cogli  arcivescovi,  ve- 
scovi e  abbati  dell'isola.  Neh  i3i  era  in 
Francia  con  Innocenzo  II,esempre  a  lui 
fedele,  morì  encomialo  nel  1 138. 

R  ATZEBURGO,/?flrei«rg»/;i.  Prin- 
cipalo  e  già  vescovato  del  granducato  di 
Mecklenburg-Slreelitz,  di  cui  forma  la 
parte  occidentale,  presso  il  lago  omoni- 
mo, appartenendogli  parte  della  città  di 
Ralzeburgo  della  confinanteDanimarca, 
posta  sopra  uu'isoletta  di  detto  lago,  u- 
nita  al  continente  per  un  ponte.  Cinta  di 


RAV  175 

mura,  fu  sede  del  Tescovalo.eTenne  nel 
1 693  bombardata  e  ridotta  in  cenere  dai 
danesi.  La  cattedrale  ch'era  uflìziata  dai 
premostratensi, fu  secolarizzata  nel  i5i5; 
ha  3  scuole,  casa  pei  poveri,  ed  il  suo  com- 
mercio è  favorito  dalla  navigazione  della 
Wakenitz.  11  principato  di  Ralzeburgo 
compone  il  baliaggiodiSchònberg,il  qua- 
le ha  per  capoluogo  la  città  dello  stesso 
nome.  L'imperatore  Ottone  I  nel  IX  se- 
colo fondò  il  vescovato  d' Oldemburgo, 
che  nel  1 060  venendo  smembrato, si  for- 
mò questo  di  Ralzeburgo  suffiaganeo  di 
Brema, el'ahra  porzionefu  nel  i  i63  riu- 
nita aLubecca.  11  vescovo  di  Ralzeburgo 
divenne  principe  dell'impero,  faceva  la 
sua  ordinaria  residenza  a  Staf,  borgo  poco 
distante,  e  godeva  pingui  rendite.  Aven- 
doli ve.-icovodel  1 566  abbracciato  la  con- 
fessione auguslana,  i  successori  furono  e- 
ziandìo  protestanti.  Indi  il  duca  di  Me- 
cklenburgo  se  ne  impadronì,  e  lo  fece  se- 
colarizzare in  Munster  nel  1648,  confer- 
mandosi l'operalo  dalla  pacediWeslfalia. 

RAVARDSClRoRlVARDSClR.Se. 
de  vescovile  della  provincia  di  Persia,  nel- 
la diocesi  de'caldei.  Due  vescovi  registrò 
VOrien.i  dir.  t.  2,  p.  1260. 

RAVELLO  ,  Ravellunt.  Città  vesco- 
vile del  regno  delle  due  Sicilie,  nella  prò  • 
vincia  del  Principato  Citeriore,  distretto 
a  3  leghe  di  Salerno.  Giace  edificata  so- 
pra un'amena  collina,  dove  perla  salu- 
brità dell'aria,  per  le  fresche  e  buone  ac- 
que e  per  l'esteso  orizzonte  dalla  parte  del 
mare,  si  rende  un  luogo  assai  dilettevo- 
le ;  la  collina  sulla  quale  si  trova,  ha  alla 
radice  due  lunghe  valli  per  le  quali  scor- 
rono due  fiumicelli  perenni,  e  vedesi  da 
per  tutto  vastità  di  odorose  erbe  e  di  una 
moltitudine  di  fiori.  La  cattedrale  de- 
dicata alla  B.  Vergine  Assunta  è  com- 
posta di  3  navate  incrostate  di  marmi , 
ed  ha  la  porta  principale  di  bronzo,  falla 
dalla  famiglia  Muscettola.  Ivi  si  venera- 
no diverse  insigni  reliquie  ,  e  principal- 
mente il  sangue  di  s.  Pantaleone  (/^.)  in 
luogo  nobilmente  ornato  di  marmi.  Pro- 


176 


RA  V 


digiosamenfe  questo  sangue,clicerUghel- 
]i,  si  liquefa  ogni  anno  nel  giorno  prece- 
dente la  festa  ed  in  quello  di  questa,  con 
divoto  stupore  degli  ammiratori.  Il  ca- 
nonico tesoriere  Pepe  della  cattedrale  ne 
feceminuta  descrizione.  I  Bollandisti  fan- 
no menzione  delie  varie  ampolle  del  san- 
gue di  s.  Pantaleone,  dicendo  che  in  Ra- 
■vello  si  venera  in  prezioso  e  grande  reli- 
quiario, che  nel  dì  della  sua  festa  al  co- 
minciar de'primi  vesperi  si  liquefaceva, 
parlando  ancora  di  altra  ampolla  dello 
stesso  sangue,  che  con  parte  del  cranio 
venerasi  in  Roma  nell.i  chiesa  Ac  Filippi- 
ni (V)-  Il  vescovo  di  Ravello  de  Curtis, 
avendo  preso  dall'ampolla  di  sua  catte- 
drale parte  del  sangue  di  s.  Pantaleone, 
e  versatala  in  altra  ampolla,  questa  donò 
al  cardinal  Cusanì  seniore,  che  morendo 
nel  r  598  la  lasciò  a  Clemente  VI  II,  il  qua- 
le la  regalò  al  suo  diletto  confessore  car- 
dinal Baronio  filippino,  che  ne'suoi  An- 
nali descrisse  la  celebre  traslazione  del 
capo  di  s.  Pantaleone,  fatta  in  Lione  nel- 
r8o2.  II  cardinal  Baronio  con  istromen- 
to  che  si  conserva  nell'archivio  di  detta 
congregazione,  con  altre  assai  insigni  re- 
liquie lasciò  l'ampolla  col  prodigioso  san- 
gue, essendovi  pure  fede  autentica  di  de 
Cin-tis,  all'  accennata  chiesa  di  s.  Maria 
in  Vallicella.  Nella  Vila  di  s.  Pantaleo- 
ne, Roma  1694,  del  p.  Ridolfo  scolopio, 
si  legge  che  un  tempo  questo  sangue  che 
posseggono  i  filippini,  congelalo  fra  l'an- 
no, scioglievasi  comein  Ravello  nel  dì  del- 
la festa  del  santo,  ma  che  da  lungo  tempo 
più  non  avveniva,  restando  solo  il  san- 
gue più  fosco  dal  resto  dell'anno.  E  però 
certo  che  anco  questo  sangue  di  Roma  si 
mantiene  sempre  fluido,  e  chedirebbesi 
rassomigliare  ad  un  limpidissimo  alcool, 
se  non  vi  si  scorgesse  alcun  poco  di  grasso. 
Il  prodigio  fu  venerato  in  Roma  più  vol- 
te, ed  i  fogli  pubblici  ne  parlarono  con 
religioso  entusiasmo  nel  1848,  per  quello 
che  si  rinnovò.  11  capitolo  delia  cattedra- 
le di  Ravello  si  componeva  di  4  dignità, 
i." delle  quali  è  l'arcidiacono,  con  1 2  sa- 


RA  V 
cerdoti  capitolari.  Aveva  nella  città  12 
parrocchie,  ora  contandosi  7  altre  chie- 
se, monastero  di  monache,  convento  di 
frati  e  diversi  pii  stabilimenti.  Fu  patria 
di  Francesco  d'Andrea  giureconsulto,  so- 
prannominato il  Pericle  e  il  Tullio  del 
foro  napoletano.  Fu  già  cinta  di  mura  e 
guernita  di  alle  torri,  delle  quali  ancora 
si  vedono  le  vestigia.  Abbonda  il  territo- 
rio di  viti,  d'ulivi  e  d'alberi  fruttiferi  di 
ogni  specie,  riuscendovi  poi  verso  la  ma- 
rina eccellentissime  le  carobbe  o  guai- 
nelle.  Ravello  volgarmente  si  chiama /?(!• 
i'iello,  ed  anticamente  Ribelle  e  Rabello. 
In  questa  colonia  de'  celebri  amalfitani, 
verso  il  TOGO  Roberto  Guiscaido nel  luo- 
go detto  Thorus  edificò  una  chiesa,  nella 
quale  Vittore  III  nel  1086  eresse  la  sede 
vescovile,  quando  vi  dimorò  coi  cardina- 
li, nel  cui  tempo  era  cosi  florida  che  di- 
cesi contasse  circa  36,ooo  abitanti. 

Il  I ."  vescovo  di  Ravello  fu  Orso  Papi- 
ciò  monaco  benedettino  di  famiglia  illu- 
stre, che  lo  stesso  Vittore  III  nelio86con- 
sagrò  in  Capua,  e  con  diploma  abilitò  lui 
ed  i  successori  a  fare  acquisti ,  possedere 
ed  esercitare  la  giurisdizione  :  Urbano  II 
nel  1090  in  considerazione  della  dimora 
fattavi  da  Vittore  III,  con  diploma  lo  di- 
chiarò immediatamente  soggetto  alla  s. 
Sede,  confermando  la  sua  giurisdizione 
e  privilegi.  Nel  1094  Urbano  II  consagrò 
il  2."  vescovo  Costantino  Rogadeodi  Ra- 
vello, al  quale  Pasquale  II  neh  102  eoa 
diploma  confermò  il  vescovato  e  le  pre- 
rogative. Costantino  per  lesue  virtù,  do- 
po 36  anni  di  vescovato,  meritò  d'essere 
acclamato  dal  clero  epopolod'Amalfl  per 
loro  arcivescovo,  ma  avendogli  Innocen- 
zo Il  negato  il  pallio,  ritornò  a  Ravello 
e  vi  morì  neh  i  5o.  Gli  successe  Giovan- 
ni RuffulijChe  ottenne  diplomi  di  confer- 
ma ai  privilegi  di  sua  chiesa  da  Adriano 
IV,  Lucio  III  e  Clemente  IH.  Altrettan- 
to ottenne  da  Innocenzo  IH  Pantaleone 
Pironli  di  Ravello, fatto  vescovo  nel  1  2  i  o 
circa.  Il  simile  conseguì  da  Onorio  III  nel 
1 222  il  successore  Leone  Rogadei  di  Ra- 


RA  V 
vello.  Tiii'(3Ìù  dislinli  vescovi  ricorderò, 
(iiovaiiniAllegri  Ottano  arcidiacono  di 
Ravello,  postulato  dal  capitolo  e  coufer- 
tualo  da  ìNicolò  IV  nel  i  291,  ottenendo 
diploma  di  privilegi  dal  re  Carlo  II.  Nel 
1  322  gli  successe  Francesco  Castaldi  be- 
nedettino, che  collocò  il  corpodel  prede- 
cessore nella  cappella  del  ss.  Crocefisso 
che  avea  ornalo,  e  fu  pastore  di  somma 
estimazione.  hslor^\oJgnensi{F.)  vesco- 
vo, nei  1 4 1 8  Martino  V  lo  trasferì  a  Mel- 
fi, poi  cardinale.  Giovanni  nel  1429  ot- 
tenne un  privilegio  dalla  regina  Giovan- 
na II.  Nicola  Campanile  nobile  di  liaveh 
lo  e  abbate  di  s.  Trifone,  fu  vescovo  nel 
1455.  Paolo  III  nel  i536  fece  ammini- 
stratore il  cardinal  Quignonei  (f'.)j  poi 
nel  1 549  dichiarò  vescovo  Lodovico  Bec- 
cadelli  dottissimo  bolognese,  che  servi  la 
s.  Sede  in  gravi  affari  e  nel  1 555  fu  tra- 
slatato  all'  arcivescovato  di   Bagusi  ,  cui 
Paolo  IV  sostituì  Ercole  Tarabusi  ferra- 
rese, benedettino  dotto  nelle  lingue  greca 
e  latina.  Fu  lodato  vescovo  Emilio  Sca- 
taretico  di  Salerno.  Gli  successe  il  cele- 
bre Paolo  de  Curlis  nobile  napoletano  tea- 
tino, profondo  teologo,  pei*  nomina  di 
Gregorio  XIV  a'26  aprile 1 591,  da  Cle- 
mente Vili  eletto  vicegerente  di  Roma 
e  nel  1 600  trasferito  ad  Isernia,  indi  pre- 
side di  Benevento  e  di  Spoleto ,  vicario 
di  s.  Maria  Maggiore,  sepolto  nel  1629 
sotto  Urbano  VII I  nella  chiesa  del  Gesù 
di  Roma.  Meritamente  fu  succeduto  da 
Antonio  de  Franchis  patrizio  capuano, 
dotto  chierico  minore.   Indi    Clemente 
VUIneli6o3a'3 1  luglio  vi surrogòFran- 
oesco  Benni  di  Budrio  nel  bolognese,  in- 
signe teologo  servita  ,  nel  quale  anno  il 
Papa  unì  le  sedi  di   Ravello  e  di  Scala 
{/'.),  dichiarando  che  i  prelati  continue- 
rebbero ad  essere  soggetti  alla  s.  Sede  co- 
me vescovi  di  Ravello,  e  suffraganei  del- 
l'arcivescovo di  Amalfi  come  vescovi  di 
Scala.  Paolo  V  nel  1617  fece  vescovo  di 
Ravello  e  di  Scaia  fr.  Michele  Bonsi  ori- 
ginario fiorentino  ma  romano,  de'mino- 
ri  osservanti,  e  fu  lodalo.  Nel  1624  Ouo- 

VOL.  LVI. 


RAV  J77 

frio  Verme  napoletano;  nel  1637  Celesti- 
no Puccitelli  di   Sanseverino,  barnabita 
versato  in  ogni  letteratura  ed  erudizie- 
ni ;  nel  1643  Bernardino  Pannicola  di 
Monticelli  diocesi  di  Tivoli,  celebre  giu- 
reconsulto nella  romana  curia,  autore  di 
diversi  trattati,  e  fece  dichiarare  dalla  s. 
Sede  che  l'arci  vescovo  d'Amalfi  non  po- 
teva farsi  precedere  dalla  croce  e  bene- 
dire nella  diocesi  di  Bavello. Furono  quin- 
di vescovi,  nel  1667  Giuseppe  Sagezi  del- 
la diocesi  di  Salerno,  nel  1694  Luigi  di 
Capua  trasiato  a  Gravina  nel  1705,  indi 
Nicola  Rocco  napoletano  trasferito  a  Ca- 
riati nel  1707,  onde  Clemente  XI  elesse 
fr.  Giusep[>e  M.^  Perimezzi  della  diocesi 
di  Cosenza,  dottissimo  minimo  che  lasciò 
opere  pregiate ,  trasferito  a  Oppido  nel 
1714-  Con  questi  Ughelli  e  Lucenzi  ter- 
minano la  serie  de' vescovi  di  Ravello  e 
Scala,  Italia  sacra  t.  i,  p.  1 181,  ripor- 
tandone lacontinuaziooeleiyo//z/e^//io- 
ma.  Essendo  fino  dali792  vescovo  Sil- 
vestro Micco  napoletano  minore  osser- 
vante, neli8o4fu  traslato  da  Pio  VII  al- 
l'arci vescovato  d' A  malfi.Restarono  le  due 
diocesi  di  Ravello  e  Scala  vacanti,  finché 
detto  Papa  neli8i8  colla  bolla  De  lUi- 
liori,  ambedue  le  soppresse  e  riunì  ad  A- 
malfi,  al  tempodel  vescovo  Silvestro,  on- 
de tornò  ad  essere  pastore  delle  due  dio- 
cesi, che  governò  lungamente,  Gregorio 
XVI  dandogli  in  successore  nel  1 83  i  Ma- 
riano Bianco  napoletano,  ed  al  presente 
lo  è  dal  1849  pel  Papa  Pio  IX,  mg.'' Do- 
menico Ventura  di  Bisceglia. 

RAVENNA  (Ravennalen).  Città  con 
residenza  arcivescovile  nello  stato  ponti- 
ficio, celebre  e  antichissima  ,  già  regina 
del  mare  Adriatico,  slata  sede  dell'impe- 
ro d'Occidente,  quindi  reggia  d'impera- 
tori, di  re  e  di  esarchi,  poscia  capitale  del- 
la Romagna  (/^.) antica;  fu  pure  capo  dei 
Piceno  (f^.)  che  anticamente  principiava 
da  Raven{ia  ,  anche  al  dire  di  Compa- 
gnoni, Reggia  Picena,  p.  4ei3;come an- 
cora divenne  metropoli  deW Esarcato(P'.) 
del  suo  nome,  e  della  Penta  poli  (F.)  di 
12 


178  R  A  V 

Romagna.  Ora  è  capoluogo  della  provin- 
cia araonima,  nella  legazione  apostolica 
di  Romagna,  residenza  del  preside  della 
provincia  e  de'4  suoi  consultori,  del  tri- 
bunale di  i."  istanza, e  delle  altre  auto- 
rità civili,  amministrativee  militari.  Da- 
rò prima  un  brevecennostoricodella  pro- 
vincia di  Ravenna,  come  della  sua  posi- 
zione topografica.  La  provincia  di  Ra- 
■venna,  che  fino  al  i85o  fu  legazione  a- 
postolica  governala  dal   cardinal  legato 
the  vi  risiedeva  ,  al  presente  lo  è  da  un 
prelato   delegato  apostolico  sedente  in 
Ravenna  ,  il  quale  corrisponde  col  car- 
dinal legato  di  Romagna  dimorante  in 
Bologna,  e  presentemente  in  sua  vece  col 
prelato  prolegato  commissario  pontifìcio 
straoidioario  ;  imperocché   il   regnante 
pio  IX,  al  modo  narrato  in  quell'arti- 
colo,  dispose,  che  la  legazione  di    Ro- 
magna si  componesse  delle  provincie  di 
Bologna,  Ferrara,  Forlì,  Ravenna,  Que- 
sta provincia  di  Ravenna,  delta  volgar- 
mente fìomffg'/irtj  confina  all'est  con  l'A- 
driatico ,  il  granducato  di  Toscana  e  la 
provincia  di  Forlì  ;  al  nord  con  la  pro- 
vincia di  Ferrara,  e  con  un  ramo  del  Po 
che  dicesi  di  Primaro  e  che  circonda  le 
valli  di  Comacchio  ;  all'  ovest  colle  pro- 
vincie di  Bologna  e  di  Ferrara;  al   sud 
con  detto  granducato,  e  la  parte  meri- 
dionale della  Romagna.  Vi  mettono  foce 
il  Savio,  il  Ronco,  il  Montone;  e  vi  scor- 
rono r  A  mone  o  Lamone,  il  Senio  ed  il 
Sanlerno  con  altri  minori  torrenti.  La 
parte  marittima,  comechè  paludosa  in 
gran  parte  (/^.  Paludi),  nondimeno  pei 
sforzi  della  coltura  va  ogni  giorno  di  più 
sensìbilmente   migliorandosi,  e  cessano 
perciò  le  nocive  esalazioni.  La  parte  meri- 
dionale è  coperta  da  ramificazioni  degli 
Apennini  che  quivi  terminano,  e  dove 
sono  SO)  genti  d'  acque  salse  ,  deposili  di 
carbon  fossile,  miniere  di  zolfo  ,  cave  di 
gesso  e  di  pietra  da  lavoro,  ec.  :  le  più  al- 
le vette  sono  quelle  di  Pietra  Mora,  Mon- 
te Rota,  Ronlana  ,  Montemaggiore,  Ca- 
lamello  e  Fornazzano;  quindi  scendono 


RA  V 

in  amene  colline  suscettibili  di  feconda 
coltivazione  e  già  coperte  di  vili,  alberi 
fruttiferi  e  copiose  messi.  Il  nord  presen- 
ta una  superficie  piana  ,  e  bassissima  al 
nord  est, dove  hanno  principio  le  lagune 
di  Comacchio.  Vi  sono  due  canali  navi- 
gabili: l'uno  che  forma  il  Porlo  Corsini, 
costituito  dal  canale  Candiano  e  alimen- 
tato dagli  scoli  delle  campagne,  riuscen- 
do utilissimo  alla  città  di  Ravenna,  per- 
che  dal  mare  si  trasportano  per  esso  le 
merci  sino  alle  sue  porte,  dove  talvolta 
in  tempi  procellosi  giunge  la  marea;  l'aU 
tro  staccasi  dal  Lamone  due  leghe  sopra 
Faenza,  passa  per  questa  città  avendo  o- 
rigine  dalla  sua  porta  Pia^  entra  nel  ca- 
nale naviglio  Zanelli  ,  e  sotto  tal  nome 
vaa  scaricarsi  nel  Podi  Primaro^alimen- 
tando  per  via  mulini,  nlacine  di  vallonea, 
filatoi,  servendo  all'irrigazione,  non  me- 
no che  alla  navigazione  importante  per 
Faenza,  Imola,  Bagnacavallo  e  altri  luo- 
ghi adiacenti.  L'aria  di  questa  provincia 
è  in  generale  salubre,  anche  verso  la  ma- 
rina, essendo  state  da  mollo  tempo  ridot- 
te le  valile  paludosi  terreni  in  campagne 
coltivate  e  ottimamente  arborate.  Le  neb- 
bie e  l'atmosfera  umida  e  nociva  non  so- 
no punto  frequenti,  ed  in  una  io.*  parte 
dell'anno  appena  si  fanno  vedere;  il  cli- 
ma è  temperalo.  Rende  cospicuo  frutto 
e  legname,  e  giova  alla  salubrità  dell'  a- 
ria  la  estesissima  selva  de'pini  rinomata 
e  chiamata  Pineta  di  Ravenna,  che  lutto 
quasi  occupa  il  territorio  ravennate.  Le 
testimonianze  più  antiche  e  più  chiare 
delle  Pinete  ravennati ,  non  sono  quelle 
che  ricavansi  circa  la  metà  del  secolo  V 
iìaW Anonimo  Salesiano,  e  da  un  Ano- 
nimo cronologo  Cuspiniano  riportalo  dal 
Muratori,  ma  quelle  di  Sidonio  Apolli- 
nare che  mori  nel  489  ,  ed  il  quale  ne 
parla  già  come  di  cosa  più  antica.  Que- 
ste Pinete  si  formarono  a  poco  a  poco  pres- 
so i  lidi  che  di  giorno  in  giorno  il  mare 
ritirandosi  abbandonava  :  il  torrente  Re- 
vano traversa  una  di  queste  Pinete,  pres- 
so alcuna  delle  quali  probabilmente  sor- 


RA  V 

geva  un  Faro.  11  suolo  della  provincia  è 
rerlilissimo,  specialmente  di  grano,  maizo 
grano  d'India,  legumi, canape,  lino,  vino, 
olio,  seta  e  frutti  squisiti;  pingui  ne  sono 
i  pascoli,  frequenti  i  boschi  cedui.  Lun- 
go il  mare  e  propriamente  nel  teirilorio 
d i  Cervia, sono  antiche  e  vasteiS"a/i>je(/^^.). 
L'  industria  consiste  in  filatoi  ,  cartitM-e, 
fabbriche  di  vetro,  di  maioliche  e  di  ter- 
raglie, di  stoviglie  di  terra,  di  paste,  di 
cordami  ;  in  distillerie,  e  altre  fabbriche 
e  manifatture.  La  pesca  vi  è  abbondan- 
te tanto  nel  mare,  come  nelle  valli,  dove 
pure  si  fa  buona  caccia.  Giovalo  dai  cor- 
si d'acqua,  e  da  buone  strade  regie  epro- 
I     vmciali ,  attivo  è  in  questa  provincia  il 
i     commercio.  I  cenni  storici  non  sono  co- 
t     muni  a  tutta  la  provincia  ,  dacché  tutte 
j      le  città  che  vi  fioriscono,  ne' tempi  delle 
I      italiane  scissure  furono  divise  d'interessi, 
[     ed  a  vari  signorotti  sottomesse  e  da  essi 
t     dominate.  Vedasi  Fr.  M.'  Gaudio, /rtcer- 
I      tezza  e  diftUi  delle  4  linee  ^  che  si  pro- 
I     pongono  alla  s.  congregazione  dell'  ac- 
(fue,  e  danni  che  minacciano  al  Rave- 
I     gnano,  Roma  1 7 65.  Ragguaglio  isiorico 
\     della  diversione  dei  due  fiumi  il  Ronco  ed 
il  Montone  della  città  di  Ravenna,  Bo- 
logna 1741,  ove  si  tratta  dell'inondazione 
della  città  seguila  a' 12  maggio  i636,delle 
provvidenze  che  si  presero,  dell'incarico 
dato  al  cardinal  Massei  legato  della  diver- 
sione de'due  fiumi  da  Clemente  XII,  pro- 
seguilo dal  cardinal  Alberoni;della  chiu- 
sa, del  meraviglioso  ponte,  del  nuovo  Por- 
to e  Canale  naviglio.  Ambasciatore  del- 
le 4  città  Comacchio,  Ferrara,  Bologna 
e  Ravenna  al  cardinal  Conti  visitatore 
per  gli  affari  dell'acque  contro  quelli  che 
progettavano  la  perdita  di  Comacchio  per 
liberar  le  medesime.  Cenni  sul  porto  di 
Ravenna,  ivi  i836  pel  Roveri.  Antonio 
Donati,  De  aere  Ravennati  opusculum , 
Ravennae  typ.  Joanelli  i64'-  Gaspare  D. 
^Martinetti,  Della  salubrità  dell'  aria  di 
Ravenna,  dissertazione ,  Ferrara  1746- 
Massimiano  Zavona,  De  Ravennalis  ae- 
ris  admirandis  ausculationibus,opuscu- 


RAV  179 

lui/i,  Ravennae  apud  Imp,  Cam.  Bernar- 
dino Zendrini,  DfW  aria  di  Ravenna,  e 
ricapito  dello  scolo  della  città  con  altri 
provvedimenti  per  la  pubblica  salute;  nel 
t.  5  della  Raccolta  degli  autori  sul  moto 
dell'acque.  Luigi  Angeli,  Ravenna  dife- 
sa dall'imputazione  diaria  malsana,  Bo- 
logna 1817.  Domenico  Meli,  Volo  su  la 
salubrità  dell'aria  di  Ravenna  richiesto 
dal  cav.  Luigi  Angeli  ,Vn)\ogna  1827. 
Francesco  Ginanni  patrizio  di  Ravenna, 
Istoria  civile  e  naturale  delle  Pinete  ra- 
vennati, nella  quale  si  trattano  della  lo- 
ro origine,  situazione,  fabbriche  antichi- 
e  moderne,  terre  molteplici,  acqua,  aria, 
fossili,  vegetabili, animali  terrestri,  vola- 
tili,aquatici,  anfibi,  insetti,  vermi  ec,  con 
annotazioni,  carta  topografica  e  varie  al- 
tre figure  in  rame, ^otoai  744-  Nella  pre- 
gievole  opera  del  cav.  Spreti  sui  musaici, 
vi  sono  due  Brevi  ragionamenti  su  la  Ra 
ventiate  Pigneta  e  su  la  repubblica  delle 
Api.  La  provincia  di  Ravenna  si  compo- 
ne di  3  distretti,  Ravenna,  Imola  e  Faen 
za,  con  2  governi  distrettuali,  6  governi 
di  2.°  ordine  ed  8  comuni,  che  secondo 
il  Riparto  territoriale  deh  833  contene- 
vano 1 56,552  abitanti  ,  i  quali  sono  di 
molto  accresciuti.  Il  Calindri,  Statistica 
dello  stato  pontificio  ,  enumerò  in  tutta 
la  provincia  4  città,  i3  terre,  271  ca- 
stella e  ville.  Prima  di  trattare  di  Ra- 
venna e  degli  arcivescovi,  premetterò  le 
indicazioni  dove  parlai  de'nominati  3  di- 
stretti, con  qualche  altro  cenno  su  di  al- 
cuni luoghi,  secondo  1'  Epilogo  di  detto 
Riparlo. 

Distretto  di  Ravenna. 
Alfonsine  e  territorio Z^eo/j/Vio.  Gover- 
no nella  diocesi  di  Faenza.  Questo  ter- 
ritorio faceva  parte  della  valle  Padusa. 
Leone  X  avocò  a  se  la  controversia  di 
quei  possidenti  che  aveano  bonificato  le 
valli  e  prosciugalo  le  paludi,  investendo- 
ne del  paese  e  territorio  i  fratelli  Calca - 
gnini  (di  cui  a  Ferrara)  nel  dicembie 
1  5 19,  ed  allora  fu  denomiuatoterrilorio 
Leonino.  Qui  nacque  il  celebic  Vincen- 


i8o  RAV 

zo  Monti  che  vi  dimorò  fino  a  19  anni, 
per  cui  nella  comune  è  il  busto  in  mar- 
mo. 11  territorio  è  in  piano,  ed  un  ponte 
di  legno  è  sopra  il  Senio  che  attraversa 
il  paese.  Fa  molto  commercio  di  acqua- 
vite, ed  ha  molti  casali  intorno. 

Cervia  (^.).  Città  vescovile  e  gover- 
no, da  cui  dipendono  8  villaggi.  V.  Sa- 
line. 

Distretto  di  Imola. 

Imola  (^'■).  Città  vescovile  e  governo, 
coi  due  seguenti  comuni  nel  suo  circon- 
dario. 

Bozza.  Vedi  il  voi.  XXXIV,  p.  55. 

Mordano.  Vedi  il  voi.  XXXI  V,p.  5Q. 

Casola  Valsenio.  Governo  colle  se- 
guenti 3  comuni.  Vedi  il  voi.  XXXIV , 
p.48. 

Castel  del  Rio.  Vedi  il  voi.  XXXIV, 
p.  5o. 

Fontana.  Vedi  il  voi.  XXXIV,  p.  5o. 

Tossignano.  Vedi  il  voi.  XXXIV,  p.52. 

Castel  Bolognese.  Governo  colle  se- 
guenti 3  comuni.  Vedi  il  voi.  XXXIV, 
p.  45,  e  Protettore  pel  possesso  che  vi 
prese  il  cardinal  Zacchia.  Il  eh.  Gaetano 
Giordani  nel  1 838  pubblicò  :  Cronichet' 
ta  di  Castel  Bolognese. 

£agnara.\ed\  il  voi.  XXXIV, p.  46. 

K/0/0.  Vedi  il  voi.  XXXIV,  p.  46.  Ab- 
biamo l'interessante  opuscolo:  Riolo  eie 
sue  acque  minerali ,  lettere  descrittive  di 
Giovanni  Orlandi,  Bologna  i84'5-  In  es- 
so si  tratta  ancora  de'Iuoghi  circostanti, 
incominciando  dalla  strada  conducente  a 
Riolo,  dovuta  alla  benignità  del  cardinal 
Agostino  Rivarola;  della  fondazione  del 
castello  di  Riolo,  ove  fu  un  Castel  sagro  in 
cui  gli  auguri  etruschi  facenti  partedel  col- 
legio dei  sacerdoti  di  Giano  (della  cui  esi- 
stenza si  trovano  memorie  ov'è  Castel  Bo- 
lognese) venivano  per  farvi  le  loro  predi- 
zioni. Questo  castello  in  progresso  di  tera- 
podivenne  nido  d'armati,  temuto  e  ben 
munito  baluardo,  onde  nel  1212  ebbero 
non  poco  a  travagliarsi  le  truppe  imperiali 
per  espugnarlo,  indi  spietatamente  lo  sac- 
cheggiarooo.EsseudonedomiuatoreTad- 


RAV 

deo Manfredi  signore  d'Imola,  ne  Io  spo- 
gliò per  tradimento  Astorgio  suo  ziosigno- 
redi  Faenza.  Passato  in  proprietà  dell'ar- 
civescovo di  Ravenna,  questi  con  bene- 
placito pontificio  lo  vendè  nel  1 474  a  Car- 
lo Manfredi  signore  di  Faenza  per  2  5o 
scudi.  Caterina  Sforza  l'ebbe  col  Riolese 
e  la  città  d'Imola  per  dote,  quandosposò 
Girolamo  della  Rovere,  e  non  Riario  co- 
me riportano  la  maggior  parte  degli  sto- 
rici, tanto  asserendo  il  citato  autore  del- 
l'opuscolo; ma  io  non  ci  posso  conveni- 
re, non  solo  per  quanto  scrissi  a  Imola  e 
FoRLÌi,  ma  per  1'  autorità  di  Ratti ,  che 
pubblicò  la  storia  Della  famiglia  Sfor- 
za tutta  documentata.  Caterina  fece  edi- 
ficare la  maestosa  rocca  ,  i  baluardi  e  le 
torri  merlate.  Cesare  Borgia  essendosi  im- 
padronito di  Riolo,  ne  affidò  il  governo 
al  sommo  Leonardo  da  Vinci,  e  fu  fre- 
quentato da  Cesare,  come  dà  iNicolòMac- 
chiavelli  lega tode'fiorentini.  L'acque  me- 
dicate di  Riolo  s'incominciarono  ad  averle 
in  maggior  pregio  per  la  loro  efficacia  ver- 
so il  1579.  i^^rla  ancora  di  Monte  Mag- 
giore o  Mavore,  uno  degli  elevati  bracci 
dell' Apennino,  donde  si  gode  romanti- 
ca vista,  e  degli  altri  seguenti  luoghi.  Le 
sue  rovine  sono  avanzi  d'  un  forte  ca- 
stello già  munito  d'  alte  torri  e  cinto  di 
grosse  mura,  che  Innocenzo  III  neli2i5 
concesse  ai  vescovi  d'Imola;  incendiato 
nel  1236  dai  faentini, espugnato  nel  1293 
da  Maghinardo  Pagani  ,  nel  i4i3  Gio- 
vanni XXIII  lo  die  in  feudo  a  Lodovico 
e  Giacomo  Manfredi  signori  faentini,  col- 
la Bastia  di  Monte  Albergo,  per  l'annuo 
canone  d'  un  cane  bracco  e  di  5  falchi 
per  la  Caccia  (/^.).  Occupato  pel  Borgia 
suddetto  con  istento  da'francesi,  lo  spia- 
narono quasi  tutto.  Venuto  il  castello 
e  la  fortezza  di  Monte  Maggiore  in  po- 
tere de' veneti,  neli5o6  lo  venderono  al- 
l'incanto aMariotto  di  Quattrino  Vespi- 
gnani,  i  cui  discendenti  ne  conservarono 
la  proprietà  con  titolo  di  contea.  A  poche 
miglia  da  Riolo  è  la  strana  Grotta  o  Ta- 
na  di  re  Tiberio^  di  prodigiosa  altezza  , 


RAV 
nome  derivato  dalla  dominazione  o  pro- 
tezione che  esercitò  sulla  vallata  del  Se- 
nio la  famiglia  Tiberia  Claudia  faentina, 
probabilmente  appartenente  all'impera- 
tore Tiberio,  lliagocheanticamentetro- 
\avasi  nella  sommità  del  monte,  e  forse 
dello  Tiberiaco,  si  fece  strada  scavando 
le  viscere  del  monte,  ed  ebbe  sfogo  nelle 
grolle,  dando  luogo  a  un  nuovo  Rio,  da 
cui  provenne  l'odierno  vocabolo  :  in  que- 
sta tana  essendosi  rifugiati  alcuni  insorti 
nel  1 200,  i  bolognesi  dominatori  d'Imola 
li  cacciarono  fuori  con  bruciare  alla  boc- 
ca della  spelonca  paglia  e  legna  verde,  in- 
di li  fecero  a  pezzi.  Non  dicendo  poi  l'au- 
tore della  descrizione,  degli  stallatili  e  ac- 
que romoreggianti  di  cui  io  feci  parola 
nel  citato  luogo,  è  chiaro  che  fui  in  ciò  in- 
dotto in  errore  dalla  pregievole  Statisti' 
ca  di  Calindrip.  385:  bensì  vie  un  gran 
serbatoio  d'acqua  in  cui  vanno  le  acque 
delle  sovrapposte  pianure,  filtrando  at- 
traverso il  solfato  di  calce  di  cuicorapo- 
nesi  il  monte  stesso,  e  che  conservate  in 
profondissimebuchea  poco  a  poco  facen- 
dosi strada  per  sotterranei  condotti,  van- 
no ad  alimentar  le  fonti  della  sottoposta 
vallata, contribuetidoalla  formazione  del- 
l'idrogene  solforato  che  trovasi  in  alcune 
acque  delle  medesime.  Descrive  poi  la  vil- 
la de'marchesi  Zacchia  detta  della  Tor- 
re, ameno  soggiorno  con  chiesetta  io  cui 
si  venerano  le  reliquie  di  s.  Venusta  mar- 
tire; Cascia  Valsenio;  Serra  e  la  villa  ma- 
gnifica del  conte  Zauli-Naldi,  ove  giàsur- 
se  antico  e  forte  castello;  Serra-Valle  dei 
Liverani,  già  villeggiatura  de'  Manfredi 
signori  di  Faenza;  Gallisterna,  luogo  fa- 
moso per  la  grande  sconfitta  ivi  sofferta 
dai  galli ,  ed  ove  Narsete  si  condusse  in 
armi  a  fronte  di  Telila ,  alle  falde  del- 
l'Apenniiio  nel  sito  chiamalo  Sepoltura 
(le  Galli,  al  dire  di  Procopio,  De  bello 
Golhico  lib.  4j  cap.  20.  Finalmente  del- 
le aajue  medicate  di  Rido  ,  la  cui  anti- 
chissima sede  è  al  Rio  de'Ragni,  ove  in  re- 
moli tempi  furono  bagni  saluberrimi,  co- 
me della  fonte  solforosa  detta  del  Coppo, 


RAV  181 

usala  con  successo  in  molte  malattie  del- 
la cute;  delle  benemerenze  del  legato  car- 
dinal Massimo,  per  rendere  più  salubri 
e  più  copiose  le  acque  medicate  di  R^ioloj 
più  piacevole  e  agiato  l'uso  delle  mede- 
sime, giàdottamenleanalizzale  e  descrit- 
te dal  prof.  Gaetano  Sgarzi  di  Bologna, 
terminando  col  descrivere  i  pregi  delle 
acque  medicamentose  di  Riolo,  superio- 
ri alle  altre  de' vici  ni  paesi. 

Sola  rolo.  Vedi  i  voi.  XXXIV,  p.  47, 
Lll,  p.  201. 

Dislrello  di  Faenza. 

Faexza  (  y.).  Città  vescovile  e  governo. 

Brisighella.  Governo,  con  l'appodia- 
\o  Fognano.  Vedi  il  voi.  XXII,  p.  287. 

Russi.  Governo,  colla  parrocchia  di  s. 
Apollinare,  e  6  villaggi.  Vedi  il  voi.  XXII, 
p.  287. 

Ravenna  sorge  maestosa  fra  le  più  bel- 
le città  d'Italia, sulla  sinistra  sponda  del 
Montone,  che  colà  appresso  vi  riceve  al- 
la destra  il  Ronco,  distante  64  leghe  da 
Roma  o  poste  43  circa,  1 5  leghe  da  Bo- 
logna e  26  da  Venezia,  a  circa  due  leghe 
dall'Adriatico,  sul  quale  ha  due  pìccoli 
porli  pei  battelli  pescherecci,  ed  al  tri,  uno 
all'est  il  Vecchio,  e  l'allro  al  nord  il  Nuo- 
vo, al  quale  ultimo  conduce  il  canale. 
Trovasi  sopra  terreno  un  tempo  paludo- 
si stagni,  che  perciò  si  reputava  congiun- 
ta al  mare:  un  tratto  di  teri-eno  d'allu- 
vione incominciò  ad  unirla  dipoi  alla  ter- 
raferma, ed  i  fiumi  Ronco  e  Montone  l'ac- 
cerchiarono lungamente ,  cagionandovi 
perniciose  inondazioni,  finché  fu  libera- 
ta da  tal  pericolo  nel  1737  dal  memo- 
ralo Clemente  XII,  onde  il  terreno  pa- 
ludoso divenne  coltivato  e  fertile  di  vino 
e  frutti.  Per  sì  grandiosa  operazione  per- 
dette l'antico  suo  porto Candiano  già  fa- 
moso,nel  quale  e  nell'altro  di  Classel'im- 
pero  romano  vi  teneva  stazionata  una 
flotta  equipaggiata.  Ma  la  magnanimi- 
tà di  Clemente  XII  e  l'energiche  cure  del 
cardinal  Alberoui,  compensarono  Raven- 
na con  donarle  un  altro  porlo.  E  perchè 
questo  nuovo  benefizio  riuscisse  di  tutta 


ìB2  RAV 

quelli!  utilità  the  poteva  desiderarsi,  fu- 
rono chiamali  3  de'più  celebri  idraulici 
italiani,  15ernardino  Zendrini,  Eustachio 
Manfredi  e  (Giuseppe  Guisconti.  La  fo- 
ce della  Baiona  divenne  il  nuovo  porto 
di  Ravenna  e  dal  casato  del  l'apa  prese 
il  nome  che  tuttora  conserva  di  Porto 
Corsini.  Ivi  e  sopra  il  ponte  sovrapposto 
alla  linea  sinoall'Adriatico  de' riuniti  due 
liliali  ,  furono  poste  analoghe  iscrizioni 
per  eternare  la  memoria  di  lutto,  oltre  le 
medaglie  monumentali  che  si  coniarono. 
La  bocca  del  porto  è  munita  a  destra  e 
a  sinistra  di  palificate  tra  loro  paralelle, 
che  a  guisa  di  moli  la  guarentiscono:  ed 
i  bastimenti  entrati  nella  medesima, esod- 
disfatlaogni  prescrizione  delle  leggi  di  sa- 
nità e  di  finanza,  proseguono  il  loro  viag- 
gio sino  a  Ravenna  per  l'ampio  Canale  na- 
viglìoin  partenaturale,  ch'èquelio  di  Ba- 
iona e  di  Pionibone,ed  in  parte  manufat- 
to, che  termina  in  uno  spazioso  bacino  o 
darsena,  situata  alle  porte  della  città, con 
rive  murate,  lungo  le  quali  vi  sono  due 
comodestrade  selciate  pel  carico  e  scarico 
«Ielle  merci,  e  grandi  fabbricati  ad  uso  di 
niagazzini.  Questo  canale  che  in  origine 
non  era  senza  difetti  e  presentava  alla 
navigjizione  non  poche  difficoltà  ,  sotto 
Leone  XII  ottenne,  mercè  le  sollecitudini 
dell'encomialo  cardinal  legato  Ri  varola, 
de'grandi  miglioramenti,  che  vennero  e- 
segiiiti  con  progetto  dell'ingegnere  in  ca- 
po Gregorio  Vecchi,  e  riuscirono  di  mira- 
bile utilità.  Dopo  la  battaglia  d'Azio,  da 
Cesare  Augusto  cangiato  in  monarchico 
il  reggimento  repubblicano  di  Roma,  per 
sicurezza  e  difesa  dell'impero,  fece  esegui- 
re presso  Ravenna, nel  luogo  detto  Can- 
diano,  una  sontuosa  opera  marittima  o 
Porto  militaredell'irapero  capace  di  con- 
tenere 25o  navi,  l'altro  essendo  i^Ìwe«o 
(A'^.),  ed  a  Marina  parlai  dello  scopo  di 
ambedue: qualche  scrittore  chiamòilRa- 
vennate  ,  Ariinlnuni.  L'armata  e  flotta 
navale  che  vi  stanziava  diede  il  nome  al 
luogo,  ohe  Classe  si  chiamò  dal  nome  la- 
tipo  di  flotta,  Classis,  divenuto  in  breve 


RAV 

città  popolosa,  piena  di  caserme,  di  ma- 
gazzini, di  operai,  di  marinai, di  mercan- 
ti e  soldati.  A  questi  Augusto  accordò  pel 
loro  gran  numero  l'alloggiamento  pres- 
so Roma  sotto  il  Monte.  Gianicolo  [f^.)  nel 
Rione  di  Trastevere  {V.),  che  perciò  fu 
chiamato  Cillà  di  Bavenna,  Lfrbs  Ha- 
vennanliuni,  mentre  i  soldati  della  flotta 
di  Miseno  ebbero  i  quartieri  sul  Monte 
Celio  (/^.),  prestandosi  tutti  a  vicenda  al- 
la guardia  di  Roma, cioè  quando  non  do- 
veano  navigare.  Queste  truppe  maritti- 
me si  formavano  non  solo  della  provin- 
cia dell'Emilia  o  sia  di  Ravenna,  ma  di 
etruschi ,  umbri,  veneti,  liguri,  insubri, 
lombardi ,  ec.  Essendo  Ravenna  metro- 
poli delle  città  Cispadane  d' Italia  (/^.), 
comechè  assai  popolate,  somministrava- 
no gran  quantità  di  militi  e  di  cavalli  , 
da  cui  si  formavano  le  legioni  romane, 
ed  a  ciò  doveano  contribuire  eziandio  i 
paesi  situati  di  là  del  Po.  Queste  trup- 
pe e  legioni  si  alloggiavano  pure  in  Tras- 
tevere ne*  quartieri  ravennati,  laonde  a 
poco  a  poco  molte  famiglie  de'  militari 
si  stabilirono  nella  regione  Transtiberi- 
na. Questi  quartieri  ed  accampamenti 
si  dissero  anche  Castra  Ravennanliuni  : 
ivi  furono  eretti  due  stabilimenti,  cioè  il 
palazzo  pel  comandante  o  ammiraglio 
della  flotta  e  pei  magistrati,  denomina- 
to Aedes  Caslrorwn  Ravennanliuni  ;  e 
la  Taherna  meritoria  per  alloggiarvi  le 
famiglie  de'militari  ivi  stazionati,  per  cui 
quando  nel  luogo  fu  edificata  l' insigne 
Chiesa  di  s.  Maria  in  Trastevere  (^•), 
questa  si  chiamò  ancora  Templunt  Ra- 
vennatuni,  quando  già  i  quartieri  raven- 
nati erano  stati  sciolti,  ed  i  soldati  ma- 
rittimi riuniti  ai  legionari  versoli  tempo 
di  Macrino  e  Eliogabalo  circa  il  220.  Ma 
essendo  la  denominazione  restata  alla  re- 
gione, anche  per  le  famiglie  che  vi  si  erano 
stabilite,  quando  nel  secolo  seguente  Co- 
stantino fabbricò  la  basilica  Vaticana,  una 
delle  5  sue  porle  ossia  quella  corrispon- 
dente al  Gianicoloe  al  Trastevere-fu  del- 
ta Porta  Ravennana  o  Ravenniana,  per 


RA  V 

j  quanto  dissi  nel  voi.  XII,  p.  257.  Da  Ce- 
sare Augusto  parimenti  ebbe  origine  il 
magnifico  quartiere  che  da  Ravenna  a 
Classe  si  congiungeva, consideratoda  ta- 
luno quale  altra  città  e  tutta  formata  di 
palazzi,  che  dal  nome  del  suo  fondatore 
ricevè  quello  di  Cesarea.  Per  questo  rea- 
le sobborgo,  al  cui  confronto,  nella  esten- 
sione e  magnificenra  non  potrebbero  reg- 
gere i  più  rinomatisobborgbi  dellegran- 
di  capitali  de'nostri  .giorni,  e  pel  milita- 
re porto  dell'impero  romano  ,  degne  o- 
pere  della  celebre  epoca  di  Augusto  ,  si 
può  agevolmente  concepire  a  quale  alto 
grade  d'importanza  e  di  splendore  fosse 
già  pervenuta  Ravenna  ,  che  più  tardi 
dovea  farsi  emulatrice  di  Roma,  onde  fu 
chiamata  la  Roma  del  Basso-Impero. 

La  basilica  di  s.  Apollinare  è  uno  de'più 
ragguardevoli  templi  del  cristianesimo, 
alle  fondamenta  del  quale-mareggiarono 
le  onde  dell'Adriatico  fino  alI'VlII  seco- 
lo, denominata  volgarmente  Classe  dal 
luogo  ove  trovasi.  Quando  l'antica  e  ce- 
leberrima basilica  e  Chiesa  di  s.  Paolo 
(f^.)  di  Roma  esisteva  in  tutta  l'austera 
e  venerabile  sua  vetustà,  questa  di  Classe 
le  era  inferiore  per  ampiezza  e  perchè 
edificata  dopo  alcuni  lustri  ;  ma  poiché 
il  fuoco  quasi  tutta  la  distrusse,  acquistò 
il  primato  questa  di  S.Apollinare  fra  quan- 
te antiche  e  magnifiche  ne  vanta  la  cristia- 
nità, cioè  che  conservi  il  sommo  pregio 
di  sua  primiera  integrità.  Ed  è  perciò  che 
Leone  XIl  apprezzando  il  raro  pregio 
della  basilica  di  s.  Paolo  ,  ne  ordinò  la 
riedificazione  tal  quale  all'  antica,  ed  e- 
guale  intento  si  propose  Gregorio  XVI 
che  nella  maggior  parte  proseguì  la  nuo- 
va basilica  e  ne  consagrò  la  navata  prin- 
cipale; laonde  e  per  la  santità  e  magni- 
ficenza, perla  quale  fu  celebrato  da  rino- 
matissimi scrittori  il  superstite  nobilissi- 
mo tempio  di  s.  Apollinare,  ne  darò  breve 
descrizione,  potendosi  ammirarla  meglio 
ne'deltagli  degli  scrittori  che  la  illustra- 
rono, come  da  ultimo  fece  il  mio  amore- 
vole p.  ab.  d.  AlberliQoBellenghicamal- 


RAV  i83 

dolese,  poi  arcivescovo  di  Nicosia,  che  di 
cuore  celebrai  aFoRLiMPOPOLi,colla  Dis- 
sertazione sul  pregio  della  basilica  Clas- 
sense  e  del  suo  monastero  annesso  iti  Ra- 
venna^ Roma  1 827.  La  basilica  Classense 
fu  fatta  erigere  in  Classe  circa  3  miglia 
da  Ravenna,  dall'arcivescovo  s.  Ecclesio, 
che  occupò  lacattedraraveunatedal52  t 
al  534,  e  di  nuovo  riedificata  dal  succes- 
sore s.  Orsicino  per  opera  di  Giuliano 
Argentario  tesoriere  aicivescovile  (altri 
pressoZaccaria,iS/or.7eW.,  locredonouna 
speciedibanchiere,altri  questore  degl'im- 
peratori d'Oriente  detti  Argentarii),  ed 
in  più  magnifica  forma  ridotta,  indi  nel 
549  da  s.  Massimiano  consagrata.  Giusta 
l'antico  costume  fu  situala  all'est,  ripar- 
tila in  3  navate,  sostenirte  da  24  colon- 
ne di  finissimo  marmo  greco  graziosa- 
mente venato.  Le  basi  ed  i  capitelli  so- 
nod'ordine  corintioedi  squisitissimo  la- 
voro; il  tetto  e  travatura  è  a  somiglian- 
za dell'antica  basilica  di  s.  Paolo.  Auli- 
camente aveasi  l'ingresso  per  9  porte;  5o 
e  più  finestre  la  illuminavano,  ora  in  gran 
parte  chiuse.  Le  mura  delle  navate  era- 
no incrostate,  di  finissimi  marmi,  che  nel 
1430  furono  tolti  e  trasportali  a  Rimini 
da  Sigismondo  Malatesta.  Ampio  quadri- 
portico  cingeva  la  basilica,  di  cui  ora  ri- 
mane la  sola  parte  anteriore,  lu  mezzo 
alla  navata  principale  vi  è  l'altare  della 
B.  Vergine  con  baldacchino  sostenuto  da 
4  colonne  di  porfido:  ivi  nel  672  l'arci- 
vescovo Mauro  vi  collocò  le  spoglie  di 
s.  Apollinare,  levate  dall' arca  ov' era- 
no sepolte.  E  qui  fu  da  dove  s.  Apolli- 
nare per  ben  due  volte  apertosi  il  sarco- 
fago apparve  all'illustre  ravennate  s.  Ro- 
mualdo, e  in  tal  guisa  fu  egli  chiamalo 
all'ordine  monastico.  Ivi  rimasero  le  sa- 
gre reliquie,  donde  neh  173  il  cardinal 
Grassi  le  trasferì  sotto  la  tribuna  maggio- 
re nella  confessione,  finalmente  neh  725 
si  tolsero  dall'urna,  la  quale  ora  rimane 
nella  stessa  confessiene,  e  si  collocarono 
in  altra  magnifica  urna  di  lapislazzuli  nel 
mezzo  del  presbiterio,  sotto  l'altare  mag- 


i84  RA.V 

gioi-e  isolalo  e  di  antichi  marmi  egregia- 
mente adorno  con  bronzi  dorati.  A  que- 
sto altare  l'arcivescovo  Giovanni  8.°  fece 
il  baldacchino  d^  argento  sovrastato  da 
croce  d'  oro  tempestata  di  preziosissime 
gemme,  e  sostenuto  da  4  l'^i'issime  colon- 
ne d'alabastro  orientale.  Avendo  tutto  ra- 
pilo i  saraceni  nel  saccheggio  della  basi- 
lica, nelI'Bgy  l'arcivescovo  Domenico  vi 
sostituì  un  rozzo  baldacchino  sostenuto 
da  4  colonne  pregievoli  di  marmo  bian- 
co e  nero  orientale  d'un  inestimabile  va- 
lore :  nel  1768  si  rinnovò  il  baldacchino 
con  bronzi  dorati,  si  rifece  1'  altare  e  si 
adornò  di  marmi  preziosi ,  venendo  ri- 
dotta a  una  le  due  scale  per  cui  ascende- 
vasi.  D' intorno  alle  3  navate  si  vede  la 
cronologia  di  tirtti  gli  arcivescovi  raven- 
nati, incominciando  da  s.  Apollinare  si- 
no all'arcivescovo  Codronchi,  come  nella 
basilica  di  s.  Paolo.  Esiste  ancora  la  cat- 
tedra di  marmo  greco  che  serviva  all'ar- 
ci vescovo  s.  Damiano,  morto  nel  705,  che 
ne'tempi  barbari  divisa  per  metà,  ora  le 
due  parti  trovansi  collocate  all'estremità 
de'  sedili  del  coro,  le  cui  muraglie  sono 
coperte  da  iscrizioni  esprimenti  la  vita  e 
il  martirio  di  s.  Apollinare,  e  le  trasla- 
zioni del  suo  corpo.  Sotto  il  coro  coiri- 
sponde  un  sotterraneo  ,  ove  è  1'  urna  di 
nìarmo  greco  in  cui  un  tempo  stettero  le 
«.reliquie del  santo, ed  ai  fianchi  sono  in- 
castrate nel  muro  due  grandi  tavole  di 
africano  d'Egitto.  La  principal  tribuna 
è  adorna  d'un  antichissimo  e  ben  conser- 
vato musaico,  descritto  da  Ciampini,  Vet. 
monum.  par.  2,cap.  i  i  e  seg.  Questo  mu- 
saico è  a  5  ordini;  rappresenta  il  Reden- 
tore in  mezzo  agli  Evangelisti  simboleg- 
giati dagli  animali;  1  r  pecorelle  che  esco- 
no da  Gerusalemme  e  Betlemme;  la  ma- 
no di  Dio  padre  con  epigrafi  greche, Mo- 
sè  ed  Elia;  s.  Apollinare,  coi  ss.  Michele  e 
Gabriele  arcangeli;  ed  i  ss.  Ecclesio,  Se- 
veroj  Orso  e  Orsicino  arcivescovi,  con  s. 
Matteo  e  altre  figure.  Si  attribuisce  que- 
sto tanto  celebre  musaico  a  s.  Agnello  ar- 
civescovo. Fuori  della  tribuna  e  per  la 


RAV 

nave  di  mezzo  si  vedono  molti  altri  ce- 
lebri emblemi  e  figure  eseguiti  in  musai- 
co. Nella  navata  laterale  al  nord  vi  è  la 
cappella  della  ss.  Croce,  ove  oltre  una  no- 
tabile parte  di  questo  s.  legno  si  conser- 
vano molti  corpi  santi  e  reliquie  insigni. 
A  destra  è  l'altare  dis.  Felicola,  sul  qua- 
le sono  4  colonne  scandiate  di  marmo 
greco  sorreggenti  il  baldacchino  dello 
stesso  marmo,  eretto  al  principio  del  IX 
secolo  in  onore  dell'arcivescovo  s.  Eleu- 
cadio.  Nell'opposta  nave  al  sud  due  altri 
nobili  altari  vi  sono,  uno  dedicato  a  s. 
Romualdo,  l'altro  a  s.  Gregorio  I.  In  am- 
bedue le  navate  laterali  sono  disposti  io 
sarcofagi  di  marmo  greco  fregiati  di  scul- 
ture con  simboli  ed  emblemi.  Eran  vi  altri 
sarcofagi  che  nelle  vicende  de' tempi  anda- 
rono distrutti  o  trasportati  altrove,  ed  in 
cui  erano  stigli  sepolti  da  1 4  arcivescovi. 
Alle  tante  glorie  della  basilica  di  Classe  de- 
vesi  aggiungere,  che  fu  visitata  da  s.  Gre- 
gorio I  ,  almeno  prima  del  pontificato, 
dall'imperatore  Ottone  111,  da  molti  al- 
tri sovrani  e  principi,  ed  al  cui  ornamen- 
to e  splendore,  con  ricchi  doni  e  amplis- 
simi privilegi  concorsero  Papi,  imperato- 
ri, ed  i  ravennati  arcivescovi.  A  maggior 
decoro  della  tanto  decantata  basilica ,  e 
affinchè  in  essa  perenni  fossero  le  divine 
lodi,  quasi  contemporaneamente  alla  co- 
struzione della  medesima  si  eresse  un 
nobile  monastero  nel  575  dall'arcivesco- 
vo Giovanni  4-°j  il  quale  o  il  successore 
Mariniano  lo  consegnò  a'  canonici  seco- 
lari pel  culto  della  basilica  ,  indi  l'  arci- 
vescovo Sergio  del  748  probabilmente  vi 
sostituì  i  monaci,  certamente  il  successo- 
re Giovanni  8.°  del  769  lo  donò  ai  mona- 
ci. Decaduto  dalla  regolare  osservanza 
verso  il  secoloX,s.  Maioloabbale  di  Clu- 
uy  lo  riformò  e  vi  ordinò  un  abbate,  se- 
condo alcuni;  peiò è  indubitato  che  l'im- 
peratore Ottone  III  nelr)C)5lo  consegnò 
a  S.Romualdo  fondatore de'camaldolesi, 
scelto  dai  monaci  in  loro  abbate,  il  qua- 
le solo  accettò  per  la  minaccia  di  scomu- 
nica da  lanciarsi  da  uu  concilio.  Anche  il 


RAV 
monastero  fu  arricchito  di  privilegi,  pos- 
sessioni, giurisdizioni  ed  esenzioni  da  mol- 
ti Papi,  e  particolarmente  dagl'  impera- 
tori elle  eziandio  e  ripetutamente  lo  ri- 
ceverono sotto  la  loro  protezione,  Inno- 
cenzo III  privando  gli  arcivescovi  di  Ra- 
venna del  diritto  di  eleggere  l'abbate,  che 
ili  vece  die  ai  monaci.  Nel  i5i  5  per  l'in- 
salubre clima  cagionato  dal  diseccamen- 
lo  delle  paludi  e  dal  ritiro  del  mare ,  i 
monaci  camaldolesi   furono  costretti  ri- 
parare in  Ravenna,  in  un  luogo  che  pu- 
)  e  prese  il  nome  di  Classe  e  di  s.  Romual- 
do; ma  la  basilica  non  fu  lasciata  mai  sen- 
za culto,  venendo  successivamente  da  lo- 
j  o  rislaurala,  abbellita  e  sontuosamente 
arricchita.  11  detto  luogo  ove  si  trasferi- 
rono i  camaldolesi  era  1'  antico  ospizio 
della  Misericordia  o  di  s.  Lazzaro ,  loro 
donalo  da  Ostasio  III  ultimo  signore  di 
Ravenna  neh 432  :  dipoi  i  monaci  vi  e- 
difìcarono  il  bel  monastero  e  chiesa  di  s. 
Romualdo.  Avendo  la  basilica  assai  sof- 
ferto ne'luttuosi  tempi  del  finir  del  pas- 
sato secolo  e  nel  cominciar  del  corrente, 
il  conte  Carlo  Arigoni, capo  della  raven- 
nate magistratura ,  vero  conoscitore  dei 
pregi  delle  antichità  patrie,  chiese  ed  ot- 
tenne dal  governo  un  vistoso  sussidio,  che 
aumentato  dalle  spontanee  offerte  de'ra- 
vennati,  rifece  quasi  tutto  ilsoflilfo  e  re- 
.slitul  alla  basilica  quell'elegante  splendo- 
re con  cui  conservata  l'aveano  i  suoi  an- 
tichi custodi  e  benemeriti  monaci  camal- 
dolesi. Si  possono  leggere  su  Classe  e  su 
questa  basilica  :  T  etera  monumenta  ad 
Classem  Ravennaleni  nuper  ernia  in  fi' 
ne,  Faventiae  irSG.  Gabriele  M.^  Gua- 
f,\uzz\, Storia  della  basìlica  di  Classe  ^  con 
la  vita  e  traslazione  di  s.  /Apollinare  i ." 
vescovo  di  Ravenna,  ivi  1775  pel  Rove- 
ri. Notizie  i storielle  della  vita  e  martirio 
di s.  /Apollinare  i."  vescovo  e  principal 
protettore  di  Ravenna,  dell'invenzione  e 
traslazione  del  di  lui  sagro  corpo,  e  del- 
l'antichissima  basilica  di  Classe ,  Forlì 
1781.  I  musaici  li  descrisse  Spreti  :  Del- 
Parie  di  comporre  i  musaici,  con  la  de- 


RAV  i85 

scrizione  de  musaici  antichi  che  trovanti 
nelle  basiliche  di  Ravenna.  Inoltre  negli 
Annali  camaldolesi  vi  è  la  Descriptio 
basilicae,  el  nionasterii  Classensis,  t.  r. 
Tiberio  Claudio  Germanico  circondò 
di  mura  Ravenna,  la  cui  ampiezza  supe- 
rava una  lega  comune,  proseguì  poi  l'im- 
peratore Valentiniano  III  l'opera,  e  solo 
per  cura  di  Odoacre  pervenne  ad  essere 
compiuto  l'odierno  recinto,  le  cui  mura, 
che  hanno  un  giro  di  3  miglia,  però  sono 
oggi  basse  e  diroccate,  restandovene  mol- 
ti tratti.  L'antico  forte  edificato  nel  i4'37 
dai  veneti,  nel  secolo  XVI II  fu  distrutto. 
Indetto  recinto  non  si  comprendono  Ce- 
sarea e  Classe, che  quantunque  separate 
formavano  con  Ravenna  una  città  sola. 
Le  strade  sono  diritte  e  ampie,  ben  fab- 
bricate e  fiancheggiate  da  superbi  palaz- 
zi antichi  e  moderni.  Non  ha  piùii4  rio- 
ni, in  cui  a  similitudine  di  Roma  si  divide- 
vo; più  non  esistono  il  suo  Campidoglio, 
il  Circo,  il  Teatro,  la  Porta  aurea,  il  Mi- 
liario aureo,  i  Ragni,  i  Templi  e  altri  su- 
perbi edifizi.  Ebbe  i  Ludii  gladiatorii  o 
stabilimenti  ove  si  esercitavano  le  fami- 
glie gladiatorie,  de'quali  uno  fecesi  ese- 
guire da  GiuIioCesare,  avendolo  proget- 
tato quando  si  fermò  in  Ravenna  avanti 
di  passare  il  memorabile.  Rubicone.  Vi 
fu  pure  un  Linificio  o  gran  fabbrica  in 
cui  lavoravasi  il  lino,  per  fare  vesti  e  al- 
tro per  servigio  dell'impero.  A  Druso  Ne- 
rone padre  di  Claudio  imperatore,  vi  fu 
eretto  un  Cenotafio.  Altra  opera  quanto 
grande  altrettanto  utile  venne  costruita 
d'ordine  di  Traiano ,  e  fu  1'  Acquedotto 
che  dai  lontani  colli  conduceva  un'acqua 
purissima;  avendo  molto  sofferto,  Teo- 
dorico lo  fece  compiutamente  restaurare. 
A  questo  re  si  attribuisce  la  fondazione 
della  basilica  detta  d'Ercole,  edifizio  de- 
stinato a  profano  uso.  Decorarono  Ra- 
venna antica  imperiali  palazzi  e  principe- 
sche fabbriche,  ma  solo  del  Teodoricia- 
no  ne  restano  vestigia.  Ad  onta  dell' in- 
giuriedel  tempoedell'incuria degli  uomi- 
ni, nondimeno  esistono  ancora  iu  Raven- 


i86  RAV 

na  tali  e  tanti  monumenti,  da  bastare  per 
se  soli  a  ffir  piena  fede  dello  splendore 
e  della  passala  gloria  della  celebratissi- 
ma  città,  e  da  essere  potente  motivo  agli 
ilranieri  di  recarsi  a  contemplarne  le  bel* 
lezze,  ed  a  considerarne  l'istorica  impor- 
tanza. Primo  fra  essisi  presenta  il  mauso* 
leodi  Galla  Placidia  figlia  delgranTeo- 
dosio  I,  e  madre  di  Valentiniano  III  che 
partorì  in  Ravenna.  Fra  le  molte  chiese 
che  nella  sua  pietà  fece  innalzare  dentro 
e  Cuori  della  città,  come  le  ricchissimede- 
dicate  alla  ss.  Croce, a  s.  Giovanni  Evan- 
gelista, ed  a  s.  Giovanni  Battista,  costruì 
pure  quella  dedicata  ai  ss.  Nazario  e  Cel- 
so in  forma  di  croce,  che  destinò  per  de- 
posito delle  sue  mortali  spoglie  ede'suoi 
discendenti,  che  vi  riposano  già  da  i4 
secoli.  Oltre  la  sua  grande  urna  dietro 
l'altare,  a  mano  destra  vi  è  quella  del 
fratello  Onorio  I,  ed  a  sinistra  quella  del 
marito  Costanzo  console  e  patrizio,  asso- 
cialo dali.°  all'impero:  nella  porta  d'in- 
gresso sono  i  piccoli  monumenti  de'mae- 
stri  de'suoi  figli  Valentiniano  III  e  Ono- 
ria:  tutte  queste  urne  sepolcrali  sono  di 
marmo  bianco  ,  tranne  quella  di  Galla 
Placidia  cli'è  di  alabastro.  Sui  personag- 
gi sepolti  nellealfre  urne  non  vanno  d'ac- 
cordo alcuni  scrittori,  poiché  in  vece  di 
Costanzo  vi  pongono  Valentiniano  III. 
L'erezione  risale  all'anno  44^»  essendo 
Ja  volta,  le  mezzelune  e  la  piccola  cupo- 
la quadrangolare  che  sorge  nel  mezzo, 
tutte  decorate  di  pregievoli  musaici.  Nel 
mezzo  si  vede  la  Croce  in  un  cielo  stel- 
lato e  attorno  i  simboli  degli  Evangeli- 
sti. Ne'  4  muri  della  cupola  sono  figure 
che  sembrano  Profeti:  in  mezzo  a  questi 
sta  un  vaso  con  acqua  e  alcune  colom- 
be. Nella  mezzaluna  sopra  la  porta  è  Ge- 
sù Cristo  in  forma  di  buon  pastore,  ed  in 
quella  che  sovrasta  l'urna  di  Placidia  il 
Salvatore  colla  croce,  per  non  dire  di  al- 
tro. Altromonumentoanticoè  la  magni- 
fica sepolcrale  chiesa  o  cappella  di  re  Teo- 
dorico, che  dicesi  eretta  dalla  figlia  Ama- 
Icisunta,  sorprendente  per  l'ardita  costru- 


R.VV 
tiene  della  mole,  come  per  l'enorme  mas- 
sa  di  marmo  istriano,  come  notai  nel  voi. 
LIV,  p.  17,  d'un  sol  pezzo  di  che  è  for- 
mata la  cupola,  e  chiamato  s.  Maria  della 
Rotonda.  Dei  musaici  con  cui  ornò  lai.* 
feci  parola  a  Musaico,  citando  l'opera  di 
Spreti  nella  quale  descrisse  i  musaici  an- 
tichi che  trovansi  nelle  basiliche  di  Ra- 
venna. Quanto  a  s.  Maria  della  Rotonda, 
che  ha  il  pavimento  di  marmi  colorati, 
e  siccome  alcuni  ritengono  il  monumen- 
to sepolcrale  edifìzio  romano  ,  e  non  se- 
polcro di  Teodorico,  vi  fu  gara  fra  gli  e- 
rudili  per  dichiarare  i  loro  opinamenti  , 
come  ne  trattarono  i  seguenti. D.  Vandel- 
li,  Descriz. della  /?o/OAifl^rt, Bologna  i  754. 
Paolo  Gamba  Ghiselli,  Lettera  sopra  la 
Rotonda,  Roma  1 765.  Pietro  Paolo  Gin- 
nanni,  Disserl.  sopra  il  mausoleo  di  Teo  - 
dorico, ora  s.  Maria  della  Rotonda,  Ce- 
sena 1 765.  Rinaldo  Rasponi,  Ravenna  li- 
herata  da' goti,  ossia  sulla  Rotonda  diRa- 
i'enna  provato  edificio  romano  ,  ne  mai 
sepolcro  di  Teodorico  re  de' goti, Ravenna 
1766  pel  Landi.  Ippolito  Gamba  Ghi- 
selli ,  Confutazione  della  Ravenna  libe- 
rala da' goti  0  sia  memoria  sulV  antica 
Rotonda  ravennate provataopera  e  mau- 
soleo di  Teodorico  re  de'  goti ,  Faenza 
1767.  Gio.  Bianchì,  Lettera  al  conte  Ri- 
naldo Rasponi ,  che  potrà  servire  di  ri-' 
sposta  al  libro  intitolato  ,  Confutazione 
della  Ravenna  liberala  ec,  Venezia  1 768. 
Ravenna  liberata  da'  romani  in  propo- 
sito della  questione, se  laRotonda  di  Ra- 
venna sia  fabbrica  romana  oppure  goti- 
ca, ragionamento  di  mastro  Daniele  scul- 
tore sarcofnccaio,  nel  t.  i5  della  Nuova 
raccolta  degli  Opuscoli  scientifici,  Ippo- 
lito (jaoìha(j\\\%v\\'\, Diatriba  su  vari  pun- 
ti di  storia  Ravennate,  posti  in  dubbio  da 
Lovillet,  Faenza  1768.  Lettera  di  Bodia 
Zefiria  guardiana  della  Rotonda  di  Ra- 
venna alsig.  Lovillet.  Nicandro  Planoma- 
co,  Lettera  al  co.  Rinaldo  Rasponi:  è  una 
confutazione  contro  Bianchi.  Da  ultimo 
questo  magnifico  mausoleo  fu  liberalo 
dalle  acque,  onde  ora  maestoso  torreggia. 


RA  V 
La  metropolitana  fu  edificala  o  meglio 
ampliata  da  s.  Orso  arcivescovo  nel  384 
circa  nella  regione  Ercolana,  così  detta 
da  un  tempio  d'Ercole  e  in  quella  parte 
che  da  Vincilio  nobile  si  chiamava  Po- 
stenda  Fìncilionis,  e  da  lui  consagrata 
a'i3  aprile  di  detto  anno  in  cui  cadeva 
la  festa  della  domenica  di  Pasqua,  per  cui 
la  dedicò  alla  Domenica  di  Risurrezionej 
(inde  in  concorrenza  di  Gerusalemme,  e 
Eoma  o  basilica  Lateranense,  le  derivò 
il  famoso  \\\o\oAgios  Anastasios  in  gre- 
co, che  in  latino  suona  Sanala  Resurre' 
dio,  col  quale  si  denominarono  tali  sole 
3  chiese;  si  disse  pure  Orsiana  dall'ar- 
civescovo consagratore.  Era  di  5  navate 
con  4  ordini  di  colonne  di  marmo  greco 
ili  numero  di  56,  con  nobili  capitelli  va- 
riauienteintagliati,  in  alcuni  de'quali  ve- 
ileasi  bene  scolpili  l'aquila  e  il  capo  d'a- 
riete, congetturandosi  avanzi  del  Campi- 
doglio o  tempio  di  Giove  Capitolino  in 
Ravenna.  Vi  si  ammirava  maestosa  tri- 
buna, il  cui  arco  posava  sopra  due  grosse 
colonne  greche  ,  eretta  dall'  arcivescovo 
Geremia  nel  i  i  i  2,  che  la  nobilitò  ancora 
di  musaico  rappresentante  la  Resurrezio- 
ne del  Signore,  colle  figure  de'ss.  Pietro 
e  Giovanni  che  si  recavano  al  sepolcro. 
In  mezzo  alla  tribuna  vi  fu  effigiato  il  mar- 
tirio di  s.  Apollinare,  colle  immagini  del- 
la B.  Vergine,  e  dè'ss.  Gio.  Battista,  Bar- 
baziano  e  Ursicino,  e  nell'ultima  parte  i 
ritratti  di  1 8  arci  vescovi  di  Piavenna,  cioè 
pei  primi  s.  Apollinare,  e  gli  undici  suoi 
successori  eletti  dallo  Spirito  santo  in  for- 
ma visibile  di  colomba, colla  quale  erano 
dipinti  ;  in  ultimo  eravi  s.  Vitale  martire 
protettore  della  città.  In  fine  poi  del  fron- 
tespizio e  pure  in  musaico,  era  l'Ascen- 
sione  del  Signore. Riferiscono  Fabri  e  Pa- 
solini, ch'è  fama  comune,  che  antica  men- 
te lutte  le  mura  fossero  gioiellate.  Ridot- 
to l'edifìzio  in  cattivo  stato,  nel  1^34  l'ar- 
civescovo Maffeo  Nicolò  Farsetti  dai  fon- 
damenti ne  incominciò  la  riedificazione, 
che  morto  nel  i  74  '  proseguì  e  compì  la 
grande  impresa  il  laveunale  Ferduiandu 


R.;V  187 

Guiccioli  che  gli  successe,  avendo  lerniio 
ne  nel  1745.  In  questa  occasione  andò 
disperso  il  musaico  della  tribuna,  tranne 
qualche  parte  trasportala  nella  cappella 
dell'arciepiscopiodel  ravennate  s.  Pietro 
Grìsologo  (^.),  cioè  l'immagine  della  B. 
Vergine  che  si  pose  per  tavola  all'altare, 
e  le  altre  leste  furono  incastrate  nei  muri 
del  museo  arcivescovile.  I  disegni  de'mu- 
saici  della  tribuna,  come  dell'antica  chie- 
sa furono  incisi  inramee  inseriti  nell'y^r- 
chileltura  della  metropolitana  di  Raven- 
na,deì  cav.  Gio.  Francesco  Bonamici  ri- 
minese,  che  fu  l'architetto  dell'attuale 
metropolitana.  In  seguito  vi  si  operaro- 
no notabili  miglioramenti,  e  vi  s'innaizò 
la  maestosa  cupola  per  cura  dell'arcive- 
scovo Antonio  Cantoni.  Si  divide  in  3  na- 
vate mediante  pilastri  e  marmoree  colon- 
ne,duedelle  quali  di  granito  rosso  orien- 
tale sostengono  l'esterno  portico.  Di  mar- 
mi vagamente  disposti  è  pur  fjrmato  il 
pavimento;  pietre  preziose  e  bronzi  do- 
rati abbelliscono  l'altare  principale,  ove 
in  leggiadra  urna  riposano  le  sagre  ossa  dei 
primitivi  ss.  arcivescovi  ravennati.  L'arci- 
vescovo Codronchi  aggiimse  al  coro  l'or- 
namentodi  4quadri storici  dipinti  daSe- 
rangeli,CoIignon,  Ben  venuti  eCamuccini. 
Le  pitturediGuidoedel  Barbiani  sonoin^ 
teramente  conservate  nelle  sontuose  cap- 
pelle del  Sagramento,  e  della  prodigiosa! 
immagine  della  B.  Vergine  del  Sudore,  di 
cui  sono  divotissimi  i  ravennati:  nella  i  ."* 
sono  di  Guido  il  quadro  principale,  e  gli 
Evangelisti;  nella  2.^  Barbiani  colorì  a  fre- 
sco la  cupola.  La  cappella  del  ss.  Sagra- 
mento è  munificenza  del  cardinal  Aldo- 
brandini;  quella  incontro  della  B.  Vergi- 
ne del  Sudore  l'eresse  la  città  per  voto 
fatto  nella  trenjenda  pestilenza  del  1  63o, 
la  cui  traslazione  eseguì  l'arci  vescovoTor- 
rigiani.  Si  chiama  del  Sudore,  perchè  nel 
1 3  12  prima  del  memorabile  sacchegi^io 
de'francesi,  sudò  miracolosamente  stille 
di  sangue.  E'  dipinta  su  tela  e  mostra  tut- 
tora i  segni  dell'avvenuto  prodigio,  co- 
mechè  tinta  di  sangue  in  diversi  luoghi. 


.88  RAV 

Inoltre  nel  coro  si  vedono  fissi  al  muro 
j  pes'.zi  convessi  e  decorali  di  bei  rilievi 
dell'antico  Ambone,  opera  del  VI  secolo 
e  del  tempo  dell'arcivescovo  s.  Agnello, 
di  cui  è  pure  la  pregievole  croce  stazio- 
nale d'argento.In  altre  cappelle  fannoslu- 
penda  mostra  colonne  di  rosso  e  di  nero 
finlico,  tratte  da  varie  chiese  soppresse 
ne'primordi  di  questo  secolo.  In  questa 
catledrale,oltre  altre  insigni  reliquie,  vi 
sqno  in  venerazione  i  corpi  de' ss.  Esu- 
peranzio,Massimiano,Rinaldo  .Concoreg- 
gi, e  Barbaziano  confessore  di  Galla  Pia- 
cidia,  i  quali  due  ultimi  riposano  nella 
cappella  della  B.  Vergine.  Sono  appesi  ad 
una  parete  i  singolari  avanzi  dell'antica 
porta,  formata  con  legno  di  vite  di  sor- 
prendente grandezza.  Presso  al  coro  era 
l'antico  Cartilogio,  ossia  le  camere  desti- 
nate alla  conservazione  de'codici  e  mss. 
Nella  sagrestia  è  la  cattedra  di  s.  Massi- 
miano in  avorio  con  bassi  rilievi,  opera 
del  VI  secolo,  ed  un  antico  Ciclo  Pasqua- 
le. L'altissimo  e  vetusto  campanile  di  for- 
ma rotonda  s'innalzava  ancor  più,  ma  il 
terremoto  lo  danneggiò  sul  finire  del  se- 
colo XVI.  A  lato  della  metropolitana  s. 
Pier  Grisologo  vi  eresse  la  grandiosa  ca- 
nonica, e  vicino  sta  il  palazzo  arcivesco- 
vile, ottimo  edifizio,  ov'è  la  celebre  me- 
morata cappella  edificata  dadettos.  ar- 
ci vescovo.  La  volta  è  tutta  fregiata  di  an- 
tico musaico  ben  conservato,  nel  cui  mez- 
zo sono  effigiati  i  simboli  degli  Evange- 
listi, e  sotto  gli  ardii  in  28  circoli  le  im- 
magini del  Salvatore,  degli  Apostoli  e  di 
altri  santi.  In  questo  palazzo  arcivesco- 
vile vi  è  un  museo  lapidario  illustrato  nel 
1792  dal  cav.  Spreti, non  che  l'archivio, 
il  quale  malgrado  le  dispersioni,  tuttora 
contiene  2  {,000  importantissime  perga- 
mene, ed  un  antico  papiro  di  Papa  Pa- 
squale 1 1.  Il  capitolo  si  compone  delle  di- 
gnità dell'  arcidiacono  e  del  preposto,  di 
2  1  canonici  comprese  le  prebende  del  teo- 
logo e  del  penitenziere,  di  18  mansiona- 
ri, di  4  soprannumeri,  e  di  altri  preti  e 
cbierici  addetti  al'a  divina  uHìziatura. 


RAV 
L'arciprete  ha  la  cura  d'ani  me  e  dal  i8o5 
in  poi  assume  il  titolo  di  parroco  cardi- 
nale in  duomo.  Alle  dignità  e  canonici  s. 
Pio  V  concesse  l'uso  del  rocchetto  e  della 
cappa  paonazza, ai  mansionari  quellodel- 
l'alinuzia.  Pio  VII  col  breve  In  summo 
Aposlolatus  j  de'  1 7  marzo  1 8  1 5,  Bull, 
coni.  t.  i3,  p.  357,  concesse  alle  dignità 
del  capitolo  l'uso  della  manlelletta  e  sot- 
tana concoda  paonazza,  da  potersi  usare 
anche  fuori  della  metropolitana  nelle  fun» 
zioni  e  atti  pubblici:  ai  canonici  la  sot- 
tana e  fascia  con  fiocchi  di  detto  colore, 
da  usarsi  nella  metropolitana;  e  tanto 
alle  dignità  quanto  ai  canonici  accordò 
pure  r  uso,  nelle  sagre  e  capitolari  fun- 
zioni, della  croce  d'oro  nella  forma  dif- 
ferente dalla  vescovile,  etsi  absque  sa- 
crarura  reliquiarum  custodia  vulgo  se- 
pulchrino  nuncupata  a  recta  ejus  parte 
imaginem  s.Apollinaris  archiepiscopi  Ra- 
vennatensis  in  numismatae  orbiculatae 
fìgurae  ipsi  cruci  inhaerentecum  epigra- 
phe  circumposita  :  Ecce  vivll ,  ecce  bo- 
nus Paslor  suo  medius  assìslU  in  grege 
s.  Apollinaris  marlyr  Aeniilìae  aposto- 
lus  j  a  parte  vero  inversa  praedicti  nu- 
mismalis  alicujus  romani  Pontificis  re- 
speclive  imaginem  praeseferentem,  de 
collo  ante  pectus  pendentem  cum  cor- 
dula  nigri  coloris  tam  intra,  quam  extra 
ecclesiam,  et  supra  vestes  chorales,  non 
tamen  supra  paramenta  sacra  deferre,ec. 
Col  breve  poi  Exponi  nobis,  de'  1 4  mag  - 
gio  1816,  Bull.  coni.  t.  14,  p.  26,  Pio 
VII  ampliò  le  concessioni  fatte  alle  digni  - 
tà  e  canonici  della  metropolitana,  conau- 
torizzarli ad  incedere  per  la  città  colle  sud- 
dette insegne,  nell'andare  e  nel  ritorna- 
re dalla  metropolitana;  indi  permise  il 
cordone  paonazzo  in  vece  del  nero,  alla 
croceaccorduta.  Lo  stesso  Papa  col  breve 
Romanorum  ìndulgentia  Ponti ficuni,  dei 
1 3  aprile  1 82  i ,  Bull.  coni.  t.  1 5,  p.  378, 
ampliò  gli  ornamenti  già  concessi  ai  par- 
roclii  di  Ravenna,  della  cotta  e  mozzetla 
rubri.<!globulisdecoralur,i/iCfx(aoique  au- 
ro slolani  habet  inipositam,  accordando 


RAV 
loro  l'uso  eziandio  del  rocchello  nelle  sa- 
gre funzioni,anche fuori  delle pioprie par- 
rocchie. Gregorio  XVI  con  lettera  apo- 
stolica de'i6  marzo  1842  stabilì,  che  co- 
me prima  del  1806,  lai/ dignità  del  ca- 
pitolo avesse  il  titolo  à' Arcidiacono  a  non 
.  d'arciprete,  e  la  2/  dignità  quello  di  Pre- 
;  posto  e  non  d'arcidiacono.  Lo  stesso  Pa- 
!  pa  accordò  ai  canonici  l'uso  delle  calze 
paonazze  e  il  fiocco  simile  al  cappello  , 
ai  mansionari  l'uso  della  cappa.  La  me- 
'  tropolitana  di  Ravenna  ebbe  i  suoi  Car- 
dinali (/'.).  Leggo  in  Muratori,  Dissert. 
(>i,  che  dopo  il  1000  nelle  più  cospicue 
città  d'Italia  i  canonici  delle  cattedrali  e* 
'  rano  insigniti  col  titolo  onorifico  di  car- 
dinali, come  r  avea  la  metropolitana  di 
Ravenna,  e  come  si  conosce  per  vari 
documenti  riportati  da  Rossi  neW Hist. 
Ravennatuni.  In  una  sentenza  dell'arci- 
vescovo Gualtieri  del  1  i4'>  sono  sotto- 
scritti oltre  a  4  vescovi ,  Fanlolinus  pre- 
sbjler  Cardinalis  s.  Ravennalis  Eccle- 
siaej  tBiinioUis  siihdiaconus  Cardinalis. 
Per  testimonianza  del  Rossi,  solamente 
nel  i568  i  canonici  di  Ravenna  deposero 
il  titolo  di  cardinali.  Nardi,  De^ pa/ rechi 
t.  2,  p.  378641  ijdice  che  i  canonici  del- 
la tanto  illustre  chiesa  di  Ravenna  avea- 
no  delle  distinzioni  assai  grandi  fuori  dì 
chiesa  prima  de' tempi  di  s.  Gregorio  I; 
che  ne'monumenli  del  1000  circa  si  par- 
la de'canonici  ravennati  cardinali,  ed  a- 
vevano  le  mitre.  Questo  uso  loro  confer- 
mò nel  1064  con  diploma  Alessandro  li, 
come  fece  nel  1 1 84  Lucio  HI.  Nel  i  209 
si  trova  come  uso  immemorabile  de'ca- 
nonici di  Ravenna,  chiamati  cardinali, la 
dalmatica,  tonicella,  sandali,  pianeta,  mi- 
tra, anello,  uso  di  benedire,  predicare,  ec: 
di  questi  pontificali  ne  ri|)orta  testimo- 
nianze di  detta  epoca  e  del  i4oq,  con- 
fermati poi  da  Benedetto  XIII,  Pio  VII 
eLeoneX  II.  Dagli  atti  capitolari  del  1666 
si  rileva  che  ab  itìimemorabill  usavano 
la  palmarola  o  bugia,  tanto  nelle  messe 
basse,  che  nelle  altre  funzioni.  Assenti  o 
presenti  i  loro  arcivescovi,  o  anche  de'car- 


RAV  189 

dinali  di  s.  chiesa,  possono  i  canonici  ra- 
vennati nelle  messe,  vesperi.  uflìziature, 
processioni,  benedizioni,  funzioni  usare 
mitra  di  damasco  bianco  e  bugia,  come 
possono  mettere  la  mitra  anche  sopra  gli 
slemmi;  usare  la  dalmatica,  tonicella,  pia- 
neta, croce,  sandali,  guanti,  anello  gem- 
malo, faldistorio  con  suppedaneo  opre- 
delia,  ministro  con  bugia,  prete  assisten- 
te, oltre  il  diacono  e  suddiacono,  con  nu- 
mero competente  di  chierici  e  ministri, 
e  ciò  i  n  tutte  le  feste.  Cantando  poi  mes- 
&a,  o  vesperi  o  altra  funzione,  semplice- 
mente,cioè  non  pontificalmente,usar  pos- 
sono sempre  la  bugia  eia  mitra,  non  solo 
nella  metropolitana,  ma  eziandio  in  qua- 
lunque altra  chiesa  entro  Ravenna  o  fuo- 
ri ;  per  cui  i  canonici  di  Ravenna  mai  in- 
dossano piviale  e  berretta,  ma  sempre  e 
ovunque  il  celebrante  canonico  che  ufll- 
zia  adopra  la  mitra  e  bugia,  che  tutti  u- 
sano  anche  nelle  messe  basse  insieme  col 
canone.  Portano  la  croce  d'oro  pettorale 
non  solo  sopra  gli  abiti  corali  che  sono 
cotta  e  rocchetto  in  estate,rocchetto  e  cap- 
pa con  seta  a  mezza  stagione,  e  rocchetto 
e  cappa  con  pelli  d'armellino  in  inverno; 
ma  portano  detta  croce  anche  fuori  di 
chiesa,  in  qualunque  parte  del  mondo  e- 
ziandio  sugli  abiti  usuali,  come  pure  il  col- 
lare paonazzo  e  il  fiocco  paonazzo  prela- 
tizio al  cappello.  Le  dignità  hanno  anche 
abitoe  calze  paonazze.  Nel  pontificale  ar- 
civescovile i  canonici  tutti,  oltre  le  sagre 
vesti,  hanno  la  mitra,  che  nella  proces- 
sione del  Co/y)«5  Z)o/yj/megualmente  por- 
tano in  capo.  Ma  il  più  bello  de'  privile- 
gi è  la  tiina  benedizionech'essi  danno  col 
ss.  Sagramenlo,  anche  presente  l'arcive- 
scovo o  qualche  cardinale,  e  la  trina  be- 
nedizione quando  cantano  messa  ponti- 
ficalmente ,  purché  non  vi  sia  presente 
l'arcivescovo  o  qualche  cardinale.  I  quali 
privilegi  oltre  l'essere  in  uso,  sono  fon- 
dati sopra  documenti  autentici,  esistenti 
nel  loro  piezioso  archivio  capitolare.  Ag- 
giunge Nardi,  che  anticamente  fu  tenuto 
tanto  importante  l'essere  canonico  di  Ra- 


igo  RAV 

venna,  che  tale  onore  si  concedeva  a' ve- 
sce vi.  Abbiamo  di  Dodone  vescovo  di  Mo- 
dena e  sulfraganeo  dilla  vei)na,cli'era  con- 
temporaneaiDcnte  prete  cardinale  di  Ra- 
venna, anzi  tutti  i  vescovi  di  iModena  in 
seguito  furono  cardinali  ravennati, dan- 
dosi loro  la  chiesa  e  titolo  di  s.  Agnese 
coi  suoi  beni,  per  concessione  di  Guallie- 
10  arcivescovo  del  i  i  22  che  s'intitola  Sor- 
vus  scn'oruin  Dei  (/^.)  divina  gratin  ar- 
chiepiscopus:  concessione  che  fu  fatta,  ex 
constnsu  cardi naliuni  di  Ravenna,  nella 
quale  sono  sottoscritti  l'arciprete  s,  Ra- 
vennatis  ecclesiae,  el  cardinnlis  s.  Pelri 
niajoris  tiluli,  Joannes prtshyler  et  car' 
dinoUs  s.  Salvaloris,  un  altro  prete  car- 
dinnlis, 3  diaconi  ognuno  cardinnlis,  un 
suddiacono  cardinnlis,  ed  altri  canonici 
che  non  prendono  questo  titolo.  Inoltre 
Gualtiero  assegnò  ai  vescovi  di  Modena 
l'abitazione  contigua,  facendo  lo  stesso 
cogli  altri  vescovi  sulFraganei,come  delle 
chiese  e  abitazioni  de'ss.  Gio.  e  Paolo  e  di 
s.  Cipriano  concesse  ai  vescovi  di  Faenza  e 
Comacchio,  acciò  recandosi  in  Ravenna 
ai  concilii  provinciali  o  per  assistere  alle 
processioni  solenni  di  S.Apollinare  e  di  s. 
Vitale,  potessero  dimorarvi.  Per  (juella 
di  s.  Vitale,  Lamberto  vescovo  di  Faen- 
za nel  concedere  ai  camaldolesi  il  mo- 
nasterode^ss.Ippolito eLorenzo  neli  14^^, 
obbligò  l'abbate  a  somministrargli  an- 
nualmente un  cavallo  bianco  per  andare  a 
Ravenna  indetta  solennità.  Osserva  Nar- 
di, che  questa  di  R.avenna  pei  Titoli  car- 
dinalizi{^P\)è  un'  anomalia, che  non  tro- 
vasi in  altre  chiese,  e  che  anzi  era  con- 
traria agli  usi  universali:  tutti  gli  oratori! 
e  chiese  di  città  erano  soggette  al  capi- 
tolo, ma  non  si  fissava  un  individuo  ca- 
nonico per  un  titolo;  si  vede  che  Raven- 
na vo!eaimitareR.oma.  Appunto  poi, per- 
chè queste  cappelle,  oralorii,  ec.  urbani  e 
suburbani  erano  soggetti  ai  canonici  chia- 
mati cardinali,  furono  chiamati  essi  pure 
oralorii, cappelle,  titoli  cardinali.  Antica- 
mente i  canonici  erano  24,  de'cjuali  y  n- 
veunoil  nome  d'arcipreti  compreso  il  de- 


RA  V 
cano;  6  erano  i  diaconi,  ed  ili."  l'arci- 
diacono; più  eranvi  7  suddiaconi  e  4  ac- 
coliti. Nell'anno  i  128  i  canonici  di  Ra- 
venna ancora  vivevano  in  comune  nelli 
canonica.  Nel  ii3o  un  canonico  cardi- 
nale di  Ra  venna  era  legato  apostolico.  Di  - 
chiara  pure  Nardi  che  la  chiesa  di  E.a- 
venna  fu  sempre  distinta  in  modo  singo- 
iare dalla  chiesa  romana,  e  che  a'  tempi 
di  s.  Gregorio  I  un  diacono  di  Ravenna 
nelle  finizioni  papali  avea  uno  de'primi 
posti:  egli  lo  crede  un  apocrisarioo  spe- 
cie di  nunzio,  che  stasse  sovente  in  Roma 
presso  il  Papa  per  gli  artari.  Certo  è  che 
gli  arcivescovi  di  Ravenna  spesso  invia- 
vano al  Papa  de'canonici  diaconi  per  le- 
gati o  apocrisari.  Innocenzo  ili  chiamò 
quasi  primogenita  Sedis  apostolicae  la 
chiesa  di  Ravenna,  perchè  fondata  da  s. 
Apollinare  inviatovi  da  s.  Pietro. 

Nella  città  vi  sono  altre  1 2  chiese  par- 
rocchia li,  ma  senza  il  battisterio,  il  quale  u- 
nicamenteesiste  vicino  al  la  metropolitana 
nella  chiesa  di  s.  Giovanni  in  fonte.  E  que- 
sto uno  de'più  vecchi  edifizi  di  Ravenna, 
rimasto  intero,  conservandola  sua  primi- 
tiva bellezza  e  magnificenza.  Si  attribui- 
sce probabilmente  a  s.  Orso,  che  dopo  a- 
vere  ridotto  a  perfezione  la  metropolita- 
na vi  aggiungesse  in  vicinanza  il  batti- 
sterio, come  un'attinenza  della  medesi- 
ma. L'arcivescovo  Neonedel  4^1  l'ador- 
nò di  marmi  e  di  musaico.  Gotica  n'è  l'ar- 
chitettura di  forma  ottangolare.  L'ador- 
nano 82  colonnette  di  paonazzetto  e  di 
bigio  antico,  e  parte  di  greco  e  vario  al- 
tro marmo.  I  muri  al  basso  erano  anti- 
camente incrostali  di  preziosi  marmi,  ma 
ora  non  si  vedono  che  alcune  tavole  di 
porfido,  e  qualche  rabesco  di  serpentino 
e  altro  marmo.  Una  gran  vasca  ottango- 
lare di  grosse  tavole  di  marmo  greco  si 
eleva  in  mezzo  al  pavimento,  col  suo  am- 
bone o  pulpito  parimenti  dimarmogreco, 
il  quale  servì  anticamente  per  l'ammini- 
strazione del  battesimo  uerù/ir/ieri/'oMf///. 
La  cupola  poi  o  catino  è  tulio  ricoperto  di 
musaico,  nel  cui  mezzo  si  vede  Gesù  Cristo 


R  A  V 
sul  Hume  Giordano  battezzalo  per  infu- 
sione da  s.  Gio.  Battista  :  airiiilorno  sono 
disposti  i  I  2  Apostoli  e  alcuni  Profeti,  o  i 
seniori  dell'antica  legge;  più  sotto  sono  i 
leggili  con  4  libri  aperti  de'ss.  evangeli, 
conallrettaiile  sedie  vescovili  o  sagri  tro- 
ni, sopra  ognuno  de'quali  è  una  croce: 
vi  sono  pure  gigli  e  palme,  simboli  della 

•  purità  e  di  martirio  per  la  fede  La  chie- 
sa di  s.  Martino  in  coelo  aureo  oad  Sa- 
reìluni  Arii,  oggi  s.  Apollinare  nuovo,  a- 

;  vanzo  della  gotica  grandezza  di  Teodo- 
rico e  da  lui  eretta  nel  principio  del  VI  se- 

■  colo,  sulla  cima  del  quale  pose  una  splen- 
dida statua  di  metallo  dorato,  che  Carlo 

'  Magno  si  portò  in  Francia  per  la  singo- 
lare sua  bellezza.  Sotto  i  goti  servì  di  cat- 
tt  ti  rale  ai  vescovi  di  loro  nazione  e  di  set- 
ta ariani,  i  quali  risiedendo  anche  in  al- 
tre citlà  e  comechè  soliti  di  dimorare  io 
Ravenna,  s'intitolavano  vescovi  di  Ra- 

'  venua,  lo  che  praticò  Giornando  vescovo 

■  goto  nella  sua  Storia  Gotica.  Dopo  la  lo- 
!  ro  espulsione  da  Italia,  l'arcivescovo  s.  A- 

gnello  consagrò  questa  chiesa  al  rito  cat- 
tolico, e  vuoisi  cheadornasje  le  mura  del- 
la navata  di  mezzo  con  musaici.  1  bene- 
dettini furono  i  primi  a  possederla,  e  vi 
fiorì  nobile  abbazia,  indi  commenda  e  la 
godè  il  cardinal  Passerini  sotto  Leone  X, 
con  autorità  del  quale  l'ebbero  i  minori 
osservanti  nel  i5i4)  che  vi  si  trasferiro- 
no da  s.  Marnante,  ed  i  beni  furono  as- 
segnali ai  benedettini  di  s.  Paolo  di  Ro- 
ma. Nell'856  infestando  i  saraceni  il  li- 
torale e  temendosi  dall'arcivescovo  Gio- 
vanni I  o.°che  rubassero  in  Classe  il  veoe- 
randocorpodis.  Apollinare,  fece  traspor- 
tare da  quella  in  questa  chiesa  delle  reli- 
quie, spargendo  sagacemente  essere  il  cor- 
po del  santo,  onde  fin  d'allora  il  tempio  dal 
volgo  fu  chiamalo  col  suo  nome.  E'  soste- 
nulo  da  •24^'^'onne  di  marmo  greco  vena- 
to in  due  ordini  eguali,  trasportate  d'ordi- 
ne di  Teodorico  da  Costantinopoli.  Altio 
principale  suo  ornamento  è  l'insigne  mu- 
saico; quello  della  tribuna  essendo  caduto 
nel  terremoto  del  nSi.  Le  mura  laterali 


RAV  191 

della  narata  dì  mezzo,  sono  decorate  di 

musaici,  i  quali  dalla  parte  destra  rappre- 
sentano la  città  di  Ravenna  disegnala  co- 
me esisteva  in  que'lempi,  la  chiesa  di  s. 
Vitale,  il  sontuoso  palazzo  di  Teodorico 
e  de'regoli  che  qui  vicino  fece  fabbricare, 
il  cui  accuralo  disegno  pubblicò  Zirardi- 
ni.  Seguono  24  figure  di  ss.  Martiri  con 
corone  in  mano,  fra  alberi  di  palmeedi 
fioi  i,  che  in  atto  di  accoglierli  si  vede  il 
Salvatore  in  trono  in  mezzo  a4<ing€li- 
Dalla  parte  sinistra  vi  è  effigiata  Classe 
colla  veduta  del  mare  e  alcune  navi,  per 
denotare  il  vicino  porto;  indi  22  ss.  Ver- 
gini con  corone  gemmate  in  mano,  pre- 
cedute dai  Magi  in  alto  di  presentare  i 
loro  doni  al  di  vin  Bambino  che  èin  giem- 
bo  alla  B.  Vergine  sedente  in  trono  Ira 
due  angeli.  11  resto  de'muri  sino  al  sof- 
fitto resta  coperto  da  musaici  esprimenti 
alcuni  ss.  Padri  del  vecchio  e  del  nuovo 
Testamento,  e  nella  parte  più  superiore 
vari  miracoli  operali  da  Gesù  Cristo.  Del 
musaico  sopra  la  porla  interiore  non  vi 
è  rimasta  che  l'effigie  dell'i mperatoreGiu- 
stiniano,  che  resta  coperta  dall'organo. 
Questi  musaici  alcuni  gli  attribuiscono 
a  s.  Agnello,  e  altri  con  più  fondamento 
a  Teodorico  insieme  al  tempio;  Biondi 
li  reputò  i  più  belli  d'Italia,  avendone 
fatta  minutissima  descrizione  il  p.  Fla- 
minio da  Parma,  nelle  Memorie  storiche 
delle  chiese  e  conventi  de  riformati  della 
provincia  di  Bologna,  t.  2  :  Convento  di 
s.  Apollinare.  Fra'marmorei  altari  si  di- 
stingueva il  maggiore,  costruito  con  un 
grandioso  masso  quadrilungo  di  verde 
antico, che  fatalmente  fu  diviso  in  più  ta- 
vole, che  furono  framezzate  con  ornali 
di  porfido  rosso  orientale.  Tra  le  sagre 
reliquie  vi  è  il  capo  di  s.  Eliseo  profeta 
fatto  trasportare  da  Alessandria  dall'ira- 
peralore  Teodosio,  e  quello  di  s.  Giovan- 
ni l  Papa.  Vi  sono  nella  chiesa  i  depo- 
siti de' cardinali  legati  Lorenzo  Raggi  e 
Malvasia.  E"  poi  un  madornale  errore  il 
credere  sarcofago  di  Teodorico  1'  urna  o 
vaso  grande  di  porfido  che  sta  uell'au- 


19^  R  A  V 

nesso  ampio  convenlo,ove  sono  gli  avan- 
zi del  suo  piilazzo.  Giacque  per  lungo  teoi' 
pu,  non  già  sulla  cima  della  Rotonda  o 
mausoleo  di  quel  re  magnauimo,  ma  sul 
terreno,  e  non  era  che  un  vaso  per  bagni. 
Celebre  in  Italia  è  il  magnificoanlicolem' 
pio  di  s.  Vitale, che  fa  decoro  alla  sontuo- 
sa Ravenna  e  ammirazione  agl'intenden- 
ti, riguardalo  capo  lavoro  di  gotica  ar- 
chitettura. Ursicino  di  Liguria  fu  il  i." 
che  abbracciasse  la  fede  in  Genova,  co- 
me il  I .°  ad  esser  noverato  fra'martiri  di 
Ravenna:  medico  di  professione,  si  con- 
verti al  miracolo  di  s.  Apollinare  quando 
risanò  Tecla  moglie  del  Tribuno,  ma  per- 
ciò condaiuiato  a  morte  titubava,  quan- 
do il  soldato  cristiano  s.  Vitale  ravennate 
ioconforlòa  patire  per  Gesù  Cristo  eglo- 
rio.samente  incontrò  e  sostenne  il  marti- 
•  io.  Allora  fu  dannato  ai  tormenti  Vita- 
ie,clie  intrepido  si  fece  beffedi  Marte  cui 
voleasi  far  adorare,  onde  fu  precipitato 
in  profonda  fossa  che  fu  coperta  di  terra 
e  sassi:  a  Milano  riceverono  la  corona  del 
martirio  la  tnoglie  s.  Valeria,  ed  i  figli 
«s.  Gervasio  e  Protasio  nati  in  Ravenna. 
Nel  luogodel  marliriodi  s.  Vitale  gli  an- 
tichi fedeli  eressero  una  piccola  chiesa, 
indi  dopo  l'espulsione  de'goti  fu  incomin- 
ciata l'odierna  magnifìca  verso  il  534  ^^ 
6.  Ecclesio  eda  Giuliano  A  rgentario,  d'or- 
dine di  Giustiniano  1  pel  voto  fatto,  poi 
consagrata  da  s.  Massimiano,  facendone 
la  descrizione  Rossi,  Fabri,  e  Jacopo  Bel- 
grado, //  irono  di  Nettuno  illustrato,  Ce- 
sena 1766,  in  cui  oltre  l'illustrazione  di 
tal  bassorilievo,  e  oltre  diverse  conside- 
razioni storiche  su  R.avenna  antica,  ragio- 
na pure  dell'originedi  questo  tempio.  La 
forma  è  otlagona,  con  dueorduii  di  colon- 
ne di  marmo  greco,  28  delle  quali  nella 
loggia  superiore  sostengono  la  gran  cu- 
pola,eaitre  1 8  al  di  sotto  delia  chiesa,  con 
8  grandissimi  pilastri,  ricoperte  di  tavole 
di  prezioso  marmo  africano,  serpentino 
e  greco,  come  lo  sono  i  muri  sotto  le  vol- 
te all'intorno.  Pregievole  è  altresì  il  pa- 
vimeulo  elegantemente  lastricalo  di  mui'- 


RAV 
mi  bianco  e  nero  orientale  e  dì  verde  an- 
tico.Nel  presbiterio  lastricato  pure  di  rag- 
guardevoli marmi,  si  ammirano 4  colon- 
ne pregievolissime,  3  delle  quali  di  bel- 
lissimo verde  antico  tutte  di  un  pezzo, 
l'altra  assai  stimata  per  gran  valore, poi- 
ché con  meraviglia  vi  si  trova  ciò  che  ha 
saputoprodurrela  natura  con  pietre  pre- 
ziose di  varie  sorti,  di  porfido,  ofite,  dia- 
spri, carbonchi,  calcedoni  e  agate;  l'Al- 
berti non  ne  vide  altra  simile  in  Italia: 
si  vuole  che  anticamente  sostenessero  il 
ciborio  dell'  altare  maggiore,  rimarcan- 
done la  rarità  e  bellezze  Rossi.  In  mezzo 
a  queste  colonne  sonovi  due  bassirilievi 
d'eccellente  scultura,  illustrati  dal  citato 
Belgrado,  in  cui  sono  rappresentali  in 
marmo  pariodue  putti  e  un  serpente  sim- 
bolo d'Esculapio,  formando  due  somi- 
glianti troni  di  Nettuno,  forse  già  appar- 
tenenti al  tempio  che  quel  nume  ebbe  in 
Ravenna.  Sovrastano  i  due  troni  i  busti 
di  marmo  di  s.  Ecclesio  e  di  Giovanni 
9.°o  IO."  Antichissimo  e  bel  musaico  a- 
dorna  il  presbiterio,  il  coro  e  la  gran  tri- 
buna.Ne'  1 5  circoli  del  i ."  vi  sono  espresse 
le  immagini  del  Salvatore,  de' 12  Apo- 
stoli e  de'ss.  Vitale,  Gervasio  e  Prolasio. 
Sotto  alle  cantorie  sono  rappresentati  i 
sagrifizi  di  Melchisedech  e  di  Abramo, 
gli  Angeli  e  Sara,  Mosè  colle  ricevute  ta- 
vole della  legge,  e  avanti  il  roveto  ar- 
dente; i  profeti  Isaia  e  Geremia,  i  4  ^' 
vangelisti, essendo  tutta  la  volta  del  pre- 
sbiterio adorna  di  arabeschi  e  altro.  Nel 
concavo  della  tribuna  il  Salvatore  siede 
su  globo,  avendo  lateralmente  Angeli,  s. 
Vitale,  s.  Ecclesio  col  modello  della  chie- 
sa in  mano.  Ne' riquadri  di  musaico  dei 
muri  laterali  sotto  detto  concavo  sono 
effigiali  Giustiniano  I  e  Teodora  sua  mo- 
glie, con  corteggi  e  in  alto  di  fare  ofierte 
alla  chiesa;  vicinoall'imperatore  è  s.  Mas- 
simiano coi  sagri  ministri,  per  ricordare 
la consagrazione  da  lui  fatta.  Incontro  l'al- 
tare di  s.  Vitale,  rappresentato  in  islatua 
grande  di  marmo  bianco,  evvi  il  pozzo 
o  fòssa  ove  fu  luarlirizzato^  e  dove  riposa 


RA  V 

il  suo  sagro  corpo,  bevendosi  l'acqua  per 
divoiione;c]uivi si  venerano ancoraquelli 
de'-ss.  Ecclesio,  Ursicino  e  Vittore.  Sono 
ricchissime  le  4 cappelIe,soprattutte quel- 
la di  s.  Vitale,  il  di  cui  martirio  dipinse 
Barocci.  Il  vestibolo  della  sagrestia  è  or- 
nato da  un  bassorilievo  di  marmo  pa- 
rlo, che  rappresenta  l'apoteosi  d'Augu- 
sto, e  presso  la  porta  laterale  sotto  una 
cella  si  osserva  una  bella  urna  fregiata 
di  bassorilievi,  che  servì  di  sepolcro  al 
patrizio  Isacco  o  Isaacio  esarca  di  Raven- 
na, e  sonovi  all'intorno  molti  frammenti 
antichi,  in  mezzo  ai  quali  una  gamba  di 
Ercole  Orario,  famoso  colosso  che  servi 
per  lungo  tempo  d'orologio  solare.  Sul 
sepolcro  d'Isaacio  abbiamo:  Lettre  du  P. 
A,  R.  J.  à  messieiirs  les  comics  Ippolile 
Gamba  Ghiselli,  et  Renaud  Rasponi  sur 
le  tombeau  d'  Tsaace  exarqiie  ,  Pesaro 
1-65.  Andrea  Rubi,  Dissertazione cro- 
nnlogico-storico-crilica  sopra  il  sepolcro 
d'Isaacio  esarca  di  Ravenna  jeslvalta  dal 
t.  XI  della  Raccolta  ferrarese  degli  Opu- 
scoli scientifici  e  letterari,  Venezia  1781. 
Nella  chiesa  di  s.  Francesco,  già  di  s. 
Pietro  Maggiore,  vi  sono  i  mausolei  e- 
relti  a  Ostasio  Poletitano,  al  p.  generale 
Enrico  Alfieri  francescano,  e  al  diploma- 
tico forlivese  LuIToNumai:  fu  data  ai  mi- 
nori conventuali.  Sorge  sulle  rovine  del- 
l'antico tempio  eretto  a  Nettuno  da  L. 
Publicio  Italico,  dove  dalle  amiate  na- 
vali romane  celebiavansi  i  giuochi  net- 
tuuali.  La  convert'i  in  chiesa  e  dedicò  al 
principe  degli  apostoli  s.  Severo  o  s.  Pie- 
tro I .°;  altri  dicono  s.  Pier  Grisologo.  Le  3 
navi  vengono  sostenute  da  colonne,  e  pre- 
giatissimi sono  i  dipinti  co'quali  l'ador- 
narono Rondinelli  e  Longhi  ravennati, 
e  Sacchi  imolese,  avendo  Giotto  dipinto 
s.  Apollonia  in  una  fìneslrina  vicino  alla 
porta.  Si  mostra  tra  le  reliquie  il  capo 
del  profeta  Giona.  Propinquo  e  presso  la 
porta  del  convento  de'  conventuali  nel- 
la vicina  strada,  entro  un  grand'arco  in 
forma  di  cappella,  è  il  sepolcro  del  sovra- 
no e  inimitabile  cantore  de'3  regni,  pei 

voi.  IVI. 


R  A  V  193 

quale  lo  spazio  e  il  tempo  furono  trop- 
po angusti,  Dante  Alighieri, uno  de'pri- 
mi  e  più  famigerati  poeti  d'Italia,  eret- 
togli dall'affetto  di  Guido  Novello  Polen- 
tani.  Divida  Firenze  sua  patria  dalle  fa- 
zioni de'  bianchi  e  de' neri,  ghibellini  e 
guelfi,  Carlo  de  Valois  spedilo  da  Boni- 
facio VIII  neli3oi  per  ristabilire  la  pa- 
ce, scacciò  la  fazione  de'bianchi  o  ghibel- 
lini. Dante  eh'  era  di  questo  partito  si 
trovò  nel  numero  de  banditi:  la  sua  ca- 
sa fu  distrutta,  le  sue  terre  saccheggia- 
te. Esule  in  vari  luoghi,  fu  ospitato  dal- 
l'umanità  di  Guido  e  Ostasio  I  Polen- 
lani,  nella  cui  casa  morì  nel  i32i  a'i4 
settembre,  di  56  anni,  essendosi  fatto  l^e- 
pitalBo  con  6  esametri.  Bernardo  Bem  • 
bo  padre  del  cardinale ,  essendo  gover- 
natore o  podestà  di  Ravenna  pei  veneti, 
avendo  trovato  il  sepolcro  di  Dante  ro- 
vinato, nel  1483  lo  fece  ristabilire  dallo 
scultore  insigne  Pietro  Lombardi  con 
nuova  iscrizione  e  l'  effigie  del  poeta  in 
marmo.  Dipoi  nel  1692  il  cardinal  lega- 
to Corsi  restaurò  la  volta  e  vi  appose  al- 
tra lapide.  In  fine  il  genio  del  cardinal 
Luigi  Valenti  Gonzaga  legato  di  Roma- 
gna nel  1780, a  tutte  sue  spese,  dai  fon- 
damenti e  senza  che  gli  anteriori  orna- 
menti si  distruggessero  ,  fece  innalzare 
con  disegno  del  ravennate  Camillo  Mo- 
rigia  un  elegante  e  nobile  tempietto  qua- 
drato con  cupola  emisferica,  raflìguran- 
dovi  in  4  rnedaglioni  i  4  personaggi  dal 
divin  poeta  celebrati,  cioè  Virgilio,  Bru- 
netto Latini,  Cau  Grande  della  Scala,  e 
Guido  da  Polenta.  A  sinistra  del  tempio 
il  cardinale  collocò  la  marmorea  iscri- 
zione dell'aurea  penna  di  Stefano  Mor- 
celli,  in  cui  descrisse  epigraficamente  la 
storia  del  monumento,  la  quale  più  dif- 
fusa si  legge  nelle  pergamene  in  un  colle 
analoghe  medaglie  racchiuse  dentro  la 
piccola  sottoposta  arca  di  marmo,  quan- 
do si  fece  la  formale  ricognizione  del- 
le ceneri  del  gran  poeta.  La  chieda  dello 
Spirito  santo  ,  già  di  s.  Teodoro,  ove  a 
tempo  di  s.  Apollinare  si  railunavano  i 
i3 


194  r.AV 

ciisliani,  si  riconosce  per  opera  ridotta 
bizantina  o  gotica  da  Teodorico  pegli  a- 
riani,a'qiiali  la  lolses.  Agnello. Non  man- 
ca di  eleganza  nella  struttura,  sostenen- 
done le  navi  Imbelle  colonne  :  ma  vene- 
randa è  soprattutto  la  memoria  che  qui 
si  serba  del  prodigioso  apparire  dello  Spi- 
rilo santo  in  forma  d'  una  colomba,  la 
quale  posandosi  sul  capo,  designò  ciascu- 
no degli  1 1  progressivi  successori  di  s. 
Apollinare  nell'arcivescovato,  ultimo  dei 
quali  fu  s.  Severo  umile  artigiano  e  ma- 
nifatturiere di  lana.E  fu  appunto  perque- 
sto  singolare  prodigio  che  prese  la  chiesa 
il  nome  di  Spirilo  santo,  assistendo  alla 
celeste  elezione  innumerabilepopolo;  stu- 
pendo miracolo  che  attestano  un  signi- 
ficante numero  di  gravi  scrittori,  insie- 
me a  s.  Pier  Damiano  nel  sermone  in  lo- 
de di  detto  s.  Severo.  Perciò  l'impresa  o 
arme  della  cattedrale,  sino  dai  tempi  de- 
gli esarchi,  si  formò  d'una  croce  bianca 
in  campo  rosso,  con  una  bianca  colomba 
con  in  bocca  un  ramo  di  verde  olivo.  A* 
gli  ariani  appartenne  pure  l'annessa  chie- 
sa di  s.  Maria  in  Cosmedin,  cui  la  con- 
segnò Teodorico  affinchè  1'  ufficiassero, 
ponendovi  il  battisterio  per  que'  settari, 
come  denota  un  gran  marmo  rotondo  in 
mezzo  ni  pavimento,  che  sembra  di  gra- 
nito orientale  di  semina  minuta,  credu- 
lo avanzo  della  vasca  battesimale;  poco 
lontano  era  la  casa  di  Droedone,  la  quale 
serviva  di  episcopio  a' vescovi  ariani. Que- 
sta chiesa  dedicata  alla  B.  Vergine  è  ri- 
nomata per  la  sua  antichità,  e  perchè  in 
Ravenna  non  vi  era  slata  altra  più  bel- 
la, dagli  antichi  fu  chiamala  Cosmee/in 
cioè  Ornamentum.  Risale  la  sua  fonda- 
zione a  s.  Agabitoi. "arci vescovo  del 206, 
Cacciati  i  goti  da  Italia,  s.  Agnello  con- 
sagrò nuovamente  la  chiesa  con  cattoli- 
co rito,  espurgandola  dalle  reliquie  in- 
fami dell'arianesimo.  Dichiarata  Raven- 
na dagli  esarchi  capo  d'Italia  e  loro  sede, 
fabbricarono  presso  questa  chiesa  un  o- 
spedale  pei  poveri  greci  che  porta  va  nsi 
a  visitare  i  luoghi  santi  di  Roma,  ed  an- 


RAV 
che  un  monastero  pei  monaci  dì  rito  gre- 
co, nel  ([ual  tempo  avendola  essi  abbellita 
e  restaurala  si  crede  che  la  chiamassero 
Costile  (Un,  titolo  che  i  greci  dierono  200 
anni  dopo  ad  altra  chiesa  che  Papa  Ste- 
fano III  nel  755  concesse  loro  in  Roma. 
Terminalo  l'impero  greco  in  Italia  e  lu 
dominazione  degli  esarchi,   partirono  i 
monaci  e  vi  subentrarono  i  benedettini, 
i  quali  la  lasciarono  dopo  il  secolo  XV. 
In  questo  il  greco  cardinal  Bessarione  pel 
i.'la  godè  in  commenda,  ed  il  cardinal 
Cesare  Rasponi  commendatario  nobil- 
mente la  restaurò  e  ornò  di  pitture.  In- 
teressante è  il  musaico  che  l'abbellisce. 
Nella  cupola  e  in  mezzo  al  catino  si  ve- 
de il  Salvatore  per  metà  immerso  nel  fiu- 
me Giordano  sovrastato  dalla  colomba 
dello  Spirito  santo,  con  s.  Gio.  Battista 
in  atto  di  battezzarlo.  Al  disotto  in  giro 
sono  le  figure  de'  12  Apostoli  con  ghir- 
lande di  fiori  in  mano,  tranne  s.  Pietro 
che  regge  le  chiavi  e  s.  Paolo  che  tiene 
due  volumi,  in  mezzo  ai  quali  è  un  tro- 
no o  altare  colla  croce  gemmata.  La  ba- 
silica di  s.  Gio.  Evangelista  fu  eretta  nel 
425  per  voto  da  Galla  Placidia,  per  a- 
verla  liberata  coi  figli Valentiniano  Mie 
Onoria  da  naufragio  nel  recarsi  da  Co- 
stantinopoli a  Ravenna,  allora  sede  del- 
l'impero d'occidente.  La  tribuna  fu  tut- 
ta coperta  di  musaico,  con  altri  preziosis- 
simi ornamenti,  che  andarono  perduti: 
ora  non  si  vede  che  un  piccolo  avanzo  di 
musaico, checredesi  opera dell'Vi II  o  IX 
secolo ,  rappresentante  la  tempesta  del 
mare  e  il  voto  fatto,  ciò  ch'era  meglio 
espresso  nel  più  antico.  Gli  scrittori  ra- 
vennati narranocose  meravigliose  di  que- 
sta  chiesa  e  delle  ricchezze  colle  quali 
l'ornò  la  fondatrice,  come  di  sua  prodi- 
giosa consagrazione  eseguita  dall' E  van- 
gelista,che  per  memoria  vi  lasciò  un  san- 
dalo quando  disparve.  Oltre  22  colon- 
ne di  marmo  greco  vi  è  un  bellissimo  pul- 
pito, e  le  porle  sono  ricche  di  preziosi 
marmi.  Gli  altari  hanno  pitture  di  eccel- 
lenti artefici, comedi  Giotto,  di  Longhi, 


R  A  V 
tìi  Rondinelli.  I  benedettini  per  lungo 
tempo  l'uffiziaiono,  intli  divenne  com- 
menda, e  nel  1459  Pio  II  permise  che  si 
aflldasse ai  canonici  regolari  Laleranensi; 
dopo  la  soppressione  fu  costi  lui  la  in  par- 
rocchia. Vi  si  venerano  le  reliquie  de'ss. 
martiri  aquileiesiCanziOjCanzia  noe  Can- 
zianilla.  La  chiesa  di  s.  Agata  Maggiore, 
per  distinguerla  da  due  altre  omonime 
che  furono  in  Ravenna,  si  deve  a  Gemel- 
lo a  tempo  di  s.  Esuperanzio  successore 
di  s.  Orso.  Siccome  questo  fece  un'  am- 
pia donazione  de'fondi  che  teneva  in  Si- 
cilia sua  patria  alla  chiesa  ravennale,gli 
arcivescovi  vi  deputarono  un  ministrocol 
titolo  di  vicario  o prefetto.  Lo  era  Gemel- 
lo quando  fondò  il  tempio  in  onore  del- 
le ss.  Agata  e  Lucia  siciliane,  e  fu  ulti- 
mato verso  il  4  '  7-  ""  seguilo  vi  fu  eretlo 
un  monastero  ,  ed  ebbe  il  suo  canonico 
cardinale.  La  chiesa  ha  3  navate  soste- 
nute da  20  colonne  di  cipollino  e  marmo 
greco:  pel  terremoto  del  1688  colla  ca- 
duta della  volta  perì  il  musaico  rappre- 
sentante il  Salvatore.  Qui  sono  i  corpi 
de'ss.  Sergio  martire  e  Agnello  arcive- 
scovo. La  chiesa  di  s.  Maria  Maggiore 
nel  541  la  costruì  s.  Ecclesio  nel  palaz- 
zo paterno, in  onore  della  Maternità  del- 
la B.  Vergine,  perchè  gli  ariani  negava- 
no la  divinità  di  GesLi  Cristo,  e  fu  detta 
maggiore  come  la  più  grande  tra  le  de- 
dicate alla  Madonna  a  que'tempi  in  Ra- 
venna. Di  3  navate,  quella  ili  mezzo  è 
sostenuta  da  pilaslroni  e  da  12  colonne 
di  marmo  greco  venato.  Il  musaico  di 
singoiar  bellezza  rappresentava  nella  tri- 
buna la  B.  Vergine,  con  l'efEgie  del  fon- 
datore in  alto  di  offrirle  il  tempio.  L'au- 
mentò nel  Sy  I  l'arcivescovo  Pietro  3.° 
ma  nel  i  55o  rovinò  il  musaico.  Fu  dei 
conti  di  Bagnacavallo,  poi  de'PoIenlaoi, 
indi  parrocchia.  La  chiesa  di  s.  Michele 
in  AphriciscOjUna  delle  più  antiche  dal 
cristianesimo  erette  al  principe  degli  an- 
geli, perchè  fondala  nel  54^  da  Bacau- 
da  e  dal  suo  generoGiuliano  Argentario, 
indi  consagrala  da  s.  Massimiano,  come 


R  AV 


lOl 


prova  Spreti  contro  Fabri.  Vi  fu  un  mo- 
nastero di  monaci,  con  insigne  e  rinoma- 
ta biblioteca,  ovvero  fu  de'canonici  car- 
dinali di  R^avenna  e  una  delle  62  di  loro 
giurisdizione.  E  divisa  da  3  navate,  con 
l'antica  tribuna  tutta  ornata  di  musaici, 
col  Salvatore  tenendo  lunga  croce,  in 
mezzo  agli  arcangeli  Michele  e  Gabriele: 
nel  di  sotto  i  ss.  Cosma  e  Damiano,  im- 
portanti per  le  loro  vesti.  Sopra  dell'ar- 
co Gesù  Cristo  in  alto  di  benedire  il  libro 
degli  evangeli,  è  circondato  dai  y  angeli 
dell'Apocalisse.  La  chiesa  de'  ss.  Gio.  e 
Paolo  ch'era  a  3  navi  e  vantava  antichi- 
tà remotissima,  avendo  servito  il  conti- 
guo fabbricato  di  abitazione  ai  vescovi 
radunali  in  concilio,  nel  17  58  fu  con  di- 
segno del  Barbiani  ricostruita  con  una  so- 
la navata.  Celebre  è  altresì  l'antica  chie- 
sa di  s.  Maria  in  Porto  fuori,  distante 
quasi  una  lega  da  R^avenna,  sul  lido  A- 
chialico,  siccome  quella  ove  tanto  fiori- 
rono i  canonici  regolari  Porluensi  colla 
riforma  del  b.  Pietro  Onesti  ravennate 
dello  il  Peccatore,  il  cui  corpo  ivi  riposa: 
vuoisi  che  il  campanile  fosse  l'antico  fa- 
ro. Pasquale  II  ne  approvò  le  costituzio- 
ni, e  la  congregazione  si  propagò  e  fra  le 
canoniche  più  rinomate  po>seJelle  quel- 
le di  s.  Maria  in  Vado  di  Ferrara,  di  s. 
Croce  in  Cesena, di  s.  Bartolomeo  i 0  Man- 
tova, di  s.  Maria  fuori  di  Faenza ,  di  s. 
Agostino  nella  diocesi  di  Forlì,  e  di  s.  Mar- 
gherita presso  Porlo  Maggiore  di  Raven  • 
na.  La  congregazione  poi  si  unì  a  quel- 
la de'canonici  regolari  Lateraneusi.  La 
nuova  omonima  chiesa  i  canonici  regola- 
ri l'edificarono  in  Ravenna  nel  i553,  in- 
di nel  1784  rimodernarono  con  disegno 
di  Morigia  ;  ma  1'  erezione  del  nobile  e 
vasto  monastero  incominciala  nel  1496, 
già  avea  avuto  compimento  nel  i5o3, 
quindi  1'  abitarono  alcuni  giorni  Giulio 
1 1  nel  1 5 1 1 ,  Paolo 1 1 1  nel  1 54 1  •  Colla  del- 
la restaurazione  fu  altresì  eretta  la  bel- 
lissima, imponente  e  magnifica  facciata 
decorala  di  varieslaluedi  marmo,  il  lut- 
to a  spese  dell'ordine,  per  cura  e  solleci- 


196  RAV 

tudine  del  p.  ab.  M.  Castelli  generale  del 
medesimo,  al  quale  il  cai'dinal  Valenti 
legato  fece  coniare  una  grande  medaglia 
monumentale  col  prospetto  di  tal  tem- 
pio e  la  di  lui  effìgie,  medaglia  divenuta 
assai  rara.  La  basilica  a  3  navi  assai  gran- 
di è  un  santuario  rinomatissimo  per  la 
prodigiosa  immagine  greca  della  B.  Ver- 
gine scolpita  in  marmo,trasportatavi  dal- 
l'antica chiesa  situata  nel  Porto  Candia- 
no,  e  miracolosamente  venuta  da  Grecia 
e  presa  nelle  acque  dell'  Adriatico  nel 
I  1 00  dal  memoralo  b.  Pietro,  sulla  qua- 
le scrissero:  Serafino  Pasolini,  Rdazione 
della  Madonna  Greca  de'canonìci  Por- 
inensi  dì  Ravenna, ì\\  pei  stampatori  ca- 
merali 1676.  Poi  accresciuta  e  ampliata 
in  Ravenna  la  ristampò  nel  1 7 1 3  il  tipo- 
grafo Landi.  Giovanni  Arteta,  Super 
Deiparae  if^irginis,  vulgo  PorluensìsjSeu 
Graecae  nuncupatae  adventu,  cultu,  ac 
Bavennatensis  ejusdeni  templi  exornato 
modo  prospectu  Carmen  adjeclis  oppor- 
tunis  notationibiis  dilucidatum,  Raven- 
nae  typis  Roveri  1782.  Le  Glorie  del 
greco  simulacro  di  Maria  che  si  venera 
in  Ravenna  nella  basilica  di  Porlo,  ri- 
prodotte dal  can.  Gio.  B.  Guerra  (ora  ve- 
scovo ài^eviinovo) penitenziere  nella  me- 
tropolitana di  della  città  ,  Lugo  1826. 
Questo  bellissimo  e  nobile  tempio  che 
tra'moderni  primeggia  in  Romagna,  de- 
corato di  tribuna  e  cupola,  ha  in  ciascu- 
no de'due  lati  7  cappelle,  alcune  messe 
a  oro,altre  ornate  di  preziosi  marmi,  fra 
le  quali  risplende  quella  della  B.  Vergi- 
ne, il  cui  altare  di  magnifica  architettu- 
ra ha  4  nobili  colonne  di  marmo  greco 
e  quantità  d'  altri  marmi  di  gran  valo- 
re. Il  simulacro  fu  qui  trasportato  dal- 
la suaccennata  chiesa  di  Porto  fuori  del- 
la città.  Rimpelto  a  questa  cappella  è  l'al- 
tare d'eguale  architettura  sagro  a  s,  Lo- 
renzo, in  memoria  della  basilica  famosa 
in  Cesarea  demolita  sotto  Giulio  III,  con 
monastero  abitato  dai  canonici  Lalera- 
nensi,  per  essere  d'impedimento  alle  for- 
tifìcazioDi  delia  ciltà^  i  cui  materiali  ser- 


RAV 

virono  al  proseguimento  di  questa  chie- 
sa. Uno  de'due  organi  è  mirabile  per  es- 
sere le  canne  di  carta,  che  danno  suono 
perfetto  e  armonioso.  In  questa  canoni- 
ca, celebre  peglì  uomini  grandi  che  illu- 
strarono l'ordine  antichissimo  de'canonici 
regolari  Lateranensi,  nel  maggio  1841 
si  celebrò  dal  medesimo  il  capitolo  gene- 
rale, e  riuscì  importante  per  la  promul- 
gazione delle  costituzioni  estratte  da  quel- 
le delle  congregazioni  Renana  e  Latera- 
nense,  e  confermate  da  Gregorio  XVI,  co- 
me riporta  il  n.°38  del  Diario  di  Roma. 
Di  tanti  monasteri  e  conventi  religio- 
si che  avea  Ravenna,  ora  ha  quelli  dei 
canonici  regolari  portuensi,  agostiniani, 
minori  osservanti,  cappuccini,  e  de' reli- 
giosi delle  scuole  cristiane;  non  che  del- 
le religiose  carmelitane  calzate,  cappucci- 
ne e  suore  della  carità.  Vi  sono  pure  l'or- 
fanotrofio di  fanciulli,  3  conservatorii  di 
donzelle,  compreso  quello  delle  orfane,  e 
il  ritiro  delle  donne  denominate  Tavelle 
con  educandato;  gli  asili  infantilijun  gran- 
de ospedale,  il  monte  di  pietà,  molte  con- 
fraternite, la  caritatevole  società  de'mi- 
sericordiosi  pel  soccorso  delle  famiglie  in- 
digenti e  vergognose;  un  fiorente  semi- 
nario in  grande  riputazione,  ed  altro  pei 
chierici  poveri.  Uno  stabilimento  magni- 
fico di  pubblica  istruzione  o  collegio  mu- 
nicipale, è  situato  nell'antico  monastero 
di  s.  Romualdo  o  dell'Assunta  de'caraal- 
dolesi,  che  neli5i5  vi  si  erano  trasferiti 
da  Classe.  Quivi  nel  i8o4  fu  trasporta- 
to il  collegio  Barberino  e  fornito  di  ot- 
timi professori.  Vi  è  una  cospicua  biblio- 
teca pubblica  comunale  istituita  nel  i  7  1 4 
e  nel  1804  notabilmente  aumentata,  o- 
ve  si  contano  più  di  4o,ooo  volumi,  700 
codici  mss.,  altrettante  primitive  edizio- 
ni dal  1 465  al  i5oo,  e  4jOOO  pergame- 
ne. Nel  1847  si  pubblicò  in  Rimini,  La 
Biblioteca  Classense  illustrata  ne'  prin- 
cipali suoi  codici  e  nelle  più  pregevoli 
sue  edizioni  del  secolo  XP\  del  conte  A- 
lessandro  Cappi  vice-bibliotecario,  inter- 
posta la  descrizione  delle  miniature  nel 


KAV 

testo  e  nelle  «ote.  Ricco  è  il  museo  di  sto- 
ria naturale,  di  antiquaria,  di  numisaia- 
tica,  oltre  molti  pregevoli  dipinti.  Vi  si 
sono  altresì  riunite  3  accademie,  1'  una 
provinciale  di  bellearti  detta  dal  suo  fon- 
datole Malvasiana,  che  possiede  impor- 
tatili capolavori  di  pennello  e  di  bulino; 
la  frlarmonica  per  istruire  nella  musica 
i  giovani  poveri;  la. filodrammatica  per 
la  declamazione,  che  ha  il  comodo  d'un 
particolare  teatro.  L'accademia  provin- 
ciale di  bellearti  fiorisce  specialmente  pel 
diseguo,  per  l'ornato  e  per  le  arti  mecca- 
niche che  hanno  prodotto  distinti  artisti, 
massime  in  genere  di  macchine  e  di  mo- 
bilio, onde  fecero  cose  egregie  e  d'inge- 
gnose invenzioni,  essendone  benemerito 
direttore  il  prof.  Ignazio  Sarti  di  Bologna 
chiarissimo  architetto  e  pittore.  E'  arric- 
chita di  tutti  i  capi  d'opera  in  gesso  del- 
le più  magnifiche  statue  di  Roma  e  di 
Firenze,  il  regnante  granduca  le  donò 
(iuelio  della  Venere  de'  Medici ,  per  di- 
stinzione; ed  il  cardinal  Antonelli  segre- 
tario di  stato  il  gesso  del  Sofocle,  che  ce- 
lebrai nel  voi.  XLVH,  p.i3o.  I  primari 
signori  di  Ravenna  vi  lasciano  esposti  i 
pili  stupendi  quadri  delle  loro  gallerie , 
ond'è  uno  jstabiliniento  degno  d'una  ca- 
pitale, ed  è  con  ammirazione  visitato  dai 
forastieri.  L'accademia  suoleogni  tre  an- 
ni fare  una  solenne  distribuzione  di  pre- 
mi ,  ed  esposizione  delle  opere  degli  ar- 
tefici e  degli  alunni  della  provincia  di  Ra- 
venna che  vi  concorrono,  cioè  delle  loro 
produzioni  delle  arti  belle  e  meccaniche. 
La  premiazione  l'eseguisce  il  preside  del- 
la provincia,  visi  costuma  recitare  delle 
prose  dal  segretario  dell'accademia  e  da 
qualche  accademico,  le  quali  con  gli  atti  e 
il  programma  pe'premi  annuali  e  trienna- 
li SI  pubb!icanocollestampe,notifi(;andosi 
dal  giornale  ufficiale  di  Roma,  come  si  leg- 
ge nel  n.°  58  del  Diario  di  Roma  1 843,  e 
nell'opuscolo  :  Solenne  distribuzione  dei 
premi  ed  esposizione  dell'anno  1 833,  nel- 
l'accademia provinciale  di  belle  arti  in 
Ravenna,  ivi  1 833  pel  Roveri.  Nelle  Noli- 


RAV  197 

zie  storiche  delle  accademie  ^Europa  del 
conte  Paolino  Mastai-Ferretti,  a  p.  55  si 
legge.55  Ravenna  ebbe  l'accademia  degl'/zi- 
fornii,  da  cui  poscia  furono  pubblicate  di- 
verse raccolte  poetiche;  quella  degli  Om- 
brosi fu  fondata  nel  1 5g  i  da  Pasolino  Pa- 
solini, e  quella  de'Selvaggì  nel  1572.  In 
questa  città  medesima  trovasi  stabilita 
nel  dicembre  I  752  da  12  eruditi,  un'ac- 
cademia ad  effetto  d'illustrare  le  antichi- 
tà ravennati  ".  Ne' privali  palazzi  si  tro- 
vano rare  e  superbe  collezioni.  Un  museo 
di  conchiglie,  littofiti  ,  medaglie,  con  li- 
breria ricca  di  preziosi  manoscritti  si  am- 
mira nel  palazzo  Spreti.  Altro  di  storia 
naturale  nel  palazzo  Ginanni,  ot'  è  una 
rara  e  compilasene  de'nidi  e  uova  degli  uc- 
celli della  Pinetaedellecampagne  raven- 
nati, sul  quale  argomento  il  conte  Fran- 
cesco compilò  un  catalogo  ricco  di  note 
eruditissime,  il  quale  nel  1762  pubblicò 
in  Lucca  il  celebre  poeta  imolese  Camil- 
lo Zampieri  con  questo  titolò:  Produzio- 
ni naturali,  che  si  ritrovano  nel  museo  Gi 
nanni  in  Ravenna  metodicamente  dispo- 
ste e  con  annotazioni  illustrate.  Del  Sol- 
do abbiamo  :  Descrizione  del  museo  me- 
dico-chirurgico dis.  Filale  di  Ravenna, 
Faenza  1766.  Sono  pure  degne  di  men- 
zione le  gallerie  private  de'Cappi,  de'Ca- 
valli,de'Lovatelliede'Rasponi.Non  man- 
cano di  raccolte  di  medaglie  e  monete  per 
la  zecca  ch'ebbe  Ravenna,  pei  suoi  domi- 
natori e  arcivescovi,  onde  pubblicò  Giu- 
seppe Antonio  Pinzi,  De  nunimis  Raven- 
ualibus  dissertatio  singularis ,  Venetiis 
1 750.  La  ristampò  corretta  Argelati  nel  t. 
3  della  Raccolta  de  Num.ltal.j  il  Lami  ne 
die  un  estratto,  ma  più  diffusamente  ne 
tratta  Zaccai  ia  nella  Slor.  letter.  d'Italia, 
il  quale  nel  descrivere  l'arme  di  Raven- 
na, ch'è  un  verde  pino  con  due  leoni  ram- 
panti ed  affrontantisi,  dice  che  il  Cartari 
nella  Storia  di  Romagna  mss.  è  d'avviso, 
che  tale  stemma  sia  tratto  dall'antico  cul- 
lo di  Cibele  presso  i  ravennati,  poiché  a 
Cibeleerano  sagri  il  pino  ed  il  leone;  inol- 
tre riporta  la  diversa  opinione  del  conte 


1 98  II  A  V 

Marcaiilonio  Ginanni  in  un  suo  Lessico 
sul  Blasone,  che  l'arme  prendessero  i  ra- 
vennati 0  dai  goti,  o  perchè  gliene  dierono 
il  privilegio,  o  l'adoltassero  da  se  mede- 
simi peresserestala  Ravenna  la  sede  prin- 
cipale de'goli,  ai  quali  molti  attribuisco- 
no due  leoni,  aggiuntovi  il  pino  per  ac- 
cennare la  gran  selva  ,  che  non  solo  di 
Ravenna,  ma  di  tutta  Italia  è  slata  sem- 
pre ornamento.  Muratori,  Dissertazioni 
sopra  le  antichità  italiane  ,  dissert,  27, 
tratta  della  zecca  e  delle  monete  di  Ra- 
venna, e  crede  che  nel  402  col  divenire 
sede  dell'impero  occidentale,  col  portar- 
visi  ad  abitare  l'imperatoreOnorio  I,  al- 
meno da  quel  tempo  la  nobile  città  inco- 
minciasse a  godere  il  privilegio  della  zec- 
ca. Non  dubita  che  sotto  i  re  Odoacre, 
Teodorico  e  successori,  dal  476  al  54o, 
li  tenesse  Ravenna  la  prerogativa  della 
zecca,  e  che  Strada  e  Du  Gange  pubbli- 
cnrono  monete  degli  altri  re  goti ,  pro- 
babilmente battute  in  Ravenna  loro  re- 
sidenza, ed  ancora  con  l'effigie  degl'im- 
peratori d'oriente,  perchè  tuttavia  rico- 
noscevano in  loro  r  alto  dominio  sopra 
r  Italia.  Aggiunge  che  sebbene  allora  si 
continuasse  a  battere  moneta  in  Roma, 
pur  anche  ne  godeva  in  que'tempi  il  dirit- 
to Ravenna,  ed  in  un  documentodel54o 
scritto  in  Ravenna  si  trova  :  J^ilalis  vir 
clarissimiis  Monitarius,  cioè  ministro  o 
presiden  te  della  zecca;  descri  ve  alcu ne  mo • 
nete  e  il  Denarins  Ravennatis  ,  dicendo 
certo  che  in  Ravenna  batterono  moneta 
Eraclio,  ed  Eraclio  Gostanlino  augusti, 
colla  parola  Ravenna,  Ra^'.j  altro  aven- 
do l'epigrafe,  Felix  Ravenna.  Dopo  poi 
che  Ravenna  fu  presa  dai  longobardi,  in- 
di donata  alia  chiesa  romana ,  per  lun- 
go tempo  restò  priva  della  prerogativa 
della  zecca,  in  quale  in  seguito  conferì 
l'imperatore  Enrico  IV  nel  io63  agli 
arcivescovi  di  Ravenna  (già  nel  996  Pa- 
pa Gregorio  V  gliene  avea  data  facol- 
tà, come  notai  nel  voi.  XLVI,  p.  1 1 2), 
ne'ninsei  di  Verona  e  Cortona  essendo- 
vi denari  d'argento,  che  nel  diritto  han- 


RA  V 

no  ÀrciepiscopuSy  e  nel  rovescio  De  Ra- 
vena  (intorno  a  una  croce).  Delle  mone- 
te di  Ravenna  tratta  pure  Reposali,  Z?eZ- 
la  zecca  di  Gubbio  1. 1  .Conviene  con  Mu- 
ratori che  Onorio  I  fece  battere  moneta 
in  Ravenna,  quando  diviso  l' impero  ro- 
mano, gli  toccò  l'occidente,  dicendo  che 
gli  arcivescovi  n'ebbero  il  gius  nel  lOoo, 
e  forse  prima,  e  che  queste  monete  era- 
no di  due  sorti,  l'una  chiamati  Zìflv'Pg"f/rt- 
ni piccoli,  cioè  di  lega,  e  l'altra  Rave- 
nnani d'argento.  I  ravegnani  piccoli  più 
antichi  di  quei  d'argento  corrispondeva- 
no al  denaro  e  perciò  i  2  di  essi  forma- 
vano un  io\ào,c\i  èva  \\  ravennano  d'ar' 
gente  o  grossi  ravennati.  Per  concordato 
fallo  colla  zecca  d'Ancona  nel  1249  eri- 
portato  da  Carli  ,  Zecche  cV  Italia  t.  2, 
p.i  79,  ciascuna  lira  di  denaii  ravennati 
o  anconitani  ,  teneva  d'  intrinseco  grani 
676  bolognesi  d'argento  (ino,  e  valutato 
tanto  questo,  quanto  il  rame  che  vi  en- 
trava, oggi  corrisponderebbero  ai  35 ba- 
iocchi romani.  I  ravegnani  d'  argento  o 
ravegnani  grossi  più  moderni  de'suddelti, 
perchè  battuti  neliSoo  circa,  erano  del 
valore  di  12  ravegnani  piccoli,  e  20  for- 
mavano la  lira,  la  quale  conteneva  grani 
56d  d'argento  finoapesodi  Bologna, con 
un  valore  di  bai.  io5.  Coli' andar  degli 
anni  diminuì  nell'intrinseco  la  lira, onde 
nel  I  3  1 6  due  lire  ravennati  corrisponde- 
vano al  fiorino  di  Firenze  o  posteriore  gi- 
gliato, contenendo  circa  bai.  74  di  mo- 
neta corrente.  Neh  389  il  fiorino  dai  5o 
soldi  ravennati,  a  cui  fu  fissato  il  valore 
nel  i338  ,  si  alzò  a  74  soldi  di  piccioli, 
cioè  a  37  bolognini, ciascuno  de'quali  va- 
leva 24  piccioli,  12  di  questi  formando 
un  soldo  e  240  una  lira  della  di  piccioli. 
Scilla,  Delle  monete  pontificie,  p.  370,  ri- 
ferisce che  in  Ravenna  il  cardinal  Fie- 
schi  legato  di  Leone  X,  vi  battè  ilgiulio 
e  grosso  con  sua  arme ,  ma  deve  rite- 
nersi arcivescovo.  Della  zecca  di  Raven- 
na ,  de*  suoi  denari  e  altre  monete  par- 
lai in  più  luoghi,  ed  a  Denari,  e  Monete 
roNTiFiciEOvedissi  dell'antichità  della  zec- 


RAV 
ca  i'aveiinate,e  che  Papa  Giovanni  Vili 
nel  concilio  di  Ravenna  deirSyy  fece  proi- 
bire l' occupazione  delle  regalie  e  della 
zecca. 

La  fa mosa  Porta  Aurea  o  Speciosa  che 
dava  ingresso  alla  cillìi  di  Ravenna,  più 
non  esiste,  e  molti  suoi  ornamenli  s'im- 
piegarono ad  abbellire  la  porta  Anasta- 
t      sia.  Quante  porteavesseanticamente Ra- 
,      venna  non  è  certo.  Ne'  suoi  Monumenti 
^      storici  del  medio  evo,  con  tanta  dottrina 
I      raccolti  dal  conte  Marco  Fanluzzi,  se  ne 
I       enumerano  27,  ma  pare  che  non  fosse- 
I      ro  tante,  altrimenti  non  corrispondereb- 
bero al  recinto  di  sue  mura  che  di  poco 
I      era  differente  dall' attuale..  Sembra  più 
probabile,  come  ne'lodati  Monumenti  se 
I      ne  ha  prova,  che  si  chiamassero  col  no- 
I      me  di  porte,  come  altrove,  quegli  archi 
o  fornici  ovvero  quelle  aperture  pratica- 
te nelle  mura  della  città,  per  le  quali  en- 
travano anticamente  in  essa  e  ne  usci- 
vano la  Padenna  ramo  del  Po  e  alcuni 
canali,  e  che  taluna  di  siffatte  porte  cam- 
biasse nome  ,  altre  mutassero  sito.  Seb- 
bene però  va  osservato,   che  trovandosi 
anticamente  Ravenna  in  mezzo  alle  ac- 
que, ed  accerchiata  a  più  o  meno  distanza 
da  molti  fiumi,  di  cui  in  gran  parte  è  og- 
gi per  alluvioni  perduta  ogni  traccia,  era 
indispensabile  aver  più  porte  che  il  suo 
recinto  lo  comportasse,  acciocché  fosse  più 
agevole  la  comunicazione  con  que'luoghi 
esterni,  a'quali  non  si  sarebbe  potuto  an- 
dare come  si  può  adesso  per  ogni  altra  por- 
ta, non  solo  a  motivo  delle  circostanti  ac- 
que, ma  ancora  de'  fiumi  che  vi  si  frap- 
ponevano. Forse  molte  di  queste  portesi 
aprirono,  come  dirò,  per  comodità  di  al- 
cuni cittadini.  Al  presente  le  porte  sono 
ridotte  a  7,  e  sono:  Porta  Anastasia,  seb- 
bene per  magni  licenza  di  orna  li  e  per  bel- 
lezza di  architettura,  che  in  questo  dal- 
l'Adriana è  soverchiata,  superi  le  altreche 
pure  sono  ornate  di  colonne,  cornicioni 
e  fregi  di  marmi  con  diversi  ordini  ar- 
chitettonici di  buon  gusto,  ad  essa  sono 
congiunti  avvenimenti  politici  che  la  ren- 


RAV  199 

dono  famosa ,  sia  perchè  scilo  di  questa 
fu  ucciso  Guido  Traversari  l'ultimo  di  s\ 
potente  famiglia  dai  Polentani  quando 
tentava  di  ricuperare  la  signoria  di  Ra- 
venna, sia  perchè  da  essa  uscirono  i  Po- 
lentani quando  spento  il  loro  potere  fu- 
rono cacciati  dalla  città  riparando  a  Ve- 
nezia. In  questo  avvenimento  essendosi 
verificato  un  popolare  vaticinio  o  la  co- 
mune volontà  di  vedere  espulsi  que'pre- 
potenti ,  i  ravennati  serrarono  subito  la 
porta  e  vi  posero  guardie  perimpedirne 
l'entrata  e  l'uscita,  ed  allora  cominciò  a 
chiamarsi  Por^a  ^yerr^/^,  nome  che  tut- 
toraconserva,  quantunque  nel  i5i  i  Giu- 
lio II  ne  ordinasse  la  riapertura  col  no- 
me di  Porta  Giulia,  e  non  ostante  che 
poi  le  imponesse  il  proprio  nome  il  car- 
dinal Cibo  legato  di  Romagna  che  intie- 
ramente la  restaurò.  La  porta  che  si  aprì 
nel  1739  sotto  Clemente  XII  rivoltasi 
mare,  prese  il  nome  dal  cardinal  legato 
che  ne  curò  la  costruzione  e  dicesi  Porta 
Alberoni,  Ov'era  la  porta  di  s.  Lorenzo 
in  Cesarea  fu  chiamata  Porta  Nuova  quel- 
la che  vi  fu  sostituita,  sebbene  fosse  slata 
denominata  Gregoriana  e  Pamphilia  pel- 
le successive  restaurazioni,  dell'ultima 
vedendosi  Io  stemma  d'Innocenzo  X  scol- 
pito da  Bernini. Quivi  incomincia  lastra- 
da  per  Roma,  edi  pubblici  passeggi,  ul- 
timati nel  1820,  accrescono  decoro  alla 
città.  La  porta  Sisi  fu  detta  per  lo  innan- 
zi Ursiciua  o  di  Sarsi na,  e  vi  si  vede  un 
sobborgo  popoloso,  che  termina  coll'arco 
trionfale  architettato  da  Morigia,  quan- 
do il  legato  cardinale  Valenti  compì  la 
grande  strada  per  a  Forlì, che  apre  le  co- 
municazioni col  resto  di  Romagna  e  col- 
la Toscana.  Lungi  circa  8  miglia  è  la  Co- 
lonna monumentale  con  iscrizione  dei 
francesi,  che  ricorda  il  luogo  della  mici- 
diale battaglia  fra  1'  esercito  Ispano -pon- 
tificio di  Giulio  II, e  quello  di  Luigi  XII 
re  di  Francia  con  alcune  milizie  d'Alfon- 
so I  duca  di  Ferrara  :  ivi  precisamente 
incontrò  la  morteli  generale  comandan- 
te francese  Gastone  de  Foix,  detto  ìIFh^- 


200  RAV 

mine  dllnlia.  Prossima  è  la  Porla  s.  Ma- 
mante,  per  dove  in  ci  Uà  s' inlrodussero 
contro  la  dala  fede  i  vincitori  francesi , 
ponendola  a  sacco.  La  Porta  Adriana  fu 
così  detta  forse  perchè  da  essa  pel  Po  si 
navigava  alla  ci  Ita  d'Adria  :  fu  restaura- 
ta nel  declinar  del  secolo  XVI  dal  car- 
dinal Ferrieri  legato,  ed  in  tal  circostan- 
za fu  del  tutto  distrutta  la  già  propin- 
qua Porla  Aurea,  inulilmenle  tentan- 
do il  cardinale  di  trasfondere  il  proprio 
nome  alla  nuova  porta  in  gran  parte  dei 
demoliti  marmi  rivestila.  La  Porta  Ga- 
za, di  proprietà  degli  arcivescovi  di  Ra- 
venna, ora  rimane  chiusa  ;  fu  così  detta 
per  avervi  abitato  i  Gazzi  antica  e  nobi- 
le famiglia  ravennate.  Altro principal  sob- 
borgo vi  si  vede,  come  v'incomincia  la 
bella  strada  pera  Faenza,  comodamen- 
te selciata  per  cura  del  cardinal  Malva- 
sia legato.  Meritevole  è  di  menzione  la 
nuova  via  praticata  lungo  il  Canal  Na- 
viglio ,  per  agevolare  il  trasporto  delle 
merci  nell'inverno  e  fare  rimontare  co- 
uiodamente  le  barche  nelle  altre  stagio- 
ni :  questa  dal  cardinal  Rivarola  che  vi 
presiedette,  ebbe  il  nome  di  Strada  Ri- 
varola. La  piazza  maggiore  è  ornata  da 
due  colonne  di  granito  bigio  innalzate 
tl.ii  veneti,  sopra  vi  sono  le  statue  di  s. 
Apollinare  e  di  s.  Vitale.  In  mezzo  ad 
esse  è  l'altra  statua  del  benemerito  Cle- 
mente XII,  eretta  dai  ravennati  neliySS 
con  iscrizioni ,  e  lateralmente  vedesi  un 
portico  antico,  per  ove  aprivasi  l'accesso 
alla  grandiosa  basilicad'Ercole.  Altra  co- 
lonna si  eleva  sulla  contigua  piazzetta, 
cui  sovrasta  un'  aquila,  stemma  del  car- 
dinal Gaetani  legato,  innalzalo  in  prin- 
cipio del  secolo XVI. Nella  spaziosa  piaz- 
zii  della  metropolitana  ,  sorge  in  mezzo 
sopra  una  colonna  la  statua  della  B.  Ver- 
gine postavi  nel  1649,  e  vi  danno  accesso 
3  porte  ornale.  Il  palazzo  governativo  o 
apostolico  è  bastevolraente  ampio  per  ri  u- 
nire  tutti  gli  uffici  amministrativi  e  giù- 
di?/iari,  senza  che  meno  splendida  riesca 
la  residenza  del  preside.  Nel  grandioso 


RAV 

palazzo  comunale  si  conservano  i  brani 
delle  porle  di  bronzo  dell'emula  Pavia, 
rapile  in  occasione  di  guerra,  come  no- 
tai a  quell'articolo  ,  insieme  alla  famosa 
statua  Regisole  colà  portala  da  Ravenna. 
La  dogana  eretta  sulle  soppresse  chiese 
de'serviti  forma  il  principal  prospetto  del- 
la piazza,  ed  ivi  è  la  torre  dell'orologio 
pubblico.  Il  teatro  fu  eretto  nel  17243 
cura  del  cardinal  Bentivoglio  legalo,  il 
quale  venne  negli  ultimi  tempi  migliora- 
to e  abbellito.  Altro  teatro  fu  edificato 
di  recente  sotto  gli  auspicii  del  cardinal 
Amat  legato.  Essendo  desiderata  un'are- 
na per  gli  spettacoli  diurni  e  drammatiche 
rappresentazioni,  i  fratelli  conti  Zinanni 
nello  scorso  decennio  ebbero  e  posero  ad 
elfetto  il  pensiero  di  soddisfare  alle  bra- 
me de'loro  concittadini,  mediante  adat- 
tamento d'un  locale  loro  opportunamen- 
te situato  in  via  del  Monte  presso  la  piaz- 
za maggiore  nel  centrodella  città,  ad  uso 
di  ginnastici  equestri  esercizi, fornendolo 
di  scuderie,  vestinrie,  gran  circo  olimpi- 
co di  maneggio  a  comodo  degli  artisti,  e 
all'intorno  di  piani  inclinati  e  di  gradi- 
naggi  e  di  loggie  a  comodo  degli  spettato- 
ri. 1  proprietari  benemeriti  non  rispar- 
miando cure  e  dispendi,  vi  eressero  ezian- 
dio decoroso  palco  scenico  con  gallerie, 
platea,  orchestra,  con  altre  analoghe  co- 
modità e  decorazioni,  onde  la  grande  a- 
perlura  del  nuovo  anfiteatro  di  Ravenna 
per  le  drammatiche  rappresentazioni,  con 
plauso  generale ,  ebbe  luogo  nel  luglio 
i85i.  Si  legge  nel  u° io.?) àtW Osserva- 
tore Romano  del  1 852,  che  a'  1 5  maggio 
si  aprì  il  nuovo  teatro  Alighieri  ,  nome 
che  gli  fu  dato  per  ricordare  il  di  viti  poe- 
ta che  in  Ravenna  ricevè  rifugio  e  monu- 
mento sepolcrale.  Nel  n.°  146  del  Gior- 
nale di  Roma,  dicendosi  del  festeggiato 
anniversario  della  coronazione  del  Papa 
che  regna,  si  narra  che  a'2  i  giugno  e  per 
lai.^volta,  dalla  magistratura  fu  illumi- 
nato u  giorno  il  teatro  Alighieri,  il  quale 
viemmeglio  comparve  un  sorprendente 
speltaculo  di  magnificeaza. 


RAV 

Consiste  principalmeule  il  traffico  di 
Ravenna  in  quantità  considerabile  di  le- 
gname da  costruzione  della  Pineta,  in  pi- 
gnoli, cereali,  vino,  canape,  sete,  saponi, 
cuoiec;  visi  fabbricano  pianoforti  e  istro- 
menti  d'ottone  a  uso  di  Vienna,  ed  altro. 
Oltre  i  settimanali  mercati,  ne'prioii  gior- 
ni di  maggio  vi  è  la  rinomata  annua  fiera, 
di  cui  parla  Monti,  Notizie  ddle fiere ddlo 
stato  pontificio,  p.  55.  Dice  che  prima  del 
iGaSavea  luogo  fiera  di  commestibili  e 
merci  nazionali,  senza  introduzione  dell'e- 
stere: si  celebrava  ne' primi  8  giorni  di 
maggio,  con  altri  3  consecutivi  pel  ritiro 
delle  mercanzie, e  in  tutto  il  detto  mese  si 
faceva  di  pellami, cuoi  e  corami  nel  bor- 
go di  Porla  Sisi.Neh6c)8  il  cardinal  A- 
stalli  legato  di  Romagna  ne  accordò  al- 
tra di  bestiame,  che  avea  principio  a'29 
settembre  e  durava  sino  a'  i5  ottobre, 
cioè  di  bestiame  vaccino  a  Porta  Adria- 
na, di  cavalli  nella  nuova  strada  di  Por- 
la Serrala,  con  vistoso  commercio  inter- 
no. Nel  171  I  mg.*"  Daraboltini  o  Mara- 
bottini  visitatore  apostolico  e  presidente 
di  tutta  Romagna,  soppresse  tutte  le  fran- 
chigie e  altieesenzioni  che  godevanodet- 
le  fiere,  ma  si  diminuì  il  concorso  de' ven- 
ditori e  compratori  ;  laonde  Innocenzo 
XIII  nel  1723  a  preghiera  della  città  ri- 
pristino leaboliteesenzioni,quindisi  rav- 
vivò la  fiera  di  maggio,  non  così  quella 
d'  ottobre  che  cessò  del  tutto,  per  cui  si 
suslituirono  i  mercati  settimanali  ogni 
subbato,  ed  a  tal  effetto  nel  1 808  la  magi- 
stratura civica  stabilì  un  campo  bo vario  e 
pe'cavalli  nella  piazza  dell'Aquila.  Quan- 
to alla  fiera  di  maggio,  nel  i  796  bisognò 
imiformarsi  ai  nuovi  regolamenti  finan- 
ziari circa  le  franchigie.  Nel  i8i4dalgo- 
Teriio  austro-britanno  ottenne  l'assegna 
delle  merci  estere,  ciò  che  nel  1819  ac- 
cordò stabilmentePioYII, e  la  detta  ma- 
gistratura fece  costruire  botteghe  di  le- 
gno che  si  dispongono  con  ordine  lungo 
i  portici  della  piazza  pel  tempo  di  fiera, 
con  gran  concorso  e  attivocommercio  in 
diversi  generi  anche  esteri.  11  territorio 


RAV  aoi 

di  Ravenna  ha  una  circonferenza  di  cir- 
ca i  i  o  miglia,  si  estende  da  levante  a  po- 
nente per  19  miglia,  2  3  da  ostro  a  tra- 
montana. E'  bagnato  dall'  Adriatico  per 
18  miglia,  non  meno  che  da  7  fiumi,  la 
più  parte  de'quali  va  a  scaricarsi  nel  me- 
desimo. 

Di  moltissimi  uomini  illustri  fu  patria 
Ravenna  che  fiorirono  in  santità  di  vi- 
ta, in  dignità  ecclesiastiche  e  civili,  nelle 
armi,  nelle  arti ,  nelle  scienze,  di  molti 
de'quali  vado  facendo  onorata  memoria 
in  questo  articolo.  Ravennati  furono.  Pa- 
pa Giovanni  X,  come  vuole  l'Amadesi, 
Cronotaxiì.i,  p.  80, altri  facendolo  ro- 
mano; ed  i  cardinali  Aratore  secondo  gli 
storici  ravennati  (di  cui  anche  nel  voi.  LV, 
p.  1 1 2),  Cencio  Cenci,  s.  Pier  Damiani ^ 
Cesare  Rasponi  ,GaetanoFantitzzi ,  i  quali 
hanno  biografie  in  questo  mio/)/zjo«rtr/o, 
come  le  scrissi  pei  cardinali  arcivescovi  e 
legati  di  Ravenna  tGiornande  segretario 
di  Teodorico,  Agnello  autore  del  libro 
Pontificale,  Rossi,  Spreti,  Tommasi,  Gi- 
rardini,  Fabri,  Pasolini,  Ginanni,ed  al- 
tri celebri  di  cui  trattano  le  seguenti  o- 
pere.  Serafino  Pasolini,  Uomini  illustri 
di  Ravenna  antica,  ed  altri  degni  profes- 
sori di  lettere  ed  armi,  erudito  tratteni- 
mento ^Bologna  l 'j c'è. Monumenta  genea- 
logica nohiV.s  familiae  Ravennalis  de 
Guicciolis  j  (jui  et  Catani  de  Dutia ,  et 
Guirondini,  et  Calvi,  nec  non  Guizoli  seu 
Visoli  appellati fuere ,  Ravennae  apud 
Laudi  1713.  Si  crede  opera  del  dotto  p. 
ab.  Canetti  camaldolese.  F.  Sansovino, 
Origine  e  fatti  delle  famiglie  illustri:  Ri- 
stretto delle  pili  notabili  città  d' Italia  , 
ove  parla  delle  principalifamiglie  raven- 
nati ,  come  de'  Polentani.  G.  Marchesi , 
Della  città  di  Ravenna,  in  cui  tratta  spe- 
cialmentedi  diverse famiglie,massime  dei 
Cavalli,  Del  Corno,  Monaldini,  Rasponi, 
Rota,  Spreti,  cioè  nella  Galleria  dell'o- 
nore. Per  la  famiglia  Onesti,  vedi  Pio  VI. 
P.  ab.  Pietro  Paolo  Ginanni  in  fine  del- 
le Rime  scelte  de'  poeti  ravennati,  pub- 
blicò iWewion'e  sloriche  de  poeti  ravenna^ 


202  RAV 

ti.  Dissertazione  epistolare  sulla  lettera- 
tura  ravennate,  Ravenna  1749  P^'  San- 
cii. Lettera  in  difesa  di  alcuni  letterali 
ravennati,  ij5o.  Memorie  sloricocrili- 
chc  degli  scrittori  ravennati,¥atnia  1 7  69. 
Giuseppe  Luigi  Arnadesi,  Lettera  a  Lo' 
renzo  Mehus  in  difesa  de'  letterali  ra- 
vennall,  Ravenna  1762  pel  Laudi.  Me- 
moria de^ benefìzi  che  alla  patria  arrecò 
il  conte  Ippolito  Lovatclll  ravennate,  Ra- 
venna i835  pel  Roveri.  Prof.  Filippo 
Moidani,  file  de'  ravennani  illustri,  R.a- 
venna  pel  Roveri  1837.  Ravenna  ricca  e 
doviziosa  d'istorici  monumenti  in  cui  ri- 
fulgono i  pregi  dell'archileltura  bizanti- 
na, di  marmi  orientali  i  più  preziosi  e  di 
ogni  specie,  di  eccellenti  musaici  che  for- 
mano la  storia  dell'arte,  di  pregiate  scul- 
tiu'e  e  dipinti  di  valenti  artisti,  fornita 
di  nobili  monumenti  moderni  e  di  rag- 
guardevoli pubblici  stabilimenti,  non  es- 
sendo dato  alla  mia  penna  e  alla  condi- 
zione di  questa  mia  opera  di  descriverla 
degnamente  ,  e  di  dire  meglio  del  com- 
plesso de'suoi  rari  pregi,  suppliranno  i  ci- 
tati ed  i  seguenti  autori  che  di  proposi- 
to meritamente  la  illustrarono.  France- 
sco Beltrami ,  Il  forastiere  istruito  delle 
cose  notabili  della  ciltà  di  Ravenna  ,  e 
suburbane  della  medesima  ,  Ravenna 
1791  pel  Roveri.  Girolamo  Fabri,7?rt- 
vcnna  ricercala,  ovvero  compendio  isto- 
lieo  delle  cose  piìi  notabili  dell'  aulica 
città  di  Ravenna,  Bologna  (678.  Le  sa- 
gre memorie  di  Ravenna  anlicaj  par.  i.'*, 
delle  chiese  della  città  e  principali  del 
territorioj  pav.  2.*,  Catalogo  cronologico 
di  tulli  gli  arcivescovi  ravennati,  Vene- 
zia I  664.  Lorenzo  Selcradero,  Descriplio 
ci  inscriptiones  Urbis  Ravennae.  Exst. 
int.  Thes.  anliq.  t.  7.  Spicilegiuni  Raven- 
nalishistoriae,  sive  monumenla  hislorica 
adEcclesiam,el  Urbent  Ravennateni  spe- 
ctanlia,  Exst.  int.  Rerum  Ilal.  script,  l. 
I,  par.  2.  Desiderio  Spreti,  Librilres  :  i.° 
de  Amplitudine;  2."  de  T^aslalionc;  3." 
de  Inslauralione  Urbis  Ravennae,  Vc- 
ncliisi588.  Fu  ì1j.°  Ira'ravennali a  rac- 


RAV 
cogliere  le  antiche  iscrizioni  latine  e  gre- 
che da  lui  stesso  tradotte  e  poste  in  fine 
di  sua  opera  con  una  lettera  a  Vilal  Lan- 
dò, De  foedere  Ravennalum  ciun  Vene- 
tis,  Venctiisi489  e  Pesaro  1574.  Dome- 
nico Yiì\enan\,  Dell' anlichilà  di  Raven- 
na dello  stalo  ecclesiastico ,  panegirico, 
Ravenna  pel  Giovannelli  i638  e  1640. 
Dell'antichità  di  Ravenna  dello  stalo  se- 
colare,panegirico,  pel  Sasso.  Antonio  Zi- 
rardini.  Degli  antichi  edijizi  profani  di 
Ravenna,  Faenza  1762.  Marco  Fantuzzi, 
Monunieuli  ravennati  de'  secoli  di  mez- 
zo, per  la  maggior  parte  inediti,  Vene- 
zia i8o4-  F.  Nanni,  Il  forestiere  in  Ra- 
venna, ivi  1822. 

Ravenna  per  la  sua  grande  antichità  e 
per  le  tante  varie  congetture  che  rie  die- 
rono  gl'isterici,  rimane  incerta  la  sua  o- 
rigine.  Secondo  le  opinioni  di  Cluverio, 
di  Strabene  e  di  Dionisio  d'Alicarnasso, 
si  ha  tutta  la  ragione  per  ritenere,  che 
l'esistenza  di  Ravenna  per  Io  meno  pre- 
cede 5  o  6  secoli  la  fondazione  di  E.oma, 
o  circa  i4oo  anni  avanti  la  nascita  di  Ge- 
sù Cristo.  Al  riferire  d'alcuni  scrittori  sa- 
rebbesi  appellata  primitivamente  Na- 
venna  da  Naves ,  0  Ravenna  da  Rates , 
derivando  il  nome  dalle  navi  cori  cui  qua 
approdarono  1  suoi  fondatori;  oppureW/ie- 
venna  dei\  Qieco  Rein, a  motivo  della  gran- 
de affluenza  di  acque  in  mezzo  alle  qua- 
li sorse  la  città.  Ascosi  nelle  tenebre  del- 
l'antichità i  primi  fondatori,  Strabene  ne 
assegna  i  principii  ad  una  colonia  di  tes- 
sali, ma  non  potendo  sostenere  e  soffrire 
le  ingiurie  de'popoli  vicini,  invocarono  a 
difesa  l'aiuto  de'sabini,  ondedivenne  co- 
lonia degli  umbri.  11  eh.  Tonini,  Rimini 
avanti  Vera  volgare,  ritiene  che  come  tal 
città,  Ravenna  sia  anteriore  alla  venuta 
degli  antichissimi  umbri ,  che  fiorirono 
prima  degli  etruschi.  Taluno  ritiene  che 
la  conquistassero  i  galli  senoni  o  boi  5 se- 
coli avanti  la  nostra  era  ,  onde  il  paese 
fu  detto  dai  galli  Gallia  Cisalpina,  divisa 
cioè  in  Gallia  Cispadana  o  Togata  il  trat- 
to di  qua  dal  Po ,  Traspadana  di  là  da 


RAV 
quel  fiiiine  ,  e  Gallia  Cisalpina  la  parte 
ov'è  Ravenna.  Nondimetio  vi  è  chi  opi- 
na che  non  soggiacque  alla  dominazione 
tle'galli,  che  restò  umbra,  anzi  die  tran- 
quillo rifugio  alle  genti  che  abbandona- 
rono il  proprio  paese  ai  conquistatori. 
ISell'anno  52odi  Roma  i  consoli  M.  Mar- 
cello e  M.Scipione,  avendo  vinto  i  galli 
])oi,  s'impadronirono  della  regione  e  di 
Ravenna,  ma  le  lasciarono  libero  muni- 
cipale reggimento,  l'esenzione  da  ogni 
tiibulo,  il  godimento  delle  romane  pre- 
jogative  col  gius  del  sulTragio,  e  l'osser- 
vanza delle  romane  leggi.  Oltre  la  liber- 
tà, godeva  Ravenna  il  dominio  su  Budrio 
e  su  multi  altri  castelli.  Nobilissima  città 
della  provincia  della  Gallia  Cisalpina  e 
capo  della  Marca  Anconitana,  il  cui  po- 
polo era  confederato  coi  romani ,  Cice- 
rone la  chiamò  fiore  d'Italia  e  firma- 
mento della  repubblica  romana,  come- 
chè  metropoli  e'capo  delle  dueprovincie 
Flaminia  ed  Emilia,  e  nobilissimo  muni- 
cipio. Ogni  anno  Giulio  Cesare  veniva 
d.ille  Gallie  a  Ravenna  a  fare  le  assem- 
blecj  nelle  quali  o  il  console o  il  piocon- 
sule  o  il  pretore  dava  leggi  alle  provin-» 
eie.  Essendo  potentissima  ,  quando  Giu- 
lio Cesare  si  decise  elFettuare  l'occupa- 
zione della  repubblica  romana,  partì  oc- 
cultamente di  notte  dalla  città  colle  sue 
9  legioni,  senza  manifestare  ai  ravenna- 
ti l'ardito  suo  divisamento,  temendone 
opposizione;  la  città  era  cresciuta  tanto, 
die  non  essendovi  più  luogo  a  fabbricar 
case  di  pietra ,  incominciò  a  farle  di  le- 
gno, al  dire  diTonduzzi,  Historit  di  Faen- 
za. Riporta  Rossi,  Histor.  Ravennaluin, 
che  a  vendo  Giulio  Cesare  posto  sulla  Por- 
ta Assiaua  una  porta  e  cassetta  d'oro  , 
colla  sua  preziosastatua  sedente  in  sedia 
di  tal  metallo,  prese  il  nome  di  Aurea. 
Divenuto  imperatore  il  nipote  Cesare  A  ui 
gusto,  a  difesa  del  mare  Adriatico  e  io- 
nio nel  Porto  Candiano collocò  formida- 
bile fiotta,  ed  edificò  comegiànotai  ClaSf 
se  e  Cesarea,  in  queste  e  in  Ravenna  so- 
lendo talvolta  abitare,  dichiarando  Ra- 


RAV  2o3 

venna  metropoli  della  Gallia  Cisalpina: 
veramente  e  come  dissi  nel  voi.  XXV  , 
p.  iQ'a,  la  provincia  dopo  tal  nome  avea 
preso  quello  di  Flaminia,  poi  l'altro  di 
Emilia  che  prevalse,  come  meglio  notai 
altrove,  così  ad  Esarcato.  Di  più  si  vuole 
che  per  la  costruzione  delle  navi  facesse 
seminar  la  Pineta  3o4  miglia  lunge  dal- 
la città  vicino  al  mare ,  e  tra  le  foci  del 
Savio  e  dell'Amene;  altri  la  dicono  nata 
naturalmente  come  terreno  adatto  a  pro- 
durre i  pini.  Mancando  Ravenna  di  por- 
te o  essendo  diroccate,  Tiberio  l'edificò, 
e  presso  Porta  Aurea  fabbricò  un  palaz- 
zo che  abitò  nel  recarsi  a  Pvavenna,  da  lui 
amata  e  beneficata  in  più  modi.  Eresse 
pure  il  tempio  d'Ercole  e  innanzi  collo- 
cò una  colonna  colla  statua  del  Sole  con 
emisfero  che  coll'ombra  indicava  le  ore, 
perciò  fu  detto  Ercole  Orario  e  quella 
parte  Ercolana.  Egualmente  presso  det- 
ta porta  fu  eretto  un  tempio  a  Mercurio, 
meraviglioso  per  molte  statue  e  altari  d'a- 
labastro. Celebre  fu  il  Campidoglio,  e 
nel  tempio  di  Giove  sagrificavano  i  pon- 
tefici gentili.  Riporta  Pasolino  ne'Ltislri 
ra%'ennalì,  che  Ravenna  ebbe  due  ordi- 
ni di  nobiltà^  senatori  e  patrizi  col  gius 
del  voto  nel  consiglio  de' romani.  La  mi- 
lizia ravennate  era  la  più  florida  che  a- 
vesse  l'impero, con  collegio  de'  fabri,  su- 
perbo arsenale,  bellissima  armeria  e  l'e- 
rario per  pagar  le  milizie.  L'  anfiteatro 
era  di  forma  ovale,  altissimo,  con  porti- 
co e  decorazioni  di  statue;   vi  si  faceva- 
no combattimenti  con  gladiatori  e  fiere. 
Come  città  fortissima  e  sicura,  nell'anno 
i6  di  nostra  era,  fu  dai  romani  rilegata 
in  Ravenna  la  moglie  del  famoso  Armi- 
nio  germano,  e  poi  Marobdovo  re  degli 
svevi.  Nell'anno  44  •''•  Apollinare  inco- 
minciò a  predicar  1'  evangelo  e  la  fede 
cristiana,  il  cav.  Camillo  Spreti  coi  tipi 
di  Faenza  nel  1823  ci  die:  Memorie  in- 
torno i  dominii  e  governi  della  cillà  di 
Ravenna,  che  seguirò  come  quello  che 
giunge  a  detta  epoca  e  perciò  in  questo 
argojuenlo  il  più  compilo.  Pertanto  di» 


2o4  R  A  V 

ce  che  il  i  ."governo  fu  municipale,  reg- 
gendosi i  ravennati  colle  proprie  leggi,  e 
godendo  la  cittadinanza  romana  :  inco- 
mincia dall'anno  58  colla  serie  de'  pre- 
fetti degl'imperatori.  Verso  il  288  i  ger- 
mani fecero  incursioni  nella  Gallia  Tras- 
padana sino  a  Ravenna, e  rubarono  mol- 
to. A  questo  tempo  la  città  era  divisa  in 
7  regioni;  altri  dissero  i4come  Roma,  al- 
meno dopo  che  vi  fu  stabilita  la  sede  del- 
I  impero occidentale.Nel  3o4  Massimiano 
imperatore  fu  in  Ravenna  e  fece  martiriz- 
zaieil  diacono s. Severo.  Avendo  Costan- 
tino diviso  Italia  in  ly  regioni,  ordinò  che 
in  Ravenna  si  facessero  le  adunanze  e  si 
piomulgassero  le  leggi,  trasportando  la 
sede  dell'impero  da  Roma  a  Costantino- 
poli  (^•).  Morto  nel  SgS Teodosio  I  im- 
peratore, Arcadio  e  Onorio  si  divisero 
l'impero, il  i.°si  prese  l'Oriente  che  ven- 
ne chiamato  impero  greco,  il  2.°  V Occi- 
dente {f^.).  Tratto  Onorio  dalla  bellezza 
di  Ravenna,  nel  896  stabilì  di  volervi  ri- 
siedere, e  comandò  a  Lauricio  suo  ca- 
meriere di  fabbricarvi  un  palazzo,  ma  in 
vece  edificò  in  Cesarea  la  chiesa  di  s.  Lo- 
renzo, con  24  colonne  di  marmo  greco, 
alcune  delle  quali  mandò  poi  in  Roma  il 
cardinal  Capodiferro  legato.  Avendo  Lau- 
ricio terminato  il  tempio  neavvisò  l'im- 
peratore, onde  venisse  al  suo  palazzo.  Re- 
catosi Onorio  nel  4oo  a  Ravenna,  e  por- 
tatosi a  Cesarea,  fu  invece  introdotto  nel- 
la chiesa.  Montato  in  collera  voleva  uc- 
cidere Lauricio,  quando  apparso  s.  Lo- 
renzo a  difenderlo,  l'imperatore  perdo- 
nò il  ministro.  Promulgò  Onorio  due  leg- 
gi in  Ravenna,  che  trovò  ottimamente 
munita  ;  sentendo  che  i  goti  scorrevano 
la  Dalmazia  e  la  Pannonia  ,  si  portò  in 
alcune  città  d'Italia  per  porle  in  istato 
di  difesa,  e  facendo  ritorno  a  Ravenna 
richiamò  tutti  gli  esuli. 

NeI4o2  per  comune  consenso  deglisto- 
rici,  l'imperatore  Onorio  stabilì  definiti- 
vamente in  Ravenna  la  sede  dell'impero 
accidentale,  dichiarandola  capo  del  me- 
desimo, cioè  dopo  di  avere  pel  faatoso  Sti- 


RA  V 

licone  vinto  a*6  aprile  Alarico  re  de'golì, 
che  avea  messo  a  ferro  e  fuoco  la  Vene- 
zia e  la  Liguria,  fugandolo  fino  nell'll- 
lirio.  I  romani  bramosi  di  rivedere  Ono- 
rio, lo  pregarono  a  trasferirsi  in  Roma  e 
li  compiacque;  ma  avendo  inteso  che  Ra- 
dagasio, altro  re  o  capo  de'germani  e  dei 
goti, era  venuto  in  Italia  con20o,oooar- 
mati,  tornò  in  Ravenna  ove  fece  grandi 
preparativi  per  la  guerra.  Nel  4o5  o4o6 
il  prode  Slilicone  con  3o  legioni  e  gli  au- 
siliari unni,strinsefralemoHtagnedi  Fie- 
sole Radagasio  e  ne  fece  perire  l'esercito  '\ 
di  fame  e  di  malattie;  Radagasio  tentò 
fuggire,  ma  fatto  prigioniero  gli  fu  moz- 
zata la  lesta.  In  questo  tempo  Onorio  tor- 
nò in  Roma,  ed  essendo  venuto  in  cogni- 
zione che  certo  Costantino  era  stato  ac- 
clamato imperatore  dai  britanni  ,  tosto 
si  restituì  in  Ravenna.  Intanto  Stilicone, 
abusando  della  debolezza  d'Onorio,  ten- 
ne pratiche  d'ogni  specie  per  procurarsi 
con  l'aiuto  d'Alarico  tornato  in  Italia,  il 
trono  d'occidente  dopo  la  sua  morte,  per- 
chè non  avea  prole.  Onorio  istruito  di 
lutto  da  Olimpio,  fece  trucidare  in  Pa- 
via gli  amici  di  Stilicone,  il  quale  non  sti- 
mando ancora  opportuno  di  alzar  lo  sten- 
dardo della  ribellione,da  Bologna  fuggì 
in  Ravenna.  L'imperatore  ordinò  che  si 
arrestasse,  e  Stilicone  si  rifugiò  in  chiesa; 
accorso  s.  Esuperanzio  arcivescovo  per- 
chè non  si  violasse,  gli  uHìciali  dichiara- 
rono non  aver  comando  di  ucciderlo;  e- 
gli  dunque  lasciandosi  persuadere  si  die 
nelle  loro  mani,  ma  appena  uscito  di  chie- 
sa gli  fu  troncato  il  capo  a*  IO  settembre 
4o8  :  fu  pure  reo  verso  la  storia  e  la  cri- 
tica d'una  perdita  deplorabile,  per  aver 
fatto  nel  899  bruciare  i  famigerati  Libri 
sibillini, che  avrebbero  sparso  tanta  luco» 
sull'essenza  del  paganesimode'primi  tem- 
pi di  Roma  e  sulle  superstizioni  degli  an- 
tichi, sebbene  avesse  egli  sempre  ondeg- 
giato tra  il  cristianesimo  e  il  paganesimo. 
Frattanto  Alarico  progredendo  co' suoi 
barbari  in  nuove  conquiste,  nel  409  s'ac- 
campò tra  Ravenna  e  il  castello  di  Classe 


R  A  V 
▼icino  al  ponte  Candidio,  ed  inviò  am- 
basciatori ad  Onorio  per  la  pace.  L'im- 
peratore conoscendo  Ravenna  fortissima 
e  ben  munita  la  ricusò.  Alarico  assediò 
Roma,  onde  i  romani  furono  costretti  a 
patteggiare,  ed  i  senatori  sagrificarono 
in  Campidoglio  agli  dei  per  invocarne  il 
patrocinio.  Papa  s.  Innocenzo  I  fu  prega- 
to dai  romani  di  recarsi  a  Ravenna,  per 
ottenere  la  conferma  della  capitolazione. 
Onorio  lo  ricevè  cortesemente,  ma  non 
voile  riconoscere  il  trattato,  anzi  sdegna- 
to piotestò  di  voler  severamente  castiga- 
re i  romani.  Narra  Pigna,  Hist.  dt'prìn- 
e  pi  d'Este,  che  Onorio  privò  allora  Ro- 
ma della  sede  imperiale  e  la  trasportò  a 
Ravenna, creò  nuovi  prefetti  emagislrati 
romani,  e  perchè  tra  questi  eranvi  an- 
cora molti  idolatri,  decretò  che  niuno  del- 
la corte  portasse  il  cingolo  militarese  non 
era  cri^tiano.  In  questo  tempo  i  soldati 
di  Ravenna  fecero  grave  sedizione  e  oc- 
cuparono il  Porto;  coll'esiliode'loro  pre- 
fetti, Onorio  li  contentò.  Alarico  si  avan- 
zò a  Riraini  a  domandar  pace  all'impe- 
ratore, che  rifiutala,  inaspritosi  il  barba- 
ro e  vedendo  impossibile  di  prendere  Ra- 
venna, piombò  su  Roma, la  quale  per  tra- 
dimento fu  presa  a'  24  agosto  4o9>  ^^' 
cendo  prigioniera  Galla  Placidia  sorella 
d'Onorio.  Atlalo  prefetto  della  città  ven- 
ne acclamato  imperatore  dai  romani,  e 
congiunto  il  «uo  esercito  a  quello  d'Ala- 
rico, insieme  si  recarono  ad  assediare  O- 
norio  in  Ravenna.  L'imperatore  si  portò 
a  Rimini,  offrendo  ad  Alarico  di  associar- 
lo all'impero;  questi  insuperbitosi  ricusò, 
esigendo  che  abdicasse  e  si  ritirasse  ove 
piìi  gli  piacesse.  Opportunamente  giunte 
le  6  legioni  d'oriente,  da  tanto  tempo  a- 
speltate,  Alarico  levò  l'assedio  a  Raven- 
na, e  passato  il  Po  portò  la  guerra  in  Li- 
guria. Nel4io  Alarico  per  conciliarsi  l'a- 
nimo d'Onorio,  spogliò  Attalo  delle  ve- 
sti augustali  e  gliele  mandò,  onde  l' im- 
peratoie  convenne  con  lui  ad  un  abboc- 
camento 60  stadi  lungi  da  Ravenna  e  pre- 
se Alarico  per  compagno  nell'impero,  in- 


RÀV  2o5 

di  S.Innocenzo  1  tornò  in  Roma  nel 4 1  <• 
Per  morte  di  Alarico,  il  successore  .Ataul- 
fo  in  Imola  sposò  Galla  Placidia;  che  re- 
stata poscia  vedova,  Onorio  nel  4' 5  la 
maritò  a  Costanzo  da  lui  creato  poi  col- 
lega e  cesare.  Dimorando  l'imperatore 
in  Ravenna  promulgò  molte  leggi  contro 
Pelagio  e  i  donatisti,  e  concesse  a  Papa 
s.  Zosimo  che  cacciasse  da  Roma  gli  ere- 
tici pelagìanì,  avendo  questo  Papa  scritto 
una  comminatoria  al  clero  di  Ravenna, 
che  riporta  Rossi  all'anno  4' 7- Nel  419 
nacque  in  Ravenna  da  Galla  Placidia  Va- 
lentiniano  111,  e  nel  seguente  avendo  At- 
talo in  Lipari, ov'era  rilegato,  macchinalo 
contro  l'impero  nuova  menle,vinto  dai  ro- 
mani fu  condotto  in  Ravenna  ad  Onorio 
che  gli  fece  mozzare  la  sola  mano  ch'era - 
gli  restata,  indi  lo  mandò  prigione  a  Co- 
stantinopoli. Nel  4^1  Onorio  e  Costan- 
zo fecero  molte  leggi  in  Ravenna,  ed  il 
2.°vi  morj.Vedendosi  Galla  Placidia  mal- 
trattata dal  fratello,  coi  figli  andò  in  Co- 
stantinopoli dal  nipoleTeodosio  II  nel423, 
poco  dopo  morendo  Onorio  in  Raven- 
na. Quivi  fu  acclamato  imperatore  cer- 
to Giovanni  segretario  di  Galla  Placi- 
dia, che  tirannicamente  assunse  le  vesti 
augustali  e  violò  l'immunità  ecclesiasti- 
ca ne'  1  8  mesi  di  sua  usurpazione:  Spre- 
ti la  protrae  al  ^i5.  Nel  4^4  Valenli- 
niano  III  figlio  di  Galla  Placidia  dichia- 
rato cesare,  gli  fu  stabilita  per  spo*a  Eu* 
dossia  figlia  di  Teodosio  11,  il  quale  for- 
nì la  zia  d'  una  formidabile  flotta  per 
cacciare  il  tiranno,  che  fu  prima  truci- 
dato da  Aspro.  Giunta  Galla  Placidia  in 
Ravenna  la  die  in  preda  e  saccheggio 
de'soldati,  per  punire  i  cittadini  che  a- 
veano  sostenuto  Giovanni;  però  visitò  con 
venerazione  l'arcivescovo  per  quanto  a- 
vea  operato  pel  figlio,  donando  alla  chie- 
-sa  di  Ravenna  una  lampada  d'oro  di  7 
libbre  colla  propria  immagine.  Nell'otto- 
bre, d'ordine  di  Teodosio  11,  in  Ravenna 
assunse  le  vesti  augustali  e  il  titolo  d'au- 
gusto Valentiniano  III  di  7  anni, eia  ma- 
dre lo  porlòa  visitare  Roma,  ove  altri  di- 


2o6  RAV 

cono  che  assunse  la  porpora  imperiale  in 
presenza  de'senalori.  ValenliniaiioIH  nel 
42G  per  espugnare  i  barbari  cbe  deva- 
stavano Inghilterra,  mandò  in  Francia  il 
ravennate  Gallione  di  gran  valore,  che  es- 
sendosi portato  egregiamente,  Io  spedi 
controBonifacio  conte  d'Afi  ica  per  richia- 
marlo a  soggezione  ;  restando  disfatto,  ri- 
paiò  i  danni  cogli  aiuti  del  valoroso  Si- 
lulfo  con  compiuta  vittoria.  Valenlinia- 
no  HI  dichiarò  Ravenna,  dopo  Roma, ca- 
po d'Italia;  nel  ^"ìS  pubblicò  in  Ravenna 
molti  editti  e  ricevè  in  grazia  Bonifacio; 
e  nel  437  effettuò  il  suo  matrimonio  con 
Eudossia  con  gran  pompa.  Attila  re  degli 
unni  nel  444  minacciò  Valenliniano  111, 
the  per  pacificarlo  gì'  inviò  Carpigliene 
e  Cassiodoro  avo  di  Cassiodoro  senatore 
ravennate.  iSel  449  ''''"P^*'^lore  colla 
madre  e  la  moglie  si  condusse  in  Roma, 
morendovi  Galla  Placidia  nel  4^o  cir- 
ca, e  secondo  la  sua  disposizione  il  cor- 
po fu  trasportato  a  Ravenna.  Devastan- 
do Italia  Attila  e  Odoacre  cogli  unni, 
eruli  ed  altri  barbari,  diversi  popoli  ri- 
fugiandosi nell'isole  e  lagune  dell'Adria- 
tico dierono  origine  a  Venezia:  nel  4^3 
Attila  allettato  dall'  importanza  e  bel- 
lezza di  Bavenna  l'assediò  e  voleva  met- 
terla a  ferro  e  fuoco,  quando  l'arcivesco- 
vo Giovanni  2.°  pontificalmente  vestito 
con  tutto  il  clero  si  portò  ad  implorare 
grazia  pei  cittadini;  la  maestà  del  prelato 
impose  al  re,  che  si  contentò  di  passar  per 
la  città  senza  offesa  d'alcuno,  purché  i  ra- 
vennati in  segno  di  soggezione  gettassero 
a  terra  le  porle  e  un  tratto  di  mura,  il 
che  fu  eseguito.  La  storia  rimprovera  al- 
la piissima  Galla  Placidia  che  per  conser- 
varsi nel  potere  o  perchè  ne  conoscesse 
non  adatto  il  figlio,  poco  curò  l'istruzione 
di  Valenliniano  HI  e  lo  lasciò  in  preda 
ai  piaceri.  Dopo  la  sua  morte  rimasto  sot- 
to la  dipendenza  del  celebre  Ezio,  il  cui 
valore  avea  salvato  l'impero  dai  barba- 
ri, l'imperatore  in  Roma  passava  vita  ver- 
gognosa, ed  il  reo  amore  concepito  per 
l'avvenente  moglie  del  patrizio  romano 


RAV 
Petronio  Massimo  cagionò  la  sua  perdila, 
avendola  violata  per  forza.  Valenliniano 
III  uccise  poi  Ezio,  ed  allora  il  dispregio 
de'romani  si  converti  in  abborrimento; 
profittando  l'orteso  Petronio  Massimo  di 
tale  disposizione,  a'27  marzo  ^55  lo  fece 
trucidare  nel  Campo  Marzio,  sfogando  la 
sua  vendetta.  Con  esso  terminò  la  stirpe 
di  Teodosio  I,egli  successe  Petronio  Mas- 
simo che  sposò  la  vedova  Eudossia:  que- 
sta si  vendicò  con  chiamare  dall'Afrida  in 
Roma  Genserico  re  de' vandali,  per  cui 
fuggendo  Petronio  Massimo,  fu  fatto  in 
pezzi  dagli  ufiiziali  di  Eudossia  agli   i  i 
giugno  e  gettato  nel  Tevere,  i  vandali  sac- 
cheggiando Roma.  Divenne  imperatore 
Avito,  che  dopo  i8  mesi  abdicò  l'impero 
nel  iSy  per  la  fazione  di  Ricimero  gene- 
rale romano  e  nipote  di  Valila  re  dei  go- 
ti, il  quale  sdegnando  uno  scettro  di  cui 
poteva  impadronirsi,  dal  senato  e  milizia 
ravennate  il  i."  aprile  fece  proclamare 
in  Ravenna  Majorano  suo  commilitone. 
Ricimero  nella  Campania  fugò  i  vandali 
conislrage,  e  Majorano  nel  4^19  sconfisse 
Teodorico  re  de'goli  e  lo  costrinse  'alla 
pace.  Essendosi  posto  in  cuore  la  rovina 
de'vandali,  e  per  altre  azioni  gloriose  di- 
mostrandosi degno  di  rialzare  il  trono  dei 
Cesari,  con  emanare  leggi  savissime,  e 
affidando  il  governo  delle  provincie  a  uo- 
mini commendevoli  per  talento  e  probi- 
tà, ingelosì  Ricimero,  il  qnale  non  cer- 
cava che  schiavi  per  dominarli,  e  profit- 
tando del  credilo  che  godeva  lo  fece  ar- 
restare e  morire  a'y  settembre  461  in 
Ravenna.  Dopo  un  interregno  di  alcuni 
mesi,  Ricimero  consenti  che  a' ig  novem- 
bre si  proclamasse  imperatore  in  Raven- 
na Severo  III  o  Severiano  di  Lucania, 
inetto,  dalle  legioni  d'Illiria,  per  cui  sotto 
di  lui  Pvicimero  fu  realmente  il  capo  del- 
l'impero, ed  esercitò  specialmente  in  I- 
talia  un'autorità  indipendente.  Rilegalo 
Severo  nel  palazzo  di  Roma,  mentie  i 
barbari  per  lutto  facevano  devastazioni, 
preludio  dello  smembramento  dell'im- 
pero, mori  a'i5  agosto  4640  4^^-  ^^^^' 


RAV 
qnando  Ricimero  di  dargli  un  sticcesso- 
I  e,  vi  fu  interregno  fino  al  marzo  4^7, 
nel  quale  anno  pel  teiremoto  cadde  una 
parte  di  Ravenna,  con  gran  mortalità  de- 
gli abitanti.  Leone  I  imperatore  d'orien- 
te, pose  sul  trono  d'occidente  Antemio 
nobilissimo  di  Costantinopoli,  colla  con- 
dizione di  prendere  Ricimero  per  genero, 
il  quale  poi  gli  suscitò  contro  i  barbari. 
Antemio  si  mostrò  disgustato,  onde  ab- 
bandonò Roma  e  si  stabifi  in  ì\Iilano.  la 
seguito  Ricimero  riconciliatosi  col  suoce- 
ro, e  temendo  che  lo  facesse  assassinare, 
si  recò  ad  assediarlo  in  Roma  nel  4 "2, 
facendo  acclamare  imperatore  Olibrio 
della  famiglia  Anicia,gran  capitano  e  ma- 
rito di  Placidia  figlia  di  Valentiniano  HI, 
die  d'ordine  di  Leone  I  dovea  liberare 
Roma  dall'assedio;  indi  gli  fu  ficile  di 
battere  le  truppe  d'Antemio,  cbefu  tru- 
cidato agli  I  I  luglio;  Ricimero  abban- 
donò Roma  al  saccheggio,  morendo  4o 
.orni  dopo  Antemio.  Breve  fu  l'impero 
(l'Olibrio,  poiché  la  morte  lo  colse  dopo 
3  mesi  e  12  giorni.  Gundobaldo  princi- 
]*e  borgognone  e  nipote  di  Ricimero  nel 
.^73  a'5  marzo  insignì  della  porpora  im- 
periale Glicerio  guerriero  a'suoi  stipen- 
di, o  senatore  ravennate,  come  vogliono 
gli  storici  patri,  dicendo  che  fu  proclama- 
lo in  Ravenna  e  vi  fece  la  sua  residenza. 
Irritato  Leone  I  di  questa  elezionesenza  il 
suo  assenso,  nel  474<^Of^f^'''*  1  in^perod'oc- 
cidente  a  Giulio  Mpote,  governatore  di 
Dalmazia,  marito  d'una  nipote  della  pro- 
pria moglie,  facendolo  dichiarare  angu- 
sto in  Ravenna  a  1^  ghigno,  donde  n'era 
partito  Glicerio  ritirandosi  a  Poi  lo  [f.), 
e  costretto  ad  abdicare  ivi  fu  ordinato 
vescovo  di  Salona.  Dimorò  Giulio  al- 
quanto in  Ravenna,  per  quietar  gli  animi 
de'ravennati  che  tumultuavano  per  Gli- 
cerio, poscia  attese  a  riformare  molti  a- 
busi  jn  Roma,  ma  fu  principe  deboleiim- 
plorò  la  pace  dai  visigoti  nelle  Gallie,  né 
seppe  opporsi  al  patrizio  Oreste  suo  luo- 
gotenente ribellatosi,  che  assediatolo  in 
Ravenna,  Giulio  nel  47^'  fuggì  i"  Dal- 


RAV  207 

mazla  e  pare  che  ne  riprendesse  il  gover- 
no, facendo  poi  nel  4^0  perire  Glicerio 
che  avea  trovato  in  Salona,  venendo  egli 
pure  assassinato.  J^.  Italia. 

AEruli  narrai  che  Giulio Nepote  per 
vendicarsi  di  Oreste,  che  nel  475  a'3i 
ottobre  avea  fatto  proclamare  dai  raven- 
nati suo  figlio  Romolo  AugusloloMomil- 
Jo  imperatore,  chiamò  que'popolia  impa- 
dronirsi dell'  impero  d'occidente.  Odoa- 
cre  loro  re  vi  si  portò  con  un  esercito  for- 
midabile nel  476  ;  in  Pavia  prese  Oreste 
che  legnava  in  nome  del  figlio  e  lo  fece 
decapitare  a'28  agosto,  indi  a'4  settem- 
bre entrò  vincitore  in  R.aveoua,  subilo 
deponendo  Romolo  la  porpora,  lascian- 
dogli la  vita  percompassionealla  sua  gio- 
vinezza, e  confinandolo  con  grossa  pen- 
sione nel  casteIloLucullanodii\'<7^o//(/'.), 
e  visse  in  esso  con  qualche  libertà.  In  lui 
finirono  gì'  imperatori  residenti  in  Ra- 
venna e  l'impero  d'occidente.  Odoacre 
fissò  la  sua  sede  in  Ravenna,  quindi  si  re- 
cò in  Roma,  l'occupò  e  fu  dichiarato  re 
d'Italia,  onde  Roma  fu  considerata  una 
città  secondaria,sottoposta  al  governo  dei 
luogotenentidi  quel  conquistatoreelesue 
Provincie  limitrofe  formarono  il  ducalo 
romano.  A  Eruli  dissi  ancora  come  Teo- 
dorico re  de'goli  nel  489  venne  in  Italia 
con  poderoso  esercito  controOdoacre, me- 
glio a  Italia  ove  racconto  il  dominio  dei 
goti,  incominciato  dopo  che  Teodorico 
avendo  per  3  anni  assediato  in  Ravenna 
Odoacre,  a  causa  delle  paludi  e  del  ma- 
re, e  dopo  diverse  memorabili  battaglie 
successe  nella  Pineta  e  al  Ponte!  Candia- 
no,  per  l'interposizione  dell'arcivescovo 
Giovanni  3.°  si  convenne  alla  dedizione 
delia  città  e  alla  pace  nel  49^,  onde  l'ar- 
civescovo andò  incontro  a  Teodorico  col 
clero  e  le  reliquie.  Nondimeno  Odoacre 
fu  ucciso  agli  8  marzo,  dopo  che  a'5  Teo- 
dorico era  stato  acclamato  re  d'Italia  in 
Ravenna,  ove  fissò  la  sua  reggia,  facendo 
abbellire  la  città  con  nuovi  sontuosi  edi- 
fizi,  e  con  molte  statue,  colonne,  marmi 
e  altri  ornamenti  preziosi  falli  togliere 


2o8  RAV 

da  Roma  :  fra  le  statue  vi  fu  quella  detta 
Regisole,  rirordala  di  sopra,  perchè  gira- 
va coinè  il  cammino  del  sole;  si  disse  o- 
peradi  Severino  Boezio,  e  rappresentante 
Antonino  Pio  o  Odoacre.  Delle  gesta  di 
Teodorico  e  successori,  non  solo  parlai  a 
Italia,  ma  in  tutti  gli  articoli  che  li  riguar- 
dano, come  a  Pavia  ove  Teodorico  pur 
tenne  residenza,  onde  qui  mi  limilo  a  po- 
chi cenni.  Nel  498  per  l'elezione  di  Papa 
s.  Simmaco,  insorse  l'antipapa  Lorenzo, 
onde  in  Roma  accaddero  gravissime  dis- 
sensioni eomicidi-.fatalmentel'eletloPon- 
tefìce  e  il  pretendente  con  doversi  por* 
tare  a  Ravenna  perchè  Teodorico  esami- 
nale le  ragioni  decidesse,i  innovarono  l'in- 
trusione che  nell'elezione  pontificia  avea 
esercitata  l'imperatore  Onorio  nel  con- 
cilio di  Ravenna  in  egual  contesa,  tra  s. 
Bonifacio  I  e  l'antipapa  Eniaiio,  i  quali 
esempi  servirono  poi  di  pretesto  agli  al- 
tri re  d'Italia,  agli  esarchi  ed  agi'  impe- 
ratori di  frammischiarsi  neW Elezione  elei 
Papi  (f^-).  Nondimeno  s'interpose  l'ar- 
civescovo Pietro  a  pacificare  gli  animi,  e 
Teodorico  pel  concilio  che  fece  convocare 
decise  in  favore  di  S.Simmaco.  Il  succes- 
sore s.  Ormisda  si  portò  a  Ravenna  per 
ciò  che  dissi  alla  sua  biografia.  Nel  5i5 
in  Ravenna  si  celebrarono  le  nozze  tra 
Eulharico  e  A  malasunta  figlia  del  re,  ed 
ivi  poi  partorì  Alalarico.  Verso  questo 
leinpoZirardini  riporta  l'insurrezionedei 
cristiani  contro  gli  ebrei  da  tempo  im- 
memorabile dimoranti  in  Ravenna:cor- 
sero  a  bruciare  le  loro  molle  sinagoghe 
sparse  per  la  città,  gettando  nel  fiume  le 
oblate.  R.icorsi  gli  ebrei  a  Teodorico,  che 
allora  trova  vasi  a  Verona,  ordinò  che  ca- 
dauno del  popolo  romano,  così  chiamò 
il  ravennate,  contribuisse  una  somma  di 
denaro  per  rifabbricare  le  sinagoghe,  e 
chi  non  avesse  potuto  pagare  tal  som- 
ma fosse  pubblicamente  frustato.  All'ar- 
ticolo s.  GiovanmI  Papa  riportai  perchè 
Teodorico  lo  chiamò  in  Ravenna  e  fece 
perire  di  stenti  in  oscurissima  prigione: 
il  giorno  dopo  la  sua  morte  il  re  come 


RAV 
ariano,  in  odio  ai  cattolicìsmo,  diconoal- 
cuni,  fece  uccidere  in  Ravenna  Simmaco 
patrizio, senaforeeconsole  romano  di  ra- 
ri talenti;  questi  enormi  eccessi,  e  l'es- 
sersi anche  bagnato  del  sangue  dell'illu- 
stre Severino  Boezio  genero  di  Simma- 
co, oscurarono  la  gloria  del  suo  regno, 
illustrato  eziandio  dal  genio  e  dai  talenti 
di  Cassiodoro  che  costantemente  fu  suo 
segretario  e  i  °  ministro.  Benché  ariano 
volle  intromettersi  nuovamente  nell'ele- 
zione pontificia,  ed  usurpando  un  potere 
che  non  avea,  nominò  successore  di  s.  Gio- 
vanni I,  s.  Felice  III  detto  IV,  ed  il  clero 
romano  per  evitare  lo  scisma  lo  riconob- 
be non  senza  ripugnanza.  Non  lardò  la 
divina  giustizia  a  punir  Teodorico,  ter- 
minando infelicementedi  viverea'2  mag- 
gio 526,  spaventato  d'essergli  sembrato 
di  vedere  Simmaco  che  lo  minacciava. 
Concesse  molle  prerogali  ve  alla  chiesa  di 
Ravenna,  e  nella  città  istituì  un  bellissi- 
mo studio.  Amalasunla  pel  figlio  Atala- 
rico  prese  le  redini  del  regno.  Nel  527 
venendo  ucciso  l'imperatore  d'oriente 
Giustino  I,  il  figlio  o  nipote  Giustiniano 
I  incognito  fu  portalo  a  Ravenna  nella 
casa  di  Giuliano  Argentario  che  lo  fece 
istruire  nelle  lettere  e  ne'buoni  costumi, 
senza  saper  chi  fosse  per  5  anni.  Infan- 
to il  principe,  a  persuasione  della  nutrice 
che  l'avea  ivi  condotto,  fece  voto  di  edi- 
ficare in  Ravenna  un  tempio  al  glorioso 
s.  Vitale  se  fosse  stato  reintegrato  del  tro- 
no, e  l'effettuò  magnificamente  colla  spe- 
sa di  100,000  scudi,  quandi)  Dio  esaudì 
il  potente  intercessore.  Dipoi  all'arcive- 
scovo s.  Vittore  donò  le  rendite  imperiali 
che  ritraevansidairitalia,ed  ascendenti  in 
annue  libbre  2000  d'argento;  onde  nella 
metropolitana  potès.  Vittore  fare  un  ricco 
tabernacolo  d'argento,  valutato  36,ooo 
scudi.  Nel  534  per  morte  d' Alalarico,  suc- 
cesse il  cugino Teodalo che  sposò  Amala- 
sunla, quale  poi  fece  morire  nel  534  «l 
modo  detto  a  Itali  a  e  a  Bolsen  a.  Nel  536 
i  goti  proclamarono  re  Vitige  che  fece  mo- 
rire Teodato,  a  punire  il  quale  e  ricupe- 


RA  V 
inrerocoidenle,  il  valoroso  Belisario  d'or- 
dine di  Giustiniano  I  con  un  esercito  era 
peiietiato  in  Italia,  dando  principio  alla 
famosa  guerra  gotica:  a' io  dicembre  Ro- 
ma gli  aprì  le  porle.  Vitige  invano  corse 
ad  assediarla,  quindi  si  ri  volse  a  saccheg- 
giare varie  città  italiane,  che  parteggia- 
vano per  l'impero  d'oriente,  mentre  Be- 
lisario con  i5o,ooo  uomini  strinse  d'as- 
sedio Ravenna  e  procurò  affamarla  ;  Vi- 
tige vi  penetrò  per  difenderla,  invocan- 
do soccorso  dai  goti  di  Pavia.  Vedendo 
Belisario  ardua  l'espugnazione  di  Raven- 
na, incominciò  a  intavolare  trattative  sen- 
za eCFetto;  tutlavolta  la  penuria  de'  viveri 
aumentando  la  confusionedella  città,  Vi- 
tige ed  i  gotiofiì'irono  a  Belisario  di  pro- 
clamarlo loro  re.Quel  gran  capitano  fin- 
se di  accettare,  ma  a  condizione  di  aver 
prima  Ravenna,  che  gli  consegnarono  nel 
53g;  allora  pieso  Vitige  colla  moglie  e 
coi  principali  capitani,  li  mandò  a  Co- 
stantinopoli, [n  Vitige  ebbero  termine 
i  re  goti  in  Ravenna.  Le  mogli  de'goti  ve- 
dendo i  soldati  dell'esercito  romano  mi- 
nori in  sta  tura  de'Ioro  mari  ti,  questi  ram- 
pognando sputarono  loro  in  faccia.  Indi 
gl'imperiali  con  l'aiuto  de'ravennati  pre- 
sero Verona.  Per  gelosia  e  per  gl'intri- 
ghi di  corte  Belisario  fu  richiamato,  ed 
in  sua  vece  fu  inviato  in  Italia  il  logoteta 
o  conte  del  palazzo  Alessandro,  che  colle 
sue  avanie  si  alienò  gli  animi  di  tutti.  La 
fortuna  de'goti  risorse  sotto  re  Totila,  e 
sola  Ravenna  colla  vicina  spiaggia  adria- 
tica e  pochi  altri  luoghi  rimasero  in  potere 
degl'imperiali  che  vi  restarono  inozione- 
ghittoso,  né  valse  una  seconda  spedizio- 
nediBelisarioa  scuoterli  dal  letargo.  Nel 
5441^c''sa'"'0  ritornò  in  Ravenna  per  for- 
tilicarla,  ed  avendo  inteso  che  Totila  re 
de'goti  voleva  assediare  Roma,  convocò 
ì  romani  e  i  goti  ch'erano  nella  città  e 
gli  esortò  a  perseverare  nella   promessa 
fede,  ed  a  guerreggiare  virilmente.  Nel 
549  in  Ravenna  fioriva  lo  studio,  non  so- 
lo per  la  quantità  ed  eccellenza  de'letto- 
ri,  ma  ancora  pel  numero  e  profìtto  de- 

VOL.  IVI. 


R  A  V  209 

gli  scolari.  Non  potendo  i  goti  tollerare 
di  vedersi  privi  di  Ravenna,  nel  55 r  l'as- 
sediarono per  mare  e  per  terra,  ma  usci- 
tone il  prefetto  Valeriano  prese  loro  le 
navi  e  li  disfece  in  terra. Tentando  i  ma- 
nichei di  seminarvi  i  loro  errori,  furono 
trucidati.  I  progressi  di  Totila  decisero  fi- 
nalment  la  espedizione  di  Narsele, celebre 
capitano  di  Giustiniano  I,  che  da  Salona 
costeggiando  la  mai  ina  nel  552  si  recò  a 
Ravenna, e  dopo  aver  spento  in  due  gior- 
nate campali  Totila  e  il  successore  Teja, 
die  fine  nel  553  al  dominio  de'goti,  ed 
esercitò  egli  stesso  per  l'impero  d'oriente 
o  greco  il  potere  supremo  col  titolo  di 
patrizio  e  duca,  da  detto  anno  sino  alla 
sua  morte,  e  nel  553  si  portò  a  svernare 
in  Ravenna.  A  Esarcato  d'Italia  o  di 
Ravenn.4  raccontai  come  nel  568, dopo 
la  morte  di  Narsete,  l'imperatore  Giusti- 
no Il  spedì  in  Italia  Flavio  Longinocon 
autorità  assoluta,  il  quale  stabilì  un  nuo- 
vo modo  di  governarla,  facendo  Raven- 
na,non  più  Roma,  capo  e  sede  della  pre- 
fettura e  sua  residenza,  prese  il  nome  ili 
Esarca (f"'-), e  la  chia mò  Esarcato o  prin - 
cipato  o  capo  della  signoria  del  paese  a 
lui  soggetto,  della  cui  estensione  e  con- 
fini ivi  parlai  coli'  autorità  di  Muratori 
e  Borgia  :  il  cav.  Spreti  dice  che  il  gover- 
no dell'Esarcato  fu  quel  tratto  di  pae<e 
che  gl'imperatori  d'oriente  possedevano 
in  Italia,  i  cui  confini  si  estendevano  da 
Rimini  a  Piacenza,  e  dall' Apennino alle 
paludi  di  Verona  e  Vicenza, della  quale 
ampia  giurisdizione  fu  sempre  Ravenna 
la  metropoli  e  residenza  degli  esarchi. 
Seguendo  la  maggior  parte de'cronisti  ri- 
portai a  detto  articolo  la  serie  degli  e- 
sarchi  incominciati  nel  568,  colle  loro 
principali  notizie.  Però  gl'istorici  raven- 
nati danno  princìpio  agli  esarchi  nel  562 
o  5&Q  come  il  cav.  Spreti. 

Longino  portatosi  in  Ravenna  e  di- 
chiaratala capo  o  metropoli  dell'Esarca- 
to, governò  Roma  per  capitani  o  duchi, 
così  le  altre  provincie,  sopprimendo  le 
antiche  cariche  e  istituendone  delle  nuo- 

i4 


2  10  K  A  V 

\e  per  ramrainislrazione  civile  e  milita- 
re, e  degli  uflìziali  per  rendere  giustizia. 
Siccome  Narsete  acremente  disgustato 
dalla  corte  imperiale,  per  vendicarsi  avea 
chiamato  in  Italia  Alboino  re  de'Lo«go- 
bdrdi  {F''.),e  sentendo  Longino  diesi  av- 
vicinava con  numeroso  esercito,  cinse  Ce- 
sarea di  mura  e  vi  pose  grossa  armata. 
Rapidi  ed  eslesi  furono  i  conquisti,  come 
descrissi  nel  citato  articolo,  facendo  Al- 
boino sua  capitale  Pavia  (^.):  Roma  e 
il  suo  ducato,  varie  città  marittime  e  l'E- 
sarcato di  Ravenna  si  sostennero;  cos'i  eb- 
be principio  il  regno  longobardico  o  di 
Lombardia  [i^^.),  e  venne  proclamato  re 
d'Italia  il  conquistatore  Alboino.  Nel  573 
fu  fatto  uccidere  dalla  moglie  Rosmuuda 
che  si  sposò  aEIraigiso.  Portatasi  in  Ra- 
venna con  questi  e  la  figlia  Àlbìsinda,Lon- 
gino  se  ne  invaghì  e  voleva  sposarla,  on- 
de Rosmunda  die  il  veleno  a  Elmigiso, 
il  quale  essendosi  accorto  di   averlo  be- 
vuto forzò  la  moglie  a  bevere  il  restante 
e  morirono  ambedue.  Il  possente  longo- 
bardo Feroaldo  1  duca  di  Spoleto  non 
osando  assalire  Ravenna,  tanto  pel  silo 
forte  che  pel  grosso  presidio  che  la  difen- 
deva, nel  577  tentò  di  espugnare  Classe 
e  la  prese  nell'anno  seguente,  donde  di 
continuo  travagliò  Ravenna,  devastando 
tutto  il  paese  circostante.  Onorato  raven- 
nate vedendo  in  pericolo  la  patria,  si  a- 
doprò  coll'imperatore  Maurizio  che  le- 
vasse Longino  e  gli  sostituisse  Smaragdo 
patrizio  peritissimo  della  guerra,  che  ve- 
nuto nel  583  in  Ravenna  frenò  1'  ardi- 
re de*  longobardi   con  sanguinose  bat- 
taglie ,  e  aiutato  dai  veneziani  ricuperò 
Classe.  A  questo  esarca  si  rivolse  Papa 
Pelagio  li  perchè  costringesse  i   vesco- 
vi del  patriarcato  d'Aquileia  a  desistere 
dal  sostenere  i  condannali  Tre  Capitoli 
(V.),  essendo  allora  patriarca  Elia  o  il 
ravennate  Severo,  istigati  da  Giovanni 
3.°  arcivescovo  di  Ravemia,  che  inorgo- 
glito delle  molte  prerogative  di  sua  chie- 
sa, peli. "si  era  distaccalo  dalla  s. Sede: 
Smaragdo,  con  uu  unno  di  carcere  iuRa- 


RAV 

vcnna,  costrinse  Severo  e  3  altri  vescovi 
ad  abbandonar  loscisma,  i  quali  in  appa- 
renza abiurarono  l'errore,  e  Papa  s.  Gre- 
gorio 1  ottenne  altrettanto  dall'arcive- 
scovo. Dall''epistole  di  questo  Papa  si  ri- 
leva che  tra'  23  Patrimoni  della  chiesa 
romana [F^.)evavi  pure  quello  di  Raven- 
na, cioè  una  massa  di  beni  o  possessioni 
poste  nel  suo  territorio,  amministrate  da 
un  difensore  o  rettore.  Nel  588  o  590  iu 
Ravenna  si  recò  il  nuovo  esarca  Roma- 
no patrizio,  col  quale  s.  Gregorio  I  paci- 
ficò Agilulfo  re  de'Iongobardi,  cessando 
la  guerra  accesa  tra  loro  con  danno  dei 
popoli  dell'Esarcato.  Morto  Romano  nel 
597,  gli  successe  nel  598  l'esarca  Calli - 
nico  patrizio.  Nel  60  i  la  peste  travagliò 
grandemente  Ravenna;  non  pertanto  l'e- 
sarca si  portò  coU'esercilo  in  Roma  e  fece 
prigioni  la  figlia  di  Agilulfo  col   marito 
Godescalco;  ad  istanza  de'popoli  fu  le- 
vato, e  nel  602  ritornò  in  Ravenna  l'e- 
sarca Smaragdo  e  fu  coronato;  ma  pri- 
ma del  suo  arrivo  il  territorio  era  stato 
saccheggiato  da  Ariulfo  duca  di  Spoleto, 
perciò  Smaragdo  per  liberarsi  da  ogni 
vessazione  rinnovò  la  pace  con  Agilulfo, 
e  restituì  la  figlia  col  marito  e  la  città  di 
Parma.  Applicato l'esarcaal  buon  gover- 
no dell'Esarcato,  cinse  di  mura  Ferrara 
e  Argenta.  Nel  611  fu  fatto  esarca  Le- 
migio  patrizio,  che  governò  con  orgoglio 
e  volle  esigere  con  vessazioni  nuovi  tri- 
buti, per  cui  nel  61 5  0616  in  un  moto 
sedizioso  fu  ucciso  dai  ravennati  insieme 
alla    moglie  ed  ai  suoi  giudici.  L'impe- 
ratore Eraclio  mandò  per  esarca  l'eunu- 
co Eleutero  patrizio,  il  quale  si  ribellò 
dichiarandosi  re  d'Italia,  ma  fu  trucida- 
to dalla  milizia  ravennate  nel  619,  che 
dopo  averlo  proclamato  detestò  la  fello- 
nia. Gli  fu  sostituito  Isacio  o  Isacco  pa- 
trizio, che  nel  625  trovandosi  in  Roma 
per  l'imperatore  ratificò  l'elezione  di  Pa- 
pa Onorio  I  per  l'invalso  abuso.  Nel  63o 
fu  ucciso  in  Ravenna  Tato  duca  di  To- 
scana, che  l'esarca  avea  chiamato  per  u- 
nirsì  a  combattere  Ariovaldo  re  de'lon- 


RAV 

gobaidi.  Eletto  nel  64o  Papa  Severino, 
l'impeiatore  ricusò  di  approvarlo  prima 
che  confermasse  VEctesi  {^.),  che  in  ve- 
ce condannò;  onde  portatosi  in  Roma  l'e- 
sarca con  Maurizio  cartulario  governato- 
re di  Roma,  spogliò  il  Palazzo  Latera- 
nense  e  la  chiesa  di  tutti  i  tesori,  e  ne  fe- 
ce 3  parti;  una  die  ai  soldati,  le  altre  man- 
dò all'imperatore  e  a  Ravenna.  Maurizio 
istigatore  dell'espilazione  attaccò  briga 
con  l'esarca,  ed  operò  una  rivolta,  dal  ge- 
neral Dono  sedata:  rimasto  Maurizio  pri- 
gione presso  la  basilica  Liberiana,  di  là  fu 
condotto  a  Cervia, egli  fu  mozzato  ilcapo, 
che  sur  una  picca  fu  portato  per  le  vie  di 
Ravenna.  Dio  punì  il  sacrilego  esarca  col 
fallo  morire  all'improvviso  nel  6^1.  Era- 
clio surrogò  Teodoro  I  Calliopa  patrizio; 
questi  con  s.  Martino  I  Papa  sentendo  che 
Rolari  re  de'longobardi  era  divenuto  a- 
riano,  procurarono  estinguere  l'eresia  che 
serpeggiava  per  l'Italia,  gli  mossero  guer- 
ra, ma  riuscìinfelice  per  la  morte  di  7,000 
ravennati.  Intanto  il  Papa  adunò  il  ce- 
lebre concilio  contro  il  monotelismo,  ed 
uniformi  furono  le  vedute  di  Mauro  ar- 
civescovo di  Ravenna;  non  avendo  volu- 
to perciò  Teodoro  I  Calliopa  opporsi,  nel 
648  o  649  gli  successe  Olimpio  cubicu- 
lario di  Costante  II,  che  giunse  in  Ro- 
ma mentre  si  celebrava  il  concilio,  ma 
tentò  invano  d'imporre  al  numeroso  ve- 
nerando consesso,  onde  osò  temeraria- 
mente di  fare  altrettanto  sul  Papa,  e  non 
riuscendogli,  ordinò  ad  una  sua  guardia 
d'ucciderlo  nel  momento  di  ricevere  l'Eu- 
caristia ;  però  il  rimorso  gli  fece  confes- 
sare lutto  a  s.  Martino  I,  e  poco  dopo  a- 
vendo  perduto  contro  i  saraceni  il  fiore 
di  sue  truppe,  cessò  di  vivere.  Laonde  nel 
652  di  nuovo  fu  esarca  Teodoro  I  Cal- 
liopa, che  per  aver  s.  Martino  I  (A^.) 
condannato  il  Tipo  {f^.)  di  Costante  II, 
si  recò  in  Roma  con  ordine  di  ucciderlo, e 
donando  alla  chiesa  romana  3  calici  d'o- 
ro; indi  imprigionato,  il  Papa  lo  mandò 
in  esilio,  facendolo  ini  barcane  alla  foce  del 
Tevere,  come  dissi  nel  voi.  LIV,  p.  2  io, 


RAV  2  ri 

non  a  Ravenna,  come  riferisce  Pasolini. 
Dipoi  con  minacele,  benché  vivesse  s.  Mar- 
tino I,  l'esarca  obbligò  il  clero  romano  a 
eleggere  il  successore.  Nel  658  i  ravenna- 
ti combatterono  con  vantaggio  contro 
Grimoaldo  I  duca  di  Benevento  presso 
Forlimpopoli.Divennero  esarchi,  nel  663 
o  666  Gregorio  patrizio;  nel  669  o  678 
Teodoro  li  patrizio  che  donò  3  calici  d'o- 
ro alla  chiesa  ravennate.  Nel  680  s.  A- 
gatone  Papa  ottenne  dall'imperatore  Co- 
stantinolll  che  fosse  toltoagli  esarchi  l'a- 
buso di  confermare  il  nuovo  Pontefice. 
Per  morte  di  Teodoro  II  nel  685  o  687 
gli  successe  l'esarca  Giovanni  Platino  o 
Platone,  che  imprudentemente  venne  al- 
le mani  co'longobardi  sulle  rive  del  Pa- 
naro, e  dovette  ritirarsi  precipitosamente 
a  Ravenna,  lasciando  8,000  uomini  sul 
campo.  L'imperatore  Giustiniano  II,  non 
rispettando  il  decretato  dal  genitore,  nel 
686  per  l'elezione  di  Papa  Conone  rin- 
novò il  riprovevole  uso  che  l'esarca  di  Ra- 
venna la  ratificasse  perchè  fosse  consa- 
grato.  Nel  687  per  l'elezione  del  succes- 
sores.  Sergio  I  insorsero  gli  antipapi  Teo- 
doro, e  Pasquale  il  quale  chiamò  a  Ro- 
ma l'esarca  per  sostenerlo  colla  promessa 
di  I  00  libbre  d'oro;  ma  Giovanni  veden- 
do canonica  l'elezione  di  s.  Sergio  I,  ab- 
bandonò Pasquale,  però  volle  dall'eletto 
la  detta  somma  ;  per  cui  il  Papa  per  li- 
berare la  città  dalla  tempesta  che  le  so- 
vrastava, impegnò  tutto  l'oro  della  con- 
fessione di  s.  Pietro  e  saziò  l'ingordigia 
dell'indegno  esarca.  Ricusando  s.  Sergio  I 
di  approvare  il  concilio  Trullo  (/^.), Giu- 
stiniano li  spedì  a  Roma  Zaccaria  pro- 
tospatario,  acciocché  conducesse  il  Papa 
in  Costantinopoli;  ma  fu  cacciato  a  forza 
da  Roma,  e  questa  fu  lai.'  volta  che  la 
gente  italiana  si  oppose  alla  potenza  de- 
gl'imperatori greci  in  favore de'Papi, co- 
me si  legge  in  Muiatori,  Script,  rer.  /- 
tal.  1. 1,  p.  4i4>  ^<^  '"  Ciacconio.  In  vece 
narra  Pasolini  che  i  soldati  di  Raveima 
avendo  cominciato  ad  essere  buoni  cri- 
sliaui ,  appena  venuti  iu  cognizione  che 


9.  li  RAV 

Znccaria  con  un  esercito  dovea  ioiprigio- 
iiar  Sergio  I,que'clie  dimoravano  in  Ra- 
venna e  fuori  marciarono  verso  11  orna,  e 
avendo  trovalo  il  Papa  in  mano  di  Zac- 
caria volevano  questi  ammazzare;  ma 
Zaccaria  raccomandatosi  al  buon  Ponte- 
fice, fu  da  lui  difeso  e  nascosto.  I  soldati 
non  si  quietarono,  e  più  volte  domanda- 
rono il  protospatario  per  castigarlo  di  sua 
temerità,  ma  sempre  da  s.  Sergio  I  con 
amorevoli  parole  furono  tenuti  in  freno. 
Dio  punì  l'imperatore:  Leonzio  patrizio 
gli  tolse  impero  e  vita  nel  6c)8.  L'esar- 
cato di  Platino  fu  anche  funestato  da  un 
terribile  avvenimento  nel  6g6.  Era  costu- 
me in  Ravenna  che  ne'giorni  di  festa  u- 
scisse  fuori  della  porta  la  moltitudine  a 
diporto,  e  fra  vari  drappelli  capitanati  da 
un  nobile  del  rione  impegnavasi  per  gin- 
nastico esercizio  un  combattimento.  In  u- 
na  domenica  s'ingaggiò  silfattamente  fra 
due  parti  il  conflitto,  chel'una  fu  messa 
in  fuga  a  colpi  di  pietra  e  taluni  rimasero 
morti.  Nella  domenica  seguente  si  riac- 
cese più  viva  la  zuffa,  e  si  sguainarono  le 
spade  con  numerosa  strage  dal  lato  dei 
\inli.  Finsero  questi  di  volersi  riconcilia- 
i"e,  ma  poi  a  tradimento  gli  uccisero;  non 
meno  atroce  fu  la  punizione,  poiché  i  tra- 
ditori furono  passati  a  fìl  di  spada  e  ab- 
battute le  loro  case.  Per  morte  di  Plati- 
no nel  702  fu  fatto  esarca  Teofilace  pa- 
trizio e  cubiculario  dell'unperalore  Ab- 
simareTiberio,  il  quale  lo  incaricò  di  por- 
tarsi dal  nuovo  Papa  Giovanni  VI  per 
ottenere  da  esso  anche  con  la  forza  l'ap- 
provazione di  certo  suo  aliare.  Ma  l'eser- 
cito italiano  che  poco  prima  avea  difeso 
s.  Sergio  I,  cacciando  ignominiosamente 
da  Roma  Zaccaria  protospatario  e  capi- 
tano delle  guardie  imperiali,  colla  stessa 
energia  si  oppose  all'esarca  e  in  modo  ta- 
le, che  se  il  Papa  a  favor  di  lui  non  si  fos- 
se caldamente  interposto,  1'  avrebbero  i 
soldati  certamente  ucciso,  come  raccon- 
ta Paolo  Diacono,  De  gest.  Longobard. 
lib.  6,  e.  26.  Quindi  osserva  l'annalista 
Baronie,  anno  7or,n.°io,che  la  provvi- 


R  AV 

denza  divina,  propizia  a'Ponleficl  roma- 
ni, si  manilestava  in  favor  loro  in  tal  gui- 
sa, che  quando  contro  di  essi  insorgeva- 
no gl'imperatori,  allora  i  soldati  italiani 
ai  medesimi  si  ribellavano, volendo  piut- 
tosto soffrire  i  maggiori  pericoli  per  la 
salvezza  de'Papi,  che  lasciar  questi  senza 
difesa  nelle  mani  de'greci.  Da  questo  tem- 
po pertanto  cominciò  a  mancarla  forza 
negli  esarchi  di  Ravenna,  ed  accrescersi 
quella  de'Papi,  pe'quali  la  truppa  si  di- 
chiarava, ammirandoli  veri  padri  de'po- 
poli  e  difensori  contro  i  longobardi,  sen- 
za che  perciò  gli  stessi  Papi  si  abusassero 
di  questo  favore  militare,  che  anzi  sem- 
pre si  opposero  alla  vendetta  contro  gli 
esarchi.  L'arcivescovo  Felice  consagrato 
in  Roma  da  Papa  Costantino ,  sebbene 
scismatico  occulto,  per  timore  fece  la  Pro- 
missione di  fede  (f^.),  e  giurò  ubbidien- 
za al  Papa;  però  tornato  in  Ravenna  in- 
dusse il  popolo  a  negare  ubbidienza  alla 
chiesa  romana.  Allora  Costantino  am- 
moni i  ravennati,  ma  essi  lo  disprczza- 
rono  perchè  l'arcivescovo  era  amico  del 
re  de'Iongobardi.  Di  tutto  il  Papa  diede 
parte  a  Giustiniano  II,  che  esasperato  pei 
voti  poco  favorevoli  de' ravennati  duran- 
te la  sua  deposizione,  comandò  a  Teodo- 
ro patrizio  capitano  generale  dell'arma- 
ta (altri  dicono  Giovanni  governatore  di 
Sicilia,  ovvero  questi  si  unì  ai  capitano) 
che  si  recasse  a  Ravenna:  giunto  che  vi 
fu  pose  in  fuga  i  partigiani  di  Felice  ve- 
nuti dalle  circonvicine  città  per  difender- 
lo, cioè  da  Cervia,  Comacchio,  Cesena, 
Imola,  Forlimpopoli  e  principalmente 
da  Faenza,  avendo  inoltre  col  Po  riem- 
pito maggiormente  la  Padusa  d'acque 
per  accrescere  fortezza  alla  città:  Rossi  e 
altri  dicono  che  i  ravennati  furono  ca- 
gione della  rovina  di  loro  patria.  Impe- 
rocché Teodoro  nel  709  radunò  dal  ve- 
neto tutte  le  navi  e  con  esse  strinse  Ra- 
venna, ben  presto  se  ne  impadronì  e  la 
mise  a  sacco  ed  a  fuoco  :  trovati  i  fautori 
dell'arcivescovo,  alcuni  ne  uccise,  altri 
conGioannicio  riputato  il  cittadino  più 


RAV 
illustre  di  Ravenna  rilegò,  e  molti  a  Co- 
stantinopoli condusse  con  Felice,  il  qua- 
le rilegalo  a  Ponto  fu  fatto  pure  accecare. 
Tanti  e  tali  furono  i  gravi  danni  patiti 
dalla  città  e  dai  cittadini,  che  il  Papa  ne 
restò  inconsolabile.  Morto  l'esarca  nel 
709,  nel  7  IO  gli  successe  Giovanni  Rizo- 
cupo  patrizio,  che  traversando  Roma  die 
iniquo  saggio  di  se,  decapitando  3  uffi- 
ziali  palatini  del  Papa, onde  trovò  furenti 
i  ravennati  e  stretti  in  alleanza  colle  al- 
tre città  dell'Esarcato  per  tenerlo  in  fre- 
no ;  a  cui  avendo  voluto  resistere  e  pel 
suo  tirannico  governo  fu  ucciso  fra'tor- 
uienli  dai  ravennati,  restando  Italia  per 
quasi  3  anni  senza  esarca;  finché  circa  il 
712  venne  eletto  l'eunuco  Eutichio  pa- 
trizio, che  per  farsi  la  potenza  de'longo- 
bardi  sempre  maggiore,  potè  a  stento  fa- 
re rispettare  in  Roma  1'  elezione  d'  un 
nuovo  duca.  Fu  rivocato  dall'imperato- 
re Anastasio  II,  che  gli  sostituì  nel  713 
Scolastico  patrizio.  Feroaldo  o  Faroal- 
do  11  duca  di  Spoleto,  fingendo  di  an- 
dare a  Pavia  da  Liutprando  re  de' lon- 
gobardi, per  sorpresa  occupò  il  castello 
e  porlo  di  Classe,  ciò  che  saputosi  dal  re, 
gli  ordinò  di  abbandonarlo  ;  ma  dopo 
pochi  anni,  a  motivo  delle  fazioni  che  la- 
ceravano Ravenna,  essendo  stata  esiliata 
la  maggior  parte  della  nobiltà,  Liutpran- 
do s'impadronì  di  Classe,  indi  a  mezzo 
del  nipote  Ildebrando  e  di  Perandeo  du- 
ca di  Vicenza,  nel  718  stretta  d'assedio 
Ravenna  l'occupò,  favorito  dalle  discor- 
die de'nobili  malcontenti  dell'imperato- 
re greco.  L'esarca  si  salvò  colla  fuga,  in- 
vocando l'aiuto  di  Orso  doge  di  Vene- 
zia, il  quale  aderì  per  le  vive  preghiere 
di  Papa  s.  Gregorio  II:  qui  gl'istorici  so- 
no in  conflitto,  chiamando  alcuni  Paolo 
patrizio  esarca,  mentre  altri  protraggono 
il  suo  esarcato  al  723  o  727,  riportando 
l'espugnazionedi Ravenna  al  725. Adun- 
que l'esarca  assalì  Piavenua  per  terra  e 
il  doge  per  acqua,  di  noltee  sull'aibeg- 
giare.  1  longobardi  accortisi  delle  venete 
navi  vicine  alle  mura  e  che  i  veneziani  a- 


RAV  2i3 

veanoscalato,si  opposero  gagliardamen- 
te, quando  accorso  Paolo  coll'esercito  e 
rolla  la  porta  dalla  parte  del  mare,  en- 
trò nella  città  ad  onta  degli  sforzi  de'lon- 
gobardi,  che  furono  disfatti  dai  venezia- 
ni e  dai  ravennati.  Perandeo  fuggì  nella 
Pineta,  Ildebrando  fu  fatto  prigione.  Pla- 
tina attribuisce  a  Liutprando  stesso  l'oc- 
cupazione di  Ravenna  dopo  lungo  asse- 
dio, che  la  saccheggiasse,  trasportando  a 
Pavia  molti  ornamenti  e  la  statua  Regi- 
sole.  Frattanto  Leone  III  l'Isaurico  im- 
pelatole greco  dichiarò  guerra  alle  sagre 
Iininagini  (/^.),  sostenne  l'eresia  degl'/- 
conoclasti  {f^.) ,  perseguitò  la  leligione 
cattolica  e  comandò  a  Maurizio  o Marino 
duca  di  Roma  di  far  perire  il  Papa  :  que- 
st'ordine Marino  partecipò  al  duca  fìasi- 
lio,  al  cartulario  Giordano  ed  a  Giovan- 
ni Lurione.  Morto  inopinatamente  Ma- 
rino, l'iniquo  imperatore  commise  all'e- 
sarca Paolo  di  uccidere  s.  Gregorio  II 
{^•)-  Saputosi  ciò  dai  soldati  ravennati, 
dell'Esarcato  e  della  PtntapoU  (/^.) mar- 
chiana, tutti  protestarono  di  morire  per 
la  fede  cattolica,  ed  esortarono  il  Papa  a 
eleggere  un  nuovo  imperatore  in  Italia. 
Non  acconsentendovi  il  Papa  ,  nella  lu- 
singa che  l'imperatore  per  le  sue  esorta- 
zioni rientrasse  nel  buon  sentiero,  in  Ra- 
venna seguirono  gravi  tumulti,  alcuni  po- 
chi aderendo  all'imperatore,  altri  al  Pon- 
tefice ;  venuti  alle  armi ,  Paolo  volendo 
resistere  restò  morto  nel  7  2  7,  e  gli  fu  sur- 
rogato nuovamente  1'  esarca  Eutichio. 
Questi,  secondo  alcuni  storici,  fu  quello 
che  dai  longobardi  colla  flotta  veneta  ri- 
cuperò Ravenna,  Classe  e  Cesarea,  con 
grande  strage  de'  nemici.  Il  gravissimo 
argomento  che  ho  indicato  e  che  vado  a 
tratteggiare,  siccome  con  diffusione  l'ho 
descritto  in  tutti  i  moltissimi  articoli  a- 
naloghi  alla  Sovranità  Pontifìcia  {F.)  su 
tulli  i  luoghi  àeW Esarcato,  a  questo,  a 
c|utlio  di  s.  Gregorio  II,  a  Costantino- 
poli, a  Longobardi  eò  a\lr\  s'ìtmh  mi  ri- 
inetto.  Avendo  s.  Gregorio  II  esaurito 
luUc  le  vie  di  paterne  esortazioni  all'era- 


2i4  RAV 

pio  Leone  HI  imperatore,  che  avendo  più 
Tolle  e  scopertamente  insidiato  alla  sua 
vita,  persisteva  nel  perseguitare  crudel- 
mente il  culto  delle  sacre  immagini  eia 
chiesa  cattolica  con  un  complesso  d'ini- 
quità,eopprimeva  in  tanti  modi  gl'italia- 
ni, e  vedendo  l'esarca  Eulichio  collegarsi 
coi  longobardi,  le  armi  de'quali  unite  al- 
le greche  vessavano  i  popoli  àeW Esar- 
cato e  della  Pentapoli  (di  cui  parlai  an- 
cora nel  voi.  II,  p.  ^5,  e  perchè  delta  De- 
capoli),dì  cui  prese  paterna  e  zelante  di- 
fesa, come  molti  di  essi  presero  le  armi 
per  sostenerlo,  volle  prendervi  energico 
rimedio.  Quindi  s.  Gregorio  II,  invocato 
il  patrocinio  di  jFrtì!«cia(/^.),dopo  il  726 
e  verso  il  780  scomunicò  solennemente 
l'eretico  Leone  III,eassolvette  i  sudditi  i- 
taliani  dal  Giuramento  (F.);  laonde  ri- 
bellatasi l'Italia  al  giogo  greco,  molte  cit- 
tà si  eressero  in  signorie  priva  te,  al  tre  non 
avendo  forze  per  sostenere  allora  la  pro- 
pria libertà, si  assoggettarono  ai  longo- 
bardi, e  Roma  col  suoducatochedagran 
tempo  avea  sperimentato  l'efficace  prote- 
zione de'Papi,  spontaneamente  acclama- 
rono sovrano  s.  Gregorio  li  e  la  chiesa 
lomana  con  giuramento  di  fedeltà:  cos\ 
in  quel  gran  Pontefice  ebbe  più  stabile 
origine  il  dominio  temporale.  Marciaro- 
no su  Roma  con  poderose  squadre  Liut- 
prando  ed  Eutichio;  ma  s.  Gregorio  II 
seppe  placare  il  re  e  riceverne  ossequio, 
riconciliandosi  col  debole  esarca,  cui  al- 
l' ombra  de'  longobardi  restò  un  potere 
sprezzato.  Nel  74»  nell'elezione  di  Papa 
s.  Zaccaria  terminò  la  soggezione  impo- 
sta dalla  prepotenza  degl'imperatori  gre- 
ci,di  doversi  aspettare  la  loro  conferma, 
o  degli  esarchi  di  Ravenna,  onde  consa- 
grarsi  il  nuovo  Pontefice,  come  fu  l'ul- 
timo Papa  greco,  se  Alessandro  V  non  si 
considera  per  tale,  della  qual  nazione  il 
favore  e  l'influenza  degli  esarchi  avea  fat- 
to salire  al  trono  pontificale  non  pochi 
soggetti,  poicliij  dal  685  al  741  fra  io  Pa- 
pi solo  s.  Gregorio  li  non  fu  greco  00- 
rientale.  /^.  Grecia,  ove  toccai  delle  a- 


RAV 

stuzie  de'greci,  colie  quali  procuravano 
che  fossero  i  cardinali  di  loro  nazione  per 
dominar  la  chiesa  romana.  Ne' voi. XXII, 
p.  77,  LII,  p.  2  I  e  altrove  narrai,  come 
Liutprando  vagheggiando  il  dominio  di 
Ravenna,  nel  74^  vi  pose  l'assedio,  anga- 
riando l'Esarcato  eia  Pentapoli  sua  pro- 
vincia, per  cui  Eutichio  e  Giovanni  5." 
arcivescovo  di  Ravenna  su[)i)licarono  s. 
Zaccaria  a  interporre  col  re  la  sua  auto- 
revole mediazione.  11  Papa  per  amore 
verso  que'popoli  non  curati  dagl'impe- 
ratori orientali,  li  prese  sotto  la  protezio- 
ne e  difesa  della  s.  Sede,  egli  esaudì  re- 
candosi a  Pavia:  dissi  pure  come  passan- 
do per  Ravenna  vi  fu  festeggiato,  cele- 
brando in  s.  Apollinare  di  Classe,  e  che 
tutto  ottenne  da  Liutprando,  insieme  alla 
restituzione  degl'invasi  territorii  raven- 
nati; onde  Costantino  IV  Copronimo  im- 
peratore, per  gratitudine  di  quanto  avea 
operato  per  la  conservazione  dell'Esar- 
cato,gli  concesse  le  richieste  masse  di  Nin  - 
fa  e  Norma  (^.). Notai  inoltre  che  dopo 
essersi  l'Esarcato  posto  sotto  la  protezio- 
ne de'Papi,  successivamente  ne  sperimen- 
tò que'beneflci  effetti  che  dichiarai.  Nel 
748  Ravenna  fu  travagliata  dal  terremo- 
to che  fece  cadere  la  chiesa  di  s.  Pietro 
iu  Classe  e  il  musaico  in  s.  Martino,  ed 
ancora  da  un  certo  greco  che  con  arma- 
ta navale  venne  ad  espugnarla;  ma  vinto 
da' ravennati,  questi  per  memoria  cele- 
brarono anniversari  per  la  vittoria.  Non 
potendo  i  longobardi  di(nenticare  la  loro 
costante  ansietà  di  occupare  R.avenna  , 
divenuto  il  nome  greco  vieppiù  odioso  e 
la  forza  longobarda  più  che  mai  prepon- 
derante, il  le  Astolfo  nel  752  l'assediò,  e 
dopo  lunghi  e  sanguinosi  combattimenti 
gli  riuscì  occuparla,  fuggendo  vergogno- 
samente in  Napoli  e  poi  in  Grecia  l'esar- 
ca Eulichio,  terminando  con  lui  la  di- 
gnità degli  esarchi  greci  e  il  principato  e 
la  dominazione  dell'Esarcato  negl'impe- 
ratori greci.  Poiché  la  caduta  di  Raven- 
na trasse  seco  quella  di  tutte  le  altre  cit- 
tà dell'Esarcato,  dichiarando  Astolfo  Ra- 


RAV 

venna  capo  e  metropoli  del  regno  dei 
longobardi,  al  riferire  di  Rossi. 

L' insaziabile  Astolfo  di  ciò  non  con- 
tento, devastò  il  territorio  di  Roma,  la 
minacciò  dell'estremo  eccidio  ed  intimò 
al  popolo  un  annuo  personale  tributo  , 
infrangendo  i  patti  e  la  pace  convenuta 
con  Papa  Stefano  II  detto  III,  ne' quali 
era  compresa  la  restituzione  delle  terre 
e  patrinooni  della  chiesa  romana  posti 
nell'Esarcato.  Allora  il  Papa  credette  mi- 
glior partito,  come  narrai  a  Francu,  E- 
SARCATO  e  relativi  articoli,  di  fare  usodel- 
la  forza.  Si  rivolse  prima  a  Costantino 
Copronimo  per  la  repressione  dell'orgo- 
glioso Astolfo  ;  ma  quel  principe  impe- 
gnatonelle  querele  religiose  e  nel  distrug- 
gere il  culto  delle  s.  immagini  fece  il  sor- 
do; quindi  sì  portò  in  Francia  nel  ySS  a 
domandare  aiuto  dal  re  Pipino,  per  sot- 
trarre dal  dominio  longobardo  l'Esarca- 
to, ch'era  sotto  la  protezione  della  s.  Se- 
de e  gli  altri  suoi  diretti  dominii.  Accol- 
to il  Papa  magnificamente  da  Pipinoe  da 
tutta  la  reale  famiglia  con  pubblici  segni 
di  edificante  venerazione,  si  convenne, 
che  ricuperato  colle  armi  de'frauchi  l'E- 
sarcato, in  ampliazione  del  principato  del- 
la chiesa  romana  a  questa  si  donasse,  co- 
me quella  che  da  tanti  anni  ne  avea  as- 
sunto la  tutela  e  la  difesa,  e  tanto  si  e- 
ra  ripetutamente  affaticata  per  salvarlo 
dalla  straniera  ingordigia,  onde  per  de- 
dizione i  popoli  riconoscevano  ne'  Papi 
anche  i  loro  duci  e  protettori.  Calato  Pi- 
pino due  volte  in  Italia  nel  ySSenel  'j55 
con  formidabile  esercito,  in  Pavia  obbli- 
gò Astolfo  a  sgombrare  l' Esarcato ,  la 
Pentapoli  e  gli  altri  dominii  della  s.  Se- 
de ;  quindi  con  amplissimo  diploma  ed 
eroica  munificenza  confermò  e  donò  il 
dominio  assoluto  di  tali  provincie  e  luo- 
ghi alia  medesima  chiesa  romana,  cui  ce- 
de il  diritto  di  conquista,  facendone  por- 
re il  diploma  e  le  chiavi,  insieme  aquel- 
le di  Ravenna,  come  rimarca  Rinaldi,  sul- 
la tomba  di  s.  Pietro  (f^.),  in  signuni  ve' 
Il  et  perpetui  dominii,  dall'  abbate  Fui- 


RAV  3i5 

drado  che  l'avea  prese  nelle  città,  e  dai 
primari  cittadini  deirEsarcato,Pentapo- 
li  e  altri  luoghi,  massiraedi  Ravenna,  in- 
chinando i  popoli  unanimi  la  fronte  in 
conferma  delle  loro  dedizioni.  Il  raven- 
nate Sergio  arcivescovo  di  Ravenna,  a- 
vendo  parteggialo  per  Astolfo,  fu  tratto 
a  Roma  prigione  e  dovè  subire  un  rigo- 
roso processo  di  deposizione,  ma  poi  tor- 
nò alla  sua  sede.  In  vece  riporta  Rossi  che 
nel  seguente  pontificato  di  s.  Paolo  I  fu 
accusato  Sergio  da' suoi  emuli  che  fosse 
coniugato  prima  d'essere  arcivescovo,  per 
cui  il  Papa  lo  chiamò  in  Roma  e  tratten- 
ne in  tulio  il  tempo  del  suo  regno  :  pa- 
re meglio  ritenere  che  soltanto  lo  ripri- 
stinasse nel  7^9  circa,  onde  fabbricò  la 
magnifica  chiesa  di  s.  Nicola  di  Mirata 
Fincis,  in  ringraziamento  del  patrocinio 
che  avea  implorato  nella  sua  disgrazia. 
Fino  dunque  da  Stefano  II  detto  III  i 
Papi  esercitarono  la  piena  amministra- 
zione e  il  dominio  assoluto  delle  cose  ci- 
vili sì  in  Roma,  che  nell'Esarcato  di  Ra- 
venna, soltanto  impeditogli  per  qualche 
tempo  per  le  ribellioni  de'popoli,  perle 
divisioni  delle  fazioni  e  tirannia  de' loro 
capi,  e  per  le prepoteuli  usurpazioni  del- 
le occupazioni  straniere,  come  dicono  Pa- 
gi, in  Crilic.  Baron.  all'anno  755;  To- 
inassìni ,  Develer.  et  nov,  Eccl.  disc.  t. 
3,  lib.  I,  cap.  ig-fJnastas.  Bill.  t.  4>  "• 
2  1  e  2  2;  Borgia,  Memorie  di  Benevento 
t.  I,  p.  i6  e  seg.  ;  Cenni,  Orsi,  Gretsero, 
De  Marca  ed  altri  gravi  scrittori.  Stefa- 
no II  detto  III  dopo  avere  ricevuto  la  re- 
stituzione de'  suddetti  dominii,  spedì  to- 
sto al  reggimento  de'medesimi  i  suoi  mi- 
nistri con  titolo  di  giudici  e  di  conti,  co- 
me si  legge  nelle  Epist.  02  e 54  del  Cod. 
Carolin.y  senza  che  Pipinoe  Carlo  Magno 
suo  figlio  e  altri  loro  successori  preten- 
dessero d'avervi  più  diritto  alcuno;  cosic- 
ché avendo  poi  desiderato  Carlo  Magno 
di  avere  alcuni  musaici,  pitture  e  marmi 
del  palazzo  regio  di  Ravenna,  ne  fece  ri- 
chiesta al  padrone  legittimo  Adriano  f, 
dal  quale  generosamente  ottenne  quanto 


I 


2i6  RAV 

bramava,  lo  che  si  apprende  daW'Epist. 
67  del  citalo  codice  Carolino.  Indi  Ste- 
fano II  detto  III  concesse  r  amministra- 
zione e  commise  il  governo  di  Ravenna 
all'arcivescovo  ed  al  senato  composto  dei 
3  tribuni  della  città ,  che  si  eleggevano 
dal  general  consiglio  di  Ravenna  ,  onde 
gli  arcivescovi  poco  dopo  assunsero  il  ti- 
tolo di  esarcbi  e  con  questo  si  sottoscris- 
serOj  per  conservare  colla  speciosità  del 
titolo  la  memoria  dell'  antico  splendo) e, 
come  afferma  Sigonio,  De  regno  Ital.  al- 
l'anno 755.  Allo  strepito  delle  vittorie  di 
•Pipino  e  del  possesso  sovrano  de'Papi  del- 
l'Esarcato, si  risvegliarono  i  greci,  i  qua- 
li dopo  aver  perduto  queste  provincie  e 
lasciatele  alla  discrezione  de'  longobardi 
senza  prendersene  più  pensiero,  sotten* 
Irando  nelle  paterne  cure  di  patroni!  Pa- 
pi, credevano  ora  di  raccogliere  colle  ma- 
ni alla  cintola  il  frullo  de'lrionfì  di  rePi- 
[)ino  e  di  tornarne  in  possesso.  Spedi  per- 
tiinto  Costantino  Copronimo  suoi  messi 
li  Pipino  ripetendo  queste  provincie  ,  ed 
offrendo  per  esse  oro  e  argento  ;  ma  ne 
ebbe  in  risposta  dal  magnanimo  e  reli- 
gioso principe  che  per  nessuna  ragione 
avrebbe  permesso  che  quelle  città  fosse- 
ro alienale  dal  diritto  della  chiesa  roma- 
na, giacche  non  per  altro  fine  avea  egli 
intraprese  le  spedizioni  d'Italia.  Secondo 
il  diritto  delle  genti  esposto  da  Grozio,  De 
J.  D.  et  P.  lib.  3,  cap.  6,  n.°  8,  le  cose 
tolte  ai  nemici  non  possono  ripetersi  da 
coloro  che  n'erano  per  innanzi  padroni  e 
possessori ,  e  l'aveano  poi  perdute.  Per 
attestalo  di  Dionigi  d'Alicarnasso, //«ft^. 
vom.  lib.  8  ,  questo  diritto  era  compro- 
vato e  confermato  con  l'uso  di  tutte  le 
genti  greche  e  barbare.  Il  re  Astolfo  per- 
secutore della  Chiesa  mori  a  caccia  per- 
cosso dal  fulmine,  e  Stefano  II  detto  III 
contribuì  che  nel  7  56  gli  succedesse  Desi- 
derio, il  quale  nondimeno  ritenne  alcuni 
dominii  della  s.  Sede  non  ancora  resliluili 
dai  longobardi;  per  lo  che  Papa  s.  Pao- 
lo 1  ne  fece  gravi  doglianze  a  re  Pipino.  A- 
vcndo  l'ingrato  Dcaidcrio  assalito  i'Esar- 


RA  V 

cato,e  preso  a  forza  Faenza  e  Comacchio, 
l'arcivescovo  di  Ravenna  Leone  ed  i  tre 
tribuni  ne  diedero  parte  a  Papa  Stefano 
III  detto  1 V,  il  quale,  e  poco  dopo  il  suc- 
cessore Adriano  I,  ricorrendo  alle  armi  di 
Carlo  Magno,  questo  assediò  nel  7  7  3  De  - 
siderio  in  Pavia  e  lo  fece  prigione,  dando 
termine  al  regno  dei  longobardi,  liberan- 
do dalla  loro  tirannide  Roma  e  l'Italia. 
Carlo  Magno  avendo  così  liberato  l'Esar- 
cato, neconfermòalla  s.  Sede  il  dominio  e 
maggiormente  l'accrebbe  con  donazioni 
di  altri  stali.  Allora  fu  che  la  provincia  di 
Ravenna,  lascialo  l'antico  nome  di  Esar- 
calo, per  essere  divenuta  provincia  roma- 
na prese  il  nome  di  Provincia  Romana 
che  poi  cor\-o[lairìen\.e  Romagna  fu  detta; 
dicendo Tonduzzi  essere  errore  chiamar- 
la RomancUola,  perchè  Carlo  Magno  la 
chiamò  col  nome  composto  da  Roma  e 
dal  suo  titolo  Magno,  Romagna.  L'arci- 
vescovo Leone  fu  ili."  che  governò  Ra- 
venna dal  770  al  777  col  titolo  di  esarca. 
Quanto  tempo  poi  ritenessero  gli  arci- 
vescovi l'investitura  del  dominio  ovvero 
ramminislrazione  di  Ravenna  e  suo  Esar- 
cato o  provincia  Romana  pei  Papi,  è  af- 
fatto incerto.  Sembra  che  l'andassero  per- 
dendo a  misura  che  le  città  della  provin- 
cia andarono  ponendosi  in  libertà  con  mu- 
nicipale reggimento,  come  fece  Ravenna; 
cioè  quando  travagliate  le  spiuggie  adria- 
tiche dalle  incursioni  de'saraceni,  si  crea- 
l'ono  consoli,  pretori  e  senatori  a  vita.  A- 
vendo  Adriano  I  nel  781  unto  re  d'Ita- 
lia Pipino  figlio  di  Carlo  Magno,  si  vuo- 
le che  col  consenso  del  Papa  stabilisse  la 
sua  corte  in  Ravenna,  dichiarandola  sua 
reggia  e  capo  del  regno  italico.  Nel  798 
Ravenna  fu  onorala  dalla  presenza  di  Lo- 
dovico I  e  Pipino  re  d'I  lalia  figli  di  Car- 
lo Magno,  che  vi  celebrarono  il  s.  Nata- 
le. Neir8oo  recandosi  a  Roma  Carlo  Ma- 
gno passò  per  Ravenna,  indis.  Leone  III 
Papa  lo  proclamò  e  coronò  imperatore, 
rinnovando  in  lui  l'impero  d' occidente. 
Ripassando  per  Ravenna  ,  col  conseuM) 
del  Papa  la  privò  di  altre  cose  preziose  : 


RAV 

nondimeno  confermò  agliosliari  o  sagri- 
si! della  cattedrale  il  possesso  della  basi- 
lica di  s.  Pietro  in  Armentario,  ordinan- 
do alle  chiese  suffraganee  di  riceverli  o- 
norevoimente  quando  vi  si  recassero  ,  e 
compresa  Rimini;  ma  a  questo  articolo  ho 
avverti  lo,  che  se  gli  arcivescovi  di  Raven- 
na la  considerarono  loro  suffraganea,  non 
Io  divenne  che solto  Papa  Clemente  V  III. 
ÌN'eirSoDs.  Leone  III  rilornandoaRoma 
dal  secondo  suo  viaggio  di  Francia,  fu  di 
passaggio  per  Ravenna:  donòalla  chiesa  di 
s.  Apollinare  di  Classe  ricchissime  suppel- 
lettili, e  poi  da  Roma  inviò  artefici  per  ri- 
farne il  letto.  Poco  dopo  nella  provincia 
essendo  già  corrotta  nel  linguaggio  dome- 
stico la  lingua  latina, s'introdusse  la  volga- 
re.Morto  Carlo  Magno  nell'S  1 4,  tra'lega- 
li  lasciò  alla  chiesa  ravennate  una  tavola 
d'argentoov'era  efiigiata  la  citlà  di  Roma. 
Stefano  IV  detto  V  nel  portarsi  in  Francia 
passò  per  Ravenna  nell'S  16,  celebrò  so- 
lennemente nella  cattedrale  e  vi  si  tratten- 
ne 3  giorni,  ben  ricevuto  dall'arcivesco- 
vo Marino  :  Fedone  dice  che  il  Pajia  nel 
ritorno  in  Roma  fu  a  Ravenna  e  coll'ar- 
ci  vescovo  si  baciarono.  Lo  splendore  e  fa- 
sto di  Ravenna  incominciò  a  diminuire, 
non  più  sede  di  principi,e  perla  crescen- 
te potenza  de' Papi  e  di  Venezia  divenu- 
ta emporio  del  commercio.  Bernardo  re 
d' Italia  spesse  volte  si  trattenne  in  Ra- 
venna. I  saraceni  ueir846,saccheggiaro- 
no  il  litorale  sino  a  Ravenna,  e  spoglia- 
rono la  basilica  di  Classe  de'  suoi  orna- 
menti. Sì  vuole  che  Papa  s.  Leone  IV 
neir853  si  fermasse  alcuni  giorni  in  Ra- 
venna, con  l'imperatore  Lodovico  II.  ÌN'el- 
1866  nel  monastero  di  Classe  fu  allog- 
giato r  imperatore  Lodovico  II ,  che  di 
passaggio  era  tornato  in  Ravenna,  quin- 
di tolse  ai  ravennati  Comacchio  e  lo  do- 
nò a  Ottone  Estense.  Portandosi  in  Ro- 
ma per  farsi  coronare  imperatore  Carlo 
III  il  Grosso,  neir88o  fu  ad  incontrarlo 
in  Ravenna  Papa  Giovanni  Vili,  ed  am- 
bedue vi  tornarono  nell'SSi  per  tratta- 
re alcuni  interessi.  Qualche  anno  dopo 


RAV  217 

occupò  Ravenna  Guido  III  duca  di  Spo- 
leto. NeirSgS,  a  motivo  della  fazione  di 
Sergio,  Papa  Giovanni  IX  si  ritirò  in  Ra- 
venna. Martino  degli  Onesti  governò  la 
città  col  titolo  di  duca  dal  920  al  924: 
sua  figlia  Englatara  ottenne  dal  Papa  il 
ducalo  di  Romagna  ,  e  soleva  risiedere 
nel  castello  di  Mutiliana.  Berengario  I 
re  d'Italia  regnò  in  Ravenna  nel  924,6 
ne  fu  poi  caccialo  dall'imperatore  Otto- 
ne I,  perchè  la  travagliava  e  proteggeva 
gli  usurpatori  de'beni  ecclesiastici,  come 
nota  il  Tonduzzi,  Hist.  di  Faenza.  Yev- 
so  il  92S  i  ravennati  portarono  le  armi 
contro  gl'imolesi  e  ne  devastarono  le  cam- 
pagne, ma  furono  disfatti  con  gravi  per- 
dite, e  lo  leggo  in  Alberghetti  ,  Storia 
d'Imola,  t.  I,  p.  69.  Adalberto  re  d'Ita- 
lia vi  stabili  la  principal  sede  del  regno 
nel  955.  Vi  fu  di  passaggio  nel  961  Ot- 
tone 1  che  andava  a  ricevere  la  corona 
dal  Papa;  indi  nel  966  per  Pasqua  (al- 
tri dicono  nel  97 1  )  vi  si  trovò  con  Papa 
Giovanni  XIII,  al  quale  reslitn"i  la  città 
e  molte  altre  terre  cheavea  usurpato  Be- 
rengario Il  re  d'  Italia,  da  dove  1'  avea 
cacciato  colle  armi  ;  nondimeno  Ottone 
I  sembra  che  continuasse  ad  esercitare 
qualche  giurisdizione  su  Ravenna,  poi» 
che  vi  eresse  un  magniGco  palazzo.  Pri- 
ma di  questo  tempo  e  nel  968  circa  pas- 
sò per  Ravenna  s.  Stefano  I  re  d'  Un- 
gheria, il  quale  ad  insinuazione  di  s.  Ge- 
rardo vescovo  di  Chonad  o  Csauad  che 
lo  accompagnava,  splendidamente  edifì-. 
co  la  chiesa  e  monastero  di  s.  Pietro  ia 
Vincoli,  distante  dalla  città  8  miglia,  ac- 
ciocché in  essa  i  monaci  benedettini,  cut 
ne  fece  dono,  ospitassero  que'  pellegrini 
ungheresi  che  per  avventura  vi  passasr 
sero.  SlabiFi  inoltre  1'  annuo  assegno  di 
25  marche  d'  argento  dalla  real  sua  ca- 
mera, tutto  decretando  con  diploma  che 
poi  confermò  Bela  IV.  ÌVegli  ultimi  tem- 
pi la  chiesa  fa  demolila ,  ed  il  monaste- 
ro e  beni  gli  acquistarono  de'particolari. 
Osserva  Pasolini  che  l'imperatore  Ottone 
I  riformò  il  governo  delle  citlà,  costituen^ 


2i8  RAV 

dovi  magistrali  col  titolo  di  conti,  dipen- 
denti dall'impero:  il  lerritorio  governa- 
to da  loro  si  chiamò  contado  e  gli  abi- 
tanti conladini.  Papa  Benedetto  VII  si 
recò  qui  nel  980;  nell'anno  seguente  vi 
fu  Ottone  il  imperatore;  nel  ggS  vi  si 
recò  r  altro  imperatore  Ottone  III,  che 
visitò  s.  Komualdo  e  per  la  riforma  del 
monastero  di  Classe  questo  a  lui  alTidò; 
tornò  in  Ravenna  nel  998  ed  abitò  nel 
monastero  per  tutta  la  quaresima.  L'im- 
peratore Enrico  II  nel  io  17  affidò  il  go- 
verno e  dominio  della  provincia  di  Ro- 
magna all'arcivescovo  Arnoldo  suo  fra- 
tello e  successori,  col  titolodi  legato  im- 
periale, sebbene  l'imperatore  fosse  in  pa- 
ce colla  s.  Sede,  essendo  slato  coronato 
da  Benedetto  Vili.  Solevano  gl'impera- 
tori donare  e  concedere  anche  ciò  che  lo- 
ro non  apparteneva,  e  spesso  colla  legge 
del  più  forte  s'impadronivano  degli  altrui 
dominii,  ponendo  ad  atto  le  loro  preten- 
sioni sopra  dominii  per  lo  più  considerati 
come  feudi  dell'impero.  Altrettanto  fece 
1  imperatore  Enrico  III  nel  io63  con  Tar- 
ci  vescovo  Enrico.  Tranne  queste  domina- 
zioni, Ravenna  si  governò  a  modo  di  re- 
pubblica. Narra  Alberghetti  che  nel  i  1 3o 
cessò  un'invecchiata  inimicizia  fra' bolo- 
gnesi e  i  ravennati, che  a  danno  d'Imola  si 
giurarono  vicendevole  assistenza,  e  l'at- 
tnccarononeli  i3iecon  più  vigore  nel  se- 
guente anno  pel  rinforzo  avuto  dai  ferra  - 
resi;ma  gl'imolesi  uniti  a'faenlini  respin- 
sero i  nemici,  che  provarono  notabile  dan- 
no. Federico I  imperatore  reduce  neh  177 
da  Venezia  fu  alloggiato  splendidamente 
da  Pietro  Traversari.  Margardo  governò 
in  Ravenna  col  titolo  di  duca  neh  195,  e 
\i  fu  confermato  dall'imperatore  Enrico 
VI  occupatoredi  non  pochidominii  del- 
la chiesa  romana.  V^euuto  l'imperatore  a 
morte  neh  197,  con  quel  testamento  che 
riporta  Rinaldi  a  detto  anno  n."  9,  or- 
dinò che  si  reintegrasse  il  Papa  dell'oc- 
cupato, tranne  Medicina  e  Argelata  ,  le 
quali  col  ducato  di  Ravenna,  Bertinoro 
e  la  Marca  d'Ancona  lasciò  a  Marcualdo 


RAV 
suo  siniscalco  (di  cui  parlai  a  Macerata, 
Ancona  e  relativi  articoli),  espressamen- 
te col  patto  di  ricevere  detti  dominii  ia 
investitura  dal  Papa,  giurandogli  fedeltà 
e  riconoscendolo  per  suo  signore;  che  mo- 
rendo poi  senza  eredi  ritornino  tutti  idei- 
ti luoghi  alla  s.  Sede.  Ma  assunto  al  pon- 
tificato Innocenzo  IH  {f^-) ,  di  alti  spi- 
riti, e  Marcualdo  divenuto  tiranno,  fu  dal 
Papa  scomunicato  e  cacciato,  morendo 
poi  in  Sicilia.  L'imperatore  Ottone  IV, 
come  aveano  praticato  tanti  suoi  prede- 
cessori, con  diploma  del  1209  confermò 
alla  chiesa  romana  tutti  i  suoi  dominii  e 
giurisdizioni  sovrane^  inclusivamente  al- 
la Terra  comitissae  Mathildis  ,  camita' 
tus  Berlinorii ,  Exarcatas  Ravennae  , 
Pentapolis ,  cum  aliis  adjacentìbus  ec. 
Nota  Compagnoni,  Reggia  Picena,  p.86, 
che  Ottone  IV,  comeavea  praticato  nel 
io63  Enrico  IV,  donò  alla  metropoli  di 
Ravenna  molli  beni  nella  Marca  di  Ca- 
merino. 

Nel  12  18  Pietro  III  Traversari  citta- 
dino primario  di  Ravenna  ne  usurpò  il 
dominio  coi  titoli  di  signore  e  di  duca. 
Corre  opinione  fra  gl'istorici  che  da  Ro- 
ma si  portassero  a  stabilirsi  in  Ravenna 
i  Traversari.  Nel  495  Teodoro  I,  stipite 
de'seguenti,  fu  uno  de'generali  d'Odoa- 
cre,  stimato  tra'primi  guerrieri  :  fu  inol- 
tre senatore,  patrizio,  prefètto  di  Raven- 
na e  segretario  di  Teodorico.  Edificò  il 
castello  di  Traversara  nel  territorio  ra- 
vennate, ora  di  Bagnaca vallo,  chiamato 
contado  Traversara  e  sua  frazione  nella 
provincia  di  Ferrara.  Suo  figlio  Impor- 
lunio  gli  successe  nella  prefettura.  Fiori- 
rono iu  questa  nobilissima  famiglia  Isnar- 
do, amatoda  Belisario  per  la  sua  prodez- 
za. Paolo  I  meritò  pel  suo  valore  la  stima 
di  Carlo  Magno;  fu  nemico  acerrimo  del- 
la celebre  famiglia  Anastasi  e  quasi  del 
tutto  la  distrusse;  fabbricò  il  castellodet- 
to  Caslellazzo,  ed  i  4  suo'  f^g'*  governa- 
rono tutta  la  provincia  pel  sovrano  Pon- 
leflce.. Giovanni  1  i.°  arci  vescovo  di  som- 
ma pietà  e  virtù.  Piclro  11  del  loi  i  eb- 


RA  V 

be  in  moglie  la  guerriera  insigne  Melil • 
de,  la  quale  colle  milizie  lavennali  e  vene- 
te ricuperò  Ferrara.  Diversi  Traversari 
sì  distinsero  scilo  Ottone  III  imperatore 
nelle  armi,  crescendo  nel  secolo XI  in  ric- 
chezze e  nobiltà,  benemeriti  di  chiese  e 
monasteii.  Guglielmo  e  Stefano  furono 
tra'piìi  celebri  capitani  di  Enrico  V  im- 
peratore. Guido  fu  capitano  di  Lotario 
11  imperatore  e  de' veneti,  saccheggiando 
coi  ravennati  Imola.  Nel  i  1 5o  Guglielmo 
si  rese  famoso  nella  sanguinosa  zuffa  coi 
faentini.  Nel  iiyi  Pietro  HI  contribuì 
alla  pace  de'ravennati,  bolognesi  e  forli- 
vesi ed  altri  collegati,  coi  faentini.  Per  con- 
trasti di  eredità  nel  11791  beni  de'  Tra- 
versari patirono  gravi  danni:  nel  i  i(.)4 
per  le  loro  ragguardevoli  aderenze  per  tut- 
ta Romagna  con  Pietro  III  disponevano 
quasi  asiiolutameute  della  città  di  Ra> 
venna.  Pietro  111  nelii88  fu  pretore  e 
nel  I  197  fu  creato  podestà  ;  nel  1202  i 
ravennati  coi  forlivesi  corabalterono  coi 
cesenati  che  fecero  prigioniero  Pietro,  ri» 
lasciandolo  per  la  pace  onde  Cervia  fu  re- 
stituita a  Ravenna.  Nel  1 2  1 5  si  aumenta- 
rono  nelle  città  romagnole  le  guerre  ci  vili 
e  particolarmente  in  Ravenna,  perchè  go- 
vernandosi le  città  d'Italia  come  repub- 
bliche, ardevano  i  cittadini  d'invidia  e 
d'ambizione.  Agitati  da  queste  passioni 
Pietro  III  e  Ubertino  Carrai  io  combat- 
tendo fra  loro  divisero  la  città  in  due  fa- 
zioni; indarno  l'arcivescovo  Ubaldo  ten- 
tò pacificarli.  Guerreggiando  Pietro  111 
per  alcune  possessioni  col  conte  Ruggie- 
ro Guerra,  fu  fatto  da  Ubertino  prigio- 
ne e  perde  Carpinetto  e  alcuni  castelli  , 
indi  sposò  la  sorella  dell'emulo  Ruggiero. 
Finalmente  Pietro  III  a'2  ottobre  1318 
memorato  co'suoi  aderenti  occupò  il  do- 
minio della  patria  ,  sottraendolo  alla  s. 
Sede  e  intitolandosi  duca.  Cacciò  da  Ra- 
venna le  fazioni  de'  Mainardi,  di  Uber- 
tino e  di  Guido  Deusdeo.  Ubertino  col- 
r  aiuto  del  conte  Ruggiero  prese  il  ca- 
stello di  Bertinoro,  die  il  guasto  al  terri- 
torio ravennate  e  atterrò  le  case  dei  Rlai- 


RAV  219 

nardi.  Nel  1  120  si  fece  Pietro  III  di  nuo- 
vo podestà  di  Ravenna,  indi  fu  ucciso  U- 
golino  conte  di  Romagna,  cui  Federico 
Il  imperatore  surrogò  Goffredo  Blande- 
rau,  il  quale  non  trovando  l'uccisore  del 
predecessore,  multò  la  città  di  1700  lire. 
Pietro  HI  fu  anche  generale  dell'impe- 
ratore, e  bramoso  di  acquistar  gloria  nel- 
le crociate  di  Palestina  ,  vi  si  portò  coi 
primi  capitani  ravennati ,  che  diportan- 
dosi valorosamente  vennero  acclamati 
prodi  difensori  della  fede.  Nel  1220  mo- 
rì Pietro  IH  e  fu  sepolto  con  pompa  du- 
cale in  s.  Gìo.  Battista  ,  denominato  il 
magnanimo,  l'intraprendente  e  di  gran 
virtù;  le  sue  figlie  sposarono  i  re  di  Bre- 
tagna, d'Ungheria  e  d'Aragona.  Il  figlio 
Paolo  IV  fu  investito  dall' arcivescovo 
Simeone  in  nome  di  sua  chiesa  del  do- 
minio di  Ravenna  con  titolo  di  duca  ;  eoa 
altri  ravennati  si  portòa  Verona  alla  die- 
ta imperiale.  Pacificò  i  concittadini  eoa 
x\ncona  e  fece  tregua  coi  fientini  che  de- 
vastavano il  territorio.  Nel  1229  la  re- 
pubblica di  Ravenna  lo  creò  suo  procu- 
ratore e  lo  destinò  fra'principali  al  con- 
siglio di  Rimini  per  le  questioni  co'  pe- 
saresi. Neil 23  I  fu  discussa  la  causa  tra 
la  metropolitana  e  la  repubblica  d'  Osi- 
nio  per  la  demolizione  di  Ubaldo  e  Mon- 
te Cerno,  castelli  del  territorio  osimano, 
pretesi  dalla  chiesa  raveiuiate.  Paolo  IV 
ebbe  in  moglie  Andronica  figlia  dell'im- 
peratore greco,  e  nel  1287  segnò  la  pace 
co'bologuesi;  si  dichiarò  pel  Papa  Gre- 
gorio IX contro  Federico  11  che  combat- 
tè valorosamente.  Ad  istanza  degli  Ac- 
carisi  nel  1288  cacciò  da  Faenza  i  poten- 
ti Manfredi;  volle  dominarla,  ma  gli  fu 
tolta  dai  bolognesi  con  strage  dei  suoi. 
Con  questi  pacificatosi,  nel  1289  espulse 
da  Ravenna  il  magistrato  imperiale  ,  e 
con  ciò  la  città  divenne  G«e//à(^.),  os- 
sia del  partito  pontificio  ,  avendola  for- 
nita di  buona  guarnigione  i  veneziani  , 
come  leggo  in  liijjaldi.  Unitosi  il  Tra- 
versari col  legalo  pontificio,  coi  veneti  e 
con  Aizod'Este  contro  l'imperatore,  as- 


220  R  A  V 

salita  Ferrara,  il  governo  fu  consegnato 
ad  Azzo  nel  19.40.  Ripatrialo  Paolo  IV 
morì  e  con  regia  magnificenza  fu  sepol- 
to nella  chiesa  della  Rotonda  :  con  lui 
terminò  il  dominio  su  R.aveinia  de'Tra- 
versali.  Federico  il  ne  proilltò,  assediò 
Ravenna  e  pei  molti  suoi  partigiani  Ghi- 
bellini (f'^-)  che  vi  avea,  l'ebbe  in  3  gior- 
ni a' 1 5  agosto  1240  :  esiliò  l'arcivescovo 
Federico,  rovinò  molte  castella  dell'arci- 
vescovato, atterrò  i  palazzi  del  defunto 
qual  capode'guelfl  e  col  materiale  vi  fab- 
bricò la  torre  del  palazzo,  non  la  pub- 
blica come  pretesero  altri;  lasciando  nel- 
la città  per  suo  vicario  Righetto  Fandol- 
fiiioda  Vicenza,  che  governò  sino  al  1248, 
in  cui  il  cardinal  Ubaldini  legato  di  Pa- 
pa Innocenzo  IV  con  l'aiuto  de'  raven- 
nati e  altri  la  ricuperò  alla  s.  Sede  in 
uno  al  resto  di  Romagna,  liicuperata 
Ravenna  dai  Papi,  la  possederono  diret- 
tamente per  qualche  tempo, governando- 
la in  loro  nome  un  ministro  pontifìcio  col 
titolo  di  conte  odi  rettore,  rilenendo  pe- 
rò la  città  una  certa  qual  forma  di  liber- 
tà fino  e  circa  al  1  3oo.  Innocenzo  I V  no- 
minò i.°  conte  di  Romagna  per  la  s.  Se- 
de Ugolino  Rossi  di  Parma.  Essendo  ri- 
patriati  i  Polentani,  già  proscritti  dai 
Traversari  loro  nemici,  e  per  togliere  o- 
gni  pericolodi  ribellione, il  cardinale  oil 
conte  mandò  in  Puglia  Paolo  e  Ayca  fi- 
gli del  morto  duca.  Di  poi  Traversana 
superstite  di  sua  famiglia  del  ramo  di  Pie- 
tro 111  sposò  Stefano  figlio  d'Andrea  II 
re  d'Ungheria,  ed  ebbe  per  dote  l'ampia 
e  ricchissima  eredità.  Avanti  di  progre- 
dire iu  questi  principali  cenni  storici  su 
Ravenna,  essendo  collegati  coi  Polenta- 
ni, che  poi  lungamente  e  per  1 40  anni  la 
dominarono,  con  l'autorità  dell'encomia- 
to cav.  Spreti,  come  ho  fatto  de'Traver- 
sari,  premetterò  alcune  notizie. 

Ravenna  alimentava  nel  proprio  seno 
due  delle  principali  e  potenti  famiglie  tra 
Iure  emule  e  nemiche,  cioè  i  Traversari 
vd  i  Polentaui,  de'quali  scrissero  Pietro 
Fciretli  storico  ravennate,  ed  i  sullodali 


RAV 
p.  ab.  Ginanni  negfi  Scrittori  ravennati, 
e  conte  Fantuzzi  ne'  Monumenti  ravcn- 
nati.  \\i°  de'Polentani  che  si  conosca  fu  . 
Geremia  fiorito  nel  ii 65,  Guido  del 
1192,  Pietro  podestà  di  Ravenna  nel 
1202;  Guido  lo  prese  Innocenzo  III  sot» 
lo  la  sua  prolezione ,  come  pure  alcuni 
feudi  concessi  ai  di  lui  progenitori  daGre- 
gorio  Papa.  Si  distinse  Chiara  figlia  di 
Geremia  per  singoiar  pietà  e  per  aver  nel 
i23o  fondato  il  monastero  di  s.  Chiara 
di  Fiavenna.  Un  Guido  fu  pretore  a  Faen- 
za ed  a  Cesena,  ma  ghibellino.  La  fami- 
glia principesca  de'signori  daPoIenta  pre- 
se il  suo  nomedal  castellodi  Polenta  non 
lungi  da  Bertinoro  ed  ora  suoappodia- 
to  nella  provincia  di  Forlì,  già  molto  rag- 
guardevole; castello  che  prima  fu  della 
chiesa  ravennate,  poi  degli  abbati  di  s. 
Gio.  Evangelista,  uno  de'quali  nel  1290 
lo  die  in  feudo  ai  Polentani  originari  dal 
medesimo.  Era  antichissimo,  fortissimo, 
cinto  di  mura  e  torri  e  provveduto  di 
munizioni,  quando  nel  1278  lo  rovina- 
rono i  Traversari,  dopo  averlo  preso  per 
assalto.  Dopo  qualche  tempoi  Polentani 
rifecero  il  castello  e  le  fortificazioni, ren- 
dendolo piìi  nobile  e  più  bello  ;  ma  per 
la  loro  distruzione  appena  vi  è  restato 
un  mucchio  di  casecon  circa  5oo  abitan- 
ti, in  memoria  di  sua  passata  grandezza. 
I  Polentani  si  fecero  strada  al  supremo 
potere  colla  forza  e  prepotenza,  rovinan- 
do e  deprimendo  le  famiglie  piìi  polenti 
e  doviziose.  11  primo  che  tentò  questa  im- 
presa e  che  appianò  la  strada  alla  signo- 
ria de'  suoi  discendenti  fu  Lamberto  o 
Guido.  Richiamato  egli  in  Ravenna  con 
tutta  la  famiglia  dal  suddetto  conte  Ugo- 
lino, poco  dopo  il  figlio  Guido  colla  ca- 
valleria de' Ma  la  testa  daRimini  e  co'suoi 
aderenti  cacciò  da  Ravenna  gli  antago- 
nisti Traversari  e  loro  partitauli  ;  indi 
con  eccesso  d  ingratitudine  si  rivolse  nel 
1275  contro  il  suo  benefattore,  gli  levò 
ogni  autorità  in  Ravenna  facendosi  asso- 
luto signore  della  patria,  mentre  in  Lo- 
sanna Rofoldo  1  re  de'romaui  giurava  a 


RA  V 
Papa  Gregorio  X  [f^.)  d\  difendere  alla 
s.  Sede  r  antico  Esarcalo  di  Ravenna  e 
le  altre  lene  della  medesima  ,  come  si 
ha  da  due  suoi  diplomi  presso  Rinaldi  e 
altri  scrittoli.  IlgoveinodiLambertoche 
fu  tirannico  e  illegittimo  durò  circa  San- 
ili, poiché  Papa  Nicolò  III  avendo  spe- 
llilo in  Romagna  perchè  reggesse  tutta 
la  provincia  con  titolo  di  conte  il  nipote 
lUitoldo  Orsini  ,  colle  sue  truppe  ricu- 
l'eiò  la  città  nel  1279  in  compagnia  del 
rmdinal  Latino  Frangipane  Orsini  che 
ne  prese  possesso.  Pacificò  i  Polenlani 
cri  Traversari,  cogli  Onesti  ed  i  Sassi, 
I  rò  esiliando  Lamberto  coi  figli  :  egual- 
mente in  altre  città  di  Romagna  il  con- 
'-<•  pacificò  le  diverse  fazioni,  richiaman- 
uli  esuli.  A  frenare  le  ambizioni  di  go- 
1 1  nare,  più  che  le  discordie  de'guelfi  e 
ghibellini,  per  ogni  città  fu  posto  un  pre- 
tcreche  trattasse  e  governasse  egualmen- 
te tutti  i  cittadini.  Nel  1280  Martino  IV 
nominò  conte  di  Romagna  Giovanni  di 
Appia  francese,  di  cui  parlai  a  ForÙ. 
Guido  di  Polenta  podestà  di  Ravenna, 
guerriero  di  gran  valore  e  virtù,  già  pre- 
tore di  Faenza,  ove  aiutò  i  Lamberlazzi 
a  ricuperarla,  dopo  aver  espulso  i  Tra- 
versari erasi  fatto  nominare  dall' arcive- 
scovo viceconte  della  chiesa  ravennate,  e 
nel  1 28  I  per  ragione  di  statosposò  Fran- 
cesca sua  figlia,  ch'era  la  più  avvenente 
donna  de'suoi  tempi  e  perciò  di  contro- 
genio, a  Giovanni  il  Zoppo  o  lo  Scian- 
calo detto  dogli  storici  ravennati  Lancel- 
lotto  Malatesta  de'signori  di  Rimini;  ma 
siccome  Lancellottoera  defurmee  ribut- 
tante, e  bellissimo  il  fratello  Paolo,  i  co- 
gnati subito  perdutamente  s'innamoraro- 
no con  reciproca  corrispondenza.  Lancel- 
Jotlo  li  sorprese  e  barbaramente  gli  uccise 
nel  settembre  del  1283,  altri  e  con  diver- 
si opinamenti  dicono  nel  1287  o  1288. 
Dante  to'suoi  divini  e  commoventi  ver- 
si rese  immortali  que'  sciagurati,  magica- 
mente dipingendone  l'infelice  tìnecon  su- 
blime pietoso  canto;  sventure  che  da  ul- 
tioiocon  tanta  maestria  furono  poste  sui- 


R  A  V  ri-ii 

le  scene  da  Silvio  Pellico.  Adirali  i  Po- 
lenlani del  t  ragico  avvenimento,  mossero 
crudelissima  guerra  a  Lancellottoperfar- 
ne  aspra  vendetta  :  inlerposli  i  veneziani 
riuscì  loro  di  concordare  le  due  possenti 
famiglie.  Ma  di  questo  tragico  fatto,  me- 
glio è  vedere  Rimim.  Nell'anno  1287  Papa 
Onorio  IV  inviò  il  conte  di  Romagna  Gu- 
glielmo Durante  francese,  cui  poco  dopo 
Onorio  IV  sostituì  Pietro  Colonna  roma- 
no, e  nel  1288  Ermanno  Monaldeschi  di 
Orvieto.  A  questi  nel  laSq  Nicolò  IV  die 
in  successore  il  rumano  StefanoColonna, 
il  quale  si  mise  incapo  di  voler  la  rocca 
di  Ravenna  ch'era  in  potere  de'Polenta- 
ni;  perciò  i  ravennati  si  sollevarono,  ira- 
prigionandolocon  tutta  lafamiglia. Quin- 
di si  moltiplicarono  io  città  le  discordie, 
fecero  alcuni  nelle  mura  della  città  certe 
piccole  porte  dette  Posterie,  per  ricevere 
gli  amici  e  fuggire  quando  occorresse. 
L'irrequieto  Guido  Polenlani  podestà  di 
Ravenna, dopo  avere  ribellato  la  provin- 
cia s'impossessò  di  Forlì  e  ne  fu  crealo 
pretore.  Il  Papa  saputo  l'arresto  di  Stefa- 
no che  altri  chiamano  Pietro  (tra'  croni- 
sti vi  è  discrepanza  sull'epoche  di  questi 
rettori,  chiamando  il  rettore  Pietro  col- 
l 'aggiunto  di  Stefano  e  ne  aulici  pano  il  go- 
verno) scomunicò  i  Polenlani,  e  poscia  nel 
I  2qi  nominò  contedi  Romagna  Ildebran- 
do Conti  Guidi  di  Bagno  vescovo  aretino, 
il  quale  indarno  si  atVaticò  perchè  fosse- 
ro libeiati  i  prigionieri.  Tultavolta  i  Po- 
lenlani pensando  meglio  ai  casi  loro,  ac- 
cettarono i  progetti  di  pace  del  rettore 
Ildebrando,  cioè  di  scarcerare  Pielio  coi 
famigliari edi  pagar  3ooo  fiorini,  venen- 
do essi  assolti  da  qualsivoglia  pena  e  cen- 
sura, e  tutto  si  eseguì  venendo  anche  pa- 
cificati i  Traversari  coi  Polentani.  Indi 
Ildebrando  convocò  un  congresso  pro- 
vinciale in  Forf),  ove  tassò  la  provincia 
a  contribuir  20,000  fiorini  annui  pel 
mantenimento  della  necessaria  soldate- 
sca; inoltre  proibì  l'eiezioni  de' prelori , 
volendo  che  le  città  li  ricevessero  dalla 
$.  Sede;  gli  levò  la  facoltà  d'imporre  col- 


222  RAV 

Ielle  senza  licenza  del  I*apa:  le  quali  co- 
se essendo  di  pregiudizio  alla  libertà  del- 
le citlà,  si  sciolse  il  parlainenlo  senza  ve- 
runa conclusione.  Spedirono  lecillàarn- 
bascialori  a  Nicolò  iV  ,  ma  non  furono 
ricevuti,  si  sollevarono  per  opera  princi- 
palmente de'Polentani,  non  slimando  le 
censure  fulminate  dal  rettore  che  riparò 
in  Cesena.  Perciò  poco  durò  la  pacifica- 
zione Ira'Traversari  ed  i  Polentani,  per- 
cliè  questi  distrussero  tutto  ciò  ch'era  di 
ragione  de'  loro  emuli.  Il  dello  conte  o 
rettore  tornò  a  pacifi«..rlineli2g4  dopo 
la  generale  assoluzione  delle  lanciate  cen- 
sure. Ildebrando  nel  1294  per  s.  Celesti- 
no V  fu  succeduto  da  Roberto  Gernaio, 
cui  nell'istesso  anno  Bonifacio  Vili  sur- 
rogò Pietro  Gerra  arcivescovo  di  Mon- 
reale, che  richiamò  gli  esuli  e  pose  in  a- 
tnislà  i  cittadini  ch'erano  divisi  in  due  fa- 
zioni, massime  i  Traversari  coi  Polenta- 
ni ;  si  cantò  il  Te  Deiwi  nella  metropo- 
litana e  si  visitò  s.  Maria  di  Porto ,  in 
gran  venerazione,  per  ringraziamento  a 
Dio.  Si  convenne  che  il  magistrato  di  Ra- 
venna per  due  ambasciatori  fosse  obbli- 
gato lai.=>  volta  incontrare  il  legato  dei- 
la  provincia  in  segno  di  vassallaggio  fuo- 
ri della  città  :  questa  per  onorarlo  gli 
concedè  di  poter  edificare  convenevole 
palazzo,  ed  il  rettore  fece  diroccar  le  torri 
di  quelli  dei  conti  di  Cunio  a  Porta  s.  Ma- 
mante,  e  quelle  di  Guido  Polentani  pres- 
so Porla  Ursicina,  vietando  le  erezioni  di 
altre.  Secondo  un'altra  versione,  Pietro 
vietando  di  costruir  case  ad  uso  di  for- 
tezza ,  concesse  facoltà  di  edificare  il  pa- 
lazzo pubblico,  ed  un  altro  per  il  legato 
della  provincia,  che  quando  trovavasi  in 
Ravenna  era  costretto  abitare  il  palazzo 
arcivescovile.  Queste  paci  poco  duraro- 
no, perchè  i  Traversari  e  loro  aderenti, 
credendosi  angariali  a  confronto  de'Po- 
lentani ,  radunate  truppe  di  fuoruscili  e 
di  contadini,  assediarono  Ravenna  e  po- 
sero presidii  in  altri  luoghi,  con  intendi- 
mento di  estirpare  i  loro  avversari  e  dar 
la  città  in  mano  de'uemìci  di  s.  Chiesa  ; 


RAV 
laonde  Ronifacio  Vili  nel  129)  rimandai 
rettore  di  Uomagnn  Guglielmo  Durante 
divenuto  vescovo  di  Mende,  che  trovala 
la  parte  guelfa  assai  indebolita  e  la  ghi- 
bellina baldanzosa,  mostrandosi  a  questa 
contrario  parTi  da  Ravenna.  Gli  successe 
nel  1296  Massimo  da  Piperno.  Favoren- 
do Guglielmo  di  Polenta  assai  valoroso  i 
ghibellini,  fu  perseguitalo  dal  vescovo  di 
Pavia  legato  della  s.  Sede,  che  d'ordine 
del  Papa  rivocò  la  liberazione  del  conte 
Guido  di  IMonlefitlco  ;  per  cui  Gugliel- 
mo co'  suoi  ravennati  si  collegò  con  Fer 
rara  e  Forlì,  prese  Imola  e  Castelnuovo 
di  Calboli  :  il  legato  ricuperò  Forlì,  ma 
Guglielmo  arditamente  glielo  tolse  coni 
diversi  castelli.  Allora  i  Polentani  cresce- 
vano di  forze  ogni  giorno  e  reggevano  pei 
primi  la  repubblica;  nondimeno  il  senato 
di  Ravenna  creava  i  magistrati  che  go- 
vernavano la  città,  unitamenleai  conso- 
li e  rettori  :  però  Lamberloe  Ostasio  Po- 
lentani ,  mutati  gli  anticlii  vocaboli  di 
rettori,  anziani  e  consoli,  que'sei  che  co- 
stituivano il  magistrato  chiamarono  sa- 
vi, e  lo  furono  sino  a'noslri giorni,  in  cui 
si  variarono  le  magistrature  municipali 
con  uniformi  magistrati  ,  che  descrissi  a 
Gonfaloniere  ,  a  Pbiorb  e  relativi  arti- 
coli. Bonifacio  Vili  neli3oo  fece  rettore 
di  Romagna  Carlo  d'Angiò,  fratello  del 
re  di  Francia,  acciò  imponesse  colla  sua 
autorità  ;  indi  nominò  rettore  Giovanni 
Pagani  vescovo  di  Rieti ,  che  a  cagione 
del  suo  mal  governo  fu  rimosso  da  dello 
Papa  nel  1 3o2,  col  nominare  conte  e  ret- 
tore Rmaldo  Concorreggi  vescovo  di  Vi- 
cenza, poi  arcivescovo  di  Ravenna.  Es- 
sendo stato  accordalo  ai  Polentani  ed  ai 
conti  di  Cuuio  il  trasporlo  del  raccolto 
ai  loro  castelli,  ciò  che  era  stato  negato  a 
Pietro  Traversari ,  questi  a  dispetto  del 
senato  ravennate  trasportò  i  suoi  nel  ca- 
stello di  Traversara;  del  che  piccatosi  il 
senato  e  ad  istigazione  de'Polentani,  con 
mano  armala  glielo  tolse  e  si  crede  che 
allora  fosse  diroccato.  Bandito  Pietro  coi 
suoi  nipoti ,  vennero  iu  lai  miseria  che 


RA  V 

fiii-ono  necessilali  a  procurarsi  il  villo  coU 
l'avle  del  fabbro  in  Portico  di  Forlì,  per 
cui  assunsero  il  cognome  Fabri.  In  questo 
teni|K)  la  casa  Pulenlani  divennequasi  pa- 
drona di  Ravenna,  la  quale  oltre  l'aver 
latto  podestà  a  vita  Lamberto,  il  senato 
gli  concesse  con  annuo  stipendio  anche 
la  pretura,  solita  accordarsi  per  sei  mesi 
ai  forastierì.  La  repubblica  i-avennate  in- 
caricò Lamberto  e  due  savi  alla  visita  dei 
piopri  castelli,  con  ordine  di  presidiarli 
e  foitifìcarli.  Avendo  i  cesenati  eretto  un 
castello  sul  lido  del  mare,  Bernal  dìuo  Po- 
lantani  pretore  di  Cervia  coi  ravennati  e 
quei  del  Cesenatico,  dicuiBernardiuoeia 
conte,  lo  misero  in  Gamme.  Lamberto  cu- 
ròil  diseccamenlo  delle  acque  del  terrilo* 
1  io  di  Ravenna.  Cotuacchio  si  sol  trasse  da- 
gli Estendi  e  si  die  al  senato  di  Ravenna, 
il  cui  presidente  Lamberto  mandò  a  por- 
vi il  presidio  da  Guido  figlio  d'Oslasio, 
che  cogli  ambasciatori  coinaccbiesi  giu- 
rò fedeltà  al  senato  :  ma  lEslense  subilo 
riprese  Comacchio,  onde  il  senato  accol- 
se tutti  i  nobili  fuggili  e  fece  sommini- 
strare il  villo  a  quelli  che  si  fermarono 
nella  città.  Successivamente  furono  ret- 
toli o  conti  di  Romagna,  nel  i3o4  Te- 
baldo Busali  bresciano  per  Benedetto  XI, 
nel  I  3o6  il  cardinalNapoleone  Orsini  per 
Clemente  V  ,  che  avea  trasferito  la  re- 
sidenza pontificia  in  Provenza:  questo  Pa- 
pa spedi  un  interuunzio  e  un  legalo  per 
ricuperare  Ferrara  dai  veneti  ,  ed  i  l*o- 
lenlaui  vi  contribuirono  :  i  veneziani  nel 
i3oc)  tenlaronodi  riprendere  Ferrara  , 
che  soccorsa  dai  ravennati,  i  nemici  pa- 
tirono grave  peidila.  Per  nuovi  rettori 
econtiClemeule  V  nominò  nel  iSoq Rai- 
mondo d'Atlone  da  Spello,  nel  1 3  i  o  Ro- 
berto re  di  Napoli  capoparte de'gueltì,  il 
quale  governò  pei  seguenti  suoi  ministri 
e  vicari  :  nel  i  3  io  Niculò  Caracciolo  na- 
poletano, nel.iSi  I  Gilberto  Senlillo  ca- 
talano, neli3i6  Diego  della  Ralla  spa- 
gnuolo  coi  titoli  di  conte  e  rettore  ,  nel 
i3i6  Anfnso.  Sotto  il  vicario  Senlillo 
gravi  tumulli  insorsero  tra'guelfi  e  ghi- 


RAV  223 

bellini,  coirendo  voce  die  V  imperatore 
Enrico  VII  nel  i3i2  voleva  transitare 
per  Romagna  e  pollarsi  a  Roma  per  far- 
si coronare,  avendo  in  animo  di  riacqui- 
stare 1' aulica  giurisdizione  in  Italia.  La 
provincia  e  il  pubblico  di  Ravenna  per 
mostrarsi  ben  affetta  a  re  Roberto,  offrì 
buon  numero  di  fanti  e  cavalli.  Neli3i4 
Oslasio  e  Bandino  Polenlaui,  essendo  il 
i.°  capitano  ,  1'  altro  podestà  di  Cesena, 
dierono  principio  al  porto  del  Cesenati- 
co. Lamberto  e  Bernardino  Polenlani 
s'  impadronirono  di  Faenza  ,  sorpresero 
Forlì  e  Cesena.  Papa  Giovanni  XX 11  da 
Avignone  deputò  conte  erettore  di  Ro- 
magnaRaniero  di  Zaccaria  orvielano,che 
fu  per  alloia  l'ultimo,  essendo  termina- 
to ancora  il  governo  del  redi  Napoli, per 
cui  il  Papa  mandò  per  legato  di  Roma- 
gna il  cardinal  Castroluce. 

Lamberto  Polentani  figlio  diGuidodet- 
to  il  /1/j«orp_,  essendo  slato  nel  i3oo  di- 
chiarato podestà  perpetuo  della  patria  per 
la  sua  potenza,  talento  e  virtù,  cominciò 
a  scemarsi  l'autorità  che  i  rettori  della 
provincia  avevano  in  Ravenna.  Morì  nel 
i3i6,  e  il  nipote  Oslasio  I  si  fece  pro- 
clamar principe  e  signore  di  Ravenna, 
non  che  vicario  della  s.  Sede,  nel  i3i8 
dopo  aver  caccialo  l'ultimo  conte  Ranie- 
ro :  creò  subilo  podestà  di  Ravenna  Gui- 
do Novello  suo  cugino,  d'ottima  indole, 
amante  della  giustizia,  fautore  e  mece- 
nate de'Ielterati  e  delle  belle  arti,  onde 
fece  ricerca  del  celeberrimo  Giotto  pitto- 
re e  lo  chiamò  in  Ravenna,  ove  lasciò  di- 
versi monumenti  del  suo  ingegno.  Poco 
dopo  Guido  accolse  come  un  inestimabi- 
le tesoro  Dante  Alighieri  bandito  dalia 
patria,  cui  trattò  magnificamente;  lo  pro- 
lesse, diverse  volte  lo  mandò  ambascia- 
tore alla  repubblica  di  Venezia;  ne'piìi 
gravi  affari  pulitici  profìltò  di  questo  mi- 
racolo della  natura,  cui  tanto  Nomine  nnl- 
lum  par  elogium,  ed  in  morte  per  ono- 
rarne la  memoria  gli  fece  celebrare  con 
molla  pompa  l'esequie  egli  eresse  un  bel- 
lissimo sarcofago,  ciie  altri  poi  restaura- 


224  R  A  V 

rono  ed  abbellirono.  Ostasio  I  sul  prin- 
cipio tlel  suo  governo  ebbe  gravi  contra- 
sti coi  forlivesi  pei  confini,  mai  veneti  ap- 
pianarono le  differenze.  Nel  iSao  fu  Ra- 
venna afflitta  da  desolatrice  pestilenza. 
Indi  insorse  fiero  contrasto  pei  confini  dei 
propri  beni  tra'Polentani  e  Traversari, 
nel  quale  s'interposero  i  veneziani.  Osta- 
sio I  nel  1  32  I  sorprese  e  fece  prigione  nel 
castello  di  Polenta  il  marchese  Alberico 
di  Guido  Riccio  e  lo  condusse  in  Raven- 
na. Nel  i322  scannò  barbaramente  nel 
proprioletlo  il  cugino R.inaldo, geloso  pel* 
essere  slimato  da  tutti,  e  qual  capo  della 
famigliade'PoIentani,  eletto  arcivescovo 
dal  clero  di  Ravenna,  e  non  riconosciuto 
dal  Pa[)a  nemico  de'Polentani,  con  som- 
mo dolore  de'cittadini,  siccome  di  gian 
merito  e  di  santi  costumi.  Poco  dopo  cuc- 
ciò dalla  città  il  fratello  carnale  dell'uc- 
ciso Guido,  il  quale  unitosi  ai  bolognesi, 
forlivesi  ed  a  tutti  gli  esuli  lavennati,  si 
presentò  con  gran  truppa  nel  iS^S  sotto 
le  mura  di  Ravenna,  sperando  che  i  con- 
cittadini disgustati  per  lecrudeltàdel cu- 
gino lo  secondassero;  ma  invano  perchè 
Ostasio  I  erasi  posto  in  vigorosa  difesa, 
onde  se  ne  tornò  a  Bologna  e  vi  mori  di 
dolore.  Nel  iSaS  Ostasio  l  sagrifìcando 
il  cugino  Bernardino  e  suo  figlio,  s'im- 
padronì di  Cervia.  La  viril  donna  Polen- 
lesia,  figlia  di  Guido  Novello,  vedendo 
imprigionato  Malatestino suo  marito, che 
bramava  signoreggiare  in  Rimini,  prese 
le  armi,  recossi  in  piazza  seguita  da  mol- 
te nobili  femmine,  e  dopo  aver  combat- 
tuto i  nemici  coraggiosamente,  trovan- 
dosi superala  se  ne  partì.  Resosi  formi- 
dabile a'suoi  nemici,  Ostasio  I  confermò 
le  leggi  municipali  di  Ravenna,  le  ridus- 
se in  un  volume,  facendosi  giudice  delle 
medesimee  principe  della  città.  Nel  18281 
Polentani  e  gliOrdelaffi  di  Forh  persua- 
sero Lodovico  il  Bavero,  capoparte  ghi- 
bellino, a  mandare  nella  provincia,  co- 
me prima  costumavano  gl'imperatori,  un 
ministrochesostenesse  la  fazione  dell'im- 
pero; e  da  esso  fu  spedito  Chiuratuonle 


RA  V 
Sicigliano, che  i  ravennati  riceverono  con 
regia  magnificenza.  Nel  1829  vedendo 
crescere  la  potenza  del  Papa  pel  tributo 
impostoaFerrara,  pregò  Giovanni  XXII 
a  mandare  il  legato  in  Ravenna  che  la 
reggesse  a  nome  della  Chiesa,  alche  con- 
discese il  Pontefice,  stipulandosi  l'istro- 
mento  in  Bologna  dal  cardinal  Bertran- 
do legato  e  da  Americo  rettore  della  pro- 
vincia. Nel  I  888  il  legalo  volendo  ripren- 
dere Ferrara  con  vocò  in  Ravenna  un  con- 
gresso de'maggioraschi  della  provincia,  e 
si  concluse  l'attacco  della  città;  però  l'e- 
sercito pontificio  restò  disfatto  e  Ostasio  I 
con  altri  capi  fatto  prigioniero.  L'Estense 
li  trattòbeneepersuasea  scuotere  il  giogo 
ecclesiastico,  come  fecero.Nel  1884  Osta- 
sio I  occupò  Lugo  e  perciò  fu  scomunica- 
to dal  pontificio  legalo,  che  fulminò  l'in- 
terdetto a  quella  città.  Nondimeno  fu  da 
lui  in  detto  anno  assoluto  dalle  censure, 
gli  fu  affidata  la  difesa  di  tutta  la  provincia, 
quando  le  città  di  Romagna  dopo  il  fatto 
di  Ferrara  eransi  quasi  tutte  ribellate,  di- 
chiarandolo in  nomedelPapa  vero  signo- 
re e  principe  di  Ravenna.  Nel  1887  sor- 
prese Faenza  e  la  tolse  alla  s.  Sede,  ma  il 
legato  pontificio  che  governava  la  pro- 
vincia la  ricuperò  nel  seguente  anno  e  de- 
vastò tulio  il  territorio  fino  alle  portedi 
Ravenna:  usciti  i  ravennati  lo  fugarono  si- 
no a  Faenza.  Nel  i33g  perde  Lugo  e  si  col- 
legò contro  Lodovico  ilBavaro,  coi  guelfi 
Malatesta  e  Manfredi:  tuttavolta  Lodo- 
vico diede  a  Ostasio  I  il  dominio  di  Ra- 
venna e  Cervia  con  titolo  di  vicario,  che 
gli  venne  confermato  da  Benedetto  XII, 
acciocché  dipendesse  dalla  s.  Sede.  Nel 
1843  esiliò  molli  nobili  e  potenti  citta- 
dini, come  i  Traversari,  tranne  i  quali 
gli  altri  poterono  ritoinare:  i  Traversari 
si  sparsero  in  vari  luoghi,  a  Costantino- 
poli, in  Toscana,  a  Ferrara,  in  Venezia; 
e  Guido  si  stabilì  a  Brisighella,  ove  com- 
prò la  villa,  cui  die  il  nome  di  Traver- 
sare. Desiderando  egli  di  ri patriare,  spes- 
se volte  con  truppe  si  portò  sotto  le  mia- 
ra  della  città,  e  quando  ardilauieute  ere- 


RAV 

deva  d'insignorirsene,  essendo  penetralo 
a  Porla  Anastasia,  sotto  questa  fu  truci- 
data, lerminaDdo  cos'i  le  speranze  de'Tra- 
versali.  Al  coute  e  rettore  di  Romagna 
Rinaldo  vescovo  d'inioia  successe  Filip- 
po d'Amvilla,  e  poi  Alinerigo,  col  quale 
si  collegarono  i  Polenlani,  i  Malatesta  e 
altri  contro  i  ghibellini  de'Visconti  di  Mi- 
lano. Oslasio  1  prese  il  titolo  di  reggente 
cìi  Ravenna  e  di  Cervia;  ottenne  dal  le- 
gato pontificio  che  il  pretore  della  città 
(osse  da  esso  crealo  e  soltanto  dal  legato 
ricevesse  la  conferma.  Stimato  e  temuto 
dai  principi  conviciui,  amarono  collegar- 
si con  lui;  per  tante  svariate  vicende  di 
sua  condotta  morì  nel  i344o  i  34fi>  la- 
sciando di  se  cattiva  memoria.  Gli  suc- 
cesse Bernardino  suo  figlio,  che  sul  prin- 
cipio del  suo  governo  fece  carcerare  Lam- 
berto e  Pandotfo  suoi  fratelli  e  morire 
d'inedia  per  aver  tentato  di  usurpargli 
il  dominio.  Dappoiché  avendo  questi  e- 
redilato  dal  padre  un  animo  barbaro  e 
crudele,  chiamarono  in  Cervia  con  in- 
ganno Bernardino  e  lo  imprigionarono, 
mentre  Pandolfo  corse  a  Ravenna  a  farsi 
l'ioclamare  principe  nella  gran  sala,  di- 
cendo essere  morto  Bernardino.  S'inter- 
pose Malatesta  riminese,  liberò  Bernar- 
dino con  patto  che  reggessero  i  tre  fra- 
telli il  dominio  unitamente;  ma  non  an- 
I    dò  guari  che  il  primo  si  vendicò,  sotto 
ì    pretesto  che  Lamberto  e  Pandolfo  lo  vo- 
j    lessero  uccidere.  Indi  Bernardino  cacciò 
f    dalla  città  Guido  Novello  col  fratello  Ri- 
'    naidosuoi  zii  cugini,  ed  il  primo  mori  di 
[    passione  in  Bologna,  ov'era  podestà.  Ber- 
nardino comprò  dal  parente  Francesco 
la  sua  parte  de'castelli  di  Polenta  e  Cul- 
lianello  e  molli  beni  dagliOrdelafll  di  For- 
lì nella  villa  Canuzza.  Non  credendo  op- 
portuno di  andare  dal  Pontefice  che  lo 
avea  chiamato,  mandò  in  Avignone  un 
ambasciatore  a  Papa  Innocenzo  VI,  che 
gli  confermò  il  dominio  di  Ravenna  e  di 
i     Cervia,  che  ricevè  in  feudo  collo  sborso 
di  3ooo  ducati  al  celebre  cardinal   AI- 
boruoz  legato  di  Romagna.  Assicurato  il 

VOL.  LVI. 


RAV  225 

principato,  non  pensò  che  ad  angariare 
i  cittadini  ed  a  commettere  enormi  cru- 
deltà: molti  ne  fece  morire,  altri  esiliò, 
altri  confinò  in  perpetuo  carcere;  in  Ra- 
venna non  rimasero  che  gli  artefici  e  il 
basso  popolo.  Finalmente  esecrato  da  tut- 
ti morì  nel  i  35g.  Guido  Lucio  suo  figlio, 
fatto  dal  padre  pretore  di  Ravenna,  oc- 
cupò i  principati,  ai  quali  fu  proclamato 
dal  popolo  e  confermato  dal  legato  pon- 
tificio: richiamò  subito  i  nobili  esiliali  e 
si  mostrò  d'animo  assai  umano  e  gentile. 
Con  belle  maniere  si  procacciò  la  prote- 
zione di  detto  cardinal  Albornoz,  il  qua- 
le con  molti  privilegi  lo  cosliluì  e  dichia- 
rò vicario  della  s.  Sede  in  Ravenna,  e 
perciò  vero  legittimo  signore  di  Raven- 
na, per  averlo  aiutato  contro  i  Visconti 
che  assediavano  Bologna:  d'allora  in  poi 
si  cominciò  a  chiamare  vicario  della  chie- 
sa romana.  Nel  i365  l'arcivescovo  di  Ra- 
venna creato  da  Urbano  V  rettore  di  R.o- 
noagna,  convocò  un  parlamento  a  Forlì 
per  farsi  giurare  fedeltà  dalle  città  sog- 
gette, come  fece  il  vicario  Guido  Lucio. 
Ma  nel  1 369,  siccome  debitore  alla  s.  Se- 
de di  molte  migliaia  di  fiorini  pei  tributi 
non  pagati,  fu  scomunicato  :  invocando 
perdono,  gli  fu  condonata  la  metà  del  de- 
bito e  assolto  dalle  censure.  Avendo  Gui- 
do comprato  dal  conte  diCunio  il  castel- 
lo d\Fusignano,  per  politici  riflessi  di  poi 
lo  donò  colla  contea  di  Donigaglia  ad  An- 
drea de'conti  di  Conio,  col  patto  annuo 
d'un  uccello  da  caccia  e  di  due  cani.  Aiu- 
tando Faenza  a  ribellarsi,  mentre  avea 
fatto  lega  col  rettore  contro  i  banditi,  nel 
I  S^GGregorioXI  spedì  in  Romagna  con 
esercito  il  famoso  cardinal  di  Ginevra,  poi 
antipapa  ClemeoleVII,  che  si  unì  con  A- 
cuto  generale  pontificio  in  Romagna; on- 
de Guido  si  coilegò  con  tutti  i  ribelli.  Nel 
1377  Gregorio  XI  restituì  la  residenza 
papale  a  Roma, ed  in  sua  morte  insorse  il 
grande  scisma  sostenuto  da  detto  antipa- 
pa, al  cui  partilo  aderì  Guido  contro  il 
legittimo  Urbano  VI  che  lo  scomunicò  e 
privò  del  dominio.  L'arcivescovo  feceo- 
i5 


2a6  R  A  V 

gni  sforzo  per  tenere  i  ravennati  in  fede, 
acciò  non  imitassero  lo  scismatico  prin- 
cipe. Nel  1 386  il  figlio  Ostasio  difese  Ve- 
rona, pel  cognato,conlroi  Visconti  di  Mi- 
lano. Nel  i388  incominciò  la  peste  a  far 
strage  e  continuò  nel  i38g.  Guido  Lu- 
cio ebbe  in  moglie  la  figlia  di  Opizo  d'E- 
ste  signore  di  Ferrara,  e  maritò  Sama- 
ritana sua  figlia  ad  Antonio  Scaligero  si- 
gnore di  Verona  con  real  magnificenza. 
l>eatrìce, altra  sua  figlia,  donna  di  gran 
coraggio,  sposò  il  Gonzaga,  indi  il  conte 
di  Cunio,  e  di  poi  nell'assenza  del  fratel- 
lo Opizo  restò  alla  testa  del  governo  ra- 
\ennate,  ed  in  persona  combattè  le  mi- 
lizie papali  che  nel  territorio  facevano 
dannose  scorrerie.  Sisina,  altra  figlia,  si 
maritò  con  Gentile  Varani,  signorediCa- 
flierino.  In  questo  tempo  fiorirono  due 
altri  illustri  Polentani,  Chiara  di  sor- 
prendente bellezza  e  abbadessa  di  s.  Chia- 
ra, monastero  fondato  da  un'altra  Chiara 
Polentani  nel  i23o,  chiamata  col  titolo 
di  beata;  e  Giovanna  abbadessa  delle  be- 
nedettine di  9;  Andrea,  d'animo  grande. 
Sotto  Guido  Lucio  i  ravennati  goderono 
per  la  sua  clemenza  costante  felicità,  ma 
questa  fu  troncata  dalla  cupidigia  di  re- 
gnare ch'ebbero  i  suoi  figli  Bernardino, 
Ostasio  II,  Opizo,  Pietro,  Aldobrandino, 
Azzone  e  Anglico,  i  quali  tutti  abusando 
di  sua  inerzia  iniquissimamente  nel  1 390 
gli  usurparono  ildominio  di  Ravenna,  e 

10  confinarono  in  perpetuo  carcere,  ove 
poi  mori  di  dolore.  Bernardi  no,  il  più  cru- 
dele di  tulli,  temendo  che  la  nobiltà  si 
potesse  opporre  ai  pravi  loro  disegni,  por- 
zione ne  fece  uccidere,  altra  esiliare,  e  di 
quelli  che  fuggirono  confiscò  i  beni  e  sac- 
cheggiò le  case.  Nel  iSgS  morì  Ostasio 

11  dotato  di  celebrate  qualità,  indi  a  poco 
a  poco  gli  altri  fratelli.  Bonifacio  IX  nel 
i3g4  spedì  legato  in  Romagna  il  cardi- 
nal Marramauri  arcivescovo  dì  Bari,  ed 
i  Polentani  se  ne  prevalsero  per  fare  una 
permuta  di  Lugo  e  Colignola,  da  essi  ac- 
quistali, colla  riva  del  Po  chiamata  Fi- 
lo. Nel  i3c)5  i  Polentani  per  soccorrere 


R  A  V 
Azze  contro  gli  altri  Estensi  di  Ferrara 
ebbero  la  peggio,  venne  danneggiala  la 
Pineta  e  brucialo  il  castello  situato  alla 
bocca  della  Fossa  navigabile  fino  a  Ra- 
venna. Nel  iSgg  Anglico  emendò  i  suoi 
costumi,  perdiè  seguitando  la  peste  ad 
affliggere  l'ilalia  si  fecero  molle  orazioni 
e  processioni.  Bernardino  per  un  tempo  e 
fino  al  i4o4  l'egnò  solo;  nel  qual  anno 
essendo  egli  mòrto,  Opizo,  fatto  uccidere 
Aldobrandino,  restò  solo  e  padrone  as'itì| 
soluto  di  Ravenna.  Opizo  maritalo  a  E4H 
lisabelta  figlia  diMalatesta  signore  di  Ri- 
mini, benché  fosse  d'animo  feroce,  pure 
si  portò  da  buon  principe  e  si  fece  amare 
dai  ravennati,  governando  con  saviezza  e 
curando  l'economia  della  città.  Pel  suo  va- 
lore a  prò  della  repubblica  di  Venezia  fu 
creato  senatore  con  tulli  i suoi  posteri.  A-- 
iulò  OrdelalTi  a  impadronirsi  di  Forlì,  e  fu 
amato  da  Innocenzo  VII  ch'era  stato  arci- 
vescovo. Vedendo  lecose  politiche  sempre 
più  intorbidarsi  per  la  continuazione  del 
deplorabile  scisma,  si  pose  sotto  la  pro- 
lezionede'veneti,Ia  cui  capitale  frequen-  , 
lo,  lasciando  il  governo  alla  sorella  Bea- 
trice, come  dissi  di  sopra,  che  lo  difese 
dalie  milizie  di  Gregorio  XII:  egli  pos- 
sedeva Bagnacavallo,  Fusignano,  Russi 
e  altri  castelli.  Nel  i4'9  ricevè  in  Raven- 
na Papa  Martino  V  a'sG  febbraio, che  re- 
cò seco  Lodovico  Pasolini  ravennate  suo 
cameriere  segreto:  il  Pontefice  fu  rice- 
vuto con  grandiosa  pompa  in  Ravenna, 
incontralo  da  tutta  la  nobiltà  e  popolo; 
Opizo  lo  trattò  splendidamente.  Maritò 
suo  figlio  Ostasio  a  Costanza  Migliorali 
pronipote  d'Innocenzo  VII  e  figlia  di  Lo- 
dovico signore  di  Fermo,  al  quale  lasciò 
il  principato  morendo  nel  i432.  Restato 
vedovo  Ostasio  III,  sposò  Ginevra  figlia 
di  Manfredi  principe  di  Faenza,  bellis- 
sima e  di  sommo  valore.  Libidinosoecru- 
dele  disgustò  i  ravennati,  angariò  i  citta- 
dini e  pose  la  città  tutta  in  disordine.  Nel 
1432  si  recò  inRavenna  l'iroperatoreSi- 
gismondo  e  fu  ricevuto  dai  cittadini  con 
solenne  sfarzo:  Opizo  si  fece  gloria  d'  al- 


RA  V 

loggiailo  eia  suo  pari  e  fu  crealo  cava- 
liere. Ostasi©  III  era  salito  in  tanto  cre- 
dito che  gli  stessi  veneti  l'officiarono  per 
comporre  alcune  vertenze  coi  francesi,  e 
vi  riuscì   felicenf.ente.  Ostasio  III  si  uni 
coll'arcive'^covo  Perondoli  per  pacificare 
il  clero  e  il  popolo  ravennate  sui  beni  en- 
fiteulici,  perchè  la  maggior  parte  del  ler- 
1  ritorio  di  Ravenna  era  formata  dulia  Val - 
,  lePadusa  già  donala  agli  arcivescovi.  Il 
I   i438  fu  calamitoso  a  Ravenna,  stante  la 
;  gran  peste  che  vi  faceva  strage  :  il  Po- 
lentani  perciò  si  ritirò  in  Argenta,  e  allo- 
,  ra  fu  che  i  ravennati  congiurarono  con- 
tro di  essOj  malcontenti  del  suo  governo; 
I  vennero  i  contadini  armata  mano  in  piaz- 
zo con  alle  grida,  ma  furono  dissipati.  I 
1  avennati  si  concordarono  coi  veneziani 
per  darsi  a  loro;  ma  Ostasio  III  tornalo 
•  in  Ravenna  parlò  in  senato,  si  lagnò  dei 
veneti  e  calmò  per  allora  la  turbolenza. 
Filippo M.' Visconti  duca  di  Milano  spe- 
dì iNicolò  Piccinini  a  danno  di  Romagna, 
assalì  Ravenna,  die  il  guasto  al  territo- 
rio, indi  seguì  fiera  battaglia  coi  veneti 
ch'erano  in  aiuto  de'ravennali  e  furono 
',  disfalli.  Ne  profittò  Manfredi  di  Faenza, 
occupando  Bagnacavallo  e  altri  castelli 
de'ravennali.  Da  tante  calamità  stretto 
,   Ostasio  III  si  pacificò  con  Piccinini, a  con- 
dizione che  restasse  sotto  la  prolezione 
del  duca  di  Milano,  che  fossero  espulsi  i 
veneti,  che  pagasse  3,ooo  scudi  ;  onde  gli 
,   furono  restituiti  i  castelli.  Piccinini  pose 
'    presidio  in  Ravenna,  ed  Ostasio  III  con- 
tro il  ricordo  del  genitore  di  non  slaccar- 
si mai  dai  veneti,  da  per  lutto  fece  cassar- 
ne le  insegne  e  porvi  quelle  de'  Viscon- 
ti. Nel  1439  mancò  uno  degli  uomini  più 
grandi  che  in  quel  tempo  vantar  potesse 
Ravenna,  ornamento  della  Chiesa  e  della 
repubblica  letteraria  :  questi  fu  Bartolo- 
meo Ambrogio  Traversari,  nato  a  Porti- 
co, sunnominato  col  nome  di  Fabri,  che 
meritò  d'essere  abbate  generale  de'camal- 
dolesi,  nunzio  d'Plugenio  IV  (dal  quale 
ricusò  la  porpora)  al  concilio  di  Basilea  ; 
'    che  ne'concihi  di  Ferrara  e  Firenze,  co- 


RAV  227 

me  notai  in  quegli  articoli,  contribuì  al- 
l'unione fra  la  chiesa  greca  e  la  Ialina,  la ^ 
sciando  molte  opere  tradotte  dal  greco 
ed  altre  proprie  opere,  anche  ascetiche, 
e  lettere  importanti.  Essendosi  recalo  a 
Ravenna  nel  i433  a  visitare  i  suoi  mo- 
naci, fu  ben  accolto  da  Ostasio  III  che  gli 
fece  restituire  pei  camaldolesi  l'ospedale 
della  Misericordia  ch'eragli  stalo  tolto, 
e  donò  ai  medesimi  religiosi  la  chiesa  di 
s.  Bartolomeo.  In  tal  guisa  ebbe  termi- 
ne la  famiglia  Traversari.  Lo  slemma  di 
questa  celebre  famiglia  fu  un  pinoincam- 
pò  ceruleo,  con  3  fascié  bianche  che  dal- 
le radici  ai  rami  lo  attraversano,  e  sul  ci- 
miero la  figura  della  Fortuna. 

Peggiorando  la  condizione  di  Ravenna, 
i  furti,  gli  ammazzamenti,  la  depressione 
de'buoni,  insolentirono  la  plebe  contro  la 
nobiltà, onde  la  repubblica  fu  quasi  anni- 
chilila. I  conladini  colle  armi  ricusarono 
l'imposizione  che  Ostasio  III  esigeva  per 
rimborsarsi  del  denaro  dato  a  Piccinini. 
I  cittadini  e  alcuni  nobili  vedendo  peri- 
colar la  patria  si  radunarono  in  congres- 
so e  risolvettero  darsi  ai  veneziani,  certi 
di  migliorar  condizione^con  pattoche  fos- 
sero mantenuti  i  privilegi  e  leesenzioni. 
Avvisatone  Ostasio  III,  ch'era  in  Argen- 
ta per  la  peste,  si  recò  in  città,  e  raduna- 
lo il  consiglio  de'nobili,  li  pregò  a  dire  se 
volevano  più  il  suo  governo,  pronto  a  ri- 
nunziarlo:  fu  risposto  che  altro  principe 
non  volevano  che  luiepregavanoDioche 
Io  volesse  conservare.  Avendo  i  veneti  in- 
tesa la  congiura  de'ravennali  contro  i  Po- 
lentani,  e  il  loro  desiderio  di  sottomet- 
tersi alla  loro  repubblica,  mandarono  con 
5oo  fanti  Francesco  Monaldiui  nel  Porlo 
Pirololo,  mentre  Ostasio  III  era  lontano 
da  Piavetma  cogli  amici;  ma  suonala  la 
campana  alle  armi,  i  ravennati  accorsero 
alla  difesa  delle  mura  e  si  riuscì  a  sven- 
tare la  trama  de'partigiani  veneti.  Osta- 
sio III  per  vendicarsi  fece  uccidere  molli 
complici  e  maltrattare  nobili  e  cittadini. 
Esacerbali  gli  animi  tulli  risolvettero  sol- 

tometlersi  alla  repubblica  di  Venezia,  cui 


228  RAV 

fecero  sapere  il  loro  desiderio.  Quindi  ap- 
prodato nel  Porlo  raveonate  con  una 
squadra  Donato  Donati  generale  delle  ga- 
lere venete,  entrarono  le  milizie  per  Por- 
ta Anastasia  acclamate  dui  popolo.  IIPo- 
lentani  non  avendo  mezzi  di  difesa  ricevè 
cortesemente  Donati,  dichiarando  che  a 
quanto  avea  operato  contro  la  repubbli- 
ca, era  stato  costretto  dal  Piccinini  e  dal 
"Visconti.  Donati  l'assicurò  che  stesse  di 
buon  animo,  volendola  repubblica  man- 
tenerlo in  possesso  della  signoria.  Ciò  in- 
teso dai  congiurati,  spedirono  al  senato 
veneto  reclamando,  onde  la  repubblica 
inviò  a  Ravenna  per  legato  Giacomo  An- 
tonio Marcello  con  autorità  di  dittatore, 
e  l'istruzione  di  mantenere  Ostasio  HI  e 
pacificarlo co'cittadini.  Questi  però  scon- 
giurarono Marcello  a  deporre  il  Polen- 
tani,  e  per  l'integrità  che  ammirarono 
in  Marcello  costante  nella  difesa  di  Osta- 
sio III,  lo  acclamarono  principe  e  padre 
della  patria.  Marcello  con  editto  impose 
silenzio,  e  respinse  il  Piccinini  ch'era  ac- 
corso per  impadronirsi  della  città;  quindi 
dati  saggi  avvertimenti  a  Ostasio  IH  onde 
atfezionarsi  il  popolo,  altrimenti  la  sua 
caduta  sarebbe  irreparabile,  se  ne  parli 
fra  le  lagrime  di  Ostasio  III  e  de'raven- 
nati.  Nel  i44o5"oo  ostante  il  sentimento 
contrario  degli  amici,  il  Polenlani  seguì 
la  moglie  a  Venezia,  o  chiamatovi,  co- 
me vuole  Muratori  :  con  uscire  per  Por- 
ta Anastasia  si  verificò  poi  un  presagio 
che  della  caduta  de'Polenlani  era  nella 
bocca  di  tutti,  e  dove  un  secolo  prima 
per  singoiar  coincidenza  aveano  annien- 
ttitoil  potere de'Traversari  e  ucciso  Gui- 
do; e  quel  che  è  più  perderono  il  domi- 
nio nel  declinar  di  febbraio,  per  cui  so- 
levano tenerla  serrata  in  quel  tempo  per 
egual  vaticinio.  Mentre  Ostasio  111  dimo- 
rava in  Venezia,  i  principali  e  nobili  di 
Ravenna,  stimando  opportuna  l'occasio- 
ne, presero  le  armi  a'2 4  febbraio 1 44'» 
dichiarando  di  volere  l'impero  veneto 
sotlo  il  vessillo  di  s.  Marco,  percorrendo 
la  città  colle  acclamazioni  di  f^ivas.Mar- 


RAV 
co,  Viva  Venezia,  a  terra  iPolentnni: 
il  che.  saputo  per  ambasceria  dalla  re- 
pubblica,  promise  di  ricevere  la  città  che 
le  mostrava  tanta  affezione,  essendo  do- 
ge Francesco  Foscari.  Seguì  un  tripudio 
universale  e  per  ogni  dove  si  abbattero- 
no le  polentane  insegne,  tra  la  gioia  d'un 
lieto  avvenire,  per  la  potenza  e  saggez- 
za de'  veneziani,  le  cui  città  erano  flo- 
ride, rispettate  e  temute.  Si  spedirono 
dai  ravennati  nuove  ambascerie  al  se- 
nato veneto,  per  sempie  più  assicurarlo 
essere  uno  il  voto  e  il  desiderio  di  tutti, 
pregandolo  a  rilegare  in  Candia  il  Po- 
lenlani, Ginevra  sua  moglie  e  il  piccolo 
figlio  Girolamo,  nel  timore  che  avessero 
potuto  brigare  per  riacquistar  il  perdu- 
to dominio  e  soffiar  nel  fuoco  della  di- 
scordia. Il  doge  accolse  amorevolmente 
i  nuovi  ambasciatori,  ed  a'20  marzo  1 44 1 
si  segnò  una  specie  di  trattato,  pel  quale, 
convenuta  la  memorata  rilegazione,  si 
stabilì  che  i  beni  de'Polenlani  sarebbe- 
ro venduti  per  cancellarne  la  memoria; 
che  avrebbe  usato  ogni  buon  ufficio  per 
fare  ritornare  alla  sede  l'arcivescovo,  e 
colie  sue  rendite  si  ristorassero  la  me- 
tropolitana e  il  palazzo  arcivescovile;  e- 
senzione  ai  ravennati  ed  a  quei  del  con- 
tado da  gabelle  per  10  anni;  accordati 
i  privilegi  de'padovani,  veronesi  e  altre 
città  della  repubblica;  che  ogni  forastie- 
re  che  si  stabilisse  in  Ravenna  e  suo  con- 
tado godrebbe  franchigia  per  io  anni; 
che  sarebbe  permesso  ciò  anche  agli  e- 
brei,  per  far  prestanze  di  denaro  a  de- 
terminate usure.  Accordate  queste  e  al- 
tre concessioni,  il  doge  mandò  tosto  a 
Ravenna  per  legato  Vittore  Delfino,  e  poi 
per  provveditore  Nicolò  Memrao,  i  quali 
coU'aiuto  di  profondi  giureconsulti  fece- 
ro nuove  leggi,  piantando  quel  regime 
che  valse  a  salvare  Ravenna  da  quelle 
sciagure,  da  cui  era  minacciata,  per  l'im- 
provvido, debole  e  tirannico  governo  de- 
gli ultimi  Polenlani.  Per  ordine  del  con- 
siglio de'Dieci,  Ostasio  e  la  sua  famiglia 
furono  rilegati  in  Candia  coll'appannag- 


RAV 

gio  di  800  ducali  d'oro.  Da  lì  a  non  mol- 
to Ostasio  perde  la  consorte  e  il  figlio,  e 
ritiratosi  dai  frati  di  s.  Francesco,  in  u- 
na  rissa  fu  in  cambio  ucciso  a  colpi  di 
bastone  e  sepolto  senza  pompa  in  quella 
chiesa;  liberando  così  la  repubblica  da 
ogni  impaccio,  e  i  ravennati  dal  timore 
ì  di  tentativi  per  ricuperare  il  perduto  seg- 
gio. Questo  fu  il  fine  miserabile  d'una 
famiglia,  la  quale  per  nobiltà,  per  pò- 
;   lenza,  per  ricchezza  ed  estesissima  pos- 
'   sìdenza,  e  per  eccelse  parentele  avea  splen- 
,  didumente  figurato  tra  le  prime  prin- 
cipesche d' Italia  ;  e  fu  illustre  nella  to- 
,   ga,  nell'esercizio  delle  podesterie  e  delle 
preture,  massime  di  Romagna,  nelle  ar- 
mi, nelle  scienze  ed  in  cospicue  cariche 
ecclesiastiche,  avendone  celebrati  i  per- 
sonaggi i  biografi  ravennati.  Non  rimase 
allora  del  tutto  estinta  la  stirpe  de'Po- 
lentani,  mentre  i  conti  Bellecitani  di  Car- 
f    pi  discendono  da  Giovanni  figlio  di  Lam- 
berto. 1  Polentani  paghi  di  signoreggia- 
re Ravenna,  Cervia  e  altri  luoghi,  affa- 
scinati da  idee  cavalleresche  e  di  falsa 
.   gloria,  poco  badando  alla  pubblica  pro- 
sperità, non  lasciarono  memorie  in  Ra- 
venna, benché  avesse  in  se  tutti  gli  ele- 
menti a  divenire,  come  era  slata,  il  cen- 
tro d'uno  slato  florido  e  possente.  Le  ca- 
gioni che  determinarono  la  caduta  de'Po- 
lentani,  in  bell'articolo  di  Luigi  Cecca - 
;    relli  furono  pubblicate  nel  t.  io,  p.  169 
:    dtìì'  Album  di  Roma,  col  disegno  della 
memorabile  Porta  Anastasia  o  Serrata. 
Lo  stemma  de'  Polentani  era  un'aquila, 
parte  bianca  in  campo  ceruleo  e  parte  ros- 
sa in  campodorato.  AlcuniPolentani  vin- 
citori de'Traversari  inserirono  nel  bla- 
sone memoria  di  questo  vanto. 

Divenuta  la  repubblica  di  Venezia  si- 
gnora di  Ravenna,  per  68  anni  con  otti- 
me leggi  la  governò  per  provveditori,  po- 
destà e  capitani  ,  la  cui  serie  riporta  il 
cav.  Spreti,  econfabbriche  sontuose  l'ab- 
bellì :  il  Delfino  nel  1 44^  restaurò  il  bor- 
go di  Porta  Adriana;  neh  444  ''  podestà 
Benedetto  Mula  decorò  la  piazza  erigen- 


RAV  239 

dovi  due  colonne  con  sopra  le  statue  di 
s.  Apollinare,  scolpita  dal  celebre  Pietro 
Lombardo,  e  1'  altra  di  s.  Marco  ,  alla 
quale  poi,  come  notai,  fu  sostituita  quel- 
la di  s.  Vitale,  scultura  dell'insigne  Cle- 
mente Molli.  Nel  14^7  sotto  il  podestà 
Pietro  Giorgi  s'incominciò  la  fabbrica  del- 
la fortezza  di  Brancaleone  ,  in  cui  pose 
solennemente  la  i.*  pietra  l'arcivescovo 
Roverella  ;  fu  edifizio  in  ogni  sua  parte 
sontuoso,  attorniato  di  mura,  fosse,  ba- 
luardi e  merli.  U  podestà  Nicolò  Giusti- 
niani fece  fare  una  magnifica  porta  alla 
chiesa  di  s.  Sebastiano.  Neh  491  sotto  il 
podestàMarcoBragadino,  essendo  la  chie- 
sa di  s.  Sebastiano  d'una  sola  navata,  vi 
fu  aggiunta  la  seconda  e  dedicata  a  s. 
Marco  Evangelista  ,  la  cui  immagine  fu 
scolpita  sopra  l'altare  maggiore.  Andrea 
Zancano  podestà  del  1496  fabbricò  dei 
baluardi  alle  antiche  mura  della  città  , 
che  ancora  esistono.  Luigi  Marcello  del 
i5o9  fu  l'ultimo  podestà  per  la  repub- 
blica veneta,  la  qualeanche  in  tempo  dei 
Polentani  vi  avea  tenuto  i  suoi  podestà, 
incominciando  dal  i3oq  e  facendone  il 
catalogo  il  cav.  Spreti.  Elevato  al  pon- 
tificatoli gran  Giulio  II,  avendo  in  cima 
de'suoi  pensieri  di  ricuperare  ad  ogni  co- 
sto i  dominii  della  santa  Sede,  nel  i5o4 
ammonì  amichevolmente  il  doge  veneto 
Leonardo  Loredano  a  restituire  Raven- 
na, oltre  le  città  e  luoghi  occupati  dopo 
la  morte  d'Alessandro  VI,  de'quali  trat- 
tai ai  loro  articoli;  domanda  che  rinno- 
vò neh  507  inutilmente;  laonde  si  aggre- 
gò  alla  famosa  lega  di  Cambray[f^.)^pei' 
abbassare  la  potenza  veneta,  entrando- 
vi anche  il  duca  di  Ferrara  Alfonso  I, 
per  cui  in  questo  articolo,  ed  a  Francia 
e  Milizia  narrai  le  conseguenze  ,  a  Pisa 
il  conciliabolo.  Nell'aprilei5o9  Giulio  I( 
tornò  a  intimare  ai  veneziani  di  dimet- 
tere le  città  di  Romagna  sotto  pena  di 
scomunica,  lanciando  loro  poi  un  inter- 
detto ,  ed  inviando  il  nipote  Francesco 
M.°  della  Rovere  duca  d'  Urbino  coll'e- 
sercilo  iu  Romagna;  questi  assalì  e  asse- 


23o  RAV 

dio  Ravenna,  difesa  valorosamente  dal 
Marcello  e  da  Mosè  Zeno.  Ria  dopo  la 
jliepilosa  rolla  di  Ghiaiadadda  o  Agna- 
del,  eseguita  dai  francesi  a'  i4  maggio 
contro  la  repubblica  di  Venezia,  questa 
ordinò  ai  nominali  che  la  consegnassero 
al  Rovere  e  partissero,  come  venne  ese- 
guito. Così  la  s.  Sede  neliSog  per  Giu- 
lio li  ricuperò  Ravenna  e  gli  altri  suoi 
domini!  di  Romagna  già  occupati  dai  ve- 
neziani, e  coiiiinciò  tosto  ad  essere  go- 
vernala dai  legali,  presidenti  e  vicelegali 
della  provincia  di  Romagna  ed  Esarcato 
di  R.avenna,  de'quali  lutti  e  fino  al  1820 
si  legge  la  serie  nel  cav.  Spreti^  insieme 
alla  variazione  temporanea  di  alcuni  go- 
verni. Il  1."  legato  di  questa  serie  fu  il 
cardinal  Alidosio,  di  cui  e  di  lutti  i  car- 
dinali successori  feci  biografìe  e  riparlai 
in  liuti  i  luoghi  a  loro  relativi.  I  vene- 
ziani domandarono  perdono  e  furono  as- 
solti; indi  Giulio  II  si  ritirò  dalla  lega  con 
sommo  rammarico  de'franresi,  che  si  u- 
nirono  al  duca  di  Ferrara  perfargli  guer- 
)-a,  ed  egli  si  collegò  colla  Spagna  e  sco- 
municò i  suoi  nemici.  Per  meglio  atten- 
dere alla  guerra  Giulio  II  si  portò  in  Bo- 
logna e  comandò  l'assedio  della  Miran- 
dola (/^.)  in  persona,  entrandovi  vinci- 
tore nel  gennaio  1 5 1  i .  Ritornato  a  Bolo- 
gna e  riavutosi  da  un'infermità,  coi  car- 
dinali e  la  famiglia  pontificia  parti  per  I- 
mola  nel  febbraio,  e  lasciando  le  sue  trup- 
pe quarlierate  a  Bondeno,  a' 18  entrò  in 
Ravenna  preceduto  dalla  ss.  Eucaristia 
(  F.).  Nella  cattedrale  bened\  il  popolo,  in- 
di andò  ad  alloggiare  nel  monastero  di  s, 
Maria  in  Porto,dilettandosi  assai  di  quel 
soggiorno.  Nel  giorno  delle  Ceneri  lesom- 
ministrò  a  chi  intervenne  alla  funzione, 
e  concesse  le  indulgenze  delle  stazioni  a 
diverse  chiese  come  in  Roma,  visitando 
quella  di  s.  Domenico  de'predicatori.  Nel 
medesimo  monastero  e  nel  capitolo  si  ce- 
lebrarono le  cappelle  della  I.",  2."  e  3.^  do- 
menica di  quaresima.  A'  io  marzo  con  1 1 
cardinali  tenne  concistoro,  e  vi  creò  8  car- 
dinali, 2  de'quali  erano  assenti  :  Novacs 


RA  V 

dice  che  fu  pubblicazione  di  quelli  creati  e 
riservati  in  petto  nel  concistoro  del  1 5o8. 
Nel  concistoro  de' 1 4 ''"pose  loro  il  cap- 
pello cardinalizio,  ed  in(iuellode'i  7  diede 
l'anello  e  il  titolo;  nel  concistoro  poi  dei 
ig  aprì  loro  la  bocca  ;  a'25  il  Papa  parli 
per  Cervia  con  6  cardinali,  indi  ritornò 
a  Ravenna,  e  nella  4-°  domenica  di  qua- 
resima benedì  la  rosa  d'oro.  Partì  da  Ra- 
venna a'3  aprile,  e  per  Russi  eCotigno- 
la  si  diresse  a  Bologna  per  conferire  col 
cardinal  Gurk  ambasciatore  imperiale. 
Avvicinandosi  l'esercito  francese,  Giulio 
li  partì  di  Bologna  a'  if\.  maggio  ,  per- 
nottò nel  convento  suburbano  de'  fran- 
cescani d'Imola,  indi  per  Faenza  e  Forlì 
giunse  a  Ravenna,  prendendo  alloggio  nel 
monastero  di  s.  Vitale  per  3  giorni,  po- 
scia passò  ad  abitare  nella  fortezza.  Men- 
tre il  Papa  slava  agitaloper  Bologna  pre- 
sa di  mira  dai  francesi,  a'22  maggio  eb- 
be l'infausta  notizia  dal  conte  Pepoli  bo- 
lognese che  vi  erano  entrali  coi  Benlivo- 
glio  ben  accolti  dal  popolo,  il  quale  atter- 
rò e  ruppe  la  statua  del  Papa,  lavoro  di 
Michclangelo.il  cardinal  Alidosio  discen- 
deva da  una  famiglia  che  signoreggiò  I- 
tnola;  vano  e  borioso,  com'egli  era,  am- 
biva ricuperarla.  Benché  amato  da  Giu- 
lio II,  che  lo  avea  fallo  amministratore 
e  legato  di  Bologna,  non  che  comandan- 
te generale  dell'esercilo  pontificio,  pure 
non  potè  conseguire  l'intento.  Allora  ri- 
volse le  sue  ambiziosecurea  favorire  se- 
gretamente i  francesi,  sperando  di  conse- 
guirne r  intento  a  mezzo  del  re.  Laonde 
avvicinatisi  i  francesi  a  Bologna,  frappo- 
se indugi  per  respingerli,  anzi  per  essere 
venduto  alla  flizione  de'Benti  voglio,  con 
sua  intelligenza  sorpresero  la  città.  Per 
non  divenir  vittima  del  popolo  irritato 
contro  di  lui,  travestito  fuggì  a  Raven- 
na dal  Papa  per  imputar  la  perdita  del- 
la città  al  suo  nipote  duca  d'Urbino,  ge- 
nerale delle  milizie  pontificie.  Trovò  Giu- 
lio li  nel  monastero  di  s.  Vitale,  nella 
camera  in  cui  si  teneva  l'archivio,  che 
fu  poi  delta  la  Papalina,  e  nel  dargli  par- 


RAV 

te  del  triste  a vvenimenlo  ne  incolpò  l'im- 
perizia  del  nipote  che  si  era  fatto  baite- 
le e  respingere  dai  francesi  nel  soccorre- 
re Bologna.  Nell'atto  che  avea  compita 
la  narrazione  o  poco  dopo  sopraggiunse 
il  Rovere  duca  d'Urbroo,  ma  lo  zio  Giu- 
lio Il  adirato  non  volle  udirlo.  11  duca  se 
ne  offese  tanto,  che  volle  dai  famigliari 
pontifìcii  conoscerne  il  motivo,  ed  ap- 
prese la  calunnia  ond' era  stato  accusa- 
to. Montato  in  furore,  andò  per  vendi- 
carsi del  cardinale,  e  incontratolo  appun- 
to mentre  a  cavallo  portavasi  al  monaste- 
ro di  s.  Vitale,  ove  il  Papa  avealo  invita- 
to a  pranzo  ,  presa  la  briglia  della  mula, 
lo  feri  di  stoccata  ne'fianchi,  sicché  cadde 
a  terra,  in  cui  giacendo  fu  percosso  di  pu- 
gnalate da  due  famigliari  del  duca  ,  il 
quale  io  ultimo  gli  passò  colla  spada  il 
petto,  e  montato  a  cavallo  partì  subito  per 
Urbino.  Morì  il  misero  cardinale  con  grau 
segni  di  contrizione  poche  ore  dopo  nella 
vicina  casa  di  Antonio  Cavalli,  e  fu  sepol- 
to nella  cattedrale  verso  il  pulpito  senza 
iscrizione.  11  cranio  di  questo  cardinale 
e  legato  di  Ravenna  si  trovava  nella  li- 
breria di  s.  Vitale.  Vedesi  ancora  sul  can- 
tone della  strada  conducente  a  s.  Vitale 
ioipressa  una  piccola  croce  in  marmo,  de- 
plorabile memoria  del  funesto  caso.  Car- 
della  che  Io  narra  nelle  Memorie  s (or.  dei 
cardinali,  t.  3,  p.  3  i8,  osserva  che  il  più 
strano  di  questa  tragica  scena  si  fu  che  il 
cardinale  avea  buona  compagnia  di  guar- 
die armate,  di  cui  era  capitano  Guidone 
Vaini,  le  quali  restarono  attonite  e  stu- 
pide. 11  Papa,  udito  il  crudele  caso,  si  vuo- 
le che  esclamasse  :  Già  me  lo  aspettavo, 
né  mi  sono  ingannato  nel  prognostico 
che  formato  aveva  d'entrambi.  11  duca 
fu  cacciato  dal  Papa  e  spogliato  degli  o- 
nori  e  caricheche  godeva.  Leggo  inoltre 
nel  p.  Galtico,  Ada  caeremonialiaf  che 
descrive  le  andate  di  Giulio  II  a  Raven- 
na, che  ne  restò  inconsolabile  e  penetrato 
di  dolore, piangendo  dirottamente  e  per- 
cuotendosi il  petto.  Indi  congregò  i  car- 
dinali liei  monasteio  di  s.  Vitale  e  creò 


RAV  23£ 

il  nuovo  legato  di  Bologna  el  RomanJio- 
lae  de  Medici,  il  quale  fu  condotto  alla 
propria  residenza  dagli  altri  cardinali. 
Giulio  II  per  mestizia  non  volle  prende- 
re cibo  in  Ravenna  e  partì  per  Rimini, 
uon  potendo  soggiornare  nel  luogo  ov'e- 
rasi  commesso  tanto  delitto;  indi  ritornò 
a  Roma.  Intanto  il  cardinal  de  Medici  le- 
gato di  Ravenna  e  delle  milizie  ecclesia- 
stiche, unito  a  quelle  di  Ferdinando  V  re 
diSpaguajripresel'oOrensi  va  control  fran- 
cesi e  il  duca  di  Ferrara,  i  quali  si  dires- 
sero a  Ravenna  ,  ove  seguì  la  gran  bat- 
taglia che  descrissi  in  diversi  luoghi  e  net 
voi.  XXIV,  p.  12  1,  XXXVIII, p.  35.  Ivi 
narrai  che  ad  onta  del  valore  degli  spa- 
gnuoli  e  delle  artiglierie  pontifìcie  ,  che 
dierono  prove  di  crescente  perfezione, 
sulla  destra  sponda  del  fiume  Ronco  si 
resero  famosi  i  campi  ravennati  per  la  san- 
guinosa vittoria  riportata  dai  francesi  a- 
gli  I  I  aprile,  per  le  fulminanti  artiglie- 
rie ferraresi  e  per  la  superiorità  numeri- 
ca della  cavalleria  ,  ove  alcuno  dice  che 
perirono  20, eoo  combattenti, ma  non  pa- 
re vero,  essendo  questo  il  numero  delle  mi- 
lizie papaline  e  spagnuole,  che  certamen- 
te avranno  fatto  gravi  perdite:  bensì  ti 
perirono  1 5oo  nemici  nell'espugnazione 
di  Ravenna  ;  nel  campo  e  col  loro  gene- 
ralissimo, il  prode  Gastone  di  Foix  ,  re- 
starono uccisi,  erigendosi  la  suddetta  co- 
lonna sepolcrale,  ove  perì  il  duce  fran- 
cese. Altre  illustri  vittime  furono  i  du- 
chi d'Alba,  Montebasso  e  Valmontone; 
tra  ambe  le  parti  sembra  che 1 8, eoo  fos- 
sero i  morti.  Il  cardinal  legato  dicesi  tra 
i  prigionieri,  altri  vogliono  che  gli  riu- 
scisse fuggire  al  modo  riportato  ne' citati 
luoghi  :  certo  è  che  Jo  furono  il  valoro- 
so Fabrizio  Colonna  ,  supremo  coman- 
dante dell'esercito  della  Chiesa,  il  princi- 
pe di  Bisignano,  i  marchesi  di  Bilontoe 
Pescara,  CarvajaI  e  Pietro  Navarro  al  ser- 
vizio di  Spagna.  Ravenna  fu  difesa  vigo- 
rosamente da  Marc' Antonio  Colonna  con 
loolancie,  200  cavalleggleri  eiooo  fan- 
li,  e  dai  ravennati  che  seppero  coraggio- 


23a  RA.V 

saraenle  resistere  all'impeluoso  e  i.°  as- 
salto dato  alla  città.  Dopo  la  battaglia  ii 
duca  di  Ferrara  le  intimò  la  resa,  che  fu 
accordata  a  condizione  che  non  patisse 
saccheggio  ;  ma  in  vece  miseramente  vi 
soggiacque  nel  giornoappressodi  Pasqua, 
nel  modo  il  più  iniquo  e  barbaro  ,  non 
essendosi  risparmiate  neppiir  le  chiese  e 
i  monasteri;  tutto  fu  desolazione.  In  un 
monastero  di  sagre  vergini  s'introdusse- 
ro 34 soldati  e  vi  commisero  ogni  eccesso: 
corse  in  esso  il  capitano  della  Palissa,  li 
fece  prendere  e  impiccare  alle  finestre  ; 
questo  spettacolo  e  un  bando  rigoroso 
pose  fine  alle  uccisioni  e  al  sacco.  Un  sa- 
crilego guascone  entrato  nella  metropo- 
litana e  trovatala  già  spogliata  di  tutto 
il  prezioso,  insieme  alla  ricchissima  cu- 
pola d'argento  di  s.  Vittore,  apri  il  ci- 
borio, prese  la  pisside  e  gettò  a  terra  la 
s.  Ostia  ,  la  quale  miracolosamente  ele- 
vandosi dalia  terra  volò  sopra  una  delle 
vicine  colonne.  Tonduzzi  che  racconta  le 
particolarità  di  questa  guerra,  rileva  le 
lorze  inferiori  degli  ecclesiastici  a  para- 
gonedi  quelle  de' francesi,  onde  saviamen- 
te evitavano  un  campale  combattimen- 
to ,  sapendo  che  Gastone  doveva  accor- 
rere a  difender  Francia  invasa  dagl'  in- 
glesi; ma  volendo  prima  di  partire  venire 
a  battaglia,  la  provocò  con  assalire  Ra- 
venna, dopo  aver  nella  marcia  preso  So- 
larolo,  Granarolo,  e  Russi  che  fu  saccheg- 
giato. Gastone  vi  trovò  la  morte  e  com- 
pio la  vittoria  a  caro  prezzo  per  la  gran 
strage  de'suoi,  facendo  ascendere  i  morti 
a  più  di  10,000,  un  3.°de'qualierano  col- 
legati con  Giulio  li.  Molte  città  di  Ro- 
magna si  dierono  ai  vincitori,  che  non  po- 
terono profittare  che  di  poche,  a  moti- 
vo del  loro  numero  grandemente  dimi- 
nuito, e  per  la  mancanza  del  generale  in 
capo.  Giulio  II  non  è  a  dire  quanto  ne 
restò  profondamente  addolorato;  non  per 
questo  il  suo  animo  grande  restò  abbat- 
tuto, poiché  si  unì  a  formidabile  lega,  in 
cui  entrarono  anche  i  veneti  a  danno  dei 
ferraresi  e  di  Francia.  Ricomposto  l'eser- 


RAV 


1 


cito  di  Romagna ,  i  francesi  furono  co- 
stretti accorrere  alla  difesa  del  Milanese, 
ed  il  duca  a  munir  Ferrara;  onde  i!  du- 
ca d'Urbino  in  maggio  potè  liberare  l'al- 
ta Romagna,  entrò  nel  Ferrarese  e  in  Bo- 
logna perduta  per  sempre  dai  Bentivo- 
glio.  Per  ventura  del  duca  di  Ferrara  Al- 
fonso I,  morì  Giulio  II  nel  febbraio  i5i  3, 
e  gli  successe  il  già  legato  di  Ravenna 
cardinal  de  Medici,  che  col  nome  di  Leo- 
ne X  prese  il  solenne  possesso  aglii  i  a- 
prile,  sul  medesimo  cavallo,  in  cui  nello 
slesso  giorno,  nell'anno  precedente,  era 
stato  fatto  prigioniero,  e  nella  pon)pa  fu 
addestrato  didlo  stesso  duca  di  Ferrara! 
Che  realmente  venisseiniprigionato,  sem- 
bra provarlo  la  nomina  che  Giulio  II  fe- 
ce subito  nello  stesso  annoi  5i 2  del  car- 
dinal Sigismondo  Gonzaga  in  legato  di 
Bologna  e  Uà  ventia,  che  s'intitolò  vicario 
del  Papa  in  Romagna. Leggo  in  Giorda- 
ni, Della  venuta  di  Clemente  VII  e  Car- 
lo  V  in  Bologna,  nota  270,  che  la  gran 
battaglia  di  Ravenna  fu  celebrata  dal  ra- 
rissimo poemetto:  El fatto  (C arme  a  Ra- 
venna nel  MDIIa  dì  XI  de  aprile,  com- 
posto pel  Peregrino  delia  Ritonda;  come 
dagli  altri  poemetti  :  La  rotta  di  Raven- 
na, La  rotta  di  Ravenna  cantata  in  s. 
Martino  di  Fiorenza  all'improvviso  dal- 
l'altissimo poeta  (Cristofano)  Fiorentino, 
ec.  stampata  ad  petitione  di  Alessandro 
di  Francesco  Rossegli. 

Leone  X  neli5i3  fece  il  cugino  car- 
dinal de  Medici  legato  di  Romagna  e  di 
Bologna  ,  nelle  quali  legazioni  continuò 
fino  al  iSaS,  in  cui  divenne  Clemente 
VII:  nel  tempo  die  fu  legato  risiedette  in 
Roma,  e  la  provincia  di  Romagna  fu  go- 
vernata dai  presidenti  Pandolfini  poi  car- 
dinale; Tornabono  ;  Guascone  ucciso  in 
Forlì;  Bernardo  Rossi  da  Parma,  vesco- 
vo di  Treviso,  che  pel  i.°  istituì  le  guar- 
die de'  soldati  svizzeri,  e  governò  pure 
contemporaneamente  Bologna;  Valone, 
e  poi  nuovamente  Rossi.  Perla  morte  vio- 
lenta del  cardinal  Aiidosio  prese  motivo 
Leone  X  di  spogliare  de'suoi  stati  il  duca 


RAV 

d'Urbino,  benché  gli  avesse  perdonato  lo 
zio,  come  dissi  nel  voi.  Li I,p.  200.  Mor- 
to Leone  X,  i  cardinali a'9  gennaio i  Sia 
elessero  Adriano  VI  assente  in  Ispagna  , 
ed  intanto  si  fecero  per  sorte  una  divi- 
sione delle  città  per  governarle  da  se  stes- 
si o  per  deputati;  la  città  di  Ravenna  toc- 
cò al  cardinal  Soderini ,  ma  non  col  ti- 
tolo e  dignità  di  legato,  che  conferisce  il 
solo  Papa.  A'  29  agosto  entrò  in  Roma 
Adriano  VI ,  che  nominò  governatore  e 
vicelegato  Zaccaria  Coniugo  di  Volterra 
vescovo  d'Asisi,  Cleoienle  VII  neh 524 
lece  legato  di  Bologna  e  Romagna  il  car- 
dinal Cibo,  il  quale  deputò  presidenti  a 
governare  la  Romagna  Guicciardini  ce- 
k^bre  storico,  e  nel  1 526  suo  fratello  Gia- 
como. IngelosiloClemente  VII  dellagran- 
dezza  di  Carlo  V  imperatore ,  in  detto 
anno  entrò  nella  lega  di  Cognac  {f  .),  in- 
sieme ai  veneziani;ratalissìmignai  nede- 
I  ivarono:Roraa  fu  presa  a'6  maggio  1 527 
e  saccheggiata  lungamente,  il  Papa  ven- 
ne assediato  in  Castel  s.  Angelo.  Alfonso 
I  duca  di  Ferrara  sene  giovò  per  pren- 
dere Modena  e  Finale  ;  la  repubblica  di 
\  enezia  prese  Ravenna  e  Cervia,  dicen- 
do conservarle  pel  Papa.  Vedendo  i  ra- 
vennati tutto  lo  stato  in  turbolenze  e  sot- 
tosopra, e  in  pericolo  la  città  di  essere  oc- 
cupata dai  nemici,  ricordandosi  de'buo- 
ni  trattamenti  ricevuti  dai  veneti,  nel  do- 
giido  di  Andrea  Gritti  si  raccomandaro- 
no alla  loro  difesa  e  si  sottoposero  alla 
loro  protezione,  in  virtù  della  lega  che 
aveano  col  Papa,  dappoiché  una  partede- 
gli  spagnuoli  venuti  in  Italia  sotto  la  con- 
dotta di  Borbone  erasi  fermata  in  Coli- 
gnola,  da  dove  ponevano  in  apprensione 
le  vicine  città  e  specialmente  Ravenna.  I 
veneziani  ne  ripresero  ii  governo, Giaco- 
mo Guicciardini  si  ritirò,  e  subentraro- 
no successivamente  a  governare  Raven- 
na i  provveditori  Tiepolo, Contarini,  Fo- 
scari,  MostOj  eneli52g  Alidosio  Fosca- 
ro  governò  anche  Cervia  pei  veneti  con 
titolodi  legato.  Apprendo  dall'erucìila  o- 
pera  dell'eucomialo  Giordani,  che  a'  24 


•    RAV  233 

dicembre  1^29  in  Bologna  e  personal- 
mente ClementeVIle  Carlo  V  conchiu- 
sero il  trattato  di  pace,  comprendendovi 
anche  i  veneziani,  l'oratore  de'  quali ,  il 
celebre  Gaspare  Contarini,  con  grave  al- 
locuzione espose  le  circostanze,  per  cui 
la  sua  repubblica  fece  occupar  le  città  di 
Romagna  e  della  Puglia,  onde  si  sotto- 
scrisse il  trattalo  pure  di  confederazione. 
I  veneziani  pertanto  restituirono  a  Cle- 
mente VII  Ravenna  e  Cervia,  senza  pre- 
giudizio delle  pubbliche  ragioni ,  ed  al- 
l'imperatore i  porti  sull'Adriatico  enella 
Puglia.  A'2 3  gennaio  i53o  il  Papa  ricevè 
5  oratori  ravennati,  uomini  distintissimi 
per  nobiltà  e  dottrina,  che  la  città  avea 
spedito  a  Bologna  per  rendergli  ubbidien- 
za e  omaggio,  che  furono  Ottaviano  Bel- 
lini (cavaliere  e  celebre  giureconsulto  u- 
ditore  di  rota),  Girolamo  Ruggini  (che 
d'ordine  pubblico  riformò  gli  statuti),  A- 
goslino  Zobuli,  Andrea  Pellegrini,  Ana- 
stasioCellini.  d'introdusse  al  Papa  Giu- 
lio Ferretti,  che  ne  godeva  la  grazia,  co- 
mechè  virtuoso  e  rispettabile,  insigne  co- 
me il  padre  in  giurisprudenza  ed  eloquen- 
za :  i  ravennati  concittadini  avendolo  in- 
viato oratore  a  Clemente  VII,  questi  lo 
dichiarò  cameriere  segreto  e  cavaliere  , 
lo  presentò  a  Carlo  V  che  ricolmando- 
lo di  onori  gli  diede  facoltà  di  porre  nel 
suo  stemma  1'  aquila  imperiale  colla  co- 
rona. Clemente  VII  disse  agli  oratori  ra- 
vennati che  avea  destinato  presidente  di 
Romagna  Lionello  Pio  de'conti  di  Carpi 
(signore  di  Meldola  e  Sarsina,  governa- 
tore di  Bertinoro),  il  quale  fra  breve  sa- 
rebbe andato  in  suo  nomea  rimetterei 
fuorusciti  ravennati  :  cosi  avvenne  subito 
di  Lionello,  che  fu  ben  veduto  e  amato 
dai  romagnoli.  Il  eh.  Giordani  riportan- 
do le  notizie  d'opere  di  belle  arti  che  (1- 
gurano  i  gloriosi  fasti  delle  gesta  di  Car- 
lo V,  parla  d'un  bassorilievo  d'argento, 
che  rappresenta  i  trionfi  di  Carlo  V,  di- 
segnato da  Michelangelo  Buonarroti,  ed 
eseguilo  daBenvenutoCellini,  ch'era  nel 
luuseo  di  Classe,  dicendo  non  trovarsi 


234  R^v 

più  in  esso  tale  lodato  lavoro-  Mi  gode 
l'animo  di  notificare  ove  si  ammira.  Di- 
Tenuto  proprietà  di  Gregorio  XVI  ,  mi 
die  in  custodia  il  capolavoro,ecomequel- 
lo  che  sempre  si  espropriò  degli  oggetti 
rari  per  donarli  a  stabilimenti,  in  cui  si 
conservassero  a  onore  delle  arti,  Io  donò 
poi  alla  biblioteca  Vaticana,  come  dissi 
a  Medaglie  con  imcennodi  quantorap- 
presenta.  Nel  i533  Clemente  VII  fece 
presidentediRomagna  Valori,  enei  1 534 
Magalotti  romano  vescovo  di  Chiusi,  che 
(issò  le  tassede'tribunali  della  provincia. 
]*aolo  III  destinò  presidenti,  nel  i535 
Sanfelice  vescovo  di  Cava,  nel  i536  il 
Magalotti,  e  per  legato  il  nipote  cardinal 
Guid'Ascanio  Sforza,  insieme  di  Bologna, 
ma  residente  in  Roma;  per  questi  furo- 
no presidenti  i  lucchesi  de  Nobili  già  se- 
natore  di  Roma  ,  e  Guidiccioni  vescovo 
di  Fossombrone.  A  Paolo  ili  si  deve  l'i- 
stituzione dell'ordine  equestredi  s.  Gior- 
gio di  Ravenna  (^.),  per  difendere  il  li- 
torale. Neh  54o  Paolo  III  dichiarò  lega- 
to di  Romagna  il  cardinal  del  Monte  poi 
Giulio  III;  neli54j  onorò  di  sua  presen- 
za Ravenna,  e  nel  1 545  fece  legato  il  car- 
dinal Capodiferro  ,  il  quale  dimorò  del 
tempo  in  Ravenna,  e  quando  stette  in 
Roma  governò  pei  vicelegati  Benedetti  e 
Ferratini  vescovo  di  Lipari, che  nel  1 555 
islilu"i  il  magistrato  de'90  Pacifici,  per  la 
huona  concordia  tra'cittadini. Leggo  nel- 
la Storia  di  Paolo  IF'di  Bromato  a  det- 
to anno,  che  fece  istituire  i  pacieri,  per- 
sone di  genio  pacifico  e  alieni  dalle  risse 
e  misfatti  che  allora  desolavano  Roma- 
gna, e  che  per  reprimerle  avessero  a  lo- 
ro disposizione  un  corpo  armato  di  270 
persone,  come  a  presidio  e  guardia  della 
pace,  oltre  l'adoperarsi  i  pacieri  con  le 
persuasioni  a  riconciliare  gli  animi.  Essi 
giurarono  nel  duomo  di  eseguire  le  re- 
gole loro  assegnate,  e  piantarono  la  det- 
ta guardiae  l'armentario  vicino  alla  piaz- 
za ,  indi  recarono  grandissimo  vantag- 
gio alla  pubblica  quiete.  Abbiamo  di 
Clemente  Bellucci,  Discorso  sopra  i  XC 


RA  V 

Pacifici  di  Ravenna  3  o  sia  capitoli  e 
leggi  de^  XC Pacifici  di  Ravenna,  ivi  pel 
Tibaldini  i58o.  Paolo  IV  nominò  pre- 
sidenti, nel  1557  Cesi  vescovo  di  Narni, 
poi  cardinale  e  protettore  di  Ravenna,  e 
nel  i558  Doria  chierico  di  camera.  Pio 
IV  neli56o  elesse  legato  di  Romagna  e 
Bologna  il  nipote  cardinal  s.  Carlo  Bor- 
romeo ,  il  quale  trattenendosi  in  Roma 
fece  governare  la  città  e  la  provincia  dal 
vicelegato  Ranucci  di  Sabina  ,  e  poi  da 
Pacini  vescovo  di  Chiusi.  Nel  1 564  ^^  P^'*^' 
sidente  Federici  vescovo  di  Martorano , 
nel  1 565  di  nuovo  s.  Carlo  legato  di  am- 
bedue le  Provincie,  con  Sassi  per  presi- 
dente e  poi  cardinale  ;  ma  per  la  morte 
dello  zio  accaduta  nel  dicembre,  termi- 
nò la  sua  legazione.  CoheHio,7Vo/zV.  Car' 
dinalalus,  riportando  diverse  notizie  sul- 
la sovranità  della  s.  Sede  sopra  Raven- 
na, a  p.  148  dice  che  Pio  W  propugna- 
culus  niunivit.  Papa  s.  PioV destinò  per 
presidenti,  nel  1 566  Guarini  vescovo  d'I- 
mola, nel  1567  Monte  Valenti  di  Trevi 
protonotario,  neli570  per  legato  ezian- 
diodi  Bologna  il  cardinal  Alessandro  Sfor- 
za, che  si  portò  a  Ravenna,  indi  passò  a 
Bologna,  amministrandola  Romagna  pel 
vicelegato  vSorbolonghi, cui  successe  Me- 
nichelli  o  Manichini  sabinese.  Nel  ponti- 
ficato di  Gregorio  XllI  furono  presiden- 
ti, nel  1573  Sega  poi  cardinale,  neh  575 
Lattanzi  orvietano,  nel  1576  Blandrata 
poi  cardinale  e  legalo,  nel  1 578  Ghisilie- 
ri  romano  referendario;  legati,  nel  i58o 
di  nuovo  il  cardinal  Sforza,  nel  i58i  il 
cardinal  Ferreri  ;  nel  ì583  presidente 
Boncompagno  arcivescovo  di  Ravenna  e 
nipote  del  Papa, ch'ebbe  a  vice-presiden- 
te il  detto  Menichelli  morto  in  Ravenna. 
Gregorio  XIII  comprò  con  ragguarde- 
vole somma  Severolo  o  Solarolo,  ricupe- 
rò il  Passetto  di  Ravenna,  Bassanoo  La- 
go frazione  di  Bertinoro,  Castel  di  Bur- 
ghi.  Serra  frazione  di  Castel  Bolognese  , 
Tornano  ,  Coriano  e  altri  luoghi  impor- 
tanti di  Romagna,  a  vantaggio  della  ca- 
mera apostolica.  Esliose  inoltre  due  cen- 


RA  V 

sì  annui,  che  si  pagavano  all'arcivescovo 
di  Ravenna  ed  al  vescovo  di  Cervia.  Nel 
1 579  con  gravi  dispendi  intraprese  il  di- 
seccanienlo  e  bonificamento  delle  valli 
di  Ravenna  per  circa  3o  mila  riibbia  di 
paese,  al  riferire  di  Novaes  ,  nelle  quali 
con  fare  argini  e  diverlirellumi,ne'6  an- 
ni che  sopravvisse  tanto  progresso  si  ot- 
tenne, the  quando  si  fosse  continualo  il 
lavoro  per  altri  4  a^P'j  ''  terreno  avreb- 
be potuto  produrre  ogni  anno  più  di  5o 
mila  rubbia  di  grano:  oltre  altri  vantag- 
gi che  ne  derivarono  a  Ravenna,  si  mi- 
gliorò l'aria  che  Je  paludi  rendevano  no- 
civa. Jìisto  V  fece  legali  di  llomanna,  nel 
1 585  il  cardinal  Canaiii,  nel  1  5S6  il  car- 
dinal PineJli;  presidenti,  nel  1587  l'elli- 
cani  protonolario,  nel  i588  Schiaflìnati 
o  Scladnati  protonolaiio,  nel  1089  Mon- 
temarte  orvietano; nel  1  590  legalo  il  car- 
dinal Gallo.  Gregorio  XIV  nominò  il  car- 
dinal Francesco  Sforza  legalo,  per  libe- 
rare la  provincia  dai  malandrini  ,  quali 
funmo  sterminali,  avendone  in  un  mese 
fatti  uccidereSoo.  Clemente  Vili  gover- 
nò la  Romagna  pei  seguenti  personaggi  : 
presidenti,  neh 093  di  nuovo  Rlandiala 
divenuto  vescovo  d'Acqui,  nel  1594  Fan- 
tino Patrignani  d'  Amelia  arcivescovo  di 
Cosenza  :  legati,  neli5q5  cardinal  Ban- 
dirli, sotto  il  quale  e  ne'primi  di  maggio 
1598  il  Papa  passò  per  Ravenna  e  al- 
loggiò nell'arcivescovato,  recandosi  a 
jirender  possesso  di  Ferrara  ;  cardinal 
Rlandrala  nel  i5q8  resiliente  in  Ferra- 
ra qual  collega  di  quel  legato,  onde  in 
Ravenna  dimorava  il  presidente  Marsi- 
glio Landriani  milanese,  vescovo  di  Vi- 
gevano :  presidenti  nel  1602  Volta  refe- 
rendario, nel  i6o4  Centurione  arcive- 
scovo di  Genova  niorlo  in  Ravenna,  nel 
i6o5  Bonifacio  Gaetani  vescovo  di  Cas- 
sano. Questi  Paolo  V  lo  fece  cardinale  e 
legato  nel  i  G06,  con  Belmosto  per  vicele- 
gato,poi  cardinale;  indi  per  successore  nel 
1 6 1  2  il  cardinal  Domenico  Rivaroia. Gre- 
gorio XV  fece  hgato  nel  1621  il  eai  di- 
na! Orsini,  e  nel  1623  presidente  Giro- 


RA.V  a35 

larao  Vidoni,  poi  cardinale.  Nelponlifi- 
catod'Urbano  Vili  :  presidenti,  neliGi  T 
Del  Benino  arci  vescovo  d'Adrianopoli, poi 
masf^lordomo  ;  nel  1623  Corsini  arcive- 

co  ' 

scovo  di  Tarso,  poi  nunzio  in  Francia  :  nel 
1G29  legato  cardinal  Antonio  Barberini 
nipote  del  Papa,  anche  delle  provinciedi 
Bologna  e  Ferrara,  reggendo  la  Roma- 
gna il  nominato  Corsini  nel  r63o,  epoca 
d'infelice  memoria  per  la  desolante  pe- 
ste :  presidenti,  nel  i636  Altieri,  poi  Cle- 
mente X,  nel  quale  anno  per  lo  straripa- 
mento de'fiumi,  funestissima  inondazio- 
ne allagò  la  città,  l'acqua  in  molti  luoghi 
salì  al  2.°  piano,  fece  crollare  molle  ca- 
se, immensi  furono  i  danni  e  per  la  gran 
copia  delle  barche  che  salvarono  gli  abi- 
tanti si  piansero  solei  o  vittime;  nel  1637 
Visconti  arcivescovo  di  Larissa,  poi  nun- 
zipin  Polonia:  legati,  nel  1640  cardinal 
Franciotli ,  con  Pietro  Vidoni  per  vice- 
legato,  poi  cardinale;  nel  1642  cardinal 
Barberini  nuovamente  delle  3  provincie, 
essendogli  stato  aggiunto  percollegatoia 
Romagna  il  cardinal  Capponi  arcivesco- 
vo di  Ravenna,  e  per  vicelegalo  Rober- 
ti. Osserva  Placucci  forlivese,  lìlemorie 
storiche,  p.  234)  parlando  di  Forlì  nella 
qualitàdi capoluogo, che  il  cardinal  Anto- 
uioBarberini  neliG4o  vi  risiedeva,  dun- 
que pare  che  a  quell'epoca  già  fosse  ripri- 
stinato nelle  3  legazioiii;aggiunge  ch'ebbe 
Forlì  nel  suo  seno  i  legali  di  Romagna, 
quasi  due  secoli  prima  che  si  vedessero 
in  Ravenna.  Innocenzo  X  nominò:  nel 
1G44  Spada  patriarca  di  Costantinopoli, 
poi  cardinale,  qual  presidente,  e  fu  l'ul- 
timo; perlegati,  nel  1 648  il  cardinal  Cibo, 
nel  1 65 1  il  cardinalDonghi,neI  1 654il  car- 
dinal Acquaviva.  Il  cardinal  Donghi  d'or- 
dine d'Innocenzo  X  PamphLlj  intraprese 
l'escavazione  grandiosa  del  Canale  Pam- 
phiho,  che  ricondusse  le  navi  fin  sotto 
le  mura,  riparando  così  i  UTularaenti  nel 
lasso  del  tempo  operati  dalla  natura.  Per- 
ciò sulla  Porta  Gregoriana  o Porta  Nuo- 
va fu  collocata  la  statua  marmorea  di  quel 
Papa  con  iscrizioni.  Di  Alessandro  V Usi 


236  RAV 

iinnno  i  cardinali  legati:  nel  iG^y  Bor- 
romeo, nel  1 660  Bandinelli,  nel  1 667  Sa- 
velli che  dopo  pochi  mesi  rinunziò  senza 
essere  partito  da  Roma.  Clemente  IX  nel 
1667  fece  legato  il  cardinal  Roberti;  Cle- 
mente X  nel  1670  il  cardinal  Gabrielli; 
Innocenzo  XI  nel  167 7  il  cardinal  Raggi 
the  morì  dopo  io  anni  e  fu  sepolto  o- 
norevolmenle  in  s.  Apollinare,  onde  nel 
1687  gli  sostituì  il  cardinal  Corsi.  Inno- 
cenzo XII  nominò  legali,  neli6q2  il  car- 
dinal Caraffa,  che  non  recandosi  in  Ro- 
magna la  fece  governare  dal  vice-legato 
Tommaso  Rullo;  e  nel  1693  il  cardinal 
Carlo  Barberini ,  da  cui  con  gran  spesa 
venne  restaurato  il  palazzo  del  legato,  ed 
oltre  ad  altri  benefìzi,  fu  istituito  il  colle- 
giode'nobili;  nel  1697  il  cardinal  Astalli, 
il  quale,  al  diredi  Placucci,  nel  1698  risie- 
deva in  Forlì.  Nel  pontifìcatodi  Clemen- 
te XI  furono  legati  i  cardinali  Durazzo 
vescovo  di  Faenza  nel  170Ì  ,  Gualtieri 
nel  I  707,  Rullo  nominato  nel  1 709  :  con 
(àcoltàdi  presidenteClementeXI  nel  1 7  1  o 
inviò  visitatore  apostolico  Fisimbo  Ma- 
i'alx)ltini  di  Macerata  ;  altri  3  cardinali 
legati  fece  Clemente  XI  ,  Gozzadini  ve- 
scovo d'Imola  nel  1714»  Da  via  vescovo 
di  Rimini  nel  17  i7,Benlivoglio  nel  1720. 
Nel  1726  Benedetto  XIII  dichiarò  legato 
il  cardinal  Maj-ini;  ed  a' 1 8 settembre  col- 
la bolla  Divina  Proi'identia,pre&io\[  Bull. 
Rotn.  1. 12,  p.  i4oj  confermò  i  privilegi 
del  .collegio  de'  dottori  giureconsulti  di 
Ravenna,  ad  uno  de'quali  assegnò  la  cà- 
rica di  luogotenente  generale  della  città, 
con  l'onorario  di  scudi  5o  mensili,  oltre 
le  sportule  ed  i  privilegi  che  gli  concesse. 
Clemente  XII  fece  legati,  nel  1730  il  car- 
di imi  IMassei  ves(:ovod'Ancona,e  neh  735 
lì  cardinal  Alberoni.  Dice  Novaes  nella 
vita  di  quel  Papa,  che  per  la  suddescritta 
diversionede'fiumi  Montone  e  Ronco,  col 
Ponte  Nuovo  sopra  di  essi  ridotti  in  con- 
fluenza,spedìaRavenna  ilcelebre  e  intra- 
prendente cardinal  Alberoni  con  5o,ooo 
(•cudi,  coi  quali  mediante  una  cataratta 
trasportò  i  due  lluoii  ad  altro  letto,  sup- 


RAV 
plendo  con  detto  bel  ponte  alla  divisio- 
ne che  la  nuova  corrente  fece  nella  stra- 
da romana,  aprendo  da  Ravenna  al  ma- 
re per  7628  passi  un  fosso,  nel  quale  sic- 
come un  porto  unitele  acque,  restò  gran- 
demente agiato  il  trasporto  delle  mercan- 
zie della  città.  Quanto  fece  il  cardinale 
a  Piacenza  sua  patria,  ed  alla  repubbli- 
ca di  s.  Marino,  a  questi  articoli  lo  rac- 
contai. Benedetto  XIV  successivamente 
dichiarò  legati  i  cardinali,  Marini  di  nuo- 
vo neli74o,  Aldovrandi  nel  1743,  Oddi 
nel  1746,  Bolognetti  nel  1751,  Enriquez 
nel  1 755  (che  con  dispiacere  de'ravenna- 
li  e  di  tutta  la  provincia  a*25  aprile  17  56 
morìe  fu  tumulato  nella  chiesa  dello  Spi- 
rito santo),  Stoppani  nel  1 756.  Sotto  Cle- 
mente Xlli  furono  legati  i  cardinali,  nel 
1 76  r  Lodovico  Gualtieri  (la  sua  biogra- 
fia non  al  cognome ,  ma  in  riportai  nel 
voi.  XLIX,  p.  207  )  che  morì  prima  di 
partire,  nel  i  76  i  Crivelli,  nel  1 767  Oddi, 
che  dopo  24  giorni  di  legazione  morì  in 
Arezzo  nel  collegio  de'gesuiti ,  onde  per 
9  mesi  governò  il  pro  legato  Cambiaso; 
Piccolomini  nel  1768,  che  giunto  in  Ri- 
mini vi  morì  a' 18  novembre  e  fu  sepol- 
to nella  cattedrale,.laonde  il  prelato  Cam- 
biaso ripigliò  il  governo  pel  rimanente 
dell'anno,  finché  nel  1  769  fu  eletto  il  car- 
dinal Borromeo.  Pio  VI  promosse  alla 
legazione  di  Romagna  il  cardinal  Valen- 
ti nel  I  778,  che  giunse  a  Ravenna  il  7  à- 
prileJ783,  al  quale  si  deve  pure  la  nuo- 
va strada  sul  fiume  Ronco,  che  da  Ra- 
venna conduce  a  Forlì;  nel  1786  il  car- 
dinal Colonna  di  Stigliano,  nel  179?  il 
cardinal  Dugnani  che  dovette  fuggire  nel 
declinar  di  gennaio  1797  per  l'invasione 
fatta  dai  francesi  repubblicani  dell'Emi- 
lia a'2  febbraio  :  di  questi  due  ultimi  fu 
vicelegato  Giacomo  Giustiniani  poi  car- 
dinaie.  Le  vicende  politiche,  cui  soggiac- 
que la  R.omagna  nel  declinar  del  passato 
secolo  e  nel  corrente,  avendole  descritte 
in  tanti  luoghi,  e  particolarmente  a  Fer- 
rara e  Forlì,  sino  e  inclusive  a  Grego- 
rio XFJ  (f^.) ,  si  possono  vedere  quegli 


RA  V 
artìcoli  ;  qtii  solo  noterò  le  cose  partico- 
lari di  Ravenna,  avendonolaloa Legato 
quanto  riguarda  questa  dignità. 

Per  la  pace  di  Tolentino  {P^.)  fra  Pio 
VI  e  la  repubblica  francese,  a  questa  si 
dovettero  cedere  per  la  forza  maggiore 
delle  circostanze  le  provincie  di  Roma- 
gna, Ferrara  e  Bologna;  il  generale  in 
capo  Bonaparte  le  aggregò  alla  repub- 
blica Cisalpina,  ed  istituì  in  Ravenna  ai 
3  febbraio  una  centrale  composta  di  6 
individui, 2  di  Ravenna,  compreso  il  cav. 
Alessandro  Guiccioli  presidente,  gli  altri 
essendodi  Forlì,  Cesena,  Rimini  e  Faen- 
za. Nel  i.°di  aprile  la  cenlrale fu  traslo- 
cata in  ForFi,  onde  Ravenna  perdette  la 
sua  preminenza  sopra  tutta  la  Romagna. 
Entrati  i  francesi  in  Ravenna  comandati 
dal  general  Augerau,  nel  1797  gli  ordini 
regolari  furono  obbligati  a  pagare  forti 
contribuzioni,  indi  furono  espulsi  tutti  i 
religiosi  forestieri,  come  gli  scolopi;  po- 
scia si  soppressero  i  conventi  de'dome- 
nicani,  agostiniani  e  teatini,  poco  dopo  i 
carmelitani,  gli  altri  e  le  monache,  ven- 
dendosi i  beni  di  tutti.  Si  spogliarono  le 
confraternite  de' loro  possedimenti,  si 
proibirono  le  processioni  e  tutte  le  solen- 
nità del  culto  esteriore  in  pubblico.  Molte 
chiese  si  ridussero  ad  usi  profani;  le  altre 
si  spogliarono  degli  effetti  preziosi.  Pio 
FI  {F.)nè\  febbraio  i  798  fu  deportato 
in  Francia,  ove  morì  nel  i  799.  Il  gover- 
no cisalpino  durò  sino  al  ^Gmaggio  i  799; 
nel  dì  seguente  incominciò  l'austriaco,  le 
cui  truppe  entrarono  in  Ravenna  coman- 
date dal  colonnello  de  Grill,  lasciando  si- 
no al  21  giugno  inattività  il  municipio 
di  Ravenna,  passando  poi  alla  nomina 
d'una  provinciale  reggenza,  che  per  or- 
dine del  general  Klenau  fu  composta  di 
5  individui, compreso  il  presidente  mar- 
chese Camillo  cav.  Spreti  ed  un  notaro, 
tutti  ravennati.  L'ordine  fu  ripristinalo, 
così  il  capitolo,  i  cappuccini,  le  monache, 
il  seminario  ch'era  sfatochiuso.  A'  3o  di- 
cenibre  1799  il  conte  Pellegrini  spedito 
dalla  corte  di  Vienna  si  occupò  d'uu  pia- 


fi  A  V  287 

no  d'organirzazlone  della  provincia  diRo- 
magna,nominando  prissidente  delia  nuo- 
va reggenza  il  marchese  Francesco  Pao- 
lucci  di  Forlì  :  fu  fissata  in  Ravenna  co- 
me capoluogo,  indi  tornò  presidente  il 
cav.  Spreti  edurò  sino  a'  1  5  luglio  1  800. 
Nel  dì  seguente  rientiaroiro  i  francesi  in 
Ravenna,  soppressero  la  reggenza  e  go- 
vernarono sino  a'7  dicembre.  Nel  giorno 
8  ricomparvero  nella  città  gli  austriaci, 
assunsero  il  governo  e  vi  rimasero  sino 
a'20  gennaio  1801  :  il  general  Gorupp 
ripristinò  la  reggenza  e  fece  restituire  a 
Ravenna  tutte  le  carte  ch'eranostate  por- 
tate a  Forlì.  A'2  I  gennaio  1801  i  fran- 
cesi s'impadronirono  di  nuovo  di  Raven- 
na e  ricostituirono  il  governodella  repub- 
blica Cisalpina,  che  terminò  a'3  i  dicem- 
bre 1801.  Col  i.° gennaio  1802  Raven- 
na fu  sottomessa  al  governodella  repub- 
blica italiana  del  dipartimento  del  Rubi- 
cone, rimanendo  capo  di  circondario  con 
vice-prefettura  e  sede  d'un  viceprefetto. 
Nel  i8o5 colla  slessa  condizione  fece  par- 
te dfel  regno  à'Jlalia  (f.),  sino  al  1 8  1  3, 
epoca  in  cui  esso  terminò.  Agli  8  dicem- 
bre di  detto  anno  subentrò  il  governo 
austro- britanno,  con  avere  in  detto  gior- 
no conquistalo  Ravenna  il  general  Nu- 
gent  comandante  le  truppe  austro-bri- 
tanne: installò  una  reggenza,  che  sciolta 
dopo  2  mesi,  un  governatore  e  3  consi- 
glieri governarono  Ravenna.  Intanto  la 
porzione  superiore  della  provincia  di  Ro- 
magna era  occupala  dalle  truppe  napo- 
letane comandate  dal  reGicacchinoMu- 
rat,  allora  alleato  d'Austria  e  delle  altre 
potenze  d'Europa,  il  che  continuò  sino 
e  circa  all'aprile  i8i4:  un  anno  dopo 
mosse  le  armi  contro  gli  austriaci,  occu- 
pando Ravenna  per  1 5  giorni.  Sollenlrò 
il  governo  auslriaco,un  generale  del  qua- 
le presiedeva  in  Bologna  la  commissio- 
ne governativa,  intitolandosi  governatore 
delle  3  legazioni,  ed  in  Ra-venna  era  vi  il 
delegato  di  governo  cav.  Federico  Raspo- 
ni.  Pio  ni  {P'.),  eletto  nel  i8oo,  de- 
portato nel  1809,  era  ritornato  Irion- 


238  RAV 

falmente  in  Roma  nel  i  8  i4,  dopo  In  ca« 
diifa  del  colosso  di  Napoleone.  Legf^o  nel 
Giornale  politico  del  clipartiniento  di  Ro- 
ma del  1 8  1.4,  «•"  5  '  j5t5  e  5iS,  che  Pio  VII 
partito  da  Forlì  a'i6  aprile  passò  in  Ra«- 
\enna,  e  che  ricevette  grandi  acclamazio- 
ni in  Romagna.  Nel  soggiorno  di  3  gior- 
ni in  casa  dei  nobili  Spreti ,  celebrò  la 
messa  eamministrò  la  cresima  ad  un  prò- 
nipotedelcan.°GiammariaRossi,  e  la  co- 
munionea  tutta  quella  famiglia, ed  ivi  pie- 
no d'  all'abilità  dava  a  baciare  la  mano 
piuttosto  che  il  piede.  Da  altre  memorie 
apprendo  che  i  ravennati  accolsero  ilPapa 
con  riverentegiubilo,echegli  tributarono 
dimostrazioni  tli  venerazione  filiale.  Pi- 
stoiesi nella  f^ita  di  Pio  FJJ,  t.  3,  p.  1 87, 
dice  che  il  vescovo  Giuseppe  IMazzolli  fe- 
steggiò il  ritorno  del  Pa[)a  nel  suo  stato  e 
l'ingresso  in  Pvavenna, pronunziando  nella 
solenne  accademia  ivi  celebrata  analoga  o- 
razione.Pìo  VI  Ia'20  giunse  a  Ila  sua  patria 
Cesena.  A'  1 9  luglio  1 8  1 5  in  Ravenna  la 
commissione  governativa  cessò,  perchè 
nel  congresso  di  Vienna  furono  restituite 
alla  s.  Sede  le  legazioni  di  Romagna,  Bo- 
logna e  Ferrara,  e  sotto  la  delegazione 
pontificia  provvisoria  residente  in  ForPi 
il  detto  cav.  Rasponi  fu  nominatocom- 
missario  pontificio,  che  continuò  sino  a 
tutto  settembre  1816,  in  cui  Pio  VII  so- 
stituendo un  governo  stabile  spedì  in  Ra- 
venna per  legato  apostolico  il  cardinal 
Malvasia  che  prese  possesso  il  i.° ottobre 
e  morì  a' 12  settembre  i8rg,  tumulato 
in  s.  Apollinare  de'minori  osservanti  in 
magnifico  eben scolpito  mausoleo  di  scel- 
li marmi:  sotto  di  lui  furono  vice-legati 
i  prelati  Zacchia  e  Serafini,  poi  cardina- 
li. Nel  voi.  XXV,  p.  289  narrai  che  Pio 
VII  col  moto-proprio  del  6  luglio  18  16, 
delle  3  legazioni  ne  formò  4, cioè  divise 
quella  di  Romagna  in  due,  Ravenna  e 
Forlì,  ciascuna  col  proprio  cardinal  le- 
gato resident«,  siccome  capoluoghi  delle 
Provincie  del  loro  nome.  Il  citato  Pla- 
cucci  a  p.  2  54iiporta  il  breve  di  Pio  VII, 
Romani  Ponli/ìces,  de'28  giugno  1816, 


RAV 

col  quale  concesse  in  perpetuo  un  Udi- 
tore nel  s.  tribunale  della  rota  romana 
alla  provincia  di  Romagna,  da  scegliersi 
dai  Papi  da  un  nobile  originario ytjroi'J/i- 
ciae  Roinandiolae,  la  quale  gli  dovesse 
somministrare  l'annua  pensione  di  scudi 
2,000  per  mantenersi  decentemente  in 
Roma,  da  somministrarsi  metà  dalla  pro- 
vincia di  Ravenna,  metà  da  quella  di 
Forlì.  In  vigore  del  quale  privilegio  pel 
1. "nominò uditore  mg.^  Luigi  Zinanni  di 
Ravenna,  morto  il  quale  in  Cesena  ai  7 
gennaio  1 822,  a'22  febbraio  con  biglietto 
di  segreteria  di  stato  elesse  mg.'  Giusep- 
pe Rofondi  di  Forlì,  ora  carduiale.  Inol- 
tre Pio  VII,  come  nelle  altre  legazioni, 
stabilì  in  Ravenna  il  prelato  vice  legato, 
due  assessori  presso  il  cardinal  legato,  la 
congiegazione  governativa,  il  tribunale 
di  i."  istanza,  la  direzione  di  polizia, l'as- 
sessorato camerale,  l'ingegnere  in  capo 
de'lavori  di  acque  e  strade.  Agli  ì  i  feb- 
braio 1820  Pio  VII  fece  legalo  il  cardinal 
Rusconi  vescovo  d'Imola.  Nelle  annuali 
Notizie  di  Roma  trovo  i  seguenti  legati  e 
presidi.  LeoneXlI  nel  1 824  fece  legato  il 
cardinaleAgoslinoRivarola.  ArtaudjvV/o- 
r/'rt  di  Leone  XII,  t.  i ,  p.  1  88,  parla  delle 
turbolenze  che  a  quell'epoca  agitavano 
Ravenna;  che  il  cardinale  vi  fu  accolto 
colla  più  profonda  venerazione, e  ne'suoi 
proclami  e  discorsi  erasi  espresso  in  un 
modo  alfettuoso  e  insieme  fermo.  »  Tutti 
speravano,  se  i  cardinali  legati  suoi  vici- 
ni, i  quali  potevano  vedere  mal  .volen- 
tieri il  suo  arrivo,  perchè  era   rivestito 
del  diritto  di  prevalere  alla  loro  autorità 
nello  stesso  disimpegno  delle  proprie  at- 
tribuzioni, non  facevansi  a  contrariare 
le  sue  operazioni,  che  sarebbesi  ottenuto 
da  questa  missione  tutto  quel  buon  suc- 
cesso ch'era  da  Sua  Santità  aspettato;  suc- 
cesso a  vero  dire  non  molto  splendido  ap- 
parentemente, ma  che  poteva  essere  uti- 
lissimo. "  Nel  t.  3,  p.  69  e  72,  riferisce 
l'orribile  attentato  commesso  in  Raven- 
na a'25  luglio  1826  da  unoscono-iciulo 
contro  il  cardinal  Rivarola  neh' allo  di 


RA  V 
montare  in  carrozza,  mentre  un  colpo  di 
tiombone  gravemente  ferì  il  can."  Muli 
che  lo  accompagnava,  e  l'orecchio  d'un 
domestico.  Il  cardinale  che  in  principio 
erasi  mostrato  severissimo,  allora  avea 
cominciato  ad  essere  più  indulgente.  Leo- 
ne XII  comunicò  al  s.  collegio  la  fune- 
sta  notizia,  fece  di  nuovo  pubblicare  in 
Ravenna  la  bolla  contro  i  Carbonarì[P' .); 
mandò  il  cardinal  Arezzo  legato  di  Fer- 
rara perdirigere  il  processo  criminale, che 
opinò  di  mettere  più  alle  strette  i  dele* 
nuli  per  affari  politici;  ma  il  cardinal  Ri- 
varola  ch'erasi  portalo  in  ForPi,  quindi 
fatto  ritorno  fra  le  acclamazioni  e  le  te- 
stimonia nze  di  pubblica  gioia. pregò  il  car- 
dinal Arezzo  a  non  incrudelire  sul  sospet- 
to di  complicità,  ed  il  Papa  fece  liberare 
parecchi  detenuti  d'antica  data  e  al  tri  con- 
dannati per  delitti  politici.  Altri  afferma' 
no  che  il  cardinale  non  si  mosse  da  Ra- 
venna, il  cui  magistrato  per  dimo.slrare 
che  il  pubblico  era  lietissimo  per  esserne 
uscito  illeso,  fece  eseguire  bellissimi  fuo- 
chi artifiziali  alla  presenza  del  porpora- 
to. Di  poi  il  cardinal  Rivarola  partì,  la- 
sciando belle  memorie  del  suo  governo,  e 
\i  restò  vicelegalo  mg.'"  Lavinio  Spada 
de'  Medici,  col  quale  era  stalo  beneme- 
rito dell'  accademia  provinciale.  A  De- 

LEGAZIOME  tEGAZIONl  APOSTOLICHE  DELLO 

STATO  PONTIFICIO  riportai  le  provviden- 
ze di  Leone  XII  del  1827  sul  governa- 
mento  delle  medesime,  ripristinando  i 
pretori,  i  quali  poi  furono  tolti  e  date  al- 
tre forme  da  GregorioXVI,al  modo  ivi 
riportalo,  in  uno  al  nuovo  ripa^lo  ter- 
ritoriale. Leone  XII  in  detto  anno  fece 
legato  il  cardinal  Bernetti ,  ma  avendo- 
lo promosso  a  segretario  di  stato  quan- 
do stava  per  partire,  nel  1828  nominò 
legalo  il  cardinal  Macchi,  Della  rivolu- 
zione scoppiala  nell'incominciar  del  feb- 
braio i83i  al  punto  ch'era  stato  eletto 
Gregorio  XFl ,  anzi  ignorandosene  l'e- 
saltazione, parlai  a  quell'articolo,  a  P^oR- 
LÌ  e  altri  luoghi  analoghi,  come  dell'e- 
nergica e  clemente  repressione.  Nel  n." 


RAV  239 

1 7  delle  Notizie  del  giorno  del  1 83 1 ,  si 
legge  che  ai  2  3  aprile  i  conti  Eugenio  e 
Bonaventura  Rasponi,e  Giuseppe  Albor- 
ghetti  patrizi  di  Ravenna,  particolarmen- 
te deputali,  accompagnati  dall'agenteco- 
munale  conte  Alberto  Alborghelli, ebbe- 
ro l'onore  di  umiliare  a'piedi  di  Grego- 
rio XVI  gli  alti  di  divozione  e  di  suddi- 
tanza in  nome  di  Ravenna  stessa,  non 
che  le  sue  più  vive  e  rispettose  congra- 
tulazioni pel  suo  innalzamento  al  trono 
pontificale.  Il  Papa  li  accolse  con  bontà 
e  clemenza,  ed  esternò  loro  il  suo  par- 
ticolare desiderio  di  conoscere  i  bisogni 
e  le  suppliche  di  quella  provincia, per  far- 
le sentire  i  benefici  effetti  delie  paterne 
sue  provvidenze.  A  seconda  di  quanto  leg- 
go nelle  citate  Notizie  di  Roma,  Gre^O' 
rio  XVI  successivamente  nominò  prò- le- 
gali, nel  i  83  I  Pietro  Desiderio  Pasolini, 
nel  1832  il  cav.  Gio.  Battista  Codronchi 
Ceccoli,  nel  i835  mg."^  Domenico  Luc- 
ciardiora  cardinale, nel  1 836 Luigi  Van- 
nicelli  Casoni  ora  cardinale,  nel  1837  il 
cardinal  Luigi  Amai  di  s.  Filippo  e  Sor- 
so, attuale  protettore  di  Ravenna  e  vice- 
cancelliere di  s.  Chiesa,  che  riuscì  applau- 
ditissimo,  onde  ilPapa  lo  confermò  in  un 
altro  triennio;  nel  1842  il  cardinall\las- 
simo,  di  cui  parlai  a  ^Maggiordomo.  Tra 
le  beneficenze  effettuate  daGregorio  XV I 
per  Ravenna  ,  ricorderò  che  migliorò 
grandemente  il  Porto  Corsini  e  fece  in- 
traprendere la  grande  bonificazione  d'u- 
na vasta  parte  del  territorio  ravennate, 
colle  acque  disalveale  dalfiumeLamone, 
rendendo  così  all'agricoltura  terreni  pa- 
ludosi, infruttiferi,  a  miglioramento  som- 
mo dell'aria.  Pio  IX {V.)  nel  1847  fece 
pro-legatostraordinario  mg.'"  Bofondi  de- 
cano della  rota,  indi  cardinal  legato  per 
poco  tempo,  deputando  nel  gennaio  1 848 
in  legato  straordinario  il  cardinal  Gabrie- 
le Ferretti,  ora  peni tenziere  maggiore;  ma 
a  queir  articolo  narrai  gli  avvenimenti 
dello  slato  pontificio  dalia  morie  di  Gre- 
gorio XVI  a  tutto  il  1 801.  In  questo  an- 
no Pio  IXj  in  conseguenza  delle  disposi- 


24o  Pv  A  V 

zioni  accennate  in  pnncipio,fece delegato 
apostolico  l'odierno  oUimo  prelato  mg.*" 
Stefano  Rossi.  Inoltre  lo  .stesso  Papa  a  ven- 
do elevato  alla  porpora  il  cardinal  Bofon- 
di,  nominò  nel  1848  uditore  di  rota  per 
Ravenna  rag.i'Teodolfo  Mertel  delle  Al- 
lumiere diocesi  di  Civitavecchia.  Trat- 
tano della  storia  di  Ravenna:  Teseo  dal 
Cwno,  Rm-enna  dominante,  sede  d' ini- 
peratoriy  re  et  esarchi,  ove  si  descrivo- 
no Ravenna  antica  e  moderna,  di  lei  do- 
minio  e  goi'ena',  Ravenna  17.15  pel  Lau- 
di. Girolamo  Fabri,  Compendio  istorico 
del  dominio  e  governo  della  città  di  Ra- 
%'enna,  catalogo  degC  imperatori^  re,  e- 
sarchi  e  principi  che  vi  hanno  dominato 
e  risieduto.  Effemeride  sacra  e  istorica  di 
Ravenna  antica,  ivi  1675 presso  li  stam- 
patori camerali  e  arcivescovili,  Pietro  P. 
Ginannì,  Dissertazione  sopra  V origine 
dell^ Esarcato, e  della  dìgnitàdegli  esar- 
chi, 1758,  estratta  dal  t.  4  della  iV«oi^rt 
raccolta  di  Calogerà.  Marcello  Palonio, 
De  Clade Ravennalensi,  sine  loco  etan- 
no. Serafino  Pasolini,  Lustri  Ravennati 
dall'anno  600  dopo  l'universale  diluvio 
sino  all'anno  i  713,  Bologna  1678,  Ra- 
venna pei  fratelli  Pezzi  1-689,  Ravenna 
pei  stiimpatori  camerali  1713.  Girola- 
mo Rossi,  Historiarum  Ravennatum,  Ve- 
neliis  1572  e  1589:  la  2."  edizione  è  in- 
titolata a  Sisto  V  dal  S,  P.  Q.  Raven.,  e 
dall'autore  al  cardinal  arcivescovo  Fel- 
trio-Rovere.  Il  Rossi,  discendente  dall''il- 
lustre  famiglia  di  Parma,  fu  dalla  patria 
speditone!  i6o4ambasciatorea  Clemen- 
te Vili  che  lo  fece  suo  archiatro,  e  ne 
feci  menzione  a  Medico:  l'opera  fu  assai 
lodala,  ed  è  autorevole.  Saggio  intorno 
al  politico,  economico  governo  d'uno  sta- 
to o  di  ima  città  scaduta  dalla  sua  flo- 
ridezza, diretto  ad  un  personaggio  di  pre- 
sidenza in  occasione  di  certo  memoriale 
presentato  in  nome  del  pubblico  di  Ra- 
vemia  a  Clemente  XI F  nel  settembre 
1770,  Cosmopoli  1772.  Autore  di  que- 
.slo  saggio  di  storia  ravennate  fu  il  can.° 
1  eg,  Fallelli.  Tommaso  Tomai,  Hisioria 


R  A  V 

di  Ravenna  rivista  in  Roma  e  di  nuovo 
ristampata,  Ravenna  i58o  pel  Tebaldi- 
ni  da  Osimo;  la  i.^edizione  è  del  i574. 
La  fede  cristiana  fu  predicata  in  Ra- 
venna, al  dire  di  Fabri,  Le  sagre  memo- 
rie di  Ravenna, òaWaposloìo  s.  Giacomo 
maggiore.  Nondimeno  tutti  gl'istorici  so- 
no concordi  in  attribuirne  il  vanto  e  l'a- 
postolato a  s.  /^^o///«flrre  (^.)  antioche- 
no, secondo  Ughelli,  Italia  sacra  t.2,p. 
323,  uno  de*72  discepoli  di  Gesù  Cristo; 
che  sebbene  non  si  legga  il  suo  nome  nel 
catalogo  di  essi,  Maurolico  nel  Martiro- 
logio afferma  esservene  stati  molli  oltre 
detto  numero.  Il  principe  degli  apostoli 
s.  Pietro  Io  condusse  dalla  sua  cattedra 
apostolica  d'Antiochia  in  Roma,  quando 
in  questa  metropoli  dell'universo  stabili 
la  s.  Sede.  Indi  l'ordinò  primo  vescovo  di 
Ravenna  e  Io  spedi  a  promulgare  il  van- 
gelo per  tutta  la  provincia  Flaminia  ed 
Emilia,  neiranno44o46  a  parere  di  Ba- 
ronio,  Annal.  ecc/ei'.j*  peròsi  tenga  pre- 
sente quanto  dissi  sulla  venuta  di  s.  Pie- 
tro in  Roma,  nel  voi.  LUI,  p.  18.  Fabri 
e  Pasolini  affermano  che  s.  Pietro  visitò 
Ravenna.  Viene  comunemente  chiamato 
s.  Apollinare  arci vescovo,così  i  primi  suc- 
cessori, sebbene  per  consenso  degli  scrit- 
tori questa  illustre  chiesa  ed  i  venera- 
bili suoi  pastori  soltanto  nel  principio  del 
secolo  V  ricevettero  la  giurisdizione  me- 
tropolitica sopra  molte  altre  chiese,  qua- 
le protrae  dopo  la  metà  di  tal  secolo  il  p. 
B\ancììi,  Dell' esterior  polizia  della  Chie- 
sa t.  4,  lih-  2.  Queste  chiese  suffraganee 
variarono  secondo  le  circostanze  de'tem- 
pi,  laonde  ne  restano  al  presente  quelle 
di  Bertinoro  imita  a  Sarsi na.  Cervia,  Ce- 
sena,  Comacchio,  Faenza,  Forlì,  Imola, 
Rimini  {F.y  Personalmente  predicò  la 
fede  in  Imola,  Faenza,  Forlì,  Rimini  e 
Forlimpopolì  (F.),  onde  sono  riguardate 
figlie  di  s.  Apollinare  queste  chiese.  Dice 
il  Rossi  che  la  chiesa  di  Ravenna  sin  dai 
primi  secoli  si  chiamò  trono  apostolico, 
e  dopo  Roma  e  Antiochia  primogenita 
di  s.  Chiesa,  ed  in  Italia  solo  dopo  Roma 


R  A  V 
pnumernla  tra  le  apostoliche,  essendo  a 
(nli  epoche  la  città  una  delle  più  celebri 
e  più  popolate  della  nobilissima  regione, 
come  si  ricava  dalle  parole  di  s.  Pietro. 
Giinito  s.  Apollinare  in  Ravenna,  colla 
predicazione,  colla  santità  di  sua  vita  e 
coi  miracoli  che  Dio  operò  a  sua  inter- 
cessione, convertì  un  gran  numero  d'ido- 
latri egl'indùssead  abbattere  inollialtarì 
degl'idoli,  per  cui  patì  fiere  battiture  dai 
sjicerdoti  pagani,  e  poi  lo  fecero  torturare 
acciò  sagrifìcasse  ai  falsi  deidei  gentile- 
sÌDio.  Ne  presero  la  difesa  i  novelli  con- 
vertiti ravennati,  finché  fu  esiliato,  pel- 
legrinando per  la  Misia,  Sarmazia,  Tra- 
cia e  altre  parti.  Ardendo  del  desiderio 
di  propagare  il  cristianesimo  ne' luoghi 
ove  l'avea  introdotto,  tornò  dopo  3  anni 
in  Ravenna,  la  cui  chiesa  trovò  accresciu- 
ta dai  sacerdoti  che  avea  ordinati,  por- 
tando seco  il  corpo  di  s  Eufemia  vergine 
e  martire  donatogli  da  s.  Ermagora  d'A- 
(|uileia,  e  lo  collocò  nel  tempio  poco  lungi 
dal  fiume  Montone,  di  cui  erasi  servito 
per  battezzare,  ed  alla  santa  lo  intitolò: 
questo  luogo  era  la  casa  del  tribuno  ,  la 
ciìi  moglie  Tecla  sanò  da  mortale  infer- 
mità, ondeambedueabbracciarono  la  fe- 
de. Questa  chiesa  fu  la  cattedrale  e  la  se- 
de di  s.  Apollinare,  ed  ove  egli  esercitò 
tutte  le  funzioni  del  suo  ministero,  ve- 
nendo poi  ridotta  a  3  navi.  Delle  primi- 
zie de'marliri  di  Ravenna  parlai  di  sopra, 
descrivendo  le  principali  tra  le  circa  4o 
chiese  superstiti.  Verso  l'anno  74  gl'ido- 
latri vollero  costringere  il  santo  a  sagri- 
ficare  all'idolo  d'Apollo,  che  s'infianse 
per  virtù  divina,  onde  gli  dierono  tante 
percosse  che  da  lì  a  poco  ne  moiì  a'23 
luglio.  Adunati  i  fedeli  nella  casa  del  pio 
Teodoro  raveunate,ove  solevano  fa  re  ora- 
zione, per  dargli  un  successore,  apparve 
per  la  1.*  volta  candida  colomba  che  po- 
.satasi  sul  capo  di  s.  Aderito  prete,  fu  ri- 
conosciuto per  pastore.  Egli  diffuse  me- 
ravigliosamente il  cristianesimo  e  morì 
nell'anno  100.  Chiaro  indizio  della  divi- 
na predilezione  per  la  chiesa  ravennate 
VOI,.  IVI. 


RAV  24i 

fu  il  prodigio  della  colomba,  che  al  modo 
già  narrato  si  posò  pure  sopra  s.  Eleocadio 
grecoe  polsi  rinnovò ne'seguenti 9 succes- 
sori, laonde  si  ò\ssevo  per  Spiiituni  san' 
cileni  electl.  Governò  con  molto  zelo,  ed 
a  lui  tra  le  altre  cose  si  attribuisce  avere 
pel  primo  ridotto  in  Italia  i  salmi  e  le  le- 
zioni ne'divini  uffizi.  Nel  i  ic?  gli  successe 
s.  Marziano,  indi  s.  Calocero  nel  127,  di- 
.scepolo  di  s.  Giacomo  apostolo,  già  vi- 
cario di  s.  Apollinare  quando  predicava 
per  le  città  vicine,  che  perciò  s.  Apolli- 
nare fu  detto  apostolo  della  Flaminia  e 
dell'Emilia.  Indi  nel  1 32  divenne  vesco- 
vo s.  Procolo,  fervido  nello  zelo  dell'ani- 
me; gli  successero s.  Probo  i .°  operatore 
di  molti  miracoli;  poi  s.  Dato  dottissimo; 
nel  i85  s.  Liberio  i."  molto  sapiente; 
nel  206  s.  Agapito  che  ampliò  l'oratorio 
detto  di  s.  Teodoro  e  lo  dedicò  allo  Spi- 
rito santo  pel  continuato  prodigio,  che 
ivi  in  forma  di  colomba  scendeva  sul  nuo- 
vo pastore.  Nel  232  s.  Marcellino,  al  cui 
tempo  infuriarono  le  persecuzioni  con 
non  pochi  martiri;nel  283  circa s.  Severo, 
che  da  povero  idiota  pei  comunicati  doni 
dello  Spirito  santo  fece  subito  un  eloquen- 
te e  dotto  sermone  con  istupore  di  tutti 
e  de' vescovi  presenti  che  l'aveano  consa- 
grato, dichiarando  che  la  colomba  non 
sarebbe  più  comparsa  a  designare  il  pa- 
store, siccome  avvenne:  fra'suoi  miracoli 
si  narra  che  mentre  celebrava  in  R.aven- 
naj  visibilmente  assistette  in  Modena  al- 
l'esequie del  vescovo  s.  Geminiano;  altro 
più  strepitoso  fu  quelloche,  avendogli  Dio 
rivelato  la  sua  morte,  dopo  aver  celebra- 
to, vestito  pontificalmente  esortò  il  po- 
polo all'osservanza  de'divini  precetti,  in- 
di recatosi  al  sepolcro  della  moglie  e  fi- 
glia, vi  entrò,  si  stese  e  spirò  il  i."  feb- 
braio 348  o  poco  dopo.  Pare  che  gli  suc- 
cedessero s.  Severo  2.°,  s.  Agapito  2.°; 
ma  l'Amadesi,  In  Anlisdtum  Ravenna- 
timi,  vi  ripugna  e  in  vece  dichiara  s.  Li- 
berio 2.°  eletto  dai  suft'ragi  del  clero  e  del 
popolo,  e  morto  nel  36  i .  Quindi  s.  Pro- 
bo 2.°,  e  poi  Fiorenzo  o  Fiorenzio  dotto, 
16 


3.42  R  A  V 

misericordioso  e  predicatore  insigne;  iu 
che  fiori  pure  il  successore  s.  Liberio  3.' 
del  377.  Nel  378  s.  Orso  edificatore  o 
magnifico  ristauratore  della  cattedrale. 
Alcuni  nel  398  gli  danno  in  successore 
s.  Esuperanzio  spagnuolo,  altri  5.  Pietro 
1  °  e  dopo  questi  il  precedente:  s.  Pietro 
I. "celebrò  pel  i.^il  sinodo  nel  4 '9>  Nel 
j^iSs.  Giovanni  i .°,  prelato  di  santa  vita, 
che  godendo  frequenti  visite  angeliche, 
con  voce  greca  fu  denominato  Angelo- 
ptes.  Sotto  di  lui  l'imperatore  Valenti- 
niano  111  concesse  agli  arcivescovi  di  Ra- 
venna amplissimi  privilegi,  che  Baronio 
pone  in  dubbio:  cioè  la  veste  pallio  iu 
forma  di  manto  imperiale;  il  farsi  prece- 
dere nelle  pubbliche  sortite  da  uno  scet- 
tro, da  una  croce  e  da  un  campanello; 
l'uso  del  camauro  ornato  di  due  corone; 
il  cavalcare  con  gualdrappa  bianca;  as- 
.soggettando  loro  nella  giurisdizione  me- 
tropolitica le  sedi  vescovili  di  Emilia,  os- 
sia i  vescovi  di  Sartina ,  Cesena,  Forlini- 
popoli,  Fori),  Faenza,  Imola,  Bologna, 
Modena,  Parma,  Piacenza,  Brescello, 
poi  riunita  a  Reggio,  flgovenza,  Adria, 
insieme  a  tutti  i  monasteri  di  detta  pro- 
vincia. Rossi,  e  Bonoli,  Istorie  di  Forlì, 
vi  aggiungono  Rimini;  poiché  Vecchiaz- 
Zani  neir/y/or/e  di  Forlimpopoli  osser- 
va, che  s.  Apollinare  predicò  la  fede  in 
Riraiui:  Rossi  poi  rimarca  cheì  vescovi 
riminesi  intervenivano  ai  concilii  provin- 
ciali di  Ravenna.  Dice  Pasolini  che  l'ar- 
civescovo Guinigi,  passando  per  la  diocesi 
di  Rimini,  vi  esercitò  le  prerogative  me- 
tropolitiche. Qui  però  rammento  quan- 
to già  notai, cioè  che  Rimini  soio  perCle- 
mente  Vili  divenne  propriamente  suf- 
fraganea.  Di  queste  sedi  gli  arcivescovi  di 
Ravenna  cousagravano  i  vescovi.  Tali  e 
altri  privilegi  furono  loro  confermati  da 
diversi  Papi  e  imperatori.  Pasolini,  La- 
stri  ravennati,  ritiene  che  i  vescovi  di 
Ravenna  prima  assai  di  detta  epoca  fosse- 
ro insigniti  della  diguilà  arcivescovile,  sii* 
alandosi  cosa  certa  che  l'apostolo  s.  Pietro 
uelle  città  più  cospicue  isliluisse  ai  ci  ve* 


HA  V 

scovi,  e  che  con  tal  grado  abbia  mandalo 
nell'Emilia  s.  A  pollinare,  il  quale  coi  sue-  1 
cessorì  si  vedono  ornati  di  pallio  nell'an-  I 
tichissimo  musaico  della  metropolitana. 
Nel  433  Papa  s.  Sisto  IH  ebbe  una 
visione,  in  cui  s.  Pietro  e  s.  Apollinare 
gli  mostrarono  un  giovine  che doveacou- 
sagrare  in  arcivescovo  di  Ravenna.  Ora 
avvenne  che  essendo  stato  Cornelio  ve-  ^ 
scovo  d'Imola  incaricatodi  accompagna-  ■ 
re  in  Roma  con  molti  nobili  ravennati  il 
nuovo  arcivescovo  eletto  dal  clero  e  dal 
popolo  in  successore  a  s.  Giovanni  i .",  ed 
avendo  portato  seco  s.  Pietro  Grisologo, 
appena  vide  questi  il  Papa  lo  riconobbe 
pel  designato  nella  visione,  onde  dichiarò 
agl'inviati  non  potere  accettare  l' eletto, 
ma  doversi  in  vece  ordinare  Pietro,  nar- 
rando loro  l'apparizione  a  vuta, per  cui  ben 
contenti  si  rassegnarono  al  destinato  dai 
padri  della  loro  chiesa,  ed  in  R.avenua  lo 
consagrò  Cornelio:  altri  attribuiscono  al 
successore  s.  Leone  1  quanto  ho  detto  di 
di  s.  Sistoli!,  il  quale  l'ordinò,  al  riferire 
di  Novaes.  Col  nome  di  Pietro  2.°  il  Gri- 
sologo fu  gran  pastore,  di  aurea  eloquen- 
za e  benemerito.  Acciocché  i  canonici  fos- 
sero pronti  con  lui  all'ulTiziatura  diurna 
e  notturna  della  metropolitana,  contigua 
a  questa  fabbricò  per  propria  e  loro  abi- 
tazione la  canonica,  che  dalla  sua  strut- 
tura rappresentante  3  monti  si  chiamò 
TricoUi  ;  mori  nella  sua  patria  Imola  e 
ivi  fu  sepolto.  Gli  successero,  nel  449  *• 
Neone  ,  che  prosegui  e  aumentò  la  fab- 
brica di  Tricolii,  e  quanto  alla  chiesa  o- 
però  ciò  che  dissi  in  principio,  ove  notai 
quanto  fecero  gli  allri  arcivescovi}  nel  ^52 
s.  Giovanni  2.°,  il  quale,  come  narrai  , 
s'interpose  con  Attila  a  vantaggio  della 
città  :  dice  Pasolini  che  nel  555  Papa  s. 
Leone  I  fece  sulFraganei  dell'arcivescovo 
di  Bavcnna  que'vescovi  che  non  canoni- 
camente gli  avea  assoggettati  Yalentinia- 
no  HI.  Nel  477  ^^  eletto  S.Giovanni  3.' 
diesi  trovò  all'estinzione  dell'impero  oc- 
cidentale e  invasione dell'eruloOdoacre; 
gli  rimproverò  Papa  s.  Simplicio  di  aver 


RA  V 
ordinato  Gregorio  vescovo  di  Modena , 
senza  il  consenso  del  clero  e  del  popolo 
che  gli  era  contrario;  lo  minacciò  che  a- 
vrebbe  tolti  alla  chiesa  di  Ravenna  quei 
privilegi  concessi  dalla  s.  Sede,  cioè  l'es- 
sere sopra  i  vescovi  dell'Emilia,  s'egli  ne 
avesse  più  abusato.  Di  sopra  dissi  la  par- 
te ch'ebbe  per  la  capitolazione  d'  Odoa- 
cre  con  Teodorico  re  de'goli  per  la  resa 
di  Ravenna,  il  quale  incontrò  col  clero, 
colle  croci,  cogl'incensieri  e  coi  s.  Evan- 
geli, processionalmeote  cantando  inni  e 
salmi;  però  restò  afflitto  quando  vide  in- 
trodurre da  Teodorico  nella  città  l'ere- 
sia dell'empio  Ario,  e  le  chiese  stabilite 
all'eretico  culto.  Gli  successe  nel  494^'^' 
tro  3.°  che  prosegm  la  casa  arcivescovile 
e  canonica  di  Tricolli;  visse  e  mori  san- 
tamente nel  5ig.  Dopo  di  lui  Aureliano 
lodato  pastore;  nel  52  i  s.  Ecclesio  cele- 
bre per  quanto  di  lui  scrissi,  e  che  molto 
pati  per  la  protezione  che  Teodorico  ac- 

É  cordai  a  a' suoi  ariani,  onde  in  favor  di 
questi  dovette  accompagnare  a  Costanti- 
nopoli Papa  s.  Giovanni  I  per  commis- 
sione del  re,  aflìne  di  rimuovere  l'impera- 
tore Giustino  I  dal  lasciar  nell'oriente  le 
chiese  agli  ariani.  Insorta  discordia  tra  s. 
Ecclesio  e  il  clero  ravennate,  appellaro- 
no al  Papa  che  compose  le  vertenze.  Nel 
534  fiori  il  benemerito  s.Orsicino,  altro 
magnifico  edificatore  di  sagri  templi;  nel 
539  s.  Vittore,  alla  morte  del  quale  ter- 
minò nel  popolo  e  nel  clero  il  diritto  d'e- 
leggere il  proprio  pastore  :  nel  546  vi  fu 
mandato  da  Giustiniano  I  s.  Massimiano 
di  Pola  ,  che  compì  la  canonica  di  Tri- 
colli e  fece  altre  opere.  11  successore  s.  A- 
gnello  del  556  ottenne  dal  benefico  di  Ra- 
venna imperatore  Giustiniano  I  che  tut- 
to il  territorio  di  Argenta  (di  cui  a  Fer- 
rara), fosse  restituito  allachiesa  ravenna<- 
te  ;  ebbe  pure  in  dono  la  selva  dì  Lugo  , 
ove  poi  surse  la  città  omonima  e  sulla 
quale  gli  arcivescovi  esercitarono  il  do- 
minio per  lungo  tempo;  inoltre  consegui 
tutti  i  beni  spettanti  agli  espulsi  goti  ,  le 
chiese  de'  quali  proftinate  dai  riti  ariani 


R  A  V  243 

ridusse  alenilo  cattolico.  Gli  successe  nei 
569  Pietro  4-°  di  edificanti  costumi ,  sì 
portò  in  Roma  per  farsi  consagrare  da 
Papa  Giovanni  11!,  e  si  trovò  alla  recen- 
te erezione  dell'Esarcato.  ìndi  Giovanni 
4."  del  575,  ch'ebbe  gravi  questioni  con 
Papa  s.  Gregorio  I  sull'uso  del  Pallio,  al 
quale  articolo  notai  che  Io  accordò  a  lui 
e  al  successore.  A  Mappula  e  MA?fiPoto 
riportai  la  concessione  di  dello  Papa  ai 
primi  diaconi  della  chiesa;  le  mappule  e- 
rano  gualdrappe  bianche  che  usavano  i 
canonici  ravennati  nellesolenni  cavalcate, 
quando  accompagnavano  l'arcivescovo; 
onde  s.  Gregorio  I  ne  confermò  l'uso,  mal- 
gì  adole opposizioni  de'cardinali  e  prima- 
ti del  clero  di  Roma,  che  volevano  ado- 
perarle esclusivamente  quale  particolare 
privilegio.  Vedendo  Giovanni  4-"  quan- 
to il  Papa  era  propenso  per  la  sua  chie- 
sa, che  nell'epistole  l'appella  sacrosancta 
Ravennatis  Ecclesia,  gli  scrisse  che  i  suoi 
canonici  preti  e  diaconi  da  tempo  imme- 
morabile erano  soliti  usare  le  mappule  o 
gualdrappe  anche  in  Roma  nelle  caval- 
cate pontificie,  allorché  vi  si  recavano  in 
legazione  per  affari  ecclesiastici,  o  in  oc- 
casione d'accompagnare  alia  consagra- 
zione  il  proprio  arcivescovo,  essendo  con- 
sueto che  lo  seguivano  i  principali  del 
suo  presbiterio.  Eruditamente  tratta  di 
queste  mappule  Nardi,  De'  parrochi  t.  a, 
p.  370,  dicendo  che  molti  scrittori  mala- 
mente l'interpretarono  per  ma  nipoli,e  che 
S.Gregorio  I  confermò  il  privilegio  ai  ca- 
nonici preti  ed  ai  7  primi  canonici  diaconi 
tantum.  Per  benevolenza  verso  l'arcive- 
scovo il  Papa  gl'intitolò  il  libro.  De  cura 
^fl5/or/z//,e donò  per  la  basilica  4 corpi  san- 
ti con  altre  reliquie.  Morto  Giovanni  4° 
nel  5c)5,  s.  Gregorio  1  deputò  visitatore 
della  chiesa  ravennate  Severo  vescovo  di 
Cervia,  e  scrisse  a  Casteriosuonotaro  resi- 
dente in  Ravenna  che  vegliasse  all'ottima 
elezione  del  successore,  che  cadde  su  Do- 
nato arcidiacono,  ma  il  Papa  io  rifiutò; 
quindi  fu  scelto  Mariniano  o  Marignano 
benedettino, già  familiare  di  s.  Greguriu 


9.44  R  A  V 

1  die  lo  consagrò.  Tornato  in  Roma  per 
un  concilio  appose  la  sua  firma  prima 
d'ogni  altro  dopo  quella  del  PapH;  simil- 
mente in  un  documento  e  prima  dell'ar- 
civescovo di  Milano.  Il  Papa  l'ornò  del 
pallio, colla  condizione  che  se  ne  servisse 
in  chiesa,  e  fuori  di  questa  4  volte  l'an- 
no, come  il  predecessore,  cioè  nelle  pro- 
cessioni e  nelle  feste  di  s.  Gio.  Battista  , 
ile' ss.  Pietro  e  Paolo,  di  s.  Apollinare. 
Colla  celebre  bolla  Cuoi  omnis  Ecclesia, 
che  si  legge  in  Rossi  ein  Ughelli,  s.  Gre- 
gorio I  confermò  alla  chiesa  di  Ravenna 
tutti  i  privilegi  e  diritti  che  godeva,  con- 
cessi dai  Papi  e  dagl'  imperatori ,  colla 
consagra/ione  de' vescovi  dell'Emilia,  ag- 
giungendovi quelli  di  Reggio,  Comacchio 
e  Cervia,  conche  li  dichiarò  suffraganei, 
onorando  la  stessa  chiesa  del  titolo  di /?- 
glia  primogenita  della  s.  Chiesa  roma- 
na. 11  Muratori  pose  in  dubbio  la  verità 
di  questa  bolla  :  lo  confutò  il  dotto  A  ma- 
desi,  anche  colla  Difesa  del  diploma  di 
s.  Gregorio  Magno  a  Mariniano  arci- 
vescovo di  Ravenna  ,  presso  Calogerà  , 
Raccolta  d'  opuscoli,  t.  46.  Nel  6o6  fu 
elevato  all'arcivescovato  Giovanni  S.^jnel 
6i2  Giovanni  6.°,  nel  63o  Buono,  nel 
648  Mauro,  pel  quale  incominciarono  le 
funeste  vertenze  tra  la  chiesa  di  Ravenna 
e  la  s.  Sede.  Acciecato dall'orgoglio, ben- 
ché come  già  ricordai  era  convenuto  al 
concilio  di  s.  Martino  1  ,  facendosi  forte 
delle  ricchezze  e  vaste  possidenze  della 
mensa  in  gran  parte  della  Sicilia  e  del- 
l'Istria, con  città,  terree  luoghi,  non  che 
della  residenza  degli  esarclii  e  della  pro- 
lezione dell'eretico  imperatore  Costante 
II,  si  sottrasse  dall'ubbidienza  al  Papa  : 
s.  Vitaliano  l'invitòcon  monitorio  in  Ro- 
ma a  difendersi,  ed  egli  si  ricusò;  venne 
scomunicato,  ed  altrettanto  osò  fare  con- 
tro detto  Pontefice ,  il  quale  ricorse  al- 
l'imperatore ch'era  in  Siracusa, acciò  pu- 
nisse il  temerario.  Mauro  pure  invocò  il 
suo  patrocinio  e  l'ottenne  a  preferenza  di 
s.  Vitaliano  ,  rilasciandogli  nel  666  un 
diploma  ,  in  cui  lo  dichiarò  indipendcute 


RA  V 

da  qualunque  giurisdizione  ecclesiastica, 
la  sua  chiesa  autocefola,  gli  die  il  pallio,e 
autorizzò  i  successori  a  farsi  consagrare  da 
3  vescovi  suffraganei  ad  imitazione  de' Pa- 
pi. Vedasi  il  Rossi,  lib.  4;  Zaccaria,  An- 
li-Fehhronio.  Mori  ostinato  nello  scisma 
nel  67  i,e  fece  di  tuttoché  lo  imitasse  il 
successore,  che  fu  R.eparato,  il  quale  solo 
nel  fine  di  sua  vita,  costretto  dall'impe- 
ratore Costantino  111,  cui  erasi  rivolto 
Papa  Dono  I,  e  nel  676  si  sottomise  co- 
nosciuto l^  errore  :  avea  determinato  re- 
carsi in  Roma,  quando  lo  colse  la  morte 
nel  67  7. Teodoro  si  fece  consagrare  in  Ro- 
ma da  detto  Papa,  secondo  l'antico  uso: 
Rossi  però  dice  che  ciò  fece  in  s.  Pietro 
di  Ravenna  da'3  sufìraganei,  e  che  spo- 
gliava i  poveri  chierici  ed  i  religiosi,  e  li 
ridusse  ad  aperta  ribellione.  Certo  è  che 
restituì  l'ubbidienza  della  sua  chiesa  al- 
la romana,  e  nel  679  fu  al  concilio  di  Pa- 
pa s.  Agatone.  Il  successore  s.  Leone  IF, 
per  testimonianza  d'  Anastasio  Bibliote- 
cario, p.  i4'2  ,  ottenne  dall'imperatore 
Costantino  111,  che  morto  l'arcivescovo 
di  Ravenna,  l'eletto  dovesse,  secondo  la 
consuetudine  per  antico  osservata,  recar- 
si in  Roma  per  esservi  ordinato,  conque- 
sto pierò  che  l'arci  vescovo  fosse  esente  dal- 
le tasse  pel  pallio  e  altri  uffici  ecclesiasti- 
ci. Questo  Papa  vietò  i  suffragi  per  lo  sci- 
smatico Mauro.  Scarseggiando  Ravenna 
di  viveri ,  Teodoro  sovvenne  abbondan- 
temente i  poveri,  e  nel  688  gli  successe 
s.  Damiano  che  portossi  in  Roma  per  la 
consagrazione  da  s.  Sergio  1  :  nel  680  si 
bruciò  la  celebre  biblioteca  della  chiesa 
ravennate^  che  stava  vicina  al  coro.  Nel 
705  s.  Felice  gli  successe,  il  quale  fu  pu- 
nito per  la  falsa  professione  di  fede  emes- 
sa, come  raccontai  superiormente;  gli  ser- 
vì per  santificarsi,  e  per  dare  esempio  agli 
altri  della  fedele  unione  alla  romana  chie- 
sa. Nel  7  I  t  Papa  Costantino  ottenne  dal- 
l'imperatore Giustiniano  li  la  conferma 
del  decretato  da  Costantino  111.  Divenuto 
nel  723  arcivescovo  Giovanni  7.°, per  le 
vicende  politiche  che  agitavano  l' Italia, 


RAV 

il  popolo  Io  cacciò  sagrilegamente,  indi 
si  sottomise. 

Nel  74B  Sergio  nobilissimo  ravenna- 
te, benché  ammogliato,  il  clero  e  il  popo- 
lo lo  volleroinarcivescovo;  ne  parlai  nel- 
le notiziecivili  e  delle  sue  infelici  avven- 
ture :  a  suo  tempo  la  s.  Sede  divenne  as- 
soluta signora  dell'Esarcato,  cessando  gli 
esarchi.  Per  sua  morte  nel  769  s'intruse 
Michele  scrinarlo,  per  influenza  di  re  De- 
siderio e  di  Mauricioduca  diRiuiini,  ma 
condotto  a  Roma  prigione  dai  messi  di 
Carlo  Magno,  questo  pretese  poi  d'inter- 
venire nell'elezione  degli  arci  vescovi, men- 
tre il  solo  popolo  e  clero  di  Ravenna  io 
eleggevano,  indi  l'eletto  con  tal  decreto 
recavasi  a  Roma  per  essere  consagrato. 
Nel  770  venne  canonicamente  eletto  Leo- 
ne i.°e  come  già  notai  fu  ili. "ad  essere 
investilo  dal  Papa  del  dominio  tempo- 
rale e  dignità  d'esarca,  intitolandosi  :  Leo 
Servus  servorum  Dei,  divina  grada  s.  ca- 
diolicae  ecclesiae  Ravennalis  archiepi- 
scopiis  et  privias,  Ilaliae  Exarchus.  A- 
busando  del  suo  potere  e  volendo  pro- 
cedere indipendente  ,  ebbe  a  lottare  col 
gran  Papa  Adriano  I  perchè  impediva 
nell'Esarcato  che  i  popoli  gli  giurassero 
fedeltà  ,  e  che  gli  abitanti  dell'  Emilia 
prendessero  cariche  dalla  s.  Sede;  ma  la 
fermezza  del  Papa  lo  fece  stare  a  dove- 
re. Nel  777  occupò  il  seggio  arcivesco- 
vile, Giovanni  8.°  che  rallegrandosi  per 
la  morte  d'un  ravennate  onde  pervenire 
al  possesso  d'un  suodomiuio,  dopo  7  gior- 
ni lo  seguì  nella  tomba,  e  fu  eletto  nel 
784  Grazioso;  indi  Giovanni  g.°  nel  793; 
s.  Valerio  neir8o6  o  807,  che  abbellì  le 
chiese  ed  eresse  una  grande  fabbrica  dal 
suo  nome  detta  Valeriana;  Marino  nel- 

§1*8  I  o,  il  quale  ebbe  qualche  vertenza  con 
Papa  s.  Leone  III;  neir8  1 7  Petronace,  al 
cui  tempo  già  fioriva  il  celebre  Agnello 
biografo  degli  arcivescovi,  e  Papa  s.  Pa- 
squale I  confermò  i  privilegi  di  sua  chie- 
sa colla  bolla  Ciim  picij  scritta  su  papi- 
ro :  nel  concilio  romano  di  Eugenio  II  , 
dopo  questi  si  sottoscrisse.  Neil' 835  Pa- 


R  A  V  245 

pa  Gregorio  IV  consagrò  l'arcivescovo 
Giorgio,  il  quale  brigò  per  essere  invia- 
to in  Francia  legato  a  comporre  ledissen- 
sioni  tra'figli  di  Carlo  Magno,  onde  per 
via  di  regali  potersi  sottrarre  dalla  pon- 
tificia giurisdizione;  ed  a  tale  efFelto spo- 
gliò le  più  nobili  chiese;  ma  i  suoi  tesori 
furono  preda  de' soldati  quando  fu  fallo 
prigioniero,  insieme  ai  diplomi  che  seco 
avea  portalo,  concessi  dagl'imperatori  e- 
relici;  disgustato  il  clero  e  popolo  di  sua 
condotta,  non  voleva  più  riconoscerlo,  e  in 
morte  non  gli  fece  pompa  funebre.  Deus- 
dedit  gli  successe  nell'847;indi  nell^85o 
Giovanni  1 0.°,  ambizioso,  avaro  e  violen- 
to persino  coi  sulfraganei;  avendolo  inu- 
tilmente ammonito  Papa  s.  Nicolò  1,  nel 
concilio  lo  scomunicò,  e  ad  istanza  de'ra- 
veunali  portatosi  in  Ravenna  restituì  il 
tolto  dall'arcivescovo  a  ognuno:  Giovan- 
ni I  o. "chiese  perdono  e  fu  reintegralo,  con 
quei  capitoli,  che  slabilìil  concilio  roma- 
no deir8Gi  composto  di  65  vescovi,  me- 
diante i  quali  gli  fu  ordinato  portarsi  in 
Ron)a  almeno  ogni  due  anni,  di  non  im- 
porre tributi  ai  sulfraganei,  di  restituir 
l'occupato  di  ragione  della  s.  Sede,  e  che 
non  consagrasse  alcun  vescovo  dellEtni- 
lia,  se  non  dopo  l'elezione  fatta  dal  cle- 
ro e  dal  popolo.  Queslo  arcivescovo  (on- 
dò il  monastero  pe'benedettini  di  s.  Vi- 
tale nell'Isola  Palazziola  che  loro  donò 
con  l'obbligo  di  diversi  sulfragi  ;  moren- 
do nell'878  ne  occupò  il  luogo  Romano 
di  Calcinarla,  scomunicato  da  Papa  Gio- 
vanni Vili,  ed  assolto  poi,  ebbe  buona 
corrispondenza  con  Papa  Stefano  V  det- 
to Vi.  Neir889  fu  arcivescovo  Domeni- 
co, che  riparò  i  danni  recati  da'saraceni 
alla  basilica  di  Classe;  neir898  Giovan- 
ni ii.°  Traversari,  nel  904  Pietro  5.°, 
nel  905  o  pili  tardi  Giovanni  12.°  Que- 
sti diacono  ravennate,  come  vuole  r  Ama - 
desi,  il  predecessore  lo  mandò  in  Roma, 
ove  conobbe  l' impudicissima  e  potente 
dama  senatoria  Teodora  ,  che  lo  fece  e- 
leggere  pastore  di  Bologna  ,  e  con  raro 
eseujpio  lo  fece  passare  da  Papa  Laudo 


a4G  RAV 

alla  chiesa  di  Ravenna,  e  nel  914^'  pon- 
tificalo col  nome  di  Giovanni  X[F .),  che 
Luitprando,  Hist.Vìh.  a,  cap.i  3,  con  Mu- 
ratori afFermano,contro  quelli  che  lo  dico- 
no Papa  nel  912.  Mentre  era  arcivescovo, 
Papa  Anastasio  inconcesse  ai  vescovi  di 
Ptì!i'/<2(^.)di  poter  chiamarea'sinodi  l'ar- 
civescovo di  Ravenna  coi  suffragane!.  In- 
tanto occuparono  la  cattedra  ravennate 
Teobaldo,  e  Costantino,  a  cui  nel  920  fu 
associato  Onesto  I.",  ed  ambedue  furono 
arcivescovi  sino  al  924  che  per  morte  del 
i ."  restò  solo  il  2.°,  ma  nel  927  ebbe  in 
collega  Pietro  6.°  di  gran  virtù  ,  acerri- 
mo difensore  de'diritti  di  sua  chiesa,  on- 
de fu  imprigionato  dall'  usurpatore  del 
castello  di  Modigliana.  Pietro  6.°  traspor- 
tò nella  cattedrale  i  corpi  di  8  santi  pre- 
decessori, celebrò  due  concilii  provincia- 
li, nel  9.54  in  Ravenna  pei  beni  di  chie- 
sa usurpati  a  Ferrara,  nel  970  in  Ferrara 
per  domandare  a  Ottone  1  la  restituzione 
di  Consandolo  appodiato  d'Argenta, e  al- 
tri beni  spettanti  alla  mensa  ravennate  ; 
nel  971  pieno  di  benemerenze  rinunziò  , 
e  fu  eletto  Onesto  2.°  abbate  benedetti- 
no di  Classe,  il  quale  ottenne  privilegi  e 
f^onferme  da  Ottone  I  e  dal  Papa  Gio- 
vanni XI II  sui  domiuii  di  sua  chiesa, mas- 
sime su  Massa  Campilia  e  su  Massa  Fi- 
scaglia  di  Ferrara  :  celebrò  3  concilii,  in 
Parma,inMarzagliadi  Modena, ed  inRa- 
venna  che  fu  provinciale.  Giovanni  i3.° 
del  983  fu  mandato  da  Papa  Benedetto 
VII  in  Aquisgrana  a  imporre  la  corona 
realea  Ottone  III, il  quale  quando  si  por- 
tò in  Ravenna  confermò  alla  sua  chiesa 
i  privilegi,  e  ne  implorò  dal  parente  Pa- 
pa Gregorio  V.  Questi  confermò  a  detta 
ehiesa  le  possessioni  di  monasteri,  abba- 
zie, ed  inoltre  quelle  di  Massa  Fiscagiia, 
Pieve  Cortmcervina  e  Ficarolo  ;  più  le 
concessela  palude  d'Argenta  colle  pesche 
«ino  al  mare,  il  Porto  di  Volano  col  pae- 
se sino  a  Cervia,  l'esenzione  de'coloni  nei 
distretti  di  Ferrara,  Comacchio  e  Adria; 
dichiarando  suffraganea  Montefeltro  e 
liiiovamente Piacenza  che  il  vescovo  Fi- 


R  A  V 

lagato  avea  fallo  ìiiiialzar ad  arcivescova- 
to da  Giovanni  XV.  Per  rinunzia  di  Gio- 
vanni I  3.°,  che  alcuni  dicono  passato  a 
vita  eremitica,  Gregorio  V  sostituì  o  con- 
fermò il  celebre  Gerberto  eletto  ad  istan- 
za di  Ottone  lU,  a  cui  il  Papa  nel  con- 
ferirgli il  pallio,  riconfermando  i  privile- 
gi della  chiesa  di  Ravenna,  concesse  in- 
sieme al  dominio  temporale  sulla  città  a- 
gli  arcivescovi  con  facoltà  di  battere  mo- 
neta, il  dominio  sul  distretto  ravennate, 
sulla  contea  di  Comacchio ,  Cesena,  Li- 
gabicci,  Galliola  ,  Granarolo  e  altri  luo- 
ghi, come  riportano  pureLabbc,  ConciV. 
t.  9,  p.  753  ;  e  Carli,  Osserv.  delle  zeC' 
che  d'Italia,  p.  209  e  2  i  f ,  contro  Mu- 
ratori poco  fa  vorevolealla  sovranità  pon- 
tificia, dicendo  che  questo  diritto  è  uno 
dei  più  rimoti,  e  che  Ravenna  dopo  Ro- 
ma non  ha  in  Italia  l'eguale,  ì  cui  arci- 
vescovi avendo  deposta  da  gran  tempo 
Talterigia,  non  avendo  di  loro  più  ninna 
gelosia  i  Papi,  largheggiavano  in  aumen- 
tare i  privilegi  e  le  prerogative;  avver- 
tendo che  l'avvocazia  esercitala  dagl'im- 
peratori per  delegazione  de'Papi  sui  do- 
minii  della  romana  chiesa,  non  pregiu- 
dicava la  sovranità  e  le  loro  regalie,  co- 
me io  dimostrai  in  tanti  articoli  e  a  Pla- 
cito. Anzi  dice  Novaes,  colla  condizione 
però  che  l'arcivescovo  non  potesse  entra- 
re in  possessodell'investitura  di  dette  cit- 
tà e  terre,  se  non  dopo  la  morte  dell'in- 
felice imperatrice  Adelaide,  al  cui  sollie- 
vo il  Papa  avea  assegnato  le  rendite  di 
Ravenna  e  Comacchio.  Di  questa  prin- 
cipessa parlai  nel  voi.  XXXVI,  p.  277 
e  seg.  e  morì  nel  999  ,  in  cui  Gerberto 
fu  Papa  Silvestro  II  {J^ ■).  Fu  poi  arci- 
vescovo nel  detto  anno  Leone  2.°  Nemo- 
ne  o  Ermuto  benedettino  che  rinunziò  nel 
IODI,  succedendogli  il  cardinal  Federi' 
co  di  Sassonia,  di  cui  come  degli  altri  ar- 
civescovi cardinali  riporto  le  notizie  alle 
biografie.  Nelioo4  s'intruse  Adalberto; 
nel  IDI 4  fu  eletto  Arnoldo  fratello  del- 
l'imperatore Enrico  II,  che  lo  avea  inve- 
stito del  dominio  al  modo  giù  narrato, 


RA  V 
Tenendo  in  un  sinodo  convocato  nella  me- 
tiopoiitana  da  Enrico  II  abrogate  le  co- 
stituzioni dell'usurpatore.  Gli  successe  nel 
lorq  Eriberto,  nel  1027  Gel>eardo, sot- 
to del  quale  Corrado  II  imperatore  fece 
donazioni  a  questa  chiesa, in  uno  al  con- 
tado di  Faenza;  questo  benemerito  e  lo- 
datissinio  pastore  tenne  due  sinodi ,  nel 
io3i  in  Ravenna,  nel  1  042  in  Ferrara. 
Widgero  invase  la  sede  nel  i  o44>  ^  f"  ^C" 
posto  dall'imperatore  Enrico  III;  Unfre- 
do  legìttimo  nelio46,  era  cancelliere  di 
quel  principe,  e  da  Clemente  II  fu  con 
pompa  consagrato  alla  sua  presenza.  Nel 
concilio  che  il  Papa  tenne  in  Roma  nel 
1047  contro  i  simoniaci  che  tanto  afflig- 
gevano le  chiese  italiane  e  di  altre  regio- 
ni, insorse  nuovamente  la  controveisia 
tra  gli  arcivescovi  di  Milano  e  di  Raven- 
na, riguardo  alia  dignità  e  preminenza 
di  loro  chiese,  i  quali ,  come  pure  il  pa- 
triarca d' Aquileia,  pretendevano  ne' si- 
nodi il  luogo  piti  onorevole;  e  però  il  Pa- 
pa per  eliminare  altre  gravi  contestazio- 
ni, con  decreto  che  riporta  Rossi  nel  lib. 
5,  p.  283,  e  rUghelIi  a  p.  36i  ,  ordinò 
che  l'arcivescovo  di  Ravenna  ne'concilii 
abbia  il  lato  diritto  dei  sommo  Pontefice, 
quando  ì'  imperatore  non  sia  presente  , 
che  essendolo  occuperà  il  lato  sinistro.  Po- 
icia  Unfredo  avendo  occupati  alcuni  be- 
ni della  s.  Sede  e  per  altri  motivi,  s.  Leo- 
ne IX  nel  concilio  di  Vercelli  del  1  o5o 
lo  scomunicò  e  sospese;  quindi  ad  istan- 
za dell'imperatore  Enrico  III  fu  chiama- 
to in  Augusta  nel  io5i  ,  ed  obbligato  a 
restituire  il  preso  e  a  domandare  genu- 
ilesso  r  assoluzione  che  gli  fu  data  ,  ma 
con  simulazione;  poco  visseenelio5i  mo- 
ri. Nel  seguente  anno  successe  Eurico,  al- 
tro cancelliere  imperiale,  a  riguardo  del 
quale  Enrico  III  con  diploma  fece  dona- 
zioni ampie  e  accordò  privilegi  alla  sua 
chiesa,  che  si  leggono  inUghelliap.  362. 
iSeguì  miseramente  le  parti  dell'antipapa 
Onorio  II  (^.), contro  Alessandro  II, che 
Hopo  averlo  ammonito  lo  scomunicò  nel 
concilio  delio63,  per  cui  incorsero  nelle 


R  A  V  247 

censure  anche  i  ravennati.  L'imperatore 
Enrico  IV,  allora  occulto  seguace  dello 
scisma,  per  sua  morte  neli07agli  sosti- 
tuì il  famoso  Guiberto,  che  Alessandro  1 1 
consagrò  di  malavoglia,conoscendone  l'a- 
nimo turbolento  e  ambizioso.  Frattanto 
incominciate  le  strepitose  dispute  tra  s. 
Gregorio  VII{V^  ed  Enrico  IV,  le  par- 
ti di  questi  seguì,  per  cui  il  Papa  nel  1 076 
lo  scomunicò  cogli  altri  vescovi  simonia- 
ci e  incontinenti  nel  concilio  Laterano , 
censure  che  in  altri  rinnovò,  ed  altret- 
tanto fece  l'iniquo  arcivescovo  nel  conci- 
liabolo di  Pavia  sul  santo  Pontefice,  aiz- 
zandogli vieppiù  Enrico  IV  per  la  que- 
stione à&W Investiture  ecclesiastiche (P")., 
e  finì  coldìvenireantipapa  Clemente II f 
(^.)  nel  1080,  S.Gregorio  VII  surrogan- 
dogli l'arcivescovo  Riccardo.  Ma  l'anti- 
papa, convocato  nella  metropolitana  di 
Ravenna  un  conciliabolo  di  cardinali  e 
vescovi  scismatici,avendo  conservato  l'ar- 
civescovato, confermò  la  bolla  di  Grego- 
rio V  e  tutte  le  prerogative  che  godeva 
la  sua  chiesa.  Dopo  aver  sostenuto  il  la- 
grimevole  scisma  anche  ne'pontificali  di 
VittorellIjUrbanoII  ePasquale  II, morì 
nel  1 100  impenitentein  Aquileia, e  ne  fu 
trasportato  il  corpo  nella  metropolitana 
di  Ravenna  :  siccome  con  impostura  crasi 
sparsa  voce  che  nel  sepolcro  erano  ap- 
parse alcune  fiaccole, quasi  segno  di  san- 
tità, Pasquale  II  neh  106  fece  bruciarne 
le  ossa  e  gettare  le  ceneri  nel  fiume.  Nel 
quale  anno  Pasquale  li  nel  concilio  di 
Guastalla  decretò  che  tutta  l'Emilia  col- 
le sue  città  Piacenza,  Parma,  Reggio,  Mo- 
dena e  Bologna,  non  fossero  più  soggette 
all'arcivescovo  di  Ravenna  ,  in  pena  di 
essersi  levata  contro  la  s.  Sede  e  usurpa- 
ti i  dominii,come riporta  Baronio  all'an- 
noi 106,  n.°32.  Dopo  la  morte  di  Gui- 
berto, Enrico  IV  intruse  nella  chiesa  ra- 
vennate Ottone,  indi  Geremia  e  Filippo, 
tutti  scismatici  e  scomunicati.  Nel  r  i  18 
o  I  I  rg  eletto  canonicamente  dai  raven- 
nati Gualtiero  canonico  regolare  ,  colla 
sua  ubbidienza  a  Gelasio  li  meritò  che 


248  R  A  V 

qiiesli  riunisse  la  chiesa  eli  Ravenna  alla 
comiiiiione  della  romana,  e  restituisse  a 
lui  esuccessori  1  vescovati  sulTraganei  del- 
l'Emilia,  a  condizione  die  fossero  ubbi- 
dienti alla  sede  apostolica,  confermando 
loro  il  ducato  della  città  di  Ravenna,  e 
gli  mandò  il  pallio,  come  si  legge  in  Ba- 
lenio all'aniio  i  i  i  8,  u.°i5.  Papa  Ono- 
rio II  colla  bolla  Soci osancla,  pressoi]' 
ghelli,  nel  1 1 25  confermò  il  decretato  del 
predecessore,  dicendo  :  Honorem  famo- 
sae  Havennatis  tcclcsiae  sine  diminutio- 
ne  aliqua  volumus  conservare.  L'arcive- 
scovo donò  ai  camaldolesi  di  Classe  le 
chiese  di  s.  Apollinarino,s.  Maria  in  Or- 
lo e  s.  Vincenzo  in  Ravenna.  Insorto  con- 
tro Innocenzo  II  l'antipapa  Anacleto  li, 
alle  sue  suggestioni  seppe  resistere  Gual- 
tiero. Nel  ì  1 44  §''  successe  Mosè  di  Ver- 
celli benemerito;  nel  i  1 54  Anselmo  slato 
ambasciatore  di  Federico  1  imperatore  e 
vescovo  Hamelburgense;  neh  i58  Guido 
I  .°de'conti  Blandrate  per  elezione  di  Fe- 
derico 1,  e  perciò  ricusato  da  Adriano  IV; 
il  che  servì  di  pretesto  all'imperatore  per 
aumentare  il  suo  malumore  colla  s.  Sede,  e 
poi  proleggere  lo  scisma  insorto  contro  A- 
lessandro HI, sostenuto  dagl'antipapi  Vit- 
tore IV  detto  V,  Pasquale  1 1 1 ,  Calisto  1 1 1, 
Innocenzo  III.  Intrusoli  i.°  nella  sede  ro- 
mana. Guido i."  per  aderire  all'impera- 
tore gli  giurò  ubbidienza  e  gliela  man- 
tenne sempre,  ed  ebbe  da  lui  diploma  di 
conferma  ai  privilegi  della  chiesa  raven- 
nate, la  quale  però  pel  suo  contegno  nel 
1  169,  io  cui  morì  Guido  1.°,  ricevè  due 
importanti  bolle  da  Alessandro  IH  in  fa- 
vore de'canonìci  cardinali  e  cantori  del- 
la stessa.  Nel  i  lyo  fuarcivescovo  Gerar- 
do al  Papa  ubbidiente,  in  tempo  del  qua- 
le Papa  Lucio  III  concesse  il  privilegio 
agli  arcivescovi  di  farsi  precedere  dalla 
croce  e  benedire  ovunque,  meno  che  in 
Roma  e  ne'luoghi  ove  fosse  il  Papa;  al- 
l'arcidiacono e  canonici  cardinali  confer- 
mò l'uso  della  mitra,  e  l'esteseal  prepo- 
sto, al  primicero  e  a  due  canonici  canto- 
ri, ai  quali  ultiuii  confermò  i  beni.  Mor- 


ii A  V 

lo  Gerardo  a  s.  Gio.  d'Acri  coi  crociati, 
ov'erasi  portato,  gli  successe  neh  190  Gu- 
glielmo che  ottenne  dall'imperatore  Eu- 
rico VI  un  privilegio  riportaloda  Ughel- 
li,  onorandolo  come  altri  predecessori  del 
titolo  di  \n\xìc\\ìe,tnemhruni  sacri  inìpc' 
rii  speciali  Neh  201  Alberto  approvato 
da  Innocenzo  IH,  il  quale  coufermòecon- 
cesse  privilegi;  neh  207  Egidio  traslato 
da  Modena,  cui  detto  Papa  mandò  il  pal- 
lio, che  secondo  gli  accennati  privilegi  lo 
ricevè  da  un  suddiacono  della  s.  Sede , 
coir  obbligo  di  poi  tarsi  in  Roma  dentro 
l'anno.  Nel  1208  Ubaldo  trasferito  da  In- 
nocenzolllda  Faenza,  che  ricevè  privi- 
legi dall'imperatore  Ottone  IV,  leggen- 
dosi il  diplouja  in  Ughelli  ,  nobilitando 
e  confermando  l'arcivescovo  al  capitolo 
le  sue  prerogative.  Per  sua  rinunzia  nel 
i  2  1 5  Piccinino;  nel  1217  Simeone  già  di 
Cervia,  pel  quale  Federico  li  imperatore 
confermò  i  privilegi,  così  Papa  Onorio 
IH,  che  ne  avea  approvata  la  scelta,  on- 
de nel  vol.XVlH,  p.  261  parlai  dellacro- 
ce  e  campanello  che  li  precede,  come  del- 
la estensione  poi  accordata  da  Clemente 
V.  Neh  228  Federico  già  canonico  pre- 
posto, die  nelle  vicende  politiche  de'Tra- 
versari  si  mostrò  difensore  de'beni  della 
chiesa,  in  que'tempi  spesso  manomessi  e 
usurpati;  Gregorio  IX  ne  approvò  l'ele- 
zione e  confermò  i  privilegi  col  diploma 
Elsi  unii'ersis  ,  presso  Ughelli ,  p.  377. 
Neh25o  FilippoFontana  ferrarese,  tra- 
slato da  Firenze  da  Innocenzo  IV,  come 
il  predecessore  molli  privilegi  concesse 
ai  canonici  metropolitani;  sotto  di  lui  gli 
agostiniani  fondarono  il  convento,  i  fran- 
cescani ebbero  s.  Pietro  Maggiore,  e  ce- 
lebrò diversi  sinodi  :  nel  1259  fu  legato 
della  crociata  contro  Ezzelino  IH  signo- 
ra di  Padova  (/^.)  e  crudelissimo  tiran- 
no. Restata  vacante  la  sedecirca  4  anni 
per  le  discordie  del  clero  ,  che  a  poco  a 
poco  andava  perdendo  il  diritto  dell'  e- 
lezione  per  le  nomine  o  traslazioni  dei 
Papi,  Gregorio  X  elessefr.  Bonifacio  Fia- 
schi domenicano  geuo vese,che  zelante  del- 


RA  V 
la  disciplma  ecclesiastica  lenne  sinodi  a 
Jinoln,  ed  a  Forlì  che  sottopose  all'inter- 
delto  pei' aver  molestale  le  giurisdizioni 
della  cliiesa  ravennate. 

Bonilùcio  Vili  non  piacendogli  l'ele- 
zione latta  dai  clero,  nominò  Guglielmo 
Durando  vescovo  di  Mende  rettore  di 
Romagna,  che  non  accettando,  nel  129 5 
gli  sostituì  Obizo  San  vitali  dotto  e  pru- 
dente, vescovo  della  patria  Parma.  Per 
concorde  scelta  del  clero  e  di  Benedetto 
XI  gli  successe  nel  i3o3  s.  Rinaldo  i.° 
Concorreggi  nubilissimo  milanese,  d'una 
famiglia  originaria  di  Ve»  ona,confermau- 
dolo  il  Papa  per  la  piena  cognizione  delle 
virtù,  dottrina  e  santa  vita  che  ne  avea, 
come  vescovo  di  Vicenza  e  rettore  di  Uo- 
inagna;  altrimenti  avrebbe  fatto  valere 
il  decreto  del  predecessore  Bonifacio\  III, 
sebbene  non  pubblicato,  il  (piale  colla 
nuova  disciplina  introdotta  nella  Chiesa, 
anche  a  motivo  delle  fazioni  civiii,erasi 
riservata  la  nomina  dell'arcivescovo,  ed 
avea  tolto  al  capitolo  e  clero  ravennate 
il  diritto  d'eleggere  il  proprio  pastore.  Il 
santo  studiò  le  leggi  in  Bologna,  ove  nel 
I  286  il  comune  di  Lodi  gli  spedì  oratori 
per  averlo  a  professore  nella  giurispru- 
denza, ed  accettò  l'invito.  Fatto  ecclesia- 
stico fu  eletto  cappellano  pontifìcio  e  man- 
dato nunzio  inFrancia  con  rilevante  com- 
missione per  pacificare  il  re  Filippo  IV 
con  Edoardo  1  re  d'Inghilterra,  già  or- 
nato della  dignità  di  vescovo  di  Vicenza. 
Essendo  rettore  di  Romagna  fra  l'ardore 
delle  fazioni  guelfe  e  ghibelline,  si  trovò 
nella  guerra  tra  Ravenna  e  Cesena,  ed  in 
un  tumulto  popolare  suscitato  in  Forlì, 
cose  tulle  che  non  senza  pericolo  gli  riu- 
scì sedare  e  comporre.  Immenso  fu  il  be- 
ne che  il  santo  fece  all'arcidiocesi  che  vi- 
sitò ed  edificò  coll'esempio  delle  più  belle 
virtù  e  di  sua  paterna  sollecitudine, au- 
tenticando Iddio  il  suo  operato  col  dono 
de'miracoli.  Celebrò  6 sinodi  provinciali, 
4  in  Ravenna, gli  altri  nella  collegiata  di 
s.  Nicolò  d'Argenta  e  in  Bologna,  con  ot- 
time leggi  ecclesiastiche  coulro  la  rilas- 


RAV  249 

sala  vita  de'chierici.Promossealacremen- 
le  il  cidlo  divino,  difese  l'immunità  ec- 
clesiastica, curò  la  claustrale  osservanza, 
ed  a  lui  si  attribuiscono  le  costituzioni  e 
regole  del  Convento  de  panochi  nrbaniy 
ancora  esistente.  Disimpegnò  gravi  io- 
combenze  affidategli  dai  Papi  residenti 
in  Avignone,  come  nella  causa  de'tem- 
plari,  nella  guerra  fra'venezianiela  s.  Se- 
de pel  dominio  di  Ferrara,  e  di  consiglia- 
re l'imperatore  Enrico  V  11  calato  in  Ita- 
lia. Pieno  di  meriti  e  d'anni  circa  80  spi- 
rò nel  bacio  delSignore  a' 18  agosto  I  3^  I, 
lasciando  diversi  mss.  fra'quali  un  Tra- 
ctalus  de  dedicanone  ecclesine  s.  Johati' 
nis  Evangelistae.  Ben  presto  ne  princi- 
piò il  culto  pel  buon  odore  che  lasciò  di 
sue  sublimi  virtù,  e  pei  prodigi  che  Id- 
dio operòa  sua  intercessioue,ondela  chie- 
sa raveimate  con  messa  annuaimente  ne 
celebra  la  festa,  e  prima  nell'anniversa- 
rio della  beata  sua  morte  il  uKigistrato 
si  recava  a  venerarne  il  sepolcro coU'oF- 
feria  d'un  cereo  nella  metropolitana,  o- 
ve  gli  fu  eretto  un  altare  in  suo  onore, 
dotato  di  cappellania.  Ora  si  venera  il  suo 
sagro  corpo  nella  insigne  cappella  della 
B.  Vergine  del  Sudore,  in  magnifico  mo- 
numento con  onorevole  epitaffio.  Il  p.  An- 
tonio Gallonio  filippino  di  R.oma  com- 
pilò le  lezioni  pel  suo  uffizio.  Il  Compen- 
dio della  vita  lo  pubblicò  fr.  Nicolò  da 
Rimini  de'miuori  nel  i4i  3,esileggenel- 
rUghelii  a  p.  382.  Un  illustre  veronese 
discendente  dalla  famiglia  del  santo  gli 
eresse  un  altare  colia  sua  immagine  nella 
chiesa  parrocchiale  di  s.  Maria  dellaFrata 
di  Veiona,  e  incaricò  l'arciprete  Dome- 
nico Goliardi  di  compilare  le  Memorie 
storiche  dis.  Rainaldo  Concorreggio  ar- 
cii'escovo  di  Ravenna, con  un'appendice 
di  documenti,  Verona  i  790.  La  s.  con- 
gregazione de'riti  col  decreto.  Ecclesia 
Sponsa  Christi,  de'  1 5  gennaio  1 852,  ap- 
provato dal  regnante  Pio  IX  e  pubblicato 
nel  n. "28  del  G  iornale  di  Roma,  (.\\ch\aio 
constare  del  cullo  immemorabile  Beato 
Rainaldo  archiepiscopo  Raveunalensì. 


25o  RAV 

Dopo  s.  Rinaldo  il  clero  avea  dello  luc- 
cessore  il  suo  arcidiacono  Rinaldo  i."  da 
Polenta,  il  quale  fu  subito  ucciso  dal  cu- 
gina Ostasio  I,  che  si  era  impadronito 
del  dominio  di  Ravenna,  per  quanto  già 
narrai.  Papa  Giovanni  XXII  nel  i323 
fece  successore  di  s.  Rinaldo  i .°  Americo 
di  Castroluce  rettore  di  Romagna  poi 
cardinale,  il  quale  ricuperò  diversi  diritti 
di  sua  chiesa,  insieme  ad  Argenta,  che  u- 
surpata  dall'Estense  gli  lanciò  la  scomu- 
nica, e  ricevè  il  giuramento  di  vassallag- 
gio da  diversi  feudatari:  a  lui  si  attribuì- 
«cono  l'erezioni  delle  rocche  di  Cesena  e 
Rertinoro.  Passato  alla  chiesa  di  Char- 
tres,  il  clero  conGuglielraoPolenfani  prio- 
re della  canonica  Porluense  elessero  Gui- 
do 1°  Baisi  di  Reggio  vescovo  di  Tripoli 
nel  I  332,  che  difese  le  ragionidella  chie- 
sa contro  Malalesta  feudatario  di  Gag- 
giolo  e  di  parte  di  Valdipondo,  e  contro 
quelli  di  Cesena.  Nel  i333  Francesco  Mi- 
cheli patrizio  veneto  fu  confermato  da 
Benedetto  XII,  il  quale  rivendicò  da  O- 
stasio  I  Lugo,  da  Ordelaffi  Monte  Aba- 
te, Bagnolo,  Oriolo  e  Taibo:  ridusse  in 
commenda  gerosolimitana  sotto  il  prio- 
rato di  Venezia  s,  Giorgio  de  Porlicibus , 
e  passò  alla  sede  di  Candia  nel  i34'2.  Cle- 
mente VI  nominò  a  succederlo  Nicolò  i .° 
Canali  veneto,  designato  vescovo  di  Ber- 
gamo, poi  traslalo  a  Patrasso,  dopo  aver 
investito  l'Estense  di  Argenta  col  censo 
annuo  di  6000  fiorini.  Indi  nel  i  347  fr. 
Fortanerio  /^ifl^f/// generale  de'minori  e 
patriarca  di  Grado,  promulgatore  della 
crociata  pontificia  contro  Ordelaffi  e  Man- 
fredi tiranni  di  Forlì  e  Faenza,  poi  car- 
dinale. Nel  1362  Petrocino  Casalesco fer- 
rarese abbate  di  s.  Cipriano  di  Murano, 
traslato  a  Torcello.  Nel  1 370  il  famoso  Pi- 
leo  Pietro  di  Praia  poi  cardinale,  scisma- 
tico seguace  dell'antipapa  Clemente  VII 
nel  grande  scisma, deposto  e  scomunicalo 
da  Urbano  VI  ;  onde  sostituì  nel  i  387  Co- 
.simo  Migliorati  poi  cardinale  e  Papa  /«- 
«Ofe«zo/^77{i^.).  Rinunziando  nel  i4oo, 
Bonifacio  IX  gli  surrogò  il  nipote  Gio- 


R  AV 

vanni  14-°  Migliorati  poi  cardinale,  in 
tempo  del  quale  fu  affidata  ai  carmeli- 
tani la  basilica  di  s.  Gio.  Battista,  già  dei 
canonici  regolari,  ad  istanza  d'Obizo  si- 
gnore di  Ravenna.  Nel  i4i  i  Tommaso 
Perendoli  ferrarese  profondo  giurecon- 
sulto; sotto  di  lui  Martino  V  introdusse 
i  canonici  regolari  laleranensi  nella  chie- 
sa e  monastero  di  s.  Maria  in  Porto, che 
era  di  venula  commenda  nel  i  368,aiqua- 
li  fu  poi  anche  data  la  basilica  e  mona- 
fitero  di  s.  Lorenzo  in  Cesarea.  Nel  t44'> 
Bartolomeo  Rov creila firsihhxìo  da  Adria 
da  Eugenio  IV,  poi  cardinale  e  peiciò  det- 
to il  cardinal  di  Ravenna:  Nicolò  V  nel 
1452  determinò  le  pontificie  censure  ec- 
clesiastiche contro  Astorgio  Manfredi  u- 
surpatore  d'Oriolo,  ed  aggiunse  a  Cese- 
na l'agro  dì  Cervia  già  della  chiesa  ra- 
vennate; indi  Carlo  Manfredi  comprò  O- 
riolo  per  25oo  fiorini,  coi  quali  si  acqui- 
starono possessioni  nel  territorio  di  Ber- 
tinoro.  Nel  1476  il  nipote Filiasio Rove- 
rella prudente  e  dotto,  al  cui  tempo  mori 
in  Ravenna  la  serva  di  Dio  Margherita 
Molli  di  Russi,  che  restala  cieca  di  3  an- 
ni, di  5  incominciò  ad  andarea  piedi  scal- 
zi fioche  visse;  fiorì  per  vita  penitente  e 
virtuosa,  ed  istituì  una  pia  adunanza  di 
fiinciulle  oblate,  e  dello  le  regole  per  la 
congregazione  de'sacerdoli  del  Buon  Ge- 
sù, che  si  doveano  istituire  in  Ravenna 
secondo  sua  predizione,  come  di  fallo  se- 
guì più  lardi.  Imperocché  Girolamo  Ma- 
luselli  di  Mensa  nel  distretto  e  diocesi  di 
Ravenna,  convertitosi  a  Dio  dalla  vitadis* 
soluta,  si  fece  discepolo  della  nominata 
Molli,  e  fattosi  sacerdote  fu  chiamato  il 
contemplati vo.  A  persuasionedelIab.Gen- 
tile  vedova  discepola  della  Molli  tramu- 
tò in  chiesa  la  sua  casa  e  vi  aggiunse  un'a- 
bitazione pe'sacerdoti  che  si  unirono  aGi- 
rolamocon  le  regole  suddette. Questa  con- 
gregazione regolare  prese  il  titolo  di  Sa- 
cerdoti  del  Buon.  Gesù  e  di  s.  Marghe- 
rita di  Ravenna,  e  fu  approvata  da  Pao- 
lo III  e  confermata  da  Paolo  IV.  Ridot- 
ti a  26  sacerdoti  regolari,  Innocenzo  X 


RA  V 

con  bolla  de'  11  giugno  16  ji  l'eslinse, 
ponendo  in  comnoenda  i  beni  che  posse- 
deva. 11  p.  Bonannì,  Catalogo  degli  or- 
dini relig.,  t,  3,  p.  5  e  3o,  parla  di  que- 
sta congregazione  e  dell'altra  delle  Ver- 
girli  consagrale  a  Dio  di  Ravenna,  isti- 
tuite da  Margherita  Molli,  e  di  ambedue 
riporta  le  figure  come  vestivano.  Ritor- 
nando all'arci  vescovo  Filiasio,ricevèGiu- 
Ilo  li  in  Ravenna,  il  quale  col  cardinal 
Sederini  protettore  de'camaldolesi  volle 
vedere  il  rinvenuto  corpo  di  s.  Apollina- 
re, ordinò  che  se  ne  celebrasse  la  memo- 
ria a'2  aprile,  e  concesse  100  giorni  d'in- 
dulgenza. Questo  egregio  pastore  contri- 
buì del  proprio  all'erezione  del  monte  di 
pietà,  ed  eresse  nella  metropolitana  due 
altari.  Ritiratosi  nel  castello  diSoriuoli, 
rinunziò  nel  i5i6,  e  Leone  X  neaflìdò 
l'amministrazione  al  cardinal  Nicolò  2. 
Fieschi,  che  da  lui  ottenne  ampia  eoa- 
ferma  di  tutti  i  privilegi,  beni  e  prero» 
gative  della  chiesa  ravennate,  colla  bolla 
fJcet  (jiiae  per  Sedem,  presso  Ughelli  p. 
3g2j  inclusivamentealla  coniazione  del- 
la moneta, chepertestimonianza  delRos- 
si  si  sa  che  il  cardinale  la  battè  col  pro- 
prio stemma,  con  quello  di  Leone X  e  di 
sua  chiesa,  d'argento  e  di  rame,  coll'epi- 
grafe  s.  ^pollinaris.  Al  capitolo  aggiim- 
se  i  canonici  Vallensi,  così  delti  dalle  pre- 
bende delle  valli  spettanti  a  s.  Pietro  in 
Armentario.  Clemente  VII  nominò  nel 
i524  il  cardinal  Pietro  'j."  A  ecciti,  che 
dopo  due  mesi  rassegnò  l'arcivescovato 
al  nipote  Benedetto  Accolli  vescovo  di 
Cremona,  poi  cardinale,  ma  lo  ritenne  iti 
amministrazione,  onde  pre>e  possesso  a  Ila 
sua  morte  nel  i532.  Paolo  111  nel  1 5.4.9  '' 
nominò  il  nipotecardinal  Ranuccio  i^(7r- 
«e^e  e  fece  amministrare  la  chiesa  pei  suf- 
fraganeì:  insorte  disgustose  vertenze  col- 
la città  rinunziò  Del  i563,  e  Pio  IV  vi 
deputò  vicario  apostolico  il   vescovo  di 
Bertinoro Egidio  Falzetta  di  Cingoli, fin- 
che s.  Pio  V  nel  i566  elesse  arcivesco- 
vo il  cardinal  Giulio  della  Rovere.  Intra- 
prese la  visita,  restaurò  il  palazzo  arcive- 


RAV  aii 

scovile  quasi  in  parte  diroccato,  unì  in 
un  solo  corpo  i  due  cnpitoli  della  metro- 
politana, cioè  i  canonici  cardinali  ed  i  ca- 
nonici cantori,  radunò  3  volte  il  sinodo, 
trasferì  le  agostiniane  da  s.  V  itale  a  s.  Gio. 
E  vangelista  j  introdusse  i  cappuccini  cui 
edificò  chiesa  e  convento, istituì  il  semi- 
nario elo  dotò.  Gregorio  XIII  Io  fece  suc- 
cedere dal  nipote  Cristoforo  Doncompa- 
gnì,  che  zelante  della  disciplina  celebrò 
4  sinodi,  ebbe  questioni  co'concittadint 
per  l'erezione  di  Bologna  in  arcivescova- 
to, e  disputa  clamorosa  co'monacì  di  $. 
Vitale  per  impedire  all'arcivescovo  e  ca- 
pitolo di  celebrarvi  nel  giorno  della  festa, 
e  la  vinse.  Clemente  Vili  nel  1604  fece 
arcivescovo  il  nipote  cardinal  Pietro  8." 
Aldohrandini,  del  quale  parlai,  oltre  alla 
biografia,  nel  voi.  XX  VII,  pi  37,  e  colla 
bolla  Rotnanus  Pont'fex,  presso  l' Ughel- 
li p.  46,  restituì  alla  metropolitana  di  Ra- 
venna le  chiese  d'Imola,  Cervia,  Rimini 
e  Ferrara,  che  Gregorio  XIII  avea  di- 
chiaratosufifraganee  dell'arci  vescovato  di 
Bologna  da  lui  eretto. Il  cardinale  fu  splen- 
dido porporato  e  benefico  pastore;  abi- 
tuato a  signoreggiare  sovranamente  sotto 
Io  zio.  Paolo  V  volle  abbatterne  l'alteri- 
gia con  fare  legato  di  Romagna  il  cardi- 
nal Gaetani  ardito  e  frizzante.  Compì  « 
arricchì  il  seminario,  celebrò  4  sinodi, isti- 
tuì la  casa  delle  convertite,  v'introdusse 
i  chierici  regolari,  ampliò  i  monasteri  di 
s.  Gio.  Evangelista  e  di  s.  Andrea  delle 
benedettine,  edificò  il   magnifico  altare 
del  ss.  Sagramento  in  cattedrale  e  fece  al- 
tre opere  benefiche,  onde  fu  assai  com- 
pianta la  sua  perdita  da  tutta  l'arcidio- 
cesi  che  più  volte  visitò,  e  dai  suoi  4oo 
famigliari  nel  162  i.  Gregorio XV  nomi- 
nò arcivescovo  il  cardinal  Luigi  Capponi 
che  ingrandì  il  palazzo  arcivescovile,  fa- 
cendo dipingere  la  sala  dal  Curti,  e  or- 
nòdi  pitture  la  metropolitana  con  i  2  qua- 
dri nella  nave  di  mezzo  rappresentanti 
i  fasti  della  chiesa  ravennate  e  de'suoi  pa- 
stori; adunò  due  sinodi,  ricuperò  col  suo 
peculio  il  castello  di  Tudorano,  e  nella  de- 


252  RAV 

plorabile  inondazione  in  una  barca  por- 
tò generosi  soccorsi  agli  assediali  dalle 
acque,  massime  a'iuoghi  pii.  Il  pronipo- 
te Luca  Torrigiani  (iorenlino  gli  successe 
nel  1645,  di  somma  pietà  e  prudenza, 
già  chierico  di  camera,  il  quale  soltanto 
nel  i65i  si  portò  a  risiedervi,  celebran- 
do due  sinodi,  le  traslazioni  dell'imma- 
gine di  Maria  ss.  del  Sudore  e  del  corpo 
di  s.  Rinaldo  I.  Sotto  di  lui  fu  ventila- 
ta la  gravissima  questione  sul  corpo  di 
s.  Apollinare,  che  i  camaldolesi  aveano 
occultamente  trasportato  nella  chiesa  di 
s.  Romualdo,  per  cui  la  s.  congregazio- 
ne de'  riti  con  approvazione  di  Alessan- 
dro  VH  ordinò  che  si  riportasse  nella  ba- 
silica di  Classe,  che  l'arca  fosse  chiusa  da 
3  chiavi,  custodi  delle  quali  fossero  l'ar- 
civescovo, i  canonici,  i  monaci.   Nell'ar- 
ci vesC(*vato  di  Torrigiani  Alessandro  VII 
trasferì  in  Roma  il  collegio  poutillcio  dei 
maroniti,  istituito  in  Ravenna  per  dispo- 
sizione del  maronita  Sciadah,al  modo  che 
riportai  nel  voi.  X.LIII,p.  1 20.  Clemente 
X  nel  1670  fece  arcivescovo  il  nipote  Pa- 
Juzzo  Prt/»zzi  Altieri, che  riservandosi  u- 
«a  pensione  di  scudi  1800  rinunziò  nel 
iGySjOndegli  successe  Fabio  Guinigi  luc- 
cheseche  tenneun  sinodo.  Indi  nel  1692 
Innocenzo  XII  sostituì  Raimondo  Ferret- 
ti nobile  anconitano,  già  arcidiacono  in 
patria  e  governatore  di  Loreto, traslato  da 
Recanati  e  Loreto,  e  celebrò  il  sinodo.  Nel 
I720  Girolamo  Crispi  ferrarese  tenne  il 
siuodoe  rinunziò.  BenedettoXl  li  per  ven- 
tura di  questa  chiesa  nominò  e  consagrò 
nella  cattedrale  di  Benevento  il   veneto 
Maffeo  Nicolò  Farsetti,  il  quale  ebbe  la 
gloria  di  riedificare  la  metropolitana, non 
laconsolaziouedi  vederla  compita.  Morto 
nel  174',  perchè  i  frutti  della  mensa  si 
erogassero  all'uopo,  Benedetto  XIV  de- 
putò amministratore  il  ravennate  Ferdi- 
nando Guiccioli  camaldolese,  e  lo  consa- 
grò in  vescovo  di  Licopoli  in  parlibus, 
che  potè  avere  il  vanto  di  terminare  il  sa- 
gro edilìzio,  e  di  aggiungervi  il  maestoso 
atrio,  onde  meritò  che  nel  174^  lo  sles- 


RAV 

so  Papa  lo  dichiarasse  arcivescovo  della 
patria,  ed  ornato  del  pallio  consagrò  la 
nuova  basilica  nel  giorno  di  Pasqua  co- 
me lo  era  stata  l'  antica,  e  vi  celebrò  il 
sinodo.  Nel  i  763  Clemente  Xlll  gli  sur- 
rogò Nicolò  3.°  Oddi  nobilissimo  peru- 
gino, poi  cardinale  e  legato  di  Romagna, 
di  cui  era  stato  vice-legato  per  lo  zio  e 
perciò  molto  lodato  dall'  Amadesi  nella 
Difesa  del  diploma  dis.  Gregorio  /,  per 
averla  letta  nel  palazzo  apostolico  lega- 
tizio,  nell'accademia  ecclesiastica-filoso- 
fica-poetica  istituita  nel  medesimo  dal 
prelato.  Nel  1 767  Antonio  i. "Cantoni  tras- 
lato da  Faenza  sua  patria,  che  adunò  il 
sinodo  e  morì  neh  781.  Pio  VI  nel  1783 
nominò  Antonio  2.°  Codronchi  imolese, 
che  si  trovò  in  calamitosi  tempi  di  la- 
grimevole  ricordanza  per  l'invasione  dei 
repubblicani  francesi.  Ne  furono  conse- 
guenza quanto  toccai  di  sopra,  riprove- 
voli profanazioni,  aberrazioni  politiche. 
L'arcivescovo  che  sino  dal  principio  a- 
vea  mostrato  zelo  e  celebrato  il  sinodo, 
procurò  colla  sua  prudenza  di  attenuare 
la  piena  delle  tribolazioni  cui  era  espo- 
sto il  suo  gregge,  e  si  meritò  la  stima  del 
i.° console  della  repubblica  francese  Na- 
poleone ;  procurò  diversi  vantaggi  alla 
sua  chiesa,  ed  intervenendo  al  sedicente 
concilio  nazionale  di  Parigi  C^.),  lesse  il 
messaggio  imperiale,  fu  fatto  grande  e- 
lemosiniere  del  regno  italico,  e  gran  di- 
gnitario della  corona  di   ferro;    laonde 
procurò  di  evitare  l'incontro  con  Pio  VII, 
quando  consolò  di  sua  presenza  Raven- 
na. Benefico  colla  sua  chiesa,  a  sue  spe- 
se eresse  il  nuovo  ospedale  di  s.  Gio.  E- 
vangelista  e  morì  compianto  nel   1826. 
Leone  XII  nel  1826  come  notai  nel  voi. 
XXXVIII,  p.  69,  fece  arcivescovo  l'at- 
tuale cardinale  Chiarissimo  Falconierii 
Mellini  romano  (della  cui  nobilissima  fa- 
miglia parlai  in  tanti  luoghi  e  nel  voi.  L, 
p.  3o6),  e  nella  chiesa  di  s.  Maria  degli 
Angeli  nella  festa  dell'Assunta  lo  consa- 
grò insieme  al  cardinal  Pianetti  odierno 
vescovo  di  Viterbo,  assistito  dai  prelati 


RAV 
Filonardi  amvescovo  di  Ferrara  e  Pe- 
rugini vescovo  di  Poifirio.  Dopo  la  con- 
sagrazione  l'arcivescovo  di  Piavenna  fe- 
ce istanza  al  Papa  pel  pallio,  il  quale  da 
mg/  Isoard  decano  della  rota  in  abito 
suddiaconale  presentalo  a  Leone  XII,  da 
questi  fu  imposto  al  postulante.  In  no- 
me del  Papa  il  prelato  aiaggiordorao 
convitò  nel  palazzoQuirinale  i  consagra- 
ti, gli  assistenti  e  la  famiglia  nobile  pon- 
tificia, come  si  legge  nel  n."  66  del  Dia- 
no di  Roma.  Amatissimo  e  venerato  pa- 
store, cura  la  salute  eterna  del  gregge, 
ed  a  tal  fine  introdusse  in  Ravenna  le 
«iuore  della  carità  per  l'assistenza  dell'o- 
spedale ,  e  per  la  educazione  delle  fan- 
ciulle ;  pei  poveri  chierici  fondò  un  altro 
seminario,  eresse  dalle  fondamenta  due 
altre  parrocchie  nel  suburbio  della  cit- 
tà, cioè  s.  Rocco,  e  s.  Biagio  ov'era  s.  Pie- 
tro in  Armentario  ;  restaurò  la  cappella 
del  ss.  Sagramento  nella  cattedrale,  ab- 
bellì il  palazzo  arcivescovile  ,  e  per  non 
direaltro,come  riporta  il  n.°io2delD/tì- 
rio  di  Roma iS36,  invitò  7  religiosi  ge- 
suiti a  dare  ai  ravennati  le  sante  missio- 
ni con  grande  profitto  spirituale  e  mo- 
rale. A  edificazione  di  tutti  l'arcivescovo 
processionalmente  portò  sulla  principale 
piazza  l'immagine  miracolosa  della  B. 
Vergine  delSudore,ove  presso  la  statua 
di  Clemente  XII  fu  innalzato  un  altare 
sott'  ampia  tribuna.  La  commozione  fu 
generale,  la  sagra  pompa  decorosa  ,  un 
gesuita  predicò  al  popolo,  e  riportato  al- 
la metropolitana  il  prezioso  tesoro,  l'ot- 
timo pastore  tenne  un  fervoroso  discor- 
so per  confermare  ne'  ravennati  la  di- 
vozione al  loro  palladio.  Gregorio  XVI 
(/'.)  ne  premiò  i  meriti  con  elevarlo  al 
cardinalato  neh 838,  Kel  n.°7  del  Dia- 
rio  di  Roma  l'è  ^r  si  legge  che  il  cardinal 
Falconieri  con  gran  pompa  e  decoro  nella 
metropolitana,  per  delegazione  del  re- 
gnante Pio  IX  impose  la  berretta  al  cardi- 
nal Gaetano  BaluBì  arcivescovo  vescovo 
d'Imola, dal  medesimoPapa  peli. "esalta- 
to alla  porpora  dopo  avergli  conferita  la 


RAV  2"3 

detta  propria  chiesa,  dopo  aver  prestato  il 
consueto  giuramento  nella  cappella  di  s. 
Pier  Grisologo  nel  palazzo  arcivescovile. 
Il  modo  come  fu  ricevuto  e  trattato  il  no- 
vello porporato,  e  l'esecuzione  della  fun- 
zione, furono  veramente  degni  di  Ra- 
venna e  de'due  principi  della  chiesa  ro- 
mana. Luminosa  testimonianza  del  filia- 
le affetto  de'ravennali  verso  un  tanto  ec- 
cellente pastore,  si  legge  nel  n.°  65  del 
Giornale  di  Roma  1 852.  Dappoiché,  es- 
sendosi il  cardinale  portato  in  Roma  nel 
febbraio,  ivi  si  ammalògravemente,  laon- 
de il  capitolo  fece  pubbliche  preghiere 
alla  B.  Veigine  del  Sudore,  con  l'inter- 
vento della  magistratura  e  d'ogni  ordi- 
ne di  cittadini, aftinché  presso  Iddio  pro- 
teggesse la  chiesa  di  Ravenna  dalla  minac- 
ciata calamità.  Eguali  preci  s'innalzaro- 
no in  molte  altre  chiese  della  città  e  del- 
l'arcidiocesi.  Giunta  poi  la  fausta  notizia 
della  guarigione,  nni\ersale  ne  fu  la  gio- 
ia, si  fecero  solenni  ringraziamenti  a  Dio 
e  alla  B,  Vergine,  e  nella  metropolita- 
na con  pompa  ecclesiastica,  assistendovi 
oltre  il  capitolo  e  il  vicario  generale,  l'il- 
lustre prelato  delegato  apostolico,  il  ma- 
gistrato, tutte  le  autorità  civili  e  milita- 
ri, i  professori  del  collegio  municipale,  i 
parrocchi,  i  rappresentanti  degli  ordini 
religiosi  e  immenso  popolo.  Questa  ce- 
lebre arcidiocesi  un  tempo  tanto  vasta, 
ora  si  estende  per  circa  go  miglia,  con- 
tenente Sp  parrocchie  comprese  quelle 
di  Ravenna,  divisa  in  3  vicariati,  cioè  di 
Ravenna,  di  Ferrara,  di  Argenta,  ognu- 
no coi  vicari.  Ciascun  arcivescovo  tìe'lì- 
bri  della  camera  apostolica  è  tassato  per 
4ooo  fiorini,  ascendendo  le  rendite  del- 
la mensa  a  quasi  20,000  scudi.  Oltre  i 
sinodi  provinciali  suaccennati,  ve  ne  fu- 
rono tenuti  altri  che  poi  riporterò,  se- 
condo i  collettori  de'concilii, notando  pri- 
ma gli  scrittori  di  questa  celebralissima 
chiesa.  Agnellus,  Liber  Poniìf.calis ,  sive 
vitae  ponlifìcum  Ravennaiiim,  qnas  d. 
Benedictus  Bacchinus  ex  Bibt.  Est.  eruit 
disscrì.  et  observot.,  nec  non  appendix 


I 


5.54  R  A  V 

inoniiinenlorum  illus travi ty  e.l  auxil  o 
tnnia  in  praesenti  edilione  cum  mxs.  cori. 
Est.  rursuscollala,emendataet  aucla,  o- 
pere  et  studio  L.  A.  Muratori.  Ex  sta  t  in- 
ter  Rer.  Ital.  script,  l.  i.  par.  i.  Il  p.  Bac- 
cliiiii  lo  pubblicò  la  prima  volta  neh  708. 
Giuseppe  Luigi  Amadesi, /n  Anlistilum 
Jlaveiinalum  Cìironolaxini  ab  antiquis- 
siinae  e/us  Ecclesiae  exordiis  ad  liaec 
v.sque  tempora  perductam  disquisiliones 
pcrpetuae  dissertationlbus  ad  liisloriain 
et  nonnuUus  veteris  ecclesiae  ri tus  perii- 
neiUibus iUustratae,elc.,Faven\.\aei  jHS. 
Fu  lodata  molto,  anche  ónW Efflmieridi 
letterarie  dlRomadel  1784-  Inoltre  l'A- 
rnadesi  è  autore,  De  Coniitala  Argenta- 
no nuniqnani  diviso, quo  respondetur  ar- 
gumentis  Fcrrarensiuin  propositis  can- 
tra Ravennalis  Ecclesiae  fura  in  s.  r.  Ro- 
tae  auditorio,  disserlalio,  Uomae  1763. 
De  jure  fundiario  universali  Ecclesiae 
Ravennatisin  Coniitalu  Argentano  nnin- 
quani  diviso  dissertalio ,  Koitìde  1774- 
Contro  Francesco  Martello  e  altri  ferra- 
resi lo  difese  il  camaldolese  p.  Giovanet- 
ti poi  caidinale  :  Appendix  ad  Dissc.rt. 
Ainadesii,  ex  schedis  ejusdem.  Dissert. 
de  Melropolitana  Ecclesia  Ravennaten- 
si,  cum  operibus  s.  Pelri  Chrysologi,  Ve- 
uetiisi75o:  comprende  queste  tre.  i.°?7- 
trum  Mediolanensi  Ecclesiae  subjecta 
fuerit  Ecclesia  Ravennas  quatuor  prio- 
ribus  aerae  christianae saeculis,e  si  pi'o- 
■vòdi  no.  2.°  Delitteris  ClementisII Rom. 
Pont.praeeminentiam  in  conciliis  Raven  ■ 
nati  episcopo  super  31ediolanensem  as- 
sercntis,  e  dimostra  essere  sincere  e  non 
apocrife.  3."  De  orìgine  MetropoUtanae 
dignitatis  in  Ecclesia  Ravennatae.  Dis' 
seri,  intorno  la  vantata  maggioranza 
della  chiesa  Pavese  sopra  la  Ravennate. 
Exst.  nel  1. 1  óe  Saggi  della  società  lett. 
di  Ravenna.  De  jure  Ravenn.  Archiep. 
dcputandi  notarios  ,  officiales,  aliosque 
ministros  in  alienis  civilatibus,  et  dioece- 
sibus,  necnon  jus  dicendi  in  controversa» 
qnibuscumque  eorumdem  niinistrorurn  , 
ti  uhicunique,  eie.  Z?mer/.,  Romaei  752. 


RA  V 

De  jurisdiclione  Ravenn.  Archiep.  in  ci- 
vitate  et  dìoecesi  Ferrariensi ,  Paventine , 
typ.  Landi,  Francesco  Bertoldi,  Osser- 
vazioni sopra  due  antichi  marmi  esisten- 
ti in  Argenta,  ed  ora  nel  museo  arcive- 
scovile di  Ravcnna,Comacc\ì\o  i  783.GÌ0. 
Fr.Bonamici,  Metropolitana  di  Raven- 
na e  disegni  dell'antica  basilica,  del  mu- 
seo arcivescovile  e  della  Rotonda  fuori 
della  città,  Bologna  1754.  L'illustrazio- 
ne è  di  Amadesi. 

Concila  di  Ravenna. 
Il  I ."  fu  tenuto  dall'arcivescovo  s.  Pie- 
tro I .°  nel  4 '9  d'ordine  d'Onorio,  per  la 
contesa  di  Papa  s.  Bonifacio  I  e  dell'anti- 
])apa  Eulalio,  decisa  a  favore  del  primo. 
Baluzio.  Il  2.°  nel  498  d'ordine  di  Teo- 
dorico, per  la  causa  di  Papa  s.  Simma- 
co contro  l'antipapa  Lorenzo,  ed  in  cui 
l'arcivescovo  Pietro  3.°  riunì  gli  animi  e 
si  riconobbe  il  Papa.  Clementini.  Il  3.° 
neir875  da  Papa  Giovanni  Vili  in  per- 
sona con  70  vescovi ,  in  cui  si  paciììca- 
rono  le  discordie  tra  Orso  doge  veneto  e 
Pietro  patriarca  di  Grado.  Regia  t.  24; 
Labbé  t.  6;  Arduino  t.  6.  Il  4-''  neir877 
presiedutodallostessoGiovanni  Vili  eoa 
i3o  vescovi,  sulla  disciplina  e  immuni- 
tà ecclesiastica.  Si  decretò  pure  ,  che  il 
metropolitano  manderà  dentro  i  3  mesi 
dopo  la  sua  consagrazione  a  Roma  per 
la  professione  di  sua  fede  e  domandar  il 
pallio,  e  intanto  non  eserciterà  alcun  uf- 
fìzio. Il  vescovo  eletto  sarà  consagrato 
dentro  3  mesi,  sotto  pena  di  scomunica. 
Labbé  l.  9;  Arduino  t.  6.  Il  5.°  ueir882 
tenuto  da  Papa  Giovanni  Vili  alla  pre- 
senza dell'  imperatore  Carlo  il  Grosso  , 
sulle  immunità  delie  chiese,  massime  di 
Arezzo  o  Verona.  Mansi,  Sappi,  t.  i.  11 
6.°  neirSgS,  in  cui  Domenico  con  molti 
vescovi  d'Italia  riconobbero  la  legittimi- 
tà di  Papa  Formoso,  contro  i  decreti  del 
successore  Stefano  VII.  Il  7.°  neil'  898 
presieduloda  Papa  Giovanni  IX  alla  pre- 
senza dell'imperatore  Lamberto  e  74  ve- 
scovi, tutti  ricevuti  con  grandissima  ma- 
gniOcenza:  come  nei  coucilio  roinauo,  vi 


R  A  V 
fu  I  ivocalo  il  decretalo  da  Stefano  VII 
contro  il  predecessore  Formoso,  oltre  al- 
tri decreti.  Pfigi.  L'8.°  da  Papa  Giovan- 
ni IX  nel  904,  in  cui  si  trattò  di  nuovo 
la  causa  di  Formoso.  Lamberto  vi  fu  pre- 
sente con  64  vescovi,  che  approvarono! 
IO  canoni  stabilitivi,  sull'osservanza  dei 
capitoli  di  Carlo  Magno  e  di  Lodovico  I; 
sui  privilegi  accordati  o  confermati  da- 
gl'imperatori alla  chiesa  romana;  sul  ca- 
stigo delle  violenze  fatte  nel  territorio 
della  stessa  chiesa;  sul  nuovo  trattato  tra 
la  s.  Sede  e  l'imperatore  Guido,  e  sulla 
protezione  che  V  imperatore  Lamberto 
promise  alla  chiesa  romana.  Regia  t.  1^; 
Labbé  t.  9;  Arduino  t.  6.  li  9.°  convo- 
calo dall'arcivescovo  Pietro  6.°  nel  954 
per  ovviare  alle  usurpazioni  che  si  faceva 
de  beni  ecclesiastici,  da  Berengario  li  re 
d'  Italia  o  da  altri  sotto  la  sua  ombra. 
Labbe  l.  9;  Arduino  l.  6.  Il  10. "061967 
o  968  o  97  I  ,  convocato  da  Papa  Gio- 
vanni XUl  coll'intervento  dell'impera- 
tore Ottone  I,  con  molti  vescovi  d'  Ita- 
lia. Ottone  I  restituì  al  Papa  la  città  col 
territorio  di  Ravenna  ;  fu  deposto  l'arci- 
vescovo di  Salisburgo  Ercole  o  Jerocle, 
perchè  essendo  cieco  avea  avuto  l'ardire 
di  celebrare  e  di  adoperare  il  pallio;  in- 
oltre venne  eretta  in  metropoli  Magda- 
borgo.  Labbé  t.  9;  Arduino  t.  6;  Mansi, 
Sappi.  1. 1.  L'i  i."  nel  976  contro  la  si- 
monia. Ivi.  Il  12.° nel  998  celebrato  dal- 
l'arcivescovo Gerberto,  con  9  vescovi  suf- 
fragane!, i  procuratori  di  quello  di  Par- 
ma, e  l'imperatore  Ottone  HI  :  si  fecero 
3  canoni,  ili.°  de'quali  proibisce  di  ven- 
dere l'Eucaristia  e  il  Crisma.  Marlene. 
Il  I  3.**  nel  I  oi4contro  i  molti  abusi  per- 
messi dall'arcivescovo  intruso.  Labbé  t. 
9.  Il  i4°  nel  I  128  celebrato  dal  cardi- 
nal Pietro  in  nome  di  Papa  Onorio  II, 
in  cui  furono  deposti  i  patriarchi  di  A- 
quileia  e  di  Grado  peraver  favoriti  gli  sci- 
smatici, e  Corrado  III  contro  Lotario  II. 
Pagi.  Il  i5.°  nel  1253  per  le  immunità 
delle  chiese  della  provincia.  Labbé  t.i  r. 
11x6.°  nel  1258  sugli  ordini  di  s.  Dome- 


R  A  V  a55 

nico  e  di  S.Francesco.  Ivi.  Ili  7.**nel  1261 
tenuto  d'ordine  di  Papa  Alessandro  IV 
per  prestare  aiuto  contro  i  tartari  che  au- 
mentavano le  loro  terribili  invasioni,  ma 
il  Papa  morì  prima  della  celebrazione 
del  concilio,  ch'ebbe  luogo  in  luglio.  Mar- 
lene. Il  18. °  nel  1286  agli  8  luglio,  in 
cui  l'arcivescovo  Bonifacio  con  8  sufTra- 
ganei  vi  pubblicò  una  costituzione  divi- 
sa in  9  articoli  :  il  i.°  condannò  l'abuso 
introdotto  dai  laici  quando  erano  falli 
cavalieri  o  si  maritavano,  di  far  venire 
ballerini,  mimi  e  buffoni,  per  fare  alle- 
grezze. Regia  t.  28;  Labbé  t.  1  i  ;  Ar- 
duino t.  7.  1119.°  nel  1 307.  Labbé  e  Ar- 
duino. Il  20.°neli3io  relativo  ai  tem- 
plari. Ivi.  Il  26.°  presieduto  dall'arcive- 
scovo s.  Rinaldo  i.'^  neli3i  i  per  l'affare 
de*  templari,  con  8  vescovi  suffraganei, 
3  inquisitori,  due  frati  predicatori  e  un 
frate  minore.  Vi  si  fecero  comparire  7 
templari,  che  senza  punto  impallidire  , 
negarono  costantemente  tulli  i  delitti  on- 
d'erano  imputati;  soli  5  fecero  le  purga- 
zioni canoniche.  Il  giorno  dopo  si  giudicò 
chesi  dovessero  tenere  per  innocenti  quel- 
li che  avessero  confessato  per  timoredei 
tormenti,  ma  vi  furono  i  suddetti  5  so- 
li. Inoltre  si  pubblicò  una  costituzione  iu 
32  articoli,  per  rinnovare  gli  antichi  ca- 
noni male  osservati  sui  costumi  e  sulla 
disciplina  ecclesiastica.  Il  più  importan- 
te riguarda  le  violenze  usate  contro  i  ve- 
scovi in  que'  tempi  di  fazione,  eh'  erano 
carcerati,  uccisi,  o  cacciali  dalle  loro  se- 
di e  spogliati  de'beni.  Si  pronunziarono 
contro  gli  autori  di  questi  delitti  tutte  le 
censure  e  le  pene  spirituali,  rimedio  che 
non  bastò.  Regia  t.  28;  Labbé  1. 11;  Ar- 
duino t.  7. 11  22.°  nel  I  3  i4  ìd  s>  Nicola 
collegiata  d'  Argenta  dall'  arcivescovo  s. 
Rinaldo  i.°  assistito  da  6  vescovi  e  da  4 
deputati,  che  fecero  un  regolamento  in 
20  articoli.  V  Vi  si  proibì  tra  le  altre  co- 
se, di  ordinar  vescovo  nessuno  straniero 
o  incognito  ,  il  quale  non  abbia  popolo 
soggetto  di  quadal  marej  di  far  funzioni 
poutilicali,nèordinazioni  nelle  loro  chic- 


^56  ì\  A  V 

se  ".  Gl'incogniti  erano  cerlaraente  tc- 
scovi  ìiiparùhit!;,  il  cui  numero  cresceva 
di  giorno  in  giorno.  »>  Quando  i  vescovi 
passeranno  nelle  loro  cillà  o  diocesi  ,  i 
curati  faran  suonare  le  campane,  affin- 
chè i  popoli  possano  venire  a  ricevere  la 
benedizione  ginocchioni,  sotto  pena  di  5 
soldi  d'ammenda  applicabileai  poveri  ". 
]VIeglio  ne  parlai  nc'vol.  V,  p.  69,  X  Vili, 
p.  26t.  »  I  canonici  ovvero  religiosi  an- 
«lianiio  incontro  al  vescovo  in  cappa,  col- 
}'acqua  benedetta,  l'incenso  e  la  croce, 
cantando  sino  alla  porta  della  chiesa  ,  e 
riceveranno  la  sua   benedizione  solenne 
prostrali  avanti  l'aliare".  Questa  è  lai." 
volta, dice  Fleury,  che  si  vede  un  decreto 
espresso  per  far  rendere  a'  vescovi  que- 
sti onori  esteriori,  che  il  rispetto  e  Taf- 
lezione  de'popoli  si  conciliavano  moltis- 
simo ne'  primi  secoli.  Veramente  notai 
Tie'luoghi  citati,  che  Clemente  V  nel  con- 
cilio generale  di  Vienna  del  1 3  1  t  ,  estese 
questo  pia  consuetudine,  già  esistente.  Lo 
stesso  concilio  disposeancora  :  »  Che  nes- 
sim  religioso  o  altri  potranno  esentarsi 
dalla  visita  degli  ordinari,  sotto  pretesto 
di  prescrizione.  I  sacerdoti  saranno  tenu- 
ti a  celebrar  la  i.'  messa  dentro  3  mesi 
tiopo  la  loro  ordinazione;  e  in  appresso  a 
♦Urla  almeno  una  volta  1'  anno  ".  Regia 
t.  28;Labbé  1. 1  i  ;  Arduino  t.  8.  Il  23.° 
fu  nel  iSiy  tenuto  a  Bologna  da  s.  Ri- 
naldo I .°:  vennero  in  esso  fatti  11  statuti 
diversi  sulle  chiese,  sui  benelìzi,  sugli  ec- 
clesiastici. Regia  t.  2f);  Labbé  t.  i  i;  Ar- 
duino t.  8.  Nell'ottobre  1849  l'attuale 
cardinal  arci  vescovo  di  Ravenna  coi  7  ve- 
scovi suliraganei  della  provincia  ecclesia- 
stica, tenne  un  concilio  provinciale  dell'E- 
milia, per  rinnovarvi  e  decretarvi  santis- 
simi canoni.  A  bene  delia  sua  melropo- 
lilana  vi  si  volle  associare  anche  il  caidi- 
ral  Ignazio  Cadolini  arcivescovo  di  Fer- 
lara,  aderendo  agli  atti  lodevolissimi  del 
sì  illustre  e  benemerito  episcopato  della 
nobilissima  provincia.  Da  Imola  a' 5  ot- 
tobre emanarono  una  mirabile,  dottissi- 
ma leltera  pastorale  ai  loro  diocesani,  ve- 


R  A  Z 
l'amenle  ispirala  dalloSpìrito»santo, con- 
tro le  macchinazioni  de'neuiici  della  re- 
ligione cattolica,  che  si  legge  nel  Siipple- 
vtento  del  n.°  129  del  Giornale  di  Ro- 
ma 1849. 

RAZIONALE,  Rationale.  Ornamen- 
to il  più  sagrosanto  del  sommo  sacerdo- 
te degli  /t^/ri(^.),  chiamato  de! g'/«^//z'o, 
o  perchè  il  medesimo  sommo  sacerdote 
l'avea  sempre  al  petto  quando  consulta- 
va il  Signore,  a  (ine  d'intendere  i  suoi 
giudizi  e  le  sue  volontà,  ovvero  perchè 
non  pronunziava  giudizio  in  cosa  di  mo- 
mento senza  avere  sopra  di  sé  il  raziona- 
le, ch'era  il  distintivo  della  sua  qualità 
di  giudice  principalmente  nelle  cose  spet- 
tanti alla  religione.  Di  che  si  componeva 
e  del  suo  uso  parlai  a  Gemma,  Efod,  O- 
BAGOLO  e  articoli  relativi.  Razionale  si 
chiamò  da  alcuni  il  Formale  {^F.)  del 
Papa,  col  quale  si  aflibbia  il  Manto  poii' 
tificìo  {F.).  Abbiamo  di  B.  Pozzolo,  Ra- 
tionale romani  Pontiflcis,Koina(i  17  io. 
Innocenzo  III  rassomigliò  il  jPr7no/ie(/^.), 
usato  dal  Papa,  all'Efod.  Il  Pallio  (F.) 
fu  detto  ancora  Rationale.  Vedasi  Zac- 
caria, Onomasticon  rituale,  verbo  Ratio- 
naie. 

RAZIONALISMO.  Sistema  che  ha 
per  iscopo  di  fondare  tutte  le  credenze 
religiose  sui  principii  somministrati  dalla 
ragione,  senza  aver  bisogno  di  ricorrere 
ad  una  rivela/ione  soprannaturale.  A'no- 
stri  giorni  in  Germania  nac<|ue  una  setta 
cristiana,  che  dillèrisce  essenzialmente 
dalle  formefluora  conosciute.  Questa  set- 
ta crede  empiamente  aver  scoperto,  che 
la  religione  cristiana  non  sia  stala  nella 
sua  origine  altro  che  una  religione  di  ra- 
gione, e  che  Gesù  Cristo  stesso  sia  stato 
uno  di  que'sapienli,  che  la  provvidenza 
di  quando  in  quando  fa  nascere  tra  gli 
uomini.  Questa  nuova  setta  si  denomina 
Razionalismo  ,  e  Iva  i  Protestanti  (F .) 
di  Germania  conta  un  numero  sì  gran- 
de di  seguaci,  che  soltanto  l'arianesimo 
può  starne  al  confronto,  del  quale  un  con- 
temporaneo disse  che  il  mondo  intero 


RE 
stupiva  al  vedei"si  Ariano  (f^.)-  Il  dott. 
M.  Hagel  nel  1 835  pubblicò  inSuIzbach: 
//  razionalismo  in  opposizione  al  cri- 
stianesimo. Compilò  quest'opera  dopo  a- 
ver  maturamente  studialo  renoneo  si- 
slenia  del  razionalismo,  come  veniva  e- 
sposto  ne'libri  e  predicato  dai  pulpiti,  on- 
de manifestamela  debolezza.  Quest'ope- 
ra è  adunque  una  confutazione  di  questa 
setta,  ossia  una  difesa  della  religione  cri- 
stiana positiva.  L'autore  ebbe  per  lode- 
vole fine,  di  fare  ravvedere  dagli  essen- 
ziali errori  di  questa  pretesa  religionecri- 
stiana  coloro,  che  gabbati  dal  nome  di  cri- 
stiano stoltamente  sì  avvisano  che  i  ra- 
zionalisti non  abbiano  abiurata  l'antica 
positiva  religione  predicala  da  Gesù  Cri- 
sto. In  adempimento  del  legato  istituito 
dal  rev.  Gio.  Hulse,  il  rev.  Riccardo  Par- 
kinson predicò  8  sermoni  agli  studenti  del- 
l'università di  Cambridge  e  li  pubblicò  in 
Londra  nel  1 838  con  questo  titolo:  //  ra- 
zionalismo e  la  rivelazione,  oi'vero  la  te- 
stimonianza della  filosofia  morale  ,  del 
sistema  della  natura,  e  della  costituzio- 
ne delVuomo  in  favore  della  verità  della 
dottrina  contenuta  nella  s.  Scrittura.  D. 
Filippo  Gerbet  vicario  generale  di  Meaux 
nel  1842  e  nel  1843  lesse  nell'accademia 
di  religione  cattolica   in  Roma  due  dis- 
sertazioni :    Osservazioni  sul  razionali- 
smo filosofico  in  Francia.  Sono  riporta- 
te dagli  Annali  delle  scienze  religiose,  t. 
i5,  p.  220,  t.17,  p.  175.  Già  ne'mede- 
simi  Annali  nel  t.  7,  p.  46,  del  cardinal 
Wiseman  fu  pubblicata  la  conferenza  sui 
Comentatori  razionalisti  della  s.  Bibbia 
(/^'.),  noverali  e  confutati.  Nel  t.  i  della 
Civiltà  Cattolica  si  legge  a  p.  53,  159, 
275:  Razionalismo  politico  della  rivolu- 
zione italiana,  f  alare  del  razionalismo 
in  ordine  alla  civiltà.  Una  replica  pel 
razionalismo.  V.  Panteismo  e  gli  altri 
articoli  relativi. 

RE,  Regnator,  Rex,  Rexs.  Legittimo 
signore  d'un  Regno{f^.).  Gl'Israeliti  (/^.) 
incominciaronuconSaulle  ad  averci  pro- 
pri re  nazionali  :  prima  di  lui  furono  go- 
vot.  tvi. 


RE  257 

vernati  dagli  anziani,  come  nell'Egitto  ; 
poscia  daicapi  suscitati  da  Dio,  comeMo- 
sè  e  Giosuè  ;  quindi  dai  giudici.  Ma  già 
da  lungo  tempo  si  chiamarono  rei  primi 
monarchi  del  mondo,  massime  gli  egizi, 
assiri,  medi,  persiani,  ec.  Tutti  i  piccoli 
stati  della  Grecia  riconobbero  i  re  per  lo- 
ro fondatori  :  Sparla  sino  dalla  sua  ori- 
gine ebbe  due  re  che  comandavano  uni- 
tamente, con  egual  parte  e  autorità.  Ro- 
molo fondatore  di  Roma  fu  eletto i.°  re 
per  consentimento  universale  del  popolo: 
segui  la  repubblica,  indi  l'impero,  sciol- 
to il  quale  si  formarono  vari  stati  per  la 
maggior  parte  monarchici,  e  i  re  torna- 
rono presso  varie  nazioni,  non  tanto  per  i- 
mitazionedel  precedente  sistema  degl'im- 
peratori, quanto  perchè  tutte  le  barbare 
nazioni  che  invasero  leprovincie  dei  mez- 
zogiorno, portarono  seco  loro  il  nome  e 
gli  attributi  della  dignità  reale.  Ebbero 
quindi  re  gli  eruli,  i  goti,  visigoti,  ostro- 
goti, vandali,  longobardi,  e  re  ebbero  an- 
cora le  orde  saracene  e  maomettane  ve- 
nule dall'Africa.  In  Francia,  sotto  le  due 
prime  dinastie,  i  francesi  eleggevano  per 
loro  re  il  principe  di  sangue  reale,  che 
reputavano  più  degno  d'assumere  il  co- 
mando: sotto  la  3. dinastia  i  principi  del 
sangue  reale  furono  sempre  chiamati  ai- 
la  dignità  reale,  secondo  1'  ordine  della 
loro  nascita.  Rodotà,  Del  rito  greco  in  I- 
talia  1. 1,  p.  3i2,  osserva,  che  dopo  aver 
s.  Leone  IH  ripristinato  in  Carlo  Magno 
r  impero  d'occidente,  se  ne  chiamarono 
offesi  gl'imperatori  greci  d'oriente,  i  qua- 
li tenendo  il  titolo  di  re  per  ignobile  lo 
lasciavano  ai  principi  latini,  ed  eglino  an- 
davano fregiati  dell'altro  di  Basilèvs,cioè 
Imperatori,  che  ritenevano  assai  più  no- 
bile e  illustre.  Laonde  Carlo  Magno  as- 
sunto Wùtolo  d'  [mperatore{F.),  col  qua- 
le era  stalo  proclamato  dal  Papa,  ricevè 
replicate  doglianze  prima  dall'imperato- 
re Kiceforo,  poi  da  Michele  I  Curopala- 
ta,  i  quali  con  acerbi  rimproveri  condan- 
navano l'ingi-usto  fasto,  per  cui  osava  e- 
gU  arrogarsi  un  titolo,  che  gì'  imperato- 
17 


258  RE 

ri  tì'Oricnle  giudicavano  loro  solamente 
compelenle,  Carlo  Magno  con  dolcezza 
tollerò  la  greca  ambizione  e  nelle  lettere 
li  chiamò  fratelli.  I  greci  angusti  luttavol- 
ta  si  ostinarono  nell'impegno  di  sostenere 
la  controversia,  e  fu  cos^isensibilea  Basilio, 
sollevato  al  trono  nell'SGy,  il  titolo  d'im- 
peratore usato  dai  re  franchi,  che  di  pro- 
posito volle  combatterlo  virilmente,  e  con 
maggior  fermezza  si  studiò  di  difendere 
le  antiche  ragioni.  Avendo  a  lui  scritto 
Papa  Adriano  li  una  lettera,  in  cui  in- 
cidentemente onorava  Lodovico  11  col  ti- 
tolo ò! Augusto [F,),  prese  Basilio  per  af- 
fronto tale  espressione  e  montato  in  furo- 
re fece  cancellare  dalla  lettera  quel  titolo; 
uè  pago  di  questo  eccesso  spedì  legati  a 
Lodovico  li  per  lagnarsi  nell'usurpato  ti- 
tolo d'imperatore,  e  lo  pregò  ad  astener- 
sene per  l'avvenire,  perchè  a  lui  solo  con- 
veniva sì  nobile  denominazione.  Rispose 
Lodovico  11  con  lettera  intitolata  così:  Lu- 
dovìcus ,  Divina  ordinante,  providentia 
Iniperalor  Augustus  Bomanoruni,  dile- 
clissinio  spiritualtquefratrì  nostro  Basi' 
Ho  gloriosissimo  ci  piissiniOy  aeque  Ini' 
peralorinovae  Romae.  Primamente  pro- 
testò, non  saper  conoscere  da  qual  ragio- 
ne potesse  essere  assistita  la  pretesa  pri- 
vali va  denominazione  d'imperatore.  Spie- 
gò i  molivi,  per  cui  tanto  egli,  quanto  i 
suoi  maggiori  da  Carlo  Magno  si  chia- 
mavano legittimamente  imperatori  ;  at- 
tribuendo la  giusta  origine  e  la  continua- 
zione di  questo  onore  alla  s.  Sede  che  lo 
avea  loro  conceduto,  perchè  innalzati  al- 
l'imperiai dignità  dal  romano  Pontefice. 
Finalmente  mellendo  in  derisione  il  ti- 
tolo di  Rex,  con  cui  pretendevano  gli  o- 
rientali  onorare  i  principi  d' occidente , 
conchiuse,  che  Iq  voce  greca  Basilcvs,  e 
la  grecizzata  i?<'a:  denotando  la  stessa  co- 
sa, cioè  Rcj  non  doveano  eglino  incon- 
trar difficoltà  nel  riconoscere  la  prero- 
gativa ù'ì  Basilèus  ne  prìncipi  occidenta- 
li, cui  non  negavano  quella  di  jRfX.Costan- 
tinoPorfirogenilodelgi  I  ebbe  la  vanità 
di  UGO  solamente  chiamare  nelle  lettere 


RE 
gl'iroperalori  romani  col  titolo  di  re,  ma 
per  contumelia  chiamò  l'impero  d'occi- 
dente Regnicidum.  Mentre  poi  gl'impera- 
tori greci  negavano  agli  occidentali  il  tito- 
lo di  Basilcvs  lo  davano  ai  re  de'Bulgari. 
Nel  concilio  fiorentino  il  patriarca  di  Co- 
stantinopoli rispettò  colla  prerogativa  di 
Basilh's  i  due  imperatori  greco  e  latino. 
11  titolo  di  re  è  stato  assunto  dai  medesi- 
mi principi,  ovvero  a  loro  venne  conferi- 
to dai  popoli,  dagl'imperatori,  e  princi- 
palmente dai  Papi,  i  quali  ad  alcuni  per 
particolari  benemerenze  aggiunsero  i  ti- 
toli di  ydposlollco,  Crislianìssirno ,  Cai' 
tolico,  Fedelissimo  (^'.),  ed  altri,  come 
Difensore  della  fede  {  F.)j  chiamandoli 
inoltre  ordinariamente  Carissimi,  Figli 
(F.).  Altri  titoli  sono  quelli  di  Maestà, 
Don  ai  re  di  Spagna  e  Portogallo,  Serenis- 
Simo,  Sire  (f^.),  e  quegli  altri  che  riportai 
agli  articoli  araldici  di  titoli  onorifici,  ed 
in  quellide^ispettivi  regni  perle  denomi- 
nazioni parziali.  1  Papi  a  molti  principi 
conferirono  le  insegne  reali,  della  Corona 
reale,  Scettro ,  Porpora,Manlo{ F.),  ed  al- 
tre insegne  e  prerogative  anche  ecclesia- 
stiche, che  notai  ai  loro  articoli,  ed  a  Co- 
ronazione de're  parlai  di  quelle  fatte  dai 
medesimi  Papi,  i  quali  riceverono  i  loro 
Stati  tributari  della  s.  Sede  (F.),  per  ri- 
conoscenza e  divozione  a  s.  Pietro.  Im- 
perocché il  titolo  di  re  anticamente  era 
il  maggior  guiderdone  che  preniiar  po- 
tesse il  valore  cristiano  de'beuemeriti  del- 
la religione  ,  ed  al  solo  Papa  spettava  il 
concederlo  o  almeno  confermarlo  perchè 
fosse  valido,  come  osserva  Hurter,  nella 
Storia  d'Innocenzo  UT,  1. 1,  p.  2  34,  che 
ne  riporta  vari  esempi,  ed  io  tutti  ai  lo- 
ro articoli,  non  solo  per  ornamento  del- 
la persona  che  fregiavano  di  questo  ele- 
vato e  sovrano  distintivo,  ma  per  onore 
eziandio  de'loro  stati  eretti  in  reame.  Al- 
trettanto i  Papi  fecero  nel  creare  i  Du- 
chi  [p\)  e  altri  Principi  [F.).  A  Milite 
dissi,  che  i  Papi  davano  il  grado  di  Mi' 
les  s.  Pelri,  a  quelli  che  innalzavano  al- 
la dignità  regia.  AdlMrERATOREnotai,co' 


RE 
me  doTea  essere  prima  proclamato  re  dei 
romani,  riconoscendolo  e  confermandolo 
il  Papa, ìndi  coronandolo,  dopoi  consue- 
ti giuramenti,  massime  di  fedeltà  e  divo- 
zione alla  s.  Sede,  come  narrai  a  Impera- 
tore ,  ed  a  Professione  di  fede.  Nardi , 
Deliloli  del  re,  p. i8,  traila  dei  principi 
che  assunsero  il  titolo  di  re,  e  dierono  ai 
propri  stali  quello  di  regno,  ed  a  p.  1 1 
della  furmola  usata  dai  re  intitolandosi: 
Per  la  grazia  di  Dio.  Con  questa  forrao- 
la  si  volle  denotare  sovranità  di  domi- 
nio, dimostrandosi  i  principi  a  ninno  u- 
mano  arbitrio  sottoposti,  e  riconoscendo 
la  loro  dignità  e  potestà  unicamente  da 
Dio.  Si  vuole  da  taluno  che  l'uso  di  ta- 
le formola  provenga  dagli  antichi  titoli 
de'greci  imperatori;  ma  essi  piuttosto  u- 
sarono  formole  benaugurose,  colle  quali 
cominciavano  i  loro  rescritti  e  costituzio- 
ni. In  Dei  nomine,  In  Christo,  etDeofi- 
delis  imperator.  In  nomine  ejiis,  qui  u- 
niverso  htimano generi salulares  leges  tU' 
iu,  Christi  veri  Dei  nostri  Imperator  Cae- 
sarj  in  Christo  Rege  aeterno  piiis  Impe- 
/■«fo/'.Meglio  l'origine  della  formola  Gra- 
tia  Dei  trovasi  derivata  da  Carlo  Magno, 
che  usò  queste  formole:  Caro/«jgrflf/aZ)ei 
Rex.francorum,  et  longobar dorimi,  vir 
inlustris.  Carolus grafia  Dei, ejnsque  mi- 
sericordia donante  Rex.  Carolus  divina 
fiivente  grada  romanoruni  etfrancoruni 
Rex.  Carolus  nutuDeiRex.  Carolus  se^ 
renissimus  Augustus  a  Deo  coronatus 
inagnus,  et  pacificus  Imperator ,  roma- 
norum  gubernans  Imperiutn,  qui  et  per 
misericordiani  Dei  Rex  francorum  y  et 
longohardorum.'Lefovaìole  Gratia  Dei, 
Misericordia  Dei  donante.  Divina fa- 
vente  gratia,  Nutum  Dei,  Per  misericor- 
diani  Dei,  usate  da  Carlo,  e  dagl'  impe- 
ratori e  re  di  Francia  suoi  successori,  si 
leggono  ancora  adoprale  da  altri  princi- 
pi. Boerredus  largiente  Dei  gratia  Rex 
Merciorum.  Dei  patienlia.  Patienlia  di- 
vina.Rex  divina  miseratione.  Divina  pie- 
tatis  gratia  largiente.  Divina  illustrante 
cltiHcntia.  Divina  ordinante  provideiUia, 


RE  259 

Dei  omnipotentis  misericordia.  Clemen- 
tia  Dei.  Misericordia  Dei.  Omnipotentit 
Dei  disponente  gratia.  Divina  annuente 
clemen  tia.  Regis  Regnili  nutum.  Divina 
propìtiante  providentia.  In  Cliristi  no- 
mine superni  Regis  praeordinante  mise- 
ricordia. Mediatoris  Dei,  et  hominwii 
propìtiante  misericordia  ,  divina  auxi- 
liante  clementia,  suh  imperiali  polentia 
Regis  saeculoruni ,  aeternique  principia. 
Queste  e  altre  antiche  formole  usate  dai 
re  con  espressioni  di  umiltà,  e  denotanti 
autorità  e  potestà  derivanti  dal  solo  Dio, 
furono  adoprale  ad  imitazione  di  Costan- 
tino Magno,  il  quale  s' intitolò  Stivo  di 
Dio.  Osservò  uno  scrittore,  che  di  tali  for- 
mole gli  antichi  principi:  Utebantur ad 
humililatis  ostentationem  ,etquod  sui  ipso- 
nim  conscii,  nihil  liaberent  quod  sibi  Iri- 
buerent,  praeter  unica  humilitatem  Dei 
gratiam  nilenlem.  Ma  ormai  dice  il  me- 
desimo, ea  locutiQ  ad  fastuni ,  et  subii- 
mitateni,adeoque  apicein  ipsorum  hono- 
rum omnetn  humilitatem  aùiicientem  ad- 
hibetur.  Per  la  qual  cosa,  a  farle  valere 
ciò  che  eSettivaraente  oggi  importa,  è 
che  dal  solo  Dio  sono  i  re  sui  popoli  costi- 
tuiti, e  però  a  ninno  tra  gli  altri  uomi- 
ni, ma  al  medesimo  solo  Dio  soggetti,  on- 
dedell'impero  romano-germanico  si  tro- 
va iu  Goldasto,  Constit.  t.  3,  p.  4o9-  '^'^' 
crosanctuni  Imperiuin  summa  in  lerrìs 
polestas  cadeste  donum  est  (pure  è  incon- 
trastabile averlo  eretto  s.  Leone  111  nel- 
r  800  e  conferito  a  Carlo  Magno  in  ri- 
compensa de'segnalali  benefizi  da  lui,  dal 
padre  e  dall'avo  resi  alla  s.  Sede;  avendo 
i  Papi  deposti  molti  indegni  imperatori  e 
re,  e  sciolto  i  sudditi  dal  Giuramento,  f^e- 
di),  Imperator  enim  primus  ante  omnes^ 
secundum  post  Deum  est,  et  tani  grande 
noinen  a  solo  Deo  traditur,  ma  per  mez- 
zo del  Papa,  dopoché  dai  principi  Elet- 
tori del S.  R.  I.  (  ^.),  da  Papa  Gregorio  V 
probabilmente  istituiti, a  quella  sublimis* 
sima  dignità  era  stato  egli  legittimamen- 
te promosso.  Dei  loro  le  scrivono  gl'in- 
glesi :  Omnes  sub  ilio,  illc  sub  nullo,  ni- 


26o  RE 

si  tantum  Deo,  a  quo  secundus,  sub  quo 
primus,  ante  onincs  ,  et  super  omnes  in 
suis  ditionibus.  La  fui'iuola  Dei  gratta  fu 
poi  l'iserbata  ai  soli  principi  non  ricono- 
scenti superiore  alcuno,lanto  che  inFran- 
eia  soUo  Carlo  VII,  fu  accusato  reo  di  le- 
sa maestà  Giovanni  IV  conte  d'  Artna- 
gnac  figlio  di  Bona  di  Francia  e  marito 
della  figlia  di  Carlo  III  re  di  Navarra, 
per  aver  voluto  prendere  il  titolo  di  Co- 
mes Dei gratia.  Luigi  XI  vietò  a  Fran- 
cesco II  duca  di  Bretagna  di  servirsi  di 
lai  qualifica,  benché  in  seguito  i  principi 
d'Italia  e  di  Germania  indifferentemen- 
te incominciarono  ad  usarla,  ad  onta  che 
riconoscessero  a  loro  superiori  la  s.  Sede 
e  l'impero,  e  ciò  per  dimostrare  la  piena, 
libera  autorità  e  superiorità  ne'territorii 
de'propri  dominii  colTesercizio  delle  più 
alte  regalie.  I  Papi  s'  intitolano,  Servus 
servonwi  Dei{^V.),  ed  anche:  N.N.  Divi' 
na  providentia  Papa . . .  Delle  formole  u- 
satedai  Fescovi,àa\  Primicero  e  Secondi- 
cero  della  s.  Sede,  dal  Prefetto  dì  Roma, 
ec.  vedasi  tali  articoli.  Ne'regni  ove  le  fera  • 
mine  godono  la  successione  al  trono,  co- 
me nella  Spagna,  Portogallo,  Inghilter- 
ra, il  marito  della  Regina  [F.)  ha  il  ti- 
tolo di  Re  Consorte,  il  quale  non  attribuì- 
scealcuna  politica  autorità, bensì  influen- 
za. Molti  duchi  e  altri  principi  sovrani , 
godenti  il  titolo  di  Altezza  {F-),  vi  ag- 
giungono Reale,  qualificandosi  coi  titoli 
di  Altezza  Reale  i  figli  e  parenti  del  re 
d'  ambo  i  sessi.  /^.  Eminenza,  e  Principe 
ove  parlo  del  titolo  d' Infante.  Ai  re  si 
dà  il  l\{o\od\  Sagra  Reale  Maestà.  Sem- 
bra  che  il  vocabolo  di  Sagra  in  princi- 
pio si  usasse  con  quelli  unti  col  sagro  Olio 
(/^.),  al  quale  articolo  parlo  dell'unzio- 
ne de're  d'Israele  con  olio  che  si  custo- 
diva in  un  corno,  il  quale  nel  tempio  sta- 
va dentro  altro  vaso  perchè  stasse  in  pie- 
di, chiamato  urna  o  custodia  del  corno. 
Pare  che  l'olio  si  versasse  sopra  la  testa 
non  dalla  bocca  lai'ga  del  corno,  ma  ben - 
sì  uscisse  o  piuttosto  stillasse  a  goccia  a 
goccia  dalla  parte  stretta  e  più  sottile  da 


RE 

qualche  buco  facile  ad  aprirsi  e  serrarsi. 
A  Olio  dissi  ancora  perchè  si  ungono  i 
re,  della  cui  consagrazione  oltre  a  Coro- 
nazione de're,  ne  parlo  a  Impero  e  negli  ar- 
ticoli degli  stati  da  lorodominati.  Del  Z><a- 
devia  (/'.)  reale  usato  da  Davide,  erudi- 
tamente pijrla  Marangoni,  Delle  cose  gen- 
tilesche. Il  diadema  reale  era  tenuto  per 
sagro  e  a  Dio  consagrato,  come  insegna 
di  dignità  che  lui  medesimo  rappresenta- 
va :  il  profeta  Isaia  lo  fece  vedere  in  mano 
dello  stesso  Dio.  Aggiunge  che  Costanti- 
no ornò  il  diadema  di  gemme,  perchè  co- 
noscendo egli  l'eccellenza  della  religione 
cristiana,  infinitamente  superiore  a  quel- 
la de'gentili,  che  Dio  a  vealo  scelto  per  e- 
saltare  e  propagare  per  tutto  il  mondo, 
volle  che  il  diadema  imperiale,  in  cui  era 
simboleggiata  l'autorità  divina,  risplen- 
desse maggiormente  agli  occhi  del  genti- 
lesimo ad  onore  delia  figura  della  croce, 
che  collocò  sul  diadema.  F,  Corte  e  tut- 
ti gli  articoli  relativi  ai  re  e  altri  Sovra- 

I  re  sono  principi  sovrani  o  monarchi 
che  hanno  diritto  di  comandare  ai  loro 
sudditi  con  un  potere  supremo,  impe- 
rocché consiste  in  ciò  la  differenza  della 
podestà  regia  o  della  monarchia,  con  tut- 
te le  altre  specie  di  governo.  In  queste 
diverse  specie  di  governo  sono  i  grandi 
o  alcuni  particolari  distinti,  od  anche  il 
popolo,  che  dominano.  Nella  monarchia 
il  supremo  potere  risiede  nella  persona 
d'  un  solo  ;  e  questo  potere  è  limitato  e 
guidato  soltanto  dalla  legge  divina,  dal- 
le leggi  naturali  e  dalle  leggi  fondamen- 
tali dello  stalo.  Ecco  la  differènza  tra  il 
monarca  e  il  despota  (vocabolo  che  tra 
i  greci  lo  portava  una  dignità  principe- 
sca e  reale,  come  dissi  a  Despota),  il  qua- 
le non  conosce  altra  legge  fuori  della  sua 
volontà  assoluta  e  arbitraria.  I  re  occu- 
pano il  posto  di  Dio  sulla  terra,  sono  dun- 
que i  padroni,  i  legislatori,  i  difensori, 
i  pastori,  i  padri,  ed  i  tutori  dei  popoli: 
a  Regina  dichiarai,  come  Iddio  è  chia- 
malo Re.  Se  Dio  gli  ha  stabiliti  per  rap- 


RE 
presentarlo  e  occupare  il  suo  luogo  diso- 
pra degli  uomini ,  egli  vuole  altresì  che 
Io  facciano  regnare  coirimpero  della  giu- 
stizia che  mise  loro  nelle  mani.  E'  per 
far  fiorire  la  religione,  per  procurare  l'ab- 
bondanza e  la  tranquillità  ,  per  mante- 
nere la  pace  e  il  buon  ordine  nel  mondo, 
che  Iddio  comunica  loro  tanto  potere , 
tanta  autorità  e  gloria.  La  dignità  reale, 
dice  s.  Gio.  Crisostomo,  è  un'unione  di 
cure  e  d'inquietudini  pel  riposo  e  felici- 
tà dei  popoli.  La  vedova,  il  pupillo,  l'or- 
fano, il  povero  ,  l'oppresso,  tutti  quelli 
che  abbisognano  di  difesa  e  di  appoggio, 
hanno  un  diritto  acquisito  sulla  loro  au- 
torità: spetta  quindi  ai  re  di  difenderli, di 
vendicarli,  di  metterli  sotto  la  protezione 
delle  leggi,  assicurando  loro  la  giustizia  ; 
siccome  spetta  ai  re  di  reprimere  la  licen- 
za degli  oppressori,  di  soffocare  le  dissen- 
sioni, di  prevenire  od  estinguere  il  fuoco 
della  discordia,  animare  i  talenti  utili  al- 
la patria  e  consagrati  al  bene  pubblico, 
coronare  il  inerito  colla  saggia  distribu- 
zione delle  grazie  e  delle  ricompense,  re- 
spingere gl'intriganti  indegni,  famelici  di 
onorificenze  e  distinzioni,  che  perciò  re- 
stano avvilite  e  degradate,  massime  nei 
titoli  e  decorazioni  equestri ,  di  cui   si 
fa  tanto  improvvido  sciupo.  Sono  i  re 
i  prolettori  de'popoli,  i  vicari  ed  i  luo- 
gotenenti dell'Altissimo  a  riguardo  di  es- 
si, i  ministri  della  sua  provvidenza  e  del- 
la sua  bontà  verso  i  medesimi.  I  re  cri- 
stiani sono  altresì  i  protettori  della  chie- 
sa, della  sua  fede,  della  sua  dottrina,  del- 
le sue  leggi,  della  sua  disciplina;  ne  sono 
essi  i  tutori,  i  Difensori  (V.)  :  preroga- 
tive auguste,  titoli  gloriosi,  confermati  lo- 
ro dai  Fapi,  daiconcilii,e  dai  più  sapien- 
ti e  savi  dottori.  E'  Dio  che  fece  i  re, per 
occupare  il  suo  posto  in  tetra  disopra 
degli  uomini.  Comunica  dunque  loro  im- 
mediatamente il  suo  potere;  quindi  sono 
indipendenti  da  qualunque  altra  potenza 
umana,nè  hanno  alcun  altro  superiore  ad 
essi  nelle  cose  temporali.  Appena  vi  fu- 
rono uomiui  sulla  terra,  il  mondo  fu  go- 


RE  261 

vernato;  ed  il  i  ."governo  stabilito  da  Dio 
medesimo,  fu  una  monarchia  ;  il  i."  so- 
vrano, un  padre  di  famiglia,  alai.'  leg- 
ge fondamentale  della  società  ,  fu  il  se- 
guente precetto,  antico  come  l'universo: 
«Onorerai  il  padre  e  la  madre".  Col  nome 
di  padre  non  s'intendono  soltanto  quel- 
li che  ci  dierono  la  vita,  ma  anche  i  prin- 
cipi, ed  in  generale  tutti  quelli,  cui  i  prin- 
cipi stessi  confidano  una  porzione  della 
loro  autorità  nell'ordine  politico  e  civile. 
Nell'origine  del  mondo,  i  capi  di  famiglia 
erano  altrettanti  re  stabiliti  da  Dio  me- 
desimo. lli.°  uomo  fu  il  i.°  monarca,  ed 
i  suoi  figli,  dopo  di  lui ,  trovaronsi  capi 
di  altrettante  nazioni.  1  figli  di  Halh  rico- 
nobbero l'indipendenza  d'Abramo,  ben- 
ché straniero  fra  essi,  e  Io  considerarono 
come  un  gran  principe.  Isacco  come  so- 
vrano di  sua  famiglia,  proibì  alla  sua  po- 
sterità di  sposare  le  figlie  degli  stranie- 
ri. Giuda  condannò  a  morte  la  sua  nuo- 
ra Thamar;  ma  poi  le  accordò  grazia.  Il 
governo  d'un  solo  è  dunque  l'opera  del 
creatore;  ed  è  in  virtù  dell'istituzione  di- 
vina, che  i  primi  re  comandarono  ai  lo- 
ro sudditi:  tengono  adunque  i  re  imme- 
diatamente da  Dio  il  potere  che  eserci- 
tano. L'altra  podestà  che  deriva  da  Dio 
è  la  spirituale,  per  tuttociò  che  riguarda 
l'anima,  lo  spirito,  la  coscienza,  la  salvez- 
za, la  vita  futura  ed  eterna  ,  e  le  azioni 
degli  uomini  come  cristiani,  come  citta- 
dini del  cielo,  come  figli  di  Gesù  Cristo 
e  della  Chiesa  sua  sposa,  e  come  membri 
della  religione.  Se  i  re  sono  i  padroni,! 
padri  de'  sudditi ,  e  se  in  forza  di  questi 
augusti  titoli,  la  bontà,  la  sollecitudine, 
le  attenzioni  e  le  cure  devono  caratteriz- 
zare i  sovrani;  l'amore,  il  rispetto,  l'ob- 
bedienza, la  prontezza  nel  somministra- 
re i  sussidii  temporali,  e  spirituali  delle 
preghiere  ,  devono  incessantemente  ani- 
mare i  sudditi ,  e  formare  i  loro  princi- 
pali doveri  verso  i  Sovrani  [f^.).  L'apo- 
stolo s.  Paolo  disse  apertamente  nell'  E- 
pist.  I,  cap.  i3,  V.  2,  ai  romani  :  Chi  re- 
siste alle  sovrane  podestà,  resiste  alia  or- 


262  RE 

dinazione  di  Dio  e  si  compra  la  danna- 
zione; e  die  è  necessario  sottomellervisi, 
non  solo  per  timore  del  gastigo,  ma  an- 
che per  principio  di  coscienza.  I  sudditi 
adunque  debbono, i."  Rispettare  i  sovra- 
ni come  le  immagini  di  Dio  e  partecipan- 
ti della  podestà  di  lui:  dice  s.  Pietro,  nel- 
VF.pist.  I,  cap.  2,  V.  i3  :  temete  Iddio  e 
rcndele  onore  al  re.  2.°  Obbedire  allelo- 
j-o  leggi,  come  di  quelli  che  hanno  avuto 
da  Dio  il  potere  di  firle  :  si  legge  nel  li- 
bro de'Prot'crii  cap.  8,  v.  i5:  per  me  re- 
gnano i  regi,  i  legislatori  ordinano  quello 
cb'c  giusto.  3.°  Pagar  loro  i  tributi  e  le 
gabelle  :  scrisse  s.  Paolo  ai  romani,  Epist. 
I,  cap.  8,  V.  7  :  rendete  a  tutti  quel  che 
è  dovuto, a  chi  il  tributo,  il  tributo,  a  chi 
le  gabelle, le  gabelle.  4-"P«*Pg'ii'e  per  loro  : 
s.  Paolo  a  Timoteo  Epist.i,  cap.  2,  v.  i 
esortò:  raccomando  adunque  prima  di 
lutto  che  si  facciano  suppliche,  orazioni  ... 
per  i  regi  e  per  tutti  i  costituiti  in  posto 
sublime,  afTuichè  menino  vita  tranquilla. 
A  Pbeghiera  dissi  di  quelle  ordinate  dal- 
la Chiesa  pei  sovrani.  E"  cosa  degna  del- 
la più  attenta  osservazione,  cosa  Inastante 
a  togliere  ogni  preteslo  d'indipendenza  e 
di  ribellione,  a  manifestare  come  la  vera 
religione  è  il  migliore  e  il  più  saldo  so- 
stegno de' 7ro«i(^.)  e  della  pubblica  tran- 
quillità, che  il  principe  regnante  nel  tem- 
po in  cui  s.  Paolo  scriveva  a  Timoteo,  e 
ordinava  a  tutti  che  gli  prestassero  ubbi- 
dienza e  rispetto,  che  gli  rendessero  i  tri- 
buti e  le  gabelle,  che  pregassero  Iddio  a 
dargli  vita  lunga,  impero  tranquillo,  si- 
curezza nella  famiglia,  senato  fedele  ,  e- 
serciti  valorosi ,  popolo  ben  costumato  , 
questo  principe  era  Nerone,  ficrissimo  e 
crudelissimo  nemico  dellaChiesa  e  del  cri- 
stianesimo. Con  quanto  maggior  impegno 
per  conseguenza  si  dovranno  adempire  i 
doveri  accennatia riguardo  dique'sovra- 
ri  che  sono  figli  della  Chiesa,  che  la  ono- 
rano, che  la  proteggono?  I  primi  cristia- 
ni si  mantennero  riverenti  agl'imperatori 
cai  magistrati,  benché  idolatri,  serviro- 
no con  fedeltà  negli  eserciti;  e  divenuti 


RE 

forti  e  polenti  pel  numero  e  per  lo  stretto 
vincolo  di  carità,  che  li  legava  fortemen- 
te fra  loro,  lungi  dal  ribellarsi  a  que'prin- 
cipi  che  erano  per  loro  barbari  tiranni  , 
non  opposero  alle  fiere  sevizie  calle  san- 
guinose crudeltà,  che  una  pazienza  e  una 
mansuetudine  invitta  ,   che  li  rese  am- 
mirabili anche  nel  co-^petto  de'  persecu- 
tori e  de'carnefici.  La  chiesa  di  Smirne, 
nella  sua  lettera  a  quella  di  Ponto  ,  sul 
martirio  di  s.  Policarpo,  e'  insegna  che 
quel  gran  santo  dichiarò  altamente,  che 
i  cristiani  erano  obbligati  di  ubbidire  ai 
principi:  s.  Giustino  dichiara  la  medesima 
cosa  nella  sua  2.*  apologia  indirizzata  ad 
Antonino;  Tertulliano  e  gli  altri  Padri 
riconoscono  il  medesimo  dovere,  e  questo 
la  Chiesa  ha  sempre  insegnato,  ed  i  Pon- 
tefici costantemente  inculcato.  Il  conci- 
lio di  Toledo  del  643  decretò  :  Anatema 
tremendo  contro  chiunque  oserà  violare 
il  giuramento  fatto  ai  re;  e  contro  quelli 
che  attentano  contro  l'autorità  e  la  vita 
loro.  Quello  del  656  dispose:  I  vescovi  e 
i  chieiicì, che  avranno  violati  i  giuramen- 
ti falli  per  la  sicurezza  del  principe  e  del- 
lo stato,  saranno  deposti;  sarà  permesso 
tuttavia  al  principe  di  far  loro  grazia.  Il 
concilio  di  Tours  del  i583  decretò:  Se 
alcuno  per  uno  spirito  d'orgoglio  e  d'in- 
dipendenza si  solleva  contro  la  podestà 
reale,  di  cui  Dio  medesimo  è  l' istitutore, 
e  ricusa  d'  ubbidire  senza  volersi  lasciar 
convincere  dalla  ragioneedalla religione, 
che  gli  prescrivono  un'ubbidienza  intie- 
ra, sia  anatema.  Nel  1 796  in  Como  fu 
pubblicalo  :  Cosa  e  un  re, opera  dell'ab. 
d.  Antonio  de  Foppoli contro  V eresia  po- 
litica de' filosofi  del  secolo  18.°  Egli  ri- 
sponde alla  domanda  col  linguaggio  del 
cattolico.  »  Il  re  è  il  ministro  di  Dio;  e 
da  Dio  ha  tutto  il  suo  potere,  il  quale  è 
il  distributore  de'regni.  Al  contrario  l'e- 
retico, lo  scismatico,  l' incredulo,  il  gia- 
cobino, e  tutti  i  filosofi  del  modernoem- 
pio,  fatale  e  falso  sistema,  gridano  ad  una 
voce  che  il  re  non  è  altro  che  un  uffizia- 
le  delle  Provincie,  un  delegato  delle  na- 


RE 
aloni,  un  rappresentante  del  popolo ,  e 
clie  dal  popolo  e  dalle  nazioni  riceve  egli 
rantolila  ".  VediHieronyrai  Oseiii,  De 
rcgi's  uìsliliUione  et  disciplina.  Coloniae 
Agrippinae. 

Il  vocabolo  di  re  fu  usalo  per  signifi- 
care molli  capi  di  diverse  uni^'ersità  ar- 
tisliche  e  altre  corporazioni,  che  tra'loro 
compagni  primeggiavano,  esercitando  su 
di  essi  qualche  specie  d'autorità  e  di  co- 
mando. I  romani  ebbero  il  re  de'sagrifl- 
zi.  Discacciati  i  re  da  Roma,  fuelello  un 
individuo  di  famiglia  patrizia,  d'un  me- 
rito distinto  e  d'una  conosciuta  probità, 
per  presiedere  ai  sagrifizi,  e  per  esercita- 
re nelle  ceremonie  del  culto  le  funzioni 
che  solevano  esercilare  i  re  ,  per  timore 
che  la  religione  non  venisse  meno,  e  che 
il  culto  degli  Dei  non  fosse  trascurato , 
mediante  il  cambiamento  del  governo. 
Questo  ministro  si  chiamò  Rexsacroruni 
o  Rex  sacrificulus  y  il  gran  sacerdote,  e 
non  eragli  permesso  d'immischiarsi  in  af- 
fari secolari,  né  di  esercitare  alcuna  ma- 
gistratura ,  affinchè  potesse  interamente 
ypplicarsi  alle  cose  riguardanti  la  religio- 
ne. A  Riccu  narro,  che  il  sacerdote  di 
Diana  Taurica  avea  il  titolo  di  re,  e  che 
resrnava  sul  famoso  bosco  Aricino.  Il  ti- 
lolo  di  re  in  Francia  anticamente  fu  stra- 
namente prodigato:  vi  furono  i  re  dei 
curiali,  detto  la  basoche;  il  re  de'  bor- 
dellieri, roi  des  ribauds^eva  capo  di  co- 
raggiosi che  si  ponevano  alla  testa  degli 
assalti  in  tutte  le  azioni  pericolose,  e  sic- 
come in  quella  truppa  eravi  mescolato  il 
libertinaggiOjfurono  detti  bordellieri;  il  re 
de'merciaiuoli,  carica  considerabile  chee- 
sercitava  autorità  su  tutte  le  cose  relative 
al  traffico;  il  re  della  (eslade  Pazzi  {f^-)j  il 
redella  via  degli  orsi;  il  re  de'balestrieri;il 
re  degli  archibugieri;  il  re  de'geometri  o 
misuratori  di  terre;  il  re  de'suonatori  di 
Tiolino,  ce;  e  molti  capi  di  corporazioni 
portarono  in  quel  regno  queste  denomi- 
nazioni, finché  Enrico  II  del  1 547  P'oibì 
a  qualunque  francese  di  assumere  o  por- 
lare  il  titolo  di  re,  e  non  lasciò  sussistere 


RE  263 

che  il  re  della  fava.  Antichissimo  fu  l'uso 
di  dichiarare  re  della  fava  quello  a  cui 
toccava  la  fava  nella  distribuzione  che  si 
faceva  d'una  focaccia  nella  Tigilia  o  festa 
deW Epifania  {F.),  o  re  Magi  {V.\  detta 
ancora  Befana  (F.)-  Era  cosa  ben  natu- 
rale, che  ne'bassi  tempi  e  ne'secoli  mas- 
sime della  barbarie  e  dell'ignoranza,  non 
conoscendo  il  popolo  se  non  che  il  potere 
e  l'autorità  concentrata  d'ordinario  nei 
re,  questo  titolo  attribuisse  a  qualunque 
capo  che  primeggiava  o  che  si  distingue- 
va in  qualunque  corporazione,  arte,  me- 
stiere, esercizio  ,  e  anche  talora  ne'vizi  e 
ne'disordinì.  In  Italia  pure  re  si  disse  an- 
ticamente chiunque  sorpassava  gli  altri 
in  qualunque  cosa ,  facendo  gli  antichi 
scrittori  sovente  menzione  de're  della  di- 
scortesia, del  re  degli  usurai ,  ec.  Mollo 
contribuirono  a  spargere  questa  deno- 
minazione anche  le  giostre  e  i  tornei,  e 
i  Giuochi  [P'.)  che  da  quelli  trassero  o- 
rigine,  come  i  giuochi  degli  scacchi,  del- 
le carte,  ec.  Nell'antico  romanzo  della  Ta- 
vola rilonda  si  fa  spesso  menzione  del  re 
di  scacchi,  e  del  giuoco  del  re,  del  cava- 
liere, ec.  Re  d'arme  o  araldo  di  guerra 
si  disse  anticamente  in  Italia  una  sorta 
di  araldo  o  messaggierOjCosì  in  altri  pae- 
si. Antichissima  fu  l'isliluzione  de're  d'ar- 
mi in  Francia.  Quei  ministri  d'un  princi- 
pe o  d'un  popolo,  nelle  guerre  avevano 
sotto  il  loro  comando  gli  araldi  d'armi, 
i  cavalcatori  d'armi,  e  così  pure  i  compa- 
gni o  seguaci  d'armi; questi  costituivano 
diversi  gradi  d'onore,  ai  quali  non  si  per- 
veniva se  non  dopo  di  aver  servito  per 
un  certo  numero  d'anni  negli  eserciti  o 
nelle  corti.  I  re  d'armi  godevano  di  mol- 
tissimi privilegi  e  di  moltissime  esenzio- 
ni; venivano  essi  adoperati  durante  la 
guerra  e  anche  in  tempo  di  pace,  e  le  per- 
sone loro  erano  sagre,cosicché  amici  e  ne- 
mici avevano  per  essi  il  medesimo  rispet- 
to. Ad  essi  coufldavasi  la  maggior  parte 
delle  missioni  importanti,  nelle  quali  do- 
vevano rappresentare  la  nazione  o  il  so- 
vrano; essi  obbligavansi  con  giuramento 


a64  REA 

a  procurare  etl  a  conservare  in  qualun* 
que  occasione  l'onore  delle  signore  e  del- 
le datnigelle;  essi  erano  parimenti  tenuti 
verso  tutto  il  mondo  ad  un  segreto  in- 
violabile, e  non  era  neppure  permesso  ad 
essi  il  rivelare  le  imprese  segrete  degli 
avversari  de'  loro  committenti,  allorché 
queste  erano  state  semplicemente  confi- 
date alla  loro  discrezione;  in  forza  di  tut- 
te queste  cautele  alcuno  de'partiti  anche 
opposti  non  diflìdava  di  quegli  officiali. 
Le  funzioni  de' re  e  degli  araldi  d'armi, 
concernevano  principalmente  la  nobiltà 
del  regno.  Gli  araldi  d'armi  stendevano 
uno  stato  o  una  lista  nominativa  de'si- 
gnori  e  de'gentiluomini  delle  provincie, 
ciascuno  nel  loro  dipartimento.  Quelle 
liste  contenevano  i  nomi,  cognomi,  le  in- 
segne araldiche,  gli  slemmi,  ed  anche  la 
qualità  relativa  de'féiidi,  e  in  capo  a  cia- 
sctm  triennio  i  re  d^armi  delle  provincie 
.si  riunivano  e  rimettevano  i  loro  stati  o 
cataloghi  particolari  al  i."re  d'armi,  no- 
minato Montjoie,checon  quel  mezzo  com- 
poneva un  libro  intitolato,  iVbZ»/7irt/70  g'c- 
lìcrale  del  regno.  Coll'aiuto  di  questo  il 
re  poteva  in  qualunque  tempo  essere  in- 
formato del  numero  o  delle  qualità  di- 
verse de'gentiluomini,  ed  anche  delle  lo- 
ro rendite  rispettive.  Pretendono  alcuni 
che  questa  sorte  di  officiali  fosse  istituita 
sotto  Clodoveo,e  che  quel  re  dasse  loro 
la  parola  d'ordine  o  il  grido  :  S.  Dionigi 
Montjoie.  Altri  l'attribuiscono  a  Dngo- 
berto.  Carlo  Magno  nominò  quegli  uffi- 
ciali compagni  del  ve,coniiles  regimi.  An- 
che in  Inghilterra,  nella  Germania  e  in 
altri  stati  d'Europa,  mollo  figurarono  i 
re  d'armi,  eziandio  incaricati  di  cose  a- 
raldiche. 

READING  o  REDING.  Città  d"  In- 
ghilterra,  capoluogo  della  contea  diBerks 
a  i4  leghe  da  Londra,  sulla  sponda  de- 
stra del  Tamigi  e  sopra  due  piccole  emi- 
nenze. Tra  le  chiese  estimata  la  più  an- 
tica s.  Maria,  ed  ammirata  pel  suo  cani- 
piiiiile;diverseseltevi  hanno  templi.  Ilav- 
^i  una  gran  scuoia  latina, e  diverse  case 


REB 

di  carità.  Il  mercato  coperto  è  un  bellis- 
simo fabbricato.  Era  prima  rinomata  per 
le  sue  manifatture  di  lana;  altre  oggi  ne 
possiede,  come  di  veli  e  nastri.  La  sua  po- 
sizione le  procaccia  ragguardevole  traf- 
fico. Fu  patria  di  alcuni  illustri,  fra  i 
quali  di  G.  Land  arcivescovo  di  Canlor- 
bery.  Reading  è  di  remota  antichità;  era 
abitata  da  sassoni,  molto  prima  dell'in- 
vasione danese,  e  parecheavesse  dueca- 
stelli  muniti;  unodiessi  fu  sostituitodal 
la  famosa  e  superba  abbazia  fondata  da 
Enrico  I  pei  benedettini  e  per  servire  d'o- 
spizio ai  viaggiatori.  Nel  1263  Enrico  III 
vi  adunò  un  parlamento,  ed  altro  vi  fu 
aggiornato  nel  1453.  Le  truppe  del  par- 
lamento l'occuparono  nel  1 643.  Vi  fu  te- 
nuto un  concilio  a'3o  luglio  1279,  dal- 
l'arcivescovo di  Cantorbery  legalo  di  Pa- 
pa Nicolò  III,  e  dai  suoi  suff'raganei.  Vi 
si  rinnovarono  le  costituzioni  del  concilio 
Lateranense  IV  deli2i5,  e  di  quello  di 
Londra  del  1268  contro  la  pluralità  dei 
benefizi  in  cura  d'anime.  Vi  si  fece  an- 
che un  regolamento  perle  religiose:  ven- 
ne ad  esse  ordinato  di  cantare  1'  officio 
senza  levar  nulla  dal  medesimo,  esi  pre- 
scrisse il  modo  di  fare  e  ricevere  le  visi- 
te, giacché  quelle  religiose  non  osserva- 
vano un'esatta  clausura.  Labbé  t.  1  i. 

li\.EÌiìBAScivìOTiE,Cardinale. Dei  bor- 
go di  s.  Marco  nelle  montagne  di  Mes- 
sina, dopo  aver  studiato  in  Palermo,  la- 
sciò un  beneficio  ecclesiastico,  ed  alla  ven- 
tura si  recòin  Roma.  Ammesso  nellacor- 
te  del  cardinal  Caraffa, questi  lo  feceno- 
minar  vescovo  d'Amida  in  parlibns  e  nel 
1549  supplir  per  lui  nell'arcivescovato 
di  Napoli,  in  cui  seppe  mostrare  pasto- 
rale sollecitudine,  ed  opporsi  con  petto 
sacerdotale  alle  nascenti  eresie,  per  lo  che 
il  cardinale  nel  i55i  gli  ottenne  la  sede 
di  Motula.  Divenuto  nel  i555  il  cardi- 
nale Paolo  IV^,  lo  scelsea  governatore  di 
Roma,  ed  essendo  dottissimo  nelle  mala- 
rie ecclesiastiche  poco  dopo  a'20  dicembre 
lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Pudenziana, 
ed  arcivescovo  di  Pisa  a'  i  o  aprile  1 55(ì. 


REC 

Destinafo  legalo  a  Intere  nelle  Fiandre  a 
Filippo  II,  non  vi  andò  per  le  differenze 
insci  le  tra  il  re  e  il  Papa,  per  la  guerra  che 
gl'imperiali  aveano  portato  in  Italia.  Suc- 
ceduta la  pace,  fu  spedito  con  ottimo  elfet- 
lo  legalo  a  Carlo  Ve  ai  re  di  Polonia.  Do- 
po la  morte  di  Paolo  //',  d'ordine  di 
Pio  If  tu  posto  in  Castel  s.  Angelo  qual 
complice  dei  Caraila,  ma  trovalo  inno- 
cente fu  liberato.  Piinunziata  nelioGo  la 
chiesa  di  Pisa  a  favore  del  figlio  del  duca 
Cosimo  i  de  Medici,  fu  trasferito  a  quel- 
la di  Troia,  che  dopo  due  mesi  rassegnò 
id  nipote,  essendo  stato  decorato  del  ti- 
tolo di  patriarca  di  Costantinopoli.  Tro- 
vandosi in  Pisa  fu  colto  da  gravissima 
malattia  che  fece  disperare  di  sua  salute, 
quale  protligiosamenle  ricuperò  appena 
bevuta  dell'acqua  santificata  dal  contat- 
to d'una  spina  della  corona  di  G.  C,  onda 
dopo  due  giorni  per  riconoscenza  si  recò 
a  celebrare  la  messa  nella  chiesa  della  Ma- 
donna delia  Spina,  fra  le  lagrime  del  po- 
polo commosso  da  tenera  divozione.  Of- 
feso dalla  nominata  detenzione,  ricusò  co- 
stantemente qualunque  incarico  nel  pon- 
tificato di  Pio  IV,  il  cui  successores.  Pio 
\  conoscendone  il  zelo  lo  dichiarò  in- 
(juisitore  della  fede  e  si  prevalse  de'suoi 
consigli  negli  affari  più  ardui  della  s.  Se- 
lle; indi  Gregorio  XI 11  neh 57 4  lo  fece 
vescovodi  Sabina.  Consumato  dagli  studi 
e  dalle  fcitiche,  morì  in  Roma  nel  iSyy 
d'anni  78,  dopo  essere  stato  in  tre  con- 
clavi ,  e  fu  sepolto  in  mezzo  alla  chiesa 
di  s.  Silvestro  al  Quirinale,  con  elegante 
iscrizione  collocala  dal  nipote  Prospero 
Uebiba  patriarca  di  Costantinopoli,  e  l'al- 
do nipote  Gio.  Domenico  fu  vescovo  di 
Orlona. 

R.ECANATI  (Recineten).  Città  con  re- 
sidenza vescovile  dello  slato  pontificio  , 
nel  mezzo  del  Piceno  (f-)  e  nella  dele- 
.;  izione  apostolica  di  Macerata, dallaqua- 
i<;  è  distante  circa  5  leghe,  capoluogo  del 
distretto  del  suo  nome,  sopra  elevato  e 
lungo  dorso  d'un  ameno  colleche  bagtia- 
uo  il  Potenza  e  il  Musone,  i  quali  corro* 


REC  265 

no  all' Adriatico,  in  buonissima  aria  e  cli- 
ma ,  donde  si  godono  deliziose  vedute. 
Fino  da  tempi  antichissimi,  la  città  si  tro- 
va divisa  in  4  quartieri  :  s.  Flaviano,  s. 
Maria  di  Castelnuovo,  s.  Angelo,s.  Vito. 
Ha  in  alcune  parti  belle  muraglie  e  ter- 
rapieni, con  molte  porle:  le  mura  già  mer- 
late, i  cittadini  le  andarono  atterrando 
dacché  risolvettero  di  voler  pace  con  tutti, 
considerando  Recanati  la  città  della  Ma- 
donna. Il  grosso  borgo  di  Castelnuovo  si 
trova  nella  fenditura  ove  il  colle  è  diviso, 
colla  chiesa  omonima  di  s.  Maria,  di  di- 
segno gotico  con  3  navi,  torse  la  più  an- 
tica di  Recanati,  o  almeno  è  quella  di  cui 
si  hanno  le  più  vetuste  memorie.  Appren- 
do dal  conte  Leopardi,  Serie  de\'escovi 
di  Recaiiati,  p.  46,  che  vi  dimoravano  i 
camaldolesi,  come  grangia  del  rinomato 
monastero  dell'Avellana,  ora  nella  dioce- 
si di  Pergola [F.).ln\\ocemo  II  neh  189 
nel  confermare  a  quel  monastero  le  pos- 
sessioni vi  comprende  questa  chiesa,  che 
chiama  s.  Maria  di  Recanati.  ì\el  1  193 
il  vescovo  d'  Umana  donò  al  medesimo 
monastero  la  chiesa  di  s.  Maria  di  Lore- 
to, un  secolo  avanti  la  venuta  della  s.  Ca- 
sa. Colla  stessa  denomina?. ione  la  ricordò 
Onorio  IH  nel  12  18  ,  in  confermare  le 
proprietà  di  Avellana,!  cui  monaci  vi  e- 
rano  ancora  neh 456, enei  1 463 circa  fu 
secolarizzata.  Già  nel  i  193  era  preposi* 
tura  con  cura  d'anime,  la  cui  elezione  Bo- 
nifacio 1 X  nel  j  4  o4  attribuì  ai  parrocchia- 
ni, diritto  che  rispettato  dal  cardinal  Bes- 
sarione,  com  menda  tarlo  A  vellanense,noa 
lo  fu  dai  successori,  finché  dopo  l'ultimo 
preposto  del  1 074,  d.  Gio.  Francesco  An- 
tici,  onorato,  nubile  e  ricco  cittadino,  ven- 
ne riunita  alla  mensa  vescovile.  Attual- 
mente la  chiesa  di  s.  Maria  di  Castelnuo- 
vo è  tuttora  cullei'iata  con  canonici  ,  es- 
sendo  capo  il  parroco  priore,  il  quale  coi 
canonici  vestono  mozzetta  paonazza.  Il 
marchese  Ricci  ,  Meritorie  storiche  delle 
arti  e  degli  artisti  della  Marca  d'Anco- 
na^ dice  a  p.  4^  che  aglix  1  aprile  i  7.53, 
per  opera  di  maestro JNicola  d'Ancona,  si 


266  REC 

apri  niiovamenle  questa  chiesa,  o  lifab- 
brictila  di  pianta,  o  poco  meno  :  loda  la 
Madonna  e  quegl'  intagli  che  sono  sulla 
porta  maggiore,  avuto  riguardo  ai  tempi 
in  cui  fuiono  scolpiti,  lo  che  gli  fa  dubi- 
tare di  posteriore  collocazione.  In  Reca- 
nati  vi  sono  molte  famiglie  nobili  di  co- 
spicua fama  e  opulenza,  che  sostengono 
con  decoro  il  pati'iziato,  meritando  men- 
zione quelle  de'Carradori,ColIoredo,Leo- 
pardi,  Antici,Mazzagalli,ec.La  più  gran- 
de tra  le  vie,  dilatandosi,  produce  a  ca- 
po una  piazza,  ov'è  il  decoroso  palazzo 
municipale,  con  magnifica  torre  propin- 
qua, antica  e  merlata, ed  un  tempo  più 
alta.  Narra  il  p.  Calcagni,  fliemorie  ìsCo- 
ridiedi  Recanaù,  p.  i  i4i  che  i  recana- 
tesi sempre  ossequiosi  alla  B.  Vergine,non 
contenti  che  i  loro  maggiori  avessero  e- 
dificatola  piccola  chiesa  dis.  Angelo  (che 
die  nome  al  quartiere)  in  Mercato  (  ora 
s.  Anna  e  della  confraternita  sotto  tale 
invocazione),  alla  misura  precisa  della  s. 
Casa  (cioè  la  cappella  in  essa  esistente  ), 
nel  1 640  vollero  sulla  fronte  del  pubblico 
palazzo  collocare  un'eterna  memoria  del 
favore  singolare  ricevuto  dalla  ss.  Ver- 
gine, per  aver  scelto  il  loro  territorio  per 
sede  della  sua  casa  di  Nazaret  [F.).  Or- 
dinarono pertanto  quella  beli'  opera  di 
bronzo  che  ivi  si  ammira,  rappresentan- 
te la  medesima  s.  Casa  sostenuta  da  An- 
geli, e  sopra  di  essa  sedente  Maria  Ver- 
gine col  divin  Figlio  in  seno,  ornata  di 
cornice  di  marmo  con  analoga  epigrafe. 
Però  il  Ricci  vuolechela  bell'opera  decre- 
tata nel  1 627,  la  sera  del  g  dicembre  1 633 
si  dasse  già  perfetta  a  vedere,  essendone 
scultore  Fietro  Paolo  Jacometti;  mentre 
Leopardi  la  dice  scoperta  nel  i638.  Nel 
ricorrere  poi  l'avventuroso  anniversario 
del  gran  prodigio, a' IO  dicembre  di  det- 
to anno,  i  recanatesi  nella  piazzalo  ce- 
lebrarono con  spettacolosa  scenica  rap- 
presentazione. Leopardi  dice,  che  attual- 
mente in  Recanati  non  si  eseguiscono  più 
sentenze  capitali,  in  ossequio  alla  s.  Casa 
di  Maria  Vergine  venuta  nel  territorio  le- 


REC 

canalese.  Calcagni  riporta  le  varie  lapidi 
(Compagnoni  chiama  questo  palazzo  dei 
più  insigni  della  provincia,  e  riporta  la  ce- 
lebre lapide  di  /4pronianoj  quella  di  Fe- 
derico li  la  riprodusse  il  p.  Civalli)  ebu- 
sti che  sono  nel  palazzo  ,  come  pure  le 
iscrizioni  diesi  leggono  ne'diversi  palaz- 
zi della  città.  L'antica  cattedralestava  nel 
quartiere  di  s.  Maria  di  Castelnuovo,  vi- 
cino alla  Porta  d'Osimo  :  un  luogo  poco 
distante  da  quella  porta  si  chiama  ancora 
E.  Flaviano  vecchio,  e  la  porta  islessa  an- 
che in  tempi  meno  remoti  si  chiamava 
Porta  di  s.  Flaviano.  La  porta  che  di  pre- 
sente chiamasi  Porta  del  Duomo  o  Porta 
Romana,  si  appellava  Porla  di  s.  Mar- 
gherita, prendendo  il  nome  da  una  chie- 
sa vicina  esistente  nel  i528.  Quando  si 
fabbricò  li  appresso  la  nuova  cattedrale, 
quella  porla  s'incominciòa  chiamare  an- 
cora Porta  del  Vescovato,  per  essere  l'ol- 
limo  palazzo  vescovile  adiacente  alla  cat- 
tedrale, ma  il  nome  di  Porta  s.  Flavia- 
no restò  sempre  a  quella  di  Castelnuovo. 
L'odierna  e  bella  cattedrale  fu  edificata 
dal  vescovo  cardinal  Cino,  spirando  il  se- 
colo XIV,  ovvero  circa  il  i385,  però  il 
campanile  si  compi  nel  1 491;  mentre  l'e- 
piscopio fu  rifabbricato  nel  i36c),  quan- 
do il  vescovo  Oliviero  venne  a  occupar 
la  sede;  ma  verso  il  i43o  il  nuovo  epi- 
scopio patì  un  incendio,  in  cui  peri  l'ar- 
chivio della  chiesa  recanatese  e  fu  deplo- 
rabile perdita  j  bisogna  credere  che  sog- 
giacesse ad  altro  infortunio,ovvero  la  sua 
solidità  venisse  meno,  poiché  neh  5i6  il 
comune  donò  1000  ducati  d'oro  per  la 
fabbrica  dell'episcopio,  come  contribuì 
per  fare  la  scala  della  chiesa  e  la  piazza 
neh  591, e  pel  nuovo  baltislerio  neh  62  r. 
Dice  Ricci,  che  il  vescovo  cardinal  Ga- 
lamini  Io  fece  erigere  dal  suddetto  Jaco- 
metti in  bronzo,  e  che  sebbene  sia  più  pic- 
colo, ed  abbia  minori  travagli,  non  è  in- 
feriore nel  suo  insieme  né  a  quello  A'  Osi- 
ino  (^.),  né  all'altro  che  eseguì  per  Pen- 
ne d'ordine  del  concittadino  Massucci  ve- 
scovo. Questo  tempio  è  sotto  l' invoca- 


REC 
7.ione  dì  s. Fliiviano  patriarca  di  Costan- 
tinopoli e  martire,  protettore  del  clero 
di  liecannli.  E'  grande  e  magnifico,  ma 
non  ha  facciata  esterna,  impedita  dalla 
comoda  fabbrica  dell'episcopio.  Si  divi- 
de in  3  navi,  di  stile  gotico  ;  la  tribuna 
è  dipinta  colle  storie  di  s.  Flaviano.  Ol- 
tre il  maggiore,  vi  sono  8  altari  con  buo- 
ni quadri.  Il  ricchissimo  sofìlilto  inta- 
glialo e  messo  a  oro  e  con  belle  figure,  si 
deve  al  cardinal  Galamini  ;  nondimeno 
Ricci  lo  dice  pesantissimo,  carico  di  car- 
tocciaini,  e  che  tutto  l'insieme  del  tem- 
pio sarebbe  più  maestoso  e  più  svelto,  se 
(osse  sialo  lascialo  nella  sua  originaria 
semplicità.  Tra  le  molte  e  insigni  reli- 
quie che  quivi  si  venerano,  in  uno  ad  un 
pezzo  del  braccio  di  s.  Flaviano,  ed  i  mol- 
ti corpi  de'sanli(i2  dice  Pio  VII  nel  bre- 
ve Ad  yipostolicae),  vi  sono  due  pezzi 
della  vera  Ci  oce  donali  da  Gregorio  XII, 
i  maggiori  che  siano  al  mondo  fuori  di 
Roma,  secondo  Leopardi;  vi  si  conserva 
pure  altra  porzione  del  ss.  Legno  donala 
da  s.  Pietro  martire  di  Verona,  uno  dei 
comprotettori  della  città,  ov'egli  predicò 
e  operò  miracoli,  reliquia  che  da  lui  get- 
tata nel  fuoco  per  confondere  gli  eretici, 
rimase  illesa;  altro  pezzo  avendone  do- 
nato alla  chiesa  di  s.  Domenico,  che  si 
custodisce  con  molta  gelosia.  Calcagni  nel 
novero  delle  reliquie,  vi  comprende  una 
s.  Spina  ,  che  nel  memorato  breve  si  di- 
ce donata  da  Gregorio  XI  l:  egli  parla  dei 
sepolcri  gentilizi  esistenti  nella  cattedrale; 
fra'quali  io  rimarco  quelli  di  un  ex  Pa- 
pa e  d'un  ex  cardinale, che  rinunziarono 
la  dignità,  cioè  Gregorio  XII  (/^.)  per 
magnanimità  onde  restituire  la  pace  alla 
Chiesa,ey^/j^iCi per  debolezza,  di  cui  me- 
glio nel  voi.  LIV,  p.  i47-  Nel  1827  la 
porta  principale  che  stava  in  un  lato,  fu 
aperta  al  fondo  della  chiesa.  Pio  VII  col 
breve  In  siimnio  aposlolalns^òc'  l'j  ago- 
sto 1804,  Bull.  coni.  t.  \i,  p.  22  1, con- 
cesse a  questa  cattedrale  il  titolo  e  Tono- 
redi  basilica, quindi  col  hvevcNiipcr  No' 
bis  cxponi,  de'  1 8  marzo  1 80 5,  loco  cita- 


REC  a67 

lo  p.  273,  alla  medesima  basilica  accor- 
dò le  insegne  del  Padiglione  e  del  Cam- 
panello (/^.)  da  usarsi  nelle  processioni, 
inclusivamente  a  quelle  della  visita  del 
santuario  di  Loreto.  Il  capitolo  si  com- 
pone delle  dignità  del  preposto,  arcidia- 
cono, arciprete  e  decano;  di  1 6  canonici, 
comprese  le  prebende  del  teologo  e  peni- 
tenziere, di  1 4  beneficiati  altaristi  o  man- 
sionari, e  di  altri  preti  e  chierici  addetti 
al  divino  servigio:  la  cura  d'anime  è  af- 
fidata al  beneficialo  curato,  secondo  l'ul- 
tima proposizione  concistoriale.  Con  l'e- 
rezione della  sede  vescovile  ebbe  princi- 
pio il  capitolo,  ed  il  suo  capo  o  dignità  si 
chiamò  priore,  poi  divenuto  arcidiacono, 
indi  si  eresse  lai.^  dignità  del  preposto  e 
le  altre.  Di  questo  illustre  capitolo  trat- 
tano Calcagni,  e  Leopardi  il  quale  rife- 
risce, che  i  canonici  usano  la  cappa  ma- 
gna con  armellino  e  portano  al  petto  una 
croce  poco  dissimile  dalla  vescovile;  gli 
altaristi  usatio  la  cappa  col  pelo  cenerino, 
e  portano  al  petto  una  croce  poco  dissi- 
mile da  quella  de'canonici.  Leggo  in  Cal- 
cagni, che  prima  l'abito  corale  de'cano- 
nici era  la  colla  e  1'  almuzia  nel  braccio 
sinistro.  Però  Pio  VII  considerando  i  sin- 
golari pregi   del  capitolo  e  della  catte- 
drale, che  già  godeva  1'  uso  della  cappa 
magna  nell'inverno,  e  negli  altri  tempi  la 
naozzelta  paonazza  ,  col  breve  Ad  Apo- 
tolicae,  de'  1 5  luglio  1801,  Bull.  cont.  t. 
1 1,  p.  172  ,  concesse  alle  dignità  ed  ai 
canonici  l'uso  del  canone  e  della  palma- 
toria  o  bugia,  anche  nelle  messe  solenni, 
ed  eziandio  fuori  di  Recanati  e  in  Roma 
stessa  e  alla  presenza  del  Papa;  più,  in 
memoria  della  vera  Croce  donata  da  s. 
Pietro  martire,  l'uso  della  croce  d'oro  pet- 
torale con  l'immagine  della  B.  Vergine 
sedente  sopra  l'alma  Casa  di  Nazaret, con 
l'epigrafe;  Nonfecit  taliter  onini  nalio- 
nije  nell'altra  parte  con  l'efilgie  di  s.  Fla- 
viano e  l'iscrizione:  Protectornoster aspi- 
ce  et  respice  :  la  quale  croce  fosse  pen- 
dente da  cordone  nero,  intarsiato  d'oro, 
da  portarsi  sulle  vesti  corali.  Inoltre  alle 


268  REC 

4  dignità  accordò  l'uso  della  sottana  pao- 
nazza, di  seta  o  di  panno  secondo  le  sta- 
gioni, con  asole,  bottoni  e  moslre  di  se- 
la  color  ci'enoisiiio,  da  potersi  usare  sem- 
pre. Lo  stesso  Pio  VII,  col  breve  £^irpo- 
iii  NobiSy  de'aS  marzo  i  8o5,  Bull.  coni. 
1. 12,  p.  275,  concesse  agli  altaristi,  che 
Leopardi  dice  formanti  collegio,  l'uso  del- 
la croce  alquanto  diversa  da  quella  de'ca- 
iionici,  perchè  corta  e  quadrata  e  di  forma 
greca,  bensì  colle  stesse  immagini,  pen- 
dente da  serico  fiiniculo  nigraflnvo  curii 
JJocculo  :  col  breve  poi  Expoiii  Nobis,  dei 
18  marzo  1806,  Bull.  cent.  1. 13,  p.  r,  e- 
stese  la  concessione,  da  potersi  godere  dai 
beneficiati  altaristi,  tanto  dii."  che  di  a.* 
erezione. 

Nella  città  vi  sono  altre  4  chiese  par- 
rocchiali, secondo  la  nominata  proposi- 
zione, munite  del  s.  fonte,  una  dellequa- 
li  è  collegiata,  s.  Maria  di  Castelnuovo  : 
comprese  quelle  del  territorio  sono  12,  al 
dire  di  Leopardi.  La  chiesa  concattedra- 
le di  s.  Vito  martire,  altro  principale  pro- 
lettore (la  cui  festa  con  quella  di  s.  Fla- 
■viano  sono  di  precetto;  è  prolettore  an- 
che di  Polignann,  Fedi),  è  una  delle  prin- 
cipali e  più  antiche  della  città,  ed  era  la 
pieve  del  Castello  di  s.  Vito,  uno  di  quel- 
li che  si  riunirono  nella  formazione  di 
llecanali  :  aveva  il  suo  capitolo  e  il  suo 
preposto,  diverso  da  quello  di  s.  Flavia- 
iio,  insieme  al  titolo  e  gli  onori  di  catte- 
drale. Il  suo  vescovo  interveniva  e  dava 
j  suoi  voti  in  ambedue  i  capitoli  :  ve  ne 
sono  tnemorie  fino  al  t465  e  di  Nicolò 
vescovo.  Nondimeno  nelle  bolle  di  Gre- 
gorio IX,  Rectae  considerationis,  e  Cuni 
o//>«,  presso  Ughelli,  Italia  sacra  1. 1,  p. 
«217,  in  Eecaiialenses  episcopi,  per  l'e- 
iezione del  vescovato  di  Recaiiati,  non  si 
(a  menzione  di  quello  di  s.  Vito.  Proba- 
bilmente si  volle  avere  un  rispetto  alle 
antiche  pievi  o  chiese  matrici  de'Castelli 
riuniti,  e  si  combinarono  le  convenienze 
<li  ciascuna,  Lachiesa  di  s.Flaviano  ch'era 
l'orse  la  pieve  di  Monte  Volpino  fu  eret- 
ta in  caltedralcjla  quale  contrada  fusem- 


REC 
pre  come  adesso  nel  quartiere  di  s.  Fla- 
viano.  Quella  di  s.   Vito  avrà  avuto  il 
titolo  e  gli  onori  di   cattedrale ,  e  alle 
altre  si  provvede,  facendo  che  il  prepo- 
sto dis.  Maria  di  Castelnuovo  avesse  luo- 
go nel  capitolo  di  s.  Flaviano,  ed  il  ret- 
tore di  s.  Maria  di  Monte  Morello  avesse 
luogo  nel  capitolo  di  s.  Vito.  La  chiesa 
di  s.  Vito  l'ebbero  un  tempo  i  carmelita- 
ni; poi  nel  1578  col  collegio  fu  data  ai 
gesuiti,  partiti  i  quali,  il  Papa  la  resti- 
tuì al  comune.  Fu  la  chiesa  fabbricata 
con  gusto  gotico,  ridotta  al  moderno  da 
Pietro  Paolo  Jacomettij  o  Tarquinio  co- 
me vuole  Ricci  cheloda  la  nuova  forma, 
rimanendo  con  3  navi.  Ha  l'altare  mag- 
giore nella  tribuna,  e  due  altri  altari  nei 
laterali  cappelloni.  Vi  si  venerano  mol- 
te reliquie,  e  vi  è  sepolto  il  celebre  p.  Ni- 
colò Alfonso  Bobadiglia  gesuita  con  lun- 
go epitafiio,  già  degno  compagno  di  s.  I- 
gnazio.  Tale  è  1'  affetto  rispettoso  che  i 
recanatesiconservano  pei  benemeriti  ge- 
suiti, che  sempre  sospirandone  il  ritorno 
sogliono  dire,  qui  il  Bobadiglia  li  aspet- 
ta. Ed  in  falli  conservarono  i  loro  istitu- 
ti stabiliti  pei  contadini,  pegli  artisti,  pei 
nobili.  Quanto  alla  mentovata  chiesa  di 
Monte  Morello  restano  poche  memorie, 
certo  è  che  la  pieve  del  Castello  omoni- 
mo con  questo  fu  una  di  quelle  che  si 
riunirono  nella  formazione  di  Recanati: 
quando  la  chiesa  di  s.  Vito  fu  data  ai  ge- 
suiti, il  capitolo  si  trasferì  nella  chiesa  di 
s.  Maria  di  Monte  Morello  ,  la  quale  es- 
sendo piccola  venne  demolita  e  rifabbri- 
cata dai  fondamenti, ed  èsagraalla  Pre- 
sentazione della  B,  Vergine,  La  collegia- 
ta fu  soppressa  nel  17 12.  Dopo  diverse 
vicende,  chiusa  e  riaperta  questa  chiesa 
di  s.  Mariaj  nel  1823  venne  ripristinala 
colla  parrocchia,  grandemente  abbellita 
e  restaurata.  Altra   principale  chiesa  è 
quella  dell'abbazia  di  s.  Maria  in  Poten- 
za, non  molto  lungi  dalla  foce  del  fiume 
Potenza  ,  la  quale  col  monastero  appar- 
tenne ai  religiosi  crociferi,  che  espilava- 
no i  pellegrini  e  segnatamente  gl'infer- 


REC 
mi:  già  esistevano  neh  182  e  ne  fece  elo- 
gio Onorio  IH,  onde  meritò  di  avere  al- 
tre chiese  e  ospedali  altrove.  Divenne  il 
monastero  commenda  e  priorato,  e  lo  era 
nel  i3g3  ;  dopo  il  i458  non  si  ricorda- 
no più  i  crociferi.  1  cisterciensi  presero 
in  enfiteusi  i  beni,  ma  nel  1 8 1  o  furono  ri- 
mossi e  applicate  le  possessioni  all'appan- 
naggio del  principe  Eugenio,   che  Gre- 
gorio XVI   redense,  al  modo  detto  nel 
\ol.  XXXII,  p.  326.  Delle  chiese  urba- 
ne e  suburbane ,  come  delle  chiese  ter- 
ritoriali e  di  quelle  distrutte,  importanti 
notizie  si  leggono  in  Calcagni  e  Leopar- 
di :  darò  alcun  cenno  di   qualcuna  delle 
j^rime.  La  chiesa  di  s.  Agostino, con  con- 
vento degli  agostiniani  e  fiorente  studio, 
è  dedicata  a  s.  Lorenzo  :  questi  religiosi 
erano  in  Recanati  nel  i252,  ma  il  con- 
vento attuale  fu  edificato  nel  1298;  vi  si 
tennero  2  capitoli  generali  e  6  provin- 
ciali, venendo  dichiarato  convento  gene- 
ralizio;  vi  si  venera  il  corpo  del  b.  Giro- 
lamo Gherarducci  recanatese  agostinia- 
no, che  fu  apostolo  di  pace  a' suoi  tempi 
di  civili  guerre.  La  chiesa  dis.  Benedetto 
con  monastero  di  monache  Clarisse;  un 
tempo  vi  furono  le  benedettine.  La  chiesa 
di  s.  Chiara,  già  delle  monache  cappuc- 
cine, poi  degli  esposti,  ora  conservatorio 
delle  proiette.  La  chiesa  e  convento  di  s. 
Domenico,  coi  frati  predicatori  introdot- 
ti neli  2  72,con  parrocchia, ma  senza  bat- 
tisterio,  che  riconosce  quello  del  duomo 
o  cattedrale.  La  chiesa  di  s.  Filippo  con 
casa  pei  filippini,  la  cui  congregazione  qui 
si  fondò  nel  i656  dal  p.  Carlo  Antici,  e 
la  chiesa  venne  eretta  nel  i665  con  di- 
segno del  Broglio  ;  Ricci  bramava  com- 
pila la  maggiore  cappella  :  ne  fu  beneme- 
rito il  recanatese  p.  Roberto  Carradori, 
perchè  neli8io  fu  compresa  tra  le  sop- 
presse dal  governo  francese,  ma  egli  la 
mantenne  a  sue  spese,  fece  poi  ripristi- 
nare  la  congregazione  e  provvedere  di 
beni,  indi  ampliò  la  fabbrica  e  venne  con- 
siderato nuovo  fondatore.  La  chiesa  e 
convento  di  s.  Francesco  è  de'minori  con- 


REC  269 

venluali,  unode'piìi  anticliì  dell'ordine, 
perchè  in  esso  prima  del  1 2  1 6  vi  fu  rice- 
vuto il  b.  Gio.  della  Penna, ed  Innocen- 
zo IV  nel  I  245  concesse  indulgenze  a  chi 
contribuisse  all'ampliazione  della  fabbri- 
ca. Il  p.  Civalli,  presso  Colucci,  Amichi- 
tà  picene  t.  25,  p.  97,  celebra  Recana- 
ti ed  i  suoi  principali  pregi,  descrivendo 
questo  convento  situalo  vicino  allemura 
della  città.  Dice  tenersi  per  indubitato 
che  la  chiesa  fosse  eretta  in  tempo  di  s. 
Francesco  e  da  lui  visitata  ;  che  vi  sono 
molte  cappelle  stuccate  e  dipinte,  essen- 
do il  più  bel  quadro  dell'altare  maggio- 
re del  Palma  (più  non  esiste,  bensì  la 
Cena  del  Signore  in  refettorio  di  mano 
celebie  e  vaiolato  scudi  2000,  al  riferire 
di  Colucci);  che  ivi  si  venera  una  s.  Spi- 
na tinta  del  prezioso  Sangue,  ed  il  corpo 
del  b.  Benvenuto  recanatese;  ed  enumera 
i  molti  capitoli  generali  in  esso  celebrali. 
Rileva  Ricci,  che  nel  i  384  vistose  somme 
s'impiegarono  per  la  riedificazione  di  que- 
sta chiesa,  la  qualecambiò forma  nel  se- 
colo passato.  Vi  è  lo  studio,  con  famiglia 
di  religiosi  edificanti.  La  chiesa  di  s.  Gio- 
vanni fuori  le  mura  detta  in  Pertica  o  dal 
Borgo,  o  del  b.  Placido  recanatese,  dal  cor- 
po che  in  essa  giace,  esisteva  nel  i  i84e 
passò  ai  frali  Apostoli  de' ss.  Barnaba  e 
A  mbrogio  ad Nemus, ^nchè  di  venne  com- 
menda, ed  i  religiosi  soppressi  da  Inno- 
cenzo X  :  ora  è  un'abbadiadi  padronale 
de'nobili  Ferri  dimoranti  in  Monte  Cas- 
siano.  La  chiesa  di  s.  Lucia  ha  annesso  l'o- 
spedale, già  appartenente  all'antichissi- 
ma confraternita  di  s.  Lucia  ,  soppressa 
nel  1694.  In  altra  chiesa  di  s.  Lucia  già 
dell'esposte,  il  vescovo  fa  daregli  esercizi 
a  quelli  che  devono  far  la  i.^  comunione. 
La  chiesa  di  s.  Maria  dell'  Assunta,  con 
monastero  delle  nobili  oblate ,  di  cui  fu 
lodato  architetto  Tarquinio  Jacomelti , 
che  Macerala  pretenderebbe  suo,  come 
osserva  Ricci  :  fu  fondata  per  disposizio- 
ne di  Barbara  Massilla  con  lestamenlodel 
I  595  ,  cooperandovi  il  vescovo  cardinal 
Roma.  Anche  di  queste  monache  dà  bel- 


270  R  E  e 

le  notizie  Calcagni.  11  p.  Bonanni,  Cata- 
logo degli  ordini  religiosi  par.  3  ,  p.  2  i, 
riporta  le  figure  di  queste  oblale  e  come 
vestite  con  tonaca  turchina  cinta  consta* 
me  bianco,  con  iscapoiaiedi  scolto  bian* 
co,  del  qual  colore  è  il  velo  e  il  soggolo; 
nelle  funzioni  del  coro  assumono  un  man- 
to turchino.  La  chiesa  di  s.  Maria  della 
Concezione  ,  con  conservatorio  delle  or- 
fane, di  recente  istituzione,  aOidate  alle 
figlie  del  Sagro  cuore.  La  chiesa  di  s.  Ma- 
ria di  Loreto  con  convento  de'cappucci- 
nijiqunlienlraronoin  Recanati  neliSSy; 
demolito  il  convento  detto  de'cappuccini 
vecchi,  nel  1 6 1 6  incominciarono  l'odier- 
no. La  chiesa  di  s.  Maria  della  Pietà,  con 
ritiro  de'  passionisti,  fabbricato  a'  nostri 
giorni:  questa  bella  chiesa  e  bel  ritiro, 
con  ampi  orti  cinti  di  mura,  si  devono  a 
Giorgi  mercante  romano,  per  cura  del 
ven.  Strambi  vescovo  di  Macerata  eTo- 
lentino; i  religiosi  vi  hanno  lo  studio. La 
chiesa  di  s.  Maria  di  Varano,  con  conven- 
to de'minori  osservanti  :  l'antica  esisteva 
nel  1  340; il  comune  la  cede  ai  religiosi,  ed 
ii  vescovo  d'Asti  loro  edificò  a  sue  spese 
il  convento  nel  i4''0,  come  nota  Ricci; 
pareche  anco  la  chiesa  allora  o  dopo  fosse 
dai  religiosi  rifabbricata  :  ivi  si  tennero 
1 2  capitoli  generali  e  una  congregazione 
generale.  Un  altro  gran  numero  di  chie- 
se appartengono  alle  confraternite,  delle 
quali  pregiate  notizie  si  rilevano  da  Cal- 
cagni e  da  Leopardi;  questo  ultimo  enu- 
niera  e  descrive  2  i  confraternite  e  con- 
gregazioni, che  vestono  il  sacco,  compre- 
sa t'urciconfraternita  di  s.  Maria  degli  Or- 
li; e  7  che  non  lo  vestono  o  statutarie  o 
università  artistiche  ;  più  2  i  confrater- 
nite soppresse:  come  pure  ci  diede  le  no- 
tizie degli  altri  religiosi  e  monache,  che 
prima  esistevano  in  Recanati  e  sua  dioce- 
si. Tanti  sagri  edifizi,  in  cui  le  arti  fiori- 
rono, e  pei  capolavori  falli  in  Recanati 
dai  sommi  artisti  Lombardi  e  Jacometli 
per  allri  luoghi,  ben  a  ragione  fecero  in 
quel  tempo  qualificare  Recauati  un  em- 
porio d'opere  d'arte  dal  celebre  Cicogna- 


REG 

ra,  Storia  della  scultura  ,  t.  5,  p.  348. 
Inoltre  in  Recanati  vi  è  il  monte  di  pie- 
tà ,  ed  il  seminario  presso  la  cattedrale 
con  collegio,  dotato  di  ricche  rendite,  ed 
in  cui  si  educanopiù  di  5o  giovani, mol- 
ti de'quali  mantenuti  gratuilamente.  Per 
un  concordato  fallo  nel  1826  il  comune 
somministra  annui  scudi  3oo,  ed  il  se- 
minario mantiene  aperte  nel  collegio  a 
tutti  i  giovani  della  città  ed  esteri,  le  scuo- 
le d'eloquenza,  filosofia  ,  teologia  dom- 
matica  e  morale,  e  diritto  canonico  e  ci- 
vile. Pegli  studi  inferiori  il  seminario  e 
ilcomunehannoscuolcseparale.  La  chie- 
sa o  cappella  di  s.  Maria  della  Concezio- 
ne, la  fabbricò  nel  1826  a  sue  spese  l'ot- 
timo vescovo  Bellini,  pel  seminario. 

Calcagni  parla  di  due  accademie  che  a 
suo  tempo  fiorivano  in  Recanali,  quella 
de'Z?Ì5Hg»«//,  avente  per  impresa  la  zam- 
pogna d'oro  del  dio  Pane,  in  campo  tur- 
chino, e  il  molto  Disparibusj  quella  più 
moderna  degli /^mwioi/",  che  prese  per  in- 
segna una  nave  in  mare  con  vele  gonfie 
partendo  dal  lido,  col  motto  Jui'at  ire.  Il 
conte  Maslai,  Notizie  dell'accademie,  p. 
5'j,  dice  la  i.'  istituita  dopo  il  i54o,  la 
2.*  neh  661.  Ad  ambedue  furono  stabi- 
liti il  principe,  e  duecensori,  il  2.°  de'qua- 
li anche  segretario.  Quella  de'Disuguali 
si  adunava  nel  palazzo  priorale  ;  quella 
degli  Animosi  in  casa  Gonfalonieri  vicino 
al  duomo;  aveano  luogo  più  volle  l'an- 
no, e  talvolta  con  musica.  Di  queste  due 
accademie  recanatesi,  tratta  ancora  Ga- 
rudi,  L' Italia  accademica j  dell'Accade- 
mia di  Recanali.  Questa  città  può  van- 
tare un  grandissimo  numero  di  uomini 
illustri,  di  cui  die  distinte  notizie  il  pa- 
trio islorico  Calcagni.  A  far  menzione  dei 
principali,  dirò  che  in  santità  di  vita  fiori- 
rono i  bb.  Benvenuto  francescano,  Com- 
pagno, Gio.  della  Penna,  Filippo  Com- 
pagno silveslrino,  Girolamo  Geranduzio 
agostiniano,  e  b.  Placido  de'religiosi  ad 
Nenius.  In  pietà  si  distinsero:  Giacomo 
Venieri ,  Lodovico  Vinciguerra  ,  Paolo 
Leopardi,  M.  Ballista  INlassari  cappucci- 


REC 

no,  Camillo  Massucci ,  Tommaso  Mel- 
thiorri, Gaspare  Gioacchini  parroco  dis. 
Apollioare  di  Roma,  Anna  IMagnapoco, 
e  le  sorelleMargherila  eFrancesca.  Nel- 
le dignità  ecclesiastiche,  i  cardinali  Ja- 
copo Antonio  Venerio,  Girolamo  Ariticì 
Capodiferro  nalo  in  Roma,  Tommaso 
/Vìllici,  i  quali  come  i  vescovi  e  i  presidi 
cardinali  hanno  biografìe  in  questa  mia 
opera.  Nella  dignità  vescorile  i  seguenti, 
riportati  da  Leopardi  piti  completamen- 
te, come  più  recente.  Federico  di  Nicolò 
di  Giovanni  forse  de'Sanguigni,  vescovo 
di  Recanati,  poi  di  I\Iacerata,di  Siniga- 
glia  e  di  Rimini.  Pietro  Andrea  d'Oppi- 
do.  Antonio  Colombella  di  Sinignglia  in- 
signe predicatore.  Giacomo  e  Giovanni 
Venieri  arcivescovi  di  Ragusi,come  lo  fu- 
rono Gio.  Andrea  Lunari  Venieri  e  Go- 
vernalore  di  Roma  [F'.) ,  e  Francesco 
Buongiovanni.  Pier  Matteo  di  Paganata 
di  s.  Agata  de'Goli.  Pietro  Antici  dì  Gio- 
venazzo.  BerardoCuongiovanni  di  Veno- 
sa, i17e^/co  (T'.)  d'Alessandro  VI.  Anto- 
nio Giacomo  Buongiovanni  di  Camerino, 
poi  maestro  di  camera  di  Clemente  \  111 
e  Paolo  111.  Gio.  Battista  Buongiovanni 
di  Vence.  Berardo  Buongiovanni  di  Ca- 
merino. Filippo  Riccabella  di  Recanati, 
così  Girolamo  Melchiorri.  Muzio  Buon* 
giovanni  arcivescovo  di  Sorrento.  Baglio- 
iie  Carradori  di  Veroli,  poi  di  Marsico. 
Francesco  Massucci  di  Penne  e  Atri.  Lo- 
dovico Centofiorini  di  Nicotera.  Gio.  Bat- 
tista Antici  d'Amelia.  FilippoConduIma- 
ri  arcivescovo  di  Nazaret.  Anton  France- 
sco Roberti  arcivescovo  d'  Urbino.  Pier 
Nicola  Leopardi  vescovo  d'Acona  in  par- 
tìbus.  Roberto  Carradori  filippino  sullo- 
dato,  rinunziò  la  sede  di  Montalto.  Fran- 
cesco Leonini  vescovo  d'Urbania  e  s.  An- 
gelo in  Vado.  Domenico  Condulmnri  di 
Belluno.  Nelle  altre  prelature  fiorirono: 
AlfonsoRecanati  o  Antici,  padre  del  car- 
dinal Capodiferro  che  volle  ritenere  il 
cognome  materno,  avvocato  concistoria- 
le e  abbreviatore.  Bartolomeo  Alberici 
abbreviatore,  reggente  della  cancelleria 


REC  271 

e  uditore  della  camera.  Francesco  Bra- 
mante iuternunzio  in  Francia.  Pier  Gi- 
rolamo Leopardi  preposto  della  catte- 
drale, e  rettore  del  contado  Venaissino. 
Lodovico  Angelita  Maestro  di  camera 
(V.)  di  Clemente  Vili.  Benedetto  Mel- 
chiorri marchese  di  Turrita,  chierico  di 
camera  che  rinunziò.  Francesco  x\ Iberici 
uditore  della  camera.  Marcello  Melchior- 
ri  uditore  della  camera.  Costanzo  Cento- 
fiorini  oriundo  diCivitanova  Maestro  di 
camera  (V.)  d'Innocenzo  X.  Furono  re- 
ligiosi illustri:  Fr.  Giacomo.  Antonio  ca- 
maldolese. Filippo  ,  Cornelio  Lunari  e 
Giuseppe M.^Leprelli  cappuccini.  Miche- 
le Lauretauo  e  Vespasiano  Bonamici  ge- 
suiti. Antonio  Colombella,  Gio.  Paolo,e 
Francesco  agostiniani.  Gio.  Costantini  ri- 
formato. Lodovico  Antonio  Antici  teati- 
no. Gabriele  Beltiui  barnabita.  Antonio 
Conti  generale  de'  crociferi.  Pier  Nicolò 
Leopai  di  fondatore  del  collegio  de'gesui- 
ti,  come  notai  a  s.  Girolamo  della  Cari- 
tà.  Bernardo  Carradori  maggiore  degli 
eremiti  camaldolesi.  Nelle  magistrature: 
PielroMarena  senatorediRoma  nel  i  SyS. 
IVIarcello  Lunari.  Cesare  Massucci.  Mat- 
teo Buongiovanni.  Corrado  Foggerò. Bal- 
daccio  Antici.  Giovanni  Monaldi.  Mari- 
no. Francesco  Vulpiani. Battista  Lunari. 
Antonio  Mancioneo  A  Iberici.  Condulnia- 
rio.  Antonio  Calcagni.  Fabio  Centofiori- 
ni. Alfonso  Gonfalonieri.  Stefano  Antici. 
Martio  Politi.  Nelle  armi  primeggiarono: 
Urbano  Giorgi. Gio.  Domenico  Rosa.  An- 
tonio Politi.  Giacomo  di  Mello.  Lupidia- 
no  e  Francesco  Antici.  Gigliotto  Pelruc- 
ci.  Il  Guercio  da  Recanali.  Il  Frate  da 
Recauati.  Leone  Urbani.  Pier  Antonio 
Lunari.MalteoCalcione.  Bernardino  l'Al- 
banese. Tommaso  Sofìa.  Girolamo  Co- 
stantini. Lodovico  Gonfalonieri.  Camillo 
Antici.  Metello  Calcagni.  Curio  Percival- 
li.  Giacomo  Gonfalonieri.  Maurizio  Vul- 
piani. Gio.  Girolamo  Vulpiani.  Nelle  ar- 
ti: Politodi  Polito  peritissimo  nell'archi- 
tettura civile  e  militare.  Antonio  Antici 
per  diletto  esercitò  le  arti  meccaniche. 


272  R  E  G 

come  la  pillura  Gio.  Baltisla  Antici.  I- 
gnazioGioigi maestro  di  musica. Girola- 
mo Lombardo  o  veneto  celebre  scultore 
in  marmo  e  in  bronzo.  Antonio  Calcagni 
insigne  scultore  in  bronzo.  Pietro  Paolo 
eTarquinioJacometli,  valenti  sctdtori  in 
bronzo ,  che  come  il  precedente  lavora- 
rono anche  per  Loreto.  Sebastiano  Seba- 
.stiaiii  altro  scultore  in  bronzo.  Pier  An- 
drea Briolti  pittore.  Giuseppe  Verzellipit- 
toree  architetto.  Nelle scienzee  nella  giu- 
risprudenza: Bartolomeo.  Francesco  Mas- 
succi.  Benedetto  AngeU'Ili  legista.  Andrea 
medico  che  in  favore  d'0*/>«o  {F'.)  istituì 
pensioni  per4osimani  per  lo  studio  di  Pa- 
dova.  Antonio  Bonfini.  Cristoforo  Rappi 
medico.  Antonio  Vinciguerra  poeta.  Ni- 
colò Antici.  Tommaso  Melchiorri  lettera- 
to. Francesco  Melchioi  1  i  poeta.  Girolamo 
Melcbiorri.  Marino  Condulinari.  Antonio 
Condulmari  legista.  Pompeo  Antici  arci- 
diacono della  cattedrale.  Raffaele  Alitici 
giureconsulto  insigne.  Gabriele  Hercival- 
li  poeta.  Bernardino  Percivalli.  Francesco 
e  Antonio  Antici.  Alessandro  ePielro  Au- 
lici. Maiino  Gieneuri  uditore  di  rota  in 
Firenze. Mercurio  Vulpiani.  Matteo  Zam- 
pini. M. Santi  medico.  Riccardo  Politi.  Ni- 
colò Masucci  poeta.  Ignazio  Bracci.  Pietro 
liuongiovanni  erudito  egregio.  Girolamo 
A  ngelita  storico  della  s.  Casa. G.Francesco 
Angelila  erudito  insigne.  Giulio  Palini.  G. 
Francesco  Aulici  poeta.  Giuseppe  Antici 
poeta  che  pei  poveri  eresse  un  monte  fi  u- 
mentario  con  1  00  some  di  grano.  G.  Cal- 
cagni arcidiacono  della  cattedrale.  Bandi  - 
no  Zanobi  giurisperito.  Marchese  Carlo 
Antici  letterato  e  autore  di  opere.  Leggo 
nel  n.^Sy  del  Diario  di  Roma  i  847  la  de- 
plorata morte  del  celebre  conte  Monaldo 
Leopardi, come  benemerito  pei  molli  suoi 
scritti,  ed  alcuni  di  grandissimo  pregio, 
impavido  e  costante  difensore  dell'altare 
e  del  trono  per  la  legittima  sovranità,  a- 
mante  della  patria  cui  fece  decoro.  Lo 
avea  preceduto  immaturo  nella  tomba  il 
fìglioGiacomo,  insigne  grecista,  nome  ben 
caro  alle  lellere,  di  cui  pubblicò  un  eru- 


REC 
dito  articolo  necrologìco  il  prof.  Ignazio 
Montanari  nel  t.  4  àcW AUniiit  di  Roma 
n.°  5o  e  5^.  Onorano  al  presente  Reca- 
nati e  sono  viventi:  mg.*"  Ruggero  Antici 
Mattei  segretario  della  congregazione  con- 
cistoriale e  del  sagro  collegio,  e  canonico 
valicano;  il  bali  fr.  Filippo  Colloredoluo-  j 
gotenente  dell'ordine  gerosolimitano,  e  il  | 
suo  fratello  p.  Nicolò  Colloredo  superiore 
de'filippini  di  Roma;  Gratiliano  Bonacci 
professore  di  estetica  nel  collegio  della  Sa-  jj 
pienza  in  Perugia;  il  marchese  Giuseppe; 
Melcbiorri  archeologo  e  presidente  del 
museo  capitolino,  per  non  dire  di  altri.  Il 
popolo  recanalese,non  che  quello  del  con- 
tado, è  veramente  esemplare  per  la  sua 
morale,  pietà,  divozione  alla  B.  Vergine 
e  rispetto  al  clero.  Inoltre  si  possono  ve- 
deresugl'illustri  recanatesi.  Modesto  Ben- 
venuti,/7/5(ror/crtr('/<7z/o«e  dialcuni  san- 
ti proiettori,  e  de  beati  naiii'i  della  città 
di  Recanali,  Perugia  1 636.  Romana  ad- 
missionis  inter  LX  nobiles  conscriptos 
per  il  marchese  Melchiorri  patrizio  ro- 
mano e  di  Recanati,  Roma  1776.  Mar- 
c'Antonio  Talleoni,  Saggio  di  poesia  li- 
rica con  un  discorso  genealogico  sopra 
la  nobiltà  ddla  famiglia  Antici,  Osimo 
1 779.  Marchesi,  Galleria  dell'onore, àe\- 
la  città  di  Recanati,  e  parla  degli  Antici, 
Centofìorini  e  Condulmari.  Molli  reca 
natesi  furono  insigniti  di  ordini  equestri; 
molti  cavalieri  gerosolimitani  vantano  i 
Melchiorri,  i  Mussucci,  i  Leopardi,  An« 
tici,  Calcagni  ed  allri;  cosi  delle  decorazio- 
ni degli  ordini  di  s.  Stefano,  de'ss.  Mau- 
rizio e  Lazzaro,  di  s.  Gregorio  I,  ec.  Nel 
i835  il  comm.*^  Gio.  Battista  Podaliri 
istituì  una  commenda  di  pndronato,  nel- 
l'ordine Gerosolimitano.  Pio  VI  col  bre- 
ve Paterna  ,  de' g  gennaio  1790,  BulL 
coni.  t.  8,  p.  38 1  ,  concesse  al  magistra- 
to municipale,  nelle  pubbliche  funzioni, 
l'uso  della  mazza  d'argento  e  dell'ombrel- 
lino, e  la  stola  d'oro  o  mostre  di  tal  drap- 
po sul  rubbone.  Pio  VII  col  breve  Pa- 
terna nostra  sollicitudo  ,  degli  8  luglio 
1816,  Bull,  citalo  t.  i3,  p.  38,  accordò 


REC 
ni  magistrato  niedesimo  di  vestire  la  toga 
d'oro,  come  i  magistrati  di  Macerata  e 
Viterbo.  Lo  stemma  di  Recanali  si  forma 
da  un  leone  coronato  d'  argento  e  ram- 
pante, tenendo  colla  branca  destra  la  spa- 
da nuda  in  campo  porporino,  già  impre- 
sa di  Pompeo,  le  cui  parti  avendo  segui- 
to Recina  contro  Cesare,  vogliono  gli  e- 
rudili  che  perciò  l'adottassero  i  recana- 
tesi per  insegna,  aggiungendo  la  spada  per 
simbolo  d'incorrotta  giustizia,  per  aver 
occupala  la  pretura  in  Osimo. 

Del  dislrello  di  Recanati  ne  feci  la  de- 
scrizione nel  voi.  XL,  p.  278eseg.,  cioè  di 
Monte  Fano,  Filollrano,  Montesanto  ove 
parlai  ancora  dell'antica  Potenza  e  Monte 
Lupone,  ne'  quali  articoli  riportai  molte 
notizie  di  Recanati.  11  Porto  di  Recanati  è 
sullo  sbocco  del  fiume  Potenza  nel  mare 
Adriatico;  assicura  a'iegni  Iragiltoe  rico- 
vero ,  ed  è  una  frazione  e  fa  parte  inte- 
grante del  territorio  comunale,  ed  oltre 
la  pescagione  copiosa,  esercita  ancora  qual- 
che Iraflìco  e  vi  dimorano  più  di  3ooo 
abitanti.  E"  stato soventesoggetto  alle  in- 
cursioni de^  barbareschi,  allettali  anche 
ne'passati  tempi  dal  tesoro  della  s.  Casa 
di  Loreto.  Vi  sono  le  chiese ,  di  s.  Gio. 
Battista  parrocchiale,  fabbricata  a'nostri 
giorni,  l'antica  era  dentro  il  castello;  ivi 
è  quella  di  s.  Maria  Addolorata  nel  luo- 
go della  parrocchia  antica; di  s.  Maria  del 
Sullragio.  Y)\c&Ca\\v\ò\:\f  Saggio  dello  sta- 
to pontificio  ,  che  questa  terra  fu  eretta 
nel  1229  per  conce>sione  di  Federico  li 
imperatore,  alla  quale  nel  1240  Gregorio 
IX  concesse  privilegi  :  che  il  territorio  è 
in  piano  ,  con  molli  fabbricati  graziosi 
verso  la  riva  del  mare,  con  ispaziose  stra- 
de simmetriche.  Compagnoni  nella  Reg- 
gia Picena  parla  del  fiume  Potenza,  che 
scorreva  in  mezzo  a  Recina  ,  della  sua 
foce  ov'è  il  Porto  di  Recanati,  il  quale  lo 
dice  fabbricato  con  facoltà  di  Gregorio 
IX  in  riva  all'Adriatico,  alle  foci  dell'A- 
spi o  Musone,  perchè  è  un  piccolo  fiume 
che  in  quello  si  scarica ,  e  del  Potenza  , 
essendo  rettore  della  Marca  (f.)  ilcar- 

voi.  LVI. 


REC  273 

dinal  Fieschi  poi  Innocenzo  IV.  Narra 
Calcagni,  che  neh  474s'in(^oniinciòarie- 
dificare  il  porto  nella  foce  di  Potenza  , 
avendosi  prima  rimosso  il  fiume  dal  suo 
letto  per  quasi  due  miglia  e  deviatolo  si- 
no al  castello,  acciocché  i  navigli  che  por- 
tavano alla  fiera  (quella  rinomata  di  gen- 
naio di  Recanati,  vi  attirava  moltissimi 
commercianti)  le  mercanzie  vi  approdas- 
sero sicuramente.  Nel  1 5o5  per  la  guerra 
tra  Giulio  lì  ed  i  veneti,  il  porto  fu  for- 
tificato e  presidiato,  nel  qual  tempo  divi- 
sandosi di  fare  di  pietra  le  palizzate  fat- 
te alla  foce  del  Potenza,  per  averlo  per- 
messo il  Papa,  si  soleva  cliiamare  il  por- 
to col  suo  nome  ;  questa  idea  si  rinnovò 
sotto  Clemente  VII,  anche  pel  timore  che 
una  flotta  turca  venisse  per  V  Adriatico, 
ma  non  ebbe  ed'etto.  Altra  frazione  di  Re- 
canati è  il  Castello  di  Monte  Fiore,  con 
circa  I  ODO  abitanti.  Lo  fabbricarono  i  re- 
canatesi per  difesa  del  territorio  dalla  par- 
te della  montagna.  Ha  la  chiesa  parroc- 
chiale di  s.  Biagio  ,  la  quale  esisteva  nel 
I  i84)  ed  apparteneva  al  monastero  del- 
la valle  di  Focina  :  la  parrocchia  si  fon- 
dò nel  1462  e  la  dotò  il  comune  di  Re- 
canati che  ne  conserva  il  padronato.  Nel 
1 49 1  vi  stavano  certi  frali;  questa  chiesa 
si  trova  ancora  intitolata  de'ss.  Biagio  e 
Luca.  Calcagni  parla  delle  monete  anti- 
che trovate  ne'campi  vicino  al  castello  di 
Monte  Fiore  ,  ciascuna  delle  quali  poco 
meno  del  peso  d'una  libbra, col  Gianobi- 
froute  da  un  lato,  e  colla  prora  e  poppa 
di  nave  dall'  altro,  chiamato  aes  grave. 
Si  trovarono  pure  monete  minorij  credu- 
te de'  tempi  dei  re,  di  Roma.  Il  castello 
fu  edificalo  dai  recanatesi  per  la  sicurez- 
ta  de' confini.  Il  territorio  di  Recauati  è 
in  colle  e  in  piano,  ed  in  aria  buona;  è 
fertilissimo,  abbondante  di  grani,  viti  e 
olivi  che  danno  olio  eccellente,  non  che  di 
squisiti  fruiti,  particolarmente  i  fichi,  ce- 
lebrati in  un  breve  da  Innocenzo  Ville 
riportalo  da  Calcagni.  L'Angelita  nell'o- 
puscolo: /  Ponii  d'oro,  eruditamente  e- 
salla  i  fichi  ed  i  meloni  recanatesi.  L'  c- 
18 


jt74  REC 

sterno  della  città  è  veiainenle  incantevo- 
le pei  complesso  delle  naturali  e  delizio- 
se vedute,  segnatamentedachi  vuol  con- 
templarne le  bellezze  dal  monte  Tabor.  Il 
vescovatodi  Recanati  mai  ebbe  altra  dio- 
cesi fuorché  il  suo  territorio,  nel  quale 
però  anticamente  erano  molti  villaggi  e 
castelli.  Tra  questi  era  la  Villa  di  s.  Ma- 
ria, detta  poi  Castello  di  Loreto,  oggi  cit- 
tà dì  Loreto [P^.),  ilcui  territorio,  circon- 
dato dal  recanatese  in  ogni  lato,  era  una 
parte  del  medesimo  e  si  chiama  tuttora 
Territorio  smembrato,  poiché  venne  tol- 
to dal  recanatese  :  questo  territorio  Lau- 
retano  costituiva  circa  l'S."  parte  del  ter- 
ritorio recanatese.  Nulladimeno  il  terri- 
torio presente  di  Recanati  è  fra'più  va- 
sti della  provincia,  essendo  la  sua  super- 
fìcie di  quasi  56  miglia  quadrale.  Leopar- 
di enumera  le  ville  e  i  castelli  che  prima 
conteneva  in  n. "28.  Si  ha  di  Jacopo  Lau- 
ro, Fja  descrizione  di  Recanati,  Roma 
1642.  Ma  del  Lauro  è  la  sola  figura,  di 
Pietro  Buongiovanni  la  descrizione. 

Recanati  comeMnicera<d!(/''.)ripete  l'o- 
riginedaRecina,percui  ne  trattai  a  quel- 
l'articolo, colTautorità  degli  storici  dell'il- 
lustre Piceno,  nel  quale  decorosamente 
fiori.  Compagnoni  afferma,  che  Recanati 
vanta  come  Macerata  di  essere  colonia 
degli  antichi  recinesi,  eche  poi  fu  conter- 
mine della  Pentapoli  (A^.). Calcagni  è  di 
parere  che  Recina  sorgesse  circa  i  o  miglia 
lontana  dalla  città  moderna  di  Recanati, e 
descrive  l'origine  e  i  pregi  di  Recina,  in 
uno  alle  sue  memorie  di  municipio,  per 
esseisi  governata  a  uso  di  repubblica,  con 
proprie  e  libere  leggi.  Riporta  le  iscrizio- 
ni rinvenute  e  ad  essa  appartenenti,  co- 
me le  testi  monianzedegl'istorici.  Distrut- 
ta Recina  nel  4o6  circa  dai  goti,  parte 
degli  abitanti  dierono  origine  a  Recanati 
o  Ricanati,  il  qual  nome, al  dire  di  Cal- 
cagni, significando  piccola  Ricina  o  Re- 
cina n'è  prova,  non  tacendo  l'altra  opi- 
nione che  Recanati  fosse  fabbricata  col- 
le rovine  di  Traiana  o  di  Potenza,  no- 
bili, grandi  e  potenti  viciue  ciUà:  luoUre 


REC 

crede  che  all'anno  4'0  circa  possa  sta- 
bilirsi l'origine  di  Recanali.  Aggiunge  che 
i  recinesi  si  stabilirono  nel  Colle  allettati 
dall'amenità  del  sito,  dall'ampiezza  della 
sottoposta  pianura,  dalla  comodità  di  due 
fiumi,  dalla  vicinanza  del  mare,  dalla  fa- 
cilità che  presentava  il  suolo  a  fabbricare, 
sia  per  la  terra  alta  a  fare  mattoni,  sia 
pel  legname  abbondante  rielle  vicine  sel- 
ve. Tanto  più  che  Calcagni  segue  il  pa- 
rere d'Angelita,  che  quivi  fosse  un  ca- 
stello chiamato  Helia  Servilia,  mentre  al- 
tri anche  in  questo  luogo  posero  la  tan- 
to contrastata  Cupra  Montana,  della  qua- 
le parlai  a  Massaccio  ,  nell'  articolo  Je- 
si, ed  a  RiPATRANSONE ,  dicendo  pure  di 
Cupra  Marittima.  Leopardi  saviamen- 
te dichiara,  mancarsi  di  positivi  docu- 
menti per  stabilire  cheRecanati  sia  il  Ca- 
stello de'  Ricinati  costruito  dai  ricine- 
si, bensì  conviene  che  distrutta  Ricina,  i 
superstiti  abitanti  si  saranno  ricoverati 
ne'colli,  nelle  ville  e  nelle  campagne  vi- 
cine. «  Ora  dunque  trovando  noi  che  po- 
co più  d'un  secolo  dopo  la  distruzione  di 
Ricina  esisteva  nelle  sue  vicinanze  il  Ca- 
stello de'Ricinali, mi  pare  che  sarebbe  non 
già  rigore  di  critica,  ma  eccesso  di  stra- 
vaganza il  sostenere  che  non  fu  fabbri- 
cato dagli  sfuggiti  di  Ricina.  Che  poi  que- 
sto castello  sia  la  città  esistente  di  Reca- 
nati, sembra  piuttosto  un'evidenza,  che 
un  soggetto  di  discussione.  "  Giusto  opi- 
namento.OsservaCompagnoni,che  quan- 
do Belisario  fu  mandato  in  Italia  dall'im- 
peratore greco  per  cacciare  i  goti,  già  esi- 
steva Recanati,  poiché  servi  d'alloggio  ai 
soldati  di  quel  prodecapitano.  Calcagni 
eruditamente,  nella  scarsità  di  memorie 
di  qiie'primi  tempi,  supplisce  con  qual- 
che tratto  storico  del  Piceno  di  cui  faceva 
parte  la  nuova  Recanati.  Succeduto  a  Be- 
lisario il  valoroso  Narsele  con  lo  stesso 
fine,  proseguì  la  famosa  guerra  gotica, 
onde  re  Teia  entrò  nel  Piceno  che  si  te- 
neva per  l'imperatore,  ed  espugnò  varie 
città, indi  passò  all'assedio  di  Ricinati,  ca- 
stello campestre  già  divenuto  assjii  forte, 


REC 

essendo  trascorsi  quasi  laoanDidallasna 
edificazione,  e  molto  più  perchè  con  buon 
presidio  lo  difendeva  Cumade  valoroso 
capitano  persiano.  Dopo  molto  tempo, 
Recanali  si  rese  a  patti,  ma  per  poco  ri- 
mase nelle  mani  di  Teia,  giacché  JVarsete 
seguitando  il  corso  delle  sue  vittorie, ri- 
pigliò tutta  la  Marca  e  cacciò  da  tutta  I- 
taliaigoti  nel  553;  laonde  la  regione  pas- 
sò nel  dominio  dell'impero  greco,  sotto 
il  quale  Recanati  andò  aumentandosi.  Ma 
entrato  in  Italia  Alboino  re  de'iongobar- 
di  nel568,  questi  signoreggiarono  la  Mar- 
ca aspramente,  finché  s.  Gregorio  I  pro- 
curò pace  all'Italia  per  quella  conchiusa 
tra'  dominatori  ed  i  greci.  In  questo  tem- 
po crede  Calcagni,  che  Recanali  passasse 
sottoil  governo  spirituale  de' vescovi  d' L  • 
Piana  {^.).  Frattanto  i  greci  domina- 
rono, oltre  l'Esarcato,  diverse  parti  dei 
Piceno;  ma  avendo  l'imperatore  Leone 
mossa  crudel  guerra  alle  sagre  Immagi- 
ni^ ed  a  s.  Gregorio  77  (Z^.),  dopo  aver 
questi  esaurito  tutte  le  paterne  ammo- 
nizioni lo  scomunicò  e  sciolse  i  sudditi  ita- 
liani dal  giuramento  verso  il  726.  Allora 
anche  il  Piceno  scosso  il  giogo  imperiale, 
si  pose  sotto  la  difesa  e  protezione  del  Pa- 
pa con  aumentarne  il  dominio  tempora- 
le. Minacciando  i  longobardi  di  continuo 
Roma,  ed  usurpando  diversi  dominii  del- 
la s.  Sede,  mossero  Papa  Stefano  II  detto 
III  ad  implorare  il  soccorso  di  Pipino  re 
de' franchi,  il  quale  costrinse  nel  754  i 
longobardi  a  restituir  l'occupato  e  am- 
pliò il  principato  del  Papa. Tuttavia  Desi- 
derio re  de'longobardi  ritenendosi  diver- 
se città,  fra  le  quali  Ancona,  Osimo  e  U- 
mana,  occupò  poscia  il  resto  del  Piceno;  in- 
oltre travagliando  Papa  Adriano!,  que- 
sto ricorse  a  Carlo  Magno, che  venuto  in 
Italia  imprigionò nel773De5Ìderio,estin- 
se  il  regno  de'longobardi,  e  restituì  al  Pa- 
pa il  Piceno,  ampliando  il  dominio  del- 
la romana  chiesa  con  parte  del  tolto  ai 
longobardi;  così  la  Marca,  i  suoi  castelli 
e  citlìi,  non  che  Recanati  tornarono  al- 
l'ubbidienza pontifìcia,  alia  quale  eransi 


REC  275 

dati  per  ispontanea  dedizione.  Siccome 
l'Amiani  nella  Storia  di  Fano  asserì, che 
Desiderio  erasi  impadronito  anche  di  Re- 
canati, osserva  Leopardi,che  questo  fatto 
dimostra  che  nel  secolo  Vili  Recanati  era 
di  già  luogo  forte.  Prescindendo  da  quel- 
la guerra  e  conquista,  diceìndubitato  che 
Recanati  esisteva  da  molti  secoli,  e  che  il 
suo  nome  attuale  Recanati,  come  l'antico 
e  latino  Ricinelurn,  sono  somigliantissimi 
a  Ricina  e  a  Ricinati.  Crede  quindi  che 
Recanali  fosse  e  sia  effettivamente  il  Ca- 
stello de'Ricinati;  arroge  il  consenso  degli 
scrittori,  che  in  bel  numero  riporta,  in 
affermare  che  Recanati  venne  da  Piicina, 
convenendo  che  i  ricinati  riparassero  an- 
cora in  altri  luoghi  de'dintorni;  soggiun- 
ge ancora,  che  in  ogni  modo  pare  che  a  Re- 
canati  non  si  possano  contrastare  i  diritti 
primogeniali,  rispondendo  con  sode  ra- 
gioni a  chi  sofisticò  sulla  derivazione  ve- 
ra dell'etimologia  di  Recanati.  Conside- 
rando poi  che  in  Recanati  le  vestigie  di 
maggiore  antichità  si  vedono  nella  con- 
trada urbana  chiamata  Castelnuovo,  in- 
clina a  credere  che  quella  fosse  propria- 
mente il  Castello  de'Ricinati,  trovandosi 
ivi  doppi  avanzi  di  mura  indicanti  molto 
maggiore  antichità  del  rimanente  della 
muraglia.  Inoltre  sembra  che  sul  dorso 
del  colle  stassero  certi  luoghetti  o  castel- 
lucci,  i  quali  soltanto  in  tempi  posteriori 
si  unissero alCastello de'Ricinati, forman- 
do tutti  assieme  il  corpo  attuale  della  cit- 
tà. Si  trovano  memorie  del  castello  oggi 
contrada  di  Monte  Volpino  della  fami- 
glia Volpini  poi  Wulpiani  o  Vuipìanì,del 
Castello  di  s.Vito  detto  ancora  Borgo  di 
Muzio  e  poi  Borgo  Mozzo,  e  del  Castel- 
lo di  Monte  Morello  appartenente  ad  un' 
altra  famiglia;  di  tutti  esistendone docu* 
menti  e  prove  nell'archi  vioLeopardi. Con- 
chiude  Leopardi,  che  una  buona  mano 
di  ricinesi  costruisse  il  Castello  de'Rici- 
nati dove  ora  sta  Castel  Nuovo,  e  che  al- 
cuni altri  stabilitisi  isolatamente  sulla  ci- 
ma del  colle  in  cui  forse  aveano  qualche 
\illa  o  podere,  vi  andassero  fabbricando 


276  REC 

castelli  e  borgate,  e  costituendo  le  loro 
signorie,  col  prosegui  mento  del  tempo  gli 
intervalli  fra  l'uno  e  l'altro  luoghetto  si 
andarono  fabbricando,  e  a  poco  a  poco 
venuto  a  noia  degli  abitanti,  come  altro- 
ve, il  vivere  da  tirannetti ,  i  padroni  di 
qua'  luoghi  abdicarono  la  signoria,  e  si 
riunirono  cogli  altri  borghesi  in  un  cor- 
po e  reggimento  municipale.  Intanto  gli 
abitatori  del  più  antico  castello,  tratti 
dalla  maggiore  amenità  o  da  altre  cause, 
salirono  sulla  vetta  del  coile,lasciando  ab- 
bandonato e  quasi  deserto  il  primitivo 
soggiorno,  finché  poi  l'accrescimento  del 
popolo  costrinse  a  fabbricarlo  nuovamen- 
te, vicissitudineche  gli  die  nomedi  Castel 
Nuovo,succedutoairanticoe  veroCastel- 
lo  de'Ricinatij  della  cui  chiesa  parlai  di 
sopra.  Innanzi  di  progredire  ne'cenni  sto- 
rici di  Recanati,  per  unità  di  argomento, 
parlerò  dell'introduzione  del  cristianesi- 
mo in  Recina,  quindi  ad  evitare  ripeti- 
zioni unirò  le  notizie  civili  alle  ecclesia- 
stiche, essendo  per  la  storia  recanatese 
le  une  particolarmente  collegate  colleal- 
tre,  ed  ancora  per  quanto  vi  ha  di  rela- 
zione perciò  che  riguarda  Macerata  e  Lo- 
reto. Nel  voi.  XLI,  p.  35  e  77,  ossia  nel- 
l'articolo Macerata,  come  in  quello  del 
Piceno,  dichiarai  gli  apostoli  della  reli- 
gione incominciando  da  s.  Pietro,  che  vi 
predicarono  e  diffusero  il  cristianesimo, 
attribuendosi  a  s.  Giuliano  l'introduzione 
del  medesimo  in  Recina  ;  dissi  pure  le  o- 
pinioni  diCompagnoni  eLeoparcli,se  real- 
mente s.  Claudio  fu  l'ultimo  vescovo  di 
Recina,  ove  eresse  nuove  chiese.  Leopar- 
di ritenendo  incerto,  dopo  la  distruzione 
di  Recina,  in  quali  diocesi  fossero  com- 
presi il  Castello  de'Ricinati  e  il  suolo  ove 
oggi  sta  Macerata,  conviene  che  alle  epo- 
che più  antiche  delle  quali  si  trovano  me- 
morie, Recanati  era  nella  diocesid'Uma- 
na,  e  Macerata  soggetto  nello  spirituale 
e  temporale  alla  chiesa  di  Fermo;  e  che 
probabilmente  le  rovine  di  Recina  che  so- 
no nel  territorio  maceratese  seguirono 
sempre  la  sorte  dì  quel  comuue.In  una 


REC 

bolla  d'Innocenzo  11  de' 1 4 '"aggio  1  i3g 
si  dice  che  la  chiesa  di  s.  Maria  in  Ca- 
stel Nuovo  stava  nella  diocesi  d' Uma- 
na, e  da  quell'epoca  Recauati  indubita- 
tamente continuò  a  restare  nella  diocesi 
di  Umana  fino  all'erezione  del  vescova- 
to recanatese.  Ora  riprendo  il  filo  della 
storia. 

Recanati  dopo  essere  passato  nella  si- 
gnoria della  chiesa  romana,  ne  seguì  le 
vicende  e  i  destini,  che  in  tanti  luoghi  de- 
scrissi, nelle  biografie  de'Papi, a  Mahca, 
a  Piceno  e  negli  articoli  delle  principali 
città  di  questa  bella  e  illustre  contrada. 
Gl'imperatori  successivamente  con  di- 
plorai ne  riconobbero  il  dominio,  massi- 
me in  occasione  di  giurare  fedeltà  e  di- 
fesa alla  chiesa  romana.  Sul  fine  del  se- 
colo X  fiorì  s.  Fermano  abbate,  che  da 
molti  si  crede  recanatese  e  della  famìglia 
Percivalli,  il  quale  si  vuole  canonizzato 
dalla  .s.  Sede:  il  suo  corpo  fu  collocato 
in  una  chiesa  a  lui  dedicata,  tra  Recanati 
e  Monte  Lupone  di  cui  è  protettore.  Le 
politiche  vicende  e  gl'incendi  cui  soggiac- 
que la  Marca  dal  secolo  IX  al  XII,  im- 
pediscono di  dar  conto  di  Recanali  come 
procedesse  iu  que'turbolenti  tempi,  tran- 
ne l'erezione  delle  chiese  di  cui  parlai  di 
sopra.  Principalmente  sotto  1'  impera- 
tore Federico  1  la  Marca  fu  soggetta  a 
molte  invasioni  e  guerre,  poiché  alcune 
parti  piegarono  il  collo  al  suo  giogo,  al- 
tre sostennero  le  ragioni  del  Papa,  contro 
il  quale  insorsero  scismi,  che  l'imperato- 
re protesse.  In  quest'  epoca  Recanati  era 
cresciuta  in  popolo,  in  ricchezze  e  in  for- 
za d'armi,  eguale  a  qualunque  altro  luo- 
go della  Marca;  ma  fatalmente  trovavasi 
in  gravi  e  fi-equenti  contestazioni  col  vi- 
cino Osiino  (Z^.),  laonde  seguivano  usur- 
pazioni di  territorio,  incendi  de' luoghi 
soggetti  e  uccisioni,  mantenendosi  nella 
ubbidienza  al  Papa.  Però  divenuto  Pon- 
tefice Innocenzo  III  nel  1 198,  commise 
al  suo  legato  della  Marca  cardinal  Gio- 
vanni di  s.  Paolo  del  titolo  di  s.  Prisca, 
di  pacificare  i  due  popoli, come  poi  fece 


REC 

di  lulla  la  Marca  nella  gran  pace  cele- 
brala da  Compagnoni  nel  1103.  Pertan- 
to il  cardinale  avendo  ben  ponderato  le 
pretensioni  delle  parti,  e  uditi  i  pareri 
de' vescovi,  podestà  e  consoli  della  provin- 
cia, nel  I  1 99  ordinò  a  Gentile  e  per  lui 
a  Recanati,  che  in  avvenire  avessero  pace 
cogli  osimani,  rilasciassero  tutti  i  prigioni 
fatti  nella  guerra,  e  tutti  gli  uomini  che 
tenevano  del  Monte  s.  Maria,  del  Monte 
Zaroedi  Monte  Fano  con  tutte  le  loro  ro- 
be, così  gli  uomini  del  Poggio,  restituen- 
do altresì  i  beni  di  detti  castelli  e  delle 
loro  chiese,  e  quanto  agli  osimani  appar- 
teneva in  Recanati  :  altrettanto  ordinò  al 
podestà  d'Osi  mo  e  agli  osi  mani,  assolven- 
do ambo  le  parti  pei  danni  fattisi  reci- 
procamente. Avendo  la  Marca  riacqui- 
stalo la  tranquillità  con  l'espulsione  del 
tiranno  Marcualdo, giàsiniscalcodell'im- 
peratore  Enrico  VI,  per  opera  del  gran 
Innocenzo  ///(/'.),  non  andò  guari  che 
patì  nuovi  guai  nel  seguire  divisa  le  par- 
ti de*  pretendenti  all'impero,  Filippo  di 
Svevia,  e  Ottone  IV  preferito  da  detto 
Papa.  Nella  famosa  concordia  stipulata 
jielcastellodi  Polverigi  nel  distretto  d'O- 
simoa'i  7  gennaio  i  7o3, chiamata  la  Pa- 
ce delle  Marche,  si  trovano  registrate  le 
città  e  terre  delle  due  diverse  fazioni:  Re- 
canati seguiva  quelledeglianconitani,  cui 
erano  uniti  i  sinigagliesi  ed  i  pesaresi. 
In  questa  concordia  si  fa  speciale  men- 
zione d'una  parlicolar  condizione  da  os- 
servarsi fra  Recanati  e  Monte  Fano,  gli 
uomini  del  qualechedopo  la  morte  d'En- 
rico VI  eransi  portati  ad  abitare  in  Re- 
canati ripatriassero  ad  eccezione  di  Gisle- 
rio.  A  questo  atto  per  Recanali  interven- 
nero Piainaldo  giudice,  e  UgizzonediRay- 
naido  consoli  di  Recanati,  con  Filippo 
Racanatocomraissario.Alcuni  dicono  che 
dopo  questo  tempo  la  giurisdizione  di  Re- 
canati  si  estese  per  Sirolo  e  Massignano, 
fino  quasi  alle  porte  di  Ancona.  E  ìiidu- 
))ilalo  che  a  quest'epoca  Recanati  era  sa- 
lita in  tanta  stima,  che  nata  discordia  fra 
Rìmini  e  Pesaro, comparvero  io  Rioiini, 


REC  277 

collegala  con  Osimo, Recanati  e  Umana, 
i  sindaci  di  queste  ultime  per  offrir  soc- 
corso, rappresentando  Recanali  Paolo  A- 
chflli.  Reduce  di  Palestina  l'imperatore 
Federico  li,  invase  gran  parte  d'Italia,  e 
nel  1229  ricevè  sptto  la  sua  protezione 
e  dell'impero  Recanati,  la  quale  sottrat- 
tasi come  al  tre  per  timore  dalla  ubbidien- 
za del  Papa,  seguì  le  parti  del  suo  ingra- 
to nemico  l'imperatore,  che  le  promise 
conservarla  in  libertà  ,  farle  restituire 
quanto  erale  slato  tolto,  senza  pagamen- 
to di  tributo,  meno  un  piccolo  annuo  ri- 
conoscimento di  33  libbre  di  ra^'ennad 
da  darsi  alla  camera  imperiale.  Inoltre  per 
la  fedeltà  e  servigi  resi  dai  recanatesi  al- 
l'impero, Federico  lì  concesse  loro  il  por- 
to ovunque  ad  essi  piacesse  costruirlo  dal 
fiume  di  Potenza  al  fiume  d'Aspi,  come 
pure  tutta  la  riva  del  porto  e  tutto  il  lido 
del  mare  compreso  fra'due  fiumi:  il  di- 
ploma si  legge  in  Calcagni,  facendosi  men- 
zione del  diploma  spedito  a  Osimo,  per  le 
ragioni  sopra  Sirolo  e  Massignano,  a  mo- 
tivo delle  differenze  tra'  recanatesi  e  o- 
simani.  Pacificali  Gregorio  IXconl'int- 
peratore,  questi  ordinò  alle  città  e  for- 
tezze ghibelline  della  Marca  di  ritornare 
soggette  alla  romana  chiesa.  Il  Papa  spedì 
nella  Marca  per  rettore  Milo  vescovo  di 
rSeauvais,  come  lo  chiama  Leopardi,  nella 
Series  rectoruni  Anconitanae  MarchiaCy 
Recaneti  1824,  typis  Morici.  Allora  Gre- 
gorio IX  confermò  a  Recanati  tutlociò 
chegliavea  accordato  Federico  ll,equan- 
do  questi  ruppe  nuova  guerra  al  Papa, 
Recanati  restò  fedele  alla  s.  Sede,  per  cui 
soffrì  non  pochi  danni  dai  nemici.  Aven- 
do Osimocedutoallearmi  imperiali,Gre- 
gorio  IX  per  punirlo  e  insieme  premiare 
e  compensare  i  recanatesi,  a'22  maggio 
I  240, ad  istanza  del  cardinal  Fieschi  poi 
InnocenzoIV,elevò  il  caslellodi  Recanali 
al  grado  di  città,  vi  eresse  la  sede  vesco- 
vile, la  tolse  e  dismembrò  dalla  giurisdi- 
zione ecclesiastica  di  Umana,  e  dichiarò 
Ciilledrale  la  chiesa  di  s.  Flaviano.  In  pari 
tempo  Gregorio  IX  soppresse  il  vescova- 


278  RE  e 

lo  d'Osirno,  che  poi  Innocenzo  IV  die  in 
compenso  pel  perduto  Recanati  allachie' 
sa  di  Uoinua  ,  ed  alla  sede  di  Recanati 
trasferì  il  vescovo  Raniero  o  Rinaldo  coi 
canonici,  onde  tu  questi  il  i."  vescovo  di 
Recanati:  le  bolle  corrispondenti  che  ci- 
tai di  sopra,  sono  riportate  ancora  nel 
Bull.  Rom.  t.  3,  p.  292.  Gradirono  son»- 
mamente  i  recanatesi  questo  beneficio  e 
grande  onore,  offrendo  spontaneamente 
alla  cattedrale 5ooolibbre comuni  o  scu- 
di di  rendile,  e  promisero  fabbricare  l'a- 
bitazione pel  vescovo  e  pel  canonici.  Da 
ciò  si  può  facilmente  argomentare  quan- 
to fosse  ricco  ilcomune  di  Recanali^  eia 
pietà  de'suoi  cittadini  nel  concorrere  alla 
fondazione  e  stabilimento  del  loro  vesco- 
vo con  tanta  generòsità,come  riporta  Cal- 
cagni :  ma  Leopardi  avverte  che  le  det- 
te libbre  di  moneta  di  rame  o  lire  non 
ascendono  nel  valore  a  scudi,  poiché  o- 
gni  lira  equivaleva  a  due  paoli  d'argen- 
to; di  pih  che  tal  somma  fu  in  capitale, 
non  in  rendita,  nulladimeno  fu  somma 
rispettabile  perchè  allora  un  rubbio  di 
grano  appena  costava  una  lira.  Di  questa 
erezione  di  Recanati  in  vescovato,  trat- 
tano pure  Compagnoni  a  p.  104,  e  Gi- 
rolamo Baldassini ,  Memorie  di  Jesi  p. 
4B,  il  quale  dice  che  la  dedizione  d'Osi' 
mo  all'imperatore  era  seguita  1 2  annipri- 
nia,  onde  Gregorio  IX  non  la  obbliò  e 
poi  punì, chiamandoRecanatiTerra  prin- 
cipale della  Marca  prima  che  fosse  città. 
Poco  visse  Raniero,  imperocché  quando 
nel  1244  Innocenzo  IV  provvide  la  sede 
del  vescovo  Pietro  di  Giorgio  canonico 
vaticano,  si  dice  che  la  chiesa  recanatese 
era  rimasta  vedova  lungamenle,nella  bol- 
la Dehitum  officiiy  presso  Ughelli:  anche 
(esso  la  governò  per  poco.  Innocenzo  IV 
perchè  sempre  avesse  vigore  il  privile- 
gio di  Federico  II,  lo  ratificò.  Infestan- 
do quest'imperatore  più  the  mai  lo  sta- 
to della  Chiesa,  narra  Compagnoni  che 
X\e\  1 247  seguì  un  gran  fatto  d' arme 
nella  Marca  contro  gl'imperiali,  figu- 
rando tra  i  guelfi  seguaci  del  Papa  Re- 


REC 

canali.  Nel  1249  era  vescovo  Matteo, 
che  esentò  dalla  giurisdizione  episcopa- 
le le  monache  benedettine  di  s.  Maria 
Maddalena,  cui  donò  la  chiesa  omoni- 
ma col  cimiterio  e  i  beni:  questo  mo- 
nastero jstava  presso  Porta  Marina,  e  re- 
stò poi  soppresso.  Nel  1253  Innocenzo  IV 
commise  al  vescovo  di  Recanati  la  con- 
sagrazione  di  quello  di  Fermo,  ma  s'i- 
gnora chi  fosse,  imperocché  leggo  in  Ca- 
talani, Deecclesia  Firniniia,  che  Girardo 
governò  quella  chiesa  dali25oal  1272. 
Giàeravescovodi  Recanati  nel  i256Buo- 
nagiunta  agostiniano,  il  quale  di  consen- 
so del  capitolo  esentò  dalla  giurisdizione 
vescovile  le  monache  francescane  di  s. 
Nicolò  osservanti  la  regola  dis.  Benedet- 
to, fuori  della  Porla  Marina,  non  più  esi- 
stenti. Nel  1257  Recanali  era  sotto  il  giu- 
dice generale  della  Marca,  secondo  Com- 
pagnoni :  nel  1 258  Osimo  riacquistò  il  suo 
vescovo,  col  titolo  d'amministratore.  Nel 
1 263  avendo  Recanati  aderito  a  Manfre- 
di naturale  di  Federico  II,  e  re  di  Sicilia, 
e  abbandonate  le  parti  della  Chiesa,  Ur- 
bano IV  con  bolla  del  27  luglio  le  tolse 
il  titolo  di  città,  la  privò  della  sede  ve- 
scovile, e  la  sottopose  di  nuovo  ad  Uma- 
na, allora  governata  dal  domenicano  Ar- 
nolfo, che  poi  introdusse  i  suoi  fiati  in 
Recanati:  il  vescovo  Buonagiunta  fu  tra- 
sferito a  Jesi.  Nel  maggio  i  265  Recanati 
e  altre  34  città  e  terre  della  Marca,  se- 
guendo tuttora  le  parti  di  Manfredi  per- 
secutore della  Chiesa  e  della  fede,  furono 
citate  dal  cardinal  Briè  legato  e  poi  Mar- 
tino IVacomparireinFabriano  ove  risie- 
deva, altrimenti  sarebbero  dichiarate  ri- 
belli: pare  che  Recanali  ubbidisse,  perchè 
Clemente  IV  in  un'epistola  del  20  giugno 
si  chiamava  conlento  di  Recauali,  e  si 
trattava  una  tregua  recanatese.  Compa- 
gnoni riferisce  clic  nel  1266  vi  risiedeva 
il  cardinal  Paltinieri  legato  della  Marca, 
ed  essendo  morto  Manfredi»  re  Carlo  1 
fece  ritornare  nellaMarca  i  fuorusciti  guel- 
fi. Nel  1277  un  vescovo  di  Recauati  do- 
menicano fu  legalo  apostolico,  probabil- 


REC 
mente  il  dottissimo  Arnolfo,  che  veniva 
conosciuto  sotto  tal  nome,  essendo  Reca - 
nati  più  importante  d'Umana.  Nel  12^0 
gli  successe  Bernardo,  e  nel  1289  Gerar- 
dino consagrato  da  Nicolò  i  V.  Questo  Pa- 
pa marchegiano  nello  stesso  anno  a'  12 
dicembre  colla  bolla  Quonìani  huinana 
conditio,  presso  Uglielli,  restituì  a  Reca- 
nati il  titolo  di  città  e  la  sede  vescovile^ 
nominando  vescovo  fr.  Salvo  domenica' 
no.  Contemporaneamente  con  altra  bol- 
la il  Papa  ordinò  al  comune  di  Recanati 
che  pagasse  6000  fiorini  d'oro  alla  chie- 
sa d'Umana,  in  compenso  di  alcuni  ter- 
ritorii  della  sua  diocesi  attribuiti  alla  re- 
canatese, e  di  certi  beni  ceduti  dalla  men- 
sa vescovife  d'U»naiia  a  questa  di  Reca- 
nati, fìuo  dalla  prima  erezione  di  sua  cat- 
tedra: non  si  conoscono  né  i  territorii, 
né  i  beni.  JNel  1290  anche  in  Recanati 
si  pubblicarono  i  bandi  dello  studio  di 
Macerata  a  invitarvi  studenti,  ^alvo  di- 
venne vicario  di  Roma  nel  1291,  e  sot- 
to di  lui  accadde  la  traslazione  prodigio- 
sa della  s.  Casa  di  Nazaret  nell'agro  re- 
canatese: le  voci  di  giubilo  de'recanalesi 
risuonarono  per  tutta  Italia,  e  Recanali 
perciò  divenne  celebratissima  per  tutto 
il  mondo,  avendola  Dio  e  la  B.  Vergine 
fatta  degna  di  sì  glorioso  e  incompara- 
bile tesoro,  onde  corsero  e  continuano  le 
nazioni  a  venerarne  il  meraviglioso  san- 
tuario, di  cui  trattai  con  religiosa  divo- 
zione, e  due  volte  fortunatamente  potei 
venerarlo.  Quanto  fecero  i  recanatesi  ed 
i  loro  vescovi  pel  santuario,  diffusamen- 
te lo  narrai  a  Loreto.  Nel  i3oo  il  capì- 
tolo elesse  per  vescovo  e  Bonifacio  VJII 
confermò  Federico  forse  Sanguigni  re- 
canatese e  canonico  della  cattedrale. 

Duravano  ancora  le  discordie  de're- 
canatesi  cogli  osimani,  quando  superate 
alcune  difficoltà  per  mezzo  di  trattati  si 
composero,  e  se  ne  fece  compromesso  nel  - 
le  mani  del  cardinal  Napoleone  Orsini  le- 
gato della  Marca,  nel  1299  ^''^^  Com- 
pagnoni. Le  condizioni  dell'accordo  fu- 
rono. Che  dimenticale  le  reciproche  in- 


REC  279 

giurie,  convivessero  da  buoni  vicini.  Che 
i  recanatesi  non  ricevessero  per  cittadini 
que'd'Osimo  e  di  Monte  Fano,  e  così  gli 
osimani  pei  recanatesi.  Che  si  rimettes- 
sero i  fuoruscili.  Esenzione  reciproca  di 
dazi.  Che  gli  osimani  non  edificassero 
ed  impedissero  ad  altri  di  fabbricare  in 
Monte  Fano  verso  il  castello  di  Monta- 
gli,altrettanto  in  questo  i  recanatesi.  Che 
de'beni  posseduti  ne'due  territorii  si  pa- 
gassero le  gabelle.  Rinunzia  delle  ragioni 
di  Recanati  su  Monte  Fano,  di  Osimo  su 
Montagli.  Si  stabilirono  i  confini.  Così  ri- 
masero lungamente  in  pace  i  due  popo- 
li. Nel  cominciare  del  secolo  XIII,  perle 
dilferenze  che  i  recanatesi  a  vea no  s()esso 
cogli  anconitani,  a  cagione  de' confini,  e 
perchè  una  città  dava  ricetto  ai  banditi 
dell'altra,  fu  fabbricata  la  torre  d'Aspi 
vicino  al  mare,  quasi  per  difesa  di  Reca- 
nati  dalla  parte  marittima.  Frattanto  per 
disgrazia  d'Italia,  Clemente  V  nel  i3o5 
stabilì  la  residenza  papale  in  Francia  e 
poi  si  fermò  in  Avignone  [P^.).  Dalle  pe- 
stifere fazioni  de' G«f//?e  Òhi  b  e  Ili  ni  [f^.), 
introdotte  o  aumentate  nella  Marca  da 
Federico  II,  non  essendone  andata  esen- 
te Recanali,  furono  cagione  di  deplora- 
bili odii  cittadini  e  guerre  intestine  con 
suo  gravissimo  danno,  ed  in  questo  tem- 
po arsero  tanto  come  altrove  dopo  la  ca- 
lala in  Italia  di  Enrico  VII  imperato- 
re; sicché  la  città  si  trovò  divisa  in  parte 
guelfa  e  ghibellina, la  i.* seguace  del  Pa- 
paj  la  2.*  dell'imperatore:  combatterono 
lungamente  e  con  accanimento  fra  di  lo- 
ro, con  iscambievoli  perdite  e  vantaggi; 
finalmente  prevalse  la  fazione  ghibellina 
the  cacciò  dalla  patria  tutte  le  famiglie 
guelfe,  e  perché  il  vescovo  Federico  coi 
suoi  era  di  tal  parte,  nel  i3i2  e  sull'in- 
cominciare  del  i3i  3  infuriarono  gli  av- 
versari contro  di  lui  e  altri,  al  modo  nar- 
rato a  Loreto  o  voi.  XXXIX,  p.  232,  in 
uno  a  tulle  le  fatalissime  e  orribili  conse- 
guenze cui  soggiacque  la  città.  Dappoi- 
ché costrinsero  Giovanni  XXII  da  Avi- 
gnone   (f^.)  a  scomunicare  i  ribelli   nel 


!i8o  RE  e 

I  320,  a  fulminare  l'interdetto  a  Recana- 
ti, a  privarla  della  sede  vescovile, che  col 
vescovo  e  il  capitolo  trasferì  a  Macerata 
{P^.},  clie  eresse  in  vescovato  e  le  sotto- 
pose nello  spirituale  Recanali;  finalmen- 
te a  bendile  in  Europa  la  crociata  con- 
tro i  ribelli  recanatesi,  che  si  trovarono 
obbligati  a  sottomettersi  :  tremendo  ne 
fu  il  castigo,  la  città  arsa  dal  rettore  A- 
nielio,  per  vendicare  il  trucidato  nipote 
e  cugino  Ponzio  maresciallo  della  Marca 
nel  i3  ig.  Ciòavvenne  a'3  maggio  1822, 
dopo  aver  esso  ricevuto  il  fortesull'Aspio 
e  ilCastello  di  Monte  Fiore,  avendo  dovu- 
to i  recanatesi  demolire  alcune  portedella 
città,  perchè  nell'entrarvi  il  rettore  non 
dovesse  inchinarsi  il  vessillo  di  s.  Chiesa. 

II  tirannico  governo  de'ghibellini,  contu- 
maci della  s.  Sede, era  durato  7  anni,  ed  a- 
veano  costretto  a  fuggire  i  principali  guel- 
fi in  numero  di  5oo,  molte  famiglie  sta- 
bilendosi in  Loreto.  Capoparte  ghibellini 
furono  due  Percivalli^  unCruciani,ZeroIo 
tli  Corrado  ed  i  suoi  fratelli  :  molti  fu- 
rono pure  rei  di  eresie  e  di  idolatria,  al 
modo  che  distintamente  narra  Calcagni, 
nel  lagrimevole  quadro  che  fa  delle  loro 
orribili  scelleiaggini.  Tutti  gli  scrittori, 
oltre  i  recanatesi,  molto  deplorano  gli  av- 
venimenti, fra' quali  Colucci,  Treja  p. 
\  1 9;  Compagnoni,  Reggia  Picena  p.  171, 
180,  182, 188; Rinaldi  negli  annali,  an. 
j  820,  n.  18,  ig,  an.  1822,  n.  3,  4 J  Re* 
posati.  Della  zecca  di  Gubbio  t.  i,p.g6. 
Ili  Macerata  nel  i  828  successe  il  vesco- 
vo Pietro,  del  quale  e  successori  a  quel- 
l'articolo parlai.  Cacciati  i  ghibellini  da 
Recanali,  questa  di  buona  fede  essendo 
ritornata  alla  pontificia  ubbidienza,  nel 
j  824  Giovanni  XXI I  scrisse  al  comune 
e  ne  encomiò  la  fedeltà.  Tuttavia  i  tempi 
erano  ancora  torbidi  e  il  furore  delleparti 
bolliva,  per  cui  nel  1826  furono  impic- 
cati Massolo  e  Ciscolo  di  Atto,  ed  altri 
furono  condannati  in  contumacia  pera- 
derenza cogli  osimani  ancora  ribelli:  i  giu- 
stiziati aveano  suonata  la  campana  a  stor- 
mo, forzate  le  prigioni,  e  assalito  il  pa- 


REC 

lazzo  del  podestà,  aveano  messo  la  città 
a  rumore  e  tentato  darla  ai  nemici  di  s. 
Chiesa.  Partito  il  rettore  Amelio,  tanto 
infausto  ai  recanatesi,  ne  assunse  le  veci 
Falcone  da  Pavia,  e  il  Papa  mandò  Fran- 
cesco vescovo  di  Firenze  per  comporre 
le  cose  della  Marca.  Con  questi  Recanati 
vennea qualche  composizione  definitiva, 
l'estata  sospesa  nel  1  822,  e  ne  fu  media- 
tore il  vescovo  Federico  ch'era  passato 
a  Sinigaglìa,  ch'ebbe  libertà  di  dettarne 
i  patti,  onde  il  i.°  dicembre  1828,  coi 
priori  e  consiglio  di  Recanati  si  fece  l'at- 
to pubblico  e  solenne  nella  strada  pub- 
blica. S'inalberò  il  vessillo  di  s.  Chiesa,  e 
il  sindaco  del  comune  confessandone  le 
colpe  domandò  assoluzione  e  perdono,  e 
la  restituzione  degli  antichi  diritti  e  pri- 
vilegi. I  commissari  del  Papa  senlenzia- 
ronoche  il  comune  pagherebbe  3ooo  fio- 
rini d'oro, in  termine  di  20  mesi,  dando 
ostaggi;  riavrebbe  i  suoi  privilegi  e  dirit- 
ti, meno  i  forti  dull'Aspio  e  Monle  Fiore 
da  restare  in  potere  della  Chiesa;  procu- 
rerebbe il  ritorno  degli  esuli,  e  promet- 
terebbe d'essere  obbediente  e  fedele,  fa- 
cendone sicurtà  r  2nobili  per  20,000  mar- 
che d'argento.  Il  sindaco  accettò  tali  patti 
e  genuflesso  ricevè  l'assoluzione,  venen- 
do imposta  al  comune  una  penitenza  spi- 
rituale. Indi  il  sindaco  fece  venire  i  fuo- 
rusciti principali,  i  quali  abiurate  le  ere- 
sie professate, e  domandato  assoluzione  e 
perdono,  proporziona  tamen te  s'imposero 
loro  pene  canoniche,  cioè  orazioni,  digiu- 
ni e  visita  de's.  Liinini,  e  di  abitare  per 
tempo  determinato  nel  borgo  di  Castel- 
nuovo:  tutti  furono  assolti  e  promisero 
fedeltà  sotto  pena  di  20,000  marche  d'ar- 
gento, facendosene  mallevadori  i  detti  12 
nobili.  A  questi  dolci  pattisi  perdonaro- 
no tante  colpe  enormissiine,  del  pubblico 
e  de'privati.  In  dettò  anno  1828  avendo 
Lodovico  il  Bavaro  creato  antipapa  Nico- 
lo f^^F'.),  questo  fece  psqiido  vescovo  di 
Recanali  Andrea  recant^tese  agostiniano, 
ma  sembra  che  i  concittadini  l'abbiano 
disprezzato.  Nel  1 338  Lippo,  uno  dc'pcr- 


REC 

donali,  alzò  rumore  e  aibato  il  gonfalone 
(lei  colmine  lento  di  sovvertire  la  città  ;  il 
podestà  lo  fece  decapitare:  neli342len- 
l. irono  idUettanto  Baldassare  e  l^agnot' 
ta  seguaci  di  Crociani,  però  uno  fo  im- 
piccalo, l'altro  tenaglialo.  I\el  iZ^S  Ajo- 
letto  Crociani,  altro  perdonato,  fatta  le- 
ga col  famoso  Gozzoliuo  tiranno  d'Osi- 
ino,  sollevò  i  ghibellini,  uccise  molli  e 
bruciò  diverse  case:  riavutisi  iguelfi  po- 
silo in  ftigu  i  nemici,  uno  de'  quali  fu 
decapitato  nel  palazzo  priorale,  ed  i  beni 
di  Crociani  e  di  Matteo  Spedaiiieri  con- 
li^cati.  Intanto  il  comune  avea  pagato  le 
multe,  si  era  mantenuto  in  fedeltà,  fa- 
vorite potentemente  le  parti  della  Chie- 
sa, onde  Benedetto  Xil  scrivendo  al  co- 
mune, chiamò  i  recanatesi  figli  di  bene- 
dizione e  di  grazia.  Dopo  questo  tempo 
fu  lauto  grande  la  divozione  ile' recana- 
tesi verso  il  santuario  di  Loreto, che  es- 
sendosi pubblicata.  la  relazione  della  uie- 
lavigliosa  venuta,  coippilata  d'ordine  di 
Pietro  vescovo  di  Macerata,  il  magistrato 
ordinò  che  nelle  scuolese  ne  facesse  lettu- 
ra in  vece  delle  storie  profane,  per  accre- 
s.ere  ne'fanciulli  la  divozione  verso  la  B. 
A  eigine,  parziale  protettrice  della  città. 
Di  più,  le  madri  e  le  nutrici  tiel  pren- 
dere i  bambini  dalla  culla,  gli  avvezza- 
vano a  chinare  il  capo  verso  il  santuario, 
come  nota  Calcagni.  Nel  1348  i  ghibel- 
lini insorsero  contro  i  guelfi,  ne  ammaz* 
zarono  molti,  bruciarono  diverse  case  e 
fc'  impadronirono  della  città,  che  perciò 
incontrò  la  disgrazia  del  rettore.  Questi 
poi  avendo  conosciuto  l'innocenza  del 
pubblico,  cacciati  gli  autori  del  tumulto, 
nel  i349  3^^o's^  1^  città,  continuando  i 
recanatesi  a  mostrarsi  ubbidienti  alla  s. 
Chiesa.  IVelle  scorrerie  di  Fr.  Morreale 
e  suoi  depredatori  venturieri,  fu  preso 
daloroMonteFioiee  vi  commisero  leso- 
lite  iniquità.  In  seguito  restituiti  i  forti 
dell'Aspio  e  di  Monte  Fiore,  i  recanatesi 
erano  scontenti  per  la  privazione  della  se- 
de vescovile,  e  dopo  molte  istanze  pro- 
posero, che  almeno  resta  odo  la  sede  di 


REC  38f 

Macerata,  si  lipristinasse  quella  di  Reca- 
nali, e  in  ambedue  fosse  un  sol  vescovo. 
Ad  evitare  guerra  tra'recanatesi  e  mace- 
ratesi, si  fecefjrmale  processo  sullo  stalo 
delle  cose  e  si  convenne  di  esaudire  Re- 
canati. Finalmente  a'ia  aprile  i35't  il 
gran  cardinal  Albornozlegatodella  Mar- 
ca (che  nel  i355  in  Recanati  avea  col- 
locala la  sua  cavalleria  per  far  guerra  ai 
Malatesta),  dopo  aver  ricuperalo  Reca- 
nati ch'era  dominata  dai  collegati  nemici 
della  Chiesa,  per  speciale  autorità  d'In- 
nocenzo 1 V^  ristabilì  la  sede  recanatese  con 
precedenza  ,  e  la  uni  perpetuamente  a 
quella  di  Macerata:  le  condizioni  e  altro, 
le  riportai  a  quell'articolo,  decorose  per 
Recanati,  insieme  alla  serie  de'vescovi  di 
Recanali  e  Macerala,  i°  de' quali  fu  il 
domenicano  JNicolò  sepolto  in  Recanati. 
Godeva  la  città  il  privilegio  d'essere  esen- 
te nelle  cause  civili  e  criminali  di  prima 
istanza,  di  andare  alla  curia  generale,  ed 
il  cardinale  Albornoz  lo  confermò.  Il  ret- 
tore Oleggio  dichiarò  non  esser  tenuta 
Recanati  a  mandare  il  sindaco  a  detta 
curia;  ed  il  cardinal  Grimoardi  legato  del 
fratello  Urbano  Yconfermò  il  privilegio, 
che  tulle  le  prime  cause  criminali  e  civi- 
li  si  giudicassero  privalive  quoad  alioa; 
più  tardi  ciò  confermarono  Calisto  III 
e  Pio  II.  Altrettanto  aveva  fatto  Urba- 
no V,  che  vi  aggiunse,  di  non  potere  es- 
sere i  recanatesi  per  l'esame  chiamati  dal- 
la curia  generale,  e  concesse  loro  la  me- 
tà Fecligaliuni  in  Castro  Porlus.  Il  suc- 
cessore del  vescovo  Nicolò,  il  veronese  O- 
liviero  fu  causa  di  gravi  disordini  per  Re- 
canati. In  que'lempi  le  lettere  del  comu- 
ne non  si  sottoscrivevano  dai  magistrati, 
ma  si  autenticavano  col  sigillo  della  cit- 
tà.Questo  rubalo  o  falsificato,  alcuni  male 
intenzionali  in  nome  del  pubblico  scris- 
sero al  Papa  ed  ai  cardinali,  pregandoli 
concedere  al  vescovo  il  principato  tem- 
porale di  Recanali:  la  notizia  di  questa 
frode  mise  in  furore  i  recanatesi  nel  i  Syt» 
e  si  giustificarono  con  Gregorio  XI,  e  sic- 
come so.spettarono  che  il  vescovo  fosse  in  - 


282  R  E  C 

teso  dell'accaduto,  piantarono  il  pennone 
D  vessillo  del  comune  alici  porta  dell'epi- 
scopio, percui  Oliviero  impaurito  ne  fug- 
gì.Al  diiedi  Baldassini,  nel  1876  Recanali 
era  slimata  ghibellina,  forse  perchè  questi 
f.jziosi  vi  aveano  di  tanto  in  tanto  ripreso 
preponderanza, chesarà  terminala  nel  se- 
guente anno,  in  che  Gregorio  XI  restituì 
la  residenza  papale  a  Roma.  Gregorio  XI, 
come  il  predecessore  Urbano  V,  che  avea 
imposto  al  rettore  della  Marca  di  confe- 
rire ne'negozi  più  gravi  coi  recanatesi,  li 
tenne  in  gran  conto  e  confermò  loro  il  me- 
l'o  e  misto  impero  citni  potestale  gladii, 
già  loro  accordalo  da  Onorio  IV  e  Nicolò 
J  V;  laonde  non  sembra  vero  l'asserto  da 
Xìaldassini,  che  anzi  Gregorio  XI  conces- 
se pure  la  facoltà  di  eleggere  il  giudice 
delle  appellazioni.  Dipoi  fece  punire  al- 
cuni insorti  e  donò  al  comune  i  beni  con- 
fiscati, oltre  alle  regalie  e  gabelle  del  Por- 
to, in  ristoramento  de'danni  sofferti,  lo- 
dandolo altamente  per  la  fedeltà  ed  aiuti 
dati  per  combattere  i  nemici  della  Chie- 
sa. Morendo  Gregorio  XI  nel  1 878,  col- 
l'elezione  di  Urbano  VI  insorse  l'antipa- 
pa Clemente  VII,  il  quale  die  principio 
ili  lunghissimo  e  lagrimevole  scisma;  ma 
Recanati  restò  sempre  fedele  a  Urbano 
VI  e  successori,  né  volle  ubbidire  ai  ve- 
scovi intrusi  residenti  in  Macerata.  Per- 
iciò  il  cardinal  Contempi  legato  della  Mar- 
ca fece  la  sua  residenza  in  Recanati,  ed 
pnche  come  città  di  posto  la  più  predo- 
minante della  Marca,  e  lo  scrive  Compa- 
gnoni. Nel  i383  Urbano  VI  fece  vescovo 
Angelo  Cini,  poi  cardinale  di  Gregorio 
^MjOndefudiìUo  \\cardinaldiRecanati\ 
prendendo  il  nome  dalla  chiesa  principa- 
le: nel  principio  governò  solamente  Re- 
panati  e  solo  nel  i  385  passò  a  Macerata 
ili  notte  con  buona  comitiva  d'armati; 
i  maceratesi  gridarono  ^iVa  la  Chiesa, 
e  cacciato  il  presidio  de'Varani  seguaci 
dell'antipapa  che  li  opprimeva,  tornaro- 
no all'ubbidienza  d'Urbano  V^I.  Il  succes- 
sore Bonifazio  IX  btimò mollo  Recanali 
e  per  maggiormente  onorarla  le  conces- 


REC 
se  facoltà  di  battere  moneta,  per  cui  la 
città  non  solo  battè  ogni  sorta  di  mone- 
te, ma  nel  i^5o  formò  i  capitoli  per  la 
zecca,  e  si  determinò  di  fare  imprimere 
nelle  monete  T  immagine  della  B,  Ver- 
gine, e  dall'altra  parte  il  Leone  insegna 
della  città.  Se  ne  batterono  di  rame,  d'ar- 
gento e  d'  oro.  Nel  1303  essendola  Mar- 
ca in  arme  per  le  guerre,  Recanati  come 
città  franca  dalle  signorie  e  vicariati  di 
que'tem|)i,si  collegò  con  Macerata  e  O- 
simo,  anch'esse  libere,  indi  seguì  una  tre- 
gua generale  e. poi  la  pace.  Nel  medesi- 
mo anno  fu  imprigionalo  Andrea  Toma- 
celli  marchese  della  Marca  e  fratello  di 
Bonifacio  IX  ,  onde  Andrea  deputò  vi- 
cereltori  della  medesima  il  vescovo  An- 
gelo, ed  i  comuni  di  Recanati,  Macerata 
e  Osimo.  Nel  i4o8a'i2  gennaio  l'am- 
basciatore di  Recanati  assistè  alla  pace 
conchiusa  in  Roma  con  re  Ladislao,  e  al» 
tre  città  e  luoghi  della  Marca.  Frattanto 
all'antipapa  Clemente  VII  era  succedu» 
lo  il  falso  Benedetto  XIII,  che  ostinando- 
si nello  scisma  si  venne  allacelebrazione 
del  concilio  di  Pisa  [F.)  nel  i4o9-  I" 
questo  furono  deposti  l'antipapa  e  il  Pon- 
tefice Gregorio  XII,  ed  in  veceelello  A- 
lessandro  V;  ma  siccome  tutti  e  tre  furo- 
no ubbiditi  e  riconosciuti  da  stati  e  prin- 
cipi, così  in  luogo  di  rimuovere  il  disor- 
dine, produsse  confusione  maggiore,  noti 
sapendo  i  fedeli  a  chi  ubbidire  legittima- 
mente. Morto  poco  dopo  Alessandro  V, 
gli  fu  dato  in  successore  Giovanni  XXlll, 
restando  così  due  Papi  e  un  antipapa: 
siccome  la  città  godeva  credito  ed  era  po- 
tente, i  due  Papi  procuraronoguadagiiar- 
la.  Recanati  avendo  sempre  ubbidito  ai 
veri  Papi,  così  fece  a  Gregorio  XII;  ma 
agli  II  agosto  i4i2  costretta  probabil- 
mente dallearmi  dovette  riconoscereGio- 
\anni  XXIII,  ed  il  suo  rettore  della  Mar- 
ca Antonio  assolse  il  comune  per  aver  a- 
deritoa  Gregorio  XII  e  gli  confermò  tutti 
i  privilegi.  Recanati  poco  restò  sotto  Gio- 
vanni XXIII,  poiché  mossosi  Carlo  Ma- 
Intesta  signore  di  Riinini,  afTettnosissiuio 


REC 

di  Gregorio  XII,  per  ricondurla  alla  sua 
soggezione  colle  armi,  e  presi  già  due  for- 
ti nel  lerritorio,  i  recanatesi  per  timore  e 
per  inclinazione  cordiale  a  quel  disgrazia- 
to e  ottimo  Papa,  spedirono  alMalatesta 
ambasciatori,  e  fallo  un  accordo  onesto 
ritornò  alla  primiera  ubbidienza  a' i^feb- 
braio  i4i3.Il  comune  propose  che  il  ve- 
scovoNicoIò Saraceni  verrebbe  conserva- 
to nella  sede  a  condizione  che  ricono- 
scesse Gregorio  XII.  Nicolò  non  volendo 
soltomellersi  per  essere  intervenuto  al 
concilio  di  Pisa  ,  partì  da  Recanali,  la- 
sciando però  la  di  lui  memoria  in  benedi- 
zione; ma  Gregorio  XII  gli  fece  confisca- 
re quanto  avea  lasciato  e  lo  chiamò  fi- 
glio d'iniquità.  Il  Papa  gli  sostituì  Ma- 
rino già  uditore  di  rota  e  vescovo  di  Te- 
lamo,  che  facilmente  per  un  riguardo  ai 
recanatesi  amanti  di  Nicolò,  solodichia- 
lò  amministratore.  Appena  i  recanatesi 
conchiusero  la  sommissione  col  Malate- 
sta,  Paolo  Orsini  entrato  nella  Marca  a 
sostenere  Giovanni  XXIII,  diede  loro  u- 
na  rotta, ammazzandone  107  e  facendo- 
ne 110  prigionieii. 

A  Gregorio  Xll  narrai  le  memorabi- 
li sue  vicende  e  lebenemerenzecolia  Chie- 
sa universale,  imperocché  per  l'estinzio- 
ne del  pertinacissimo  scisma  ,  non  solo 
jicr  terminarlo  approvò  ilconciliodi  Co- 
stanza (^ .),  ma  io  esso  eroicamente  ri- 
nunziò al  pontificato  a'4  luglio  1 4  '  ^5  •  '" 
prendendo  il  nome  d'  Angelo  Correr  o 
Conaro;  laonde  il  concilio  in  premio  di 
tanta  virtuosa  generosità,  lo  dichiaròi." 
cardinale,  vicario  e  legato  perpetuo  del- 
la Marca,  vescovo  suburbicario ,  e  ani- 
miuislratore  perpetuo  delle  sedi  di  Re- 
canali e  Macerata.  Che  partito  dall' o- 
spitalissima  Rirnini  [P.),(isib\a  sua  di- 
mora in  Recanali,  per  la  propensioneche 
avea  alla  città;  che  ivi  morì  nell'ollobre 
1 4«  7  (di  affanno  o  afflizione,  dice  Calca- 
gni), e  fu  sepullo  in  s.  Flaviano,che  co- 
me lui  era  stato  patriarca  di  Costantino- 
poli. Racconta  Compagnoni  che.in  detto 
anno  Rccanali  trattò  con  Macerala  per 


REC  283 

la  pace  generale  della  Marca,  colla  con- 
dizione, che  Malatesla  restituisse  i  due 
castelli  del  comune,  s.  Pietro  e  Loreto, 
nella  quale  i  recanatesi  furono  lodati  co- 
me intenti  al  pubblico  bene  della  pro- 
vincia e  zelantissimi  dello  stato  comune 
pacifico.  Il  concilio  di  Costanza  dopo  la 
rinunzia  di  Gregorio  XII,  avendo  proce- 
duto alla  deposizione  dt  Giovanni  XXIIl 
e  di  Benedetto  XIII,  nel  1417  venne  all'e- 
lezione di  Martino  V,  il  quale  a'22  no- 
vembre con  bolla  che  si  conserva  nel  pre- 
gievolissimo  archivio  di  Recanati,  parte- 
cipò al  comune  la  seguila  elezione  e  tut- 
te le  sue  circostanze  ,  monumento  assai 
interessante,  vedendosi  in  essa  che  la  e- 
lezione  del  Papa  dovea  separatamente 
fìirsi  prima  da'cardinali,  e  poi  confermar- 
si dagli  elettori  deputati  per  questa  sola 
volta  dal  concilio.  Recanati  avendo  po- 
stulato al  concilio  per  suo  vescovo  l'am- 
ministratore Marino,  prima  che  si  sapes- 
se essersi  date  le  duechiese  in  commea- 
da  al  cardinal  Corraro,  Martino  V  per 
quanto  dissi  a  Macerata,  traslalò  Mari- 
no da  Teramo  alle  due  chiese  di  Reca- 
nati e  Macerala,  che  già  avea  destinato 
tesoriere  della  Marca,  ed  in  pari  tempo 
lo  fece  pro-legato  della  medesima.  Al- 
la città  concesse  la  fiera,  ed  accordò  in- 
dulgenze a  chi  visitava  il  santuario  Lau- 
retano  :  per  questa  fiera  Leone  X conces- 
se franchigie,  dal  i.°di  settembre  a'  3i 
ottobre,  come  aveano  fallo  altri  prede- 
cessori, e  pralicarono  eziandio  di  versi  suc- 
cessori. Nel  142  i  Recanati  si  concordò  pei 
confini  con  Castel  Fidardo,  indi  come  ad 
altre  città  marchegiane,  le  fu  vietato  di 
assoldar  genti  nel  regno  di  Napoli.  Nel 
1422  insorsero  scrii  dissapori  fra  il  co- 
mune e  il  vescovo  che  non  si  voleva  in 
città,  e  si  spedirono  al  Papa  oratori  per- 
chè lo  rimovesse;  nondimeno  nel  14^3 
Marino  vi  si  porlo  e  venne  concordata 
ogni  vertenza.  Ma  nel  14^4  *'  rinnovaro- 
no le  questioni  per  la  porzione  canonica 
de'legati  pii  voluta  dal  vescovo,  poi  ve- 
nendo lutto  conciliato  e  restandogli  i| 


284  REC 

comune  affeziona tissimo.  Verso  questo 
tempo  i  recanatesi  in  ossequio  al  santua- 
rio di  Loreto,  lastricarono  di  mattoni 
tutto  quel  tratto  di  strada  che  corre  dal- 
la città  al  santuai  io;  vi  fabbricarono  an- 
cora diverse  cappeilette  per  eccitar  divo- 
zionee  per  ricoverodc'pellegrini. A  questo 
esempio  le  altre  città  marchiane  accomo- 
darono le  strade  e  gittarouo  buoni  ponti 
sopra  i  fiumi,  a  comodo  de'peilegriuaggi 
alla  s.  Casa.  Nel  1424  si  diedero  i  primi 
passi  per  mettere  sotto  la  giurisdizione 
iinmediata  del  Papa  la  chiesa  di  s.  Ma- 
ria di  Loreto,  che  dipendeva  direttamen- 
te dal  vescovo  di  Reoana  ti.  Il  vescovo Gui- 
dalotti  (di  cui  parlai  ne' voi.  VII,  p.  78; 
XXXIl,  p.  6;  Lll,  p.  iSa)  vice-camer- 
J«ngo,  nel  collegio  della  Sapienza  nuova 
die  fondò  in  Perugia  sua  patria, ordinò 
che  vi  si  mantenessero  gratis  in  perpe- 
tuo due  giovani  recanatesi,  a  scelta  del 
consiglio  e  da  cambiarsi  ogni  7  anni;  il 
consiglio  nominò  neh44r»  ^^^^^  "'*"  P'^ 
esercitò  il  diritto.  A  Macerata  nella  se- 
rie de' vescovi,  qui  non  riportando  se  non 
quanto  riguarda  Recanati ,  notai  le  po- 
stulazioni pel  successore,  e  che  Martino  V 
non  volendo  esaudire  il  comune  né  dis- 
gustarlo nominò  un  amministratore,  con- 
servando in  certo  modo  le  due  chiese  per 
se  stesso.  Indi  successe  il  celebre  f^ilelle- 
scili  }^oì  cardinale,  che  Recanati  feceono- 
lare  a  Nocera  dai  suoi  ambasciatori  e  rice- 
vè con  applauso  e  distinzioni  straordina- 
iie;quale  governatore  della  Marca  perla 
ribellione  de' pesaresi  e  la  rottura  di  pace 
dei  Malatosta,  tenne  un  parlamento  pro- 
vinciale nella  città.  Sotto  di  lui  nella  torre 
e4ano strettamente  carcerati,  ileo.  Fran- 
cesco Ferretti  d'Ancona,  e  Pier  Gentile 
Varani  che  fu  decapitato  per  aver  falsi- 
ficato le  monete  d'Eugenio  IV:  si  era  in- 
terposto il  comune  per  ambedue  e  solo 
ottenne  meno  terribile  pi  igione  pel  pri- 
mo. Il  conciliabolo  di  Basilea  (/^.)  mosse 
a  danno  di  Eugenio  IV  il  valoroso  Fran- 
cesco Sforza,  onde  i  popoli  della  Marca 
the  grandemente  desideravano  la  mula- 


REC 

zione  di  governo,  mal  soffrendo  il  fiero 
Vilelleschi,  si  ribellarono,  e  caddero  in 
potere  di  Sforza  Recanati  e  gli  altri  pria-  5 
cipali  luoghi,  come  leggo  in  Baldassini, 
fuggendoli  Vilelleschi  nel  i433, dopo  es- 
sere passato  in  Macerata  con  buon  ner 
bo  di  recanatesi.  Leopardi  narra  che  per 
la  disparità  di  forze  evase  il  vescovo  col 
clero,  essendosi  la  città  ricusata  darlo  nel- 
le mani  dell'invasore  ;  partì  dopo  essere: 
stato  nascosto  nell'episcopio  e  dicendo  di 
andare  a  s.  Maria  di  Loreto.  Vitelleschi 
col  suo  equipaggios'imbarcòjOnde  il  vin- 
citore agli  I  I  gennaio  1 434  ne  sequestrò  L 
beni,  e  dipoi  capitolò  coi  recanatesi  che 
cedeiouo  alla  sua  potenza,  salvi  i  diritti 
e  le  libertà  del  comune.  Avendo  rinun- 
ziato la  sede  Vitelleschi,  nel  1 435  succes- 
se Toraassini  con  piacere  della  città,  a* 
vendolo  conosciuto  allorché  fu  governa- 
tore della  Marca  :  gli  spedì  oratori  e  pre- 
stò buona  somma  di  denaro  :  nella  sua" 
totaleassenza,governòqual  vicario  o  am- 
ministratore Giustiniani  vescovo  di  Pe- 
dena,  anch'egli  non  residente  in  sua  chie- 
sa ;  amorevole  con  Recanati  donò  alla 
cattedrale  o  al  santuario  di  Loreto  5  ca- 
lici e  altre  argenterie.  Eugenio  IV  nel 
1 434  riconobbe  per  marchese  della  Mar- 
ca Io  Sforza,  che  ordinò  il  pagamento  dei 
censijadlttie  taglie  a  Recanati,  ed  a  molti 
altri  luoghi  neh  435,  indi  impose  al  co- 
mune una  tassa  straordinaria  di  45o  du- 
cati nel  1437.  Sforza  celebrando  in  Fer- 
mo le  nozze  d'Isolea  sua  figlia  col  duca 
d'Atri,  invitò  il  comune  di  Recanati  ad 
assistervi,  al  dire  di  Compagnoni,  men- 
tre Calcagni  asserisce  che  non  si  effettua- 
rono, bensì  a  quelle  fatte  da  lui  con  la 
figlia  del  duca  di  Milano.  Nel  i44o  Aste  fu 
vescovo  ben  accetto  ai  recanatesi,  al  qua- 
le nel  suor." pontificale  di  Pasqua 1 44' 
i  priori  offrirono  un  cereo,  il  comune 
2  vitelli  eio  some  di  vino, e  ogni  consi- 
gliere 4  bolognini  d'argento;  terminò  le 
questioni  della  mitra  e  pastorale  d'argen- 
to del  cardinal  Bontcmpi ,  dal  cardinal 
Cini  ritenuto  per  un  suo  credito  e  donati 


REC 
alla  cattedrale,  cou  dare  a  Macerata  che 
li  pretendeva  una  mitra  coslata  i  3o  du- 
cati. Frattanto  Sforza  si  era  fatto  quasi 
sovrano  della  Marca,  ed  Eugenio  IV  a- 
vea  dovuto  soffrirlo  fremendo  per  la  con- 
dizione de'  tempi,  finché  fortificalo  con 
1'  aiuto  d'  Alfonso  V  re  d'Aragona  e  di 
Kapoli,  e  di  Nicolò  Piccinini  famoso  con- 
dottiero di  armati  ,  lo  scomunicò  e  fece 
procedere  al  ricupero  della  provincia  col- 
le armi.  In  que' frangenti  Recanati  restau- 
rò le  fortificazioni,  fabbricò  nuove  mura, 
e  si  pose  in  difesa  per  evitar  un  colpo  di 
mano  e  per  essere  rispettata  dai  bellige- 
ranti :  in  quella  occasione  si  demolirono 
i  monasteri  di  s.  Nicolò  summentovalo, 
e  quello  grandedis.  Elia  delle  francesca- 
ne, osservanti  come  il  precedente  la  re- 
gola di  s.lienedetto,  secondo  le  istituzio- 
ni di  s.  Damiano  e  perciò  detteDamiane, 
onde  le  monache  con  quelle  di  s.  Nicolò 
ebbero  il  monastero  di  s.  Benedetto  ove 
dimorano;  si  atterrarono  ancora  tutte  le 
chiese  e  edifizi  esterni  che  stavano  da  s. 
Francesco  a  Porta  Mai  ina, mediante  con- 
senso del  vescovo,  anche  per  le  lasse  su- 
gli ecclesiastici  al  pari  de'laici,  e  per  l'e- 
rogazione de'  generici  legati  pii  alla  for- 
tificazione della  città.  Nel  i443  avendo 
quasi  tutta  la  Marca  ceduto  spaventata 
al  possente  esercito  aragonese,  a'24  ago- 
sto il  re  e  il  commissario  pontifìcio  ve- 
scovo di  Spoleto,  dal  campo  sotto  Monte 
Milone  invitarono  Recanati  all'ubbidien- 
za,  che  non  curando  le  sollecitazioni  Sfor- 
zesche (se  deve  credersi  a  Compagnoni, 
pel  marchese  in  Recanali  vi  si  era  forti- 
ficato Antonio  Trivulzio),  a' 27  gli  ora- 
lori  la  prestarono  con  patti  onesti,  ma  si 
dovettero  fare  regali  in  denaro,  pane,  vi- 
no, cera  e  confetture  :  immediatamente 
il  vescovo  e  alcuni  cittadini  quali  oratori 
si  portarono  da  Eugenio  1\  perla  con- 
ferma de'patti  e  altri  privilegi:  Compa- 
gnoni riporta  il  diploma  del  cardinal  ca- 
merlengo.  Avendo  ai  i3  novembre  lo 
Sforza  dato  buona  rotta  al  Piccinino,  Re- 
canati lo  ricevette  e  confortò,  offrì  aiuti 


REC  28  j 

e  600  ducali  ;  indisi  altesea  fortificar  me- 
glio la  città, si  chiusero  i  tribunali  e  le  bot- 
teghe, ordinandosi  anche  a'medici  e  no- 
tari  di  (ipplicarsi  ai  lavori.  Si  domandaro- 
no alcardinal  Capranica  legalodella  Mar- 
ca 400  cava  Ili  a  difesa  della  piazza,  e  da! 
Papa  s'invocarono  provvedimenti  perla 
pace  e  sicurezza  della  provincia.  Prospe- 
rando nel  1 444  '^  ^^^^  'J'  Sforza,  che  ai 
I  8  agosto  presso  Montolmo disfece  Fran- 
cesco figlio  di  Piccinino,  il  legalo  che  si 
era  portato  già  in  Recanati  o  vi  si  rifugiò 
alloia  ,  domandò  al  consiglio  se  poteva 
slarvi  sicuro  e  quanti  armati   si  deside- 
ravano in  aiuto.  U  consiglio  rispose  che 
poteva  esservi  sicuro  quanto  in  Roma,  ba- 
stare pochi  fanti  e  cavalli,  ed  essere  tutti 
i  cittadini  disposti  alla  morte  e  allo  ster- 
minio della  città  pel  buon  servizio  della 
s.  Sede.  A'q  ottobre  Alessandro  fratello 
di  Sfoi-za  e  poi  sinnore  di  Pesaro  (^'.), 
prese  per  forza  il  Porto  di  Recanali,  e  vi 
fece  alquanti  prigionieri,  indi  a' io  il  Pa- 
pa si  pacificò  e  accordò  a  Sfoi"za  le  terre 
occupate,  onde  gli  restò  la  Marca  tranne 
Recanati,  Osimo,  Ancona  e  Fabriano, 
sebbene  queste  due  ultime  in  qualche 
modo  ne  riconobbero  la  signoria:  il  ve- 
scovo fu  fallo  commissario  per  l'esecnzio- 
ne  della  pace, col  veneto  Anastasio  Grilli 
poi  governatore  delle  poche  terre  restale 
alla  Chiesa  ,  onde  s'  intitolò  giibernnlor 
Recanati  tt  Auocimi  prò  SSino.  D.  No- 
stro. Lo  Sfoi za  voleva  ritenere  il  Poito, 
ma  pel  giudizio  degli  arbitri  venne  resti- 
tuito al  comune:  recandosi  lo  Sforza  colla 
moglie  a  visitare  la  s.  Casa,  il  comune  li 
trattò  splendidamente.  La  concordia  fra 
Eugenio  IV  e  lo  Sfoiza  fu  di  breve  du- 
rata, e  ben  presto  le  milizie  pontifìcie  fu- 
rono di  nuovo  in  campo,  ed  essendo  par- 
tilo il  Grilli,  le  cose  della  Chiesa  nella 
Marca  restarono  raccomandate  al  comu- 
ne di  Recanati,  al  vescovo  eda  Benedetto 
Piccioni  dis.  Germano, come  commissari 
pontificii, dice  Compagnoni.  A '4  ottobre 
1445  s'  liunì  intorno  la  città  l'esercito 
ecclesiastico,  ed  essa  gli  prestò  glandi  a- 


286  R  E  C 

iuli  di  vivei-i  ogni  giorno,  e  33oo  ducali, 
ina  si  tenne  sempre  in  buona  guardia  e 
non  volle  ricevere  armali.  Macerala  tor- 
nò all'ubbidienza  del  Fapa,  e  nell'episco- 
pio recanatese  se  ne  stipulò  l'atto  il  i." 
novembre;  Compagnoni  riporta  il  testo 
della  capitolazione,  in  cui  Recanati  èchia- 
mala  Magnifica  città.  A'3  capitolò  Mon- 
t'Olmo,  con  sicurtà  di  Fermo  ritornato 
alla  Chiesa  ,  cui  poi  nel  i44^  Recanali 
pi  estòi  DOG  ducali  per  fare  con  altra  som- 
ma evacuare  il  Girifalco  da  Alessandro 
Sfurza,  avendone  sborsati  loo  pel  riscat- 
to del  cassero  o  fortilizio  di  Monle  Milo- 
ne  :  così  allo  Sforza  reslò  solo  Jesi  nella 
Marca, che  cedèalFapa  nel  i447' Castel 
Fidardo  tenendosi  per  lo  Sforza  dal  i444> 
il  legato  domandò  al  comune  di  assalir- 
lo, aia  si  die  agli  anconitani,  i  quali  per- 
ciò e  per  la  loro  inclinazione  agli  Sforze- 
schi si  inimicarono  e  finì  con  aperta  guer- 
ra. Le  due  parli  si  fecero  molli  danni  e 
rappresaglie  ;  Ancona  unita  con  Castel 
Fidardo,  Recanati  collegala  con  Osimo; 
occupando  gli  anconitani  il  forte  d' Aspio, 
quando  fu  elevato  al  pontificalo  Nicolò  V, 
si  fece  un  compromesso  per  decidere  le 
questioni  :  Recanati  riebbe  il  forte,  e  le 
prede  si  restituirono  reciprocamente.  Non 
finirono  le  contese,  perchè  Ancona  che 
avea  dal  Papa  in  pegno  Castel  Fidardo 
per  yooo  ducati,  voleva  tenerlo  per  sem- 
pi"e;  Recanati  pergelosia  noi  voleva:  Ca- 
stel Fidardo  si  ribellò  sostenuto  dai  re- 
canatesi. In  fine  reintegrata  Ancona  dei 
70ooducati,  stipulò  pace  nel  i45iconRe- 
canati,  ritornando  Castel  Fidardo  in  li- 
berlà.  Essendo  la  città  in  molta  slima  di 
Nicolò  V,  fu  una  di  quelle  che  invitò  nel 
i45>2  ad  assistere  alia  coronazione  che 
faceva  in  Roma  di  Federico  III  impera- 
tore, e  vi  andarono  due  ambasciatori.  Il 
vescovo  nel  1460  pacificò  Jesi  con  Anco- 
na, e  per  andjedue  il  comune  garantì  la 
somma  di  4ooo  ducali.  Leggo  in  Ricci 
che  in  questo  anno  travagliava  un  con- 
tagioso malore  la  città,  per  cui  finono  a 
tale  edelto  scelti  alcuni  riformatori  delle 


REC 
leggi  municipali,  indi  fu  decretalo  si  di- 
pingesse l'immagine  di  S.Sebastiano  nel- 
l'altare coslrultodai  sii  veslrini  nella  chie- 
sa di  s.  Maria  di  Piazza  odel  Mercato,  e 
che  ogni  anno  se  ne  dovesse  far  memo- 
ria con  pubbliche  feste:  aggiungerò,  che 
rinnovato  il  flagello  a'3o  gennaio i474> 
il  municipio  ricevè  da'monaci  la  cessio- 
ne del  maggior  altare,  pel  quale  allocò 
a  Urbani  di  Sanseverino  la  tavola  colle 
immagini  della  B.  Vergine  e  di  s.  Seba- 
stiano, ed  a  questa  aggiunse  l'altra  di  s. 
Benedetto  ;  il  colorito  riuscì  pregievole, 
ed  ora  è  nella  sagrestia  del  duomo.  Note- 
rò col  Leopardi  benemerentissimo  della 
patria  storia,  che  i  silvestrini  furono  iu- 
trodotti  in  Recanati  nel  1298;  che  il  ve- 
scovo Federico  fabbricò  loro  la  chiesa  e 
lasciò  tutti  i  suoi  beni;  che  nel  18 io  il 
governo  francese  soppresse  il  monastero, 
e  la  chiesa  fu  demolita.  Avendo  la  pesti- 
lenza falla  molta  strage  nella  città,  per 
ripopolarla  il  magistrato  richiamò  i  ban- 
diti, perdonando  loro  qualunque  colpa. 
Tornalo  in  Italia  l'imperatore  Federico 
III  volle  visitare  il  santuario  di  Loreto, 
ed  i  recanatesi  lo  trattarono  con  regia 
magnificenza;  laonde  l' imperatore  con- 
cesse al  magistrato  la  collana  d'  oro,  di 
creare  notari,  di  legittimare  bastardi,  e 
altri  privilegi.  Neh468  l'ottimo  vescovo 
Aste  donò  alla  cappella  del  palazzo  prio- 
rale  alcuni  arredi  preziosi  e  l'immagine 
della  B.  Vergine  colla  s.  Casa  dipinta  in 
tavola,  ed  esistente  nel  municipio:  morì 
nel  1469  e  fu  sepolto  nella  catledrale,  in 
monumento  eretto  dalla  confraternita  di 
s.  Lucia  soppressa  nel  1  694- 

Paolo  II  feceamministratore  il  vescovo 
di  Parenzo  Morosini,di  cui  non  solo  par- 
lo a  Macerata  nella  successione  de'  ve- 
scovi, ma  anche  a  Loreto  per  quanto 
concerne  il  tesoro  del  santuario;  morì  in 
Recanati  e  venne  tumulato  nel  duomo. 
11  comune  propagò  la  notizia  del  giubileo 
concesso  da  Paolo  II  a  s.  Maria  di  Lo- 
reto, e  ne  conserva  in  archivio  la  bolla, 
insiemea  copiosi  e  preziosi  documenti  ù* 


REC 

guardanlì  il  santuario:  diede  le  disposizio. 
Jii  opportune  perchè  nulla  mancasse  a'coii- 
correnli,  facendoctislodire  l'elemosine  da 
ilepntati,  per  erogarle  nella  fabbrica  della 
chiesa.  Recanati  si  concordò  con  Osimo 
per  la  reciproca  estradizione  de'rei,  e  Si- 
sto IV  confermò  la  fiera  con  tutti  i  privi- 
legi, ed  esentò  il  comunedall'alloggio  dei 
soldati;  esenzioneche  successivamente  poi 
riconobbero  Leone  X,  Paolo  IH  e  Paolo 
IV.  Il  1476  f'i  luttuo-io  per  Recanati  per 
una  peste  che  rapì  moltissime  vittime, 
onde  gli  abitanti  offrirono  una  corona  di 
argento  al  santuario  di  Loreto.  N°l  1 4^  i 
i  recanatesi  s'interposeroconSistol  V  pel 
loro  protettore  cardinal  Savelli,  rislretlo 
in  Castel  s.  Angelo,  che  poi  ne  uscì.  Es- 
sendosi impadronito  d' Osimo  (f^-)  Boc- 
colino,  Innocenzo  Vili  ordinò  di  casti- 
garlo: il  cardinal  Rovere  poi  Giulio  II,  es- 
sendo legalo  della  Marca,  domandò  e  ot- 
tenne aiuti  dai  recanatesi,  si  condusse  a 
Monte  Fiore  e  poi  espugnò  Osimo.  Al- 
lora Recanati,  secondo  le  promesse,  do- 
mandò che  fosse  data  Monte  Fano,  ma 
non  l'ottenne  che  per  poco  tempo.  11  ve- 
scovo cardinal  Basso  della  /Joi'ere  tenne 
in  Recanati  per  snffraga:ieo  Domenico 
Boerio  vescovo  di  Savona  :  quando  nel 
1488  il  cardinale  si  lecò  nelle  diocesi,  giu- 
sta il  costume  si  recò  prima  in  Recanati, 
che  lo  fece  incontrare  a  Monte  Falco,  a 
Tolentino  e  con  pompa  di  oratori  e4pf'g- 
gij  indi  con  altri  oratori  e  1 00  armati  ai 
confini,  e  presso  la  città  da  molli  giovani 
a  piedi  e  a  cavallo  con  palme  e  bande- 
ruole, accompagnati  dai  butFuni  secondo 
l'uso  di  que'tempi  (di  che  feci  parola  a 
Gruoco,  a  Pranzo  e  altrove).  Alla  Porta 
di  Monte  Morello,  nella  quale  si  fanno 
gl'ingressi  solenni,  lo  ricevè  e  complimen- 
tò il  podestà  con  allocuzione;  i  priori  lo 
accolsero  sol  lo  baldacchino,  con  l'accom- 
pagno de'palafrenieri  e  di  8  mazzieri,  ed 
ivi  si  trovarono  il  clero  e  le  confraternite, 
accompagnandolo  processionalmente  al- 
la cattedrale.  Il  comune  gli  donò  bacile 
e  boccale  d'argento,  cui  il  vescovo  rcali- 


R  E  C  287 

tuìco'suoi  stemmi  incisi, donò  ai  comune 
600  ducati  per  la  fabbrica  delle  mura, 
e  nel  gran  pranzo  che  die  a'principali  cit- 
tadini vi  convitò  le  mogli:  grato  per  tanta 
accoglienza,  volle  chiamarsi  il  cardinale 
dì  Recanati.  Il  pontificato  d'Alessandro 
VI  fu  infausto  a  Recanali  per  le  discor- 
die aumentate  tra'nobdi  e  il  popolo, per- 
chè i  primi  fino  al  i453  aveano  domi- 
nato, nel  quale  anno  un  decreto  del  con- 
siglio escluse  i  dottori,  cavalieri  e  nobili 
che  fossero  prepolenti.  Perciò  frequenti 
furono  i  conflitti  fra'diversi  ordini  della 
città, quando  la  fazione  popolare  a  mezzo 
del  concittadino  medico  d'Alessandro  VI 
ottenne  una  bolla  in  pregiudizio  del  ceto 
nobile  con  l'esclusione  d'alcuno  delle  prin- 
cipali famiglie,  onde  per  nuovi  accordi 
si  formò  un  governo  di  200,  misto  di  po- 
pola ri  e  nobili.  Insorte  al  tre  discord  ie,Per- 
civalli,  benché  nobile,  per  signoreggiare 
la  patria  si  pose  nell'altro  parlilo;  quindi 
seguirono  violenze  e  gravissimo  tumulto 
che  pose  in  fuga  i  priori,  restando  i  po- 
polari superiori,  e  conservarono  il  gover- 
no misto.  La  peste  del  i  5o3  avendo  mie- 
tuto molli  popolani,  si  ristabilì  del  tutto 
il  governo  de'nobili  e  aristocratico.  Del 
governo  e  magistrature  municipali  di  Re- 
canati, parlai  ancora  nel  voi.  L  V,p.  i  q5  e 
247.  Alla  morte  del  vescovo  Rovere  enei 
i5o7  Giulioll  tolse  il  sanluarioLauieta- 
no  alla  giurisdizione  del  vescovo  di  Reca- 
nali, destinandovi  un  governatore  dipen- 
dentedirettarnentedallas.  Sede:  però  Lo- 
reto restò  come  prima  in  proprietà  del 
comune  recanatese,  sbagliando  Tursel- 
lino  scrivendo  il  contrario,  come  dichia- 
ra Leopardi.  Prinia  di  questo  tempo  e 
nel  1496»  '3  peste  infierì  in  Recanali  e 
in  tutto  il  Piceno,  lo  che  notai  nel  voi. 
XXXIX,  p.  208,  coll'autorità  del  celebre 
Vogel,  parlando  dell'annua  processione 
che  fanno  il  clero  e  magistrato  recana- 
tese alla  basilica  Lauretana:  gli  osimani 
dierono  cortese  ricetto  ai  recanatesi;  al- 
trettanto questi  fecero  quando  quelli  alla 
loro  volta  ne  furono  molestati. Nella  guer- 


a88  .       R  E  G 

ra  cheGiiiIio  II  fece  ai  veneziani,!  reca- 
natesi d'ordine  del  legalo  fortificarono  la 
citlà  e  il  porto,  non  che  Loreto  con  pie- 
sidio.  Giulio  II  allorché  andò  a  Bologna 
per  la  guerra  contro  il  duca  di  Ferrara, 
alloggiò  in  Recanati,  la  quale  sommini- 
strò aiuti.  Il  vescovo  de  Cupis,  come  ri- 
portai a  Macerata,  nel  1 5 1 6  conservan- 
do quel  vescovato,  rinunziò  l'altro  di  Re- 
canati a  Tasso  vescovo  di  Parenzo,  zio 
del  famoso  poeta,  al  cui  ingresso  in  Re- 
canati il  clero  invitò  quello  di  Loreto;  fu 
benevolo  e  generoso,  restaurando  l'epi- 
scopio con  looo  ducati, altiettantosoin- 
niinistrando  il  comune.  Avendo  Leone  X 
scomunicato  e  spogliato  degli  slati  il  duca 
d'Urbino  Francesco  M.^  I,  ribellatosi  que- 
sti alias. Sede, (jlopoaverli  ricuperali  scor- 
se armato  la  Marca,  come  dissi  nel  voi. 
LII,  p.  20o,onde  il  consigliodiRecanali 
ordinò  le  provvisioni  necessarie  per  met- 
tere la  città  in  buono  stato  di  difesa.  Ai 
3o  marzo  i5i7  il  duca  per  un  commis- 
sario domandò  che  mandasse  ogni  gior- 
no 70  some  di  vettovaglia  e  3o  some  di 
\ino,  e  per  una  volta  10  para  di  bovi  e 
40  guiislatori.  Appena  presa  Jesi  minac- 
ciò dì  portarsi  a  danno  di  Recanati,  la 
quale  aumentò  le  sue  difese  ed  a'5  giu- 
gno spedi  oratori  a  Jesi  per  trattare  col 
duca,  e  si  combinò  di  pagar  6000  ducati 
d'oro,  1000  imprestandone  il  vescovo,! 
quali  si  pagarono  4ooo  in  denaro  e  il  re- 
sto in  drappi  pel  vestiario  de'soldati.  In- 
di il  comune  spedì  oratori  a  Pesaro  al  car- 
dinal Divizi  legato  delle  milizie  papali, 
per  dimostrargli  la  necessità  per  cui  si  era 
indotloaque'palti,ene  fu  assolto  da  qua- 
lunque pena  e  censura.  Questo  cardinale 
era  ancora  [)rotettore  del  santuario  di  Lo- 
reto nel  contado  recanatese,  il  quale  ca- 
stello dipendeva  intieramente  dal  comu- 
ne di  Recanati.  Nel  1 5 1 8  scorrendo  i  cor- 
sari l'Adriatico, scesero  in  terranei  porto 
e  lo  bruciarono.  Fino  a  questo  lem  pò  R.e- 
canali  era  stata  sotto  il  governo  della  Mar- 
ca; ma  all'improvviso  Leone  X  la  soltras- 
se  dal  legato  e  soggettò  al  protettore  di 


REO 

s.  Casa,  ignorandose  il  motivo,  dice  Cal- 
cagni. L'avv.  de  Minicis,  Cenni  storici  e 
nuniisinatici  di  Fermo,  p.  95,  parlando 
di  Lodovico  Eufreducci,  racconta  come 
questi  essendosi  fatto  tiranno  di  Fermo 
f^.),  si  uni  con  Amadio  Alberici,  ricco, 
potente  e  ambizioso  cittadino  da  Recana- 
li, il  quale  per  forza  d'anni  s'era  fatto  pa- 
drone della  patria;  donde  cacciati  o  uc- 
cisi i  più  ragguardevoli  cittadini,  ribelle 
alla  Chiesa,  veniva  allargando  la  sua  po- 
tenza; e  Zubicco  da  Fabriano  (/'.),  mos- 
so da  tali  esempi,  avea  operato  colà  al- 
trettanto. Erano  il  fabrianese  e  quel  di 
Recanati  in  alleanza  con  Eufreducci,  ed 
ambedue  miravano  ad  uno  scopo,  cioè  a 
rivoltare  il  Piceno  e  poi  l'intero  stalo  del- 
la Chiesa.  Oltre  poi  l'amicizia  che  li  le- 
gava a  Gio.  Paolo  Baglioni,  gran  capita- 
no di  Perugia,  si  temeva  assai  che  fossero 
confederali  con  polenti  signori  di  Roma, 
e  occultamente  eccitati  da  princìpi  mag- 
giorìj  forse  anche  dall'urbinate,  laonde 
si  paventava  che  da  poca  favilla  scoppias- 
se un  vasto  incendio.  Anche  Ricci  dice  che 
pei  nominati  lirannelti  l'infelice  provin- 
cia in  ogni  parte  si  trovava  disordinata 
dalle  fazioni  e  guasta  dalie  armi,  poiché 
i  loro  malvagi  aderenti  e  seguaci  sconvol- 
gevano e  mettevano  a  ribellione  l'intera 
Marca, derubando  e  uccidendo  i  cittadini 
fedeli  a  Leone  X,  favoriti  dalle  intelli- 
genze del  Baglioni  e  di  Francesco  M  "  I, 
onde  le  città  e  i  luoghi  si  fortificarono 
con  opere  di  militare  architettura,  con- 
tro nemici  sì  crudeli  e  potenti.  Appren- 
do dal  conte  Leopardi,  rila  di  Nicolo 
Boiuifede  vescovo  di  Chiusi,  del  quale  e- 
ininenle  personaggio  parlai  in  molti  luo- 
ghi, come  nel  voi.  LUI,  p.  7  i  ,che questo 
Amadio  di  Recanali  era  della  famìglia 
Mencioni  o  Minchioni  poi  Alberici,  che 
essendosi  rovinalo  nelle  sostanze  pensò 
a  risorgere  eccitando  turbolenze  nella  pa- 
tria e  procurandosi  partilo  col  pretesto 
di  sostenere  il  popolo,faceodo  mettere  uo- 
mini del  volgo  nel  consiglio.  I  primi  moli 
di  costui  si  trovano  fin  dal  1 5 1 3,  ma  nel 


REC 

1 5 1 7  promovendo  gravi  disordini  e  aspi- 
rando alla  tirannia,  fu  processalo  dalla 
curia  della  provincia  e  mandato  io  esi- 
lio. Calcagni  dà  per  pretesto  alla  solle- 
vazione del.  popolo  istigato  da  Amadio, 
la  sottrazione  di  Puecauati  dal  governo 
della  Marca,  e  di  averla  il  Papa  sottopo- 
sta a  quello  del  cardinal  protettore  del 
santuario  Lauretano  e  suo  governatore, 
incitando  i  cittadini  a  ritornare  sotto  il 
legato  ch'era  allora  il  cardinal  Armellini 
protettore  di  Recanali.  Però  a'27  novem- 
bre i5i9  alla  testa  di  molti  faziosi  en- 
trò inaspettatamente  in  Recanati  e  sene 
fece  quasi  padrone  con  saccheggi,  incen- 
di, ratti  e  uccisioni,  massime  della  fami- 
glia Gonfalonieri, e  con  grande  desolazio- 
ne. Poco  appresso  per  timore  vero  o  si- 
mulato ne  usci,  e  accompagnato  da  3oo 
fanti  e  da  4o  cavalli  anconitani  passò  a 
fortificarsi  in  Monte  Fioredel  contado  re- 
canatese. NeliSiq  i  recanatesi  disperati 
pel  mal  governo  della  curiagenerale  del- 
la provincia,  ottennero  dal  Papa  che  il 
cardinal  protettore  del  santuario  Laure- 
tano sarebbe  governatore  di  Recanali  con 
qualiGcadi  legato  pontificio^  ma  ben  pre- 
sto sperimentato  che  stavano  peggio,  poi 
neh  524  tornarono  all'antico  governo.ln- 
tanto  il  vice- legato  della  Marca  assediò  ia 
Monte  Fiore  Amadio,  che  Leone  X  di- 
chiarò ribelle  colla  taglia  di  2000  ducati 
d'oro  a  chi  lo  prendesse  vivo:  l'assedio 
riuscì  male,  Amadio  potè  ritornare  in  Re- 
canali e  volle  dal  comune  900  ducati  d'o- 
ro per  pagare  i  suoi  satelliti.  Dal  com- 
plesso di  tanti  affliggenti  avvenimenti  e 
temerari  disegni,  perturbato  l'animo  di 
Leone  X,  nel  dicembre  i5ig,  chiamato 
a  se  il  sagace  e  magnanimo  prelato  Buo- 
nafede di  s.  Giusto,  affidò  a  lui  la  repres- 
sione di  tanti  mali,  e  si  attenne  agli  av- 
vedutissimi  di  lui  consìgli;  ringraziò  ri- 
petutamente Dìo  per  averlo  mandato  a 
illuminare  la  sua  mente, convenendovi  in 
tutto  il  cardinal  de  Medici,  poi  Clemente 
VII.  In  esecuzione  de'quali  il  Papa  lo  di- 
chiarò commissario  generale  di  tutto  lo 

VOL.  LVI. 


REC  289 

stalo,  e  vice-legato  e  governatore  assolu- 
to della  Marca,  per  fiaccare  l'Eufreducci 
come  principale  e  potente  fazioso  della 
provìncia,  indi  rìfoimare  ogni  altra  città 
e  luogo  de'domiuii  della  s.  Sede,  per  estin- 
guerne tutti  i  capoparte  e  tiraunetli.  La 
virtuosa  modestia  del  Buonafede  ripu- 
gnante accettò  l'incarico,  ma  di  semplice 
vice-legato,  per  non  detrarre  l'autorità 
del  suo  amico  cardinal  Armellini  legato 
della  Marca  :  considerando  il  Papa,  che 
senza  fasto  di  titoli  il  solo  suo  nome,  in- 
tegrità e  severa  giustizia,  otteneva  ubbi- 
dienza e  rispello,-  se  ne  contentò.  Presi 
dal  Buonafedelodatissimì  provvedimenti, 
si  recò  a  Recanali  che  trovò  nella  pìLi  in- 
felice $iluazìone,sebbene  avesse  fatto  chia- 
mare in  Roma  prudentemente  Amadio 
e  Zubicco,  per  privare  Eufreducci  di  sì 
principali  complici  esostegni.  Subito  dal- 
la sua  presenza  restò  abbattuta  la  traco- 
tanza de'scellerati  partigiani  del  partito 
Amadio,  quindi  a'  i  o  febbraio  1 52o  chia- 
maloa  se  il  consiglio de'citladini  rimpro- 
verò loro  la  pessima  condotta  tenuta  e 
l'esorbitanze  commesse,  esortandoli  a  ri- 
formare la  città)  onde  i  buoni  che  esula- 
vano a  Loreto  e  iti  altri  luoghi,  potesse- 
ro slarvi  sicuri  e  quieti,  e  che  ai  cattivi 
si  dasse  la  debita  punizione.  Immediata- 
mente richiamati  da  Loreto  i  rifugiati, 
che  detestando  la  tirannide  violenta  di 
Amadio  e  de'suoi fautori,  Buonafede rim- 
proverolli  perchè  a  veauo  colla  loro  codar- 
dia e  negligenza  lascialo  trascorrere  tanti 
guai  e  disordini  nella  patria,  dovendo  in 
principio  porvi  vigorosamente  gli  ostaco- 
li opportuni.  Allora  i  cittadini  altamente 
declamando  contro  i  seguaci  d'Amadio, 
ne  domandarono  l'eslerminio,  pel  buono 
e  tranquillo  vivere  della  patria.  Il  pre- 
side propose  r  elezione  d'un  saggio  ed  e- 
uergicopodestà,e l'ammissione  di  qualche 
popolareche  godesse  la  fiducia  del  volgo, 
i  quali  servissero  di  sostegno  agli  ordini 
buoni  e  alle  u^ili  provvisioni,  ripristinan- 
do il  reggimento  municipale  con  200  in- 
dividui, es&eudo  stato  ridotto  a  i54-  la 
'9 


290  REG 

tulio  il  prelato  fu  ubbidito,  onde  ascol- 
talo qualunque  ricorso,  resa  giustizia  a 
tulli,  annullale  le  arbitiarie  léggi  di  A- 
madio  e  prescritto  uliiissimi  regolamen- 
ti, partì  alla  volta  di  Fermo  a'  1 4  febbra- 
io, ove  alla  testa  delle  milizie,  nel  piano 
di  Servigliano  disfece  Eufreducci  che  vi 
perì,  ricevendo  dal  prelato  l'estrema  be- 
nedizione; il  corpo  fu  portato  nella  cit- 
tà, ove  restò  8  giorni  insepolto.  Amadio 
pocodopoarrivatoaRoma  vi  fu  fatto  mo- 
rire, contro  i  consigli  del  Buonafede)  che 
con  Zubicco  voleva  andasse  a  guarnire 
Bologna,  per  potersi  onoratamente  so- 
stentare: i  due  figli  Bernardino  e  Seba- 
stiano, seguendo  le  cattive  orme  del  pa- 
dre, inquietarono  grandemente  il  gover- 
no e  la  patria,  subendo  ambedue  l'ulti- 
mo supplizio.  Quanto  a  Zubicco  fallosi 
in  Roma  reo  di  nuove  cospirazioni,  fu  de- 
capitato. Però  Calcagni  racconta  quanto 
ai  tumulti  e  discordie  cagionale  da  Ber- 
nardino e  Sebastiano,  che  Adriano  VI 
mandò  governatore  in  Recanati  il  vesco- 
To  di  Caslellamare  {Pietro  Flores  ch'era 
slato  vice-legato  della  Marca),  iJ  quale 
appena  arrivato  in  città  li  fece  imprigio- 
nare ambedue,  ma  con  violenza  dai  loro 
fautori  furono  liberati^  Intanto  il  gover- 
natore reintegrò  la  città  del  governo  di 
Loreto,  quindi  il  comune  ottenne  daCle- 
menleVIIdi  tornare  sotto  il  governo  del 
legato  della  Marca.  Nel  i528  Sebastiano 
ch'era  stato  mandato  in  Roma  per  am- 
basciatore, dopo  essere  slato  detenuto  in 
Castel  s.  Angelo  gli  fu  mozzato  il  capo  e 
mandato  ai  priori  di  Recanati  con  ordine 
di  collocarlo  sopra  la  torre  e  non  si  mo- 
vesse sotto  pena  di  10,000  ducali  d'oro. 
11  comune  l'atììdò  ai  lorrieri  sotto  pena 
della  vita,  e  per  certo  tempo  la  custodia 
di  questa  testa  servì  di  mollo  travaglio, 
finché  per  nuovo  ordine  venuto  da  Ro- 
ma fu  levata.  Di  Bernardino  s'i^not'a  il 
fine;  in  un  ms.  del  Buongiovanni,  si  di- 
ce anch'esso  decapitato.  La  città  pel  sacco 
di  Roma,  pegli  aiuti  mandali  a  Clemen- 
te VII,  per  quei  eh'  erano  esuli,  per  la 


REC 

carestìa  e  per  la  peste,  reslò  quasi  spopo- 
lata. Calcagni  corregge  Angelila  che  di- 
ce esseic  venuto  Clemente  VII  in  Reca- 
nali quandoandòaMarsiglia, mentre  so- 
lo vi  fu  nel  i53o  reduce  da  Bologna, e 
vi  fu  accolto  con  grande  splendore  ed  os- 
sequio. Nel  i533  Recanali  fu  lieta  in  ve- 
dere esaltalo  al  pontificato  il  suo  cardi 
nal  protettore  col  nome  di  Paolo  IH,  il  j 
quale  alle  energiche  rappresentanze  fat 
tegli,  restituì  a  Recanali  il  dominiodi  Lo-  < 
reto,  salva  la  giurisdizione  del  governa- 
tore sul  santuario,  chiesa,  ministri  e  pel-, 
legrini.  Due  volle  la  città  fu  in  festa  nel 
suo  pontificato  per  averlo  tra  le  sue  mu- 
ra, cioè  quando  andò  a  Nizza  neh  538,  e 
quando  tornò  da  Lucca  nel  i54'.  Aven- 
do istituito  l'ordine de'cavalieri  Laureici- 
ni  (V.),  molti  recanatesi  vi  furono  am- 
messi. Ora  riprenderò  il  filo  delle  indi- 
cazioni de'vescovi,  per  unità  di  notizie. 
Neli52o  per  l'infelice  fine  de!  vescovo 
Tasso,  con  regresso  de  Cupis  riassunse 
il  governo  della  sede  diR.ecanali,  indi  lo 
cede  in  ammini»trazione  al  nipote  cardi- 
nal Gio.  Domenico  de  Cupis  nel  iSai, 
che  poco  dopo  ebbe  pure  quello  di  Ma- 
cerata; si  chiamò  il  cardinal  di  Recanad 
equalche  volta  Wcardinal  Tranensecome 
arcivescovo  di  Trani  j  e  fu  legato  della 
Marca;  nel  i535rinun2iò  la  chiesa  di  Ma- 
cerata a  Clerico,  e  neh  548  quella  di  Re- 
canati con  regresso  al  nipote  Paolo  de 
Cupis,  che  si  verificò  verso  il  i552  per 
di  lui  morie,  ma  ben  presto  neh  553  la 
rinunziò  a  Ricabella  patrizio  recanatese 
e  vescovo  di  Macerata.  Questi  allora  pre- 
ferì la  patria,  lasciando  l'altra  sede,  che 
il  cardinal  de  Cupis  cedette  all'  altro  pa- 
trizio recanatese  Melchiorri,  con  palio  che 
quello  ilqualesopravvivesse  avrebbe  am- 
bedue le  chiese;  Riccabella  fu  al  concilio 
di  Trento  e  per  sua  morte  nel  1571  iu 
Melchiorri  si  effettuò  la  riunione.  Prima 
di  questo  tempo  e  nel  i55o  Giulio  HI 
confermò  il  privilegio  delle  priraee  secon- 
de cause,  colla  facoltà  di  eleggere  il  po- 
destà esuoi  ufllzialijCiòchecoufcraiòPao- 


REG 
lo  IV  nel  1 556.  Per  la  guerra  che  tal  Pa- 
pa intraprese  contro  il  re  di  Spagna  e  di 
Napoli,  i  recanatesi  dovettero  sommini- 
strare grani  e  farine  all' esercito  pontifi- 
cio che  per  Ascoli  marciò  nel  regno,  non 
che  vettovagliare  i  francesi  collegati ,  ed 
armare  molti  uomini.  Indi  potè  Recana- 
ti compiere  la  fabbrica  del  porto,  e  fare 
schiavi  5o  corsari  turchi,  i  quali  manda- 
li in  Roma  furono  impiegati  ne'remi  del- 
la marina  pontifìcia.  INei  i565  Pio  IV 
tolse  a  Recanati  il  dominio  del  castello  di 
Loreto,  onde  il  capitano  Tolomeo  Mo- 
naldi  della  nobile  famiglia  de'  Vulpiani 
ne  fu  espulso  colla  forza,  per  que'motivi 
che  descrive  Calcagni.  Colla  formidabile 
legaconlroSelim,nel  1 57  I  s.  Pio  F  (f^.) 
ottenne  la  vittoria  navale  di  Lepanto  sui 
turchi,  avendo  il  comunesomministrato 
108  remiganti, che  tranne  6  tutti  periro- 
no :  il  Papa  in  premio  confermò  la  fie- 
ra, colla  facoltà  de'consoli,  che  Giulio  III 
avea  dichiaraligiiidici  nelle causede'mer- 
canti.  Del  vescovo  Melchiorri  parla  an- 
cora Garampi,  Osservazioni  delle  mone- 
te, p.  290  :  per  sua  rinunzia  nel  i  SyS  gli 
successe  Moroni, e  Reca  nati  sostenne  il  suo 
primato  e  impedì  la  divisione  delle  chie- 
se; lo  accolsero  sotto  baldacchino  il  po- 
destà ed  i  prioii,  e  il  comune  gli  die  con- 
vito nel  palazzo  priorale.  Sotto  Gregorio 
XIII  si  rinnovarono  le  vertenze  più  vol- 
te insorte  Ira'minislri  di  s.  Casa  e  il  co- 
mune di  Recanati  sui  pascoli  e  sulle  ga- 
belle che  ancora  percepiva.  Si  venne  ad 
una  capitolazione  col  cardinal  protettore 
del  santuario,  che  si  può  leggere  in  Cal- 
cagni. A  Loreto  riportai  quanto  riguar- 
da la  sua  sottrazione  da  Recanati,  le  con- 
troversie e  vicende  successive,  e  tutte  le 
sofferenze  e  dispendi  patiti  dal  comune 
recanatese,  non  avendone  colpa  il  popolo 
loretano  ,  composto  in  gran  parte  di  fa- 
miglie recanatesi.  E"  tradizione  che  fr. 
Felice  Perctti  conventuale  ebbe  gravi  di- 
sgusti nel  convento  di  Recanati,  e  perciò 
rimase  poco  benevolo  della  città  :  dive- 
nuto cardinale  il  suo  male  umore  si  au- 


REC  291 

mento  per  un  incidente,  in  cui  si  accorse 
che  il  comune  non  eragli  ben  affetto;  e- 
saltato  al  pontificato  col  nome  di  Sisto 
V,  definitivamente  compì  la  separazione 
di  Loreto  da  Recanati,  il  quale  perduti 
i  diritti  politici,  avea  conservato  gli  eco- 
nomici, esigendo  Je  gabelle,  oltre  il  do- 
minare pienamente  sul  resto  del  Castel- 
lo,specialmente  sulborgodi  ìMonteRea- 
le.  Il  comune  procurò  placare  il  nuovo 
Papa,  pose  il  suo  stemma  marmoreo  sul 
palazzo  municipale  ,  festeggiò  la  nipote 
Tudina,  ma  inutilmente.  Sisto  V  senza 
badare  alle  riverenti  rimostranze  de're- 
canatesi,  nel  i586  soppresse  la  cattedra 
vescovile,  ridusse  la  chiesa  in  collegiata, 
eresse  Loieto  in.  città  e  vescovato  sotto- 
ponendogli Recanati  e  suo  contado;  fa- 
cendo vescovo  Cantucci ,  il  quale  ebbe 
tutti  i  riguardi  per  Recanati  ,  vi  fissò  la 
sua  residenza  e  poco  dopo  morì  assai  de- 
plorato. Benzoni  che  gli  successe  si  mo- 
strò in  principio  condiscendente,  ed  il  co- 
mune lasciò  le  pratiche  di  reintegrazio- 
ne. Quanto  a  Macerata,  Sisto  V  vi  riunì 
il  vescovato  di  Tolentino  da  lui  eretto. 
Tra'motivi  di  disgusto  che  si  altribuisco- 
scoiio  a  Sisto  V,  Calcagni  rileva  quello 
di  non  avere  il  comune  continuato  ledi- 
ficazione  delle  case  per  congiungere  Re- 
canati a  Lorelo,  un  numero  per  anno, 
con  ingrandimento  e  vantaggio  de'  due 
luoghi.  Egualmente  a  Loreto  riportai 
come  venne  costituito  il  reggimento  mu- 
nicipale e  il  nuovo  stemma:  quell'artico- 
lo è  inseparabile  da  questo,  comuni  es- 
sendone le  notizie.  I  vi  pur  narrai  che  mor- 
to Sisto  V  nel  i  ago,  i  recanatesi  effica- 
cemente si  adoprarono  ne'brevi  pontifi- 
cati di  Urbano  VII,  Gregorio  XIV  e  In- 
nocenzo IX,  per  la  restituzione  del  ter- 
ritorio smembrato  e  dell'antico  vescova- 
to :  all'ultimo  riuscì  effettuare  le  inten- 
zioni de'predecessorijdecretando  a*  19  di- 
cembre log  I  la  restituzione  della  catte- 
dra recanatese,  ma  a'  29  morìe  la  bol- 
la restò  sospesa  (in  questo  tempo  la  ca- 
restia e  le  morlalilà  desolarono  Recana- 


292  R  E  e 

•  i).  Clemente  Vili  ademp"i  subito  il  riso- 
luto, ed  a'q  febbraio  iSqì  per  1.'  bolla 
emanò  quella  con  cui  la  caltedra  vesco- 
vile di  Recanati  fu  ristabilita  ni  modo  in 
detto  articolo  descritto,  unita  in  perpetuo 
a  quella  di  Loreto  e  immediata  mente  sog- 
gette alla  s.  Sede,  coqje  lo  sono  tuttora, 
con  alternativa  residenza  del  vescovo  : 
inoltre  Clemente  Vili  dispose,  che  lega- 
belle  nella  città  e  territorio  di  Loreto  si 
esigessero  come  prima  dai  recanatesi  ,  e 
che  i  delitti  commessi  dai  recanatesi  nel 
territorio  smembiato,  si  conoscerebbero 
dalla  curia  di  Recanati,  quelli  commessi 
dai  loretani  dalla  curia  di  Loreto.  Dipoi 
conosciutosi  che  le  ultime  disposizioni 
presentavano  grandi  dinicoltà.  Clemente 
Vili  nel  1594  ordinò  chele  gabelle  den- 
tro Loreto  si  esigesseroda'Ioretani,  e  quel 
comune  pagasse  alla  camera  pontifìcia  an- 
nui 5oo  scudi  ,  in  conto  de'  dazi  dovuti 
sulla  consumazione  del  grano,  vino  e  car- 
ne, oltre  le  taglie  o  tributi  che  pagavano 
i  comuni  al  principato  ,  cui  corrisponde 
l'odierna  prediale  :  che  sui  beni  del  ter- 
ritorio smembrato  spettanti  ai  recana- 
tesi, si  decidesse  sempre  dalla  curia  di 
Recanati.  Adunque  Rulilio  Benzoni  no- 
bile romano,  già  canonico  di  s.  Maria  in 
Via  Lata,  degno  e  dotto,  fu  il  t  °  vescovo 
di  Recanati  e  Loreto ,  che  prediligendo 
la  2.*  sede  ebbe  molte  questioni  col  co- 
mune recanatese,  e  tenne  il  sinodo  nella 
cattedrale  il  giorno  di  s.  Flaviano  a'  1/^ 
novembreiSgs. Clemente  Vili  nel  1  598 
recandosi  alla  ricuperata  Ferrara,  passò 
per  Recanati  a'sS  aprile,  accolto  con  di- 
mostrazioni di  tripudiante  riconoscenza 
e  atlettuosa  divozione;  fu  incontrato  con 
molta  gente  a  piedi  ed  a  cavallo  ai  con- 
lini.  Sopra  la  porta  del  palazzo  pubblico 
fu  eretta  una  statua  del  Papa  che  sem- 
brava di  bronzo,  in  mezzo  a  quelle  della 
Giustizia  e  della  Religione,  lavorate  da 
Verzelli.  Nella  piazza  furono  disposte  al- 
cune tavole  piene  di  nobili  rinfreschi,  per 
tutte  le  condizioni  di  persone  del  corteg- 
gio pontificio,  e  tutte  assistite  da  genli- 


REC 

luomini.  In  mezzo  alla  stessa  piazza  fu  fat- 
ta una  bella  fontana,  nel  cui  centro  era 
la  figura  d'una  giovane  che  dalle  mam- 
melle gittava  vino  rosso  e  bianco.  Di  tut- 
to mostrò  singoiar  piacere  il  Papa ,  e  vi 
ripassò  a'  i  3  dicembre  festeggiato  dai  re- 
canatesi. Il  vescovo  morì  nel  1 6 1  3,  lasciò 
diverse  opere  ,  e  molti  pii  stabilimenti  : 
la  sua  eredità,  ascendente  a  3o,ooo  scu- 
di, Paolo  V  l'impiegò  per  istituire  in  Ro- 
ma il  Luogo  di  Monte  (T.)  Farina,  a 
beneficio  de'poveri.  Il  cardinal  Agostino 
Galamini  fu  subito  eletto  vescovo,  rice- 
vuto con  molte  distinzioni;  traslato  a  O- 
simo  nel  1620  con  gran  cordoglio  de're- 
canatesi,  indi  venne  sostituito  il  prelato 
Cenci  che  dovea  prender  possesso  nell'ot- 
tobre, ed  altro  non  si  conosce,  come  av- 
verte Leopardi;  Ughelli  ed  i  suoi  conti- 
nuatori r  ignorarono  :  forse  fu  Tiberio 
Cenci  poi  cardinalee  vescovo  di  Jesì(F.), 
governatore  di  Loreto  a^2o  aprilei  622. 
Paolo  V  nel  1621  fece  vescovo  e  cardi- 
nale Giulio  Roma,  che  tenne  il  sinodo 
nel  1623  e  neh  633,  indi  trasferito  a  Ti- 
voli con  molto  dispiacere  della  città.  Gli 
ebrei  furono  ammessi  in  Recanali  fin  dal 
i3oo,  dipoi  a  cagione  della  fiera  si  au- 
mentarono assai  e  ingrandirono  le  loro  a- 
bilazioni,onde  il  comune  fece  diverse  leg- 
gi, come  la  chiusura  delle  botteghe  nel- 
le feste,  l'uso  della  berretta  gialla,  vie- 
tata l'usura,  permessa  l'erezione  della  si- 
nagoga, assegnato  separato  quartiere.  Ma 
nel  1629  presso  un  ebreo  essendosi  tro- 
vati 10,000  libri  dell'empio  Talmud,  ed 
i  commentari  del  rabbino  MenecheReka» 
nati,  furono  bruciati  d'  ordine  della  in- 
quisizione. Urbano  Vili  nel  1 634  surro- 
gò al  detto  cardinale  Amico  Panici  no- 
bile di  Macerala,  traslalo  da  Sarsina  e 
lodalo  pastore:  morì  nel  1661  e  fu  sepolto 
in  cattedrale.  Dopo  circa  6  anni  di  sede 
vacante  enei  1666  Alessandro  VII  no- 
minò Giacinto  Cordella  nobile  fermano, 
già  vescovo  di  Venafro,  degnissimo;  ter- 
minò di  vivere  nel  1675  e  riposa  nel  duo- 
mo. Clemente  X  nelr676  a'2  gennaio  lo 


REC 
fece  succedere  dal  cardinal  Alessandro 
Crfscenzi,  zelante  del  divino  cullo  :  nel 
i68:ì  rinunziò  i  due  vescovati,  e  Innocen- 
zo XI  li  die  a  Guarniero  Guarnieri  pa- 
trizio osimano,  rilevandolo  da  Segni;  pre- 
lato fornito  d'ogni  virtù,  terminò  di  vi  vere 
nel  I  6Sq  in  Loreto  e  fu  tumulato  nella  ba- 
silica nel  sepolcro  de'canonici.  Alessandro 
Vili  nel  1690  elesse  Raimondo  de' conti 
Ferretti  arcidiacono  della  patria  Ancona, 
e  governatore  di  Loreto:  traslaloa  Ra- 
venna nei  1692  da  Innocenzo  XII,  que- 
sti gli  sostituì  agli  8  giugno  secondo  Lu- 
cenzi,  o  nel  i6q3  come  vuole  Leopardi 
correggendo  tal  continuatore  d'Uglielli, 
Lorenzo  Glierardi  nobile  di  Monte  Al- 
boddo  ,  già  governatore  di  varie  città  e 
di  Viterbo.  A'2  febbraio  l'-oS,  come  in 
Roma, spaventevole  terremoto  danneggiò 
la  città  e  il  territorio,  onde  poi  i  signori 
con  molto  popolo  processionalmenle  si 
recarono  a  ringraziar  la  B.  Vergine  nel 
santuario  di  Loreto.  Leggo  in  Novaes,che 
soppressi  gli  statuti  municipali  compilati 
nel  i6o3,  e  stampati  nel  1608  in  Recanati, 
Slaliitn  civitalis  Recineli,  altri  ne  forma- 
rono i  recanatesi  pel  buon  governo  del  ma- 
gistrato^ i  quali  in  20  capitoli  confermò 
Clemente  XI  colla  bolla  Paterna  cura, 
de'20  settembrei7i7,  Suil.  Rom.  l.ii, 
par.  2,  p.  1  19,  ove  sono  riportati,  la  mag- 
gior parte  riguardando  il  bussolo  del  go- 
verno, nel  quale  non  possono  entrare  se 
non  i  nobili  che  abbiano  l'annua  rendita 
di  scudi  2,000  liberi  da'pesi  pubblici.  11 
■vescovo  nel  1725  al  concilio  romano  in- 
"viò  il  fratello  mg.'^Giuseppe,  che  losotto- 
scrisse  qual  procuratore:  dopo  aver  go- 
vernato più  di  tulli  gli  altri  vescovi,  nel 
1727  terminò  di  vivere,  deposto  in  cat- 
tedrale. Gli  successe  per  disposizione  di 
Benedetto  XIII,  Benedetto  Bussi  nobile 
romano  ,  che  morto  nel  1728  e  sepolto 
in  duomo,  tal  Papa  gli  die  per  successore 
Vincenzo  Antonio  Muscettola  de' duchi 
di  Spezzano  di  Molinara  arcìdiocesi  di 
Benevento;  buon  pastore,  finì  i  suoi  gior- 
ni nel  1746  e  fu  seppellito  in  cattedrale, 


REC  293 

lasciando  molte  omelie  e  opere  mss.  Al 
suo  tempo  e  nel  174'  a'24  aprile  terri- 
bile terremoto  afflisse  la  città,  che  per  5 
anni  vietò  maschere,  teatri  e  festini.  Be- 
nedetto XIV  nel  1746  fece  vescovo  Gio. 
Battista  Campagnoli  di  Cento,  morto  nel 
I  "49  6  deposto  nella  cattedrale  :  detto 
Papa  nominò  quindi  Gio.  Antonio  Bac- 
chettoni di  Preci,  già  vescovo  d' A nagni, 
che  cessando  di  vivere  nel  1767  in  Mon- 
te Cassiano  ivi  restò  tumulato.  Divisi  i 
canonici  nell'elezione  del  vicario  capito- 
lare, lo  deputò  il  viciniore  vescovo  d'O- 
simo,  e  nel  1767  Clemente  XIII  destinò 
in  vicario  apostolico  Bernardino  Noia,  e 
dopo  pochi  mesi  per  vescovo  Ciriaco  Vec- 
chioni nobile  anconitano:  tenne  il  sinodo 
neh  781,  onde  abbiamo:  Synodus  Reca- 
ualensis anni  l 'jS  1  ,B.ec\Deù  ì  rS-z.RWe^o 
dal  Diario  del  viaggio  a  ì^ienna  di  Pio 
FI,  p.  64j  che  domenica  9  giugno  1782 
da  Loreto  il  Papa  si  portò  a  Recanati, 
sulla  cui  porta  un'iscrizione  celebrava  il 
suo  ritorno  nellostalo,  e  che  in  suo  onore 
alla  Porta  Marina  era  stalo  imposto  il  no- 
me di  Braschi.  Entrato  in  città  passò  sot- 
to ur>  magnifico  arco  ornato  di  molte  sta- 
tue allusive  alla  religione,  fra  le  quali 
quella  del  Pontefice  con  due  epigrafi.  Vi- 
sitò la  cattedrale  riccamente  addobbata, 
ricevuto  da  mg.*"  Mazzagalli  Corraducci 
preposto  della  medesima  alla  testa  del  cle- 
ro formalmente;  e  venerato  il  ss.  Sagra- 
mento  proseguì  il  viaggio  per  Tolenti- 
no :  aggiungerò  con  Novaes  che  Pio  VI 
benedì  il  numerosissimo  popolo  dal  pa- 
lazzo Antici.  11  vescovo  Ciriaco  fu  mu- 
nificenlissimo  e  arricchì  la  cattedrale  con 
preziose  suppellettili  e  con  argenterie  del 
valore  di  molte  migliaia  di  scudi  :  un  al- 
tare da  lui  donato  si  ammirava  per  ric- 
chezza e  meraviglia,  ed  il  solo  esposito- 
rio  costava  6,000  scudi;  tutto  perì  nell'in- 
vasione francese  del  i  797.  Morì  nel  1 787 
e  fu  sepolto  in  cattedrale,  e  Pio  VI  lo  fe- 
ce succedere  dall'amministratore  Dome- 
nico Spinucci  poi  cardinale ,  vescovo  di 
Macerata  e  Tolentino,  che  governò  sino 


294  REG 

al  1 796,  amalissimo  pastore.  Nella  sede 
vacante  i  francesi  repubblicani,  invasolo 
stalo  papale,  entrarono  in  Recanati  agli 
I  I  febbraio  1  797  e  ne  partirono  a'  3  i 
marzo  dopo  la  pace  di  Tolentino (F.) :  ai 
29  gennaio  1  798  l'  occuparono  nuova- 
mente, poco  dopo  imprigionando  Pio  VI; 
a' 16  giugno  I  799  ne  ripartirono  perchè 
si  avvicinavano  gl'insorgenti  :  fatalmen- 
te vi  fecero  ritorno  a  25  di  detto  mese  e 
diedero  il  sacco  a  Recanati,  ed  a'3i  lu- 
glio la  lasciarono  per  andarsi  a  chiudere 
nella  fortezza  d'Ancona. 

Eletto  Pio  VII  in  Venezia,  ivi  a'  13 
maggio  1800  provvide  alla  vedovanza 
delle  sedi  di  Recanati  e  Loreto  con  tra- 
sferirvi da  Fossombrone  Felice  Paoli  di 
Cingoli,  di  grande  dottrina,  onde  la  s. 
Sede  gli  commise  l'esame  del  famoso  si- 
nodo di  Pistoia,  poi  condannato.  Riporta 
Pistoiesi,  Fila  di  Pio  FU,  1. 1 ,  p.  9 1 ,  che 
portandosi  quel  Papa  a  Roma  dopo  aver 
\enerato  il  santuarioLauretanOj  a'aSgiu- 
gno  entrò  in  Recanati,  anniversario  del 
deplorabile  saccheggio  e  massacro  deso- 
lante. L'arrivo  fu  uno  spettacolo  commo- 
vente, poiché  un  miglio  circa  fuori  la  Por- 
la Braschi  si  trovarono  pronti  200  ma- 
rinari fatti  venire  dal  porto,  i  quali  slac- 
cati i  cavalli  dalla  carrozza,  l'introdusse- 
ro in  città  fra  le  dolci  acclamazioni  di  nu- 
meroso popolo.  Tutte  le  strade  si  para- 
rono nobilmente  con  tappezzerie,  fiori, 
emblemi,  pitture,  archi,  ec.  In  mezzo  al- 
la piazza  principale  fu  eretto  maestoso 
trono,  q  pie  del  quale  fu  ricevuto  il  Pa- 
pa. Asceso  sul  medesimo  e  mirando  con 
compiacenza  il  pomposo  apparecchio , 
compartì  al  popolo  la  solenne  triplice  be- 
nedizione. In  seguito  fu  introdotto  nel 
duomosottoilbaldacchino,  ed  ivi  venerò 
il  ss.  Sagramenlo,  ed  in  una  cappella  pre- 
ventivamente accomodata  si  riposò,  ri- 
cevendo e  flìcendo  sedere  alla  sua  destra 
l'arciduchessa  Marianna  d'Austria.  In 
(juell'islante  giunse  l'imperiai  commissa- 
rio Ca  vallar  colla  lieta  notizia  che  dall'im- 
peratore Francesco  li  veniva  restituito  a 


REC 

sua  Santità  li  governo  politico  di  quella 
parte  delle  provincie  del  suo  statoche  di- 
pendeva dagl'imperiali  commissari  d'An- 
cona e  di  Perugia,  a  forma  del  trattato 
di  Tolentino.  Altri  vogliono  che  ciò  ac- 
cadesse in  Loreto,  e  gli  venisse  parteci- 
pata tal  nuova  dal  marchese  Ghislieri  in 
nome  dell'imperatore.  Salito  Pio  VII  in 
carrozza,  continuò  il  viaggio  per  Tolen- 
tino. Il  vescovo  Paoli  il  i."maggio  180G 
consagrò  Pier  Nicolò  Leopardi  vescovo 
d'Acona  in  partibns  e  decano  della  cat- 
tedrale, assistito  dai  vescovi  Castiglioni 
di  Montallo  poi  Pio  Vili, e  Piervisani  di 
Nocera,  e  questa  fu  la  3."  consagrazione 
che  si  ricorda  fatta  nella  cattedrale.  Nello 
stesso  anno  il  vescovo  Paolo  morì  ai  ba- 
gni di  s.  Anatolia; portatoli  cadavere  nel- 
la cattedrale  di  Recanali,  vi  ricevè  sepol- 
tura. Pio  VII  fece  amministratore  Ste- 
fano Bellini  nobile  osimano,  già  arcidia- 
cono della  patria  cattedrale,  vescovo  di 
Fossombrone,  donde  fu  trasferito  a  que- 
ste due  chiese  nel  1 807.  Recanati,  appe- 
na conosciuto  il  valore  del  dono  fattogli 
dalla  provvidenza,  si  vide  nel  pericolo  di 
perdere  l'amato  pastore,  perchè  il  gover- 
no imperiale  francese,  il  quale  agli  8  mag- 
gio 1 808  usurpò  la  provincia  della  Marca, 
ordinò  che  i  vescovi  gli  prestassero  giura- 
mento di  fedeltà  sotto  pena  d'esilio,  e  Pio 
VII  vietò  che  lo  facessero.  Il  vescovo  co- 
stantementesi  ricusò  al  giuramento  e  do- 
vea  essere  deportalo,  ma  quantunque  il 
governo  gli  togliesse  tulli  i  beni  della  men- 
sa, pure  quasi  prodigiosamente  si  conten- 
tò che  rimanesse  nella  sua  sede^  e  fu  di 
conforto  ai  recanatesi  in  que'lempi  tan- 
to calamitosi.  Pio  VII  nel  1809  fu  depor- 
tato ,  finché  Dio  avendo  distrutta  la  po- 
tenza di  Napoleone,  potè  neli8i4  l'ilor- 
nare  trionfalmente  ne'suoi  stati  :  dopo  es- 
sersi trattenuto  a  Loreto,  a*  17  maggio, 
secondo  la  lettera  pubblicata  nel  n.°  8  del 
Diario  di  Roma,  a  orei3  giunse  in  Re- 
canati, ov'erano  concorse  tutte  le  convi- 
eine  popolazioni.  Tutte  le  strade  erano 
coperte  di  verdura  e  fiori.  Molti  giova- 


REG 
netli  vestili  di  candidi  lini,  con  palme  di 
olivo  lunari  dalla  città inconlrarono il  Pa- 
pa,  la  cui  carrozza  fu  tirata  da  4  compa- 
gnie di  giovani  elegati temente  vestili,  alla 
cui  testa  erano  il  conte  Benedetto  Car- 
radori e  Francesco  Giaccherini.  Questi 
due  patrizi  già  aveano  in  Imola  compli- 
mentato Pio  VII  in  nome  del  comune  , 
insieme  a  5  ecclesiastici  deputali  dal  cle- 
ro. A  Porla  del  Mare  l'allesero  il  clero  e 
leconfraternite  colle  antiche  loro  insegne. 
Traversatala  lunga  via  tra  incessanti  ac- 
clamazioni e  generale  commozione,  per 
due  ore  alloggiò  il  Papa  nel  magnifico  pa- 
lazzo Carradori  (non  Paradisi  come  ri- 
porta Pistoiesi,  t.  3,  p.  194)5  ove  ammise 
al  bacio  del  piede  quanti  furono  introdot- 
ti, ed  a  quello  della  mano  i  conti  Carra- 
dori, i  quali  ebbero  1'  onore  di  offrire  un 
rinfresco  che  PioVII  degnò  gradire;  quin- 
di da  un  balcone  riccamente  addobbato 
comparti  all'  immenso  popolo  la  papale 
benedizione.  Asceso  poi  in  altra  nobilis- 
sima carrozza ,  smontò  nella  pubblica 
piazza  per  dare  sotto  splendido  trono  al- 
tra benedizione  alla  moltitudine,  e  di  là 
passò  alla  cattedrale,  nella  cui  porta  si 
leggeva  l'epigrafe  :  Felix  Ecclesia  Reca- 
naiensis,  tutta  ornata  di  tappezzerie  e  te- 
le d'oro,  illuminata  da  infiniti  ceri  accesi 
su  brillantissimi  lampadari  in  vaghissime 
forme  disposti.  Sulla  soglia  lo  ricevè  il 
vescovo  Bellini,  accolto  sotto  prezioso  bal- 
dacchino sostenuto  da  8  canonici  anziani. 
Fermatosi  Pio  VII  innanzi  l'aUareprin- 
cipale,  ricevè  dall'arcivescovo  Morozzola 
benedizione  colla  ss.  Eucaristia  ,  indi  in 
una  cappella  e  sotto  nobilissimo  baldac- 
chino ammise  al  bacio  del  piede  il  clero 
che  glielo  bagnava  di  lagrime  pel  gaudio 
inesprimibile  di  vederlo  tornato  ne'suoi 
stati  dopo  tanti  memorabili  patimenti.  Di 
poi  il  Papa  si  avviò  per  Tolentino.  Però  a 
motivo  dell'occupazione  di  Murai  re  di 
Napoli  (V-)i  Recanali  e  la  Marca  solo 
a'iS  luglio  181  5  poterono  ritornare  nei 
soave  dominio  della  s.  Sede.  Il  beneme- 
rito vescovo  Bellini ,  ricuperali  allora  i 


REC  295 

beni  della  mensa,  li  erogò  lutli  in  van- 
taggio della  chiesa  e  de'poveri ,  vivendo 
egli  frugalmente-  e  penitente.  Migliorò 
cousiderabilmenle  le  campagne  e  vi  edi- 
ficò molte  case,  restaurò  splendidaraea- 
te  il  palazzo  vescovile, erigendovi  di  nuo- 
vo la  scala  e  la  nobile  cappella;  egualmen- 
te fece  restaurare  e  abbellire  la  cattedra- 
le, donandole  pregevoli  arredi  sagri; ara- 
pliò  e  quasi  fabbricò  di  nuovo  il  semi- 
nario e  vi  fece  la  bella  chiesa; stabili  un 
fondo  per  mantenere  in  perpetuo-  6  or- 
fane nel  conservatorio  di  Recanati  e  a^l- 
trettante  in  quello  di  Loreto,  assegnan- 
do convenienti  localie  proporzionate  ren- 
dite pegli  esercizi  preparalorii  de'  giovi- 
netti delle  due  diocesi  al  ricevimento  del- 
la I  .*  comunione.  Leone  Xil  un  mese  do  • 
pò  la  sua  esaltazione  gli  scrisse  un  amo- 
revole breve  per  attestargli  la  sua  rico- 
noscente affezione  per  le  cure  presedi  lui 
nella  prima  età,  allorché  il  Bellini  fu  ret- 
tore del  celebre  collegio  Campana  in  O- 
simo;  altrettanto  e  per  lo  stesso  motivo 
fece  Pio  Vili;  onde  il  venerando  vescovo 
nel  declinar  della  vita  ebbe  la  singoiare 
e  dolce  consolazione  di  vedere  due  dei 
suoi  alunni  sublimali  al  pontificato.  Do- 
po essere  staloper  vari  anni  amministra- 
tore del  santuario  di  Loreto,  e  fatte  ivi 
quelle  beneficenze  che  riportai  nell'arli- 
colo,  insieme  alle  insurrezioni  che  afflis- 
sero gli  ultimi  giorni  della  nonagenaria 
sua  vila,  mori  nel  i83i. 

Gregorio  XVI  a' So  settembre  creò  ve- 
scovo Alessandro  de'conti  Bernelti  di  Fer- 
mo earcipreledi  quella  metropolitana.  Si 
legge  nella  Narrazione  del  viaggio  di  Gre- 
gorio XFI  a  Loreto ,  del  cav.  Saba  lucci, 
che  il  Papa  sabbato  1 1  settembre  i84i 
proveniente  da  Monte  Cassiano,  da  que- 
sto luogo  sino  a  Loreto,  in  cui  per  via  si 
presentano  da  ogni  lato  ampie  e  riden- 
ti campagne  popolatissime  da  coloni,  fu 
oggetto  di  tenerezza  al  suo  animo  paterno 
e  indagatore  1'  osservare  come  in  modo 
semplice  ,  ma  assai  significante  vollero  i 
medesimi  dimostrare  l'esultanza  loropec 


296  RE  e 

il  passnggio  dell' adorato  padre  e  sovra- 
no; poiché  congegnate  delle  bandiere  per 
via  di  tele  o  pannilini  de'colori  pontificii 
bianco-gialli,  e  questi  dispiegati  su  basto- 
ni intrecciati  di  allori  e  di  fiori,  si  erano 
i  delti  coloni  colle  loro  famiglie  difilati 
ciascuno  sull'entrata  de'terreni  confinan- 
ti colla  strada,  ed  all'ombra  delle  men- 
zionate festive  insegne  chiedevanoa  ma- 
ni giunte  labenedizione papale,  che  com- 
partita amorosamente,  si  gloriavano  del 
gradimento  che  ne  mostrava  il  gran  Pon- 
tefice. Essendo  già  prossimo  l'ingresso  in 
Recanati,  Gregorio  XVI  fu  incontrato 
da  dueschieredi  giovani  marinai'i  del  por- 
to, i  quali  vestiti  uniformemente  e  sotto 
la  guida  di  due  capi  recanti  ciascuno  la 
jjandiera  pontifìcia ,  intercederono  per 
r  assenso  di  trarre  colle  loro  braccia  la 
carrozza  sua,  e  questo  ottennero  dopo  un 
minor  tratto  di  via  di  quello  che  deside- 
ravano ,  dovendosi  vincere  una  non  fa- 
cile salita.  Alla  Porta  Romana  la  ntiagi- 
slratura,  il  governatore  della  città  ed  u- 
na  folla  indicibile  di  popolo  attendevano 
con  ansietà  l'arrivo  dell'acclamato  Pon- 
tefice, il  qualegiuntovijfuronosubito  dal 
gonfaloniere  cav.  Andrea  Podaliri  rasse- 
gnati gli  omaggi  di  fedele  sudditanza,  ri- 
[)etuti  con  fragorosi  viva  di  giubilo  da 
lutti  gli  astanti.  Tutte  le  vie  della  città 
messe  a  festa  rigurgitavano  di  plaudente 
popolo.  Alla  cattedrale  fu  ricevuto  con 
ogni  maniera  di  ossequio  dal  vescovo  Ber- 
netti ,  dal  capitolo  e  numeroso  clero  in 
uno  a  quello  regolare,  che  l'accompagna- 
lonoprocessionalmenle  al  l'adorazione  del 
.ss.  Sagramento,  col  quale  ricevè  la  trina 
benedizione  per  mano  dello  stesso  vesco- 
vo. Il  Papa  passò  quindi  a  visitare  la  cap. 
pella  delle  sagre  leliquie  e  la  touìba  del 
veneto  ex  Gregorio  XII,  che  divotamen- 
te  osservai  come  quello  di  cui  ho  dovu- 
to descrivere  in  tanti  luoghi  il  burrasco- 
bo  pontificato  e  l'eroismo  di  sua  abdica- 
zione. Salito  poi  Gregorio  XVI  sul  tro- 
no eretto  nella  spaziosa  cappella  del  Sa- 
gramento, ammise  beuìgnamenle  al  ba- 


REC 

ciò  del  piede  il  rispettabile  clero,  la  no- 
bile magistratura, il  governatore,  le  obla- 
te  della  B.  Vergine  Assunta,  e  dati  con- 
trassegni di  amorevolezza  e  grato  animo 
al  vescovo,  al  capitolo,  al  magistrato  ,  si 
diresse  a  piedi  verso  la  Porta  Marina  in 
mezzo  al  folto  numero  di  cittadini,  che 
emulandosi  a  vicendevole  divozione  e  al- 
legrezza a  veano  addobbato  con  damaschi, 
arazzi,  verdure,  fiori  e  quadri  le  finestre 
e  le  pareti  delle  case,  a  cui  dovea  avve- 
nire il  passaggio  di  sua  Santità.  Sull'in- 
gresso della  piazza  erasi  eretto  un  gran- 
de arco  trionfale,  al  cui  attico  leggevan- 
si  d'ambo  i  lati  iscrizioni  italiane  cele- 
branti la  gioia  de'  recanatesi  pel  conse- 
guito onore  e  la  loro  costante  fedeltà  alla 
s.  Sede.  Nel  mezzo  della  piazza  e  preci- 
samente dirimpetto  alla  chiesa  di  s.  An- 
na elevandosi  maestoso  trono,  cui  ascen- 
devasi  per  due  ampie  scale  laterali,  vi  sa- 
lì Gregorio  XVI  e  invocata  feivoi'osa- 
iTiente  la  divina  benedizione,  questa  af- 
fettuosamente comparfi  alla  moltitudine 
commossa  da  religiosa  piejlà  e  filiale  at- 
taccamento. Indi  il  Papa  onorò  il  |)alaz- 
zo  del  commendatore Gio.  Ballista  Poda- 
liri, con  prendervi  breve  riposo,  ed  asce- 
so poi  in  carrozza  sì  diresse  per  Loreto. 
Riconoscente  il  commendatore  di  questo 
grazioso  tratto  di  predilezione,  con  lode- 
vole intendimento  volle  eternarne  ai  po- 
steri la  memoria  con  iscrizioni  lapidarie 
e  semibusto  marmoreo  di  Gregorio  XVI 
per  sì  gradita  onorificenza,  come  gli  piac- 
que notificarmi  con  gentile  lettera.  La 
buona  e  divola  popolazione  recanatese 
fatta  lieta  dell'augusto  passaggio,  ma  non 
del  tutto  soddisfatta  del  breve  tempo  che 
fu  concesso  alle  non  esaurite  dimostra- 
zioni di  sua  viva  esultanza  ,  interpose  il 
vescovo,  il  clero,  il  magistrato  civico,  per- 
chè venisse  espressa  al  santo  Padre,  che 
fu  ben  lieto  di  corrispondere  agli  alfet- 
luosi  desiderii  della  diletta  città,  contor- 
narla a  visitare  lunedì  1  3  settetnbi  e  nelle 
ore  pomeridiane.  Partito  da  Loreto,  Gre- 
gorio XVI  fu  ricevuto  fra  le  plaudenti 


REC 
ncclamazioni  del  popolo  ,  che  in  campa- 
i^nn  e  in  città  si  era  dato  ogni  studio  di 
festeggiarne  il  ritorno  con  arazzi,  bandie- 
re e  altri  modi.  Alla  chiesa  di  s.  Maria 
de*  minori  osservanli  fu  incontralo  dal 
magistrato  municipale,  e  con  esso  pro- 
cedette alla  cattedrale.  Ivi  si  pose  ad  ora- 
re innanzi  l'insigne  reliquia  della  ss.  Cro- 
ce ,  e  passò  poi  all'  episcopio ,  ove  fra  il 
clero  e  le  autorità  del  luogo  fu  dal  vesco- 
vo umiliata  al  Papa  a  nome  della  città 
un'iscrizione  ornala  del  pontificio  slem- 
ma e  di  quello  di  Recanati,  allusiva  alla 
circostanza  ealtripudiode'cilladini, com- 
posta da  un  giovane  educato  nel  semi- 
nario. Si  recò  quindi  a  piedi  al  palazzo 
comunale,  sul  cui  prospetlosorgeva  gran- 
diosa e  parata  loggia  eretta  sopra  5  pi- 
lastri d'ordine  dorico, congegnala  in  gui- 
sa che  vi  soprastava  con  belle  misure  il 
bassorilievo  in  bronzo  ,  che  descrissi  su- 
periormente ,  rappresentante  la  venula 
della  s.  Casa  nel  territorio.  AcceduìoGre- 
gorio  XVI  a  questa  loggia,  con  paterna 
tenerezza  die  all'  immenso  e  giubilante 
popolo  r  apostolica  benedizione.  Quindi 
nelle  stanze  municipali  accolse  colla  usa- 
ta bontà  i  nobili  e  molle  altre  persone 
riunite  per  contestargli  divozione  e  osse- 
quio. Confortò  poscia  di  visita  le  nobili 
oblate  dell'Assunta,  e  postosi  in  carrozza 
si  restituì  a  Loreto,  lasciando  i  buoni  re- 
canatesi talmente  commossi  alla  segnala- 
ta benignità  sovrana,  che  si  scioglievano 
in  lagrime.  Due  altre  iscrizioni  si  lesseio 
alla  circostanza  di  si  fausto  avvenimen- 
to, magnificando  il  ripetuto  onore  conse- 
guilo da  Recanati,  ed  i  voti  di  questa  per 
la  prosperità  di  Gregorio  XVI.  Tulle  le 
ricordale  iscrizioni  sono  riprodotte  nella 
citata  Narrazione.  Oltre  alle  quali  in  o- 
puscolo  due  al  tre  slam  pale  furono  dispen- 
sate dal  capitolo  della  cattedrale  per  la 
I.*  visita,  e  la  principale  si  vide  sopra  la 
porta  maggiore  di  tal  tempio,  con  erudita 
nota  riguardante  la  rinunzia  di  Gregorio 
XII,  il  suo  soggiorno  in  Recanali,  la  sua 
morte  e  tumulazione,  coli'  iscrizione  che 

VCL.  IVI. 


REC  597 

si  legge  sul  monumento  sepolcrale  reslau- 
ratodal  cardinal  Roma,  e  i  doni  lasciati  al 
medesimo  duomo,  il  tutto  estratto  dall'o- 
pera inedita  che  possiedeRecanati  di  Giu- 
seppe Antonio  Wogel  canonico  prima  del- 
lacattedrale,poi  di  quella  diLoreto:  Coni' 
mentarhishisloricus  de  ecclesiis  Recana- 
tensis  et  Lauretana,  eaninigue  episcopis. 
Per  morte  del  vescovo  Bernetli  che 
beneficò  il  seminario,  il  regnante  Pio  IX 
a'  27  luglio  1846  vi  traslatò  da  Dama- 
sco, colla  ritenzione  del  titolo  arci  vescovi- 
le e  della  pensione  sull'abbazia  dei  ss.  Se- 
vero e  Martirio  d'Orvieto,  l'attuale  mg."^ 
Francesco  de'conli  Brigante  Colonna  ti- 
volese, già  canonico  dell'arcibasilica  La- 
teranense,  per  la  quale  fu  preside  del- 
l'abbazia nulUiis  di  Ferentino,  che  soa- 
vemente governa  con  apostolico  zelo  le 
due  diocesi.  Ogni  nuovo  vescovo  è  tas- 
salo in  fioriniSoo, essendo  le  rendite  del- 
la mensa  più  di  scudi  2000,  secondo  la 
proposizione  concistoriale.  Prima  cheGiu- 
lio  II  dasse  al  santuario  dì  Loreto  quasi 
tutti  i  suoi  beni  era  ricca  :  tuttavolla  pel 
canone  imposto  da  Leone  X  al  santua- 
rio in  favore  del  vescovo  e  per  la  prepo- 
silura  che  gode  di  s.  Maria  di  Castel  Nuo- 
vo, dice  Leopardi  che  le  rendile  annuali 
del  vescovato  in  tutto  ascendono  a  scudi 
4000  e  maggiori  in  proporzione  de'pro- 
dotti  delle  terre.  Le  due  diocesi  si  esten- 
dono per  3o  miglia  di  territorio.  Reca- 
nali, come  la  Marca  e  lo  stato  pontifìcio, 
soggiacque  quindi  a  que'polilici  lagrime- 
voli  avvenimenti,  che  descrissi  all'artico- 
lo Pio  IX.  La  ciltà  ha  un  cardinale  per 
protettore,  ed  ora  è  il  cardinal  Giacomo 
Filippo  Fransoni,  la  cui  protezione  riu- 
scì a  Recanati  pia,  benefica  e  generosa. 
Nel  Porto  di  Recanati  a  coltivare  la  mo- 
ralità del  popolo  fabbricò  a  sue  spese  una 
casa  di  missione  e  vi  collocò  i  sacerdoti 
del  preziosissimo  Sangue,  cui  ora  sta  e- 
dificando  la  chiesa.  Inoltre,  insieme  al  ve- 
scovo, persuase  le  figlie  del  sagro  Cuore,  i- 
sti  tulle  dalla  benemerita  Verzeri,  di  pren- 
dere la  direzione  del  conservntorio  della 
'9* 


298  RE  e 

Concezione  e  di  aprire  in  Eecanali  una 
casa  di  noviziato, concorrendovi  colle  sue 
elargizioni  di  scudi  2000  il  cardinale,  co> 
me  fece  il  municipio  con  scudi  5oo,aven- 
done  somministrati  pili  di  200  il  segre- 
tario del  cardinale  can.°  Natanaele  Fu- 
cili recanatese.  Le  religiose  pertanto  ac- 
quistarono il  monastero  di  s.  Stefano,  già 
delle  Clarisse,  e  lo  ridussero  bellissimo, 
inaugurandolo  nel  novembre  1 85 1 ,  qua- 
le casa  madre  di  noviziato  per  lo  stato 
pontifìcio  del  loro  istituto,  e  vi  apriro- 
no scuola  per  le  fanciulle  :  queste  suore 
hanno  pure  la  direzione  del  conserva- 
torio di  Monte  Volpino.  Ora  le  religio- 
se sono  intente  ad  aggiungere  al  mona- 
stero un  convitto  di  fanciulle  nobili.  Nella 
chiesa  del  monastero  il  cardinale  fondò 
una  cappellanìa  con  messa  quotidiana. 
Per  altre  notizie  più  copiose  si  possono 
leggere:  Gio.  Francesco  Angelita,  Ori- 
gine della  città  di  Recanati j  e  la  sua  hi- 
storia  e  descrizione,  nelle  quali  si  ha  no- 
tizia non  solo  delle  cosein  essa  città  av- 
venute, ma  in  molti  altri  luoghi  dellaMar- 
ca,  Venezia  1 60 1 .  Del  suo  boUario  feci 
parola  nel  voi.  XXXIX,  p.  209.  P.Diego 
Calcagni  gesuita,  Memorie  (storiche  del- 
la città  di  Recanati  nella  Marca  d'An- 
cona, e  presentate  all'illustrissimo  magi- 
strato, Messinaiyi  i.  Muratori,  Disser- 
tazioni, diss.  27,  tratta  del  gius  della  zec- 
ca che  anticamente  godeva  Recauati  ,  e 
delle  sue  monete.  Conte  Monaldo  Leo- 
pardi, Notizie  della  zecca  e  monete  reca- 
natesi, con  rami, Recanati  1 822,  Scriedei 
vescovi  di  Recanati  con  alcune  brevi  no- 
tizie della  città  e  della  chiesa  di  Reca- 
nati j  raccolte  dal  conte  Monaldo  Leopar- 
dij  Ilecanalii828  pel  Murici  :  a  p.  288 
riporta  un  elenco  di  libri  che  trattano  di 
Recauati,  come  Coronelli,  Istoria  di  Re- 
canati. 

RECOLLETTE.  Monachefrancesca- 
ne.  V.  Fbancescano  ordine  religioso,  o 
voi.  XXVI,  p.  179,  191  e  seg. 

RECOLLETTl.  Frali  minori  france- 
scani della  \ùh  stretta  osservanza,  detti 


REC 

nella  Spagna  Scalzi,  in  HaWdi  Riformati, 
in  Francia  Recolletti.  /^.Francescano or- 
dine RELIGIOSO,  o  voi.  XXVI,  p.  I o8,  1 49 
e  scs. 

RECOLLEZIONE.  Religiose  agosti- 
niane scalze  dette  della  recollezione  per 
dimorare  in  monasteri,  ne'quali  si  osser- 
va con  maggiore  esattezza  la  regola  di  s. 
Agostino  (A^-),  delle  quali  diedi  qualche 
notizia  nel  voi.  I,  p.  i35.  Propriamente 
leagostinianescalze  della  3."  classe,  chia- 
male della  recollezione,  sono  le  monache 
che  nelle  costituzioni  e  nell'  abito  più  si 
uniformano  agli  Agostiniani  scalzi  (F'.). 
La  madre  Marianna  Muncanedu  da  s. 
Giuseppe,  già  monaca  agostiniana  e  su- 
periora del  monastero  di  Ciudad -Rodri- 
go, die  principio  a  questa  riforma  coll'a- 
iuto  del  p.  Agostino  Antonilez  provincia- 
le degli  agostiniani  di  Castiglìa,  il  quale 
avea  formato  il  disegno  di  fondare  un  mo- 
nastero in  Eibar  nella  provincia  di  Gui- 
puscoa,  in  cui  si  osservasse  esaltamente 
senz'alcuna  interpretazione  e  moderazio- 
ne la  regola  di  s.  Agostino.  Uscì  pertan- 
to la  m.  Marianna  dal  monastero  di  Ciu- 
dad-Rodrigo,  accompagnata  dalla  m.  E- 
leonora  dell^lncarnazioue,  e  unitasi  in  A- 
vila  con  due  altre  religiose  venute  da  To- 
ledo, si  portò  con  esse  a  Eibar,  ed  a'7  mag- 
gio i6o3  prese  possesso  del  nuovo  mona- 
stero, la  di  cui  chiesa  era  dedicata  all'Im- 
macolata Concezione.  Il  p.  Antonilez  die- 
de loro  delle  costituzioni  particolari,  alle 
quali  la  m.  Marianna,  che  fu  eletta  supc- 
riora, aggiunse  molle  altre  cose,  condu- 
centi ad  una  maggior  perfezione^  e  tutto 
fu  approvalo  da  due  nunzi  apostolici  e 
poi  da  Paolo  V.  1  loro  esercizi  consisto- 
no particolarmente  in  una  pronta  ubbi- 
dienza, orazioni  e  mortificazioni  quasi 
continue.  Digiunano  dalla  festa  dell'Esal- 
tazione della  Croce  fìno  a  Natale  ,  dallu 
Settuagesima  fino  a  L^usqua ,  ed  in  tulli 
i  mercoledì,  venerdì  e  sabbuti  dell'anno. 
Una  religiosa succedeall'allra  ne'piìi  bas- 
si e  vili  ministeri,  e  vivono  in  tanta  pover- 
tà che  non  è  lecito  ad  alcuna  rclinio:«a 


REC 
ricevere  o  donare  neppure  un'immagine 
senza  licenza.  I  loro  abili  sono  di  panno 
grossolano  e  di  bassissimo  prezzo,  né  u- 
sano  panuilinij  se  non  in  caso  d'infermi- 
tà. Dopo  un  anno,  cioè  a' 2  3  maggio  iGo4 
si  obbligarono  all'ossei  vanza  de'voli  so- 
lenni ,  e  prulestarotio  pubblicamente  di 
vivere  e  morire  uell'abbracciata  riforma. 
Lasciarono  allora  i  cognomi,  e  la  m.  Ma- 
rianna prese  quello  di  s.  Giuseppe.  La 
fama  dei  buon  odore  della  santità  di  que- 
ste religiose  presto  si  sparse  per  tutta  la 
Spagna,  onde  la  m.  Marianna  fu  obbli- 
gata uscire  da  Eibar  per  andare  a  fondare 
diversi  monasteri  in  altre  città  e  luoghi 
di  quel  regno,  come  a  Medina  del  Cam- 
po, a  Vagliadolid,  a  Flaceocia,  oltre  quel- 
li eretti  dalle  sue  religiose  pel  di  lei  mez- 
zo. Per  ordine  della  regina  Margherita 
d'Austria  si  portò  neli6i  i  a  Madrid,  o- 
\e  giunta  a'6  gennaio,  fu  alloggiata  con 
una  sua  compagna  nel  monastero  reale 
di  s.  Elisabetta  del  medesimo  ordine  a- 
goslìniano,  e  vi  dimorò  finche  fu  compi- 
to il  nuovo  monastero,  che  la  detta  regi- 
na fece  fabbricare  per  essa  e  per  la  sua 
riforma  ,  e  vi  passò  colle  sue  religiose  ad 
abitare  nel  1616.  Molte  contraddizioni 
solTrì  la  m.  Marianna  nello  stabilimento 
di  alcuni  suoi  monasteri,  ma  particolar- 
mente di  questo  di  Madrid,  il  quale,  es- 
sendo morta  la  regina  Margherita,  fu  ter- 
minato da  re  Filij)po  11  suo  sposo,  che 
alla  magnificenza  della  fabbrica  volle  che 
corrispondesse  anco  la  preziosità  de'sagri 
cUtedi,  e  gli  altri  donativi  da  lui  faltial- 
la  chiesa  del  monastero  sotto  il  titolo  del- 
l'Incarnazione. Lam.  Marianna  in  questa 
fabbrica  reale  tanto  ricca  visseiu  una  po- 
vertà SI  estrema  e  straordinaria,che  quan- 
do morì  a*i5  aprile  1 638  d'anni  70,  non 
avea  se  non  una  sottana,  la  quale  porta- 
va da  35  anni;  ed  a  questa  virtùavea  u- 
ulto  la  pratica  di  tutte  le  altre  in  grado 
coii'ì  eccellente  ,  eh'  era  stata  ad  oguuno 
oggetto  di  esempio  e  di  ammirazione. 
Queste  religiose,  che  poi  si  dilfusero  per 
multe  parli ,  vesluuu  ordiuariumeulc  di 


Iv  E  D  2f)g 

bianco  con  tonaca  stretta,  oltre  l'abito  ne- 
ro die  usano  in  certi  giorni  dell'anno,  nei 
quali  portano  in  coro  anche  un  lungo 
manto,  e  sempre  legano  la  veste  con  cin- 
tura di  cuoio.  V.  il  p.  Flaminio  da  Latern, 
Compendio  degli  ordini  regolari^  par.  2, 
voi.  3,  p.  175. 

REDEiN'TORE(SS.)o  REDENTORI- 
STI.  Congregazione  religiosa  detta  anco- 
ra de'Z/g/ioW«/,  fondata  da  s.  Alfonso  M.' 
della  nobile  famiglia  de  Liguori,  ascritta 
già  al  seggio  di  Porta  JNuova ,  uno  de'  5 
seggi,  in  cui  dividesi  tutto  l'ordine  patri- 
zio dell'illustre  e  amena  città  di  Napoli. 
N'acque  il  sunto  da  d.  Giuseppe  e  da  d. 
Anna  Cavalieri  di  Brindisi,  ambedue  di- 
stinti per  pietà,  non  meno  che  per  la  no- 
biltà del  sangue.  1 1  padre,personaggio  rag- 
guardevole anche  pe'suoi  talenti,  special- 
mente militari,  per  le  pubbliche  cariche 
esercitate  con  somma  integrità  e  pruden- 
za, capitana  delle  galere  austriache  ed  or» 
nato  d'un  complesso  di  morali  e  cristia- 
ne virtù  :  nutrendo  tenera  divozione  ver- 
so la  Passione  di  Gesù  Cristo,  che  medi- 
tava di  continuo,  a  tale  oggetto  portava 
seco  4  statuette  rappresentanti  i  princi- 
pali misteri  di  essa.  La  madre,  sorella  del 
celebre  servo  di  Dio  Emilio,  pio  operaio 
e  poi  vescovo  di  Troia  ,  morto  in  odore 
di  santità  e  con  fama  di  miracoli,  non  si 
mostrò  punto  a  lui  inferiore  nell'  eserci- 
zio d'ogni  virtù,  massime  dell'orazione  e 
mortificazione,  recitando  ogni  giorno  le 
ore  canoniche  come  una  claustrale.  Da 
alberi  cosi  buoni  non  potevano  germo- 
gliare che  eccellenti  frutti,  quali  appun- 
to si  furono  di  s.  Al.Hjuso  e  degli  altri  ve- 
nuti dopo  di  lui,  Ercole  e  Gaetano.  A- 
vendo  il  santo  sorlilo  dalla  natura  un'a- 
nima buona,  tutta  inclinata  alla  virtù  ed 
all'  acquisto  delle  scienze  ,  in  breve  fece 
tanto  ptodtlo  in  quella  ed  in  queste,  che 
lino  dalla  sua  più  tenera  fanciullezza  die- 
de Segni  chiarissimi  di  quell'emiueute  gra- 
do di  santità  e  dottrina,  cui  era  pergiun- 
gere.  Dopo  un  meravigliosoavanzameu' 
tu  nelle  belle  lettere  e  nella  filosofìa,  di 


3uo  RED 

i6  anni  fu  adJoUorato  con  ispecial  pri- 
vilegio nell'università  di  Napoli,  e  con  am- 
mirazione di  tulli  fu  ve<lnlo  sedere  con 
gloria  ne' tribunali  di  quell' insigne  me- 
tropoli. Ma  siccome  l'  applicazione  agli 
studi  delle  scienze  e  delle  civili  e  cano- 
niche Facoltà  non  avea  potuto  impedire 
in  lui  l'esercizio  della  divozione  e  della 
pietà  cristiana,  apprese  dal  mirabile  esem- 
pio de'  degni  genitori  ,  onde  era  andato 
crescendo  del  pari  nell'età  e  nella  virtù, 
cos'i  punto  non  lo  distolsero  dalla  pratica 
di  questa  né  lo  strepito  del  foro,  né  gli 
applausi  de'clienti,  né  il  favore  che  la  sua 
famiglia  godeva  dell'  imperatore  Carlo 
VI.  Laonde  all'  uflizio  di  avvocato  e  di 
causidico  univa  egli  mirabilmente  la  visi- 
la  delle  chiese  e  degli  spedali,  la  frequen- 
za de'sagramenli  e  delle  divote  congre- 
gazioni de' filippini,  alle  quali  era  ascrit- 
to, ed  alieno  da  lutto  ciò  che  allettar  suo- 
le e  distrarre  l' incauta  gioventù  ,  altro 
non  ispirava  nella  sua  condotta  che  un 
grave  e  onesto  contegno  ,  edificante  mo- 
destia, religione  soda  e  sincera.  Iddio  pe- 
rò che  voleva  da  lui  grandi  cose,  comin- 
ciò con  forza  e  soavità  insieme  ad  istil- 
laigli  nel  cuoreabborrimenlo  e  disprezzo 
tale  del  mondo  e  delle  sue  vanità,  che  ri- 
tiratosi nella  casade'missionari  di  s.  Vin- 
cenzo de  Paoli  per  farvi  gli  spirituali  e- 
sercizi,  quivi  si  determinò  di  non  voler  sa- 
per nulla  di  matrimonio,  benché  primo- 
genito di  sua  famiglia,  per  vivere  in  per- 
petua castità.  Seguitò  a  frequentare  il  fo- 
ro, ma  il  Signore  che  voleva  farlo  tutto 
suo,  permise  che  perdesse  una  causa  di 
più  che  5oo,ooo  ducati,  ch'egli  trattava 
per  un  suo  cliente  e  teneva  guadagnala 
e  vinta;  quindi  mentre  quasi  ogni  giorno 
anelava  a  visitar  gl'infermi  nell'ospeilale 
degl'incurabili  di  Napoli,  vide  all'improv- 
viso andar  sossopra  quella  fabbrica,  co- 
me fosse  stata  agitata  da  forte  terremo- 
to, e  nel  tempo  stesso  udì  una  vocechia- 
ra  che  gli  disse  :  Lascia  il  mondo  e  dat- 
ti a  me.  Restò  sbigottito  da  questo  fallo, 
nondimeno  senza  risolversi  continuò  eoa 


RED 
carità  a  servire  gl'infermi,  ma  nel  discen. 
der  le  scale  dell'ospedale  torno  per  la  2.' 
volta  a  vedere  la  medesima  commozione 
dell'edifizio  e  a  udire  la  medesima  voce. 
Allora  fu  chequantunque  ripieno  di  stu- 
pore, rivolto  a  Dio  gli  disse  :  Signore,  ho 
troppo  resistito  alla  vostra  grazìaj  ecco- 
mi qui,  fate  di  me  quello  che  volete.  Ciò 
detto,  si  portò  immediatamente  alla  chie- 
sa della  Redenzione  degli  schiavi ,  posta 
fuori  della  Porta  Alba,  ed  ivi  genuflesso 
avanti  l'altare  della  ss.  Vergine,  depose 
ai  di  lei  piedi  la  spada  e  promise  di  la- 
sciare il  mondo  e  di  farsi  ecclesiastico  , 
come  effettuò  dopo  aver  consultato  il  suo 
parente  e  direttore  p.  d.  Tommaso  Pa- 
gano filippino,  e  dopo  aver  siqjerate  le 
contraddizioni  del  padre  che  lo  amava 
teneramente,  degli  amici  e  de'parenti,  ai 
quali  rispondeva  sempre  :  Voglio  salva- 
re r  anima  mia;  debbo  in  ciò  ubbidire 
a  Dio  e  non  al  mio  padre.  Ad  onta  di 
mille  contrasti  e  opposizioni,  rinunziando 
la  pingue  primogenitura  e  ricusando  lo 
splendido  matrimonio  combinato  dal  pa- 
dre, nel  177,3  vestì  l'abito  chiericale,  ed 
essendosi  aggregato  alla  congregazione 
delle  missioni,  eretta  nel  duomo  di  Na- 
poli, si  dedicò  con  tanto  zelo  all'aposto- 
lico ministero,  che  in  breve  divenne  ili." 
missionario  del  clero  napoletano.  Studiò 
la  teologia  dal  can.  Giulio  Torni,  che  fu 
poi  vescovo  d'Arcadiopoli  inpardbus.  Né 
conlento  di  ciò  e  per  allontanarsi  da'lu- 
mulli  della  casa  paterna,  passò  a  convive- 
re nel  collegio  della  sagra  Famiglia  {V.), 
eretto  in  Napoli  da  d.  Matteo  Ripa  per 
l'istruzione  scientifica  e  religiosa  de'gio- 
vani  cinesi,  sotto  la  dipendenza  dell'ordi- 
nario e  della  congregazione  di  propagan- 
da fide.  Il  santo  s'interessò  tanto  per  lo 
stabilimento  di  opera  sì  pia  e  vantaggio- 
sa per  propagare  nella  Cina  il  cristianesi- 
mo, che  presto  giunse  a  sostenerne  lutto 
il  peso.  Dal  suo  zelo  e  fervore  si  può  ri- 
conoscerne il  consolidamento,  imperoc- 
ché di  poi  Clemente  XII  ne  approvò  le 
regole,  che  ancora  si  osservano  dai  sacer- 


RED 

doti  missionari,  sotto  la  direzione  de'  fi- 
lippini, I  quali  istruiscono  per  l'apostoli- 
co ministero  la  detta  gioventù,  con  im- 
menso utile  della  fede  nelle  vastissime  re- 
gioni cinesi  :  tuttora  fiorisce,  ed  ultima- 
mente  contava  35  alunni,  che  dal  colle- 
gio fomiti  di  tutto  il  necessario,  gli  paga 
ancora  il  viaggio  per  la  venuta  iu  JNapo- 
li  e  ritorno  in  patria. 

Dimorando  s.  Alfonso  nel  collegio  del- 
la s.  Famiglia,  s'impiegava  con  dottrina, 
unzione  ed  eloquenza  nei  dare  le  missio- 
ni, non  solamente  in  JN'apoli,  ma  ancora 
in  altri  luoghi  del  regno,  con  grandissi- 
mo profitto  di  quelli  che  lo  ascoltavano, 
ma  con  incomodi  troppo  sensibili  alla  sa- 
lute del  suo  corpo.  Nel  maggio  i  78  i  tor- 
nò dalle  missioni  di  Bari,  Lecce  e  altri 
luoghi  di  Puglia  talmente  affranto  e  in- 
tlebolito  di  forze,  che  si  pensò  dai  com- 
pagni di  ristorarlo  in  qualche  amena  col- 
lina, e  fu  scelto  a  tal  fine  il  romitorio  di 
s.  Maria  de'iMontì,  situato  sopra  la  città 
di  Scala  nella  costa  di  Araalii.  Quivi  si 
trattenne  con  altri,  finché  riacquistalo  il 
suo  primo  vigoree  vedendosi  affollato  dai 
pastori  e  da  altre  persone  di  campagna, 
considerando  quanto  simili  genti  avesse- 
ro bisogno  di  essere  istruite ne'rudimenti 
della  fede  cattolica,  stabili  di  fondare  u- 
iia  congregazione  di  operai  evangelici,  i 
qualisi  dedicassero  a  istruire  specialmen- 
te la  gente  sparsa  per  la  campagna  e  pae- 
selli rurali  più  privi  e  mancanti  di  spi- 
rituali soccorsi,  con  missioni,  catechismi 
e  spirituali  esercizi.  Avendolo  pregato  il 
vescovo  di  Scala  di  dare  gli  esercizi  alle 
religiose  del  ss.  Salvatore,  in  oggi  del  ss. 
Redentore,  suor  M."  Celeste  favorita  da 
Dio  con  ispeciali  doni  e  favori  predisse 
al  santo  ch'era  volere  d'Iddio  ch'egli  ab- 
lìandonasse  Napoli  e  fondasse  una  congre- 
gazione di  sacerdoti,  i  quali  si  applicas- 
sero ad  apprestare  gli  aiuti  spirituali  ai 
poveri  abitanti  delle  campagne.  Ritorna- 
to a  Napoli  con  piena  la  mente  di  questa 
bella  idea,  ne  conferì  col  proprio  diret- 
tore, il  quale  l'approvò,  onde  col  di  lui 


RED  3oi 

consiglio  e  con  quello  di  altri  degni  ri- 
solvette d'incominciare  la  grande  opera. 
Tuttavolta  tranne  i  nominati,  non  vi  fu 
si  può  dire  persona  da  lui  conosciuta  ia 
Napoli,  che  non  si  opponesse  al  suo  santo 
disegno,  giacché  i  fratelli  stessi  della  con- 
gregazione delle  missioni  apostoliche  del 
duomo  furono  i  primi  a  contrariarlo,  te- 
nendo essi  il  pensiero  del  santo  un  fana- 
tismo, con  offesa  e  affronto  che  faceva  a 
tutta  la  loro  società.  Giunse  a  tanto  il  lo- 
ro risentimento,  che  vedendo  s.  Alfonso 
fisso  nel  suo  proposito,  si  determinarono 
di  non  riconoscerlo  più  per  fratello,  ed 
a  pieni  voti  lo  cassarono  e  licenziarono 
dalla  congregazione.  Sarebbe  ciò  real- 
mente avvenuto  se  l'arcivescovo  cardinal 
Pignatlellijche  grandemente  lo  slimava, 
non  si  fosse  dichiarato  a  favore  di  s.  Alfon- 
so, il  quale  uniti  quindi  1 2  soggetti,  tutti 
di  segnalata  pietà  e  dottrina,  cioè  i  o  sacer- 
doti e  2  avvocati  secolari,  diede  princi- 
j)io  alla  sua  nuova  congregazione  nella 
città  di  Scala  a'g  novembre  lySi,  aven- 
do egli  allora  36  anni,  sotto  l'invocazione 
del  ss.  Salvatore  e  poi  del  ss.  Redentore^ 
nome  che  si  dà  per  eccellenza  a  Gesù  Cri- 
sto,redentore  e  salvatore  di  tutto  il  mon- 
do.venendo  anche  denominala  de'/!,/g»o- 
rini  dal  cognome  del  benemerito  istitu- 
tore, per  ammaestrare  ne'villaggi  le  per- 
sone più  rozze  e  abbandonate.  Il  fine  e  lo 
scopo  della  novella  congregazione  fu  su- 
bilo lodato  e  applaudito  dai  vescovi;  ma 
il  nemico  infernale  avendo  nel  nascere 
tra  essi  fatto  insorgere  dispareri  intorno 
agli  obblighi  particolari,  ai  quali  si  do- 
veano  astringere  i  nuovi  congregati,  in 
capo  a  6  mesi  restò  col  solo  avv.°  Cesare 
Sportelli  ancora  secolare,e  con  Vito  Cur- 
zio fratello  converso,  ricco  gentiluomo 
d'Acquaviva  di  Bari,  avendolo  tutti  gli 
altri  abbandonato.  Da  questi  si  volle  isti- 
tuire con  altra  regola  una  congregazione 
che  denominarono  del  ss.  Sagramento, 
la  quale  non  ebbe  fino  a  Gregorio  XVI 
e  nel  i83q  approvazione  dalla  s.  Sede, 
ed  anche  venne  riconosciuta  dal  re  delle 


3o2  RED 

due  Sicilie.  Gl'individui  di  essa  più  dotti 
e  più  abili,  chiamali  volgarmente  Man- 
darini dai  nome  del  loro  capo,  quasi  tulli 
s'impiegarono  in  fare  da  maestri  e  rettori 
iie'seminari  vescovili  di  varie  diocesi  e  in 
altri  collegi;  finché  fondarono  una  casa 
in  Lucerà  di  Puglia,  accresciuta  poi  con 
altre,  e  specialmente  con  quella  di  Tea- 
no. Per  questo  abbandono  non  si  perde 
di  coraggio  l'animo  forte  di  s.  Alfonso, 
il  quale  appoggiato  nel  la  speranza  in  Dio, 
seguitò  collo  stesso  zelo  e  fervore  a  pro- 
curar la  gloria  sua  e  la  salute  de'prossi- 
mi,  facendo  le  missioni  come  prima.  Né 
egli  restò  deluso  nella  divina  confidenza, 
poiché  essendosi  a  lui  riuniti  altri  indi- 
vidui, nel  1733  aprì  un'altra  casa  in  Villa 
diocesi  diCaiazzo,  e  quindi  altre  succes- 
sivamente in  Ciorani  diocesi  di  Salerno, 
inNocera  de' Pagani,  in  Illiceto  diocesi  di 
Bovino  ad  istanza  del  vescovo  ven.  Luc- 
ci, ed  in  Caposale  diocesi  di  Gonza.  Ve- 
dendo il  servo  di  Dio  che  la  sua  congre- 
gazione si  andava  dilatando,  volle  farne 
approvare  le  costituzioni  e  regole  chea- 
vca  scritte,  onde  ricorse  a  Benedetto  XIV, 
il  quale  avendo  conosciuto  l'utilità  di  que- 
sto istituto,  con  grandi  encomi  dello  zelo 
e  santità  del  fondatore,  l'approvò  in  uno 
alle  regole,  col  bieve^d  Pasloralis,àe\ 
25  febbraio  i  749,  e  per  distinguerlo  da 
quello  de'canonici  regolari  del  ss.  Salva- 
tore, volle  che  si  denominasse  del  ss.  Re- 
dcntorej  indi  col  breve  Pa^toris  aeter- 
ni,  degli  I  r  agosto  1757,  gli  concesse  i 
privilegi  e  le  indulgenze  della  congrega- 
zione della  dottrina  cristiana  de'Piiope- 
mi.  In  seguito  la  congregazione  fece  nuo- 
vi progressi,  entrando  in  essa  molti  sog- 
getti illustri  per  bontà  di  vita  e  perdot- 
Irina,  facendo  a  gara  i  vescovi  per  avere 
loro  case  nelle  proprie  diocesi,  onde  se 
ne  aprirono  due  in  quella  di  Benevento, 
altrettante  in  quella  di  Veroli,  in  Gub- 
bio, a  Spello,  a  Roma  della  di  s.  Giulia- 
no, già  convento  de'carmelitani,  in  Var- 
savia nella  Polonia,  in  Germania, oltre  al- 
tre ne'regni  di  Napoli  e  Sicilia,  la  i ."  delle 


RED 

quali  fu  fondata  inGirgenti. Giunto  il  san- 
to all'età  di  66  anni,  quando  credeva  di 
godere  in  dolce  quiete  il  frutto  delle  sue 
apostoliche  fatiche,  e  di  attendere  unica- 
mentealla  santificazione  di  se  stesso  colla 
pratica,  non  mai  per  altro  interrotta, di 
tutte  le  virtù,  e  con  promuovere  e  sta- 
bilire maggiormente  ne'suoi  alunni  la  di- 
sciplina e  osservanza  regolare,  fu  obbli- 
gato per  ubbidienza  da  Clemente  XIII 
ad  accettare  il  vescovato  di  s.  Àgata  dei 
Goti  nel  regno  di  Napoli,  a  cui  lo  preco- 
nizzò il  i4  giugno  1762.  Avea  egli  già 
ricusati  prima  altri  più  insigni  vescova- 
ti, come  l'arcivescovato  di  Palermo  per 
nomina  di  Carlo  III;  ma  non  potè  esi- 
mersi da  quest'ultimo,  costretto,,  come  di- 
ceva, ad  abbassare  il  capo  al  precetto  for- 
male del  Papa,  il  quale  lo  dispensò  dal 
•volo  fallo  nella  congregazione  di  non  ac- 
cettare dignità  fuori  della  comunità:  fu 
consagrato  in  Roma  nella  chiesa  di  s.  Ma- 
ria sopra  Minerva.  Ottenne  però  di  rite- 
nere insieme  col  vescovato  anche  la  cura 
di  sua  congregazione,  che  governava  col 
nome  di  rettore  maggiore,  la  quale  se- 
guitò ad  accrescere  colla  fondazione  di 
nuove  case  e  col  suo  zelo  ed  esempio,  pre- 
cedendo tutti  nell'osservanza  delle  regole 
e  nell'esercizio  di  tutte  le  virtù.  Era  egli 
in  somma  modello  de'pastori  per  la  sol- 
lecitudine verso  il  gregge,  ed  a  questo  ed 
a'suoi  alunni  specchio  di  santità.  Viveva 
parcamente,  con  metodo  austero  e  peni- 
tente. Indefesso  in  tutti  gli  uffizi  episco- 
pali, vegliava  sulla  condotta  degli  eccle- 
siastici e  su  quella  de'diocesani,  per  ri- 
parare subito  ove  ne  fosse  bisogno.  Fon- 
dò nuove  parrocchie,  fece  fabbricare  del- 
le chiese,  istituì  di  vote  pratiche  e  stabilì 
delle  pie  adunanze.  Le  porte  del  suo  pa- 
lazzo erano  aperte  in  tutte  le  ore  ai  bi- 
sognosi per  soccorrerli,  e  fu  largo  co'po- 
veri  sino  a  vendere  le  cose  a  lui  neces- 
sarie. Per  l'eccessivo  incurvamento  della 
testa  era  obbligato  di  servirsi  d'un  can- 
nello per  sorbire  qualche  sorso  d'acqua, 
e  di  porsi  a  sedere  quando  celebrava  per 


RED 

assumere  il  Sangue  di  vino.  Vedendosi  di- 
venuto inabile  ad  adempiere  gli  obblighi 
del  ministero  pastorale  per  l'eia  avanzata 
e  per  le  corporali  indisposizioni,  rinun- 
ziò il  vescovato;  ma  Clemente  XIV  non 
volle  accettare  la  rinunzia.  Dimorando 
in  Arienzo,  a'2  i  settembre  «774  si  ad- 
dormentò placidamente  sopra  una  sedia 
a  bracciuoli,  quindi  nel  d'i  seguente  a  ore 
I  3  suonò  il  campanelloai  famigliari. Que- 
sti accorsi,  tutto  sbigottito  disse  loro  che 
era  stato  ad  assisteie  il  Papa,  che  in  quel 
punto  era  morto.  1  circostanti  e  suoi  fa- 
migliari credettero  che  tale  assertiva  del 
santo  fosse  un  delirio  della  sua  mente, 
giacché  perduegiorni  gli  slavano  in  guar- 
dia quasi  fosse  vicino  a  spirare;  ma  nel 
d'i  seguente  alle  ore  1 3  giungendo  la  posta 
da  Roma,  si  confermò  che  veramente  a 
quell'ora  Clemente Xi  Vera  morto. Tutto 
è  provato  dai  processi  fatti  poi  dalla  s. 
congregazione  de'rili.  Nel  1775  defini- 
tivamente a'i"  luglio  rinunziò  il  vesco- 
vato  a  Pio  Vi  e  fece  ritorno  al  suo  isti- 
tuto, finché  carico  di  meriti  volò  al  cielo 
il  i.*'  agosto  1787  ,  secondo  la  sua  pre- 
dizione, nella  casa  di  s.  Michele  della  cit- 
tà di  ÌN'ocera  de' Pagani,  di  circa 91  anni. 
Subito  nella  contigua  chiesa  corse  il  po- 
polo anche  da  reoìote  città  e  villaggi  a 
venerarne  il  corpo,  ove  fu  esposto  e  do- 
po solennissime  esequie  sepolto:  le  sue 
virtù  furono  argomento  di  varie  orazio- 
ni funebri.  Iddio  confermò  con  vari  se- 
gni e  prodigi  l'eminente  virtù  e  santi- 
tà profonda  del  suo  servo,  e  proseguì  a 
glorificarlo ,  operando  a  sua  intercessio- 
ne miracoli  in  diversi  luoghi  d' Italia  e 
di  altri  regni  e  provincie;  onde  meritò 
pochi  anni  dopo  la  sua  beata  morte  che 
solennemente  nella  basilica  Vaticana  Pio 
VII  lo  beatificasse  nel  18  16,  e  Gregorio 
XVI  lo  canonizzasse  a'26  maggio  1839; 
della  qua  le  canonizzazione  e  funzione  feci 
la  descrizione  ne'vol.  VII,  p.  295eseg., 
XV,  p.  256  e  seg.;  quindi  la  sua  congre- 
gazione fece  collocare  in  detta  basilica  fra 
lesta  tue  de' fonda  tori  degli  ordini  rcligig- 


RED  3o3 

sì  quella  marmòrea  di  s.  Alfonso  M.' de 
Liguori, stupendamente  scolpita  dall'esi- 
mio comm.''  Pietro  Tenerani.  E  rimar- 
cabile che  Gresrorio  XVI  canonizzò  in- 
sieme  il  gesuita  p.  Francesco  di  Girola- 
mo, il  quale  quando  i  genitori  di  s.  Al- 
fonso glielo  presentarono  bambino,  disse 
con  ispirilo  profetico:  Questo  Jigliiioìa 
i'ivrà  vecchio,  vecchio:  non  morrà  prima 
f// 90  aniìij  sarà  vescovo  e  farà  gran  cO' 
se  per  Gesù  Cristo.  Nel  1 8 1 6  fu  pubbli- 
cata in  Roma:  Fila  del b.  Alfonso Muria 
de  L'gitori fondatore  della  congregazio- 
ne  del  ss.  Redentore  e  vescovo  di  s.  Agata 
de  Goti,  dedicata  al  Pontefice  Pio  VII 
dalp.  Vincenzo  Antonio  Giatlini postiti 
latore  della  causa.\aà\  nel  1 839:  Vita  di 
s.  Alfonso  31.  de  Liguori,  ec.  Abbiamo  di 
questo  santo  dottissimo,  oltre  la  teologia 
morale,  la  storia  dell'eresie  colle  loro  con- 
futazioni, altri  libri  contro  i  moderni  in- 
creduli, e  varie  opere  ascetiche  piene  di 
unzione  e  pietà:  alla  biografia  s.  Alfow- 
so  INI.  DE  Liquori  riportai  l'  elenco  delle 
principali  sue  opere,  che  applaudilissime 
sono  sparse  per  tutto  il  mondo  e  tradotte 
in  parecchie  lingue,  essendo  innumera" 
bili  l'edizioni  che  ripetutamente  ne  furo- 
no fatte.  Nel  n.°  18  deW Osservatore  Ro- 
mano del  1849  si  legge  che  il  Papa  Pio 
IX  (F.),  agli  8  ottobre  si  portò  in  No- 
cera  de'Pagani  a  visitate  la  cattedrale,  e 
nella  chiesa  di  s.  Michele  a  venerare  la 
tomba  di  s.  Alfonso,  col  seguilo  di  car- 
dinali, prelati  e  altri  illustri  personaggi. 
Alla  porta  della  casa  de'liguorini  il  le 
Ferdinando  II  col  real  suo  fratello  conte 
di  Trapani  ricevette  il  Pontefice,  tenen- 
dogli poi  nel  prosieguo  compagnia.  Pio 
IXcelebrata  la  messa  airaltare,dov'è sot- 
toposta l'urna  che  contiene  il  corpo  del 
santo,  dopo  aperta  l'urna  baciò  la  mano 
di  s.  Alfonso,  nel  cui  dito  passò  il  proprio 
anello.  Indi  visitate  le  camere  del  santo  e 
tutto  il  convento,  proseguì  il  viaggio  in 
compagnia  del  re  verso  Salerno. 

Pio  VI  col  breve  Sr.crosanclitm  apo- 
slolalus,  de'  2  1  agosto  1789,  Bull.  cent. 


3o4  RED 

l,  8,  p.  345,  confermò  e  ampliò  i  privi- 
legi  concessi  a  questa  congregazione.  Pio 
VII  col  breve  Pro  parie,  de'  2  gennaio 
1807,  Bull,  citalo  t.  1 3,  p.  83,  accordò 
al  suddetto  p.  Giattini  procuratore  gene- 
rale la  privativa  sulla  stampa  della  f^ila 
del  vcn.  Alfonso;  e  col  breve  Qui  sicut 
boni,  de'9  gennaio  1807,  loco  citato  p. 
88,  confermò  i  privilegi  e  grazie  concesse 
a  questa  congregazione,  la  quale  rapida- 
mente si  propagò  in  molte  parti  del  mon- 
do ed  eziandio  nelle  missioni  straniere, 
avendone  in  Turchia,  in  America,  cioè 
in  Cincinnati,  Nuova -York,  Pittsburg  e 
l'altimore,  ed  in  Londra.  Ha  case  in  Ger- 
mania, Austria  e  nel  Belgio. Essendo  la 
congregazione  assai  propagata  in  Germa- 
nia, lessi  in  un  prospetto  olllciale  pubbli- 
cato in  Baviera,  che  nel  solo  \  846  vi  die- 
de 26  missioni,  di  cui  i5  per  l'arcidio- 
cesi  di  Monaco- Frisinga,  9  per  la  diocesi 
di  Ratisbona,e  2  per  quella  di  Passavia. 
Di  più  a  veano  dato  9  corsi  di  esercizi  spi- 
rituali, 3  de'quali  agli  ecclesiastici  per  le 
diocesi  di  Monaco  eRatisbona.  Nel  1847 
erano  slate  fatte  domande  ai  liguorini  di 
82  missioni  per  le  mentovale  diocesi,  più 
quella  d'Eichstadt  e  i4  per  quella  di 
Wiulzburgo  o  Erbipoli.  Una  tra  le  più 
salutari  delle  missioni  fu  quella  della  ca- 
.sa  di  detenzione  di  Monaco.  Olire  a  tutte 
(juesle  missioni  locali,  3o  liguorini  risie- 
devano ad  Alt-Oeltingen,  santuario  ve- 
iieralissimo  della  B.  Vergine,  ove  eserci- 
ta vano  una  specie  di  missione  permanen- 
te in  tutti  i  giorni.  Nel  1848Ì  rivoluzio- 
nari demagoghi  della  Germania  presero 
jiarlicolarmente  di  mira  i  redentoristi  ed 
i  gesuiti,  e  li  fecero  espellere  dalle  loro 
case;  nondimeno  le  due  benemerite  con- 
gregazioni dopo  il  i85o  vanno  percor- 
rendo la  Germania  a  modo  di  religioso 
trionfo,  perle  ubertosissime  missioni  pre- 
dicale anche  negli  stati  acattolici  i  meno 
tolleranti:  il  nome  di  s.  Alfonso  de  Li- 
quori è  venerato  ovui\que.  In  Inghilter- 
ra ha  contribuito  ad  un  gran  numero  di 
conversioni  il  p.  Wladimiro  Petcherine 


RED 

russo,  superiore  de'redenlorisli  in  Lon- 
dra, e  già  celebrato  professore  di  lette- 
ratura greca  all'università  di  Pietrobur- 
go, che  convertirono  i  redentoristi  del 
Belgio.  Tutti  i  missionari  che  si  trovano 
in  Inghilterra  vivono  in  una  perfetta  u- 
nione  che  lammenta  quella  de'primilivi 
cristiani.  Un  prete  redentorista  da  ultimo 
nel  trasmettere  da  colà  alcuni  particola- 
ri sopra  i  successi  delle  missioni  de'gesui- 
ti  inglesi,  aggiunse:  "  I  figli  di  s.  Alfonso 
hannoereditato  dal  loro  padre  la  sua  pro- 
fonda stima  ed  il  suo  amore  perla  società 
di  Gesù;  noi  altri  che  siamo  nell'ultima 
fila  dell'esercito,  come  non  ammireremo 
quelli  che  formano  l'avanguardia  e  sem- 
pre sostengono  il  primo  impeto  dell'ini- 
mico? "  Queste  parole  onorano  tanto  i 
liguorini  che  i  gesuiti,  e  la  Chiesa  tutta 
intera  così  unita  in  presenza  delle  divi- 
sioni del  clero  de  Pro(estanli(f^ .) .  Il  fine 
principale  di  questa  esemplare  e  beneme- 
rita congregazione,  lo  ripeterò,  è  quello 
principalmente  di  predicare  la  divina  pa- 
rola a'poveri  privi  degli  spirituali  soccor- 
si, facendo  le  missioni  ed  i  catechismi  per 
le  campagne  e  per  le  ville  abitate  da  gen- 
te più  bisognosa  d'istruzioni,  a  spese  della 
congregazione,  quando  le  case  saranno 
provvedute  di  sufficiente  rendita  secon- 
do la  regola.  Nelle  loro  case  i  liguorini  o 
redentoristi  danno  gli  esercizi,  partico- 
larmente agli  ordinandi;  ogni  domenica 
predicano  al  popolo  del  luogo  in  cui  han- 
no domicilio,  in  lutti  i  sabbati  fanno  un 
discorso  della  ss.  Vergine,  coltivandola 
salute  delle  anime.  E"  loro  vietato  l'in- 
gerifsi  in  trattare  matrimoni,  contratti, 
testamenti.  Sono  sacerdoti  secolari,  ed  ai 
3  voli  sernplici  di  povertà,  castità  e  ub- 
bidienza, aggiungono  quello  di  perseve- 
rare nella  congregazione  fino  alla  morte, 
da  cui  non  possono  essere  dispensali  che 
dal  Papa  o  dal  superiore  generale  ;  e 
quello  di  non  cercare  direttamente  o  in- 
direttamente uffizi,  benefizi  o  dignità  fuo- 
ri della  stessa  congregazione,  anzi  tali  co- 
se venendo  olFerle  sono  tenuti  a  rifiutar- 


RED 
le,  purché  non  sieuo  costretti  a  riceverle 
con  precetto  formale  di  s.  ubbidienza  del 
Papa  o  del  superiore  generale.  In  tulle 
le  cose  osservano  perfetta  vita  comune, 
rigorosa  povertà  nelle  celle,  le  cui  porte 
sono  senza  chiavi  e  serrature,  nel  refet- 
torio ed  in  tutti  i  luoghi  delle  case  tanto 
pubblici  che  privati,  essendo  loro  per- 
messi gli  ornamenti  di  seta,  oroe  argento 
nelle  sole  chiese.  Sono  promossi  agii  or- 
dini a  titolo  di  patrimonio,  del  quale  per 
allro,  come  ancora  di  qualunque  livello 
o  fondo  che  aver  possano,  è  loro  proibì» 
io  l'uso  in  particolare,  dovendo  ammi- 
nistrare e  impiegar  tutto  i  superiori,  al- 
lorché dai  soggetti  se  ne  farà  la  disposi- 
zione a  favore  dell'istituto,  essendo  proi- 
bita ad  essi  l'aniministrazione  de'propri 
beni.  In  qualunque  caso  di  bisogno  non 
è  loro  lecito  il  mendicare,  ma  attendere 
debbono  il  soccorso  dalla  provvidenza, 
fuorché  nel  caso  di  necessità  grave,  in  cui 
soltanto  é  loro  permesso  di  manifestarsi 
a  qualche  benefattore.  La  rendita  ordi- 
naria di  ciascuna  delle  loro  case,  che  con- 
tenga 12  sacerdoti  e  7  laici,  non  puòa- 
scendere  sopra  i  ducati  i5oo;ma  quella 
delle  case  di  studio,  di  noviziato  e  di  re- 
sidenza del  superiore  generale,  perchè 
possono  essere  più  numerose,  può  giun- 
gere anche  a  2000  ducati.  Senza  la  li- 
cenza del  rettore  i  liguorini  non  possono 
scrivere  e  ricevere  lettere,  né  avere  di- 
rezione di  monache.  I  superiori  locali  del- 
le case  si  chiamano  rettori,  ed  il  gene- 
rale ch'é  perpetuo  prima  si  denominava 
rettore  maggiore,  ed  al  presente  supe- 
riore generale:  questi  è  assistito  da  6 
consultori,  i  quali  hanno  il  solo  voto  con- 
sultivo, e  di  essi  uno  ha  l'uftizio  di  am- 
monitore, perché  deve  ammonire  il  ge- 
nerale se  mai  mancasse  nella  sua  con- 
dotta. I  liguorini  debbono  sempre  vivere 
soggetti  ai  vescovi  rispettivi,  e  dal  giu- 
dizio di  questi  e  del  generale  dipende  lo 
stabilire  in  qual  distanza  de'paesi  abbia- 
no ad  essere  situate  le  loro  case,  che  per 
quanto  si  puòdebbonsi  fondare  fuori  del- 


RED  3o5 

le  popolazioni. Tutti  insieme  recitano iu 
coro  l'uffizio  divino;  fanno  3  volte  il  gior- 
no l'orazione  mentale,  olire  altre  divole 
pratiche.  Ogni  anno  fanno  io  giorni  di 
esercizi  spirituali,  ed  un  giorno  per  ogni 
mese.  I  superiori  ed  i  sacerdoti  eziandio 
servono  a  tavola  alternativamente,  così 
lavano  le  stoviglie  di  cucina  ed  esercita- 
no per  umiltà  i  più  bassi  uffizi.  Osserva- 
no il  silenzio  in  ore  determinate;  ai  di- 
giuni della  Chiesa  aggiungono  le  vigilie 
delle  feste  della  Madonna  :  nell'Avvento 
e  per  la  novena  dello  Spirito  santo  man- 
giano solamente  i  latticini;  nel  mercole- 
dì e  venerdì  fanno  in  comune  la  discipli- 
na;dormono  sopra  sacconi  di  paglia,  però 
sono  loro  permessi  i  cuscini  di  lana  e  le 
lenzuola  di  tela.  Una  volta  per  settimana 
tengono  capitolo  delle  colpe,  accusando 
ognuno  al  rettore  i  difetti  e  mancamenti 
commessi  contro  le  regole,  e  fanno  altresì 
varieconferenze  utili  e  necessarie.  In  som- 
ma praticano  nelle  loro  case  tutto  ciò  che 
suol  farsi  nelle  comunità  religiose,  come 
se  fossero  veri  regolari.  L'abito  loro  con- 
siste di  sottana  e  mantello  neri,  ed  in  col- 
larino, il  tutto  simile  a  quello  dePii  o- 
perai  (/^'.),  e  tulio  deve  essere  povero  e 
di  lana  ordinaria;  il  cappello  nero  é  con 
due  grandi  falde.  jVe  riporta  la  figura Cap- 
paroni,  Raccolta  degli  or  dini religiosi, con 
un  cenno  storico.  1  fratelli  conversi  o  ser- 
venti portano  la  sottana  più  corta  di  quel- 
la de'jaterdoti,  e  fanno  due  anni  di  no- 
viziato, a  diilerenza  deprimi  che  ne  fan- 
no un  solo,  dopo  il  qual  tempo,  premes- 
si 1  5  giorni  di  esercizi  spirituali,  fanno 
la  loro  oblazione  con  proferire  i  detti  vo- 
ti semplici.  Le  Regole  e  Costituzioni  (a- 
rono  stampale  in  Roma  nel  1782,  don- 
de trasse  quanto  ne  scrisse  il  p.  Flami- 
nio da  Lalera,  oltre  le  notizie  sommini- 
strategli dal  p.  Tannoja  istoriografo  del- 
la congregazione,  nel  Compendio  della 
storia  degli  ordini  regolari,  par.  3,  p.  3 1  g. 
IVel  J842  a  Parigi  si  pubblicò:  P.  An- 
tonio M.  Tannoja,  Alémoires  sur  la  vie 
et  la  Congtégation  de  s.  Alphonse  Ma- 


3o6  RED 

rie  de  Lìgiiorl.  Vi  sono  ancora  le  reli- 
giose liguorine  o  rec!enloriste,ed  esisto- 
no nella  città  di  s.  Agaia,  nella  diocesi 
di  Policaslro,  in  Vienna,  ed  in  Bourges 
nel  Belgio.  Esse  vestono  con  tonaca  di 
colore  rosso,  scapolare  turchino  scuro, 
soggolo  bianco,  veli  bianco  e  nero  pel  ca- 
po :  al  (ìanco  tengono  appesa  la  corona, 
e  sul  petto  portano  l'immagine  del  Re- 
dentore. 

Questa  congregazione  fiorì  e  fiorisce 
per  uomini  illustri  in  dottrina  e  in  santi- 
tà di  vita,  diversi  de'  quali  furono  come 
il  fondatore  insigniti  della  dignità  vesco- 
vile, occupandole  sedi  di  Potenza,  Poz- 
zuoli, Laccdonia  ec.,come  al  presente  lo 
sono  quelle  diPoIic.'istro,s. Se  veri  na,Cliie- 
tij  Filadelfia,  oltre  l'arcivescovo  di  Pa- 
trasso (^'.).  Tra  i  redenlorisli  di  gran 
santità  sono  a  nominarsi  il  p.  Sarnelli  dei 
baroni  di  Ciorani,  il  p.  Sportelli^  il  p.  Ca- 
fora,  de'quali,  perchè  celebri  per  eroiche 
virtù,  scrisse  la  vita  lo  stesso  s.  Alfonso; 
come  anche  i  pp.  Villani  e  Mazzini  pri- 
mi compagni  del  santo,  ed  altri  non  po- 
chi che  si  segnalarono  con  vari  miracoli 
in  vita.  Altuahnente  si  tratta  la  causa  di 
beatificazione  del  ven.  F.  Gerardo  Ma- 
jella  della  slessa  congregazione.  Tra  gli 
altri  insigni  per  dottrina  fu  il  p.  Alessan- 
dro de  Meo  che  scrisse  in  io  volumi  in 
4-°  gli  Annali  del  medio  evo,  opera  che 
riuscì  d'ammirazionea  tuttaEuropa.  An- 
che il  suddetto  p.  Tannoja  per  la  sua  e- 
rudizionefu  in  estimazione  e  venne  ascrit- 
to a  varie  accademie  in  Italia  e  Francia. 
11  nominato  p.  Sarnelli,  pio  e  dotto,  com- 
pose molte  opere  ascetiche.  Nel  voi.  2  de- 
gli Annali  delle  scienze  religiose,  2. ^se- 
rie, p.  420,422,  44^»  sono  le  necrologie 
di  alcune  recenti  perdite  fatte  dai  liguo- 
rini,  cioè  del  p.  Pier  Luigi  Rispoli  amal- 
fitano, già  rettore  del  collegio  di  Nocera 
de'Pagani,  istitutore  di  quello  di  Spole- 
to, autore  di  alcune  opere,  come  di  quel- 
le intitolate:  Lux  praedicatoriim,  Vita 
di  s.  Alfonso  de  Lignori  j  e  del  p.  Bia- 
gio Panzuti  delia  Calabria  citeriore,  sialo 


RED 

rettore  de'coUegi  di  Ciorani  e  di  Napoli, 
procuratore  generale  in  Roma  della  con- 
gregazione, autore  d'  una  Teologia  mo- 
rale, d'  una  Teologia  speculativa,  di  E- 
sercizi  pegli  ecclesiastici,  di  Discorsiper 
le  novene  di  Maria  Ss,  La  congregazio- 
ne possiede  in  Roma  nel  rione  s.  Eusta- 
chio e  incontro  l'  Arco  della  Ciambella 
la  Chiesadis.MariainMonteronio  Mon- 
teronc,  con  casa  religiosa  annessa  per  re- 
.«.idenza  del  procuratore  generale,che  di 
presente  è  il  rmo.  p.  d.  Domenico  Centore, 
essendo  superiore  generale  il  rmo.  p.  d. 
Vincenzo  Trapanese.  Leggo  in  Panciro- 
li,  /  tesori  nascosti,  p.  53G,  che  fu  edifi- 
cata dalla  Simiglia  Monteroni  di  Siena, 
onde  prese  il  nome  la  propinqua  via,  ac- 
canto al  palazzo  Pialle,  con  ospedale  in 
cui  per  tre  giorni  si  albergavano  i  pelle- 
grini senesi;  avvertendo  che  presso  detta 
città  vi  è  la  tenuta  Monterone,  forse  ap- 
partenuta alla  stessa  famiglia.  Nel  i  245 
la  chiesa  fu  nell'interno  tutta  rinnovata 
e  abbellita  di  pregevoli  pitture,  con  mar- 
mi nelle  pareti  e  nel  pavimento;  l'altare 
maggiore  fu  rifatto  all'antica  a  modo  di 

OD 

ciborio,  venendo  la  chiesa  consagrata  nel 
I  35i  nelladomenica  di  Passione  con  mol- 
te reliquie  poste  sotto  detto  altare.  Es- 
sendo parrocchia  di  molti  nobili  proprie- 
tari de'circostanti  palazzi,  il  rettore  della 
medesima  d.  Giacomo  Grilli  nel  1597  la 
rimodernò  con  restauri,  aggiungendo  al- 
le nominate  altre  reliquie.  Martinelli,  Ro- 
ma sacra,  p.  229,  conferma  che  la  chiesa 
e  l'ospizio  pei  senesi  furono  edificati  dal 
concittadino  Monteroni.  Bovio,  La  pietà 
trionfante  nella  basilica  di  s.  Lorenzo  in 
Daniaso,  p.  i65,  la  dichiara  filiale  di  tal 
basilica  ,  situata  incontro  1'  Arco  della 
Ciambella,  che  secondo  Martinelli,  Roma 
ricercala  nel  suo  sito,  p.  i  87,^1  demoli- 
to sotto  Gregorio  XV.  Prese  l'arco  tal 
denominazione,  perchè  supponendo  ilcar- 
dinal  Valle  che  ivi  fossero  stale  le  Terme 
d' A  grippa  e  che  fosse  facile  trovarvi  mo- 
numenti preziosi,  fece  eseguire  degli  sca- 
vi, ne'quali  essendosi  trovala  una  corona 


RED 
civica  imperiale  di  metallo  doralo,  per 
la  forma  somigliando  alle  ciambelle  d'al- 
lora, i  cavatori  cosi  la  chiamarono;  onde 
per  questo  e  perchè  un  oste  vicino  adot- 
tò per  insegua  una  ciambella,  il  luogo  ne 
prese  coli' arco  il  nome.  Bovio  aggiunge 
quanto  riporta  Panciroli ,  ma  con  diver- 
sità di  date,  imperocché  la  vuole  consa- 
grata nelioSi  eristoralanel  1241 5  quin- 
di di  nuovo  consagrata  neh  35 1  a  cagio- 
ne di  altro  risarcimento,  celebrandosi  per 
festa  principale  l'AssunzionedeìlaB.  Ver- 
gine. Che  nella  visita  apostolica  del  1574 
fu  ordinato  e  poi  eseguito  che  il  pavimen- 
to si  alzasse  per  7  palmi.  Nel  pontificalo 
di  Benedetto  XllI,  essendo  morto  il  cu- 
rato, ad  onta  dell'eseguilo  concorso,  il  Pa- 
pa perchè  meglio  fosse  ufììziata  die  la  chie- 
sa e  la  contigua  casa  ad  alcuni  religiosi 
trinitari  scalzi  del  riscatto  siciliani,  0  fra- 
li della  Mercede  secondo  altri ,  col  peso 
annuodi  scudi  80  riservali  ad  arbitrio  del 
cardinal  vicecancelliere  come  litolare  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso,  ordinario  collato- 
re della  parrocchia,  che  allora  era  abitata 
da  162  famiglie.  Il  cardinale  assegnò  tal 
somma  per  scudi  60  al  collegio  de'bene- 
fìciati  e  chierici  beneficiati  della  sua  ba- 
silica, per  scudi  20  al  cui  alo  di  questa; 
indi  i  trinitari  vi  fecero  risplendereil  cul- 
to divino.  Venuti,  Roma  moderna 3  p. 
632  ,  dice  che  la  chiesa  fu  abbellita  an- 
che io  tempo  d'Innocenzo  XI,  chei  tri* 
nilai  i  vi  esercitavano  la  cura  d'anime,  a- 
vendo  rifabbricato  e  amplialo  l'annesso 
convento  ;  che  vicino  all'altare  principale 
sono  i  depositi  del  cardinal  Stefano  Du' 
razzOy  alla  cui  biografìa  notai  che  il  cor- 
po fu  trasferito  a  Genova,  e  di  mg.^'  Ri- 
uuccini;  e  che  qui  eia  la  compagnia  dei 
magazzinieri.  Finalmente  la  chiesa  fu  da- 
ta insieme  al  convento  ai  liguorini  da  Pio 
VII  nel  181  5.  Leone  XII  nella  riforma 
delle  pairocchie  di  Roma,  questa  trasfe- 
rì e  riunì  a  quella  di  s.  Eustachio.  La 
chiesa  è  a  3  navate  con  colonne  e  7  alta- 
ri. Il  quadro  dell'altare  maggiore  è  pit- 
tura dell'ab.  Ga«pareSetenari  oSeiena- 


RED  307 

ri  :  la  piccola  cappella  del  s.  Angelo  cu- 
stode è  molto  elegante.  Apprendo  dal  n." 
1 4  del  Giornale  Romano  del  1 848,  come 
per  opera  e  cura  del  lodato  p.  Centore 
erasi  compiuta  in  occasione  della  festa  di 
s.  Alfonso,  che  ivi  si  celebra  a'2  agosto,  la 
nobilissima  cappella  eretta  da'  fondamen- 
ti a  onore  del  santo  con  bellissima  archi- 
tettura del  cav.  Pietro  Campuresi  :  l'area 
su  cui  poggia  il  sagro  edifizio  la  donò  l'ar- 
ciconfraleraila  della  ss.  Annunziata;  i  bel- 
li marmi  che  di  vari  colori  1'  adornano 
dal  pavimento  sino  all'altezza  del  corni- 
cione in  gran  parte  appartenevano  a  quel- 
li inservibili  della  basilica  di  s.  Paulo  e 
concessi  da  Pio  IX;  oltre  altri  leggiadri 
ornamenti,  stucchi  edorature,  ed  il  qua- 
dro dell'altare  esprimente  s.  Alfonso,  vi 
sono  affreschi  de'4  Evangelisti  sopra  for- 
me esagone,  e  ne'Ialerali  il  santo  è  rap- 
presentato in  estasi  predicando,  ed  in  at- 
to di  consegnare  le  costituzioni  ai  religio- 
si e  alle  religiose.  11  quadro  ed  i  laterali 
sono  pitture  a  olio  lodale  di  Donato  de 
Vivo,  figlio  del  cavaliere  celebre  dipin- 
tore. Inoltre  i  liguorini  restaurarono  la 
chiesa  e  il  convento  o  piccolo  fabbricalo. 
Trovandosi  la  chiesa  in  pessimo  slato  col- 
la sofHtta  quasi  cadente,  a  loro  spese  la 
rifecero  con  volta  a  cannicciata  e  con  or- 
namenti di  finissime  dorature,  con  tutti 
gli  altari  di  marmo.  Furono  poi  i  reden- 
toristi  esonerati  da  ogni  obbligo  che  a- 
veano  gli  antichi  religiosi  che  li  aveano 
preceduti  verso  la  basilica  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  sì  perchè  fu  soppressa  la  cura 
delle  anime,  come  anche  per  trovarsi  a- 
lienale  tutte  le  rendile  che  ai  detti  reli- 
giosi appartenevano. 

REDEiSTORE.  F.  Sawgue  pbezioso, 
ordine  equestre. 

REDON.  Città  di  Francia  nella  Bre- 
tagna, dipartimento  d'Ile  e  Vilaine,  ca- 
poluogo di  circondario  e  di  cantone  a  i4 
leghe  da  IVantes,  sulla  destra  sponda  del- 
la Vilaine,  dove  ha  un  porto  e  si  costrui- 
scono grandi  navi,  sede  di  diverse  auto- 
rità. Deve  la  sua  origine  alla  celebre  ab- 


286102 


3o8  RED 

bazia  de'benedellini  di  s.  Salvatore  nel- 
la diocesi  di  Vannes,  da  cui  è  lunge  io 
leghe  circa,  fondata  da  s.  Convojone  nel- 
l'HaS  nella  foresta  di  Redon,  autorizzato 
da  Ratullo  signore  del  luogo,  e  da  No- 
menoè  luogotenente  dell'imperatore  Lo- 
dovico I; dipoi  il  cardinal  Riclielieu  v'in- 
trodusse i  benedettini  di  s.  Mauro.  Nel- 
r848  in  questo  monastero  Nomenoè  o 
Noinenai  duca  di  Bretagna  vi  fece  radu- 
nare un  concilio,  e  vi  obbligò  4  vescovi 


RED 

brettoni  a  rinunziar  le  loro  sedi,  ed  altri 
ne  furono  sostituiti  in  luogo  loro,  e  ad 
erigere  3  nuovi  vescovati,  Doi,  s.  Brieux 
e  Treguier,  dando  ali."  il  nome  di  me- 
tropoli, che  poi  conservò  per  3oo  anni 
ad  onta  diTours.  I  7  vescovi  furono  con- 
sagrati  a  Dol,  e  Nomenoè  venne  dichia- 
rato re,  ch'era  l'oggetto  da  lui  propostosi 
in  tutti  questi  cambiamenti.  Ma  l'ope- 
rato da  questo  preteso  re  fu  riprovato  dal 
concilio  di  Parigi  deir849.  ^'^'de'conc. 


FINE  DEL  VOLUME  CINQUANTESIMOSESTO. 


LVi 


BX  841  .M67  1840 

sncR 

Moroni ,  Gaetano, 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storie o-ecclesiastica 
AFK-9455  (awsk)